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05 agosto 2019

la comunità scientifica ha un ruolo importante nel creare conoscenza e nel combattere l’ignoranza sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute....

Accademia europea delle scienze: rapporto clima e salute

Tratto da Arpat Toscana
Secondo l'Accademia europea delle scienze la priorità a livello politico è quella di stabilizzare il clima e aumentare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra con l’obiettivo di raggiungere un’economia a zero emissioni fossili entro il 2050
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In un recente lavoro l’Accademia Europea delle Scienze (ESASAC) si è occupata di cambiamento climatico, evidenziando alcune importanti sfide da mettere in atto, in particolare la riduzione delle emissioni in atmosfera e il monitoraggio degli eventi metereologici estremi.
Molta attenzione, in questo report, è dedicata agli effetti sulla salute, che sono complessi, non solo perché sono sia diretti che indiretti, ma anche in quanto si intersecano con molte questioni, come l’urbanizzazione, l’invecchiamento e le abitudini della popolazione.
I messaggi che l’Accademia delle Scienze lancia sono i seguenti:
  • il cambiamento climatico è su scala globale, risulta attribuibile all’attività umana e sta già colpendo la salute umana con un rischio sempre maggiore nel futuro
  • è necessario assumere decisioni importanti in breve tempo per far sì che le temperature non si alzino sopra i due gradi rispetto a livello pre-industriale, già questo ridurrebbe i rischi per la salute umana
  • alcuni benefici sulla salute si potrebbe ottenere, nel breve termine, optando per la decarbonizzazione, la riduzione delle emissioni in atmosfera e l’adozione di misure di mitigazione dei cambiamenti climatici
  • gli effetti del cambiamento climatico sulla salute non sono confinati all’Europa ma vanno oltre i suoi confini
  • le soluzioni sono a portata di mano, ma sicuramente può essere fatto di più partendo dalle conoscenze attuali ma questo richiede una precisa volontà politica
  • la comunità scientifica ha un ruolo importante nel creare conoscenza e nel combattere l’ignoranza sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sui fattori che aumentano la vulnerabilità ma anche sulle strategie di mitigazione da adottare in stretta collaborazione con i decisori politici.
L'Accademia è consapevole dell'esistenza di trends divergenti e della difficoltà di attribuire, con precisione, alcuni impatti sulla salute a specifici mutamenti ambientali e climatici; nonostante ciò, è evidente che il cambiamento climatico abbia effetti sulla salute di tutti i cittadini dei paesi europei, e non solo. Questo, senza un tempestivo intervento, non potrà che peggiorare e le fasce di popolazione più colpite sono, e saranno sempre di più, gli anziani, i bambini, i malati, i migranti ed altri gruppi  emarginati della società.
Secondo l'Accademia europea delle scienze la priorità a livello politico è quella di stabilizzare il clima e aumentare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra con l’obiettivo di raggiungere un’economia a zero emissioni fossili entro il 2050.
A livello di società, è necessario costruire legami strategici tra adattamento e mitigazione, lavorando sul cambiamento climatico, ma anche sull’inquinamento e su altri settori. Questo presuppone la definizione di un chiaro confine tra ciò che è di competenza dell’UE e ciò che, invece, riguarda i singoli Stati con l'obiettivo di intergrare quanto più possibile le regole dell’una e degli altri.
Per quanto riguarda in particolare le politiche sanitarie, gli scienziati dell'Accademia sintetizzano il loro contributo nelle seguenti raccomandazioni.
 La salute deve divenire un elemento trasversale di tutte le politiche, per questo è necessario:
  1. riformare la strategia di adattamento per assicurare maggiore attenzione sulle conseguenze che i cambiamenti climatici hanno sulla salute
  2. valutare l’impatto reale sulla salute delle strategie di adattamento e mitigazione legate ai cambiamenti climatici, come ad esempio quelle che riguardano i trasporti, l’energia e il settore immobiliare/edilizio, la qualità dell’aria, l’economia circolare, la bioeconomia, le politiche di migrazione
  3. sviluppare sistemi alimentari sani e sensibili al cambiamento climatico sia a livello di nazione che di singole città in comune accordo con la politica agricola comune dell’UE
  4. promuovere linee guida per una dieta sostenibile, valutando se e come l’UE, ma anche i singoli paesi membri, possono usare questi criteri per influenzare le politiche legate alla produzione di cibo
  5. mettere in connessione il cambiamento climatico e gli obiettivi di salute con tutte le altre politiche non solo quelle dei paesi confinanti ma anche politiche internazionali, con particolare riferimento a quelle stabilite dall’Organizzazione mondiale della salute, dal G7 e dal G20.
La ricerca deve colmare i "gap" di conoscenza con un continuo impegno per comprendere i meccanismi dell’impatto dell’ambiente sulla salute.....
I dati devono essere intergrati per rafforzare la comprensione dei legami tra rischio ed esposizione, inoltre devono essere approfonditi i rapporti tra ambiente, politiche socio-economiche e dati sanitari.
Il rischio legato alla salute e dovuto ai cambiamenti climatici deve essere oggetto di comunicazione, risulta urgente aumentare la consapevolezza di quali possano essere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute umana.
La comunità scientifica deve fare di più:
  1. comprendere quali sono i comportamenti individuali ma anche quelli collettivi
  2. opporsi alla disinformazione e alla polarizzazione delle idee 
  3. rafforzare la risposta attraverso maggiori servizi sanitari ed anche attraverso l’attività delle Agenzie europee.

01 dicembre 2017

Dal Sole 24 ore :I sacrifici necessari per uscire dall’età del carbone

Tratto da Il Sole 24ore

I sacrifici necessari per uscire dall’età del carbone


Con la Strategia energetica nazionale (Sen) adottata lo scorso 10 novembre, il governo si è impegnato a eliminare l’uso del carbone nella produzione elettrica nazionale entro il 2025.....
Il carbone continua a giocare un ruolo fondamentale nei settori elettrici di molti Paesi europei. Ad esempio, la Polonia produce l’80% della sua elettricità bruciando carbone, mentre Repubblica Ceca, Bulgaria e Grecia arrivano circa al 50%. Ma pure Germania e Paesi Bassi, generalmente considerati come i Paesi europei più avanzati in termini di sostenibilità ambientale, continuano a produrre circa il 40% della loro elettricità attraverso il carbone. Questo persistente ruolo del carbone nel sistema energetico europeo rappresenta un triplice problema per il clima, l’ambiente e la salute.
Dal punto di vista dell’impatto climatico, non esiste modo peggiore di produrre elettricità che attraverso il carbone. A parità di produzione elettrica, la combustione del carbone emette nell’atmosfera il 40% di anidride carbonica in più rispetto al gas naturale, e il 20% in più rispetto al petrolio. Anche per questo motivo, il carbone è responsabile dell’80% delle emissioni di anidride carbonica generate nel settore elettrico europeo, il quale rappresenta a sua volta un quarto delle emissioni totali di anidride carbonica in Europa. Il carbone continua dunque a rappresentare un ostacolo enorme sulla strada europea verso la decarbonizzazione, e per questo motivo la completa eliminazione del carbone dal sistema energetico europeo può ben essere considerato come un passo necessario per il mantenimento degli impegni assunti dall’Europa con l’Accordo di Parigi sul clima.
Dal punto di vista ambientale, le centrali elettriche a carbone rappresentano in Europa una delle principali fonti di emissione nell’aria di sostanze inquinanti quali l’anidride solforosa, il biossido di azoto, il particolato fine e ultrafine. Non a caso, secondo una recente analisi dell’Organizzazione mondiale della sanità, 47 delle 50 città più inquinate in Europa si trovano in Paesi dove il carbone gioca ancora un ruolo importante, come Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria. Questo fenomeno rappresenta un serio problema per la salute umana, in quanto le sostanze emesse nell’aria dalle centrali a carbone possono entrare nel corpo umano e causare patologie acute e croniche a carico dell’apparato respiratorio e cardio-circolatorio. La portata di questo problema risulta ancor più chiara considerando che, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, in Europa sono 450mila le morti premature registrate ogni anno come conseguenza dell’inquinamento dell’aria....
...Il secondo argomento, quello sui posti di lavoro nell’industria del carbone, pare invece illusorio. Malgrado la narrativa interna a molti Paesi europei, dove si tende a percepire quello del carbone come un settore che genera molti posti di lavoro, i livelli di occupazione nel settore non paiono avere rilevanza sistemica in alcun Paese. In Polonia, dove i lavoratori nell’industria del carbone sono 100mila, essi rappresentano lo 0,7% della forza lavoro del Paese. Tale percentuale è ancor più bassa negli altri Paesi produttori di carbone: 0,5% in Slovacchia, 0,4% in Bulgaria e Repubblica Ceca, 0,2% in Romania, 0,1% in Grecia, 0,07% in Germania.
Considerando la limitatezza di questi numeri a fronte della grande importanza di eliminare l’uso del carbone per mantenere le promesse dell’Accordo di Parigi, l’Unione Europea pare avere tutte le carte in regola per affrontare questo problema in modo aperto e costruttivo.
Ecco come. L’Unione europea potrebbe proporre a tutti i Paesi di fissare in modo volontario – come fatto dall’Italia – una data di uscita dal carbone tra il 2025 e il 2030. A fronte di tale impegno e del suo effettivo rispetto, l’Unione potrebbe porre in essere un sistema che garantisca un sostegno ai lavoratori impiegati nell’industria del carbone che perderanno il lavoro a causa della transizione. Dal 2006, l’Unione europea è dotata del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, il quale offre un sostegno a coloro che hanno perso il lavoro a seguito di importanti mutamenti strutturali del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione. Il fondo supporta misure atte a reintrodurre il lavoratore nel mercato del lavoro, come le attività di istruzione, formazione e riqualificazione o il supporto all’imprenditorialità e alla creazione di nuove aziende. Lo scopo di questo fondo potrebbe essere ampliato, facendone un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e alla decarbonizzazione.
Considerando il numero di lavoratori occupati nell’industria del carbone a livello europeo, è possibile stimare che per arrivare a una completa cessazione dell’uso del carbone in Europa entro il 2027, circa 150 milioni di euro all’anno tra il 2020 e il 2027 potrebbero essere sufficienti a garantire il pieno sostegno a tutti i lavoratori che andranno progressivamente in esubero. Tale cifra rappresenterebbe lo 0,1% del bilancio annuo dell’Unione europea. Con un limitato impiego delle proprie finanze, l’Unione potrebbe dunque stimolare la rimozione di una delle barriere più importanti nel processo europeo di decarbonizzazione, contribuendo altresì al miglioramento dell’ambiente e della salute dei cittadini europei.

12 novembre 2017

Danni ambientali che provocano tossicità, malattie e morte:‘Chi inquina paga’ diventera' davvero realtà ?


Tratto da quicosenza.it
Danni ambientali che provocano tossicità, malattie e morte: da oggi “chi inquina paga” diventa realtà
 26 ottobre 2017
BRUXELLES – Approvata con 502 voti a favore, 74 contrari e 35 astenuti, la relazione per implementare e rafforzare l’efficacia della direttiva europea sulla responsabilità ambientale a firma di Laura Ferrara, eurodeputata del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della commissione giuridica (JURI) del Parlamento Europeo, ha avuto, oggi, l’ok definito del Parlamento Europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo. Dopo aver incassato la maggioranza, tre settimane fa, nella commissione competente, con il voto di oggi il testo Ferrara sulla responsabilità ambientale basato sul concetto del ‘Chi inquina paga’ diventa definitivamente realtà. “Un ottimo risultato di cui beneficeranno tutti i cittadini europei – ha commentato a caldo Ferrara – perché ora si riuscirà ad agire per fare in modo che chi violenta l’ambiente, con le conseguenze tristemente note sulla salute umana, se ne assuma le responsabilità e ne risponda. La relazione nasce da un grande lavoro di studio e di ascolto di cittadini ed esperti  sull’attuazione della direttiva europea sulla responsabilità ambientale perché il mio e nostro scopo era quello di rendere più efficace la disciplina comune per la prevenzione e la riparazione del danno ambientale, così che abbia costi ragionevoli per la società e che si basi sul principio del ‘chi inquina paga’”.
Estensione della nozione di danno ambientale (ora circoscritto alle specie, agli habitat naturali protetti, alle acque e al terreno) anche all’inquinamento atmosferico; considerazione, all’interno del concetto di danno ambientale, dei nuovi e sempre maggiori fattori inquinanti causati da attività industriali e di come questi influiscono sull’organismo umano; obbligatorietà degli strumenti di garanzia finanziaria, come le assicurazioni a carico degli operatori; creazione di un Fondo europeo per la protezione dell’ambiente dai danni causati dall’attività industriale al fine di garantire la reale copertura dei costi di risanamento; istituzione di un registro per gli operatori che svolgono attività pericolose; sistema di monitoraggio finanziario per assicurare che gli operatori siano solvibili, così da evitare che, come spesso accade, gli inquinatori, una volta causato il disastro, dichiarino fallimento ed evitino di risarcire il danno causato. Questi i punti salienti del testo, ma non finisce qui. In base alla relazione approvata, infatti, la Commissione Europea è chiamata a incrementare e a migliorare il suo programma di formazione degli amministratori locali così da arrivare ad una omogeneità dell’applicazione delle regole comunitarie in tutta l’Unione, e vengono messi in cantiere sistemi di premialità come “sgravi fiscali o altre iniziative per le aziende che si impegnano con successo nella prevenzione dei danni ambientali. Così che tutti – ha concluso Ferrara – si sentano davvero responsabili dell’ambiente e coinvolti nella sua salvaguardia”.

16 ottobre 2017

Isde :Gli scienziati e i medici avvertono dei potenziali effetti sanitari gravi di 5G


Tratto da Isde

Gli scienziati e i medici avvertono dei potenziali effetti sanitari gravi di 5G


Pubblichiamo la posizione di oltre 180 scienziati, provenienti da 36 nazioni, che raccomandano una moratoria sul dispiegamento della quinta generazione per le telecomunicazioni, 5G, finché i potenziali pericoli per la salute umana e per l’ambiente non siano pienamente investigati da scienziati indipendentidall’industria. “La tecnologia 5G farà significativamente aumentare l’esposizione a campi elettromagnetici in radiofrequenza (CEM-RF) in aggiunta alle tecnologie per telecomunicazioni 2G, 3G, 4G, Wi-Fi già operanti. E’ già stato dimostrato che i CEM-RF possono essere dannosi per gli esseri umani e per l’ambiente.” Si legge nel comunicato. L’appello è stato firmato anche da alcuni membri dell’Associazione Medici per l’Ambiente.
Leggi l’appello dei 180 scienziati

17 maggio 2017

convegno organizzato dal Wwf Litorale Laziale: Il rapporto tra agricoltura e salute e il pericolo dei pesticidi.

Il rapporto tra agricoltura e salute e il pericolo dei pesticidi, il convegno organizzato dal Wwf Litorale Laziale

| di Wwf Litorale Laziale


Il WWF Litorale Laziale ha organizzato un convegno a Terracina per SABATO 20 Maggio alle ORE 9 nel quale si parlerà dell’inscindibile rapporto tra agricoltura e salute. La Dottoressa Patrizia Gentilini, oncologa e ematologa dell’ISDE - Associazione medici per l’ambiente (International Society of Doctors for the Environment fondata il 25 novembre 1990), affronterà tutte le possibili conseguenze che l’utilizzo dei pesticidi in agricoltura comporta a carico dell’ambiente e della biodiversità, oltre che della salute umana. Il dottor Pietro Paris, responsabile del settore sostanze pericolose di ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, illustrerà l’ultimo Rapporto Nazionale Pesticidi nell’acqua, nel quale si mette in evidenza un notevole aumento di contaminanti e pesticidi trovati nelle acque italiane. Un approfondimento verrà fatto sullo stato del monitoraggio e della contaminazione della regione Lazio e della provincia di Latina. Ci si interrogherà infine sulle possibili alternative ad una agricoltura convenzionale: saranno ospiti alcune aziende di agricoltura biologica e biodinamica attive sul territorio che porteranno la loro esperienza e testimonianza. “Siamo convinti – dichiara Franca Maragoni Presidente del WWF Litorale Laziale – che chi governa il bene comune potrà trarre molti spunti di riflessione da questo convegno, essendo le persone che più di altre dovrebbero mostrare una particolare sensibilità per la salvaguardia dell’ambiente e quindi della salute dei cittadini e degli operatori agricoli, adottando tutti i provvedimenti possibili per realizzare questi obiettivi”. Si dice che “siamo ciò che mangiamo”: e in questa giornata rifletteremo molto seriamente proprio su cosa mangiamo, perché il cibo può davvero rappresentare la nostra medicina e la nostra forza oppure la nostra malattia e la nostra debolezza.
........
AGRICOLTURA INDUSTRIALE: SIAMO VITTIME O VINCITORI? Di seguito l’abstract intervento di Patrizia Gentilini medico oncologo ed ematologo Comitato Scientifico ISDE Italia
"…. Una ampia ricerca condotta per oltre 30 anni aveva già dimostrato la superiorità dell’agricoltura biologica su quella convenzionale in termini di: fertilità del suolo, dispendio energetico, riduzione gas serra, guadagno economico; di recente una altra indagine condotta dall’Università di Washington afferma che l’agricoltura biologica è la “chiave per la sostenibilità a livello globale”, perché ormai, come affermato dalla Royal Society, “aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”. In conclusione possiamo affermare che l’agricoltura industriale, stravolgendo il rapporto con la Terra e quelle pratiche agricole che per millenni ci hanno dato con fatica e sudore nutrimento e vita, è oggi portatrice di morte per l’uomo e per l’ambiente e se non vogliamo rimanere vittime di questo assurdo modello di produzione e consumo del cibo dobbiamo avere il coraggio di cambiare ….".

20 novembre 2016

PROCESSI DI COMBUSTIONE E SALUTE UMANA CONVEGNO A PISTOIA sabato 3 dicembre

 CONVEGNO veramente importante eD interessante 

PROCESSI DI COMBUSTIONE E SALUTE UMANA  CONVEGNO A PISTOIA 

 SABATO 3 DICEMBRE 2016

Convegno nazionale dedicato a Lorenzo Tomatis
Convegno promosso da ODM – PT e  ISDE 
con patrocinio FnomCeo

14 settembre 2016

Inquinanti emergenti: uno studio della UNIBZ basato sull'uso degli integroni di classe 1

Tratto da Insic.it
Inquinanti emergenti: uno studio della UNIBZ

fonte: Libera Università di Bolzano

L'aumento della resistenza agli antibiotici, in futuro, potrebbe rappresentare una delle minacce più consistenti alla salute degli abitanti della Terra. Grazie a uno studio svolto in Cina, il team di ricerca in microbiologia di UNIBZ ha sperimentato una metodologia - basata sull'uso degli integroni di classe 1 - per effettuare rilevazioni di precisione sul livello di inquinamento di un ecosistema. Sarà così possibile, un domani, valutare velocemente lo stress ambientale e i rischi per la salute umana derivanti dall'inquinamento di terreni e corsi d'acqua.

La ricerca, sostenuta dalla Fondazione tedesca Kurt Eberhard Bode, dal Consiglio Norvegese per la Ricerca e dalla Fondazione della Libera Università di Bolzano, è stata recentemente pubblicata su una delle più prestigiose riviste interdisciplinari, Science of the Total Environment. Il prof. Lorenzo Brusetti e il ricercatore Luigimaria Borruso, microbiologi della Facoltà di Scienze e Tecnologie, hanno sperimentato l'impiego degli integroni di classe 1 nell'analisi dei terreni contaminati nella regione della città di Zhangye, nella provincia cinese di Gansu, una zona molto inquinata a causa dell'abuso di antibiotici e pesticidi in agricoltura, degli scarti delle lavorazioni industriali e dell'elevata urbanizzazione.

I metodi per rilevare l'inquinamento di un ambiente sono solitamente di natura chimica o biologica. Nel primo caso, la tradizionale analisi rileva gli elementi chimici presenti nei terreni, nell'aria o nell'acqua, ma perde di vista gli effetti sinergici degli elementi inquinanti. Un elemento, infatti, se da solo potrebbe essere innocuo o poco tossico, associato ad altri può in realtà rivelarsi dannoso. Dal punto di vista biologico invece "usando bioindicatori come gli integroni di classe 1, possiamo dire con precisione se una zona è inquinata o meno e se ci sono sinergie potenzialmente pericolose per la salute umana", spiegano Brusetti e Borruso. Questi integroni sono frammenti di DNA batterico che possono essere definiti come "organismi sentinella" e la cui presenza denuncia l'esistenza di uno stress ambientale.

La novità fondamentale dell'indagine svolta dai ricercatori risiede nel fatto che grazie alla loro osservazione, essi possono capire se esiste un problema di resistenza da antibiotici o un'eccessiva concentrazione di metalli pesanti. La problematica dell'inquinamento da antibiotici, che favorisce lo sviluppo di resistenze, è tra le questioni che attualmente stanno sollevando maggior interesse nel mondo della medicina e della ricerca scientifica. L'OMS stima che, in assenza di misure di contenimento dell'uso di antibiotici in contesti medici e agricoli, nel 2050, ogni anno, 10 milioni di persone saranno esposte al rischio di morte.

"Una verifica di questo tipo ci permette di capire immediatamente se siamo in presenza di inquinamento da antibiotici, da metalli pesanti e se ci sono resistenze che possono trasmettersi orizzontalmente, da individuo a individuo, mettendo quindi queste importanti informazioni ambientali e sanitarie a disposizione delle autorità", affermano i due scienziati. La ricerca di Brusetti e Borruso in futuro potrebbe rendere più efficace, meno costoso e più veloce, individuare uno stress ambientale, soprattutto per quanto riguarda gli inquinamenti emergenti come quelli dovuti all'uso degli antibiotici.

 Il team di ricerca sta già effettuando esperimenti analoghi nella regione del Trentino- Alto Adige.

Per maggiori informazioni
consulta il sito next.unibz.it
oppure scrivi a press@unibz.it

09 giugno 2016

GEO-6 :Aria inquinata e cambiamenti climatici le più grandi minacce per la salute umana in Europa

Tratto da Greenreport

Aria inquinata e cambiamenti climatici le più grandi minacce per la salute umana in Europa

Altri rischi vengono da consumo di suolo e perdita di biodiversità
[9 giugno 2016]
Qualità dell'aria
Secondo il Global Environment Outlook (GEO-6) per la regione pan-europea, pubblicato da Unep e United Nations Economic Commission for Europe (Unece) con il sostegno dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea), «La scarsa qualità dell’aria, i cambiamenti climatici, gli stili di vita insalubri e la sconnessione tra le persone e l’ambiente incidono sempre più sulla salute umana nella regione paneuropea»,
Il più grande rischio per la salute in Europa è l’inquinamento atmosferico, con oltre il 95% della popolazione urbana europea esposta a livelli superiori a quelli previsti dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo il rapporto «Nel 2012, oltre 500.000 morti premature nella regione erano imputabili alla qualità dell’aria esterna e 100.000 per la qualità dell’aria interna».
Il cambiamento climatico, oltre a essere una delle più grandi minacce per la salute umana, lo è anche per l’ecosistema e per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile nella regione paneuropea. Inoltre accelera  molti altri rischi ambientali. «Gli impatti dei cambiamenti climatici  – dice GEO-6 – influenzano la salute attraverso inondazioni, ondate di caldo, siccità, riduzione della produttività agricola, esacerba l’inquinamento atmosferico, le allergie e i vettori  e le malattie legate al cibo e di origine idrica».....
Il segretario esecutivo dell’Unece, Christian Friis Bach, ha concluso: «Questo rapporto fornisce nuove informazioni sulle questioni ambientali emergenti della regione e aiuterà i governi a plasmare la loro politica futura. Gli accordi ambientali multilaterali Unece e altri strumenti sono utensili davvero efficaci per aiutare gli Stati membri ad affrontare molti di questi problemi, dalle qualità dell’aria  alla gestione delle acque, dall’accesso alle informazioni, alla giustizia e alla partecipazione pubblica. Sono necessari maggiori investimenti nei sistemi di contabilità ambientale per garantire che vengano affrontati i costi esterni . C’è la necessità di prestare la massima attenzione ai primi segnali che vengono dalla scienza e dalla società e di investire in processi di previsione per identificare possibili rischi futuri, opportunità e conflitti. Lo Shared Environmental Information System e la valutazione GEO forniscono ai decisori politici la conoscenza di base per poter agire».

24 novembre 2015

Tratto da Rinnovabili.it

OMS: i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza sanitaria

  • Epidemie, malattie parassitarie e stress: il climate change  sta avendo seri effetti sulla salute umana che devono essere presi in considerazione dai negoziatori della COP21
OMS: i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza sanitaria

(Rinnovabili.it) – L’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute umana è una delle tematiche rimasta stranamente assente dal dibattito internazionale. 
Ma a poco meno di una settimana dall’avvio della COP21  di Parigi l’Organizziazione Mondiale della Sanità (OMS) fornisce un quadro allarmante: tra il 2030 e il 2050, gli effetti del surriscaldamento globale provocheranno oltre 250.000 morti in tutto il mondo. Un numero troppo alto per non essere preso in considerazione dal tavolo dei negoziati UNFCCC. Già 2012, l’OMS  aveva rilasciato delle stime preoccupanti, rivelando come le emissioni antropiche stiano decimando 7 milioni di persone l’anno e facendo dell’inquinamento dell’aria il più grande rischio per la salute umana.

Il problema però non sono solo i contaminanti atmosferici. La progressiva crescita della temperatura globale e gli eventi meteorologi estremi stanno aumentando progressivamente  il tasso di mortalità legato al cambiamento climatico.
La prima conseguenza in assoluto è rappresentata dalle epidemie trasmesse da vettori, oggi in piena espansione. La malaria, che uccide ogni anno 600.000 persone, sta estendendo il suo territorio. ...
Non è la prima volta che clima ed epidemie vengono messe in relazione: a settembre delle scorso anno EcoHealth Alliance (organizzazione che si occupa di analisi ed educazione circa le relazioni tra la natura, gli ecosistemi e la salute umana), aveva stilato un rapporto in cui si evidenziava  come effetti del climate change possano  giocare un ruolo importante nell’aumentare i rischi di ebola.
Altro elemento fondamentale da tenere in considerazione è come le migrazioni, legate a sconvolgimenti politici, ma anche (e sempre più) al cambiamento climatico, stiano causando una recrudescenza della tubercolosi, malattia che uccide ogni anno due milioni di persone.”

06 settembre 2013

Ilva, quattro arresti a Taranto.Colpiti i "fiduciari" di Riva nello stabilimento.

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Ilva, quattro arresti a Taranto: in manette il ‘governo ombra’ dei Riva in fabbrica

Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale: con queste accuse sono finiti in carcere alcuni dipendenti del siderurgico: avrebbero imposto le logiche della proprietà ai reparti pur non avendo alcuna responsabilità

Ilva, quattro arresti a Taranto: in manette il ‘governo ombra’ dei Riva in fabbrica

Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Sono solo alcune delle gravissime ipotesi di reato contestate dalla procura di Taranto ad alcuni membri del “governo ombra” dell’Ilva di Taranto. Una struttura scoperta dalla Guardia di finanza che ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare su disposizione del gip Patrizia Todisco.
Leggi tutto su Il Fatto Quotidiano 

Tratto da Il Sole 24 ore 

Colpiti i "fiduciari" di Riva nello stabilimento


Ecco cosa scrive il gip nell'ordinanza sugli arresti
«La politica di impresa ormai attuata nel corso di tantissimi anni e lo stato di organizzazione portato avanti nel tempo dai dirigenti dell'Ilva, "ufficiali e non", denotano la totale assenza di qualsiasi iniziativa orientata nel senso della prevenzione». È quanto si legge nell'ordinanza del gip di Taranto, Patrizia Todisco, sull'arresto dei cinque "fiduciari" della famiglia Riva nell'Ilva di Taranto avvenuto oggi. 


«È stato ampiamente dimostrato - si legge ancora - che i cosiddetti fiduciari da sempre hanno gestito l'Ilva di Taranto in stretta collaborazione con la proprietà dando piena attuazione alla logica aziendalistica della stessa anche in modo criminoso sotto il profilo ambientale, senza tenere in alcuna considerazione quello che è uno dei beni più preziosi, la salute umana».

«I fiduciari hanno operato in Ilva impartendo ordini e direttive in perfetta unità di intenti con la proprietà - si legge ancora nell'ordinanza del gip - e agendo in modo organico al sodalizio.... forti della consapevolezza della formale irresponsabilità della loro condotta, svolgentesi, infatti, al di fuori delle deleghe di funzioni comportanti precise responsabilità di legge, che restano formalmente addossate ai dipendenti Ilva investiti di deleghe e funzioni, ai quali l'Ilva stessa provvede comunque - si afferma ancora nell'ordinanza del gip Todisco - ad assicurare assistenza legale e nei cui confronti è ben lungi dall'usare adottare misure disciplinari».  
Leggi l' articolo integrale su Il Sole 24 ore 

03 maggio 2013

COSTRUZIONE del MUOS, il ministero della Difesa impugna la revoca della Regione.

Tratto da Il Cambiamento

MUOS, il ministero della Difesa impugna la revoca della Regione

La scorsa settimana l’avvocatura di Stato, per conto del ministero della Difesa, ha impugnato la revoca dell’autorizzazione ai lavori statunitensi per la costruzione del MUOS disposta il 29 marzo scorso dal governatore siciliano Rosario Crocetta. A Niscemi, intanto, cresce la tensione.

 

È questo uno degli ultimi atti e il ricordino lasciato dal governo nazionale uscente. Un atto che la dice lunga sulla volontà del governo Monti di difendere sino alla fine con un comportamento scorretto, illogico e contraddittorio delle posizioni insostenibili e l’interesse degli Stati Uniti. 


Incoerenze, menzogne, contraddizioni, sberleffi ad un’intera nazione che riacutizzano una crisi istituzionale e l’ennesimo braccio di ferro tra il ministero, che sostiene con tutti i mezzi le ragioni del governo statunitense, e la Regione che si trova a difendere degli interessi locali ergendosi paradossalmente a paladino della legalità di leggi nazionali.

In tale contesto inoltre, quello stesso governo Monti che per un verso dà la propria approvazione a nuovi studi e alla sospensione dei lavori, agisce parallelamente impugnando al TAR la revoca della autorizzazione del governatore Rosario Crocetta. È conflitto tra Stato e Regione. Trovo veramente singolare che il ministero abbia deciso di ricorrere al Tar anche perché lo stesso ministro ha partecipato all’incontro tra i governi regionale e nazionale, che hanno deciso la sospensione dell’installazione delle parabole, subordinando il proseguimento di tali lavori alla realizzazione dello studio sulla salute umana e la valutazione sull’impatto ambientale.” dichiara adirato il presidente regionale

E il governatore siciliano continua. “Trovo veramente assurdo questo comportamento, e trovo assurdo che un ministero pretenda da una regione comportamenti contrari alle normative vigenti.”

È chiaro il riferimento alle norme nazionali che prevedono l’obbligatorietà di studi d’impatto ambientale e quelli sulla salute umana previamente alla realizzazione di qualsiasi opera o impianto sul territorio italiano. 
 E che dire di una base militare costruita in una riserva naturale, dichiarata Sito di Interesse Comunitario (SIC), con tanto di divieto assoluto di edificabilità? 

E se il braccio di ferro deve continuare e se lo scontro Stato-Regione è ormai evidente e dovrà proseguire, il popolo no muos si chiede come mai, così come già accaduto lo scorso ottobre, la procura di Caltagirone non attua nuovamente il sequestro del cantiere Muos, visto la revoca della Regione e il non rispetto del fermo ai lavori. 
Leggi l'articolo integrale su Il Cambiamento

25 luglio 2012

Linkiesta.Del diritto di critica e del diritto alla salute: di Enel, del carbone

Tratto da Linkiesta

Del diritto di critica e del diritto alla salute: di Enel, del carbone


“Il diritto di critica è espressione del principio costituzionalmente garantito dalla libertà di manifestazione del pensiero. La critica configura l’espressione di un giudizio, di un’opinione, e in quanto tale non può essere rigorosamente obiettiva ma inevitabilmente soggettiva e corrispondente al punto di vista di chi la manifesta.
Il diritto di critica può essere esercitato anche in modo graffiante e con toni aspri, ma pur sempre con il parametro della proporzione tra l’importanza del fatto criticato (e dunque l’interesse pubblico del medesimo) ed i contenuti espressivi con i quali la critica è esercitata.
Enel è il maggiore utilizzatore in Italia di fonti fossili, in particolare il carbone, quale fonte di energia elettrica per le proprie centrali. A nulla rileva che le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali a carbone Enel siano contenute nei rigorosi limiti di legge

Dando per scontato l’interesse pubblico globale in merito a mutamenti climatici del pianeta, fonti energetiche più o meno inquinanti in termini di CO2 e possibili fonti alternative di energia, dannosità per l’ambiente e per la salute umana in genere delle centrali termoelettriche a carbone…
...i termini killer, vittima, crimine, sporca verità configurano un linguaggio adeguato non trasmodante in inutili aggressioni verbali ed attacchi personali, atteso che la durezza delle espressioni è giustificata dalla gravità della tematica affrontata, dal suo rilevante interesse per l’opinione pubblica

Le espressioni utilizzate sono assolutamente proporzionate al fatto e del tutto contenute in limiti accettabili, ancorchè incisive e pungenti.”
(Dalla sentenza del Tribunale di Roma, che ha rigettato il ricorso presentato da Enel e finalizzato alla sospensione della campagna facciamolucesuenel promossa da Greenpeace e alla condanna di quest’ultima)

01 luglio 2012

Emissioni: in arrivo decreto legge correttivo sulla qualità dell’aria.

Tratto da Meteo Web

Emissioni: in arrivo decreto legge correttivo sulla qualità dell’aria


In arrivo un decreto correttivo sulla qualita’ dell’aria. Il provvedimento (diciannove articoli e un allegato) varato dal consiglio dei ministri interviene sul decreto legislativo varato nell’agosto del 2010 modificando termini e competenze relativi ai progetti legati all’adeguamento delle reti di misura. Il decreto interviene pero’ anche sulle definizioni: il valore limite e’ “livello fissato in base alle conoscenze scientifiche al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e per l’ambiente nel suo complesso, che deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e in seguito non deve essere superato”, mentre viene soppresso il riferimento alle conoscenze relative alle migliori tecnologie disponibili.
 Quanto al perseguimento (previsto entro il 31 dicembre 2012) dei valori obiettivo relativi alla qualita’ dell’aria nelle aree critiche, non comporta – secondo le modifiche introdotte dal decreto – per gli impianti soggetti ad Autorizzazione integrata ambientale “condizioni piu’ rigorose di quelle connesse all’applicazione delle migliori tecniche disponibili”.