COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

26 novembre 2015

Energia: ok dalla Ue nuove regole crediti export per centrali elettriche a carbone.

Tratto da Kairospartners
Energia: ok Ue nuove regole crediti export per centrali elettriche a carbone.

Nel quadro accordo Ocse, contributo a negoziati Cop21 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 26 nov - La Ue ha sottocritto le nuove regole sui crediti all'esportazione alle centrali elettriche a carbone definite nel quadro Ocse. Si tratta di un contributo ritenuto importante per i negoziati Cop21 sul cambiamento climatico che cominciano il 30 novembre a Parigi.
L'accordo sui progetti di generazione di centrali elettriche a carbone serve a incoraggiare l'uso di tecnologie a basse emissioni: fissa i termini finanziari e le condizioni per i crediti all'esportazione per i progetti dal primo gennaio 2017.
 Il sostegno pubblico sara' proibito o rallentato progressivamente allo scopo di ridurre in misura significativa l'uso di impianti meno efficienti.

25 novembre 2015

WWF:A Parigi i leader mondiali per un nuovo accordo sul clima- Policy su Carbone e Clima 2015


 Leggi su WWF :A Parigi i leader mondiali per un nuovo accordo sul clima

La prossima settimana i leader mondiali si incontreranno a Parigi alla COP 21 per trovare un nuovo accordo globale sul clima. L’accordo, secondo il WWF, dovrà seguire le indicazioni della comunità scientifica e ridurre le emissioni dei gas serra per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi .
 Marco Lambertini, direttore generale del WWF International,  ha detto: “La scienza ci dice che dobbiamo agire velocemente sul cambiamento climatico e Parigi è la nostra occasione. Abbiamo bisogno di un piano climatico incisivo in grado di tagliare drasticamente il carbone , promuovere l'energia rinnovabile, fornire il sostegno finanziario promesso e proteggere gli ecosistemi a forte assorbimento di carbonio come le foreste e gli oceani. Solo un'energica azione a Parigi ci potrà aiutare a rispondere a tali esigenze e mantenere il ritmo necessario per evitare un cambiamento climatico fuori controllo e assicurare un futuro sicuro per tutti noi.”....



WWF: Policy su Carbone e Clima

Il WWF ha presentato, a quasi due settimane dall’avvio del summit di Parigi, il proprio documento di posizionamento su Carbone e Clima. Ecco i temi fondamentali
Il documento ha lo scopo di fornire e sostenere soluzioni energetiche sostenibili attraverso la visione ‘100% energie rinnovabili’ entro il 2050, supportati da misure ambiziose di efficienza energetica e di risparmio. 
Il WWF si focalizza sul carbone (e lignite) per uso energetico, il combustibile fossile più sporco e inquinante che negli ultimi dieci anni ha registrato la più alta crescita rispetto a qualsiasi altra fonte energetica. Il carbone è anche il combustibile a più alta intensità di emissioni di CO2.  A livello mondiale le centrali a carbone generano il 40% di elettricità, ma sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni di CO2 del sistema elettrico.
Il documento evidenzia che se si vogliono evitare i rischi del cambiamento climatico, così come altri impatti negativi del carbone il consumo di questo materiale nel mondo deve iniziare a diminuire entro il 2020 per essere completamente eliminato dal sistema energetico globale necessariamente prima del 2050.
La transizione energetica dovrà, dunque, essere raggiunta attraverso un rapido passaggio a una fornitura di energia 100% rinnovabile e sostenuta da massicci investimenti in efficienza energetica.
Il percorso verso un futuro senza carbone dovrà essere guidato dal mondo industrializzato – l’OCSE e la Russia – con l’obiettivo di eliminare gradualmente questo combustibile dai loro sistemi energetici nei prossimi 20 anni (entro il 2035).
Il WWF evidenzia quindi quanto sia necessario che i Governi dei Paesi industrializzati introducano con urgenza una normativa che garantisca l’immediata sospensione della costruzione di nuove centrali a carbone e l’immediata chiusura delle centrali a carbone meno efficienti.
Entro il 2030 non dovrebbero più  essere costruiti impianti a carbone anche nei paesi in via di sviluppo.  E’ quindi importante che i Governi interrompano immediatamente tutti i finanziamenti pubblici,  così come andrebbe sospeso il supporto finanziario da agenzie di credito all’esportazione per qualsiasi progetto di carbone.
Il WWF sollecita i Governi dell’OCSE a garantire una completa e immediata eliminazione di tutte le sovvenzioni per l’estrazione del carbone, produzione e uso, e tutti gli altri Governi entro il 2020, al più tardi.
Le politiche dei governi devono soddisfare contemporaneamente due sfide interconnesse: energia a prezzi accessibili per tutti e protezione del clima. E questo deve essere supportato da approcci inclusivi e partecipativi, che coinvolgano i cittadini e le comunità locali.  Oggi la chiave per consentire sviluppo sostenibile e accesso all’energia per tutti c’è ed è nelle energie rinnovabili.
Il WWF in ultimo ricorda che un modello di sviluppo energetico più diffuso e decentralizzato porta benefici estesi e limita le emergenze sanitarie dovute all’inquinamento, al contrario di quanto avviene oggi coi modelli centralizzati fondati sui fossili e il nucleare.
(fonte: http://www.wwf.it)

SPEZIAPOLIS -Carbone e energia: il "death ticker" delle morti e malattie evitabili con l'uso di tecnologie adeguate

Tratto da speziapolis

Contatore di morti e malattie in UE per tecnologie obsolete  - Fonte EEB.org
Ogni giorno le 290 centrali a carbone e lignite attualmente operanti nell’UE determinano 57 morti premature, 8900 casi di attacchi di asma, 56 milioni di € buttati via. Perché questo? Perché le BAT (le migliori tecnologie disponibili) non vengono implementate, o sono adottate con un ritardo di anni.  
Si tratta di 20.000 morti in eccesso e 20 miliardi di euro sprecati per il solo impatto sulla salute nella UE. Chi ci guadagna? La domanda è retorica, naturalmente. 
Sappiamo bene che l'applicazione delle BAT ridurrebbe l'impatto perchè l'unico modo per azzerarlo è passare alla produzione di energia da fonti rinnovabili e abbandonare i combustibili fossili: carbone e lignite per primi.

Il 17 Novembre scorso lo European Environmental Bureau (EEB) ha pubblicato nella home page del proprio sito il “Death Ticker”. Si tratta di un contatore che visualizza e aggiorna i costi aggiuntivi (solo per la salute) derivanti dai danni causati dalla mancanza di ambizione dei limiti UE esistenti per i 290 grandi impianti di combustione a carbone/lignite.

Con questa iniziativa si intende visualizzare il costo dei danni esterni che potrebbero essere evitati ogni giorno se i gestori delle grandi centrali a carbone dell'UE implementassero le “vere” BAT, quelle considerate tali dalle 10 principali Ong nella valutazione dell’impatto sulla salute pubblicato da Greenpeace/EEB lo scorso mese di maggio.

Poiché il cd “carbone pulito” non esiste, anche se gli operatori fossero disponibili a implementare e operare in accordo con le "vere BAT" (scenario ambizioso), l’impegno si tradurrebbe in costi esterni annui (solo per la sanità) pari a 1400 morti premature e 1.3 Miliardi di €/anno per gli impatti sulla salute.

Il “Death Ticker” considera la situazione attuale rispetto a uno scenario molto ambizioso di applicazione di “vere BAT” e decorre dal 1 Agosto 2014. Infatti il ciclo di revisione delle BREF (best practice) dovrebbe avvenire normalmente ogni 8 anni e l'ultimo per i grandi impianti di combustione (LCP BREF) risale al 2006. Sappiamo inoltre che pochi operatori rispettano quei livelli di BAT dal 2010 - come avrebbero potuto - o almeno dal 2014 - come avrebbero dovuto.

EEB insieme alle Green Ten (G10) chiede all’Unione Europea una rapida adozione dei nuovi standard (LCP BREF), per innescare una più rapida revisione delle autorizzazioni in corso.

Cosa è il “Death Ticker”? 
Lo European Environmental Bureau (EEB) ha pubblicato il “Death Ticker” per dimostrare che i ritardi nell'attuazione degli standard di performance ambientali impostati nella Direttiva Industriale sulle Emissioni (IED) si tradurranno in morti e malattie croniche che si potrebbero evitare.
Questi standard costringerebbero le maggiori centrali elettriche dell'Unione Europea a ridurre le emissioni mortali mettendo in atto le migliori tecnologie disponibili (BAT). Sulla base della potenza delle centrali a carbone installate nella UE, i nuovi standard porterebbero ogni anno a significativi benefici economici stimabili in 20 miliardi di euro  - per la riduzione degli impatti dell'inquinamento sulla salute  - e oltre 20.000 morti evitate  a causa dell'inquinamento atmosferico....

Il Ticker esamina i costi sanitari esterni a causa dei principali inquinanti atmosferici (NOx, SOx, polveri e mercurio), ma non quelli correlati ad altri inquinanti atmosferici (CO2, metalli pesanti, ecc N2O), né i costi dei danni correlati al ciclo dell’acqua. ....

Continua a leggere  l' interessantissio post integrale su SpeziaPolis  con le ulteriori  notizie   sul  “Death Ticker” e le richieste all'UE 

Desertiche o sommerse? Ecco quattro città surreali del WWF

Tratto da WWF

Desertiche o sommerse? ecco 4 città surreali del WWF

Città Surreali - Venezia sommersa  Città Surreali - Venezia sommersaCinzia Macis
Le Città surreali: una provocazione per riflettere su possibili conseguenze del mutamento climatico
Come saranno Venezia, Milano, Pisa e Roma con gli effetti del cambiamento climatico?
I combustibili fossili stanno inquinando la nostra vita e le nostre città. In un futuro surreale e a tratti apocalittico potremmo ritrovarci in un ecosistema totalmente trasformato. Ecco perché il WWF Italia ha deciso di lanciare, in occasione della COP21 di Parigi, due serie di immagini destinate ai social media.
La prima è costituita da quattro immagini di “Città Surreali”: una provocazione, non uno scenario scientifico, un modo per riflettere sullo stravolgimento dei nostri luoghi più amati e riconosciuti. Le creazioni mostrano Roma e Milano desertificate e inospitali, divenute habitat di animali selvatici disorientati. Pisa e Venezia sono rappresentate in gran parte sommerse dai mari, senza la classica orda di turisti curiosi ma con un silenzio surreale, invase dall’acqua in una calma surreale dove non ci sono esseri umani.
roma WEB link ld

Pisa WEB link ld

milano WEBlink ld

Accanto a queste provocazioni artistiche, il WWF ha fatto realizzare anche due vignette sul futuro che rischiamo di lasciare ai nostri figli, perché anche l’ironia può aiutare tutti a riflettere, ma soprattutto ad agire.
Vignetta 02A web Vignetta 01A web

24 novembre 2015

RICORDA IL 29 NOVEMBRE TUTTO IL MONDO MARCIA PER IL CLIMA. APPELLO DA PARIGI : «MARCIATE ANCHE PER NOI »

Tratto da Greenreport

Il 29 novembre tutto il mondo marcia per il clima. Appello da Parigi: «Marciate anche per noi»

marcia per il clima
Il 30 novembre inizia a Parigi la COP21, il più importante vertice sul clima del decennio che dovrà definire un nuovo piano per fermare un clima ormai impazzito. «Esiste solo una soluzione al cambiamento climatico – dicono le moltissime organizzazioni e associazioni che hanno aderito alla  Coalizione italiana Clima – eliminare le emissioni di gas serra. I governi di tutto il mondo dovranno dunque giungere ad un accordo equo e legalmente vincolante, che consenta di limitare il riscaldamento globale almeno al di sotto di 2°C e acceleri la transizione verso la decarbonizzazione».
E mentre governi di oltre 190 paesi si stanno per riunire a Parigi per trovare un accordo fondamentale per il clima, i cittadini di tutto il mondo si mobilitano per chiedere ai propri rappresentanti che quell’accordo sia ambizioso e che possa assicurare un futuro giusto e sostenibile per tutto il pianeta.
Il 29 novembre prima dell’apertura delle negoziazioni, cittadini da San Paolo a Nuova Delhi, passando per Kampala, Melbourne, Ottawa e Tokyo scenderanno a migliaia in piazza in oltre 2000 eventi in più di 150 paesi.
Dopo i tragici attentati di Parigi, il governo ha cancellato la manifestazione nella capitale francese e da Parigi i cittadini hanno lanciato un appello a tutto il resto del mondo: «Marciate anche per noi», e in solidarietà con tutti coloro che in diversi paesi del mondo sono stati colpiti da attentati terroristici. Mentre Parigi sarà blindata, nel resto del mondo cittadini invaderanno le strade chiedendo un mondo alimentato al 100% da energie rinnovabili, assicurandosi che la voce dei popoli del mondo sia sentita e ascoltata nelle stanze del vertice parigino.
La Coalizione italiana Clima  sottolinea che «Studenti, sindacati, gruppi religiosi, organizzazioni della società civile e cittadini si mobiliteranno nei 5 continenti per la Marcia Globale per il Clima del 29 novembre, un giorno prima che i capi di Stato aprano le negoziazioni.
Assieme chiederemo ai nostri governi un accordo ambizioso e vincolante per un mondo alimentato al 100% da energia rinnovabile entro il 2050. In Italia ci sarà la manifestazione nazionale a Roma con un corteo per il clima e per la pace che partirà alle ore 14,00 da Campo de Fiori e si concluderà in via dei Fori imperiali con un grande concerto alle 17,00. Si alterneranno sul palco Bandabardò, Dolcenera, Meganoidi, Têtes de Bois,  Kutzo, Sandro Joyeaux e molti altri, presenteranno Massimo Cirri e Sara Zambotti».

Tratto da Rinnovabili.it

OMS: i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza sanitaria

  • Epidemie, malattie parassitarie e stress: il climate change  sta avendo seri effetti sulla salute umana che devono essere presi in considerazione dai negoziatori della COP21
OMS: i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza sanitaria

(Rinnovabili.it) – L’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute umana è una delle tematiche rimasta stranamente assente dal dibattito internazionale. 
Ma a poco meno di una settimana dall’avvio della COP21  di Parigi l’Organizziazione Mondiale della Sanità (OMS) fornisce un quadro allarmante: tra il 2030 e il 2050, gli effetti del surriscaldamento globale provocheranno oltre 250.000 morti in tutto il mondo. Un numero troppo alto per non essere preso in considerazione dal tavolo dei negoziati UNFCCC. Già 2012, l’OMS  aveva rilasciato delle stime preoccupanti, rivelando come le emissioni antropiche stiano decimando 7 milioni di persone l’anno e facendo dell’inquinamento dell’aria il più grande rischio per la salute umana.

Il problema però non sono solo i contaminanti atmosferici. La progressiva crescita della temperatura globale e gli eventi meteorologi estremi stanno aumentando progressivamente  il tasso di mortalità legato al cambiamento climatico.
La prima conseguenza in assoluto è rappresentata dalle epidemie trasmesse da vettori, oggi in piena espansione. La malaria, che uccide ogni anno 600.000 persone, sta estendendo il suo territorio. ...
Non è la prima volta che clima ed epidemie vengono messe in relazione: a settembre delle scorso anno EcoHealth Alliance (organizzazione che si occupa di analisi ed educazione circa le relazioni tra la natura, gli ecosistemi e la salute umana), aveva stilato un rapporto in cui si evidenziava  come effetti del climate change possano  giocare un ruolo importante nell’aumentare i rischi di ebola.
Altro elemento fondamentale da tenere in considerazione è come le migrazioni, legate a sconvolgimenti politici, ma anche (e sempre più) al cambiamento climatico, stiano causando una recrudescenza della tubercolosi, malattia che uccide ogni anno due milioni di persone.”

23 novembre 2015

Oggi alla UBIK la proiezione del documentario :“Tirreno Power: l'inchiesta giudiziaria e gli impatti del carbone"



 Oggi martedì 24 novembre alle  18 alla Ubik di Savona visione del documentario “Tirreno Power: l'inchiesta giudiziaria e gli impatti del carbone". 
Partecipano all'evento Ugo Trucco, presidente dell’Ordine dei medici di Savona, Maurizio Loschi,  referente di Medicina Democratica, Virginio Fadda e Umberto Torcello, medici del MODA.
Introduce il giornalista Mario Molinari, a cura della Rete Fermiamo il Carbone.

 E' sì la storia di 40 anni di pesante inquinamento a Savona con gravissimi danni all'ambiente e alle persone accertate dalle indagini della Procura, ma anche la storia di omissioni, imposizioni, gravi e compiacenti sottostime, indagati.

E' sì la storia di 40 anni di pesante inquinamento a Savona con gravissimi danni all'ambiente e alle persone accertate dalle indagini della Procura, ma anche la storia di omissioni, imposizioni, gravi e compiacenti sottostime, indagati.


22 novembre 2015

Aspoitalia:Più qualità istituzionale, meno fossili........

Tratto da Aspoitalia

Più qualità istituzionale, meno fossili

Artists-impressions-of-Lady-Justice,_(statue_on_the_Old_Bailey,_London)
E’ vero che una maggiore qualità istituzionale rende meno dipendenti dai combustibili fossili?
Un studio che misura in modo oggettivo questa relazione.
Di Giordano Caputo
Il presente lavoro è una sintesi della tesi originale che è possibile trovare pubblicata sul sito di ASPO Italia. Ha una connotazione un pò tecnica, ma il  capitolo delle conclusioni finali è scritto per un largo pubblico.


1. INTRODUZIONE

Il presente lavoro investiga il legame tra qualità istituzionale e dipendenza da beni combustibili. L’argomento che sottende l’intera tesi consta nel fatto che un ambiente istituzionale arcaico alimenta il commercio in prodotti energetici inquinanti mentre ostacola lo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili.....

L’argomento che il presente lavoro intende dimostrare è che il miglioramento dell’assetto istituzionale costituisce una politica effettiva per la riduzione, da un lato, della dipendenza economica da fonti non rinnovabili per i paesi esportatori e, dall’altro, di quella energetica per paesi importatori.

2. IL CONCETTO DI ISTITUZIONE

.....Le istituzioni sono dunque centrali nelle scienze sociali; tuttavia il presente lavoro si concentra solo su quelle che hanno un impatto diretto sull’attività economica. In particolare si fa riferimento alla stabilità sociale e al rispetto dei diritti civili (che prendono il nome di Civil Rights), all’efficienza e solidità del settore pubblico, soprattutto del governo (sotto il nome di Government Quality), e infine allo stato di diritto e alla presenza della corruzione (denominati Economic Regulation).

5. CONCLUSIONI

La principale risultanza della presente analisi consiste nel certificare che il panorama istituzionale ha un impatto significativo sia dal punto di vista statistico che economico sulle importazioni di combustibili fossili. Tale relazione ha segno negativo, significando che un miglioramento della qualità istituzionale di un paese ne riduce la dipendenza dall’estero, tramite una riduzione del peso delle importazioni di beni combustibili.

Il modo in cui la qualità istituzionale agisce sulla dipendenza energetica non è analizzato a fondo in questo lavoro. Tuttavia si ipotizza che migliori istituzioni contribuiscano a creare una consapevoleza diffusa sui problemi ambientali, stimolando così il settore delle fonti rinnovabili e producendo una spinta verso l’efficienza energetica.....

........La svolta elettrica ci renderà liberi dalle guerre del petrolio

Tratto da Themedithelegraph
Solo la svolta elettrica ci renderà liberi dalle guerre del petrolio
L’autore è professore associato di Storia Contemporanea alla Bocconi di Milano.                             GIUSEPPE BERTA 
foto
Gli scenari geopolitici su cui si proiettano gli atti del terrorismo internazionale sono ancora quelli che hanno come sfondo il profilo dei pozzi di petrolio. Richiamano dunque una fonte d’energia, coi suoi modelli tecnologici ed economici, che affonda le proprie radici nel secolo scorso.

In un certo senso, perciò, si collocano in una linea di continuità con le guerre mediorientali e i loro effetti, anche in un mondo in cui ormai si è ridotta e si sta riducendo l’importanza del petrolio, che ha risentito della discesa dei prezzi delle materie prime di questi ultimi tempi.L’azione dell’Isis si è notoriamente avvantaggiata della vendita, in forme illegalmente concorrenziali, dei prodotti petroliferi, che è stata utilizzata per finanziare i suoi progetti militari e terroristici.

È un tipo di finanziamento capillare, che si basa su un’attività di contrabbando più diffusa di quanto non si percepisca di primo acchito e che coinvolge quindi un numero di persone poco propense a interrogarsi sulle conseguenze di acquisti illeciti. Le complicità, che sono state spesso evocate nel caso della genesi dell’Isis e del suo radicamento, non si trovano soltanto ai vertici, nelle leve più elevate del potere e negli interessi di oligarchie esigue e potenti. Esse sfruttano altresì piccole convenienze immediate che non toccano tanto le sfere decisionali quanto le dimensioni quotidiane dell’economia illecita.Anche questo rende difficile stroncare il reticolo di connivenze che costituisce il terreno di coltura economico delle formazioni fondamentaliste e delle loro ali terroristiche.

Purtroppo, le esortazioni a prefigurare un assetto del mondo in cui il petrolio e, in generale, la disponibilità delle materie prime non contribuiscano più a mettere capo alle spaventose asimmetrie di ricchezza e di potere, tali da alimentare gli scenari di guerra, sono prevedibilmente destinate a produrre scarsi esiti nel breve periodo.

La politica internazionale mostra di muoversi lungo assi consolidati, che già in via di principio non paiono destinati a cambiare in profondità equilibri e rapporti di forza. E allora un impulso al mutamento può venire dalla trasformazione degli scenari tecnologici, in grado di alterare fortemente le basi del sistema economico. Per la prima volta così, per esempio, sembra che l’auto elettrica abbia la forza per imporsi come nuovo paradigma della tecnologia della mobilità. Anche nel nostro Paese si stanno approntando stazioni di servizio che potranno ricaricare le batterie dei veicoli elettrici in un numero limitato di minuti, con un costo estremamente contenuto a paragone di un pieno di benzina....

Elon Musk, l’inventore di Tesla, è il profeta di questa rivoluzione tecnologica. Il visionario Musk descrive un mondo in cui tutti i mezzi di trasporto saranno animati dall’elettricità, dalle auto agli aerei fino ai vettori spaziali che, secondo lui, dovrebbero consentirci di colonizzare Marte entro il 2050. 
Anche senza sposare queste profezie, è ormai evidente che, dopo la crisi, siamo alla vigilia di un rivolgimento tecnologico. 
Sarebbe bello poter pensare che esso concorrerà a liberarci dalla tirannia del petrolio e soprattutto delle guerre e delle violenze che ha generato.

21 novembre 2015

La Marcia globale per il clima, in tutto il mondo meno che a Parigi.

Tratto da Greenreport

Marcia globale per il clima, in tutto il mondo meno che a Parigi

A Roma appuntamento il 29 novembre a Piazza Farnese. A Milano “Un clima diverso per l’Europa”
[20 novembre 2015]
Marcia globale per il clima
A Parigi la Marcia Globale per il Clima è stata cancellata a causa delle misure di sicurezza imposte dagli attentati, ma 50 grandi manifestazioni sono programmate in tutto il mondo il 28 e 29 novembre, per chiedere di arrivare finalmente a un accordo vincolante che fermi i cambiamenti climatici.
Gli organizzatori della Global Climate March parigina, che doveva precedere l’apertura ufficiale e istituzionale della 21esima Conferenza delle parti Unfccc, sono naturalmente molto delusi, ma non mollano e in un comunicato congiunto scrivono: «Il governo può proibire queste manifestazioni, ma la nostra voce non sarà silenziata. Anche se questo ci rende difficile proseguire con le iniziative che avevamo organizzato, troveremo un modo affinché a Parigi l’appello per la giustizia climatica venga ascoltato, e incoraggiamo tutti, ovunque nel mondo, a unirsi alla Marcia Globale per il Clima e ad alzare la voce più forte che mai. Non c’è ne è mai stato così bisogno. I nostri piani su Parigi devono cambiare, ma il movimento per la giustizia climatica non rallenta. In tutto il mondo marce, dimostrazioni e disobbedienza civile sono in programma per le settimane e i mesi a venire. Insieme, continueremo a ergerci contro la violenza e l’odio con la nostra pace e la nostra determinazione. Per le persone in tutto il mondo, unitevi alla Marcia Globale per il Clima nella vostra comunità per mostrare il sostegno alla giustizia climatica. Per coloro che hanno in programma di venire a Parigi, venite e unitevi a noi, troveremo un modo per agire insieme».
Infatti, i terroristi non l’avranno vinta e il movimento organizza più di 2.173 eventi, incluse più di 50 grandi manifestazioni, in tutto il mondo come parte della Marcia Globale per il Clima del 28 e 29 novembre. Molti degli eventi già programmati a Parigi per le due settimane della COP21 stanno andando avanti , incluso il concerto con Thom Yorke, Patti Smith e altri. Gli organizzatori incoraggiano anche gli attivisti ad «arrivare a Parigi per i giorni finali della conferenza per essere sicuri che i popoli, non gli inquisitori nè i politici, abbiano la parola finale».
A Roma, la Marcia Globale per il Clima è organizzata dalla Coalizione italiana clima, che conferma l’appuntamento del 29 novembre e invita tutti alla partecipazione: «In marcia per il clima e per la pace: partenza alle 14 da Piazza Farnese per raggiungere via dei Fori imperiali dove si terrà poi un concerto. Sul palco si alterneranno numerosi artisti e testimonial». Alla marcia romana parteciperanno anche i movimenti pacifisti e le organizzazioni che lavorano con i migranti.
La Coalizione italiana per il Clima sottolinea che «Dopo i fatti tragici di Parigi e il divieto del governo francese di organizzare le manifestazioni per il clima, la marcia di Roma si carica di ulteriore significato per sconfiggere la paura e costruire la pace. Marceremo anche per tutti quelli che a Parigi non potranno più aderire a questa manifestazione globale. E’ importante essere in tanti per far sentire la voce della società civile, perché i cambiamenti climatici ci riguardano tutti, da molto vicino, e sono un’emergenza con ripercussioni in tutti i campi: ambientale, sociale, economico e geopolitico. La questione climatica è, infatti, strettamente intrecciata con le migrazioni, le guerre e i drammatici eventi che scuotono il medio oriente, l’Europa e il mondo intero. E’ la partita della gestione delle risorse e rappresenta l’occasione per definire un nuovo scenario energetico e un nuovo modello di sviluppo che punti alla tutela del bene comune e delle risorse naturali».
La Coalizione italiana clima, alla quale aderiscono oltre 150 soggetti fra sindacati e organizzazioni nazionali e locali della società civile, degli agricoltori, di solidarietà internazionale e di difesa dei diritti umani, ambientaliste, confessionali, sindacali, movimenti sociali e enti locali,  è nata per dare la parola ai cittadini in previsione della COP21 e ricorda che «Per fermare l’aumento della temperatura almeno entro 2 gradi centigradi, il tempo stringe. Gli impegni già sottoscritti dagli Stati in previsione del Summit di Parigi, purtroppo, non bastano. Servono oggi obiettivi e misure più ambiziosi. La partita che si gioca alla COP21 è quella del futuro del mondo: una questione che non può prescindere dalla partecipazione della società civile e dall’ascolto delle sue proposte. Per questo è fondamentale essere in tanti il 29 novembre, per chiedere con forza giustizia climatica, un nuovo scenario energetico che fermi le emissioni di gas serra e apra la strada a equilibri nuovi e sostenibili».
Il corteo partirà da Piazza Farnese alle 14,00  e raggiungerà i Fori Imperiali, dove si terrà il concerto a partire dalle 17,00 fino alle 21,00. Gli organizzatori evidenziano ancora una volta che «Dopo i tragici fatti di Parigi la marcia assume ulteriore significato e dobbiamo essere in tantissimi per sconfiggere insieme il clima di paura che serpeggia dappertutto. A Parigi  sono state vietate le manifestazioni di piazza del 29 novembre e del 12 dicembre, marceremo anche per loro. Dobbiamo utilizzare i 9 giorni che ci rimangono per diffondere l’informazione e invitare amici e parenti a partecipare. In sede sono disponibili volantini, locandine, manifesti che ognuno potrà diffondere nel proprio quartiere/condominio». I pullman che da tutta italia partiranno  per la Marcia del 29 novembre a Roma saranno autofinanziati. Le associazioni che coordinano l’organizzazione dei pullman a livello territoriale sono: Arci, Legambiente, Arci Uisp e Wwf.....
Continua a leggere su  Greenreport

20 novembre 2015

Sabato 21 Novembre alla Libreria UBIK:"LEGAMI DI FERRO".


Sabato 21 novembre, ore 18 alla libreria UBIK di Savona BEATRICE RUSCIO presenterà il suo libro "LEGAMI DI FERRO", libro che parla di una delle maggiori multinazionali minerarie del mondo, la Vale, e del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, l'Ilva di Taranto.
Parla di inquinamento e solidarietà, di coraggio, determinazione e voglia di rinascere. Contro ogni forma di razzismo ambientale.
Modera il Giornalista Mario Molinari.

Tratto da Peacelink

Legami di Ferro

Libro di Beatrice Ruscio. Introduzione e presentazione di Alessandro Marescotti. Recensione di Laura Tussi.

Legami di ferro.
Dalla miniera alla fabbrica.
Dal cuore dell'Amazzonia brasiliana al quartiere Tamburi di Taranto

Il seminario internazionale a cui ha partecipato l'Autrice del libro “Legami di ferro”, Beatrice Ruscio, in rappresentanza dell'Associazione ecopacifista PeaceLink, è stata un'importante occasione per far emergere la questione di Taranto dal contesto locale, per unire questa lotta a un movimento internazionale di mobilitazione e resistenza contro gli immani e inesorabili progetti delle imprese e delle multinazionali che vogliono ottenere il massimo profitto a costo di devastazioni ambientali, pregiudicando così la vita e la salute di intere popolazioni.
Il denominatore comune che unisce le città di Taranto e di Piquià de Baixo si chiama minerale di ferro: la stessa polvere proveniente dal Brasile e estratta nelle miniere della multinazionale Vale è poi esportata in tutto il mondo.
Il libro racconta una bella storia di solidarietà tra l'Italia e il Brasile. È la storia di Taranto e di Piquià de Baixo in Amazzonia, inesorabilmente collegate dal drammatico filo conduttore di due disastri ambientali, provocati dalla polvere che è alla base del processo siderurgico, ossia il minerale di ferro: inquinamento ambientale e diritto alla salute uniscono Piquià de Baixo e il Quartiere Tamburi di Taranto, Ilva e Vale, in una stretta relazione, in giochi di forza e di potere dall'alto e di movimenti sociali in lotta dal basso. ...
In realtà, il mondo non ha bisogno di tutto l'acciaio che viene prodotto.... 
“Il viaggio di PeaceLink in Brasile ha consentito di tessere i fili di un'alleanza globale che va oltre la questione ecologica: è un'alleanza per la difesa dei diritti umani e per una nuova economia di giustizia”, afferma Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink, nell'introduzione al libro...... 
La lotta per spezzare la violenza e la protervia del ciclo siderurgico mondiale ha conosciuto diversi epicentri del conflitto ambientale, disseminati in tutto il mondo, dall'India al Brasile. Da una parte all'altra del globo intere popolazioni subiscono tremende ingiustizie ambientali e lottano per vedere rispettati i propri diritti di esseri umani. L'Autrice paragona il viaggio in Brasile a un salto in una realtà parallela a quella di Taranto, con tante differenze culturali, economiche, ambientali, ma così incredibilmente simile e unita da legami di solidarietà forti, indistruttibili, di gente forte, unita da “legami di ferro”, indistruttibili....Qui 'articolo integrale

Clima e COP21: questa sì che è una guerra da vincere.

Tratto  da Il Cambiamento

Clima e COP21: questa sì che è una guerra da vincere
Image: Sebastián Núñez via Flickr (CC BY-SA).

    Molto si sta scrivendo in questi giorni in merito all’imminente inizio della Conferenza ONU sul clima (COP21) che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Per la prima volta (o forse la seconda, se andiamo con la memoria all’11 settembre 2001) ci si sta ponendo la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato fallimento della COP21.

di Antonio Lumicisi - 20 Novembre 2015

Per la prima volta (o forse la seconda, se andiamo con la memoria all’11 settembre 2001) ci si sta ponendo la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato fallimento della COP21 e, inoltre, se sia opportuno far riunire a Parigi oltre 10.000 delegati – numero che  verosimilmente potrebbe raddoppiare se si considerano gli attivisti ed esponenti della società civile ed imprenditoriale che parteciperanno, a meno che non si introdurranno stringenti misure selettive - provenienti da tutto il mondo. 
Il primo aspetto viene ben descritto da Oliver Tickell su The Ecologist che mette in guardia i leaders politici dai rischi di un fallimento della COP21, ipotizzando un introito di circa 500 milioni di dollari all’anno dalle vendite del petrolio che in parte è nella disponibilità dei terroristi di ISIS per finanziare le proprie attività criminali. Tickell sottolinea che un accordo a Parigi è sì una questione ambientale ma che adesso abbiamo un motivo in più per non fallire e ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Innegabile. Come innegabile è il fatto che non basta un accordo per limitare le emissioni di gas serra in atmosfera per togliere potenziali risorse ai terroristi, anche se la riduzione delle emissioni raggiungesse livelli “inaspettati”, come ad esempio quelli che da tanto tempo gli scienziati dell’IPCC ci indicano come la strada da seguire. Chi muove gli attacchi terroristici troverà altre risorse per finanziarsi, al di là di quelle che ad oggi sembrano provenire dalla vendita del petrolio. Sono profondamente convinto che se non si analizzano a fondo le condizioni che muovono tali attacchi non riusciremo mai a contrastarli e, soprattutto, a fare in modo che non accadano più. 
Su questo punto, faccio riferimento a quanto scritto da Marco Travaglio su l’Huffington Poste, nello specifico, le sue considerazioni di natura politico-economica a livello internazionale e da Paolo Ermani su Il Cambiamento. 
Quanto scritto da loro delinea chiaramente quali sono le azioni da intraprendere, certamente non quella di continuare a bombardare a spron battuto qua e là nella speranza di colpire qualche terrorista ed avere come “effetto collaterale” - giustificato da molti - centinaia di morti civili. E’ necessario intervenire, subito, ma con intelligenza ma soprattutto umiltà. Umiltà nel capire che le condizioni che scatenano questi attacchi terroristici nascono da come il mondo che si definisce civile si comporta nei riguardi di altri territori e persone.
Per quanto riguarda invece l’opportunità o meno di svolgere la COP21 a Parigi, faccio una premessa, siamo andati più volte sulla Luna, passeggiamo tranquillamente nello spazio cosmico, riceviamo foto da sonde spaziali inviate a distanze siderali e possibile che non si riesca a metter fine a quel “circo mediatico” che sono le Conferenze sul clima che, purtroppo, ad oggi non hanno portato alcun risultato tangibile? Possibile che in un mondo super-connesso non si riesca ad immaginare che molte delle riunioni e degli incontri si possano svolgere in tele e video-conferenza?
Detto questo, sono certo che un accordo politico (cioè il “livello” di riduzione delle emissioni di gas serra da adottare per il futuro) è possibile da raggiungere anche senza andare a Parigi; visto che si sta delineando uno scenario che vede i Paesi impegnarsi in modo diverso, è sufficiente che ogni Paese deliberi formalmente il proprio impegno di riduzione delle emissioni a prescindere dall’esito della COP21; e persegua seriamente il raggiungimento degli obiettivi assunti. Salvo rare eccezioni, finora non è mai stato fatto, mascherando l’inazione dietro al fallimento della COP di turno (sostenendo che o tutti prendono l’impegno oppure non se ne fa niente: l’Unione Europea su questo potrebbe insegnare qualcosa visto l’impegno unilaterale comunque già assunto).
Annullare la COP21 di Parigi non per paura degli attentati ma perché risulterebbe inutile a fronte di impegni formali assunti subito in via eccezionale come risposta anche agli attacchi terroristici sarebbe davvero una rivoluzione che andrebbe al di là di ogni prevedibile o imprevedibile esito della COP21.
                              Leggi anche 

Perché l’Isis sarebbe felice di un fallimento della Cop 21? La chiave è sempre la stessa. Lo sfruttamento e il dominio sulla risorsa più “sporca” del mondo: il petrolio.Leggi tutto