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26 marzo 2019

L’aria inquinata uccide ogni anno 80 mila persone solo in Italia

Tratto da Linkinchiesta

L’aria inquinata uccide ogni anno 80mila persone solo in Italia ....

Secondo l’Oms, aumentano i decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico. Sia in locali chiusi (4,3 milioni), sia all’aperto (3,7 milioni). È lo 0,1% della popolazione mondiale. L’Italia è al nono posto nel mondo per i decessi causati da gas e polveri sottili

Morire per l’aria che si respira. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che ogni anno circa 8 milioni di decessi siano attribuibili all’inquinamento atmosferico, sia in locali chiusi (4,3 milioni), sia all’aperto (3,7 milioni). Si tratta dello 0,1% della popolazione mondiale che sconta, soprattutto nei Paesi a basso medio reddito, l’utilizzo di combustibili come legna, carbone e residui organici in apparecchi privi di sistema di abbattimento delle emissioni. Il cosiddetto inquinamento outdoor, cioè all’aria aperta, è un fenomeno che tocca invece anche i Paesi dell’Europa occidentale, Australia e Stati Uniti, «nonostante – scrive l’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra) – i progressi ottenuti in queste aree del pianeta nella riduzione delle emissioni di origine industriale e da traffico veicolare».

Una situazione che tocca da vicino l’Europa, tanto che la stessa Agenzia europea per l’ambiente ha stimato che in Italia le morti premature da esposizione a lungo termine a polveri sottili (Pm10 e Pm2.5), biossido di azoto (No2) e ozono (O3) superino quota 80.000. Se gli edifici risultano essere i maggiori produttori dei primi, i secondi arrivano soprattutto da traffico veicolare, impianti di riscaldamento civili e industriali, centrali per la produzione di energia e un ampio spettro di processi industriali.

Recentemente a rilanciare l’allarme sullo stato dell’aria nel nostro Paese è stato l’International Council on Clean Transportation (Icct), la stessa organizzazione no profit che portò alla luce lo scandalo “Dieselgate”. Per l’Icct, che ha analizzato 184 Paesi nel mondo, l’Italia si trova al nono posto per i decessi causati da gas e polveri sottili: le uniche due città in classifica sono Torino e Milano. Qui, hanno spiegato durante la presentazione del rapporto i ricercatori, l’inquinamento atmosferico è inferiore rispetto a centri urbani come Pechino o Delhi, ma a Milano e Torino è stato significativo l’impatto degli scarichi dei veicoli. Per l’Icct, nel 2015 poco meno del 40% a Milano e del 37,5% a Torino delle morti premature per inquinamento è attribuibile allo smog provocato dai trasporti. A conti fatti sono 25 persone ogni 100mila abitanti per il capoluogo lombardo e 23 per quello piemontese.

Dati sufficienti per spiegare le due procedure di infrazione che l’Italia ha rimediato in sede europea sia per gli sforamenti del Pm10, sia per il biossido di azoto. Non fosse abbastanza, il tema dell’impatto ambientale negli ultimi anni sta crescendo l’attenzione verso gli impatti economici di una qualità ambientale scadente. Da una parte il costo di mercato dell’inquinamento include una riduzione della capacità lavorativa, mentre dall’altra oltre alla perdita e la degradazione di risorse naturali e terreni impatta sulla spesa sanitaria dei Paesi che devono far fronte a sintomi che spesso sfociano in malattie croniche che richiedono ospedalizzazioni frequenti. Nel settembre 2018, una relazione della Corte dei conti europea ha sottolineato che «le diseconomie relative alla salute causate dall’inquinamento atmosferico raggiungono in totale una cifra compresa tra i 330 e i 940 miliardi di euro all’anno». Motivo per prestare attenzione sia alle emissioni provenienti dal traffico veicolare, ma anche a quelle industriali e derivanti dall’agricoltura, realtà che nella pianura padana prosperano e producono.

La stessa Corte, che svolge una funzione di controllo sulle azioni degli organismi parlamentari europei, ha rilevato come «molte politiche dell’Ue hanno un impatto sulla qualità dell’aria ma, considerati i significativi costi economici e umani, la Corte ritiene che alcune di esse non tengano ancora sufficientemente conto di quanto sia importante migliorare la qualità dell’aria. Clima ed energia, trasporti, industria e agricoltura costituiscono le politiche dell’Ue con un impatto diretto sulla qualità dell’aria e le scelte effettuate per darvi attuazione possono essere pregiudizievoli per un’aria pulita. La Corte – concludono gli autori della relazione speciale – ha constatato che i finanziamenti dell’Ue per la qualità dell’aria possono fornire un sostegno utile, ma che i progetti finanziati non sempre erano sufficientemente ben mirati». Utile dire come l’Italia di questi fondi, stanziati per clima e ambiente, sia con i suoi 19 miliardi di euro a disposizione il principale beneficiario europeo su una dotazione totale di 162 miliardi.
Continua su Linkinchiesta

27 dicembre 2018

Nasce la Carta di Roma su cambiamenti climatici e salute

Tratto da .arpat.toscana.

Un appello urgente: per la salute e i cambiamenti climatici il futuro è adesso
Nasce la Carta di Roma su cambiamenti climatici e salute

Per evitare una tragica evoluzione degli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sulla specie umana, è necessario cominciare fin da ora a garantire l’equilibrio degli ecosistemi e invertire la tendenza verso un consumo sostenibile che rispetti la natura e protegga la salute.
È questo il senso di molte indicazioni specifiche contenute nella Carta di Roma, siglata alla sessione conclusiva del simposio Health and Climate Change, presso l’Istituto Superiore di Sanità, al termine di tre giorni di dibattiti e di riflessioni tra 500 ricercatori esperti su salute e cambiamenti climatici.
La carta, articolata in ventiquattro raccomandazioni relative ai tanti temi in cui i determinanti ambientali influenzano fortemente la salute, vuol essere un indirizzo trasversale a tutte le politiche ed è rivolta a tutte le parti sociali, da quelle che rappresentano il mondo industriale a quello politico fino ai singoli cittadini perché si possa garantire la qualità della vita, la salute e il benessere nel prossimo futuro.
In base alle indicazioni della “Carta”, il nostro futuro non può prescindere ormai da una tecnologia pulita che impatti il meno possibile sull’ambiente, dal risparmio dell’acqua, del cibo e del suolo e dal riutilizzare il più possibile le materie prime. La promozione dei parchi e delle aree protette sono fonte di salute e rappresentano una priorità per tutelare la salute dei bambini.
La Carta è un urgente appello ad agire e un costante richiamo all’interdipendenza tra Clima e Salute.

07 maggio 2012

Lettera Aperta ai Pediatri Italiani

Tratto da Peacelink

Lettera Aperta ai Pediatri Italiani

PeaceLink sottoscrive la Lettera Aperta ai Pediatri Italiani promossa da "Minerva" p.e.l.t.i ONLUS - Associazione di genitori di bambini oncologici per la Prevenzione e Lotta ai Tumori Infantili
7 maggio 2012 - Associazione PeaceLink
Lettera Aperta ai Pediatri Italiani in occasione del 68° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria - Roma - Maggio 2012
Da Operatori di Cura, a Promotori della Salute, attraverso la Prevenzione Primaria

Minerva p.e.l.t.i. onlus  In occasione del 68° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria che si terrà a Roma dal 9 all’11 Maggio 2012, desideriamo rivolgere un appello a voi Pediatri, a cui noi genitori affidiamo la salute dei nostri bambini.

Voi Pediatri rappresentate, per noi genitori, una delle poche istituzioni delle quali ancora fidarsi quasi ciecamente, e non potrebbe essere altrimenti visto che vi chiediamo aiuto per custodire ciò che per noi è più importante nella nostra esistenza: la vita e la salute dei nostri figli.
Fino ad oggi vi siete presi cura dei nostri bambini per verificare il loro corretto accrescimento, per diagnosticare loro eventuali problemi di salute, per prescrivere i più idonei controlli e le migliori cure quando sono stati colpiti da malattie. Ora però Vi chiediamo uno sforzo in più che è ormai necessario, fondamentale ed inderogabile. Quello di diventare Promotori ed Educatori della Prevenzione Primaria.
E’ ormai evidente che noi tutti siamo sottoposti a molteplici fattori di rischio presenti nell’ambiente nel quale viviamo e nel quale vengono concepiti, nascono e crescono i nostri bambini. Moltissimi di questi fattori di rischio sono ormai ben noti e, anche se per alcuni non è possibile prevedere quando e come arrecheranno danni, sappiamo purtroppo che conseguenze negative sulla salute sono comunque sempre più probabili, soprattutto negli organismi più deboli ed in via di accrescimento come quelli dei feti, dei neonati e dei bambini. Senza tralasciare gli effetti sinergici e la capacità di molti di questi agenti di agire sulle stesse cellule germinali con una trasmissione ed amplificazione del danno attraverso le generazioni, eventi ovviamente fonte di ulteriore grandi preoccupazioni.

Parliamo di diossine, PCB (policlorobifenili), metalli pesanti, pesticidi, particolato, conservanti, additivi, coloranti ed altri numerosissimi composti chimici che provengono da insediamenti industriali, inceneritori, ma anche da prodotti e strumenti di uso quotidiano, spesso insospettabili. E che dire del crescente inquinamento elettromagnetico che pervasivamente ed invisibilmente si diffonde attraverso gli oggetti simbolo del nostro “progresso” (telefonini, cordless, reti wifi, ecc.) ?
Troppo spesso ci si nasconde dietro l’impossibilità di cambiare il mondo in cui viviamo e le assurde regole che lo governano, ma noi genitori per primi, con l’aiuto anche dei Pediatri, possiamo agire concretamente su molti fattori di rischio che sono presenti già nelle nostre case, nei giardini, nelle scuole ...
Ad esempio perché non informare i genitori “ DA SUBITO”, direttamente nei vostri studi medici, sui possibili rischi derivanti dall’uso di cellulari e degli apparecchi cordless. Non lo affermiamo noi in preda a un eccesso di senso di protezione nei confronti dei nostri figli, ma è ufficialmente dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 
 Perché indugiare ulteriormente? 
 Si tratta di applicare solamente uno dei Principi già sanciti dall’ Unione Europea, il Principio di Precauzione.Ci sono semplici accortezze, purtroppo poco conosciute, ma che possono essere immediatamente adottate ed in grado di tutelare i bambini in primis e ovviamente anche gli adulti.
Per questo vi chiediamo di diventare nostri alleati nel diffondere, anche tramite semplici opuscoli nei vostri ambulatori, informazioni adeguate, ad esempio, sull’uso corretto dei cellulari, ma anche dell’uso da parte dei bambini degli apparecchi elettronici ed elettrici (forni a microonde, asciugacapelli, babyphone, giochi elettronici con trasmettitori wifi, telefoni cordless, modem wifi, ...) o di quelle nei confronti di sostanze chimiche (pesticidi, insetticidi, prodotti per la pulizia della casa, prodotti contro la pediculosi, ...) e voi Pediatri potreste fornirne chissà quanti ancora.
Ci permettiamo di ricordarvi che una vigilanza nuova ed attenta nei confronti dell’ambiente è sancita dall’articolo 5 del vostro Codice Deontologico che recita:” Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini. A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all’utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile. Il medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva.”
Se l’ambiente è un determinante fondamentale per la salute quando parliamo di adulti, quanto più lo è se pensiamo ai bambini?
Vi chiediamo in conclusione di essere ancora al nostro fianco per proteggere i bambini ma con una veste nuova, che si vada ad affiancare a quella sinora egregiamente indossata. Vi chiediamo di entrare a far parte di una nuova grande Alleanza per la Prevenzione Primaria.
La Prevenzione Primaria, come scriveva Lorenzo Tomatis, vuole agire “sulle cause delle malattie, prima che queste si manifestino, riducendo l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici e cancerogeni... tutela la
salute e protegge il ricco come il povero, ma non porta onori, fama o denari ed è purtroppo negletta ai governi ed alle istituzioni”.
Riteniamo che imboccare questa nuova strada sia divenuta oramai una esigenza inderogabile. Roma, maggio 2012
Minerva PELTI Onlus
Leggi l'articolo integrale

03 ottobre 2011

L’INCUBO CARBONE :Savona una tra le principali “capitali del carbone”.

Tratto da Trucioli Savonesi
L’INCUBO CARBONE
Savona una tra le principali “capitali del carbone”.
di Aldo Pastore
Ritorno a parlare, ancora una volta, di carbone.
Desidero ricordare, in proposito, che già un anno fa (ed esattamente in data 30 Settembre 2010) avevo scritto un articolo per "Trucioli Savonesi", dal titolo: "IL TRAMONTO DEL CARBONE".
Quella mia iniziativa giornalistica era nata da una notizia, riportata da molti Quotidiani Nazionali, che testualmente, oggi, riporto:
 "La commissione dell' Unione Europea, presieduta da Josè Manuel Barroso, ha prescritto che non potranno più essere concessi aiuti finanziari ai produttori di carbone e, quindi, ai titolari delle miniere. I sussidi  in essere (2,8 miliardi di euro nel 2008) dovranno essere gradualmente eliminati entro il 2014; nel frattempo, potranno essere finanziate soltanto le riorganizzazioni operative, finalizzate alla cessazione dell'attività. In ogni caso, entro il 2014, la produzione di carbone verrà a cessare." 
E' pur vero che questa Prescrizione Comunitaria è andata progressivamente incontro a modifiche ed a slittamenti temporali (soprattutto dopo il paventato crollo della produzione di energia nucleare post- Fukushima); non v'è dubbio, tuttavia, che alcune Nazioni hanno incominciato a percorrere la strada, indicata dalla Commissione Europea; uno degli esempi più significativi giunge a noi dalla Svizzera;(leggi) in questa Nazione, un Team di 24 scienziati ha concluso una propria ricerca sull'utilizzo del Carbone con questa comunicazione, quasi lapidaria:

La costruzione di centrali a carbone non è solo controproducente dal punto di vista ambientale e climatico, ma anche dubbiosa a livello economico." (Qui)
Per avvalorare le loro tesi, questi scienziati non si sono soffermati soltanto sul tema inquinamento, ma hanno affrontato il problema dal punto di vista economico, citando, ad esempio, costi di capitale e prospettive di rendite (assai dubbie per  il futuro). 
Cito, in proposito, le loro conclusioni:
“Le centrali a carbone, orientate alla produzione continua, non riescono ad essere abbastanza flessibili e a reagire prontamente alle oscillazioni della domanda.”
Ma, torniamo per un istante all’indietro, carissimi Amici, ed andiamo ad esaminare le MOTIVAZIONI CHE DOVREBBERO ESSERE ALLA BASE DEL TRAMONTO DEL CARBONE PER L’INTERA UMANITA’  NEL PROSSIMO FUTURO:
1) A  livello planetario, ci sarebbe quantitativamente Carbone sufficiente per altri 230 anni circa (altre stime, tuttavia, parlano di 150 anni), ma i problemi connessi al TEMA DELL’ESTRAZIONE DEL CARBONE diventano e diventeranno, col tempo, sempre più gravi.
Infatti, le Miniere di Carbone sono generalmente a cielo aperto ed il loro scavo, in ogni parte del Mondo, viene ad ALTERARE GRAVEMENTE IL PAESAGGIO; si tratta, in effetti di scavi giganteschi che comportano lo stravolgimento di ogni località interessata, per cui continuano, irrimediabilmente, a crescere le opposizioni delle popolazioni alla loro persistenza, su ogni territorio;
2) Nelle località di estrazione, sono in progressivo aumento le MALATTIE, CAUSATE DAL CARBONE (come tale) e DALLE POLVERI TOSSICHE (di notevole rilevanza quantitativa) GENERATE DALLE TECNICHE  DI ESTRAZIONE;
3) Di conseguenza, AUMENTANO, IN OGNI LOCALITA’, LE SPESE ECONOMICHE  (DIRETTE ED INDIRETTE) CONNESSE ALL’ESTRAZIONE; non a caso, i titolari delle Miniere e, comunque, i produttori di carbone continuano a richiedere agli Stati ed alle Istituzioni Internazionali continui e progressivi aumento di contributi, rivolti a coprire i costi crescenti, connessi alle attività estrattive;
4) Per quanto concerne, poi, l’UTILIZZO DEL CARBONE IN AMBITO TERRITORIALE A FINI ENERGETICI E PRODUTTIVI, occorre ricordare, in sintonia con le parole di Mario Tozzi (vedi il quotidiano “LA STAMPA” del 15 luglio 2011) che:
 “Bruciare carbone non libera dalla schiavitù dell’anidride carbonica; anzi, per questa via, se ne produce di più che con qualsiasi altro combustibile fossile, con i relativi problemi in termini di surriscaldamento dell’atmosfera, che già conosciamo bene per il petrolio (e, in misura minore, anche per il gas).
Nessuna politica di opposizione al cambiamento
climatico ha senso se non si rinuncia al carbone”;
5) Infine, vanno presi seriamente in considerazione, anche il ambito più strettamente locale, GLI INFLUSSI DEL CARBONE (e, quindi, dei suoi FUMI e delle sue CENERI) SULLE POPOLAZIONI RESIDENTI.
E’ ormai incontestabile l’aumento delle Patologie tumorali e respiratorie laddove sono operanti centrali a carbone.
Allorquando noi rivolgiamo la nostra attenzione all’aumento delle spese sanitarie, dovremmo anche andare a verificare quanto è dovuto al modo insensato del produrre all’interno del nostro sistema economico e dovremmo, di conseguenza, trarre le dovute conclusioni sul piano politico ed operativo.

Queste sono dunque le MOTIVAZIONI che dovrebbero indurre l’intera umanità a dare un definitivo ADDIO AL CARBONE.
 Ma, tutto questo, stranamente, sembra non valere per la nostra Savona  ed il suo entourage provinciale;
in realtà, tutti noi possiamo toccare con mano che, di fronte ad un’ IPOTESI DI FUORIUSCITA  DAL CARBONE, la politica economica locale sta andando in direzione opposta, vale a dire versoLA VALORIZZAZIONE ED IL POTENZIAMENTO DEL SUO UTILIZZO;
stiamo diventando,in altri termini, una tra le principali “CAPITALI DEL CARBONE”.
Leggi tutto 

Riportiamo   nuovamente..... la cartina tratta dal "PIANO DI RISANAMENTO E TUTELA DELLA QUALITA' DELL'ARIA"
della Regione Liguria che mostra
gli EFFETTI DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO

  Leggi anche Rubbia: "Contro l'incubo carbone usiamo il sole"

 

Leggi su Genitron

Inquinamento Atmosferico: 4 Modi per Sconfiggerlo.

In tutto il mondo si stanno vivendo le complesse sfide sul riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico collegato che diventa un argomento scottante anche per quanto riguarda la salute umana, in particolare di tutti coloro che non hanno la fortuna di vivere in una medio-piccola città.  Anche in Italia milioni di persone vivono in aree dove è stato riconosciuto esserci un serio problema di inquinamento atmosferico. Gravi effetti sulla salute, compresa la morte, sono fin troppo comuni e tranquillamente diagnosticati.


Basterebbero quattro cambiamenti politici per rendere l’aria che respiriamo più pulita e più sana. Associazioni come l’American Lung Association e altre organizzazioni per la salute pubblica e l’ambiente raccomandano questi passaggi fondamentali, come il nucleo di una strategia all’ordine del giorno che dovrebbe compiere ogni nazione:
  1. “Ripulire” le centrali termoelettriche a carbone. Gli impianti e le centrali a carbone sono uno dei maggiori contribuenti del particolato atmosferico e dell’ozono, legati all’aumento di asma e malattie cardiache e respiratorie, così come aumentano i gas serra e le sostanze tossiche immesse nel ciclo di vita terrestre, come il mercurio e altri pericolosi metalli pesanti. Abbiamo bisogno di ridurre immediatamente le emissioni una volta per tutte.
  2. Restringere gli standard e i valori normativi per l’ozono. E’ fondamentale ridurre lo smog nell’aria nelle città e solo diminuendo i valori limite presenti nelle normative nazionali ed internazionali è possibile assicurare e garantire una qualche tutela ambientale ai cittadini. Per sono necessarie nuove norme che veramente proteggono le persone e gli ecosistemi.
  3. “Ripulire” le navi trans oceaniche. Navi da crociera, navi portacontainer e navi cisterna emettono quantità impressionante di smog che forma ossidi di azoto, biossido di zolfo. Nuove prove dimostrano che l’inquinamento atmosferico di questa forma di trasporto raggiunge sorprendentemente il lontano entroterra. Oltreoceano da poco il governo statunitense ha chiesto all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), di creare una “zona di controllo” nelle acque americane, comprese le Alaska e le Hawaii attraverso. Sebbene gli Stati Uniti abbiano firmato la Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da trasporto marittimo, non si possono far valere tali requisiti fino all’IMO ma solo imponendo limiti di concessione per il diritto di creare zone di controllo lungo le sue coste.
  4. Migliorare il controllo dell’inquinamento dell’aria. Numerosi sensori raccolgono regolarmente i dati sulla qualità dell’aria che possono essere inviati a un database APE per determinare se l’aria in una determinata comunità è conforme agli standard nazionali. Tuttavia, gli strumenti sono installati in modo poco capillare e tagli di bilancio nazionali hanno costretto addirittura a ridurre il numero di sensori o il personale addetto che analizza i dati. Studi emergenti indicano che alcune zone senza monitoraggio hanno tassi elevatissimi di inquinamento dell’aria che provocano gravi rischi per la salute, soprattutto nelle aree periferiche delle città e i quartieri adiacenti alle autostrade o alle industrie. Un interessante e completo elenco dei passi necessari per combattere l’inquinamento atmosferico.
ED IN CHIUSURA UNA CARRELLATA di  ALCUNI DEI NOSTRI GRANDI INCUBI IN AZIONE.......... 
RIPORTIAMO UNO STRALCIO DEL POST DEL 1°febbraio:


QUALCUNO FACCIA QUALCOSA

 IMMAGINI DI GIORNO E DI NOTTE............








ECCO COSA CI ACCOMUNA ,DI GIORNO E DI NOTTE PER MOLTI,MOLTI GIORNI ALL'ANNO
BRINDISI ,CIVITAVECCHIA ,VADO LIGURE ......QUANDO IL FUTURO SI BASA SUL FUMO......
E "L' INQUINAMENTO DA POLVERI SOTTILI "NON ACCENNA A DIMINUIRE ANZI SU NOI TUTTI INCOMBE L' INCUBO DELLA COMBUSTIONE DEL CDR IN CENTRALE .

..ECCO UNA RASSEGNA DI IMMAGINI CHE DEVONO FAR RIFLETTERE COLORO CHE DECIDONO SUL FUTURO.........DEI NOSTRI TERRITORI.
SOTTO QUESTI CIELI VIVONO I NOSTRI MA ANCHE I LORO FIGLI ........E VI SONO TUTTA UNA SERIE DI REALTA' ECONOMICHE DA TUTELARE.......NON SECONDARIE ALLA REALTA' INDUSTRIALE.

BRINDISI DI GIORNO E DI NOTTE



Comunicato Stampa Nac del 01-02-2011



TRATTO DA NOALCARBONE
BRINDISI
”Sbuffate quotidiane”.QUALCUNO FACCIA QUALCOSA

CIVITAVECCHIA DI GIORNO E DI NOTTE


TERMINIAMO CON UN INVITO A PARTECIPARE IL

29 OTTOBRE ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO L’USO DEL CARBONE, PER UN LAVORO DEGNO, PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E TUTELARE LA SALUTE DANDO SPERANZA AL NOSTRO FUTURO. 

LEGGI il post


15 settembre 2011

1)Brindisi, record di bimbi nati con malformazioni congenite 2)No Nuke svizzeri: “Incidente in Francia, tutto a posto un corno!”

Tratto da La Repubblica
LO STUDIO

Brindisi, record di bimbi nati
con malformazioni congenite

L'indagine condotta da undici ricercatori dal 2001 al 2009: più 18 per cento sulla media europea, che diventa il 67 per cento per le malattie cardiovascolari

I bimbi che vengono al mondo a Brindisi nascono malati, più che altrove, soprattutto malati di cuore, molto più che nel resto d'Europa. Lo dice uno studio pubblicato recentemente condotto da undici ricercatori dell'Istituto di fisiologia clinica del Centro nazionale di ricerca di Lecce e di Pisa presso il reparto di Neonatologia dell'ospedale Perrino e della Azienda sanitaria di Brindisi. Su 7.644 neonati venuti al mondo negli anni fra il 2001 e il 2009, 176 erano affetti da patologie. Il 18 per cento di malformazioni congenite in più rispetto al dato europeo, tasso che raggiunge la soglia vertiginosa del 67 per cento in più rispetto alla media continentale per le malattie cardiovascolari.

I risultati della ricerca, ancora parziali e certamente preludio a ulteriori approfondimenti come hanno precisato gli stessi ricercatori, hanno scatenato l'energica reazione del mondo scientifico e ambientalista brindisino, riuniti nel comitato "Brindisi bene comune" che chiede una indagine epidemiologica (LEGGI SU NOALCARBONE BRINDISI) per verificare se vi è una relazione, un nesso causale tra inquinamento prodotto dal polo industriale chimico-energetico e le malattie che si riscontrano a Brindisi. Non una semplice richiesta. La posta in gioco è tale che i firmatari dell'appello - dirigenti medici, avvocati, sindaci, movimento No al carbone - annunciano proteste di piazza ma anche querele.

Primo appuntamento per venerdì prossimo nella centralissima piazza Vittoria nel capoluogo messapico per dare il via alla raccolta di firme a suffragio della richiesta. Non solo cortei. Qualora le istituzioni interpellate non dovessero dare seguito alla indagine epidemiologica, il comitato promotore preannuncia denunce alla Procura della Repubblica a danno di chi, ignorando l'appello, contribuisse ad aggravare lo stato della salute pubblica...


"Siamo un gruppo di cittadini di Brindisi - si legge nell'appello -, uomini e donne seriamente preoccupati per la presenza di numerose aziende del settore energetico e chimico che tanti danni hanno procurato all'ambiente e alla salute dei cittadini del nostro territorio. Molti di noi hanno visto parenti e amici ammalarsi e morire. Viviamo nella preoccupazione che ciò possa continuare e colpire i nostri figli".
Facendo esplicito richiamo a precisi riferimenti normativi - dall'articolo 32 della Costituzione, esplicitamente richiamato, e della legge 833 del 78, ma anche del decreto legislativo 112 del 1998 - i firmatari chiedono alle istituzioni interpellate di "vigilare e tutelare sulla salute di tutti i cittadini".

"Chiediamo quindi che sia rapidamente effettuata una indagine epidemiologica - si legge ancora nell'appello - che dovrebbe essere condotta su popolazioni a rischio per la prossimità a fonti di emissione comparandole con popolazioni a minor rischio perché a maggior distanza dalle stesse fonti. Chiediamo che siano ricercate le principali sostanze tossiche e cancerogene, emesse dai processi produttivi delle diverse attività industriali pericolose, nell'aria, nel suolo, nell'acqua, negli alimenti provenienti dalle vicinanze delle predette attività e nel sangue e nelle urine di lavoratori e di cittadini esposti".

Non è tutto. I firmatari mettono il dito nella piaga, e chiedono "in relazione alle numerose morti di lavoratori del petrolchimico di Brindisi una rianalisi della coorte lavorativa, la cui mortalità è stata erroneamente comparata con quella della popolazione generale. La mortalità dei lavoratori del Cvm doveva essere comparata con quella dei lavoratori non impegnati sugli impianti. In questo modo si potrà conoscere, come a Venezia, il numero di decessi in più attribuibili a quella lavorazione".

Il riferimento è all'esito del procedimento giudiziario scaturito dalle denunce dei famigliari degli operai dell'industria chimica brindisina morti di tumore.......

....Conclusioni in antitesi a quelle formulate dal collega Felice Casson, pubblico ministero del processo al Petrolchimico di Marghera. "Chiediamo in definitiva di sapere qual è il reale stato di salute della popolazione brindisina", chiedono infine i firmatari della richiesta di una indagine epidemiologica sulla scorta dei risultati dell'ultima ricerca sulle malattie neonatali, sottolineando "vi informiamo che se non saremo ascoltati ci rivolgeremo alla magistratura denunciando tutti coloro che potevano fare e non hanno fatto per tutelare la salute e la vita di tutte e tutti i brindisini". (14 settembre 2011)
Leggi tutto

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Tratto da Trc giornale.it

Incendio Tvn, consegnata alla Procura la prima relazione dei periti


I consulenti incaricati di analizzare il trasformatore esploso alla centrale di Torre Nord hanno consegnato una relazione preliminare alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, che sta dirigendo le indagini coordinate dal Pm Edmondo De Gregorio. Nel rapporto si legge che il trasformatore potrà essere prelevato e spostato in altra sede per essere analizzato al fine di capire cosa ne abbia provocato lo scoppio.

Intanto il Comitato Arpa Lazio sta guidando la campionatura degli oli che erano contenuti al suo interno, per accertarne l'esatta composizione e verificare se erano presenti componenti ritenuti pericolosi per la salute.

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Tratto da "La Voce dell' Emergenza"

No Nuke svizzeri: “Incidente in Francia, tutto a posto un corno!”

Il Coordinamento antinucleare ticinese chiede che il Consiglio di Stato si faccia avanti presso il DFAE, affinché questo chieda lumi alla Francia

A Marcoule, a soli 400 km dal Ticino, lunedì mattina si è verificato l’ennesimo incidente radioattivo. L’incidente, stando all’Istituto di sicurezza nucleare, non ha causato fughe radioattive. Ora un’inchiesta dovrà stabilire l’origine dell’incidente.

“Per il Ticino (e la Svizzera) la Francia costituisce un rischio notevole”, commenta Marco Rudin per il Coordinamento antinucleare ticinese, che lo scorso mese di maggio ha organizzato la trasferta dal Ticino per la manifestazione nazionale contro l’atomica nel canton Argovia. Con le sue 58 centrali nucleari radioattive in funzione, molte fra le quali assai vetuste, la Francia è ora diventata la nazione “con la più grande probabilità che capiti un incidente nucleare maggiore”. E poi Rudin aggiunge: “la Francia è a noi maledettamente vicina!”.

“Anche se le autorità ci tranquillizzano ancora una volta – continua il comunicato – “sono riaffiorati gravi problemi endemici dell’industria nucleare e del business radioattivo che non dobbiamo ignorare”. Secondo il Coordinamento antinucleare ticinese il personale di tutto il settore nucleare è inadeguato per quanto concerne la cultura della sicurezza, è in buona parte precario ed a basso prezzo, è stressato, il numero di addetti è insufficiente ed il prossimo errore di manipolazione è preprogrammato. Un’affermazione non avventata, dato che già lo scorso mese di marzo scorso a Marcoule ci fu un incidente nella preparazione del MOX (contenente plutonio radioattivo, pericoloso e tossico come a Fukushima). “In realtà questo sito è una “grande discarica” di tecnologia nucleare militare e civile, parzialmente abbandonata a causa degli enormi costi necessari per lo smantellamento”, denuncia Marco Rudin. In altre parole: un enorme “cadavere nucleare”.

Gli stress test dovranno includere anche questi siti di ritrattamento che non hanno veri e propri reattori ma che sono altrettanto pericolosi”, continua ancora il comunicato.” Non si sente più niente degli stress test. Chi li pianifica,? chi supervisiona? chi ne garantisce l’ efficacia? ci sono delle garanzie, anche finanziarie, in caso di fallimento di valutazioni sugli stress test?” Leggi tutto »


Tratto da Il Sole 24ore

Corre l'Italia del fotovoltaico. Superati i 10mila Mw installati

Brinda l'Italia delle energie rinnovabili: 10mila megawatt installati con oltre 270 mila impianti collegati alla rete elettrica nazionale rappresentano un traguardo da molti preannunciato ma per nulla scontato, visto il tiraemolla degli incentivi e le minacce di smobilitazione di molti imprenditori dell'energia verde.

Brinda doppiamente la Puglia, che proprio ieri alla Fiera del Levante ha esibito il record nazionale assoluto: con 1.685 megawatt distribuiti in 17.812 impianti è di gran lunga la regione più ricca di pannelli e di elettricità solare prodotta, anche se il record per il numero degli impianti va alla Lombardia (38.810 per 993 megawatt). E proprio la Puglia, insieme alla Calabria e la Sicilia, è in ottima compagnia nella corsa verso il traguardo epocale: la cosiddetta grid parity, ovvero la competitività del kilowatt solare generato senza bisogno di alcun incentivo.

Può forse gioire l'industria degli apparati, che qui da noi vorrebbe guadagnare spazio rispetto alla dipendenza che ancora tributiamo alle forniture estere (dalla Cina ma anche dalla Germania). Potrebbe gioire lo Stato, che ha nuovi motivi per attenuare gli incentivi, anche se dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza per l'altalena e l'inaffidabilità delle politiche di settore che intanto rischiano di allontanare gli investitori internazionali.

Possiamo gioire, ma con qualche cautela, tutti noi: è vero che la nostra energia solare si irrobustisce, ma è anche vero che l'energia così prodotta è, come ben si sa, una frazione di quella garantita dalla stessa potenza installata con impianti tradizionali (gas o carbone, ad esempio). Tant'è che il nostro solare vale, ancora oggi, appena il 3% dell'elettricità che consumiamo.....

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Aggiornamento BENZENE

Riportiamo per un aggiornamento alcuni dati del Benzene tratti da
ambiente in Liguria del 12 e 13 settembre della centralina di VADO LIGURE

Questi picchi di BENZENE ,con valori sicuramente notevoli in prima mattinata o in tarda serata ,continuano a tenere alta la nostra attenzione e ad incrementare le nostre preoccupazioni ....

DATO CHE:
"Il benzene è una sostanza cancerogena genotossica per l'uomo ed è impossibile individuare un limite al di sotto del quale non vi siano rischi per la salute umana".


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