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12 novembre 2019

Rosy Battaglia - Clima e vite umane: il Caro prezzo del Carbone

Tratto da Valori 
Clima e vite umane:
 il caro prezzo del carbone 
Uno studio del CNR quantifica per la prima volta l'impatto del carbone sulla salute: la mortalità vicino alle centrali sale del 49% 

                            di Rosy Battaglia 


Vivere accanto a una centrale a carbone può portare a un aumento impressionante di mortalità per malattie cardiovascolari, respiratorie e tumori al polmone. La conferma arriva, per la prima volta, dallo studio «Mortality and hospitalization associated to emissions of a coal power plant», pubblicato su Science of the Total Environment. «Il rischio sanitario è così elevato che, prima usciamo dal carbone, meglio è. La decarbonizzazione è necessaria, non solo per salvare il clima, ma anche vite umane». L’appello di Fabrizio Bianchi, responsabile dell’unità di ricerca dell’IFC- CNR di Pisa e co-autore dell’’indagine epidemiologica, è perentorio.



Schema del metodo scientifico applicato per il calcolo dell’esposizione ambientale agli inquinanti biossido di zolfo e azoto sulla popolazione di 144mila abitanti nell’area della centrale a carbone di Vado Ligure. FONTE: Science of the Total Environment



Un’indagine su 144mila cittadini

Lo studio dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, ha elaborato i dati di mortalità e ricovero di 144mila cittadini che, dal 2001 al 2013, hanno vissuto intorno all’area della centrale a carbone di Vado Ligure. L’impianto ha operato dal 1970 fino a cinque anni or sono, quando la Procura della Repubblica di Savona fece fermare gli impianti per «disastro ambientale doloso». Il processo è tuttora in corso.

«Oltre alle note emissioni di anidride carbonica (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2) e del particolato, che sono associate a effetti dannosi per la salute. I risultati confermano le conoscenze pregresse, ma è la prima volta che viene effettuata una quantificazione del rischio, purtroppo molto alto».
+49% di mortalità per malattie respiratorie e cardiocircolatorie

I dati epidemiologici, associati alle mappe di dispersione degli inquinanti elaborate da Arpal, confermano che, sui 144mila cittadini residenti nei 12 comuni, intorno alla centrale di Vado Ligure, c’è stato un aumento di mortalità del 49%. Nello specifico, per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). «Questo modello di studio può essere preso a standard per le altre aree italiane e europee, interessate dall’esistenza di una centrale a carbone- ribadisce a Valori il dirigente dell’IFC-CNR.


In Italia 9 centrali ancora attive, 
in Europa 291

In Italia, dopo la chiusura di Vado Ligure e Genova, sono tuttora attive 9 centrali a carbone, su un totale di 291 impianti funzionanti in tutta Europa. Sparse tra Lombardia, Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Lazio, Umbria, Puglia e Sardegna di proprietà Enel, A2a ed Ep Produzione. Da sole, secondo i dati dell’osservatorio civico Europe Beyond Coal hanno prodotto nel 2015, il 9% delle emissioni totali di anidride carbonica del nostro paese. Pari a 39,5 milioni di tonnellate di CO2. Insieme all’immissione in atmosfera di quintali di inquinanti come il biossido di azoto (NO2) e di zolfo (SO2) e la produzione di ceneri e fanghi.



Da Tirreno Power a Enel: 
le aziende minimizzano
Diversi gli studi epidemiologici di sanità pubblica che sono stati al centro di pressioni e contestazioni, nel nostro Paese e nel resto d’Europa. Così è puntualmente accaduto anche per Vado Ligure, dove Tirreno Power, la società proprietaria, ora a processo per disastro ambientale e sanitario, ha subito bollato lo studio di IFC-CNR come «basato su dati vecchi». Gli epidemiologi hanno ribadito che «purtroppo ancora una volta si è dovuto studiare a posteriori eventi avversi sulla salute, accaduti in passato. Eventi avversi che non sono ipotizzati o «teorici», come afferma Tirreno Power, ma sono decessi e malattie realmente avvenute».

Alla base di questi conflitti c’è stato, finora, un vuoto legislativo che ha impedito approcci preventivi per la protezione della salute, nelle valutazioni di impatto ambientale degli impianti industriali e di centrali energetiche, effettuate solo a posteriori con la Valutazione di danno sanitario (Vds).


Mancanza che l’Italia ha colmato, in parte e solo ultimamente. In ottemperanza alla direttiva 2014/52/UE sulle valutazioni di impatto ambientale, nel 2015, all’art. 9 della legge n. 221/2015 è stato inserito l’obbligo della Valutazione di impatto sulla salute.Un intervento preventivo, che deve coinvolgere le popolazioni interessate dalla costruzione di centrali termiche, grandi impianti di combustione, gli impianti di raffinazione, gassificazione, liquefazione. Ma le cui linee guida sono state varate, dal Ministero della Salute, solo il 29 marzo 2019. .....


Gli studi epidemiologici su Brindisi

Proprio intorno alle due centrali, sono state realizzate, negli ultimi sei anni, diverse indagini epidemiologiche, alla base di un braccio di ferro tra le popolazioni residenti, epidemiologi pubblici e Enel, che ha più volte minimizzato e contestato gli studi. Così è successo nel 2015, con lo studio del CNR di Lecce e Bologna, che aveva calcolato «fino a 44 decessi l’anno attribuibili, nella zona di Brindisi, Taranto e Lecce dagli inquinanti emessi dalla Centrale Enel termoelettrica a carbone di Cerano». Studio che Enel aveva definito «fuorviante.


Nel 2017, un secondo studio epidemiologico sull’area di Brindisi, su cui insiste anche l’area del petrolchimico Eni Versalis, ha confermato il quadro precedente. «L’esame dei ricoveri ospedalieri in rapporto con le esposizioni ambientali stimate per ogni anno dello studio mostra un’associazione tra inquinanti e malattie cardiovascolari, respiratorie (centrali elettriche) e le malformazioni congenite (petrolchimico)». Nelle conclusioni, si sottolinea che la riduzione dei livelli di esposizione «non può cancellare gli effetti sanitari dovuti al pregresso»....


Decarbonizzare: una questione di giustizia ambientale
«Bisogna spostare con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive, anziché contare i danni sanitari che si sono già ribadisce Fabrizio Bianchi. «Oggi siamo in grado di fornire dati precisi sulla  ricaduta degli inquinanti e del loro impatto sulle nostre vite» conclude il dirigente dell’IFC-CNR di Pisa. «Non dobbiamo guardare al passato ma fornire studi per un futuro sostenibile. Sia nell’ottica della decarbonizzazione che del cambiamento climatico.
È una questione di giustizia ambientale».




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11 novembre 2019

Recommon:Il carbone è un pessimo affare ma qualcuno ancora fatica a capirlo


Tratto da Recommon

Il carbone è un pessimo affare ma qualcuno ancora fatica a capirlo

Miniera di carbone in Turchia
[di Luca Manes] pubblicato su Altreconomia.it
Le centrali a carbone europee non sono solo inquinanti, ma hanno ormai perso anche la loro convenienza economica. Anzi, come racconta l’ultimo rapporto di Carbon Tracker, “Apocoalypse Now”, all’interno dei confini dell’Unione europea quattro impianti su cinque non garantiscono profitti ma perdite che, secondo le stime degli analisti del think tank finanziario, per il solo 2019 potrebbero ammontare a 6,6 miliardi di euro.
Il phase out della polvere nera è già cominciato, visto che rispetto al 2018 la produzione di carbone è diminuita del 39 per cento, quella della lignite del 20. Carbon Tracker ha calcolato che l’84 per cento della generazione di lignite e il 76 per cento della produzione di carbone fa registrare una passività: tra utili e perdite, il saldo è negativo di 3,54 miliardi per la lignite e di 3,03 miliardi per il carbone. Il Paese con i conti maggiormente in rosso è la Germania, che però ha fissato nel lontano 2038 la chiusura definitiva di tutti i suoi impianti. Gli utili più ingenti sono registrati in Polonia, dove lo Stato sovvenziona in maniera massiccia il comparto, da cui deriva circa l’80 per cento del mix energetico nazionale, e la prospettiva è continuare a dipendere dal carbone almeno fino a metà del secolo corrente. Val la pena ricordare che, dopo una lunga campagna di pressione promossa tra gli altri da Greenpeace e Re:Common, nel 2018 Generali ha deciso di non fornire più coperture assicurative per la costruzione di nuove centrali e miniere di carbone in Polonia. Tuttavia, il Leone di Trieste continua ad assicurare le centrali già esistenti e la società che le gestisce, PGE. Lo stesso è accaduto in Repubblica Ceca -dove il carbone conta per il 43 per cento nel mix energetico- con la CEZ.
Se valichiamo i limiti dell’Unione europea, ci imbattiamo in un altro Paese dove il carbone è ancora una “fonte privilegiata” nonostante le pessime ricadute finanziarie e dove c’è un grosso player italiano coinvolto. Parliamo, rispettivamente, di Turchia e UniCredit.
La banca italiana, infatti, ha finanziato IC Ictas, Limak e Bereket Enerji per acquisire le centrali altamente inquinanti di Yenikoy, Kemerkoy e Yatagan nella regione di Mugla, vicino Bodrum, rinomata destinazione turistica nel Sud-Ovest del Paese. La deroga dovrebbe scadere a fine anno, se il governo guidato da Recep Erdogan, che ha promosso uno sfruttamento intensivo delle miniere di lignite che alimentano gli impianti, non la rinnoverà con un decreto blitz di fine anno. Altrimenti per adeguarsi ai limiti sulle emissioni le società dovranno fare grossi investimenti per il retrofit degli impianti; ma le banche turche sono allo sbando e non ce la fanno più a prestare su ordine politico a società economicamente non redditizie, ma vicine al partito di governo.
Questo il caso della Bereket, ormai sull’orlo del fallimento, a dar retta agli analisti di Bloomberg. Quindi senza esenzioni il futuro degli impianti potrebbe essere nelle mani di banche straniere, come la UniCredit, anche se in Turchia le perdite della banca sono già elevate al punto che si ventila una riduzione della presenza nel paese con la riorganizzazione dell’intero gruppo attesa per dicembre.
 Insomma, il carbone è un pessimo affare, ma in tanti fanno ancora fatica a capirlo.

10 novembre 2019

Ferdinando Laghi eletto Presidente Internazionale di Isde

Tratto da ISDE
Ferdinando Laghi eletto Presidente internazionale di ISDE

L’impegno dei medici per l’ambiente italiani riconosciuto a livello internazionale.

Si è tenuta la scorsa settimana a Vienna l’assemblea congressuale internazionale dell’Associazione Medici per l’Ambiente. Il congresso è stato l’occasione per rilanciare l’impegno di tutti i medici del mondo a favore dell’ambiente e della salute. Durante la più importante assise internazionale di ISDE è stato, inoltre, eletto il nuovo consiglio direttivo che vedrà alla presidenza l’attuale vicepresidente di ISDE Italia: Ferdinando Laghi.

Nel discorso d’insediamento Laghi ha sottolineato come i cambiamenti climatici rappresentino un ineludibile problema planetario, anche per le loro ricadute sulle sfide globali presenti e future: l’aumento della popolazione mondiale, il suo progressivo inurbamento, la gestione della produzione energetica e di quella di cibo.
Nonostante le ripetute grida di allarme dei maggiori Organismi internazionali (IPCC, ONU, OMS, FAO), il problema dell’inquinamento ambientale –e delle conseguenti ricadute sulla salute umana- continua a essere enormemente e colpevolmente sottostimato da parte dei decisori politici, con negative ricadute che coinvolgono non solo il diritto alla salute, ma che mettono altresì in discussione anche altri concetti e diritti fondamentali quali democrazia, equità sociale, pace.

“ISDE ha un ruolo importante: quello di provare a far dialogare mondi diversi (decisori politici, scienziati, comunità) – ha dichiarato Ferdinando Laghi– per arrivare a scelte condivise che mettano l’interesse delle popolazioni al primo posto. Per fare ciò ISDE dovrà rafforzare le proprie relazioni con gli organismi internazionali che si occupano di ambiente e salute–in primo luogo ONU e OMS- e consolidare la propria organizzazione interna. Vari sono gli strumenti scientifici e organizzativi utilizzabili, ivi compresa la ricerca di nuove risorse economiche che consentano una maggiore presenza e visibilità di ISDE sulla scena internazionale. Sono tante le cose da fare, ma la capacità, l’impegno e la dedizione tipiche dei medici dell’Associazione certamente potranno portare risultati concreti a favore della Salute e dell’Ambiente”.

08 novembre 2019

La Danimarca verso il 100% di elettricità da energie rinnovabili...

Tratto da Il Cambiamento

La Danimarca verso il 100% di elettricità da energie rinnovabili: un esempio per l’Italia


Pochi giorni fa, il 30 ottobre, è accaduto un fatto in Danimarca ormai entrato nella routine di un governo che si impegna seriamente nella lotta al cambiamento climatico: l’incontro a Copenaghen tra Dan Jørgensen, Ministro per il clima, l’energia e i servizi pubblici e i giornalisti stranieri presso la sede di State of Green, un’organizzazione molto attiva in Danimarca sui temi della transizione energetica......
Oggetto dell’incontro era illustrare alla stampa straniera (in quanto quella nazionale è ben edotta) le politiche su energia e clima che la Danimarca intende perseguire in futuro. Quindi discutere sulla transizione verde, gli obiettivi climatici e il ruolo internazionale della Danimarca nella lotta al cambiamento climatico. Ve la immaginate una cosa del genere in Italia? Fantascienza! Tanto che nel nostro Paese, senza che minimamente la stampa nazionale se ne (pre)occupi si sta finalizzando il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) che, secondo le raccomandazioni giunte dalla Commissione Europea, dovrebbe subire una notevole rivisitazione, ma sembra che per il nostro Governo vada bene così come è uscito in prima bozza, a parte qualche lieve correzione da apportare. 
Tornando alla Danimarca, il Ministro ha riportato l’ambizioso obiettivo che il Paese si è posto: tagliare le emissioni di gas climalteranti del 70% entro il 2030. Avete letto bene, praticamente il doppio di quanto si è posta al momento l’Italia. Questo obiettivo numerico è parte di una ben definita strategia che mira a far diventare la Danimarca una “super-potenza verde” con obiettivi ambiziosi a livello nazionale ed una consistente leadership a livello internazionale. Il Ministro danese ha sottolineato l’importanza strategica di un approccio alla transizione verde che sia sistemico in quanto consapevole dell’elevata impronta carbonica del suo Paese, ad oggi, circa il 20% in più della media europea, sebbene di rilevanza marginale in quanto pari a solo lo 0,1% delle emissioni globali di CO2.
”L’Occidente ha inquinato per centinaia di anni - ha detto il ministro - Adesso, economie emergenti e paesi in via di sviluppo stanno iniziando ad inquinare di più e nonostante questo possiamo veramente condannarli?....
Sembra paradossale ma proprio mentre il Presidente Usa Donald Trump annuncia l’uscita del suo Paese dagli Accordi di Parigi, facciamo il tifo per Paesi come la Danimarca che, seppur non paragonabili in termini dimensionali, possono assumere un nuovo ruolo di leader a livello mondiale. 
A titolo di esempio, secondo le proiezioni dell’Agenzia Danese per l’Energia, l’elettricità in Danimarca sarà 100% rinnovabile entro il 2028. E la Danimarca non ha nemmeno il sole di cui è baciata l’Italia, quindi a rigor di logica noi potremmo arrivare tranquillamente a risultati simili. Perché non lo si fa?

07 novembre 2019

Clima, inquinamento atmosferico ed effetti sulla salute in Italia


Clima, inquinamento atmosferico
 ed effetti sulla salute in Italia



Roma, 26 novembre 2019
Ministero della Salute, Viale Giorgio Ribotta 5 - Auditorium Biagio D’Alba
Il convegno nasce dalla volontà di condividere in anteprima le ultime evidenze disponibili a livello nazionale e internazionale sugli impatti delle temperature estreme e dell’inquinamento atmosferico e sugli interventi per migliorare l’adattamento della popolazione e la risposta del sistema sanitario per la prevenzione degli effetti a breve termine.
Gran parte dell’evento sarà dedicata ai risultati del progetto CCM, azione centrale, “Piano operativo nazionale integrato per la previsione e la prevenzione degli effetti delle ondate di calore e dell’inquinamento atmosferico sulla salute” che ha visto il coinvolgimento anche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e ai risultati del progetto BEEP - Big Data in Epidemiologia Ambientale Occupazionale, coordinato dall’INAIL, in collaborazione con il CNR e il Dipartimento di Epidemiologia del Lazio.  Verranno presentati i dati sugli effetti di inquinamento atmosferico e temperature estreme su tutto il territorio nazionale, in grado di evidenziare l’effetto sia nelle grandi aree urbane, sia nelle zone suburbane e rurali del nostro Paese e di identificare le aree più vulnerabili.

06 novembre 2019

Il PIL non misura ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta

Tratto da Peacelink
Spesso spariscono i dati dei morti e dei malati dai ragionamenti sul futuro di Taranto

"Il PIL non misura ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta"

C'è solo il PIL, manca l'uomo, manca il dolore, manca la vita.
E' impressionante leggere in queste ore le parole di politici e giornalisti che misurano Taranto e l'ILVA con il solo riferimento al PIL. A costoro dedichiamo le parole di Robert Kennedy sul PIL....

6 novembre 2019
Alessandro Marescotti (Presidente di PeaceLink)
Robert Kennedy
A tutti i politici e i giornalisti che in queste ore parlano di Taranto con il solo riferimento al PIL (prodotto interno lordo nazionale)

Vorrei che leggeste o rileggeste queste parole di Robert Kennedy:

"Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta".

Bambini, le polveri sottili causano sempre più patologie respiratorie:

Bambini, le polveri sottili causano sempre più patologie respiratorie: lo studio padovano

Tratto da Padovaoggi
Bambini, le polveri sottili causano sempre più patologie respiratorie: lo studio padovano

Lo studio è stato condotto dalla dottoressa Elisa Gallo, studente di dottorato in Medicina Sperimentale e Traslazionale all'Università di Padova, confrontando oltre 200.000 accessi al Pronto Soccorso Pediatrico con i dati di inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2.5) nell'ultimo decennio
Bambini, le polveri sottili causano sempre più patologie respiratorie: lo studio padovano

Lo studio

Lo studio, condotto dalla dottoressa Elisa Gallo, studente di dottorato in Medicina Sperimentale e Traslazionale all'Università di Padova, è stato effettuato all'interno di una collaborazione scientifica tra l'Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, diretta dal prof. Dario Gregori, l'Unità  Operativa Complessa Pronto Soccorso Pediatrico, diretta dalla Prof. Liviana Da Dalt, del Dipartimento di Salute Donna e Bambino, con la partecipazione della dr Silvia Bressan e l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto  (Arpav). Lo studio, confrontando oltre 200.000 accessi al Pronto Soccorso Pediatrico con i dati di inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2.5) nell'ultimo decennio, ha identificato un incremento di rischio per bronchiolite in funzione dell'esposizione a tali agenti inquinanti. Spiega la dottoressa Gallo: «La bronchiolite è un’infezione virale dei bronchioli che porta i lattanti ad avere grosse difficoltà respiratorie. Negli ultimi anni il legame tra inquinamento atmosferico e patologie respiratorie nei bambini è diventato sempre più evidente. In particolare nei lattanti, il cui sistema immunitario è ancora in via di sviluppo, e il rischio di contrarre infezioni risulta elevato. L’associazione con PM10 e PM2.5, si è vista in particolare nelle giornate associate alla comparsa dei primi sintomi, indicando pertanto che l’esposizione dei lattanti alle polveri sottili nel momento in cui questi manifestano già i primi sintomi, quali tosse e fatica a respirare, potrebbe aggravare la loro condizione con un ulteriore peggioramento dei sintomi, esitando, nei casi più gravi anche nel ricovero ospedaliero»

L’inquinamento ambientale e le conseguenze sulla salute: osservato “un cambiamento sostanziale della fertilità”

Tratto da  Meteo web

L’inquinamento ambientale e le conseguenze sulla salute: osservato “un cambiamento sostanziale della fertilità”

"Negli ultimi anni si è osservato un cambiamento sostanziale della fertilità: non sono in calo le nascite ma sono peggiorati i parametri seminali dell'uomo"



Oggi si parla molto d’inquinamento ambientale e danni correlati alla salute. Le sostanze chimiche disperse nell’acqua, nel suolo ma anche nell’aria o contenute in molti alimenti, ma anche attività apparentemente innocue, possono essere responsabili di patologie andrologiche e ginecologiche che impattano in modo fortemente negativo sulla riproduzione. Ma in che modo questo accade e quali di conseguenza le contromisure? A fare il punto sulla questione con l’agenzia di stampa Dire è Andrea Garolla, professore di Endocrinologia dell’Unita’ di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Universita’ degli studi di Padova. “Negli ultimi anni si è osservato un cambiamento sostanziale della fertilità. Infatti non sono in calo le nascite ma sono peggiorati notevolmente i parametri seminali dell’uomo. Se pensiamo appunto che un cinquantennio fa si considerava normale la media di 100 milioni di spermatozoi, oggi in Europa la media considerata normale consiste in un numero superiore ai 40 milioni. A complicare il quadro c’e’ il fatto che sono drammaticamente diminuite la motilità e la morfologia oltre le alterazioni del nucleo degli spermatozoi“. “Perché pensiamo all’ambiente come causa scatenante? Perché ci sono fenomeni– aggiunge l’esperto- che stanno cambiando in modo repentino su tutte la quantità di sostanze chimiche che sono nell’ambiente, negli animali e nelle verdure di cui ci nutriamo tanto per nominarne alcune. Non solo ma dobbiamo pensare anche alla temperatura atmosferica che via via va incrementandosi e anche questo gioca un ruolo importante nell’infertilità“. “Abbiamo dimostrato– prosegue Garolla- che queste sostanze interferiscono con gli ormoni e in particolare con quelli maschili facendo in modo che il recettore non ‘senta’ il testosterone e ciò comporta una diminuzione delle caratteristiche di androgenizzazione dei maschi e dunque della fertilità. La crescita delle temperature ambientali dall’altro è fondamentale perché il testicolo, per funzionare adeguatamente, deve stare ad una temperatura più bassa rispetto a quella del corpo. Uno studio recente eseguito su giovani uomini che si sottoponevano per un mese a saune una volta alla settimana ha dimostrato un calo notevole del numero e della qualità del Dna degli spermatozoi con conseguente impatto negativo dunque sulla fertilità“.

05 novembre 2019

Recomon Gas killer del clima,

copertina dello studio di Energy Watch group
Tratto da Recomon

Gas killer del clima, peggiore di petrolio e carbone

[di Elena Gerebizza]
Il tema della chiusura delle centrali a carbone si scontra in Italia con quello della loro sostituzione con nuovi impianti turbogas, che il governo e le società coinvolte – Enel e A2A in primis – propongono come necessari, e sopratutto meno inquinanti di quelli a carbone. Anche fuori dalla provinciale Italia, e del nostrano dibattito debole e poco informato sul tema dell’energia, il fatto che “il gas inquini meno del carbone” è un assioma che negli ultimi anni ha trovato una sua affermazione in tutti gli ambiti istituzionali. Tuttavia sono sempre più numerose le voci scientifiche a dire che forse non è proprio così.
Non da ultimo, il think tank tedesco Energy Watch Group, ha cercato di fare chiarezza sull’impatto reale di una conversione a gas di centrali termoelettriche e impianti di riscaldamento funzionanti a carbone e petrolio, tema questo molto caldo anche in Germania. E così partendo da un confronto con i dati forniti dall’IEA, l’Agenzia internazionale per l’energia, lo studio guarda da un lato alle emissioni complessive di gas climalteranti – e non solo a quelle di CO2- collegati a una conversione a gas e estende l’osservazione alla filiera completa del gas fossile, dall’estrazione al trasporto all’utilizzo finale. 
I dati che emergono dallo studio – scaricabile qui – stravolgono totalmente il “sentire comune” propagandato dalle istituzioni e dall’industria in merito all’impatto del gas sul clima: secondo lo studio, sostituire le centrali a carbone esistenti con nuove centrali a gas porterebbe a un aumento complessivo delle emissioni di gas a effetto serra del 41%.  
Elemento dirimente per l’Energy Watch Group è che nel calcolare l’impatto reale del gas sul clima, oltre alle emissioni di CO2 vanno prese in considerazione quelle di metano. Lo studio afferma infatti che già oggi le emissioni di metano collegate all’estrazione, trasporto e utilizzo del gas fossile corrispondono al 5% delle emissioni globali, mentre il totale delle emissioni di metano sarebbe il 41% delle emissioni globali di gas climalteranti. Dati questi che solo negli ultimi anni iniziano a essere presi in considerazione, e che emergono da ricerche realizzate su base continentale, che guardano alle emissioni collegate alle diverse fasi della filiera del gas. 
Tra queste, uno studio del 2018 sulla fornitura di petrolio e gas naturale negli Stati Uniti, sempre più derivata dall’estrazione da scisti (shale gas/ shale oil), in cui gli autori concludono che le emissioni complessive di metano sarebbero del 60% più alte di quelle stimate dall’Agenzia di protezione dell’ambiente statunitense, l’EPA........
Dati di cui tenere conto, specie alla vigilia dell’attesa decisione del board della Banca europea degli investimenti (BEI) in merito alle nuove linee guida per i prestiti nel settore energetico della banca dell’UE, a metà novembre. Diversi stati membri – e azionisti della BEI – stanno facendo resistenza alla proposta di chiudere il rubinetto dei prestiti ai combustibili fossili dalla fine del 2012, e l’oggetto del contendere sarebbe proprio il settore del gas, che diversi governi dipingono come strategico anche nella lotta ai cambiamenti climatici. Niente di più falso e ipocrita, possiamo dirlo dati alla mano anche al governo italiano, che ancor oggi propone di costruire nuovi gasdotti e impianti di rigassificazione:  pensiamo all’EastMed – Poseidon, o al progetto di un nuovo gasdotto in Sardegna e dei diversi rigassificatori proposti per l’isola, magari garantendo sgravi e sussidi ai costruttori. Qui l’articolo a https://www.recommon.org/gas-killer-del-clima-peggiore-di-petrolio-e-carbone/

03 novembre 2019

Come l'inquinamento cambia (in peggio) le nostre decisioni e il comportamento....

Tratto da  Alzehimer riese.it 

Come l'inquinamento cambia (in peggio) le nostre decisioni e il comportamento


L'aumento dei rischi di disfunzione cognitiva generale e di demenza sono una reale preoccupazione. Tuttavia, ora stiamo imparando che l'inquinamento atmosferico può influenzare il nostro cervello molto tempo prima dell'età adulta, danneggiando il pensiero di ordine superiore e compromettendo le capacità decisionali.
Alcune delle evidenze più impressionanti di questa idea sono i dati che mostrano che l'esposizione all'inquinamento atmosferico prima della nascita potrebbe danneggiare lo sviluppo del cervello e del processo decisionale. Questo è stato dimostrato in un esperimento del 2018 che ha esaminato scansioni cerebrali e test di funzionalità cognitiva nei bambini da 6 a 10 anni, così come i livelli di inquinamento atmosferico, mentre questi bambini erano in utero.
Lo studio ha trovato che i bambini con più esposizione all'inquinamento atmosferico durante il periodo fetale avevano aree più sottili della corteccia cerebrale rispetto a quelli con minore esposizione. Altrettanto importante, i bambini con più esposizione hanno dimostrato una compromissione del controllo inibitorio sui test, che era legata alle aree più sottili nel loro cervello.
Una ricerca simile mostra che l'esposizione all'inquinamento atmosferico nel 5° e 6° anno di vita è legata inversamente alla memoria di lavoro e che l'aumento di inquinanti atmosferici dovuti al traffico è legato a minori guadagni nella memoria di lavoro nell'infanzia.
Cosa potrebbe significare questo a livello pratico? La funzione esecutiva, che comprende il controllo inibitorio e la memoria di lavoro, è essenziale per prendere decisioni calcolate e orientate a lungo termine. Le funzioni esecutive sane nei bambini prevedono una migliore salute fisica, livelli più bassi di dipendenza da sostanze e un minor numero di reati in età adulta. Se l'inquinamento dell'aria danneggia le nostre funzioni esecutive, potrebbe renderci più impulsivi e più propensi a fare scelte sbagliate. Purtroppo, ci sono prove che questo sta già avvenendo.....
Mettiamo  tutto questo insieme. Non è un segreto che l'inquinamento atmosferico fa male alla nostra salute, e stiamo ora imparando che ha importanti effetti negativi sul nostro cervello. A questo proposito, finora la ricerca si è concentrata principalmente sugli impatti a lungo termine sulla cognizione e sul rischio di demenza. Tuttavia, sta diventando chiaro che l'inquinamento atmosferico può effettivamente alterare il nostro pensiero molto prima, cambiando le nostre decisioni, e rendendoci più propensi a fare scelte impulsive e sbagliate.
Con questo in mente, diventa sempre più importante che facciamo quello che possiamo per ridurre la nostra esposizione personale e il nostro contributo all'inquinamento atmosferico. A un livello molto semplice, cerca di evitare di inalare l'inquinamento atmosferico quando puoi. Questo significa fare del tuo meglio per stare lontano dal fumo passivo così come da quello da fuoco di legna, quando è possibile.
Se vivi in un luogo con inquinamento atmosferico a fasi alterne e sei flessibile nella tua routine, controlla gli avvisi locali sulla qualità dell'aria prima di passare molto tempo all'aria aperta. Evita le ore di punta e le autostrade trafficate, se possibile. Considera di installare un filtro antiparticolato ad alta efficienza (HEPA) nella tua casa. Infine, puoi contribuire a ridurre i livelli di inquinamento atmosferico del pendolarismo usando auto condivise, trasporti pubblici, bicicletta, o camminando.

Last Gasp : le compagnie del carbone che fanno ammalare l’ Europa

Tratto da Beyond Coal Europe
Last Gasp : le compagnie del carbone che fanno ammalare l’ Europa 
Tali compagnie carboniere hanno una responsabilità significativa per l'impatto sulla salute che hanno causato e stanno causando; i decisori hanno il dovere di renderli responsabili a nome dei loro cittadini. 

Le compagnie carboniere stanno facendo ammalare gli europei. Il carbone che bruciano ha effetti gravi e molto noti sulla salute umana.
Ci sono 103 aziende che ancora gestiscono centrali a carbone nell'UE. Per la prima volta, questo rapporto modella l'impatto di ogni azienda dalle loro centrali a carbone sull'aria che respiriamo e in che modo ciò influisce negativamente sulla salute delle persone.
Utilizzando i dati sull'inquinamento delle centrali a carbone più recenti e ufficialmente segnalati del 2016, questo rapporto applica modelli e metodologie atmosferiche all'avanguardia per stimare l'impatto di queste centrali a carbone sulla salute umana.
Questo rapporto rileva che solo dieci aziende sono state responsabili di circa i due terzi dei danni alla salute causati dalle centrali a carbone nel 2016. Queste società hanno causato un modello di 7.600 morti premature, 3.320 nuovi casi di bronchite cronica e 137.000 giorni di sintomi dell'asma nei bambini. Ciò porta a circa 5.820 ricoveri ospedalieri e oltre due milioni di giorni lavorativi persi.
Quattro delle dieci aziende più tossiche hanno i loro principali impianti di carbone in Germania: RWE, EPH, Uniper e Steag. Non è una coincidenza: la Germania brucia più carbone di qualsiasi altro paese in Europa e ha fatto ben poco per ridurre l'inquinamento atmosferico dalle sue centrali a carbone nell'ultimo decennio. Tre dei "dieci tossici" sono in Polonia: PGE, ENEA e ZE PAK. Gli ultimi tre sono: ČEZ nella Repubblica Ceca, Endesa in Spagna e Bulgarian Energy Holding in Bulgaria.
L'elettricità a carbone in Europa è in declino terminale. Il vento e il solare stanno subentrando e rendendo ridondanti le centrali a carbone, ma la velocità del cambiamento rimane importante. Molte aziende non hanno ancora intenzione di ritirare le proprie centrali a carbone. Tali compagnie carboniere hanno una responsabilità significativa per l'impatto sulla salute che hanno causato e stanno causando; i decisori hanno il dovere di renderli responsabili a nome dei loro cittadini. 
Impegnarsi in una transizione ambiziosa e appena lontana dal carbone entro il 2030 o prima è l'unico modo in cui queste aziende e questi governi possono iniziare ad affrontare le conseguenze della gestione delle centrali a carbone.

02 novembre 2019

Dottor Ghirga: “Carbone e inquinamento ritardano il neurosviluppo”

Tratto da Centumcellae 

Grido d’allarme del Dottor Ghirga: “Carbone e inquinamento ritardano il neurosviluppo”

CIVITAVECCHIA – E’ una lettera-appello documentata e accorata quella che il Dottor Giovanni Ghirga ha inviato al Sindaco Ernesto Tedesco per esprimere tutta la sua preoccupazione circa l’aumento del carbone che viene bruciato a TVN ed il normale sviluppo neurologico dei bambini di questo comprensorio. Di seguito il testo integrale della sua lettera.
“Egregio Sindaco,
nel Comprensorio di Civitavecchia, una tra le città italiane più inquinate per la presenza di una centrale elettrica alimentata a carbone, di un porto con intenso traffico navale e di un moderato traffico stradale, sono presenti indicatori indiretti che confermano quello che genitori, insegnanti e pediatri osservano tutti i giorni: “TANTI BAMBINI NON RISPETTANO LE TAPPE DEL LINGUAGGIO DEL NORMALE NEUROSVILUPPO, secondo l’Evidence Based Medicine (1)”. Per alcuni di questi bambini, purtroppo, il ritardo del linguaggio può essere il primo sintomo di importanti disturbi del neurosviluppo come la sindrome dello spettro autistico (2). Questo è uno dei motivi fondamentali della necessità di una valutazione specialistica in quei bambini che non hanno un vocabolario sufficiente ad una data età. Tra questi indicatori spiccano LE LUNGHE LISTE DI ATTESA PER L’INIZIO DI UN PERCORSO ASSISTENZIALE, nonostante la buona offerta delle strutture dedicate della ASL ROMA 4, dell’Ospedale Bambin Gesù e delle numerose strutture private specializzate.
Il problema risulta di importanza fondamentale alla luce di continui studi internazionali che confermano l’importanza della esposizione ambientale ad agenti tossici come un fattore importante che, associato ad un determinato patrimonio genetico, può favorire la comparsa di disturbi del neurosviluppo (3 – 6).
Uno studio recente, effettuato su 18.000 bambini del Regno Unito, ha dimostrato che, vivere in aree dove sono presenti importanti fonti di inquinamento dell’aria, aumenta il rischio di difficoltà di apprendimento, siano esse associate o meno a sindromi specifiche come la sindrome dello spettro autistico (7).
Il problema è particolarmente rilevante in quanto un bambino italiano ogni 77 (considerando solo la limitata fascia di età compresa tra i 7 ed i 9 anni) ha un disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza maggiore nei maschi (4,4 maschi ogni 1 femmina). Questo, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico, finanziato nel 2016 dalla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute e co-coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della Salute (8).
L’alta prevalenza dei Disturbi dello Spettro Autistico che va purtroppo aumentando di anno in anno, indica l’entità del fenomeno e suggerisce in modo imperativo la necessità di adottare politiche sanitarie, educative e sociali atte ad incrementare i servizi e migliorare l’organizzazione delle risorse a supporto delle famiglie. Inoltre, rimane fondamentale cercare in ogni modo di limitare l’esposizione a quei fattori ambientali che possono concorrere a favorire l’insorgenza della stessa sindrome dello spettro autistico, come l’immissione di inquinanti nell’aria.
A questo proposito, i nuovi dati sullo stato della salute dei residenti del Comprensorio di Civitavecchia debbono inoltre essere visti alla luce di ciò che è stato ripetutamente descritto nel recente passato. Infatti, i dati sulla salute degli abitanti del comprensorio di Civitavecchia hanno ripetutamente confermato un eccesso di mortalità e morbilità per varie patologie potenzialmente riconducibili all’esposizione cronica all’inquinamento ambientale. Nel 2006, l’Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio ha messo in evidenza nel comprensorio di Civitavecchia (periodo di riferimento: 1997-2004) un aumento della mortalità per cancro al polmone, alla pleura e un aumento dei casi di asma infantile e di insufficienza renale cronica (9).
Nel 2010, la stessa Agenzia regionale (periodo di riferimento: 1996-2008) ha rilevato, tra gli uomini, una maggiore frequenza di persone ospedalizzate per malattie polmonari croniche. Per le cause tumorali, gli uomini presentavano un eccesso di mortalità per i tumori totali e, in particolare, per il tumore polmonare, della pleura e del tessuto linfoematopoietico. Tra le donne è stato osservato un eccesso di persone ricoverate per tumore alla mammella (10).
La popolazione residente nel comune di Civitavecchia nel periodo 2006-2010 presentava un quadro di mortalità per cause naturali (tutte le cause eccetto i traumatismi) e per tumori maligni in eccesso di circa il 10% rispetto alla popolazione residente nel Lazio nello stesso periodo; l’analisi del ricorso alle cure ospedaliere confermava sostanzialmente il quadro delineato dallo studio della mortalità (11).
Infine, esami effettuati in laboratori internazionali, su tessuti di bambini affetti da disturbi del neurosviluppo, residenti nel comprensorio di Civitavecchia, hanno messo in evidenza la presenza di metalli pesanti a livelli superiori a quelli “ritenuti sicuri” per legge, per il sistema nervoso in via di sviluppo. Questi risultati aprono la strada ad un probabile grande contenzioso legale per l’ingiustificata esposizione, quando sarà a breve possibile risalire alla provenienza della sostanza o dell’elemento inquinante.
In conclusione, oggi è indispensabile l’esigenza di una immediata riduzione del carico degli inquinanti emessi dalla Centrale a Carbone di Torre Valdaliga Nord, attraverso una DIMINUZIONE DEL CARBONE CHE VIENE BRUCIATO OGNI ANNO. Questo è un obbligo di tutta la società nei confronti dei più deboli che hanno una lunga speranza di vita: “I bambini!”
Dr. Giovanni Ghirga – (Pediatra) Membro del Comitato degli Esperti della Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente (ISDE, Italia)

Isde:Cambiamenti climatici , Salute e Democrazia

Tratto da Isde 
Il 25 Novembre 1990 nasceva International Society of Doctors for the Environment – ISDE.
Da allora l’ISDE ha svolto una rilevante attività di formazione e informazione in tema di ambiente e salute, ha contribuito all’approfondimento culturale e scientifico di molti aspetti di questo rapporto complesso e indissolubile, in particolare in collaborazione la Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, società medico-scientifiche, Istituzioni, organizzazioni non aagovernative e più in generale cittadini.
ISDE è stata ed è punto di riferimento per coloro, non solo medici, che vivono con responsabilità e coraggio ogni giorno quanto ben sintetizzato e testimoniato da Lorenzo Tomatis, medico, già Direttore dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul cancro (I.A.R.C.) dal 1981 al 1994 e primo Presidente del Comitato Scientifico Internazionale dell’ISDE ovvero che: “Tutti gli uomini sono responsabili dell’ambiente, i medici lo sono due volte”.
E’ con l’eredità morale e scientifica di Lorenzo Tomatis e con l’impegno di tutti gli iscritti che ISDE Italia promuove anche quest’anno la Giornata Internazionale dei Medici per l’Ambiente con varie iniziative locali che si svolgeranno il prossimo 25 Novembre o in date contigue e che avranno come tema per l’anno 2019 due importanti campagne che vedono la nostra associazione tra i promotori: la campagna nazionale “Giudizio Universale” e l’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia social Alleanza Laudato si 

Can Europe Nessun combustibile fossile nel prossimo bilancio dell'UE!

Tratto da Can Europe 
Nessun combustibile fossile nel prossimo bilancio dell'UE!



Gli EU Toxic Funding Awards sono qui per mostrarti cosa stanno facendo i politici con le tue tasse. Stanno ancora aiutando l'industria dei combustibili fossili a rovinare il clima? Oppure stanno investendo in energie rinnovabili pulite ed efficienza energetica per costruire una società libera dai fossili più sicura per tutti noi?

Secondo la Commissione europea, il prossimo bilancio dell'UE sarà un bilancio per il futuro che fornirà questioni importanti per gli europei. Ma aspetta, non dovrebbe significare un budget che finanzia le soluzioni, non le cause dei cambiamenti climatici? Tuttavia, le attuali proposte legislative consentirebbero e addirittura incoraggerebbero i finanziamenti per i combustibili fossili, in particolare il gas, per gran parte del prossimo decennio.

Qual è il più tossico? Il pubblico ha deciso! Quattro dei peggiori esempi di finanziamenti tossici proposti per far parte del prossimo bilancio dell'UE sono stati classificati da un voto pubblico a novembre.

Difensori del clima o dinosauri travestiti?

Difensori,ritardatori o dinosauri ?


 Costi dell’inazione sui cambiamenti climatici