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17 agosto 2021

Le associazioni ambientaliste, non i Comitati, possono interpellare il Ministero della Transizione Ecologica

 Tratto  Note di  Marco Grondacci

Le associazioni ambientaliste, ma non i Comitati, possono interpellare il Ministero della Transizione Ecologica 

L’articolo 27 del Decreto Legge 77/2021 convertito nella legge 108/2021(QUIha introdotto l’articolo 3-septies al DLgs 152/2006 (testo unico ambientale).

Secondo questo nuovo articolo le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, le province, le città metropolitane, i comuni, le associazioni di categoria rappresentate nel Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro,  le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque regioni o province autonome di Trento e Bolzano, possono inviare al  Ministero della  transizione  ecologica istanze di ordine generale sull'applicazione della normativa  statale in materia ambientale. 

Uno strumento positivo, come spiegherò nelle note che seguono, anche se...

questa possibilità poteva essere data pure ai cittadini organizzati in comitati. Appare quindi uno strumento limitato rispetto, ad esempio, alla Petizione al Parlamento Europeo che può essere presentata da chiunque.


COME FUNZIONA L’INTERPELLO AL MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

La risposta alle istanze deve essere data entro novanta giorni dalla data della loro presentazione.  

Le indicazioni fornite nelle risposte alle istanze costituiscono criteri interpretativi per l'esercizio delle attività di competenza delle pubbliche amministrazioni in materia ambientale, salva rettifica della soluzione interpretativa da parte dell'amministrazione con efficacia limitata ai comportamenti futuri dell'istante. 

Resta salvo l'obbligo di ottenere gli atti di consenso, comunque denominati, prescritti dalla vigente normativa. 

Nel caso in cui l'istanza sia formulata da più soggetti e riguardi la stessa questione o questioni analoghe tra loro, il Ministero della transizione ecologica può fornire un'unica risposta. 

Il Ministero della transizione ecologica, in conformità all'articolo 3-sexies del DLgs 152/2006 [NOTA 1] e al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195 [QUI], pubblica senza indugio le risposte fornite alle istanze di cui al presente articolo nell'ambito della   sezione "Informazioni ambientali" del proprio sito internet istituzionale di cui all'articolo 40 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33 [QUI], previo oscuramento dei dati comunque coperti da riservatezza, nel rispetto del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. 

La presentazione delle istanze non ha effetto sulle scadenze previste dalle norme ambientali, né  sulla decorrenza dei termini di decadenza e non comporta interruzione o sospensione dei termini di prescrizione.

01 aprile 2021

Comitati : Brindisi, una bomba a gas

Tratto da il gazzettino.it

Brindisi, una bomba a gas


Anche la centrale A2A di Costa Morena ha chiesto a MinAmbiente l’autorizzazione alla conversione a turbogas dell’impianto Brindisi Nord, fermo dal 2014, dopo l’analoga richiesta di ENEL per Cerano, oltre alla centrale turbogas EniPower già esistente e in funzione dentro il petrolchimico. Avremo così 3 centrali a turbogas vicine, “decarbonizzandoci”, dicono.

E, sempre nel raggio di 1 km Edison vuol fare un megadeposito di GNL (gas liquido), con il petrolchimico ENI Versalis che continua regolarmente a "sfiammare" a pochi metri. Altro che rischio di incidente industriale rilevante e Direttiva Seveso: una vera bomba di gas in città.

Brindisi sarà così "capitale del gas" fossile, quando invece il Governo ha dichiarato di voler ridurre le emissioni di CO2 del 60% per il 2030, e addirittura zero emissioni per il 2050. E mentre in Europa e nel resto d'Italia si punta al Green New Deal, sull'idrogeno verde e rinnovabili, comunità energetiche (Brindisi ha ricevuto 300 mila euro dalla L.R. 45/2019 per le comunità energetiche) ed energia diffusa coi superbonus,  noi a Brindisi costruiamo nuove centrali col metano di TAP: il metano, fossile o bio, se bruciato, libera CO2, meno del carbone, ma è comunque CO2 emessa in più... Vogliamo ridurre le emissioni di CO2, creando nuove centrali a turbogas aggiuntive...

Per non parlare del megaimpianto di compostaggio anaerobico per la produzione di biometano previsto sempre nella stessa zona, come anche quello di Erchie (molto combattuto dal Comune e dalla popolazione): anche se è metano “bio”, una volta bruciato, produce CO2 e nanoparticelle e spreca il compost raccolto dai cittadini che potrebbe essere compostato aerobico e venduto a prezzo simbolico ai contadini per fertilizzare i suoli e combattere la desertificazione e rafforzare gli ulivi contro la xylella...

Questi impianti si chiamano "stranded assets", cioè investimenti nati già vecchi, obsoleti e antieconomici: ma A2A, Edison, ENEL, SNAM, ENI, TAP (le aziende che ci hanno avvelenato finora), perchè li fanno? Il Recovery Fund non può finanziare tali impianti, perchè non sono green, pensate: lo fanno per i sussidi di Stato per il "capacity market": cioè lo Stato paga tali impianti per coprire i picchi di consumo non garantiti dalle rinnovabili e per il rifasamento sincrono della rete elettrica, cioè entrano in funzione solo se serve. Un bel business che paghiamo noi Stato, cioè noi cittadini in bolletta.

Come pagheremo anche tutti i gasdotti arrivati, come TAP/SNAM e i danni ambientali a Torre Rossa e al Bosco del Tramazzone, o nuovi gasdotti in costruzione, come il Matagiola-Massafra, Poseidon in arrivo da Israele, le interconnessioni alle centrali di A2A e Cerano (5 km), che tra l'altro "non necessitano di VIA", perchè opere connesse all'impianto...

Inoltre, secondo un recente studio della Carbon Tracker Initiative, nel 2030 si prevede che il costo di produzione delle fossili sarà del 60% superiore, mentre il costo delle rinnovabili e batterie di stoccaggio scenderà: ma tanto ci sono i fessi che pagano...

E i politici locali e regionali, i sindacati confederali e altre istituzioni a Brindisi invece chiedono di semplificare le autorizzazioni per tali impianti in nome di uno "sviluppo per Brindisi e occupazione", ben sapendo che ogni impianto necessita di poche decine di tecnici specializzati (non certo brindisini) e che il gas non ha indotto.

E ARERA ha appena deliberato un aumento del 7% del prezzo di energia e del 5% del gas: perciò sono aumentate anche le bollette dei brindisini.

Quando la finiamo di essere terra di conquista e profitto di queste multinazionali che da sempre ci inquinano e rovinano la nostra salute, il nostro ambiente, le nostre tasche, senza peraltro dare niente in cambio alla città?

Chiediamo al Comune di Brindisi e a tutte le istituzioni, ai sindacati, a tutti gli enti coinvolti e ai cittadini di rompere con le logiche del passato e di cambiare finalmente rotta, in linea con l’Europa, per una Brindisi più vivibile e uno sviluppo più green e sostenibile,

Movimento No TAP/SNAM della Provincia di Brindisi

Redazione emergenzaclimatica.it (www.emergenzaclimatica.it )

Rete Legalità per il Clima (www.giustiziaclimatica.it)

Comitato No Compostaggio Erchie

20 giugno 2020

Marco Grondacci :Consiglio di Stato: i Comitati dei cittadini possono impugnare gli atti in materia ambientale

Tratto da Note di Marco Grondacci

Consiglio di Stato: i Comitati dei cittadini possono impugnare gli atti in materia ambientale


Cos'è e cosa fa il Consiglio di Stato? Composizione e funzioni
Nuova sentenza del Consiglio di Stato(sentenza n° 3922/2020pubblicata il 19 giugno scorso, QUI) sulle condizioni per potere impugnare atti a rilevanza ambientale da parte dei Comitati di Cittadini. 
La sentenza segue il pronunciamento della Adunanza Plenaria [NOTA 1] del Consiglio di Stato, sentenza n° 6 del 2020 (QUI), sulla sussistenza di una legittimazione generale degli enti esponenziali in ordine alla tutela degli interessi collettivi dinanzi al giudice amministrativo, o se sia piuttosto necessaria, a tali fini, una legittimazione straordinaria conferita dal legislatore.

LA SENTENZA DELLA ADUNANZA PLENARIA 
L’Adunanza Plenaria parte dalla riflessione per cui “la circostanza che la cura dell’interesse pubblico generale (ad es. all’ambiente) sia rimessa all’amministrazione non toglie, tuttavia, che essa sia soggettivamente riferibile, sia pur indistintamente, a formazioni sociali, e che queste ultime, nella loro dimensione associata, rappresentino gli effettivi e finali fruitori del bene comune della cui cura trattasi.”
Quindi aggiunge l’Adunanza Plenaria se alla Pubblica Amministrazione spetta la tutela dell’interesse pubblico alle associazioni e formazioni sociali spetta la titolarità dell’interesse legittimo o sostanziale. Da ciò l’Adunanza afferma il presente principio: ““Gli enti associativi esponenziali, iscritti nello speciale elenco delle associazioni rappresentative di utenti o consumatori oppure in possesso dei requisiti individuati dalla giurisprudenza, sono legittimati ad esperire azioni a tutela degli interessi legittimi collettivi di determinate comunità o categorie, e in particolare l’azione generale di annullamento in sede di giurisdizione amministrativa di legittimità, indipendentemente da un’espressa previsione di legge in tal senso”.
Quindi non solo le associazioni riconosciute (come quelle ambientaliste dal Ministero dell’Ambiente secondo il comma 5 articolo  18 della legge 349/1986 - QUI) ma anche i Comitati e associazioni non riconosciute che rispettino i criteri fissati dalla giurisprudenza possono impugnare atti della Pubblica Amministrazione.


I CRITERI DELLA GIURISPRUDENZA CHE LEGITTIMANO ANCHE I COMITATI AD IMPUGNARE ATTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
1. perseguimento, sancito in via statutaria e in modo non occasionale, di obiettivi di natura ambientale; 
2. Sussistenza di un adeguato grado di rappresentatività 
3. Sussistenza  di uno stabile collegamento con il territorio in cui è sito il bene che si assume leso


L’ULTIMA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SULLA LEGITTIMAZIONE AD AGIRE PER I COMITATI  E ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE EX LEGE
La sentenza n°3922 del 2020, già citata all’inizio del post, afferma quanto segue:
Dagli atti di causa emerge la contemporanea presenza dei predetti requisiti. Il Comitato si è costituito quale soggetto collettivo il cui scopo istituzionale coincide con un impegno a carattere preventivo teso ad impedire la compromissione di un bene, l’ambiente, le cui varie componenti, sebbene suscettibili di protezione in via autonoma, possono nondimeno apprezzarsi in una prospettiva unitaria. Per il conseguimento di siffatto obiettivo esso si è reso promotore di una iniziativa estrinsecantesi in una forma alternativa di trasporto pubblico, attraverso l’estensione del metrobus sino a Brescia, nonché in una differente soluzione della viabilità, nel contesto geografico di riferimento.
Le predette considerazioni devono quindi condurre al riconoscimento che parte ricorrente incarna un interesse originariamente diffuso nell’ambito della comunità rappresentata; interesse che, attraverso lo scopo perseguito dal comitato ed il suo stabile collegamento con l’area della quale si propone di tutelare i valori ambientali, si è soggettivizzato e differenziato. Per la tutela di siffatto interesse, pertanto, il Comitato è legittimato ad agire in giudizio.”

30 novembre 2016

VITTORIA! LA CENTRALE A CARBONE DI SALINE JONICHE NON SI FARÀ

Tratto da greenme

VITTORIA! LA CENTRALE A CARBONE DI SALINE JONICHE NON SI FARÀ.


La centrale a carbone di Saline Joniche non s'ha da fare, né oggi, né mai. La SEI, il consorzio che voleva costruire una centrale a carbone a Saline Joniche, sui ruderi di un vecchio impianto chimico, ha ufficialmente rinunciato al suo scellerato e obsoleto progetto.
"Tramonta così, dopo 9 anni, l'ultima minaccia di nuovo carbone in Italia. E' una vittoria dei comitati locali, che in questi anni non si sono mai arresi; degli attivisti svizzeri, capaci di vincere un referendum per impedire a Repower, capofila del progetto, di portare il carbone sulla costa dei Gelsomini; e delle associazioni ambientaliste, che con più mezzi - e anche nei tribunali - hanno sfidato la SEI", commenta Greenpeace, a due mesi dalla azione delle sue squadre di climber, che a Ottobre avevano scalato la ciminiera dell’impianto per tracciare la scritta “STOP CARBONE”, lunga circa 70 metri, leggibile fino a due chilometri di distanza. 
E' durata 9 lunghi anni la lotta e la resistenza contro questo progetto pericoloso e, soprattutto, figlio di una ormai superata politica energetica fossile. In Europa il Belgio, le tre Repubbliche Baltiche e altri Paesi ancora hanno già chiuso tutte le centrali a carbone; il Portogallo lo farà entro il 2020; Regno Unito, Finlandia e Austria entro il 2025; i Paesi Bassi entro il 2030.
"Greenpeace chiede al governo, che ha già dichiarato più volte di voler abbandonare il carbone, di indicare una data precisa: oggi contribuisce per una quota modesta della produzione elettrica nazionale e potrà essere facilmente rimpiazzato, nei prossimi anni, dalle energie rinnovabili, il cui costo è in costante discesa e le cui tecnologie sono mature e affidabili", aggiunge l'associazione ambientalista.

La centrale a carbone di Saline Ioniche


Il progetto di una centrale a carbone a Saline Joniche risale al 2008, quando la S.E.I. S.p.A. - un consorzio che aveva come azionista principale l’elvetica Repower – chiese l'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di una centrale termoelettrica di 1320 megawatt, convertendo gli spazi e le strutture in rovina dell’ex Liquichimica. Da allora i comitati e le associazioni locali, nonché Greenpeace, Legambiente e WWF, hanno condotto una battaglia legale, che ha avuto il suo culmine con una sentenza del Consiglio di Stato: ribaltando un pronunciamento del TAR del Lazio – si dava il via libera alla realizzazione della centrale, previa un'intesa forte tra lo Stato e la regione Calabria. Nel frattempo Repower è stata costretta da un referendum tenutosi nel Cantone dei Grigioni – con cui i cittadini hanno decretato che le società a partecipazione cantonale non possono investire nella costruzione di centrali a carbone – ad abbandonare il progetto. La S.E.I. risultava in liquidazione, ma il procedimento per l'autorizzazione era fino a oggi ancora pendente e si temeva che il progetto con le autorizzazioni potesse essere ceduto a un’altra società.

Per fortuna non è andata così. La centrale a carbone di Saline Ioniche non vedrà mai la luce.
carbone saline
"Hanno vinto i calabresi onesti. Ha vinto Davide contro Golia. Ha perso la "politica". ....... NO al CALBONE a Saline e ovunque. Grazie a tutti NOI", esultano i comitati locali.

31 gennaio 2016

500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi

Tratto da Merateonline.it 

Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi

..... i comitati sono tornati a far sentire la loro voce e quella di moltissimi cittadini con una assemblea medico-informativa sulle possibili conseguenze sanitarie dell'incenerimento dei rifiuti.


I temi della tutela della salute pubblica e della salvaguardia ambientale - come dimostrato anche dalla manifestazione del 7 novembre che portò in piazza più di 500 persone per dire no alla trasformazione dell'impianto di Calusco d'Adda in un inceneritore - sono più che mai sentiti, e nella serata di venerdì la navata della chiesa vecchia di Calusco, oggi sala civica, ha faticato a contenere quanti non sono voluti mancare all'incontro promosso da Rete Rifiuti Zero Lombardia, La Nostra Aria di Solza e Aria Pulita Centro Adda. L'evento, d'altra parte, ha visto la partecipazione di esperti sul tema come il dottor Paolo Crosignani, responsabile dell'unità di Epidemiologia Ambientale dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, la dottoressa Patrizia Gentilini, medico oncologo e membro del comitato scientifico ISDE Italia (Associazione Medici per l'Ambiente), il dottor Marco Caldiroli, chimico e vice presidente di Medicina Democratica ed il dottor Edoardo Bai, epidemiologo e membro di ISDE Italia. .....
Da sinistra Attilio Agazzi, Raffaella Zigon, Marco Benedetti, dr. Edoardo Bai, dr. Marco Caldiroli, dr.ssa Patrizia Gentilini, dr. Paolo Crosignani

"C'è stata una mobilitazione meravigliosa da parte del nostro territorio e di un'intera comunità non solo per tutelare la salute e l'ambiente ma anche per far valere il dovere civico e la responsabilità decisionale sul proprio futuro da parte dei cittadini. Ricordo in proposito la raccolta firme che ha visto partecipare più di 10mila persone, un risultato storico contro leggi ingiuste che permettono ai cementifici di inquinare fino a 9 volte più degli inceneritori pubblici senza nessun beneficio per la popolazione". Una posizione quest'ultima condivisa dal primo esperto chiamato a prendere la parola, il dottor Marco Caldiroli: "Partiamo da un dato di fatto - ha chiarito il vice presidente di Medicina Democratica - in qualunque modo vengano bruciati i rifiuti si fa un errore perché si entra in un circolo vizioso che porta all'inquinamento e ad un'economia dello spreco. Attualmente, tuttavia, sono 164mila le tonnellate di rifiuti bruciate ogni anno in Italia nei cementifici, e se venissero concesse le autorizzazioni attualmente richieste si triplicherebbe questa capacità di incenerimento. Non è un caso che negli ultimi 6 mesi molti cementifici si siano interessati alla combustione dei rifiuti o alla possibilità di aumentarne la quantità: nella Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea è stata infatti pubblicata una normativa, in vigore da metà gennaio, che impone ai cementifici di adeguarsi alle migliori tecnologie ambientali e di diminuire le emissioni inquinanti. Chi produce cemento ha così approfittato di questo obbligo per sostituire i normali combustibili con i rifiuti, molto più a buon mercato......"La pubblicistica prodotta dai cementifici sta però cercando di far passare un rospo, il Combustibile Solido Secondario, come un principe. In realtà tra i Css rientrano diverse tipologie di rifiuti urbani e speciali, alcuni non trasformabili, e per quanto riguarda gli standard qualitativi per diversi parametri sono addirittura peggiori rispetto ai vecchi Cdr (combustibile da rifiuto) che Italcementi già utilizza nell'impianto di Calusco d'Adda. La tendenza è poi quella di un aumento del fattore di emissione dei metalli sottili in corrispondenza alla quantità di Css utilizzato; ma questi dati non sono monitorati da soggetti terzi e sono gli stessi cementifici che li producono e li rielaborano per sostenere le loro tesi"

"Il problema di quello studio è che più si aumenta il combustibile più aumenta la portata dei fumi emessi: non ci si può quindi riferire soltanto alla concentrazione di inquinanti per metro cubo ma anche al flusso giornaliero che varierebbe notevolmente; considerazioni assenti nello studio di impatto ambientale presentato dalla società", ha spiegato ancora il relatore. "Inoltre la tossicità delle sostanze non è tutta uguale. 

L'azienda spinge tanto sull'abbattimento degli NOx grazie ai Css, ma si è guardata bene dal fare rilevazioni su contaminanti molto più importanti come i metalli pesanti: l'incremento di un milligrammo di mercurio, ad esempio, in termini di tossicità equivale a più di 3 tonnellate di ossidi di azoto. Mettersi a bruciare rifiuti introduce dunque nel processo produttivo del cemento elementi che non hanno niente a che fare con il materiale e che hanno un impatto sul territorio e sul prodotto finito. Le scorie finiscono nel cemento e, quindi, nelle nostre case; ed è per questa ragione che Medicina Democratica si è rivolta al Ministero della Sanità perché anche il cemento prodotto con la combustione dei rifiuti sia sottoposto ad analisi sulla tossicità come qualunque altra sostanza chimica immessa sul mercato europeo".

 La parola è poi passata alla dottoressa Patrizia Gentilini che ha affrontato il tema dell'incenerimento dei rifiuti in base alle ricadute sulla salute. Partendo dalle analisi condotte nell'area del forlivese, l'oncologo ha poi citato le più recenti ricerche in ambito medico scientifico. "Dati che preoccupano notevolmente noi oncologi sono quelli riguardanti la probabilità di diagnosi di cancro nel corso della vita: un uomo su due, oggi, si ammala di tumore e lo stesso avviene per un terzo delle donne. 30 anni fa i dati erano molto diversi e nella mia carriera professionale ho visto ammalarsi persone sempre più giovani", è stata l'amara considerazione della dottoressa Gentilini. "Nei registri dei tumori italiani, considerando la fascia di età da 0 a 14 anni, per ogni milione di bambini 190 si ammalano di cancro ed è riscontrato un aumento del 2% all'anno dei casi durante l'adolescenza. Sono dati strettamente legati alle polveri sottili e alle diossine, sostanze classificate come certamente cancerogene dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, prodotte dai processi di combustione. Le esposizioni ambientali portano ad una rottura dell'equilibrio metabolico che avviene attraverso il respiro, la pelle, il cibo e l'acqua, condizionando la funzione di organi delicatissimi come il pancreas, il fegato, i polmoni ed il cervello". 

L'attenzione del medico si è rivolta in particolare ai bambini e alle donne in gravidanza, i soggetti più esposti agli inquinanti: "Con i processi di combustione le sostanze tossiche che si formano passano dalla madre al feto nel momento più delicato nello sviluppo del nascituro. Sostanze estranee si trovano anche nel cordone ombelicale ed il New England Journal of Medicine analizzando il problema dell'incremento dei tumori nei bambini lo ha messo in relazione a queste esposizioni prima e dopo il parto". "Negli studi che come ISDE abbiamo svolto in Emilia Romagna nelle aree interessate dalla presenza degli 8 inceneritori della regione abbiamo rilevato nei soggetti residenti entro 4 km dagli impianti un aumento del 70% dei nati prematuri ed un rischio del 44% in più dell'abortività spontanea", ha continuato la dottoressa Gentilini.
 "Gli effetti della presenza di particolato e polveri sottili nell'aria non si fermano qui: la letteratura medica recente ne ha infatti evidenziato il legame con possibili gravi problemi durante lo sviluppo cognitivo nell'infanzia". "Per quanto riguarda alcuni inquinanti i limiti di legge sono un compromesso tra le conoscenze scientifiche e gli interessi economici, e soprattutto non sono pensati su soggetti in via di sviluppo come i neonati", ha detto la dottoressa al termine del suo intervento. 
"In proposito medici per l'ambiente ha pubblicato documenti molto duri contro le scelte dell'attuale governo che, secondo il nostro parere, non vanno nell'interesse della popolazione".
Per tutte queste ragioni i comitati stanno agendo per informare i cittadini sui potenziali rischi per la salute e per evitare che un nuovo flusso di rifiuti sia destinato ad essere bruciato in un'area, la vicina bergamasca, già sottoposta ad un forte stress ambientale.
L' articolo integrale su Merateonline.it 

14 marzo 2015

Sul web l'atlante partecipato dei conflitti ambientali

Tratto da L' Espresso

Nasce sul web l'atlante partecipato dei conflitti ambientali

Varata la versione italiana di una mappa di giustizia ambientale che solo nel nostro Paese censisce oltre cento situazioni critiche raccolte grazie al lavoro di ricercatori e comitati.

Uno strumento di lotta ambientale. Una piattaforma di denuncia partecipativa. Una rete di ricercatori e associazioni. Dal Vajont a Casal Monferrato, da Taranto a Brescia, dalla Terra dei Fuochi alla Val di Susa, dalle zone di sfruttamento petrolifero della Basilicata ai poli industriali.

È l’atlante dei conflitti ambientali, la prima piattaforma web italiana geo referenziata di consultazione costruita insieme a dipartimenti universitari, esperti ambientali, giornalisti, attivisti e comitati territoriali.


Ambiente, gli impianti contestati e le proteste dei comitati.

Un Paese punteggiato di battaglie piccole e grandi: sono oltre cento in continua espansione. Uno strumento pensato per resistere all’attacco al territorio e ai beni comuni segnalati con schede descrittive delle più emblematiche vertenze.

Per inserire la propria segnalazione è sufficiente registrarsi come utenti e compilare un formulario. Le schede monografiche inerenti specifici conflitti ambientali inviate, dopo essere state verificate e convalidate dall’equipe di ricerca del Centro di documentazione conflitti ambientali (Cdca) entreranno a far parte della mappatura visibile sulla home page dell’atlante.

Una chiamata rivolta a quanti nella società civile si aggregano per difendere, il mare, la campagna, il paesaggio, la qualità della vita.

Unendo idee e persone e formando comitati spontanei, lontani dai partiti e dall’idea strumentale di politica.

......Racconta Marica Di Pierri, presidente del Cdca:«Abbiamo scelto i conflitti ambientali perché li riteniamo il segno dell'insostenibilità del sistema economico, ma anche uno straordinario e diffuso patrimonio di conoscenze ed esperienze virtuose e pratiche di cittadinanza attiva che hanno estremo bisogno di sostegno e visibilità».

L’atlante italiano è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo di ricerca Ejolt , finanziato dalla Commissione europea

10 marzo 2013

Dalla Calabria a tutta l'Italia: No al Carbone.

Tratto da Zoomsud

RDT, dalla Calabria a tutta l'Italia: No al Carbone.

Solidali con i cittadini di Civitavecchia. 


Da tempo abbiamo affermato che la lotta per un modello di sviluppo diverso, per esempio per la riduzione della produzione di rifiuti e per la riduzione del consumo energetico, non passa attraverso proclami e enunciazioni teoriche, bensì attraverso lotte senza frontiere contro il vero movente dei disastri sparsi in Italia e nel mondo: la speculazione privata.

Per questo tutti i comitati ed i cittadini della Calabria che hanno a cuore le sorti della propria terra sono a fianco dei cittadini della sibaritide e dell'area grecanica nella lotta contro il carbone a Rossano (CS) ed a Saline Joniche (RC).


Per questo siamo a fianco di tutti i comitati che si battono da tempo contro il carbone in tutta Italia, perché l'obiettivo non è quello di spostare la ciminiera più su o più, ma quello di sconfiggere un modello di produzione dell'energia che è disastroso per la salute dei cittadini ed anti-economico per le comunità.


I comitati cittadini, dunque, non hanno alcuna sindrome di Nymby, acronimo di Not In My Back Yard, che significa Non nel mio cortile, come a dire che il problema non è il carbone o la discarica, ma che si faccia lontano da casa nostra.


Di un'altra sindrome drammaticamente reale, invece, sono affetti governi e speculatori, ed è la sindroma di Otiip: Only Thing Important Is profit. L'unica cosa importante è il profitto, ed in virtù del profitto credono di essere autorizzati ad uccidere cittadini o a devastare l'economia dei territori.


Per questo siamo a fianco dei cittadini di Civitavecchia che il 12 Marzo presidieranno il Ministero dell'Ambiente, in occasione della Conferenza dei Servizi per la centrale a carbone, con lo slogan: “un paio di scarpe per il carbone”. Ognuno, infatti, per l'”occasione” porterà un paio di scarpe che ricorderà simbolicamente i tanti morti causati dall'inquinamento nell'alto Lazio, un inquinamento per cui la centrale a carbone contribuisce notevolmente.


I cittadini calabresi di “paia di scarpe” ne potrebbero portare sotto molti palazzi: dalla Pertusola di Crotone alla Marlane di Praja, dalla gestione dei rifiuti alle mancate bonifiche, dal dissesto idrogeologico alla speculazione energetica, ed  oggi quei cittadini non hanno più intenzione di permettere altri scempi, per questo , con forza, diciamo no al carbone.


Rete per la Difesa del Territorio



 “Franco Nisticò”








30 dicembre 2011

Legittimazione a ricorre delle associazioni a tutela dell'ambiente


Tratto da Ipsoa
Giustizia amministrativa

Legittimazione a ricorre delle associazioni a tutela dell'ambiente

di Valeria De Carlo
La sentenza si sofferma sia sulla individuazione dei soggetti collettivi e non, legittimati a ricorrere per la tutela di interessi ambientali sia sulla nozione interesse di natura ambientale.
La controversia oggetto della sentenza in esame riguardava in primo luogo la legittimazione attiva a ricorrere avverso provvedimenti lesivi di interessi ambientali.
Il Consiglio di Stato conferma l’orientamento, ormai consolidato in giurisprudenza, secondo cui, tale interesse deve essere riconosciuto non soltanto alle associazioni ed ai comitati stabili, cui tale facoltà è stata conferita con legge (art.13 legge n.349 del 1986), nella fattispecie tale interesse risultava così riconosciuto in capo alla Onlus Italia Nostra, ma anche a diversi soggetti, singoli o collettivi, che assumano di difendere tale interesse.
In particolare, deve ammettersi la legittimazione a ricorrere sia di comitati sorti spontaneamente allo specifico scopo di proteggere l’ambiente, la salute e/o la qualità della vita delle popolazioni residenti su un circoscritto territorio, sia di singole persone fisiche che risultino in una posizione differenziata, sulla base del criterio della vicinitas quale elemento qualificante dell’interesse a ricorrere.
Il Consiglio di Stato si sofferma inoltre sui limiti entro cui è possibile riconoscere l’esistenza di un interesse di natura ambientale di cui si assuma le lesione.
Nella fattispecie oggetto della sentenza risultava infatti impugnato l’atto con cui era stata approvata una variante urbanistica ed era, pertanto, in discussione la possibilità di configurare la lesione di un interesse alla tutela dell’ambiente a fronte del coinvolgimento di disposizioni di natura prettamente urbanistica.
Anche a questo riguardo la sentenza in esame conferma un orientamento consolidato secondo cui, “la materia ambientale per le peculiari caratteristiche del bene protetto, si atteggia in modo particolare: la tutela dell’ambiente, infatti, lungi dal costituire un autonomo settore d’intervento dei pubblici poteri, assume il ruolo unificante e finalizzante di distinte tutele giuridiche predisposte a favore dei diversi beni della vita che nell’ambiente si collocano (assumendo un carattere per così dire trasversale rispetto alle ordinarie materie e competenze amministrative, che connotano anche le distinzioni fra ministeri)”.
La giurisprudenza riconosce in tal modo la possibilità di tutelare i cd. interessi ambientali in senso lato, “comprendenti proprio la conservazione e valorizzazione dei beni culturali, dell'ambiente in senso ampio, del paesaggio urbano, rurale e naturale, dei monumenti e dei centri storici e della qualità della vita”.
leggi l'articolo integrale

(Sentenza Consiglio di Stato 11/11/2011, n. 5986)
29/12/2011

19 ottobre 2010

1)Tirreno Power: a Vado giornata dedicata al progetto di ampliamento centrale 2)Alla Ubik mostra fotografica di Greenpeace contro il carbone

Tratto da Albenga Corsara

Tirreno Power: a Vado giornata dedicata al progetto di ampliamento centrale

di Marco Ravera –L’ampliamento a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure e Quiliano è al centro di un delicato confronto su scala provinciale che investe istituzioni, sindacati, partiti politici, associazioni, comitati, cittadini.

Per discuterne, per spiegare la propria posizione e avanzare delle proposte Rifondazione Comunista, insieme ai Giovani Comunisti e al ForumAmbientalista, ha organizzato per venerdì 22 ottobre una giornata dedicata al progetto di ampliamento. L’incontro che richiama nel titolo la nota canzone di Rino Gaetano “Ma il cielo è sempre più blu” vivrà di due eventi: al pomeriggio un convegno alla sera un concerto.

Dalle ore 15 presso la società Baia dei Pirati a Vado Ligure, infatti, si terrà l’incontro “Carbone, lavoro, salute.

La questione Tirreno Power” che vedrà la partecipazione di: Federico Berruti (Sindaco di Savona), Attilio Caviglia (Sindaco di Vado Ligure), Alberto Ferrando (Sindaco di Quiliano), Simona Ricotti (Comitato No Coke di Civitavecchia), un rappresentante dell’Associazione Uniti per la Salute, Giorgio Bonorino (FIOM-CGIL), Maurizio Loschi (Segretario provinciale CUB), Federico Valerio (chimico, ricercatore), Alessandro Giannì (Direttore delle Campagne Greenpeace Italia),Stefano Sarti (Legambiente Liguria), Ciro Pesacane (Presidente ForumAmbientalista), Franco Zunino (già Assessore all’Ambiente Regione Liguria) e Bruno Casati (già Assessore al Lavoro della Provincia di Milano).Come si intuisce dal ricco elenco dei partecipanti, il convegno cercherà di affrontare tutti gli aspetti legati all’ampliamento (l’ambiente, la salute, l’occupazione), proverà a mettere in contatto realtà diverse, traccerà una strada alternativa.

Dalle ore 20, invece, presso l’Oratorio di San Lorenzo a Quiliano si svolgerà il concerto. Abbiamo lanciato un’idea che è stata raccolta: suonare per una giusta causa. All’iniziativa hanno aderito The Lonesome Pines, il Duo Pesenti, A Brigà e Claudio Bellato.

.....parole e musica per dire no al progetto di ampliamento a carbone.

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Tratto da Savona e Ponente

Alla Ubik mostra fotografica di Greenpeace contro il carbone


Da domani, giovedì 21 ottobre, alla libreria Ubik di Savona mostra fotografica di Greenpeace Italia sul tema: “IL CARBONE, LA PRIMA MINACCIA PER IL CLIMA DEL PIANETA”.
Il carbone è il primo nemico dell’equilibrio climatico del Pianeta:
oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono all’uso di carbone, che è il combustibile fossile con le più alte emissioni specifiche di gas serra, circa il triplo del gas.
La battaglia per salvare il Pianeta dalla crisi climatica è dunque una battaglia contro il carbone. Tuttavia, agli attuali tassi di sviluppo, le emissioni dalla più sporca fonte fossile sono destinate ad aumentare del 60% al 2030. Se così fosse,
non avremo alcuna speranza di limitare gli effetti più devastanti e irreversibili dei cambiamenti climatici!

Il momento di intervenire è ora, e il carbone è alla base del problema. Ogni nuova centrale a carbone (o ogni ampliamento, come per il caso di Vado Ligure) è un atto contro la sopravvivenza della vita stessa sul Pianeta.
Occorre abbandonare al più presto la nostra dipendenza da questo combustibile fossile, a favore di una rivoluzione energetica basata su fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

In tutto il mondo gli uffici di Greenpeace sono dunque impegnati in attività contro l’apertura di nuove centrali, e nel denunciare i danni causati dal carbone.

Dall’estrazione alla combustione, il carbone è causa di impatti devastanti per l’ambiente e per la salute delle persone.

Ad esempio in Cina si stima che la combustione del carbone sia la prima fonte di inquinamento atmosferico, responsabile di 350-400 mila morti ogni anno. L’industria del carbone non sta sostenendo i costi economici di questi impatti, che ricadono sulle comunità locali e sulla società in genere.

Nel rapporto “I Veri Costi del Carbone” Greenpeace ha messo ben in evidenza che il carbone è il combustibile più economico solamente perché il suo prezzo di mercato non comprende i “costi esterni” connessi ai gravi impatti per l’ambiente e per le persone,ma solo i costi legati all’estrazione del minerale, al trasporto, tasse e profitti. (LINK al rapporto TCC)

I gravi impatti non si devono solo alle emissioni di gas serra, ma comprendono anche la deforestazione e la distruzione di interi ecosistemi per le miniere, la contaminazione di suoli e di acque superficiali e di falda, la violazione di diritti umani sia dei lavoratori che delle comunità che vivono nei pressi delle miniere di estrazione del carbone, i prodotti di scarto delle lavorazioni che veicolano nell’ambiente composti tossici come mercurio e arsenico.

Se tutti questi “costi esterni” venissero conteggiati nel prezzo di mercato del carbone, la convenienza economica di realizzare nuove centrali verrebbe meno, a vantaggio delle fonti rinnovabili. Il rapporto di Greenpeace stima che i costi esterni del carbone sono ammontati a circa 356 miliardi di euro nel 2007.

Nonostante questo, l’industria del carbone sta tentando di presentare il carbone come “pulito”, sostenendo che sarebbe possibile, con tecniche di “cattura e stoccaggio” (CCS), confinare le emissioni di CO2 sottoterra. In realtà stoccare la CO2 sottoterra è solo un’illusione. Il CCS è una tecnologia estremamente costosa, rischiosa e immatura, e non potrà essere commercialmente disponibile prima del 2030. Fino al 2030(e non solo....) il “carbone pulito” rimarrà una sporca bugia per consentire la costruzione di centrali che continueranno a emettere CO2 per i prossimi vent’anni.