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23 settembre 2019

Greta Thunberg:"Non è questo il tempo e il luogo per i sogni.Questo è il momento della storia in cui abbiamo bisogno di essere del tutto svegli".

Tratto da Il Cambiamento 
Greta Thunberg: «L'emergenza climatica non è occasione per fare affari, non tollera furberie o scorciatoie»

di Sonia Savioli 23-09-2019
Vi riportiamo il discorso che Greta Thunberg ha pronunciato davanti al Congresso americano, citando anche Martin Luther King. «Questa è prima di tutto un'emergenza e non un'emergenza qualsiasi. Questa è la più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. E dobbiamo trattarla in quanto tale» ha detto.

Ecco il testo integrale del discorso.

«Mi chiamo Greta Thunberg, ho sedici anni e sono svedese. Vi ringrazio per essere qui con voi, negli Stati Uniti, una nazione che per molta gente è il paese dei sogni.

Anch'io ho un sogno: che i governi, i partiti politici e le grandi aziende colgano l'urgenza della crisi climatica ed ecologica, si uniscano nonostante le loro differenze, come dovrebbe accadere in un'emergenza, e attuino le misure necessarie per salvaguardare le condizioni di una vita dignitosa per tutti sulla terra.


Perché allora noi, milioni di ragazzi in sciopero dalla scuola, potremo tornare di nuovo a scuola.

Ho un sogno: che le persone al potere, così come i media, comincino a trattare questa crisi come l'emergenza esistenziale che è, così che io possa tornare a casa da mia sorella e i miei cani. Perché mi mancano. In effetti io ho molti sogni. Ma questo è l'anno 2019, non è questo il tempo e il luogo per i sogni.Questo è il momento della storia in cui abbiamo bisogno di essere del tutto svegli.

E sì, abbiamo bisogno di sogni, non possiamo vivere senza sogni ma c'è un tempo e un luogo per ogni cosa, e i sogni non possono avere niente a che fare con la necessità di dire le cose come sono. E invece, dovunque io vada, mi sembra di essere circondata dai racconti delle fate. Uomini d'affari, uomini politici di ogni partito che passano il loro tempo inventando e raccontando favolette che ci tranquillizzano, che ci fanno addormentare. Storielle accomodanti su come risolveremo tutto. Su come tutto sarà meraviglioso quando avremo risolto ogni cosa.

Ma il problema che abbiamo di fronte non è l'incapacità di sognare o immaginare un mondo migliore. Il problema ora è che abbiamo bisogno di svegliarci. E' tempo di guardare in faccia la realtà, i fatti, la scienza. E la scienza non parla di "grandi opportunità di creare la società che abbiamo sempre voluto". Ci parla di indicibili sofferenze umane, che diventeranno sempre peggiori quanto più a lungo tarderemo ad agire. A meno che non agiamo subito. E certo, la trasformazione sostenibile della società presenterà molti benefici. Ma dovete capire che questa non è principalmente l'opportunità di creare "lavoro verde", nuovi mercati o una crescita economica "verde". Questa è prima di tutto un'emergenza e non un'emergenza qualsiasi. Questa è la più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. E dobbiamo trattarla in quanto tale, così che la gente possa capire e cogliere l'urgenza. Perché non potete risolvere una crisi se non la trattate come una crisi. Smettete di dire alla gente che tutto andrà bene perché di fatto, per come è ora la situazione, non potrà andar tutto bene. Questo non è qualcosa che potete confezionare e vendere, o metterci "mi piace" sulle reti sociali.

Smettete di avere la pretesa che le vostre idee di mercato, il vostro partito politico possa risolvere ogni cosa. Dobbiamo comprendere che ancora non abbiamo tutte le soluzioni. A meno che queste soluzioni non significhino semplicemente smettere di fare un certo tipo di cose.

Cambiare una fonte di energia disastrosa con una leggermente meno disastrosa non è un progresso. Esportare le nostre emissioni oltre oceano non significa ridurre le emissioni. Falsare i conti non ci aiuterà, questo è il vero cuore del problema.

Alcuni di voi forse avranno sentito dire che avevamo dodici anni a partire dal 1 gennaio 2018 per ridurre della metà le nostre emissioni di anidride carbonica, ma sospetto che difficilmente qualcuno di voi abbia saputo che così abbiamo il 50% di possibilità di rimanere sotto 1.5 gradi Celsius di crescita della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali. Il cinquanta per cento.

E questi calcoli, i più attendibili scientificamente, non includono punti di non ritorno imprevedibili conseguenti a reazioni come la fuoriuscita del metano, potente gas serra, dal permafrost artico che si sta scongelando rapidamente. O quel riscaldamento che ora si trova intrappolato dall'inquinamento dell'aria. O l'aspetto dell'equità: la giustizia climatica.

Dunque un cinquanta per cento di possibilità, il classico "testa o croce", non può essere considerato sufficiente. Non si può moralmente difenderlo. Qualcuno di voi salirebbe su un aereo sapendo che ha il cinquanta per cento delle probabilità di precipitare? O meglio ancora: mettereste i vostri figli su quel volo?

E perché è così importante rimanere sotto 1.5 gradi? Perché la scienza unanime ci dice che solo questo eviterebbe di destabilizzare il clima, ci darebbe la sicurezza di non dare inizio a una serie irreversibile di reazioni a catena al di là di ogni possibile controllo umano. Anche con 1 grado di riscaldamento stiamo assistendo a un'inaccettabile perdita di vite e di risorse vitali.

E allora da dove cominciamo? Io suggerisco di cominciare dal capitolo 2, pagina 108, della relazione dell'IPCC dello scorso anno. Proprio lì dice che, se vogliamo avere il 67% delle possibilità di limitare la crescita della temperatura sotto 1.5 gradi, il 1 gennaio 2018 ci restavano da emettere non più di 420 gigatonnellate di anidride carbonica. E naturalmente ora questa quantità è molto minore, dato che emettiamo 42 gigatonnellate di anidride carbonica ogni anno. Con le emissioni attuali, la quantità che ci rimane se ne sarà andata in meno di 8 anni e mezzo. Queste cifre non sono mie opinioni. Non sono le opinioni di qualcuno, o delle idee politiche. Questa è la migliore scienza disponibile oggi. Sebbene un gran numero di scienziati suggerisca oggi che questi calcoli sono troppo ottimisti, sono quelli accettati da tutti i paesi attraverso l'IPCC.

Vi prego di notare che questi calcoli riguardano il pianeta globalmente, per cui non considerano l'aspetto dell'equità, stabilito chiaramente dall'accordo di Parigi, che bisogna assolutamente far funzionare su scala planetaria; il che significa che i paesi ricchi devono comportarsi correttamente e raggiungere l'obiettivo di zero emissioni più velocemente, per permettere ai popoli dei paesi poveri di innalzare il loro livello di vita e poter costruire alcune infrastrutture che noi già abbiamo, come strade, ospedali, scuole, acqua potabile ed elettricità.

Gli USA sono il più grande inquinatore e produttore di anidride carbonica della storia. Sono anche il più importante produttore di di petrolio al mondo. E tuttavia siete anche la sola nazione al mondo che ha dichiarato la propria ferma intenzione di abbandonare l'Accordo di Parigi. Perché, è stata la ragione dichiarata, "è un cattivo affare per gli Stati Uniti".

420 gigatonnellate di anidride carbonica rimaste come emissioni dal 1 gennaio 2018 per avere il 67 per cento delle probabilitò di rimanere sotto 1.5 gradi di riscaldamento globale. E ora ci rimangono meno di 360 gigatonnellate. Questi numeri sono molto sgradevoli ma la gente ha il diritto di conoscerli. E la grande maggioranza non ha nemmeno idea che questi numeri esistano. In effetti, nemmeno i giornalisti che incontro sembrano conoscerli, per non parlare dei politici. E nonostante ciò tutti loro sembrano così sicuri che i loro programmi risolveranno la crisi.

Ma come si può risolvere un problema che nemmeno si comprende? Come possiamo ignorare il quadro completo della realtà davanti a noi e gli studi scientifici?

Io credo che questo comportamento sia terribilmente pericoloso. E non importa quali siano i motivi politici che hanno condotto a questa crisi, non dobbiamo permettere che continui ad essere una questione di parte. La crisi climatica ed ecologica è al di là dei partiti politici, e il nostro principale nemico oggi non sono i nostri avversari politici. Il nostro principale nemico oggi è un fenomeno fisico, e non si possono fare affari con un fenomeno fisico.

Tutti dicono che fare sacrifici per preservare la vita della biosfera e per assicurare le condizioni di vita delle generazioni presenti e future è una cosa impossibile. E tuttavia gli americani hanno fatto grandi sacrifici per superare terribili minacce prima di ora.

Pensate ai coraggiosi soldati che sbarcarono per primi in Normandia durante la seconda guerra mondiale. Pensate a Marthin Luther King e agli altri 600 leader per i diritti umani che rischiarono tutto per marciare da Selma a Montgomery. Pensate al Presidente Kennedy che nel 62 annunciò che l'America "avrebbe scelto di andare sulla luna entro un decennio e di fare altre cose non perché sono facili ma perché sono difficili".
 
                                       
Ma per ciò che dobbiamo affrontare bisogna che non passiate il vostro tempo a sognare, e che non consideriate questo problema come una battaglia politica da vincere.
E non dovete giocare a testa o croce il futuro dei vostri figli.
Invece, dovete unirvi al seguito della scienza.
Dovete agire.
Dovete fare l'impossibile.
Perché rinunciare non è mai una scelta».

05 ottobre 2015

Robert Redford : Passiamo alle energie rinnovabili : Non possiamo più nasconderci dietro all'ignoranza"




LA SCELTA CHE ABIAMO DI FRONTE NON E' MAI STATA PIU' CHIARA.
SE CONTINUIAMO AD INQUINARE IL PIANETA CON ENERGIA SPORCA, IL PREZZO PIU' GRANDE LO PAGHERANNO I NOSTRI FIGLI.
L' ARIA SPORCA STA GIA' UCCIDENDO MIGLIAIA DI PERSONE OGNI ANNO.

Alluvioni e siccità stanno distruggendo
 il pianeta. 
I cittadini devono appellarsi  ai governi per 
ridurre le emissioni.
Nuovi modelli di sviluppo:questa è la sfida che la nostra generazione è  chiamata ad affrontare.

I CITTADINI DEVONO FAR SENTIRE LA LORO VOCE

15 settembre 2015

Ambientalisti, governi dicano basta in vista della COP 21: "Da centrali a carbone Ue un miliardo di tonnellate di CO2"

Tratto da Ansa

Da centrali a carbone Ue un miliardo di tonnellate di CO2

Ambientalisti, governi dicano basta in vista di conferenza clima


di Laura Giannoni 
Con la conferenza Onu sul clima alle porte, i governi europei pongano fine alle centrali a carbone, che immettono nell'atmosfera un miliardo di tonnellate di CO2 all'anno. quanto chiede il Climate Action Network (Can), associazione internazionale di oltre 950 Ong ambientaliste, che oggi ha pubblicato una Mappa europea del carbone. Alla richiesta fa eco il Wwf Italia, che esorta il governo Renzi a "presentarsi a Parigi da leader" facendo a meno degli impianti.
Le 280 centrali a carbone presenti in 22 Paesi europei, di cui oltre 200 con un'eta' superiore ai 30 anni e quindi piu' inquinanti, coprono un quarto dei consumi Ue di elettricita' e generano il 17% delle emissioni totali di gas a effetto serra, spiega il Can. Stando ai dati, la nazione che inquina di piu' per via del carbone e' la Germania, che nel 2014 ha emesso 255 milioni di tonnellate di CO2. Seguono la Polonia con 129 milioni e il Regno Unito con 87 milioni. L'Italia, con 39 milioni di tonnellate di CO2, e' sesta, preceduta da Spagna (43) e Repubblica Ceca (41).

La situazione sembra destinata a peggiorare. Nell'Ue, infatti, sono in fase di costruzione o di pianificazione altri 110 impianti, di cui 75 nella sola Turchia. Il Can sottolinea i costi pagati dagli europei in termini di salute - milioni di ammalati e 23mila morti all'anno riconducibili all'industria del carbone - e mappa le proteste contro le centrali nelle varie citta' del continente. Per Kathrin Guttman, coordinatrice di Can Europa, "e' necessario che i governi europei agiscano immediatamente per chiudere in modo definitivo con il carbone, soprattutto in vista della conferenza Onu sul clima di Parigi". All'appello si unisce Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf: 
"Con la stragrande maggioranza dei cittadini che vogliono si dica basta all'uso del carbone, non solo quelli vicini alle centrali, facciamo in modo che l'Italia arrivi a Parigi da leader".

10 luglio 2015

ENERGIA- Inquinamento, ecco i governi che si fingono eco-friendly

Tratto da Behind eEnergy

Inquinamento, ecco i governi che si fingono eco-friendly

Inquinamento, ecco i governi che si fingono eco-friendly
Governi e lobby si fingono eco-friendly ma in realtà finanziano l’industria collegata al più inquinante tra i combustibili fossili: il carbone. Lo rivela l’ultimo report di WWF International, non a caso chiamato “Under the rug(“Sotto il tappeto”), con un sottotitolo che riassume abilmente il tema: “Così i governi e le istituzioni internazionali nascondono miliardi a sostegno dell’industria del carbone”. Un finanziamento che, considerando il periodo dal 2007 al 2014, secondo WWF ammonterebbe a circa 9 miliardi di dollari l’anno, per un totale di 73 miliardi di finanza pubblica internazionale investita in carbone.
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Il risultato? Più di mezzo miliardo di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, con conseguenze per effetto serra e inquinamento atmosferico. In altre parole, è come se i leader mondiali alimentassero uno Stato invisibile, visto che l’inquinamento causato dai finanziamenti all’industria del carbone è pari a quello prodotto dall’Italia. Termine di paragone non scelto a caso, dato che il Bel Paese è il ventesimo Stato più inquinante al mondo. Un report che sembra mostrare la doppia faccia di “molti governi dei Paesi sviluppati che sostengono ambiziose azioni per il clima e nello stesso momento finanziano l’industria del carbone all’estero. Non possono fare entrambe le cose ed essere credibili”, ha detto Samantha Smith, promotrice della Iniziativa globale per clima e energia di WWF.
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Maglia nera a Giappone, con oltre 20 miliardi di dollari di finanziamento pubblico all’industria del carbone. Tra i paesi dell’Ocse – i cui membri forniscono circa la metà dei finanziamenti mondiali all’industria del carbone – Corea e Germania occupano il terzo e quarto posto in classifica mentre fuori dall’Ocse, Cina (seconda posizione) e Russia (sesta) versano il 23% delle finanze totali. Finanziamenti sopra 4 miliardi di dollari per Stati Uniti, ma cifre sostanziose non mancano neppure per Francia (2,8 miliardi) e Regno Unito (1,6 miliardi di dollari). L’Italia è in 13esima posizione, prima di Olanda, Svezia, Norvegia, Austria e Polonia. “Piuttosto che usare i soldi dei cittadini per alimentare il cambiamento climatico, è tempo che le nazioni ricche investano il denaro pubblico cercando soluzioni contro l’inquinamento, come le energie rinnovabili”, ha concluso Samantha Smith di WWF International.
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Fonte: Wired Italia                             Data: Giugno 2015
Leggi l’articolo                                  Scarica il report

28 giugno 2015

Qualenergia:Transizione energetica e clima, c’è poco da stare sereni

Tratto da QualEnergia

Transizione energetica e clima, c’è poco da stare sereni

Le spinte che remano contro il cambiamento del sistema di approvvigionamento energetico e la lotta al global warming sono forti e agguerrite, e dalla loro parte stanno i governi da sempre organici all’industria energetica tradizionale. Uno sguardo, senza troppe illusioni, dal livello mondiale fino al nostro Paese. Ovunque si prova a rallentare un cambiamento che richiede invece una forte accelerazione.
In molti confidano che dalla Cop 21 di Parigi possa uscire un risultato positivo e, per molti versi, storico per la lotta contro cambiamenti climatici. Si parla di svolta, di segnali che sembrano promettenti, di leader che si adoperano per la riuscita, e molte dichiarazioni ottimistiche si sprecano dopo l’importante Enciclica papale. .........
Finora, e siamo a 21, l’approccio dei negoziati oltre a dimostrarsi fallimentare, non ha portato a nessun cambiamento determinante nel sistema di approvvigionamento energetico (e dove è stato intrapreso ha avuto origine da altre dinamiche). Il motivo è da ricercarsi nel fatto che ci si è mossi sempre nell’ambito circoscritto degli interessi dell’industria fossile-nucleare e della ricerca del consenso economico, oltre che energetico.
Un esempio è dato dal meccanismo dello scambio delle emissioni, rivelatosi, quando non controproducente, chiaramente inefficace allo scopo, ma sul quale la Commissione Europea vuole continuare a puntare, assicurando quote gratuite ai settori, dicono, che sono maggiormente esposti al rischio di rilocalizzazione. Insomma i negoziati internazionali sul clima sono stati finora un buon alibi per la stragrande maggioranza dei governi per procrastinare le decisioni più nette. Un continuo rinvio.
Ma non è questo che dovrebbe preoccupare. Altri rischi per il clima sembrano profilarsi all’orizzonte che si confondono e contrastano con le notizia più positive, che comunque ci sono.
Governi e istituzioni internazionali, da sempre organici e sinergici con la lobby dell’industria fossile, si dichiarano a volte, entro i propri confini, pronti a trattare per il clima, anche se poi sanno che la parola d’ordine è “o si va avanti tutti insieme oppure si aspetta il prossimo giro”. Il ‘rischio’ connesso alle loro dichiarazioni, quasi mai destabilizzante per l’industria energetica convenzionale, è comunque calcolato.
Governi molto ecologici nei proclami, ma poi, come svela l’ultimo rapporto del WWF International, capaci di forti contraddizioni. Un esempio? Finanziano in vari modi  combustibili fossili, a cominciare dal carbone. Lo fanno sotto il tappeto, “Under the rug” (pdf), che è proprio il titolo del documento in questione. Si denuncia qui come i governi nascondono, grazie alla finanza pubblica, un notevole sostegno all’industria del carbone: circa 73 miliardi di dollari tra il 2007 al 2014.
Andiamo sul fronte dell’industria del petrolio. Piuttosto battagliera e indifferente a quei ‘fanatici ecologisti’ del G7 che hanno dichiarato in Germania, ad Elmau il 7-8 giugno, che usciremo, addirittura, a fine secolo dalla sua dipendenza (la dichiarazione dei Leader). .....
Il grande capo di Exxon ha detto che nel 2040 il consumo di energia aumenterà del 30% a causa della crescita della classe media globale e che il 75% di questo aumento verrà soddisfatto dai fossili. Il capo di Total dice che si dovranno trovare (esplorazioni nell’Artico?) 50 milioni di barili al giorno di petrolio in più per compensare l’esaurimenti dei giacimenti attuali. Come scrive Garavini “tutti questi potenti e autorevoli signori dell'energia prevedono consumi di idrocarburi in aumento e trivellazioni a tappeto entro il 2040 e chiedono ai Governi di pagare meno tasse per poter investire”. Ovviamente tutti, nessuno escluso, ritengono che l’accordo alla Cop 21 sarà ‘inoffensivo’.
Queste due finestre sul mondo dei fossili (e altre se ne potrebbero aprire) delineano uno scenario inconciliabile con gli obiettivi fondamentali per il clima e, ad esempio, con quanto ci ha detto la ricerca dell’Institute for Sustainable Resources dell’University College di Londra, apparsa a gennaio su Nature, dove si spiegava a quante riserve fossili conosciute bisognerà rinunciare per restare entro la soglia critica dei 2 °C: stiamo parlando dei 2/3 delle riserve economicamente sfruttabili che non dovranno mai essere estratte. Dunque, lo scenario che ne scaturisce sembrerebbe allo stato delle cose geopoliticamente ed economicamente improbabile perché su queste riserve ci puntano, oltre che le società di idrocarburi, pure gli Stati che vogliono fare cassa, come abbiamo già scritto su queste pagine. Però l’avvertimento ci dà l’esatta dimensione del problema del global warming e di cosa blocchi la macchina negoziale....
Questo quadro di stallo non migliora se guardiamo l’orticello di casa. Sono bastate poche dichiarazioni del sottosegretario De Vincenti e del premier Renzi nel corso degli Stati Generali dei cambiamenti climatici per gettare ancora di più nello sconforto chi ha un’idea di modello energetico diverso per il nostro paese. Uno ancora parla di tecnologia ponte (il gas) per poi un giorno sviluppare al meglio, chissà quando e come, le rinnovabili e l’altro dice che c’è un ‘unico’ (?) nemico (il carbone) e che le rinnovabili da sole non ce la fanno. E poi le solite chiacchiere ottimistiche e tattiche per procrastinare le scelte e non intaccare più di tanto l’assetto energetico attuale. E illudere tutti che ci si sta lavorando (a questo servono questi Stati Generali, no?). I cambiamenti tecnologici richiedono invece sempre un’accelerazione; non vanno frenati né contingentati, ma guidati e favoriti.  
I fatti poi dicono il contrario sull’azione governativa intrapresa: leggi retroattive (spalma-incentivi, forse anticostituzionale), un pessimo decreto sulle rinnovabili, leggine e regole che attaccano la generazione distribuita, soprattutto il fotovoltaico, la tecnologia che fa più paura, trivellazioni per la ricerca di idrocarburi anche nei nostri mari, infrastrutture inutili come la Tap e l’elettrodotto dell’Adriatico, ecc.
Renzi chiede sei mesi di tempo per discutere di questa “priorità per il paese e per il governo” (ma “senza fare annunci shock”, ci mancherebbe), fino alla Cop 21. E poi? Tempo non c’è più, invece di rinnovabili quante ne vuole, caro presidente Renzi. Serve solo una strada chiara da intraprendere e subito, senza aspettare accordi al ribasso dall’esterno. Le tecnologie ci sono, le idee, i programmi anche e l’industria delle tecnologie pulite è pronta....

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14 ottobre 2014

Cambiamenti climatici, i costi del non far nulla.Se però i Governi riuscissero a concentrarsi, ad affrontare seriamente il problema.......


Tratto da fotovoltaiconorditalia

Cambiamenti climatici, i costi del non far nulla.


Avevamo già parlato della presa di posizione di Obama sul tema dei cambiamenti climatici, dopo la lettura del dossier che gli era stato presentato a maggio sullo stato della Terra. Verrebbe da chiedersi cosa dirà ora, sul Rapporto “The cost of delaying action to stem climate change” realizzato direttamente dai Consulenti Economici della Casa Bianca, che dice quanto sia costoso il nascondere la testa sotto la sabbia.
Infatti, continuare a non fare nulla, restare in attesa di vedere se la Terra regge o meno il nostro scriteriato consumo di risorse, non solo mette a rischio l’esistenza di una specie (la nostra), ma è anche un costo effettivo non indifferente a carico della collettività! La Casa Bianca enuncia numeri tanto limpidi quanto pesanti. Queste le prospettive: ogni dieci anni in cui non verranno raggiunti gli obbiettivi programmati, si spenderà il 40% in più per ripianare i danni ulteriori.
Quindi non solo aumenta la temperatura globale, anche oltre la soglia di allarme di 2° per arrivare a quella catastrofica di 3 gradi, ma diminuisce il pil di quasi un 1%.Solo per gli Stati Uniti parliamo di una flessione di ben 150 miliardi di dollari all’anno. E se i gradi dovessero arrivare a 4? In quel caso il pil cala di 1,2%. In pratica è come se il clima ogni anno ci presenta il conto dei danni, a cui vengono aggiunti sempre gli interessi di quello che non riusciamo a smaltire.

i costi dei cambiamenti climatici
Senza contare poi tutte quelle catastrofi che rischiamo di vederci cadere addosso e che sono legate in maniera indissolubile ai cambiamenti climatici. 

Lo scioglimento delle calotte di ghiaccio in Antartide è senza dubbio uno dei più conosciuti... 
Di che portata saranno questi cambiamenti e come andranno a incidere sulla specie umana? È difficile dirlo. E’ difficile fare previsioni, ma in ogni caso la situazione si prospetterebbe decisamente drammatica.
Se però i Governi riuscissero a concentrarsi, ad affrontare seriamente il problema, si potrebbe agire velocemente per arginare i danni. 

Si dovrebbe far comprendere la portata di tutto questo ed iniziare ad investire per ridurre l’impatto sul pianeta lavorando sull’azzeramento delle emissioni e sullo sviluppo delle energie rinnovabili garantendo anche la tutela della biodiversità.
 In questo caso ci sarebbe qualche speranza, ma bisogna agire subito.

“Tecnologie energetiche pulite, fotovoltaico, fonti rinnovabili: queste le leve per uno sviluppo sostenibile e consapevole. Il giornalismo ambientale e le nuove tecnologie sono ottimi strumenti di condivisione per tracciare nuove strade”
Alessandro F. blogger fotovoltaicoAlessandro F.

Energia, come sarebbe il mondo senza fonti fossili ma solo rinnovabili?


  Luana Galanti
Le fonti fossili, fino a che punto sono davvero necessarie? Uno studio della Stanford University simula cosa accadrebbe se la California abbandonasse completamente le fonti fossili a vantaggio di quelle rinnovabili entro il 2050. Lo studio fissa anche delle tappe intermedie, stabilendo il mix energetico ottimale per raggiungere l’obiettivo finale. Il risultato è piuttosto sorprendente e positivo, con la creazione di nuovi posti di lavoro, consumi ridotti, un ambiente e una popolazione più sani.

Lo studio della Stanford University


A coordinare lo studio che si è occupato di definire una roadmap per il passaggio all’energia pulita della California è stato il professor Mark Jacobson.
La ricerca portata avanti presso la Stanford University ha cercato di indagare sulla possibilità di soddisfare interamente il fabbisogno energetico della California tramite le fonti rinnovabili, creando un mix energetico basato su acqua, sole e vento. La prima risposta fornita dallo studio riguarda la fattibilità del progetto, sia dal punto di vista economico sia da quello tecnico.
Lo studio traccia il percorso da seguire per realizzare un’infrastruttura energetica completamente carbon-free e sostenibile. L’assunto da cui parte lo studio è che tutti i settori economici utilizzeranno esclusivamente energia elettrica entro il 2050. Se questa energia fosse prodotta da fonti naturali si otterrebbe una domanda energetica inferiore del 44% rispetto a quella che si avrebbe in mancanza del passaggio.

Il mix energetico ottimale

mix energie da fonti rinnovabili
Per soddisfare il fabbisogno energetico dello Stato della California sarebbe necessario installare e mettere a regime:
  • 25.000 turbine eoliche da 5MW
  • 1.200 impianti solari a concentrazione da 100MW
  • 15.000.000 impianti solari su tetto a uso residenziale da 5KW
  • 72.100 impianti geotermici da 100MW
  • 5.000 dispositivi da 0,75MW che trasformino in energia il movimento ondoso
  • 3.400 turbine da 1MW che sfruttino l’energia delle maree
In totale, il 55% dell’energia sarebbe prodotta dal fotovoltaico, il 35% dall’eolico e il resto dal settore geotermico, idroelettrico, dalle maree e dalle onde.
Il settore dei trasporti sarebbe interamente alimentato da batterie elettriche o da sistemi di combustione a idrogeno, mentre il fabbisogno energetico residenziale sarà soddisfatto tramite pompe di calore elettriche che sfruttano l’energia geotermica. Nell’industria si farebbe invece uso di elettricità e idrogeno.

Più lavoro, meno inquinamento e più salute


Le conclusioni a cui giunge lo studio guidato dal prof. Jacobson sono più che positive: se la California passasse all’energia rinnovabile ci guadagnerebbe in salute, qualità della vita e anche sul piano sociale.

Abbandonare le fonti fossili porterebbe innanzitutto alla creazione di oltre 220.000 posti di lavoro in più. 
Questo numero è stato calcolato per differenza a partire dai posti di lavoro riferibili al settore delle rinnovabili ai quali sono stati sottratti quelli persi a seguito del passaggio all’energia pulita. 
Il minore inquinamento atmosferico si tradurrebbe in migliori condizioni di salute della popolazione (si stimano oltre 12.000 vite salvate all’anno) e in notevoli risparmi per il sistema sanitariocaliforniano, superiori a 100 miliardi di dollari annui (circa il 5% del PIL del 2012).

Se a questi già ottimi risultati si somma anche il risparmio collettivo dovuto al contenimento degli effetti del riscaldamento globale, il passaggio alle fonti rinnovabili non solo appare sostenibile, ma del tutto auspicabile. La ricerca “A roadmap for repowering California for all purposes with wind, water and sunlight” dimostra dunque che affidarsi al 100% alle fonti rinnovabili è una scelta sostenibile sul lungo periodo che comporta numerosi effetti positivi.

09 ottobre 2014

La Transizione ad un sistema energetico a basse emissioni di carbonio può liberare per la Global Economy Trilioni di dollari.....

Tratto in traduzione simultanea da FOX 12 OREGON


La  Transizione  ad un  sistema energetico a basse emissioni di carbonio  può liberare   per la Global Economy Trilioni  di dollari nei prossimi 20 anni

FONTE Climate Policy Initiative (www.ClimatePolicyInitiative.org .)
LONDRA e SAN FRANCISCO, ottobre 9, 2014 / - Due rapporti diffusi oggi dalla Climate Policy Initiative (CPI) dimostrano chiaramente che, con le giuste politiche, un sistema energetico a basse emissioni di carbonio, evitando gli effetti più negativi del cambiamento climatico ,potrebbe liberare migliaia di miliardi di dollari nei prossimi 20 anni per investire in una migliore crescita economica.
A Low Carbon Energy Transition Can Free Up Trillions for Investment
La prima relazione, " Movimento verso una low carbon economy: l'impatto finanziario della  Low-Carbon Transition", mette a confronto i costi dell' energia elettrica a basso tenore di carbonio e  i sistemi di trasporto a basse emissioni con i sistemi attuali.
 Il secondo, "Lo Spostamento verso  una Low Carbon Economy: L'impatto dei diversi percorsi dei   Valori patrimoniali  basati sui combustibili fossili ," si concentra sul rischio di perdite di valore di attività finanziarie esistenti posizionate sui combustibili fossili  .......... Le relazioni sono state commissionate da the  New Climate Economy nel  progetto  per una nuova economia per il clima in una  parte della ricerca condotta per conto della Global Commission on the Economy and Climate (Commissione mondiale per l'economia e clima.)
Le relazioni trovano:
 che "I governi, piuttosto che gli investitori e le imprese private, devono affrontare la maggior parte del rischio di spiaggiamento:
(Spiaggiamento dei governi......)
  • I governi possiedono  il 50-70% del petrolio mondiale,del  gas e  delle risorse di carbone, ......Tuttavia, i governi controllano anche gran parte della politica che potrebbe portare sia ad  un incaglio  nelle sabbie mobili dei combustibili fossili  o  ad un risparmio finanziario.
Le giuste politiche possono massimizzare i benefici finanziari di una transizione  a basso tenore di carbonio:

Per ulteriori informazioni, per scaricare le relazioni complete, e per vedere la versione web interattiva delle relazioni, visitare il sito www.ClimatePolicyInitiative.org .

23 marzo 2013

.1)Washington DC passa all’energia eolica 2)...VIAGGIO NELL'AREA AD ELEVATO RISCHIO DI CRISI AMBIENTALE DI BRINDISI

  Tratto da Rinnovabili.it

  • Washington DC passa all’energia eolica

La capitale degli Stati Uniti d’America vuole dare il buon esempio impegnandosi in prima persona nello sviluppo delle fonti rinnovabili e nel consumo energetico eco-friendly. 
 Attraverso un comunicato ufficiale Washington DC ha appena annunciato che tutte le agenzie governative della città dovranno utilizzare il 100% di energia eolica per soddisfare le loro esigenze elettriche. A sancire l’impegno  è il nuovo contratto firmato  dal Dipartimento dei Servizi generali del Distretto di Columbia con l’utility Washington Gas Energy Services (WGES) che implementerà la prima fase del programma. Un parco eolico  a nord della metropoli si assicurerà di coprire inizialmente il 50 %  del fabbisogno elettrico delle Agenzie, poi un secondo contratto – di cui però sono ancora ignote tempistiche e dettagli – si occuperà di portare la percentuale al 100%. Leggi l'articolo integrale

Energia rinnovabile, New York punta su eolico e fotovoltaico


Uno studio stima che in futuro il 78% del fabbisogno energetico della Grande Mela arriverà da fonti rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico. 

Nell’immaginario collettivo New York è rappresentata come una metropoli caotica e inquinata, ma, grazie alla rivoluzionaria scoperta dello Stanford Woods Institute for the Environment e di altri atenei americani, potrebbe presto cambiare faccia.
 Nel futuro della Grande Mela c’è, infatti, la produzione di energia da fonti rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico, che, oltre ad aumentare l’efficienza energetica, potrebbero contribuire a ridurre il numero di morti riconducibili alle emissioni da combustibili fossili.

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 lN ITALIA SI  CONTINUA  IMPERTERRITI A PROMUOVERE IL CARBONE ED IL NUMERO DI MORTI AD ESSO CORRELATI.....
 
Tratto da Noalcarbone

"AGNELLO DI DIO", VIAGGIO NELL'AREA AD ELEVATO RISCHIO DI CRISI AMBIENTALE DI BRINDISI



Quando parliamo di “Governi” e di “industria pesante” ci innalziamo a professori cattedratici, e siamo tutti d’accordo, tutti uniti e solidali, a parole.


Ma poi, il giorno dopo, ricominciamo la solita stessa vita fatta di rincorse affannose che ci fanno  trascurare, stordendoci, quel minimo di realtà in cui cercare di vivere.......
 

Quando capisci che la tua stessa vita e quella dei tuoi figli è messa a repentaglio, non puoi restare a guardare.
Siamo noi, tutti noi, con la vigliacca indifferenza e l’inerzia suicida che ci portiamo addosso,
a scolpire per i venturi un luogo invivibile. 



MARTEDI’ 26 MARZO ore 18  PALAZZO NERVEGNA presentazione del libro “agnello di dio” di Pierpaolo Petrosillo (“viaggio nell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale di Brindisi”), Prefazione Dott. Maurizio Portaluri.Leggi l'articolo integrale