COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta idrocarburi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta idrocarburi. Mostra tutti i post

17 ottobre 2018

Decreto Genova, fanghi con idrocarburi in agricoltura. ......

Decreto Genova, fanghi con idrocarburi in agricoltura. ......
Decreto Genova, fanghi con idrocarburi in agricoltura. Un esperimento chimico sui cittadini
Il Governo ha inserito nel decreto Genova un articolo che nulla ha a che fare con Genova. È l’articolo 41 del dl 28 settembre 2018 n. 109. Tale articolo autorizza a spandere fanghi con idrocarburi nei campi, suscitando le reazioni di chi teme che questa norma possa costituire un pericolo per la salute, essendo alcuni idrocarburi cancerogeni.
........... La regola aurea dovrebbe essere che in caso di incertezza una cosa non va fatta: è il Principio di precauzione. Quello varato nel lontano 1992 a Rio de Janeironella Conferenza sull’ambiente dell’Onu. Principio poi recepito nella legislazione europea e nazionale.
L’incertezza scientifica che negli idrocarburi presenti nei fanghi ci siano o no quantità di cancerogeni capaci di danneggiare la salute dovrebbe essere una incertezza sufficiente a far scattare il Principio di precauzione. “Vorrei conoscere le basi scientifiche che permettano con assoluta tranquillità di affermare che non vi sono impatti sulla salute”, ha scritto Patrizia Gentilini, medico per l’ambiente.Continua qui

09 aprile 2016

Seégolène Royal-Stop trivelle in Francia: moratoria su tutti i permessi per estrarre idrocarburi in Mediterraneo

Tratto da Qualenergia
E’ la prima delle 15 decisioni del plan d’action Mer et Océan annunciate alla Conférence nationale de l’Océan

Stop trivelle in Francia: moratoria su tutti i permessi per estrarre idrocarburi in Mediterraneo

Seégolène Royal: «Estenderla a tutto il Mediterraneo in base alla Convenzione di Barcellona»
[9 aprile 2016]
Francia Trivelle
Aprendo a Parigi la seconda conférence nationale de l’océan pour la croissance bleue et le climat, la ministro dell’ambiente, dell’enegia e del mare, la socialista Seégolène Royal ha annunciato 15 decisioni del Olan d’action Mer et Océan organizzate intorno a 3 temi: il Mediterraneo, il clima e le energie rinnovabili.
La prima di queste azioni riguarda anche l’Italia e l’intero Mediterraneo ed è una vera e propria bomba per il Referendum italiano del 17 aprile, infatti, come si può leggere sul sito del Ministero dell’ambiente, dell’energia e del mare francese,  «1. Moratoria sui permessi di idrocarburi nel Mediterraneo: Tenuto conto delle conseguenze drammatiche in grado di danneggiare l’insieme del Mediterraneo in caso di incidente nella trivellazione petrolifera, Ségolène Royal decide di applicare una moratoria immediata sulla ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, sia nelle acque territoriali della Francia che nella Zona economica esclusiva (Piattaforma continentale). Chiederà l’estensione di questa moratoria all’insieme del Mediterraneo nel quadro della convenzione di Barcellona sulla protezione dell’ambiente marino e della costa mediterranea».
Dal documento presentato dalla Royal emerge una visione internazionale e nazionale dei problemi dell’energia, dell’ambiente e del mare, e del ruolo che la Francia deve e può svolgere, attraverso il finanziamento dell’innovazione e delle energie marine alternativa all’estrazione offshore di idrocarburi, che  purtroppo non si riscontrano nelle politiche, nelle dichiarazioni e negli atti del nostro governo .Continua a leggere su Qualenergia

11 febbraio 2014

Per l'inquinamento. I neonati pagano il prezzo maggiore, +450% il rischio di malformazioni



Inquinamento. I neonati pagano il prezzo maggiore, +450% il rischio di malformazioni

Pesticidi e prodotti della combustione di olio e carbone aumentano del 450% il rischio di sviluppo di malformazioni fetali come anencefalia o spina bifida. Lo studio condotto in Cina è stato pubblicato su Pnas.

21 OTT - “Le fabbriche nella società industriale avanzata rilasciano molti agenti inquinanti. Per lungo tempo abbiamo supposto che questo potesse avere ripercussioni sulla salute dei neonati, sulle loro eventuali malformazioni. Fino ad oggi non avevamo prove, ma ora possiamo dire senza dubbio che la concentrazione di pesticidi e fumi di carbone è molto maggiore nella placenta dei bambini nati con difetti del tubo neurale che negli altri.” A parlare è Richard Finnell, docente di scienza della nutrizione e direttore della ricerca sul genoma al Dell Children's Medical Center of Central Texas: i risultati di cui parla sono quelli di uno studio delle università del Texas e di Peking pubblicato su Pnas, che dimostra come gli agenti inquinanti aumentino del 450% le malformazioni fetali.

Per giungere alla preoccupante conclusione i ricercatori cinesi e statunitensi hanno analizzato la placenta di 80 bambini affetti da anencefalia (assenza parziale o totale della volta cranica) o da spina bifida (malformazione del midollo spinale che deriva dalla non completa chiusura di una o più vertebre), nelle contee rurali di Shanxi in Cina. Ogni volta che si presentava un nuovo caso di feto affetto da tali patologie, sia che questo nascesse vivo o che morisse poco prima del parto, veniva selezionato nello stesso ospedale un neonato che non avesse malformazioni congenite, la cui placenta veniva usata come campione di riferimento. 

Quello che gli scienziati ricercavano negli organi di questi bambini erano agenti inquinanti comuni come pesticidi, solventi e prodotti della combustione di olio e carbone, ovvero di quelle sostanze note ai biochimici come inquinanti organici persistenti (POP).  
Gli scienziati hanno così trovato forti correlazioni tra le patologie descritte e le alte concentrazioni nella placenta di alcuni idrocarburi che si trovano nel carbon fossile o nel petrolio (detti idrocarburi policiclici aromatici): la presenza di questi agenti chimici all'interno degli organi dei piccoli pazienti, infatti, causa un aumento dell'incidenza della spina bifida di 3,7 volte rispetto al normale, e la percentuale nel caso anencefalia diventa addirittura di 5,8 volte superiore nei bambini che presentano alte concentrazioni di tali inquinanti. Continua sull'articolo integrale

17 novembre 2013

Energia, l'inarrestabile crescita delle fonti rinnovabili e del gas nei Paesi emergenti

Tratto da La Repubblica

Energia, l'inarrestabile crescita  delle fonti rinnovabili e del gas

Energia, l'inarrestabile crescita
delle fonti rinnovabili e del gas

La crescente domanda di elettricità nei Paesi emergenti e la lotta alle emissioni di Co2 porterà i governi a investire sempre di più nel settore delle alternative. Nei prossimi anni si assisterà a un nuovo boom dell'idroelettrico. E la grid parity arriverà entro il 2020



MILANO - Hanno avuto una battuta d'arresto. In particolare in Europa, dove alcuni paesi come l'Italia e la Spagna hanno cambiato la politica degli incentivi spinti dalla crisi a diminuire il peso economico sulle bollette dei cittadini. Ma in campo energetico, gli esperti non hanno dubbi: il futuro dell'energia passa sempre di più dalle rinnovabili e dal gas. Sono le due fonti che, nei prossimi anni, cresceranno maggiormente e sosterranno il peso dell'aumento della domanda di elettricità nel mondo, soprattutto in quelle nazioni dove la crescita è più sostenuta.
Ed è quello che si legge in un report di Etf Securities, la cui tesi è proprio questa: "Nei prossimi 30 anni le energie alternative saranno le fonti con la crescita più rapida". Per quale motivo? "Dati gli impegni assunti da molti governi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, le fonti di energia più pulite toglieranno sempre più quote di mercato ai carburanti fossili tradizionali". Inoltre, visto che molti governi sono in ritardio sul rispetto degli impegni, anche a causa della crisi, nei prossimi anni  "dovranno intensificare i propri sforzi per rispettare le scadenze", creando una situazione favorevole per le imprese del settore.....

Fine degli incentivi. Nei prossimi anni, sempre secondo le stime dell'Aie, gli incentivi statali non saranno più un peso per lo sviluppo delle rinnovabili, visto che i costi del fotovoltaico dovrebbero calare tra il 40 e il 60% entro il 2035, rispetto al 2011. Allo stesso modo, il costo di produzione di energia dell'eolico diventerà competitivo anche senza il supporto pubblico entro il 2020 in Europa ed entro il 2030 in Cina.
Il sostegno agli idrocarburi. In ogni caso, le polemiche per il peso degli incentivi alle rinnovabili vengono riespinte dagli addetti ai lavori ricordando che anche il sostegno pubblico alle fonti tradizionali non è irrilevanze. Anzi: i sussidi ai carburanti fossili nel 2011 erano pari a 523 miliardi di dollari a livello globale, rispetto agli 88 miliardi di dollari alle rinnovabili. Di più: il Fondo monetario internazionale ha calcolato che combinando i sussidi per i carburanti fossili con i costi sociali che determinano, la spesa per i governi sale a 2mila miliardi di dollari.


Prospettive positive. Guardando però l'indice Daxglobal Alternative Energy (grafico sopra), che si basa su un paniere di 15 società attive su scala globale, nell'ultimo semestre la performance è stata positiva: dopo i minimi di giugno, quando quotava a 94, si è ripreso fino ai 117 punti attuali. L'andamento da inizio anno è del +24%, contro il +18% dell'indice Msci World.In prospettiva, secondo gli analisti "il rinnovato focus sulla necessità di centrare i target per le rinnovabili offrirà venti favorevoli" per questo tipo di società.
Qui l'articolo integrale

17 giugno 2011

«Veleni nel torrente Quiliano» L’Arpal ha rilevato presenze di arsenico superiori ai limiti e altre sostanze tossiche

Tratto da Il Secolo IX

«Veleni nel torrente Quiliano»

L’Arpal ha rilevato presenze di arsenico superiori ai limiti e altre sostanze tossiche

Savona - Veleni e sostanze tossiche abbondano sui fondali alla foce del torrente Quiliano, al confine tra Vado e Savona. Un inquietante cocktail di arsenico, idrocarburi, metalli pesanti, quasi sicuramente residui delle lavorazioni industriali. Il dubbio è se la loro presenza sia imputabile alle attività odierne delle aziende o se si tratti di una pesante eredità del boom del secolo scorso.

Sul fondale davanti alla foce del torrente sono state riscontrate concentrazioni di sostanze pericolose per la salute e cancerogene in molti casi superiori ai limiti di legge. E, nei grafici di raffronto con altri torrenti della Liguria, alcuni valori vanno addirittura fuori scala.

Il dato più eclatante riguarda la presenza degli Ipa totali, gli idrocarburi policiclici aromatici, dei quali è stata calcolata nei sedimenti una concentrazione di 53,7 milligrammi per chilo, quando il limite di legge è di quasi cento volte inferiore.

Consistente anche la presenza di metalli pesanti, in particolare mercurio, piombo e cadmio, per i quali i grafici evidenziano valori molto superiori ai limiti e, in molti casi, addirittura superiori ai valori riscontrati alla foce del torrente Lerone di Cogoleto, tristemente famoso per la presenza dello stabilimento Stoppani. Il piombo riscontrato in profondità nei sedimenti alla foce del Quiliano supera i 150 mg/kg, quando il limite di legge si avvicina ai 30 mg/kg e nel Lerone (in un quadro già fortemente inquinato) non oltrepassa i 100. Notevolmente superiore ai limiti anche il mercurio, di cui sono stati trovati 3,5 mg/kg in profondità e 1,6 in superficie, quando il limite è 0,3.

Va addirittura fuori scala il benzo(a)pirene, un idrocarburo (Ipa) di cui è stata accertata da tempo la cancerogenicità. Il limite è inferiore a 0,1 mg/kg, tra Vado e Savona ne sono stati trovati 4,56 mg/kg. Proporzioni simili anche per le diverse varianti di benzoforantene. Gli Ipa sono prodotti della combustione di fonti fossili e per questo i Comuni di Vado, Quiliano e Savona vogliono vederci chiaro. Il sospetto dei comitati di cittadini è che la presenza di queste sostanze possa essere ricondotta all’attività della centrale termoelettrica di Tirreno Power, l’industria più grande del comprensorio ed anche quella che brucia più combustibile.

Ma spetterà alla magistratura, che ha aperto un fascicolo contro ignoti, accertare l’origine delle sostanze inquinanti e in quali termini la salute della popolazione ne abbia risentito. L’Arpal, nella sua relazione, sottolinea infatti che i dati rilevati potrebbero derivare da attività industriali, ma non esclude la possibilità che si tratti di sostanze presenti storicamente sul fondale, ossia depositatesi nel corso dei decenni.

Giovanni Vaccaro

Leggi anche sul nostro BLOG IL POST DEL 4 DICEMBRE 2010 con l'articolo tratto dal Blog di Valeria Rossi:

Com’è profondo il (livello di inquinamento) del Nostro mare Ligure

Ne riportiamo uno stralcio

Un altro po’ di “terrorismo ambientalista”? Eh, sì. Ci tocca.
Non riusciamo proprio a farne a meno, dopo aver visto la relazione dell’ARPAL sul monitoraggio effettuato nel 2008-2009 lungo le coste liguri allo scopo di rilevare il livello di inquinamento delle acque.
La relazione è del gennaio di quest’anno, ma come al solito nessuno ne ha parlato, nessuno ce l’ha mostrata, i giornali hanno bellamente taciuto: quindi arriviamo con molto ritardo (e solo grazie all’Associazione Uniti per la Salute Onlus, che ci ha fornito i dati ufficiali) a presentarli anche a voi. Ma in fondo non è mai troppo tardi.

Più semplice ancora identificare il LIMITE DI LEGGE, rappresentato dall’unica linea orizzontale rossa presente nel diagramma.
Lo so che stenterete un po’ a trovarla: dovete guardare in basso. A volte molto in basso.
Ma per quanto possa sembrare incredibile, il limite di legge sta proprio lì.
Dove stiano i livelli di inquinamento, invece, lo lasciamo osservare a voi.

Anche con tutte le modifiche salva-industriali di questa terra, però, è difficile credere che livelli come quelli sotto riportati possano essere accettati in tutta serenità.

Basta così: la parola alle immagini(il documento è consultabile nella sua interezza cliccando qui):



Non andiamo oltre: se volete vedere tutti i livelli dei vari inquinanti, vi consigliamo di scaricarvi l’intero documento come da link più sopra e di guardarveli uno per uno.
Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le IPA totali:


Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.
E naturalmente vi invitiamo ancora una volta ad osservare dove sta la linea orizzontale, quella dei limiti previsti dalla legge. E anche dove stanno i valori relativi al torrente Lerone, quello dell’”inquinamento da record”.

Come può succedere?
Come può andare tutto avanti così, tranquillamente?

Semplice: si va avanti così perché nessuno dice niente.
Ma se qualcuno tenta di aprir bocca (ovviamente i soliti “terroristi ambientalisti”, i pazzi fanatici........), le istituzioni li prendono per i fondelli.

Se si parla di aria, ti rispondono che stanno"predisponendo le zonizzazioni per prevedere la localizzazione di nuove centraline"; se si parla di acqua, ti dicono che devono ancora capire bene se i termini di legge sono riferiti all’acqua di fiume o a quella di mare, perché ovviamente una foce è al confine tra i due e quindi ci vuole un po’ di tempo per chiarirsi le idee.

E se non hai le idee chiare non puoi neppure pensare SE e COME (eventualmente, MOLTO eventualmente) intervenire, dicendo magari qualcosina a chi scarica in quelle zone........


Ci devono pensare su.

Poi ci daranno una risposta, eh… ma con calma.

Bene: sono trent’anni che ci pensano su.

Leggi tutto il post

___________


Tratto da Agi
.it

AMBIENTE: UE BACCHETTA ITALIA E ALTRI STATI SU "INQUINAMENTO MARI"

Bruxelles, 16 Giu - La Commissione europea richiamera' oggi formalmente l'Italia per la mancata applicazione di due normative europee che stabiliscono sanzioni penali per l'inquinamento dei mari, secondo una nota ottenuta da Ae/Agi. Il commissario Ue alla Giustizia Viviane Reding ha inviato all'Italia due lettere di messa in mora che precedono il deferimento alla Corte europea di Giustizia qualora uno stato non dovesse adeguarsi ai richiami di Bruxelles. La Commissione Ue richiede l'applicazione di norme che impongono che certi tipi di reati ambientali "siano puniti in modo efficace, proporzionato e dissuasivo," ma l'Italia non fa abbastanza al riguardo, secondo la nota. La Commissione lamenta in particolare il mancato recepimento da parte dell'Italia di una direttiva europea del 2008 che impone sanzioni penali per diversi crimini ambientali incluso l'inquinamento dei mari, il trasporto marittimo di rifiuti illegali o il traffico di specie a rischio. L'Italia, insieme ad altri dieci stati Ue, non ha ancora approvato le norme di applicazione della direttiva. Bruxelles richiama inoltre l'Italia per il mancato adeguamento alle norme Ue in materia di inquinamento derivante dalle navi.
Una direttiva del 2009 stabilisce l'imposizione di severe sanzioni penali contro lo scarico illegale di sostanze inquinanti da parte di imbarcazioni.
Anche in questo caso l'Italia non ha tradotto la normativa Ue in leggi nazionali.
Altri sette stati Ue riceveranno oggi lo stesso richiamo.
(AGI)

01 novembre 2010

Tratto da D'orsogna.blogspotUN COMMENTO DA OLTREOCEANO ....DALLA CALIFORNIA della Prof. Maria Rita d'Orsogna
La Gabanelli e Report sul petrolio in Italia

Sono contenta che il programma della Gabanelli si sia occupato della questione petrolio in Italia. Oggi Repubblica racconta anche la storia della petroliera Haven, che incagliata nei mari antistanti Genova nel 1991 dopo essersi incendiata, continua ancora adesso a tirare fuori veleni e a inquinare pesci, mari e gente.

Era gia' tutto scritto - ricercatori sia francesi che italiani ne avevano gia' parlato tante volte, e io stessa lo sapevo........ma ci e' voluta la televisione e poi le telecamere per dare ampio risalto a questa faccenda.

Chissa' dove erano nel frattempo gli accademici genovesi e liguri? Chissa' perche' non hanno dato l'allarme, non hanno sensibilizzato la cittadinanza.
Una persona di scienza, a mio avviso, ha una certa responsabilita' verso la societa' , come ce l'hanno i medici e gli insegnanti, di fare il meglio che possono per il bene comune, nell'informarla, nel curarla, nel educarla al senso del dovere.

Ma la storia di Arenzano e' la stessa di Terzigno ......e delle navi radioattive in Calabria.

E' la storia del paese occidentale piu' corrotto del mondo - l'Italia - dove l'ambiente che non si vede, non si sente.... e' sempre trascurato e bistrattato, e dove chi governa e' piu' interessato al bunga bunga, alle ville in giro per il mondo, alle leggi ad personam, agli affari per i suoi amici.

E non e' solo Berlusconi, e' tutta la classe politica.......

Ma prima o poi la natura presenta il conto. Sono le leggi semplici e lineari della fisica e della causa e dell'effetto - veleni mi dai, veleni ti riprendi.

Non sono solo i pesci ad ammalarsi di cancro, sei tu che ti ammali perche' in mezzo a quei veleni ci vivi e non fai niente.

Il disastro della Haven e' accaduto 19 anni fa. Si e' succeduta una serie di politici, di amministratori, di commissioni, possibile che nessuno prima della Gabanelli abbia mai potuto indagare, porsi domande, studiare, denunciare?

Alla fine e' la storia degli italiani, un popolo cosi eccellente nei suoi individui talora, ma allo stesso tempo cosi poco curante del bene comune, delle generazioni future, del darsi da fare disinterssato, del prossimo, della giustizia vera.....
e.......occorre ricordarsi di Arenzano e dei 20 anni di veleni.
Guarda i due video

Report, inchiesta "Il mare nero": il petrolio è per sempre...




Tratto da "La Repubblica"

Il petrolio della Haven nei nostri piatti

di CATERINA PASOLINI

ROMA -.... Davanti alle coste tra Genova e Savona più di 50mila tonnellate di greggio giacciono sui fondali. Dimenticate da chi avrebbe dovuto bonificare la zona, inquinano l'acqua, intossicano e ricoprono di una melma grigiastra i pesci che si ammalano di cancro.Solidificato dal tempo fino ad apparire come massi lunari, il petrolio affolla le reti dei pescatori liguri nonostante vadano a gettarle lontano dalla zona off limits. Eppure, secondo le autorità, qui non dovrebbe esserci traccia del più grande disastro ecologico del Mediterraneo. Quello della superpetroliera Haven, inabissatasi davanti ad Arenzano con 144mila tonnellate di greggio dopo un esplosione che provocò la morte di cinque marinari l'11 aprile del 1991.

Da allora sono passati quasi vent'anni ma gli effetti di incuria o disattenzione, burocrazia o superficialità che denuncia Report in un documentario di Sigfrido Ranucci sono evidenti tra quei pesci morenti incatramati dai fondali. ... Un disastro che continua nell'indifferenza, nonostante ricercatori, pagati dallo Stato, abbiamo messo in allerta governo e ministeri della gravità della situazione.

Il petrolio sul fondo del mare sembra non interessare, dalla riva non si vede, sulla superficie dell'acqua neanche.

Tanto che i 60 miliardi che vanno a risarcire i Comuni vengono impiegati per rifare la passeggiata a mare di Arenzano, mettere a posto le fogne o la zona dell'ex ferrovia....

"Il problema è che i residui degli idrocarburi sono capaci di indurre cancro. Abbiamo trovato pesci che vivono a stretto contatto col fondo e notato come una specie in particolare, mostrasse sintomi, segni di tumore al fegato". Reazioni? "Si è deciso di fare finta di nulla, come se il problema non esistesse", racconta Ezio Amato, allora responsabile scientifico del governo per la bonifica Haven.

Da allora nulla è cambiato, i pescatori nelle loro reti trovano pezzi di catrame come massi, pesce ricoperto di greggio che devono ripulire con l'olio se vogliono venderlo ma dalla Protezione civile e dal presidenza del Consiglio, dicono a Report, considerano chiusa la vicenda. ..

Leggi l'articolo integrale

12 agosto 2010

1)La BP e i pesci al petrolio 2)Pesci al Veleno 3)Fiumi liguri inquinati: ma nessuna analisi su Quiliano e Segno. Come mai?


Tratto da

Dorsogna.blogspot.comLa BP e i pesci al petrolio

Come da copione ancora una volta. Nel golfo del Messico hanno iniziato a studiare le larve dei granchi attorno al pozzo scoppiato tre mesi fa.

C'e' dentro del petrolio.

Questo e' molto grave, perche' mostra che il petrolio in cosi poco tempo e' riuscito ad infiltrarsi nella catena alimentare e pian piano potra' risalire all'uomo. Un pesce piu' grande mangera' quelle larve, e uno piu' grande ancora, fino ad arrivare a noi.

Mentre le specie piu' piccole accumulano poche quantita' di roba tossica perche' hanno una vita piu' breve, le specie piu' alto alla catena alimentare diventano dei veri e propri accumulatori di porcherie, perche' vivono piu' a lungo e continuamente si cibano di pescetti inquinati. E dai oggi e dai domani, si arriva alle megadosi di roba tossica.

I granchi sono degli ottimi indicatori della salute del mare perche' sono una via di mezzo nella catena alimentare, essendo sia predatori che predati. Sono un considerati "
a living repository of information on the health of the environment", e cioe' un repositorio vivente di informazioni sulla salute del mare.

Come gia' detto all'inifito i pesci hanno la tendenza al bioaccumulo, mangiano robaccia e non la espellono, restando a volte piu' inquinati dell'ambiente in cui vivono.

"In my 42 years of studying crabs I've never seen this,"ha detto una biologa dell'Univiersita' del Mississippi del sud, in riferimento alle macchie arancioni di petrolio ritrovate su molti pesci e crostacei della zona.

Oltre al petrolio, portrebbe esserci anche traccia dei dispersanti illegali che la BP ha usato per nascondere meglio le macchie di petrolio e che sono molto tossiche.

Ma tanto in Italia questo non succedera' mai.
Tratto da Dorsogna.blogspot.com

Pesci al veleno

Livorno, Civitavecchia, Genova, Viareggio e Lerici in provincia di La Spezia. Che hanno in comune que
ste citt
a'? Hanno tutte industria pesante, inclusa la raffinazione, la lavorazione e lo smistamento petrolifero e una gestione scellerata del territorio e dell'ambiente, come un po' in tutta Italia del resto.

Livorno -
la seconda provincia piu' inquinata d'Italia, dopo Taranto. La ditta chimica Solvay lancia in acqua
3000 chili l'anno di arsenico e mercurio e 6000 di piombo, la ditta Lucchini 9000 chili di cianuro. La centrale Enel ogni anno inquina per 800 mila tonnellate e l'ENI con 500 mila tonnellate, fra ossidi di azoto, composti a base di zolfo ed anidride carbonica.

Civitavecchia - due centrali termoelettriche Enel, una centrale di petrolio convertita a carbone, e una
'torre petrolifera' della Italpetroli a 2km da riva dove scaricano petrolio, benzina e e olio combustible e che voglionotrasformare in un rigassificatore. A 2 km da riva.
Segno che una volta che l' industria pesante arriva, non se ne va piu', anzi cresce smisuratamente.
Genova -
inquinamento alle stelle, raffineria Iplom nella zona Busalla che periodicamente esplode, acciaierie Italsider a Cornigliano, con il piu' alto tasso di inquinamento acustico d'Italia. Altoforni, cokerie del signor Emilio Riva, lo stesso dell'Ilva di Taranto. Il Castello Raggio demolito per fare spazio alle industrie. Alti tassi di tumori e di morti per inquinamento

Viareggio e Lerici -
scarichi in mare di oli lubrificanti,
Depuratori che non funzionano e che rigettano a mare fanghi di scarto.

Bene, in mezzo a tutto questo ....., Greenpeace ha pescato vari campioni di sogliole - che la gente mangia - e ha trovato mercurio, piombo, cromo, idrocarburi, bisfenolo A, metalli pesanti, idrocaruri aromatici policiclici.

LE CONCENTRAZIONI DI INQUINANTI ERANO OLTRE I LIMITI DI LEGGE.

E non solo di un pochino, qualche volta anche dieci volte in piu'! Molta di questa roba e' cancerogena. Li vicino c'è pure un santuario di cetacei nei quali hanno trovato batteri fecali.
Come gia' detto, le leggi della fisica e della biologia non si possono ignorare.
La colpa e' dei fiumi tutti inquinati che portano in mare ogni sorta di schifezza.
La colpa e' delle industrie di cui sopra, incluse le ditte petrolifere, che scaricano di tutto e di piu' in quei fiumi, nella nostra aria, nella nostra acqua, dove gli capita.
La colpa e' degli amministratori locali e ai piani alti che non hanno il coraggio di contrapporsi veramente agli inquinatori di turno, spesso potenti e incuranti della gente............
La colpa e' del popolo che non si indigna, che non esige di meglio, che non si arrabbia, che non protesta.
La colpa e' di noi che ci rassegnamo a mangiare sogliole tossiche, cullati da una dolce vita che pian piano marcisce.
Leggi l'articolo integrale
Fonti: Corriere Fiorentino
___________
Tratto da SavonaePonente

Fiumi liguri inquinati: ma nessuna analisi su Quiliano e Segno. Come mai?


di VALERIA ROSSI Leggiamo sul Secolo XIX online i risultati di un’analisi di Legambiente e della sua Goletta Verde sui fiumi liguri: ovviamente un disastro, con tutte le foci inquinate e la balneabilità “a rischio” (ma a quale livello di rischio? Se sono inquinate già adesso, ‘ste foci, perché dovremmo aspettare che vada anche peggio per smettere di farci il bagno?).
L’articolo sta piuttosto sul vago, parlando di una “depurazione ancora irrisolta”:
non sappiamo però di che livello di inquinamento e soprattutto di quale inquinamento si stia parlando… perché, ovviamente, c’è quello “classico” da colibatteri (insomma, il mare-fogna) e c’è quello più subdolo da depositi industriali, polveri sottili, metalli pesanti eccetera eccetera.
Quello, per esempio, che aveva evidenziato già molti anni fa come i muscoli (le cozze) pescate nei dintorni di Quiliano – Vado fossero le più inquinate d’Italia.
Insomma, siamo inquinati, ma parliamo d’altro che passa la gente. Anzi, scriviamo negli “articoli correlati”: “Ma a Bergeggi sembra di stare ai Caraibi”, così chi legge pensa che da Bergeggi in poi l’inquinamento non esista più (peccato che secondo Legambiente torni ad Albenga, perché è inquinato anche il Centa). In realtà l’articolo su Bergeggi parla di poseidonia e di canyon naturali in un ambiente (quasi) incontaminato. Il “quasi” tra parentesi indica che non abbiamo il coraggio di dire che a Bergeggi l’acqua non è inquinata…ma appunto, parliamo d’altro che passa la gente.
A noi che di parlare d’altro abbiamo poca voglia, perché questi argomenti ci turbano, sorgono invece spontanee un paio di domande:

a) quali inquinanti sono stati rilevati? In quale misura? Con quali rischi, esattamente, per chi fa il bagno OGGI?


b) perché a Savona è stata analizzata la foce del Letimbro ma sono stati ignorati il Quiliano e il Segno, ovvero i torrenti più vicini alla centrale a carbone? Vanno a finire in mare anche loro, eh. Ci sono spiagge e gente che fa il bagno anche lì intorno. Perché non ci si è premurato di analizzare quelle acque?


c) in generale: per quale motivo Legambiente – OGNI santa volta – parte da La Spezia e spara a raffica sugli inquinatori, poi passa a Genova e spara di nuovo a raffica, poi arriva a Savona…e tace, non parla, passa oltre fischiettando, per ricominciare a considerare l’inquinamento solo da Albenga in poi? Sarà mica – per purissimo caso – che c’entrino qualcosa le quote azionarie che Legambiente ha acquistato da Sorgenia, proprietaria della Tirreno Power?

Sì, è vero, siamo malpensanti. Però, a volte, i cattivi pensieri vengono proprio cercati col lanternino. Tirati fuori di peso anche da chi non vorrebbe pensare MAI male di nessuno, tantomeno di chi – almeno sulla carta – dovrebbe essere dalla parte dell’ambiente e contro l’inquinamento.
Quindi… signori di Legambiente? Sareste così gentili da rispondere alle domande (peraltro già poste in altre occasioni, ma sempre in tema di “Savona dimenticata”)?

Grazie mille.