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24 settembre 2021

Pandemia e crisi climatica, cause comuni di una sindemia: riflessioni e proposte per il cambiamento

 Tratto da Isde 

24 settembre 2021
ore 09:00-12:30

                        Pandemia e crisi climatica, cause comuni di una sindemia: riflessioni e proposte per il cambiamento
Allarme del mondo scientifico

Nell’ambito del programma All4Climate – Italy 2021, in preparazione della riunione

Le sfide globali come la pandemia da COVID-19 ed il deregolamento climatico stanno mostrando sempre di più le fragilità  sostanziali dell’attuale modello di sviluppo; cambiare il modello di sviluppo e trasformare le attività umane porterebbe a benefici immediati sulla salute. Occorre accelerare il percorso verso azioni di mitigazione ed adattamento agli effetti del cambiamento climatico, e di riduzione dell’inquinamento.

Occorre definire politiche basate sulle evidenze scientifiche e sostenere la partecipazione alle decisioni che condizioneranno la nostra vita quotidiano sulla terra. Occorre fare proposte, ma soprattutto trovare le soluzioni per realizzarle. Le relazioni si concentreranno su due temi principali:

  • La pandemia da COVID-19 e la crisi climatica: gli impatti
  • Quali risposte alle crisi globali? un  nuovo modello di sviluppo

All’incontro parteciperanno Roberto Romizi ( ISDE, Medici per l’Ambiente), Marco Talluri ( giornalista scientifico), Giovanni Viegi (CNR), Roberto Buizza (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Paolo Vineis (Imperial College London), Andrea Manto (Ist. Sup. di Scienze Religiose “Ecclesia Mater”. Pontificia Università Lateranense), Maria Grazia Petronio ( ISDE, UNIPI e M4OH), Claudio Gianotti (ISDE Giovani, UNIMI), Antonio Bonaldi (Slow Medicine) Alberto Mantovani (Istituto Superiore di Sanità ISS), Paolo Lauriola (Rimsa) e Eleonora Evi (Parlamentare europea)

1

27 aprile 2021

Isde : le proposte per il piano nazionale di Ripresa e Resilienza........

 Tratto da Isde

Le proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza promosse da un gruppo di esperti in ambiente e salute presentate al Sottosegretario Bruno Tabacci


Cambiamenti climatici, pandemie e Recovery: occorre un diverso modello di sviluppo compatibile con la salute e l’ambiente. L’Italia abbia il coraggio di fare scelte lungimiranti e a favore delle nuove generazioni. 

Dopo aver inviato una lettera al Presidente del Consiglio Prof. Draghi e ai Ministri competenti, il gruppo di docenti, ricercatori, scienziati e operatori impegnati nell’area tematica ambiente e salute ha deciso di approfondire alcuni degli argomenti di principale interesse del Piano nazionale grazie al quale sarà possibile ricevere le risorse economiche europee del Recovery Plan.

Le proposte sono state illustrate al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Onorevole Bruno Tabacci, durante un incontro on line e inviate a tutti i Ministri competenti e alle Commissioni parlamentari.

La delegazione che ha incontrato Tabacci ha avanzato al rappresentante del Governo alcune proposte concrete in merito alle prossime scelte politiche riguardanti la transizione ecologica, la salute, la formazione, la mobilità e l’agricoltura sostenibile.

“Il rilancio e la riorganizzazione della medicina territoriale è una priorità assoluta – hanno dichiarato i promotori del documento- ce lo sta insegnando la pandemia: nelle Regioni dove è forte e organizzata la medicina del territorio, si è reagito meglio alle difficoltà generate dal Covid-19. Il principale obiettivo del Piano deve essere quello della tutela delle matrici ambientali di supporto alla vita e della biodiversità, a cui tutto il piano deve inevitabilmente adeguarsi. Occorre dare priorità a progetti che portino a una reale, concreta e immediata de-carbonizzazione (riduzione delle emissioni di gas climalteranti almeno del 7.5% l’anno a partire dal 2021) e contestuale riduzione dell’inquinamento atmosferico, attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili di energia, in particolare eoliche e solari, senza facilitare passaggi intermedi verso il consumo di metano o di biomasse.

“Il Sottosegretario si è dimostrato interessato alle nostre proposte – concludono i promotori del documento- consapevole che il PNRR rappresenta un’occasione irripetibile per delineare il tipo di società che si vuole lasciare alle prossime generazioni e per fissare alcune fasi salienti di questo percorso di riconversione ecologica delle attività umane. Siamo certi che si farà portavoce in tutte le sedi istituzionali delle proposte su ambiente e salute”. 

Per approfondire il documento e le schede tematiche:

Abstract

Documento completo

31 marzo 2021

30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte

Tratto da Isde

PNRR e pandemia: 30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte

Egr. Prof. Draghi,

Al Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano Prof. Mario Draghi

Desideriamo condividere con Lei e i Ministri impegnati qualche elemento di valutazione generale e avanzare raccomandazioni e suggerimenti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Siamo un gruppo di docenti, ricercatori ed esperti afferenti a diverse discipline accomunate dalle finalità di protezione sia degli ecosistemi e dell’ambiente in cui viviamo sia della salute umana e degli organismi viventi. Stiamo seguendo e studiando la pandemia dal suo arrivo e siamo preoccupati per il presente e per il futuro. Per questo, oltre a contribuire allo studio dei fenomeni collegati alla pandemia, siamo interessati alle elaborazioni ed alle scelte per la ripresa economica e sociale.1

Siamo consapevoli della necessità di affrontare la sfida di una ripartenza che non sia basata sugli stessi modelli che hanno determinato la grave situazione in cui ci troviamo. Per imboccare una traiettoria diversa c’è bisogno di un cambio di paradigma del modello di sviluppo e di consumo oggi prevalente, ed è necessario che molte scelte siano fatte con immediatezza. Trattandosi di una profonda crisi sanitaria, sociale, economica, perfino esistenziale, un piano di ripresa post-pandemica deve necessariamente confrontarsi con una miriade di problemi, come illustrato dal Green Deal europeo. Osserviamo con grande interesse l’evoluzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed apprezziamo gli sforzi fatti in molte direzioni, seguendo le indicazioni di quello europeo.

La nostra principale preoccupazione è che vengano sottovalutate le conoscenze scientifiche acquisite sulle cause che hanno portato alla pandemia, che la configurano come sindemia2 e che forniscono indicazioni chiare sulle azioni da compiere per evitare altre pandemie. Dal mondo scientifico già in passato erano stati lanciati allarmi, così come oggi sono numerose le segnalazioni della comunità scientifica sui rischida virus sconosciuti e pronti a fare il salto di specie o da batteri favoriti dal cambiamento climatico. Siamo convinti della necessità di mettere in atto prima di tutto azioni di mitigazione, ma anche azioni di adattamento al cambiamento climatico, incamminandosi senza indugio e senza passaggi intermedi in un percorso accelerato per il contenimento delle emissioni di gas climalteranti. Siamo ugualmente convinti che l’approccio “one- health”, nella sua accezione di sforzi collaborativi a tutti i livelli per proteggeree promuovere la salute di persone, animali e ambiente, sia un concetto sistemico ed un riferimento fondamentale non solo per gli aspetti relativi alla riorganizzazione del servizio sanitario, ma per tutto il PNRR. Riteniamo che siano da valorizzare i recenti studi che stimano come i costi per ridurre il rischio di pandemie siano oltre 100 volte inferiori a quelli necessari per la risposta alle pandemie stesse; quelli per la gestione del COVID-19 erano già arrivati a 8-16 trilioni di dollari a livello globale a luglio 2020 e sono destinati a crescere in modo abnorme.

1 http://www.scienzainrete.it/articolo/come-mettere-fuoco-recovery-plan-secondo-gli-esperti/maria-grazia-petronio-et-al/2021-02-09

2Sindemia: l’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non

trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7515561/)

    

Nello specifico, riteniamo importante:

! indicare in modo chiaro ed esplicito che il principale obiettivo del Piano è quello della conservazione dei servizi eco-sistemici di supporto alla vita, dando priorità agli interventi di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti, di abbattimento dell’inquinamento e di miglioramento della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

! adottare normative efficaci per ridurre marcatamente le emissioni di inquinamento atmosferico che solo in Italia causa ogni anno decine di migliaia di morti premature e malattie; proporre alle istituzioni europee di adottare le linee guida per la qualità dell'aria definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità;

! adottare azioni che portino a co-benefici per il pianeta e la salute umana con trasporti sostenibili, aumento degli spostamenti a piedi ed in bicicletta, riduzione delle emissioni inquinanti e riduzione del consumo di carne.

! finanziare la creazione di nuove aree protette in accordo con la Strategia europea sulla biodiversità il cui obiettivo dichiarato è di arrivare a proteggere il 26% del territorio;

! adottare azioni che portino ad una riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti di almeno il 5% l’anno a partire da subito, ed ambire ad una riduzione annua del 7.5% dal 2025 così da raggiungere l’obiettivo di zero-emissioni-nette entro il 2050, possibilmente prima;

! favorire in modo deciso ed accelerare il ricorso alle fonti rinnovabili di energia, in particolare eoliche e solari, senza facilitare passaggi intermedi verso il consumo di metano e di biomasse;

! promuovere lo sviluppo di filiere di idrogeno ‘verde’ per particolari scopi ben localizzati e non certo per il traffico veicolare privato (la rete di distribuzione dell’idrogeno è impensabile), evitando in modo assoluto di passare attraverso idrogeno ‘blue’ o ‘grigio’, essendo queste ultime tecnologie a cui sono associate emissioni importanti di gas climalteranti;

! intraprendere una decisa accelerazione del recupero e del riciclaggio di materie prime- seconde, della disincentivazione, fino alla dismissione, dell’uso di imballaggi e oggetti mono-uso in plastica e della restituzione ed il riuso del vetro vuoto;

! incentivare una nuova mobilità ponendo come obiettivo prioritario lo spostamento di quote definite (30% entro 3 anni) di mobilità privata verso la bicicletta/a piedi attraverso un Piano nazionale di mobilità lenta (urbana e turistica) che preveda la realizzazione di infrastrutture ciclo-pedonali e risolva i problemi di intermodalità che frenano la mobilità sostenibile;

! fermare da subito ogni trasformazione su suoli liberi di qualsiasi natura, prevedendo un programma di monitoraggio da parte di ISPRA, avviare subito un censimento del patrimonio edilizio dismesso, abbandonato e sottoutilizzato e indirizzare alla sola rigenerazione di questo le prossime richieste di trasformazione urbana;

! finanziare i progetti di bonifica dei siti inquinati di interesse nazionale (SIN) o accelerarne il completamento, privilegiando tecniche innovative di bonifica “in situ”.

! offrire vantaggi economici per le coltivazioni e gli allevamenti sostenibili e a filiera corta e per la riconversione degli allevamenti e l’agricoltura intensivi ed a forte impatto sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare, e cogliere tutte le opportunità offerte dal Green Deal e dalla PAC per una transizione agro-ecologica reale, a partire dal Piano Strategico Nazionale di prossima definizione;

! evitare forme di turismo insostenibili e di massa, incompatibili con la fragilità e la delicatezza dei numerosi piccoli borghi, delle aree protette, dei beni naturalistici e delle


opere artistiche e archeologiche sparse sul territorio. Il turismo è innanzitutto cultura,

rispetto per storia e paesaggio: dentro questo perimetro va sviluppata impresa sostenibile;

! istituzionalizzare l’approccio OneHealth attraverso un piano generale di riorganizzazione e di integrazione delle attività relative alla protezione dell’ambiente e della salute umana e animale che preveda ad ogni livello istituzionale ed organizzativo il pieno coinvolgimento delle articolazioni centrali e periferiche del Servizio Sanitario Nazionale e del Sistema

Nazionale della Protezione Ambientale;

! accompagnare gli interventi di rafforzamento della rete dei servizi sanitari territoriali,

con una chiara definizione degli obiettivi di prevenzione primaria e di assistenza alla persona orientati al Chronic Care Model, ridefinendo in primo luogo il rapporto dei medici di medicina generale con il SSN ed il loro percorso formativo;

! abbinare gli interventi di ammodernamento delle apparecchiature sanitarie con progetti di contenimento dell’eccesso di prestazioni inappropriate, che rappresentano una delle voci più rilevanti degli sprechi, pari al 20-30% della spesa sanitaria complessiva;

! riorientare l'istruzione formale ed informale a tutti i livelli, dalle scuole primarie all’Università, con programmi, didattica e strumenti finalizzati a comprendere, prevenire e mitigare i rischi ambientali e sanitari, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite e favorendo l’approccio sistemico e transdisciplinare alla ricerca e alla didattica;

! orientare la riorganizzazione dei sistemi informativi (da non confondere con i programmi informatici) sulla base della conoscenza, per setting, delle vere esigenze dei cittadini e di

una stratificazione epidemiologica. Non riteniamo accettabile un approccio informatico/digitale su un quadro di dati astratti e decontestualizzati (i cosiddetti big data) affidato a imprese di gestione dei sistemi digitalizzati.

! finanziare percorsi di ricerca e innovazione per materiali primari e secondari e di prodotti sicuri e non tossici, per ridurre l’impatto delle miscele chimiche tossiche nei prodotti di consumo, tra cui materiali a contatto con gli alimenti, giocattoli, articoli per l'infanzia, cosmetici, detergenti, mobili e tessuti;

Sulla base delle evidenze scientifiche non abbiamo dubbi che il problema numero uno presente e futuro sia il cambiamento climatico e confidiamo che il PNRR assuma questo orientamento anche nella ripartizione dei finanziamenti. Il Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico ed il Piano per la Sostenibilità rappresentano, altresì, strumenti indispensabili per stabilire il contesto in cui il PNRR deve operare.

Riteniamo che debba essere affrontata radicalmente la fragilità dell’amministrazione pubblica, risultato di disinvestimento e dequalificazione del personale e delle strutture che si protrae da tanti anni. Il miglior piano per il futuro del Paese dovrebbe partire da un convinto e robusto investimento culturale e di qualificazione del comparto pubblico avviandolo a ruoli di maggior autonomia e protagonismo, persi in anni e anni di esternalizzazione di competenze e funzioni. Diversamente la maggior parte delle azioni previste nel Piano saranno ad alto rischio di spreco non trovando nel comparto pubblico quel supporto di coordinamento, indirizzo e vigilanza necessario.

Affinché il PNRR possa evolvere nelle direzioni da noi indicate, desideriamo dare la disponibilità a collaborare della nostra rete e di quelle nazionali ed internazionali con cui siamo in relazione.


Simona Agger (Architetto, HCWH, SIAIS), Giulio Betti (meteorologo LAMMA-IBE/CNR), Paolo Barberi (agronomo, Scuola Superiore Sant'Anna, Pisa), Ugo Bardi (docente Università di Firenze), Fabrizio Bianchi (epidemiologo CNR), Antonio Bonaldi (medico, Slow Medicine), Roberto Buizza (fisico Scuola Superiore Sant’Anna), Mario Carmelo Cirillo (ingegnere, già ISPRA), Daniela D’Alessandro (medico Università Sapienza di Roma), Gianluigi De Gennaro (chimico Università di Bari), Aldo Di Benedetto (medico Ministero Salute), Francesco Forastiere (epidemiologo CNR), Andrea Gardini (medico Slow Medicine), Paolo Lauriola (epidemiologo RIMSA), Carmine Ciro Lombardi (chimico e tecnologo farmacologo Università di Roma Tor Vergata), Alberto Mantovani (tossicologo ISS), Vitalia Murgia (medico CESPER), Francesca Pacchierotti (biologa ENEA), Maria Grazia Petronio (medico, Università di Pisa), Pietro Paris (ingegnere ISPRA), Paolo Pileri (docente Politecnico di Milano), Roberto Romizi (medico ISDE), Marco Talluri (esperto comunicazione ARPAT) Gianni Tamino (biologo, già Università di Padova), Francesco Romizi (giornalista esperto comunicazione ambientale), Sandra Vernero (medico Slow Medicine), Giovanni Viegi (pneumologo ed epidemiologo CNR), Paolo Vineis (epidemiologo, Imperial College London).

Questo documento non esprime necessariamente la posizione delle istituzioni di provenienza degli autori.

Roma, 24 marzo 2021

Per contatti

Dott. Francesco Romizi romizifrancesco@gmail.com 3491919426 Dott.ssa Maria Grazia Petronio: mariag.petronio@gmail.com

  

06 novembre 2020

Science Advances : L’inquinamento atmosferico è correlato alle morti per Covid

 Tratto da rinnovabili.it

Inquinamento atmosferico e Covid sono legati: le prove scientifiche



La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances, ha considerato l’impatto di un aumento minimo dell’inquinamento medio sulle morti per Covid-19 negli USA

L’inquinamento atmosferico è correlato alle morti per Covid

(Rinnovabili.it) – Quello che respiriamo può fare davvero la differenza per chi si prende il Covid. Il legame tra qualità dell’aria e rischio di complicazioni anche gravi con il coronavirus adesso è provato scientificamente. Nello specifico, anche solo un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine delle persone all’inquinamento atmosferico è associato a un aumento dell’11% delle morti per Covid-19. Un altro studio recente suggerisce invece che il 15% di tutti i decessi di Covid-19 nel mondo sono attribuibili all’aria inquinata.

Quello che questi studi riescono a dire è che esiste una correlazione tra i due fenomeni, inquinamento atmosferico e morte per Covid. Una correlazione non è ancora una prova definitiva di un nesso causale. Per quella bisognerà attendere nuove rilevazioni, analisi dei dati su grandi numeri di pazienti,  e ricerche più approfondite sulla storia clinica del singolo. Ma è abbastanza per aggiungere un altro tassello alla nostra comprensione dei legami tra pandemia e l’ambiente in cui viviamo.

Leggi anche In Europa oltre 600mila morti per inquinamento ambientale

Respirare aria inquinata da anni è già un fattore identificato come causa di malattie cardiache e polmonari. Le stesse patologie che intervengono a peggiorare le infezioni da coronavirus.

La nuova ricerca è apparsa sulla rivista Science Advances. Ha considerato l’impatto di un aumento minimo dell’inquinamento medio, oltre 16 anni prima della pandemia, sulle morti di Covid-19 in 3.089 contee degli Stati Uniti, coprendo così il 98% della popolazione. Lo studio ha tenuto conto di oltre 20 altri fattori, tra cui densità di popolazione, ordinanze di soggiorno a livello statale, fornitura di letti ospedalieri e condizioni economiche.


“È sorprendente che anche solo piccole differenze nei livelli di inquinamento siano collegate a livelli significativamente più alti di Covid-19”, ha commentato al Guardian Mark Miller dell’università di Edinburgo, esperto di impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico. “Anche se questo studio è stato condotto negli Stati Uniti, non c’è motivo di credere che una situazione simile non si sarebbe verificata in qualsiasi altra parte del mondo”.

28 maggio 2020

“Per ripartire dopo il Covid serve un Pianeta sano”

Tratto da Isde
La lettera di 40 milioni di medici ai leader del G20: “Per ripartire dopo il Covid serve un Pianeta sano”

Per la nostra salute, bisogna ripartire dalla salute del Pianeta. 
Lo dicono e lo scrivono, a gran voce, 40 milioni fra medici e operatori della salute di tutto il mondo, provenienti da 90 Paesi. 
In una dichiarazione congiunta lanciata oggi con l’hashtag a #HealthyRecovery i professionisti della salute hanno chiesto ai leader dei paesi del G20 di impegnarsi concretamente nella battaglia alla crisi climatica, per un mondo meno inquinato e più verde, con una impronta sostenibile tale da tentare di scongiurare future pandemie.

CLICCA QUA PER LEGGERE LA LETTERA

30 aprile 2020

Celestino Panizza:Inquinamento atmosferico e pandemia .

Tratto da https://siamobenefit.apotecanatura

 Inquinamento atmosferico e pandemia

La rapida diffusione dell’epidemia di Covid-19 che si sta verificando in tutto il mondo (in particolare in Cina, Nord Italia, Spagna e Stati Uniti) ed il conseguente impatto sulla mortalità, ha suscitato attenzione sul ruolo svolto dalle elevate concentrazioni locali di particolato nell’aria (PM) nella diffusione del virus e nell’aggravamento degli effetti sulla salute.
Le PM sono una miscela di particelle solide e liquide in sospensione nell’aria. Le particelle più grandi (diametro > 10 μm) non restano a lungo nell’atmosfera e possono essere trasportate in aria per pochi Km (1-10). Le particelle più piccole sono: il PM 10 (diametro < 10 μm), il PM 2.5 (fine) e il PM 0.1 (ultrafine). Esse persistono più a lungo in atmosfera, in media da pochi giorni fino a diverse settimane, e possono essere trasportate dalle correnti anche per centinaia di Km. 
Balza all’attenzione il fatto che le aree di maggiore diffusione del virus in Italia, coincidano con territori come la Pianura Padana, particolarmente critici dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico. 
È noto che l’inquinamento atmosferico rappresenta un rischio di mortalità e di patologie dell’apparato respiratorio, oltre che di altri organi e apparati.
Un gran numero di studi epidemiologici (l’epidemiologia è la parte dell’igiene che studia la frequenza con cui si manifestano le malattie e le condizioni che favoriscono od ostacolano il loro sviluppo) ha rilevato un’associazione tra i livelli di inquinamento atmosferico e svariati effetti sulla salute sia a breve termine, cioè nei giorni immediatamente seguenti ai picchi di inquinamento, che a lungo termine, ossia negli anni che seguono a perdurare di esposizione agli inquinanti atmosferici.

Effetti dell’aumento del particolato sulla popolazione 

Già negli anni 70 i primi studi osservarono che nei giorni a maggior inquinamento la mortalità per cause cardiovascolari e respiratorie aumentava nella popolazione esposta. 
Studi successivi hanno anche chiarito (Schwartz, 2001; Zanobetti et al., 2002) che l’eccesso di decessi osservato nei giorni che seguono l’aumento del PM atmosferico non è seguito da un deficit di decessi. Questa osservazione è importante perché è indicativa di un deterioramento della salute su tutta la popolazione esposta e non solo sulle persone “suscettibili”. 
Infatti, se da un lato l’aumento dell’inquinamento atmosferico fa precipitare lo stato di salute di un “pool” di persone particolarmente suscettibili provocandone la morte, dall’altro peggiora lo stato di salute di altri soggetti esposti reclutandoli all’interno dello stesso “pool” e quindi con il permanere della condizione di inquinamento anche per queste persone l’evento morte viene anticipato (Crosignani et al., 2018). 
Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico sulla mortalità, gli studi hanno osservato per un tempo considerevole grandi gruppi di individui esposti a differenti concentrazioni di inquinamento atmosferico. Uno degli studi più citati (Pope A et al., 2002) ha rilevato come per ogni incremento di 10 ug/m3 (la concentrazione di un inquinante atmosferico è indicata in microgrammi per metro cubo d’aria) di esposizione a particolato “fine” (PM 2.5, che rappresenta circa l’80% del PM 10) vi sia un aumento della mortalità cardiopolmonare del 9,0%. 
Gli effetti a lungo termine sono quindi di un ordine di grandezza superiori a quelli a breve termine, che sono dell’ordine dello 0,6% per ogni aumento di particolato PM 10 (Biggeri A. et al., 2004).


Conclusioni

  • È ragionevole assumere che l’inquinamento atmosferico abbia un certo ruolo concausale nel decorso della Covid-19, in quanto il PM, come il virus SARS-CoV-2, sembra agire a livello cellulare con meccanismi molecolari analoghi che inducono una rapida insorgenza di uno stato di infiammazione tissutale e che, per la loro azione sinergica, portano ad amplificare gli effetti sulla salute.  Il PM è causa conosciuta di effetti sugli apparati cardiaco e respiratorio (e non solo) nella popolazione esposta e quindi rappresenta una causa della prevalenza di persone affette da queste patologie croniche che sono quindi di per sé maggiormente sensibili all’insulto virale tanto più se di età avanzata. 
  • Le prove che il particolato atmosferico sia veicolo della diffusione del virus sono, ad oggi, quantomeno deboli. 
  • La grande maggioranza dei contagi avviene tra persone con esposizioni ravvicinate, in ambienti chiusi. È molto difficile che ci si contagi in strada, salvo assembramenti. La trasmissione di aerosol di agenti patogeni è stata documentata in spazi confinati. Si ritiene che la trasmissione di SARS-CoV-2 nell’uomo avvenga attraverso l’inalazione di goccioline liquide prodotte da stretto contatto con persone infette e contatto con superfici contaminate. 

Autore

Dottor Celestino Panizza, Medico Specializzato in Medicina del lavoro ed epidemiologia, Presidente sezione ISDE Brescia e membro comitato scientifico ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente).

14 aprile 2020

Intervista a Ernesto Burgio : «Serve una strategia globale per la pandemia».

Tratto  da Dinamopress.it
«Serve una strategia globale per la pandemia». Intervista a Ernesto Burgio

Perché, a fronte della comparsa negli ultimi 20 anni di diversi virus potenzialmente pandemici, l’allarme generato dalla comparsa della Covid-19 è stato sottovalutato? Come hanno risposto i sistemi sanitari e come si può affrontare la pandemia in corso?

Ernesto Burgio, medico pediatra, è esperto di epigenetica e biologia molecolare. Presidente del comitato scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e membro del consiglio scientifico di ECERI (European Cancer and Environment Research Institute) di Bruxelles. Con lui abbiam rivolto uno sguardo generale sulla genetica del virus di Covid-19, sulla risposta del sistema immunitario dell’uomo e sui fattori ambientali, economici e sociali che ne possono favorire la diffusione o il contenimento.


Che cos’è questo virus? Cos’è un allarme pandemico e perché è stato sottovalutato?


Per affrontare una pandemia occorre considerare tre fattori. Il primo è il virus: bisogna chiedersi se questo virus è veramente pericoloso, come dicono alcuni, oppure la sua pericolosità è stata sopravvalutata, come continuano (purtroppo) ad affermare altri. Il secondo fattore l’organismo del nuovo ospite, cioè l’uomo, con la reazione difensiva del suo sistema immuno–competente e immuno-infiammatorio. Il terzo sono in senso lato tutti quei determinanti e fattori ambientali, ivi comprese le condizioni del sistema sanitario.....


Che conseguenze avrà la situazione che stiamo vivendo? Ci potrebbe essere un‘ulteriore medicalizzazione della società in senso farmacologico, o sotto altri punti di vista?



C’è stato un filmato che in Italia è girato moltissimo, in cui il virus personificato diceva: «Adesso avete imparato, tutto sommato la mia presenza è stata utile».Insomma si dava una connotazione quasi positiva al virus. Ora io non la vedrei così, l’ho trovato eccessivo. Però una parte di verità c’è e sta nel fatto che questo virus ha evidenziato una situazione veramente drammatica dei sistemi non solo social-sanitari ma anche delle condizioni ambientali. Credo che tutti – da chi si occupa di economia a chi si occupa di salute, da chi si occupa di ambiente a chi si occupa di politica – abbiamo capito che una pandemia non è qualcosa che possa essere in qualche modo frenata al punto tale da non danneggiare intere economie a livello globale. Addirittura c’è qualcuno che dice che questa emergenza è stata voluta per far fuori nel giro di qualche anno un miliardo di persone e “resettare” tutto. Ora, tutto è possibile, ma a me pare che questo sia un romanzo di fantascienza nera.
Io credo che possiamo imparare da quanto sta accadendo, anche se non è detto che lo faremo. Se prevarrà la consapevolezza che il pianeta non ce la fa più, si dovrà affrontare non solo il problema delle pandemie virali ma anche, per rimanere nell’ambito della salute, il problema altrettanto drammatico dell’antibiotico-resistenza. Perché noi abbiamo solo in Italia, e non se ne parla, probabilmente da 20 a 50 mila persone che muoiono ogni anno per questo problema: si tratta di un fenomeno paragonabile a questo virus come numeri. Queste persone muoiono perché gli antibiotici non funzionano più. Ora questo significa che ogni anno a livello mondiale ci sono probabilmente milioni di morti per questo motivo, l’equivalente di una grande pandemia. Alla cui base ci sono due fattori altrettanto importanti, che hanno come denominatore il fatto che a chi produce gli antibiotici non interessa nulla che vengano usati bene: interessa solo che vengono venduti. Per cui non solo permettono ma incentivano il cattivo uso degli antibiotici. Non solo a livello umano, ma per esempio a livello animale. Gli animali, in quasi tutti gli allevamenti del mondo, a partire soprattutto dagli Stati Uniti, vengono rimpinzati con antibiotici che cesseranno di essere efficaci nel giro di pochi anni. Questo è un problema immenso collegato all’altro elemento che dicevamo, dei mercati e delle catene alimentari che sono ridotte in uno stato insostenibile, dove nascono continuamente batteri e virus che possono dare problemi immensi.


Se poi allarghiamo lo sguardo, dimentichiamo spesso che stiamo alterando l’intera ecosfera. Non è solo l’atmosfera, la cui composizione molecolare è già alterata da decenni. Noi viviamo respirando benzene, benzo-antracene, idrocarburi poliaromatici, particolato ultrafine e metalli pesanti dalla nascita. Addirittura queste sostanze raggiungono il feto e de-programmano il suo epigenoma. Questo lo sappiamo e non facciamo nulla.



Si parla tanto di cambiamenti climatici, altro problema drammatico, e non si fa nulla per evitarlo. Ma i cambiamenti biologici e soprattutto microbiologici sono ancora più drammatici e nessuna ne parla. Noi stiamo alterando l’intera biosfera, e la biosfera è composta per l’80% da microorganismi. Noi siamo una pulce nell’ambito dell’ecosfera terrestre, eppure abbiamo noi il dominio di tutto e stiamo stravolgendo tutto. Pur essendo una minima parte di questa sistema, che da miliardi di anni ha equilibri complessi e delicati, noi lo stiamo completamente stravolgendo. Nei prossimi anni tutto questo verrà all’attenzione di chi governa questo pianeta. Dobbiamo sperare che a livello politico, a livello finanziario e a livello di grandi istituzioni che possono fare la differenza ci sarà un minimo di consapevolezza perché altrimenti non so bene quello che sarà il futuro nostro e dei nostri figli. Questo è il punto. Non è vero che questo virus è stato bravo e buono e lo dobbiamo ringraziare, però ci ha costretto a fermarci e ha dato un segnale di quello che una crisi biologica può significare, e appunto di questo non si parla mai. Si parla di crisi sociale, di crisi politica, di crisi economica, di crisi ambientale, di crisi climatica. Ma abbiamo la percezione che il vero dramma è la crisi biologica? È forse la prima volta che tutti sono costretti a confrontarsi con qualcosa di simile: questo è quello che possiamo dire in questo momento. Come (re)agiremo sinceramente non lo so.

ERNESTO BURGIO......Lo svilupparsi della pandemia pone alla comunità scientifica una sfida senza precedenti nella storia recente. Cosa è ragionevole attendersi nel breve e nel medio termine? Quali strategie possiamo oggi mettere in campo per contrastare l’epidemia, in Italia e all’estero? La sorveglianza attiva, oltre all’isolamento sociale, e la mappatura degli asintomatici positivi potrebbe dare un contributo decisivo per invertire la rotta degli attuali numeri? Proviamo a cercare e a confrontare risposte e soluzioni insieme al dottor Ernesto Burgio.

Video-conferenza del 04.04.2020 - Pandora TV



07 aprile 2020

Dieci richieste per ricostruire il mondo dopo la pandemia

Tratto da STOP TTIP

Dieci richieste (più una) per ricostruire il mondo dopo la pandemia




Oltre 60 organizzazioni lanciano un messaggio alla vigilia dell’Eurogruppo: dalla crisi non si esce con gli eurobond, ma mettendo in discussione il paradigma che l’ha generata

Scarica e leggi l’appello integrale

La pandemia sta mostrando la fragilità delle nostre società, delle forme di economia e democrazia. Di fronte a questa evidenza solare non è possibile accettare che le proposte avanzate da istituzioni, parte del mondo scientifico e universitario e delle imprese, tentino di riportarci al fallimentare schema precedente.
Per questo, più di 60 organizzazioni e movimenti della società civile hanno voluto lanciare un messaggio oggi, alla vigilia del vertice dell’Eurogruppo che dovrebbe decidere il futuro prossimo del nostro paese e dell’Europa.
Le ricette sul tavolo sono insoddisfacenti, perché dimostrano una drammatica coerenza con il pensiero che ha generato questa crisi planetaria. Una crisi non disgiunta dall’emergenza ecologica o dal collasso sociale, ma che ne rappresenta un altro volto. Per essere efficace, la risposta deve andare alla radice del problema, prendendo di petto i fattori che rendono le nostre società così vulnerabili e diseguali.
“Noi chiediamo che i flussi economici mobilitati in queste ore e nel futuro siano sottoposti a rigorose e partecipate valutazioni d’impatto – si legge nell’appello – Vogliamo che inneschino e accompagnino una irrimandabile transizione ecologica, vincolando spese e investimenti al rafforzamento dei servizi pubblici essenziali, alla equa remunerazione e protezione dei lavoratori e alle produzioni non inquinanti”.
“Siamo contrari all’ennesimo salvataggio indiscriminato delle grandi imprese insostenibili a scapito delle persone e dei territori – prosegue il documento – così come non accettiamo passivamente soluzioni securitarie non bilanciate da misure altrettanto energiche di prevenzione e cura. Non tolleriamo violazioni della privacy e sospensioni dello stato di diritto sull’onda dell’emergenza”. 
Le ricette per risollevare il sistema dalla crisi del 2008 hanno esacerbato la povertà e le diseguaglianze, “ma una auspicabile e importante mobilitazione di risorse per contrastare il Coronavirus ci offre l’opportunità di cambiare strada – scrivono gli attivisti – Questa è forse l’ultima occasione per indirizzare gli sforzi verso la ricostruzione di una società equa ed ecologica, condizionando gli aiuti a profonde riforme del sistema scientifico, economico e produttivo per dotare le società di una maggiore resilienza.
L’appello lancia 11 richieste per invertire la rotta:
  1. coinvolgimento della società civile e trasparenza nell’elaborazione delle risposte alla crisi
  2. aumento dello spazio di contrattazione collettiva dei lavoratori per evitarne l’impoverimento
  3. misure innovative come il reddito di base contro povertà ed emarginazione
  4. tassazione congrua su rendite parassitarie e profitti delle imprese multinazionali
  5. ripubblicizzazione piena dei servizi essenziali come acqua, energia, trasporti, sanità e istruzione
  6. abbandono dei vincoli di spesa e di indicatori fallimentari o inadatti a stimare la performance economica dei paesi
  7. interruzione e revisione di tutti gli accordi di liberalizzazione commerciale, in atto o in fase negoziale
  8. finanziamento immediato di obiettivi più ambiziosi del Green deal, vincolando i trasferimenti economici alle imprese destinatarie di aiuti in questa fase
  9. riorientamento delle spese militari
  10. moratoria su trivellazioni e grandi opere, cancellazione dei sussidi ad esse dedicati
  11. liberazione del sistema scientifico da interessi privati e commerciali, per orientare la ricerca all’interesse pubblico
“Questi sono alcuni dei nodi da portare alla luce in un nuovo dibattito pubblico che vogliamo il più ampio e partecipato possibile – conclude il documento – Insieme possiamo fare tesoro di questa crisi, costruire una reazione decisa al cambiamento climatico, lavorare al rafforzamento delle democrazie e delle idee più progressive di cooperazione dell’umanità nella rete della vita”.

05 aprile 2020

Coronavirus. Dal Gaslini un Protocollo per la gestione dei pazienti in età perinatale, pediatrica

Eccellenze Italiane 
Tratto  da Quotidiano Sanità 

Coronavirus. Dal Gaslini un Protocollo per la gestione  dei pazienti in età perinatale, pediatrica e negli adolescenti

Mettendo a sistema i dati dei pazienti trattati presso l'ospedale pediatrico genovese e i dati che emergono dall'esperienza nel slinitrattamento degli adulti, il team multidisciplinare del Gaslini ha elaborato un protocollo primariamente dedicato alla gestione ospedaliera di eventuali casi severi, che dovessero colpire l'età pediatrica, in particolare per i soggetti più fragili come chi è sottoposto a terapie immunosoppressive, pazienti oncologici, pazienti con gravi patologie polmonari.

 IL PROTOCOLLO.

04 APR - “Un team multidisciplinare dell'IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova ha elaborato un protocollo interno per la gestione dei pazienti pediatrici affetti da COVID-19: in età perinatale, pediatrica e negli adolescenti. Da oggi è operativo al Gaslini e disponibile per la Comunità medico scientifica. Un lavoro collettivo approfondito, messo a disposizione dai professionisti dell'ospedale pediatrico genovese per neonati, bambini e adolescenti e per coloro che se ne prendono cura”, lo ha annunciato il direttore generale dell'Istituto Gaslini Paolo Petralia.

“Il Gaslini, il nostro Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico in ambito pediatrico, si conferma un’eccellenza nazionale e internazionale – afferma il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti - non solo sotto l’aspetto della diagnosi e cura ma anche nella ricerca scientifica. Il mio ringraziamento va a tutti i professionisti che hanno lavorato e collaborato per garantire le migliori cure possibili anche ai più piccoli”.

“Siamo orgogliosi della forte integrazione e della pronta e fruttuosa collaborazione clinico scientifica messa subito in atto dagli specialisti del nostro ospedale pediatrico con i colleghi nazionali e in particolare liguri, che – aggiunge la vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale - con il coordinamento di Alisa, sono tutti uniti in questo momento di grande difficoltà dovuto alla pandemia e hanno saputo fare rete mettendo a sistema dati, competenze, esperienze, per offrire a chi ne ha bisogno le cure più efficaci”.

Il Gaslini sottolinea poi che "la letteratura scientifica non fornisce al momento indicazioni chiare sulle terapie somministrabili ai pazienti affetti da COVID-19, sia nella fase di degenza sia nella fase di dimissione o di isolamento domiciliare (pazienti positivi al tampone o altamente sospetti)" e che "attualmente vengono utilizzati farmaci resi disponibili per COVID-19 al di fuori delle indicazioni terapeutiche, utilizzabili empiricamente con schemi e protocolli terapeutici suggeriti da società scientifiche ed enti regolatori, che però spesso non sono sovrapponibili".

L'isituto pediatrico rimarca inoltre che "esistono sempre maggiori evidenze che la complicanza più severa dell’infezione da COVID-19 sia legata ad una risposta esagerata dell'organismo, che determina una tempesta infiammatoria a livello polmonare".

Nel corso di queste settimane di contagio gli specialisti del Gaslini si sono coordinati con i più importanti centri di ricerca Italiani e con i diversi ospedali liguri. L’Istituto ha istituito un osservatorio permanente per monitorare in tempo reale l’andamento dei dati provenienti dalle esperienze dei trattamenti dei diversi ospedali liguri e nazionali e le evidenze emergenti ogni giorno dalla letteratura scientifica.

Unendo l'esperienza diretta con i pazienti seguiti attualmente presso il Gaslini, ad una grande esperienza nella cura delle malattie infiammatorie, gli esperti dell'ospedale pediatrico si sono confrontati con i colleghi immunologi, infettivologi, rianimatori, pneumologi e reumatologi interni all'ospedale Gaslini e con quelli operanti negli ospedali dell'adulto, fornendo la loro esperienza per bloccare il più precocemente possibile lo scatenamento di questa risposta infiammatoria, prima che essa determini un danno severo a livello polmonare.


Mettendo a sistema i dati dei pazienti trattati presso l'ospedale pediatrico genovese e i dati che emergono dall'esperienza nel trattamento degli adulti, il team multidisciplinare del Gaslini ha elaborato un protocollo primariamente dedicato alla gestione ospedaliera di eventuali casi severi, che dovessero colpire l'età pediatrica, in particolare per i soggetti più fragili come chi è sottoposto a terapie immunosoppressive, pazienti oncologici, pazienti con gravi patologie polmonari.

Riguardo alle terapie attualmente disponibili il team ha messo a punto la modalità di approccio alla terapia antinfiammatoria, ai farmaci antivirali, alla profilassi antitrombotica, e alle modalità di assistenza respiratoria in età pediatrica. Nel protocollo per quanto riguarda la terapia antinfiammatoria vengono indicate alternative terapeutiche al tocilizumab, come gli inibitori di interleuchina IL-1 (anakinra) per i quali sono già in corso sperimentazioni cliniche.

04 aprile 2020

27 marzo 2020

L'Organizzazione mondiale della sanità: "Il virus può distruggerci, restiamo uniti"

Stralcio da La Repubblica 

Nelle ultime ore gli Usa sono diventati il Paese più colpito in assoluto dal viruscon oltre 81mila contagi. Finora il coronavirus ha ucciso più di 23mila persone nel mondo, di cui due terzi in Europa. In tutto il globo sono stati ufficialmente diagnosticati 275mila casi.

L'Organizzazione mondiale della sanità: 

"Il virus può distruggerci, restiamo uniti"

 "Siamo in guerra contro un virus che minaccia di distruggerci, se glielo permettiamo". E' il messaggio del direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus rivolto ai leader del G20, riuniti oggi in videoconferenza per affrontare l'emergenza coronavirus. Il capo dell'Oms - riferisce un comunicato - ha accolto l'impegno dei leader a fare "tutto ciò che serve per vincere la pandemia" ed un invocato una lotta comune.

13 marzo 2020

Fondazione Veronesi Inquinamento atmosferico: la pandemia che non vediamo

Tratto da Fondazione Veronesi

Inquinamento atmosferico: la pandemia che non vediamo

Ogni anno quasi 9 milioni di persone nel mondo morirebbero a causa dell'aria inquinata. Oltre un anno di vita in più se si rinunciasse ai combustibili fossili

Inquinamento atmosferico: la pandemia che non vediamo
Al di là del Coronavirus, c’è un’altra pandemia che in queste settimane si nota meno, ma che nel tempo macina numeri di grande impatto. È l’inquinamento atmosferico, che ogni anno riduce l’aspettativa di vita più di quanto non facciano, prese singolarmente, altre cause frequenti di morte: dalle guerre alle malattie cardiovascolari, dal fumoall’Aids. Prendendo come esempio soltanto il 2015, l’aria inquinata sarebbe stata responsabile di quasi 9 milioni di decessi e di una riduzione media - su scala globale - di tre anni della prospettiva di vita. Una strage silenziosa, dai contorni ai più non del tutto noti. 

OGNI ANNO OLTRE 5 MILIONI DI MORTI EVITABILI

A confermare l’impatto dell’inquinamento sulla salute è uno studio condotto da un pool di ricercatori tedeschi, sotto l’egida del direttore del dipartimento di cardiologia dell’Università di Magonza, Thomas Munzel. Gli studiosi hanno inserito in un modello matematico i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (tassi e cause di mortalità per area, densità di popolazione, età, luogo di residenza) e le stime relative ai processi atmosferici che coinvolgono le sostanze sprigionate durante la produzione di energia, dal traffico o nel corso di attività agricole o industriali. In questo modo è stato possibile stimare la quota di decessi dovuti all’inquinamento: all'incirca 120 ogni 100mila abitanti. Questo il dato medio, che risulta superato però tanto in Asia (196 su 100mila) quanto in Europa (133 su 100mila abitanti). «Il lavoro dimostra che circa due terzi dei decessi prematuri sono attribuibili all’inquinamento atmosferico provocato dai combustibili fossili: comune denominatore delle diverse fonti inquinanti esaminate», ha spiegato Munzel, che ha coordinato lo studio apparso sulle colonne della rivista Cardiovascular Research. Nel complesso, si parla di 5.5 milioni di morti potenzialmente evitabili su scala globale. «Senza la combustione di gas, petrolio e carbone, l’aspettativa di vita media di ogni individuo aumenterebbe di oltre anno». 

DIVERSE LE CAUSE

Sei le categorie di patologie per le quali è stato valutato l’impatto dell’inquinamento: le infezioni respiratorie, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), il tumore del polmone, le malattie cardio e cerebrovascolari e un insieme di altre condizioni croniche (ipertensione, diabete). È sull’incidenza e il decorso di queste condizioni che si osserva maggiormente l’effetto dell’inquinamento. Senza trascurare che si parla di alcune tra le principali cause di morte al mondo, soprattutto nei Paesi occidentali. A pagare il prezzo più sono soprattutto gli anziani: nel 2015 3 decessi su 4 dovuti all’inquinamento sono stati registrati tra gli over 60. In Africa (dove l’inquinamento è considerato una minaccia per la salute alla pari dell’Aids e della malaria) e in Asia meridionale, invece, la maggiore riduzione della prospettiva di vita si osserva sui bambini. Secondo i ricercatori, le maggiori responsabilità sono da ascrivere al PM 2.5. In questa categoria rientrano sia molecole di origine naturale (erosione del suolo, incendi, dispersioni di pollini) sia composti che hanno origine dai processi di combustione e dal traffico veicolare.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

Lo studio ha come limite l'incertezza di una stima. Ma i dati sono in linea con quelli di un altro lavoro pubblicato lo scorso anno sull’European Heart Journal. In quel caso i ricercatori - tra cui anche diversi autori dell'ultimo studio - si erano soffermati sulle stime dei decessi in Europa attribuibili all'inquinamento. Nel Vecchio Continente, ogni anno, oltre 650mila persone perderebbero la vita a causa di una malattia cardiovascolare (infarto, arresto cardiaco, trombosivenosa e aritmia), di un ictus o di una malattia respiratoria.