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26 maggio 2020

L’appello di 40 milioni di medici: «Investite sulla salute»

Tratto da Corriere del Ticino

L’appello di 40 milioni di medici: «Investite sulla salute»

G20  
Gli sforzi, suggeriscono in una lettera, vanno impegnati per ridurre inquinamento e gas serra che danneggiano la salute umana e per aumentare la capacità di resistenza contro future pandemie.
L’appello di 40 milioni di medici: «Investite sulla salute»









Un esercito di oltre 40 milioni fra medici, infermieri e professionisti della sanità di 90 Paesi del mondo, fra cui molti impegnati in prima linea contro la Covid-19, lanciano un appello ai leader del G20: mettete la salute pubblica al centro dei pacchetti di stimolo per la ripresa economica, per cercare di evitare crisi future.

Gli investimenti, suggeriscono in una lettera, vanno impegnati per ridurre inquinamento e gas serra che danneggiano la salute umana, per assicurare aria pulita, acqua pulita, clima stabile, per aumentare la capacità di resistenza contro future pandemie creando nel contempo posti di lavoro sostenibili. In sintesi, la salute umana, la salute economica e la salute del pianeta sono strettamente collegate.
Nella più grande mobilitazione della comunità sanitaria degli ultimi 5 anni, dalla vigilia dell’Accordo di Parigi sul clima, oltre 350 organizzazioni mediche mondiali hanno firmato la lettera a nome degli associati, e il numero dei sottoscrittori è destinato ad aumentare via via che ci sono le adesioni: fra le altre World Medical Association, the International Council of Nurses, the Commonwealth Nurses and Midwives Federation, the World Organization of Family Doctors (Wonca), the World Federation of Public Health Associations e Isde Italia (Associazione Medici per l’Ambiente). La lettera è stata sottoscritta anche singolarmente da migliaia di medici. Ed è atteso il sostegno dell’Organizzazione mondiale della sanità.
La pandemia ha esposto medici, infermieri e altri professionisti della sanità a morte, malattia e stress mentale a livelli mai visti da decenni, si sottolinea nella lettera. I big della politica e dell’economia devono imparare da questi errori e agire per rafforzare il mondo. I governi hanno il potere di fare questa trasformazione nei prossimi 12-18 mesi a seconda di come e dove scelgono di investire le migliaia di miliardi che devono immettere nell’economia. Ci sono vari summit internazionali in agenda sino a fine anno e il messaggio è chiaro: Covid-19 ha dimostrato con chiarezza che l’economia soffre quando la salute è compromessa.

24 marzo 2020

IL CORONAVIRUS E IL NOSTRO FUTURO ......

Tratto da Bioecogeo

IL CORONAVIRUS E IL NOSTRO FUTURO PROSSIMO

Pubblichiamo una lettera aperta a firma di Andrea Pinchera, direttore della comunicazione di Greenpeace, che riteniamo possa essere spunto di riflessione per tutti noi.
Come ormai quasi tutti gli esperti dicono, la pandemia di COVID-19, determinata dal coronavirus (o SARS-CoV-2), ha molto a che fare con l’ambiente e con le campagne di cui Greenpeace si sta occupando.
Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica molecolare del CNR-IGM di Pavia, spiega per esempio che i fattori coinvolti nella crescente frequenza di epidemie degli ultimi decenni sono molteplici: «Cambiamenti climatici che modificano l’habitat dei vettori animali di questi virus, l’intrusione umana in un numero di ecosistemi vergini sempre maggiore, la sovrappopolazione, la frequenza e rapidità di spostamenti delle persone». È uno scenario che conosciamo bene, purtroppo. In un rapporto del 2007 sulla salute nel Ventunesimo secolo, l’Organizzazione mondiale della sanità – la stessa che giorni ha definito ufficialmente quella del coronavirus una “pandemia” – avvertiva che il rischio di epidemie virali cresce in un mondo dove il delicato equilibrio tra uomo e microbi viene alterato da diversi fattori, tra i quali i cambiamenti del clima e degli ecosistemi. Altri coronavirus come SARS e MERS, e virus particolarmente gravi come HIV ed Ebola, sono lì a testimoniarlo.

Un campanello d’allarme

La diffusione di questi nuovi virus, in poche parole, sarebbe l’inevitabile risposta della natura all’assalto dell’uomo, come spiega la virologa Ilaria Capua, che dal 2016 dirige uno dei dipartimenti dell’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida: «Tre coronavirus in meno di vent’anni rappresentano un forte campanello di allarme. Sono fenomeni legati anche a cambiamenti dell’ecosistema: se l’ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi». In altre parole, distruggere la natura finisce quasi sempre per avere un impatto sulla nostra salute: «Se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio. Che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani».
È un meccanismo che viene raccontato benissimo da David Quammen, l’autore di “Spillover. L’evoluzione delle pandemie”, saggio che in queste settimane è letteralmente andato a ruba in tutte le librerie italiane. Lo cito parola per parola, da una intervista che ha appena concesso a Wired: «Le ragioni per cui assisteremo ad altre crisi come questa nel futuro sono che
1) i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici;
2) molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani;
3) stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi con più decisione che mai, esponendoci dunque ai nuovi virus 
4) quando un virus effettua uno “spillover”, un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, beh, quel virus ha vinto la lotteria: ora ha una popolazione di 7.7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, viaggiando in lungo e in largo, attraverso cui può diffondersi»......

Crisi climatica e virus antichi

Ma il rischio potenziale potrebbe anche essere più esteso, assumendo una “dimensione temporale”. Lo scioglimento di ghiacci e ghiacciai, infatti, potrebbe rilasciare virus molto antichi e pericolosi. Nel gennaio 2020, per esempio, un team di scienziati cinesi e statunitensi ha comunicato di avere rintracciato all’interno di campioni di ghiaccio di 15 mila anni fa, prelevati dall’Altopiano tibetano, ben 33 virus, 28 dei quali sconosciuti. Tracce del virus della Spagnola sono state ritrovate congelate in Alaska, mentre frammenti di DNA del vaiolo sono riemersi dal permafrost nella Siberia nord-orientale. Proprio il permafrost rappresenta un ambiente perfetto per conservare batteri e virus, almeno fin quando non interviene il riscaldamento globale a liberarli. E che ciò possa avvenire lo testimonia un episodio dell’estate del 2016, quando – sempre in Siberia – l’antrace ha ucciso un adolescente e un migliaio di renne, oltre a infettare decine di persone 

Clima e infezioni viaggiano insieme

A evidenziarne il legame, per esempio, è il “Lancet Countdown Report 2019”, che associa i cambiamenti climatici proprio a un’aumentata diffusione delle patologie infettive: in un pianeta più caldo, virus, batteri, funghi, parassiti potrebbero trovare condizioni ideali per esplodere, diffondersi, ricombinarsi, con un aumento tanto della stagionalità quanto della diffusione geografica di molte malattie. È un rischio che a Greenpeace abbiamo identificato per tempo: già nel “Rapporto Greenpeace sul riscaldamento della Terra” – che compie trent’anni tondi, essendo del 1990 – l’epidemiologo Andrew Haines, che successivamente sarebbe diventato direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine, avvertiva che tra gli effetti secondari dei cambiamenti climatici «la diffusione dei vettori di malattie dovrebbero essere causa di preoccupazione».
In poche parole, se per il coronavirus il meccanismo identificato dagli scienziati è quello di un salto di specie innescato dalla promiscuità con animali selvatici, amplificato dalla concentrazione di popolazione nelle megalopoli e trasportato dalla globalizzazione, la crisi climatica potrebbe offrire scenari ancora più pericolosi. Ovvero il riemergere dai ghiacci dei Poli o dai ghiacciai dell’Himalaya di virus che il loro “spillover” lo hanno effettuato in tempi remoti e che pensavamo di avere debellato per sempre. O, peggio ancora, di patologie che non conosciamo affatto.

Potere e responsabilità

Come sostiene David Quammen, insomma, «più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali e ci offriamo come un ospite alternativo».
La soluzione? Può essere solo in un completo ripensamento della nostra relazione con la natura: proteggere la biodiversità, fermare la crisi climatica, frenare la distruzione delle foreste e ridurre il consumo di risorse. Ricorda qualcosa? Sono questioni da sempre al centro delle campagne di Greenpeace, e delle nostre comunicazioni.
BioEcoGeo_Biodiversità
Quando la pandemia di coronavirus sarà cessata, bisognerà intervenire sui fattori che l’hanno determinata. Senza operare quel meccanismo tipico di rimozione per il quale politici, giornalisti, opinione pubblica si riempiono della parola “clima” – per esempio – in presenza di uragani, alluvioni o incendi devastanti, salvo dimenticarsene un secondo dopo. Se ciò non avvenisse, se non si agisse sulle cause della diffusione di nuovi virus, che sono anche ambientali, continueremmo a vivere in una condizione di grave rischio potenziale.
Il perché lo spiega ancora Ilaria Capua: «Noi viviamo in un ambiente chiuso. Come se fossimo in un acquario. La nostra salute dipende per il 20% dalla predisposizione genetica e per l’80% dai fattori ambientali. La cura deve studiare, oltre all’organismo in questione, anche il contesto». «Non possiamo uscire da questa situazione, da questo dilemma», ricorda Quammen: «Siamo parte della natura, di una natura che esiste su questo Pianeta e solo su questo. Siamo troppi, 7,7 miliardi di persone, e consumiamo risorse in modo troppo affamato, a volte troppo avido, il che ci rende una specie di buco nero al centro della galassia: tutto è attirato verso di noi. Compresi i virus».
In altri termini, possiamo dire che la specie umana ha preso da tempo il “comando delle operazioni” sulla Terra, sottomettendo la natura ad azioni spesso irreversibili; è diventata un “agente di trasformazione”, come una forza geologica, tanto che gli scienziati usano il termine “Antropocene” per definire l’epoca attuale. Come sempre accade, a un potere quasi sconfinato – e distruttivo – bisogna sapere associare criteri di responsabilità altrettanto importanti, per evitare che l’impatto di tali trasformazioni sia devastante e si ritorca contro noi stessi. Mettendo a rischio la stessa specie umana. Non stiamo parlando del Pianeta, ma dei suoi abitanti. Di noi e dei nostri figli.

01 agosto 2019

Incontro il 2 Agosto tra ISDE Genova e Fridays for Future Genova

Tratto da : Isde 

Incontro tra ISDE Genova e Fridays for Future Genova

Agosto 2 @ 17:00 - 18:30

Noi combattiamo contro il riscaldamento globale e contro le emissioni. Lo facciamo perché il nostro futuro è in pericolo.
Ma se vi dicessimo che anche il nostro presente è in pericolo?
Se quelle stesse emissioni, responsabili dell’emergenza climatica che si sta aggravando sempre più, fossero anche responsabili di morti e malattie proprio adesso?
Qual’è il legame fra ambiente e salute?
Ne parleremo con l’associazione Medici per l’Ambiente.
Scendete in piazza con tutte le domande su questo tema, cercheremo di rispondere a tutti i dubbi e a creare un dibattito per trovare cause e soluzioni!

15 marzo 2019

OGGI FRIDAYS FOR FUTURE :Mobilitazione planetaria.

     
          OGGI FRIDAYS FOR FUTURE .
MOBILITIAMOCI PER SALVARE IL PIANETA E PER SALVARE LA NOSTRA STESSA SOPPRAVVIVENZA .

UNITI PER LA SALUTE ONLUS
 ADERISCE  A FRIDAYS FOR FUTURE .

Tratto da Facebook di Luca Mercalli :
Mai tante crisi tutte insieme: clima, ambiente, energia, risorse naturali, cibo, rifiuti, economia. 
Eppure la minaccia della catastrofe non fa paura a nessuno. 
Come fare? Ci vuole una nuova intelligenza collettiva. 

Stop a dibattiti tra politici disinformati o in conflitto d’interessi. Se aspettiamo loro sarà troppo tardi, se ci arrangiamo da soli sarà troppo poco, ma se lavoriamo insieme possiamo davvero cambiare.

Il cambiamento deve partire dalle nostre case (più coibentate), dalle nostre abitudini, più sane e economiche: dal consumo d’acqua, ai trasporti, dai rifiuti alle energie rinnovabili e allo stop al carbone, dall’orto all’impegno civile!!

12 gennaio 2017

Allarme inquinamento. Che futuro avranno i nostri figli?I bambini di oggi potranno vivere meno della generazione precedente".

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Allarme inquinamento. Che futuro avranno i nostri figli?

Risultati immagini per inquinamento. bambini
Nel 2005Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, scriveva: “Sei morti su 10 (60%) ogni giorno sono causate da malattie non trasmissibili spesso legate alle abitudini di vita e sono la ragione per la quale i bambini di oggi potranno vivere meno della generazione precedente”.
Nel 2006, la Harvard School of Public Health ha lanciato un appello intitolato: Una pandemia silente: le sostanze chimiche industriali stanno danneggiando lo sviluppo cerebrale dei bambini di tutto il mondo”.
Nel 2009, l’Oms ci ha avvertiti che:
nell’adulto, l’80% delle patologie è influenzato dai fattori di rischio ambientale, mentre il 25% delle morti e il 25% del carico di malattia può essere attribuito all’ambiente;
– nel bambino ben il 35-40% del carico di malattia è influenzato dal rischio ambientale.
Ovviamente, sono moltissimi gli studi di tossicologia e di farmacologia pubblicati in questi ultimi anni che testimoniano la gravità della situazione ambientale, specie tra i bambini. Tra gli ultimi, ricordo uno studio portato al Congresso Internazionale dell’European Respiratory Society del settembre 2016 che ha correlato l’assunzione di antibiotici nei primi due anni di vita con un aumento del rischio di sviluppare allergie da più grandi: l’associazione era più marcata in quei soggetti che da bambini avevano assunto due cicli di antibiotici invece che uno.


Infatti, è noto che nei bambini, specie i più piccoli, i farmaci o gli inquinanti immunointerferenti alterano il sistema immunitario già molto immaturo e possono lasciare uno squilibrio cronico della bilancia immunitaria Th1/Th2 con conseguenti patologie allergiche, autoimmunitarie e anche oncologiche.
La conferma è giunta lo scorso settembre 2016 da un articolo intitolato La vita moderna sta uccidendo i bambini con un aumento del cancro pediatrico del 40% negli ultimi 16 anni. La causa viene attribuita a inquinamento atmosferico, pesticidi, diete povere e radiazioni elettromagnetiche. L’aumento del cancro è risultato più evidente per età di 15-24 anni, con un tasso di incidenza aumentato del 60%. In conclusione, in Gran Bretagna più di 4.000 all’anno bambini ricevono la diagnosi di cancro, al punto che questa patologia è la principale causa di morte da 1 a 14 anni, “una patologia che potrebbe essere completamente ridimensionata con il cambiamento dello stile di vita”, commentano gli autori dell’articolo. Infatti, viviamo in un ambiente molto patogeno: inquinamento elevato di aria, acqua e cibo, alimentazione squilibrata e povera di sostanze nutrizionalmente essenziali, eccessivo uso di farmaci, ecc.
Questa situazione minaccia tutti, ma in particolare i bambini, perché l’adulto ha iniziato ad essere squilibrato quando era già strutturato, mentre un bambino viene squilibrato prima ancora di nascere. Prima di causare un cancro, però, l’inquinamento causa un profondo squilibrio immunitario e una conseguente infiammazione tessutale cronica… da cui hanno inizio ‘tutte’ le patologie!
Ed ecco alcuni dati Usa scioccanti:
– 1 bambino su 6 ha disturbi di apprendimento (1);
– 1 su 9 è asmatico (2);
– 1 su 10 è affetto da Adhd (3);
– 1 su 12 soffre di depressione (4);
– 1 su 45 è autistico (5);
– 1 su 400 diventerà diabetico (6);
– e altri milioni di bambini lottano con altri tipi di disturbi immunitari, autoimmunitari, metabolici e neuropsichiatrici (7) caratterizzati da processi infiammatori cronici sia del cervello sia di altri tessuti corporei (8).
Infatti, nell’aprile 2016 il nostro Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (9), analizzando i dati dal 2002 al 2015, ha denunciato che nel 2014 è iniziata per la prima volta una riduzione della speranza di vita alla nascita.
Pertanto, nell’attesa che qualcosa cambi a livello sociale, credo che ognuno di noi debba fare qualcosa subito, sia per migliorare la sua condizione personale, sia per contribuire a modificare la situazione sociale, perché, se vogliamo aiutare concretamente i nostri figli dobbiamo iniziare a cambiare noi stessi, dato che la salute degli uomini futuri inizia prima del loro concepimento, si plasma durante la gravidanza e si perfeziona durante la prima infanzia, ma poi è legata all’esempio che i genitori daranno e alle condizioni dell’ambiente in cui vivranno.
L’igiene di vita che alla lunga sembra essere più incisiva è relativamente semplice da attuare ed è anche quella che più riduce il rischio di obesità e di patologia in generale:
– un’alimentazione moderata, equilibrata nei suoi nutrienti, prevalentemente vegetale e non troppo industrializzata;
– un adeguato introito giornaliero di acqua (1,5-2 litri nell’adulto);
– un po’ di attività fisica, quasi quotidiana (almeno 30 minuti);
– un sonno ristoratore (minimo 7 ore al giorno);
– la maggior distanza possibile dai campi elettromagnetici;
– la minor assunzione possibile di farmaci;
– uno spazio quotidiano o settimanale per uno svago piacevole e rilassante, possibilmente lontano da ambienti inquinati;
– un animo sereno, mite e ragionevolmente ottimistico, capace di affrontare gli inevitabili problemi della vita non come ulteriore fonte di stress, ma come un’occasione di crescita personale.
Sull’importanza dell’igiene di vita come potente medicina preventiva, un recente studio (10) ha lanciato un invito: “In Gran Bretagna l’obesità è responsabile di oltre 18.000 casi di tumori all’anno e, dopo il fumo, è la seconda causa di cancro prevenibile… Agire sulla prevenzione, promuovendo stili di vita corretti, deve essere un imperativo per medici e operatori sanitari”.
Per il 2017 mi impegnerò ancora di più a diffondere tale messaggio e il mio augurio è che sempre più persone facciano lo stesso.


23 marzo 2016

Problematica clima, Wmo: «Caldo record ed estremi meteorologici. Guardiamo il futuro in faccia»

Tratto da greenreport

Stato del clima, Wmo: «Caldo record ed estremi meteorologici. Guardiamo il futuro in faccia»

Giornata meteorologica mondiale: più caldo, più secco, più umido
[22 marzo 2016]
Clima Wmo 2015
Secondo la World meteorological organization (Wmo) «il 2015 resterà negli annali a causa dei record della temperatura che sono stati polverizzati, dell’intensità delle ondate di caldo, del carattere eccezionale delle piogge, delle devastazioni causate dalle siccità e del profilo insolito dell’attività ciclonica tropicale». Ora, i record continuano a cadere dall’inizio del 2016.
Il rapporto The WMO Statement on the Status of the Climate in 2015, presentato in occasione della  Giornata meteorologica mondiale, che si celebra il 23 marzo, contiene informazioni dettagliate sulle temperature record registrate sia sulla superficie delle terre emerse che sugli oceani, sul riscaldamento dell’oceano e sull’innalzamento del livello del mare, che non hanno mostrato nessun segno di flessione, sulla ritirata della banchisa artica e sui fenomeni meteorologici estremi verificatisi in tutto il mondo. La Giornata meteorologica mondiale quest’anno ha come tema “Più caldo, più secco, più umido, guardiamo il futuro in faccia” e  il segretario generale della Wmo Petteri Taalas ha sottolineato: «Il futuro è alle porte. Il ritmo inquietante dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di gas serra che osserviamo attualmente è senza precedenti dall’inizio dei rilevamenti».
Il rapporto Wmo conferma che la temperatura media alla superficie del globo, superiore di circa 0,76° C alla norma del periodo 1961-1990 a causa di un episodio di El Niño intenso e del riscaldamento globale di origine antropica, nel 2015  ha di gran lunga battuto tutti i record. Dato che il 93% del surplus di calore è stoccato negli oceani, è stato anche stabilito un nuovo record per quel che riguarda il contenuto termico dell’oceano fino a una profondità di 2.000 metri. Il livello del mare è il più elevato da quando vengono registrati i dati.
Ondate di caldo intense hanno fatto danni in molti Paesi e le più devastanti hanno colpito India e Pakistan. Asia e Sud America hanno conosciuto l’anno più caldo della loro storia. L’Europa centrale e orientale sono state colpite da un’ondata di calore di durata eccezionale, con temperature superiori ai 40° C. Record di caldo sono stati battuti in Germania (40,3° C), Spagna (42,6° C), Gran Bretagna (36,7° C). Gli Usa del nord-ovest e il Canada occidentale sono stati colpiti da un numero record di incendi forestali che, solo in Alaska hanno incenerito più di 2 milioni di ettari.
Record di caldo mensili sono stati registrati anche a gennaio e febbraio 2016, in particolare alle alte latitudini dell’emisfero nord, dove le anomalie positive sono state particolarmente pronunciate. Secondo la Nasa e la Noaa, nell’Artico l’estensione del ghiaccio marino ha toccato il minimo storico per gennaio/febbraio......
Le concentrazioni di CO2 in atmosfera hanno superato la soglia simbolica delle 400 parti per milione.
David Carlson, direttore del World climate research programme, che è co-sponsorizzato dalla Wmo, è molto preoccupato: «Le temperature sorprendentemente elevate registrate finora nel 2016 hanno provocato delle onde d’urto all’interno della comunità dei climatologhi».
Taalas conclude: «Il messaggio inviato dal nostro pianeta ai leader è forte. Bisogna firmare l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, applicarlo e ridurre senza più ritardi le emissioni di gas serra, prima di superare il punto di non ritorno. Oggi, la Terra è già più calda di un grado Celsius rispetto all’inizio del XX secolo. Siamo a metà strada dalla soglia critica  dei 2° C. I Piani nazionali già adottati per lottare contro i cambiamenti climatici può darsi che non riusciranno ad evitare un aumento di  3° C, ma possiamo impedire che si realizzino gli scenari più pessimistici prendendo, con la massima urgenza, delle misure radicali per ridurre le emissioni di biossido di carbonio. Parallelamente alle misure di attenuazione, è essenziale rinforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici investendo nei sistemi di allarme precoce  per le catastrofi, così come nei servizi climatologici, come gli strumenti di gestione della siccità, delle inondazioni e i sistemi di informazione sulle ondate di calore e la vigilanza sanitaria»

11 febbraio 2016

Leonardo Berlen :Su energia e ambiente la politica dice di voler salvare il presente, ma ipoteca il futuro"

Tratto da Qualenergia

Su energia e ambiente la politica dice di voler salvare il presente, ma ipoteca il futuro"

Intervista a Vincenzo Balzani, professore emerito all’Università di Bologna e divulgatore scientifico sui temi energetici. Le contraddittorie e conservatrici politiche energetiche e industriali, la poca attenzione della stampa alle tematiche ambientali, la necessità di un cambio culturale.
Sulle politiche energetiche e ambientali ho spiegato direttamente e pubblicamente a diverse istituzioni che guardare, come fanno ora, nel breve periodo, non significa salvare il presente, ma ipotecare il futuro». Questa è un po’ la sintesi del pensiero di Vincenzo Balzani, 79 anni, chimico, professore emerito presso l’Università di Bologna e accademico dei Lincei, con diversi riconoscimenti internazionali.
Da tempo è attivo come divulgatore nel settore dell’energia (Energia per l’astronave Terra, libro realizzato con Nicola Armaroli), anche con Energia per l’Italia, un gruppo di docenti e ricercatori che affrontano le più impellenti questioni energetiche provando a condividere con l’opinione pubblica conoscenze e informazioni scientifiche, e, quando è il caso, pungolando la politica nazionale su queste tematiche.
Professor Balzani, più spesso l’abbiamo sentita affermare che i nostri governi ignorano le richieste di ascolto della comunità scientifica e che, soprattutto in Italia, a differenza di altri paesi, c’è un vuoto incolmabile tra conoscenza e decisione. Ricordo anche una lettera a Renzi sullo Sblocca Italia e i rischi per le trivellazioni. Qualcosa è cambiato?
La cosa che più ci fa effetto è che quando critichiamo alcuni aspetti della politica energetica, sempre su basi tecnico-scientifiche, nessuna delle istituzioni nazionali o regionali ci risponde. La mia sensazione è che soprattutto la politica energetica del Governo sia molto contraddittoria, altalenante e incerta, probabilmente nelle mani dei grandi gruppi energetici, come Eni. Mentre noto un certo cambiamento di approccio da parte di Enel. Mi sembra poi che far passare alcune posizioni critiche sulle trivellazioni tanto volute dal nostro governo, sia complesso, soprattutto su stampa e in Tv. Ne sono testimone diretto.
La battaglia oggi è contro la ricerca di idrocarburi sul nostro territorio nazionale?
Investire nel petrolio è un enorme rischio economico e ambientale. Devo dire però che a livello internazionale qualche mutamento sta avvenendo. Le cosa più consolante è che dopo la Cop 21 di Parigi, per diversi aspetti positiva, moltissime agenzie finanziarie e alcuni fondi sovrani stanno disinvestendo dai combustibili fossili. È un segnale.
Lei spesso ha chiamato all’appello, oltre che le istituzioni, anche il mondo scientifico.
Sì, e un insegnamento positivo in questo senso, anche per chi studia le tematiche ambientali ed energetiche, è venuto dall’Enciclica del Papa, ben costruita scientificamente. Potrebbe voler significare che il vento sta cambiando, anche se noto che in Italia pochi lo hanno capito. D’altra parte questo governo non mi sembra all’altezza di tali sfide. .........
Mi pare piuttosto disilluso sul fronte politico.....
Visti questi colli di bottiglia delle istituzioni e delle grandi aziende, una vera transizione energetica ritiene che potrà arrivare solo dal basso?
In effetti penso che il cambiamento dovrà arrivare dal basso. Non si vede la possibilità di agire efficacemente a livello istituzionale. Ma purtroppo la gente non sa molto, me ne accorgo anche quando vado in giro per le scuole. È necessario che ci sia una maggiore informazione su questi temi, sistematicamente ignorati dalla stampa e dalla Tv. Serve un’azione culturale, oggi completamente assente. Credo che un espediente per fare più comunicazione su queste tematiche potrebbe essere il dibattitto legato al prossimo referendum sulle trivellazioni. Credo peraltro che una consultazione di questo tipo possa far paura al Governo ed è per questo che forse non ci sarà l’election day.
Qual è la sua visione ideale per un mix energetico pulito?
Ci sono diversi studiosi, come Jacobson, che fanno proiezioni e studi sul futuro energetico dei paesi, come gli Usa, e su come arrivare, a seconda delle risorse naturali disponibili, ad un sistema energetico alimentato al 100% con fonti rinnovabili. Saranno forse dei numeri un po’ ballerini, però danno una direzione possibile su cui muoversi.
E quali sono le prospettive per l’Italia?
Noi abbiamo molto sole, idroelettrico, eolico, geotermico, ma ci manca la volontà politica. Nel nostro Paese siamo molto forti nel manifatturiero, particolarmente indicato proprio per l’industria delle energie rinnovabili. Un fattore che messo insieme a un mercato potenziale importante e alle notevoli risorse naturali disponibili, darebbe una prospettiva interessante di lungo periodo. Mi chiedo ad esempio perché non sviluppiamo a livello industriale un settore del futuro come le batterie?
Lei punta il dito anche sugli aspetti sociali legati all’energia.
Credo infatti che cambiare il sistema energetico sia importante anche dal punto di vista sociale. Notiamo tutti, anche nel nostro Paese, la crescente disuguaglianza soprattutto economica. Molti studi dimostrano che meno disuguaglianza c’è, grazie anche ad una corretta politica fiscale progressiva anche a livello ambientale, più diritti ci sarebbero per tutti. Di conseguenza un Paese più sano può garantirsi uno sviluppo più equilibrato anche dal punto visto energetico. La diffusione delle rinnovabili e, quindi, della generazione distribuita, sarebbe un indice di democrazia e di maggiore uguaglianza.

19 settembre 2015

Parigi chiama La Spezia -Il grido di Wwf : "Basta col carbone, investire nel futuro"

Tratto da Il Secolo XIX

Il Wwf: «È necessario chiudere le centrali a carbone»


La Spezia - «La difesa del passato, e il carbone è passato remoto, è una perdita di tempo inutile e molto dannosa per il clima, per la salute e per l’economia. Impiegate tutte le vostre energie per investire nel futuro». Questo l’appello a tutti i decisori, politici e economici locali e nazionali, lanciato dalla conferenza `Parigi chiama La Spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunita´` che si e´ tenuta oggi a La Spezia, organizzata da Wwf Italia e Comitato SpeziaViaDalCarbone.
«Gli effetti del cambiamento climatico diventano sempre più chiari e allarmanti e il summit sul clima Cop21 di Parigi è una tappa importante per prendere decisioni incisive - si legge nella nota del Wwf 
-. Lo scorso mese di luglio è stato il più caldo mai registrato a livello globale: il 2015 si avvia a essere l’anno più caldo della storia e il MetOffice britannico annuncia che anche il prossimo anno sarà bollente. Che occorra agire lo sanno tutti, che sia necessario farlo subito lo dicono in molti, ma manca una strategia concreta». `La chiusura di ogni centrale a carbone e´ per noi non un obiettivo locale o regionale, ma nazionale e globale - ha detto Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia che ha aperto il convegno -. Ci auguriamo che l’Enel, gli amministratori locali e regionali divengano pionieri, affrettando la chiusura della centrale della Spezia. Chiediamo ai cittadini di mobilitarsi, con la campagna Save the climate, save the humans’ (sul sito wwf.it/clima). La Spezia può essere un primo segnale”
                   _____________________

Tratto da Cittàdellaspezia.com

Il grido di Wwf dalla Spezia: "Basta col carbone, investire nel futuro"

Questa mattina si è svolta la conferenza 'Parigi chiama la spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità' organizzata insieme al comitato 'Spezia via dal carbone'.
Il grido di Wwf dalla Spezia: `Basta col carbone, investire nel futuro`
La Spezia - "La difesa del passato, e il carbone è passato remoto, è una perdita di tempo inutile e molto dannosa per il clima, per la salute delle persone e per l'economia; impiegate tutte le vostre energie per investire nel futuro". 
Questo l'appello a tutti i decisori, politici ed economici, locali e nazionali, lanciato dalla 
conferenza 'Parigi chiama la spezia: salvare il clima, chiudere con il carbone, aprire a nuove opportunità' che si è svolta questa mattina alla Spezia, organizzata da Wwf Italia e dal comitato 'Spezia via dal carbone'.
"In italia - ha ricordato il Wwf - le centrali a carbone in attività sono 12 e pesano per il 40% delle emissioni dell'intero comparto termoelettrico pur contribuendo alla produzione di elettricità per il solo 13,5%. L'Italia ha una sovrabbondanza di centrali termoelettriche: a fronte di un picco massimo di 59,126 Gw (record del 21 luglio 2015), abbiamo una capacità di produrre energia pari a circa 122 Gw, cioè oltre il doppio. C'è dunque tutta la possibilità di tagliare e infatti si sta andando verso la chiusura di un certo numero di centrali, anche a carbone".

26 agosto 2015

Obama contro i combustibili fossili.I combustibili fossili sono il passato non il futuro.


Tratto da Greenbiz
Obama contro i combustibili fossili: il Presidente degli Usa Barack Obama ha apertamente accusato gli stakeholder del settore combustibili fossili di frenare lo sviluppo e l’utilizzo di fonti dienergia rinnovabile al fine di proteggere i loro interessi e lo status quo, che però, secondo il Presidente, non è il futuro.
“Questo non è lo stile americano - ha detto Obama in un discorso nel corso della Green Energy Conference a Las Vegas - Questo è il passato contro il futuro. L’America crede nel futuro. E si scaglia contro chi, secondo lui, è totalmente incoerente prodigandosi per il libero mercato solo quando non vengono toccate le rinnovabili, che minano altri interessi.
In accordo con quanto detto, il Presidente degli Usa ha annunciato anche nuove azioni concrete e altri sforzi volti a rendere più facile per i proprietari di abitazioni e imprese a investire in upgrade nella direzione della green energy, che in passato potevano essere troppo costosa o comunque non sostenibile.
Tali azioni, tra le quali l’incentivazione di prestiti per le ristrutturazioni green, sono progettate, stando alle parole di Obama, per costruire una centrale elettrica pulita, già annunciata all’inizio del mese, allo scopo di ridurre di un terzo le emissioni di anidride carbonica prodotta dalle centrali elettriche a carbone.
L’obbiettivo degli Usa resta quello di effettuare un taglio di emissioni in atmosfera nei prossimi dieci anni dal 26 al 28 per cento per combattere i cambiamenti climatici e incoraggiare altri paesi a fare altrettanto. 
Ma per far questo è necessario agire sullaccessibilità economica. Il segretario dell’Housing and Urban Development Julian Castro ha precisato in proposito che il piano “colpisce il punto debole”, rendendo l’energia pulita alla portata di tutti.
Obama rinnovabili

13 settembre 2013

Quando i paesi dicono addio al carbone. WWF :"Investire sull'energia pulita è un'assicurazione sul futuro".

Quando i paesi dicono addio al carbone. L'economia del futuro è ricca e "green"Tratto da La Repubblica.

Quando i paesi dicono addio al carbone.

L'economia del futuro è ricca e "green"



ROMA - I paesi scandinavi hanno detto no agli investimenti verso le centrali di carbone all'estero. Un piccolo passo per l'ambiente, ma significativo dei cambiamenti di politica energetica che molti paesi, a volte malvolentieri, stanno attuando. "A livello internazionale - dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia per WWF Italia - istituzioni e associazioni si stanno unendo per eliminare gli investimenti nell'energia fossile". Questo trend non è solo il frutto delle campagne ambientaliste contro l'inquinamento e il riscaldamento globale, ma deriva anche dalle indicazioni dell'Ipcc, il comitato intergovernativo per i mutamenti climatici dell'Onu, premiato con il premio Nobel per la pace nel 2007. L'Ipcc si riunirà a fine settembre a Stoccolma ed entro aprile dovrà redigere il suo quinto report sull'impatto del cambiamento climatico sull'economia mondiale.

Quello dei paesi scandinavi è indubbiamente un segnale forte, che insieme ad altri segnali può creare una tendenza. Quest'estate due notizie hanno allietato i sogni di ambientalisti e attivisti. La Banca mondiale ha infatti dichiarato che non investirà più in centrali di carbone e la Bei (la banca europea degli investimenti) ha deciso di eliminare i finanziamenti destinati alla costruzione di centrali elettriche a carbone, a meno di rare circostanze. .............
Si spera comunque che queste iniziative possano generare un effetto a cascata e dirigere gli investimenti verso energie 'pulite'. Atteso con ansia è anche il vertice di un'altra importante istituzione, l'Ebrd (la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) che in questi giorni sta discutendo la nuova strategia energetica da attuare nei paesi di competenza.

Ma, catastrofi ambientali a parte, il carbone è ancora un buon investimento? Numeri alla mano sembra che il treno verso le sostenibili debba essere preso, non solo per questioni etiche, ma anche per il benessere del portafoglio. "Il passaggio alle rinnovabili - spiega Midulla - prima si fa, meno costerà.  

La spesa della 'decarbonizzazione' è minima se si pensa ai costi che avrebbe affrontare la catastrofe ambientale dovuta all'inquinamento.
 Investire sull'energia pulita è un'assicurazione sul futuro". 
E per rafforzare la sua tesi cita la spending review di Nicholas Stern "The Economics of climate changes". ............. Stando infatti alle previsioni di Stern, se si estendesse il raggio dei rischi e degli impatti sull'economia mondiale dell'inquinamento, si arriverebbe a perdere circa il 20% del Pil ogni anno.
I benefici delle rinnovabili non possono essere ignorati. E non solo quelli diretti. "Ci sono - sottolinea Midulla - una serie di co-benefici importanti. Bisogna tenere presente che raramente chi inquina, paga. Di solito è lo Stato a pagare.

 Se si pensa alle spese che una nazione deve supportare per curare le malattie dovute all'inquinamento, si capisce quanti soldi in più ci sarebbero da spendere per i cittadini.  
Ed è per questo motivo che economie come la Cina hanno deciso, lentamente, di limitare l'uso del carbone. Per non parlare poi delle tensioni sociali che crea vedere che lo Stato inquina le acque e l'aria che si bevono e si respira!".

Il rischio è che, tra indifferenza e interessi, si superi quel punto di non ritorno che renderebbe il passaggio alle rinnovabili non più una prevenzione, ma una cura del tutto inefficace. .......
E l'Italia? Il Belpaese ha avuto un atteggiamento positivo in ambito europeo sulla questione, ma individualmente non ha preso provvedimenti. Ci sono tredici centrali a carbone e molti paesi stranieri, per allargare il business decidono di investire qui, il problema è che facendolo il problema è tutto e solo italiano.  

"Stiamo rischiando -conclude Mariagrazia Midulla - di diventare una colonia 'carbonifera'.  
In Italia servono delle norme per limitare gli investimenti esteri e il dilagare dell'energia fossile". 
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 CHIARA NARDINOCCHI