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22 novembre 2017

Contadino peruviano porta in tribunale Multinazionale tedesca.

 Tratto da dolcevitaonline.it

Contadino peruviano porta in tribunale Multinazionale tedesca. 

Risultati immagini per Luciano Lliuya

Un contadino peruviano sta facendo paura ai colossi mondiali dell’energia, 
a cominciare dalla multinazionale tedesca Rwe, uno dei maggiori 
produttori mondiali di elettricità da centrali a carbone e, di conseguenza,
 anche uno dei maggiori produttori di emissioni nocive nell’ambiente. 

Un uomo semplice, ma con le idee chiare, che per
 primo portarà in tribunale una multinazionale 
dell’energia per aver causato il cambiamento climatico.

LA SUA CITTÀ MINACCIATA DALLO 
SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI. 

Luciano Lliuya vive a Huaraz, una città posta a oltre tremila metri sul livello 
del mare, sull’altipiano Callejón de Huaylas, nel nord del Perù, qui si occupa
 non solo di agricoltura, ma arrotonda la giornata facendo la guida sui 
cammini di montagna. E proprio esplorando le montagne si è reso 
conto della velocità alla quale i ghiacciai si stanno sciogliendo, 
riducendosi a vista d’occhio. Un problema che mette a rischio immediato 
anche la sua città, posta sotto ad un lago che si sta riempiendo sempre più, minacciando di inondare Huaraz e i suoi 120 mila abitanti. 

Per questo ha avuto l’idea di denunciare la tedesca Rwe, chiedendo ai 
giudici di riscontrare la sua responsabilità diretta sul surriscaldamento climatico e quindi  di imporgli di farsi carico innanzitutto delle spese necessarie per mettere in sicurezza il lago e di conseguenza la città 
di Huaraz.
UN PROCESSO CHE POTREBBE CAMBIARE LA 
STORIA. 
La causa di Luciano Lliuya è stata esaminata dal Tribunale regionale di 
Essen, in Germania, presso il quale a supporto del contadino peruviano c’era
 un pool di avvocati dell’associazione ambientalista tedesca Germanwatch.
 Un po’ a sorpresa il tribunale ha ritenuto ammissibile la denuncia e 
quindi la Rwe ora dovrà difendersi in tribunale. 
Una decisione che, specie se sarà seguita da una vera condanna, 
potrebbe contribuire a riscrivere la storia del diritto, stabilendo una responsabilità diretta da parte delle aziende maggiormente impattanti 
sui danni prodotti dal riscaldamento climatico. 

Una conseguenza che la scienza ha già provato da tempo, riuscendo 
a stabilire le percentuali di colpa tra le varie industrie. Proprio queste 
ricerche sono alla base della causa, che se per ora chiama in causa la sola Rwe chiede in realtà che tutte le multinazionali dell’energia 
prendano parte alle spese di ricompensazione in base alla loro 
percentuale di responsabilità.

LA VITTORIA DELLE MONTAGNE E DEI
 POPOLI ANDINI. 
La multinazionale tedesca ovviamente rifiuta ogni responsabilità e c’è da scommettere che tutte le corporation dell’energia si uniranno per 
contrastare questa causa. 

Un’eventuale sentenza a favore di Lliuya avrebbe come sicura 
conseguenza quella di provocare cause analoghe in tutto il mondo, costringendo le aziende rimborsare i danni del riscaldamento climatico
 per miliardi di euro. 
«Le montagne hanno vinto — ha commentato Lliuya — I laghi sono le lacrime 
delle montagne: la giustizia le ha ascoltate e ci ha dato ragione. 

Ora voglio tornare a casa sulle Ande e dire alla gente che ho potuto fare 
qualcosa per loro». La città di Huaraz è nota in Perù come “la muy noble
 y generosa ciudad” (la città molto nobile e generosa), appellativo che risale
 alla lotta per l’indipendenza del Perù e che si meritò per la dedizione 
dimostrata dai suoi abitanti alla causa.
 Un soprannome che sicuramente a meritare per molto tempo ancora.
Fontehttp://www.dolcevitaonline.it/luciano-lliuya-il-contadino-peruviano-che-sta-facendo-tremare-i-colossi-dellenergia-mondiale/

12 marzo 2016

Energy Desk Greenpeace :Le grandi utility europee sono finalmente pronte per le energie rinnovabili

Tratto da Behind Energy

Le grandi utility europee sono finalmente pronte per le energie rinnovabili

Per anni le maggiori utility europee hanno lottato per ammodernare il proprio business aggrappandosi ai combustibili fossili e ritardando il passaggio alle rinnovabili. Ora sembra che questo stia cambiando.
Dove ci sono amministratori delegati, come David Crane di Nrg Energy, che una volta perdevano il loro lavoro per aver perseguito politiche progressiste, ora i massimi dirigenti del settore energetico stanno facendo passi sempre più audaci.
Engie è stato appena nominato nuovo Ceo, quelli di Edf ed Enel sono ancora relativamente nuovi, il capo di E.ON ha scelto di andare a guidare il ramo d’azienda relativo all’energia pulita creatosi dalla scissione della società all’inizio di quest’anno, e l’amministratore delegato di Rwe sembra avere la stessa idea.
Anche se quasi tutti hanno imparato a parlare senza ancora fare, stanno ora cercando di capire proprio come fare. Ma in ultima analisi, il futuro dell’energia pulita in Europa sembra essere molto promettente, con quattro Ceo delle prime cinque utility europee a favore delle energie rinnovabili, delle reti e dei servizi clienti rispetto alle centrali elettriche a combustibili fossili.

E.ON e Rwe: verso energie rinnovabili e rete dopo la divisione
Sia Peter Terium capo della Rwe sia Johannes Teyssen Ceo di E.ON stanno portando avanti enormi trasformazioni aziendali in cui le loro aziende saranno composte da una società specifica per le attività legate ai combustibili fossili e da una combinazione di business sulle fonti rinnovabili, la rete e la vendita al dettaglio e al cliente.
Ci sono differenze significative (vale a dire ad esempio gli impianti nucleari di E.ON), ma c’è una somiglianza importante: entrambi i Ceo sembrano preferire il nuovo business dell’energia pulita per le loro aziende che stanno affondando nella generazione di energia fossile.......
I piani di Terium a Rwe sono invece meno chiari, visto che la riorganizzazione societaria è in fase molto iniziale e la società non commenta ufficialmente i futuri cambiamenti di gestione.
Ma, secondo diversi rapporti dei media, si rileva come Terium stia cercando il passaggio alla nuova entità societaria concentrandosi su fonti rinnovabili e reti.....
Forse è stanco delle lotte attorno al “business delle centrali elettriche in declino, che si sono concentrate sul taglio dei costi e dei posti di lavoro, e invece [vorrebbe] dare forma ad una nuova divisione”. Dopo tutto ci ha messo anni per mettere la società su un nuovo binario che ha incluso cacciar fuori gli oppositori chiave.....
Edf e Engie: un cambiamento recente e il prossimo futuro
Engie si sta preparando ad un cambio della guardia al vertice dal momento che Isabelle Kocher, l’ex direttore finanziario, a maggio raccoglierà la leadership da Gerard Mestrallet.
Il significativo cambiamento di direzione non era previsto, ma l’allontanamento dai fossili potrebbe essere molto più veloce. ....
La società di Kocher si prevede continuerà a concentrarsi sul gas naturale, sui mercati in crescita (in particolare in Medio Oriente e Sud America) e sui servizi energetici; ma come ha detto Mestrallet “questa è una nuova tappa nella vita del gruppo” che segnerà una transizione più veloce verso i servizi e le energie rinnovabili e quindi la “rotazione degli asset accelererà”.

08 giugno 2015

Carbon Tracker : Segnali negativi per le centrali a carbone europee.


Segnali negativi per le centrali a carbone europee

Il valore delle prime cinque compagnie elettriche europee, E.ON, RWE, GDF Suez, EDF ed Enel, è crollato di 100 miliardi di euro tra il 2008 e il 2013, pari a circa il 37% delle loro azioni. Secondo il rapporto di Carbon Tracker Initiative una delle cause di questa perdita economica è legata alla crescita dei loro investimenti in centrali a carbone.
Il valore delle prime cinque compagnie elettriche europee, E.ON, RWE, GDF Suez, EDF ed Enel, è crollato di 100 miliardi di euro tra il 2008 e il 2013, pari a circa il 37% delle loro azioni (il mercato azionario in Germania è cresciuto invece del 18%). Una della ragioni, secondo il rapporto di Carbon Tracker Initiative (vedi allegato in basso), è dovuta agli investimenti di questi anni in centrali a carbone che hanno causato molte perdite economiche.
Calo della domanda elettrica (-3,3%) legislazione a favore delle fonti rinnovabili (nuova potenza da rinnovabili dal 2000 al 2013 pari a 203 GW) hanno portato in Europa, nel periodo considerato, ad una diminuzione dell’uso del carbone del 4,2%. Al contempo, invece, le cinque grandi utility (60% dell’offerta elettrica europea) hanno aumentato la loro quota complessiva di questa fonte di circa il 9%.
Valore del mercato azionario delle 5 compagnie elettriche (fonte: Bloomberg LP data)
Il rapporto, dal titolo “Coal: Caught in the EU Utility Death Spiral(33 pp.), spiega come nonostante fossero in programmazione più di 100 centrali termoelettriche a carbone, ne siano state realizzate solo 19. E, viste le dismissioni, la potenza di elettricità da carbone in Europa è calata di 19 GW.
Generazione da carbone (in GWh), lignite inclusa, dal 2008 al 2013 delle 5 compagnie (fonte: Bloomberg LP data)
Tra le 5 aziende elettriche, Enel ha retto al calo del mercato separando nel 2008 le attività nelle energie fossili da quelle nelle rinnovabili, la cui quota aziendale è aumentata dal 4 al 12% (vedi anche il suo attuale piano di dismissioni di centrali obsolete). Nel 2014 anche E.On ha seguito questa strategia. RWE, che offre più della metà della sua generazione elettrica con il carbone, si è mossa in direzione opposta e risulta essere quella con la peggiore performance relativamente al suo valore azionario.
Insomma, queste compagnie sembrano essere state sorprese dal calo della domanda e dall’ impetuosa crescita delle rinnovabili elettriche, quest’ultima però ben delineata dai target europei al 2020 che certo non potevano essere trascurati. Un po’ quello che è accaduto anche in Italia con la corsa ai cicli combinati a gas, che oggi lavorano in media meno di 2000 ore all’anno, contro le oltre 4mila ore previste dai business plan. Un vero fallimento del mercato.
Tornando al carbone europeo, vanno analizzati alcuni fattori che rendono le prospettive per questo settore non certamente luminose: gli obiettivi UE al 2030, una domanda che potrebbe mantenersi pressoché stabile e le prossime riforme sui limiti alle emissioni e per il prezzo della CO2 che, anche fossero moderate, lascerebbero intravedere un futuro grigio per questa fonte.
Il rapporto di Carbon Tracker Initiative avverte che proseguire in investimenti basandosi sull’ immutabilità del mix energetico può comportare ulteriori rischi economici per le aziende del settore. Per RWE e soprattutto per E.On i dati di bilancio sono stati molto negativi anche nel 2014.
Due sono le raccomandazioni indicate nello studio: gli azionisti di queste società dovrebbero opporsi a nuove centrali alimentate a carbone e le utility devonomutare il loro modelli di business adeguandoli alle differenti condizioni del mercato e del contesto energetico e climatico.

13 agosto 2013

Energia e diritti in Germania

 E LA GUERRA AL CARBONE CONTINUA 
ANCHE IN GERMANIA.
Tratto da  Valori.it
Energia e diritti

Germania, tra i “deportati” del carbone nella Ruhr

Circa 7.600 abitanti di una serie di villaggi tedeschi nel bacino della Ruhr stanno traslocando: le loro cittadine saranno rase al suolo per fare spazio ad una gigantesca miniera di carbone. Berlino, così, abbandona il nucleare e invece di puntare sulle energie pulite, rilancia le pericolose fonti fossili. Mentre la Corte costituzionale valuta la legittimità del progetto.
 
 La cittadina rurale di Immerath e i comuni vicini, racchiusi tra il bacino della Ruhr ed il confine con i Paesi Bassi, in Germania, spariranno dalle carte. Già oggi, infatti, i centri abitati assomigliano a villaggi-fantasma: strade vuote, finestre chiuse, negozi abbandonati. Il motivo? Consentire al colosso dell’energia RWE di ingrandire la già immensa miniera di carbone a cielo aperto di Garzweiler. 
A raccontare la storia è l’agenzia AFP che sottolinea come - visto l’andamento attuale del mercato dei certificati CO2 (le quote di emissione di gas ad effetto serra) - la vendita di carbone sia tornata ad essere particolarmente lucrativa. 
 Per la RWE, inoltre, la lignite estratta a Garzweiler è doppiamente utile, dal momento che alimenta direttamente le centrali di proprietà della stessa azienda. Per questo la miniera Garzweiler I, aperta nel 1983 ed ormai in via di esaurimento, sarà rimpiazzata dalla Garzweiler II, che avrà una superficie pari a 48 chilometri quadrati (l’estensione di una città come Lione). E per fargli spazio, saranno costretti a traslocare circa 7.600 abitanti: molti di loro saranno i primi insediati a Immerath-Neu (Nuova Immerath), cittadina edificata ad hoc per ospitare i residenti del vecchio comune. Che sarà raso al suolo. 


A finanziare l’intera operazione è la stessa RWE (il che lascia intendere quali possano essere i guadagni futuri). Il crollo dei “diritti” ad inquinare (i certificati CO2, appunto), è infatti un elemento che l’industria vuole sfruttare appieno. Così che la scelta del governo di Berlino di rinunciare al nucleare, anziché diventare unicamente un volano per lo sviluppo delle energie rinnovabili
e pulite, potrebbe trasformarsi in un paradossale boomerang, essendo il carbone una delle fonti in assoluto più inquinanti e pericolose per la salute umana. 
Già oggi, infatti, esso continua a rappresentare il 40% della produzione elettrica complessiva della Germania, contro il 25% in media del resto d’Europa......
Nel mezzo di tali imperanti “ragioni” economiche, c’è però - forse - un piccolo spiraglio giuridico. 
Dall’inizio dello scorso mese di giugno, infatti, la Corte costituzionale tedesca (la più alta giurisdizione del Paese) sta valutando la legittimità dello spostamento della popolazione. Il tutto è nato dalla denuncia di un abitante di Immerath e di un’associazione ambientalista, secondo i quali lo sfruttamento del carbone non costituisce una «necessità imperativa» per la Germania, tale da giustificare il trasloco di migliaia di persone. 
 La fonte fossile, dunque, non è indispensabile per assicurare alla prima economia europea l’approvvigionamento di energia di cui ha bisogno: un punto di vista condiviso anche dall’istituto di ricerca economica DIW (che ha pubblicato un rapporto sulla questione). 
In attesa della decisione della Corte, che arriverà in autunno, i cittadini devono abbandonare i loro villaggi....

Leggi l'aticolo integrale su Valori.it
8 Agosto 2013
Andrea Barolini 
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Leggi anche su Squat.net

Hambacher Forst: resistenza contro la centrale elettrica a carbone.

http://it.squat.net/uploads/2013/07/Rheinisches_Braunkohlerevier_mit_Camp2_01.jpg
Hambacher Forst è un’antichissima foresta (12mila anni!) che originariamente comprendeva 5500 ettari di terreno (oggi ne restano solo 1100), situata nella regione tedesca della Renania Settentrionale-Westfalia. Già dal XVI Secolo esisteva una rigida regolamentazione a salvaguardia della foresta, ma nell’epoca contemporanea, specialmente dal 1978 in poi, l’industria mineraria del carbone ha portato alla parziale distruzione dell’aera boschiva. Quel che rimane di Hambacher Forst, con i suoi alberi secolari ed alcune specie animali e vegetali in pericolo d’estinzione, è oggi minacciato dal progetto di costruzione di una centrale elettrica a carbone ad opera dell’azienda RWE, il più grosso produttore di CO2 su scala europea
 Mentre in Germania si parla tanto di svolta a favore di energie “pulite” e rinnovabili prevedendo l’addio definitivo, almeno teoricamente, a fonti di energia inquinanti e pericolose, esistono ancora colossi del settore energetico che mettono in pericolo l’ambiente e la salute umana in nome del profitto.  
La distruzione della foresta per far posto ad una centrale elettrica a carbone è legale: le leggi tedesche dicono che si può fare, in barba alle specie animali e vegetali che popolano Hambacher Forst, alla faccia della salute degli/lle abitanti delle città che sorgono in prossimità della futura miniera, nonostante anche i costi economici dell’inquinamento non ricadano su chi lo produce. 
 È illegale invece resistere contro un simile progetto, chi lo fa rischia di scontrarsi con la violenza della polizia e di beccarsi denunce, processi, sanzioni economiche e carcere. 
 La differenza tra ciò che è legale e ciò che è giusto è sotto gli occhi di tutti, chi decide di opporsi a simili progetti di devastazione ambientale compie una scelta in base alla propria coscienza, a ciò che ritiene legittimo e necessario- anche per il bene della comunità e dell’ambiente.
È per questo che la resistenza alla distruzione di Hambacher Forst non manca, nonostante chi la porta avanti sappia quali siano i rischi ai quali va incontro. ...
Le attività intraprese per salvare quella che ormai può essere definita l’ultima foresta millenaria d’Europa continuano, per evitare l’ennesimo scempio ambientale i cui costi in materia di inquinamento, danni alla salute e impoverimento della biodiversità ricadranno inevitabilmente su tutti, soprattutto sulle future generazioni.
 



“Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
l’ultimo fiume avvelenato,
l’ultimo pesce pescato,
ci accorgeremo che non si potrà mangiare il denaro.
La nostra terra vale più del denaro......

07 marzo 2013

QUALENERGIA: Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e........ farà molto male alle utility.

TRATTO DA QUALENERGIA

Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e farà molto male alle utility

Il fotovoltaico senza incentivi nei prossimi sette anni decollerà e per le utility saranno dolori, dato che l'energia solare, autoconsumata o immessa in rete, eroderà una quota rilevante del mercato elettrico, soprattutto allorché i sistemi di accumulo saranno economicamente più convenienti, forse nel giro di due anni. È questa la previsione contenuta nello studio appena pubblicato dalla società di consulenza Ubs e non a caso intitolato "The unsubsidised solar revolution” (vedi allegato, pdf).
In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.
"Sulla base di mere considerazioni economiche – si legge nel rapporto - siamo convinti che entro la fine del decennio quasi ogni edificio residenziale e commerciale in Germania, Italia e Spagna sarà dotato di un impianto fotovoltaico su tetto”. Secondo le stime Ubs, nel 2020, tagliando la bolletta elettrica del 20-30%, i tempi di ritorno del'investimento di un impianto fotovoltaico su tetto e non incentivato si aggireranno intorno ai 5-6 anni per il commerciale e sui 10-11 per il residenziale. Non sarà ovviamente una crescita lineare, ma concentrata nella seconda metà della decade. Una simile rivoluzione provocherà profonde ripercussioni sulla domanda, via via più marcate con la discesa del prezzo delle batterie, che, secondo la previsione dello studio, cominceranno ad essere convenienti tra il 2014 e il 2015.
........In Italia il FV potrebbe coprire fino al 17% del fabbisogno (industria 5%, settore domestico 25%, settore commerciale 28%) grazie ad ulteriori 11 TWh di produzione da FV (equivalente ad una riduzione del 6% della domanda) che andrebbero ad aggiungersi agli 18,3 TWh di produzione annua del 2012.
Importante sarà l'impatto che tutto ciò avrà sui bilanci di chi vende elettricità: un duro colpo che si aggiunge ad una contrazione della domanda dovuta alla maggiore efficienza energetica e alla concorrenza delle rinnovabili incentivate, oltre che alla crisi economica....... 
L'effetto sarà che gli impianti convenzionali resteranno sempre più spesso fermi: il fattore di carico delle centrali a carbone tedesche precipiterà dal 47 al 31%, cioè al di sotto di quello della gran parte dei parchi eolici e solari, mentre per le centrali a gas, il load factor già quest'anno scenderà sotto al 20% (vedi grafico sotto). Il margine operativo lordo degli operatori, si avverte nel report Ubs, potrebbe ridursi anche del 50%.
A pagare maggiormente le conseguenze di questa situazione, come detto, saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, le aziende più esposte in Europa centro-settentrionale. Ma nel lungo-termine saranno danneggiati anche i bilanci di Enel e Iberdrola, protagoniste nei mercati dell'Europa meridionale dove il solare senza incentivi conoscerà probabilmente un forte sviluppo se si allenterà la morsa crisi economica e del credit crunch. Quali saranno le loro mosse per ritardare questa evoluzione?