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09 maggio 2021

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute

 Tratto da Isde

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute. Dei bambini e delle bambine prima di tutto.


Isde Italia si associa e sostiene fermamente la delegazione di Isde Taranto che sarà presente in piazza Montecitorio, a Roma, il prossimo 13 maggio per riaffermare il diritto di vivere in un ambiente salubre unitamente al Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto, all’associazione Genitori Tarantini ETS, a Peacelink, a Comitato Quartiere Tamburi, a Donne Futuro per Taranto libera, a Liberiamo Taranto, a Lovely taranto, a Giustizia per Taranto, a Associazioni Miticoltori, a liberi cittadini.

Il 13 maggio è la data in cui è atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato da Arcelor Mittal contro la sentenza del 13 febbraio 2021 del TAR di Lecce che imponeva,  entro 60 giorni dalla pubblicazione,  lo spegnimento degli impianti siderurgici in quanto altamente inquinanti e fonte di grave pericolo per la salute dei cittadini.

Ormai numerosissimi sono gli studi scientifici che, dal 1998 a oggi, attestano che nella città di Taranto la salute dei cittadini è messa a serio rischio dall’inquinamento prodotto dalla più grande acciaieria d’ Europa.

Nello specifico, per la prima volta, la Magistratura ha riconosciuto un ruolo causale degli inquinanti emessi dall’impianto nell’insorgenza di un tumore cerebrale, a soli 3 mesi dalla nascita, in Lorenzo Zaratta, un bambino in seguito deceduto per tale patologia a 5 anni. Al concepimento la madre di Lorenzo lavorava nel quartiere Tamburi, area ambientale maggiormente esposta all’inquinamento ed è ormai ampiamente noto che gli agenti cancerogeni passano dalla madre al feto già durante la vita intrauterina, compreso i metalli pesanti riscontrati nei tessuti bioptici post-mortem del piccolo Lorenzo.

Ad oggi sono stati emessi ben 12 decreti “Salva-ILVA” per salvaguardare la produzione dell’acciaio mentre nulla è stato fatto per proteggere la salute della popolazione ed in particolare dei bambini: anzi! Lo Stato ha deciso di diventare “socio” di Arcerol Mittal con lo scopo di perpetuare la vita di una fabbrica ormai obsoleta, grande più della città e responsabile di gravissimi danni per la popolazione tarantina.

Esprimiamo gratitudine alla Magistratura che in più di una occasione ha dimostrato di tutelare il valore supremo della salute ed auspichiamo che il Consiglio di Stato tenga in massima considerazione non solo l’urgenza di tutelare la salute dei tarantini, a cominciare dai bambini, ma anche  la formula dell’ Emergenza Climatica E = R x U non rispettata da questa industria a ciclo integrale.

Non possiamo rassegnarci che ancora una volta si anteponga la prosecuzione di una attività altamente inquinante e che nulla venga fatto a tutela  della salute.

 La città di Taranto è, di fatto, diventata ormai l’emblema  delle tante, troppe battaglie, in atto nel paese in difesa della salute e dell’ambiente  e ai medici ISDE  presenti a Roma il 13 si uniscono idealmente  tutti i colleghi ISDE d’ Italia.

Non è più tollerabile che i cittadini e soprattutto i bambini di Taranto-continuino ad essere i “Grandi Assenti” nell’agenda di chi ci governa.

 

PER INFORMAZIONI SULLA MOBILITAZIONE NAZIONALE, CLICCA QUA

01 maggio 2021

UNITI PER LA SALUTE AUGURA BUON PRIMO MAGGIO 2021



BUON PRIMO MAGGIO
2021


Art. 32 della Costituzione Italiana
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.....

Art. 35 della Costituzione Italiana

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.



BUON PRIMO MAGGIO DA

UNITI PER LA SALUTE 





10 marzo 2021

Greenreport: Il diritto a un ambiente sano è un diritto umano globale

Il diritto a un ambiente sano è un diritto umano globale

La dichiarazione congiunta di 15 entità delle Nazioni Unite 

[9 Marzo 2021]

Intervenendo nel dibattito generale della 46esima sessione dell’ Human Rights Council, l’Unep ha presentato una dichiarazione congiunta di 15 entità delle Nazioni Unite, Eccola:  

 

Il diritto a un ambiente sano è riconosciuto da oltre 150 Stati membri delle Nazioni Unite, ma non è stato formalmente riconosciuto a livello globale, ritardando così il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile , esacerbando le disuguaglianze e creando gap di protezione, in particolare per i difensori dei diritti umani e ambientali, bambini, giovani, donne e popolazioni indigene che spesso sono stati e continuano ad essere agenti di cambiamento per la salvaguardia dell’ambiente.

Siamo di fronte a una triplice crisi ambientale: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. I diritti delle generazioni presenti e future dipendono da un ambiente sano. Il riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano sosterrà gli sforzi per non lasciare indietro nessuno, garantire una transizione giusta verso un mondo sano dal punto di vista ambientale e socialmente equo e realizzare i diritti umani per tutti.

Lodiamo la leadership del Council per aver avvicinato il mondo al riconoscimento globale e alla protezione del diritto a un ambiente sano.

Accogliamo inoltre con favore l’impegno firmato da oltre 1.000 organizzazioni della società civile, dei bambini, dei giovani e delle popolazioni indigene che chiedono agli Stati membri di riconoscere il diritto a un ambiente sano.

Ci siamo riuniti sotto la Call to Action for Human Rights del Segretario generale dell’Onu, attraverso l’ispirazione dataci dal Council, e in risposta alla richiesta urgente di agire proveniente da tutti gli angoli del mondo per dichiarare che il tempo per il riconoscimento globale, l’attuazione , e la protezione del diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile è ora.

Siamo pronti a sostenere gli Stati membri nel raggiungimento di questo obiettivo.

 

La presente dichiarazione è condivisa da:

International Labour Organization (ILO)

Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS)

Office of the High Commissioner for Human Rights (OHCHR)

Office of the Secretary-General’s Envoy on Youth (OSGEY)

UN Special Representative of the Secretary-General on Violence Against Children (SRSG VAC)

UN Women

United Nations Development Programme (UNDP)

United Nations Economic Commission for Europe (UNECE)

United Nations Economic Commission for Latin America and the Caribbean (UNECLAC)

United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO)

United Nations Environment Programme (UNEP)

United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR)

United Nations International Children’s Emergency Fund (UNICEF)

United Nations Population Fund (UNFPA)

World Health Organization (WHO)

01 dicembre 2020

TAR Puglia blocca il 5G: “NO AL BAVAGLIO PER I SINDACI” .INCOSTITUZIONALE IMPEDIRE LA TUTELA DELLA SALUTE.

Tratto da Oasi Sana

Cavallino (Lecce), TAR Puglia blocca il 5G: “non esiste un diritto indiscriminato all’installazione”. Esultano Sindaco e cittadini Stop 5G


Dopo lo spegnimento del wireless di quinta generazione ordinato dai TAR di Umbria, Campania , Veneto ed Emilia Romagna, ora anche a Lecce il tribunale amministrativo blocca l’antenna 5G. E’ successo nel Comune di Cavallino.  Il TAR Puglia, Sezione I di Lecce, ha infatti respinto l’istanza di sospensiva proposta da Iliad avverso il diniego di installazione di un’antenna con tecnologia 5G nel territorio di Cavallino Con ordinanza n. 728 del 18 novembre 2020, e resa nota solo oggi dall’ufficio stampa dell’ente salentino, il TAR pugliese ha rigettato l’istanza di sospensiva proposta da Iliad Italia S.p.A. avverso il diniego di installazione di un’antenna con tecnologia 5G nel territorio del Comune di Cavallino, rilevando che, nonostante la legislazione statale permetta la realizzazione di detti impianti, non sussiste un diritto tout court all’installazione in capo ai gestori telefonici ed ha rinviato per la decisione nel merito della controversia all’udienza del 12 maggio 2021.

Infatti, come fatto rilevare nel giudizio dal legale del Comune di Cavallino, avvocato Ettore Bruno, il cosiddetto “decreto semplificazioni” (D.L. n. 76/2020) ha modificato l’art. 8 della L.n. 36/2001, stabilendo che i comuni possono adottare un regolamento per assicurare “il corretto insediamento urbanistico e territoriale” mantenendo il relativo potere regolamentare, fermo restando il divieto di “introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia”. Invero, il Consiglio Comunale di Cavallino, con delibera n. 11 del 18 giugno 2020, tesaurizzando il “principio di precauzione”, ha adottato all’unanimità un regolamento che vieta l’installazione sull’intero territorio comunale di impianti con tecnologia 5G in attesa che più puntuali evidenze scientifiche attestino gli effetti della nuova tecnologia sulla salute dei cittadini.

Insieme al suo legale, soddisfazione per questo primo traguardo esprime ilSindaco della Città di Cavallino Avv. Bruno Ciccarese Gorgoni. «E’ auspicabile che tali studi siano portati a termine al più presto così da accertare se vi siano o meno conseguenze nocive per la salute dei cittadini conseguenti all’installazione dei ripetitori 5G, permettendo agli enti locali, unicamente in caso di riscontri positivi, di stabilire la corretta localizzazione di impianti tecnologicamente innovativi oltre che utili». Una vera e propria esultanza invece da parte de cittadini salentini, che dal tribunale vedono premiati i loro sforzi per condurre una battaglia centrata alla tutela della salute pubblica: “aspettando la nuova udienza, quest’ordinanza legittima comunque le nostre richieste per una sensata moratoria – afferma Giancarlo Vincitorio, per l’Alleanza Italiana Stop 5G referente del gruppo Stop 5G Puglia – solo nella nostra regione sono stati adottati 44 atti ammnistrativi tra ordinanze sindacali e delibere e abbiamo anche premiato i sindaciComplimenti al Sindaco di Cavallino che invitiamo ad aderire alla costituenda Rete Nazionale dei Sindaci e combattere politicamente il bavaglio imposto dal Piano Colaoin attesa che se ne possa valutare anche l’incostituzionalità come richiesto dal Sindaco di Marsaglia, Franca Biglio in audizione parlamentare“. 


Audizione in Senato: “Incostituzionale il bavaglio ai Sindaci Stop 5G, cittadini obbligati all’irradiazione”. Si preparano le contromosse per difendere i diritti pubblici

Nei giorni scorsi, infatti, dalla provincia di Rimini il Sindaco di Coriano ha detto di essere al lavoro per una costituenda rete di primi cittadini di tutta Italia, pensata per contrastare politicamente l’invasione elettromagnetica nella rivendicazione del ruolo centrale del sindaco, esattamente come sta avvenendo in Francia. Anche tra chi non compare nella lista degli oltre 600 Comuni italiani in cui sono stati approvati atti ammnistrativi per la precauzione, la battaglia contri i pericoli del 5G si fa strada: “Dobbiamocontinueremo a lavorare per trovare la soluzione migliore – ha detto Domenica Spinelli, già in conferenza stampa alla Camera dei Deputati con l’Alleanza Italiana Stop 5G – Il problema antenne riguarda tutta Italia e non ha colori politici, sono in prima linea per la costituzione di una Rete Nazionale dei Sindaci per ottenere il riconoscimento del ruolo di autorità sanitaria e di una discrezionalità politica nel posizionamento di infrastrutture così impattanti.”

09 novembre 2020

NORVEGIA: La Corte suprema sta esaminando dei ricorsi che potrebbero fermare l'estrazione di gas e petrolio in mare

 Tratto da Il Post

Il caso che potrebbe cambiare l’economia norvegese

La Corte suprema sta esaminando dei ricorsi che potrebbero fermare l'estrazione di gas e petrolio in mare, in un paese che si regge sull'estrazione di gas e petrolio



Lo scorso mercoledì la Corte suprema della Norvegia ha iniziato a esaminare i ricorsi di alcuni gruppi ambientalisti che contestano la concessione di licenze per l’estrazione di gas e petrolio in diverse aree del mar Artico. Secondo Greenpeace e Natur og Ungdom, tra gli altri, le attività di estrazione andrebbero contro l’accordo di Parigi del 2015 che prevede la riduzione delle emissioni inquinanti, ma non solo: infatti, gli attivisti sostengono che l’assegnazione delle licenze violi la Costituzione norvegese, che garantisce il diritto a vivere in un ambiente sano e prevede la salvaguardia della natura. Il problema è che gran parte dell’economia della Norvegia dipende dall’estrazione e dall’esportazione di idrocarburi, e attorno a cosa deciderà la Corte suprema è nato un grosso dibattito economico e politico.

La causa portata avanti dalle associazioni ambientaliste è una delle più significative mai discusse in Norvegia. Alcuni media locali ne parlano come del «caso del secolo» perché riguarda il tema della tutela ambientale, ma è anche una grossa questione economica e un caso giuridico: è la prima volta che un caso riguardante problematiche ambientali solleva problemi di natura costituzionale e viene seguito da ben 15 giudici della Corte suprema.

La vicenda sta attirando l’attenzione dei giornalisti, ma anche di analisti politici, avvocati, filosofi e scienziati che si occupano di cambiamenti climatici. Il verdetto dei giudici dovrebbe arrivare alcune settimane dopo la fine delle udienze – il 12 novembre – e potrebbe condizionare fortemente il futuro dell’attività economica più redditizia del paese.

Nel 2013 il governo norvegese aveva dato il via libera per la costruzione di impianti per la trivellazione in diverse aree del mare di Barents – la parte di mare Artico che si trova a nord della Norvegia e della Russia – e nel 2016 aveva assegnato ad alcune compagnie la licenza per l’esplorazione. I gruppi ambientalisti contestano il fatto che le licenze siano state assegnate dopo il 2014, ovvero l’anno in cui sono entrati in vigore i nuovi emendamenti della Costituzione che prevedono il diritto alla salvaguardia dell’ambiente: secondo loro, l’assegnazione delle licenze andrebbe contro ciò che sancisce la Costituzione e violerebbe quindi i diritti umani dei cittadini, così come i diritti delle generazioni future.


16 giugno 2020

Marco Grondacci:Informazione e diritto dei cittadini di impugnare decisioni in materia di VIA

Tratto da Note di Marco Grondacci

Informazione e diritto dei cittadini di impugnare decisioni in materia di VIA e tutela delle acque 

La Corte di Giustizia, con sentenza 28 maggio 2020  causa C535/18 (QUI), interviene sulla interpretazione di due articoli della Direttiva  quadro sulla VIA (Direttiva 2011/92/UE - [NOTA 1]):
-        articolo 6 sul dovere di consultazione del pubblico nel procedimento di VIA
-          articolo 11 sul dovere degli stati membri di mettere il pubblico in condizione di ricorrere ad organo giurisdizionale contro decisioni sulla VIA ritenute lesive di un loro diritto 

La sentenza interpreta anche la Direttiva quadro sulla tutela delle acque 2000/60/CE [NOTA 2] in relazione al rispetto degli obiettivi ambientali per impedire il deterioramento delle acque superficiali  e sotterranee secondo l’articolo 4 di detta Direttiva.

La sentenza affronta una serie di questioni pregiudiziali [NOTA 3] sollevate dal giudice nazionale (il caso nasce in Germania) che si descrivono di seguito distintamente compresa la decisione interpretativa della Corte di Giustizia:

03 giugno 2020

Informazione e diritto dei cittadini di impugnare decisioni in materia di VIA e tutela delle acque

Tratto da Note di Marco Grondacci

Informazione e diritto dei cittadini di impugnare decisioni in materia di VIA e tutela delle acque 


La Corte di Giustizia, con sentenza 28 maggio 2020  causa C535/18 (QUI), interviene sulla interpretazione di due articoli della Direttiva  quadro sulla VIA (Direttiva 2011/92/UE - [NOTA 1]):
-        articolo 6 sul dovere di consultazione del pubblico nel procedimento di VIA
-          articolo 11 sul dovere degli stati membri di mettere il pubblico in condizione di ricorrere ad organo giurisdizionale contro decisioni sulla VIA ritenute lesive di un loro diritto 

La sentenza interpreta anche la Direttiva quadro sulla tutela delle acque 2000/60/CE [NOTA 2] in relazione al rispetto degli obiettivi ambientali per impedire il deterioramento delle acque superficiali  e sotterranee secondo l’articolo 4 di detta Direttiva.

La sentenza affronta una serie di questioni pregiudiziali [NOTA 3] sollevate dal giudice nazionale (il caso nasce in Germania) che si descrivono di seguito distintamente compresa la decisione interpretativa della Corte di Giustizia:
 

PRIMA QUESTIONE PREGIUDIZIONALE: “Se l’articolo 11, paragrafo 1, lettera b), della direttiva [2011/92] debba essere interpretato nel senso che sia ad esso conforme una norma nazionale, in base alla quale un ricorrente, che non sia un’associazione ambientalista riconosciuta, possa agire ai fini dell’annullamento di una decisione per vizi procedurali nel solo caso in cui il vizio gli abbia impedito la partecipazione, prevista dalla legge, al processo decisionale.” 
Oggetto della controversia nazionale è in relazione alla decisione di approvare un tratto di  autostrada. In tale processo decisionale è risultato che prima dell’adozione della decisione controversa, nessuna documentazione concernente l’impatto del progetto sulle acque e il rispetto degli obblighi derivanti, in particolare, dall’articolo 4 della direttiva 2000/60 è stata resa accessibile al pubblico.  Neppure sono stati resi pubblici i controlli sui corpi idrici interessati dal progetto svolti prima della decisione. Al contempo rileva il giudice nazionale che la decisione finale, nonostante dette lacune procedurali, ha comunque rispettato l’articolo 4della Direttiva 2000/60 imponendo limiti di tutela dei corpi idrici. 
Quindi, conclude la Corte di Giustizia UE sulla prima questione pregiudiziale, occorre rispondere alla prima questione sollevata dichiarando che l’articolo 11, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2011/92 deve essere  interpretato nel senso che consente agli Stati membri di prevedere che, qualora un vizio procedurale che inficia la decisione di autorizzazione di un progetto non sia tale da modificarne il senso, la domanda di annullamento di tale decisione sia ricevibile soltanto se l’irregolarità di cui trattasi abbia privato il ricorrente del suo diritto di partecipare al processo decisionale in materia ambientale, garantito dall’articolo 6 di tale direttiva. 


SECONDA QUESTIONE PREGIUDIZIALE: “se l’articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2000/60 debba essere interpretato nel senso che osta a che il controllo del rispetto degli obblighi da esso previsti possa intervenire soltanto dopo che il progetto è stato autorizzato.” 
La Corte di Giustizia ricorda che risulta che, nel corso della procedura di autorizzazione di un  progetto, e quindi prima dell’adozione della decisione, le autorità competenti sono tenute, in forza dell’articolo 4 della direttiva 2000/60, a controllare se tale progetto possa comportare effetti negativi sull’acqua che siano contrari agli obblighi di impedire il deterioramento e di migliorare lo stato dei corpi idrici superficiali e sotterranei. Tale disposizione osta, di conseguenza, a che un siffatto controllo intervenga soltanto dopo tale momento. Quindi, conclude la Corte di Giustizia sulla seconda questione, l’articolo 4 della direttiva 2000/60 deve essere interpretato nel senso che osta a che l’autorità competente effettui il controllo del rispetto degli obblighi da esso previsti, tra i quali quello di impedire il deterioramento dello stato dei corpi idrici, sia superficiali sia sotterranei, interessati da un progetto, soltanto dopo l’autorizzazione dello stesso.
Continua  la lettura qui 

23 febbraio 2017

«Pochi fondi e troppo inquinamento».Il diritto è un’arma potente per ristabilire il legame tra la società umana e la Terra

Tratto da Il Corriere della sera

Gli Erin Brockovich dello smog
dall’Inghilterra contro la Lombardia

La denuncia al Tar della ong ClientEarth: «Pochi fondi e troppo inquinamento». La prima iniziativa legale è già partita: il 20 febbraio è stato notificato il ricorso al Tar sul Piano degli interventi per la qualità dell’aria. «Tanta ricchezza ma pochi investimenti»

(Ansa)
La loro vittoria in tribunale a Londra ha costretto il governo Cameron a introdurre un nuovo piano di contrasto all’inquinamento atmosferico. L’azione legale sostenuta a Dusseldorf, in Germania, ha portato alla prima storica sentenza sulla necessità di fermare la circolazione dei veicoli diesel in una città europea. Loro sono gli avvocati ambientalisti di ClientEarth, l’organizzazione britannica che sta mettendo sotto pressione nei palazzi di giustizia le amministrazioni di mezza Europa, dopo aver ispirato nel 2014 il pronunciamento fondamentale della Corte di giustizia Ue del Lussemburgo sul diritto all’aria pulita e alla salute dei cittadini dell’Unione. La ong appena sbarcata in Italia e sostenuta, tra gli altri, dalla band dei Coldplay, è stata fondata ed è tuttora guidata da James Thornton, 62 anni, l’avvocato-filosofo considerato «una delle dieci persone in grado di cambiare il mondo» dalla rivista New Statesman. La prima iniziativa legale è già partita: il 20 febbraio è stato notificato al governatore Roberto Maroni e all’assessore all’Ambiente Claudia Maria Terzi il ricorso al Tar della Lombardia con il quale ClientEarth, insieme alle associazioni italiane Cittadini per l’Aria e Aipi (Associazione ipertensione polmonare) chiede «con urgenza» alla Regione di rivedere il Pria, il Piano degli interventi per la qualità dell’aria approvato nel 2013 e rivelatosi «inadeguato» per una zona che resta tra le più «irrespirabili» in Europa.
«La Lombardia è un caso paradossale»
Spiega Ugo Taddei, legale ClientEarth di stanza a Bruxelles: «La Lombardia è un caso paradossale: una delle Regioni più ricche e tra quelle che meno investono. Dall’ultima relazione è emerso il taglio alle poche misure annunciate in un piano di quattro anni fa nel quale mancava un orizzonte temporale di rientro sotto i valori di legge». Basti pensare che qui il Pm10 è ancora record, mentre in tutta l’Europa occidentale è un problema quasi risolto. Il ricorso al Tar segue una diffida inoltrata alla Regione a fine 2016, l’ennesimo annus horribilis per gli sforamenti nelle polveri sottili a Milano e in molte altre città lombarde.

La causa «di interesse pubblico»
L’azione di ClientEarth e di Cittadini per l’Aria, dice Anna Gerometta avvocata in prima linea per l’associazione italiana, potrebbe non fermarsi al caso della Lombardia. La causa «di interesse pubblico» può infatti essere replicata, come fatto da ClientEarth in altri Paesi europei (Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Belgio, Regno Unito) in tutte le Regioni italiane che «non riconoscono il diritto alla salute, non sentono il dovere morale e giuridico di agire» e in definitiva sono «fuori legge» rispetto a una direttiva Ue che secondo gli esperti già largheggia sui limiti, essendo il frutto di parecchie mediazioni. 
Il nostro Paese è il secondo dell’Ue dopo la Germania per numero di morti premature attribuibili all’esposizione al particolato sottile (Pm2,5) e il primo per i danni alla salute provocato dal biossido d’azoto (rapporto 2016 dell’Agenzia europea dell’ambiente). Il modello Erin Brockovich, per citare la più celebre causa ambientale portata sul grande schermo da Julia Roberts, si sta rivelando efficace. Ha ricordato di recente Thornton, ricevendo un premio speciale dal Financial Times, che «il diritto è un’arma potente per ristabilire il legame tra la società umana e la Terra».

11 settembre 2016

Una proposta di A.Marescotti Presidente di Peacelink: le biobanche come autodifesa dei cittadini.

Tratto Peacelink

Una proposta: le biobanche come autodifesa dei cittadini

10 settembre 2016 - Alessandro Marescotti 
(Presidente di PeaceLink)
KXIP vs KKR Live Score


CERVELLI INQUINATI
Partiamo da una delle ultime notizie che ha scosso la comunità scientifica internazionale e l'opinione pubblica. Quella che attesta la penetrazione di nanoparticelle di magnetite nel cervello.
Ecco un link:
Smog nel cervello, "Così l’inquinamento contamina i neuroni"


RISCHIO ALZHEIMER
Questa è una ricerca molto importante. Emergono scoperte sul tessuto cerebrale di persone che vivono in aree molto inquinate. "Potrebbero essere collegate all'Alzheimer", dice l'articolo.
NANOPARTICELLE E COMBUSTIONI
Tutto ciò ripropone il tema delle nanoparticelle di cui ci occupammo dieci anni fa segnalammo gli studi della dottoressa Gatti sulle esplosioni con uranio impoverito che producono qualcosa di ancora più piccolo del particolato ultrafine. E' un particolato che riesce a passare le barriere biologiche interne all'organismo umano, penetrando anche nel cervello. 
Leggete qui per averne un'idea 
Ovunque si verificano combustioni ad altissime temperature vi è il rischio delle nanoperticelle.
L'uranio impoverito produce nanopolveri che entrano irreversibilmente nell'organismo umano

BIOBANCHE E TESSUTI CONTAMINATI
Colgo l'occasione per introdurre una questione che credo sia collegata e pertinente.
Vorrei che venisse promossa una campagna nazionale per ottenere le cosiddette BIOBANCHE che conservino campioni di liquido amniotico, placenta e cordone ombelicale, invece di gettarli.
Una biobanca che conservi i tessuti asportati con operazioni chirurgiche, ad esempio quelli con cellule tumorali.
Una biobanca che conservi liquidi biologici come il sangue e l'urina degli operai potenzialmente esposti a produzioni cancerogene, genotossiche o neurotossiche.  


BIOBANCHE E DIRITTI 
Ognuno potrebbe sapere in tal modo, se lo desidera o se ve ne fosse la necessità, anche dopo anni e anni, il tipo di inquinamento che è penetrato durante la gravidanza nell'embrione e nel feto. O durante il ciclo di vita. O durante la vita lavorativa. E si potrebbero mettere sotto accusa le sorgenti di tali nanoparticelle, ad esempio centrali a carbone, cementifici, acciaierie, ecc. Le biobanche potrebbero essere una garanzia anche per i militari che vengono esposti a sostanze spesso tossiche. Il materiale biologico contenuto nelle biobanche si presta a fare analisi plurime e mirate, anche a anni e anni di distanza, per avere uno sguardo retrospettivo e dei preziosi dati di comparazione. 
Le biobanche possono garantire i diritti.

             COSA E' UNA BIOBANCA
Una definizione di biobanca la troviamo qui
Già in Italia vi sono delle linee guida per l'istituzione e l'accreditamento delle biobanche: http://presidenza.governo.it/biotecnologie/documenti/7.biobanche.pdf
Risultati immagini per biobanca


  PROVOCARE IL DIBATTITO, DIFENDERE I CITTADINI
Le biobanche si possono fare: chiediamole, provochiamo un dibattito, facciamo emergere il problema.
Costruiamo una strategia: le biobanche come autodifesa dei cittadini

03 gennaio 2016

DIRITTO ALLA SALUTE :Il giudice Imposimato con l'Isde per l'ambiente

Tratto  da Viterbo news

Il giudice Imposimato con l'Isde per l'ambiente

Anche l'illustre magistrato condivide le proposte dell'associazione

VITERBO - L’illustre magistrato Ferdinando Imposimato sostiene e condivide le misure proposte dall’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde in materia di inquinamento dell’aria e tutela dell’ambiente e della salute.

Il diritto alla salute è un diritto universale e inviolabile per tutti gli esseri umani, sancito anche dalla Carta Costituzionale italiana che all’articolo 32 afferma ''la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…''

La drastica riduzione della mobilità su gomma, del trasporto aereo e l’abbandono della produzione di energia da combustibili fossili in favore di fonti energetiche realmente rinnovabili e pulite quali il solare, il solare termico e il minieolico; sono questi alcuni tra i provvedimenti più urgenti per tutelare il diritto alla salute delle persone e in particolare dei bambini e soprattutto nelle grandi città italiane.