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Visualizzazione post con etichetta Studio Sentieri. Mostra tutti i post
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20 ottobre 2019

Convegno :L’ecomafia uccide ogni giorno, silenziosamente

L’ecomafia uccide ogni giorno, silenziosamente
con la Dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente
Focus: Fa subito notizia quando le mafie uccidono e minacciano chi le combatte ogni giorno. Ciò che invece non fa subito notizia sono i milioni di morti causati dall’inquinamento provocato dalle ecomafie e non solo. Muoiono lentamente tra i letti degli ospedali spesso per patologie oncologiche o cardiovascolari. Ciò che mangiamo e che respiriamo ha un impatto clinico significativo sul nostro organismo, tanto da far dichiarare all’ONU che «ogni 5 secondi l’inquinamento uccide una persona», più vittime di quante ne possano fare le guerre, le uccisioni, la tubercolosi, l’aids e la malaria messe insieme.
Ne parleremo con la Dott.ssa Patrizia Gentilini, medico oncologo, membro della Giunta Esecutiva e del Comitato Scientifico dell’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente. Tratteremo la relazione che c’è tra malaffare e salute e lo faremo partendo dallo Studio SENTIERI dell’ISS sui SIN, portando però anche dati su territori che non rientrano tra i SIN.

02 luglio 2019

Marina Forti:La mappa dell’Italia inquinata

Tratto da L' Internazionale

La mappa dell’Italia inquinata


15 agosto 2018

Osservatoriodiritti: Inquinamento ambientale: ecco cosa succede alla nostra salute

Inquinamento ambientale: ecco cosa succede alla nostra salute

Maggiori probabilità di ammalarsi di tumore. Patologie di ogni tipo in aumento. E i più colpiti sono soprattutto i bambini. Ecco che cosa provocano i vari tipi di inquinamento sulla salute in Italia

I bambini e i ragazzi che vivono in un ambiente inquinato, magari vicino a una discarica, a un inceneritore, a un polo industriale o petrolchimico che rilasciano sostanze tossiche, hanno il 9% in più di probabilità di ammalarsi di tumore rispetto ai coetanei. Lo dimostrano i dati raccolti dall’Istituto superiore di sanità e pubblicati a giugno nell’ultimo aggiornamento dello studio Sentieri. Un documento che monitora gli effetti che l’inquinamento ha avuto sulla popolazione italiana fino al 2013.
In tutto, da quanto emerge dall’indagine, sono circa 6 milioni gli italiani che vivono vicino a zone altamente inquinate, molte delle quali sono Siti di interesse nazionale. Ma gli effetti delle sostanze nocive si fanno sentire su una fascia ben più ampia di popolazione. E a farne le spese sono soprattutto i giovani e i giovanissimi, come dimostra l’aumento dei casi di tumori nella fascia 0-24 anni. E i numeri non lasciano spazio ai dubbi.

inquinamentoInquinamento: tumori in crescita tra bambini e giovani

Rispetto alle medie regionali, gli under 24 che abitano in zone contaminate contraggono molto più frequentemente leucemie (+66%) e linfomi (50%). Aumentano del 36% anche i tumori al testicolo e del 62% i sarcomi. Questi ultimi sono considerati patologie “sentinella” dell’esposizione alle diossine, rilevate anche tra gli adulti che risiedono nelle stesse aree. Segnale che l’inquinamento ha effetti importanti sulla salute di tutta la popolazione e che diventano devastanti sui giovani e giovanissimi. Ma c’è di più. Le sostanze tossiche iniziano a colpire durante la gravidanza.

L’inquinamento ambientale colpisce i bambini: i casi di Emilia Romagna e Umbria

Una ricerca del 2017 dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione effettuata in 62 Paesi, comparsa su Lancet Oncology, dimostra come la media mondiale dei tumori tra pazienti fino a 14 anni, tra gli anni ‘80 e il 2010, sia passata da 124 a 140 casi su un milione.
L’Italia ha partecipato con i dati raccolti da 15 registri dei tumori regionali. Significativa è la situazione in Emilia Romagna: 200 casi sono stati registrati a Modena, Parma, Forlì, dove, come racconta Patrizia Gentilini, medico che per 30 anni ha lavorato nel reparto di oncologia della città e che fa parte del comitato scientifico dell’associazione dei Medici per l’Ambiente e di Medicina Democratica, in 15 anni il registro dei tumori segnala un importante incremento di pazienti giovanissimi. A inizio 2000 i ragazzini in cura erano 18, mentre nel 2016 i nuovi ammalati erano 46. Numeri analoghi sono stati registrati anche in Umbria.

Inquinamento e bambini: aumentano tutte le patologie

minori che vivono nelle aree più inquinate del Paese finiscono spesso in ospedaleanche per altre patologie. Il primo ricercatore dell’Iss, dottor Ivano Iavarone, sottolinea come ci siano ricoveri «in eccesso del 6-8% di bimbi e ragazzi per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate».
Situazione che non risparmia nemmeno i piccolissimi. Infatti «per quanto riguarda il primo anno di vita – sottolinea l’esperto – c’è un eccesso di ricoveri del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei e un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute e asma».

Inquinamento: difficile certificare cause comuni di tumori

Dati allarmanti, certo, ma non sufficienti a certificare l’impatto dell’inquinamento ambientale su bambini e ragazzi. Al momento, infatti, non è possibile certificare una causa comune per tutti i tumori riscontrati, non esistono studi epidemiologici sistematici e spesso non vengono eseguiti monitoraggi puntuali da pare delle Ats regionali e i registri tumori non vengono aggiornati puntualmente.
«Le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo facendo loro».
Era questo il motto dell’oncologo Lorenzo Tomatis, scomparso nel 2017, pioniere della ricerca sugli effetti della diossina sul corpo umano. Proprio a lui si devono i primi studi pubblicati una quarantina di anni fa sui rischi per i bambini di contrarre, durante la gestazione, malattie intrauterine legate a sostanze cancerogene. Responsabili, per Tomatis, sono i metalli pesanti con i quali le mamme entrano in contatto e che durante la gravidanza sono presenti anche all’interno dell’utero e della placenta.
Le conferme arrivano anche da uno studio americano del 2004, pubblicato dal sito PubMed e condotto su 268 donne incinte: nelle loro urine o nel sangue c’erano ben 168 diverse sostanze chimiche, che vanno dal mercurio al cadmio.

Inquinamento: ricerca indaga gli effetti sui neonati

A marzo l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Ircss) Burlo Garofolo di Trieste ha iniziato uno studio sui primi 1.000 giorni dei neonato, dal concepimento al compimento del secondo anno di vita, per vedere quanto incida l’esposizione a inquinanti ambientali come pesticidi e metalli pesanti.
inquinamento
«Obiettivo primario dello studio è stilare una mappa, per ora in cinque regioni italiane pilota, del carico di esposizione ambientale delle donne in gravidanza e dei neonatifino a 24 mesi», spiega Luca Ronfani, pediatra epidemiologo del Burlo e responsabile scientifico del progetto.
«I dati che produrremo serviranno ai decisori politico-sanitari per pianificare interventi di prevenzione in sanità pubblica». I prossimi due anni saranno necessari per raccogliere informazioni e dati fondamentali per predisporre un metodo di lavoro sia per i pediatri sia per tutto il personale medico degli ospedali oncologici.

Inquinamento atmosferico, dell’acqua, dell’aria, del suolo: i danni dei metalli pesanti sulla salute

Anche i dati raccolti dalla Federazione internazionale dei ginecologi e ostetrici dimostrano come la presenza di metalli pesanti presenti nella placenta, dovuti all’inquinamento ambientale, porti ad alti tassi di morte fetaleparti prematuri e basso peso dei neonati alla nascita.
«Spesso i bambini presentano anche danni cognitivi, per curare i quali ogni anno in tutta Europa vengono spesi 194 miliardi di euro», sottolinea la dottoressa Gentilini, in base alle stime degli oncologi europei.
Tutti rischi a cui i bambini, da Aosta a Trapani, sono stati esposti per anni e continuano a essere esposti. Magari senza saperlo. Negli ultimi mesi, infatti, ci sono stati diversi incendi in discariche autorizzate e non, da Nord a Sud. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono divampati a Macerata e a Muggiano, in provincia di Milano. In entrambi i casi, i sindaci hanno invitato la popolazione a non aprire per alcune ore le finestre, non spostarsi se non per motivi di emergenza e a non comprare cibo fresco proveniente dalla zona subito dopo i roghi.

Leggi anche:
Inquinamento: viaggio tra le vite devastate da un ambiente malato
Cambiamenti climatici: bimbi denunciano Stati a Corte diritti dell’uomo
La difesa dell’ambiente uccide: il nuovo report di Global Witness

14 giugno 2018

Gruppo di intervento giuridico onlus :Volete continuare con le industrie inquinanti? Prendetevene la responsabilità. E’ un disastro annunciato, un bombardamento di metalli pesanti quotidiano e pluridecennale.......

Tratto da  Gruppo di intervento giuridico onlus


Portoscuso, polo industriale di Portovesme
Portoscuso, polo industriale di Portovesme
E’ stato recentemente pubblicato l’aggiornamento del Rapporto SENTIERI­ – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, progetto finanziato dal Ministero della salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità (I.S.S.), avente quale obiettivo lo studio del rischio per la salute nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (S.I.N.).
I dati emersi sono semplicemente drammatici, peggiori dei precedenti, e dovrebbero spingere qualsiasi persona di buon senso – in qualsiasi ruolo sia – a una rapida inversione di tendenza.
Chi vive nei siti S.I.N. ha un aumento del rischio di contrarre tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni, così l’eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo“.
Non solo.
Taranto, acciaieria Ilva
Taranto, acciaieria Ilva
Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. Nel periodo di osservazione (2006-2013) ha significato un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio:nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne”.
Eppure, finora, da Taranto a Gela, a Portoscuso, nessuna seria modifica delle condizioni produttive e ambientali....
Portovesme,  bacino "fanghi rossi" bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)
Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)
Per esempio, a Portoscuso ci si vende l’anima pur di far ripartire – a spese pubbliche – il ciclo dell’alluminio primario (Alcoa, Eurallumina) pur paventandosi un disastro sotto il profilo ambientale e sanitario,[1] pur avendo prospettive negative sul piano economico.   Nemmeno la disponibilità all’esame di proposte alternative, come quella della trasformazione in polo dell’alluminio riciclato, meno inquinante, meno energivoro, con gli stessi posti di lavoro.
E’ un disastro annunciato, un bombardamento di metalli pesanti quotidiano e pluridecennale.......
Amministratori pubblici di ogni livello, uomini di Chiesa, sindacalisti, imprenditori, operai, cittadini, volete continuare così?
Bene, allora ognuno si prenda la sua parte di responsabilità.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


13 giugno 2018

Studio Sentieri (Iss) :Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Notizia Ansa 

Siti inquinati, +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi

Sentieri (Iss), +62% sarcomi, +66% leucemie, + 50% linfomi

Il sito Ilva di Taranto © EPA

Vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare "l'eccesso di incidenza" rispetto a coetanei che vivono in zone considerate 'non a rischio' è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Emerge dallo studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità. Il dato riguarda solo quelli dove e' attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e' stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013.
A illustrare questi dati e' stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati, intervenuto oggi al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", presso il Ministero della Salute. "L'eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo", spiega all'ANSA Iavarone. 
Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, "l'eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate". La stessa situazione non risparmia i piccolissimi. "Per quanto riguarda il primo anno di vita - sottolinea l'esperto - vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l'8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani".
"Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali - prosegue Iavarone - e l'aumento dell'incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l'eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta". E' necessario, conclude, "proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l'efficacia di azioni di risanamento"
Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell'apparato cardiocircolatorio. E' quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). 
 I dati sono stati presentati in via preliminare al workshop "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati", tenutosi presso il Ministero della Salute. "Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale", spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell'Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta' di Casale Monferrato 'imbiancata' dall'eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell'arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. "Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine", ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell'Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, "è stato osservato - nella popolazione generale, prosegue - un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne". "Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile", spiega Comba. "I dati da noi prodotti - conclude Comba - servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute". 

Leggi anche su Il Fatto Quotidiano:

Inquinamento, nei pressi dei siti contaminati eccesso di mortalità tra 4 e 5%. Tumori, +9% tra i più giovani


12 giugno 2018

Ministero della Salute : implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI

Tratto da Ministero della Salute

Un sistema permanente di sorveglianza

 epidemiologica nei siti contaminati: 

implementazione dello studio 

epidemiologico SENTIERI

immagine dello studio epidemiologico SENTIERI
Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI
Roma, 12 giugno 2018
M
Il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica nei SIN (Siti Industriali d’interesse nazionale) si pone come esigenza prioritaria per qualificare efficacemente le attività di prevenzione e le strategie di sanità pubblica, offrendo alle organizzazioni sanitarie e ambientali territoriali un quadro di conoscenze aggiornato sullo stato di salute delle popolazioni locali, attraverso un articolato e trasparente flusso d’informazioni.
Al riguardo l’implementazione del nuovo studio epidemiologico SENTIERI, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, finanziato e promosso attraverso le azioni centrali del CCM (Centro Nazionale per il Controllo delle Malattie), costituisce un sistema permanente di sorveglianza dei siti industriali contaminati, i cui risultati saranno presentati il 12 giugno prossimo presso il Ministero della Salute.
Il Workshop strategico si propone di presentare i risultati conseguiti nell’ambito dell’Azione centrale "Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI" recentemente conclusasi. Verranno richiamati gli obiettivi e la metodologia adottati, le nuove conoscenze acquisite e l’approccio messo a punto per la comunicazione con le popolazioni interessate.
La finalità dell’evento è duplice:
  1. condividere le nuove conoscenze prodotte con il Ministero della Salute e le altre Istituzioni centrali e regionali con competenza in tema di siti contaminati e salute
  2. a partire dai lavori dell’Azione Centrale delineare una modalità per rendere permanente la sorveglianza epidemiologica nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) per le bonifiche.
I risultati prodotti con l’approccio "Sentieri", nel corso di un decennio, dimostrano l’esigenza di istituzionalizzare un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica dei Siti Industriali Contaminati (ICS), sia a livello nazionale e sia nella Regione europea dell’OMS.

15 ottobre 2015

Denuncia sanitaria Ambiente ostile: migliaia di siti contaminati in Europa

Tratto da Informasalus

Denuncia sanitaria

Ambiente ostile: migliaia di siti contaminati in Europa

siti contaminati

Chi inquina paga”. Semplice, lineare, ineccepibile. 
Questo è il principio stabilito dall’ Unione europea e messo nero su bianco dalla direttiva 2004/35/CE. Una norma in vigore da nove anni, ma poco applicata, tanto che finora – e purtroppo per diversi decenni a venire – a caricarsi di tutte le conseguenze del danno ambientale sono stati i territori e la salute dei cittadini che abitano o lavorano nei circa 500 mila siti contaminati d’Europa.
Aree da bonificare, i cui costi da contaminazione sono stati stimati dalla stessa Ue nel 2006 tra i 2,4 e i 17,3 miliardi di euro l’anno. Una cifra enorme, certo, che toccherebbe in gran parte a imprenditori locali e multinazionali responsabili del problema. Eppure il costo della bonifica dell’intero continente europeo risulta sostenibile se paragonato a quelli assai più spaventosi (sanitari, sociali, da mancata occupazione, per danni alla qualità e produttività agricola, per la perdita d’interesse turistico) che la presenza degli inquinanti genera quotidianamente e a lungo (o lunghissimo) termine.
L’Unione europea ora è preoccupata di ciò, e legifera in merito, pubblica rapporti e studi, cerca di mettere in connessione e uniformare diverse banche dati sanitarie e ambientali per ampliare il monitoraggio.
Ma il problema è vissuto anzitutto dai cittadini sulla propria pelle. In particolare da quelli italiani: circa 4,5 milioni abitano nei 187 comuni situati presso i 39 Sin (Siti d’interesse nazionale destinatari di bonifica) e quasi altrettanti vicino a quei 18 Sin “declassati” a competenza regionale nel marzo scorso.

Un mese prima che genitori e bambini bresciani occupassero la scuola comunale “Grazia Deledda”, in protesta contro la mancata bonifica del suo terreno, intriso di policlorobifenili (Pcb) e diossine dall’ormai dismesso stabilimento chimico Caffaro; e cinque mesi prima che genitori e bambini di Taranto non potessero entrare nella loro scuola “Grazia Deledda”, sfollati perché l’edificio, troppo vicino al parco minerario e alla cokeria dell’Ilva, è in attesa della bonifica, già rimandata e ora prevista a inizio 2014. 

Non è un teleromanzo

Una battaglia per il diritto alla salute nei siti contaminati d’Italia, che spesso non trova difesa. A dimostrarlo chiaramente è “Sentieri”, ovvero lo “Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento”. Un lavoro imponente, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che ha esaminato la mortalità per 63 gruppi di cause nel periodo 1995-2002 in 44 Sin (circa 6 milioni di persone in 298 comuni).

Non solo l’indagine certifica un eccesso di mortalità significativo in quei territori, ma, seppure tra qualche cautela si spinge a mettere in relazione le emissioni di impianti specifici (raffinerie, poli petrolchimici e industrie metallurgiche) con le drammatiche risultanze sanitarie, laddove si possa escludere ragionevolmente un ruolo centrale delle esposizioni per motivi professionali. .....


Conto salatissimo


Responsabilità a parte, stiamo parlando di un tasso di “sovramortalità” osservata nei Sin che si traduce in 9.969 vittime (circa 1.200 persone l’anno) in 7 anni. Quasi 10 mila individui con un peso di infinite sofferenze, per sé e per i familiari. Per non dire dei costi che ciò comporta per gli Stati. Un’indagine condotta da Favo (Federazione italiana delle associazioni volontariato in oncologia) e Censis nel 2009 dice che l’Italia ha speso 8 miliardi e quasi 400 milioni di euro in costi socio-economici per le patologie tumorali, cioè lo 0,58% del suo Pil (Germania 14,7 miliardi per uno 0,66%; Francia 9,9 miliardi per uno 0,59%; Regno Unito 6,3 miliardi per uno 0,38%). ......

  Leggi su  Informasalus l' articolo integrale

04 febbraio 2015

Le osservazioni del Prof . Marescotti alla classifica di Legambiente sulla qualità dell'aria.Occorrerebbe anche verificare la pericolosità del particolato sospeso così come ha fatto lo studio Sentieri.



Tratto da Peacelink

Aria inquinata. Perchè la classifica di Legambiente non serve
Le osservazioni di Peacelink al dossier di Legambiente "Mal'Aria"
2 febbraio 2015 - Alessandro Marescotti

La classifica non serve perché non valuta l'impatto sanitario delle polveri, che varia da città a città e non è necessariamente legato al loro peso.

Il rapporto di Legambiente sulla qualità dell'aria colloca PARADOSSALMENTE Taranto fra le città più pulite, tanto che il Sole 24 Ore scrive: "Aria fra le migliori d'Italia nella Taranto dell'Ilva".
                          
Il problema è che il rapporto di Legambiente calcola il PM10 (particolato in sospensione) pesandolo (questo è un dato fisico-quantitativo), mentre occorrerebbe anche verificare la sua pericolosità (è il dato chimico-qualitativo) così come ha fatto lo studio Sentieri. Infatti - si legge sullo studio epidemiologico Sentieri - a Taranto ogni microgrammo di PM10 ha un pericolosità 2,2 volte superiore rispetto a quello di altre città per via del concentrato di sostanze chimiche che vi si poggia sopra per via dell'inquinamento industriale.

Fare paragoni fra PM10 di città diverse come se avessero lo stesso potere tossico è un raffronto sommario.

Ad esempio a Taranto c'è una media di PM10 di 30 microgrammi a metro cubo. Il limite (calcolato come media annuale) è 40. Se si moltiplica 30 per 2,2 viene 66 microgrammi/m3, ben oltre il limite di legge.


Quello che è pericoloso nelle polveri non è il loro peso ma è la superficie che offrono agli inquinanti di cui sono il vettore.
E polveri molto fini (che pesano poco) offrono più superficie rispetto a polveri meno fini (che pesano di più).
                            

10 settembre 2013

Terra dei fuochi: inchiesta del Senato.Continua la strage degli innocenti . Tumori infantili nella “terra dei fuochi”.

Leggi anche su  Caserta Web
Terra dei fuochi: inchiesta del Senato
"Picco di tumori tra Napoli e Caserta"

08.09.13 Napoli
 - La commissione Sanità del Senato apre un’inchiesta sui veleni della Terra dei fuochi. 
L’indagine sulla bomba Campania inizia martedì, quando a Palazzo Madama saranno ascoltati i medici per l’ambiente
Ma la lista dei soggetti che verranno convocati è lunga e autorevole: tra gli altri, i vertici dell’Istituto Pascale, i rappresentanti dell’Istituto di oncologia sperimentale Salvatore, quelli della struttura commissariale (guidata dal governatore Stefano Caldoro e dal vice Mario Morlacco), i manager delle Asl e ancora i volontari di Legambiente e Wwf fino a dirigenti e funzionari dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute. I senatori non si fermeranno alle audizioni. Il commissario per le bonifiche: cibi sani, speculazioni dietro gli allarmi.....

 Il legame con l’inquinamento ambientale è stretto. Ma se per la stragrande maggioranza della popolazione campana questi dati si spiegano con l'avvelenamento della terra, per il ministero la risposta è tutta (o quasi) nello stile di vita della popolazione locale: 
«In assenza di studi adeguati il ministero non poteva rispondere diversamente», spiega Antonio Marfella, ricercatore di medici per l'ambiente.  
«Il nodo è come sempre il nesso di causalità - aggiunge Marfella -.  
Ovvero il collegamento scientificamente dimostrato tra inquinamento e patologie correlate.
  In Campania non è stato accertato perché, ad oggi, nessun istituzione lo vuole cercare».
Leggi l'articolo integrale

Tratto da Articolo Tre

La strage degli innocenti continua. Tumori infantili nella “terra dei fuochi”

Due nuovi casi di decesso per tumore infantile riguardano la Terra dei Fuochi. L'inquinamento in Campania continua a mietere vittime, ma dal Ministero della Salute si imputa l'incremento dell'incidenza al cattivo stile i vita dei napoletani. 

La strage degli innocenti continua. Tumori infantili nella "terra dei fuochi"-Redazione- -8 settembre 2013- La strage degli innocenti continua. I bambini della Campania muoiono, a colpa dell'inquinamento che nella Terra dei Fuochi è ormai un'emergenza palese. 
Soltanto ad Acerra, in questi giorni, altri due bambini si sono spenti a colpa di un tumore, una malattia rara per i più piccoli, a meno che non si abiti in un luogo dove le ecomafie lucrano, gli stabilimenti espellono sostanze nocive, la spazzatura viene bruciata e l'inquinamento si abbatte come una mano nera sui cittadini.
Il decesso dei due bimbi ha riacceso le polemiche. C'aveva pensato, pochi giorni fa, anche il pentito dei Casalesi Schiavone, ma non è bastato per aumentare l'allerta. Il problema è l'incidenza vertiginosa, confermata anche dall'Istituto Pascale e da un rapporto del Ministero della Salute, i quali hanno ammesso, almeno numericamente, come in Campania si stia consumando una strage silenziosa, che nei minori trova le vittime predilette.
Nella zona tra Caserta e Napoli, si registrano 0,5 casi di tumore ogni 100.000 bambini, ogni anno. In genere il cancro più diffuso è il medullo blastoma, ma sono registrati anche tumori al sistema respiratorio, leucemie, malattie cardiovascolari, tutti aumentati del 15-20% negli ultimi anni. In particolare, ad Acerra, l'incidenza è aumentata del 30% di media, con picchi del 47% a seconda del periodo preso in esame. Secondo il dossier Sentieri sulle aree contaminate, inoltre, in 7 anni, le vittime d'inquinamento sono state 9.969.
La situazione ha allarmato anche il dicastero della Salute, con sede a Roma. “Per quanto riguarda i tumori maligni nel loro complesso", si legge infatti in un rapporto pubblicato lo scorso gennaio, "la mortalità in Campania tra gli uomini è superiore ai valori dell’intera Italia per il contributo delle province di Caserta e Napoli”. 
Ma, nella stessa relazione, non si fa alcun accenno ai fattori di inquinamento: per i politicanti, infatti, le cause della mortalità sono dovute allo stile di vita dei cittadini campani.

05 settembre 2013

Emergenza tumori a Taranto .Il presidente dell’ordine dei medici di Taranto Cosimo Nume è amaro dover dire che il trend di Taranto è destinato a crescere.

Tratto da Quotidiano di Puglia

Emergenza tumori a Taranto
I medici: trend destinato a crescere

di Mario DILIBERTO

TARANTO - «Il conteggio basato sul codice 048 fornisce uno spaccato molto vicino alla realtà sul numero dei malati di cancro a Taranto. 
Ed è l’istantanea di un dramma».
Il presidente dell’ordine dei medici di Taranto Cosimo Nume riconosce l’attendibilità della “conta del dolore”, lanciata dall’ambientalista Alessandro Marescotti, leader della sezione jonica di Peacelink. E dalle sue parole arriva, con la cautela del ruolo, una conferma autorevole su quei numeri da incubo.

Dottor Nume, Peacelink chiede la collaborazione dei medici di base per rendere più puntuale questa ricerca...
«Come medici abbiamo il dovere ed il diritto di collaborare. Ne parleremo nella commissione ambiente dell’ordine. Rifletteremo come è giusto che sia. Ricordo, però, che i medici di Taranto non si sono mai tirati indietro. Anzi, sono doverosamente in prima linea nella tutela della salute di questa comunità. Quindi si può stare certi che non si tireranno indietro neanche in questo caso».

I numeri diffusi da Peacelink sono attendibili?
«Certamente chi è titolare di quel codice è ammalato di cancro. Su questo non ci sono dubbi. Il resto è un calcolo matematico. Si tratta di rapportare dei numeri. È un percorso abbastanza semplice e contemporaneamente molto interessante. Se si ragiona su quei dati spogliandoli di alcuni aspetti e di alcune peculiarità, si giunge ad uno spaccato abbastanza realistico della situazione».

Il conteggio tramite il codice assegnato ai malati di cancro per accedere all’esenzione del ticket sembra un po’ l’uovo di colombo?
«Un po’ lo è. ma è certamente un’idea intelligente».

Se i numeri sono quelli, come va valutato il quadro di Taranto?
«È certamente grave e questo lo sappiamo da tempo anche grazie ad altre indagini. Mi riferisco allo studio Sentieri e al registro Tumori. Il codice 048, però, ha il merito di inquadrare la situazione con grande aderenza all’attualità»

Quali possono essere i difetti di questo tipo di conteggio?
«Ho letto nei giorni scorsi proprio su Quotidiano che si intende valorizzare il dato su base territoriale. Secondo me, questo può essere fuorviante nel caso di specie. Perché, faccio un esempio, chi è cresciuto ai Tamburi può anche essersi trasferito in un’altra parte della città. Sono aspetti di cui occorre tenere conto se si vuole percorrere quel tipo di strada».

E quali sono gli aspetti positivi di questa indagine?
«Come ho già detto, si ha la possibilità di tastare dati di grande attualità. ma c’è anche altro. Prendendo come punto di riferimento la residenza, si annulla il rischio di non tener conto di chi è ammalato di cancro e si va a curare in altre parti d’Italia. Una distorsione del dato statistico che si rileva in altre ricerche».

Dottore, lei parla di situazione grave guardando i circa 9.000 tarantini che sanno già di avere il cancro?
«Assolutamente sì»


Ma a questi vanno virtualmente sommati i tanti che ancora non lo sanno...
«L’osservazione è terribilmente giusta. Sappiamo tutti che nel caso delle malattie neoplastiche i tempi di latenza sono molto lunghi. Ed è amaro dover dire che il trend di Taranto è destinato a crescere».