29 agosto 2009

2009/08/29 Dottor Paolo Franceschi "Ampliamento centrale di Vado Ligure e ....Studio Epidemiologico"

Savona 29.8.09
Riceviamo dal " Dottor Paolo Franceschi
Referente scientifico della commissione Salute e Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona."

"Ampliamento centrale di Vado Ligure "

Date le notizie che si leggono in questi giorni sui giornali, (cfr. La Stampa di venersì 28 agosto),
“prima di dar inizio ai lavori Tirreno Power dovrà produrre uno studio epidemiologico dell’ ambito territoriale per evidenziare la presenza o meno di patologie correlate agli inquinanti emessi dalla centrale”
è opportuno fare alcune precisazioni.
Che le centrali a carbone siano causa di patologie correlate agli inquinanti emessi è ormai un dato di fatto, appurato scientificamente da un’ ampia serie di studi condotti su ampia scala e pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche del mondo.

Non si capisce perché il caso di Vado debba sfuggire a questo dato di fatto. La richiesta suona un po’ come se si volessero nuove prove scientifiche per confermare che la formula chimica dell’ acqua è H2O: qualunque persona seria si rifiuterebbe di prendere in considerazione una simile richiesta.
Contestiamo pertanto che sia necessario un nuovo studio epidemiologico per stabilire la pericolosità derivante per la salute da parte della centrale a carbone, che riteniamo un dato acquisito. Ne deriva che riteniamo vi siano già sufficienti elementi per escludere l’ ampliamento della centrale e per richiedere la chiusura dei gruppi a carbone attualmente funzionante, onde arrestare un danno all’ ambiente e alla salute che si sta perpetrando da 40 anni.

Concordiamo invece sull’ utilità di uno studio epidemiologico purchè corretto, allo scopo di verificare la portata dei danni alla salute indotti dalla centrale a carbone.

Ma su questo aspetto bisogna fare molta attenzione, perché non tutti gli studi epidemiologici sono adatti a questo scopo. In particolare non sono adatti studi come quelli di mortalità generale e per causa condotti dall’ IST di Genova da un equipe di biologi e sociologi, non comprendente nemmeno un medico, nei periodi ’88 -’98 e ’99 – 2004 in provincia di Savona, in quanto studi di epidemiologia osservazionale. Questo genere di studi non può fornire dati adeguati, perché viziato da quello che gli epidemiologi chiamano sinergismo anti-evidenza.
In particolare negli studi menzionati dell’ IST :
a. si ritiene che i soggetti siano tutti egualmente esposti e non si considerano le differenze qualitative e quantitative dell’esposizione a cui può derivare un corrispondente effetto qualitativo e quantitativo di patologie nella popolazione
si analizzano solo dati di mortalità invece che incidenza, ricoveri, sintomi reversibili, biomarkers di effetto, abortività

si enfatizza l’assenza di significatività statistica pur in presenza di rischi superiori all’atteso,
La rassicurazione non è basata su prove e non si considerano il principio di Precauzione e di Prevenzione.
Studi di questo tipo spesso vengono utilizzati quando, per qualche conflitto di interessi, si voglia minimizzare l’ impatto di un certo tipo di rischio.
Al contrario uno studio epidemiologico serio dovrebbe integrare una serie di dati che almeno comprenda:
Un registro delle emissioni
La misurazione delle immissioni sul territorio in modo da poter individuare aree con diversi livelli di inquinamento (bassa, media, alta esposizione).
Attribuzione del rischio verificando cioè il rischio attribuibile a diversi livelli di esposizione.
Non è pertanto accettabile la predisposizione di alcun tipo di studio epidemiologico senza il preventivo coinvolgimento dell’ Ordine dei Medici di Savona, quale garante nei confronti della cittadinanza della corretta scelta di metodologie e modalità.

Dottor Paolo Franceschi
Referente scientifico della commissione Salute e Ambiente dell’ Ordine dei Medici di Savona.

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Tratto da Ivg
Centrale di Vado:
Ordine del giorno in Provincia dell’Idv

Provincia. Ordine del giorno del consigliere provinciale dell’Italia dei Valori Marco Caviglione in merito all’ampliamento della Centrale di Vado Ligure secondo quanto stabilito dal decreto ministeriale. Il consigliere dell’Idv chiede alla giunta di Palazzo Nervi e al presidente Angelo Vaccarezza di assumere una posizione di contrarietà rispetto al progetto di potenziamento presentato da Tirreno Power.
Inoltre impegna l’amministrazione provinciale ad attiviare i ricorsi necessari a bloccare l’iter di ampliamento.

27 agosto 2009

2009/08/26DECRETO CARBONE: PUBBLICATO!.. l'Europa riduce le emissioni di CO2 rispettando il protocollo di Kyoto. Solo Italia, Spagna e Danimarca no.

Tratto da "Uomini Liberi "

Nella GAZZETTA UFFICIALE n.195 del 24 agosto 2009 e' stato pubblicata la pronuncia di compatibilita' ambientale del progetto TIRRENOPOWER volto a realizzare una nuova unità da 460 MW alimentata a carbone da realizzarsi a Vado e Quiliano...leggi...

quindi,ancora una volta,i lobbisti avrebbero avuto partita vinta e ampio mandato per peggiorare il livello di avvelenamento di tutto il comprensorio?

Non e' detto. Spetta ora ai comitati, agli enti locali, agli ordini professionali, segnatamente a quello dei "medici per l'ambiente" dimostrare che i cittadini meritano rispetto.

I ricorsi al TAR devono essere presentati entro il 22 ottobre 2009. Quelli al CAPO DELLO STATO, entro 120 giorni dalla data della gazzetta ufficiale

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Tratto da Unon0tizie
CIVITAVECCHIA (ROMA) / 27-08-2009
PRODUZIONE DI CO2
l'Europa riduce le emissioni di CO2 rispettando il protocollo di Kyoto. Solo Italia, Spagna e Danimarca fuorilegge


CIVITAVECCHIA - ROMA (UnoNotizie.it)

Secondo una relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente pubblicata oggi, l’80% delle emissioni di gas a effetto serra in Europa proviene ancora dal settore energetico. Questo settore continua infatti ad avere un impatto significativo sull’ambiente, nonostante il fatto che una più efficiente produzione di energia elettrica e calore, unitamente ad un maggiore ricorso alle fonti di energia rinnovabile ed alla sostituzione di carbone e petrolio con il gas naturale stiano gradualmente contribuendo a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici in Europa (http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/necessaria-un2019inversione-di-tendenza-nel-sistema-energetico).
L'obiettivo generale di Kyoto per l'UE a 15, ossia ridurre le emissioni dell'8%, corrisponde a obiettivi differenziati per ciascuno Stato membro. Nel 2006 quattro Stati membri dell'UE a 15 (Francia, Grecia, Svezia e Regno Unito) avevano già raggiunto un livello inferiore al loro obiettivo di Kyoto.
Altri otto Stati membri dell’UE a 15 (Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo) prevedono di conseguire i loro obiettivi,
ma le previsioni di TRE STATI MEMBRI (DANIMARCA, ITALIA E SPAGNA) INDICANO CHE NON REALIZZERANNO I LORO OBIETTIVI DI RIDUZIONE

“Nel sistema energetico è necessaria una radicale inversione di tendenza” ha affermato oggi la professoressa Jacqueline McGlade, direttrice esecutiva dell’AEA, in occasione della presentazione della relazione al Parlamento europeo a Strasburgo.
Il passaggio a una società caratterizzata da basse emissioni di carbonio “non sta avvenendo abbastanza rapidamente per garantire un futuro al nostro ambiente” ha ribadito.

“Il consumo di combustibili fossili come fonti di energia è la causa principale dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo”, ha riferito in giornata la professoressa McGlade alla riunione parlamentare congiunta su energia e sviluppo sostenibile. L’impegno assunto dall’Europa verso un’economia “post carbonio” e un’energia rinnovabile sostenibile è indispensabile per garantire la sicurezza energetica e affrontare positivamente il problema dei cambiamenti climatici” ha aggiunto.


Dr Giovanni Ghirga
portavoce Coordinamento Nazionale Comitati Medici Ambiente e Salute (Lazio)

- Uno Notizie Civitavecchia -
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Tratto da Uomini liberi
CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO.
Del Dottor Paolo Franceschi
Attualmente la centrale di Vado è costituita da

1) due gruppi a carbone che utilizzano metodiche obsolete per la salvaguardia ambientale, per un totale di potenza installata di 660 MW.
2) 1 gruppo a gas naturale da 780 MW, entrato in funzione nel 2007 in condizioni tecnologiche già obsolete per quanto riguarda i sistemi di denitrificazione (abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto), con emissioni circa doppie rispetto a quelle di centrali di analoghe dimensioni statunitensi).
Nel 2007 Tirreno Power presenta un progetto che prevede l’ ampliamento della centrale con altri 460 MW a carbone, utilizzando una tecnologia abbastanza moderna (a polverino di carbone), e propone di ammodernare i due gruppi attuali per ridurne l’ impatto ambientale.

Secondo Tirreno Power ...CONTINUA ... Dottor Paolo Franceschi,Pneumologo

2009/08/28"Inquinamento e clima L'Africa a Copenaghen chiederà indennizzi"/GREENPEACE, 100 GIORNI PER SALVARE IL CLIMA "

Tratto da Ecoblog.it
Inquinamento e clima: L'Africa a Copenaghen chiederà 3 miliardi di miliardi di dollari di indennizzi ai paesi ricchi


Africa: richiesti indennizzi sul clima per miliardi di miliardi di dollari

Ecco, si è svegliata l’Africa e ora chiede il conto con gli interessi: un indennizzo da 3 miliardi di miliardi di dollari da richiedere a tutti i paesi più ricchi. In sostanza l’Africa si sente parte lesa a causa delle copiose e continue immissioni di gas serra da parte dei paesi industrializzati, le cui conseguenze rappresentate dai cambiamenti climatici, colpiscono prevalentemente il continente nero con avanzamento della desertificazione, erosione delle coste, cambiamentro delle stagioni delle piogge e siccità.

La storica decisione sarà presa da tutti i rapprentanti dei Governi africani, finalmente riuniti per lo stesso obiettivo, sabato prossimo in Libia al vertice che si terrà domenica 30 agosto e a cui hanno fatto sapere non prenderanno parte né il Presidente Sarkozy né il Premier Putin mentre sarà presente il Premier Berlusconi. La delegazione africana, poi, presenterà la richiesta formale al vertice sul clima di Copenaghen che si terrà il prossimo dicembre.

Il diplomatico sudanese in questione si chiama Lumumba Di-Aping e è rappresentante aggiunto del Sudan presso le Nazioni Unite e ha calcolato che le compensazioni potrebbero corrispondere al 5% del PIL mondiale, pari a circa 3 miliardi di miliardi di dollari.

Continua a leggere: Inquinamento e clima: L'Africa a Copenaghen chiederà 3 miliardi di miliardi di dollari di indennizzi ai paesi ricchi
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___COPENHAGEN / 28-08-2009
GREENPEACE, 100 GIORNI PER SALVARE IL CLIMA
A dicembre la Conferenza sul clima a Copenhagen


ROMA (UnoNotizie.it)

Inizia la parte più delicata del conto alla rovescia: tra cento giorni si terrà la Conferenza sul clima di Copenhagen (7-18 dicembre).
Come ben sapete si tratta di una occasione imperdibile – forse l’ultima – per prendere decisioni che aiutino a combattere i cambiamenti climatici, e a evitare almeno le peggiori conseguenze del riscaldamento globale.

Sono molti, troppi i segnali di stress del pianeta, come noi stessi non ci stanchiamo di documentare. In questo momento, mentre scrivo, una spedizione dell’Arctic Sunrise – una delle navi di Greenpeace – continua a esplorare il Mare Artico e la Groenlandia, per raccogliere ulteriori prove dello scioglimento delle masse glaciali artiche, e testimoniare l’impatto del riscaldamento del pianeta sulle popolazioni locali e su animali come l’orso bianco. Sul Monte Rosa, presso il ghiacciaio del Gorner, intanto, è stato creato un campo di protezione del clima, con lo scopo di mostrare la pericolosità dei cambiamenti climatici e la necessità di un’azione urgente. Gli attivisti di Greenpeace hanno aperto il più grande banner nella storia dell’Associazione: 5200 metri quadrati, quasi come un campo da calcio!!

Dati scientifici, foto e video dimostrano la gravità e l’urgenza della situazione collegata direttamente all’innalzamento della temperatura media globale. A tutto questo, però, i nostri politici non riescono a dare risposta adeguata.
L’accordo raggiunto al G8 dell’Aquila, infatti, riconosce l’obiettivo indicato dagli scienziati di contenere l’aumento delle temperature entro i 2 gradi (finora la crescita è di 0,7 gradi), ma non prevede alcun impegno concreto a ridurre le emissioni nel medio periodo (noi chiediamo il 40% entro il 2020). Inoltre, non specifica gli investimenti destinati ai Paesi in via di sviluppo per le fonti rinnovabili, per fermare la distruzione delle ultime foreste tropicali, e adattarsi agli inevitabili impatti dei cambiamenti climatici.

Ma state certi che Greenpeace non demorde. Le grandi azioni dei giorni del G8 – con cinque centrali italiane occupate in contemporanea, e altro – sono solo l’inizio. Da qui a Copenhagen, assisterete a una mobilitazione sempre maggiore, in Italia e nel resto del mondo. E già nelle prossime ore diverse attività si svolgeranno in giro per il pianeta [controllate gli aggiornamenti sul sito o alla pagina: www.greenpeace.org/italy/copenhagen]

Abbiamo ancora cento giorni. Continuate a seguirci in questa mobilitazione globale, per dare sostanza a quanto annunciato al G8: senza precisi impegni, l’obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura media al di sotto dei 2 gradi sarà come scritto nella sabbia, e quindi impossibile da raggiungere.

Quasi mezzo milione di persone in tutto il mondo ha già firmato le petizioni che invitano a non sprecare l’occasione e a siglare un accordo post-Protocollo di Kyoto all’altezza della sfida. Se non lo hai già fatto aderisci alla nostra cyberazione: scrivi a Silvio Berlusconi e chiedigli di prendere finalmente sul serio la minaccia del riscaldamento globale, insieme ai maggiori leader mondiali. Silvio, vai a Copenhagen!

Ho già firmato, che cos'altro posso fare?
Diventa fan della nostra pagina di Facebook, seguici su Twitter e condividi il messaggio sul tuo spazio web e sui social network: mandiamo tutti insieme Silvio a Copenhagen! E soprattutto: invita i tuoi amici a diventare cyberattivisti.

Francesco Tedesco
Responsabile campagna Energia e Clima

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Tratto daUnonotizie
TARQUINIA (VITERBO) / 28-08-2009"

Fai la Tua Parte"A Tarquinia grande lotteria popolare per finanziare monitoraggio

Le cooperative agricole, le associazioni dei produttori ed il Consorzio di Bonifica si sono autotassate per finanziare il controllo dell'inquinamento dell'aria, dell'acqua e dei terreni provocato dall'Enel con l'entrata in funzione del carbone.

Hanno fatto giustamente questa scelta perché l'accordo tra Enel e Comune prevedeva che le analisi dei dati rilevati dal Comune dovevano essere effettuati presso una società indicata dall'Enel stessa: evidente la mancanza di affidabilità.

I controlli autonomi avranno un costo prevedibile che non potrà essere coperto completamente dalle strutture economiche del mondo agricolo.

Per questa ragione è stata lanciata a Tarquinia, nel cuore della Maremma Etrusca, una grande lotteria popolare con alcuni premi che saranno estratti pubblicamente.

Il ricavato andrà ad aggiungersi alle somme già stanziate dalle cooperative agricole.

La scelta del Comitato dei Cittadini Liberi va sostenuta perché il problema dell'inquinamento del nostro territorio riguarda l'insieme della città e la salute della popolazione, la cui tutela viene prima di tutto.

Il nostro giornale la sosterrà. Unico assente del mondo agricolo, l'Università Agraria di Tarquinia.

La grande lotteria popolare, per pagare la campagna di monitoraggio autonomo, è stata denominata " Fai la tua parte " e sarà presentata questa sera, alle ore 21.30, presso la sala conferenze della Cooperativa Agricola Pantano a Tarquinia, in provincia di Viterbo.

www.tarquiniacitta.it

26 agosto 2009

2009/08/27 "Benedetto XVI, un messaggio per l'ambiente: "Rispettiamo la natura"

Tratto da Agenzia Dire- Ambiente

Benedetto XVI, un messaggio per l'ambiente: "Rispettiamo la natura"

ROMA - "Degrado ambientale e calamità naturali ci richiamano all'urgenza del rispetto dovuto alla natura, valorizzando un corretto rapporto con l'ambiente":in tal senso
"indispensabile convertire l'attuale modello di sviluppo globale verso una maggiore assunzione di responsabilità".
Lo ha detto Benedetto XVI durante l'udienza generale tenuta a Castel Gandolfo.
Per il pontefice clima e ambiente fanno parte dello "sviluppo integrale dell'uomo", un uomo che deve sempre tener conto del "creato", e cioè la natura. "Se viene meno il rapporto della creatura umana con il Creatore- ha ammonito papa Ratzinger- la materia è ridotta a possesso egoistico". Nel suo modello di sviluppo l'uomo è quindi chiamato a "rimodellare attivamente il creato, senza però considerarsene padrone assoluto".
Non solo: l'uomo, ha aggiunto Benedetto XVI, deve trovare "un governo responsabile per custodirlo, metterlo a profitto e coltivarlo, trovando le risorse necessarie per una esistenza dignitosa di tutti".
Parole, queste, che assumono una certa rilevanza se si considera che a dicembre i capi di stato e di governo di tutto il mondo saranno chiamati a rinegoziare il protocollo di Kyoto nella conferenza Onu sul clima di Copenahagen.
Un richiamo, quello del pontefice, e soprattutto un messaggio. Un messaggio che Fare Ambiente definisce "fondamentale". Benedetto XVI, sostiene Piergiorgio Benvenuti, responsabili delle Relazioni istituzionali di Fare Ambiente, "ha voluto sottolineare l’importanza del rispetto per l’ambiente, rivolgendosi alla comunita' internazionale ed alla collettività per una maggiore presa di coscienza”Il futuro del pianeta, aggiunge Benvenuti, "riteniamo non possa prescindere da nuove tecnologie, ma le medesime debbono rispettare l’equilibrio ambientale, e quindi anche la scelta delle fonti energetiche non può prescindere dal rispetto della natura".Oggi, lamenta l'ambientalista, "troppe sono le fonti di inquinamento e di degrado ambientale, come ha evidenziato il papa". E queste, sono "tutte tematiche che rappresentano il nostro impegno quotidiano”. Adesso, conclude Benvenuti,
"si auspica che le parole del Sommo Pontefice siano accolte nelle coscienze di tutti”.



26 agosto 2009

25 agosto 2009

2009/08/26"Lettera d'agosto di Patrizia Gentilini "

Lettera d'agosto
Patrizia Gentilini
Riceviamo e (volentieri) pubblichiamo

Forlì agosto 2009.
Gentile Direttore,
la recente scomparsa di giovani e giovanissimi per cancro nel nostro territorio ha riempito le cronache nelle ultime settimane: passata l’emozione del momento e lasciando perdere gli interrogativi che i singoli casi suscitano e su cui anche la Magistratura indaga, vorrei tornare a riflettere su questo tema così scottante. Riconosco che, specie in agosto, sarebbe più normale pensare alle ferie e cercare svago e distrazione, ma ci sono purtroppo problemi dai quali non ci si può distrarre, se non altro perché nessuno può ritenersene immune.
Secondo gli ultimi dati dei Registri Tumori, in Italia un uomo su due e una donna su due è destinato a vedersi diagnosticare un cancro nel corso della vita!
Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella, la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti. Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%, e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi, sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino. I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.
Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc. Cosa sta succedendo?

Non sarà che ciò che alcuni medici, spesso definiti "allarmisti", sostengono da anni è tragicamente vero? Vi invito a fare un semplice ragionamento: cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria.
Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato, pesticidi, che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 (che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!
Da dati ufficiali emerge, che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria e acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton.
L’ inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone.
Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro. Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni?
Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede, di assolverle?
Da tempo è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti ed agire per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici promuovendo la Prevenzione Primaria.

Non è necessario, per fare questo, conoscere i minimi dettagli del processo della cancerogenesi o il ruolo che ogni singolo agente riveste: la letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si modifichi a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo aprendo la strada all’insorgere di neoplasie e non solo.
Il fallimento dell’approccio “riduzionista”, il vecchio paradigma secondo cui si analizza un agente per volta, senza tenere conto delle innumerevoli variabili biologiche e che non permette mai o quasi di giungere a conclusioni esaustive, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita: l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione.

Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati. In Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi. Si tratta di una strada difficile, che va contro enormi interessi economici e non solo. M. Plank (premio Nobel per la Fisica) ci ricorda che “ i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”.
Ma ricordiamo anche le parole di Samuel Epstein, un grande medico americano:”quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”.
Se trasferiamo queste parole all’infanzia e alle giovani generazioni, l’obbligo di abbandonare i vecchi paradigmi e di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante e credo convenga a tutti noi riflettere, anche ai primi d’agosto e sotto l’ombrellone, sulla necessità di fare cambiare idea a chi di dovere, prima che sia davvero troppo tardi per tutti!

Dr.ssa Patrizia Gentilini, Oncoematologo
Associazione Medici per l’ Ambiente ISDE Italia

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Tratto da "Epicentro "
Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute
Salute e ambiente
L’esposizione dei bambini alle polveri sottili in Europa
I bambini molto piccoli, e probabilmente anche i feti, sono molto sensibili all’inquinamento atmosferico. L’evidence attuale è sufficiente per attribuire una relazione causale tra inquinamento atmosferico dovuto alle polveri sottili e decessi per disturbi respiratori nel periodo post-neonatale.
Le prove sono anche sufficienti per attribuire un nesso tra inquinanti atmosferici ed effetti negativi sullo sviluppo funzionale dei polmoni.Sia i danni reversibili alle funzioni polmonari, sia la riduzione cronica dei tassi di crescita dei polmoni sono associabili all’esposizione al particolato atmosferico (PM).
Le prove disponibili mostrano anche un legame tra esposizione alle polveri sottili, complicanze dell’asma e aumento della prevalenza e dell’incidenza di tossi e bronchiti.


Alla luce dell’evidence accumulata, nel 2005 l’Oms ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell’aria per il particolato atmosferico. Per il PM2,5 i valori sono 10 μg/m3 (media annuale) e 25 μg/m3 (media sulle 24 ore); per il PM10 i valori corrispondenti sono stati fissati a 20 μg/m3 e 50 μg/m3. A causa dell’insufficienza dei dati sui bambini, le linee guida Oms sono basate sui dati che provengono da studi sugli adulti ma, una riduzione dell’esposizione ai livelli indicati, ridurrebbe il rischio di effetti sanitari sia per gli uni che per gli altri.

È questo il quadro generale in cui si inserisce il documento Exposure of children to air pollution (particulate matter) in outdoor air, pubblicato il 20 ottobre 2008 dallo European Environment and Health Information System (Enhis). La valutazione copre il periodo che va dal 2002 al 2006 (i dati relativi ad anni precedenti sono disponibili per un numero molto limitato di Paesi) e riguarda gli effetti del particolato atmosferico sulla salute e, in particolare, su quella dei bambini.

Messaggi chiave e valutazioni

I dati che emergono dall’ sono diversi:

* la media dei livelli di esposizione al PM10 varia nei diversi Paesi dai 16 μg/m3 della Finlandia e dell’Irlanda ai 50-52 μg/m3 della Bulgaria e della Romania
* i livelli medi dell’indicatore non sono cambiati sostanzialmente negli ultimi anni nella maggior parte della Regione europea dell’Oms: nel 2006 i livelli di PM10 erano maggiori di almeno 5 μg/m3 in quattro Paesi (Austria, Ungheria, Norvegia e Polonia) e più bassi di almeno 5 μg/m3 in altri quattro Paesi (Bulgaria, Grecia, Serbia e Slovenia)
* nelle città europee dove si effettua un monitoraggio del PM10, la maggior parte delle persone (il 90%, compresi i bambini) sono esposte a livelli più alti di quelli indicati dalle linee guida Oms (20 μg/m3) con molti rischi per la salute dei bambini. Per il 13% delle persone, il valore limite di 40 μg/m3 deciso dall’Unione europea viene superato
* i dati per il PM10 che derivano da un regolare monitoraggio sono disponibili per 566 città di 27 Paesi e i dati coprono il 22% della popolazione urbana della Regione europea Oms.

Molti studi epidemiologici, condotti in Europa e in altre parti del mondo, mostrano legami tra diversi indicatori della salute infantile e le concentrazioni esterne di PM10 registrate recentemente in molte città europee.


Un’analisi dell’Oms (basata su dati relativi agli ultimi anni Novanta) indica che, in tutta la Regione circa 700 decessi all’anno dovuti a infezioni respiratorie acute, in bambini di età compresa tra 0 e 4 anni, possono essere attribuite proprio all’esposizione a PM10. La valutazione dell’impatto del particolato atmosferico sulla morbilità è più difficile e meno preciso ma un’analisi preliminare indica che una riduzione dell’esposizione a PM10 a 20 μg/m3 potrebbe essere associata a una diminuzione del 7% dell’incidenza di tosse e lievi sintomi respiratori e del 2% dei ricoveri ospedalieri per problemi respiratori in bambini di età inferiore ai 15 anni.

Le stime degli effetti sulla salute dell’esposizione a PM10 negli adulti sono dominate dal crescente rischio di mortalità dovuta all’esposizione a lungo termine al PM2,5. In Europa, l’attuale esposizione a PM di origine antropogenica porta a una perdita di circa 8,6 mesi nell’aspettativa di vita.


L’attuale legislazione relativa all’emissione di inquinanti dovrebbe servire per ridurre l’impatto di circa un terzo. Ulteriori riduzioni (fino a circa il 50%) potrebbero essere raggiunte implementando tutte le possibili misure di riduzione.
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Tratto da "La Voce dell'Emergenza"
Vivere senza rifiuti è possibile

Una coppia americana ha deciso di mettere in pratica il concetto. Il problema dei rifiuti si risolve evitando di produrre rifiuti: Amy e Adam Korst da un mese vivono senza mandare praticamente nulla in discarica, e continueranno così per un anno intero. Una scelta radicale quasi come quella del no impact man. I Kost spiegano nel loro sito internet come si fa a non lasciare dietro di sè una scia di spazzatura. In questi giorni la Cnn e il Guardian hanno parlato della loro esperienza: nulla di così difficile, pare. Basta organizzarsi: ed ecco come. I Kost comprano cibi industriali soltanto se sono in confezioni riciclabili: soprattutto, acquistano prodotto sfusi nei negozi piuttosto che quelli già impacchettati nei supermercati. Rifiutano i sacchetti di plastica e si portano da casa la borsa della spesa. Si sono soprattutto organizzati per ridurre al minimo gli involucri, e dunque gli acquisti: coltivano verdure; preparano in casa i detersivi, il formaggio, il pane e il mix di cereali per la colazione.
In cortile trasformano i rifiuti organici in compost. Bruciano - nel pieno rispetto della legge, dicono - rifiuti organici secchi e privi di residui chimici, tipo la cacca del cane.
Hanno abolito le pile usa e getta, ed usano solo quelle ricaricabili. Niente salviette di carta, ma solo di cotone. No impact man aveva abolito anche la carta igienica: loro la usano, ma ne scelgono un tipo prodotto con carta riciclata,
Con i gatti hanno invece qualche problema. Uno dei due mici di casa rifiuta ad oltranza di usare la lettiera biodegradabile. Davanti all’ostinazione della bestiola pare che i due abbiano dovuto capitolare. Così come non riescono a non buttare via oggetti irrecuperabili di uso comune tipo le penne che non scrivono più. Ma tuttosommato poca roba.

Il sito internet dei Kost: vivere senza produrre rifiuti, ecco come si fa

Dal Guardian la coppia americana che si è organizzata per non produrre rifiuti

Video: dalla Cnn intervista ai Kost che vivono senza produrre rifiuti

2009/08/26"GREENPEACE, SUL MONTE ROSA / messaggio: i governi difendano il clima del pianeta".../"NAPOLITANO: "L'Italia è inscindibile"

Tratto da -(UnoNotizie.it)
ZERMATT (SVIZZERA) / 26-08-2009

MONTE ROSA - Quaranta attivisti di Greenpeace hanno posizionato oggi il più grande “messaggio” di tutti i tempi sul ghiacciaio di Gorner, sul lato svizzero del Monte Rosa: un banner di 5200 metri quadri, con la scritta «OUR CLIMATE – YOUR DECISION!»
(“Il nostro clima – La vostra scelta!”) Lo striscione (130 x 40 metri) è indirizzato a tutti i capi di governo, affinché si prendano le proprie responsabilità in materia di protezione del clima del Pianeta. A poco più di cento giorni dalla Conferenza sul clima di Copenhagen, infatti, il momento di prendere decisioni importanti sul proseguimento del Protocollo di Kyoto si avvicina..


Le conoscenze scientifiche più recenti mostrano che il riscaldamento globale è ben più rapido e drammatico di quanto previsto. In quanto paesi alpini, l’Italia e la Svizzera sono toccati in modo particolare dal fenomeno, con gran parte dei ghiacciai in ritirata. Le conseguenze sul clima – come indicato dagli scienziati membri dell’Ipcc (il panel dell’Onu che studia i cambiamenti climatici) – sono potenzialmente devastanti. Per questo è fondamentale mantenere l’aumento delle temperature terrestri al di sotto di 2 gradi centigradi (finora la crescita è stata di 0.7 gradi). I leader mondiali, in occasione dell’ultimo G8, hanno accettato l’obiettivo 2 gradi, ma non hanno indicato il modo in cui verrà raggiunto. L’azione sul Monte Rosa è un memo in questa direzione, in vista della Conferenza sul clima di Copenhagen, il prossimo dicembre.

I paesi maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici – tra i quali l’Italia – devono dare l’esempio. Greenpeace indirizza due richieste principali al governo italiano e alle altre nazioni industrializzate:
- ridurre le proprie emissioni di CO2 del 40 per cento (rispetto al livello del 1990) da qui al 2020, e portarle il più vicino possibile a zero entro il 2050;
- fornire risorse finanziarie ai Paesi in via di sviluppo pari ad almeno 110 miliardi di euro all’anno fino al 2020 per lo sviluppo delle rinnovabili, per fermare la distruzione delle ultime foreste tropicali, e per adattarsi agli inevitabili impatti del cambiamento climatico.

Senza precisi impegni in questo senso, l’obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura media al di sotto dei 2 gradi sarà come scritto nella sabbia, e quindi impossibile da raggiungere.


Oltre al banner-record, Greenpeace ha installato sul ghiacciaio di Gorner un campo di protezione del clima, con lo scopo di mostrare la pericolosità dei cambiamenti climatici e la necessità di un’azione urgente. Nello stesso momento, l’Arctic Sunrise – una delle navi della flotta di Greenpeace – sta documentando la rapidità della perdita delle masse glaciali dell’Artico: dati scientifici, foto e video dimostrano la gravità e l’urgenza della situazione collegata direttamente all’innalzamento della temperatura media globale.

“Ghiacciai alpini, orsi polari, foche, iceberg”, commenta Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace, “sono tutti segnali della gravità del problema. Il momento di invertire rotta e limitare i danni per l’economia mondiale e per milioni di persone è adesso. O mai più”.

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Tratto da "La Stampa"
Il presidente della Repubblica
sulle Dolomiti: il nostro Paese
non si può spezzare come il suo
patrimonio artistico e naturale.


.....Il capo dello Stato osserva che sia le Dolomiti che le Eolie «sono affiancate nella world heritage list a conferma dell’inscindibilità del nostro patrimonio nazionale, del patrimonio di storia e di bellezza che fa grande la nostra Italia».
Non a caso è proprio nel segno dell’unità che i princìpi della Costituzione vengono declinati in diritti e doveri per tutti i cittadini. Esistono, certo, i livelli territoriali e le autonomie locali ma la sintesi di tutto è la Repubblica. «Se si legge la Carta e bisognerebbe tornare a farlo costantemente - osserva il presidente- ci si accorge che il soggetto più citato è la Repubblica. È la Repubblica, nel dettato della Costituzione il soggetto che regge gran parte dei suoi precetti, che riconosce diritti e che tutela beni preziosi per tutti».

Nel giorno in cui si scopre la targa delle Dolomiti patrimonio dell’Unesco Napolitano invita la politica, ma anche la gente, a tutelare «la ricchezza comune» invece di salvaguardare gli interessi particolari. Anche nella tutela del patrimonio ambientale che insieme «orgoglio» e responsabilità, «contano i comportamenti di ciascuno che debbono essere rivolti non al cieco soddisfacimento di interessi particolari, ma alla salvaguardia della ricchezza comune».
In un’Italia spesso refrattaria alle regole Napolitano lancia un monito preciso: «Lo sviluppo dell’economia e del turismo debbono ancorarsi al senso del limite e anche al rispetto delle regole».

LEGGI L'ARTICOLO INTEGRALE

2009/08/25" Sul blog di Maria Rita D’Orsogna una bella riflessione sul rapporto tra idrocarburi, inquinamento e tumori"

Maria Rita D’Orsogna è una professoressa di fisica della California State University.
Ma questo non è un post sulla fuga dei cervelli ma un articolo che ci deve invitare a meditare e non solo...... e a prendere atto che investire sull'ambiente significa per prima cosa investire su noi stessi, visto che ci ammaliamo in troppi alla fine......
Ma andiamo avanti cosi. Abbiamo il cibo migliore del mondo, una nazione bellissima, ma ci piace farci del male da soli.

Tratto da dorsogna.blogspot.com
August 23, 2009
Tumori made in ENI

Spulciando su internet vengono fuori vari articoli, anche recenti, su fatti gravi che pero' non portano mai ad azioni politiche vere. l giornalismo italiano e' spesso colpevole di essere troppo superficiale, ma anche quando fanno le cose come si deve, non c'e' ne' una coscienza pubblica forte da esigere che le cose cambino, e ne' tantomeno un senso di amore da parte degli amministratori di garantire una miglior qualita' di vita alle persone.

Mi riferisco, nello specifico ad una indagine portata avanti dall'Espresso nel maggio del 2007. Lo scenario e' abbastanza triste: in Italia c'e' un aumento vertiginoso di tumori. Si parla di livelli da epidemia. Ne avevamo gia' parlato qui e qui, ma questa indagine spicca per precisione, per numeri e perche' si fanno nomi e cognomi, o meglio, sigle. Dall'inchiesta viene fuori che dagli anni ottanta ad oggi, i tumori in Italia sono aumentati

del 20% per linfomi e leucemie

del 27% per il seno

del 10% per il cervello

del 15% circa per il fegato.


Nella regione Lombardia nel giro di venti anni i casi di neuroblastoma, cioe' un tipo di tumore al cervello che colpisce i bambini di eta' fra i zero e i due anni, sono aumentati del 70%, quelli del sistema nervoso quasi del 50%, e le leucemie infantili del 23%.

L'articolo parla di vari fattori che portano alla comparsa di tumori - il fumo, la genetica, la vita sedentaria. Per alcune di queste cose non ci possiamo fare quasi niente - come appunto i geni.
Per altre cause sono le persone che decidono di ammazzarsi da sole, con il fumo e decidendo di non far attivita' fisica. Io naturalmente non fumo, e non riesco a capire perche' la gente continui a farlo. La Philip Morris per anni ha sperimentato sui topi per capire come rendere le sigarette le piu' assuefanti possibili. Perche' uno vorrebbe consegnare la propria salute (oltre che i propri quattrini) ai commercianti di sigarette? Volere e' potere per chi pensa che e' impossibile smettere.

Ma poi c'e' la regina delle cause: l'avvelenamento delle nostre acque, dei nostri mari, della nostra aria a causa di inquinanti di vario tipo.
Dice l'Espresso:
Così, se il rapporto tra fumo di sigaretta e tumori del polmone e dell'uretra è un fatto indiscutibile, così come quello tra fumo passivo e cancro del seno, è anche vero che se si cercano le ragioni dell'EMERGENZA fotografata in queste pagine, l'attenzione si punta tutta sui VELENI che ci circondano.

Secondo il presidente dell'associazione internazionale medici per l'ambiente, Renzo Tomatis, i tumori italiani con una forte componente ambientale superano il 50 per cento del totale.

Dove aumentano i casi di cancro? In tutta Italia, con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni. Nella mappa tracciata da 'L'espresso' queste zone di crisi disegnano una radiografia della Penisola avvelenata che corre da Pieve Vergonte, un paese all'ombra della fabbrica Enichem nel profondo Nord della provincia di Verbania, alla punta inferiore della Sicilia, con Gela e il suo petrolchimico voluto da Enrico Mattei per regalare un futuro industriale all'isola.
C'e' da aggiungere qualcosa? La prima in classifica a regalare tumori agli Italiani ed ai loro figli e' la nostra beneamata ENI! Siamo noi ad amazzarci con le nostre mani, visto che l'ENI e' finanziata dagli Italiani stessi, azionari al 30%.
Aree siderurgiche e chimiche, porti e raffinerie: qui si concentrano gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie, per tumori alla laringe e ai polmoni, al fegato, alla vescica, leucemia e linfomi. Lo raccontano gli studi sempre più numerosi sulle acciaierie di Genova, Piombino e Taranto, sui petrolchimici siciliani di Gela, Priolo e Augusta, così come sulle raffinerie di Sarroch, Porto Torres e Portoscuso in Sardegna.
Non sono senza colpa i pesticidi, le antenne dei telefonini, i cementifici, le discariche della Camorra a Napoli, gli inceneritori, l'amianto sui tetti.
Di queste conclusioni io non sono affatta stupita, sono due anni che continuo a leggere di storie di morte, di malattie che l'ENI ed altri industriali di pochi scrupoli regalano ai propri dipendenti e a tutti coloro che vivono vicino ai loro stabilimenti. Ed e' senso comune che se respiri aria malsana tutti i giorni della tua vita, qualcosa pure ne risentira' il tuo fisico. Ma non e' solo colpa di ENI e compari.
Quello che mi stupisce di piu' e' che questa inchiesta di due anni fa non ha portato a quasi nessuno scandalo nazionale. La politica non ha fatto nulla. Le normative italiane per il regolamento delle emissioni industriali sono ancora adesso fra le piu' blande al mondo. Abbiamo una ministra dell'ambiente, la Prestigiacomo, che si vanta del suo ambientalismo del fare e che si fa vedere a stringersi la mano con i capi dell'ENI. Ancora adesso, mi arrivano un giorno si e uno no email da varie citta' italiane su proposte di inceneritori, di pozzi di petrolio in posti inimmaginabili, di carbone "pulito", di centrali a biomasse, di turbogas.

Basta!
Non ancora ci si rende conto che investire sull'ambiente significa per prima cosa investire su noi stessi, visto che ci ammaliamo tutti alla fine?
Perche' mentre proliferano infrastrutture di morte, i tetti delle case italiane non hanno tutti i pannelli solari?
Perche' le bonifiche vengono fatte alla meno peggio, se mai si fanno?Perche' i processi sono deragliati, senza colpevoli, con multe irrisorie, o dove i colpevoli sono le aragoste, come a Manfredonia?
Perche' in Italia la percentuale di bambini che si ammalano di tumore e' del doppio che nel resto d'Europa e degli USA?
Qualcuno di noi quando vede un tetto di amianto va a lamentarsi con le autorita' o con chi l'ha messo - o non l'ha tolto - quel tetto di amianto? Ce ne sono dappertutto in Italia, anche sui tetti delle scuole. Non va mica bene.

Intanto in Germania, i tumori dal 1990 sono iniziati a calare, come riporta the German Cancer Research Center, idem nel Regno Unito dove per esempio il tumore al seno e' calato del 7% dal 1986 ad oggi secondo The Independent, e negli USA dove i tumori sono calati del 20% negli scorsi 20 anni.
Per inciso, mentre in Inghilterra i tumori al seno calano, in Italia un gruppo di ricercatori di Siena assieme a loro colleghi della Pennsylvania, stimano che le cifre che fornisce il governo italiano sono sottostimate del 70%! Cioe' i tumori aumentano, ma il nostro governo per ogni 100 casi, ne riporta solo 30. Malafede, onesto errore? Io non lo so.
Ma andiamo avanti cosi. Abbiamo il cibo migliore del mondo, una nazione bellissima, ma ci piace farci del male da soli.

Fonti: Corriere della Sera

Per chi ha voglia di rattristarsi ulteriormente è molto significativo il video tratto dallo stesso sito "Le lacrime amare di Porto Marghera"
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MILAZZO, CONTRO LA "PETROLIZZAZIONE" SPOSIAMO LA PROF. D'ORSOGNA

Sul blog di Maria Rita D’Orsogna una bella riflessione sul rapporto tra idrocarburi, inquinamento e tumori. E sull’incapacità di indignarci.


25/08/2009 - Maria Rita D’Orsogna è una professoressa di fisica della California State University. Ma questo non è un post sulla fuga dei cervelli…

Tramite il suo blog, “No all’Abruzzo petrolizzato dalla California“, la professoressa D’Orsogna si batte contro il centro oli di Ortona e, più in generale, contro la “petrolizzazione” della sua regione.
Per un siciliano come me, il centro oli di Ortona è veramente poca cosa: abituato a Gela, Milazzo, Priolo…

Proprio per questo, visti i risultati ottenuti da cinquant’anni di petrolchimico in Sicilia, non posso che sposare la battaglia della D’Orsogna. Meglio fermarli subito…

L’ultimo post del suo blog riporta a galla un articolo de “L’Espresso” di un paio di anni fa in cui si descrive, a tinte fosche, l’Italia dei veleni. E dei tumori.
Il ragionamento è semplice ed è stato affrontato altre volte anche su questo blog:
la “pressione” dell’industria del petrolio e dell’energia in determinate aree d’Italia è evidente, ma non si fa nulla per mitigarla o per evitare una fine analoga ad altre aree ancora vergini.

Maria Rita D’Orsogna, infatti, si stupisce dell’immobilismo italiano:
“Quello che mi stupisce di piu’ e’ che questa inchiesta di due anni fa non ha portato a quasi nessuno scandalo nazionale. La politica non ha fatto nulla. Le normative italiane per il regolamento delle emissioni industriali sono ancora adesso fra le piu’ blande al mondo. Abbiamo una ministra dell’ambiente, la Prestigiacomo, che si vanta del suo ambientalismo del fare e che si fa vedere a stringersi la mano con i capi dell’ENI. Ancora adesso, mi arrivano un giorno si e uno no email da varie citta’ italiane su proposte di inceneritori, di pozzi di petrolio in posti inimmaginabili, di carbone “pulito”, di centrali a biomasse, di turbogas“.


Devo dire che, in buona parte, ha ragione.

Ha ragione perchè non può essere che, ancora oggi nel 2009, molti cittadini di quelle zone “infette” neanche sappiano o vogliano sapere cosa respirano, bevono o mangiano.
Ha ragione perchè nessuno si scandalizza quando un Questore emette un’ordinanza per tentare di vietare a un comitato locale di fare informazione su temi ambientali di fronte a una delle centrali elettriche più inquinanti d’Italia.
Ha ragione perchè nessuno dice nulla quando una biologa marina mostra alla stampa pesci con la lisca storta pescati nella rada di Augusta e destinati, se non fossero stati intercettati prima, a finire nel piatto in qualche ristorante locale.Ha, forse, un po’ meno ragione quando trasforma la doverosa reazione a tutto questo in un “no” assoluto a qualsiasi cosa.
Io sono dell’opinione che, visto che in questa assurda società moderna ci viviamo e ci sguazziamo tutti, alcuni compromessi vanno accettati: non tutte le centrali elettriche sono uguali (tra una termoelettrica ad olio combustibile e una turbogas a ciclo combinato c’è un abisso); le raffinerie possono essere in buona parte filtrate; i cavi dell’alta tensione possono essere interrati per ridurre al minimo i rischi delle emissioni elettromagnetiche e mille altre cose si possono fare per riprendere in mano il nostro ambiente, la nostra salute e il nostro futuro.

Ma nessuno fa niente.
E allora, forse, ha ragione Maria Rita D’Orsogna che
è contraria a tutto per principio.
O, forse, per preceauzione…

24 agosto 2009

2009/08/24 "T.A.T.: “Edipower produce emissioni tossiche ed inquinanti”MESSINA: VALLE DEL MELA, COOPERAZIONE TRA COMUNI "

Tratto da messina.blogsicilia.it

T.A.T.: “Edipower produce emissioni tossiche ed inquinanti”

Il presidente e il vicepresidente dell’associazione Tutela Ambiente e Territorio, Giovanni Marafioti e Salvatore Crisafulli, hanno scritto a vari enti istituzionali, tra cui alla Commissione Europea per l’Ambiente e al presidente della Regione Siciliana, per sottolineare il grave impatto ambientale causato dall’Edipower.

Ecco il testo della missiva:

“Mentre la stampa diffonde, il presunto accordo che evita i licenziamenti e la chiusura degli impianti, l’attività della Centrale di San Filippo del Mela procede indifferentemente ed eclatantemente, come se nulla fosse accaduto, a propagare emissioni tossiche e dannose che vanno a condensarsi sulla Città di Milazzo.......
Edipower procede nel suo atteggiamento, in spregio alle normative vigenti ed alla tutela della salute degli oltre 100.000 abitanti della Valle del Mela, producendo in modo indiscriminato emissioni tossiche ed altamente inquinanti.
Invitiamo il sindaco di San Filippo del Mela, Dott. Giuseppe Cocuzza, in forza ai poteri attribuitegli dalle legislazioni vigenti, a porre in essere adeguate azioni limitative, per garantire il normale esercizio dell’attività della Centrale, che insiste nel suo martoriato territorio;

Invitiamo altresì i destinatari della presente a prendere atto, dell’atteggiamento completamente inattendibile della Edipower, per gli impegni assunti nelle varie conferenze di servizi e nelle sedi opportune ed auspichiamo provvedimenti indifferibili, atti a garantire la regolare attività della centrale, conformi alle prescrizioni della Commissione IPPC”.


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Edipower, Strano… ma vero!

Pubblichiamo integralmente la nota inviataci da Giuseppe Maimone (presidente A.D.A.S.C.) e Assunta Sciacca (responsabile ambientale di Cittadinanzattiva di Milazzo).

Il Consiglio Comunale di Milazzo, finalmente tratta sul serio, (speriamo !!!! ) la questione di crisi ambientale che grava da decenni sul territorio della città e del comprensorio della Valle del Mela.

Milazzo purtroppo è una città abbandonata al suo triste destino: “ lo sviluppo industriale”. Non possiamo e non permettiamo a nessuno di vendere la nostra città e la nostra salute ad un gruppo di industriali che hanno come unico obiettivo il ritorno economico.

Questa amministrazione comunale a nostro modesto avviso è l’amica dei colossi industriali territoriali, e purtroppo nel nostro territorio si registra un aumento esponenziale di patologie cardio-respiratorie e neoplastiche dovute all’ambiente insalubre in cui viviamo.

Dimostrazione di ciò che abbiamo detto sono gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “OMS” e del Dipartimento Epidemiologico Regione Sicilia “DOE” .

Ascoltate bene dagli studi si nota un aumento del 200% del tumore alla laringe del sesso maschile, e ancora l’amministrazione Italiano è silente e ancor di più ci accusa di fare allarmismo sociale quando denunciamo la situazione di crisi ambientale e sociale che attanaglia il nostro comprensorio dichiarato area ad alto rischio di crisi ambientale e SIN ovvero sito di interesse nazionale.


Vorremmo ricordare, perché forse dimenticato dal primo cittadino di Milazzo, che egli ricopre la carica di massima autorità sanitaria locale quindi è il garante della salute dei cittadini...

Ci preme precisare che non permetteremo mai a nessuno di barattare la nostra salute con manifestazioni, notte bianca, alberi, fontane, strade, piazze, ecc; la nostra salute non ha un prezzo!!.

In occasione della lodevole iniziativa “fabbrica aperta” organizzata dalla raffineria di Milazzo, abbiamo chiesto insieme ad altre associazioni di non concedere contributi al Comune di Milazzo per opere inutili dal nostro punto di vista, ma di collaborare per la creazione di un centro grandi ustionati, un centro di oncologia d’eccellenza e un centro di ricerca scientifica.

Milazzo ha bisogno di strutture serie che veramente possano aiutare la popolazione.

Come appreso ieri dagli organi di stampa è stata concessa l’A.I.A. ( autorizzazione integrata ambientale) alla centrale Edipoewer di San Filippo del Mela, tutto per il ricatto occupazionale? E la posizione del comune di Milazzo in merito alla costruzione della nuova unità di steamreforming HMU3 della raffineria di Milazzo? Nulla !!! , le associazioni ambientaliste hanno formulato delle osservazioni....

Noi chiediamo a questo consiglio comunale organo di diritto e di controllo di :
1) Formulare un documento guida all’amministrazione comunale con il quale esso si impegni a tutelare la salute dei cittadini.
2) Tenere in considerazione le nostre richieste formulate alla raffineria in occasione di “fabbrica aperta” (precedentemente elencate).
3) Di convocare tutti gli stakeholders prima di prendere decisioni che possano creare impatto sulla salute dei cittadini e sull’ambiente.
4) Di non chiedere sponsorizzazioni e finanziamenti per manifestazioni e opere a nostro modesto parere inutili (elencate precedentemente).

In conclusione precisiamo che le associazioni firmatarie di questo documento sono apartitiche e hanno come unico scopo la difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini.
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Tratto da Unonotizie 25-08-2009 (MESSINA)

SICILIA, MESSINA: VALLE DEL MELA, COOPERAZIONE TRA COMUNI / giustizia sociale ed economie ecosostenibili obiettivi comuni


Il concetto dello Sviluppo Sostenibile, rappresenta una guida per commisurare il livello di vita alle capacità di carico della natura, agli obiettivi di giustizia sociale, economie ecosostenibili e sostenibilità ambientale.
La giustizia sociale dovrà necessariamente fondarsi sulla sostenibilità e l'equità economica, per le quali è necessaria la sostenibilità ambientale.
Sostenibilità a livello ambientale significa conservare l’immenso capitale naturale, storico e culturale ultramillenario.
Sostenibilità dal punto di vista ambientale significa anche che il tasso di emissione degli inquinanti non deve superare la capacità dell'atmosfera, dell'acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze.

Inoltre, la sostenibilità dal punto di vista ambientale implica la conservazione della biodiversità, della salute umana e delle qualità dell'atmosfera, dell'acqua e dei suoli a livelli sufficienti atti a sostenere nel tempo, la vita e il benessere degli esseri umani, nonché degli animali e dei vegetali. Leggi l'articolo integrale

2009/08/24" RICHARD HEINBERG: " LA CRESCITA MONDIALE HA RAGGIUNTO IL LIMITE"/"Rifiuti, la contesa dell’IVA"


Tratto da www.comedonchisciotte.org

RICHARD HEINBERG: " LA CRESCITA MONDIALE HA RAGGIUNTO IL LIMITE"

......In ogni caso, lo sviluppo basato sulla consumazione di combustibili fossili non è più una strada verso la ricchezza e la sicurezza, come fu all'inizio del ventesimo secolo. Oggi è diventato una trappola. Crea solo una dipendenza da risorse sempre più rare e costose. L'economia dei paesi poveri andrà molto meglio, se riusciranno a tenersi lontani da questo tranello.

Mi rendo conto che è più facile dire la sua per un giornalista che per un capo di Stato i cui cittadini si vedono rifiutati i profitti dell'era moderna. Eppure, è una delle dure realtà di questo secolo ancora giovane.


Réseau Voltaire: Quale dovrebbe essere la priorità di una decisione ufficiale? Prepararsi alla crisi energetica o al cambiamento climatico?

Richard Heinberg: Sotto diversi aspetti, le soluzioni ai due problemi sono le stesse: ridurre la dipendenza dalle energie fossili e aumentare la produzione di energie alternative.

Nonostante tutto, alcune proposte per risolvere la crisi climatica sono assurde rispetto ai limiti di approvvigionamento in combustibili fossili. Prendiamo l'esempio del recupero e dello stoccaggio del carbonio emesso dalle centrali termoelettriche che funzionano a carbone. È un progetto che avrà bisogno di investimenti enormi e di alcuni decenni per essere sviluppato; nel frattempo, il prezzo del carbone salirà alle stelle; è un aspetto del problema che non è stato molto preso in considerazione nei preventivi di questo “carbone pulito”. A priori, mancano solo una ventina d'anni al picco della produzione mondiale di carbone, come spiego nel mio ultimo libro, Blackout. Sarebbe quindi più sensato investire capitali più moderati per sviluppare la produzione di energie rinnovabili, invece di creare un'infrastruttura ampia e costosa desinata a mantenere una consumazione ininterrotta di un combustibile sempre più limitato, con un costo sempre più alto e che emette grandi quantità di carbonio.

Réseau Voltaire: Prevede un aumento del numero dei conflitti intorno alle risorse energetiche? E se sì, come lo spiega?

Richard Heinberg: C'è da aspettarselo. Gli uomini si sono sempre battuti per le risorse essenziali. Oggi, mentre le risorse energetiche di idrocarburi che hanno sostenuto la società moderna diventano rare e costose, si può prevedere che il numero di conflitti per queste risorse aumenti. Sapendo ciò, i leader politici a livello nazionale devono prevedere i luoghi dove potrebbero scoppiare questi conflitti e cercare di evitarli.
Innanzitutto, il solo modo per riuscirci è di evitare la competizione per l'accesso a queste risorse, diminuendo la dipendenza laddove è possibile (alcune risorse, come l'acqua, sono indispensabili) e perfezionando gli accordi sulla limitazione della produzione e della consumazione di energie fossili con l'aiuto di protocolli concordati di gestione della scarsità di materie.

Certo, per fare ciò sarà necessario un cambiamento radicale delle posizioni dei capi di Stato. Al momento si interessano solo alla questione del vantaggio della competitività; insomma, cercano soprattutto a uscire vittoriosi dai conflitti energetici, invece di evitarli. Questo modo di pensare diventa sempre più pericoloso man mano che la popolazione cresce e le risorse diminuiscono.

Réseau Voltaire: Secondo lei, che ruolo gioca l'aumento dei prezzi delle energie fossili, dei fertilizzanti e dei pesticidi nella crisi alimentare attuale?

Richard Heinebrg: A prima vista, alcuni aspetti della crisi alimentare non sembrano direttamente legati alla dipendenza dalle energie fossili. Ad esempio, le carenze d'acqua si moltiplicano per via dell'irrigazione; eppure, la maggior parte delle volte, sono la conseguenza del cambiamento climatico, a sua volta dovuto alle emissioni di carbonio derivate dai combustibili fossili. C'è poi l'erosione del suolo, molto spesso causata dai metodi moderni di produzione agricola intensiva, che implicano l'uso di trattori e altri macchinari agricoli che funzionano a gasolio. L'uniformità genetica dei semi costituisce un altro fattore: le piante diventano sempre più vulnerabili ai parassiti, e hanno quindi bisogno di molti più pesticidi contenenti idrocarburi. Se seguiamo le catene della causalità che portano a queste diverse minacce al nostro sistema alimentare, hanno quasi tutte la stessa origine.

In generale, il nostro sistema alimentare moderno, basato sulla consumazione di energie fossili, soffre di una grave vulnerabilità a diversi livelli, e l'origine di questa vulnerabilità si trova innanzitutto nella nostra dipendenza da queste energie.
L'inevitabile riduzione del rifornimento di carburante per i trattori sarà nefasto per gli agricoltori; inoltre, i composti chimici usati per l'agricoltura saranno sempre più cari. Gli alti costi del petrolio renderanno sempre più oneroso lo scambio a grande distanza di prodotti alimentari. Il cambiamento climatico e la siccità diminuiranno le capacità di rendimento delle semenze.

Ci troviamo di fronte a una crisi alimentare completamente prevedibile, le cui cause sono evidenti: dobbiamo cominciare la riforma di TUTTO il nostro sistema alimentare, in modo da ridurre la nostra dipendenza dalle energie fossili.

Réseau Voltaire: Potrebbe spiegarci in poche parole quali sono gli obiettivi del lavoro che voi e i vostri colleghi state facendo al Post Carbon Institute (Istituto del Dopo Carbonio) e che impatto ha avuto fino ad oggi?

Richard Heinberg: Al momento riuniamo un gruppo cospicuo di ricercatori che condividono la stessa visione della crisi mondiale e che mostrano un interesse nel lavorare in collaborazione con i programmi di educazione.
Pensiamo di star vivendo un momento storico che impone di ripensare i nostri postulati in merito alla crescita economica, la consumazione di energia, il sistema alimentare, il cambiamento climatico e la demografia; questioni che si intrecciano ma che vengono raramente trattate dai leader politici.

Allo stesso tempo, il Post Carbon Institute lavora in stretta collaborazione con le Iniziative di Transizione (Transition Initiatives, transitiontowns.org) : una rete di comunità cittadine che promuove l'economia del post-petrolio. Finché le riforme politiche necessarie non saranno immaginate, adottate, sperimentate e promosse dagli individui e le comunità, i capi di Stato continueranno a trascinare i piedi.

Pensiamo che la crisi economica attuale costituisca una svolta fondamentale nella nostra storia. L'economia mondiale ha incontestabilmente raggiunto i suoi limiti di crescita. Adesso tutto dipende dalla nostra volontà a collaborare e ad adattarci a questi limiti.


Condividiamo l'idea che in definitiva è possibile una vita migliore senza energie fossili e senza crescita continua a livello demografico e di consumazione.
Ma la transizione tra il paradigma attuale di una crescita basata sui combustibili fossili, e quello di una società stabile basata sulle energie alternative, ha buone possibilità di essere una parentesi difficile.
L'umanità ci riuscirà, in un modo o nell'altro: la diminuzione delle risorse ne è la garanzia. Ciò che speriamo è semplicemente di rendere questa transizione più facile, equa e sopportabile per tutti coloro che ne saranno toccati.

Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article161598.html
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Rifiuti, la contesa dell’IVA

C’è una mina vagante per i conti di molti Comuni i­taliani (1.193 in tutto). Ma è anche una buona notizia (parzia­le, poi diremo perché) per circa 6-7 milioni di famiglie italiane, se non di più. Sono le conseguenze di uno sto­rico pronunciamento della Corte Costituzionale (passato un po’ in sor­dina) che, con una sentenza – la nu­mero 238 – depositata il 24 luglio scorso, ha sancito che la tariffa d’igiene ambientale (Tia) applicata in molte parti d’Italia per la raccolta dei rifiuti urbani mantiene la natura pubblicistica della vecchia Tarsu. In altre parole: malgrado la trasfor­mazione, resta una tassa e non è u­na tariffa.

Quella che sembra una ste­rile disputa giuridica ha però un ef­fetto potenzialmente dirompente: in quanto tassa, su di essa non si può far pagare un’altra tassa come l’Iva, che invece viene chiesta ai cittadini. I quali, a questo punto, hanno dirit­to alla restituzione dell’Iva al 10% che hanno versato in più fino a ora. È difficile fare conteggi precisi, per­ché la tassa-tariffa varia da posto a posto. Per dare un’idea, comunque, una famiglia di 4 persone che abita a Roma una casa di 80 metri quadri paga sui 300 euro annui, di cui circa 28 di Iva che, di fatto, sono stati sottratti illegal­mente a questo nu­cleo- tipo. Il problema non si pone per il futuro, in quanto gli operatori che riscuotono la Tia si stanno già attrezzando per far rientrare nel co­sto globale chiesto al contribuente quel 10% d’Iva che non potranno più esigere in bolletta, come voce speci­fica. Per il passato, viceversa, la partita è aperta. Leggi tutto »

22 agosto 2009

2009/08/23 "Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni"


Tratto da "La Repubblica"

CLIMA Oceani mai così caldi negli ultimi 120 anni

A luglio la temperatura delle acque salate ha raggiunto i 17 gradi battendo tutti i record dal 1890. A rischio ghiacci e barriere coralline di ELENA DUSI

ANCHE gli oceani hanno caldo. A luglio la temperatura alla superficie ha battuto il record da quando nel 1890 sono iniziate le misurazioni sistematiche. La statistica arriva dal National Climatic Data Center statunitense, secondo cui anche agosto sarebbe pronto a piazzarsi in testa alla classifica dei mesi con le acque salate più calde.

La media di tutti gli oceani, nel mese passato, ha fatto toccare al termometro i 17 gradi. Il precedente record risaliva al luglio del 1998 (16,8 gradi). E sono circa 10 anni che si viaggia costantemente al ritmo di mezzo grado oltre il valore medio del secolo scorso (16,4 gradi).
Il G8 dell'Aquila fissò in due gradi la soglia di riscaldamento oltre la quale le conseguenze per l'ambiente diventerebbero catastrofiche. Ma si riferiva alle temperature globali dell'atmosfera. Rispetto all'aria, i mari rappresentano una riserva di energia termica molto più duratura e difficile da smaltire.

"Un caldo simile negli oceani non si disperderà da un anno all'altro" conferma a margine della pubblicazione dei dati Andrew Weaver dell'università di Victoria nella British Columbia. Per riscaldare l'acqua, rispetto alla terra, occorre infatti il quintuplo dell'energia. "E l'aumento della temperatura in mare influenza anche la terra. Siamo di fronte a un'altra importante conferma del cambiamento in atto". Nel Pacifico intanto sta per ripartire una nuova stagione di El Nino, la corrente oceanica calda che ogni 3-7 anni si riaffaccia ad aggravare una situazione già compromessa.

Il caldo di questi giorni sulla terraferma è l'altra faccia del caldo dei mari. E in effetti il National Climatic Data Center, sempre a luglio, ha misurato una temperatura media sui continenti di 14,81 gradi, ancora una volta più alta di mezzo grado rispetto alla norma del secolo scorso. Si tratta del nono valore di sempre. E andando a confrontare le varie tabelle, si scopre anche che l'ultimo dato che non oltrepassa la linea media del '900 (combinando il caldo a terra e nei mari) risale al 1976. Da allora tutti gli indicatori di temperatura marciano regolarmente in salita.

Tra le zone più calde del pianeta, secondo i dati statunitensi, a luglio figuravano l'Europa, il Nord Africa e la costa occidentale del Nord America. "In queste aree - si legge nel rapporto del National Climatic Data Center - la media del secolo scorso è stata superata di 2-4 gradi". Nel Mediterraneo l'anomalia della temperatura è di 1,7 gradi. E scricchiola anche il ghiaccio del Polo Nord: "L'estensione del pack artico dal 1979 a oggi si è ridotta del 6,1 per cento per ogni decade". Il mare attorno all'Artico a luglio 2009 ha vissuto uno dei riscaldamenti più incisivi: 5,6 gradi in più rispetto alla media del XX secolo.

Se la banchisa bianca vive tempi difficili, ai tropici i coralli rischiano di perdere il loro rosso. Il riscaldamento e l'aumento di acidità nei mari sono infatti all'origine del colore pallido e slavato delle barriere, che normalmente si presenta alla fine dell'estate e invece è già osservabile in alcune zone dell'America Centrale. Uno studio della Nasa del 2006 dimostrò anche che più gli oceani si riscaldano, più diminuisce la presenza di fitoplancton. Questi minuscoli organismi viventi non solo danno da mangiare ai pesci e al resto della catena alimentare, ma con la fotosintesi clorofilliana assorbono anidride carbonica dall'atmosfera. In anni normali, il loro contributo alla "ripulitura" dell'aria inquinata è addirittura equivalente a quello delle foreste sulla terraferma.

(22 agosto 2009)
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Tratto da Mondo elettrico
Stretta correlazione tra inquinamento e siccità

In base ad una nuova ricerca del Pacific Northwest National Laboratory con dati degli ultimi 50 anni è stato dimostrato come l'aumento dell'inquinamento dell'aria nella Cina dell'est ha ridotto del 23 % il numero dei giorni in cui avvengono le precipitazioni in almeno la metà delle regioni più orientali del paese.

Questo dato di fatto suggerisce che la qualità dell'aria può avere un effetto diretto sia sulla capacità di crescita del grano che produrre problemi sulla salute e l'ambiente.

Per la prima volta in assoluto questi studi diretti dal ricercatore Yun Qian al Department of Energy's Pacific Northwest National Laboratory (pubblicati il 15 Agosto sul Journal of Geophysical Research-Atmospheres) mettono in diretta correlazione gli alti livelli di inquinamento dell'aria con la forma sottile di pioggia che è critica per l'agricoltura.

"Ci si è chiesti a lungo se ci fosse una correlazione, ma questa è la prima volta che abbiamo avuto l'opportunità di studiare dati a lungo-termine - ha dichiarato Qian - Oltre agli effetti sulla salute, alla pioggia acida e altri problemi che l'inquinamento produce, questo lavoro suggerisce che la riduzione dell'inquinamento atmosferico potrebbe contribuire a ridurre la siccità nella China del nord".

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Tratto da Savona news

Savona: Allaria Presidente della Coldiretti di Savona "Sì alle energie rinnovabili"
Giovedì 20 Agosto 2009 ore

La mancanza di energia sta diventando un problema sempre più preoccupante per la nostra società, per questo motivo si stanno cercando delle soluzioni alternative quali l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Anche l’industria sta cercando di adeguarsi al nuovo trend in particolare quella agricola infatti la Coldiretti ha confermato che le energie rinnovabili triplicheranno in dieci anni e utilizzando e investendo sull’innovazione tecnologica si potrà ottenere allo stesso modo energia producendo una minor quantità di emissioni nocive e di conseguenza riducendo l’inquinamento.

Anche nella Provincia di Savona si sta investendo molto nelle energie rinnovabili ha confermato a Savona News il Presidente della Coldiretti Marco Allaria, che ha aggiunto “Da l’anno scorso molte aziende della provincia sono state tra le prime in Liguria a cambiare le caldaie tradizionali sostituendole con caldaie di nuova generazione a biomasse che permettono una diminuzione delle emissioni dannose di Co2 e l’utilizzo di pannelli solari per la produzione di energia”.

Per incentivare questi cambiamenti occorrono anche dei finanziamenti e degli aiuti che parzialmente servano ad attuare queste innovazioni ed Allaria il Presidente della Coldiretti ha sottolineato “Sono stati attuati dei piani di sviluppo rurali, la Coldiretti ha chiesto l’aiuto di Enti e Regioni per favorire l’utilizzo di queste nuove fonti energetiche, si tratta per la maggior parte dei casi di un adeguamento di strutture già esistenti all’utilizzo delle fonti rinnovabili che oltre ad apportare una riduzione dell’inquinamento atmosferico ridurrebbero ulteriormente anche i costi elevati che sostengono molte aziende a causa del forte aumento dei prezzi dei combustibili”.

E’ importante quindi per il nostro futuro pensare già ora a risolvere certe problematiche utilizzando soluzioni alternative per creare energia con le fonti rinnovabili e per evitare di trovarsi tra qualche decennio senza risorse e senza scelta.
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_Tratto da "TERRA"
Combustibili fossili, superarli è una necessità irrinunciabile
Emanuele Bompan

INTERVISTA A colloquio con Asher Miller, direttore della Post-Carbon Society, organizzazione che da alcuni anni è impegnata nella Bay Area di San Francisco per promuovere la transizione verso un mondo pulito ed ecosostenibile.


Cosa succederebbe se ci ritrovassimo improvvisamente in una società senza petrolio, carbone, combustibili fossili che muovono l’economia mondiale, incendiano la geopolitica e distruggono l’ambiente? Quando il picco della produzione del petrolio sarà sorpassato conducendo verso una crisi energetica senza precedenti? Secondo Richard Heinberg, autore del testo sulla crisi energetica Black Out, non esistono veri piani d’emergenza su scala globale per rivoluzionare il nostro modo di produrre energia, bensì timidi passi verso energie sostenibili, che al massimo possono coprire l’1 per cento del nostro fabbisogno. Post-Carbon Society è un’organizzazione attiva da alcuni anni nella Bay Area di San Francisco che ha fatto della transizione verso un mondo indipendente dalle fonti energetiche fossili la sua battaglia. Terra ha incontrato il suo direttore, Asher Miller.

Post-Carbon society è diventata un nodo importante dell’attivismo Usa, creando consapevolezza sull’urgenza di riformare il sistema di produzione energetica, tanto che parteciperà agli incontri sul clima di Copenaghen...


I combustibili fossili hanno prodotto un’abbondanza eccessiva e non sono più in grado di soddisfarla: la produzione petrolifera ha già passato il suo picco e presto vedremo i costi della benzina tornare a salire. La transizione è in corso, il processo è già iniziato. Abbiamo le basi per traghettare la nostra economia verso un “post carbon world”, cioè un mondo con sempre meno emissioni di CO2, organizzato intorno a comunità locali che sono quasi autosostenibili.

Come agisce la vostra organizzazione?

Operiamo supportando associazioni di attivisti locali radicate nel territorio e fornendo valutazioni e scenari. Nel nostro team di ricerca ci sono 30 esperti stipendiati, ricercatori che provengono dalla Nasa, dalle università e da altri grandi centri. Con il loro apporto speriamo di pubblicare, entro il 2010, una road map per la transizione, con modelli e risposte per cittadini e amministrazioni.

Qualche anticipazione?

Bisogna lavorare sulla decrescita, sulle tecnologie per il risparmio idrico e sulla produzione del cibo che, insieme al risparmio energetico legato alle abitazioni, è la sfida più grande. Noi promuoviamo un’alimentazione senza alcun uso di idrocarburi, come ad esempio il progetto “Growing power”, dove si col tiva a impatto zero. Una scommessa che si può vincere, visto che negli Usa esistono oltre 10 milioni di orti urbani.

Cambiare le abitudini degli americani non è semplice...

Assistiamo a cambiamenti virtuosi e inaspettati. Tuttavia le persone non abbandoneranno la comoda mentalità consumistica: i cambiamenti avverranno con nuovi eventi “catastrofici”.

La green economy è un fenomeno che sta dilagando?

Ci sono gruppi che cercano di spingere la green economy. La nostra organizzazione sostiene che un’economia verde non significhi carbone pulito o utilizzo delle auto elettriche. Il problema è l’impatto generale della produzione di merci: non pos siamo mantenere i nostri livelli di consumo, sia con energie inquinanti che rinnovabili.

Su quali tecnologie bisogna puntare?

Ce ne sono migliaia interessanti. È necessario, però, capire quali sono quelle verdi fondamentali e insostituibili.

I media possono avere un ruolo nella decrescita?

Oggi la stampa è eccessivamente filo corporativa e non appoggia i veri processi di trasformazione. Sono i piccoli giornali indipendenti e ambientalisti, il citizen journalism e i blog a offrire un’informazione completa, attenta ed educativa.

Il conto alla rovescia continua...

È questione di anni per la prossima crisi. E intanto non possiamo sfuggire dalla transizione verso una società basata sulle energie rinnovabili.