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22 luglio 2018

Cnr :Nube tossica Farmoplant, tragico strascico di tumori

Tratto da Il Tirreno

Nube tossica Farmoplant, tragico strascico di tumori

In occasione dei 30 anni dell’esplosione, presentato lo studio epidemiologico curato dal Cnr e illustrato dai Medici per l’ambiente: vi è un eccesso di patologie
MASSA. Preoccupazione per l’eccesso di patologie tumorali riscontrate in terra apuana e riconducibili all’inquinamento chimico residuo del Sin.

E’ quanto emerge nel documento “Studi epidemiologici nelle aree ad alto rischio ambientale”, curato dai dottori Fabrizio Bianchi, dirigente di ricerca Epidemiologia ambientale all’Istituto di fisiologia clinica del Cnr a Pisa e Liliana Cori, esperta di comunicazione in ambiente e salute della stessa struttura. Il documento, redatto in occasione del 30° anniversario dell’esplosione della Farmoplant, è stato illustrato dai referenti locali dell’associazione internazionale Medici per l’ambiente (Isde): i dottori Alberto Rutili e Gino Cancemi, presidente della sezione provinciale dell’Isde. L’intento di Bianchi e Cori è quello di ripercorrere «il lavoro epidemiologico svolto per capire lo stato di salute delle comunità che vivono nella zona circostante l’impianto e le attività che ancora potrebbero essere intraprese», come l’intensificazione delle bonifiche e nuovi approfondimenti di studio. I due ricercatori si soffermano sull’aggiornamento dello studio epidemiologico nazionale Sentieri, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, i cui risultati sono stati presentati lo scorso 12 giugno. La ricerca ha indagato lo stato di salute delle popolazioni che vivono in 45 Sin italiani, compreso Massa-Carrara, ancora contaminata dai veleni prodotti all’epoca in cui era attivo il polo chimico apuano e «tuttora sede di diverse produzioni inquinanti». «L’inquinamento che non è stato possibile rimuovere -scrivono Bianchi e Cori- può produrre effetti ancora oggi, a 30 anni di distanza, in particolare se pensiamo agli operai delle fabbriche chimiche di allora e alla popolazione più esposta ai diversi incidenti e fuoriuscite di prodotti tossici». Gli esperti del Cnr riportano poi i risultati riscontrati in territorio apuano dal primo studio Sentieri, del 2011 e relativo al periodo 1995-2005. «Negli uomini -ricordano- emergevano eccessi di mortalità per il tumore del polmone, della pleura, del sistema emolinfopoietico e del sistema circolatorio. Nelle donne eccessi per tutte le cause assieme, per malattie dell’apparato digerente e genito-urinario. Sia per gli uomini che per le donne emergeva un eccesso di mortalità per tumore del fegato. Nel volume di Sentieri dedicato ai mesoteliomi per l’area dei comuni di Massa e Carrara, -proseguono i due studiosi- nel periodo 2000-2011 si evidenzia un eccesso di incidenza (di nuovi casi di mesotelioma) di 2,4 volte più alto della media regionale negli uomini e 1,5 volte nelle donne (il mesotelioma è legato alla presenza di produzioni con amianto)».

Sentieri è stato ripetuto per la mortalità per il periodo 2006-2013, esaminando anche i ricoveri, la mortalità per tumori in età infantile, pediatrica e adolescenziale e le malformazioni alla nascita per il periodo 2002-2015. La pubblicazione dei nuovi dati disaggregati per singolo Sin è ancora in corso. A Massa-Carrara, anticipano Bianchi e Cori, «gli eccessi nella mortalità sono confermati, anche se l’entità del rischio è ridotta per le cause di morte già segnalate, sia per gli uomini che per le donne». Per queste ultime, però, emergono alcuni eccessi che prima non erano presenti, elemento che si conferma per le malattie. «C’è un’attenuazione
degli eccessi nei maschi, -sostengono i due ricercatori- sia per malattie tumorali che non tumorali. Anche nell’età giovanile emergono eccessi che sono tutti da approfondire, così come per le malformazioni congenite, che mostrano alcuni elementi di criticità». —

13 giugno 2018

Studio Sentieri (Iss) :Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Notizia Ansa 

Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Sentieri (Iss), +62% sarcomi, +66% leucemie, + 50% linfomi

Il sito Ilva di Taranto © EPA

Vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare "l'eccesso di incidenza" rispetto a coetanei che vivono in zone considerate 'non a rischio' è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Emerge dallo studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità. Il dato riguarda solo quelli dove e' attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e' stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.
A illustrare questi dati e' stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati, intervenuto oggi al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", presso il Ministero della Salute. "L'eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo", spiega all'ANSA Iavarone. 
Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, "l'eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate". La stessa situazione non risparmia i piccolissimi. "Per quanto riguarda il primo anno di vita - sottolinea l'esperto - vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l'8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani".
"Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali - prosegue Iavarone - e l'aumento dell'incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l'eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta". E' necessario, conclude, "proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l'efficacia di azioni di risanamento"
Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell'apparato cardiocircolatorio. E' quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). 
 I dati sono stati presentati in via preliminare al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", tenutosi presso il Ministero della Salute. "Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale", spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell'Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta' di Casale Monferrato 'imbiancata' dall'eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell'arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. "Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine", ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell'Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, "è stato osservato - nella popolazione generale, prosegue - un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne". "Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile", spiega Comba. "I dati da noi prodotti - conclude Comba - servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute". 

Leggi anche su Il Fatto Quotidiano:

Inquinamento, nei pressi dei siti contaminati eccesso di mortalità tra 4 e 5%. Tumori, +9% tra i più giovani


10 novembre 2016

Elenco delle malattie e disordini che possono essere associate a inquinamento ambientale

Risultati immagini per ISDE Italia, sezione di Vicenza

Tratto da nopops.it

Elenco delle malattie e disordini che possono essere associate a inquinamento ambientale

Qui di seguito sono riportate le principali malattie e sindromi che sono state accertate o solo sospettate (con qualche fondamento scientifico) con l’inquinamento ambientale.
Se siete affetti da una o più di tali patologie e siete residenti in Veneto vi invitiamo a partecipare all’indagine epidemiologica promossa dall’Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE Italia con il patrocinio di ISDE nazionale, dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi di Padova, di Slow Medicine e di altre associazioni ambientaliste e di cittadini, i cui dettagli potete leggere qui.
Vi invitiamo a diffondere questa iniziativa a tutti i vostri contatti e di partecipare al sondaggio anche se siete in perfetta salute. 

Malattia di Addison
Sclerosi alterale amiotrofica (SLA)
Anemia
Difetti e malformazioni confgenite
Cancro
Ictus cerebrale ed altre ischemie cerebrali
Diabete
Cardiopatie ischemiche (infarto del miocardio, angina pectoris, bypass, stent coronarici cc.)
Epatiopatie croniche (non virali, non alcoliche): steatosi epatica (fegato grasso)
Sclerosi multipla
Fenomeno di Raynaud
Artrite reumatoide
Sclerodermia
Malattie della tiroide
Linfomi
Leucemie
Mielodisplasie
Malattie autoimmuni
Rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn
Lupus eritematoso sistemico/LES
Infertilità maschile e femminile
Sindrome di Cushing
Ipercolesterolemia
Ipertensione arteriosa
Complicanze della gravidanza (preeclampsia, gestosi gravidica)
Aborti ricorrenti
Sensibilità chimica multipla

19 giugno 2016

Correlazione tra inquinamento ambientale e malattie endocrine. Un convegno a Padova

Tratto da Sivemveneto e da Isde Padova

Summit sulla correlazione tra inquinamento ambientale e malattie endocrine. Un convegno a Padova per individuare azioni e politiche di prevenzione primaria

L'ambiente può rivestire un ruolo molto importante sulla funzionalità delle ghiandole endocrine. Numerose sostanze di origine industriale presenti nell'ambiente sono In grado di interferire ed alterare l'equilibrio del sistemi ormonali sia nelle specie animali che nell'uomo. Queste sostanze che prendono il nome di Interferenti endocrini possono indurre alterazioni (ad esempio. Infertilità nella vita adulta) non visibili al momento della nascita.

Nell'uomo giocano un ruolo rilevante in alcune patologie quali malformazioni congenite dei neonati, sviluppo di tumori endocrini (tiroide, ovaio), ritardo nello sviluppo sessuale e alterazione del sistema Immunitario. Se ne è parlato diffusamente ieri a Padova durante il convegno "Inquinamento ambientale e malattie endocrine", organizzato da Isde (Associazione medici per l'ambiente). Ame (Associazione medici endocrinologi) e dalla Scuola veneta di Medicina generale con il patrocinio dell'Ordine dei medici e del Comune di Padova. «Lo scopo dell'Incontro - ha spiegato Agostine Paoletta, referente regionale Ame Veneto e Trentino Alto Adige - è quello di promuovere una più approfondita conoscenza su tema, stimolando un dibattito tra esperti anche al fine d’individuare le necessarie azioni e politiche di vera prevenzione primaria. 

L'interesse della comunità scientifica e amministrativa nei confronti degli effetti sulla salute umana e sull'ambiente dovuti all'esposizione ad interferenti endocrini è sensibilmente aumentato in questo ultimo decennio, perché queste sostanze possono agire in fasi particolari del ciclo vitale, colpendo fasce maggiormente vulnerabili della popolazione»

12 gennaio 2014

CNR. MALFORMAZIONI CONGENITE PIU' FREQUENTI QUANDO GLI INQUINANTI ATMOSFERICI SONO PIU' ELEVATI.

Tratto da Noalcarbone

MALFORMAZIONI CONGENITE PIU' FREQUENTI QUANDO GLI INQUINANTI ATMOSFERICI SONO PIU' ELEVATI. PUBBLICATO LO STUDIO DEL CNR SUL POLO INDUSTRIALE DI BRINDISI.
di Salute Pubblica del 09/01/14

Le mamme che dal 2001 al 2010 hanno partorito bambini con malformazioni congenite sono state esposte, nel periodo della loro gravidanza che va dalla terza alla ottava settimana, ad una concentrazione di anidride solforosa (SO2) più elevata delle mamme che hanno partorito negli stessi anni bambini in buona salute. 

E' questa la conclusione dell'articolo pubblicato nei primi mesi del 2014 sulla rivista scientifica Environmental Research da un gruppo di ricercatori composto da epidemiologi, fisici dell'atmosfera, biologi di alcuni istituti del CNR di Pisa, Lecce e Bologna e neonatologi della ASL di Brindisi. (Congenital anomalies among live births in ahigh environmental risk area— A case-control study in Brindisi (southern Italy) Emilio Antonio Luca Gianicolo, Cristina Mangia, Marco Cervino, Antonella Bruni, Maria Grazia Andreassi, Giuseppe Latini).
 

Sono stati considerati nell’analisi 189 casi di anomalie congenite (AC), di questi 81 sono stati i casi con anomalie congenite cardiache (ACC) e 44 con difetti del setto ventricolare (DSV) (gli autori hanno escluso da questo lavoro i casi di anomalie cromosomiche coincidenti). Le concentrazioni degli inquinanti sono generalmente più alte tra i casi rispetto ai controlli, con differenze maggiori che si riscontrano tra le ACC. I modelli con variabile di esposizione continua mostrano incrementi di rischio che tuttavia non sono statisticamente significativi.
 L’esposizione materna alle maggiori concentrazioni rilevate di SO2 sono significativamente correlate con tutti i tipi di malformazioni e, in particolare, con le malformazioni congenite del cuore. 

Gli stessi autori un anno fa avevano pubblicato su altra rivista internazionale i dati sulle malformazioni congenite a Brindisi registrando nello stesso arco temporale un totale di 194 anomalie su 8.503 neonati e osservando una prevalenza di 228 casi su 10.000 nati vivi, approssimativamente il 17% in più rispetto al dato riportato dal registro europeo EUROCAT. Circa 3 neonati con malformazioni in più ogni anno rispetto alla media europea. L'eccesso osservato per le anomalie cardiovascolari era del 49%. 
L'attuale studio costituisce un approfondimento che correla il dato sanitario con il dato ambientale e rappresenta un avanzamento nella conoscenza del fenomeno poiché la SO2 origina dalle emissioni industriali e dai combustibili per la navigazione marittima. Nella città di Brindisi per l'ARPA Puglia il 90% delle emissioni di SO2 provengono dalla produzione energetica. In realtà i ricercatori precisano che potrebbe non essere solo la SO2 in quanto tale a provocare il maggior rischio di malformazioni, ma "la SO2 può essere considerata un surrogato del complesso delle emissioni" che investono la città.

La Regione Puglia nel luglio scorso, probabilmente sulla base delle risultanze del primo studio sulle malformazioni congenite a Brindisi, ha istituito il registro regionale delle malformazioni. 
 E' evidente che le misure più urgenti da adottare a tutela della salute della popolazione brindisina non sono nè una ricerca epidemiologica nè interventi sanitari bensì un serio programma di riduzione delle emissioni industriali ed energetiche in particolare.
11 gennaio 2014
 

01 settembre 2013

1 )Ilva e inquinamento Blitz dei finanzieri al ministero dell'Ambiente. 2)Taranto, la commissione AIA e il resto d'Italia.

Tratto da La Gazzetta del mezzogiorno

Ilva e inquinamento
Blitz dei finanzieri al ministero  dell'Ambiente.
FRANCESCO CASULA

TARANTO - L’inchiesta «ambiente svenduto» ora fa tremare anche i palazzi romani. Il blitz delle fiamme gialle a Roma nel ministero dell’Ambiente, avvenuto i primi giorni di agosto, fuga i dubbi: spiega che il lavoro degli inquirenti non si è mai fermato e, soprattutto, che nulla è stato dimenticato.

 L’enorme mole di documenti acquisita dai finanzieri del Gruppo di Taranto, al comando del maggiore Giuseppe Dinoi, permetterà adesso di capire se l’Autorizzazione integrata ambientale firmata dal ministro Stefania Prestigiacomo il 4 agosto del 2011 l’ha scritta davvero la commissione guidata da Dario Ticali o se, invece, ad occuparsene sono stati i lobbisti del gruppo Riva.
 I  dubbi del pool di magistrati composto dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani che indagano i vertici aziendali per disastro ambientale, nascono dalle telefonate intercettate dai militari delle Fiamme Gialle. 
Colloqui durante i quali Francesco Perli, responsabile degli affari legali dell’Ilva e anello di congiunzione tra azienda e commissione Aia, racconta a Fabio Riva dei suoi rapporti con Luigi Pelaggi. Chi è Pelaggi? Uno dei membri della commissione, ma soprattutto per gli investigatori è la «testa di ponte» cioè l’uomo vicino all’azienda per raccogliere le richieste dell’Ilva e «orientare la commissione nella direzione richiesta dai suoi interlocutori»......



Ma la Prestigiacomo non salta. L’Aia che arriva un anno più tardi, il 4 agosto 2011, avrà però vita breve: viene riaperta dal suo successore Corrado Clini quando l’inchiesta dei magistrati tarantini e le maxiperizie disposte dal gip Patrizia Todisco raccontano all’Italia intera il disastro ambietale di Taranto.
Continua a leggere sull' articolo integrale.



Tratto da facebook del Medico delle ASL di Bari 
 Agostino di Ciaula.

Alla luce della recente notizia sul blitz della finanza al Ministero dell'Ambiente per verifiche sull'AIA ILVA della Prestigiacomo, ritengo opportuno riproporre una mia nota di circa un anno fa. Quante altre AIA "addomesticate" potrebbero essere state rilasciate dal Ministero dell'Ambiente ?


 La nota a questo link:
https://www.facebook.com/notes/agostino-di-ciaula/taranto-la-commissione-aia-e-il-resto-ditalia/10151057863314678


Sempre tratto da Facebook del Medico Agostino di Ciaula

 Riproponiamo un suo  post del 20 agosto 2012

Taranto, la commissione AIA e il resto d'Italia.

La necessità di riaprire il procedimento AIA per l'ILVA dopo solo un anno significa che nel 2011 quell'autorizzazione era inadeguata e non andava rilasciata.
I membri della commissione ministeriale che l'hanno rilasciata dovrebbero ammettere la propria incompetenza e dimettersi dall'incarico.
Gli stessi sono invece stati obbligati a riesaminare la questione, con un magistrato che dice loro cosa fare per sopperire ad evidenti negligenze e imcompetenze.
Ricordo perfettamente le polemiche sorte dopo la epurazione della precedente commissione AIA da parte dell’ex ministro Prestigiacomo e la nomina della commissione attuale, il cui presidente aveva come unica competenza curriculare accertata le tecniche di pavimentazione stradale (http://m.youtube.com/watch?v=QR3t462_YzY ).
Quella stessa commissione si è occupata e si sta occupando di centrali termoelettriche (tra le quali quelle di Modugno e di Brindisi), di raffinerie e di innumerevoli altri insediamenti altamente inquinanti su tutto il territorio nazionale.
È necessario che un pool di magistrati ed epidemiologi controlli e verifichi ognuna delle autorizzazioni concesse sino ad ora ?
Chi può garantire i cittadini che le autorizzazioni concesse  non siano state rilasciate con la stessa “metodologia” e con gli stessi criteri seguiti per l’ILVA ?
I membri di quella commissione hanno generato nel caso di Taranto per almeno un anno danni, a causa della loro decisione inadeguata. È possibile che per loro non siano ipotizzabili conseguenze legali penalmente rilevanti ?
Come al solito, anche in questo caso sono stati i cittadini a porre un freno, sostenuti da medici sensibili alle problematiche ambientali, dalla legge e da magistrati per i quali le norme rappresentano ancora un oggetto non negoziabile.
Ricordo a tutti che il procedimento amministrativo AIA permette a chiunque, anche ad associazioni o a semplici cittadini, secondo quanto garantito dalla convenzione di Aarhus, di intervenire con osservazioni tecniche che verranno integrate nel procedimento ed entreranno nei processi decisionali.
Ricordo anche che la commissione AIA può esprimere parere negativo sugli impianti proposti.
Il link del ministero al quale trovare la documentazione AIA di questo e di molti altri impianti e attraverso il quale è possibile inviare osservazioni è il seguente:  http://aia.minambiente.it
Molti italiani saranno sorpresi dal fatto che nell'elenco delle autorizzazioni concesse o in esame si trovi anche un impianto che è già stato realizzato e che sta per essere realizzato, a loro insaputa, nel loro territorio. 
In Italia ci sono tante ILVA, piccole o grandi.

Ormai siamo tutelati solo dall’epidemiologia, dalla normativa europea e dalla magistratura. Impariamo ad utilizzare questi strumenti per pretendere il rispetto dei nostri diritti e per esercitare azione vicariante e correttiva nei confronti di una politica nazionale che non sembra proprio volerne sapere di schierarsi dalla parte dei cittadini.



 

04 luglio 2013

L'APPELLO DEL DOTTOR A. DI CIAULA PER L'ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE MALFORMAZIONI CONGENITE IN PUGLIA

Condividiamo l'appello del dottor Agostino Di Ciaula, referente regionale dell’Isde (International Society of Doctors for Environment), che ha ufficialmente chiesto alla Regione Puglia l’istituzione di un Registro delle malformazioni congenite.
Una richiesta che si poggia sulla stretta relazione tra l’esposizione ambientale e le malformazioni congenite, dati di fatto che non ammettono sottovalutazioni  soprattutto da chi ha responsabilità politiche ed istituzionali in una regione che ospita diversi colossi industriali inquinanti, dall’Ilva di Taranto alla centrale a carbone di Brindisi.

Una prima lettera, indirizza al governatore Vendola e all’assessore alle politiche sanitarie Elena Gentile, è partita lo scorso 5 giugno. Non avendo ricevuto alcun riscontro, il dottor Di Ciaula è stato costretto ad un secondo invio (lo scorso 17 giugno). Dalla Regione, però, è arrivato soltanto un silenzio assordante. Nella serata di ieri, il medico dell’Isde, profondamente deluso da questo atteggiamento,  ha fatto un altro tentativo. Ha pubblicato il testo della lettera su Facebook nella speranza di trovare qualche interlocutore interessato tra i parlamentari pugliesi. Il suo appello non ha bisogno di commenti:  “A volte le spinte politiche arrivano dove le spinte etiche mostrano limiti, scontrandosi contro un muro di insensibilità e menefreghismo. I pugliesi (soprattutto quelli ancora non nati) sarebbero grati”.
Entriamo nel merito del documento, finora snobbato dai vertici regionali. Scrive il dottor Di Ciuala: “L’analisi dei meccanismi che legano l’ambiente alla salute umana è di fondamentale importanza per la ricerca biomedica e per la prevenzione primaria, non solo in campo oncologico.  Tale analisi si rende particolarmente urgente e necessaria quando vi sia una chiara evidenza di contemporanea criticità ambientale e sanitaria, come nel caso delle malformazioni congenite”.
La Puglia, com’è noto, è una terra che non si fa mancare nulla in fatto di veleni. Di Ciaula spiega quindi un concetto ben noto alla comunità scientifica: “E’ ampiamente dimostrato che l’esposizione di donne in gravidanza ad agenti inquinanti può indurre nel feto modificazioni epigenetiche in grado di causare alterazioni dell’espressione genica, anche in assenza di mutazioni nella sequenza del DNA.
Numerose evidenze presenti in letteratura internazionale concordano sull’ inquinamento ambientale come importante fattore causale di alcuni tipi di malformazioni fetali”.
..........

Per tutti questi motivi, viene sollecitata a gran voce l’istituzione del Registro delle malformazioni congenite, iniziativa da attuare con urgenza per “colmare una lacuna diventata ormai intollerabile dal punto di vista etico prima ancora che scientifico”. 

19 aprile 2013

NOALCARBONE :L'ENEL SCOPRE DI AVERE UN CUORE. UN CUORE D'ORO!

 Tratto da Noalcarbone

L'ENEL SCOPRE DI AVERE UN CUORE. UN CUORE D'ORO!


"Dal 28 marzo al 30 maggio Enel Cuore presta attenzione al tema della salute dei bambini’’ ed invita ‘‘le associazioni impegnate quotidianamente nell'accoglienza e nell'assistenza dei bambini che vivono l'esperienza della malattia a presentare una proposta progettuale che metta al centro i diritti dei bambini e risponda ai bisogni delle famiglie’’...


Durante tutti i mesi dell’anno, però, l’Enel fa profitti bruciando carbone nelle sue centrali ed emette dai suoi camini mercurio, metalli pesanti (di cui alcuni radioattivi), ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, sostanze notoriamente tossiche e nocive che provocano gravi patologie nei bambini. Ora con questa campagna vorrebbe mostrare la sua sensibilità e generosità occupandosi dei bambini malati, dei loro diritti, della qualità della loro vita in ospedale.

Fa bene l’Enel a preoccuparsi dei bambini:  
a Brindisi, ad una decina di Km dalla centrale a carbone più grande d’Europa, tra il 2001 e il 2010 ben 194 bambini sono nati con malformazioni congenite di vario genere (un numero 1,2 volte più alto della media europea) e di questi 83 (il 49,1% in più rispetto alla media europea) sono nati con malformazioni al cuore*.  
L’aumento delle malformazioni congenite nella popolazione è una chiara spia del grave impatto dell’inquinamento industriale sulla salute. Alcuni di quei bambini hanno dovuto subire operazioni a pochi giorni o mesi dalla nascita, alcuni ne dovranno subire altre nel corso della loro vita. Le loro famiglie hanno dovuto vivere, in alternativa alle gioie della nascita, dolore, ansia, disperazione, paura e il dono del 10,8% di probabilità media di morte perinatale*.  
Molti di loro porteranno a vita nel cuore una cicatrice indelebile, un marchio di provenienza.
(Leggi  L' inquinamento morde i bambini su  Cnr.it)
 
Quanti bambini, quante famiglie potrebbero evitare tutto questo, se solo rinunciasse a bruciare carbone ricorrendo a fonti meno inquinanti?..
 _________________________
Leggi  su Brindisi oggi

Malformazioni neonati a Brindisi, lo studio riconosciuto dalla comunità scientifica 

 Lo studio “Anomalie congenite tra i nati vivi in ​​una zona inquinata. A dieci anni di studio retrospettivo” redatto da dieci ricercatori, tra cui Giuseppe Latini direttore del reparto di neonatologia dell’ospedale Perrino, giunge alla conclusione preoccupante che nella zona osservata, ovvero Brindisi e provincia, le cardiopatie congenite neonatali sono di 1,2 volte superiori alla media europea. 

“Abbiamo studiato i dati – ha spiegato Latini, del reparto di neonatologia di Brindisi- dove nel decennio in oggetto abbiamo notato che i neonati che nascevano con cardiopatie congenite o altre malformazioni erano troppi. E  risultati della ricerca parlano chiaro: le percentuali nella nostra zona superano in maniera statisticamente significativa quelle medie europee”. ....

Latini conferma e aggiunge che seppur negli anni che vanno dal 2001 al 2010 non ci sono certificazioni ambientali da poter confrontare, i dati sulla nascite con i medesimi problemi nel 2011 e 2012 sono altrettanto significativi e che gli stessi ricercatori stanno procedendo a effettuare le raccolte dati per arrivare a stabilire con certezza scientifica se e come l’aria, l’acqua e la terra di una provincia ad alto rischio ambientale e a forte incidenza industriale come Brindisi sia determinate sulle malattie, anche mortali, dei suoi figli.

Nella ricerca è riportato che “I fattori di rischio ambientali possono giocare un ruolo importante nella nascita dei disturbi cardiaci congeniti” e si fa riferimento a “biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio, l’ozono, il articolato, metalli pesanti e composti organici, in particolare diossine e furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici”.

Leggi qui

31 gennaio 2013

EMISSIONI INDUSTRIALI: LA POLITICA DEVE INVERTIRE LA ROTTA

SALUTE PUBBLICA. EMISSIONI INDUSTRIALI: LA POLITICA DEVE INVERTIRE LA ROTTA

Il tema della salvaguardia dell'ambiente e della salute a Brindisi è arrivato al redde rationem. A dicembre si sono conclusi i lavori di un tavolo tecnico convocato dal Sindaco, dal Presidente del Consiglio Comunale e dal consigliere Salvatore Brigante.
Il tavolo tecnico  ha steso una relazione con analisi e proposte. Tra queste tre fondamentali:
1) non si può continuare a vivere su un sito gravemente inquinato, bisogna avviare le bonifiche;
2) si devono ridurre le emissioni complessive delle attività industriali;
3) non si può continuare a fare a meno del monitoraggio in continuo ai camini.

A fine dicembre ed all’inizio del nuovo anno, sono stati pubblicati due studi su riviste scientifiche internazionali che riguardano Brindisi.
Il primo, realizzato da ricercatori del CNR di Lecce e Pisa e della locale ASL, analizza le malformazioni congenite nel capoluogo che risultano, dal 2000 al 2010 più alte del 17% della media europea mentre quelle cardiache più elevate di circa il 49%.
Il secondo, relativo al periodo 2001-2007 rileva eccessi di ricoveri per malattie cerebrovascolari, cardiache e respiratorie quando aumenta la concentrazione di specifici inquinanti atmosferici (pur nel rispetto dei limiti di legge). La ricerca, anch’essa condotta da ricercatori del CNR di Lecce e Pisa, mostra anche una associazione più forte nei giorni in cui i venti tengono l'abitato sottovento rispetto all'area industriale.
Cos'altro si deve aspettare per concordare un piano di progressiva riduzione delle emissioni industriali in atmosfera? 
E' di questi giorni la notizia che si intende riattivare la Piattaforma di trattamento di rifiuti pericolosi con inceneritore di rifiuti industriali e ospedalieri (35.000 T/annue, energia prodotta 1,4MW). Un impianto che ha già operato fino al 2007 e che vedrà convergere a Brindisi rifiuti di quella tipologia da tutta Italia.
Come si possono autorizzare altri impianti senza valutare lo stato attuale dei suoli e delle popolazioni circostanti? La ricerca di diossine e metalli pesanti intorno ad un inceneritore industriale è d'obbligo. Così come quella di alcune malattie tipiche di quegli impianti nei quartieri più vicini.
Una mappatura della salute dovrebbe essere fatta prima di ogni ulteriore concessione......

E' tempo che alle parole seguano i fatti.
Ass. Salute Pubblica
Brindisi, 30/1/2013