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18 febbraio 2020

"La salute dell'ambiente per la salute dell'uomo"

Per non dimenticare un po'della nostra storia: un importante post dell' 11 ottobre 2009 ed uno  stralcio del 13 novembre 2013

11 ottobre 2009


2009/10/09 Convegno "La salute dell'ambiente per la salute dell'uomo"

Riceviamo dal Dottor UGO TRUCCO
Presidente dell' ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI
DELLA PROVINCIA DI SAVONA 
e pubblichiamo


Si invia, per opportuna conoscenza, rendiconto del nostro Convegno
"La salute dell'ambiente per la salute dell'uomo" tenutosi a Celle Ligure, sabato 3 ottobre.
Data l'importanza e l'attualità dei temi trattati, ritengo che quanto sotto esposto possa essere d'interesse pubblico e quindi meritevole di diffusione attraverso gli organi di informazione.

COMUNICATO STAMPA

Si è tenuto a Celle Ligure il 3 ottobre il Convegno organizzato dall’Ordine dei
Medici sul tema “La salute dell’ambiente per la salute dell’uomo”.

Hanno partecipato ai lavori 150 medici della provincia più numerosi sindaci e assessori all’ambiente del comprensorio savonese che hanno potuto ascoltare da relatori di chiara fama nazionale quanto l’inquinamento sia dannoso alla salute.

Fra i punti salienti emersi segnaliamo:

- la salute dell’uomo inizia già durante la gestazione in quanto il feto,essendo un organismo in fase di formazione e crescita, è particolarmente esposto alle sostanze inquinanti che possono interferire sul complesso meccanismo genetico favorendo il possibile sviluppo di neoplasie già in età pediatrica.

Infatti l’aumento delle neoplasie è particolarmente evidente nei primi anni di vita anche perché il bambino, organismo in crescita e in fase di sviluppo del suo sistema immunitario, è particolarmente sensibile alla esposizione degli agenti inquinanti;
- i costi sociali determinati dall’inquinamento ambientale su uomo,animali e ambiente naturale e costruito, devono essere valutati in tempi lunghi e possono essere quantificati in milioni di euro. Tale valutazione è scarsamente presa in considerazione nella nostra realtà nazionale in quanto ci troviamo in una situazione paradossale dove non è chi inquina il responsabile tenuto a pagare i danni ma la società.
In altri stati, dove l’ente pagatore è privato (ad esempio USA) si è provveduto ad impedire l’apertura di nuove centrali a carbone in quanto antieconomiche (maggiori costi sanitari rispetto alla loro produttività).
- Lo smaltimento dei rifiuti deve subire una brusca sterzata nella direzione di una rigorosa raccolta differenziata “porta a porta” dove si conoscano destinazione e modalità di smaltimento dei materiali.
Nella Regione Veneto, ad esempio, si è raggiunto il target di raccolta differenziata del 75%.
Il materiale raccolto viene smaltito senza l’utilizzo di inceneritori ed è utilizzato con nuovi sistemi produttivi economicamente vantaggiosi.

- La dizione di termovalorizzatori riferita agli inceneritori è stata vivamente contestata in quanto realtà sicuramente inquinanti in grado di produrre fra l’altro notevoli quantità di diossina ed è stato affermato che risulta essere un privilegio per la Liguria essere priva di ceneritori.
Risulta assolutamente indispensabile procedere ad una raccolta differenziata fatta bene al fine di ridurre drasticamente il residuo secco non riciclabile per poter usufruire ancora per molti anni delle tredici discariche di cui dispone la nostra regione.

La collaborazione fra Enti e Istituzioni indispensabile per perseguire un ambiente sano è stato il tema di una tavola rotonda......
In un clima molto costruttivo si è percepita la volontà di porre le basi per una proficua cooperazione.


- Alla stessa tavola rotonda ha partecipato il Presidente dell’Associazione italiana medici per l’Ambiente Dott. Romizi che ha presentato il modello di “città sana”, che si sta realizzando in molte province e comuni italiani; tale progettualità ha destato l’interesse degli amministratori locali che hanno proposto all’Ordine un incontro a breve per procedere nella stessa direzione.
- Il clima sereno e costruttivo che ha caratterizzato il Convegno per tutta la
durata dei lavori ha permesso di superare diffidenze e preconcetti presentatisi in altri eventi pubblici.
Si è compreso che pur avendo ruoli diversi c’è la volontà comune di ottenere il miglioramento dell’ambiente in cui viviamo.

Ad esempio, per quanto riguarda la qualità dell’aria, si è ritenuto indispensabile il monitoraggio anche delle polveri più sottili (PM 2,5) in ottemperanza alle direttive europee non ancora recepite dalla nostra normativa.
Ricordiamo che la funzione sociale del medico nella salvaguardia dell’ambiente a tutela della nostra salute e di quella delle generazioni future, gli impone di informare amministratori e cittadini dei pericoli che ci circondano.

Compito degli amministratori è quello di acquisire le opportune conoscenze sui potenziali rischi che determinati insediamenti possono produrre sulla nostra salute e di prendere le migliori decisioni, sempre attenendosi al principio di precauzione, nell’interesse della collettività, che comunque dovrebbe essere sempre preventivamente informata delle scelte che stanno per essere intraprese

  ed inoltre il post 13 novembre 2013

I danni da combustione a carbone - Savona 13.11.2013:......NON SIAMO IN MEZZO AD UNA LANDA DESERTA SIAMO IN UN POSTO DENSAMENTE ABITATO .....


 I danni da combustione a carbone 

 Sotto il link al video della Conferenza di oggi  in Sala Rossa a Savona con grandi esperti sul tema dei danni sanitari e ambientali provocati dalla combustione della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure.
Guardatevi il video integrale su You Tube .

Solo un consiglio :per chi non era presente  investite   un ' ora e mezza   della vostra vita per vederlo tutto  , per ascoltare gli importantissimi interventi dei Medici ISDE  Giovanni Ghirga e  Valerio Gennaro, le considerazioni  dell' Ingegner  Paolo  Rabitti ....

TUTTI OTTIMI INTERVENTI FONDAMENTALI  PER CONOSCERE LA PROBLEMATICA   della nostra.... centrale a carbone  VISTA DALLA PARTE DI NOI CITTADINI ESPOSTI,E PER AVERE UNA VISIONE DAVVERO TRASPARENTE.

Dice l' Ingegner Paolo Rabitti 
  "IL MONOSSIDO DI CARBONIO e' UNA SOSTANZA CHE DOVREBBE ESSERE  LIMITATA AL MASSIMO.
......NON SIAMO IN  MEZZO AD UNA LANDA DESERTA SIAMO IN UN POSTO DENSAMENTE ABITATO ,COLPITO DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE E SANITARIO DAGLI EFFETTI DI QUESTO IMPIANTO ENORME  ."
QUI PERO' TUTTI SE NE SBATTONO .QUESTA LA COSA CHE NON ESISTE E NON PUO' ESISTERE. 
IO LAVORO SOLITAMENTE COME CONSULENTE DI MAGISTRATI   E SUCCEDE SEMPRE CHE I MAGISTRATI DEVONO FARE QUELLO CHE NON FANNO LE AUTORITA'.....

L’inquinamento atmosferico influisce sulla mutazione del nostro DNA

Tratto da Ambiente Bio

L’inquinamento atmosferico influisce sulla mutazione del nostro DNA

L’inquinamento atmosferico può alterare il nostro DNA. Questo è quanto è emerso da uno studio effettuato dal team di scienziati dell’Università della British Columbia a Vancouver, in Canada.
Le particelle nocive presente nell’aria si accumulano nei nostri corpi nel tempo, influenzando il funzionamento dei nostri organi dai nostri polmoni al nostro cuore e al nostro cervello
Per verificare questo cambiamento lo studio prevedeva che alcuni volontari respirassero gas diesel per due o più ore in un piccolo spazio chiuso per vedere se ciò avrebbe un effetto epigenetico attivando o disattivando determinati geni. Il livello di inquinamento a cui erano esposti i volontari era simile a quello di un’autostrada a Pechino, una delle città più inquinate del pianeta. Ad altri volontari è stato permesso di respirare più aria fresca e meno aria inquinata.
In seguito a questo primo passaggio gli scienziati hanno prelevato campioni di sangue da entrambi i gruppi. Hanno scoperto che coloro che sono stati esposti a livelli elevati di gas di scarico diesel hanno subito cambiamenti in circa 2.800 punti diversi nel loro DNA, che hanno interessato circa 400 geni in totale. Questo effetto non è stato osservato nelle persone che hanno respirato aria pulita e non hanno mutazione del DNA modificate dunque dall’inquinamento.
Ciò dovrebbe essere motivo di grave preoccupazione, poiché più di nove persone su 10 in tutto il mondo vivono in aree in cui i livelli di inquinamento atmosferico sostituiscono quelli considerati sani dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Nelle aree urbane in continua espansione, le tossine trasportate dall’aria ora rovinano la vita di milioni e milioni di persone.

16 febbraio 2020

Tratto da  Futuro Prossimo 

Perchè l’industria dei combustibili fossili crollerà in 10 anni

Il grande pubblico non si rende conto della velocità con cui cambiano le cose: i combustibili fossili stanno per crollare a velocità supersonica sotto i colpi di un cambiamento inarrestabile. Ecco perchè.


Nel 1954 i contemporanei pensavano che l’era nucleare avrebbe portato energia a costo praticamente zero, inaugurando un’ondata post bellica di tecno-ottimismo. Sfortunatamente, la rivoluzione dell’energia atomica non è mai avvenuta, e negli anni ’70 tutti sembravano rassegnati al fatto che i combustibili fossili sarebbero stati inevitabili: fine dell’ottimismo. Oggi i tempi stanno finalmente cambiando: gli anni ’20 di questo secolo saranno quelli della grande transizione energetica. E della fine dei combustibili fossili.
Solo negli ultimi tre anni, i prezzi delle rinnovabili sono scesi a velocità notevolmente più alta rispetto alle fluttuazioni di petrolio, carbone e perfino gas naturale. Chi ha investito nelle risorse tradizionali ha perso del denaro, parecchio denaro, mentre l’industria del solare ha continuato a guadagnare terreno e a garantire guadagni.

Cosa sta guidando queste dinamiche di mercato?

Tre importanti forze sono attualmente in gioco nel mercato dell’energia:
  • i miglioramenti in accelerazione dell’efficienza energetica rinnovabile, 
  • il passaggio verso la sostenibilità tra gli investitori istituzionali 
  • l’adozione di politiche pubbliche volte a mitigare i cambiamenti climatici e altre preoccupazioni ambientali.
Questi fattori si rafforzano a vicenda e lavoreranno per spostare la nostra società lontano dai combustibili fossili e verso l’energia pulita in questo decennio, molto più velocemente di quanto quasi tutti si aspettino. Continua qui

14 febbraio 2020

L’Italia fa i conti con i danni ambientali

Tratto da La Stampa

L’Italia fa i conti con i danni ambientali

Dall’interramento di liquami a Rende alle emissioni della Tirreno Power a Vado Ligure: Ispra accerta gravi danni all'ambiente in 30 aree del Paese. Presentato alla Camera dei deputati il primo Rapporto sul danno ambientale nel biennio 2017-2018





12 febbraio 2020

Studio di Greenpeace :Gas, carbone e petrolio: quanto costano al Pianeta?

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Combustibili fossili, lo studio di Greenpeace: 

“L’inquinamento atmosferico costa 8 miliardi di dollari al giorno e 4,5 milioni di morti”



Il rapporto ‘Aria tossica: il costo dei combustibili fossili’ redatto da Greenpeace Southeast Asia e CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air) valuta i danni causati da carbone, petrolio e gas, in termini economici e di salute umana. Tra gli effetti evidenziati, l’aumento di patologie croniche, di parti premature e di casi di asma, anche tra i bambini

Circa 4,5 milioni di morti premature e 2.900 miliardi di dollari (oltre 100 miliardi solo per i giorni di assenza dal lavoro), equivalenti al 3,3 per cento del Pil mondiale, ovvero 8 miliardi di dollari al giorno. È il costo che il Pianeta sostiene a causa dell’inquinamento atmosferico derivante dalla combustione di combustibili fossili, ovvero carbone, petrolio e gas, secondo le stime del rapporto ‘Aria tossica: il costo dei combustibili fossili’ redatto da Greenpeace Southeast Asia e CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air) che, per la prima volta, valutano il danno – in termini economici e di salute umana – legato proprio a questo tipo di inquinamento. Il lavoro ne evidenzia alcuni effetti, come l’aumento del numero di patologie croniche ogni anno e il contributo a milioni di visite mediche e a miliardi di giorni di assenza dal lavoro per malattia.
Una situazione critica anche per l’Italia, dove si stima che il costo sia ogni anno di circa 56mila morti premature e 61 miliardi di dollari. Il dato globale sui decessi provocati da questo tipo di inquinamento supera di oltre tre volte il numero di morti causate da incidenti stradali, stando ai dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Eppure, anche nel nostro Paese, per esempio, l’uscita dal carbone trova diversi ostacoli e, anche nell’ultima versione del Pniec, Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima, viene condizionata a una serie di condizioni difficilmente realizzabili nel breve termine. “È essenziale che il governo italiano non faccia passi indietro sull’abbandono del carbone al 2025, come invece l’ultima versione del Pniec sembrerebbe suggerire” commenta, a riguardo, Federico Spadini, della Campagna Trasporti di Greenpeace Italia.
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Tratto da Greenpeace
Gas, carbone e petrolio: quanto costano al Pianeta?






Il costo globale dell’inquinamento atmosferico da combustibili fossili

Una stima di 4,5 milioni di morti premature ogni anno e 2.900 miliardi di dollari, equivalenti al 3,% del PIL mondiale, cioè 8 miliardi di dollari al giorno: è il costo che si stima il Pianeta sostenga annualmente a causa dell’inquinamento atmosferico derivante dalla combustione di combustibili fossili, ovvero carbone,petrolio e gas
È quanto emerge dal nuovo rapporto Aria tossica: il costo dei combustibili fossili, che abbiamo redatto insieme al CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air), nel tentativo di valutare per la prima volta il costo globale dell’inquinamento atmosferico legato ai combustibili fossili.
L’inquinamento atmosferico minaccia la nostra salute e la nostra economia, causando milioni di morti premature ogni anno e aumentando i rischi di infarto, cancro ai polmoni e asma, con un costo economico di migliaia di miliardi di dollari.

Il quadro in Italia

Anche l’Italia subisce pesanti conseguenze dall’inquinamento atmosferico: nel nostro Paese, si stima che il “suo costo” sia ogni anno di circa 56 mila morti premature e 61 miliardi di dollari.
Per questo motivo, è essenziale che il governo italiano non faccia passi indietro sull’abbandono del carbone al 2025, come invece l’ultima versione del PNIECsembrerebbe suggerire. 
Occorre andare con coraggio e decisione verso le energie rinnovabili, abbandonando false soluzioni come il gas fossile. E i grandi attori privati come banche e assicurazioni devono smettere di elargire finanziamenti ai combustibili fossili.

Serve un nuovo paradigma globale!

Nonostante il quadro preoccupante, esistono diverse soluzioni.
Tra queste, un posto di primo piano hanno la transizione verso le energie rinnovabili e l’abbandono delle auto con motore a combustione interna. Occorre un contemporaneo cambio di paradigma della mobilità, puntando sul trasporto pubblico e su forme di mobilità meno impattanti. Oggi più che mai è fondamentale considerare il costo reale dei combustibili fossili, non soltanto per il rapido peggioramento dell’emergenza climatica, ma anche per la salute delle persone.

Ecco i risultati del nostro rapporto:

  • Circa 40 mila bambini al di sotto dei 5 anni muoiono ogni anno a causa dell’esposizione a PM2.5 derivato dalla combustione di combustibili fossili, soprattutto nei Paesi a più basso reddito
  • Ogni anno circa 4 milioni di nuovi casi di asma tra bambini sono associati all’NO2, prodotto dalla combustione di combustibili fossili nei veicoli, nelle centrali elettriche e nelle industrie, con una stima di 16 milioni di bambini nel mondo affetti da questo sintomo a causa dall’inquinamento da NO2derivante da combustibili fossili
  • 1,8 miliardi di giorni di assenza da lavoro per malattia sono associati all’inquinamento dell’aria da PM2.5 derivante da combustibili fossilicon una perdita economica pari a circa 101 miliardi di dollari all’anno
  • La Cina continentale, gli Stati Uniti e l’India sostengono i costi più elevati dell’inquinamento dell’aria causato dai combustibili fossili, pari rispettivamente a 900, 600 e 150 miliardi di dollari all’anno.

Nature :Quanti morti in meno chiudendo centrali a carbone: uno studio sugli Usa

Tratto da Qualenergia
Quanti morti in meno chiudendo centrali a carbone: uno studio sugli Usa

Un nuovo studio della Università della California quantifica i benefici in vite umane della decarbonizzazione

La chiusura di centinaia di centrali elettriche a carbone negli Stati Uniti nei dieci anni terminati nel 2016 ha salvato oltre 26.600 vite umane. È la conclusione cui è giunto un nuovo studio dell’Università della California a San Diego, pubblicato sulla rivista Nature.
Secondo i ricercatori, la parziale decarbonizzazione americana ha infatti consentito una riduzione dello smog  e di altri inquinanti in atmosfera, diminuendo l’incidenza di disturbi respiratori come l’asma e di altri condizioni croniche o letali.
Dal 2005 al 2016, il periodo analizzato nello studio, 334 centrali a carbone sono state chiuse negli USA, mentre 612 nuove centrali a gas naturale sono state messe in rete negli Stati Uniti.
Il carbone ha continuato a perdere terreno negli USA anche dopo il 2016, a favore sia di gas naturale che di energie rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico, nonostante gli sforzi dell’amministrazione Trump per sostenere l’industria carbonifera.
“La dismissione delle centrali a carbone è stata associata alla riduzione delle concentrazioni di inquinamento nelle loro vicinanze e alla conseguente riduzione della mortalità,” ha indicato lo studio, come mostrato nell’illustrazione, dove la barra verticale grigia indica il periodo in cui è stata chiusa una centrale a carbone esemplificativa della Georgia.
Lo studio ha osservato inoltre che nell’area circostante alle centrali a carbone dismesse è aumentata anche la resa dei raccolti, per complessivi 570 milioni di bushel di mais, soia e grano in più rispetto al periodo in cui le centrali erano attive.
Questi cambiamenti, insieme a migliori controlli delle emissioni, hanno portato a un calo dell’80% del biossido di zolfo e a un calo del 60% degli ossidi di azoto.
Secondo gli studiosi, la diminuzione delle particelle inquinanti nell’aria ha inoltre migliorato la riflettività atmosferica regionale, intrappolando cioè una minore quantità di calore e contribuendo ad un minore surriscaldamento dell’aria.
Lo studio ha rilevato che i benefici per la salute derivanti dalla diminuzione dell’inquinamento sono stati quasi immediati e sono corrisposti a un calo del tasso di mortalità.
Il gas naturale, tuttavia, non è “del tutto benigno”, ha osservato lo studio, in quanto il combustibile fossile è una delle principali fonti di metano – un gas che intrappola a effetto serra ancora più potente del carbonio.

11 febbraio 2020

Enfisema e funzione respiratoria dopo 20 anni di inquinamento

Tratto da Arpat

Enfisema e funzione respiratoria dopo 20 anni di inquinamento

05/02/2020 
Soltanto le concentrazioni ambientali di ozono e di ossidi d’azoto sono significativamente associate ad un aumento dei casi di enfisema o un peggioramento dello stesso, mentre è la presenza di ozono a peggiorare la funzione respiratoria
Enfisema e funzione respiratoria dopo 20 anni di inquinamento
Storicamente l’inquinamento dell’aria esterna è sempre stato associato a malattie polmonari e cardiovascolari. Ma nel contesto attuale, con quale incisività le concentrazioni dei più comuni inquinanti inalati a lungo termine provocano nello specifico enfisema polmonare e peggioramento della funzione respiratoria?
L’enfisema polmonare rientra nelle malattie broncopolmonari croniche, in cui il grado del conseguente deficit respiratorio si attua in modo irreversibile.
In un recente studio statunitense le percentuali di peggioramento in quasi vent’anni di osservazione sono significative.
Le sostanze prese in esame sono state l’ozono, le polveri sottili più fini (PM2.5), gli ossidi di azoto ed il black carbon.
Lo studio ha analizzato la casistica per ogni singolo inquinante, per poi confrontare i risultati finali.
La ricerca è stata effettuata dal 2000 al 2018 in popolazioni residenti in 6 aree metropolitane degli USA, 5780 soggetti osservati negli ultimi 10 anni attraverso TAC e misurazioni della funzione respiratoria (calcolo FEV1).
Nel corso di questo periodo la qualità dell’aria è cambiata, anche per effetto di politiche di salute ambientale: in particolare nel lavoro in questione erano diminuite le concentrazioni medie di PM2.5 e ossidi d’azoto.
Per questo motivo nelle conclusioni gli studiosi americani evidenziano che soltanto le concentrazioni ambientali di ozono e di ossidi d’azoto sono significativamente associate ad un aumento dei casi di enfisema o un peggioramento dello stesso, mentre è la presenza di ozono a peggiorare la funzione respiratoria.
Testo di Alessia Marcocci

Inquinamento e malattie, i Medici per l’Ambiente in audizione alla Camera

Tratto da Centumcellae

Inquinamento e malattie, i Medici per l’Ambiente in audizione alla Camera


CIVITAVECCHIA – Nel pomeriggio di iri, giovedì 5 febbraio, la Commissione VIII(Ambiente territorio e lavori pubblici) della Camera dei Deputati, nell’ambito degli esami in sede degli atti del Governo dello Schema di decreto legislativo recante Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 15 novembre 2017, n. 183, di attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera (atto n. 138), ha convocato anche i rappresentanti della Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) per una audizione.
Il dr. Giovanni Ghirga ha basato la sua relazione sul rapporto ormai scientificamente dimostrato, in soggetti geneticamente predisposti, tra esposizione a polveri fini, mercurio, piombo, antimonio, cadmio, diossine, alcuni pesticidi e l’aumento del rischio di Disturbi del Neurosviluppo come il Ritardo del Linguaggio, la Sindrome da Deficit dell’Attenzione ed Iperattività e il Disturbo dello Spettro Autistico.
“Secondo dati recenti dell’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio dei Disturbi dello Spettro Autistico (2019) – ha sottolineato – in Italia ne soffre un bambino ogni 77 (nella fascia di età 7-9 anni), con una prevalenza maggiore nei maschi (4,4 maschi ogni 1 femmina)”.
Il dr. Ghirga si è soffermato in particolare sul rischio di aggravare questa epidemia di Disturbi dello Spettro Autistico che potrebbe essere causata dalla volontà di costruire nuovi inceneritori di rifiuti i quali emettono, a seguito della combustione, proprio gli inquinanti citati.
Il dr. Ugo Corrieri ha svolto invece una relazione interessante basata sui rischi per la salute e il danno climatico legati alla combustione della biomassa.