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19 settembre 2020

Clima, sei ragazzi portoghesi portano 33 Paesi in tribunale: una sfida da Davide contro Golia

 Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Clima, sei ragazzi portoghesi portano 33 Paesi in tribunale: una sfida da Davide contro Golia


di Mattia Zàccaro Garau

Sei contro trentatré. La competizione, anche ci limitassimo al solo dato numerico, sembrerebbe impari. Ma questa sfida va ben oltre. Da una parte la versione moderna di Davide, sei attivisti portoghesi fra gli otto e i ventuno anni; dall’altra, la versione ripulita del gigante dei filistei, Golia, cioè 33 nazioni dell’area europea, i 27 membri Ue più Svizzera, Turchia, Norvegia, Ucraina, Regno Unito e Russia.

Oggetto del contendere di questa rivisitazione dell’episodio biblico in cui coraggio e volontà sconfiggono violenza e ottusità sono le emissioni inquinanti prodotte dai paesi tirati in causa dai sei giovani lusitani.

Capitalismo estrattivo da una parte, rivendicazione dei diritti dall’altra. Il casus belli, infatti, è proprio l’impossibilità di porre in essere il diritto a vivere all’aria aperta a causa dell’inquinamento. Che è uno dei motivi preponderanti di malesserepsicofisico delle generazioni più giovani.

Nell’ultimo decennio, sociologi e specialisti dell’educazione stanno discutendo sulla necessità di istituzionalizzare questo diritto in maniera chiara e distinta, con una postilla alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – dove comunque è già riscontrabile in senso lato, nel testo del 1991, agli articoli 3, 6, 24, 27, 36 ma soprattutto 30: “Gli Stati riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica”.

Senza bisogno di scomodare il quasi centenario Edgar Morin e la sua teoria della comunità di destino che lega tra loro tutte le attività umane del pianeta, sia quelle singole sia quelle collettive, possiamo capire facilmente quanto l’azione legale intentata dagli attivisti ambientali portoghesi riguardi appunto il futuro di tutti.

Già in altri procedimenti (in totale, nell’ultimo decennio, i casi sono più di 1500) erano state citate singole aziende o nazioni intere per il loro pesante quanto  evitabile impatto  climatico. Il caso più importante, in questo senso, è quello olandese: la Corte suprema ha costretto il governo a ridurre del 25% le emissioni di gas serraentro l’anno in corso, avendolo giudicato colpevole dopo una causa intentata nel 2014 da alcuni gruppi ambientalisti.

Ma questa è la prima volta che la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo vede portati alla sbarra la totalità dei paesi che la formano, il numero più alto di sempre. Il collegio alsaziano (che, per inciso, è in una città che da pochi mesi è amministrata da una quarantenne sindaco di Europa Ecologia I Verdi, Jeanne Barseghian) potrà stabilire degli standard insindacabili per i tribunali dei singoli stati. Questo rende il processo che verrà di possibili proporzioni storiche.

E il passaggio dalla cronaca alla storia è possibile solo quando la volontà di agire per rivoluzionare lo stato delle cose è corroborata dall’intenzione, da una scelta morale volta al miglioramento, da un atto di adesione alla nostra costituzione interiore. Nello specifico: solo quando la volontà è diretta in maniera etica. E oggi urge fondare questa etica sull’ecologia.....


28 agosto 2016

A PARIGI niente AUTO per una SETTIMANA

Tratto da  Il Meteo.it
AMBIENTE: a PARIGI niente AUTO per una SETTIMANA
Bus e metrò saranno gratis, iniziativa senza precedenti
A Parigi viene incentivata la circolazione sui mezzi a disposizione del Comune
A Parigi viene incentivata la circolazione sui mezzi a disposizione del ComuneNuova sfida ecologica a Parigi, lanciata dal sindaco della città. Chi lascerà a casa macchina e moto dal 19 al 25 Settembre potrà circolare gratis con tutti i mezzi pubblici, siano metropolitana, bus, auto o biciclette elettriche in sharing. Obiettivo dichiarato, far capire ai cittadini che si può anche lasciare in garage la propria auto. Questa iniziativa sarà utile per analizzare gli spostamenti dei volontari partecipanti, per poi annoverarlo al momento di organizzare una strategia che riguardi la mobilità sostenibile. Dal sindaco è stato redatto inoltre un piano quinquennale (partito l'anno scorso) per realizzare un prolungamento delle piste ciclabili. 
Una lodevole iniziativa, che si spera venga presa ad esempio da altre città e da altri stati. 

20 settembre 2014

Si può vincere la sfida del clima ...

Tratto da QualEnergia

Si può vincere la sfida del clima ... guadagnandoci







Si può vincere la sfida del cambiamento climatico traendone anche un buon vantaggio economico? Era questa la domanda per rispondere alla quale è stata creata la Global Commission on the Economy and Climate, una commissione intergovernativa il cui advisory board economico è presieduto da Lord Nicholas Stern, economista britannico famoso per i suoi lavori sulla quantificazione economica dei danni causati dal global warming. Dopo mesi di lavoro la risposta è arrivata, sintetizzata in un report (allegato in basso). Ed è positiva: con la giusta strategia benessere economico e lotta all'effetto serra possono andare di pari passo.
In sintesi, il documento spiega che le tecnologie per rivoluzionare il sistema energetico con le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica ci sono già e sono sempre più competitive. E mostra come sia i paesi in via di sviluppo che quelli ricchi abbiano la possibilità di coniugare crescita economica e riduzione consistente delle emissioni. 
Tutto dipende dalla volontà politica. Ad esempio – si raccomanda - bisogna spostare i sussidi dalle fonti fossili, cui vanno circa 600 miliardi di dollari l'anno di aiuti, alle fonti pulite che ricevono un sesto di quella cifra.

Decisivi saranno i prossimi 15 anni in cui si investiranno circa 90mila miliardi di dollari in infrastrutture. In uno scenario business as usual andremmo verso un disastroso aumento della temperatura del pianeta oltre ai 4°C rispetto ai livelli preindustriali. Se queste infrastrutture verranno pensate in un'ottica low-carbon, invece, possiamo riuscire a stare sotto alla soglia che riteniamo di sicurezza, quella dei 2°C. La notizia del report è che la rivoluzione necessaria si può fare traendone anche un vantaggio economico.
Lo dicono le stime fatte dagli economisti. Continuando con infrastrutture ad alte emissioni dovremmo investire circa 6mila miliardi di dollari all'anno; scegliendo di tagliare i gas serra l'investimento annuale in infrastrutture sarebbe di 6.270 miliardi l'anno (vedi grafico sotto).

Ma quei 270 miliardi annuali di differenza verrebbero ripagati dai minori costi operativi, ad esempio dal ridotto fabbisogno di combustibili fossili. Il resto sarebbe guadagno, per altro difficile da quantificare, dato che le ricadute positive riguarderebbero diversi ambiti, dall'occupazione, ai minori danni ambientali fino al risparmio sui costi sanitari. Ad esempio attualmente, si ricorda, nei 15 paesi con le emissioni di gas serra più alte, l'inquinamento atmosferico dovuto in larga parte all'uso di combustibili fossili crea danni sanitari che in media arrivano al 4% del Pil (vedi grafico sotto).


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The New Climate Economy report (pdf)

27 gennaio 2014

ISDE .il messaggio medico al Paese e ai decisori politici: "Ora non si può non sapere"......

Riportiamo  il post del 2 ottobre 2013 ricevuto  da Isde.  Post  da non dimenticare.

Taranto: il messaggio medico al Paese e ai decisori politici:

"Ora non si può non sapere"......

C'erano moltissimi medici, sabato 28 settembre nell'aula universitaria di Taranto per seguire il Convegno "Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio"......
 

........ "Questa è una giornata che vuole essere simbolo e ripartenza, una giornata che insieme è di denuncia e di richiesta di maggior salute pubblica per tutti".

A Taranto l'inquietante presenza di ciminiere e nubi tossiche è un immagine che si stampa negli occhi, che deturpa la bellezza dei due mari che accarezzano la città. E mentre da Bruxelles arriva la bacchettata ambientale (sotto forma di avvio di procedura di infrazione, in quanto il nostro Paese proprio sull'Ilva non ha rispettato le direttive sulle emissioni inquinanti), dal convegno tenuto in questa città antica e deturpata, è arrivato un messaggio medico scientifico preciso e impegnativo, che Amedeo Bianco, presidente della Federazione, ha sintetizzato in due punti chiave: i medici di tutta Italia sono vicini alla città e i dati scientifici devono orientare le iniziative di tutela della salute.




Mantenendo fede al suo impianto scientifico, il convegno ha presentato approfondimenti e riflessioni che, come detto dal primo relatore Agostino Di Ciaula (ISDE) possono diventare promemoria sanitario per decisori politici. Decisori che devono prendere atto dei dati di carcinomi e dell’incidenza della Bpco, ma anche di quelli dell’abnorme infertilità (20-25%) mostrata da Raffaella Depalo (Policlinico di Bari), come anche dell’insolito dato socio-statistico: Taranto è l’unica città italiana in cui l’aspettativa di vita si è abbassata di due anni, contraddicendo l’orientamento che vuole l’Italia (insieme al Giappone) come il paese più vecchio del mondo. 

Insomma: Taranto rappresenta una sfida.

 A chi fa azienda, a chi gestisce la produzione nel nostro Paese, a chi progetta la sanità pubblica. Una sfida anche per quella parte di mondo medico e di ricercatori (sempre più esigua) che mette in dubbio il rapporto tra inquinanti e salute.

Una sfida e una preoccupazione che Ernesto Burgio, Direttore scientifico dell'ISDE e da un ventennio acceso sostenitore di ricerche "eretiche", ha lanciato anche più in avanti sottolineando che il problema non è solo nei tumori manifesti, visto che"non è la dose che fa il veleno, bensì la quantità nel lungo periodo", nella convinzione che embrioni, feti e gameti sono i target piu sensibili agli agenti inquinanti.


 In una perfetta linea epigenetica, Burgio ha sottolineato che "quel che si genera adesso lo percepiremo tra 20 anni", citando il Lancet che ormai parla di pandemia quando riporta i dati dell'autismo in zone fortemente inquinate. 
Immagine tratta da Facobook del medico Isde G.Ghirga
 Il riferimento del ricercatore siciliano è quella parte di scienza internazionale che ormai vede il DNA non come un elemento immutabile, ma come un dato "sprogrammabile" fin dall'utero, fortemente mutevole e sottoposto a pressioni ambientali: non a caso esistono centri di ricerca che stanno concentrando il loro lavoro proprio sulle eco-interferenze sul DNA, offrendo chiavi di lettura nuove degli effetti dell'inquinamento sul corpo umano e sui suoi meccanismi.

E dunque che fare? Chiudere, riconvertire, bonificare, statalizzare? I temi del “dopo” sono giustamente rimasti sullo sfondo, ma non si può dimenticare cosa accade da altre parti del mondo.

 Altrove è la stessa classe imprenditoriale a cercare le soluzioni a miglior impatto. Altrove – si pensi al bacino della Ruhr, a Bilbao, a Pittsburgh – la riconversione ha pagato e ha fruttato economicamente al meglio, sia nelle situazioni in cui le fabbriche sono rimaste, sia in quelle in cui le ciminiere sono state sostituite da cultura e turismo. 
Taranto potrebbe essere un modello di rinascita, invece che di morte, soprattutto se accorpata in un ipotetico “piano nazionale” alle altre due grandi aree pericolose del nostro Paese, Marghera e Augusta-Priolo, anch’esse sul mare, anche loro ad altissima incidenza tumorale.

Da Taranto la classe medica rilancia un messaggio chiaro: non chiudiamo gli occhi, partecipiamo e condividiamo dati, preoccupazioni, sfide, affinché diventino coscienza professionale e messaggio politico.


 Come ha sottolineato EmanueleVinci, coordinatore della Commissione ambiente della Federazione nazionale degli Ordini:
 "Ora non si può non sapere......


Walter Gatti

27 luglio 2012

Ilva, una sfida per Taranto e l'Italia.......Ilva, il gip: «Inquinato per profitto»



Leggi su Noalcarbone

27 luglio 2012


La magistratura è intervenuta perché è fallita la politica

 (fonte peacelink.it)
Scattano i provvedimenti a carico di chi ha diretto l'azienda. Per tutti questi anni PeaceLink ha lavorato per difendere la salute dei bambini e avviare le bonifiche ambientali. A Taranto, secondo i periti della magistratura, muoiono 2 persone ogni mese per inquinamento industriale.Leggi tutto


 
Tratto da "La Stampa"
  
Ilva, una sfida per Taranto e l'Italia

L’Ilva è a un passo dalla chiusura, avendo il gip deciso il «blocco delle attività» di cinque aree dell’acciaieria. E se muore la fabbrica muore la città, Taranto. Ma nello stesso tempo il ricatto del lavoro al Sud non può più consentire che si lavori a tutti i costi. Anche a costo di morire di lavoro.

E’ terribile il ricatto. Ne sanno qualcosa i sopravvissuti di Casale Monferrato che hanno vissuto con l’Eternit. E che solo quando la fabbrica della morte era chiusa ormai da anni hanno avuto giustizia. Adesso, la vicenda di Taranto è più complessa. Intanto perché nello stabilimento lavorano, tra diretti e indiretti, quasi 15.000 addetti. E per la città sarebbe una tragedia la perdita di 15.000 posti di lavoro. Poi perché si scatenerebbe un effetto «domino» con la chiusura di altri impianti Riva che producono tubi e acciai, e le aziende clienti dell’Ilva soffrirebbero per la mancata consegna delle materie prime.


Ma come per l’Eternit di Casale Monferrato, così l’inchiesta della procura di Taranto ha accertato che la presenza dell’acciaieria ha provocato decine di decessi di cittadini che hanno respirato i veleni dell’Ilva.


La città naturalmente si interroga e assiste agli eventi. L’anno scorso ha dovuto prendere atto che il Mar Piccolo era «avvelenato» a tal punto che tutte le coltivazioni di cozze sono state distrutte. E’ accaduto anche quest’anno.

Da sempre Taranto ha accettato la grande acciaieria che garantisce lavoro agli operai pugliesi, della Basilicata e persino della Calabria. Anche sapendo del prezzo da pagare. Quand’era Italsider, azienda pubblica, era un “«ssumificio», le assunzioni passavano attraverso il ministero delle Partecipazioni statali e dei ras democristiani locali. La produttività era un concetto astratto. Nella fabbrica prosperavano ben 546 imprese d’appalto, comprese quelle in odore di quarta mafia, di mafia pugliese.

Si moriva di fabbrica e per la fabbrica, ma politici e sindacati erano impegnati a garantire lavoro.

Poi è arrivato il padrone delle ferriere. L’inglese che si insedia in India: Emilio Riva che si ritrova la più grande acciaieria d’Europa tra le mani. Per nulla. E si è continuato a morire di fabbrica e per la fabbrica.


.........Il gip ha posto una condizione perché l’Ilva rimanga aperta: che si rendano compatibili con l’ambiente i reparti e le aree di produzioni. E’ una sfida che si deve accettare. Per Taranto e l’Italia. E ieri sera, nel corteo operaio che ha invaso la città, lo slogan che si gridava parlava di questo: «Lavoro e ambiente, connubio intelligente»

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Tratto da Il Secolo XIX

Taranto, l’Ilva chiude trema anche Genova

Non resisterà comunque a lungo in attività l’acciaieria di Cornigliano con i sigilli a Taranto..............Il protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” - sottoscritto dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione territoriale, dalla Regione Puglia, da provincia e comune di Taranto - prevede risorse per «interventi di riqualificazione ambientale» pari a «un importo complessivo di 336 milioni di euro»: 329 pubblici e 7,2 privati, spiega una nota.
 Basterà ai magistrati del Riesame per convincersi che anni e anni di inquinamento, diossina nei campi e nel mare, aumenti statistci dei morti per cancro nell’area tarantina sono un ricordo del passato? Per ora il giudizio del Gip non lascia speranze : ancora oggi gli impianti, producono emissioni nocive oltre i limiti.  
Troppo pericoloso per andare avanti anche se questo significa il rischio di perdere decina di migliaia di posti di lavoro a Taranto, Genova, Novi Ligure.

Tratto da Il Secolo XIX
 Ilva, il gip: «Inquinato per profitto»

Taranto - «Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». Sono pesantissime le conclusioni a cui è giunto il gip di Taranto Patrizia Todisco che oggi ha disposto il sequestro di sei reparti a caldo del siderurgico tarantino e ha ordinato l’arresto per otto persone, coloro che per anni hanno gestito lo stabilimento dell’Ilva.Leggi tutto