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23 maggio 2016
Spento l’inceneritore di Terni: pericolo per la salute dei cittadini
05 febbraio 2014
INQUINAMENTO.Indagato il direttore della centrale E.On
Tratto da Unione Sarda
Inquinamento nell'area di Fiume Santo .Indagato il direttore della centrale E.On
30 novembre 2013
La Repubblica :Tirreno Power, le ceneri seppellite in Piemonte
Tirreno Power, le ceneri seppellite in Piemonte
La Dda indaga sullo smaltimento illecito. Indagati i titolari di ditte di trasporto e smaltimento con due dirigenti della centraledi GIUSEPPE FILETTO
Il fascicolo, affidato al pm Giovanni Arena della Dda, è stato aperto prima dell'estate, su indagini condotte dai carabinieri del Noe che di nascosto hanno seguito i tir. Anche se fonti investigative molto accreditate raccontano che già un anno fa la Guardia di Finanza di Savona si era presentata ai laboratori dell'Arpal con alcuni campioni di sostanze prelevate in Piemonte, chiedendo di analizzarle e verificare se fossero compatibili con le ceneri prodotte dalla Tirreno Power.
Il fascicolo della Dda sulla centrale termoelettrica si affianca ad una doppia inchiesta per disastro ambientale e omicidio colposo, aperta dalla Procura della Repubblica di Savona, nata dagli esposti dei comitati di residenti che denunciano un elevato indice di tumori e di mortalità nelle zone circostanti. Anche se i controlli di Arpal riferiscono che le emissioni di fumi sono nella norma.
Cosa c'è, però, dietro la vicenda sullo smaltimento degli scarti della centrale, sotto certi aspetti misteriosa, di cui si occupa l'Antimafia? Secondo quanto trapela dalla Procura della Repubblica di Genova, enormi quantitativi di ceneri "bianche" e "nere" sarebbero state "distrutte" illegalmente. Le "nere" provengono dalla combustione diretta del carbone. Le "bianche" sono il risultato dell'abbattimento dell'anidride solforosa e solforica mediante calce: si ottiene solfato di calcio (gesso comune).
Entrambe le sostanze sono considerate rifiuti speciali, non pericolosi, tantomeno tossiconocivi. Necessitano però di smaltimento autorizzato: trasferite in opportuni stabilimenti industriali, lavorate per la produzione di mattoni per pavimentazione. Il processo più sbrigativo e meno costoso, adottato dalla criminalità organizzata che fa affari con i rifiuti, è quello di interrarle, destinandole a cave abbandonate
nel Sud Italia, come scoperto in precedenti inchieste. Oppure, interrandole, come avrebbero scoperto i carabinieri del Noe di Genova.
Perché, però, se ne occupa la Dda, ancorché la vicenda non sia direttamente collegata alle ecomafie, a 'ndrangheta e camorra? "Nel caso di attività organizzata, è di nostra competenza", spiega il procuratore capo, Michele Di Lecce, che coordina il pool antimafia.
L'inchiesta su Tirreno Power è blindata, anche se Di Lecce conferma che è aperto un altro fronte investigativo, seguito dalla Dda di Torino. Inoltre, precisa che devono essere vagliate attentamente le diverse posizioni: accertare se lo smaltimento illecito sia stato compiuto con la connivenza dei dirigenti della centrale di Vado. Oppure, se loro pagassero, convinti che i rifiuti andassero negli stabilimenti per le lavorazioni industriali; ignari, invece, dell'interramento.
Leggi anche su Panorama
Vado Ligure, sulla centrale a carbone di De Benedetti indaga l'Antimafia
La grande centrale della Tirreno Power, di cui la famiglia De Benedetti è azionista, viene indagata dall’Antimafia di Genova anche per lo smaltimento del carbone bruciato.L'articolo qui
Leggi anche su Il Cambiamento
Le ceneri del carbone di Civitavecchia nel cemento di Bassano Romano
...... In realtà i problemi sono più d’uno. Partiamo dalle ceneri. In più punti della relazione istruttoria pubblicata dalla regione si assicura che le ceneri el carbone rientrano nella categoria dei rifiuti non pericolosi. Ma sulla questione i pareri tecnici sono perlomeno discordanti.
17 ottobre 2013
CENTRALE A CARBONE:Disastro ambientale annunciato : denunciato per inquinamento dai carabinieri del Noe il direttore della centrale di Fiumesanto
Disastro ambientale annunciato : denunciato per inquinamento il direttore della centrale di Fiumesanto
In particolare, dall’attività ispettiva ai gruppi 3 e 4 a carbone è emersa una carenza vistosa negli impianti di depurazione delle acque reflue che confluiscono nel mare del Golfo dell’Asinara (art. 29 quattordicies co.2 D.Lgs. 152/2006 e art. 635 C.P.), recando un grave pregiudizio alla salubrità del mare, e un inefficiente attività di prevenzione da emissione di polveri di carbone, attuando la prevista irrorazione solo parzialmente, causando così lo sprigionamento incontrollato di quelle pericolose polveri nell’atmosfera (art. 734 e 674 C.P.).
Ben al di sopra della soglia di sicurezza consentita i valori rilevati di Boro, cloruri e solfati. Denunciato in stato di libertà per i reati su citati il Direttore della Centrale Termoelettrica E.On di Fiumesanto, Ing. Marco Bertolino. I controlli dei Carabinieri si sono estesi anche agli impianti dei Gruppi 1 e 2 ad olio combustibile, attualmente praticamente fermi ma, con decreto prefettizio, oggetto di proroga per 700 ore per un loro utilizzo all’emergenza: diverse le criticità riscontrate nelle infrastrutture che potrebbero potenzialmente determinare rischi per la sicurezza una volta riattivati gli impianti.
Tratto da La Nuova Sardegna
La Regione Sardegna sfiducia E.On: «Inaffidabile» -
Il blitz dell’assessore regionale all’Industria - che ha corretto drasticamente la propria posizione nei confronti di E.On - che ora viene accusata anche di essere «scorretta e manipolatrice» - comincia alle 11. L’amministratore si presenta nel piazzale della centrale di Fiume Santo con la lettera indirizzata alla sede tedesca della multinazionale. Ha deciso di consegnarla al direttore della centrale Marco Bertolino, e spiega il suo gesto.
«Sono fortemente deluso dall’inaffidabilità dimostrata finora da E.On – dice senza giri di parole – perciò ho deciso di compiere questo passo ulteriore che spiega qual’è la posizione della Regione nei loro confronti. Saremo irremovibili».
Antonello Liori non ha digerito quello che è accaduto a Roma il 18 settembre, quando - a conclusione di un incontro apparso piuttosto controverso - era stato stilato un documento congiunto tra E.On, Regione e ministero dello Sviluppo economico che esprimeva giudizi positivi sull’operato della multinazionale tedesca. L’assessore aveva, poco più tardi, corretto la propria posizione con un comunicato autonomo.
E ora spiega: «Viene difficile rappresentare il rammarico e lo sdegno verso un comportamento così scorretto e manipolatorio che ci costringe a interrompere qualsiasi contatto con il dottor Antonanzas. Non lo riconosciamo più quale soggetto credibile, e riteniamo che non possa essere rappresentativo di una azienda così importante».....
«E.On deve sapere – ha concluso Liori – che siamo pronti a definire tutte le azioni utili per fare in modo che il sito di Fiume Santo costituisca, finalmente, una opportunità di sviluppo e non di disoccupazione e inquinamento.
Esigiamo con forza il rispetto delle intese, a cominciare dalla demolizione dei gruppi 1 e 2, che non è una gentile concessione ma un obbligo di legge».
Ci mettiamo a disposizione con istituzioni locali e sindacati, finora messi da parte dalla Regione che ha preferito un solo interlocutore: il più inaffidabile».Leggi l'articolo integrale su La Nuova Sardegna
01 giugno 2013
La Repubblica :'Ilva, quell'inferno di fuoco e polveri nella pancia del mostro'.
'Ilva, quell'inferno di fuoco e polveri nella pancia del mostro'
Ecco cosa accade nelle acciaierie dell’Ilva. Queste immagini sono state riprese nell’acciaieria numero uno dello stabilimento di Taranto lo scorso 25 maggio, intorno alle 19. In questo reparto dell’area a caldo, quella bloccata - solo sulla carta, con un sequestro mai diventato esecutivo - dal gip Patrizia Todisco a luglio perché fonte delle emissioni inquinanti killer, arriva la ghisa per essere lavorata, seguendo il processo di raffinazione che sfocia nella produzione di acciaio.Da questireparti si sviluppa il cosiddetto slopping, ovvero le emissioni di nubi di polvere rossastra che vengono spesso avvistate e fotografate dall’esterno del colosso siderurgico.
Questo video propone una prospettiva diversa. Le immagini sono anche all’attenzione del fondo antidiossina, guidato dall’ambientalista Fabio Matacchiera. L’organizzazione potrebbe presentare un nuovo esposto in procura allegando queste sequenze. Lo slopping delle acciaierie Ilva è stato anche oggetto delle indagini condotte dai carabinieri del Noe.
Anche sulla base di questo dossier, il gip Todisco dispose il sequestro di tutti i reparti dell'area a caldo, ritenuti la principale fonte di inquinamento.
Il provvedimento è stato definitivamente svuotato dall'entrata in rigore della cosiddetta legge salva-Ilva che autorizza lo stabilimento a continuare a produrre e commercializzare l'acciaio per un periodo di 36 mesi contemporaneamente agli interventi di ambientalizzazione
di MARIO DILIBERTO
Guardatevi il video integrale su La Repubblica
26 giugno 2011
1)Lettera di una Mamma Ligure:"Perché andrei via da questa regione"2)Ilva, chiesto il sequestro degli impianti"Livelli di inquinamento allarmanti.
Tratto da Savona News"Perché andrei via da questa regione" (Lettera di una Mamma della Liguria)
Perché nella mia regione caratterizzata da mare, sole e vento, adatta allo sviluppo di fonti di energia elettrica rinnovabili, si continua a usare il carbone, combustibile fossile, che, come il nucleare, è altamente pericoloso.
Perché nella mia provincia c’è da 40 anni una centrale a carbone.
Perché a meno di 20 Km dal mio comune stanno per costruire una mega piattaforma che comporterà ulteriore inquinamento.
Perché si continua a cementificare pensando di creare sviluppo.
Perché il piano provinciale dei rifiuti prevede la possibilità di bruciare CDR (Comustibile da Rifiuti) nella centrale a carbone potenziata con pesanti danni alla nostra salute.
Perché nella mia regione la raccolta differenziata si limita a percentuali molto basse rispetto a quei livelli che eviterebbero la necessità degli inceneritori.
Perché la mia Regione, che si era opposta all’ampliamento della centrale a carbone di Vado, invece ha ora dato parere favorevole.
Perché le scelte si fanno per ottenere pochi possibili posti di lavoro in più nella centrale a carbone e si nascondono le migliaia di posti che si perderanno nel turismo.
Perché dalla centrale a carbone, che Tirreno Power definisce “pulito”, usciranno sempre più micidiali polveri ultrafini, cariche di mercurio, arsenico, radioattività.
Perché le polveri ultrafini non vengono misurate e non esiste l’obbligatorio registro dei tumori.
Perché nella mia provincia l’Ordine dei Medici denuncia da anni percentuali di mortalità e morbilità per tumori e malattie cardio e cerebrovascolari superiori alla media regionale e nazionale.
Perché nei fondali marini davanti a Vado l’Arpal ha rilevato già dal 2000 percentuali di sostanze tossiche (arsenico, mercurio, ….) spaventosamente superiori ai limiti di legge.
Perché questi dati ufficiali preoccupanti rimangono ignorati e non provocano i provvedimenti necessari per risanare la situazione ed eliminare le cause.
Perché prima ancora che i polmoni hanno inquinato le coscienze.
Perché non posso accettare che la mia terra venga ulteriormente avvelenata e distrutta.
Perché voglio continuare a lottare e non perdo la speranza che tutto questo si possa fermare.
Perché quando i miei figli mi chiederanno “ Come avete potuto permettere tutto questo” voglio poterli guardare negli occhi e dire
“io ci ho provato”.
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Ilva, chiesto il sequestro degli impianti"Livelli di inquinamento allarmanti"
Dalla relazione dei carabinieri del Noe sulle emissioni emerge un quadro sconcertante che ha convinto a spingere per i sigilli. Nell'inchiesta per disastro ambientale e avvelenamento indagati i vertici dell'azienda
di MARIO DILIBERTOI carabinieri del Noe hanno sollecitato il sequestro degli impianti dell'Ilva di Taranto alla luce dell'inquinamento riconducibile agli impianti della grande fabbrica dell'acciaio. La richiesta al gip conclude un corposo rapporto spedito all'attenzione della procura di Taranto nell'ambito dell'inchiesta sulle emissioni nocive dai camini dello stabilimento siderurgico.
I carabinieri del nucleo operativo ecologico per quaranta giorni hanno monitorato l'attività dei reparti del colosso dell'acciaio con tanto di riscontri filmati e fotografici. E' emerso un quadro sconcertante che ha convinto a spingere per l'adozione di un provvedimento di natura cautelare.
Il rapporto si inquadra nell'indagine avviata per individuare le fonti dell'inquinamento da diossine, pcb e benzoapirene registrato a Taranto e provincia. L'inchiesta sta vivendo un decisivo incidente probatorio con al centro una maxi perizia che dovrà rispondere ai quesiti posti dai giudici, ma soprattutto ai tanti dubbi che tengono sulla graticola la terza città del Mezzogiorno, costrettta a vivere gomito a gomito con l'industria pesante.
Nell'inchiesta figurano indagati Emilio Riva, patron delle acciaierie, suo figlio Nicola, e i dirigenti Luigi Capogrosso e Ivan Di Maggio. A loro carico sono ipotizzati i reati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato e getto di cose pericolose.
Durante l'udienza di ieri il gip Patrizia Todisco ha affidato l'incarico a tre esperti di epidemiologia di fama nazionale (sono la professoressa Maria Triassi, ordinario a Napoli, il dottor Francesco Forastiere, del dipartimento della Asl di Roma, entrambi epidemiologi, e il professor Annibale Biggeri, docente di Statistica Medica a Firenze) per una indagine che dovrà stabilire entro sei mesi (la prima udienza è stata fissata per il 17 febbraio) gli eventuali effetti delle emissioni sulla popolazione residente e sugli operai.
Entro quella data gli esperti dovranno presentare gli esiti dello studio. Circa tre anni fa, dopo il ritrovamento nel latte, nei formaggi e nella carne di tracce di diossina, migliaia di capi di bestiame, in particolare pecore, furono abbattuti in sette allevamenti zootecnici. Subito dopo la Regione Puglia vietò il pascolo in un raggio di 20 chilometri dallo stabilimento. Gli allevatori della zona si sono costituiti in giudizio. Sono già in corso da alcuni mesi anche le indagini di tre chimici e di un ingegnere chimico che stanno effettuando prelievi e campionamenti, ad esempio sugli alimenti. Ma nella loro perizia dovranno occuparsi anche dei tassi di inquinamento ambientale.
In questa fase si sono costituiti in giudizio il Comune e la Provincia di Taranto mentre le associazioni, in particolare le Donne per Taranto, chiedono che lo facciano anche la Regione Puglia e il Ministero dell'Ambiente. Gli epidemiologi nominati, che il 1 luglio faranno le operazioni peritali preliminari a Roma, dovranno rispondere a tre quesiti che riguardano specificamente gli eventuali collegamenti tra l'inquinamento e le patologie croniche e i decessi nel capoluogo jonico.
Trnews Taranto - Ilva il dossier shock della procura.flv
Guarda il video su you tube30 aprile 2010
LIGURIA:CONTROLLI E BONIFICHE ARPAL SOTTO INCHIESTA.
Controlli e bonifiche
Arpal sotto inchiesta
Perquisita l'Agenzia regionale per l'ambiente, dieci avvisi di garanzia. Secondo gli investigatori le relazioni sarebbero state troppo "generose". Nel mirino anche l'Acna di Cengio
di GIUSEPPE FILETTO e MARCO PREVE
Dieci avvisi di garanzia, notificati soprattutto a dirigenti dell'Arpal di Genova e delle altre provincie liguri, finiti nel mirino della procura della Repubblica del capoluogo. Una montagna di documenti, di dossier sequestrati dai carabinieri del Noe, ma anche computer, portati via e che saranno controllati da esperti informatici. Tutto nelle mani del sostituto procuratore Paola Calleri, che a vario titolo, contesta l'abuso d'ufficio, il falso ideologico, l'omissione in atti d'ufficio e il concorso continuato nei reati. Ad altri indagati sarebbe stata contestata anche la corruzione. Tutte ipotesi che gli stessi investigatori ammettono di essere al vaglio e che devono essere accertate.
In ogni modo, ieri mattina, negli uffici dell'Arpal di Genova, ma anche nelle sedi di Savona, Imperia e La Spezia, sono piombati i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, appoggiati dai colleghi dei comandi provinciali. Hanno setacciato i 4 piani della Fiumara: i dipartimenti, gli uffici e i laboratori. Hanno sequestrato materiale cartaceo ed informatico, documentazione relativa alle consulenze e agli acquisti che passano attraverso Datasiel.
Poi hanno notificato gli avvisi di garanzia, uno dei quali a Bruno Soracco, direttore generale dell'agenzia. Indagati pure Riccardo Sartori, responsabile del Settore Territorio del Dipartimento di Genova; Gino Vestri, che ha ricoperto l'incarico di Sartori fino al dicembre del 2008 e che ora dirige i 4 dipartimenti liguri; Stefano Maggiolo, direttore del Dipartimento di Genova (a quest'ultimo sarebbe contestata una relazione tecnica relativa ad un servizio di indagine affidato alla stessa agenzia). Ai quattro viene contestato l'abuso d'ufficio e il falso. Non avrebbe ricevuto alcuna notifica Rossella D'Acqui, la direttrice scientifica che ieri era a Roma.
Gli indagati si mostrano sereni e si sono messi a disposizione della magistratura. Comunque, oltre al personale Arpal, altri avvisi di garanzia riguarderebbero alcune ditte, tra cui la Sige, società di controlli ambientali di cui Soracco possedeva quote azionarie prima che diventasse direttore generale all'Arpal e nella quale attualmente lavorerebbe il fratello Gianfranco. Ieri Soracco nel pomeriggio è tornato nel suo ufficio della Fiumara. "Sono chiamato in causa nell'ambito della mia funzione di direttore generale - precisa lui - perché i temi sono tutti materia che passa dalla mia scrivania".
I versanti su cui si indaga sarebbero relativi all'attività di vigilanza ambientale affidata all'Arpal. Stando a quanto trapela e si ipotizza, l'agenzia avrebbe omesso di controllare ed i responsabili "non avrebbero rappresentato la situazione nei suoi termini obiettivi". Tanto che i campi di indagine sono diversificati tra loro, tra cui le emissioni in atmosfera di inquinanti, ma quattro sono i filoni principali su cui lavora la procura: la discarica di Scarpino gestita dall'Amiu, la vasca di raccolta del percolato che nel dicembre del 2008, a causa delle abbondanti piogge, scaricò i liquami nel torrente Chiaravagna; i depositi di rifiuti tossico-nocivi della Stoppani di Cogoleto ed Arenzano, le superfici industriali soggette a risanamento ambientale; le aree siderurgiche di Cornigliano interessate dalla bonifica; l'Acna di Cengio.
In particolare, si ipotizza che le società interessate avrebbero chiesto e ottenuti dei "favori" dall'Arpal
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Ambiente: vertici Arpal indagati per analisi false
Genova. La Procura di Genova ha iscritto nel registro degli indagati i vertici dell’Arpal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure. Sotto accusa, come riportato questa mattina da alcuni quotidiani, il direttore generale dell’Agenzia, Bruno Soracco, e altre nove persone per, a vario titolo, abuso d’ufficio, falso ideologico, omissione di atti d’ufficio, in concorso.
Secondo l’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Paola Calleri, l’Arpal avrebbe costruito carte false omettendo i controlli in modo da far rientrare i valori-campione entro i limiti imposti dalla legge anche se erano oltre i limiti.Ieri mattina, i carabinieri del Noe hanno perquisito i locali dell’Agenzia, sequestrato documenti e altro materiale utile per le indagini. Sotto la lente degli investigatori sono finiti i campioni della discarica di Scarpino, gestita dall’Amiu, i depositi di rifiuti tossici della Stoppani di Cogoleto e Arenzano, le aree siderurgiche di Cornigliano.








