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09 dicembre 2014

Tirreno Power, la Rete Fermiamo il Carbone scrive a Renzi......e a Del Rio

Tratto da IVG

Tirreno Power, Rete Fermiamo il Carbone scrive a Renzi: “Rispetti magistratura, non imponga soluzione politica”


Vado Ligure. “Visto l’instaurarsi di una sorta di campagna che da alcuni mesi tenta di minimizzare la portata della gravissima situazione ambientale e sanitaria del territorio savonese collegata alla centrale a carbone di Vado Ligure, portando anche attacchi alla Magistratura proprio nel momento in cui stanno sviluppando delicatissime indagini, come cittadini ed associazioni riteniamo opportuno presentare una sintesi di alcuni aspetti del grave problema”. Con queste parole inizia la lettera che la Rete savonese “Fermiamo il Carbone” ha deciso di inviare al premier Matteo Renzi e al sottosegretario Graziano Del Rio, per porre alla sua attenzione gli ultimi avvenimenti riguardanti la centrale vadese.
La Rete inizialmente riassume la lunga storia di Tirreno Power: “La centrale termoelettrica di Vado Ligure-Quiliano funziona da oltre quarant’anni in un contesto densamente popolato, vicinissima a Savona, su un tratto di costa con insediamenti abitati ininterrotti. Peraltro località di grande rilevanza turistica come Varazze, Celle Ligure, Albisola, Spotorno, Noli, Varigotti si trovano in questo tratto di costa. Moltissimi cittadini (già nel 2007 sono state raccolte 10.000 firme) e molte associazioni a livello locale e nazionale nel corso degli anni hanno evidenziato i gravi problemi del territorio” spiega la Rete, elencando le principali accuse mosse alla centrale sul tema del rapporto tra inquinamento, ambiente e salute.
“Di fronte al sostanziale silenzio delle amministrazioni e soprattutto di fronte alla mancanza di provvedimenti, i cittadini e le associazioni nazionali e locali in questi anni si sono rivolti con esposti alla magistratura savonese – continua il racconto degli ambientalisti – La Procura della Repubblica ha disposto accurate indagini (in cui sono indagati dirigenti dell’azienda) e studi peritali approfonditi (gli unici mai fatti su questo territorio veramente completi e indipendenti); azione che ha portato al sequestro dei gruppi a carbone (esclusi quindi i gruppi a turbogas) da parte del GIP per disastro segnalando centinaia di morti e migliaia di ricoveri dovuti ‘esclusivamente al funzionamento della centrale’”.
Tra i punti su cui si sofferma la lunga lettera, questo quello chiave: “Sul tema della centrale di Vado Ligure non è in discussione la politica energetica nel nostro paese (questione di competenza della politica), ma i contenuti tecnici per il rilascio di un’AIA (di competenza tecnica), oltre che il presunto perseguimento di un reato (di competenza della giustizia)”.
A questo proposito, scrivono gli ambientalisti, “In vista del prossimo incontro a Palazzo Chigi di giovedì 11 dicembre, non dubitiamo che la Presidenza del Consiglio abbia l’intenzione di rispettare l’azione autonoma della magistratura, secondo il principio costituzionale della separazione dei poteri, e non sia invece sia tentata di imporre una soluzione politica che sconfini in un aggiramento dell’azione giudiziaria”.
Questo perché, ricorda la Rete, “Una centrale a carbone con gruppi altamente obsoleti, situata in un centro cittadino densamente abitato e in una situazione accertata di disastro ambientale, non può in alcun modo funzionare senza creare un danno sanitario e ambientale rilevante, indipendentemente che venga gestita da un soggetto privato attuale o futuro, oppure da un soggetto pubblico o da un commissario”. La parola, ora, al governo: giovedì si saprà qualcosa di più.
Leggi  la lettera integrale su  Uomini liberi

Si avvicina l' 11 dicembre e l' incontro a Roma ........

Si avvicina l' 11 dicembre e l' incontro a Roma ..
per opportuna conoscenza   riproponiamo un
 Articolo del 22 marzo 2014
Tratto da  Il Secolo XIX

Tirreno Power, l’ok del governo un mese prima del sequestro

Giampiero Timossi
Vado Ligure (Savona) - Il giudice scrive «neghittosità» . È l’indolenza, la pigrizia che diventa sospetto, quella degli «organi pubblici chiamati a svolgere le attività di controllo». Così sostiene il giudice Fiorenza Giorgi, questo scrive nelle 45 pagine del decreto di sequestro che il 10 marzo ha spento la centrale a carbone di Vado Ligure
Una chiusura provvisoria, ma anche un atto che dall’apertura del 1971 non si era mai verificato. E il gip, nello spiegare le ragioni del suo provvedimento, parla in modo diretto di «gravi omissioni della politica»
Si sospetta che Tirreno Power non abbia rispettato le regole del gioco ed è per questo che 5 suoi dipendenti sono indagati dalla Procura di Savona per disastro ambientale doloso. Le regole sono quelle contenute dentro l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, una cornice che per i magistrati savonesi è «estremamente vantaggiosa e frutto di un sostanziale compromesso in vista della costruzione di un gruppo a carbone», una costruzione «meramente ipotetica». Così gli «organi pubblici» e «la politica» sono stati chiamati direttamente in causa, nelle parole di chi da quattro anni ha deciso di indagare sulla centrale ligure.
«Chi non ha fatto rispettare le regole?

 Chi ha agito con indolenza? Ancora non è facile dare una risposta univoca», è il giudizio raccolto tra i magistrati savonesi. Per ricostruire il puzzle si può partire dalla base del «disegno criminoso», da quelle che sono le prescrizioni non rispettate e indicate a pagina 3 del decreto del gip Fiorenza Giorgi. Per il giudice resta «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», quella che l’11 marzo scorso ha spento con un’ordinanza la centrale a carbone della Tirreno Power. Ma il “vaso” non c’era e non c’è ancora, era un rilevatore dei fumi emessi dall’impianto (Sme, tecnicamente) che doveva essere collocato entro il 14 settembre 2013, in una posizione precisa, a circa 200 metri d’altezza, sulla ciminiera e non alla base. La posizione non è irrilevante, così dice pure il gip Giorgi che ha firmato le 45 pagine dell’ordinanza di spegnimento e che a pagina 3 scrive, testualmente che Tirreno Power e i suoi dirigenti indagati «non provvedevano all’installazione, sul camino E2, relativo ai gruppi a carbone VL3 e VL4, del misuratore di portata e di monitoraggio in continuo previsto al punto 3 del paragrafo dieci dell’Aia». Insomma, il rilevatore, lo Sme, non era al suo posto. Il termine per montarlo sulla ciminiera era scaduto il 14 settembre di un anno fa.

Lo Sme a camino non c’è, ma nessuno pare accorgersene. Meglio, nessuno rileva la sua assenza come una inosservanza alla prescrizione dell’Aia. Lo fanno per primi, almeno secondo le carte oggi disponibili, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico incaricati dai magistrati Granero e Paolucci di fare un sopralluogo all’impianto. È il 4 novembre 2013.......... Il documento in possesso anche dell’azienda e visionato da Il Secolo XIX apre un nuovo scenario.Tirreno Power sosteneva di aver ottemperato alla prescrizione dell’Aia. Meglio, spiegava e spiega che lo Sme già c’è, non a camino, ma alla base dell’impianto. «Una variazione non sostanziale dell’Aia e quindi dovrebbe essere accettata», chiedeva l’azienda al ministero dell’Ambiente. 
E il ministero dell’ambiente accetta questa tesi, con un parere trasmesso alla Tirreno Power e all’Ispra. Quando? Il 21 febbraio 2014, casualmente un giorno prima del giuramento del governo guidato da Matteo Renzi...........
Riavvolgiamo il nastro: a settembre 2013 scade la prescrizione per ottemperare all’installazione dello Sme, a novembre i carabinieri rivelano l’infrazione e la segnalano alla Procura di Savona, a gennaio di quest’anno Ispra e Arpal non verbalizzano la violazione. Il 21 febbraio 2014 i funzionari del ministero dell’Ambiente dicono che quel rilevatore può non essere collocato a camino. Meno di un mese dopo, il 14 marzo il giudice per le indagini preliminari della Procura di Savona dice che quella inosservanza all’Aia «è la goccia che ha fatto traboccare il vaso». E anche per questo dice temporaneamente stop al carbone a Vado.
Per questo, ma non solo. A pagina tre dell’ordinanza firmata dal gip Giorgi sono cinque i punti contestati che contribuiscono a formalizzare l’accusa di disastro ambientale colposo, per ora formalizzata solo nei confronti di cinque dipendenti di Tirreno Power. Oltre alla mancata installazione dello Sme, ci sono anche il mancato rispetto del crono programma previsto dall’Aia, l’utilizzo per l’accensione di olio combustibile con tenore di zolfo superiore alla prescrizione, mancanza del monitoraggio in continuo e superamento il 16 ottobre 2013 al «valore limite di emissioni in concentrazione relativamente al parametro “metalli su polveri” e in particolare per il parametro cromo e i suoi composti».

08 dicembre 2014

MODA Savona: AIA insostenibile per la “centrale in città”

Tratto da Uomini Liberi 
Scritto da Dr. Virginio Fadda Dr. Agostino del  MODA Savona   

MODA SAVONA: AIA INSOSTENIBILE PER
LA “ CENTRALE IN CITTA'” A CARBONE T. POWER
 DI VADO.
GLI ENTI LOCALI, REGIONALI E NAZIONALI HANNO APPROFONDITO
PROPRIO TUTTI GLI ASPETTI DI QUESTA PREOCCUPANTE VICENDA?
Nella conferenza dei servizi del 4 dicembre al Ministero dell'Ambiente in cui è stata concessa l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) alla centrale a carbone Tirreno Power di Vado L in un'unica fase,la Regione Liguria ha espresso il suo dissenso in quanto favorevole invece alle due fasi comprendenti il riavvio dell’attività, con valori dentro il quadro normativo e successivamente l’adeguamento a limiti più bassi. “Abbiamo ribadito – afferma l’assessore regionale allo sviluppo economico Renzo Guccinelli– le nostre perplessità e preoccupazioni sull’impostazione data dal gruppo istruttore. Anche perché dal punto di vista sanitario non si riescono ad avere elementi completi. Soprattutto a fronte delle ultime posizioni espresse dalla ASL 2 Savonese e dal Ministero della salute sarebbe stato utile una sospensione della procedura dell’AIA per acquisire tutte le certezze necessarie”. Ci sembra singolare...Leggi tutto...

07 dicembre 2014

Per le centrali a carbone mala tempora currunt , terremoto in vista ?

Tratto da Il  Giornale.it

Centrali a carbone, terremoto in vista

 Dom, 07/12/2014

Un nuovo terremoto potrebbe abbattersi presto sulle centrali a carbone di mezza Italia. Dopo il caso di Tirreno Power a Vado Ligure, diverse Procure si stanno muovendo per verificare le condizioni ambientali delle centrali in cui hanno giurisdizione con il rischio di imminenti inchieste su almeno una decina di impianti, da Rovigo a Brindisi.

Dopo la sospensione dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia) di giugno a Savona, l'impianto di Tirreno Power - da mesi sotto indagine - ha ricevuto dalla Conferenza dei servizi una nuova Aia molto più restrittiva per il ritorno in esercizio. 
A questo punto l'azienda, ferma da mesi, dovrà capire se sarà in grado di soddisfare tutte le prescrizioni e se la Procura concederà un dissequestro, almeno parziale, per permettere gli interventi di adeguamento: la riduzione dei limiti di emissione e una produzione solo a gas, non a olio combustibile. Una serie di diktat ritenuti impraticabili dall'azienda (50% Gdf e - indirettamente - 39% Sorgenia con il 5,5% a testa tra Iren e Hera) che dovrà decidere se adeguarsi, realizzando gli interventi richiesti e poi riaprire, oppure no. Per Tirreno Power, in ogni caso, le difficoltà maggiori sono sui tempi concessi. A esempio, nel caso dell'accensione a gas dei gruppi di impianti che richiederebbe da 16 a 24 mesi di lavori, un ulteriore periodo di fermo dei siti giudicato insostenibile........
Non per altro, nei giorni scorsi, il Secolo XIX ha dato notizia che i pm di Gorizia e Brindisi, dove ci sono altre centrali a carbone, si sono recati a Savona per confrontarsi con i magistrati del caso di Vado Ligure.
Nel mirino sarebbero dunque la centrale di Monfalcone (Gorizia) di A2a (che ha sempre ribadito di «operare secondo i limiti di legge e secondo prescrizioni») e quella di Brindisi Sud (Enel). Gli impianti a carbone coinvolti potrebbero essere comunque almeno una dozzina: 7 di Enel, 3 per A2a-Edipower e uno di E.On. 
A premere sulle Procure sono politici,  e i cittadini stessi che sull'onda del caso di Savona sono spaventati da possibili rischi sulla salute.......

06 dicembre 2014

Tirreno Power: piano salva-Centrale, ora spunta un commissario........

Tratto da Il Secolo XIX

Vado Ligure - Tirreno Power: piano salva-Centrale, ora spunta un commissario.




AIA TIRRENO POWER : Comunicato congiunto Greenpeace, Legambiente e WWF

Tratto da ambienteambienti
GreenpeaceLegambiente e WWF 
soddisfatte ma con riserva rispetto alla decisione della Conferenza dei Servizi, che sembrerebbe aver sancito il rispetto delle normative vigenti in materia di emissioni in atmosfera per quanto concerne la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla centrale termoelettrica di Tirreno Power a Vado Ligure.
Le associazioni ambientaliste accolgono favorevolmente quanto deliberato ma per esprimere piena soddisfazione si riservano di leggere i documenti ufficiali licenziati dalla Conferenza dei Servizi per comprendere, ad esempio, se lo SME al camino E2 sia stato prescritto. Dal punto di vista tecnico questo dispositivo di misurazione delle emissioni, infatti,  risulta essere l’unico in grado di garantire un adeguato ed affidabile sistema di valutazione della qualità delle emissioni.
«Se Tirreno Power non ritiene possibile conformare la centrale di Vado Ligure ai migliori standard è bene che quell’impianto, su cui pesano accuse estremamente serie per la mortalità che avrebbe indotto nel territorio circostante, si fermi per sempre», affermano le tre associazioni.
Nel decreto di sequestro dell’impianto, la Procura di Savona afferma di non ritenere  «sufficiente ai fini di cui sopra autorizzare la prosecuzione dell’attività dei gruppi a carbone subordinandola alla installazione di un sistema SME che consenta di controllare la riduzione ed il mantenimento delle emissioni nei limiti delle MTD». D’altra parte, anche la nota ISPRA del 21 febbraio 2014  esprime «la necessità di prescrivere al gestore l’installazione dello SME al Camino E2».
Le centrali a carbone sono gravemente dannose per il clima, l’ambiente e la salute dei cittadini, risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale, caratterizzato da una forte sovra-capacità che costringe gli impianti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermiSecondo Terna, ad agosto le rinnovabili hanno generato il 48,9% dell’elettricità nazionale e coperto il 45,4% della richiesta elettrica. E infatti, il sistema elettrico italiano non ha risentito affatto della mancata produzione della centrale di Vado Ligure.
Le associazioni sono consapevoli della necessità di accompagnare la trasformazione del sistema energetico nazionale per garantire il lavoro a chi lo perde: evidentemente, troppi errori sono stati fatti in passato e in nessun caso possiamo sottostare al ricatto occupazione o salute. 
La Regione Liguria e il ministero dello Sviluppo economico devono adesso impegnarsi per un piano che punti sull’efficienza energetica e sul settore delle rinnovabili: solo da qui può emergere la possibilità di sviluppo dell’industria energetica italiana e di lavori degni e senza rischio per la collettività.

04 dicembre 2014

Tirreno Power, concessa l'Aia per la centrale di Vado Ligure , ma è impossibile ripartire

Vado Ligure. Concessa l'Aia per i due gruppi a carbone della centrale Tirreno Power che comunque restano bloccati dall'11 marzo scorso. La decisione è arrivata nel pomeriggio dalla conferenza dei servizi che si è riunita presso il ministero dell'Ambiente a Roma. L'unico voto negativo al provvedimento è arrivato dalla Regione Liguria che ha contestato la mancata doppia tempestica per l'adeguamento degli impianti alle emissioni più basse possibili previste dalla legislazione vigente.
I Comuni di Vado Ligure e di Quiliano hanno espresso parere positivo in subordine al parere sulla valutazione sanitaria espresso dal ministero della Salute. Critica però rimane l'azienda Tirreno Power che ha contestato ben sette punti contenuti nel Pic, ovvero il documento istruttorio finale per la concessione dell'Aia redatto dalla commissione competente tra questi il più importante è legato ai tempi di realizzazione della copertura del carbonile che per un passaggio del Mise che rimanda alla concessione dell'Aia restano fermi al marzo del prossimo anno.
L'altro punto contestato è l'obbligo di accendere con il gas i due gruppi a carbone che richiederebbe un tempo di almeno sedici mesi per la realizzazione del nuovo sistema comportando nel frattempo il fermo degli impianti di Vado Ligure. Visto il voto negativo della Regione non è da escludere che il caso Tirreno Power sia ora portato all'attenzione della conferenza Stato - Regioni e comunque l'azienda spera che nel passaggio del documento all'esame del ministro dell'Ambiente possano essere apportate delle modifiche all'attuale assetto dell'Aia prima della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
E prima della conferenza di oggi c'è stato spazio anche per un "giallo": la Regione ha chiesto al ministero della Salute un parere sull'indagine della Procura sentendosi rispondere che era stata inviata una lettera che però non sarebbe mai arrivata alla Regione.....


Tratto da Il Secolo XIX

Tirreno Power: concessa l’Aia....

Roma - Al terzo tentativo la conferenza dei servizi, riunita al Ministero dell’Ambiente, ha deciso di concedere l’Autorizzazione integrata ambientale ai gruppi a carbone della centrale Tirreno Power di Vado-Quiliano.
Per gli enti coinvolti nella procedura, quindi, gli impianti possono essere riavviati. Ma il nodo della burocrazia si è stretto sul procedimento, tanto che ora bisognerà capire se l’azienda sia in grado di soddisfare tutte le prescrizioni e se la Procura della Repubblica concederà un dissequestro almeno parziale per consentire a Tirreno Power di effettuare gli interventi di adeguamento alle prescrizioni.
L’azienda ha infatti ribadito l’impossibilità tecnica a rispettare alcune prescrizioni sia per i tempi concessi sia per le modalità, come nel caso dell’accensione a gas dei gruppi, che richiederebbe da 16 a 24 mesi di lavori, un ulteriore periodo di fermo degli impianti insostenibile.

Ora l’ultima parole spetterà al Ministro dell’Ambiente, ......... Continua qui
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Leggi anche su Ninin 

 AHIA


A caldo: Tirreno Power ottiene l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ma non le va bene. La vuole cucita su misura. Ad immagine e somiglianza dei suoi due gruppi a carbone più vecchi di quarant’anni. Del suo carbonile all’aperto. Della sua secolare carenza nelle misurazioni, specie quelle significative come quelle a camino........


Tratto da Ninin
Tirreno Power alle strette: i limiti stringenti stabiliti dall'IPPC sono stati confermati dalla commissione AIA


Tempi duri per la centrale di Vado Ligure, costretta ad inquinare meno. Molto meno. I limiti prescritti dall' IPPC sono infatti stati confermati dalla conferenza dei servizi AIA odierna tenutasi presso il Ministero dell'Ambiente. Se verrà confermata dall'azienda l'impossibilità di adeguarsi a tali valori di emissioni nocive gli impianti a carbone si avviano verso una probabile chiusura

Continua a leggere qui

Tratto da Ninin

Rinfrescando la memoria su Tirreno Power: il Decreto di sequestro del GIP (integrale)

Pubblichiamo una volta per tutte e per intero in decreto di sequestro dei gruppi a carbone Tirreno Power di Vado, per chi ha voglia di capire     Leggilo  qui

03 dicembre 2014

Centrale ,primi indagati al ministero.Nei guai funzionari del dicastero romano dalla firma " facile".

Tratto da "Il Secolo XIX"
CENTRALE ,PRIMI INDAGATI AL MINISTERO
Nei guai funzionari del dicastero romano dalla firma "facile".
LE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI




AIA DOMANI IL               NUOVO ROUND                         RESPINTA DAL MINISTERO DELL'AMBIENTE LA RICHIESTA DI SOSPENSIONE  DELLA CONFERENZA DEI SERVIZI


Tratto da" La Stampa"
CENTRALE  ULTIMATUM DEL MINISTERO: DECIDETE.
BACCHETTATA A SINDACI E REGIONE:LA CONFERENZA NON SI RINVIA

LA RETE SAVONESE FERMIAMO IL CARBONE "USO STRUMENTALE DEGLI STUDI DELL' IST"

"I PRIMI A CONFUTARE LE ANALISI 88-2004 SONO GLI STUDIOSI CHE LE HANNO STILATE"

02 dicembre 2014

Tirreno Power, nessuna sospensione della conferenza dei servizi: il Ministero dell'Ambiente conferma che l’iter va avanti

Tratto da Ivg


Tirreno Power, nessuna sospensione della conferenza dei servizi: il Ministero conferma che l’iter va avanti

Vado L. La sospensione delle delibere da parte di Regione e Comuni di Quiliano e Vado Ligure non basta a fermare la conferenza dei servizi per il rinnovo anticipato dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la centrale Tirreno Power di Vado Ligure. A dirlo è direttamente il Ministero dell’Ambiente che, rivolgendosi direttamente agli enti locali, chiarisce che l’aver sospeso le deliberazioni dello scorso settembre (con le quali si esprimeva parere favorevole alla prosecuzione dell’attività della centrale) “non può comportare in alcuna misura la possibilità di una rimessione della questione al Consiglio dei Ministri”.
Il Ministero, questa mattina, ha inviato una lettera alle parti coinvolte nella conferenza dei servizi proprio per chiarire, allo stato attuale, nessuna richiesta di sospensione dell’iter può essere accolta. Citando la legge 241 del 7 agosto 1990 (articolo 14 ter, comma 7) dal Ministero viene precisato che “si considera acquisito l’assenso dell’amministrazione il cui rappresentante, all’esito dei lavori della Conferenza, non abbia espresso definitivamente la volontà dell’amministrazione rappresentata”. Il messaggio è chiaro, ma viene ribadito anche qualche riga più sotto dove si legge che “la dichiarata volontà di Regione ed enti locali di ‘non volersi esprimere’ equivale ad una condivisione del parere della Commissione istruttoria per l’AIA Ippc oggetto della prossima riuniona del 4 dicembre”.
Il Ministero non si limita a negare la sospensione della conferenza dei servizi, ma chiarisce anche a quali condizioni potrebbe scattare: ovvero solo davanti al “dissenso di uno o più rappresentanti delle amministrazioni” che “deve essere manifestato nella conferenza dei servizi e deve essere congruamente motivato”. Solo in questo caso allora la questione sarebbe rimessa alla deliberazione del consiglio dei Ministri.
Alla luce della comunicazione ministeriale è chiaro che giovedì pomeriggio l’iter per il rinnovo anticipato dell’AIA non dovrebbe subire nessuno stop, ma, al contrario, dovrebbe procedere regolarmente. Un passaggio che, fino a ieri, alla luce delle prese di posizione delle amministrazioni e dei pareri sanitari negativi, non appariva così scontato. Adesso per vedere intervenire il Governo, come auspicato nella scorsa settimana, i sindaci di Quiliano e Vado e la Regione dovrebbero decidere di prendere una posizione ben precisa contro la centrale di Vado.

Intanto, mentre dal Ministero dell’Ambiente partiva la lettera a proposito della conferenza dei servizi, in Procura proprio un funzionario di quell’uffico veniva ascoltato come persona informata sui fatti dai magistrati savonesi. Un’audizione sulla quale non trapela nulla di più.

L’USO IMPROPRIO DEGLI STUDI IST 1988-1998 e 1999-2004 VIENE CONFUTATO DAI SUOI STESSI REALIZZATORI




L’USO IMPROPRIO DEGLI STUDI IST 1988-1998 e 1999-2004 VIENE CONFUTATO DAI SUOI STESSI REALIZZATORI

I due ‘padri’ dello studio, il referente ‘scientifico’ (la dott.ssa Vercelli che lo realizzò), e il referente ‘politico’ (l’ex Assessore regionale all’Ambiente Zunino nel periodo del secondo studio) CONFUTANO LE CONCLUSIONI E L’USO IMPROPRIO CHE NE VIENE FATTO.

Lo studio non è un’analisi epidemiologica atta a rilevare l’incidenza sulla popolazione di una fonte inquinante: NON CONFRONTA zone esposte con zone non esposte (tipico degli studi epidemiologici), e NON E’ CORRELATO ALL’INQUINAMENTO, in particolare agli effetti della centrale a carbone; inoltre tale studio è soprattutto datato nelle metodologie, che oggi sono molto più soffisticate e ‘circostanziate’;

Lo stesso Direttore dell’IST, secondo le cronache giornalistiche, ne ha recentemente sottostimato la validità epidemiologica in un incontro in Procura.

Impossibile quindi paragonarlo allo studio della Magistratura.
Grave che da più parti si provi a riutilizzarlo per permettere a Tirreno Power di riprendere a inquinare liberamente.

C’è solo quindi uno studio che analizza la gravissima situazione sanitaria: la Perizia della Magistratura, avallata dal Giudice per le Indagini Preliminari.

I SINDACI SONO IN POSSESSO DEI DOCUMENTI PER DECIDERE IN CONFERENZA DEI SERVIZI AI SENSI DI LEGGE,
richiedendo per i valori emissivi i livelli minimi delle MTD.





La stessa dott.ssa Vercelli ha confutato le conclusioni che vengono fatte del suo studio.

Il servizio del TG3 che ha intervistato la dott. MARINA VERCELLI “I fautori dell’ampliamento della centrale a carbone, per rassicurare la popolazione, citano spesso uno studio dell’IST di Genova del 2008 sulla mortalità nel savonese, in realtà la dott.ssa Vercelli che lo realizzò dice che l’analisi NON era incentrata su Vado, faceva la media tra le zone inquinate e non della Provincia (in altre parole, quindi non confrontava separatamente zone esposte da zone non esposte), insomma servirebbe ben altro per fugare i dubbi…”

Secondo FRANCO ZUNINO, ex Assessore regionale all'Ambiente, paragonare lo studio IST “al più approfondito e specifico studio commissionato dalla Procura, mirato alle specifiche correlazioni tra le emissioni della centrale di Vado e lo stato di salute dei cittadini coinvolti dalle emissioni stesse appare fuorviante…” Lo studio IST serviva a “creare il substrato scientifico su cui poter successivamente innestare eventuali studi mirati volti cioè ad identificare i fattori di rischio ambientali...”.

L’epidemiologo dell’IST dott. VALERIO GENNARO: “Bisogna identificare bene la zona inquinata, identificare quindi le persone ‘inquinate’, raffrontare la loro esperienza di mortalità di incidenza delle varie patologie anche non neoplastichecon una analoga popolazione che non sia esposta, quindi questo tipo di studio organizzato in questi termini scientifici ed epidemiologici non mi risulta assolutamente”

“Le tre grandi tipologie di studi effettuati dalle parti in causa, dalla Procura e da alcuni enti pubblici non sono per nulla confrontabili, per diversi motivi: metodo, disegno e obiettivi dello studio; popolazione studiata; tipologia delle malattie studiate; periodi temporali studiati; risultati ottenuti; ecc.
Al netto dei naturali ed inevitabili limiti intrinseci di ogni studio scientifico, ad oggi la ricerca più adatta a comprendere meglio il nesso causale tra inquinamento ambientale derivante dalla centrale termoelettrica di Vado-Quiliano e salute della popolazione nel distretto savonese sia proprio quella effettuata dalla Procura”.

Lo stesso Dirigente dell’IST di Genova FRANCO MERLO, secondo le cronache giornalistiche, ne ha recentemente sottostimato la validità epidemiologica in un incontro in Procura.



I due Sindaci, la Regione hanno riferito in questi giorni che ci sono due studi epidemiologi attendibili e contrastanti (lo studio 1988-2004 ‘tranquillizzante’ e la perizia della magistratura ‘allarmante’), e quindi non sono nelle condizioni per decidere di dare prescrizioni e livelli emissivi rigorosi in conferenza dei servizi.

Questo non corrisponde a verità: lo studio 1988-2004 non è attendibile per valutare gli effetti inquinanti sulla popolazione e non è quindi confrontabile con quello della Procura, in quanto:

1)         non è un vero studio epidemiologico: NON CONFRONTA zone esposte con zone non esposte (tipico degli studi epidemiologici), e NON E’ CORRELATO ALL’INQUINAMENTO, in particolare agli effetti della centrale a carbone;

2)         tale studio è datato nel tempo: risale a dati dall’88 al 2004;

3)         tale studio è soprattutto datato nelle metodologie, che oggi sono molto più soffisticate e ‘circostanziate’; metodologie che invece risulterebbero utilizzate nella perizia della Procura;

4)         rispetto a tale studio (che non ha avuto un riscontro in sede  giudiziaria), la perizia della magistratura è convalidata e avallata da un giudice terzo (il GIP del Tribunale di Savona), oltre che dal collegio giudicante per l’inchiesta sulla centrale di Porto Tolle, che ha recentemente ritenuto pienamente fondata in sede giudicante la metodologia usata anche per Savona, peraltro con gli stessi periti (dott. Paolo Crosignani, dott. Stefano Scarselli). Dopo la Procura di Savona e di Rovigo, è notizia di questi giorni che la metodologia usata dai magistrati verrà utilizzata anche dalle Procure di Brindisi e Gorizia per le locali centrali a carbone. Per gli amministratori non fa fede una metodologia utilizzata da quattro Procure e convalidata da due giudici?


Per questi motivi si deve ritenere di esserci UN SOLO STUDIO VALIDANTE in fase di Conferenza dei servizi a cui i sindaci devono attenersi ai sensi di legge, richiedendo per i valori emissivi i livelli minimi delle MTD.


RETE SAVONESE FERMIAMO IL CARBONE



ACLI, ARCI, Comitato Acqua Bene Comune, Comitato Ambiente Spotorno-Noli, Comitato Albamare, Gassa Gruppo Acquisto Solidale, Legambiente, Libreria Ubik, Movimento Consumatori, NuovoFilmstudio, Uniti per la Salute ONLUS, API Alleanza per l’Italia, MoVimento 5 Stelle, Noi per Savona, Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi.  Con il sostegno di Medicina Democratica e dell’associazione “SI alle rinnovabili, NO al nucleare”

La Rete ha il sostegno delle associazioni nazionali:
Greenpeace, WWF, Legambiente, ARCI nazionali








Tratto da Ansa

Ue,avanti tutta a Lima per accordo vincolante su CO2


Avanti tutta verso un accordo globale "legalmente vincolante" taglia-CO2 da centrare a Parigi nel 2015: questo il messaggio forte e chiaro con cui l'Unione europea arriva alla conferenza Onu sul clima che si apre lunedì in Perù e che si chiuderà il 12 dicembre. "Lima sarà una pietra miliare" e una tappa "cruciale" ha detto il commissario europeo al clima, Miguel Arias Canete, che insieme al ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti, rappresenterà l'Unione europea ai negoziati.

"Affronteremo una sfida politica a Lima: convincere tutti gli stakeholders che abbiamo bisogno di investire nelle politiche per il clima, per salvare l'ambiente, creare posti di lavoro e sviluppare tecnologie sostenibili" ha commentato l'eurodeputato Giovanni La Via (Ncd/Ppe), che sarà alla guida della delegazione del Parlamento europeo che parteciperà alla conferenza Onu.

La pattuglia dei negoziatori in arrivo da Bruxelles lunedì prossimo non vede Lima come un possibile flop, perché "siamo in una fase molto matura: ci sono tre grandi economie in campo, cioè Ue, Usa e Cina" riferisce un alto funzionario Ue, secondo cui anche l'India, l'altro grande emettitore mondiale di CO2, "ora è sotto pressione, è chiaro che deve presentare una sua prospettiva". Perché "il tempo stringe" e bisogna far convergere le posizioni su una prima bozza di testo dell'accordo, "che dovrà essere pronta sei mesi prima della conferenza Onu di Parigi del 2015" precisa la stessa fonte comunitaria.

I nodi da sciogliere a Lima sono diversi e tutti ugualmente importanti: il primo è la classificazione di Paesi sviluppati e non sviluppati, insieme alla definizione di criteri comuni dei contributi nazionali di riduzione di CO2. "Non possiamo mettere insieme mele e pere, dobbiamo essere in grado di valutare prima di Parigi se gli impegni presi consentono di rimanere al di sotto della soglia critica del riscaldamento globale dei 2 gradi centigradi" riferisce l'alto funzionario Ue, secondo cui in questa partita "c'è chi vuole far rientrare anche gli sforzi di adattamento o di finanziamento delle azioni per il clima, mentre noi vogliamo limitarci alla riduzione della CO2".  Continua qui