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Visualizzazione post con etichetta Inchiesta in Procura. Mostra tutti i post
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07 dicembre 2014

Per le centrali a carbone mala tempora currunt , terremoto in vista ?

Tratto da Il  Giornale.it

Centrali a carbone, terremoto in vista

 Dom, 07/12/2014

Un nuovo terremoto potrebbe abbattersi presto sulle centrali a carbone di mezza Italia. Dopo il caso di Tirreno Power a Vado Ligure, diverse Procure si stanno muovendo per verificare le condizioni ambientali delle centrali in cui hanno giurisdizione con il rischio di imminenti inchieste su almeno una decina di impianti, da Rovigo a Brindisi.

Dopo la sospensione dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia) di giugno a Savona, l'impianto di Tirreno Power - da mesi sotto indagine - ha ricevuto dalla Conferenza dei servizi una nuova Aia molto più restrittiva per il ritorno in esercizio. 
A questo punto l'azienda, ferma da mesi, dovrà capire se sarà in grado di soddisfare tutte le prescrizioni e se la Procura concederà un dissequestro, almeno parziale, per permettere gli interventi di adeguamento: la riduzione dei limiti di emissione e una produzione solo a gas, non a olio combustibile. Una serie di diktat ritenuti impraticabili dall'azienda (50% Gdf e - indirettamente - 39% Sorgenia con il 5,5% a testa tra Iren e Hera) che dovrà decidere se adeguarsi, realizzando gli interventi richiesti e poi riaprire, oppure no. Per Tirreno Power, in ogni caso, le difficoltà maggiori sono sui tempi concessi. A esempio, nel caso dell'accensione a gas dei gruppi di impianti che richiederebbe da 16 a 24 mesi di lavori, un ulteriore periodo di fermo dei siti giudicato insostenibile........
Non per altro, nei giorni scorsi, il Secolo XIX ha dato notizia che i pm di Gorizia e Brindisi, dove ci sono altre centrali a carbone, si sono recati a Savona per confrontarsi con i magistrati del caso di Vado Ligure.
Nel mirino sarebbero dunque la centrale di Monfalcone (Gorizia) di A2a (che ha sempre ribadito di «operare secondo i limiti di legge e secondo prescrizioni») e quella di Brindisi Sud (Enel). Gli impianti a carbone coinvolti potrebbero essere comunque almeno una dozzina: 7 di Enel, 3 per A2a-Edipower e uno di E.On. 
A premere sulle Procure sono politici,  e i cittadini stessi che sull'onda del caso di Savona sono spaventati da possibili rischi sulla salute.......

30 ottobre 2014

Centrale Tirreno Power, la Procura torchia i sindaci di Vado Ligure e di Quiliano.

Articolo tratto da La Stampa del 30 ottobre.

Tratto da Primocanale

Tirreno Power, interrogati sindaci di Quiliano e Vado Ligure

 VADO LIGURE - Tre ore di interrogatorio in Procura come persone informate sui fatti per Alberto Ferrando e Monica Giuliano sindaci di Quiliano e Vado Ligure.

Nel mirino della magistratura savonese le delibere approvate dai consigli comunali sui limiti delle emissioni per la centrale a carbone di Vado di Tirreno Power per poter ottenere l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale. Prima dei due sindaci erano stati convocati dal procuratoreFrancatonio Granero anche Gabriella Minervini, dirigente del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria e Maria Paola Briata, direttore della struttura complessa di Igiene e Sanità dell'Asl 2 del Savonese.


Immagine tratta da Il Secolo XIX

Savona - Tirreno Power, i due sindaci Giuliano e Ferrando ieri in Procura a spiegare i motivi che hanno spinto i due primi cittadini a dare l'Ok alla nuova AIA 


01 ottobre 2014

Tirreno Power, ecco il “precedente”: le tesi dei consulenti della Procura savonese “promosse” dai giudici del caso Enel Bis.

Leggiamo su IVG

Tirreno Power, il “precedente”: le tesi dei consulenti della Procura savonese “promosse” dai giudici del caso Enel Bis.


Vado L. “Il Tribunale afferma in proposito l’assoluta attendibilità delle conclusioni cui sono pervenuti i consulenti del pubblico ministero prof. Paolo Crosignani, relativamente all’indagine epidemiologica sulla popolazione infantile, e dott. Stefano Scarselli relativamente all’indagine ambientale relativa alla concentrazione di inquinanti al suolo e sulla biodiversità”. E’ racchiuso in queste poche righe, estratte dalle motivazioni della sentenza per il processo “Enel bis” e relativo all’impianto di Porto Tolle, uno dei concetti che potrebbe assumere un ruolo chiave nel procedimento penale che ruota intorno alla centrale termoelettrica di Vado Ligure.

I giudici del tribunale di Rovigo infatti hanno riconosciuto la validità probatoria delle conclusioni alle quali erano arrivati i consulenti dell’accusa che, e qui sta il collegamento con il caso di Vado, sono gli stessi scelti dalla Procura di Savona per indagare sulla centrale Tirreno Power. La perizia redatta dal pool di esperti nominati dal Procuratore Francantonio Granero e dal sostituto Chiara Maria Paolucci è impostata in maniera analoga rispetto a quella per il procedimento sull’impianto di Porto Tolle e, di conseguenza, il fatto che quest’ultimo studio, oltre che essere stato ritenuto fondato, sia stato abbastanza solido da supportare la tesi dell’accusa diventa un “precedente” importante per i magistrati savonesi.
Quello sull’attendibilità della consulenza non è comunque l’unico passaggio della sentenza che fa segnare dei punti a favore dell’impianto accusatorio elaborato dalla Procura di Savona: i giudici di Rovigo, infatti, si sono spinti oltre riconoscendo “sotto il profilo scientifico la correlazione fra inalazione di sostanze inquinanti, segnatamente particolato e SO2 e tumore ai polmoni”. In proposito nelle motivazioni della sentenza si legge: “E’, inoltre, un dato acquisito in dibattimento l’allarme dei sanitari per il pericolo di aumento dell’insorgenza di tale gravissima patologia. Risulta, altresì, statisticamente maggiore l’incremento del tumore al polmone nel distretto sanitario (ASL 19) più pesantemente colpito dalle emissioni della centrale”.....

Sul fronte dell’aumento delle malattie respiratorie tra i bambini invece la sentenza è severa: “L’aumento dei ricoveri per malattie respiratorie in correlazione con l’inquinamento della centrale induce ragionevolmente a ritenere che tutta la popolazione pediatrica abbia subito un vulnus significativo alla salute, non essendo ragionevole supporre che ai maggiori ricoveri non corrisponda, in generale, anche una maggiore diffusione delle stesse patologie respiratorie. Il ricovero infatti, nell’evoluzione delle patologie dell’infanzia, rappresenta l’extrema ratio, cui si ricorre quando ogni altra terapia domiciliare sarebbe vana. La correttezza di tale ragionamento è rafforzata dagli studi epidemiologici condotti attraverso l’uso dei farmaci, i quali attestano non solo la maggiore diffusione nell’area di impatto della centrale di malattie respiratorie, ma anche la loro persistenza nel tempo”.

I giudici, sempre nella sentenza (emessa lo scorso 31 marzo) affermano anche che “la sussistenza di valide leggi scientifiche a carattere epidemiologico, che individuano un rapporto direttamente proporzionale fra inquinanti atmosferici (quali ossidi di zolfo, ossidi di azoto, metalli e polveri sottili) e malattie respiratorie e cardio-circolatorie può dirsi pacifica e diffusa, sia nella comunità scientifica che nella società civile, quantomeno dai primi anni novanta del secolo scorso. Il contenuto di tali leggi scientifiche non è stato oggetto di alcuna contestazione da parte dei – pur numerosi – consulenti introdotti dalle difese”.

Tra gli altri concetti espressi dal tribunale anche quello che precisa l’importanza della tutela della salute concludendo che “la mera autorizzazione – peraltro tacita – al funzionamento della centrale non è sufficiente ad escludere reati suscettibili di incidere sulla salute delle persone”. Un concetto ribadito a pagina 26 della sentenza: “Tali violazioni, infatti,condussero al pregiudizio di un bene, ‘la salute’ di una generalità indefinita di individui, avente rango costituzionale, e come tale estraneo al c.d. ‘rischio consentito’, ossia a quel novero di eventi di danno e di pericolo, la cui verificazione non è penalmente rilevante, essendo controbilanciata dalla scriminante dell’esercizio del diritto. L’attività imprenditoriale, infatti, non può svolgersi in contrasto con (‘utilità sociale’ (art. 49 Cost.) e non può compromettere il bene salute (art. 32 Cost.). Pertanto, la stessa non può essere legittima ove vulneri in modo significativo tale bene giuridico e diviene colpevole se ciò avviene nella consapevolezza di violare precise disposizioni legislative”.

Viste le numerose affinità con il caso della centrale di Vado, è facile pensare che quanto scritto dal Collegio giudicante di Rovigo (il presidente Cristina Angeletti, e i due giudici Silvia Varotto e Gilberto Stigliano Messuti) sarà letto e studiato con molta attenzione anche dagli attori del procedimento savonese: senza dubbio sia i pm che i difensori di Tirreno Power potrebbero trovarci spunti interessanti.

Olivia Stevanin  Continua a leggere su IVG

Leggi anche 
Processo Enel Porto Tolle: si agì al fine di incrementare gli utili d'impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”. 

27 luglio 2012

Ilva, una sfida per Taranto e l'Italia.......Ilva, il gip: «Inquinato per profitto»



Leggi su Noalcarbone

27 luglio 2012


La magistratura è intervenuta perché è fallita la politica

 (fonte peacelink.it)
Scattano i provvedimenti a carico di chi ha diretto l'azienda. Per tutti questi anni PeaceLink ha lavorato per difendere la salute dei bambini e avviare le bonifiche ambientali. A Taranto, secondo i periti della magistratura, muoiono 2 persone ogni mese per inquinamento industriale.Leggi tutto


 
Tratto da "La Stampa"
  
Ilva, una sfida per Taranto e l'Italia

L’Ilva è a un passo dalla chiusura, avendo il gip deciso il «blocco delle attività» di cinque aree dell’acciaieria. E se muore la fabbrica muore la città, Taranto. Ma nello stesso tempo il ricatto del lavoro al Sud non può più consentire che si lavori a tutti i costi. Anche a costo di morire di lavoro.

E’ terribile il ricatto. Ne sanno qualcosa i sopravvissuti di Casale Monferrato che hanno vissuto con l’Eternit. E che solo quando la fabbrica della morte era chiusa ormai da anni hanno avuto giustizia. Adesso, la vicenda di Taranto è più complessa. Intanto perché nello stabilimento lavorano, tra diretti e indiretti, quasi 15.000 addetti. E per la città sarebbe una tragedia la perdita di 15.000 posti di lavoro. Poi perché si scatenerebbe un effetto «domino» con la chiusura di altri impianti Riva che producono tubi e acciai, e le aziende clienti dell’Ilva soffrirebbero per la mancata consegna delle materie prime.


Ma come per l’Eternit di Casale Monferrato, così l’inchiesta della procura di Taranto ha accertato che la presenza dell’acciaieria ha provocato decine di decessi di cittadini che hanno respirato i veleni dell’Ilva.


La città naturalmente si interroga e assiste agli eventi. L’anno scorso ha dovuto prendere atto che il Mar Piccolo era «avvelenato» a tal punto che tutte le coltivazioni di cozze sono state distrutte. E’ accaduto anche quest’anno.

Da sempre Taranto ha accettato la grande acciaieria che garantisce lavoro agli operai pugliesi, della Basilicata e persino della Calabria. Anche sapendo del prezzo da pagare. Quand’era Italsider, azienda pubblica, era un “«ssumificio», le assunzioni passavano attraverso il ministero delle Partecipazioni statali e dei ras democristiani locali. La produttività era un concetto astratto. Nella fabbrica prosperavano ben 546 imprese d’appalto, comprese quelle in odore di quarta mafia, di mafia pugliese.

Si moriva di fabbrica e per la fabbrica, ma politici e sindacati erano impegnati a garantire lavoro.

Poi è arrivato il padrone delle ferriere. L’inglese che si insedia in India: Emilio Riva che si ritrova la più grande acciaieria d’Europa tra le mani. Per nulla. E si è continuato a morire di fabbrica e per la fabbrica.


.........Il gip ha posto una condizione perché l’Ilva rimanga aperta: che si rendano compatibili con l’ambiente i reparti e le aree di produzioni. E’ una sfida che si deve accettare. Per Taranto e l’Italia. E ieri sera, nel corteo operaio che ha invaso la città, lo slogan che si gridava parlava di questo: «Lavoro e ambiente, connubio intelligente»

 .Leggi l'articolo integrale






Tratto da Il Secolo XIX

Taranto, l’Ilva chiude trema anche Genova

Non resisterà comunque a lungo in attività l’acciaieria di Cornigliano con i sigilli a Taranto..............Il protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” - sottoscritto dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione territoriale, dalla Regione Puglia, da provincia e comune di Taranto - prevede risorse per «interventi di riqualificazione ambientale» pari a «un importo complessivo di 336 milioni di euro»: 329 pubblici e 7,2 privati, spiega una nota.
 Basterà ai magistrati del Riesame per convincersi che anni e anni di inquinamento, diossina nei campi e nel mare, aumenti statistci dei morti per cancro nell’area tarantina sono un ricordo del passato? Per ora il giudizio del Gip non lascia speranze : ancora oggi gli impianti, producono emissioni nocive oltre i limiti.  
Troppo pericoloso per andare avanti anche se questo significa il rischio di perdere decina di migliaia di posti di lavoro a Taranto, Genova, Novi Ligure.

Tratto da Il Secolo XIX
 Ilva, il gip: «Inquinato per profitto»

Taranto - «Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza». Sono pesantissime le conclusioni a cui è giunto il gip di Taranto Patrizia Todisco che oggi ha disposto il sequestro di sei reparti a caldo del siderurgico tarantino e ha ordinato l’arresto per otto persone, coloro che per anni hanno gestito lo stabilimento dell’Ilva.Leggi tutto



18 aprile 2012

VERSO LA SENTENZA Ilva, processo al disastro

 Tratto da Lettera 43
VERSO LA SENTENZA

Ilva, processo al disastro

Taranto fa i conti con l'emergenza ambientale e il lavoro.

di Antonietta Demurtas
L'acciaieria Ilva di Taranto.

Se i muri potessero parlare, quelli della procura di Taranto direbbero che sull'inchiesta che vede indagati cinque dirigenti dell’Ilva per disastro ambientale, il rinvio a giudizio è vicino. E che prima dell'estate dovrebbe aprirsi un processo penale che potrebbe stravolgere giurisprudenza e imprese italiane ben più del caso Eternit.
Questa volta, infatti, fra gli imputati non c'è un'azienda chiusa da 20 anni, ma un impianto siderurgico attivo che impiega 11.600 dipendenti diretti, più 2.500 dell'indotto.
 

 DISASTRO AMBIENTALE. Una responsabilità che grava sulle spalle del piccolo tribunale di Taranto e del procuratore capo Franco Sebastio. Che ha avviato una complessa indagine nei confronti dei responsabili dell’impianto siderurgico in relazione alle gravissime ipotesi di reato (disastro doloso, avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, danneggiamento aggravato e violazioni alla normativa in materia di inquinamento atmosferico) in danno alla comunità.
Sull'esito del procedimento, però, il procuratore non esclude alcuna possibilità, neppure l'archiviazione del caso. «Stiamo valutando. Il nostro compito è fare chiarezza», dice a Lettera43.it.

«La vita di una persona non può essere barattata con 10 mila posti di lavoro»

Per ora a parlare è una perizia medico-epidemiologica disposta dalla procura che ha rilevato una connessione tra le malattie, le morti causate da tumori e l'inquinamento prodotto dall'Ilva. Accertati 174 decessi per tumore in sette anni. In particolare, nei quartieri Tamburi e Borgo, a ridosso dell'acciaieria, sarebbe stato registrato il quadruplo di mortalità e il triplo di ricoveri per malattie cardiache rispetto al resto della città.
Quanto allo stato di salute degli operai della industria siderurgica, il quadro di compromissione, scrivono gli esperti, «è confermato dall'analisi dei ricoveri ospedalieri con diverse diagnosi di tumori, e malattie cardiovascolari e respiratorie».

 
LA SCELTA TRA DUE DIRITTI. Ma è proprio sul difficile rapporto tra ambiente e occupazione che la città rischia ancora una volta di dividersi. Ed è sulla difesa di due diritti costituzionali fondamentali come quello alla salute e al lavoro che la procura è chiamata a misurarsi.
Su quale scegliere, però, i dubbi sono subito archiviati: «Nella nostra Costituzione c'è un solo diritto che, non solo ha valore assoluto, ma non accetta il minimo contemperamento anche in presenza di altri diritti tutelati dalla Carta, ed è il diritto alla vita, ovvero alla salute», ribadisce Sebastio.

AL PRIMO POSTO LA VITA. Per il procuratore non esiste quindi un ragionamento del tipo: per 1.000 posti possiamo accettare tre o quattro morti. «Neppure la vita di una sola persona può essere barattata con 10 mila posti di lavoro, la nostra Costituzione è strutturata in questa maniera».

LA GIUSTIZIA VIGILA DAL 1982. A chi però si domanda come mai si sia arrivati solo oggi a questo procedimento giudiziario, Sebastio risponde senza esitazioni: «La prima sentenza del tribunale di Taranto con la quale l'Italsider venne condannata per la diffusione delle polveri dei parchi minerari sul quartiere Tamburi la feci io da pretore nel luglio del 1982».
Da quella data in poi ci sono stati almeno altri cinque procedimenti penali dei quali l'attuale procuratore si è sempre interessato e «che si sono tutti conclusi con sentenza di condanna definitiva», sottolinea.......

Dopo l'indagine della procura a Roma si apre il tavolo Emergenza Taranto

La procura di Taranto non accetta quindi la critica che spesso le è stata mossa di aver chiuso un occhio davanti alle morti dell'Ilva. Il loro lento operare è giustificato dal fatto che le capacità operative e organizzative non sono le stesse di «altri tribunali più fortunati».
«Non è che ci siamo svegliati improvvisamente oggi dopo anni di silenzio, c'è stata una escalation di processi con numerosi di capi di imputazione quasi a voler dire: non fateci arrivare agli estremi, non fateci arrivare al disastro ambientale».
DIOSSINA: 1.000 ANIMALI ABBATTUTI. Poi però «quando si arriva al punto che si devono abbattere oltre 1.000 capi di bestiame perché le carni sono contaminate dalla diossina e si devono spostare le coltivazioni di mitili dal Mar Piccolo al Mar Grande allora le cose cambiano». Quando si arriva a questi estremi allora il capo di imputazione non può che essere altrettanto pesante.
LA CITTÀ PIÙ INQUINATA D'EUROPA. Ma quella di Taranto, la città più inquinata d'Europa, è una situazione nota a tutti. È stata però la procura a dover disporre la prima indagine epidemiologica. E visti gli esiti della perizia disposta dal gip Patrizia Todisco, è stato poi ancora una volta il procuratore Sebastio, con una lettera, a sollecitare le istituzioni (ministero dell'Ambiente, Regione, Provincia e Comune) a intervenire per tutelare la salute dei cittadini tarantini.
IL 17 APRILE IL TAVOLO A ROMA. Perché allora tutti gli organi pubblici preposti non hanno fatto niente? «Ho saputo che la risposta alla mia lettera è stata: apriamo un tavolo». Ed è infatti Emergenza Taranto il tema della riunione convocata alla presidenza del Consiglio dei ministri a Roma il 17 aprile.
Ma visto che «un magistrato non può aprire tavoli», ancora una volta il procuratore ricorda: «Noi accertiamo responsabilità penali, di reati. Non possiamo interessarci di quelle economiche, politiche e sociali». Perché, «la magistratura non fa la lotta all'inquinamento».

E sul lavoro: «È scorretto scaricare questi problemi sulla magistratura»

Altri sono infatti gli organi che dovrebbero lottare contro l'inquinamento. Così come sono altre le istituzioni che dovrebbero occuparsi della questione occupazionale, che grava come una spada di Damocle sulla testa degli operai in caso si aprisse il processo.

..........Pressioni mediatiche che non preoccupano però la procura: «Decideremo con serenità nei tempi giusti perché queste sono decisioni che devono essere adeguatamente meditate».
In attesa di una decisione ufficiale è sintomatico che tutti i processi che la procura abbia fatto in materia di inquinamento si siano conclusi con sentenza di condanna definitiva. Eccetto uno, sull'inquinamento delle cokerie, che per una settimana è andato prescritto in Cassazione. Ma è stata comunque confermata la condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili che si erano costituite.
Martedì, 17 Aprile 2012
Leggi l'articolo integrale

16 giugno 2011

LETTERA DI RICHIESTA DI RETTIFICA DI UNITI PER LA SALUTE ALL' ARTICOLO APPARSO OGGI SU "LA STAMPA"


UNITI PER LA SALUTE Associazione di Volontariato ONLUS

Preg. dott Mario Calabresi
direttore de “La Stampa” – Torino
Preg.Capo Redattore
"la Stampa"-edizione di Savona Sandro Chiaramonti

Leggiamo con il massimo stupore, data la serietà del giornale ,l’articolo apparso oggi sulla VS edizione di Savona dal titolo”Morti sospette, la Procura indaga” nel quale il dott Paolo Franceschi viene presentato come un dirigente della nostra associazione:
si tratta di notizia assolutamente non veritiera!
Il dott. Paolo Franceschi non solo non è un dirigente della nostra associazione, ma non vi è mai stato nemmeno iscritto.

Vede Direttore, noi non siamo amareggiati per il fatto che una figura come quella del dott Franceschi sia stata erroneamente indicata come parte della nostra associazione come fatto in sè, ma perché questa notizia oltre che assolutamente non veritiera, riteniamo possa creare un effetto distorto in quanto importata in un contesto nel quale la dirigenza della locale centrale termoelettrica viene definita “irritata per almeno una delle nomine di consulenti” da parte della Procura, e nell’inciso tra parentesi successivo, il dott Franceschi è indicato come dirigente di “Uniti per la Salute”.

Non dobbiamo certo noi ricordare come il dott. Franceschi goda di stima universalmente riconosciuta per i suoi studi approfonditi , per la sua dirittura ed indipendenza assoluta (qualità assai rare di questi tempi) . Qualità autorevolmente riconosciutegli anche come referente Scientifico dell’Ordine dei Medici.

A quanto ci risulta nessuno ha mai potuto contestare
la validità scientifica dei suoi studi.

Per quanto ci riguarda non abbiamo alcun interesse che non sia quello della tutela della salute ed il nostro scopo è di avere un quadro sempre onesto, corretto e veritiero; non abbiamo alcuna prevenzione di tipo ideologico, ed a riprova di ciò la fonte dei nostri interventi è sempre tratta da documentazione ufficiale.

Essendo una associazione ONLUS, non disponiamo evidentemente di risorse economiche che non siano quelle fornite con grande sacrificio prevalentemente dai soci stessi e dai simpatizzanti e quindi non avendo la potenza economica per permetterci di acquistare intere pagine di giornale o tappezzare il territorio con enormi manifesti, con molto impegno di volontariato e con molti sacrifici cerchiamo di svolgere documentata attività di informazione con i pochi mezzi a disposizione organizzando prevalentemente incontri pubblici.

Ad alcuni di questi incontri pubblici ci siamo onorati di invitare anche il dott Franceschi come insigne studioso, così come abbiamo invitato fior di personalità del mondo scientifico come docenti universitari americani, medici ISDE, scienziati del CNR e il Presidente dell’Ordine dei Medici (di cui il dott Franceschi è Referente Scientifico) Ordine che ci ha anche concesso il suo autorevole patrocinio.

Per i motivi suesposti ci stupisce profondamente che un quotidiano (e nella fattispecie la sua redazione savonese) che merita il massimo rispetto come il vostro, noto per la sua correttezza, sia incorso in uno errore così macroscopico: sarebbe bastata una telefonata od una semplice mail alla nostra associazione prima di dare una notizia non veritiera.

La preghiamo quindi, ai sensi delle vigenti norme sulla stampa, di voler pubblicare integralmente la presente e con la stessa rilevanza della notizia erroneamente data.
Con l’occasione ci permettiamo di chiederLe, dott. Calabresi, un incontro diretto per argomentare più approfonditamente nel merito.
Cordialmente

Uniti per la Salute associazione di volontariato ONLUS

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Leggi su Savona News l'articolo di MARIO MOLINARI e guarda i video

Carbone e malattie: la Procura alza il sipario.

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Tratto da Il Corriere del mezzogiorno

Non contrastarono lo smog, indagati Lombardo, Cuffaro e 7 assessori regionali

Per i pm non avrebbero predisposto «strumenti adeguati a «rimuovere o attenuare le cause dell’inquinamento»

Gli amministratori sono indagati di omissione d’atti d’ufficio e getto pericoloso di cose.. A Lombardo, Cuffaro e agli assessori si contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto dell’inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza «dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale, dell’andamento della qualità dell’aria, del persistere dei fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge».
In particolare gli indagati non hanno mai adottato il piano di risanamento e mantenimento relativo all’inquinamento atmosferico, i programmi per il raggiungimento dei valori limite ai fini della protezione della salute della popolazione, da predisporre entro 18 mesi, e i piani di risanamento della qualità dell’aria.

Secondo i magistrati inquirenti i due presidenti della Regione e gli assessori, tenuti in forza di una direttiva comunitaria recepita da una legge nazionale, a predisporre tutti gli strumenti adeguati a «rimuovere o attenuare le cause dell’inquinamento», sarebbero venuti meno al loro ruolo di garanti della salute e dell’incolumità dei cittadini siciliani. Cuffaro, Lombardo e gli assessori, per i pm, avrebbero consentito che le emissioni inquinanti «determinassero un superamento dei limiti stabiliti dalla legge per la qualità dell’aria con conseguente causazione di emissioni atte ad offendere e molestare una pluralità di persone».

Leggi tutto

13 settembre 2010

1)...A proposito del potenziamento a carbone della centrale Tirreno Power 2)Inchiesta sui veleni!

Vi proponiamo due video tratti da You Tube.



GUARDA IL VIDEO direttamente su Youtube (inserito da Savonameetup)

E ora le testimonianze di cittadini che vivono vicino a centrali a carbone in altre regioni in questo secondo video.
Un filmato girato dai cittadini a Brindisi, dove è stata realizzata una centrale a carbone (simile a quella in costruzione a Torre Valdaliga, nei pressi di Civitavecchia).
Sono stati intervistati cittadini, commercianti, medici, agricoltori ed amministratori che vivono ogni giorno l'esperienza di una grande centrale a carbone in esercizio.




GUARDA IL VIDEO:Anche qui è possibile visionarlo direttamente su Youtube.

Forse sarebbe meglio che li guardassero più volte e valutassero molto attentamente anche quei sindacalisti che promuovono l'ampliamento a carbone della centrale...