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02 maggio 2013

VELENO:L’Ilva e l’inferno di Taranto: intervista a Daniela Spera.

 DANIELA SPERA E
LA SUA  BATTAGLIA CIVILE PER TARANTO.
GRAZIE DA UNITIPERLASALUTE PER LA SUA IMPORTANTE LOTTA A TUTELA  DELLA SALUTE.
Tratto da   Retronline

L’Ilva e l’inferno di Taranto: intervista a Daniela Spera.


L’Ilva, i suoi camini e il fumo denso che sale verso l’azzurro del cielo pugliese hanno trasformato la città di Taranto in un luogo di morte, dove le malattie e i tumori incombono sul futuro dei cittadini. 


DanielaSpera ha preso in mano le redini di questa battaglia contro il mostro di acciaio, portando alla luce dati che fanno paura. La sua storia è stata raccontata dalla giornalista Cristina Zagaria nel libro Veleno, edito dalla Sperling & Kupfer. Ho avuto la fortuna di poter rivolgere alla dottoressa Spera alcune domande con lo scopo di far conoscere a più persone possibili la realtà dei fatti.


Com’è iniziata la sua battaglia?
La mia battaglia è cominciata perché notai un video nel quale veniva mostrato l’abbattimento di un intero   gregge di bestiame poiché contaminato da diossine. Rimasi molto colpita da quel video soprattutto perché l’allevatore individuava un colpevole: l’Ilva di Taranto. Così ho cominciato a documentarmi costantemente, a raccogliere storie, per capire cosa davvero stesse accadendo a Taranto. Il mio lavoro mi ha permesso di entrare in contatto con le storie delle famiglie, con diversi casi di patologie tumorali: sono in effetti un’osservatrice privilegiata, svolgendo una professione sanitaria.

Quali sono i dati più preoccupanti che è riuscita a far emergere?

I dati più allarmanti che ho avuto modo di osservare e che sono stati confermati dalla perizia epidemiologica riguardano le incidenze e mortalità di patologie tumorali nei bambini. Quando ad essere colpiti da patologie neoplastiche sono i bambini significa che siamo oltre una situazione di rischio o di allarme, significa che c’è una inequivocabile componente ambientale che genera una vera e propria strage. In questo caso ci si trova di fronte ad una emergenza sanitaria che impone interventi immediati ed efficaci per fermare – e non per ridurre – l’inquinamento in atto.


Casale Monferrato e Taranto: due realtà molto vicine. Perché in Italia si muore per questi motivi?
Nel nostro paese non esiste la cultura del rispetto della vita. La priorità è la produzione ad ogni costo, il profitto a discapito della qualità della vita. In questa maniera si diventa ostaggi di un’azienda che si avvale di una potentissima arma: il ricatto occupazionale.
Come si concilia il diritto al lavoro e quello alla salute? I Tarantini come hanno reagito davanti alla possibile chiusura dell’Ilva? Credo che il referendum snobbato pochi giorni fa sia un segnale forte.
Il diritto alla salute viene prima di ogni cosa, non si può scegliere se accettare dei decessi in cambio di un misero stipendio. Non si dimentichi che gli stessi operai sono vittime del loro stesso lavoro e allo stesso tempo provocano la morte dei propri cari. Nel libro Veleno questo aspetto è descritto molto bene ed emerge in maniera prepotente.
La maggior parte dei Tarantini rifiuta l’attuale sistema industriale che annienta il proprio territorio e nonostante la scarsa affluenza alle urne .........Gli astenuti forse hanno subito il ricatto occupazionale.
Secondo lei quale sarà il futuro di Taranto?
Difficile pensare al futuro di Taranto. Posso solo dire ciò che vorrei per Taranto: la chiusura dello stabilimento Ilva e di tutte le aziende inquinanti che insistono sul nostro territorio, bonifica e rilancio dell’economia locale.
La sua storia è stata raccontata nel libro Veleno. Come ci si sente a essere la protagonista di un libro?
In realtà non mi sono soffermata molto su questo aspetto. Essere protagonista di un libro per me è solo l’occasione per parlare di Taranto, per offrire un esempio di battaglia civile, attraverso la mia storia che ha in effetti coinvolto molti altri Tarantini ed è questo l’aspetto più importante. Ora vorrei che la mia battaglia fosse anche un esempio per tutta l’Italia.
Che cosa vuol dire convivere con la presenza della morte? Non ha paura di rientrare anche lei nel numero delle vittime dell’Ilva?
La presenza della morte e il timore di ammalarsi a Taranto sono molto vivi. C’è chi accetta con rassegnazione, c’è chi invece reagisce, io faccio parte di quel piccolo gruppo di persone che ha deciso di lottare.
Anch’io ho il timore di ammalarmi, ed è per questo che lotto senza sosta, perché voglio portare a termine ciò che ho cominciato, prima di diventare vittima.
Ringrazio la dottoressa Daniela Spera per l’intervista.
Articolo di Alessandra Coppo.

14 gennaio 2013

WWF SAVONA : Situazioni e criticità ambientali e sanitarie dei comuni di Altare, Carcare e Cairo M.

Riceviamo   dal WWF  Sezione di Savona
Savona, lì  14/01/2013  


I sottoscritti Anna Maria Fedi in qualità di Presidente, Piombo Marco in qualità di Responsabile Urbanistica e Tutela del Territorio, Viglietti Giacomo in qualità di Referente della Valbormida del WWF Savona,con la presente inviano il Dossier “La zona IT0705” e l’allegato “Sintesi delle varie criticità del Dossier e relative richieste”.

In questo Dossier intitolato “La zona  IT0705. Situazioni e criticità ambientali e sanitarie dei comuni di Altare, Carcare e Cairo M.”, si è cercato di analizzare la situazione attuale e le varie criticità ambientali e sanitarie presenti nei comuni di Altare, Carcare e Cairo Montenotte ricadenti in Provincia di Savona (SV).
Dai dati descritti si evidenzia una situazione di inquinamento atmosferico da anni non rispettoso di quanto imposto dalla legislazione comunitaria e nazionale.
Inoltre i dati statistici sanitari indicano per i tre Comuni in oggetto , tra le cause di morte, tendenze in crescita di varie patologie tumorali. Alcune cause di morte sarebbero presenti in percentuale maggiore rispetto alla media regionale e provinciale.
Agli scriventi non risulta essere in atto per la zona in questione alcun piano di intervento per rientrare nei limiti di inquinamento stabiliti per legge. 
Ma è cosa pubblica la notizia che vari progetti industriali sono al vaglio di procedure autorizzative. Questi nuovi insediamenti, anche se dotati delle migliori tecnologie disponibili per abbattere l’inquinamento, comunque andranno a peggiorare una situazione attualmente critica.

Il nostro intento è quello di sollecitare tutti gli Enti preposti affinché venga elaborato un piano efficace ed efficiente per portare il livello di inquinamento a livelli accettabili, sia per la salute dei residenti, sia per gli ecosistemi naturali in particolare di quelli ricadenti nei Siti di Interesse Comunitario presenti nella zona e in quelli adiacenti, anche applicando un processo di pianificazione industriale che sia veramente sostenibile per le generazioni future.



Distinti saluti.

 LEGGI IL DOSSIER  pubblicato su Uomini Liberi

03 ottobre 2012

1)Ilva: Asl Taranto, +50% ricoveri per tumore nel 2012. 2)Ilva, Riva a processo per 15 operai uccisi dal cancro ai polmoni

Tratto da Adnkronos Salute

Ilva: Asl Taranto, +50% ricoveri per tumore nel 2012

3 ott. - (Adnkronos Salute) - Sembra farsi sempre piu' allarmante la situazione sanitaria a Taranto. I dati sui ricoveri ospedalieri per patologie oncologiche della Asl di Taranto, ancora inediti, sembrano infatti confermare un amaro e preoccupante trend: nel primo semestre 2012, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si e' infatti registrato un aumento del 50%. 
Non solo. Sempre in merito alle patologie tumorali, si registra un'impennata del 60% per i day hospital e una crescita del 40% per quanto riguarda gli accessi ambulatoriali. 
A fornire i dati e' Rossella Moscogiuri, responsabile controllo spesa farmaceutica dell'Asl tarantina. 

Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno
Ilva, Riva a processo per 15 operai uccisi dal cancro ai polmoni
di MIMMO MAZZA 
TARANTO - Decine di operai dell’Italsider-Ilva morti a seguito dell’esposizione alle fibre di amianto presenti nello stabilimento siderurgico. Approda stamattina dinanzi al giudice monocratico Massimo De Michele il procedimento nei confronti dei 28 imputati rinviati a giudizio dal gup Giuseppe Tommasino, tutti accusati di omicidio colposo per la morte di 15 operai dell’Ilva deceduti dal 2004 al 2010 per malattia professionale. Nell’elenco degli imputati ci sono il patron Emilio Riva, suo figlio Fabio, il direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.........

Ma quali sono i reati contestati? Per tutti gli imputati è stato ipotizzato il disastro colposo e l’omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro, in quanto «omettevano nell’esercizio ovvero nella direzione dell’impresa, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, di adottare cautele che secondo l’esperienza e la tecnica sarebbero state necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro, in particolare impianti di aspirazione nonché sistemi di abbattimenti delle polveri- fibre contenenti amianto idonei a salvaguardare l’ambiente di lavoro dall’aggressione del suddetto materiale cancerogeno, nonché omettevano di far eseguire in luoghi separati le lavorazioni afferenti al rischio di inalazione delle polveri-fibre di amianto, unitamente ad altre adeguate misure di prevenzione ambientali e personali atte a ridurre la concentrazione e la diffusione delle polveri- fibre di amianto generatesi durante le lavorazioni a tutela dei lavoratori dipendenti dello stabilimento Ilva ripetutamente esposti ad amianto durante lo svolgimento di attività lavorative. In tal modo». 
Le malattie professionali costituiscono una dura e amara realtà per la provincia di Taranto, da anni e anni. 
 E periodicamente la Procura della repubblica avvia inchieste per fare chiarezza su cause e origini, e dare giustizia alle vittime, dipendenti della grande industria che hanno contratto malattie durante il lavoro quotidiano in fabbrica, e ai loro familiari. Leggi l'articolo integrale

03 ottobre 2011

L’INCUBO CARBONE :Savona una tra le principali “capitali del carbone”.

Tratto da Trucioli Savonesi
L’INCUBO CARBONE
Savona una tra le principali “capitali del carbone”.
di Aldo Pastore
Ritorno a parlare, ancora una volta, di carbone.
Desidero ricordare, in proposito, che già un anno fa (ed esattamente in data 30 Settembre 2010) avevo scritto un articolo per "Trucioli Savonesi", dal titolo: "IL TRAMONTO DEL CARBONE".
Quella mia iniziativa giornalistica era nata da una notizia, riportata da molti Quotidiani Nazionali, che testualmente, oggi, riporto:
 "La commissione dell' Unione Europea, presieduta da Josè Manuel Barroso, ha prescritto che non potranno più essere concessi aiuti finanziari ai produttori di carbone e, quindi, ai titolari delle miniere. I sussidi  in essere (2,8 miliardi di euro nel 2008) dovranno essere gradualmente eliminati entro il 2014; nel frattempo, potranno essere finanziate soltanto le riorganizzazioni operative, finalizzate alla cessazione dell'attività. In ogni caso, entro il 2014, la produzione di carbone verrà a cessare." 
E' pur vero che questa Prescrizione Comunitaria è andata progressivamente incontro a modifiche ed a slittamenti temporali (soprattutto dopo il paventato crollo della produzione di energia nucleare post- Fukushima); non v'è dubbio, tuttavia, che alcune Nazioni hanno incominciato a percorrere la strada, indicata dalla Commissione Europea; uno degli esempi più significativi giunge a noi dalla Svizzera;(leggi) in questa Nazione, un Team di 24 scienziati ha concluso una propria ricerca sull'utilizzo del Carbone con questa comunicazione, quasi lapidaria:

La costruzione di centrali a carbone non è solo controproducente dal punto di vista ambientale e climatico, ma anche dubbiosa a livello economico." (Qui)
Per avvalorare le loro tesi, questi scienziati non si sono soffermati soltanto sul tema inquinamento, ma hanno affrontato il problema dal punto di vista economico, citando, ad esempio, costi di capitale e prospettive di rendite (assai dubbie per  il futuro). 
Cito, in proposito, le loro conclusioni:
“Le centrali a carbone, orientate alla produzione continua, non riescono ad essere abbastanza flessibili e a reagire prontamente alle oscillazioni della domanda.”
Ma, torniamo per un istante all’indietro, carissimi Amici, ed andiamo ad esaminare le MOTIVAZIONI CHE DOVREBBERO ESSERE ALLA BASE DEL TRAMONTO DEL CARBONE PER L’INTERA UMANITA’  NEL PROSSIMO FUTURO:
1) A  livello planetario, ci sarebbe quantitativamente Carbone sufficiente per altri 230 anni circa (altre stime, tuttavia, parlano di 150 anni), ma i problemi connessi al TEMA DELL’ESTRAZIONE DEL CARBONE diventano e diventeranno, col tempo, sempre più gravi.
Infatti, le Miniere di Carbone sono generalmente a cielo aperto ed il loro scavo, in ogni parte del Mondo, viene ad ALTERARE GRAVEMENTE IL PAESAGGIO; si tratta, in effetti di scavi giganteschi che comportano lo stravolgimento di ogni località interessata, per cui continuano, irrimediabilmente, a crescere le opposizioni delle popolazioni alla loro persistenza, su ogni territorio;
2) Nelle località di estrazione, sono in progressivo aumento le MALATTIE, CAUSATE DAL CARBONE (come tale) e DALLE POLVERI TOSSICHE (di notevole rilevanza quantitativa) GENERATE DALLE TECNICHE  DI ESTRAZIONE;
3) Di conseguenza, AUMENTANO, IN OGNI LOCALITA’, LE SPESE ECONOMICHE  (DIRETTE ED INDIRETTE) CONNESSE ALL’ESTRAZIONE; non a caso, i titolari delle Miniere e, comunque, i produttori di carbone continuano a richiedere agli Stati ed alle Istituzioni Internazionali continui e progressivi aumento di contributi, rivolti a coprire i costi crescenti, connessi alle attività estrattive;
4) Per quanto concerne, poi, l’UTILIZZO DEL CARBONE IN AMBITO TERRITORIALE A FINI ENERGETICI E PRODUTTIVI, occorre ricordare, in sintonia con le parole di Mario Tozzi (vedi il quotidiano “LA STAMPA” del 15 luglio 2011) che:
 “Bruciare carbone non libera dalla schiavitù dell’anidride carbonica; anzi, per questa via, se ne produce di più che con qualsiasi altro combustibile fossile, con i relativi problemi in termini di surriscaldamento dell’atmosfera, che già conosciamo bene per il petrolio (e, in misura minore, anche per il gas).
Nessuna politica di opposizione al cambiamento
climatico ha senso se non si rinuncia al carbone”;
5) Infine, vanno presi seriamente in considerazione, anche il ambito più strettamente locale, GLI INFLUSSI DEL CARBONE (e, quindi, dei suoi FUMI e delle sue CENERI) SULLE POPOLAZIONI RESIDENTI.
E’ ormai incontestabile l’aumento delle Patologie tumorali e respiratorie laddove sono operanti centrali a carbone.
Allorquando noi rivolgiamo la nostra attenzione all’aumento delle spese sanitarie, dovremmo anche andare a verificare quanto è dovuto al modo insensato del produrre all’interno del nostro sistema economico e dovremmo, di conseguenza, trarre le dovute conclusioni sul piano politico ed operativo.

Queste sono dunque le MOTIVAZIONI che dovrebbero indurre l’intera umanità a dare un definitivo ADDIO AL CARBONE.
 Ma, tutto questo, stranamente, sembra non valere per la nostra Savona  ed il suo entourage provinciale;
in realtà, tutti noi possiamo toccare con mano che, di fronte ad un’ IPOTESI DI FUORIUSCITA  DAL CARBONE, la politica economica locale sta andando in direzione opposta, vale a dire versoLA VALORIZZAZIONE ED IL POTENZIAMENTO DEL SUO UTILIZZO;
stiamo diventando,in altri termini, una tra le principali “CAPITALI DEL CARBONE”.
Leggi tutto 

Riportiamo   nuovamente..... la cartina tratta dal "PIANO DI RISANAMENTO E TUTELA DELLA QUALITA' DELL'ARIA"
della Regione Liguria che mostra
gli EFFETTI DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO

  Leggi anche Rubbia: "Contro l'incubo carbone usiamo il sole"

 

Leggi su Genitron

Inquinamento Atmosferico: 4 Modi per Sconfiggerlo.

In tutto il mondo si stanno vivendo le complesse sfide sul riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico collegato che diventa un argomento scottante anche per quanto riguarda la salute umana, in particolare di tutti coloro che non hanno la fortuna di vivere in una medio-piccola città.  Anche in Italia milioni di persone vivono in aree dove è stato riconosciuto esserci un serio problema di inquinamento atmosferico. Gravi effetti sulla salute, compresa la morte, sono fin troppo comuni e tranquillamente diagnosticati.


Basterebbero quattro cambiamenti politici per rendere l’aria che respiriamo più pulita e più sana. Associazioni come l’American Lung Association e altre organizzazioni per la salute pubblica e l’ambiente raccomandano questi passaggi fondamentali, come il nucleo di una strategia all’ordine del giorno che dovrebbe compiere ogni nazione:
  1. “Ripulire” le centrali termoelettriche a carbone. Gli impianti e le centrali a carbone sono uno dei maggiori contribuenti del particolato atmosferico e dell’ozono, legati all’aumento di asma e malattie cardiache e respiratorie, così come aumentano i gas serra e le sostanze tossiche immesse nel ciclo di vita terrestre, come il mercurio e altri pericolosi metalli pesanti. Abbiamo bisogno di ridurre immediatamente le emissioni una volta per tutte.
  2. Restringere gli standard e i valori normativi per l’ozono. E’ fondamentale ridurre lo smog nell’aria nelle città e solo diminuendo i valori limite presenti nelle normative nazionali ed internazionali è possibile assicurare e garantire una qualche tutela ambientale ai cittadini. Per sono necessarie nuove norme che veramente proteggono le persone e gli ecosistemi.
  3. “Ripulire” le navi trans oceaniche. Navi da crociera, navi portacontainer e navi cisterna emettono quantità impressionante di smog che forma ossidi di azoto, biossido di zolfo. Nuove prove dimostrano che l’inquinamento atmosferico di questa forma di trasporto raggiunge sorprendentemente il lontano entroterra. Oltreoceano da poco il governo statunitense ha chiesto all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), di creare una “zona di controllo” nelle acque americane, comprese le Alaska e le Hawaii attraverso. Sebbene gli Stati Uniti abbiano firmato la Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da trasporto marittimo, non si possono far valere tali requisiti fino all’IMO ma solo imponendo limiti di concessione per il diritto di creare zone di controllo lungo le sue coste.
  4. Migliorare il controllo dell’inquinamento dell’aria. Numerosi sensori raccolgono regolarmente i dati sulla qualità dell’aria che possono essere inviati a un database APE per determinare se l’aria in una determinata comunità è conforme agli standard nazionali. Tuttavia, gli strumenti sono installati in modo poco capillare e tagli di bilancio nazionali hanno costretto addirittura a ridurre il numero di sensori o il personale addetto che analizza i dati. Studi emergenti indicano che alcune zone senza monitoraggio hanno tassi elevatissimi di inquinamento dell’aria che provocano gravi rischi per la salute, soprattutto nelle aree periferiche delle città e i quartieri adiacenti alle autostrade o alle industrie. Un interessante e completo elenco dei passi necessari per combattere l’inquinamento atmosferico.
ED IN CHIUSURA UNA CARRELLATA di  ALCUNI DEI NOSTRI GRANDI INCUBI IN AZIONE.......... 
RIPORTIAMO UNO STRALCIO DEL POST DEL 1°febbraio:


QUALCUNO FACCIA QUALCOSA

 IMMAGINI DI GIORNO E DI NOTTE............








ECCO COSA CI ACCOMUNA ,DI GIORNO E DI NOTTE PER MOLTI,MOLTI GIORNI ALL'ANNO
BRINDISI ,CIVITAVECCHIA ,VADO LIGURE ......QUANDO IL FUTURO SI BASA SUL FUMO......
E "L' INQUINAMENTO DA POLVERI SOTTILI "NON ACCENNA A DIMINUIRE ANZI SU NOI TUTTI INCOMBE L' INCUBO DELLA COMBUSTIONE DEL CDR IN CENTRALE .

..ECCO UNA RASSEGNA DI IMMAGINI CHE DEVONO FAR RIFLETTERE COLORO CHE DECIDONO SUL FUTURO.........DEI NOSTRI TERRITORI.
SOTTO QUESTI CIELI VIVONO I NOSTRI MA ANCHE I LORO FIGLI ........E VI SONO TUTTA UNA SERIE DI REALTA' ECONOMICHE DA TUTELARE.......NON SECONDARIE ALLA REALTA' INDUSTRIALE.

BRINDISI DI GIORNO E DI NOTTE



Comunicato Stampa Nac del 01-02-2011



TRATTO DA NOALCARBONE
BRINDISI
”Sbuffate quotidiane”.QUALCUNO FACCIA QUALCOSA

CIVITAVECCHIA DI GIORNO E DI NOTTE


TERMINIAMO CON UN INVITO A PARTECIPARE IL

29 OTTOBRE ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO L’USO DEL CARBONE, PER UN LAVORO DEGNO, PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E TUTELARE LA SALUTE DANDO SPERANZA AL NOSTRO FUTURO. 

LEGGI il post


05 febbraio 2011

Civitavecchia, inquinamento da carbone: la disinformazione mirata ......












Tratto da "Noalcarbone"Civitavecchia

Civitavecchia, inquinamento da carbone: la disinformazione mirata ...

"Non sappiamo se le inquietanti fumate che hanno oscurato i cieli di Civitavecchia negli ultimi tempi siano il frutto di un qualche malfunzionamento nel sistema di filtraggio dei fumi e/o dipendano da un qualche altro problema strutturale;

sarà la Magistratura, che su tale fatti ha avviato un'inchiesta e che in questa sede vogliamo ringraziare per la solerzia, ad accertare la verità.

Ciò che invece è certa è la sistematica azione di disinformazione posta in essere dall'azienda elettrica.

Affermare, infatti, che le fumate sono il semplice pennacchio termico delle percentuali di acqua presenti nelle emissioni è fornire una rappresentazione quanto mai parziale della realtà omettendo di dire che quei 6.300.000 mc di emissioni ogni ora (perché tante sono) che fuoriusciranno dalla ciminiera di Torrevaldaliga nord conterranno, oltre al vapore ed indipendentemente dalla loro visibilità, 3450 t/a di ossidi di azoto, 2.100 t/a di ossidi di zolfo, 260 t/a di polveri sottili24 t/a di metalli pesanti quali mercurio, vanadio, nichel, cadmio, cromo, ammoniaca, etc, 8.400 t/a di monossido di carbonio (in deroga alle norme vigenti) e ben 10.300.000 t/a di anidride carbonica.

Quali siano gli effetti di tali emissioni sulla salute della popolazione è cosa nota ed evidente ad ogni cittadino che sta verificando sulla propria pelle l'aggravarsi della già pesantissima percentuale di patologie tumorali, respiratorie e cardiocircolatorie in atto da circa un anno.

Ci eviti, quindi, l'ing. Molina quel buonismo mieloso con cui ci comunica la grande attenzione di ENEL per l'ambiente e la salute della popolazione tanto da aver predisposto una procedura interna per verificare eventuali sforamenti delle emissioni.

L'attenzione all'ambiente, alla salute ed alla sicurezza sul lavoro di ENEL hanno avuto già la loro controprova nelle svariate inchieste avviate dalla Procura e dalle perizie effettuate in vari procedimenti (valgano per tutti la perizia sulla morte di Capitani e quella disposta dal Tribunale Civile di Civitavecchia sulla nocività della centrale nell'ambito della causa n° 521/04 intentata dal Comune di Ladispoli e dalla Provincia di Roma.).

Abbia il coraggio l'ing Molina di affermare che i bilanci aziendali di ENEL sono la priorità dinanzi alla quale scompare ogni forma di tutela dell'ambiente e della salute della popolazione; ciò certo non gioverà alla nostra salute ma, se non altro, sarà meno offensivo per le nostre intelligenze.

Simona Ricotti Responsabile locale Forum Ambientalista

Leggi anche su Noalcarbone La mafia cinese interessata al carbone

14 gennaio 2011

Movimento Nocoke Alto Lazio:Comunicato stampa


Riceviamo dal Comitato NO-COKE Tarquinia

Comunicato stampa inviato alle redazioni per la pubblicazione sulla sentenza storica di Porto Tolle.ora tocca a Civitavecchia.

Movimento Nocoke Alto Lazio

I comitati di Porto Tolle vincono la loro battaglia contro ENEL: condannati in cassazione gli ex amministratori delegati per i reati di emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico provocati dalla centrale ad olio combustibile di Polesine Camerini.

Il Movimento Nocoke Alto Lazio: stiamo preparando la battaglia legale per Civitavecchia.

E' una grandissima vittoria che premia il meticoloso lavoro compiuto dalla Procura di Rovigo a seguito delle numerose denuncie formulate da semplici cittadini che, consapevoli di non essere adeguatamente tutelati dagli Enti preposti a tale compito, si erano rivolti alla magistratura; un importante risultato che crea un precedente devastante per Enel che ora si troverà a rispondere, anche qui a Civitavecchia, dei danni che saranno provocati del carbone della centrale TVN.

La Cassazione ha, infatti, confermato la condanna per i vertici della centrale Enel di Porto Tolle tra cui gli allora A.D. Paolo Scaroni (oggi Eni - lo stesso che fece approvare la centrale di Torrevaldaliga Nord) e Franco Tatò nonché gli allora Direttori dell’impianto Zanatta e Busatto, riformando l'appello. Una sentenza resa possibile dalla dovizia di particolari contenuta nelle consulenze tecniche di cui si è avvalsa la Procura da parte di esperti come l'ingegner Paolo Rabitti, tra l'altro impegnato a provare altri disastri ambientali nei procedimenti penali di Porto Marghera o dello scandalo rifiuti di Napoli e della Campania, e che entra in stretta relazione con quanto sta accadendo a Rovigo dove il ministro Alfano ha, vergognosamente, inviato gli ispettori contro i pm Manuela Fasolato e Dario Curtarello che indagano sulla riconversione della stessa centrale Enel da olio combustibile a carbone.

Ci uniamo al comitato “Cittadini Liberi di Porto Tolle” nell’esprimere riconoscenza e gratitudine ai legali avv.ti Matteo Ceruti e Valerio Malaspina che hanno appoggiato sostenuto, in varie forme, l’azione di denuncia contro il funzionamento della centrale Enel di Polesine Camerini, sottolineando quanto le gravi inadempienze nella gestione della stessa fossero lesive della salute della popolazione residente nonché le gravi responsabilità dei vertici aziendali in tale contesto e che rende merito alla correttezza dell’impostazione accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica di Rovigo e della posizione perseguita dalle parti civili rappresentate dai comitati, che sono stati gli unici soggetti a sostenere sino all'ultima fase processuale la tesi di un obbligo di controllo e di intervento sulla centrale di Porto Tolle, anche da parte dei massimi livelli societari.


Per Civitavecchia , attualmente una delle città tra le più compromesse dalle ricadute inquinanti a causa di 50 anni di servitù energetica imposta dallo Stato e dalle Amministrazioni ammaestrate dai fondi elargiti quali compensazioni, quello di Porto Tolle è l’esempio da imitare e che, nella convinzione che si sia compiuto un atto di GIUSTIZIA SOCIALE, sentiamo il dovere di chiedere anche per il nostro territorio.


Dopo anni di vessazione il Movimento Nocoke Alto Lazio ed il comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia inizieranno, con energia rinnovata, da questa vittoria, il percorso legale utile a denunciare il massiccio inquinamento, che ha reso tristemente noto il comprensorio per le statistiche di alta mortalità di patologie tumorali.


nocoketarquinia@yahoo.it

noalcarbone@gmail.com



10 dicembre 2010

1)Tirreno Power, conferenza dei servizi: doppia delibera dei Comuni di Vado e Quiliano 2)Delibera del Comune di Pietra Ligure3) La posizione dell' IDV

Tratto da Ivg
Tirreno Power, conferenza dei servizi: doppia delibera dei Comuni di Vado e Quiliano

Vado Ligure. In vista dell’attesa Conferenza dei servizi deliberante sul progetto di ampliamento della centrale Tirreno Power i Comuni di Vado Ligure e Quiliano sono al lavoro per preparare e far approvare dai rispettivi Consigli comunali una delibera di ferma opposizione al progetto che prevede un aumento di 460MW con la realizzazione di un nuova unità a carbone.

Il documento conterrà le motivazioni di sempre che hanno spinto le due amministrazioni comunali a lavorare congiuntamente sul fronte dell’iter del progetto.

Nel corso del prossimo Consiglio comunale di Vado Ligure, in programma mercoledì 15 dicembre, alle ore, 15, in caso di convocazione presso l’AIA di Roma per il prossimo 20 dicembre verrà discusso anche il punto relativo all’esame all’Autorizzazione Integrata Ambientale per la centrale termoelettrica.

_____________________

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA DELIBERA APPROVATA

IL 23 NOVEMBRE DALL' AMMINISTRAZIONE DI PIETRA LIGURE CONTRO "IL POTENZIAMENTO DELLA CENTRALE "

ALLEGATA ALLA DELIBERA C. C. n. 62 DEL 23.11.2010
PREMESSO CHE:
- nel maggio 2006 la Società Tirreno Power aveva avanzato alla Regione Liguria ed agli Enti Locali interessati(Legge n. 55 del 09.04.2002) la proposta di realizzare un nuovo gruppo di generazione di energia elettrica alimentato a carbone;
- le Amministrazioni Comunali di Vado Ligure, Quiliano, Savona, Bergeggi, Spotorno, Noli, Finale Ligure,Balestrino, Vezzi Portio, Albissola Marina, Celle Ligure, Altare, Carcare e Cairo Montenotte si sono espresse nettamente contro l’ampliamento a carbone della centrale elettrica di Vado Ligure;
.......

CONSIDERATO CHE:
- l’Unione Europea ha adottato il 9 marzo 2007 il documento “Energia per un mondo che cambia”,impegnandosi unilateralmente a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 20% entro il 2020 ed aumentando nel contempo del 20% il livello di efficienza energetica e del 20% la quota di utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili all’interno del mix energetico;

- l’Unione Europea ha riaffermato tali impegni il 23 gennaio 2008 con l’approvazione del Pacchetto Energia-Cambiamento climatico che ha ridefinito il sistema delle quote di emissioni e promosso una diversa ripartizione degli sforzi da intraprendere per adempiere all’impegno comunitario a ridurre le emissioni di gas serra in settori non rientranti nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissione (come i trasporti, l’edilizia, i servizi, i piccoli impianti industriali, l’agricoltura e i rifiuti);

- l’Unione Europea ha individuato nelle città il contesto in cui è maggiormente utile agire per realizzare una riduzione delle emissioni e una diversificazione dei consumi energetici, anche inconsiderazione del fatto che proprio le città rappresentano inoltre il luogo ideale per stimolare gli abitanti ad un cambiamento delle abitudini quotidiane in materia ambientale ed energetica , al fine di migliorare la qualità della vita e del contesto urbano;

VALUTATO CHE:
- il cambiamento climatico è uno delle principali problematiche che la nostra società si trova ad affrontare, così come evidenziato dall’allarme lanciato a livello mondiale per causa dell’effetto serra;
- la Regione Liguria contribuisce in maniera notevole alla produzione energetica nazionale e che da oltre 30 anni nella centrale termoelettrica Quiliano – Vado avviene una combustione a carbone;
- la convenienza economica del carbone rispetto agli altri combustibili è in realtà un minor costo per l’azienda che ne usufruisce, ma comporta elevati costi sociali, economici e sanitari per la comunità;

CONSIDERATO:
- la comprovata correlazione da studi internazionali tra emissioni inquinanti di polveri sottili, metalli pesanti e sostanze radioattive di una centrale a carbone nel raggio di 50 km;

- il maggior livello di mortalità standardizzata d’Italia per tumori totali in Provincia di Savona (2005) con il continuo incremento dell’incidenza di malattie cardiache e tumorali ed enormi costi sanitari a carico della Sanità regionale;

- i frequenti superamenti negli anni dei limiti di legge ed in particolare per le polveri sottili cancerogene e cardiotossiche Pm 10 e Pm 2,5, come indicato da misure satellitari di ESA (Agenzia Spaziale Europea) e da studi sui licheni;

TENUTO CONTO CHE:
- nella centrale elettrica di Vado Ligure la produzione di energia elettrica avviene attraverso gruppi a carbone e gruppi a gas naturale;
- i gruppi a gas naturale producono da soli un quantitativo di energia elettrica misurabile a quasi il doppio del fabbisogno energetico della Provincia di Savona;
- la centrale elettrica di Vado Ligure produce complessivamente un quantitativo di energia elettrica cinque volte superiore al fabbisogno della Provincia di Savona;
- il Piano Energetico Regionale non consente la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonte fossile di potenza superiore di 300 MgW;
- l’Italia ha ratificato la legge europea del 09.03.2007 (nota con il nome di 20-20-20) in cui si impegna a ridurre del 20% le emissioni di CO2 entro il 2020 (ossia fra 10 anni);
- la costruzione di una nuova centrale, che aumenterà le emissioni di CO2, contrasta fortemente con l’impegno alla riduzione della CO2 del 20% e con gli obiettivi indicati nella propria Politica Ambientale che questa Civica Amministrazione intende raggiungere;
VISTO CHE:
- appare possibile la combustione di rifiuti CDR nei gruppi a carbone con il rischio di un peggioramento di emissioni di inquinanti (diossine e metalli pesanti);
- i gruppi a carbone, tuttora in funzione, sono obsoleti e non utilizzano le migliori tecnologie disponibili (BAT) producendo un eccessivo inquinamento;
CONSIDERATO che per Pietra Ligure la salubrità dell’ambiente è imprescindibile e che l’ambiente è una risorsa per tutti;
RICORDATO quanto asserito dall’art. 3 del D. Lgs. n. 4 del 16.01.2008 ossia “… ogni attività umana giuridicamente rilevante deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future …”;

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SI PROPONE DI D E L I B E R ARE
1. di opporsi al progetto di ampliamento della Centrale a Carbone Tirreno Power situata nel Comune di Vado Ligure;
2. di richiedere l’uso, come combustibile, di energie rinnovabili o secondariamente l’uso del metano
3. di sollecitare una drastica riduzione delle emissioni inquinanti, le quali siano costantemente monitorate da enti pubblici che garantiscano una gestione trasparente degli impianti di controllo delle emissioni e della qualità dell’aria;
4. di dichiarare immediatamente eseguibile la presente deliberazione.

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Tratto da Ivg

Ampliamento Tirreno Power, la posizione dell’Italia dei Valori

Vado L. L’Italia dei Valori ritorna, in maniera critica, sul progetto di ampliamento della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. L’Italia dei Valori – ha dichiarato il coordinatore regionale Idv Liguria Giovanni Paladini – intende manifestare una crescente preoccupazione in riferimento alla centrale di Vado. Ciò che lascia perplessi, più che l’ampliamento in sé, è la natura controversa dei vecchi comparti a carbone ancora funzionanti. Si tratta di una struttura logora e altamente inquinante: il tasso di mortalità per patologie tumorali e respiratorie in quelle zone è altissimo ed è impensabile proseguire lungo questa strada”.

In questi termini, nonostante le rassicurazioni ricevute da Tirreno Power sull’eco-compatibilità dei nuovi comparti, la nostra paura è quella che l’inquinamento prodotto dalle nuove strutture, seppur ridotto, vada semplicemente a sommarsi a quello attuale. Così facendo, il fatto che l’ampliamento abbia un minore impatto ambientale non ha alcuna rilevanza, continuando la centrale a carbone ad inquinare e ad affliggere la popolazione come è stato fatto sino ad ora, anzi di più – prosegue la nota. .......Leggi l'articolo integrale

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TRATTO DA "La Gazzetta del Sud"

Inquinamento Comune e Provincia condannate a risarcire un cittadino

Gli Enti ritenuti responsabili della mancata custodia, vigilianza e manutenzione dei luoghi

Piero Gaeta
Una sentenza destinata a fare discutere, quella emessa dal giudice di pace Francesco Palermo. Il magistrato onorario, infatti, ha condannato in solido Comune e Provincia a risarcire (4000 euro in totale, calcolando 500 euro ogni anno a partire dal 2002) il danno esistenziale patito da Eugenio Santucci a causa del degrado ambientale in cui è costretto a vivere – abitando in una casa di sua proprietà a circa cento metri dalla foce del torrente Menga – a causa della mancata custodia, vigilanza e manutenzione dei luoghi da parte Grassettodelle due Amministrazioni.
È ovvio che in questo caso non è tanto il quantum della decisione ad essere importante ma la decisione stessa assunta dal giudice di pace, che ha riconosciuto la responsabilità dei due Enti in quanto il Comune ha lo specifico compito di salvaguardare la salute pubblica; e la Provincia ha compiti sia in materia di Polizia idraulica a difesa del suolo sia riguardo al controllo sull'Ato 5 competente in materia.
«Le conseguenze dei fatti denunciati dal Santucci – scrive il giudice di pace – possono essere qualificate come danni da illecito ambientale che consistono in pregiudizi arrecati a singoli individui dall'illegittima immissione di sostanze nocive nell'ambiente o derivanti dalla violazione di procedure specifiche previste a tutela dell'ambiente nel suo complesso».
Il giudice Palermo annota pure che «si tratta di un genere di illecito che, incidendo negativamente sul pieno e libero svolgimento della personalità di un individuo nonché sul diritto alla salute e a vivere in un ambiente sano» e che esistono numerose sentenze della Corte di Cassazione in merito da cui discende che «il danno subito dal sig. Santucci a causa della prolungata inerzia degli Enti può certamente essere ricondotto nell'alveo del danno non patrimoniale».
Da quanto enucleato nel corso del processo si può affermare che «è certo che il servizio di depurazione delle acque, per lungo tempo, non ha funzionato per come avrebbe dovuto determinando la conseguenza che i reflui non depurati confluivano in mare attraverso il torrente Menga, con evidenti conseguenze in termini di qualità della vita e con lesione di interessi e diritti costituzionalmente garantiti, quale la salute, la salubrità dell'aria e la pulizia del mare».
E non finisce qui. Secondo il giudice di pace, infatti, Santucci «ha subito anche una grave perdita determinata dal mancato godimento delle risorse naturali, patrimonio dell'umanità».
Inquietante la conclusione della sentenza. Scrive il dott. Palermo: «L'incessante protrarsi della situazione di degrado ambientale per un lasso di tempo così lungo ha compromesso la vita e la salute del Santucci, della sua famiglia e di tutta la popolazione stanziata nelle zone contingue alla sua abitazione, arrencando elevato nocumento anche in considerazione della prolungata esposizione ai rischi di malattie e infezioni.
I fatti lamentati appaiono ancora più deprecabili di fronte all'assoluta incessante inerzia delle due Amministrazioni di fronte a tale scempio ambientale»