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22 febbraio 2013

Benzene ballerino a Vado Ligure

Ricordate gli alti valori relativi al benzene di Vado Ligure  del 20 febbraio pubblicati ieri

17.9  -11.2  -  20.4-    28.1   - 11.7
 ......sul sito Ambiente in Liguria ,questi  valori  oggi non vi sono più ,sicuramente  tolti e quindi non validati ,ma ...... valori  comunque   che erano oltre la  norma.
E' certo che in questo modo le medie tornano .......e  il buco  fantasma continua a perseguitarci.
Se vostro figlio a scuola prendesse un bel  2  di matematica ,non  vi preoccupereste  ?  Pensereste forse che i professori alla fine del trimestre non terranno conto del 2 pregresso  per fare le medie?
Lo promuoveranno a pieni voti? O dovrete prendere dei provvedimenti per colmare le lacune?

Ecco i valori attualmente in rete
20/02/2013 07:0020/02/2013 08:00 2.9 Si No
20/02/2013 08:0020/02/2013 09:00 7.0 Si No
20/02/2013 09:0020/02/2013 10:00 7.2 Si No
20/02/2013 10:0020/02/2013 11:00 8.2 Si No
20/02/2013 16:0020/02/2013 17:00 4.5 Si No

BUCO  del Benzene DALLE 11 ALLE 16
  I valori  17.9  11.2    20.4    28.1    11.7 
non ci sono più.......scomparsi, 
 non validati !

21 febbraio 2013

INQUINANTI SOTTO LA LENTE DEL CITTADINO......

Il nostro cittadino attento continua a tenere sotto  la lente i valori degli inquinanti delle stazioni di Vado Ligure e Quiliano
Come potete notare  vi è un vistoso salto in alcuni monitoraggi dal 14 febbraio al 19  febbraio. 
Fantasma in agguato .....?
E dei valori di benzene a Vado Ligure che non ci tranquilizzano proprio.

A buon intenditor bastano poche parole e i valori dell' intervallo mancante quali  saranno stati?

 Ecco gli specchietti tratti da
Ambiente in Liguria


Via Aurelia - Via Ferraris - Vado L. - Tipo zona: Urbana - Tipo postazione: Traffico
Biossido Di Zolfo - continuo, fluorescenza

14/02/2013 20:0014/02/2013 21:003 No No
14/02/2013 21:0014/02/2013 22:003 No No
14/02/2013 22:0014/02/2013 23:003 No No
14/02/2013 23:0015/02/2013 00:007 No No
19/02/2013 00:0019/02/2013 01:003 Si No
19/02/2013 02:0019/02/2013 03:003 Si No
19/02/2013 03:0019/02/2013 04:003 Si No

Via Aurelia - Via Ferraris - Vado L. - Tipo zona: Urbana - Tipo postazione: Traffico
Biossido Azoto - monocanale continuo, convertitore catalittico chemiluminescenza

14/02/2013 14:0014/02/2013 15:0056 No No
14/02/2013 15:0014/02/2013 16:0083 No No
14/02/2013 16:0014/02/2013 17:0095 No No
14/02/2013 17:0014/02/2013 18:00108 No No
14/02/2013 18:0014/02/2013 19:00118 No No
14/02/2013 19:0014/02/2013 20:00107 No No
14/02/2013 20:0014/02/2013 21:0090 No No
14/02/2013 21:0014/02/2013 22:0083 No No
14/02/2013 22:0014/02/2013 23:0077 No No
14/02/2013 23:0015/02/2013 00:0058 No No
19/02/2013 00:0019/02/2013 01:0037 Si No
19/02/2013 01:0019/02/2013 02:0030 Si No
19/02/2013 03:0019/02/2013 04:0032 Si No

Mercato Generale - Quiliano - Tipo zona: Suburbana - Tipo postazione: Industria
Ozono - continuo, fotometrico uv

14/02/2013 20:0014/02/2013 21:0041 No No
14/02/2013 21:0014/02/2013 22:0046 No No
14/02/2013 22:0014/02/2013 23:0048 No No
14/02/2013 23:0015/02/2013 00:0052 No No
19/02/2013 00:0019/02/2013 01:0071 Si No
19/02/2013 01:0019/02/2013 02:0071 Si No
19/02/2013 03:0019/02/2013 04:0073 Si No


Tratto da Ambiente in Liguria
Via Aurelia - Via Ferraris - Vado L. - Tipo zona: Urbana -
Benzene - arricchimento su trappola, gc/pid

20/02/2013 08:0020/02/2013 09:00 7.0 No No
20/02/2013 09:0020/02/2013 10:00 7.2 No No
20/02/2013 10:0020/02/2013 11:00 8.2 No No
20/02/2013 11:0020/02/2013 12:00 17.9 No No
20/02/2013 12:0020/02/2013 13:00 11.2 No No
20/02/2013 13:0020/02/2013 14:00 20.4 No No
20/02/2013 14:0020/02/2013 15:00 28.1 No No
20/02/2013 15:0020/02/2013 16:00 11.7 No No
20/02/2013 16:0020/02/2013 17:00 4.5 No No
20/02/2013 17:0020/02/2013 18:00 4.2 No No
20/02/2013 18:0020/02/2013 19:00 3.8 No No
20/02/2013 19:0020/02/2013 20:00 4.6 No No
20/02/2013 20:0020/02/2013 21:00 4.3 No No

Strategia energetica danese: la Danimarca verso il 100% a energie rinnovabili


Tratto da Qualenergia

Niente più caldaie a fonti fossili, la Danimarca verso il 100% a energie rinnovabili

Da gennaio in Danimarca è vietato installare sistemi di riscaldamento a combustibili fossili nei nuovi edifici. E' solo una delle misure con cui si vuole arrivare entro il 2050 a soddisfare con le rinnovabili l'intero fabbisogno energetico. L'obiettivo 2020 è 35% di energia pulita sul fabbisogno totale, tagliando del 33% il consumo delle fonti fossili.

Il primo gennaio 2013 potrebbe essere una data storica nel cammino verso la decarbonizzazione completa del sistema energetico: per la prima volta in un paese è vietata l'installazione nelle case di sistemi di riscaldamento a combustibili fossili.
 La nuova norma è entrata in vigore con l'anno nuovo in Danimarca, tra le nazioni che con più decisione si stanno muovendo per abbandonare l'energia sporca.
In tutti nuovi edifici è infatti non è più permesso installare caldaie a gas o a olio combustibile. Dal 2016 le caldaie ad olio combustibile dovranno sparire anche dagli edifici esistenti, qualora possano essere serviti da reti di teleriscaldamento o dal gas. Per sostenere questa conversione dei sistemi di riscaldamento domestici dal 2912 al 2015 Copenhagen stanzierà 42 milioni di corone danesi, cioè circa 5,6 milioni di euro.
Un provvedimento del genere preso in Italia avrebbe dell'incredibile, ma in Danimarca la scelta di abbandonare le fossili è stata presa molto sul serio. Mettere al bando le caldaie a fonti fossili è infatti tra le misure contenute nella legge danese sull'energia, approvata dal Parlamento a marzo 2012 quasi all'unanimità: con 171 voti su 179. Un provvedimennto che stabilisce politiche e obiettivi al 2020 per portare il paese entro il 2050 a soddisfare con le rinnovabili l'intero fabbisogno energetico, dal riscaldamento, ai trasporti, all'elettricità.
La legge (vedi sintesi, pdf) prevede che il Paese già al 2020 raggiunga una quota di rinnovabili sul fabbisogno energetico totale pari al 35%. Per lo stesso anno le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte del 34% rispetto ai livelli del 1990, mentre i consumi di energia caleranno del 12% rispetto ai livelli del 2006 e la domanda di fonti fossili verrà tagliata di un terzo.
Pilastro della strategia energetica danese è l'efficienza energetica, sul versante elettrico si dà molta importanza a fonti come biogas, biomasse e soprattutto eolico. Già ora il vento fornisce circa il 25% dell'elettricità del Paese e, nel giro di 7 anni, il piano prevede di arrivare al 50% (con contestuale sviluppo di accumuli e altre tecnologie della smart grid), mentre le grandi centrali a carbone dovranno gradualmente convertirsi a biomassa.
Anche sui fabbisogni termici – come mostra il provvedimento sulle caldaie - le fonti pulite dovranno crescere molto velocemente e le fossili essere gradualmente accantonate......
Quanto costerà questo piano ambizioso e da dove verranno i soldi? Come avviene da noi per il supporto alle rinnovabili (e per parte degli interventi di efficienza energetica) le risorse vengono dalle bollette energetiche. Tuttavia il Governo di Copenhagen compenserà in parte il caro energia riducendo la pressione fiscale sulle stesse. Il prezzo resterà comunque caro per i consumatori danesi: il calcolo governativo prevede che al 2020 la bolletta rincari in media di 173 euro per famiglia e per le aziende aumenti di circa 27 euro per ogni impiegato.
Un costo che però, secondo il Governo danese, è un investimento: la transizione energetica, si spiega, non penalizzerà il Paese, anzi, “rafforzerà la competitività delle aziende danesi e metterà al riparo i cittadini da esorbitanti rincari dei combustibili fossili”. 
Solo con il miglioramento dell'efficienza energetica infatti, ci si aspetta che la Danimarca risparmi 242 milioni di euro l'anno per il 2020, ed è quasi certo che il prezzo delle fonti fossili lieviterà negli anni a venire.
A Copenhagen insomma si ragiona di energia guardando al lungo periodo. Sarebbe bello che si provasse a farlo anche in Italia, dove ci si preoccupa, giustamente, ma forse troppo, dei soldi che vanno alle rinnovabili 12,5 miliardi l'anno al 2016, secondo le ultime stime allarmate di Assoelettrica - e troppo poco degli oltre 60 miliardi all'anno che da lungo tempo spendiamo in importazioni di energia fossile, cui si aggiungono i circa 9 miliardi di incentivi pubblici all'anno che le fonti sporche ricevono in Italia (vedi QualEnergia.it). 
 Un conto che sarà sempre più caro e che, se non seguiremo l'esempio danese, pagheremo per sempre con l'aggiunta delle incalcolabili ricadute ambientali e sanitarie. E poi c'è tutta la partita di una politica industriale green capace di rimettere in moto la sfiatata economia del nostro paese.

20 febbraio 2013

In Siberia nevica nero: colpa del carbone.....Black snow fell in Omsk, Russia

 Tratto da Tuttogreen

In Siberia nevica nero: colpa del carbone

di Chiara Greco  19 febbraio 2013


Ambiente sempre più a rischio e per motivi sempre più “esotici”. La prova è data dalle pluralità di notizie di cronaca che si riscontrano sempre più spesso in tutto il mondo, dalle quali si evince un aumento delle cause, a volte davvero singolari, di inquinamento ambientale.
Lo testimonia anche un significativo fatto di cronaca che arriva da un paese da noi piuttosto lontano, la Russia. Se la settimana scorsa la Russia è stata al centro delle cronache per l’incredibili pioggia di meteoriti nella regione attorno a Chelyabinsk, un altro significativo evento ambientale recente – causato questa volta dall’uomo e non da misteriose dinamiche interplanetarie – è passato quasi inosservato.
E’ di poche settimane fa, infatti, la notizia che in Siberia, nella provincia di Omsk, si è verificato un fatto piuttosto allarmante. Nella cittadina siberiana, nel giro di pochi giorni e per la sorpesa degli abitanti, per ben due volte sarebbe nevicato in modo assai anomalo.
 Se la neve, almeno vista con gli occhi dei bambini, viene considerata un evento lieto e quasi romantico, ad Omsk i fiocchi caduti nelle due giornate non avevano il classico candore bianco ma una colorazione del tutto anomala: il nero.
Dopo aver riportato la comprensibile preoccupazione dei residenti della zona, che si sono rivolti alle agenzie ambientali della provincia di Omsk, vari quotidiani hanno provato a dare risposte sulle plausibili cause delle anomale e misteriose nevicate.
La stranezza nel colore della neve caduta ad Omsk sarebbe dovuta agli effetti della combustione del carbone nelle zone limitrofe e ciò sarebbe confortato dalle analisi pubblicate da diversi quotidiani russi. Una neve a base di sostanze inquinanti come l’ossido di silicio, l’ossido di alluminio, l’ossido di ferro e l’ossido di calcio lascia perplessi in molti.
Gli effetti sulla salute che derivano dalla combinazione di queste sostanze, manifestata nelle recenti nevicate colorate, non sono ancora verificabili, ma eventi come questo possono forse bastare per risvegliare l’attenzione sulla sostenibilità e sui possibili effetti nocivi per la nostra salute provocati dall’inquinamento ambientale.
Ecco anche un video su questa inedita nevicata inquinante:


........... Come vengono smaltite le ceneri delle centrali a carbone?

Tratto da Salute Pubblica

........... Come vengono smaltite le ceneri delle centrali a carbone?


L’attuale localizzazione delle Centrali a carbone è stata decisa in tempi in cui non erano forse noti, con la precisione attuale, i loro effetti negativi sulla salute di lavoratori e cittadini residenti nelle vicinanze degli impianti
 L’attività di produzione di energia con il carbone ha dei costi che vengono pagati dalla collettività in termini di salute ma anche di riduzione di altre attività produttive, come l’agricoltura e il turismo. Si pensi alla terra fertile presente a sud, e alla costa nord lungo la litoranea Brindisi-Apani.

I rischi per l’ambiente e per la salute derivanti dalle emissioni in atmosfera a causa delle quantità di carbone bruciato, sono, per “fortuna” al centro del dibattito.  Poco si discute invece del problema dello smaltimento e dello stoccaggio delle ceneri prodotte dalla combustione.
 
Le ceneri sono molto più pericolose delle polveri di carbone perchè rappresentano un concentrato di sostanze tossiche, quali per esempio gli idrocarburi policiclici aromatici, i metalli pesanti e le poveri silicee – che non si sono diffuse in atmosfera con la combustione ma rimangono nei bruciatori e nei filtri. Tutti e tre i tipi di sostanze sono cancerogeni certi ed i silicati danno anche fibrosi polmonari gravi ed irreversibili. 
 
Specifici studi, effettuati dall’EPA (Environmental Protection Agency) negli Stati Uniti, hanno evidenziato anche casi di contaminazione delle falde acquifere con inquinamento dell’acqua potabile a causa dei metalli pesanti provenienti da depositi di ceneri.
Sarebbe interessante conoscere le procedure di smaltimento delle ceneri, il loro percorso dalle caldaie alle discariche. .....Una sommaria idea ce la siamo fatta vedendo le operazioni sul molo carbonifero nel porto di Brindisi, peraltro molto, troppo, vicino alla città. Le immagini, scattate il pomeriggio del 31 agosto scorso durante una gita in barca nel porto, parlano da sole. Sul molo carbonifero di Costa Morena una pala meccanica carica materiale scuro e polveroso (ceneri pesanti o fanghi?) da un container scoperto su una nave ormeggiata, il tutto senza imballaggi di alcun tipo.
Due domande sorgono spontanee:
1) il trasporto di queste sostanze può avvenire a cielo aperto o deve essere prima protetto in appositi imballaggi?
2) I nomi dei lavoratori addetti alla manipolazione di queste sostanze sono riportati nel registro degli esposti ai cancerogeni che il datore di lavoro ha l’obbligo di istituire in simili circostanze?
Brindisi, 27 settembre 2012
Stefano Palmisano - Associazione Salute Pubblica
 
La Salute è Pubblica perchè diritto fondamentale di tutti. Diritto che deve essere tutelato nella realtà lavorativa, sociale e ambientale in cui ciascuno di noi vive ed operaLa Salute è determinata non solo dalla conoscenza tecnico-scientifica ma soprattutto dal sapere delle persone, di tutti noi, in quanto titolari della Salute stessa. Salute Pubblica, pertanto, si propone di raccogliere e dare voce ai saperi soggettivi che provengono dal vissuto concreto sì da portarli a livello di sapere ufficiale. Sapere ufficiale oggi fin troppo conformato alle logiche liberiste dominanti.

19 febbraio 2013

Polveri di carbone della Tirreno Power quindici indagati per la Centrale di Vado Ligure

Tratto da La Repubblica 

Polveri di carbone della Tirreno Power quindici indagati per la Centrale di Vado

E' questa l' ipotesi alla base di un' inchiesta per traffico illecito di rifiuti pericolosi avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Genova dopo le segnalazioni giunte dalla procura di Savona. Al momento sarebbero quindici le persone indagate e tra questi almeno due dei massimi responsabili del contestato impianto della Tirreno Power di Vado Ligure. Con loro anche i titolari di due società di smaltimento di rifiuti e alcuni autotrasportatori. 
Il procuratore capo Michele Di Lecce ha affidato il fascicolo al pm Giovanni Arena. E ieri mattina i carabinieri del Noe di Genova affiancati dai colleghi di Savona hanno acquisito documenti alla centrale termoelettrica. I militari hanno prelevato la documentazione relativa al ciclo produttivo dell' impianto e in particolare quella riguardante il trasferimento delle ceneri del carbone dalla centrale ad alcune aziende piemontesi specializzate nello smaltimento. Accertamenti sono in corso anche su queste imprese per capire se avessero o meno registrato materiale in realtà mai arrivato. L' indagine mira ad accertare se siano stati commessi reati ambientali e amministrativi..... (Marco Preve) Leggi l'articolo integrale

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Tratto da La Republica .it

Ceneri di carbone nel sottossuolo
18 indagati per traffico di rifiuti

  articolo del 30 ottobre 2012 di CHIARA SPAGNOLO
C’erano le ceneri della centrale Enel di Cerano e quelle di Edipower, i rifiuti pericolosi della Tampieri di Faenza e della Italgreen di Monopoli, persino i resti dello smantellamento dell’area ex Dow all’interno del petrolchimico di Brindisi.
FOTO I RILIEVI FOTOGRAFICI DEL NOE

Secondo la Dda di Lecce le due aziende, che operano nel settore dello smaltimento dei rifiuti, erano il ricettacolo di tonnellate di sostanze pericolosissime che arrivavano da diverse parti della Puglia ma anche dalla Calabria e dall’Emilia Romagna, compattate e interrate senza alcun trattamento. Trecentomila, almeno, hanno calcolato i carabinieri del Noe di Lecce, le tonnellate di rifiuti finite illegalmente nel sottosuolo brindisino, in esecuzione di un disegno criminoso che aveva una duplice finalità: risparmiare e quindi guadagnare.


Per mesi i militari del Noe, guidati dal maggiore Nicola Candido, li hanno osservati mentre caricavano il materiale sui camion e lo portavano nelle due aree finite sotto sequestro, interrandolo in tutta fretta in zone inadeguate a riceverlo e senza alcun trattamento preventivo. Nella terra rossa di Brindisi sarebbe finito di tutto, ceneri pesanti e leggere derivanti dalla combustione di carbone o biomasse: 70.000 tonnellate, solo per dirne una, sarebbero arrivate direttamente da Cerano alla Euroscavi e 15.000 alla Fimab, circa 5.000 tonnellate sarebbero state conferite invece dalla Edipower a Francavilla. Allo stato non risulta che rappresentanti di Enel o Edipower siano indagati, dal momento che le indagini non hanno portato alla luce la consapevolezza di un illecito smaltimento dei rifiuti da parte delle società produttrici (a parte la Tampieri di Faenza e la Italgreen di Monopoli), ma l’esclusivo affidamento dell’attività di trasporto verso le discariche a ditte che risultano coinvolte nell’inchiesta.

Gli accertamenti hanno però consentito di verificare che il sistema di illeciti era piuttosto variegato e comprendeva anche il cosiddetto “giro di bolla”, ovvero l’emissione di formulari fantasma, che attestavano falsamente il conferimento di rifiuti a Euroscavi o Fimab da parte di aziende che, in realtà, avrebbero smaltito in altre zone a costi notevolmente ridotti. Dietro le azioni osservate per anni dai carabinieri, insomma, c’era un sistema complesso e molto vasto. Certificato anche da una serie di consulenze disposte dalla Procura, a seguito di analisi del sottosuolo e carotaggi, dalle quali è emersa la pericolosità dell’attività messa in atto. .....

Leggi l'articolo integrale



La verità è che le grandi lobby petrolifere e le multinazionali che vivono intorno alle grandi centrali vedono nelle rinnovabili un nemico da eliminare».

Tratto da Greenreport

Arrestati ambientalisti Usa davanti alla Casa Bianca, la lettera aperta alle associazioni italiane

                               Della grande      manifestazione "Forward on Climate Rally" degli ambientalisti statunitensi diamo notizia in un'altra pagina del giornale, ma tale iniziativa è stata preceduta dall'arresto di alcuni leader delle Ong ecologiste e dei diritti civili durante un atto di disubbidienza civile del quale abbiamo scritto
 Proteste che hanno anche un risvolto italiano: in una lettera aperta inviata pubblicata sul sito del quotidiano Europa, il candidato del Partito democratico alla Camera dei deputati, Michele Anzaldi, tira in ballo i vertici di Legambiente, Greenpeace, Amnesty International e  Wwf: 
«Il presidente Obama - scrive Anzaldi - ha avuto il merito di porre al centro del dibattito pubblico americano la green economy come occasione di uscita dalla crisi mondiale; 800 miliardi di dollari  la quota della manovra per la crescita, stanziata dall'amministrazione americana nel 2009 per favorire questo settore. 
 Più recentemente, proprio durante il discorso sull'Unione, il presidente rieletto ha ribadito la volontà di lavorare per combattere i cambiamenti climatici, per uno sviluppo industriale orientato all'efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni e per la completa affermazione dei diritti civili.
Il tono di quelle parole che abbiamo ascoltato con soddisfazione qualche giorno fa apparire oggi molto più bassa la notizia che numerosi attivisti sono stati arrestati perché protestavano davanti alla Casa Bianca contro il progetto Keystone, il mega oleodotto che deve trasportare petrolio non raffinato dal Canada fino al Golfo del Messico. E fa ancora più male sapere che tra gli arrestati ci sono stati anche Robert Kennedy junior e suo figlio, eredi diretti del leader democratico, assassinato nel 1968.
 Fa male pensare che il presidente delle battaglie per i diritti civili e per l'ambiente lasci arrestare dei pacifici manifestanti tra i quali il figlio e il nipote della vittima più illustre del sogno americano progressista, colpevoli di aver esposto le proprie idee e contestato un progetto energeticamente vecchio e ambientalmente insostenibile.  
Se oggi arrestano Bob Kennedy che lotta per l'ambiente, ci chiediamo cosa potrebbe avvenire ad un semplice militante di una qualunque associazione ambientalista.

Solo pochi giorni fa Barack Obama, parlava così: "Bisogna proteggere le generazioni future, io lo farò. Io intraprenderò azioni esecutive per ridurre l'inquinamento e per preparare le nostre comunità alle conseguenze del cambiamento climatico, e accelerare la transizione a più fonti sostenibili di energia". Abbiamo paura che di tutto questo si possa perdere traccia mentre aumentano le trivellazioni e peggiorano le condizioni del mare. Il rischio e' che l'America, anche con il progetto dell'oleodotto, si stia avvicinando sempre più all'indipendenza energetica, sfruttando fino in fondo tutte le fonti anche quelle più inquinanti, come carbone e petrolio.   

Ed è per questo che ci rivolgiamo con un appello a voi presidenti delle associazioni ambientaliste. Facciamoci  promotori per chiedere un solido impegno per il rispetto dei diritti civili, primo fra tutti il diritto a manifestare contro impianti che allontanano l'abbandono dell'era fossile e rendono più difficile la battaglia contro i gas climalteranti. 
 I cambiamenti sono possibili, a patto però che avvengano non solo in campagna elettorale».

Ha risposto subito Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace: «La lettera di Michele Anzaldi su Europa su quello che sta succedendo negli Usa è tempestiva e centrata. Greenpeace Usa partecipa al movimento contro il progetto Keystone assieme al vasto movimento ambientalista.  
L'opposizione ai grandi progetti distruttivi legati alle fonti fossili viene repressa in modo preoccupante in Canada come in Indonesia e, come vediamo, anche negli Usa.  
Questo mentre emergono i finanziamenti da parte dell'industria energetica agli "scettici'" sul clima. Condividiamo dunque l'obiettivo della lettera: protestare è un diritto che va tutelato.
 E il Presidente Obama, dopo tante belle parole, deve passare ai fatti e prendere le decisioni giuste per proteggere il clima».


Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, «La prima reazione sulla vicenda dell'arresto del figlio di Bobby Kennedy potrebbe suonare come una parafrasi cinematografica, e cioè che quando il gioco si fa duro è perché entrano in gioco gli interessi più duri. Non si capisce, in effetti, perché ci debba essere intervento della polizia con tanto di arresti di fronte a una manifestazione pacifica. E' un segnale di profonda contraddizione rispetto alle dichiarazioni fatte nel discorso inaugurale di Obama, ragion  per cui non possiamo che essere d'accordo con la lettera aperta di Anzaldi e allarmati.
 Un allarme che riguarda direttamente anche l'Italia e l'attuale campagna elettorale. Abbiamo visto all'opera un governo di tecnici che ha bloccato lo sviluppo sulle rinnovabili e rilanciato le trivellazioni nel Mediterraneo accanto alle coste italiane. E la Strategia energetica nazionale santifica questa schizofrenia, tanto più grave perché le riserve di petrolio presenti nel sottosuolo italiano si consumerebbero in un anno. 
La verità è che le grandi lobby petrolifere e le multinazionali che vivono intorno alle grandi centrali vedono nelle rinnovabili un nemico da eliminare». 


Considerazioni di Uniti per la salute

 Condividiamo  anche noi di "Uniti per la Salute " che  protestare è un diritto che va tutelato e che dopo tante belle parole,  i Governi devono  passare ai fatti e prendere le decisioni giuste per proteggere il clima. 

Prendiamo quindi  atto della  chiara   e corretta posizione  del  candidato del Partito democratico alla Camera dei deputati, Michele Anzaldi . Dice "Il rischio e' che l'America, anche con il progetto dell'oleodotto, si stia avvicinando sempre più all'indipendenza energetica, sfruttando fino in fondo tutte le fonti anche quelle più inquinanti, come carbone e petrolio. 

 Ma questa deriva verso le fonti fossili  non è un problema solo americano.
 Anzi .......in Italia siamo Maestri : il Governo dei tecnici ,come afferma il   presidente di Legambiente"ha bloccato lo sviluppo sulle rinnovabili e rilanciato le trivellazioni nel Mediterraneo accanto alle coste italiane." 

E  sul nostro territorio a Savona  il suo partito  il Pd " predica bene sulle energie rinnovabili e sull' energia green "ma  poi nei fatti  HA PROMOSSO L' ULTERIORE  POTENZIAMENTO A CARBONE DELLA CENTRALE TERMOELETTRICA E PROMUOVE QUINDI  NEI  FATTI    ENERGIE SPORCHE E CLIMALTERANTI PER IL NOSTRO FUTURO.

Forse sarebbe meglio, che prima di volgere gli occhi altrove, il prossimo governo e  tutti  i  partiti  politici italiani  ponessero una  particolare attenzione nel  tutelare la salute dei cittadini,nel  migliorare  il nostro ambiente  e nel fare scelte  energetiche (ma non solo!!!!)più lungimiranti che salvaguardino concretamente  il futuro delle prossime generazioni.

18 febbraio 2013

Il Fatto Quotidiano:Vado Ligure altri nove anni di carbone

 TRATTO DA "LIBRERIA UBIK"
VADO LIGURE,ALTRI NOVE ANNI DI CARBONE

LUNEDI' 18 IL FATTO QUOTIDIANO E' DEDICATO ALLA DEVASTANTE CENTRALE A CARBONE DI VADO LIGURE E A TUTTE LE ALTRE INDUSTRIE CHE IN ITALIA CAUSANO MORTE E DEVASTAZIONE.......



Tratto da Peacelink

Proteggere prima di curare

Troppi bambini si ammalano di tumore

Associazioni e genitori chiedono un impegno a eliminare i contaminanti ambientali, causa dell'incremento di tumori, e si rivolgono anche ai candidati al Parlamento
18 febbraio 2013 - Lidia Giannotti
Proteggere prima di curare
  
In occasione della giornata mondiale contro il cancro infantile e degli eventi del 15 e 16 febbraio, Onlus, associazioni di genitori e medici si sono incontrati, come ogni anno. Questa volta però è stata sottolineata l'urgenza di una svolta nel modo di affrontare il tema delle patologie tumorali infantili. 
Sul sito della Campagna nazionale per la difesa del latte materno, sostenuta da una rete di associazioni e di medici - di cui fa parte PeaceLink - viene lanciato un allarme per l'aumento dei tumori infantili collegati alla presenza e all'azione di contaminanti ambientali.

Come intervenire allora? Introducendo pratiche di BIOMONITORAGGIO a campione del latte materno e RATIFICANDO - come atteso dal 2004 - la CONVENZIONE DI STOCCOLMA, che fissa limiti e misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti (POPs – Persistent Organic Pollutants).
 Occorre naturalmente SOSTITUIRE l’incenerimento di rifiuti e biomasse con la riduzione, il recupero, il riciclo e la trasformazione a freddo dei materiali, e adottare STRUMENTI DI CONTROLLO efficaci, come il campionamento in continuo delle emissioni di diossina dagli impianti  e il monitoraggio a campione di matrici alimentari nei  territori circostanti......

Le associazioni pongono anche alcune domande e richiedono un impegno ai candidati nelle imminenti elezioni nazionali e regionali. Leggi l'articolo integrale


1)Ambiente, Clini libera tutti: il governo fa un regalo a chi inquina .2)Clini: bruciare i rifiuti nei cementifici. Alla faccia dell’ambiente....

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ambiente, Clini libera tutti: il governo fa un regalo a chi inquina

Blitz sull'autorizzazione ambientale alle medie imprese fino a 250 dipendenti: 15 anni senza controlli né sanzioni. La denuncia di Angelo Bonelli di Rivoluzione Civile: "E' un dono elettorale per un sistema produttivo che lo stava aspettando con ansia"

Ambiente, Clini libera tutti: il governo fa un regalo a chi inquina

Un vero servitore dello Stato non dorme mai, nemmeno mentre tutti gli altri sono distratti dalla campagna elettorale, da Sanremo o dal gran rifiuto di Joseph Ratzinger. 
E infatti il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha portato e fatto approvare venerdì in Consiglio dei ministri il decreto che istituisce la nuova Autorizzazione unica ambientale (Aua) per le Piccole e medie imprese, che ingloba una serie di adempimenti burocratici in vigore fino ad oggi. Bene, si dirà, semplificare è giusto. Vero in generale, ma il diavolo – al solito – si nasconde nei dettagli e la linea che separa uno snellimento burocratico dalla deregulation è sottilissima: “Più che una semplificazione – denuncia Angelo Bonelli, leader dei Verdi e candidato di Rivoluzione Civile – è un tana libera tutti per chi inquina, un regalo elettorale per un sistema produttivo che lo stava aspettando con ansia: l’interesse dell’impresa a risparmiare tempo e denaro è prevalente rispetto alla tutela dell’ambiente e della salute”. 
Questo non è affatto un provvedimento di nicchia: piccole e medie sono quelle imprese che hanno meno di 250 dipendenti e una cinquantina di milioni di fatturato annuo, a spanne l’80% di chi produce in Italia.
Ora vediamo nel dettaglio quali sono gli aspetti più preoccupanti di questa norma. 
 Intanto, all’articolo 3, la lunghezza straordinaria di questa nuova autorizzazione: si passa dai cinque anni attuali a ben 15. Curiosamente lo stesso governo ammette che tanto il Consiglio di Stato quanto le commissioni parlamentari gli avevano fatto presente che quel lasso di tempo è un po’ troppo lungo: purtroppo “non è stato possibile accogliere tale suggerimento in quanto alla predetta riduzione conseguirebbe un aumento degli oneri a carico delle imprese” e questo contrasta con la lettera del decreto. Semplificazioni di febbraio, che è la fonte primaria di questo regolamento.
In questi 15 anni, potrebbe pensare qualcuno, ci saranno però allora frequenti controlli e un rilevante apparato di sanzioni per chi non rispetta le regole. Macché: all’articolo 9 si prescrive che ci sarà solo un monitoraggio annuale sull’attuazione della nuova Aua (vale a dire sul fatto se la semplificazione funziona). Controlli e sanzioni? Non ci sono. Anche stavolta il governo ammette nella sua relazione che entrambi gli erano stati richiesti dalle Regioni, ma – purtroppo anche stavolta – non si può perché ci si è dimenticati di inserirli nel dl Semplificazioni e quindi il regolamento non li può creare dal nulla. E così potranno lavorare per 15 anni praticamente senza controlli robette come inceneritori, discariche, fonderie, raffinerie e impianti pericolosi d’ogni genere. Lo si evince anche dalle correzioni all’articolato originale che Il Fatto Quotidiano ha potuto visionare: la prima formulazione escludeva infatti dal rinnovo semplificato “scarichi di sostanze pericolose”, “emissione di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate” e via dicendo, previsione poi cancellata con un bel tratto nero in orizzontale.
Non bastasse, grazie alla soppressione di un comma del Codice Ambientale, la nuova Autorizzazione unica potrà essere per così dire parcellizzata, ovvero concessa senza “considerare l’insieme degli impianti e delle attività” presenti nello stabilimento che la richiede. Non manca nemmeno qualche elemento pazzoide: le regioni potranno infatti “definire ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche sostanziali” e altri cambiamenti minori, finendo in sostanza per complicare la giungla normativa e costringendo imprese che lavorano su più territori a seguire regole diverse per ottenere lo stesso via libera.........

Da Il Fatto Quotidiano del 17 febbraio 2013

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Tratto da Il Fatto Quotidiano

 La proposta di Clini: bruciare i rifiuti nei cementifici. Alla faccia dell’ambiente

 Ma le associazioni ambientaliste fanno le barricate perché il rischio per il territorio è altissimo

Corrado Clini
Bruciare rifiuti solidi urbani per alimentare i forni di cottura del clinker, cioè la componente principale del cemento. Questa la proposta avanzata ormai quasi un anno fa dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ma sottoposta alle commissioni di Camera e Senato soltanto nell’ultimissima fase della legislatura. Con più precisione: sostituire parzialmente i combustibili fossili, di solito utilizzati nei cementifici, con il cosiddetto combustibile solido secondario (CSS), ricavato dalla frazione secca dei rifiuti con l’aggiunta di altre componenti.......
Lo schema di decreto “concernente regolamento recante disciplina dell’utilizzo di CSS in cementifici ha suscitato però le proteste di alcune associazioni ambientaliste, secondo cui il provvedimento di Clini rischierebbe di trasformare, “se non di fatto, poco ci manca”, i cementifici in inceneritori.  ......E allora meglio far bruciare rifiuti ai cementifici. Bruciare rifiuti non è mai meglio”, ricorda Agostino Di Ciaula, dell’Isde (associazione dei medici per l’ambiente). E nonostante l’utilizzo del CSS da parte dei cementifici comporti una riduzione di alcune emissioni di gas serra, gli svantaggi per l’ambiente sarebbero comunque enormi. Un cementificio, “impianto altamente inquinante con e senza l’uso dei rifiuti come combustibile – precisa Di Ciaula –, produce almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore classico”. Inoltre i limiti di emissioni di inquinanti per questi impianti sono maggiori rispetto a quelli degli inceneritori. Identici per ciò che riguarda i microinquinanti, come la diossina. Ma il decreto Clini “semplificherebbe l’iter per la combustione dei rifiuti nei cementifici”, prosegue Di Ciaula. E visto che “la quantità di diossine è proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati”, i microinquinanti emessi dai cementifici potrebbero essere “maggiori rispetto a quelli degli inceneritori”. In più “bruciando copertoni – avvertiva alcuni anni fa l’ex ministro della Salute Fazioil rischio diossina aumenta”......
Dopo il via libera della commissione ambiente del Senato, lo scorso 11 febbraio l’omonima commissione della Camera, valutata anche la “rilevanza delle conseguenze”, ha espresso parere contrario alla proposta di Clini. “Il provvedimento – sostiene l’onorevole Zamparutti, uno dei membri della commissione – provocherebbe gravi danni in termini ambientali”. La decisione dunque spetterà al nuovo Parlamento.