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14 ottobre 2008

2008/14/10" Nasa: la prima mappa satellitare della CO2 troposferica"


Tratto da greenreport.it
13/10/2008
Nasa: la prima mappa satellitare della CO2 troposferica
di Riccardo Mostardini

FIRENZE. Un gruppo di ricerca coordinato da Moustafa Chahine del Jet Propulsion Laboratory della Nasa ha pubblicato venerdì scorso la prima mappa satellitare riguardante la distribuzione della CO2 nella media troposfera, ad un’altezza di circa 8 km dalla superficie terrestre. La troposfera è la parte più bassa dell’atmosfera, dove sono concentrati la maggior parte del vapore acqueo e degli elementi inquinanti di origine antropica, sia climalteranti che non. Il suo spessore varia da 8 km (ai poli) fino a 16-18 km (equatore), mentre alle nostre latitudini si aggira intorno agli 11 km.

Lo studio della Nasa ha inteso evidenziare le dinamiche di distribuzione della CO2 all’interno di essa, basandosi su rilevamenti compiuti dal settembre 2002 al luglio 2008 dalla strumentazione installata sul satellite Aqua. Ciò potrà fornire un fondamentale complemento degli studi compiuti finora, basati in grande prevalenza su osservazioni aeree e su rilevamenti compiuti al suolo. Dati ancora più significativi potranno essere ottenuti dal gennaio 2009, allorché sarà lanciato nello spazio l’Orbiting carbon observatory (Oco), primo satellite studiato esplicitamente per lo studio delle dinamiche delle molecole carboniche. Finora, invece, ricerche analoghe sono state compiute, come in questo caso (il satellite Aqua, lanciato nel 2002, è destinato principalmente allo studio delle dinamiche del ciclo idrico terrestre), grazie a strumenti montati su satelliti destinati ad altre missioni di studio.

La ricerca – si legge nel comunicato della Nasa – ha evidenziato come la distribuzione della CO2 nella media troposfera sia «fortemente influenzata dalle principali fonti di rilascio e dalle configurazioni di circolazione atmosferica su larga scala, come le correnti a getto e le dinamiche meteorologiche alle medie latitudini». I modelli di distribuzione della CO2 evidenziano significative differenze «tra l’emisfero nord, con le sue molte masse continentali, e l’emisfero sud, che è largamente coperto dall’oceano».

I dati raccolti permetteranno – soprattutto dopo che saranno integrati da quelli provenienti dall’Orbiting carbon observatory - di migliorare la comprensione dell’effettiva dinamica delle molecole carboniche successivamente al loro rilascio in atmosfera, dinamica su cui ancora sussistono molti aspetti oscuri. «Il Diossido di carbonio è difficile da misurare e tracciare» - ha dichiarato Chahine - «nessun luogo sulla terra è immune dalla sua influenza. Occorreranno molte ricerche indipendenti per convincere questo “colpevole” a “uscire dal nascondiglio” e monitorare il suo percorso dalla creazione allo stoccaggio».

Nell’immagine, le concentrazioni di CO2 troposferica nelle varie regioni del globo sono indicate con colori che vanno dal celeste (376 ppmv) al rosso (386 ppmv). Come si può vedere, balzano subito all’occhio due fasce in cui si hanno concentrazioni più forti, entrambe tra i 30 e i 40 gradi di latitudine nei due emisferi. Mentre la fascia boreale era ben conosciuta, e corrisponde «ad una cintura di aria inquinata alle medie latitudini dell’emisfero nord», la corrispondente striscia nell’emisfero australe non era stata mai evidenziata in precedenza: i ricercatori sostengono che la presenza della cordigliera delle Ande «spinge in alto la CO2 prodotta dalle principali fonti sulla superficie terrestre, come la respirazione delle piante, gli incendi e le infrastrutture usate per la produzione di carburanti sintetici e per la generazione di energia. Una porzione di questa CO2 spinta in alto (..) resta intrappolata nella corrente a getto e viene trasportata rapidamente intorno al mondo. La Troposfera» - ha concluso Chahine - «è come le acque internazionali: ciò che viene prodotto in un luogo si dirigerà da un’altra parte».

In conseguenza di ciò, la Nasa conclude che la zona con forti concentrazioni di CO2 visibile nell’Atlantico del nord deriva da emissioni prodotte negli Stati Uniti sud-orientali. I forti tassi di CO2 troposferica sul Mediterraneo derivano dalle fonti nordamericane e da quelle europee. Il Diossido prodotto dall’Asia meridionale va a incidere prevalentemente sul medio oriente, mentre quello prodotto in estremo oriente si dirige in gran parte sull’oceano Pacifico, fino alle coste della California.

Dati di grande interesse e in buona parte inediti, per i motivi sopra elencati. Il proseguire degli studi sarà di grande importanza per introdurre nel dibattito globale sul surriscaldamento climatico la constatazione – finora tenuta sottotraccia – che siamo tutti decisamente sulla stessa barca, e che è illusorio pensare di combattere gli effetti perversi del cambio climatico con azioni di prospettiva locale.

Va anche evidenziato come, ancora una volta, la sconsiderata ingordigia di combustibili fossili dei paesi sviluppati influisca in gran parte su regioni del globo ben meno industrializzate. Come a dire, noi consumiamo più di voi, emettiamo più di voi, ma le conseguenze le pagate... soprattutto voi, che avete la sfortuna di essere sottovento alle nostre ciminiere e ai nostri ingorghi stradali. Resta comunque ancora da chiarire l’effettiva relazione di causa ed effetto tra CO2 troposferica a livello locale e mutamenti climatici nelle zone coinvolte: anche il prossimo rapporto Ipcc, è stato annunciato, conterrà prevalentemente analisi climatiche zonali, e darà minore importanza rispetto al passato a valutazioni di carattere globale.

13 ottobre 2008

2008/13/10 "Il carbone pulito non esiste" "Carbone nemico dell'umanità"


Tratto da blogeko.it
Il carbone pulito non esiste.

I potenti della Terra citano così spesso il carbone pulito. Ma bisognerebbe ripeterlo altrettante volte: il carbone pulito non esiste.
Il carbone pulito rientra nella ricetta energetica del ministro Scajola, insieme al nucleare.
Addirittura il carbone pulito ha ricevuto corposissime iniezioni di quattrini nell'ambito del maxi piano americano per salvare le istituzioni finanziarie in crisi.

Per carbone pulito, o Ccs (carbon capture and storage), si intende l'impiego del carbone per produrre energia elettrica abbinato a tecnologie per diminuire le emissioni di anidride carbonica - il gas dell'effetto serra - che sono ancor più alte, nel caso del carbone, rispetto agli altri combustibili fossili.

Per avere il carbone pulito serve il 30% di energia in più. Quella appunto per catturare l'anidride carbonica e sotterrarla da qualche parte, con la speranza che non evada. Ovviamente, aumentano del 30% anche i costi.
Proprio per gli alti costi i progetti di carbone pulito negli Usa non decollano, nonostante vengano foraggiati con denaro dei contribuenti.
In attesa di tecnologie migliori di quelle attuali, si prevede che il carbone pulito non potrà essere disponibile a livello commerciale fino al 2020.
Al momento, impianti a carbone pulito non esistono.
Infine estrarre carbone è inquinante e pericoloso. In media 30 morti all'anno nelle miniere americane, e ben 8.000 - diconsi ottomila - in quelle cinesi.
Il carbone pulito è un mito, una chimera esattamente come il nucleare di quarta generazione, che non sarà disponibile fin verso il 2030-40. Ricordatelo, ogni volta che ne sentite parlare.


Carbone nemico dell'umanità


Andrebbe fatto leggere ai dirigenti dell'Enel che ancora insistono a parlare di carbone "pulito", al quale vogliono convertire le centrali di Civitavecchia e Porto Tolle. Si tratta di un articolo di David Roberts di Grist intitolato Il carbone è il nemico della razza umana: "Il carbone" scrive "è ripugnante. Distrugge gli ecosistemi dove viene estratto. Uccide le persone che ci lavorano. Gli impianti a carbone emettono particolato nell'aria causando disturbi respiratori. Gettano mercurio nelle acque provocando malformazioni congenite nei neonati. Emettono anidride carbonica in atmosfera causando i cambiamenti climatici". "L'obiettivo" aggiunge "deve essere eliminare l'industria del carbone"........ E poi andrebbe approvata una moratoria contro le centrali a carbone.

12 ottobre 2008

2008/10/12"COMUNICATO STAMPA DEL W.W.F.PER UNA LIGURIA SENZA INCENERIMENTO."


SAVONA, Lì 11 Ottobre 2008
COMUNICATO STAMPA
RIFIUTI: LA REPLICA DEL WWF ALLE PROPOSTE DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E NUOVE DISCARICHE IN PROVINCIA DI SAVONA.PER UNA LIGURIA SENZA INCENERIMENTO.
In riferimento alle proposte emerse su organi di stampa riguardo la realizzazione di un termovalorizzatore, nuove e/o ampliamenti di discariche in Provincia di Savona , si ritiene portare a conoscenza la posizione del WWF contenuta in un documento di
posizionamento a livello nazionale:
…” La complessa gestione del rifiuto deve essere svolta nel rispetto di diversi principi comunitari: principio di integrazione tra le politiche di tutela dell’ambiente e gli altri settori, di precauzione, di prevenzione, di “chi inquina paga”, nonché dei principi di responsabilità individuale, di responsabilità condivisa, di prossimità e di “governance”.
I costi dismaltimento devono essere interamente coperti da colui che crea il rifiuto e l’addebito degli stessi deve emergere in maniera chiara e trasparente, sia nella catena di produzione che nelle tariffe pubbliche.
Devono, pertanto, essere sostenute e incentivate tutte le azioni utili per il conseguimento degli obiettivi posti dalle direttive comunitarie, nel rispetto della gerarchia delle modalità di gestione dalle stesse indicata, che tendono alla realizzazione di un sistema produttivo senza rifiuti.
Restando valido l’assunto che “il miglior rifiuto è quello non prodotto”, si ritiene opportuno effettuare un salto culturale nella definizione di rifiuto, limitandola al concetto della non ulteriore riutilizzabilità dei materiali; verrebbe così ad essere destinato allo smaltimento solo ciò che, per le sue caratteristiche fisiche e chimiche, o per la sua ridotta quantità, non è più interamente ed immediatamente utilizzabile in attività umane o cicli naturali.
In sintesi il rifiuto da smaltire costituisce l’espressione di una cattiva progettazione industriale e/o di un’errata modalità di consumo ( vedi inceneritori e CDR ). A tale scopo deve essere promosso e attuato uno sforzo, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, per indirizzare le scelte produttive verso un modello economico basato sulla valorizzazione delle risorse, sulla smaterializzazione dei consumi e sulla sostenibilità ambientale.
Il WWF Italia riconosce il raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti zero” quale fattore di sostenibilità ambientale.
Tale obiettivo si articola nel modo seguente.
1. La priorità deve essere riconosciuta alla diminuzione della pericolosità e della quantità dei rifiuti.
2. Recupero e riciclo dei rifiuti.
3. Azzerare lo smaltimento.

Per il conseguimento di detto obiettivo, dovranno altresì essere eliminate tutte le forme dirette o indirette di incentivo o di sussidio a favore degli impianti di smaltimento o dell’esercizio dei medesimi ( vedi inceneritori e CDR ).
Dovranno, pertanto, essere impostate politiche fiscali tese a scoraggiare il ricorso a detti impianti o pratiche ed avvantaggiare la riduzione della produzione dei rifiuti o del recupero dei medesimi.
“Per intanto –conclude il WWF, si auspica che entro il 2020 venga raggiunto l’obiettivo rifiuti-zero perlomeno riguardo ai rifiuti solidi urbani e a quelli a loro assimilati.
Nella fase transitoria, ai fini dell’individuazione di eventuali impianti di smaltimento si dovrà
tener conto innanzitutto della loro indispensabilità in riferimento al caso concreto.
Per Savona ed in generale tutta la Regione si ritengono non attuabili impianti e/o
prodotti destinati a qualsiasi forma di incenerimento.
Nel nome della tutela della salute e della biodiversità dell'ecosistema, per la nostra e per le future generazioni.

Contatto:
WWF Savona
Il Presidente Sezione Regionale WWF Liguria
Piombo Marco

2008/10/12 "I fondi Enel devono compensare danni pregressi":Lo afferma il Coordinamento Medici dell'Alto Lazio"


Trastto da CENTUMCELLAE NEWS"
I fondi Enel devono compensare danni pregressi"

Lo afferma il Coordinamento Medici che propone un diverso utilizzo dei finanziamenti mirata alla real tutela della salute e dell'ambiente

CIVITAVECCHIA - "I tredici milioni di euro devono essere considerati quali compensazioni per danni pregressi, ed essere destinati ad opere pubbliche finalizzate sia a mitigare gli effetti nefasti delle emissioni inquinanti già emesse dalla combustione di olio combustibile nella ex TVN, sia a prevenire ulteriori danni all’ambiente e alla salute scientificamente previsti per la nuova TVN a carbone sporco."
Ad affermarlo è il coordinamento Medici per la salute e l'ambiente che riapre così la polemica sull'utilizzo dei fondi Enel. Secondo il Coordinamento, infatti, con la variazione di Bilancio ratificata la scorsa settimana dal Consiglio comunale, praticamente il totale dei finanziamenti dell'azienda elettrica sono stati vincolati di fatto ad interventi che nulla hanno a che vedere con il principio della compensazione ambientale per i quali, almeno teoricamente, sono stati concessi, tanto da definire destinati soprattutto alla spesa corrente del Comune.
"L’unica voce parzialmente compatibile con la natura di tali compensazioni – affermano i Medici - è quella dei cinque milioni di euro da destinare alla revisione della rete idrica in quanto le falde acquifere potenzialmente inquinate vanno monitorate con accuratezza e potabilizzate senza rischi per la collettività. Tutte le altre vie di utilizzazione delle risorse finanziarie (variante di trincea, manifestazioni goderecce o culturali e copertura di “buchi” di gestione…) sono da considerare storno e dissipazione di danaro pubblico".
Il Coordinamento propone quindi quella che a suo avviso sarebbe una più congrua e legittima gestione del “tesoretto Enel”. "Controllo scientifico e puntuale dei dati forniti dalle centraline di monitoraggio degli inquinanti, ora disseminate sul territorio senza un piano organico e senza un responsabile fisicamente identificabile; supporto tecnico-amministrativo per strutture sanitarie pubbliche che si occupano di patologie correlate agli inquinanti (servizi broncopneumologici, cardiovascolari e oncologici; centri di elaborazione dati); costituzione d’una “task-force” tecnico-giuridica impegnata nella difesa giudiziaria della collettività contro gli abusi di entità private (navi da crociera e navi da trasporto) o di omissioni e ritardi da parte di strutture pubbliche (Arpa, Asl, Ispettori Inail e Assessori alla sanità e all’ambiente)".
Non chiediamo la luna – concludono i Medici - Ci accontentiamo di non degradare ulteriormente gli equilibri della nostra Madre Terra che sta subendo ferite immedicabili da parte dei cosiddetti “decisionisti” che, ai nostri occhi disincantati, appaiono come i “nuovi barbari” dell’era dello sviluppo ad ogni costo, ma di fatto insostenibile per i delicati equilibri ambientali e sanitari.

2008/10/12 "APPREZZAMENTO E SOSTEGNO DEI CITTADINI PER LA FERMEZZA DELLA PROVINCIA DI VITERBO CONTRO LA RICONVERSIONE A CARBONE DI TVN"


RICEVIAMO DA TORREVALDNIGA-NORD:INVIAMO LA LETTERA PROTOCOLLATA ALLA PROVINCIA DI VITERBO A NOME DEL COMITATO LIBERO DEI CITTADINI DI TARQUINIA E DEL MOVIMENTO NO COKE ALTO LAZIO CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE e sollecitamente pubblichiamo

LETTERA A MAZZOLI:APPREZZAMENTO E SOSTEGNO DEI CITTADINI PER LA FERMEZZA DELLA PROVINCIA DI VITERBO CONTRO LA RICONVERSIONE A CARBONE DI TVN
Date: 11/10/2008 22.30

Oggetto: Riconversione a carbone della centrale Enel S.P.A. “Torre Valdaliga Nord” di Civitavecchia; Apprezzamento e sostegno dei cittadini alla posizione di fermezza della provincia di Viterbo per difendere la salute e il lavoro del territorio

Il Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia e il Movimento No Coke Alto Lazio esprime grande apprezzamento e la più ferma approvazione per la posizione che la Provincia di Viterbo ha mantenuto fino ad oggi rispetto all'’invito del Presidente della Regione Lazio, Marrazzo, di firmare l'’accordo quadro tra Enel S.p.a. e Comuni delle due provincie,Roma e Viterbo.

La provincia di Viterbo ha scelto così di stare dalla parte dei cittadini del comprensorio che si stanno battendo per la tutela della salute e del lavoro agricolo e turistico di questa terra.

Condividiamo con voi che l’'accordo quadro sottoposto da Marrazzo non può essere firmato in quanto prima di tutto è illegittimo sotto il punto di vista legislativo perché l '’erogazione di contributi economici come stabiliti nei specifici accordi bilaterali Comuni/ENEL non trova riscontro nella normativa di settore in relazione alle misure di compensazione il D.L. 7 febbraio 2002, n.7 convertito in legge dall’art.1 Legge 9 aprile 2002 n. 55, in base al quale è stata approvata la riconversione a carbone della centrale Torrevaldaliga Nord, prevede, all’ 'art.2 comma 3 “ l’'individuazione di misure di compensazione e riequilibrio ambientale” ma all'’art. 5 sospende l’ 'efficacia dell'’allegato IV al Dpcm 27 dicembre 1988, dell'’articolo 15 della L. n. 393/75, e del regolamento di cui al Dpr n.53/98, che normavano gli interventi socio-economici connessi con la costruzione e l’'esercizio di centrali e la corresponsione di contributi per le opere di urbanizzazione secondaria; sospensione che non rende possibili, quindi, nemmeno oneri per interventi di natura infrastrutturale e di riequilibrio economico e/o opere di urbanizzazione secondaria connessi con la costruzione e l’'esercizio della centrale proposta, e quindi, tanto meno contributi non finalizzati.

La firma dell’'accordo quadro in epigrafe, al di là delle vuote dichiarazioni d’'intenti su tutela della salute, sulla volontà e l’'impegno di favorire lo sviluppo ed incrementare la piccola e media impresa, di perseguire “ottimali condizioni di sicurezza” e favorire la formazione, mortifica ancora di più, semmai possibile, le popolazioni dell'’Alto Lazio isolandole dagli Enti locali, ammorbiditi dai cospicui contributi economici e raggiungendo, attraverso la monetizzazione del rischio, alcuni importanti obiettivi che ENEL da anni tentava di raggiungere ovvero il riconoscimento della validità e della legittimità dell'’iter amministrativo e l’'imbavagliamento degli amministratori locali sulle gravi carenze della Valutazione d’impatto ambientale, sulle grave situazione di sofferenza sanitaria delle popolazioni .

Ricordiamo inoltre che il consiglio provinciale in data 14 Gennaio 2008 ha deliberato nella mozione presentata dai consiglieri Miccini e Fortuna la “necessità di rigettare in toto la logica delle compensazioni al danno ambientale e alle salute umana invitando quindi i comuni e gli enti locali del territorio a rifiutare proposte compensative in denaro,beni o servizi,da parte del soggetto produttore dell’impatto ambientale stesso”.

La firma della Provincia di Viterbo all'’accordo quadro del presidente della Regione Lazio,rappresenterebbe dal punto di vista politico un atto di incoerenza incomprensibile agli occhi dei cittadini del comprensorio interessato dalla sciagurata riconversione a carbone di Tvn.

Al momento la Provincia di Viterbo è l’'unica istituzione che ancora non si è piegata ai voleri dell'’Enel mettendo in primo piano la salute dei cittadini e l’'inestimabile patrimonio che proviene dal comparto agricolo e turistico poiché non vi è paragone tra il prezzo che paga Enel S.p.a. con le compensazioni e il valore reale del comprensorio in termini di produzione agricola e turistica.

Rimaniamo inoltre in attesa che vengano attuate tutte le richieste ancora attuali della delibera su citata come la richiesta di una nuova V.I.A. dell’'intero comprensorio rispetto ai danni delle ricadute inquinanti e non solo su Civitavecchia, la valutazione del danno preventivo alla salute e all'’economia del comprensorio.

Per migliorare le condizioni sanitarie ed ambientali di tutta la provincia di Viterbo è doveroso che si inizi un'’inversione di tendenza dell’'inquinamento a carico del territorio rispetto agli impianti già presenti e in esercizio perché non si dimentichi mai che l’'Alto Lazio ha già installato sul territorio il polo energetico più grande d' Europa ;già troppo sacrificio umano e ambientale per chiedere ancora posto ad altri impianti inquinanti come Tvn.

Nell'’augurio che pressioni politiche verticiste non influenzino la vostra posizione rimaniamo a vostra disposizione per intraprendere iniziative comuni atte a salvaguardare la salute dei cittadini ed a trovare forme legali di contrasto.

Tarquinia, 8 ottobre 2008

11 ottobre 2008

2008/10711 "CLIMA: ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, SU OBIETTIVI UE GOVERNO PRETESTUOSO"



CLIMA: ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, SU OBIETTIVI UE GOVERNO PRETESTUOSO



(ASCA) - Roma, 8 ott - La posizione espressa dal governo italiano sugli obiettivi europei al 2020 e' pretestuosa e infondata, e rischia di ostacolare pesantemente il percorso verso un accordo internazionale per far fronte al drammatico problema del cambiamento del clima. In una nota congiunta Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto Club criticano duramente il tentativo del Governo di ottenere piu' tempo e flessibilita' nell'attuazione del pacchetto clima studiato dalla Ue, proprio mentre il Parlamento Europeo ha rafforzato gli impegni sul clima globale.

''Nel documento del Governo - nella nota congiunta - si parla di costi invece che di investimenti e non viene presentata alcuna valutazione dei ritorni diretti e indiretti, economici, ambientali e occupazionali ma solo un allarme senza alcuna dimostrazione per cercare di attaccare la strategia europea su clima ed energia''.

Le energie rinnovabili e l'efficienza energetica, affermano Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto Club costituiscono l'economia reale del sistema energetico.

Perseverare nei combustibili fossili - aggiungono - compreso il carbone, ed aggiungere al mix l'energia nucleare, e' un ritorno al passato, e segnala l'incapacita' di gestire l'emergenza energetica, ambientale e finanziaria di oggi.

''Il governo - concludono gli ambientalisti - vuole bloccare fonti rinnovabili ed efficienza, le vere alternative pulite, per far spazio agli interessi della lobby nucleare''.

09 ottobre 2008

2008/10/09 "INQUINAMENTO, TUMORI,MALATTIE CARDIACHE E RESPIRATORIE"


Riceviamo dal MODA e pubblichiamo

INQUINAMENTO, TUMORI,MALATTIE CARDIACHE E RESPIRATORIE IN LIGURIA E PROVINCIA DI SAVONA
ANNO 2008


Già nel Luglio 2001 uno studio del MODA sul rapporto tra tumori e inquinamento riportava la dichiarazione dell’oncologo professor Leonardo Santi: "L’inquinamento ambientale ha un ruolo maggiore di quello che gli viene attribuito dalle statistiche" e ancora "...non si può analizzare una sola sostanza, ma bisogna verificare il danno che più elementi insieme riescono a produrre". Oggi è ben noto inoltre che l’80-90% dei tumori dipendono da fattori ambientali e che la combustione del carbone produce un cocktail di sostanze sicuramente cancerogene e cardiotossiche come pubblicato dall’oncologo Claudio Pagliara (mensile "Italia Nostra" Ottobre ’83).

L'ambiente.
Nella provincia di Savona la situazione risulta particolarmente grave in quanto principalmente la centrale a carbone ex ENEL e oggi Tirreno Power di Vado-Quiliano, in pieno centro abitato, risulta essere la principale fonte d’inquinamento in Liguria e per oltre 30 anni ha emesso e ancora oggi continua ad emettere immense quantità di inquinanti altamente pericolosi e cancerogeni sia come gas sia come polveri presenti nei fumi con gravissime conseguenze sulla salute pubblica. I controlli sulla qualità dell’aria inoltre sono sempre stati inadeguati e ancora oggi il Piano della qualità dell’aria della Regione Liguria 2006 denuncia gravi carenze dei controlli in particolare riguardo alle polveri fini cancerogene e cardiotossiche Pm10 e ultrafini Pm2,5. Già nel 1991 lo studio del professor Nimis dell’Università di Trieste (confermato poi da studi sui licheni del 2001 e del 2004), aveva affermato che l’area di studio (Savona, Vado) "presenta aree con qualità dell'aria molto deteriorata.....e condizioni della qualità dell'aria paragonabili a quelle delle zone maggiormente inquinate della Pianura Padano-Veneta orientale". Tutto ciò indica come in questi decenni sia Tirreno Power che gli Enti Pubblici savonesi hanno minimizzato il grave reale inquinamento del compresorio savonese.

Epidemiologia La letteratura scientifica internazionale contrasta con le tranquillizzanti conclusioni dello Studio Epidemiologico di IST e Arpal 2008 secondo cui non sembrerebbe esistere nesso di causalità tra inquinamento e tumori. Come risulta in uno studio epidemiologico svolto a Dublino e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica medica Lancet (Ott.2002), i "reali" effetti dell’inquinamento atmosferico sono più gravi di quanto prima si ritenesse. Infatti in questa città, per 72 mesi è stato proibito bruciare carbone. Risultato: le morti non traumatiche sono diminuite del 5,7%, mentre la mortalità cardiovascolare è diminuita del 10,3%. Inoltre anche altri studi Americani e d Europei (APHEA 2002 e 2003) hanno dimostrato che ad ogni incremento della concentrazione media annuale di 10ug/mc delle polveri sottili Pm10 ha corrisposto un aumento della mortalità per cause cardiopolmonari e per tumore polmonare rispettivamente del 6 e dell’8%. Inoltre i tumori non sono in diminuzione come lo studio IST-Arpal vorrebbe insinuare infatti mentre oggi in Liguria diminuisce la mortalità per tumori (miglioramento delle cure) purtroppo aumenta costantemente l’incidenza (n° di nuovi casi all’anno) sia nei maschi che nelle femmine.

Inoltre dal 1999 al 2002 in Liguria i tassi standardizzati tumorali si assestano fra i valori più alti in Italia. Precisamente per i tumori totali la Liguria si colloca al 5° posto rispetto alle 20 regioni italiane e per i tumori al polmone dal 5° all’8° posto (dati dell’Istituto Superiore di Sanità). Per Savona ad es. i tassi standardizzati per tumori totali della ASL 2 del Savonese dell'anno 1999 pubblicati dall'Ist di Genova e suddivisi per sesso risultano essere tra i più alti d’Italia.

Conclusioni.
Gli ambientalisti savonesi da decenni ormai denunciano la pericolosità dell’inquinamento provocato dalle centrali a carbone. Gli studi della National Academy of Science affermano che: "....una centrale a carbone da 1.000 MW provoca ogni anno circa 25 decessi, 60.000 casi di malattie respiratorie e danni alle cose per circa 12 milioni di dollari". Oggi anche la UE stima i costi esterni (comprendono anche le malattie e danni materiali dell’inquinamento) che per le centrali a carbone come quella di Vado sono elevatissimi e compresi da un minimo di 200 milioni di €/anno ad un massimo di 500 milioni di €/anno. Ma al contrario Tirreno Power e amministratori savonesi e regionali "senza pudore" ancora oggi parlano di potenziamento a carbone della centrale rinnegando il depotenziamento e la completa metanizzazione della centrale chiesta urgentemente nel 1988 dal Prof. Cortelessa dell’Istituto Superiore di Sanità e poi votata all’unanimità dai Comuni di Vado, di Quiliano (1990) e per ben 2 volte dalla Provincia di Savona nel 1995 e nel 1998.

Dr. Virginio Fadda (biologo)

Dott. Agostino Torcello (Medico pneumologo)

Savona, 9 Ottobre 2008

MODA Savona

2008/10/09 "Inquinamento e appendicite "






Tratto da Paginemediche.it
L’inquinamento dell’aria può aumentare il rischio-appendicite: uno studio canadese

Una ricerca condotta dall’Università di Calgary ha preso in esame i rischi derivanti da un aumento dell’inquinamento dell’aria. In particolare, è emerso un nesso tra il peggioramento della qualità dell’aria e il rischio-appendicite, come rilevato dai dati presentati nel corso di una recente conferenza dell’American College of Gastroenterology.

Lo studio ha evidenziato il fatto che l’inquinamento dell’aria che respiriamo può generare un più alto rischio-infiammazione dei tessuti: a presentare la ricerca è stato Gilaad Kaplan, coordinatore dell’equipe nordamericana.
Il team medico di Calgary ha studiato un campione di 45.000 adulti ricoverati per appendicite tra il 1999 e il 2006: dall’analisi del campione è emerso chiaramente che il tasso di ricovero aumentava del 15% in quei giorni in cui si registravano più alte concentrazioni di ozono. L’effetto dell’inquinamento dell’aria sul tasso di ricovero dei soggetti del campione risultava, poi, ancor più evidente nei mesi estivi, quando, cioè, le persone erano più propense ad andare fuori casa.

Secondo quanto spiegato da Kaplan, lo studio proseguirà nei prossimi mesi per studiare ancor più a fondo i legami tra inquinamento e danneggiamento dei tessuti e degli organi.

07 ottobre 2008

2008/10/08 "Polveri fini dannose anche per i feti,"


07.10.08
Tratto da ticinonews.it

Polveri fini dannose anche per i feti, studio Uni Berna


Una concentrazione eccessiva di polveri fini nell'aria è dannosa anche per i feti nel grembo materno. Questa la conclusione di uno studio effettuato all'Inselspital di Berna, i cui risultati sono stati presentati oggi ad un congresso in corso a Berlino.

Finora i ricercatori ritenevano che l'inquinamento dell'aria potesse creare problemi ai bambini, ma soltanto a partire dall'età scolastica. Lo studio condotto dell'istituto di pneumologia dell'ospedale bernese, sotto la direzione di Philipp Latzin, ha preso in esame 241 neonati.

I ricercatori hanno misurato la qualità dell'aria - ossia le concentrazioni di ozono, diossido d'azoto e polveri fini - respirata dalle gestanti ed ha in seguito controllato, cinque settimane dopo il parto, le funzioni respiratorie dei neonati mentre dormivano.

Risultato: ai neonati le cui madri sono state esposte a forti concentrazioni di polveri sottili e che abitano nella vicinanze di strade con forte traffico è stata misurata una frequenza respiratoria di 48 respiri al minuto, contro i 42 respiri al minuto in media per gli altri neonati. I bambini le cui madri sono state esposte a forte concentrazioni di particolato negli ultimi tre mesi di gravidanza hanno inoltre sviluppano con maggior frequenza delle infiammazioni alle vie respiratorie.

Gli autori della ricerca non sono ancora riusciti a spiegare fino in fondo le cause. Secondo Philipp Latzin, si può ipotizzare che l'inquinamento dell'aria attacchi i polmoni delle madri e di conseguenza anche l'irrigazione sanguigna del feto attraverso la placenta. Meno afflusso di sangue può in questo caso significare che il feto riceve meno sostanze nutritive.

Un'altra ipotesi è che le particelle inquinanti penetrino nel sangue del bambino non ancora nato, influenzandone il ritmo respiratorio. Sia in un caso che nell'altro, lo studio evidenza la necessità di migliorare la qualità dell'aria, osserva Latzin.


ATS

2008/10/07"Particolato – Il convegno PM2008 a Bari"


Il convegno PM2008 a Bari

Particolato – Ricercatori e decisori: prioritario è comunicare

Oggi si assiste ad una forte domanda di sapere da parte dei cittadini. Temi come la salute e l'ambiente sono così importanti da far riempire le piazze ed alzare barricate,ecco perché una corretta informazione che sappia riportare la verità senza strumentalizzazioni ed in maniera chiara è così importante per creare consenso


C'è una scienza che vuole uscire dalla torre d'avorio e camminare per strada, c'è una scienza che vuole uscire dagli oscuri laboratori e mettersi a servizio dei cittadini, solo che ha bisogno di superare le paure della gente.
Timori spesso generati per ignoranza o da una mancanza di corretta informazione, alimentata da una stampa più attenta agli scoop che alla verità e/o decisori politici, più preoccupati delle loro poltrone che della salute dei cittadini.

«Bacone diceva che la scienza non deve essere a vantaggio di questo o quello, ma deve servire tutti i cittadini», Pietro Greco, che ha coordinato i lavori, lo ha ricordato all'inizio della tavola rotonda che ha dato il via ai lavori del 3° Convegno nazionale sul particolato atmosferico, incominciato a Bari per iniziativa della Società chimica italiana, della Società italiana Aerosol, L'Università ed il Comune di Bari.

«Il comune di Bari si è posto subito il problema di comunicare correttamente con i cittadini – ha sottolineato l'assessore all'ambiente Maria Maugeri -. Avevamo un problema grosso come quello della Fibronit e la dispersione di fibre di amianto sulla città, non ci siamo limitati a porre in sicurezza l'ex industria, ma di farlo sapere in modo corretto. Oggi il sito web del comune riporta tutti i dati sulla qualità dell'aria cittadina, ed è un'importante vetrina dei risultati ottenuti».

Oggi si assiste ad una forte domanda di sapere da parte dei cittadini. Temi come la salute e l'ambiente sono così importanti da far riempire le piazze ed alzare barricate, ecco perché una corretta informazione che sappia riportare la verità senza strumentalizzazioni ed in maniera chiara è così importante per creare consenso.

«Il conoscere ed informare spesso non sono sufficienti – ha spiegato Luigi Campanella, presidente della Società chimica italiana – bisogna partecipare, solo così i cittadini si sentiranno coinvolti nei processi e non solo comparse. E' importante però che nei processi di comunicazione non si banalizzino i concetti (magari distorcendoli), ma si semplifichi solo il linguaggio».

Le varie generazioni cresciute con trasmissioni come Quark comprendono immediatamente cosa si vuol dire avvicinare il grande pubblico a temi scientifici in maniera corretta e semplice.

«Il problema a volte è anche legato alla corretta interpretazione dei dati – ha evidenziato Daniela Cocchi di The International Environmetric Society -. Il dato in sé non è di immediata comunicazione, come erroneamente si crede, deve essere contestualizzato e spiegato, soprattutto si deve chiarire per quale scopo è stato raccolto. Ecco perché la statistica ambientale può essere molto utile all'ambiente, a patto che sia spiegato l'intero quadro di riferimento».

Giorgio Assennato, direttore scientifico dell'Arpa Puglia è ad esempio una delle figure cardine nei processi di comunicazione tra decisori politici, cittadini, giornalisti e scienziati: «purtroppo la nostra società oggi non riconosce più la terzietà ed imparzialità del sistema scientifico. In effetti ci sono delle vulnerabilità nel sistema che non ci rendono pienamente autonomi dal potere politico, innescando a volte il corto circuito comunicazionale».

«Non esiste l'ambiente in sé, ma solo in relazione a – evidenzia Franco Prodi, presidente della Società Aerosol italiana – ecco perché è così importante che i dati siano letti in relazione a tutti i fattori che hanno portato alla loro raccolta. In questo senso gli studi e le analisi sugli aerosol oggi diventano fattore centrale tra le analisi ambientali, climatiche e di utilizzo e produzione di energia».

Interdisciplinarità significa inevitabilmente più attori che dialogano tra loro. Ecco perché è così importante che usino un linguaggio condiviso, non solo in ambito scientifico, ma anche e soprattutto nei confronti dei cittadini chiamati a partecipare e vivere l'ambiente. Dopotutto conoscenza e partecipazione sono le due basi principali della democrazia nella quale tutti noi viviamo.

06 ottobre 2008

2008/10/06 Rischio di tumore alla pleura anche per chi risiede vicino a una fonte di emissione di amianto



Riceviamo dal dottor Giovanni Ghirga medico ISDE e pubblichiamo

A tutti i Media

Rischio di tumore alla pleura anche per chi risiede vicino a una fonte di emissione di amianto



Ricercatori giapponesi del Department of Community Health and Epidemiology, Nara Medical University School of Medicine, Kashihara (Nara) Giappone, hanno affrontato il problema del rischio di mesotelioma (tumore maligno della pleura, membrana che avvolge i polmoni) per i residenti vicino a una fonte di emissione industriale di amianto [1].

Gli autori hanno studiato il rapporto tra il numero di casi rilevati di mesotelioma nella popolazione in esame e il numero di eventi invece attesi nella popolazione stessa.

La ricerca ha preso in considerazione i casi di mesotelioma occorsi nella popolazione a rischio che ha vissuto, nel periodo compreso tra il 1995 e il 2006, vicino a un grande impianto di amianto-cemento situato ad Amagasaki City, Giappone.

Quale l’entità del rischio di contrarre il cancro della pleura e quale l’incidenza in rapporto alla distanza dallo stabilimento industriale hanno rappresentato l’obbiettivo dello studio.

I risultati hanno mostrato che di 73 casi di mesotelioma, rilevati in soggetti senza rischio occupazionale, la maggior incidenza era in coloro che risiedevano in un raggio di 300 metri dall’impianto e andava riducendosi con l’aumento della distanza dalla fonte inquinante. Tale aumento d’incidenza era ancora presente nei soggetti che avevano abitato entro un raggio di 2.200 metri lungo la linea dei venti prevalenti.

Le conclusioni degli autori dello studio sono molto preoccupanti: “L’esposizione non occupazionale all’amianto, può rappresentare un rischio molto importante per le persone che risiedono anche a chilometri di distanza da una fonte di emissione”.

La fondatezza delle preoccupazioni di questi ricercatori è confermata dai risultati di un’indagine effettuata dall’Università di Bari
(Registro Nazionale dei mesoteliomi, Centro Operativo Regionale) [2] sull’incidenza di mesotelioma in pazienti non a rischio occupazionale che hanno vissuto vicino a un impianto di amianto-cemento. I ricercatori, infatti, hanno rilevato che l’incidenza di questo cancro aumenta in rapporto alla vicinanza della residenza alla fonte di emissione di amianto.

Recenti lavori scientifici di previsione dei casi di mesotelioma hanno stimato che l’aumento d’incidenza di questo tipo di tumore, legato al lungo periodo di latenza che intercorre tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza della malattia, continuerà per 10 – 15 anni e che, nei prossimi venti anni, il numero dei casi raddoppierà passando nell’Europa Occidentale dai 5.000 decessi del 1998 ai 9.000 del 2.018.

Ai risultati di questi studi dovrà seguire un processo di riconoscimento e relativo risarcimento anche per coloro che, pur non essendo a rischio di esposizione professionale all’amianto ma vivendo vicino a una fonte di emissione di questo materiale, si sono ammalati di mesotelioma. Dopo decenni dalla scoperta della tossicità dell’amianto, aumentano così a dismisura le preoccupazioni per l’enorme numero di nuovi soggetti a rischio di ammalarsi di cancro della pleura.

La combustione del carbone e dei rifiuti, così come altre importanti fonti d’inquinamento, causano l’emissione nell’ambiente d’inquinanti altamente tossici che possono provocare gravissimi danni alla salute.

Oggi questo è un dato scientificamente documentato e un domani non si potrà dire, come lo si afferma per l’amianto, che non c’era l’evidenza scientifica del danno.

Chi nega questa evidenza lo fa con grande consapevolezza ed un’avidità di interessi ancor più grande.


Dr. Giovanni Ghirga

Coordinamento Nazionale Medici per l’Ambiente e la Salute

1) Am J Respir Crit Care Med. 2008 Sep 15;178(6):556-7.

2) Int Arch Occup Environ Health. 2008 Sep 23. [Epub ahead of print]

05 ottobre 2008

2008/10/05" A proposito dell' indagine dell'Ist .........sulla mortalità del comune di Savona"

Articolo tratto da "La Stampa" del 05/10/2008


Riceviamo dal dottor Paolo Franceschi e pubblichiamo



Caro Dottor Branca vorrei fare alcune osservazioni al Suo Articolo di domenica sull’ indagine dell’ IST a proposito del comune di Savona.
Sono perfettamente conscio del fatto che lei non fa che riportare dati esposti dall’ IST, ma ritengo che il buon giornalismo imponga anche di sentire altre opinioni, possibilmente in contemporanea, perché si sa, la notizia data per prima lascia un segno che difficilmente viene cancellato da una successiva smentita.
1. “Diminuisce la mortalità (lo studio è stato fatto sulla mortalità e non sull’ incidenza) per tumore”: questa è una tendenza che si osserva in Europa e negli stati Uniti, ed è un fenomeno in buona parte attribuibile alle migliori possibilità diagnostiche e terapeutiche,e in un sistema sanitario imperfetto, sono sicuramente favorite le persone socialmente più agiate. L’ altra faccia della medaglia, che non si vuole mai guardare, è che in Europa, negli ultimi 30 anni è aumentata del 30% l’ incidenza di nuovi casi di tumore dell’ infanzia e dell’ adolescenza, che molti studiosi riferiscono come causa più probabile all’ inquinamento. Questo fenomeno di diminuzione della mortalità per tumore e aumento dei nuovi casi vale anche per gli adulti, sia maschi che femmine, e ovviamente non deve stupire che si possa osservare anche a Savona. Ma ricordo che la riduzione della mortalità è principalmente legata alle cure, e, di conseguenza, allo stato socioeconomico, l’ incidenza di nuovi casi è più legato all’ inquinamento.


2. “Gli esperti ritengono che l’ incremento della mortalità sia legato esclusivamente al fenomeno dei tanti pensionati di altre regioni che vengono a trascorrere gli ultimi anni di vita in una delle provincie più turistiche d’ Italia”: Savona è una città prevalentemete industriale e portuale (portualità commerciale, non turistica): non è certo a Savona che si è diretto il flusso dei pensionati di altre regioni, che si è rivolto prevalentemete verso i comuni del ponente.

3. “Le malattie vengono poste in correlazione più con le abitudini alimentari che all’ eventuale presenza di fonti di inquinamento”: come si fanno a derivare queste conclusioni da un semplice studio epidemiologico osservazionale? Non risulta che siano state prese in considerazioni le abitudini alimentari dei cittadini savonesi e confrontate con quelle di una popolazione di controllo, così come non è stata fatta una valutazione della mortalità dei Savonesi in base ai livelli di esposizione all’ inquinamento.

4. “Il fattore che ha maggiore influenza in assoluto è però il benessere”: questa non è una scoperta di questo studio, ma è una variabile che deve essere sempre considerata in ogni studio epidemiologico, in tutti i paesi del mondo. Ricordo però che le più favorevoli condizioni socio-economiche non significano non ammalarsi di molte delle malattie legate all’ inquinamento, che da questo punto di vista sta diventando sempre più “democratico”: le poveri sottili e ultrasottili entrano nelle caso popolari come in quelle di lusso, (specie se si trovano in un grattacielo vicino ai camini delle navi da crociera), ma significa ricevere più precocemente le cure che possono ritardare o evitare la morte, ma non evitano il dramma, ad esempio, di una famiglia in cui un bambino si è ammalato di leucemia, o il capofamiglia ha avuto un infarto a 40 anni.

Cordiali saluti,
Dottor Paolo Franceschi

In LINKS - SITI INTERNET - VIDEO sul nostro blog abbiamo pubblicato interamente il lavoro del Dottor Paolo Franceschi dal titolo INQUINAMENTO E SALUTE IN PROVINCIA DI SAVONA:INFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE che ci aiuta a entrare nel merito della questione .

01 ottobre 2008

2008/10/04 "IL CONFINE DEL MONDO INQUINATO:"


Tratto da UNO NOTIZIE.IT
IL CONFINE DEL MONDO INQUINATO: SCOPERTA LA POSIZIONE DELL'EQUATORE ''CHIMICO''

Scoperta la posizione dell'equatore chimico che divide l’emisfero settentrionale da quello meridionale incontaminato. Lo studio su Journal of Geophysical Research
Di equatore non ce n’è uno solo. Oltre a quello geografico e a quello climatico, ne esiste anche uno “chimico”, una fascia che segna il confine fra l'atmosfera inquinata dell’emisfero nord e quella molto meno contaminata nel Sud. La sua esatta posizione è stata ora individuata dai ricercatori dell’Università di York (Gran Bretagna), che hanno pubblicato il loro studio su Journal of Geophysical Research.
Se l’equatore “geografico” è la linea immaginaria che separa l’emisfero settentrionale da quello meridionale, quello “climatico” è definito come la cintura di bassa pressione dove si incontrano le masse d’aria provenienti da Sud e da Nord (Zona di convergenza intertropicale). Gli scienziati hanno sempre ritenuto che l’equatore “chimico” coincidesse con quello “climatico”, dove il fronte dei venti e le forti piogge formerebbero una barriera meteorologica allo spostamento degli inquinanti.
Per verificare questa ipotesi sono stati effettuati campionamenti di atmosfera nella fascia equatoriale (nel Nord dell'Australia), allo scopo di rilevare la presenza di monossido di carbonio, principale indicatore di inquinamento. Associando i dati ottenuti con le coordinate geografiche, i ricercatori hanno scoperto che l’equatore chimico è una cintura larga 50 chilometri e che non coincide con la Zona di convergenza intertropicale, ma si trova a nord di questa. All'interno della fascia, la concentrazione di monossido di carbonio salta in modo brusco da 40 parti per miliardo nella porzione meridionale a 160 in quella settentrionale. “La ragione di questo spostamento a nord dell’equatore chimico”, spiega Jacqueline Hamilton, uno degli autori, “è che nel Pacifico Occidentale la superficie marina raggiunge le temperature più elevate, che danno origine a un sistema di cicloni e tempeste che pompano letteralmente le sostanze inquinanti verso l'emisfero settentrionale”.
La scoperta fornisce gli elementi per realizzare nuovi modelli di simulazione per i movimenti dei contaminanti nell’atmosfera (simili a quelli già esistenti per le correnti marine), e determinare l’effettivo impatto dell’inquinamento sul clima.

2008/10/01 " GLI AGRICOLTORI DI TARQUINIA: CARBONE, CANCRO DEL PATRIMONIO AGRICOLO E STORICO D'ECCELLENZA."



TRATTO DA UNO NOTIZIE.IT
TARQUINIA / 01-10-2008
CARBONE, CANCRO DEL PATRIMONIO AGRICOLO E STORICO D'ECCELLENZA. GLI AGRICOLTORI DI TARQUINIA: RAFFORZIAMO LA NOSTRA PACIFICA BATTAGLIA PER FERMARE LA CENTRALE
Il Consiglio di Amministrazione della Centrale Ortofrutticola di Tarquinia, a nome degli oltre 150 coltivatori diretti soci della cooperativa, ribadisce la propria piena ed incondizionata contrarietà all’utilizzo del carbone presso la centrale Enel di Torre Valdaliga Nord e ad ogni ulteriore forma di inquinamento che metta a rischio, in primis, la salute dei cittadini, ma anche l’intero patrimonio agricolo, dal quale dipende buona parte dell’economia tarquiniese.

Questo territorio ha necessità di disintossicarsi e di dedicarsi finalmente a valorizzare le enormi risorse di cui dispone. Siamo patrimonio mondiale dell’umanità e al tempo stesso rappresentiamo una tra le più rinomate zone di eccellenza, in Italia, nella produzione di ortofrutta. La nostra cooperativa sta lavorando da anni in funzione della qualità, puntando sui prodotti di maggior pregio, proprio per valorizzare ancora di più il comparto. L’accensione della centrale a carbone di Civitavecchia rischia di compromettere l’intera immagine dell’agricoltura tarquiniese, pregiudicando gli sforzi compiuti in passato e quelli che si stanno mettendo in campo ora.

Confidiamo ancora in un ravvedimento di coloro che hanno la possibilità di fermare questo ennesimo attentato alla nostra salute e alla nostra economia. Noi agricoltori continueremo in ogni sede la nostra pacifica battaglia a favore della salute, dell’ambiente e della nostra città.

Centrale Ortofrutticola di Tarquinia

il Consiglio di Amministrazione

30 settembre 2008

2008/09/30Posizione ufficiale della European Respiratory Society


RICEVIAMO DAL DOTTOR PAOLO FRANCESCHI ,medico ISDE, e pubblichiamo

Posizione ufficiale della European Respiratory Society
(sito: http://dev.ersnet.org/333-air-quality.htm)
nella discussione in corso nel parlamento Europeo sulla nuova direttiva sulla qualità dell'aria
La Societa’ Europea di Medicina Respiratoria (European Respiratory Society=ERS) e’ in
disaccordo con le posizioni piu’ recenti prese dalla Commissione del Parlamento Europeo e del Consiglio dei Ministri della Unione Europea (UE).
Queste posizioni spostano verso un futuro lontano la protezione della salute pubblica rispetto dall’inquinamento dell’aria da particolato per cui molti paesi pagheranno un grosso contributo in termini di salute pubblica.
Le regole per il particolato in Europa devono riflettere lo stato attuale delle evidenze scientifiche.
Il Valore Limite proposto come media annuale per le polveri fini (PM2.5) e’ inadeguato per proteggere la salute della nostra popolazione e in particolare dei piu’ suscettibili, compresi i neonati, i bambini e coloro che gia’ soffrono di malattie respiratorie. La regolamentazione dei livelli di particolato deve essere vincolata senza nessuna esclusione di polveri “naturale” o di polveri grosse.
Questo scritto riassume il razionale della posizione della ERS e include le piu’ recenti evidenze scientifiche pubblicate negli ultimi mesi o almeno da quando il Parlamento Europeo ha preso in considerazione la sua prima stesura.
La ERS desidera reiterare la propria posizione:
1) I valori limite annuali e giornalieri per il PM10 e per il PM2.5 devono offrire un livello di protezione per tutti, inclusi coloro che sono piu’ vulnerabili, in base alle Linee Guida sulla qualita’ dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (WHO Air Quality Guidelines -WHO 2006)
2) I valori limite e la percentuale di “riduzione dell’esposizione” pianificata per il PM2.5 devono essere legalmente vincolanti
3) Gli standards attuali per il PM10 non devono essere ridotti.
In particolare, occorre sottolineare che ne’ il valore limite di 25 μg/m3 proposto per la media annuale del PM2.5 e ne’ quello proposto come valore limite dal Parlamento Europeo (di 20 μg/m3) sono sufficienti a proteggere la salute pubblica, come indicato dall’OMS. Questo livello e’ stato associato ad effetti dannosi
per la salute molto significativi, come documentato dagli studi condotti in Europa ed altrove.
Questa direttiva avra’ come effetto netto che la maggior parte degli stati membri non saranno piu’ indotti a prendere misure per la riduzione dell’esposizione, perche’ loro attualmente sono gia’ ai valori limiti uguali o inferiori di 20-25 μg/m3 in base ai rilevamenti tecnici guidati della Unione Europea piuttosto che alle azioni locali e regionali che sono invece essenziali per raggiungere i valori limite. Gli standards annuali legalmente vincolanti della media annuale in USA e California sono attualmente di 15 e 12 μg/m3 rispettivamente. Infatti, raggiungere 15 μg/m3 ridurrebbe il rischio di mortalita’ dovuta alla esposizione a lungo termine del 6% rispetto al valore di 25 μg/m3 (OMS-2006).
Le nuove evidenze scientifiche sugli effetti dannosi per la salute della esposizione alle polveri sostengono e rafforzano questa posizione.

Introduzione
E’ conoscenza comune che respirare aria contaminata da sostanze tossiche comporta rischi per la salute degli individui ed produce conseguenze per la salute pubblica. Gli effetti dell’inquinamento dell’aria sono stati osservati anche a concentrazioni molto basse degli inquinanti tossici. Quindi, le recenti Linee Guida dell’ Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Air Quality Guidelines WHO-2006) hanno indicato valori che dovrebbero rendere minimi gli effetti sulla salute.
La Societa’ Europea di Medicina Respiratoria crede che l’accesso all’aria pulita sia una necessita’ fondamentale ed un diritto per tutti i cittadini nella Unione Europea. I governi locali, nazionali ed europei hanno la responsabilita’ di assicurare che questo fondamentale diritto dell’individuo sia rispettato e di agire in modo che i valori indicati dall’OMS siano osservati.
Una distribuzione iniqua dei rischi per la salute, associata ad una esposizione differenziata ad aria di bassa qualita’ tra paesi e comunita’, ed tra gruppi di popolazione nella stessa comunita’, e’ una violazione dei principi di base della equita’ ambientale.....omissis

Le nuove evidenze scientifiche
Molti rapporti e studi scientifici sugli effetti sulla salute del particolato sono stati pubblicati nel 2006 e 2007. Questi risultati devono necessariamente essere considerati nella seconda lettura poiche’ rafforzanole affermazioni della ERS sulla relazione causale tra la esposizione a particolato in tutte le aree dell’Europa ad esclusione di quelle piu’ pulite. Un breve riassunto delle evidenze e’ riportato qui di seguito.
Il libro sull’aggiornamento delle Linee Guida dell’OMS, e che fornisce una piena documentazione scientifica di supporto, fu pubblicato nel 2006. Fornisce un pieno supporto scientifico per una politica ed un quadro generale per promulgare gli standards di inquinamento dell’aria sia nel mondo sviluppato che in quello in via di sviluppo. La linee guida sulla qualita’ dell’aria sul lungo periodo per il PM2.5 (valore annuale) e’ stato posto a 10 μg/m3. La linea guida sul lungo periodo per il PM10 e’ stata posta a 20 μg/m3, con la esplicita indicazione che la linea guida per il PM2.5 abbia la precedenza ovunque il PM2.5 costituisca piu’ di meta’ della massa di PM10. L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ riconosce che ci
sono anche importanti effetti sul breve periodo dell’inquinamento dell’aria da particolato ed ha raccomandato che in un periodo di 24 ore i limiti superiori di 25 μg/m3 per il PM2.5 e di 50 μg/m3 per il PM10 non vengano superati piu’ di 3 giorni per anno.
La protezione dei bambini, specialmente per la loro salute respiratoria, deve essere considerata una priorita’ nella legislazione dell’Unione Europea. Molti rapporti recenti indicano effetti deleteri attuali dovuti all’inquinamento da traffico tra i neonati ed i bambini nella Unione Europea ed altrove.
Uno studio longitudinale condotto in Olanda, in cui hanno seguito attivamente piu’ di 4000 bambini piccoli mostra che i bambini che vivono in vicinanza a strade ad alto traffico sono a maggior rischio di sviluppare malattie respiratorie come asma, sibili, e infezioni delle orecchie, naso e gola (Brauer et al ,2007). In aggiunta, la vicinanza al traffico e all’aumento di esposizione a PM2.5 e’ stato messo in
relazione alla sensibilizzazione allergica e all’asma in uno studio nazionale di oltre 500 bambini in Francia ( Annesi-Montesano et al 2007). Studi nell’ America Centrale e del Nord hanno trovato effetti deleteri sulla salute dei bambini associati al particolato da traffico . Nello studio sulla salute dei bambini condotto in California, la esposizione ad inquinamento dell’aria facilita l’insorgere di asma (Islam et al,2007) e limita lo sviluppo dei polmoni. In questo studio, i bambini che vivevano entro 500 metri da una autostrada dall’eta’ di 10 anni hanno poi, all’eta’ di 18 anni, un sostanziale deficit nella funzionalita’ dei polmoni se confrontata con i bambini che vivono ad almeno 1500 metri di distanza (Gaudermann et al 2007). Una riduzione della crescita della funzione polmonare correlata ad esposizione a traffico e’ stata anche trovata tra gli scolari a Citta’ del Messico (Rojas-Martinez et al, 2007).
Uno studio condotto in Gran Bretagna ha fornito una importante dimostrazione del ruolo della inalazione di particolato carbonaceo sulla funzione dei polmoni nei bambini. Gli autori usano il contenuto del carbone nei macrofagi delle vie respiratorie come marcatori di esposizione individuale a particolato derivato da combustibile fossile. L’esposizione a PM10 primario era associato ad un aumento di contenuto dei macrofagi respiratori e ogni aumento nel contenuto di carbone nei macrofagi respiratori era associato con una considerevole riduzione nei parametri della funzione del polmone (Kulkarni et al,
2006).
Gli effetti nel breve periodo della esposizione a livelli elevati di PM10 o PM2.5 sono stati di recente osservati su diversi esiti: mortalita’ infantile (Hajat et al 2007), mortalita’ adulta (Ostro et al ,2007), incidenza di ictus (Kettunen et al, 2007) e ammissioni ospedaliere per malattie cardiovascolari,
specialmente nei sottogruppi sensibili di popolazione come i pazienti con diabete e bronchiti polmonari cronico-ostruttive (BPCO) (Peel et al,2007). Uno studio sull’effetto di uno sciopero di 8 mesi dei lavoratori del rame negli USA ha prodotto approssimativamente una diminuzione del 60% nella concentrazione delle particelle di solfato sospeso, e si e’ osservato una rilevante diminuzione di mortalita’
in relazione allo sciopero, indicando che il miglioramento della qualita’ dell’aria produce immediati effetti benefici (Pope et al 2007)
Infine, nuove importanti evidenze si sono cumulate sugli effetti della esposizione a lungo termine al particolato. Un rapporto sulla citta’ di Oslo ha associato la mortalita’ specifica per causa alla esposizione a lungo termine agli inquinanti da traffico (Naess et al ,2007). Un effetto consistente su tutte le cause di
morte e’ stato trovato per entrambi i sessi e gruppi di eta; l’effetto era particolarmente forte per le BPCO.
Lo studio mostra come le persone vulnerabili con BPCO e gli anziani siano piu’ suscettibili all’inquinamento dell’aria a livelli bassi di quanto accada per la popolazione generale. Importanti risultati sono disponibili per l’infarto del miocardio e la sua frequenza (Tponne et al,2007) e la sopravvivenza (
Zanobetti et al,2007) strettamente legata all’esposizione al particolato.
Lo studio piu’ completo ed importante sugli effetti a lungo termine del PM2.5 sul sistema cardiovascolare e’ stato condotto negli USA (Miller ET al,2007). Sono state seguite attivamente dal 1994 al 1998 piu’ di 65.000 donne in menopausa (Women Health Iniziative: Iniziativa sulla Salute delle Donne) e senza una
precedente malattia cardiovascolare, in 36 aree metropolitane degli USA . L’esposizione a PM2.5 e’ stata determinata tramite la stazione di monitoraggio piu’ vicina alla residenza della donna. I livelli di esposizione a PM2.5 variavano tra 3.4 e 28.3 μg/m3, con media di 13.5 μg/m3 . Ogni aumento di 10 μg/m3 di PM2.5 risulta associato ad un aumento del 24% del rischio di un evento cardiovascolare e un aumento
del 76% nel rischio di morire per una malattia cardiovascolare. I risultati suggeriscono in modo forte che la esposizione a lungo termine a particolato fine puo’ accelerare lo sviluppo e la progressione dell’ateroslerosi, come di recente indica uno studio condotto in Germania che misura la calcificazione delle arterie in piu’ di 400 soggetti (Hoffmann et al 2007).
Conclusioni
La direttiva proposta offre una protezione della salute pubblica notevolmente inferiore a standards similari negli Stati Uniti e in altre parti del mondo sviluppato. Anche questi standards sono ancora sopra le linee guida raccomandate dall’OMS. Qualora venissero adottate, gli sforzi necessari per ridurre ulteriormente le esposizioni a inquinamento dell’aria in Europa sarebbero seriamente indeboliti e di conseguenza ne soffrirebbe la salute pubblica. All’interno dell’Europa persisterebbe una grande iniquita’ ambientale tra i paesi del Sud e dell’Est Europeo che subiscono un carico piu’ grande dovuto all’inquinamento dell’aria.
La ERS e’ molto preoccupata che le attuali proposte contribuiranno ad una erosione della credibilita’ dell’EU nella decisa applicazione della legislazione ambientale. La adozione delle attuali proposte fa anche correre il rischio di ridurre fortemente la credibilità della Unione Europea in tutto il mondo su un altro argomento ambientale quale il cambiamento del clima,
Commissione per l’Ambiente e la Salute
European Respiratory Society

29 settembre 2008

2008/09/29 "AMBIENTE: L'INQUINAMENTO FA IL GIRO DEL MONDO IN 3 SETTIMANE"


AMBIENTE: L'INQUINAMENTO FA IL GIRO DEL MONDO IN 3 SETTIMANE

(ANSA) - ROMA, 29 SET - I paesi che inquinano sono tanti, ma l'atmosfera e' una sola. L'inquinamento di una nazione, quindi, viaggia per migliaia di chilometri, arrivando a fare il giro del mondo in sole tre settimane, secondo un rapporto della National academies of sciences apparso sul 'Journal of geographical research'. Gli esperti stimano che una nube di mercurio e ozono, del peso di dieci miliardi di libbre, raggiunge ogni anno l' America partendo dalla Cina. Gli 'aerosol' di sostanze inquinanti 'made in China' hanno un impatto ambientale su scala mondiale, perche', attraverso l'Atlantico, 'sbarcano' anche in Europa. ''L'inquinamento mondiale e' studiato da anni, ma il nuovo interesse degli scienziati e' sempre piu' concentrato a indagare la natura dello smog che viaggia per il pianeta e la sua rapidita' di diffusione'', ha dichiarato Dan Jaffe, professore di scienze ambientali dell'universita' di Washington. Le sostanze inquinanti, infatti, non sono tutte uguali. ''In un certo senso - ha spiegato il professore - l'inquinamento ha le sue 'impronte digitali'. Se con la sabbia, vengono trasportati virus, batteri e funghi, e' dimostrato che il paese di provenienza del particolato e' l'Africa. Se, invece, c'e' del mercurio nella nube di smog, e' l'Asia il responsabile dell'eco-delitto''. Le immagini dai satelliti hanno confermato le teorie degli esperti sulla circolazione dell'inquinamento, mostrando le nubi tossiche che circumnavigano il globo. ''Le conseguenze di questo 'traffico aereo' altamente tossico - ha spiegato Jaffe - e' la riduzione della luce solare, che e' diminuita di addirittura il 10% in alcune zone come Israele, per colpa della riflessione dei raggi solari da parte delle nubi dense di polveri inquinanti''. (ANSA). I80-GU
29/09/2008

2008/09/29 "Loiero: nessuna centrale a carbone a Saline Joniche"


TRATTO DA RINNOVABILI.IT
Catanzaro, 29 agosto 08

Ancora avversioni alle centrali a carbone


Loiero: nessuna centrale a carbone a Saline Joniche

Deciso rifiuto del governatore della progettata centrale a carbone, in questo ben supportato dagli enti locali che vedono l’impianto come un ostacolo allo sviluppo e alla vivibilità della zona.

Il governatore della Calabria, insomma, è stato estremamente netto e deciso, Non ha espresso nemmeno critiche sugli aspetti tecnici e gestionali del progetto della centrale termoelettrica a carbone della potenza a di 2 × 660 MW. “Eventualmente, ha avvertito, “saranno presentate nelle forme e nelle modalità previste dalla normativa vigente”.
Ma per ora il governo sa che il progetto non è coerente con i programmi della Regione e degli enti locali che hanno effettuato una scelta inequivocabile: adottare modelli di sviluppo sostenibili basati sulla valorizzazione delle risorse ambientali e culturali locali per migliorare la qualità della vita dei residenti e attrarre nuovi flussi di visitatori e turisti nell’area.
“In questo contesto – chiarisce Loiero – la realizzazione di una centrale a carbone nell’area ex Liquichimica costituirebbe di fatto la fine di tali politiche con tutto ciò che ne consegue. Infatti l’impatto negativo degli effetti della centrale a carbone sulla qualità della vita e sull’attrattiva dell’area grecanica sarebbe disastroso, annullando di fatto tutti gli investimenti pubblici e privati realizzati negli ultimi anni in coerenza con le strategie di sviluppo adottate dalle istituzioni e dai soggetti locali”.

27 settembre 2008

2008/09/27 "Sostanze nocive nel latte. A rischio soprattutto i bambini"

TRATTO DA IL TEMPO:IT

Sostanze nocive nel latte. A rischio soprattutto i bambini


Il latte sta diventando un incubo. Anche questo alimento essenziale può essere pericoloso, come dimostrato dal caso della melanina trovata nel latte in polvere cinese. Questa sostanza «arricchisce» il liquido di composti azotati, provocando gravissimi e qualche volta mortali problemi renali nei bambini.

Latte Un «trucco» assai lucroso per le aziende che, aumentando i composti azotati, falsificano le analisi, dalle quali risulta invece la presenza di proteine. L'allarme lanciato in tutto il mondo quindi, non garantisce che il nostro latte sia immune da altri pericoli. L'alimento principe per bambini e anziani, infatti, è stato recentemente oggetto di numerosi tentativi di contraffazione e d'inquinamento, aumentanto i sospetti sulle metodologie di trattamento. Nel 2005 si scoprì che il latte artificiale era contaminato dall'isopropyl thioxanthone, sostanza chimica usata per la grafica nelle confezioni di cartone. Ma sono tanti gli esempi.

E la cosa peggiore è che non si sa quali effetti questi prodotti chimici, possono avere sulla salute umana. Ma l'alterazione può arrivare, oltre che da prodotti chimici, anche da contaminanti di origine ambientale, come i metalli pesanti, o di origine mista (ambientale e umana), come i pesticidi e i policlorobifenili, o ancora derivanti da problemi di conservazione dei foraggi e delle materie prime dei mangimi e potrebbero interessare anche aziende europe.

Per questo esiste una normativa sempre più attenta alla salute dei piccoli che deve essere scrupolosamente rispettata. Recentemente sono stati anche modificati i metodi di misurazione dei policlorobifenili (Pcb) per cui molte aziende sono state messe in mora. Il problema è che esistono duecento sottotipi di pcb e diossine e le analisi attuali ne indagano solo una dozzina. Si tratta comunque di casi limite. Possiamo tranquillamente affermare, almeno per adesso, che grazie a una serie di provvedimenti allo studio o in corso, persino sui contenitori, il rischio di gravissime patologie derivato dal consumo di latte alimentare è irrilevante.

Questo non significa sicurezza al 100% nè che bisogna abbassare la guardia. Secondo un'indagine sperimentale degli ambientalisti sarebbe allarmante la crescita di presenza di diossine e di piombo nel latte vaccino raccolto in prossimità di impianti di incenerimento.
Negli Stati Uniti recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato il rischio derivato dal perclorato, che si trova saltuariamente in alcune zone ed in alcuni tipi di terreno. Il perclorato è un anione (un atomo o una molecola che ha acquistato una carica elettrica negativa, diventando quindi uno ione negativo) naturale ed artificiale connesso comunemente con i sali solidi di ammonio, di potassio e del perclorato del sodio.

Questi sali sono altamente solubili in acqua e possono essere molto mobili in superficie e nelle falde acquifere. Si tratta di una tossina potente che può interessare la tiroide, bloccando la sua capacità di acquisire lo ioduro, nutriente essenziale per la creazione di ormoni tiroidei. Ma sui problemi del latte c'è ancora molto da dire. Basterebbe ricordare che una recente indagine chimica su 42 diversi campioni di latte ha rinvenuto solo nel 12% dei prodotti testati un contenuto di vitamina D nella norma.

Questa vitamina regola il bilancio di calcio dell'organismo, aumentandone il livello nel sangue, attraverso un aumento dell'assorbimento intestinale. La maggior quantità di calcio disponibile viene immagazzinata nel tessuto osseo. Un dato come questo ci deve far riflettere molto sulle qualità ma anche sui rischi di questo alimento essenziale.

24 settembre 2008

2008/09/24Il sonno della ragione


Il sonno della ragione
di Renato Cecchi

FIRENZE. Indicatori, centri di ricerca accreditati, stampa specializzata, le cose che si vedono tutti giorni, se si vogliono vedere - a meno di non ridurre la realtà ad una onirica illusione dove tutto va bene e quel “poco che non va” è colpa dei “comunisti” - ci dicono che gli effetti dei cambiamenti climatici sono ambientalmente catastrofici, socialmente ed economicamente minacciosi.
Più si va avanti, facendo finta di niente, e più il tonfo del risveglio (crisi climatiche già in corso, crisi energetiche che si preparano, finanza globale in crisi verticale, recessione economica già in atto, minacce all’occupazione) sarà traumatico, ma poi verrà una ripresina e tutto verrà dimenticato fino al disastro prossimo venturo.

Per un paese a democrazia debole come l’Italia, i rischi saranno ancora peggiori, e mentre negli Usa si sta tornando sotto nuove forme a un interventismo di stato sempre più ampio e costoso a scapito dei contribuenti, che pagano salato il conto della “illusione” neoliberista (non i pochi nababbi arricchitisi con cifre da capogiro) che imperversava dagli anni ’90 del secolo scorso, in Italia assistiamo al tatcherismo di ritorno della maggioranza (con 30 anni di ritardo) che, come l’analfabetismo, è indice di degrado civile.

Di fronte al cambio radicale delle ragioni di scambio mondiali, della distribuzione internazionale dei capitali, della ricchezza, della ricerca e del lavoro, sarebbe necessario e urgente riattivare una volontà/capacità “pubblica” di trasformare il sistema economico secondo principi che tengano conto del cambiamento climatico dovuto all’economia del carbonio, dei costi ad essa associati, delle enormi disparità sociali, dei costi della finanza “canaglia”.


Ciò significherebbe, prima di tutto, saggiamente (ma chi e dove?), e con minor rischio, ridurre i tassi di crescita in termini di consumi energetici ed emissioni di gas serra attraverso una serie di misure progressive, come standard più rigorosi per i combustibili, un migliore impiego della tecnica, consentire a nuove tecnologie di sostenere un livello più contenuto di domanda energetica. Ridurre le emissioni significa, come propone in termini di azione pubblica consapevole il Libro verde Ue, stabilire obiettivi, prevedere scadenze, fissare limiti per ogni paese, regolare meccanismi del mercato quali le contrattazioni sul carbonio, rendere obbligatorie le riduzioni delle emissioni ed eventualmente penalizzare i paesi inadempienti come si fa in ambito finanziario e di bilancio con il Patto di stabilità.

Per quanto attiene al mercato delle emission trading, occorre colpire comportamenti che tendano ad acquisire diritti di emissione investendo capziosamente risorse in carbon sinks nel III e IV mondo. Questa logica perversa non fa che vanificare lo spirito autentico del Protocollo di Kyoto anche se va detto che il protocollo stesso, nella sua lacunosità, consente distorsioni gravi.

Ciò è tanto più necessario perché il passaggio da una economia energetica ad un’altra, come da legno a carbone e da carbone a petrolio, non può essere assicurata dal solo mercato; il mercato è una istituzione irresponsabile socialmente mentre il tempo di una riconversione che assicuri il cambio di economia senza gravi ripercussioni sociali e politiche e l’abbattimento delle emissioni di carbonio al fine di stabilizzarle, almeno, a oggi entro il 2020, scarseggia. A differenza delle volte precedenti manca una risorsa naturale che sia sfruttabile con livelli tecnologici relativamente “limitati” (come la combustione del petrolio). Al contrario occorrono elevati livelli di ricerca, tecnologie raffinate e ingenti investimenti per la riconversione.

2008/09/24 "Troppe discussioni sull´eolico fanno il gioco di carbone e nucleare"


Tratto da greenreport
Troppe discussioni sull´eolico fanno il gioco di carbone e nucleare
di Claudio Nencini e Maurizio Giacobbe *

PISA. Mentre la crisi finanziaria sta esplodendo, con gravi rischi di esposizione per gli stati, il governo italiano torna a proporre il ritorno ad un nucleare che oltre che vecchio e insicuro è estremamente costoso (per Moody’s il costo del nucleare è di 7.000 $/KW contro i circa 1.200 €/KW dell’eolico) e potrebbe quindi solo aggravare la situazione finanziaria italiana e quella dei contribuenti. Rimandiamo quindi l’ipotesi del nucleare a quando sarà diventato accettabile economicamente e finalmente libero dall’uranio e da altri materiali pericolosi per la salute, l’ambiente e la pace e in via di esaurimento. Intanto la crisi energetica si aggrava, col greggio sopra i 100 $ al barile e ritardano le scelte di innovazione che potrebbero portare vantaggi per la salute, l’economia, l’ambiente e il paesaggio che, sotto la spinta dei cambiamenti climatici, sta mutando in modo preoccupante.

Da parte sua la UE impone agli stati membri di ridurre le emissioni, aumentare l’efficienza e incrementare l’uso delle energie rinnovabili fino al 20% entro il 2020, pena forti multe. Responsabilità e convenienza richiedono decisioni rapide e coerenti per realizzare uno sviluppo sostenibile e una “conservazione attiva” dell’ambiente, con la crescita di efficienza e risparmio energetico, insieme alle rinnovabili.

Ma quanto possono contribuire le rinnovabili in Toscana ? La Regione dice per il 50% del totale elettrico nel 2020, portando la quota dell’eolico a soli 300 MW, molto al di sotto delle sue reali potenzialità.(omissis) Col solo eolico la Toscana potrebbe coprire oltre il 40% dei consumi elettrici previsti nel 2020, con tutte le rinnovabili il 100%. Se per raggiungere questi obbiettivi i grandi impianti eolici sono indispensabili, per aumentare gli utili ai comuni esistono anche altre strade possibili: impianti di proprietà pubblica finanziati da banche fino al 100%, magari di taglia piccola o media, consorzi tra comuni, imprese, cittadini per realizzare impianti eolici (o solari) che possono mantenere il 100% degli utili al territorio e promuoverne la sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Esiste un vero rischio per tutti, quello di attardarsi in discussioni fuorvianti o poco ambientaliste e fare anche involontariamente il gioco di chi vuole nucleare e carbone e perdere ancora una volta l´opportunità di costruire uno sviluppo locale veramente sostenibile, che protegga e utilizzi a pieno le risorse del territorio e affronti le emergenze climatiche, con vantaggi economici e sociali per le comunità.

23 settembre 2008

2008/09/23 Legambiente manifesta contro nuova centrale a carbone a Saline Joniche



Regione : Calabria
Tratto da Adnkronos
Sit-in a Roma, davanti al ministero dello Sviluppo Economico
Legambiente manifesta contro nuova centrale a carbone a Saline Joniche

'"L'impianto non farà altro che aumentare di altri 7,5 milioni di tonnellate le emissioni di Co2 del nostro Paese. E' ora d'investire su tecnologie che siano davvero in grado di rendere sostenibile il sistema energetico dell'Italia''

Roma, 17 set. - (Adnkronos) - Legambiente manifesta a Roma contro il progetto della nuova centrale a carbone di Saline Joniche (Reggio Calabria). Lo fa con un sit-in davanti al ministero dello Sviluppo economico, sede oggi della prima Conferenza dei Servizi per l'autorizzazione e la costruzione dell'impianto. L'associazione rilancia la "sfida" alla societa' Sei per un confronto pubblico sul piano tecnico-scientifico, "finora sempre eluso da parte della societa'", sull'opportunita' ambientale, economica e occupazionale del progetto della centrale. Legambiente, inoltre, invita a rinunciare al carbone per raggiungere gli obiettivi europei contro il riscaldamento globale (il piano europeo '20-20-20').

"Basta con le falsita' - ammonisce l'associazione - Non esiste oggi una tecnologia in grado di abbattere l'anidride carbonica e questa nuova centrale a carbone non fara' altro che aumentare di altri 7,5 milioni di tonnellate le emissioni di Co2 del nostro Paese. E' ora d'investire su tecnologie che siano davvero in grado di rendere sostenibile il sistema energetico dell'Italia''.

''Il progetto presentato dalla Sei - ha dichiarato il responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Ciafani - viene spacciato come eco-compatibile solo perche' prevede potenzialmente un impianto tecnicamente idoneo alla cattura della Co2 per il successivo deposito geologico al largo delle coste ioniche, ma attualmente non esistono garanzie sull'effettiva realizzazione dello stoccaggio che abbasserebbe l'efficienza dell'impianto e aumenterebbe i costi, rendendo il carbone meno competitivo. La strada che l'Italia deve fare per raggiungere gli obiettivi europei del 20-20-20 - ha aggiunto Ciafani - e' lunga e non possiamo piu' permetterci di ricorrere ulteriormente all'utilizzo del carbone''.

Legambiente ricorda infatti che nel 2007 le 12 centrali a carbone attive nel nostro Paese hanno riversato nell'atmosfera 42,5 milioni di tonnellate di Co2 contribuendo al 34% delle emissioni climalteranti del settore elettrico, nonostante sia servito a produrre solo il 16% dell'elettricita'. L'associazione ambientalista e' contraria anche alla localizzazione della centrale, che tra l'altro aggraverebbe l'inquinamento atmosferico locale. ''Per oltre 30 anni in Calabria - ha aggiunto il presidente di Legambiente Calabria, Antonino Morabito - si e' continuato ad investire in opere di grande impatto sull'ambiente e fallimentari sotto il profilo economico invece di valorizzare la naturale vocazione turistica della regione''.

Oltre ai progetti di sviluppo in ambito portuale gia' previsti dagli Enti Locali e, in parte, gia' finanziati, Legambiente ripropone come alternativa al progetto una serie di "precise proposte". Nello stesso settore energetico, secondo gli ambientalisti, si potrebbe puntare efficacemente sull'utilizzo di alcune delle strutture industriali per realizzare una centrale solare termodinamica a concentrazione e un parco tecnologico per le energie rinnovabili che serva come luogo di produzione ma soprattutto di sperimentazione. ''Un'iniziativa simile - conclude Nuccio Barilla' del Direttivo nazionale di Legambiente - darebbe l'opportunita' di un coinvolgimento dei centri di ricerca, delle imprese, Sei inclusa, e delle Universita' con risposte importanti sul terreno dell'eccellenze, della qualita' e dello sviluppo, accompagnate da positive e non effimere ricadute anche in termini occupazionali''........