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11 marzo 2016

EPIDEMIOLOGIA:Le impronte digitali degli inceneritori

Tratto da Altreconomia.it
Ambiente "Sarebbe molto bello se l'epidemiologia fosse uno strumento partecipato"


L'indagine epidemiologica è ciò che serve per fare una misura diretta degli effetti sulla salute da parte di una sorgente inquinante qualsiasi. Si concentra sugli effetti acuti, fornendo risposte in tempi rapidi. Il suo impiego, a Filago (BG) o a Vado Ligure, è stato fondamentale. 
Intervista al professor Paolo Crosignani, epidemiologo, che ha lavorato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano
di Duccio Facchini - 10 marzo 2016

Una parte del mestiere del professor Paolo Crosignani consiste nello studio di quelle che lui stesso definisce le “impronte digitali” delle sorgenti inquinanti, in questo caso di un forno inceneritore. E non è un caso che, tra le ultime conferenze cui l’epidemiologo ha partecipato, ci sia stata quella di Civate, un piccolo Comune lecchese dove la comunità è fortemente preoccupata dal forno inceneritore che si trova a Valmadrera, paese confinante.

Il motivo per cui, in un venerdì di fine febbraio, oltre 200 persone sono accorse ad ascoltare Crosignani -già Primario della U.O. Registro Tumori ed Epidemiologia Ambientale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e ideatore del Progetto Occam - Occupational Cancer Monitoring - Sistema Informativo Sui Tumori Di Origine Professionale- è riassunto in due parole: indagine epidemiologica. Del resto, la provincia di Lecco, pur ospitando dai primi anni 80 un inceneritore, non ne ha mai misurato le ricadute e gli effetti. Ed è per questo che quando la società che gestisce il ciclo dei rifiuti -SILEA Spa, 100% partecipata dai Comuni- ha chiesto e ottenuto da Regione Lombardia il via libera ad operare al massimo carico termico, pari a 123mila tonnellate di rifiuti bruciati all’anno, è nato un coordinamento locale di associazioni ispirato alla teoria “Rifiuti zero”.
Chiarezza e trasparenza in materia di salute pubblica sono i punti che il giovane coordinamento condivide con quei comitati cittadini sorti negli anni contro i 44 forni esistenti nel Paese o i 9 derivanti dal decreto Sblocca-Italia del Governo...... Per ottenenerle, è necessario seguire le impronte care al professor Crosignani ....

Professore, che cosa si intende per indagine epidemiologica?


L'indagine epidemiologica è ciò che serve per fare una misura diretta degli effetti sulla salute da parte di una sorgente qualsiasi.
Che può essere lineare -come il traffico- oppure puntuale -un inceneritore, un cementificio o quant'altro-.

Come si sviluppa?

Si comincia a guardare un insieme di patologie di cui occuparsi.
Per mia esperienza, i tumori non sono la prima patologia da considerare, perché presentano sino a vent'anni di latenza. Vogliamo aspettare vent'anni per misurare gli effetti sulla salute o vogliamo fare qualcosa che ci dia risposte rapide? Faccio l'esempio di Rezzato, con il cementificio di Italcementi, o Vado Ligure, dove la nostra indagine ha comportato il blocco della centrale a carbone di Tirreno Power, o a Filago, dove sorge un forno inceneritore. In questi casi abbiamo analizzato gli eventi acuti, probabilmente meno coinvolgenti rispetto all'incidenza dei tumori, che però non escludono assolutamente un approfondimento sui fattori cronici. Per eventi acuti intendiamo, ad esempio, ricoveri per infarto, malattie polmonari, influenza e polmonite, asma e così via. Concentrarsi sugli eventi acuti restituisce l'idea di quel che accade a livello di emissioni oggi. Misuriamo oggi quel che si può misurare oggi.

Dopodiché?

Si realizza uno studio caso-controllo che considera gli eventi ed un campione della popolazione sana, e si procede ad analizzare le aree dove si concentrano le maggiori ricadute per verificare se e come oggi vi siano più ricoveri e più eventi......

Proseguo in quella che io chiamo la sagra dell'ovvio: le emissioni di un impianto non tengono conto dei confini amministrativi. Faccio l'esempio del cementificio di Mazzano Rezzato (BS) e delle aree di alto, medio e basso valore di emissioni. Fino ad ora che cosa hanno fatto le ASL? Hanno fornito i dati di cui erano in possesso, su mortalità, tumori o incidenza dei ricoveri a livello comunale. Prendendo quei dati per singolo Comune, ovviamente, si mettevano insieme persone esposte e non esposte ottenendo così la famosa media di Trilussa. Tradotto, non si vedeva niente. Tant'è vero che i pareri dell'ASL, in assoluta buona fede, non riscontravano alcuna anomalia. Quando, in due mesi, abbiamo fatto lo studio epidemiologico andando a cercare in maniera più approfondita se vi fossero più ricoveri nelle aree esposte rispetto a quelle meno esposte, abbiamo scoperto che per i bambini avevamo all'incirca il 9% in più di ricoveri nella zona a più elevata esposizione e il 6,7% in più per la zona intermedia rispetto all'altra esposizione.


 
(la divisione dell'area circostante il cementificio di Rezzato-Mazzano, nel bresciano, in base al livello di esposizione) 

 
Dunque il primo degli ingredienti per uno studio epidemiologico è la considerazione di un'area grossa, in modo tale da poterla dividere nei gradienti di ricaduta che ho illustrato prima e considerare -in quelli che chiamo appunto le impronte digitali- i fattori di contesto (strade a grosso traffico, ad esempio). Nel caso del cementificio di Italcementi, lo studio ha fatto sì che la ditta rinunciasse al raddoppio della potenza dell'impianto così come voleva e portasse importanti modifiche agli impianti.
Che ruolo ricoprono i sindaci in tutto questo?
Non dimentichiamoci che i sindaci sono i principali responsabili della salute dei propri concittadini. L'ho provato nel caso di Bergamo, quando mi ha contattato un amministratore particolarmente sensibile. Si partì con lo studio delle mappe delle ricadute messe a disposizione dal gestore del forno inceneritore di rifiuti speciali di Filago (di proprietà di A2A). Come prima cosa si vide che le ricadute interessavano soprattutto il Comune confinante, Madone, sul quale non insisteva l'impianto. Quello che abbiamo fatto è stato esaminare i ricoveri dei bambini residenti nelle diverse zone. I risultati hanno visto i bambini residenti nelle zone ad esposizione massima -numericamente pochi- con 2 volte e mezza la probabilità di ammalarsi e di finire in ospedale rispetto agli altri. E quasi tutti ricadevano in Madone, che paradossalmente non riceveva nemmeno l’indennizzo per la presenza fisica del forno essendo fuori dai confini amministrativi. Tuttavia, le conclusioni dell'ASL furono diverse. 
A quel punto il sindaco ha portato tutto il fascicolo all'attenzione della competente Procura della Repubblica con l'accusa rivolta verso ignoti per lesioni gravissime. Risultato: la Procura ha disposto nuove indagini, e le conclusioni sono cambiate. 
Lo studio degli effetti acuti ne esclude altri?
Il mio punto di vista -che ho applicato a Filago, a Mazzano e a Vado Ligure- è che gli effetti acuti possano costituire la principale avvisaglia anche di effetti letali. 
Ma è fondamentale procedere subito con studi veloci, basati sulle mappe delle ricadute, senza per questo rinunciare successivamente a valutazioni più complesse e di più lungo periodo, com'è stata quella condotta a proposito dell'inceneritore di Vercelli...... 


L'epidemiologia non è una panacea ma uno strumento molto delicato. Sarebbe molto bello se fosse uno strumento partecipato. C'è un bellissimo modello da questo punto di vista. C'è un'industria americana che ha pesantemente inquinato di sostanze perfluoroalchiliche  tutta la falda. Il giudice ha imposto all'azienda di fare l'indagine, sobbarcandosi i costi, ma gli esperti sono stati scelti dalla comunità.
 Leggi l'articolo integrale su  Altreconomia.it

10 marzo 2016

Sequestro Tirreno Power, domani ricorrono i due anni.....

Tratto da Savona news



Sequestro Tirreno Power, domani 

ricorrono i due anni.....

11 marzo 2014-11 marzo 2016, domani ricorreranno i due anni da quando venivano posti i sigilli alla centrale termoelettrica di Vado Ligure. Il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi aveva disposto il sequestro preventivo dei due gruppi a carbone della Tirreno Power, ponendo così un freno all’attività della centrale. ....

Dal giorno del sequestro, in esecuzione dell’ordinanza del gip, si è aperta un’inchiesta giudiziaria per disastro ambientale ed omicidio colposo che, ancora in corso, non ha ancora visto alcun rinvio a giudizio. Nella vicenda giudiziaria sono coinvolti amministratori locali e dirigenti dell’azienda. Oltre ai vertici di Tirreno Power, tra i quali Giovanni Gosio, ex direttore generale, Pasquale D’Elia ex direttore dello stabilimento e Massimiliano Salvi attuale direttore, ad essere iscritte nel registro degli indagati risultano in tutto 86 persone tra cui il presidente della Regione Claudio Burlando, l’assessore regionale Renzo Guccinelli e i funzionari regionali responsabili dei procedimenti dell’Aia che hanno partecipato alle delibere con cui l’ente ha dato il suo via libera per fare operare i gruppi a carbone prima e dopo il 2012. Nella lista ci sono anche i sindaci di Vado Ligure, Monica Giuliano e di Quiliano, Alberto Ferrando. 
Secondo la procura della Repubblica di Savona, "avrebbero permesso di inquinare e provocare danni alla salute e all'ambiente".

Leggi il  nostro post del 11 marzo 2014 

Tratto da Il Secolo XIX

Tirreno Power, sequestrata la centrale a carbone di Vado.

Il gip accoglie la richiesta della procura, che indaga per disastro doloso. I carabinieri negli impianti

Savona - La centrale elettrica a carbone Tirreno Power è sotto sequestro. I carabinieri sono entrati poco prima delle 13 negli impianti di Vado Ligure e Quiliano e dopo il sequestro hanno fatto eseguire l’ordinanza che prevede anche il commissariamento della centrale. 

Il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ha detto sì all’istanza presentata nei giorni scorsi dalla Procura della Repubblica di Savona che indaga sull’impianto di Vado Ligure.  
Una richiesta maturata dopo le verifiche compiute dagli esperti del Ministero e della Procura. Verifiche che secondo gli inquirenti dimostrerebbero il mancato rispetto di alcuni limiti imposti dall’Autorizzazione integrata ambientale......

Eni di Gela, "disastro ambientale": chiesto giudizio per 22 dirigenti


GELA. Con la richiesta di rinvio a giudizio, per disastro colposo innominato, di 22 tra direttori e tecnici della Raffineria di Gela e dell'Enimed, la procura della Repubblica, diretta da Lucia Lotti, ha chiuso la maxi inchiesta sull'inquinamento ambientale causato nell'ultimo decennio dalle emissioni del petrolchimico dell'Eni, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi.
Magistrati, forze dell'ordine, capitaneria di porto e consulenti tecnici (Ctu) hanno svolto anni di indagini, acquisito migliaia di documenti, effettuati decine di incidenti probatori, accertando nel territorio gelese presunte contaminazioni atmosferiche, del suolo e del sottosuolo, con grave inquinamento delle falde acquifere. Tra gli imputati (che rischiano da 3 a 12 anni di reclusione) c'è anche la società "Raffineria di Gela". Tutti dovranno rispondere anche delle omesse bonifiche, di getto pericoloso di cose e di violazione dei codici ambientali.
Lotti, come previsto dalla legge, ha informato i ministeri dell'ambiente, della salute e delle politiche agricole, che potranno costituirsi parte civile già nella prossima fase dell'udienza preliminare (ancora da fissare), per le gravi ricadute che l'inquinamento ambientale avrebbe avuto sull'ecosistema, sulla catena alimentare e sulle persone. Restano incardinate in fase dibattimentale altre inchieste sull'esposizione all'amianto, sulle morti tra gli ex dipendenti dell'impianto "Clorosoda", sugli incendi al reparto "Topping" e sugli sversamenti a mare di sostanze inquinanti. Nel tribunale civile invece si stanno trattando le richieste di risarcimento danni dei bambini malformati e degli ex dipendenti ammalatisi per l'inquinamento nei posti di lavoro.

06 marzo 2016

“La vecchia normalità è finita”.........per la temperatura globale.

Tratto da Ugobardi
“La vecchia normalità è finita”: febbraio 2016 frantuma il record di temperatura globale
Posted by Massimiliano Rupalti
Da “Future Tense/Slate”. Traduzione di MR (via Skeptical Science)




A febbraio le temperature globali hanno toccato un nuovo record assoluto, frantumando il vecchio record stabilito solo il mese scorso nel bel mezzo di un El Niño da record. Ryan Maue/Weatherbell Analytics

I dati preliminari della temperatura di febbraio sono arrivati ed ora è abbondantemente chiaro: il Riscaldamento Globale sta mettendo la quinta. Ci sono dozzine di serie di dati della temperatura globale e di solito io (e i miei colleghi giornalisti che si occupano di clima) aspetto finché non vengono pubblicati quelli ufficiali, circa a metà del mese successivo, per annunciare un mese di caldo record a livello globale. Ma i dati di questo mese sono così straordinari che non c'è bisogno di aspettare: febbraio ha cancellato il record di temperatura assoluto stabilito il mese scorso.
Usando i dati ufficiosi ed adattandoli a diverse linee di base di temperature, sembra che febbraio 2016 sia stato probabilmente far gli 1,15 e gli 1,4°C più caldo della media a lungo termine e circa 0,2°C al di sopra del mese scorso – niente male per il mese più al di sopra della media mai misurato. (Visto che il globo si era già riscaldato di circa +0,45° gradi al di sopra dei livelli preindustriali durante la linea di base 1981-2010 comunemente usata dai meteorologi, quella quantità è stata aggiunta ai dati pubblicati oggi). Tenete in mente che c'è voluto dall'alba dell'era industriale fino allo scorso ottobre per raggiungere il primo grado Celsius e siamo giunti fino ad altri 0,4°C in più solo negli ultimi cinque mesi. Anche tenendo conto del margine di errore associato a queste serie di dati preliminari, ciò significa che è virtualmente sicuro che febbraio batte comodamente il record stabilito solo il mese scorso come mese più anomalamente caldo mai registrato. E' impressionante.

Significa anche che per molte aree del pianeta, non c'è stato praticamente inverno. Parti dell'Artico sono state di oltre 16°C più calde del “normale” per il mese di febbraio, portandole a qualche grado al di sopra del punto di congelamento, alla pari coi livelli tipici di giugno, in quello che tipicamente è il mese più freddo dell'anno. Negli Stati uniti, l'inverno è stato di caldo record in città da costa a costa. In Europa ed Asia, dozzine di paesi hanno stabilito o pareggiato i loro record di temperatura assoluti di febbraio. Ai tropici, il caldo record sta prolungando l'episodio di sbiancamento del corallo più lungo mai visto.



L'insediamento permanente più a nord, l'arcipelago delle Svalbard in Norvegia, ha avuto una media di 10°C al di sopra della norma quest'inverno, con temperature che sono salite al di sopra del punto di congelamento in quasi due dozzine di giorni dal primo dicembre. Quel tipo di meteo estremamente inusuale ha portato a stabilire il record minimo del ghiaccio marino artico, soprattutto nell'area del Mare di a nord dell'Europa.

In dati di febbraio sono così schiaccianti che persino i principali scettici del cambiamento climatico hanno già accettato il nuovo record. Scrivendo sul suo blog, l'ex scienziato della NASA Roy Spencer ha detto che secondo i dati satellitari – la serie di dati preferiti dagli scettici del clima per diverse ragioni - febbraio 2016 ha evidenziato anomalie di temperatura “da urlo”, specialmente nell'Artico. Incredulo, Spencer ha anche controllato i propri dati con altri pubblicati ed ha detto che la sovrapposizione è “ il meglio che si possa avere”. Parlando col Washington Post, Spencer ha detto che i dati di febbraio provano “che c'è stato riscaldamento. La domanda è quanto riscaldamento c'è stato”.

Naturalmente, tutto ciò avviene nel contesto di un El Niño da record, che tende a rafforzare le temperature globali per sei-otto mesi oltre il proprio picco invernale – principalmente perché ci vuole quel tempo perché il calore in eccesso per filtrare attraverso il pianeta dall'Oceano Pacifico tropicale. Ma l'influenza de El Niño non è del tutto responsabile dei numeri assurdi che stiamo vedendo. L'influenza de El Niño sull'Artico non è ancora ben conosciuta ed è probabilmente piccola. Infatti, l'influenza de El Niño sulle temperature globali nel complesso è probabile che sia piccola – nell'ordine di 0,1°C, più o meno.

Quindi ciò che sta accadendo ora è la liberazione dell'energia di due decenni di riscaldamento globale che è stata immagazzinata negli oceani dall'ultimo grande El Niño del 1998.



I numeri come questo costituiscono un cambio di passo del sistema climatico del pianeta. Peter Gleick, uno scienziato del clima dell'Istituto del pacifico ad Oakland, in California, ha detto che è difficile confrontare l'attuale picco di temperatura: “Le vecchie ipotesi su cosa fosse la normalità vengono buttate dalla finestra... La vecchia normalità è finita”.

Quasi nel volgere di una notte, il mondo si è portato vicino agli obbiettivi negoziati soltanto lo scorso dicembre a Parigi. Lì, le piccole isole-nazione in prima linea per il cambiamento climatico hanno stabilito un obbiettivo di temperatura non non più di 1,5°C di aumento per il 2100 come una linea sulla sabbia e quel limite è stato accolto dalla comunità globale delle nazioni. Con questo ritmo, potremmo raggiungere quel livello per la prima volta – seppur brevemente alla fine di quest'anno. Infatti, a livello giornaliero, probabilmente ci siamo già. Potremmo trovarci proprio nel cuore di una serie di punti di svolta con implicazioni di vasta portata sulla nostra specie e sulle innumerevoli altre con le quali condividiamo il pianeta......Continua qui

04 marzo 2016

Elettricità dal carbone? Per l’Oregon la risposta è “no grazie”.

  • Tratto da Rinnovabili .it

  • L’Oregon dice addio per sempre all’energia del carbone



(Rinnovabili.it) – Elettricità dal carbone? Per l’Oregon la risposta è “no grazie”. Lo Stato dei castori ha deciso di mettersi a dieta dall’energia sporca e, in una mossa senza precedenti negli USA, ha approvato una legge che metterà definitivamente al bando le tradizionali centrali termoelettriche entro il 2035.
In realtà la nuova legislazione – deve ancora essere firmata dal Governatore dal governatore Kate Brown – porterà a una modifica profonda di tutto l’impianto di produzione dell’energia nel territorio. Una volta in vigore richiederà alle due più grandi utility, la PacifiCorp e la Portland General Electric di eliminare gradualmente l’elettricità ottenuta dal carbone entro i prossimi 14 anni e di raddoppiare invece l’utilizzo di fonti rinnovabili entro il 2040.

In questo momento, l’Oregon ottiene dal carbone circa un terzo della sua energia elettrica, ma in gran parte è prodotta fuori dai suoi confini, dalle centrali di stati come il Wyoming e il Montana. Il disegno di legge appena approvato chiede alle società energetiche statali di smettere di comprare elettricità da quegli impianti. I soldi dovranno essere impiegati piuttosto per espandere il loro uso delle energie rinnovabili nei prossimi 25 anni.

“E’ un grande, grande risultato”, ha commentato Andrea Durbin, direttore esecutivo del Consiglio Ambientale dello Stato Durbin. “Anche se non siamo in grado di chiudere le centrali a carbone al di fuori dell’Oregon, si tratta di un enorme passo avanti nel rendere meno conveniente e più difficile per gli impianti a carbone operare a lungo termine”......Continua a leggere su Rinnovabili .it

‘Trivelle nell’Adriatico: Spesso i limiti di legge delle sostanze pericolose non vengono rispettati.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

‘Trivelle fuorilegge nell’Adriatico: cozze e sedimenti contaminati vicino a piattaforme’

Greenpeace ha analizzato i dati forniti dal ministero relativi a 34 impianti (su 100 circa). Spesso i limiti di legge delle sostanze pericolose non vengono rispettati. I monitoraggi eseguiti dall’Ispra su commissione di Eni. Le conclusioni dell'ong: “Il controllore è a libro paga del controllato”

Nel Mare Adriatico contaminati sedimenti e cozze in prossimità di piattaforme offshore. Lo rivela il rapporto ‘Trivelle fuorilegge’ di Greenpeace, nel quale per la prima volta vengono resi pubblici e analizzati i dati del Ministero dell’Ambienterelativi all’inquinamento generato da oltre 30 trivelle attraverso sostanze chimiche pericolose, alcune delle quali associate apatologie gravi come il cancro. I dati contenuti nel dossier rivelano “contaminazioni preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti” spiega Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento. Che sottolinea: “Molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare”.
L’associazione aveva chiesto i dati di tutte le piattaforme attive nei mari italiani, ma dal Ministero sono arrivati solo quelli relativi al monitoraggio di 34 impianti, tra il 2012 e il 2014. Controlli eseguiti da Ispra e commissionati da Eni. “Il controllore – denuncia Greenpeace – è a libro paga del controllato”. Ilrisultato? Laddove esistono dei limiti fissati dalla legge, letrivelle assai spesso non li rispettano. “La situazione si ripete di anno in anno – denuncia Ungherese – ma ciò nonostante non risulta che siano state ritirate licenze, revocate concessioni o che il Ministero abbia preso altre iniziative per tutelare i nostri mari”.
Le piattaforme in Adriatico – Il Mare Adriatico ospita circa cento piattaforme di estrazione offshore, installate a partire dagli anni Sessanta. Vengono impiegate prevalentemente per lo sfruttamento di giacimenti di gas. La sola zona dell’Alto Adriatico Settentrionale (denominata Zona A nella classificazione del Ministero dello Sviluppo Economico) garantisce circa il 50 per cento annuo del totale del gas estratto a livello nazionale, sia in mare che sulla terraferma. Eppure il gas estratto in Italia soddisfa solo in minima parte (poco più del 10 per cento stando ai dati del 2013) il fabbisogno energetico nazionale. “Solo alcune piattaforme – si legge nel dossier – scaricano direttamente in mare (o iniettano in profondità) le acque di produzione e sono le uniche obbligate a effettuare i monitoraggiambientali”. Estraggono tutte idrocarburi gassosi e sono di proprietà di Eni.
I dati sulle sostanze inquinanti – Nel corso del 2012 l’Ispra(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per conto di Eni, ha monitorato 33 piattaforme offshore, 34 nel 2013 e nel 2014. La verifica ha riguardato la qualità dell’acqua e la presenza di sostanze inquinanti nei sedimenti o negli organismi marini. Per quanto riguarda i sedimenti, i dati elaborati daGreenpeace mostrano una contaminazione ben oltre i limiti previsti dalla legge per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti marini vicini alle piattaforme.
Parliamo del 76 per cento dei campioni nel 2012, del 73,5 nel 2013e del 79 per cento nel 2014. “I parametri ambientali sono oltre i limiti per almeno due sostanze – rivela il rapporto – nel 67% dei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Tra i composti che superano con maggiore frequenza i valori definiti dagli standard di qualità ambientale alcuni metalli pesanti (cromo, nichel, piombo e talvolta anche mercurio, cadmio e arsenico) oltre ad alcuni idrocarburi. Alcune tra queste sostanze sono cancerogene e in grado di risalire la catena alimentare.
La relazione tra l’impatto dell’attività delle piattaforme e la catena alimentare emerge più chiaramente dall’analisi dei tessuti dei mitili prelevati nei pressi delle piattaforme. Circa l’86% del totale dei campioni analizzati supera il limite di concentrazione di mercurio consentito. Circa l’82% presenta valori più alti di cadmio rispetto a quelli misurati nei campioni presenti in letteratura; altrettanto accade per il selenio (77% circa) e lo zinco(63%).
Trasparenza e conflitto di interessi – Lo scorso luglioGreenpeace aveva chiesto, tramite istanza pubblica di accesso agli atti, di ottenere i dati di monitoraggio delle piattaformepresenti nei mari italiani. Il Ministero ha fornito solo i dati relativi a 34 impianti, dislocati davanti alle coste di Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. “Delle altre 100 e più piattaforme operanti nei nostri mari, Greenpeace non ha ricevuto alcun dato – spiega l’associazione – o il Ministero non dispone di informazioni in merito (e dunque questi impianti operano senza piani di monitoraggio), oppure ha deciso di non consegnare a Greenpeacetutta la documentazione in suo possesso”.
I monitoraggi sono stati eseguiti dall’Ispra (un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente) su commissione di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. Amare le conclusioni di Greenpeace: “Il controllore è a libro paga del controllato”. “Quel che a nessun cittadino sarebbe concesso – dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima – viene invece concesso invece aipetrolieri, il cui operato è fuori controllo, nascosto all’opinione pubblica e gestito in maniera opaca”. E invita gli italiani a partecipare al prossimo referendum sulle trivelle del 17 aprile “e a votare ‘sì’ per fermare chi svende e deturpa l’Italia”.

02 marzo 2016

Le centrali elettriche a carbone uccidono in Europa più di due personeogni ora. Alla faccia del Cop 21

Tratto da Dazebao News  
ROMA - Nei giorni scorsi la Cina ha comunicato al mondo la propria decisione di chiudere mille miniere di carbone e di rinunciare a questa fonte energetica.  
E il resto del mondo? Quanto carbone utilizzano i paesi sviluppati, moderni e ambientalisti, per produrre energia? Per strano che possa sembrare, in barba alle dichiarazioni (di rito) e alle (false) promesse fatte a novembre al COP21, la maggior parte delle centrali elettriche del mondo è alimentata da combustibili fossili:  oltre il 60 per cento dell'energia primaria utilizzata per generare elettricità proviene da combustibili come carbone, gas e petrolio. E, sorpresa delle sorprese, il vettore energetico più importante è proprio il carbone, con una quota del 40 per cento. 
Recentemente Greenpeace  ha pubblicato un rapporto dal titolo: “Fine di un’era: perché ogni Paese europeo deve pianificare l’uscita dal carbone”. Lo studio mostra che, per rispettare i limiti globali che i vari paesi si sono imposti per ridurre l’innalzamento delle temperature medie, le emissioni delle centrali a carbone europee dovrebbero diminuire e non poco. 
Anche in Europa. Nonostante nel vecchio continente il ricorso al nucleare sia ben maggiore rispetto alla media globale la fonte energetica più usata per la produzione di elettricità è sempre il carbone (arriva al 34% del totale con il gas naturale). E questo nonostante il carbone sia il peggiore dei combustibili fossili sotto il profilo dell’ambiente e della salute dei cittadini: il coke è il più climalterante e il più inquinante. Eppure, inspiegabilmente, invece che scoraggiarne l’utilizzo e promuovere l’uso di fonti energetiche alternative (come solare ed eolico), l’Unione Europafa ben altro. 
Anzi, secondoClimate Action Network(CAN)che ha recentemente diffuso laMappa Europea del Carbone, pare proprio che l’Europa voglia promuovere e aiutare finanziariamente l’uso del carbone. Secondo Kathrin Gutmann, Coal Policy Coordinator di Climate Action Network (CAN), la rete che riunisce 120 organizzazioni ecologiste in oltre 30 Paesi:  “I Paesi europei sono ancora assuefatti al carbone per la produzione di energia elettrica, ma oggi siamo di fronte alla migliore opportunità per la graduale eliminazione della fonte energetica più inquinante. Le fonti rinnovabili sono in piena espansione e la domanda di energia sta calando, così anche le aziende energetiche stanno già perdendo miliardi di euro l’anno sui loro investimenti in carbone che rischiano di dover esser pagati dai cittadini. E’ necessario dunque che i Governi europei agiscano immediatamente per chiudere definitivamente con il carbone”.
Continua a leggere qui

Alcuni Leader Engie sospettati in Italia di "disastro ambientale"

Riportiamo un 'articolo del   26 giugno 2015 

Tratto in traduzione simultanea da Mediapart

Alcuni Leader Engie sospettati in Italia di"disastro ambientale"


 | BY GIADA LINDGAARD

Engie, ex GDF-Suez, è messo in discussione dai giudici italiani per il "disastro ambientale" relativamente alla centrale a carbone di Vado Ligure sospettati ,secondo le competenze scientifiche, per la morte di diverse centinaia di persone.
Si tratta del primo  caso  in Europa e probabilmente nel mondo:   per la giustizia italiana  86 persone  sono sospettate di provocare un "disastro ambientale" partecipando al funzionamento della centrale a carbone di Vado Ligure, a nord dell'Italia, vicino a Genova,  centrale gestita da Tirreno Power, società controllata al 50% da Engie (ex GDF Suez).

 Tra questi, quattro dirigenti del gruppo francese sono direttamente sospettati: il vice presidente senior responsabile della produzione di gas per la Francia e l'Europa meridionale, il suo direttore delle vendite di energia per l'Italia e Presidente e CEO di GDF Suez Energia Italia, controllata al 100% di Engie.                     L'accusa del sospetto ... 


La seconda parte è tratta da gazdeschistesprovence.wordpress.com 
in traduzione simultanea 

Leader Engie sospettati in Italia di "disastro ambientale"


 Per la Procura di  Savona  sono sospettati di avere, come gli altri dirigenti e funzionari di Tirreno Power,  contribuito alla morte da 427 a 657 persone tra il 2000 e il 2007 a ​​causa di malattie cardiovascolari e respiratorie, dovute alle emissioni della centrale. Tra il 2005 e il 2010, 298-433 bambini hanno subito problemi respiratorie imputabili alla centrale a carbone , e tra i  2 161 e 2 223 adulti  avrebbero sviluppato malattie cardiovascolari e respiratorie, secondo lo studio   della Procura , reso  pubblico a metà giugno ( leggi qui). Il codice penale italiano punisce  il disastro ambientale  con una pena da  3 a 12 anni di carcere.

La centrale Tirreno a Vado Ligure, nel nord Italia.

La centrale Tirreno a Vado Ligure, nel nord Italia.

Queste   accuse sono basate su conoscenze scientifiche innovative. Mostrano  una relazione statisticamente significativa tra una maggiore esposizione alle sostanze inquinanti  provenienti dalla centrale di Vado Ligure e il  crescente "rischio per la salute", vale a dire la malattia e la morte in zone circostanti il ​​sito di generazione di energia, secondo l'accusa di Savona. Una mappa di esposizione all'inquinamento è  stato eseguita in base ad una doppia metodologia: un modello matematico della dispersione di biossido di zolfo (SO 2), dovuto esclusivamente alla centrale ; e il  BIO-ACCUMULO  nei licheni (molto sensibili all'inquinamento atmosferico)  dei marcatori specifici del carbone  quando presenti contemporaneamente (arsenico, piombo, selenio, cadmio e antimonio).

Uno studio epidemiologico è stato poi condotto su più di 156 000 persone che vivono in 23 comuni limitrofi.Mostra  una relazione statisticamente significativa tra una maggiore esposizione alle sostanze inquinanti provenienti  dalla centrale di Vado Ligure e il  crescente "rischio per la salute", vale a dire la malattia e la morte in zone circostanti il sito di generazione di energia, secondo l'accusa di Savona.

" Effetti sulla salute sono certamente attribuibili al funzionamento dell'impianto a carbone perché sono  scientificamente legati a questo tipo di patologie  e  a tali emissioni e non vi è alcuna valida spiegazione di una causa alternativa a questa catastrofe  per la salute, come il fumo, l'esposizione professionale o abitudini alimentari ", dice Matteo Ceruti a Mediapart, l'avvocato dei querelanti. 
Commissionato nel 1970, l'impianto di Vado Ligure si trova in una regione densamente popolata d'Italia, sulla costa ligure, il che spiega il gran numero di persone interessate dalle sue emissioni.


L'indagine preliminare Procura di Savona è completa.  Si apre  ora un periodo di colloqui al termine del quale il giudice per l'udienza preliminare potrebbe emettere un atto d'accusa per i sospettati, che si tradurrebbe in una causa legale. 
Nel mese di marzo 2014, il Giudice per le indagini preliminari ha chiesto la chiusura di due unità di generazione a carbone di Tirreno Power (le due unità a gas  funzionano ancora attualmente ) a causa del "disastro" per l' ambiente e per la salute che provocano. I gruppi a carbone  non sono stati autorizzati a riprendere la loro attività.

Il gruppo Engie si rifiuta di commentare il procedimento giudiziario e ha detto di fidarsi  dei membri della  Tirreno Power del  rispetto delle leggi e degli standard ambientali. Il parere della Procura  Savona viene analizzato dai loro legali . Nel 2010 l'ex GDF è salito al 50% nella società Tirreno Power, a seguito della fusione con Suez.

La gravità di tali problematiche  non può lasciare indifferente lo stato francese, che detiene il 33,3% di Engie. Il tema è particolarmente sensibile, visto che  la Francia ospita il vertice di dicembre sul clima delle Nazioni Unite, COP 21 e  che Engie  fa parte delle imprese che finanziano l'organizzazione della manifestazione - gli "amici della clima ", nelle parole del ministro degli Esteri , Laurent Fabius.

Extrait du rapport de Greenpeace sur le danger du charbon pour la santé (DR).  
  Dal rapporto di Greenpeace sul pericolo del carbone per la salute .



La centrale a carbone di Vado Ligure "non è né la più grande né la più inquinante d'Italia, ma è la più nociva per gli abitanti perché si trova in  una zona  densamente popolata", spiega Andrea Boraschi responsabile Energia e clima di Greenpeace Italia, associati  nella denuncia contro Tirreno Power, con il WWF e Legambiente  Nazionali . L'Ong denuncia il comportamento del gestore dell'impianto che ha"costantemente cercato di risparmiare denaro,non investendo  in tecnologie per ridurre le emissioni." 

01 marzo 2016

Nei Fumi dalla centrale ENEL: non è solo vapore acqueo..........

Tratto da Marco Grondacci

Fumi dalla centrale ENEL: non è solo vapore acqueo

In questi giorni abbiamo assistito a intense fumate dal camino della sezione a carbone della centrale Enel della Spezia.

Oggi sul Secolo XIX la direttrice dell’Arpal dichiara che trattasi “soltanto di vapore acqueo, del tutto innocuo......"

Quindi possiamo stare tranquilli le preoccupazioni lanciate in rete dai cittadini spezzini sono solo allarmismi senza fondamento?

Purtroppo non è così e vediamo perché….

LA QUESTIONE DEL VAPORE ACQUEO
È noto agli addetti ai lavori che le dimensioni della fumata dalla ciminiera di una centrale termolettrica non sono direttamente proporzionali alle dimensioni dell’inquinamento, in altri termini non è che maggiore è il fumo maggiore è l’inquinamento.
Ma questo vuol dire che non ci sono pericoli per la salute? Vuol dire che non c’è inquinamento?.

Non è così. Se andiamo a prendere la attuale autorizzazione alla centrale spezzina (la c.d. AIA) vedremo che la stessa è autorizzata ad emettere per massa di fumo che esce dal camino della sezione a carbone:
4.200 tonnellate di anidride solforosa
3.200 tonnellate di ossido di azoto
220 tonnellate di polveri non captate dagli elettrofiltri

....insieme con il vapore ovviamente!

LA QUESTIONE DEI LIMITI DI EMISSIONE
Secondo la direttrice di Arpal le emissioni della centrale sono nei limiti di legge quindi possiamo stare tranquilli.
La direttrice dovrebbe sapere che i limiti di emissione sia quelli adottati per la centrale di Spezia  che quelli di legge sono frutto di mediazioni tecnico politiche.  Non a caso questi limiti sono cambiati nel tempo.  Il fatto che la centrale ora abbia limiti di emissione più bassi rispetto al passato non significa che non inquini, non significa che non produca danni alla salute, non significa che stia “lavorando bene”.   Potremmo su questo aprire una discussione complessa sul rapporto tra limiti di legge e limiti di sicurezza sanitaria, ma una cosa è certa l’attuale centrale funziona con limiti assolutamente alti rispetto alle centrali di nuova generazione anche a carbone.
Sia sufficiente riportare la seguente tabella di confronto tra un AIA per una nuova centrale e quella prevista per la centrale spezzina per capire, meglio di mille “arrampicate sugli specchi” dei nostri rappresentanti istituzionali locali, di cosa stiamo parlando.

PRESCRIZIONI AUTORIZZAZIONE UNICA CENTRALE ENEL DI PORTO TOLLE
LIMITI STABILITI DALL’AIA PER LA CENTRALE DI SPEZIA
SOx    80 mg/Nm3
SOx       350 mg/Nm3
NOx   80 mg/Nm3
Nox  200 mg/Nm3
Polveri 7 mg/Nm3
Polveri 25 mg/Nm3

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