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30 dicembre 2015

Dottor Agostino Di Ciaula :Ilva, Isde su ultimo decreto: tutela salute non adeguatamente rispettata


Tratto da Inchiostro Verde

Ilva, Isde su ultimo decreto: tutela salute non adeguatamente rispettata


 Oggi, ospitiamo le osservazioni e le proposte di modifica  formulate da ISDE Italia (Medici per l’Ambiente). A curare il documento è  il Dottor Agostino Di Ciaula, coordinatore del Comitato Scientifico ISDE, che da tempo segue con attenzione e grande competenza il caso Taranto.
Alessandra Congedo
Premessa
Il decreto in esame si propone, in riferimento all’ILVA di Taranto “da un lato, di garantirne l’esercizio senza soluzione di continuità, diversamente inevitabile con oggettivo e gravissimo pregiudizio per il tessuto socioeconomico del territorio e dei livelli occupazionali, contemperando tali esigenze con quelle della salute e della tutela ambientale e, dall’altro, di semplificare e rendere più trasparente il processo di cessione”. Il “tessuto socioeconomico del territorio” ed i “livelli occupazionali” avrebbero potuto, già dal primo dei decreti “salva-ILVA”, essere salvaguardati indipendentemente dall’esercizio dello stabilimento siderurgico, creando per Taranto e per i tarantini, anche in considerazione della notevole sovracapacità di produzione siderurgica a livello europeo e mondiale e della crisi del settore, alternative sostenibili di lavoro e di sviluppo secondo modelli di dismissione, bonifica, recupero e riconversione già realizzati con successo in altre parti d’Europa e del mondo, in assenza di significative ripercussioni negative sui conti dello Stato e con buone prospettive di crescita socio-economica.
L’analisi di autorevoli stime economiche dei costi sanitari diretti e indiretti (esternalità) causati dal danno ambientale e sanitario prodotto da ILVA indica chiaramente come questi compensino (e probabilmente eccedano) i benefici generati dalla prosecuzione della sua attività produttiva. La EEA (European Environmental Agency) ha infatti stimato, pur escludendo il contributo economico negativo legato alla produzione di gas serra, in 283 milioni di euro/anno i costi aggregati di danno sanitario generati dall’ILVA di Taranto considerando il numero di morti in eccesso associato all’esposizione di inquinanti. La stessa fonte stima in 103 milioni di euro/anno i costi aggregati di danno sanitario da contrazione dell’aspettativa di vita (anni di vita persi).
Nessuno ha fin qui pensato di stimare gli inevitabili effetti sanitari sulle generazioni future, che in base a quanto emerge dalla letteratura internazionale rappresentano la conseguenza più drammatica di qualsiasi situazione di inquinamento persistente dell’ambiente e delle catene alimentari. Inoltre, non sono mai stati adeguatamente valutati né considerati i danni economici subiti nel corso di decenni da intere categorie imprenditoriali (allevatori, agricoltori, mitilicultori), in alcuni casi irreversibilmente danneggiati dalla contaminazione di suolo e acqua che ILVA ha prodotto e continua a produrre, in assenza di bonifiche. I primi dati sulla contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici dei mitili del mar piccolo pubblicati in letteratura internazionale risalgono al 1995, con gli Autori che suggerivano già allora “la necessità di aumentare gli sforzi per controllare le sorgenti inquinanti in un’area riconosciuta come una tra le più produttive per la mitilicoltura in Italia”.
Gli sforzi non sono stati sino ad ora adeguati e ancora nel 2014 sono presenti evidenze che documentano negli stessi luoghi contaminazioni preoccupanti dei mitili da diossine e PCB . Il voler perseverare sullo “scenario ILVA” come unico possibile, obiettivo perseguito sino ad ora mediante ben otto decreti legge precedenti a questo, ha fallito sino ad ora il suo principale proposito iniziale, quello di salvaguardare insieme ambiente, salute e lavoro, generando senza soluzioni di continuità ulteriore rischio e danno sanitario e tirannia del diritto alla produzione di acciaio su qualunque altro diritto, compreso quello alla salute.
ilva fabbriL’ultimo aggiornamento pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità sugli indicatori epidemiologici in età pediatrica nell’area di Taranto afferma che “nel primo anno di vita si registra un eccesso di mortalità generale chiaramente ascrivibile ad un eccesso del 45% rispetto all’atteso regionale nel numero dei decessi per condizioni morbose di origine perinatale” .
Nello stesso rapporto (fascia di età 0-14 anni) “un eccesso di rischio viene osservato anche per l’incidenza dei tumori nel loro complesso” e si osserva che “permangono gli eccessi osservati in età pediatrica per i bambini ricoverati per malattie respiratorie acute nonché per la mortalità generale e l’incidenza per i tumori nel loro complesso”. Gli estensori del rapporto sottolineano che “l’osservazione di un eccesso di incidenza dei tumori e delle malattie respiratorie fra i bambini e gli adolescenti contribuisce a motivare l’urgenza degli interventi tesi a ripristinare la qualità dell’ambiente”.
Dal varo della revisione AIA ad oggi sono passati altri tre anni di danno ambientale e di rischio sanitario, con morti, malattie e costi altrimenti evitabili, senza che siano stati avviati concreti interventi di bonifica, senza che gli accorgimenti tecnici previsti dall’AIA siano stati completamente e adeguatamente applicati e senza avere ancora previsioni temporali certe sulla loro completa applicazione, che con il presente decreto-legge verrebbe ulteriormente rinviata di alcuni mesi. Si ricorda, inoltre, che studi previsionali di analisi del rischio prodotti da autorevoli organismi istituzionali (ARPA Puglia, “Primo Rapporto sulla Valutazione del Danno Sanitario”) hanno dimostrato che se anche l’AIA venisse applicata come previsto, resterebbe per Taranto e per i tarantini un rischio sanitario inaccettabile legato all’attività del siderurgico. Questo è eticamente improponibile in un’area geografica sino ad ora discriminata in negativo dal punto di vista ambientale e sanitario rispetto ad altre aree del nostro Paese.
Considerazioni sull’articolato e proposte di modifica
 Aiuti di Stato
“Con il comma 2 dell’articolo 1 si imprime un’accelerazione alle procedure per il trasferimento dei complessi aziendali e contemporaneamente si sostiene finanziariamente la prosecuzione delle attività produttive per il tempo necessario allo svolgimento delle procedure previste dalla legge”. … “al comma 3 è disposta in favore dell’amministrazione straordinaria un’erogazione di 300 milioni di euro, indispensabili per fare fronte alle indilazionabili esigenze finanziarie del gruppo ILVA in amministrazione straordinaria”.
Gli orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà indicano che in una situazione come quella attuale, caratterizzata da notevole sovracapacità di produzione siderurgica a livello europeo e mondiale, gli aiuti di Stato ad imprese siderurgiche non siano giustificabili in alcun modo. Per tali ragioni si dichiara esplicitamente l’opportunità di “escludere il settore siderurgico dal campo di applicazione dei presenti orientamenti”.
- Sarebbe pertanto auspicabile evitare qualunque ulteriore forma di finanziamento finalizzato alla prosecuzione dell’attività produttiva di ILVA, nel rispetto delle indicazioni comunitarie.
- Sarebbe inoltre altrettanto auspicabile una decisa variazione di rotta da parte del Governo, mediante la destinazione di eventuali possibilità di finanziamento non alla “questione ILVA” ma alla “questione Taranto”, sostenendo la promozione e lo sviluppo, in quell’area, di altre categorie imprenditoriali (alcune delle quali gravemente danneggiate dall’inquinamento prodotto dal siderurgico) e ponendo basi concrete per la promozione di alternative sostenibili di lavoro e di sviluppo per Taranto e per i tarantini. 

24 dicembre 2014

TIRRENO POWER : Forse entro oggi un decreto correttivo dell’Aia?

Tratto da La Stampa 
M. RAFFA SAVONA

Vado, impegno del governo per far ripartire la centrale.

Forse entro oggi un decreto correttivo dell’Aia, resta l’incognita dissequestro
Un decreto-blitz da approvare entro oggi per ridisegnare i contorni dell’Aia per Tirreno Power e trovare la «quadra» tra limiti degli inquinanti e possibilità realistica dell’azienda di ripartire in tempi brevi. È questo il progetto, segreto ma non troppo, che serpeggiava ieri al tavolo del vertice di Palazzo Chigi, convocata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Delrio, presenti i ministri dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e dell’Ambiente Gian Luca Galletti con le varie controparti: azienda, sindaci, Regione, Provincia, sindacati e rsu. 
E per entrare ancora più nel concreto, il decreto - lo stesso del documento pro-Ilva che potrebbe essere approvato oggi - prevederebbe anche l’impegno dell’azienda con una fidejussione bancaria a garanzia degli investimenti. Ufficiosamente, in queste condizioni Tirreno Power sarebbe disponibile a ripartire entro 4 mesi e ad accettare uno Sme (misuratore di emissioni) controllato da un ente terzo (a camino o all’uscita dei gruppi? questione aperta). In caso contrario, la deadline è fissata per fine gennaio: un termine oltre il quale l’azienda potrebbe non avere più il supporto delle banche.

Il vertice di ieri ha dato l’impressione che il governo sia davvero deciso a entrare a gamba tesa sulla vicenda, nell’intento di sbloccare i molti nodi sul fronte industriale, ambientale e procedurale. Un compito non facile, tenendo conto anche dell’inchiesta penale che dal marzo scorso tiene sotto sequestro i gruppi a carbone. La nota di Palazzo Chigi al termine dell’incontro è, come prevedibile, generica ed «ecumenica»: va però e interpretata alla luce delle considerazioni di cui sopra. «Dopo un’analisi delle problematiche esposte dai rappresentanti intervenuti, alla luce dell’impegno dell’azienda ad investire nell’ambientalizzazione degli impianti, si è registrata una piena disponibilità da parte del governo, nell’ambito delle proprie competenze, ad individuare le più opportune soluzioni che consentano, in una ragionevole scansione temporale, la ripresa dell’attività degli impianti.

Insomma, un decreto correttivo che da un lato consenta di partire con limiti emissivi meno restrittivi di quelli fissati dall’Aia e dall’altro non obblighi l’azienda, ad esempio, di riavviare solo con accensione a gas (modifica che secondo Tirreno Power richiede non meno di 24 mesi). Insomma, un colpo alla botte e uno al cerchio, con buona pace degli ambientalisti(!!!!!!!!!!) e l’incognita della Procura di Savona la cui posizione è nota: dissequestro soltanto in presenza di emissioni nei limiti Mtd (migliori tecnologie disponibili). ....Continua a leggere su La Stampa

Leggi su Il Fatto Quotidiano 

Ilva, Renzi vuole salvare i bambini di Taranto. Sì, ma come?

di Alessandro Marescotti | 24 dicembre 2014

....Ma perché PeaceLink misura proprio gli Ipa? Perché la fonte preponderante degli Ipa a Taranto è l’Ilva, come accertò nel 2010 l’Arpa con una relazione che fece andare su tutte le furie Vendola e Riva in quanto prefigurava un intervento restrittivo sulla fonte emissiva. Nonostante la diminuzione della produzione della cokeria Ilva (la massima fonte emissiva di Ipa a Taranto) la situazione è ancora critica.

Stamattina infatti tutti i bambini di Taranto hanno respirato valori equivalenti o superiori a quelli del fumo passivo di sigaretta. Cosa vietata dalla legge in Italia, ma permessa sostanzialmente a Taranto grazie ai decreti “salva-Ilva”.
Renzi, dopo non aver ascoltato i pediatri di Taranto che gli avevano chiesto un incontro, ora ha deciso di salvarli. Ha detto: “Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. E comunque io sono fedele ai bambini di Taranto molto più di quanto non lo sia coi cavilli astrusi dell’Europa“.
E come li vuole salvare i bambini di Taranto il nostro Renzi?

Leggi anche su Quotidiano di Puglia .it
Ilva, domani il decreto in consiglio dei ministri. Renzi: «Risaneremo......... l'ambiente»
...........Una situazione complessa dal punto di vista economico e sociale, giocata in una città dove le ragioni della produzione e quelle della salute e dell'ambiente sono sempre entrate in conflitto. Da una parte i bambini malati di tumore e dall'altra i figli dei tanti operai che lavorano all'Ilva, operai che con l'Ilva vivono ma che troppo spesso a causa dell'Ilva muoiono. ......

.......Dopo vent'anni torna così la mano pubblica a sanare i guasti lasciati in eredità dai Riva che in quei 20 anni, come ha ricordato recentemente il commissario Piero Gnudi, di utili ne hanno fatti. ....
Negli anni precedenti alla crisi ambientale l'azienda «guadagnava e guadagnava anche molto» peccato che «risparmiasse sull'ambiente» ....


28 marzo 2013

La legge SALVA-ILVA il Governo potrebbe applicarla ovunque in Italia :pensateci.

Legge SALVA-ILVA, una storia a rovescio

- Lidia Giannotti -

I quattro custodi nominati dai Giudici avevano l’incarico di difendere la salute a Taranto. Il decreto-legge 207/2012 ne paralizza l’attività. L’illegittimità è evidente, ma se rimarrà in vigore, il Governo potrà applicarlo ovunque in Italia

 
“Appare chiaro come i custodi, nonostante siano presenti sugli impianti, non abbiano nemmeno la possibilità di evidenziare delle ulteriori criticità degli impianti stessi idonee a determinarne il cattivo funzionamento e causanti emissioni diffuse e incontrollate nocive per la salute (…). In sostanza, l’attività dei custodi – amministratori volta a eliminare le emissioni nocive e a utilizzare gli impianti ai fini del risanamento con l’individuazione delle misure ritenute necessarie allo scopo, si pone in chiara violazione del decreto“ (n.d.r.: “il decreto” è stato emanato dal Governo a dicembre (decreto–legge n. 207/2012); le criticità ulteriori sono quelle non considerate nell’Autorizzazione rilasciata all’Ilva dal Ministero dell’Ambiente) – cfr. NOTE
Le frasi che abbiamo appena letto sembrano frutto di un errore, o la svista di uno studente.  Ma non è così: descrivono le conseguenze del decreto-legge adottato dal Governo – noto come “Salva-Ilva” – all’interno della vicenda penale che coinvolge la grande acciaieria ospitata dalla città di Taranto e la sua dirigenza.
 Le usano i Magistrati di Taranto.

IL CONTENUTO DEL DECRETO “SALVA-ILVA”
Il primo articolo di questa legge ha l’effetto di rendere non applicabile ad alcune imprese una parte del codice di procedura penale, per un periodo di tempo che può arrivare a 36 mesi. 
Infatti, da quando c’è questa legge, alcuni atti giudiziari – i provvedimenti  (eventuali)  di sequestro cautelare –  “non impediscono …. l’esercizio dell’attività” (art. 1, comma 4).  
Significa che, pur in presenza di indagini su reati di qualsiasi gravità - come il disastro ambientale colposo e doloso, o l’avvelenamento di alimenti – non possono essere adottate tutte le misure utili a proteggere i diritti delle persone (o meglio, se adottate non sortirebbero effetti). 
Eppure le misure cautelari sono proprio quelle urgenti, che devono evitare altri reati durante le indagini e ulteriori conseguenze, in particolare quando si tratta di “reati permanenti” come nello sprigionamento di sostanze pericolose.
Come si fa a individuare le imprese che beneficiano di questo trattamento?  
Il decreto-legge affida il compito allo stesso Governo, che lo fa attraverso un atto della “Presidenza del Consiglio dei Ministri”.
 Scelte le imprese, basta denominarle “di interesse strategico nazionale”.
 Il processo contrario, infatti, al momento non è neanche possibile, perché la categoria non esiste: nessuno (né la legge, né gli studiosi) ha ricostruito questa figura ora generica e ha elaborato criteri per attribuire una tale qualificazione. 
L’unico presupposto previsto – la presenza di almeno 200 lavoratori occupati da almeno un anno (art. 1, comma 1) – è chiaramente insufficiente. 

L’atto della Presidenza non è una legge ma un atto amministrativo, e come tale qualcuno potrebbe impugnarlo con un ricorso. 
Ma per l’Ilva di Taranto non c’è neanche questo problema: ci pensa subito la stessa legge a qualificarla “impresa d’interesse strategico nazionale” (articolo 3). E’ un gioco di scatole cinesi in cui una disposizione ne richiama un’altra, ancora non riempita.
EMERGENZE 
Sappiamo che questa legge parla di “rischi per l’occupazione” e di situazioni di “straordinaria necessità e urgenza” (che è la formula che il Governo utilizza per poter legiferare al posto del Parlamento), non lo abbiamo dimenticato..... 
Ma dentro quella cornice vediamo spuntare continuamente – in modo manifesto oppure no – le ciminiere dell’Ilva. Ma vediamola ancora più da vicino questa legge.
Il decreto-legge n. 207/2012 è un atto del Governo (decreto), che quando interviene in via di urgenza sostituisce il Parlamento ; è stato “convertito” nella legge n. 231 dello stesso anno . 
Il preambolo è la parte che precede gli articoli della legge. Descrive l’ambito di intervento, che per il D.L. Salva-Ilva è rappresentato dai casi in cui “vi sia un’assoluta necessità di salvaguardia dell’occupazione e della produzione“. 
Sono casi – qui previsti in astratto – in cui il Ministro dell’Ambiente può “autorizzare la prosecuzione dell’attività produttiva”, a condizione che l’azienda rispetti l’Autorizzazione Integrata Ambientale  e le modifiche apportate con un riesame. Il potere del Ministro viene poi ribadito (art. 1, comma 1).

Ma dov’è il contenuto innovativo? L’Autorizzazione, infatti, con le sue prescrizioni, va sempre rispettata!
  E quando non è adeguata, può e deve essere modificata. Perché fare una legge?

COSTITUZIONE OFFESA E VOLONTA’ SOVRANA … DEL MINISTRO
Continuando a leggere, constatiamo che il comma successivo (art. 1, comma 2) innalza l’AIA sopra ogni cosa: “le misure volte ad assicurare la prosecuzione dell’attività produttiva sono esclusivamente e ad ogni effetto quelle contenute nel provvedimento”. L‘art. 1, comma 4 (di cui abbiamo già parlato) chiude il cerchio.

 Il risultato è che, se il Ministro dell’Ambiente autorizza “la prosecuzione dell’attività produttiva”, la sua volontà prevale su quella del giudice (e l’eventuale sequestro dei beni non impedisce l’attività degli impianti). 
 Come si era già detto iniziando a descrivere il decreto, l’articolo 3 arriva poi a regolare direttamente il caso ILVA.
A Taranto i provvedimenti dei Giudici avevano disposto il sequestro delle aree dell’acciaieria più pericolose per la salute (il 26 luglio 2012). Un esito inevitabile, visti i dati emersi  dalle perizie chimiche ed epidemiologiche: presenza di diossine, amianto e di una varietà e quantità impressionante di altre sostanze tossiche e dati drammatici sull’aumento di mortalità e di gravi patologie, in particolare tra i bambini e i neonati (+ 35 %). 
I dati sono confermati dallo studio SENTIERI condotto dall’Istituto Superiore della Sanità, organo di ricerca del Ministero della Sanità (ministero che in questa vicenda tende a restare defilato); purtroppo anzi peggioreranno, poiché il picco per le patologie legate ad amianto e diossina sarà nel 2020.
 Ciononostante, i custodi giudiziari ora non possono più impedire il funzionamento degli impianti sequestrati.
Il Governo con questa legge “ha promosso” l’AIA rilasciata all’ILVA (da un proprio Ministro) affermando che: “assicura l’immediata esecuzione di misure finalizzate alla tutela della salute” (così si dice nel preambolo); “boccia” invece l’operato dei Giudici, riservando all’amministrazione ogni giudizio e intervento proprio per i casi più delicati ......
Il risultato in ogni caso è che, dopo questa legge, l’attività degli impianti dell’Ilva deve continuare a tutti i costi.  
Ce n’è abbastanza e vale a poco sostenere – come qualcuno fa spericolatamente – che non si vuole interferire con il procedimento penale. 
 Se si aprisse la strada a un tale modo di procedere, cambierebbe la struttura del nostro sistema democratico, e un Governo potrebbe privare dei suoi diritti fondamentali  - temporaneamente - piccole comunità, o minoranze senza voce e protezione.

15 dicembre 2012. Manifestazione a Taranto dopo il decreto-legge Salva-Ilva (foto Anna Svelto)
ESPERIMENTI DI MASSA 
Ma in tutto questo, dov’e la popolazione con i suoi diritti inviolabili? Sembra impossibile, ma si è sfuggiti ancora al dovere di occuparsi di un pezzo di paese che sta soffrendo da anni. 
Ci si aspettava una legge che “nel preambolo” parlasse purtroppo di morte, ma che con i suoi articoli intervenisse subito a salvare le vite, a proteggere i bambini, le donne in gravidanza e quelle che nutrono con il loro latte i neonati, gli anziani che hanno lavorato duramente. 
 E’ questa l’emergenza che le leggi non hanno mai considerato. Ci si aspettava l’impiego di risorse straordinarie, materiali ma soprattutto ideali, una mobilitazione delle migliori energie intellettuali. Questo intervento invece, a parte il titolo e gli annunci, ignora la condizione della popolazione e i drammi individuali, cercando di dare risalto ad altri problemi (perfino all’ordine pubblico, nonostante la grande prova di compattezza e responsabilità della cittadinanza). L’unico correttivo è un “rapporto di valutazione del danno sanitario“… un rapporto annuale (art. 1–bis). Deve essere “a costo zero” e non è chiaro neppure a cosa serva. “Per contrastare le criticità sanitarie riscontrate“, inoltre, vengono attenuati i vincoli legati al disavanzo della spesa sanitaria nella Regione Puglia, rinunciando al taglio di personale e di posti letto (art. 3-bis).

L’idea è insopportabile: questa legge è un altissimo tributo pagato all’ILVA, mentre ogni cittadino della zona sa di essere tutelato come una delle pecore abbattute in questi anni. 
 Ecco la buona notizia per gli italiani: mentre la produzione continua, si fanno studi sui cittadini di Taranto …
Questo testo legislativo, su iniziativa dei Magistrati di Taranto, è ora all’esame della Corte Costituzionale, lo speciale collegio al cui giudizio i Giudici “rimettono” una normativa se vi è il serio sospetto di una violazione della Costituzione. 
I rilievi (eccezioni di incostituzionalità) sono moltissimi .....
 Il 9 aprile, la Corte Costituzionale valuterà la compatibilità della legge con i principi e i precetti della nostra legge fondamentale.

Leggi  sul testo integrale la

Tratto da: Legge SALVA-ILVA, una storia a rovescio | Informare per Resistere
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

13 febbraio 2013

Ilva di Taranto , la Corte Costituzionale rigetta i ricorsi

Tratto da Ecoblog

Ilva, la Corte Costituzionale rigetta i ricorsi


La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi presentati dalla procura di Taranto relativi a presunti conflitti d’attribuzione che i magistrati avevano rilevato nel recente decreto, divenuto legge, chiamato salva-Ilva.

Governo ed Ilva potranno ora procedere, presumibilmente, anche con la vendita dei prodotti sequestrati, dal valore di circa 800milioni di euro.
Continua a leggere: Ilva, la Corte Costituzionale rigetta i ricorsi

Leggi su Il Sole 24 ore

Ilva, Consulta: inammissibile il ricorso dei Pm di Taranto. Pende la questione di legittimità

 
 Tratto da Ecoblog

Rifiuti nei cementifici, nonostante la pioggia di pareri negativi il Ministero va avanti


Due giorni fa la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati si è espressa contrariamente allo “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale” che potete consultare qui.

Quello della Commissione Ambiente è infatti un parere non vincolante che ha avuto come unico effetto quello di rinviare la discussione sul merito del provvedimento alla prossima legislatura; ed è proprio sul merito che questo provvedimento va analizzato: in primis la logica che ne ha portato la stesura, che risolve la questione rifiuti sempre e comunque attraverso l’incenerimento a discapito delle politiche di raccolta differenziata, di riuso e riciclo.
In secondo luogo la modalità: l’incenerimento dei Combustibili solidi secondari (CSS) all’interno dei cementifici, che hanno percentuali inquinanti di gran lunga superiore agli inceneritori e sopratutto limiti di emissioni più alti di questi ultimi (possono quindi, a norma di legge, inquinare di più) non solo va nella direzione diametralmente opposta a quella auspicata, ma va inoltre a minare non solo la tutela ambientale e della salute pubblica.
I margini per una discussione c’erano tutti ma è stato preferito di non scegliere; nel frattempo, quest’oggi il quotidiano online Eco delle Città ha pubblicato la risposta del Ministero dell’Ambiente ad alcune domande poste dalla testata proprio sul tema; secondo il Ministero il provvedimento non contiene nulla di così incredibile:
L’atto è uno schema di decreto del Presidente della Repubblica per cui sarà il Quirinale a dover decidere su quest’ultimo decreto sulla base dei pareri espressi non vincolanti dalle Commissioni parlamentari.
.............
Il ministro Corrado Clini ha già fatto presente che si procederà ugualmente, nonostante il parere negativo della Commissione ambiente alla Camera ................
C’è inoltre, in tal senso, un problema legato alla tutela ambientale ed ai controlli; come sottolineato dalla deputata radicale eletta nel Pd Elisabetta Zamparutti
viviamo in un Paese in cui l’assenza di legalità riguarda anche i controlli ambientali, in cui la maggior parte delle Regioni sono prive di piani energetici ed i piani per la qualità dell’aria restano lettera morta.
Via | Eco dalle Città

17 ottobre 2012

Bonelli : Per l'Ilva una legge "ad aziendam".




Tratto da  Zeroemission
Bonelli : Per l'Ilva una legge "ad aziendam".
Mercoledì, 17 Ottobre 2012 
 
"Salvare l'Ilva a ogni costo senza bonificare". Questo il senso di un articolo del Decreto Sviluppo secondo il Presidente dei Verdi
La vicenda Ilva si arricchisce del più classico dei colpi di scena: la legge dedicata. Lo ha reso noto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha dichiarato "Siamo semplicemente allibiti perchè dal cilindro del governo, nel Ddl Semplificazioni, è spuntata anche una norma salva-Ilva.  
Pretendiamo che il governo ed in particolare i ministri Clini e Passera diano spiegazioni su una norma 'ad aziendam'". 
L'articolo 20 comma b) capoverso 3) che, rispetto all'articolo 242 del Codice ambientale: dopo il comma 13, afferma che è aggiunto il seguente: '13-bis. Nei siti contaminati, in attesa degli interventi di bonifica e di riparazione del danno ambientale, possono essere effettuati tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di infrastrutturazione primaria e secondaria, nonche' quelli richiesti dalla necessitá di adeguamento a norme di sicurezza, e piú in generale tutti gli altri interventi di gestione degli impianti e del sito funzionali e utili all'operativitá degli impianti produttivi ed allo sviluppo della produzione.

La realizzazione di tali interventi deve essere preventivamente comunicata all'autoritá titolare del procedimento di bonifica al fine di verificare che tali interventi non pregiudichino in alcun modo gli obiettivi di tutela sanitaria e di riparazione delle acque.


Per Bonelli, "è ormai chiaro ed evidente che per quanto riguarda la drammatica emergenza della cittá di Taranto l'attenzione del governo è tutta concentrata sugli escamotage per salvare l'Ilva e farne proseguire la produzione".


Si tratta, insomma, conclude, della "ennesima conferma che la difesa della vita e della salute, per quanto riguarda la vicenda Ilva, non rientrano fra le prioritá del governo e che dal punto di vista della lotta all'inquinamento l'Italia è lontana anni luce dall'Europa........