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30 agosto 2014

“It’s time to join the revolution“:Rinnovabili, in Scozia l’energia si genera dalle maree.


Rinnovabili, in Scozia l’energia si genera dalle maree.

Tratto dal Blog della Prof.Maria Rita Dorsogna 
La Scozia sta mettendo a punto il più grande impianto di energia dalle maree. Siamo a Pentland Firth, nel nord della Scozia, dove si conta che una volta completato il progetto della Atlantis Resource, detto MeyGen, darà elettricità a 175.000 case usando l’energia delle correnti marine. Le turbine saranno installate nel cosiddetto Inner Sound, uno stralcio di mare fra la Scozia e l’isola di Stroma, disabitata dagli anni ’60 e dalle ottime maree.

E’ questo un progetto ambizioso che ha coinvolto il governo centrale, il governo scozzese e privati. Verso la fine del 2014 si installeranno le prime turbine da 1.5 MegaWatt. Si inizierà con quattro, ma si prevede di arrivare a una sessantina nel 2020 e a regime a ben 269 turbine sul fondo del mare. Il primo ministro dell’energia britannico, Ed Davey ha detto che “Questo progetto innovativo ed emozionante mostrano al mondo che la Scozia e il Regno Unito sono leader mondiali nella tecnologia marina con posti di lavoro, maggiore sicurezza energetica e la possibilità di esportare questa tecnologia in tutto il mondo”.

Il Regno Unito possiede circa il 50 per cento delle risorse energetiche marine d’Europa, e se si stima che le correnti oceaniche potrebbero fornire al paese almeno il 20 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità. Anche il Galles prevede di sfruttare l’energia dal mare ed ha presentato il progetto “Spirit of the Sea” per la generazione di circa 400 kilowatt di energia dalle maree.

Qual è il risultato di tutto questo – nel suo complesso? Intanto è la prova che l’intelligenza umana è più grande di quanti dicono che non possiamo fare a meno di buchi e di trivelle. Ma soprattutto che tutte queste nuove tecnologie possono farci immaginare un domani veramente libero da forme tradizionali e centralizzate di energia – carbone, petrolio e gas – con tutto il loro carico di inquinamento e di immissione di CO2 nell’atmosfera.

E questo non lo dico io, ma la banca d’investimenti Ubs che ha appena pubblicato un rapporto secondo il quale in Europa i costi per le rinnovabili scenderanno drammaticamente negli anni a venire. La Ubs dice ai propri investitori che è importante adesso iniziare ad investire in modo massiccio su reti intelligenti di distribuzione, a scala locale e in modo integrato. L’Ubs prevede che nei prossimi dieci anni le vecchie centrali a carbone e gas – i dinosauri come li chiamano loro! – chiuderanno per non essere più sostituite e che lasceranno il passo a nuove forme di elettricità da rinnovabili. Prevedono che i paesi guida saranno la Germania, la Spagna e l’Italia per via degli alti costi dell’energia tradizionale.

In una nota ai suoi investitori, la Ubs dice “It’s time to join the revolution“- come dire, bye bye al vecchiume trivellante e centralizzato e buongiorno al sole, al vento, al mare.



MARIA RITA DORSOGNA
Docente universitario, attivista ambientale

09 marzo 2013

Energia elettrica:non si può fermare il vento con le mani, non si può fermare il sole con le lobby......

Tratto da Blogosfere

Energia elettrica: non si può fermare il sole con le lobby

La vittoria di Pirro delle compagnie elettriche: il fotovoltaico non incentivato conoscerà un vero boom entro i prossimi 7 anni. Saranno dolori per le utilities.
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Dal blog di Max De Carlo, sempre puntualissimo quando si tratta di elettricità, arrivano grafici e dati sull'ennesimo calo dei consumi elettrici in Italia. Il trend generale, depurato di tutti i fattori relativi a clima, temperature, e destagionalizzato, è quello di una lenta ma costante decrescita.

Nel dettaglio, il mese di Febbraio ha visto un calo dell'8,1% rispetto allo scorso anno (5,1% al netto dell'effetto "calendario") per un totale di 25,7 miliardi di kWh. La produzione è all'83,2% italiana, a sua volta in calo di oltre il 14%. 
Le fonti maggiormente in calo sono quella termoelettrica, -23,9% e geotermica, -4,6%.
In aumento, come già da tempo, le fonti rinnovabili, con l'eolico quasi al +20, il fotovoltaico al +11 e l'idrico a +43%.
A proposito di rinnovabili, Qualenergia riporta un interessante studio Ubs che spiega come il fotovoltaico non incentivato, nei prossimi anni, conoscerà in Italia, Spagna e Germania un boom tale da "fare molto male" alle compagnie elettriche. 
La cosa in un certo senso ci diverte: ricordate la scorsa primavera la guerra tra le compagnie di produzione elettrica e l'energia rinnovabile, che era arrivata al punto da costare zero e aveva abbattuto gli utili delle compagnie? Queste ultime, rifiutando di arrendersi senza combattere, riuscirono a far abolire gli incentivi con la convinzione di porre un freno alla crescita continua del rinnovabile.

Ma è stata una vittoria di Pirro.
 Secondo Ubs:In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.

Prezzi all'ingrosso in discesa libera, cali di prezzo anche di sera, impianti convenzionali fermi, discesa del load factor per carbone e gas. 
 Come direbbe il prof.Bagnai, "non si può fermare il vento con le mani". E, aggiungeremmo noi, non si può neanche fermare il sole con le lobby.

Tratto da Mondoelettrico

Consumi di energia elettrica in Italia: -8,1% a Febbraio




Nel mese di febbraio 2013 l’energia elettrica richiesta in Italia, pari a 25,7 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione dell’8,1% rispetto a febbraio dello scorso anno.

Depurata dagli effetti di temperatura e calendario, la variazione della domanda elettrica di febbraio 2013 diventa -5,1%. Rispetto al corrispondente mese di febbraio del 2012, quest’anno si è infatti avuto un giorno in meno (lo scorso anno è stato bisestile) ma una temperatura media mensile di circa un grado centigrado inferiore.


I 25,7 miliardi di kWh richiesti nel mese di febbraio 2013 sono distribuiti per il 46,7% al Nord, per il 29,4% al Centro e per il 23,9% al Sud. A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica si è articolata in maniera differenziata sul territorio nazionale: -7,2% al Nord, -7,9% al Centro e -10,0% al Sud.


Nel mese di febbraio 2013 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’83,2% con produzione nazionale e per la quota restante (16,8%) dal saldo dell'energia scambiata con l'estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,6 miliardi di kWh) è calata del 14,7% rispetto a febbraio 2012. 


Sono in crescita le fonti di produzione:

  • idrica (+43,0%), 
  • eolica (+19,1%) e 
  • fotovoltaica (+11,2%),
in flessione le fonti:

  • termoelettrica (-23,9%)
  • geotermica (-4,6%).

In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda elettrica di febbraio 2013 rispetto al mese precedente è stata pari a -0,6%. Il profilo del trend si mantiene su un percorso di lenta decrescita.

Nel primo bimestre del 2013 la domanda di energia elettrica è risultata in flessione del 5% rispetto ai valori del primo bimestre del 2012; a parità di calendario il valore è -3,7%.


 Comunicato Stampa Terna -
 Roma, 5 marzo 2011


I grafici, da noi realizzati grazie ai dati di Terna, ci permettono  di seguire l'andamento dei consumi elettrici mensili italiani a partire dal gennaio 2006 e in particolare evidenziano il trend verso il basso.

Riassunto di Febbraio 2013:
- Consumo energia elettrica - 8,1%
- Consumo gas                   -18,3 %
- Immatricolazioni auto       - 17,4 %



Verso l'agonia.

07 marzo 2013

QUALENERGIA: Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e........ farà molto male alle utility.

TRATTO DA QUALENERGIA

Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e farà molto male alle utility

Il fotovoltaico senza incentivi nei prossimi sette anni decollerà e per le utility saranno dolori, dato che l'energia solare, autoconsumata o immessa in rete, eroderà una quota rilevante del mercato elettrico, soprattutto allorché i sistemi di accumulo saranno economicamente più convenienti, forse nel giro di due anni. È questa la previsione contenuta nello studio appena pubblicato dalla società di consulenza Ubs e non a caso intitolato "The unsubsidised solar revolution” (vedi allegato, pdf).
In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.
"Sulla base di mere considerazioni economiche – si legge nel rapporto - siamo convinti che entro la fine del decennio quasi ogni edificio residenziale e commerciale in Germania, Italia e Spagna sarà dotato di un impianto fotovoltaico su tetto”. Secondo le stime Ubs, nel 2020, tagliando la bolletta elettrica del 20-30%, i tempi di ritorno del'investimento di un impianto fotovoltaico su tetto e non incentivato si aggireranno intorno ai 5-6 anni per il commerciale e sui 10-11 per il residenziale. Non sarà ovviamente una crescita lineare, ma concentrata nella seconda metà della decade. Una simile rivoluzione provocherà profonde ripercussioni sulla domanda, via via più marcate con la discesa del prezzo delle batterie, che, secondo la previsione dello studio, cominceranno ad essere convenienti tra il 2014 e il 2015.
........In Italia il FV potrebbe coprire fino al 17% del fabbisogno (industria 5%, settore domestico 25%, settore commerciale 28%) grazie ad ulteriori 11 TWh di produzione da FV (equivalente ad una riduzione del 6% della domanda) che andrebbero ad aggiungersi agli 18,3 TWh di produzione annua del 2012.
Importante sarà l'impatto che tutto ciò avrà sui bilanci di chi vende elettricità: un duro colpo che si aggiunge ad una contrazione della domanda dovuta alla maggiore efficienza energetica e alla concorrenza delle rinnovabili incentivate, oltre che alla crisi economica....... 
L'effetto sarà che gli impianti convenzionali resteranno sempre più spesso fermi: il fattore di carico delle centrali a carbone tedesche precipiterà dal 47 al 31%, cioè al di sotto di quello della gran parte dei parchi eolici e solari, mentre per le centrali a gas, il load factor già quest'anno scenderà sotto al 20% (vedi grafico sotto). Il margine operativo lordo degli operatori, si avverte nel report Ubs, potrebbe ridursi anche del 50%.
A pagare maggiormente le conseguenze di questa situazione, come detto, saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, le aziende più esposte in Europa centro-settentrionale. Ma nel lungo-termine saranno danneggiati anche i bilanci di Enel e Iberdrola, protagoniste nei mercati dell'Europa meridionale dove il solare senza incentivi conoscerà probabilmente un forte sviluppo se si allenterà la morsa crisi economica e del credit crunch. Quali saranno le loro mosse per ritardare questa evoluzione?