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10 luglio 2016

Il Fatto Quotidiano :Inceneritori e grandi opere, “con decreto taglia burocrazia tutti i poteri al premier. Rischio cementificazione e inquinamento”.

Inceneritori e grandi opere, “con decreto taglia burocrazia tutti i poteri al premier. Rischio cementificazione e inquinamento”
Sulla carta dovrebbe trattarsi di un decreto per ridurre iter e tempi burocratici sbloccando grandi opere e cantieri. Per l’opposizione nasconde la minaccia di una centralizzazione di decisioni strategiche per i territori bypassando l’autorità degli enti locali. È l’atto del governo numero 309, che sarà pubblicato nelle prossime settimane in Gazzetta ufficiale dopo avere ricevuto mercoledì il parere favorevole della commissione Affari costituzionali del Senato. Si tratta di uno dei provvedimenti attuativi della riforma della pubblica amministrazione e contiene norme per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi. Il documento mira a snellire le procedure che riguardano la realizzazione di “opere importanti per lo sviluppo economico e infrastrutturale del Paese” seguendo due strade: la riduzione fino al 50 per cento dei termini per la conclusione dei procedimenti e l’attribuzione al presidente del consiglio dei ministri, in caso di inerzia delle amministrazioni competenti, un apposito potere sostitutivo che gli permette di intervenire direttamente sui territori.
Per i senatori Cinque stelle Marco Scibona e Andrea Cioffi, della commissione Lavori pubblici e Trasporti di Palazzo Madama, il decreto però non è altro che una scorciatoia che permetterà al premier Matteo Renzi di “realizzare opere spesso inutili, anti-economiche e dannose per la collettività e l’ambiente aggirando la volontà democratica del territorio e degli enti locali”, attribuendo in pratica al governo poteri illimitati.
In effetti l’ambito di applicazione è molto ampio: si va dagli atti riguardanti insediamenti produttivi di preminente interesse nazionale alle infrastrutture strategiche, alle “opere di rilevante impatto sul territorio” fino all’“avvio di attività imprenditoriali che possono avere effetti sull’economia o sull’occupazione”......
 Per il Movimento 5 stelle però il testo lascia troppa libertà di intervento al governo, soprattutto in ambiti delicati per i territori, come in tema rifiuti. “Nel recente codice appalti si parla di concertazione, che invece qui viene del tutto a mancare – attacca Scibona – Condanniamo questa procedura, è un’ulteriore dimostrazione del fatto che c’è un solo uomo al comando”.
E il potere del presidente del consiglio in questo riguarderà non solo opere e infrastrutture, ma anche gli atti delle amministrazioni per la tutela ambientale, paesaggistico-naturale o del patrimonio artistico-storico, per la tutela della salute e della pubblica incolumità. Quindi anche scarichi idrici, utilizzo delle terre e rocce da scavobonifiche ambientali e addirittura impianti digestione rifiuti, di incenerimento e coincenerimento, che da sempre scatenano battaglie all’interno dei territori, con il rischio, secondo i Cinque stelle, di calare dall’alto strutture per lo smaltimento rifiuti anche contro il volere delle regioni e dei comuni. ....
Secondo il decreto infatti il coinvolgimento degli enti territoriali è escluso in caso di “preminente interesse nazionale alla realizzazione dell’opera”. Nel caso questo venga meno il presidente del consiglio può delegare il suo potere sostitutivo al presidente della Regione o al sindaco. Ma solo, appunto, dove non prevalga l’interesse nazionale del governo. “Se opere come le bonifiche di siti inquinati e la realizzazione di scarichi idrici e gli impianti di depurazione sono sicuramente una priorità per il Paese, di certo non lo sono impianti d’incenerimento o coincenerimento dei rifiuti oppure pericolose deroghe alle norme che aprono le porte all’indiscriminata cementificazione ed inquinamento del suolo e dell’aria – concludono i Cinque stelle – In ogni modo, ogni procedura dovrebbe rispettare le norme ordinarie ed anche europee di coinvolgimento dei cittadini e degli enti locali interessati”.

05 gennaio 2016

WWF:Per questa Befana basta carbone

Tratto da Greenreport
L’appello del Wwf

Per questa Befana 

basta carbone

http://digilander.libero.it/orteip1/befana/befana16.gif
Dalle 12 centrali italiane il 13,5% dell’elettricità e il 40% delle emissioni CO2 del comparto
Oggi il Wwf torna oggi a chiedere «un’azione forte per la chiusura del carbone in Italia e il lancio della decarbonizzazione dell’energia e dell’economia
[5 gennaio 2016]
Il carbone oggi è «il nostro nemico». 
Parole del premier Matteo Renzi, pronunciate più di sei mesi fa durante gli Stati generali sul clima ospitati a Roma. Da allora non è però cambiato molto per il carbone italiano; come ha recentemente ricordato sulle nostre pagine Stella Bianchi (Pd e Globe Italia), «nel 2014 le centrali italiane hanno contribuito a coprire il 13,5% del fabbisogno di elettricità causando emissioni di CO2 per 39,4 milioni di tonnellate, pari al 40% delle emissioni dell’intero comparto termoelettrico.
Davvero ci serve l’energia prodotta dalle centrali a carbone? I dati ci dicono di no. Il nostro Paese ha una sovrabbondanza di centrali termoelettriche con una capacità installata doppia rispetto alla domanda di picco, senza considerare l’apporto delle rinnovabili.
Anche fermando le centrali a carbone continueremmo ad avere una sovrapproduzione di energia elettrica da centrali tradizionali che usano combustibili fossili».
Quella contro il carbone rappresenta (o meglio, dovrebbe rappresentare) una lotta da obiettivo minimo la seconda potenza industriale d’Europa, con l’Ue che da sempre si vanta di essere ai vertici mondiali per quanto riguarda le politiche ambientali. Eppure, nel Bel Paese ci limitiamo ancora a gridare periodicamente contro “l’emergenza smog” di turno, tamponata come di consuetudine tramite misure estemporanee quanto inefficaci, senza trovare la capacità politica necessaria per organizzare interventi di più ampio respiro. Anzi, secondo le stime del Fondo monetario internazionale in Italia si sussidia ancora oggi l’industria del carbone con 4,02 miliardi di dollari l’anno (di soldi pubblici).
Nel mentre, persino lo Stato che più di ogni altro al mondo fa largo uso di carbone – la Cina – ha scelto di imporre una moratoria sull’apertura di nuove miniere. Alla luce di questi fatti, oggi il Wwf torna oggi a chiedere «un’azione forte per la chiusura del carbone in Italia e il lancio della decarbonizzazione dell’energia e dell’economia. Bisogna agire subito per avviare la transizione dall’attuale modello di sviluppo, incentrato sui combustibili fossili, a un modello “green”, basato sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili, valorizzando le opportunità derivanti dall’applicazione dei criteri dell’economia circolare e dallo sviluppo di soluzioni eco-innovative nell’energia, nei trasporti, nell’edilizia, ecc.
Il carbone dolce che la Befana porta tradizionalmente ai bambini il 6 gennaio è l’unico carbone che piace all’ambiente, mentre il vero carbone è un combustibile  fossile che minaccia la nostra salute e il clima.
Come riporta il dossier curato dalla campagna del Wwf ‘No al carbone, si al futuro’, a parità di energia prodotta questo combustibile fossile rilascia in atmosfera, nei terreni e nelle acque, le maggiori quantità di inquinanti ed è inoltre la principale minaccia per il clima del pianeta, visto che le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale».

17 ottobre 2015

WWF Chiediamo al Governo di essere coerente: STOP ALLE CENTRALI A CARBONE IN ITALIA

Tratto da WWF

ROAD TO PARIS 

Il cambiamento climatico è provocato dall’aumento dei gas serra in atmosfera: gli scienziati ci dicono che deriva dalle attività umane, in particolare dall’uso dei combustibili fossili. Possiamo farne a meno subito! 

Occorre sostituire i combustibili fossili con le fonti rinnovabili, usando e meglio energia e materiali. La transizione verso un mondo a carbonio a zero deve essere rapida per limitare il riscaldamento globale sotto 1.5- 2 °C. Se continuiamo come oggi, rischiamo un aumento medio della temperatura di 4-6°C. -

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il 22 giugno, agli Stati Generali sul Clima, ha detto: “Per i prossimi sei mesi il clima è una priorità politica italiana” e “Oggi il nostro nemico è il carbone”. Contiamo i minuti in attesa di provvedimenti concreti. Per chiudere con il carbone in Italia e per lanciare la decarbonizzazione dell’energia e dell’economia.
 Firma la petizione del WWF per chiedere che l’Italia vada a Parigi da leader e chiuda SUBITO con il carbone 
  -
Chiediamo al Governo di essere

 coerente:



STOP ALLE CENTRALI A CARBONE IN ITALIA

È ormai noto come il carbone sia il combustibile fossile più pericoloso per l'ambiente e la salute, ma le centrali italiane continuano a utilizzarlo. In Europa la combustione del carbone provoca ogni anno 23.300 morti premature (o 250.600 anni di vita persi). Aiutaci a fermare le centrali a carbone!

Ma le centrali italiane continuano a bruciare carbone. 
E gli investimenti nelle rinnovabili segnano il passo. 
Occorre fermare subito tutte le centrali a carbone, a partire da quelle più vecchie, inquinanti e dannose per la salute. Il WWF chiede al Presidente del Consiglio Renzi:
  • Un piano di rapida uscita dal carbone che preveda tappe precise.
  • Standard ambientali davvero efficaci che impediscano agli operatori di privilegiare l’uso delle centrali a carbone che emettono più CO2                                                                                                                                                                                DIFENDI IL CLIMA, FIRMA ADESSO


Perché diciamo 


28 settembre 2015

GREENPEACE:Ahi Matteo, che brutta pagella ! Una sonora bocciatura per la strategia energetica del governo Renzi !

Tratto da Greenpeace

Ahi Matteo, che brutta pagella!

Una sonora bocciatura per la strategia energetica del governo Renzi!

L’anno scolastico è appena iniziato ma il Governo, alla prova dei fatti, appare clamorosamente impreparato di fronte alla sfida climatica: per questo oggi i nostri volontari sono scesi nelle strade di tutta Italia – con tanto di pagella - per  “dare i voti” alla strategia energetica nazionale.

I volontari hanno esposto uno striscione con la scritta “Rinnovabili: governo bocciato” e incontrato i cittadini per spiegare che un futuro energetico 100 per cento rinnovabile per tutti è possibile e non può più essere rimandato!  
La pagella destinata a Renzi, distribuita ai passanti, non promette bene: il giudizio sull’operato del governo, che in Italia continua a puntare sulle trivelle e sul petrolio penalizzando settori cruciali come l’efficienza energetica, l’eolico e il solare, è nettamente negativo!

Con i nostri volontari c’era anche una sagoma di cartone con il capo del governo impegnato a scrivere su una lavagna la sua formula energetica – tutta sbagliata – per rilanciare per il Paese: Più trivelle, più petrolio, meno rinnovabili, meno turismo, più disastri ambientali”.
Visto che Matteo Renzi ama comunicare con slide e lavagne, abbiamo scritto sulla sua lavagna il futuro che ha in mente per il Paese: un’Italia disseminata di trivelle e che ostacola energie pulite e vantaggiose come quelle fornite dal sole e dal vento.
Tutto questo in un weekend di mobilitazioni organizzate in tutto il mondo in vista della Conferenza sul Clima (COP21) che si terrà a Parigi il prossimo dicembre. In più di 25 Paesi sono in corso diverse manifestazioni per promuovere energie rinnovabili ed efficienza energetica, le uniche vere soluzioni per contrastare i cambiamenti climatici.
L’Italia si prepara invece all’appuntamento di Parigi con iniziative governative del tutto insensate come, ad esempio, la proposta di riforma della tariffa elettrica attualmente in consultazione. In sintesi, l’idea dell’Autorità per l’Energia è di far pagare meno a chi consuma di più, in barba a efficienza, protezione del clima e a qualunque ragionevole principio di politica economica.
Insomma, l’appuntamento di Parigi è importante, ma l’Italia ci arriva con idee confuse e zero credibilità!

Renzi e i suoi ministri ci stanno portando verso due sonore bocciature: quella dei mercati e quella della storia. 

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Apriamo gli occhi, il futuro è rinnovabile. E dipende da noi.Leggi anche su greenpeace

Apriamo gli occhi, il futuro è rinnovabile. E dipende da noi.

Chiudete gli occhi. Immaginate un mondo in cui le centrali a carbone smettono di sputare fumi nocivi dalle loro ciminiere, sostituite da pale eoliche che producono energia grazie al vento. Un mondo in cui di trivelle, in mare e a terra, non c’è traccia, ma ogni casa, sul tetto, ha un impianto fotovoltaico. Immaginate un mondo in cui non siamo più sotto scacco delle importazioni di gas, storicamente provenienti da zone poco “stabili” (come Libia e Russia), ma usiamo invece energia idroelettrica, geotermica e biomasse. Un Pianeta in cui le automobili sono elettriche, le centrali nucleari vengono spente e lasciano il posto all’efficienza energetica, le reti elettriche sono “intelligenti”.
Insomma, immaginate un mondo 100% rinnovabile con tutto quel che comporta: un freno ai cambiamenti climatici (che significa ad esempio meno alluvioni, anche in Italia), meno guerre e meno giochi di potere legati al mondo del petrolio e del gas, nessun incidente alle piattaforme petrolifere, una drastica diminuzione dei morti legati all’inquinamento atmosferico.
Sembra un mondo impossibile, immaginario e utopistico. Ma non lo è. Il mondo che avete appena immaginato può davvero esistere. E non servono miracoli. Possiamo costruirlo insieme e l’ultimo rapporto Energy Revolution 2015, redatto dal DLR tedesco (uno dei più riconosciuti istituti scientifici) per conto di Greenpeace, spiega come farlo. Il rapporto è uno scenario globale che mostra come sia assolutamente possibile realizzare entro il 2050 un mondo 100% rinnovabile. Grazie a tecnologie come il solare, l’eolico e altre rinnovabili, unite all’efficienza energetica e a nuove reti elettriche intelligenti.Leggi l'articolo integrale

23 settembre 2015

Matteo Renzi ha detto “Per i prossimi sei mesi il clima è una priorità politica italiana” -“Oggi il nostro nemico è il carbone”.Il WWF risponde : "Contiamo i minuti in attesa di provvedimenti concreti.

Tratto da today.it
Clima, report Wwf 'Ghiacciao 'bollenti': Alpi si sciolgono"

E' sempre più allarme clima: i ghiacciai sono 'bollenti', le Alpi si sciolgono

A causa del surriscaldamento globale, in meno di 50 anni, il ghiacciaio nostrano si è ridotto del 40%. Il quadro che emerge dal report ‘Ghiaccio bollente’ del Wwf è preoccupante: molte città sono destinate ad essere sommerse e le brutte notizie non finiscono qui
Leggi Ghiaccio bollente’ del Wwf
Non solo Artide, Antartide e ghiacciai alpini come Himalaya, Patagonia e Alaska, anche le nostre Alpi si stanno sciogliendo a causa del riscaldamento globale. Il fenomeno è già in corso:
in meno di 50 anni il ghiacciaio si è ridotto del 40% (sulle nostre Alpi si è passati dai 519 km2 del 1962 agli attuali 368 km2). A lanciare l'allarme è ancora una volta il Wwf con il report ‘Ghiaccio bollente’ dal quale emerge un quadro molto preoccupante. Tante, infatti, le conseguenze provocate dall'innalzamento delle temperature e del conseguente scioglimento dei ghiacciai: dal ghiaccio del pianeta dipendono risorse idriche, mitigazione del clima, equilibrio degli oceani, emissioni di gas serra. 

Lo scenario peggiore per l’IPCC al 2100 prevede un innalzamento del livello dei mari da 52 a 98 centimetri. Le ripercussioni sulle società umane sarebbero enormi. Attualmente il 60% della popolazione si trova concentrato sulle zone costiere del mondo entro i 100 km dalla costa e molte delle città costiere rischiano di essere sommerse: Miami, New York, Shangai, Bangkok, Mumbai, Londra, Amsterdam e Alessandria d'Egitto. 
La lista non finisce qui: anche numerose isole del Pacifico sono minacciate. Per l'esattezza, due isole nell’arcipelago del Kiribati sono già sommerse e altre zone insulari, come Tuvalu o Samoa, stanno già soffrendo per i livelli di salinità presenti nell’acqua potabile. Le Maldive, nell’oceano Indiano, potrebbero essere inondate entro 30 anni: 3 isole dell’arcipelago (su un totale di 280 isole inabitate) sono state evacuate. La nuova capitale, Hulhumale, è stata costruita su una barriera artificiale: quando sarà completata nel 2020 sarà il rifugio per circa metà della popolazione attuale, 340mila abitanti. L’effetto serra globale viene ulteriormente aumentato anche dallo scioglimento del Permafrost: il suo disfacimento libera in atmosfera metano e anidride carbonica. Se non fosse abbastanza, oltre mille miliardi di tonnellate di carbonio sono depositate nel suolo sotto la tundra artica e il riscaldamento globale potrebbe accelerare il loro rilascio sotto forma di Co2 e metano. 
Anche la stessa catena alimentare è minacciata. Il cambiamento della composizione dei ghiacci ha effetti sul krill, alla base delle catene trofiche di gran parte degli ecosistemi marini. Inoltre, i ghiacciai sono il serbatoio di acqua dolce durante le stagioni estive e secche, dunque fondamentali per agricoltura e industria. Due miliardi di persone soffriranno per la scarsità di acqua dovuta alla perdita dei ghiacci alpini asiatici (un quarto della popolazione attuale): 7 grandi fiumi sono infatti alimentati dai ghiacciai himalayani tra cui Brahmaputra, Gange, Indo, Mekong. Il 95% dell’agricoltura asiatica è alimentata dai ghiacciai del Karakorum mentre in India il 65% dell’agricoltura è collegata ai ghiacciai dell’Himalaya.
Artide. Nel 2012 i ghiacci marini estivi hanno raggiunto un posizione minima, quasi il 50% e la calotta artica si sta riducendo in maniera drastica. Il tasso di decrescita dell’estensione della superficie ghiacciata marina nell’Artico, secondo il quinto rapporto dell’IPCC, è tra il 3.5 e il 4.1% per ogni decennio.  La massima estensione raggiunta nel marzo 2015 è stata di 14.280 milioni di km quadrati, la più bassa delle estensioni invernali mai registrate dalle rilevazioni satellitari. Al Polo nord se il riscaldamento globale dovesse continuare con il trend attuale gli esperti prevedono che prima della metà del secolo il mare Artico sarà praticamente privo di ghiacci nei mesi estivi. 
L’Antartide. Si è riscaldato di circa 3°C negli ultimi 50 anni: in questo arco di tempo l’87% dei suoi ghiacciai si sono ritirati e ben 9 piattaforme di ghiaccio hanno subito un significativo collasso.  
Il clima diventa più rigido e gli indigeni soffrono. I paesi europei che si affacciano sull’Atlantico, compresi quelli del nord, potrebbe risentire dell’effetto fusione: il nastro trasportatore naturale degli oceani, di cui fa parte la corrente del Golfo (che nasce nel Golfo del Messico), ha consentito ad esempio a Gran Bretagna, Irlanda, Francia, e paesi scandinavi di godere di un clima mite nonostante la latitudine: la composizione salina degli oceani per effetto della fusione dei ghiacci polari rischia di rompere questa pompa di calore. Inoltre si potrebbe rompere l’equilibrio per i 4 milioni di abitanti indigeni (tra cui le piccole popolazioni di Inuit, Yupik e Sami) che hanno sempre vissuto in maniera integrata e sostenibile nella difficilissima regione artica.

Tantissime le specie animali che si estinguerebbero.

L'appello. Per evitare che tutto questo possa accadere, il Wwf chiede di dire basta alle centrali a carbone: “Lo scioglimento dei ghiacci della Terra riguarda animali cui siamo molto affezionati, ma riguarda molto vicino anche gli esseri umani: la lettura del quadro d’insieme è impressionante – dichiara l'associazione ambientalista - Il 2015 è un anno cruciale per le decisioni che la comunità internazionale dovrà prendere, a partire dal Summit delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per i prossimi 15 anni (New York 25-27 settembre) e la COP21 di Parigi sul cambiamento climatico. 
Uscire dai combustibili fossili, a partire dal carbone, deve essere l’obiettivo ineludibile dell’intera umanità, è la condizione per cercare di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e scongiurare gli scenari più catastrofici. 
Conosciamo i rischi, grazie alle ricerche scientifiche e, purtroppo, anche dalle osservazioni sul campo nel lavoro che come Wwf svogliamo tutti i giorni. Nelle aree montuose in tutto il mondo e nelle regioni artiche e antartiche, le popolazioni locali guardano spaventate il loro mondo che si trasforma e considerano il cambiamento climatico una minaccia presente e un possibile incubo futuro. E questi stravolgimenti non rischiano di riguardare soltanto loro. Oggi possiamo agire, oggi dobbiamo agire: abbiamo le alternative ai combustibili fossili pronte, sono fonti rinnovabili e pulite; insieme all’uso razionale ed efficiente di energia e materiali, possiamo farcela e offrire a tutti nuove opportunità”.    
La petizione.
 Il Wwf Italia ha lanciato una petizione per chiedere al presidente del Consiglio Matteo Renzi di essere coerente e di chiudere le centrali a carbone. Il premier, infatti, in occasione degli Stati Generali sul Clima, lo scorso 22 giugno ha detto: “Per i prossimi sei mesi il clima è una priorità politica italiana” e “Oggi il nostro nemico è il carbone”. L'associzione non l'ha dimenticato e rilancia: "Contiamo i minuti in attesa di provvedimenti concreti. Per chiudere con il carbone in Italia e per lanciare la decarbonizzazione dell’energia e dell’economia". 

21 agosto 2015

Maria Rita D'Orsogna :Clima, luglio è il mese più caldo di sempre. Matteo Renzi, qual è il tuo piano?

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Clima, luglio è il mese più caldo di sempre. Matteo Renzi, qual è il tuo piano?

di  

Continuiamo  a superare un record dopo l’altro, ma non in positivo.
Secondo la Nasa questo luglio 2015 è il più caldo di sempre da che si tiene il conto delle temperature e cioè dal 1880. E questo viene confermato anche dal Jma, il Japan Meterological Agency.
Non solo. Le tre agenzie più importanti che studiano il clima, Nasa, Jma e Noaa, il National Oceanic and Atmospheric Administration,avevano già decretato che anche febbraio, marzo, maggio e giugno 2015 sono stati mesi di temperatura più calda mai registrata prima. Gli altri mesi del 2015 sono entrati nella top quattro. Nel loro complesso, i primi sei mesi del 2015 sono stati i più caldi da 135 anni a questa parte.
Quasi tutte le zone del pianeta sono state straordinariamente più calde del normale, dalla Russia all’Africa centrale, dall’Europa meridionale al centro America, dal nordest dell’Australia alla penisola arabica. Anche gli oceani non sono stati mai così caldi come adesso. Ma non è solo il caldo. Considerato che ci sono stati anche casi di freddo record, ad esempio in Nuova Zelanda o nel Nord Est americano, vuol dire che ci sono stati enormi stravolgimenti e fluttuazioni inaspettate, e che nei posti in cui è stato caldo, le temperature sono state davvero elevate. Basta ricordare i 72 gradi Celsius in Iran del 31 luglio 2015.
I dati lasciano prevedere che in questo 2015 supereremo il 2014, finora l’anno più caldo della storia. E le cose non miglioreranno perché si prevede nei prossimi mesi un forte El Nino, la perturbazione che diffonde aria calda dal Pacifico soprattutto verso l’emisfero settentrionale.
Ma alla fine non è il record che si abbatte nel 2015 o nel 2014 o per quanti mesi. Quello che conta è l’andamento generale, il lungo termine. E i dati degli scorsi anni mostrano con evidenza che i cambiamenti climatici sono veri e sono una cosa di adesso. Tredici degli scorsi quindici anni di caldo record sono stati registrati dal 2000 ad oggi. Il 2014 è stato il 38esimo anno consecutivo di temperatura sopra la media. L’ultima volta che c’è stato un anno di freddo record è stato il 1911.
Circa un anno fa Matteo Renzi all’Onu aveva detto che occorre che i leader del mondo trovino il modo di salvare il pianeta per le generazioni future. Qual è il suo piano? Come può dire queste cose e poi con il suo governo farci affossare sempre un più nella morsa degli stravolgimenti climatici, continuando ad approvare un progetto fossile dopo l’altro?
La mia domanda a Matteo ed Agnese Renzi è sempre la stessa. Cosa dite voi dei cambiamenti climatici, non ai conferenzieri di New York, ma ai vostri figli? Cosa gli dite dell’aumento di temperatura e delle scelte del governo del Primo Ministro, il loro padre, del trivellare l’intrivellabile? Non lo sentite un po’ di rimorso, un po’ di vergogna, un po’ di responsabilità se non verso il pianeta e verso i figli degli altri, almeno verso i vostri?

11 agosto 2015

. PIU' INCENERITORI PER TUTTI. SBLOCCA ITALIA, nel decreto del Governo Renzi 12 nuovi inceneritori in 10 regioni.........UNO ANCHE IN LIGURIA.

Immagini tratte da Il Fatto Quotidiano 
oggi in edicola
 ECCO IL NUOVO CHE AVANZA......

Sblocca Italia, nel decreto del governo 12 nuovi inceneritori in 10 regioni.

UNO ANCHE IN LIGURIA.

Sblocca Italia, nel decreto del governo 12 nuovi inceneritori in 10 regioni
Ambiente & Veleni




Si aggiungono ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma in via di costruzione. Il testo inviato ai governatori in bozza svela le intenzioni dell’esecutivo dal Piemonte alla Sicilia: verranno bruciate 2,5 milioni di tonnellate di spazzatura in più, +37% rispetto a oggi. Il ministro Galletti ha convocato una riunione tecnica per il 9 settembre: "Bisogna fare presto"




Forse qualcuno ha dimenticato il decreto Sblocca Italia, ma il governo no. E infatti il 29 luglio è arrivata alle Regioni la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni del testo divenuto legge a novembre scorso: quella sugli inceneritori, cioè quegli impianti che bruciano immondizia e producono (a carissimo prezzo) energia. Il testo – che il Fatto Quotidiano ha letto – prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia. Impianti che vanno ad aggiungersi ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma ancora in via di costruzione.
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“Fate presto”: il ministro ha perso la pazienza
Il dlgs partito da Palazzo Chigi è ormai alla terza riscrittura e effettivamente in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla Sblocca Italia (entro 100 giorni dall’approvazione della legge), ma ora il governo non vuole più aspettare: la bozza è accompagnata dal caldo invito del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a fare in fretta (“la necessità che su tale documento la Conferenza esprima il proprio parere nella prima seduta utile”) e dalla convocazione di una riunione tecnica il 9 settembre. Non sia mai che la Corte costituzionale accolga i ricorsi che le regioni hanno avanzato su questo punto e si blocchi l’iter dei nuovi impianti.
Gli inceneritori peraltro – proprio grazie allo Sblocca Italia – ora “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale”. In soldoni, autorizzazioni più veloci, meno potere alle regioni, protezione rafforzata dei siti scelti contro le proteste dei cittadini: lo stesso schema già adottato per il Tav Torino-Lione e, nello stesso decreto, per le trivellazioni petrolifere e gli impianti di stoccaggio dei gas.

Addio differenziata, l’importante è bruciare
Curioso che per il governo non sia “strategico” incentivare la raccolta differenziata, ma – in barba a costi, rischi ambientali e indicazioni europee – costruire più inceneritori. A oggi, ci informa il “censimento” che l’esecutivo allega alla bozza di decreto, sono attivi in Italia 42 impianti per complessive 82 linee di “produzione”: 52 al Nord, le altre divise a metà tra Centro e Sud. La parte del leone la fanno Lombardia e Emilia Romagna, in cui lavorano grosse multiutility come A2AHera e Iren.
In tutto, nel 2014, sono finite in fumo circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti, capacità a cui aggiungere le 730 mila teoriche dei sei impianti già autorizzati (uno a Firenze, uno in Puglia, uno in Calabria e tre nel Lazio). Secondo il governo, però, non bastano: bisogna bruciare altri due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti l’anno (+37%) e per farlo servono 12 nuovi impianti (i due in Sicilia avranno capienza da 350mila tonnellate l’uno).

Una scelta irrazionale e anti-economica
Intorno agli inceneritori, peraltro, la partita è iniziata da tempo: una settimana fa a Forlì, sempre grazie allo Sblocca Italia, l’impianto già esistente è stato autorizzato ad aumentare la sua capacità di utilizzo di diverse migliaia di tonnellate e riclassificato come “di recupero energetico”, dunque sovvenzionato come produttore di energia rinnovabile. Il Comune era contrario (l’assessore all’Ambiente Bellini si è dimesso), mentre la regione aveva appena annunciato la chiusura di un paio di inceneritori sugli otto attivi in Emilia Romagna.
Il bello è che il governo si giustifica tirando in ballo la direttiva Ue del 2008, che invece propone tutt’altro: riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti Tmb (un trattamento “a freddo” che riduce ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile). Solo alla fine, dunque, e come “male necessario”, arrivano inceneritori e discariche, scelte più inquinanti.
Il governo Renzi, invece, ha reso l’inceneritore “strategico”: oggi autorizza impianti che saranno pronti fra 5 anni e rimarranno in funzione per 30. 
La scelta di bruciare i rifiuti, peraltro, è incomprensibile anche a livello economico: ai comuni, mediamente, la differenziata costa 198 euro a tonnellata, bruciarli circa 150. Solo che, aggiungendo gli incentivi energetici in bolletta, il costo è simile se non superiore: 220 euro nel 2012. Gli inceneritori, peraltro, creano poca occupazione: per il think tank Waste Strategy, incentivando separazione, compostaggio etc. si passerebbe dalle 68.300 persone impiegate oggi a 195.000 in pochi anni. Non solo: almeno il 25% del peso dell’immondizia bruciata – a non tener conto di diossine, furani e Pcb che finiscono nell’aria – si ripresenta poi sotto forma di cenere da smaltire come rifiuto speciale. 
Ma Renzi vuole i suoi 12 inceneritori: avrà i suoi buoni motivi.
da il Fatto Quotidiano dell’11 agosto 2015





 UN INCENERITORE  ANCHE IN LIGURIA?
La sottostante immagine,a noi cittadini  di Savona  già messi a dura prova  da anni di combustione del carbone  e da tempo a conoscenza , delle problematiche per la salute connesse con  gli inceneritori , ci crea un  grande ....disappunto.

                            

Lo stesso  disappunto  che negli  anni ci  ha provocato la sottostante immagine.
....Ma per  i cittadini  liguri   non sono già stati troppi
i benefici effluvi ,durati decenni ,
  di ben tre centrali a carbone    !!!!!!
   e.....le inevitabili ricadute sulla nostra   salute .
    Detto alla genovese   : EMU ZA DETU .

 Le tre centrali a carbone sono ben individuabili ,dai cerchi  rossi ,sulla cartina soprastante attestante il bio-monitoraggio degli  effetti dell' inquinamento.

Come Dice Il Medico ISDE  Patrizia Gentilini
"Inceneritori e gestione virtuosa 
sono in antitesi".

Per quanto poi riguarda l’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori esiste ormai una corposa letteratura scientifica prodotta sia nel nostro Paese che a livello internazionale: nessuno può negare che dalla combustione dei rifiuti vengano emesse sostanze tossiche e cancerogene: ossidi di azoto e di zolfo, polveri fini e ultrafini, diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), metalli pesanti (cadmio, arsenico, berillio, nickel) che sono comunque pericolosi anche se a basse dosi, anche se “entro i limiti di legge”, nonché enormi quantità di scorie, ceneri e fanghi.
Le popolazioni che vivono e/o lavorano nei pressi degli inceneritori, anche se di ultima generazione, sono soggette ad una maggior mortalità e/o incidenza di patologie, in particolare tumori, come riscontrato di recente anche a Vercellimalformazioni, alterazioni degli esiti riproduttivi umani (maggior incidenza di aborti spontanei, di nati pretermine e basso peso), contaminazione della catena alimentare.


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