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25 settembre 2012

Qualità dell’aria: quello che gli europei respirano.E quello che i Savonesi respirano e intendono farci respirare per molti anni a venire.....

Tratto da Rinnovabili.it

QUALITA' DELL'ARIA :QUELLO CHE GLI EUROPEI RESPIRANO.
(Rinnovabili.it) Ancora troppi europei sono costretti respirare quotidianamente percentuali di ozono e particolato atmosferico superiore alla norma, mettendo così seriamente a rischio la propria salute. 
 Questa la situazione che traspare dall’ultimo rapporto dell’Agenzia dell’Ambiente Europea (AAE), redatto prendendo in esame l’esposizione dei cittadini alle sostanze inquinanti dell’aria urbana.
Compilata con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di politiche anti inquinamento più efficienti, la relazione dipinge un quadro complessivo che ancora non può soddisfare gli europei. Nel 2010 il 21% della popolazione urbana è stato esposto a livelli di concentrazione di PM10 superiori ai valori limite giornalieri più severi, fissati dall’UE a salvaguardia della salute e fino al 30% a livelli di concentrazione del particolato più fine (PM2,5) superiori ai valori limite annuali (meno severi). In questo quadro poco confortante l’Italia ha purtroppo una posizione di nessun vanto: insieme a Polonia, Slovacchia, Balcani e Turchia, è tra i Paesi che nel 2010 hanno superato più spesso il valore limite annuale per le PM10......

Questa relazione – ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario per l’ambiente – serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dellaria per la salute dei nostri cittadini. 
 Ecco perché voglio che il 2013 sia lAnno della qualità dellaria e perché intendo concentrarmi sul rafforzamento della nostra normativa in materia per poter affrontare i problemi che sono stati individuati oggi.”


CONSIDERAZIONE DI UNITI PER LA SALUTE.

IN ITALIA OLTRE A RAFFORZARE LE NORMATIVE SAREBBE GIA' UNA GRANDE COSA  CHE CI SI ADEGUASSE A QUELLE CHE GIA' ESISTONO......

Dice Janez Potočnik, Commissario per l’ambiente :.....serve a ricordarci quanto sia importante la qualità dellaria per la salute dei nostri cittadini.

Noi cittadini di Savona e non solo ..... sappiamo già quanto sia importante la qualità della nostra aria per questo non abbiamo nessuna intenzione  DI SUBIRE UN' AIA TRANSITORIA PER LA CENTRALE A CARBONE   DI "BEN NOVE ANNI" , che PENALIZZERA' PER MOLTI ANNI  LA QUALITA' DELLA NOSTRA ARIA E DELLA NOSTRA VITA  E CI RIVOLGEREMO IN  TUTTE LE SEDI  PER FARE RISPETTARE  E TUTELARE  IL NOSTRO  SACROSANTO E LEGITTIMO DIRITTO ALLA SALUTE ED AD AVERE UN 'ARIA COSTITUZIONALMENTE TUTELATA .

LA NOSTRA ISTANZA ARRIVERA' SICURAMENTE  ANCHE A  Janez Potočnik.....
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Tratto da  La Repubblica

Ambiente: Italia ''maglia nera'' per qualità dell'aria

Italia agli ultimi posti delle classifiche sulla qualità dell'aria secondo l'ultimo rapporto europeo presentato a Bruxelles.
ITALIA  BOCCIATA SU TUTTA LINEA
di Lucia Tironi
Guarda il Video qui

Air quality in Europe — 2012 report


Cover Image
This report presents an overview and analysis of the status and trends of air quality in Europe based on concentration measurements in ambient air and data on anthropogenic emissions and trends from 2001 — when mandatory monitoring of ambient air concentrations of selected pollutants first produced reliable air quality information — to 2010.

Published by

  • EEA (European Environment Agency)
  • Published: Sep 24, 2012

Content

Maps and graphs

Rural concentration map of the ozone indicator AOT40 for crops, year 2009 
  Rural concentration map of the ozone

31 agosto 2012

Per gli Incidenti industriali l'Ue rivede la direttiva Seveso



Tratto da Il Cambiamento 

   

Incidenti industriali: l'Ue rivede la direttiva Seveso.

 

A 36 anni dal disastro ecologico che nel 1976 investì la bassa Brianza, entra in vigore l'aggiornamento della normativa comunitaria sulla prevenzione dei rischi industriali, che da quel tragico incidente prende il nome, la direttiva Seveso. Negli stessi giorni in cui in Venezuela esplode la più grande raffineria del Paese.


.........La risposta europea arrivò nel 1982 e fu chiamata appunto direttiva Seveso. Per la prima volta, l'Europa si dotava di uno strumento di gestione dei rischi industriali, che si proponeva anche di garantire un'informazione trasparente ai cittadini sui potenziali problemi connessi alla vicinanza di uno stabilimento industriale, sui possibili incidenti e sulle relative misure di sicurezza. L'Italia la recepì solo nel 1988, due anni dopo il disastro di Černobyl'.
Oggi la Commissione europea rivede quella normativa, già aggiornata nel 1996, per adeguarla al nuovo regolamento sulla classificazione delle sostanze chimiche, che entrerà in vigore entro il 2015.

janez potocnik
Seveso III - ha spiegato il commissario per l'Ambiente Janez Potočnik - obbliga gli Stati membri a preparare piani di emergenza per le aree vicine a impianti industriali che contengono ingenti quantitativi di sostanze pericolose e “comporterà anche una migliore informazione dei cittadini che saranno maggiormente coinvolti nelle decisioni riguardanti la pianificazione del territorio”.
La nuova versione della direttiva rende infatti più rigorose le norme per l'ispezione degli stabilimenti e introduce una distanza 'di sicurezza' dall'abitato per i nuovi impianti
 In base al testo, inoltre, l'accesso ai dati sui rischi dovrebbe essere garantito anche per via informatica e i cittadini dovrebbero poter partecipare ai progetti di pianificazione del territorio e avviare azioni legali nel caso in cui questi principi venissero violati.

Ma il condizionale è d'obbligo.
 Le nuove norme saranno operative a partire dal 1° giugno 2015. Quanto questa data segnerà un effettivo miglioramento del grado di sicurezza di chi vive nei pressi di stabilimenti industriali dipenderà da una serie di fattori che vanno oltre l'impianto legislativo.  
  1. Dal rigore con cui queste regole saranno applicate e i controlli effettuati alla serietà di chi dovrà assumersi le proprie responsabilità, anziché cercare il cavillo giuridico dietro cui ripararsi. 
  2. Dipenderà anche dall'onestà – dei tecnici e delle autorità pubbliche, della proprietà e dei sindacati - di riconoscere eventuali problemi, anche quando a sollevarli sarà la popolazione, anziché squalificare ogni protesta con l'ormai trita accusa di sindrome Nimby. Allora sì, qualcosa cambierebbe.
In fondo, prima di quel tragico 10 luglio, l'Icmesa si era distinta per anni di 'ordinaria contaminazione' del territorio. La popolazione e l'amministrazione di Meda protestavano contro i gas immessi in atmosfera, gli scarichi tossici nelle acque, i roghi degli scarti di lavorazione.
Ma per la proprietà le accuse erano 'assurde', le responsabilità altrove. 
Leggi l'articolo integrale

05 aprile 2012

Le priorità ambientali della COMMISSIONE EUROPEA : la parola ai cittadini





Tratto da Zeroemission
UE-priorità ambientali: la parola ai cittadini

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sul settimo programma d'azione per l'ambiente (PAA), che fisserà gli obiettivi prioritari da perseguire fino al 2020. La consultazione si chiude il 1° giugno

"L'Unione europea vanta la più ambiziosa normativa ambientale al mondo e le sue regole sono importantissime per tutelare le nostre risorse ambientali e i nostri cittadini. - ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario europeo per l'ambiente - la forza di queste norme dipende però dalla loro applicazione pratica ed è per questo che dobbiamo garantire che rispondano anche a nuove sfide. Invitiamo i cittadini, gli Stati membri e tutti gli altri interessati a esprimersi su come tutelare l'ambiente e sostenere la prosperità delle nostre società nel modo migliore, rispettando i limiti del pianeta".

 Negli ultimi mesi la Commissione ha adottato una serie di iniziative strategiche in materia ambientale: la Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse, la Strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020 e la comunicazione Trarre il massimo beneficio dalle misure ambientali dell'UE. Queste misure, mirate a migliorare la competitività e a aumentare la resilienza ecologica dell'Europa, sono parte integrante della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.“L'Unione non può tutto, ma per noi è importante sapere in quale ambito e in che modo l'azione dell'UE può essere più incisiva per migliorare la qualità ambientale, per noi stessi, i nostri figli e i nostri nipoti" ha proseguito il commissario per l'ambiente. Il settimo PAA dovrà definire un quadro globale e coerente in cui si inscrivono queste iniziative strategiche fissando gli obiettivi prioritari e illustrando chiaramente come la politica ambientale può favorire la crescita verde e migliorare salute e benessere. I risultati della consultazione pubblica e il parere del Consiglio dell'Unione europea, del Parlamento europeo, del Comitato delle regioni e del Comitato economico e sociale europeo guideranno la Commissione nel processo di elaborazione della proposta del settimo programma d'azione per l'ambiente, che sarà presentata entro fine anno. (h.b.)
Mercoledì, 4 Aprile 2012

Per ulteriori informazioni sulla consultazione pubblica: http://ec.europa.eu/environment/consultations/7eap_en.htm

08 marzo 2012

Ue: una migliore applicazione della normativa riduce i costi e fa bene all’ambiente

Tratto da GreenReport

Ue: una migliore applicazione della normativa riduce i costi e fa bene all’ambiente

[ 7 marzo 2012 ]
L'Unione europea calcola che «la mancata applicazione della normativa ambientale costi all'economia dell'Ue circa 50 miliardi di euro l'anno, tra sanità e costi diretti per l'ambiente», per questo oggi, «con l'intento di ridurre questa cifra e di offrire ai cittadini e alle imprese risultati migliori sul piano ambientale», la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione per una migliore applicazione della normativa ambientale Ue. 
 La comunicazione sarà presentata al Parlamento europeo, agli Stati membri, ai cittadini e a tutti gli attori interessati dall'attuazione e dall'applicazione della normativa. Il risultato delle discussioni tra le tre istituzioni dell'Unione europea preparerà il terreno per il settimo programma di azione in materia di ambiente.
La Commissione ricorda in una nota che «gli Stati membri hanno la responsabilità di garantire che la normativa ambientale Ue sia applicata a livello nazionale. Il ruolo della Commissione consiste nel controllare il rispetto degli impegni assunti dagli Stati membri e di adottare provvedimenti nel caso non vengano rispettati. 
 L'applicazione comprende diversi aspetti. Gli Stati membri devono adottare leggi nazionali che consentano un'applicazione dettagliata delle leggi approvate a livello Ue e devono organizzare le loro amministrazioni in modo tale da garantire che tali leggi vengano rispettate nella pratica. Si devono effettuare gli investimenti richiesti, come ad esempio investimenti per il trattamento corretto dei rifiuti, e devono essere disponibili strumenti d'intervento nei casi in cui le azioni richieste non vengano eseguite, ad esempio nel caso dello smaltimento illegale dei rifiuti o della caccia illegale di specie selvatiche protette».
La comunicazione pubblicata oggi sottolinea «gli effetti positivi del diritto ambientale, dimostrando che prevenire i danni all'ambiente può costare molto meno di quanto, a lungo termine, costerebbe porvi rimedio. La normativa ambientale può apportare vantaggi all'industria: l'applicazione integrale della legislazione Ue in materia di rifiuti potrebbe ad esempio creare 400.000 nuovi posti di lavoro, con costi netti che ammonterebbero a 72 miliardi di euro in meno rispetto allo scenario alternativo di una mancata applicazione della normativa».
La comunicazione punta a rafforzare il dialogo «con i governi e con tutte le altre parti interessate riguardo al modo migliore di collaborare per conseguire un'applicazione più efficace del diritto dell'Unione, intensificando la raccolta e lo scambio delle conoscenze e promuovendo una più ampia partecipazione agli obiettivi ambientali da parte di tutti i cittadini». In particolare, delineerà «misure intese ad aiutare gli Stati membri a realizzare un approccio sistematico per la raccolta e la diffusione delle conoscenze, tra cui i modi per incoraggiare una maggiore capacità di risposta alle questioni ambientali».
Tra i suggerimenti per migliorare l'applicazione ci sono: ispezioni e sorveglianza più efficaci; criteri per il trattamento delle denunce dei cittadini da parte degli Stati membri; un accesso facilitato alla giustizia in materia ambientale; il sostegno alle reti europee di professionisti dell'ambiente. In caso di problemi, i responsabili dell'applicazione delle norme dovrebbero assumere impegni più chiari, con scadenze e parametri di riferimento concreti che possano essere valutati pubblicamente.
Il commissario Ue all'ambiente,Janez Potočnik, ha ricordato che «la normativa Ue non è un'invenzione di Bruxelles, ma è democraticamente adottata da tutti gli Stati membri e dal Parlamento, per il beneficio dei cittadini. L'ambiente è protetto da circa 200 atti normativi, che tuttavia troppo spesso non vengono correttamente applicati. Ciò non solo nuoce all'ambiente, ma mette a rischio la salute umana, causa incertezze per l'industria e compromette il mercato unico. Si tratta di costi che non possiamo permetterci in tempi di crisi».
E la Commissione ribadisce: «l'attuazione e l'applicazione della normativa ambientale Ue costituiscono un compito comune che compete alle autorità nazionali, regionali e locali. L'applicazione insufficiente è spesso aggravata dalla mancanza di informazioni precise sulle questioni ambientali. Le attività di monitoraggio non sono omogenee in tutta l'Europa, le informazioni che ne derivano possono essere parziali e obsolete e i dati utili pubblicati online non sono sufficienti. Disporre di informazioni migliori e più accessibili a livello nazionale, regionale e locale consentirebbe di individuare precocemente importanti problemi ambientali, risparmiando in questo modo sui costi a lungo termine. Una corretta applicazione implica un'azione di risposta efficace ai problemi ambientali effettivi o potenziali».

Il testo della Comunicazione della Commissione - Un'Europa dei risultati - applicazione del diritto comunitario può essere letto integralmente all'indirizzo:

 INFORMAZIONI .....  MOLTO UTILI DA CONOSCERE.
NE FAREMO TESORO

31 gennaio 2012

1) Responsabilità ambientale: UE preoccupata per l'Italia 2)Edf: centrale di Havre evacuata in seguito ad un incendio

Tratto da Zeroemission
Responsabilità ambientale: UE preoccupata per l'Italia
30-01-2012
La Commissione è preoccupata che l'Italia non abbia attuato correttamente la normativa UE in materia di responsabilità ambientale, per cui i cittadini italiani non godrebbero di una tutela sufficiente. Su raccomandazione del commissario per l'Ambiente Janez Potočnik, la Commissione sta per inviare un parere motivato complementare per chiedere all'Italia di adeguare in tal senso la propria legislazione.



La direttiva sulla responsabilità ambientale stabilisce un quadro giuridico per questa materia in base al principio "chi inquina paga", con l'obiettivo di prevenire e di riparare i danni ambientali. Le persone fisiche e giuridiche che esercitano le attività elencate nella direttiva, o effettuano i controlli, sono oggettivamente responsabili dei danni che causano all'ambiente con la loro attività. Tali danni comprendono i danni ai corpi idrici, alle specie e agli habitat naturali protetti, e al terreno.

Sebbene molte disposizioni della direttiva siano state correttamente recepite, la Commissione ha particolari inquietudini in merito alla mancanza di responsabilità oggettiva e alla possibilità lasciata agli operatori di utilizzare la compensazione finanziaria, anziché riparare il danno. Ad esempio, nella normativa italiana mancano disposizioni che obblighino gli operatori a riparare un danno ambientale che hanno causato pur essendo esenti da colpa. La Commissione ha evidenziato tali carenze in una lettera di costituzione in mora inviata alle autorità italiane nel febbraio 2008, seguita da un parere motivato il 23 novembre 2009. Successivamente l'Italia ha notificato alcune modifiche apportate alla propria legislazione, che tuttavia, secondo la Commissione, non pongono rimedio alle gravi violazioni della direttiva. Sta quindi per essere inviato un parere motivato complementare. Se l'Italia non risponderà entro due mesi, la Commissione potrebbe ricorrere alla Corte di giustizia europea. (h.b.)
 
Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito http://ec.europa.eu/environment/legal/liability/index.htm

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Tratto da Il Corriere della sera

Edf: centrale di Havre evacuata in seguito ad un incendio

Milano, 30 gen - La centrale a carbone di Havre del gruppo Edf e' stata evacuata stamane in seguito ad un incendio che si e' sviluppato dalla sala macchine di una sezione dell'impianto. Secondo quanto reso noto dalla direzione della centrale, l'incendio - che non ha provocato vittime - si e' verificato alle 8,20 del mattino nel secondo settore dell'impianto che ha una potenza di 600 megawatt. Un gruppo nutrito di vigili del fuoco e' stato mobilitato per fermare le fiamme, alimentate dalla presenza di di sostanze oleose la cui combustione, secondo quanto affermato dalla direzione, non risulta tossica per le popolazioni che abitano nei pressi della centrale

10 novembre 2010

Europarlamento:Industria......norme più restrittive per le emissioni

Tratto da Europarlamento24.eu

Industria: norme più restrittive per le emissioni

Le norme più severe in materia di emissioni industriali approvate anche dal Consiglio erano state votate dal Parlamento a luglio. Con le best practice si punta anche a generare risparmi, con riduzione degli oneri amministrativi e condizioni più eque per il settore.

08 Novembre 2010

Per il commissario europeo responsabile dell'ambiente, Janez Potočnik, il voto con cui il Consiglio ha adottato la nuova direttiva sulle emissioni industriali è una pietra miliare nella lotta contro l'inquinamento da fonti industriali nell'Ue.

La nuova normativa rafforzerà il quadro giuridico vigente, consentirà di ridurre ulteriormente l'inquinamento dell'aria e altre forme di inquinamento ambientale e darà un impulso importante all'ecoinnovazione.

La direttiva sulle emissioni industriali adottata dal Consiglio era stata approvata dal Parlamento europeo nello scorso luglio. Riunisce e aggiorna sette atti normativi vigenti. Entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, prevista entro la fine del 2010. Al solito, gli Stati membri avranno poi due anni di tempo per recepire la direttiva nella legislazione nazionale e dare inizio all'attuazione.

Arrivano le best practice
Il testo è incentrato sull'applicazione più rigorosa delle migliori tecniche disponibili Bat (Best available technique): le conclusioni relative alle Bat diventano il punto di riferimento del processo di autorizzazione.

La proposta rivede i limiti minimi di emissione applicabili ai grandi impianti di combustione in tutta l'Ue per renderli conformi alle Bat.
Queste disposizioni dovrebbero garantire che i gestori degli impianti industriali applichino le Bat in modo più uniforme, in modo da creare condizioni più eque nel settore.

La maggiore importanza attribuita alle Bat sarà una chiara indicazione per il settore industriale affinché si impegni a conseguire l'elevato rendimento ambientale descritto nelle conclusioni relative alle Bat al minor costo possibile.

La direttiva stabilisce inoltre che gli Stati membri devono promuovere attivamente le tecniche emergenti, favorendo un circolo virtuoso di costante miglioramento del rendimento ambientale delle industrie nell'Ue.

Quali risparmi
Riconoscendo che gli oneri amministrativi superflui sono dannosi per l'industria europea e la sua competitività sul mercato mondiale, la direttiv
a li riduce in misura di 32 milioni di euro l'anno a livello di Ue.

Nonostante il calo delle emissioni ottenuto negli ultimi vent'anni, gli impianti a combustibile fossile impiegati nel settore energetico costituiscono ancora una delle fonti principali di emissioni di inquinanti atmosferici.

La direttiva stabilisce limiti più severi per le emissioni dei maggiori impianti dell'Ue al fine di garantire che questi applichino le Bat. I vantaggi derivanti dalla riduzione delle emissioni sono quantificabili tra 7 e 28 miliardi di euro l'anno, compreso il calo dei decessi prematuri stimato in 13 000 casi l'anno.

I risparmi deriveranno dalle minori ripercussioni dei grandi impianti di combustione sulla salute dei cittadini dell'Ue, tenendo conto dei costi di attuazione a carico dei gestori (ad esempio per l'installazione degli impianti di abbattimento).

Necessari i controlli

La direttiva garantisce che gli impianti riducano in maniera considerevole le emissioni dannose e nel contempo assicura la flessibilità necessaria per garantire la sicurezza della fornitura di energia a breve e lungo termine nell'Ue.
Sono stati ottimizzati meccanismi di cui gli Stati membri possono avvalersi per verificare e garantire il rispetto della normativa. Sono state potenziate le disposizioni relative al monitoraggio e alla comunicazione delle emissioni e alle ispezioni ambientali ed è stata migliorata anche la possibilità di accesso alle informazioni da parte del pubblico

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Tratto da.cn24.tv/news

Tripodi: la centrale a carbone a Saline è solo una scelta politica

9 novembre 2010,

E' molto strano che i promotori della centrale a carbone, siano tornati alla carica a distanza di poco tempo. Nulla è cambiato sotto il profilo tecnico, urbanistico, scientifico ed ambientale. L'attrazione evidentemente è suscitata da una sola cosa: il cambio della classe dirigente regionale. Riproporre ostinatamente il carbone a Saline, risponde soltanto ad una scelta politica ben precisa, che guarda alla Calabria come ad un territorio passivo dove può accadere di tutto persino clamorose decisioni prese altrove che finiranno per danneggiare la salute delle persone e l'ambiente. Non si spiega infatti come mai a distanza di un anno dalla Conferenza dei Servizi svoltasi presso il Ministero delle Attività Produttive, che segnava la bocciatura del progetto della centrale a carbone di Saline Joniche, oggi molte opinioni siano cambiate. .......

Abbiamo contribuito alla bocciatura dell'ipotesi carbone, quando proprio durante la Conferenza dei Servizi, la Provincia rappresentata dal sottoscritto, ha esposto le ragioni di uno sviluppo sostenibile, diametralmente opposto alle mire espansionistiche del carbone, anche sulla base di una storia vissuta a Saline, fatta di mancati insediamenti produttivi e di falliti progetti di sviluppo dell'industria pesante. La Provincia di Reggio per tali ragioni, non può che ribadire la propria netta contrarietà alla centrale a carbone, scelta già sconfitta negli anni ottanta nella Piana di Gioia Tauro, dove il movimento del NO AL CARBONE ad un certo momento coincise con l'impegno per la legalità, ed equivalse ad un NO ALLA MAFIA ed al malaffare.

Auspichiamo in vista del Consiglio Provinciale di venerdì prossimo, che vi sia la massima convergenza di tutte le forze politiche, di fronte all'ennesima tragedia calata dall'alto, la più devastante per la popolazione calabrese.

A fronte di un territorio ormai in preda al dissesto idrogeologico, l'unica risorsa vera che rimane alla Calabria è l'aria buona, ovvero la natura che circonda i nostri meravigliosi paesaggi. Al pericolo della centrale a carbone bisogna dunque rispondere con uno scatto di dignità affinchè ognuno si schieri dalla parte giusta, cioè della Calabria e dei calabresi.

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