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26 settembre 2014

NOALCARBONE BRINDISI:NIENTE FILTRI AI CAMINI DI TORCHIAROLO, ACCOLTO IL RICORSO DAL COSIGLIO DI STATO.

Tratto da No Al Carbone Brindisi

NIENTE FILTRI AI CAMINI DI TORCHIAROLO, ACCOLTO IL RICORSO.

Pubblichiamo una nota del prof. Franco Magno su quanto avvenuto in settimana, con particolare riferimento al Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di Torchiarolo. Si vedrà se sono "i caminetti" a creare l'inquinamento acuto da PM10.!!!!!!!

SULL’ AMBIENTE E SULLA SALUTE SI EVITINO PROCLAMI E FUGHE IN AVANTI. 


Quella appena trascorsa è stata una settimana intensa di impegni che hanno visto la situazione ambientale di Brindisi alla ribalta, sia nelle aule di Tribunale che, in convegni .......al centro di questa settimana è stata la centrale elettrica di Enel-Cerano ed in suo impatto sull’ambiente e sulla salute dei Cittadini ed il Comune di Torchiarolo per la presunta contaminazione del PM10 dai caminetti domestici. 

In particolare per Torchiarolo, nella giornata di ieri il Consiglio di Stato ha accolto, in favore del Comune di Torchiarolo, il ricorso in appello cautelare presentato dall’Avv. Dario Lolli, con la consulenza tecnica dello scrivente e con il quale si chiedeva la riforma della Ordinanza n. 242/2014 emessa dal TAR Puglia, sede di Lecce, che aveva rigettato la richiesta cautelare di sospensione della delibera G.R. Puglia n. 2349 del 04/12/2013 concernente l'approvazione del “Piano relativo alle misure di intervento per il risanamento della qualità dell'aria nel Comune di Torchiarolo per l'inquinamento da PM 10”.
Il Consiglio di Stato, nell’accoglie i motivi del ricorso, evidentemente ha riscontrato elementi tali da supportare le tesi di adeguamento e completamento tecnico necessarie allo stato di “contaminazione acuta” registrata dalla centralina di Via Don Minzoni a causa del superamento del limiti di concentrazione del PM10, oltre i 35 giorni/anno previsti dalla norma.
E’ un primo passo importante che interrompe la procedura del “Piano”, riduce l’arroganza di chi ha affermato che i camini sono causa di ben il 92 % della produzione di PM10 e fornisce speranza e dignità ai Cittadini di Torchiarolo che da decenni subiscono la presenza delle ricadute degli inquinanti di Cerano e dell’intero comparto industriale; è un primo passo ma è essenziale perché si completino gli studi e si definisca la verità scientifica che non può essere, anche questa, sempre a favore di ENEL. 

Come tecnico ambientale mi sforzo sempre di essere il più oggettivo possibile, senza farmi trascinare dal patos emozionale ma, francamente, è uno sforzo notevole anche se necessario ed anche se il condizionamento dei “Media” è sempre notevole, con a volte elementi fuorvianti, semplicistici e disconnessi dalla oggettività scientifica; appare opportuno evidenziare, con l’ottimismo che mi caratterizza, che si stanno facendo notevoli passi in avanti nella definizione della reale “impronta ecologica e sanitaria” che induce la centrale di Cerano in particolare ma, più in generale, tutto il comparto industriale emissivo. 
Lo studio presentato da ARPA ha il pregio di aver applicato un’innovativa tecnica di modellazione matematica finalizzata alla distribuzione delle emissioni delle centrali alimentate a carbone ma, ha anche il limite di essere solo un “modello matematico” che è funzione delle informazioni che si forniscono;
nel caso di Cerano, il limite sta nella necessità di avere dati in continuo a “bocca di camino”, analisi composizionali del carbone portato in combustione, analisi di raffronto fra la composizione del carbone e quella registrata dalle centraline, analisi dei dati rivenienti da “deposimetri” (per le particelle sottili) pubblici da porre nell’intorno vasto (di chilometri) della centrale e del nastro trasportatore del carbone, ecc.
Fa specie, però, la fretta di ARPA con la quale intende presentare la bozza della “Valutazione del Danno Sanitario” nel momento in cui le “informazioni” da fornire al modello matematico sono incomplete e necessitano di ulteriori dati scientifici. 
Se l’espressione “L’Arpa assolve l’Enel”, riportata da Quotidiano, può essere fatta ad arte per focalizzare l’attenzione e la vendita del giornale, la presentazione di una modellazione della distribuzione degli inquinanti incompleta, ha la medesima valenza. 
Di certo vi è che il Decreto AIA n. 253 del 08/06/2012, con il quale il Ministero dell’Ambiente autorizza l’esercizio della centrale Enel di Cerano, nel “Piano di Monitoraggio e Controllo” allegato e prodotto da ISPRA (30 maggio 2011), 
impone ad Enel l’istallazione, a bocca di camino, di campionatori in continuo dei microinquinanti immessi in atmosfera; ove fossero stati allocati tali campionatori in continuo ARPA avrebbe avuto ulteriori e più probanti elementi di valutazione oggettiva da inserire nel “modello matematico”.
Ove ARPA avesse avuto, per quanto imposto dal richiamato “Piano di Monitoraggio e Controllo” (cap. 2.5), la possibilità di avere i dati rivenienti dalle caratteristiche composizionali dei carboni utilizzati nella centrale, per ogni nave che scarica carbone, avrebbe avuto, così come riportato nel fax simile della scheda allegata, la possibilità di conoscere le concentrazioni degli analiti “più significativi” del carbone, quali: zolfo, cloro, fluoro, berillio, piombo, nichel, manganese, vanadio, cromo, zinco, arsenico, antimonio, selenio, cadmio e mercurio. 
ARPA avrebbe avuto la possibilità di confrontare questi analiti con quelli registrati a “bocca di camino” e quelli registrati nelle centraline di monitoraggio, definendo, più razionalmente e concretamente, gli imput del modello matematico di valutazione. 
I richiamati analiti del carbone sono, guarda caso, quasi tutti quelli che concorrono alla definizione di “contaminazione diffusa” (come definita dalla stessa ARPA) delle matrici ambientali (suolo, sottosuolo e falda freatica) che sono state caratterizzate chimicamente nell’area posta nell’intorno del nastro trasportatore e del parco carbone; quelle aree sono “contaminate” dalla perdita di “polverino di carbone” e, per definizione normativa (art. 300, comma 2 lettera d, del D.Lgs 152/2006) hanno subito un “danno ambientale” e come tali vanno bonificate.
La certezza della “contaminazione” delle matrici ambientali è fornita dalla stessa ARPA e dall’Università del Salento che, sugli analiti che hanno superato le “Concentrazioni Soglia di Contaminazione” (CSC) hanno effettuato le “Analisi di Rischio” (pagate dal Commissario Delegato per 500.000 € all’Università e 120.000 € ad ARPA – Decreto C.D 138/2008) evidenziando, fra l’altro: che l’arsenico è quello a “maggiore rischio potenziale” e, in parte è un “biodisponibile” e quindi rientra nella catena alimentare umana, che alcune colture orticole sono fortemente bioattrattive, ecc.
Le “Analisi di Rischio” hanno interessato anche il “Rischio Sanitario” individuando, fra l’altro che: vi è un rischio acuto per gli operatori all’esposizione ai suoli contaminati che impone una riduzione del lavoro a 120 g/a, vi è la necessità di effettuare adeguate prevenzioni e protezioni per chi opera sui terreni contaminati, ecc. 
Ma se vi è un rischio acuto per i lavoratori ed i produttori agricoli che limita il lavoro a 120 giorni l’anno, quale rischio hanno i residenti posti attorno al nastro ed al carbonile?
Queste “Analisi di Rischio” fatte da ARPA sono state considerate nel modello matematico predittivo? 
Infine, un ultimo elemento è necessario riportare in merito al “Particolato Sottile”che è connesso direttamente al carbone in virtù della “finezza” granulometrica che presenta e che a volte supera il 60% in peso della componente inferiore a 0,5 mm. (500 micron); dimensione alla quale molta bibliografia fa partire il così detto “Particolato”, quel materiale che può essere disperso in atmosfera (in funzione delle condizioni meteo climatiche) e che, con dimensioni anche nanometriche, può essere diffuso a decine di chilometri. 
Ebbene ENEL dichiara, nel Decreto autorizzativo AIA (cap. 4.5.2) che le “emissioni non convogliate” originano dallo scarico del carbone (Costa Morena) “un’emissione diffusa” di 29 μg/mc/giorno e dallo “stoccaggio si origina un’emissione diffusa di 145 μg/mc/g”) per un totale di 174 μg/mc/g. 
E’ una dichiarazione del Produttore e quindi è di parte e, se pur considerata valida, basta moltiplicare per 17-18 anni di funzionamento della centrale per verificare quanto “particolato sottile” è stato immesso in atmosfera ed è ricaduto sui campi e sulle abitazioni.
Questo dato è stato considerato nello studio modellistico dell’ARPA? 
In definitiva stanno sempre più migliorando gli aspetti di conoscenza delle “impronte” che l’apparato industriale di Brindisi induce sul territorio e sulle popolazioni, per cui sarebbe bene che si evitassero fughe in avanti che non producono altro che ulteriori danni e che la politica, quella seria ed a servizio della comunità, faccia sentire la sua voce ed imponga percorsi di produttività compatibili con ambiente e salute
.
Brindisi 27/09/2014 prof. Francesco Magno





26 gennaio 2014

«La salute non è né di destra né di sinistra. La salute sta avanti. E non solo per noi ma anche e soprattutto per chi verrà dopo.

Tratto da Quotidiano di Puglia 

Nicastro: sì alla revisione dell’Aia
per monitorare l’impianto dell’Enel


 «Sant’Agostino diceva che peggio di una vita senza speranza c’è solo una vita con una speranza vana. Io, qui, non sono venuto a portare speranze ma le poche certezze che possiamo dare su questo argomento. A cominciare dal fatto che le vostre istanze, che pure condividiamo, non potranno avere un’attuazione completa se non coinvolgendo le massime istituzioni, ovvero il governo nazionale, visto che in questo campo le competenze sono dello Stato».
Comincia così l’intervento in aula dell’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente Lorenzo Nicastro durante il consiglio monotematico sul polo energetico andato in scena ieri pomeriggio e durato fino a sera. ........
«L’Aia per la centrale di Cerano - ha ricordato - ha recepito le prescrizioni della Regione che chiedeva una riduzione della produzione di Co2 (in coerenza con il Pear) del 20 per cento entro il 2016. Il provvedimento contiene l’indicazione per il riesame automatico a 24 mesi dal rilascio, in modo da valutare l’installazione delle migliori tecnologie disponibili ed il rispetto dei limiti delle emissioni. A seguito di una serie di evidenze scientifiche, però, abbiamo chiesto di anticipare il riesame dell’Aia per Enel, con la speranza di mettere fine a queste criticità. Certo, il Ministero non ci ha ancora risposto ma noi lo solleciteremo. E sarà nostra cura affrontare il percorso del riesame con scrupolo e rigore, verificando la effettiva riduzione del carbone bruciato, unico modo per ridurre davvero le emissioni di Co2».


Sul progetto di A2A di bruciare Css nella centrale Brindisi Nord, l’assessore regionale alla Qualità dell’ambiente ha ricordato come la questione riguardi «impianti connessi a strategie energetiche nazionali, tanto è vero che il progetto è stato presentato al Ministero dell’Ambiente, l’unico competente per il rilascio dell’autorizzazione». 
E proprio in quest’ottica, Nicastro ha voluto richiamare l’attenzione della delegazione parlamentare pugliese (senza distinzioni di colore politico).
«La salute - ha sottolineato - non è né di destra né di sinistra. La salute sta avanti. E non solo per noi ma anche e soprattutto per chi verrà dopo.

 Questa è la sostenibilità: ricordare che Brindisi è dei nostri figli, dei nostri nipoti. Per questo ci batteremo, comunque, come abbiamo sempre fatto perché le istanze dei territori abbiano in sede nazionale la massima amplificazione possibile».....
 Qui l'articolo integrale

 
Leggi su Brindisi Sera
  BBC : Occorre cambiare rotta, Brindisi senza carbone entro il 2020.
Di assoluto rilievo l’intervento del Dott. Portaluri che ha posto l’intera comunità dinanzi alla gravissima emergenza sanitaria certificata da un impressionante sequenza di studi scientifici che negli ultimi 20 anni sono stati realizzati sullo stato di salute dei cittadini di Brindisi. Un quadro di vera e propria emergenza sanitaria spesso negato da chi non ha mai chiesto indagini epidemiologiche ed oggi replica con insensate ed incomprensibili richieste di certificazione ....

25 gennaio 2014

1) Centrale Enel della Spezia, la procura ha avviato un’inchiesta 2) WWF-Greenpeace: "PER BRINDISI BASTA CARBONE


Centrale Enel della Spezia, la procura ha avviato un’inchiesta

La Spezia - Un’inchiesta sulla centrale Enel della Spezia per verificare l’ipotesi di inquinamento sollevata dai comitati popolari che da tempo “combattono” contro la presenza dell’impianto in città è stata aperta dalla Procura della Spezia.
I magistrati vogliono approfondire l’operato della centrale di Vallegrande alla luce degli esposti presentati nei mesi scorsi dalle associazioni ambientaliste e da un comitato locale.
La centrale, che nei mesi scorsi ha ottenuto il rinnovo per altri otto anni dell’autorizzazione integrata ambientale da parte del ministero dell’Ambiente, è da anni nel mirino dei comitati ambientalisti spezzini, che contestano non solo l’ operato della stessa centrale ma anche le modalità con cui vengono eseguite le operazioni di scarico del carbone dalle navi. L’inchiesta, ancora nella sua fase embrionale, è guidata dal pubblico ministero Luca Monteverde.

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Brindisi, Consiglio su energia. WWF-Greenpeace: «Basta carbone!»

edipower - centrale brindisi nordOggi, 24 gennaio, si è riunito a in seduta straordinaria il consiglio comunale, per discutere in sessione monotematica il futuro energetico del capoluogo pugliese. Si tratta di un passaggio importante, tanto per la politica locale, quanto per quella nazionale e per l’economia del nostro Paese. Dal territorio brindisino proviene il 7-10 per cento della produzione elettrica nazionale.

e esprimono grande interesse per questa discussione (che il 31 gennaio dovrebbe trovare compimento nell’approvazione di un documento di indirizzo) e dichiarano congiuntamente: «La priorità per Brindisi, che ha rappresentato per anni un polo energetico di grande rilievo per il Paese, pagando per ciò un prezzo ambientale e sanitario molto alto, è quella di lasciarsi presto alle spalle la prospettiva del . Nell’ultimo anno, in Italia, la produzione con questa fonte è calata del 18,5 per cento, una quota enorme di generazione erosa dalla contrazione dei consumi e, soprattutto, dalla crescita delle rinnovabili.
 Nei prossimi anni è ragionevole ritenere che il risulti ancor meno competitivo.  
Nel frattempo, continuare a sostenere la produzione con questa fonte è solo garanzia di inquinamento e danni alla salute, al clima e all’economia: un modo pessimo per non promuovere ricerca e innovazione, per ostacolare la conversione dell’industria e lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali. Per convertire alla sostenibilità il sistema energetico nazionale si può e si deve cominciare anche da Brindisi, con scelte radicali e coraggiose».

Le due associazioni auspicano che il Consiglio Comunale possa adottare un piano ambizioso di trasformazione profonda del settore energetico di Brindisi. In tal senso, Greenpeace e WWF chiedono che la centrale Brindisi Nord del gruppo A2A-Edipower (foto), un impianto vetusto e inefficiente, nonché estremamente inquinante e già praticamente fermo, sia definitivamente dismessa. Inoltre, si chiede per la centrale Federico II di Enel una immediata e drastica riduzione dei volumi di consumo annuo di carbone (con un tetto di 2,5 milioni di tonnellate, già previsto da una convenzione del 1996 mai applicata) e un piano di conversione dell’impianto a gas.
Greenpeace e WWF ricordano come la centrale Enel sia già stata classificata, da uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, come l’impianto industriale più inquinante d’Italia (per inquinamento atmosferico). 
 Diverse ricerche mediche, anche di natura epidemiologica, convergano nel rilevare a Brindisi vistose anomalie nell’incidenza di alcune patologie, specie per quanto riguarda le malformazioni neonatali, correlate a inquinanti che potrebbero essere generati dalla combustione del carbone.

11 febbraio 2013

PD La domanda che ci facciamo è la seguente: che cosa capiterà tra qualche anno?

 Tratto da Stato Quotidiano
PD: su Enplus Savino ha sbagliato. I responsi del GIP

Foggia – “MENTRE Savino osannava EnPlus, i magistrati la condannavano per disastro ambientale”. E’ quanto dicono in una nota i referenti del Pd di San Severo.
“E’ successo nel 2011, verso la fine dell’anno, nel periodo in cui il nostro sindaco ci convingeva della bontà delle azioni fatte da EnPlus sul nostro territorio, dandoci una bella e fiammante centrale termoelettrica e che spingeva il Consiglio Comunale ad affrettarsi a firmare un accordo con l’azienda per mettere una pietra tombale sopra il più vergognoso scandalo ambientale degli ultimi vent’anni qui a San Severo”. “Ci piace ricordare, qui, che la centrale, che si trova in contrada Ratino, è stata fortemente voluta dal sindaco Giuliani che, con la sua maggioranza, ha avviato le procedure per i permessi di costruzione della centrale”.



“Ricordiamo anche le lotte serrate che ne sono seguite da parte dei cittadini e dell’opposizione in consiglio comunale che è riuscita a fermare i lavori per molti anni, fino a che, con una serie di escamotage non proprio limpidi, fra cambi di proprietà e cavilli non si sa fino a che punto legali, la centrale, non solo veniva realizzata nonostante la ferma opposizione dei sanseveresi e di tutti i cittadini dell’Alto Tavoliere, ma ha iniziato a produrre nonostante non avesse ancora i permessi per farlo”.
“Guarda caso, proprio nei giorni in cui si consumava l’ennesimo schiaffo ai sanseveresi con l’accordo fatto da Savino, il GIP di Foggia riteneva che ci fossero dei reati di cui imputare e condannare l’amministratore delelgato dell’azienda.  

Tant’è che, apprendiamo, che il responsabile dell’Alpiq per gli impianti in Italia, nel procedimento penale 10703/11 RGPM – n.9128/11 R.G. G.I.P., è stato condannato per i reati commessi che riguardano gli artt. 81 comma 2 e 279 comma 2 del D.lg 152/06 riguardante la materia ambientale.

In particolare i due articoli fanno riferimento ad emissioni di polveri sottili oltre i limiti consentiti senza autorizzazione e inquinamento di acque superficiali a seguito di dette emissioni con, si legge, ‘concreto pericolo per la salute pubblica‘”.
“A questo decreto di condanna, c’è stata un’opposizione per cui il GIP di Foggia ha disposto la citazione in giudizio del suddetto amministratore presso la sezione staccata di San Severo nell’udienza del 6 febbraio scorso. A questo punto, Savino, non potendo nascondere la polvere sotto il tappeto che fa? Il 22 gennaio scorso lui e la sua giunta, a voti unanimi, delibera (n. 14) di costituirsi parte civile all’interno del procedimento perchè, si legge testualmente:
• nel procedimento penale de quo, il cui atto si allega alla presente proposta per formarne parte integrante e sostanziale, l’Amministrazione Comunale di San Severo è parte offesa, poiché la condotta contravvenzionale contestata (superamento dei livelli di polveri sottili nell’aria) ha comportato la compromissione della qualità dell’aria e della salubrità della stessa e dunque ha, di fatto, arrecato danno alla salute dei cittadini;
• al fine di tutelare i diritti e gli interessi dell’Amministrazione Comunale, nelle competenti sedi giudiziarie, occorre affidare specifico incarico legale, allo scopo di procedere alla costituzione di parte civile nel procedimento penale sopra indicato”.

“Dobbiamo ringraziare Savino per la solerzia con cui ha provveduto a tutelare la salute dei propri cittadini, però non possiamo che sottolineare la benedizione in pompa magna e la strenua difesa in Consiglio Comunale della convenzione che ha consegnato la salute dei sanseveresi per un piatto di lenticchie avariate. E’ vero che un ravvedimento, anche se postumo, va considerato positivo, ma ci viene il dubbio che questo sia stato un processo ‘forzato’ da qualcuno che ha consigliato il sindaco per non farlo sembrare troppo ‘di parte’ e, comunque, visto che prima o poi questa brutta faccenda sarebbe stata resa pubblica forse conveniva intervenire a difesa della cittadinanza, così tanto per potersi, successivamente, giustificare politicamente. .....”.


“A noi non resta che registrare che dopo appena due anni dalla messa in funzione della centrale termoelettrica già siamo partiti con il piede sbagliato dal punto di vista ambientale (ma del resto lo abbiamo sempre detto senza aspettare la verifica empirica). E’ vero che sul sito del comune sono pubblicati con cadenza settimanale i risultati delle rilevazioni ambientali, ma la lettura risulta abbastanza ostica per i cittadini che avrebbero bisogno di numeri più facili da leggere per capire come stanno andando le cose. Ma dobbiamo anche dire, ad onor del vero, che non è possibile fidarsi di dati emessi da chi gestisce l’impianto visto i trascorsi e la condanna di cui parliamo sopra.


La domanda che ci facciamo è la seguente: che cosa capiterà tra qualche anno?

  Se già adesso che l’impianto è nuovo manifesta dei problemi di carattere ambientale, che cosa dobbiamo aspettarci fra una ventina d’anni? Avremo gli stessi problemi di Cerano (Br) dove la centrale a carbone, proprio in questi giorni, è stata fermata perchè sta inquinando irrimediabilmente le campagne circostanti a causa della cattiva manutenzione del nastro trasportatore che porta il carbone dal porto di Brindisi alla centrale?”.

“Ci sarà anche da noi una forte incidenza di tumori nei bambini come a Cerano e a Taranto? Dobbiamo aspettare che succeda l’irrimediabile prima di correre ai ripari? I cittadini di San Severo devono essere informati meglio dall’Amministrazione di Savino che non può continuare a nascondere la testa come gli struzzi sperando che nessuno se ne accorga”, terminano i referenti del Partito Democratico – San Severo.

Immagine tratta da facebook:Passeggino Rosso

09 giugno 2012

Sisma in Emilia e stoccaggi. Oltre a Rivara l’anidride carbonica di Cortemaggiore

Tratto da Blogeko

Sisma in Emilia e stoccaggi. Oltre a Rivara l’anidride carbonica di Cortemaggiore.

Non c’è solo lo stoccaggio sotterraneo di gas a Rivara (Modena) di cui tanto si è parlato in relazione ai terremoti in Emilia Romagna e più o meno in tutto il Nord Italia: stanotte è toccato a Pordenone.
E’ il caso di spendere qualche parola a proposito dello stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica a Cortemaggiore, provincia di Piacenza.
Lo sapete: il ministro dell’Ambiente, Clini, ha bloccato l’iter verso stoccaggio del gas a Rivara perchè “l’evento sismico evidentemente ha cambiato i termini di riferimento”.
Io non sono un geologo. Però mi sentirei più tranquilla se anche lo stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica in Emilia venisse nuovamente valutato nell’ambito dei termini di riferimento” dischiusi dall’ “evento sismico“: in caso di fuga nell’atmosfera, l’anidride carbonica è letale ad una concentrazione attorno al 5%.
Poche settimane prima del terremoto è stato invece firmato il protocollo d’intesa che dà il via libera al progetto di Cortemaggiore.
Dal punto di vista ambientale (non sto parlando di eventuali rischi legati a un terremoto) si tratta, secondo me, di un progetto, come dire?, ampiamente criticabile.
In due parole. L’anidride carbonica è il gas responsabile dell’effetto serra ed entra nell’atmosfera in seguito all’uso di combustibili fossili: gas, petrolio e soprattutto carbone.
Dalla centrale termoelettrica a carbone di Brindisi escono ogni anno 13 milioni di tonnellate di anidride carbonica. 
 Vi è stato installato un impianto che ne tratterà 8.000 tonnellate all’anno, impedendo che entrino nell’atmosfera: lo 0,615%, al modico costo di quasi 7 milioni di euro all’anno per tre anni (progetto triennale del costo complessivo di 20 milioni). Si tratta di soldi europei. Soldi pubblici. Soldi di noi contribuenti.
Queste 8.000 tonnellate annue di anidride carbonica verranno liquefatte, immesse in autocisterne, portate fino a Cortemaggiore ed iniettate in un pozzo esausto di metano.
Gli entusiasti sostengono che i costi sono elevati solo perchè si tratta di un progetto pilota.  
Gli scettici – che sarebbero poi scienziatidicono che il problema è il medesimo delle scorie nucleari: trovare un luogo stagno, sicuro e a prova di terremoto da cui l’anidride carbonica non riesca a fuggire per omnia secula seculorum.
Una famosa fuga di anidride carbonica fu quella dal lago Nyos, in Camerun, nel 1986. Se n’era formata una “bolla” nel sottosuolo per cause naturali e per cause naturali uscì, provocando la morte di quanti abitavano nei villaggi circostanti.
Non sono un geologo, ripeto. Ma un’occhiatina anche ai “nuovi termini di riferimento” dischiusi dallo “scenario sismico” per Cortemaggiore…

Dal sito della Regione Emilia Romagna il via allo stoccaggio di anidride carbonica a Cortemaggiore

Leggi  lo stop al progetto

25 gennaio 2012

Lünen è troppo inquinante, lo ha stabilito corte tedesca

 Tratto da tio.ch
TICINO / GERMANIA
Lünen è troppo inquinante, lo ha stabilito corte tedesca





BELLINZONA - "Il Consiglio di Stato è al corrente della sentenza del tribunale amministrativo di Münster del 2 dicembre scorso?". E' questa la prima delle due domande rivolte dal gruppo parlamentare dei Verdi al Consiglio di Stato inerente alla sentenza dell'alta corte amministrativa di Münster che ha ritenuto illegale la licenza della centrale di Lünen. Il progetto non rispetterebbe le normative in materia di immissioni di sostanze inquinati".

"Pur non essendo un blocco totale della centrale di Lünen - si legge nel documento inoltrato al Consiglio di Stato - è chiaro che la revoce della licenza obbligherà la TRIANEL a correggere i propri progetti. E' fuori dubbio che questo porterà a maggiori costi, e non è da escludere che si ritarderanno anche i tempi di messa in funzione della centrale".


Un'altra notizia che preoccupa sul futuro della politica energetica ticinese è l'annuncio della BKW del 24 gennaio di perdite finanziarie importanti per l'anno contabile 2011. "Le perdite - si legge - sono da ricondurre ad accantonamenti supplementari necessari a seguito della correzione al ribasso delle aspettative di guadagno di tre centrali termoelettriche ad energie fossili. Una delle centrali in oggetto è una centrale a carbone in Germania, più precisamente a Wilhelmshaven. Questa centrale ha subito importanti ritardi nella costruzione e sorpassi di spesa, che ridurranno la redditività dell’investimento. La BKW prevede addirittura che il costo dell’energia proveniente da questa centrale sarà addirittura più elevato del prezzo di mercato".

Leggi anche : Lunen:ci sono Novita?

Riportiamo una frase 
La corte amministrativa di Münster che ha ritenuto illegale la licenza della centrale di Lünen. Il progetto non rispetterebbe le normative in materia di immissioni di sostanze inquinati".
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Rileggetevi il nostro post del  18 novembre

Tratto da La Repubblica

Centrale Enel, i tecnici della procura
"Sui terreni le polveri di carbone"

I risultati della perizia confermano la contaminazione dovuta alle ceneri disperse dal nastro trasportatore scoperto, che arrivano fin dentro le case. Dal 2007, a 60 aziende agricole è stato impedito di coltivare i 400 ettari di terreno attorno alla centrale. Dodici gli indagati

di SONIA GIOIA
Sono state le polveri di carbone della centrale disperse dai venti a contaminare i terreni di Cerano, a portare la cenere fin dentro le case, a far sì che i livelli di inquinamento fossero ben superiori a quelli dovuti al traffico. Lo dice il consulente della procura di Brindisi che indaga sulla dispersione di polveri di carbone intorno al nastro trasportatore e al deposito-carbonile, entrambi scoperti, della centrale Enel Federico II. Un'inchiesta arriva ormai al capolinea e partita dall'esposto degli agricoltori e delle associazioni ambientaliste brindisine, che chiedevano alla magistratura di accertare le cause dell'inquinamento.


Sarebbe la centrale elettrica, almeno secondo il consulente della procura, la fonte principale di contaminazione dei terreni sui quali un tempo germogliavano i frutti più generosi dell'agricoltura, prima che su sollecitazione del ministero dell'Ambiente l'ex sindaco di Brindisi vietasse categoricamente con una ordinanza del 28 giugno 2007 ogni forma di coltivazione, oltre che la distruzione dei frutti della terra: carciofi, uva, ma anche olive. La decisione del sindaco, che ha azzerato ogni forma di sostentamento per circa 60 aziende agricole, arrivò dopo che l'area era stata dichiarata Sito di interesse nazionale, e dopo che la caratterizzazione affidata a Sviluppo Italia aveva registrato una concentrazione di metalli pericolosa per l'ambiente e la salute pubblica.


Oggi i risultati delle analisi confermano i sospetti degli agricoltori. Lapidarie le conclusioni del consulente tecnico Claudio Minoia, direttore del laboratorio di misure ambientali e tossicologiche della Fondazione Maugeri di Pavia, nonché responsabile della scuola di specializzazione in Medicina del Lavoro dell'ateneo pavese. Scrive il perito incaricato dai pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Cristina Fasano: "In conclusione, si ritiene che in aree prospicienti la centrale si siano determinate, anche se non con carattere di continuità ma piuttosto come diretta conseguenza di fenomeni eolici, dispersioni significative di polveri di carbone dal deposito carbonile. 
Gli effetti di tali eventi, protratti nel tempo, hanno contribuito a elevare i livelli aerodispersi di elementi in traccia a valori diversi da quelli normalmente rilevabili in aree urbane caratterizzate da elevata densità di traffico veicolare, nonché a produrre direttamente o indirettamente una contaminazione indoor presso le abitazioni dei soggetti residenti in aree prospicienti la centrale.
All'alba del deposito della perizia, non si è fatta attendere la presa di posizione dei "No al carbone" il movimento a difesa dell'ambiente .....
Leggi tutto

 Tratto da Brundisium
"No al Carbone "sulla dispersione di polveri a Cerano


COMUNICATO STAMPA NO AL CARBONE 

Abbiamo appreso dalla stampa che con il deposito della consulenza tecnica del Prof. Claudio Minoia si può quasi considerare conclusa l’indagine sulla dispersioni delle polveri di carbone intorno la centrale di Cerano.
Da tale perizia sembrerebbe evidenziarsi un quadro drammatico. Nei campionamenti effettuati in prossimità delle abitazioni di cittadini autori dell’esposto si sono riscontrate “dispersioni significative di polveri di carbone dal deposito carbonile“ inoltre il Prof. Minoia rileva che “ la polvere di carbone con tutti i metalli pesanti che la caratterizzano influenza la contaminazione superficiale di frutti e colture vegetali.” E che “tale contaminazione ha sicuramente rappresentato la via prevalente di contaminazione delle aree prospicienti “.
Come No al Carbone anche noi avevamo presentato un esposto in Procura nel dicembre del 2009 chiedendo alla Procura di accertare le cause e le responsabilità per l’inquinamento dei terreni intorno al nastro trasportatore della centrale di Cerano. Inquinamento che aveva indotto nel 2007 il Sindaco Mennitti ad emettere una ordinanza sindacale per inibire la coltivazione in tali terreni.
Oggi arrivano le prime risposte che sembrano confermare ciò che il buon senso avrebbe indotto tutti a pensare. Può un gigantesco carbonile scoperto, in grado di stoccare centinaia di migliaia di tonnellate di carbone, esposto quindi ai venti che con notevole frequenza spazzano le nostre terre, non inquinare rilasciando polveri di carbone estremamente pericolose per la salute?
A questa semplice domanda non hanno mai voluto rispondere né i politici né i sindacati che spesso vediamo genuflessi dinanzi alle esigenze del padrone. Avevamo chiesto all’ex Sindaco Mennitti se come primo responsabile della salute dei brindisini, dopo aver emesso la citata ordinanza, per motivi cautelativi non sarebbe stato giusto sequestrare il carbonile di Cerano. Ne ottenemmo un secco rifiuto.
Chiediamo oggi a Vendola, Ferrarese e Pezzuto ma di fronte a tali notizie cosa pensate di fare? Vogliamo ancora raccontare le favolette ai brindisini?
Noi le idee le abbiamo chiare; pensiamo che questo territorio e la nostra salute meritino il rispetto che non hanno mai avuto. Dopo oltre trent’anni di carbone si ponga fine a questo scempio.
Si chiuda la centrale Edipower con il passaggio del personale all’Enel come previsto dagli accordi più volte presi. Si attui una immediata riduzione del consumo del carbone a Brindisi, si proceda alla conversione entro tre anni della centrale di cerano a gas e si sequestri il carbonile scoperto con l’obbligo nel frattempo come per l’Edipower di rifornirsi di carbone direttamente senza sito di stoccaggio.
Alla Magistratura chiediamo di accertare le responsabilità e punire i colpevoli, Brindisi aspetta da anni giustizia.

20 novembre 2010

"Diritto al LAVORO, diritto alla SALUTE"


Diritto al LAVORO, diritto alla SALUTE
di Francesco Liuti

No al Carbone Magazine

Articoli tratti della Costituzione della Repubblica Italiana:
Art. 4 - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Art. 32 - La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

Da qualche giorno la nostra città è stata scossa da un terremoto giudiziario, con epicentro le stanze della Procura e con effetti tellurici sugli stabilimenti del Petrolchimico. E’ stato emesso un mandato di sequestro temporaneo sulle “torce” del polo chimico, che avrebbero dovuto avere funzione di sfiato in caso di emergenza nell’impianto mentre venivano periodicamente utilizzate come termo-distruttori di rifiuti gassosi dei cicli chimici.

La notizia merita attenzione perché porta alla luce, proprio quello che da anni tanti cittadini stanno richiedendo a voce sempre più alta: una continua AZIONE di VIGILANZA e CONTROLLO sull’operato di questi grossi insediamenti industriali, che producono da decenni sul nostro territorio e che in barba a qualsiasi norma legislativa commettono reati ambientali spacciandoli per regolari procedure industriali.

Partendo dal presupposto che questa notizia non è stata una vittoria per nessuno, ma semmai la conferma dell’ennesima sconfitta per la salvaguardia del nostro territorio, l’effetto che più stupisce è stata la reazione generale di molti, i quali non si sono scagliati (come sarebbe stato normale attendersi) contro i dirigenti degli stabilimenti, colpevoli di aver avvelenato in modo indisturbato per anni l’aria che respiriamo ogni giorno e quindi la popolazione dell’intera provincia, ma invece hanno puntato il dito contro quei cittadini coraggiosi, che da tempo segnalavano con le loro denunce circostanziate queste barbarie ambientali, accusandoli di voler mandare a casa i lavoratori dell’impianto.
Ora la riflessione è d’obbligo: da questa vicenda pretendiamo che non ci sia nessuna problematica occupazionale, ma pretendiamo anche con la stessa forza che venga rispettato il territorio su cui questi insediamenti si sono stabiliti.
Dobbiamo entrare nella logica che queste compagnie non devono essere viste come premurose benefattrici , ma come aziende che stanno traendo massimo profitto dalla posizione strategica della nostra città e
che devono essere obbligate ad agire in totale rispetto dell’ambiente su cui sono situate, rispettando la salute dei cittadini che vivono nelle aree limitrofe e che in questa terra hanno deciso di viverci e crescere i propri figli.
Si deve perdere quel senso di sudditanza e prostrazione che si ha nei confronti di questi colossi industriali, semmai dovremmo arrabbiarci per quanta devastazione ambientale hanno recato, ma quello è un altro capitolo della storia.
Oggi si deve chiedere che queste aziende spendano parte dei loro grandi profitti, non in operette di intrattenimento e concertini vari, ma in seri investimenti di tutela e rispetto del territorio, continuando allo stesso tempo a fornire occupazione nel massimo delle proprie possibilità, perché rispetto ai danni creati sulla nostra terra, l’occupazione di poche centinaia di unità lavorative è ancora ben poca cosa.
Il nostro territorio deve ribadire quindi il sacrosanto DIRITTO AL LAVORO, ma strettamente legato al DIRITTO ALLA SALUTE, in quanto due elementi fondamentali e imprescindibili.
Vai direttamente al Sito di" NOALCARBONE DI BRINDISI" PER LEGGERE l' intero NAC MAGAZINE scaricabile sul fondo del loro blog.
www.noalcarbonebrindisi.blogspot.com
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Sempre tratto da" Nac Magazine n°2" di "NOALCARBONE BRINDISI"
stralciamo la parte finale dell' articolo
Brindisi sotto sequestro

Dopo il carbonile Edipower nel 2005 e l'area destinata al Rigassificatore nel 2007, la magistratura mette i sigilli alle torce del Petrolchimico.
Ora occhi puntati sul carbonile Enel

...........Altro sequestro da record quello apposto all’enorme “carbonile scoperto”(immaginate quattro campi di calcio messi insieme), di pertinenza e proprietà della Società EDIPOWER (ex Centrale ENEL BR NORD), in cui venivano stoccate, appunto “a cielo aperto”, enormi quantità di carbone destinato alla combustione nella loro “Centrale Termoelettrica” realizzata, oltre quarant’anni or sono, nel Porto di Brindisi in adiacenza a “Fiume Grande” (“Rio Grande”, per qualche storico nostalgico). Camera con vista sul “Castello Alfonsino”. Potenza massima complessiva : ... oltre 1000 Megawatt...

... Nell’ultimo Febbraio inoltre, migliaia di cittadini di Brindisi (le cui firme sono state facilmente raccolte su iniziativa del Movimento NO AL CARBONE),hanno presentato alla “amata Procura” un esposto per l’accertamento di eventuali danni ambientali e violazione delle leggi relative, anche nei confronti della Società ENEL BRINDISI SUD, titolare e proprietaria della“Centrale Termoelettrica a Carbone Federico II” di Cerano, che con i suoi 270 Ettari di estensione (più grande del centro storico), è tra le più grandi e potenti d’Europa.
Potenza 2640 Megawatt: …circa il 15% della produzione nazionale.

L’annesso “carbonile scoperto” di pertinenza, esteso circa come sei campi di calcio insieme, stocca il carbone in arrivo dall’ interminabile “nastro trasportatore” (12 Km. di lunghezza), costruito nelle campagne brindisine parallelamente al mare, e somigliante, per chi non l’avesse mai visto, ad una strada semi-interrata a doppia corsia. Parte dal nostro Porto, in cui, il combustibile, arriva con grandi Navi Carboniere nere e rosse che vi sostano quasi ininterrottamente. L’Azienda, di Stato fino a qualche anno fà, è nota a tutti i brindisini per il gentile sussidio al nostro Basket (nostro solo perchè si gioca quì), ed è corresponsabile di una Ordinanza Sindacale cautelativa che vieta, lungo tutto il nastro trasportatore carbone, qualsivoglia coltivazione agricola nella fascia di mt.500. Moltiplicare per 12.000 metri per ottenere i metri quadri di campagne incriminate.
... Ricapitolando, e riflettendoci su, a voler fare i matematici e quantificare gli Ettari di territorio sequestrati, viene proprio da pensare ad una piccola umile cittadina interamente posta sotto sequestro.

Che cosa sta succedendo quindi? Qual’è il problema? Dove stiamo sbagliando?

Esprimerlo con parole sarebbe “da Impresa”.
Ma immaginarlo è estremamente facile, considerati i casini che noi uomini, storicamente, siamo capaci di combinare per accrescere interessi soggettivi.
Una cosa è certa, che se non ci pensa la Procura a tutelare il “diritto alla salute” degli abitanti di Brindisi, pare non farlo concretamente nessun altro.
Personalmente, sono mortificato per tutte le situazioni di difficoltà lavorative venutesi a creare.
Indistintamente. In quanto coinvolgono miei compaesani, conoscenti ed amici, che apprezzo moltissimo per il lavoro che con sacrificio svolgono e stimo per le famiglie che accudiscono.
Ma il risultato di un comportamento generale, che da sempre ha teso verso la tutela dell’interesse delle grandi Aziende prima di quello del territorio e dell’ambiente in cui “siamo”, è ciò che abbiamo sotto gli occhi:
...tutto sotto sequestro.
Con grandi Imprese che a lungo andare finiscono inevitabilmente per immiserire territori, ed operai e lavoratori che rischiano di perdere il lavoro. O lo hanno già perso.
Il risultato dei nostri comportamenti è un luogo devastato al collasso, in cui, la gente, a vivere, non ce la fa più.
...Non c’è niente, quindi, di cui essere contenti.
L’unico conforto di cui possiamo godere è, per assurdo,
quello di iniziare a sentire la nostra salute e quella dei nostri figli più al sicuro.
Ed è per questo, prima d’ogni cosa, che noi tutti dobbiamo batterci ed impegnarci seriamente, senza fare guerre tra poveri Cristo prendendocela come stolti l’uno contro l’altro.
Perchè non serve a nulla un posto di lavoro...
ad una vita che muore.
Pierpaolo Petrosillo

25 settembre 2010

Basta favole: dopo la Favola del Carbone Pulito arriva quella del CDR Pulito. Bruciato in Centrale.........

Tratto da noalcarbone
Basta favole:

dopo la Favola del Carbone Pulito arriva quella del CDR Pulito.

Bruciato in Centrale........
.
Vendola , rispondendo ad una domanda di un giornalista sul possibile uso del CDR nell’impianto di Cerano, ci fa sapere che in Puglia ormai si produce un Combustibile da Rifiuti di alta qualità e che se bruciato ad oltre 1000 C non inquina, al contrario dei rifiuti tal quali.
Noi diciamo al Presidente Vendola che non siamo d’accordo, che dopo la favola del carbone pulito non intendiamo ascoltare la favola del CDR pulito e non inquinante. Si informi il Presidente Vendola,
esiste una sterminata letteratura scientifica circa gli effetti nefasti sull’ambiente e la salute dei cittadini provocati dalla combustione dei rifiuti.
Noi chiediamo una drastica riduzione del carbone bruciato a Brindisi , subito il 30 % in meno ed una riconversione a metano entro il 2017 della centrale di Cerano, così come chiediamo la chiusura dell’Edipower un impianto vecchio ed insostenibile a poche centinaia di metri dall’abitato.
Vogliamo uscire dall’incubo del carbone ma non vogliamo assolutamente sostituire al carbone il CDR .

Perchè non si dice a chi giova bruciare il CDR a Cerano?
(E NON SOLO A CERANO.........)
Di Francesco Magno

L’intervento del Presidente Vendola alla festa di “Sviluppo e Lavoro” ha lasciato evidenti perplessità in merito alla combustione del CDR nella centrale dell’Enel Federico II ; infatti ritengo di dovermi soffermare su 3 riferimenti specifici, per i quali è bene che il Presidente e/o i suoi tecnici diano chiarimenti, quali: il riferimento al CDR-Q ( di qualità), il riferimento al principio comunitario delle 3R (Recupero, Riciclo, Riuso) ed alla “efficienza energetica” della centrale.
di Francesco Magno geologo-consulente ambientale

Tratto da noalcarbone

Il potere degli inceneritori.

Di Maurizio Portaluri
Mentre leggo le esternazioni del Presidente della Regione Puglia sulla innocuità del CDR bruciato negli inceneritori e quindi di quello che si brucerà nella centrale di Cerano, un medico oncologo di Forlì, membro dell'ISDE, la Società Internazionale dei Medici per l'Ambiente, richiama l'attenzione dei suoi lettori, e quindi anche nostra, su un studio epidemiologico di recente pubblicato (Occup Environ Med 2010; 67, 493-499), condotto in Francia e riguardante l’insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di rifiuti.
“Lo studio – dice la Gentilini - ha identificato 304 casi di malformazioni di questo tipo diagnosticate nel periodo 2001- 2003 nel sud est della Francia ove sono attivi 21 inceneritori ed ha evidenziato, entro 10 km dalla fonte ed in base all’esposizione a diossine calcolata su un modello di ricaduta, un rischio di insorgenza di malformazioni variabile da tre a quasi sei volte l’atteso.“....
Comunque, sempre dallo studio di Coriano si documenta, nel livello di esposizione submassimale e nelle sole donne, un aumento di ricoveri per: malattie renali (oltre il 200% ) infarto, infezioni respiratorie, scompenso cardiaco ed un aumento di morte per tumori (stomaco, colon retto, polmone, sarcomi, linfoma di Hodgkin, vescica, cervello, leucemie) e, complessivamente, nell'intera area esaminata si sono contati ben 116 decessi oltre l'atteso fra le donne nei 13 anni presi in esame e nel raggio di soli 3.5 km.
Tutto ciò non deve stupire se si pensa che nelle emissioni di questi impianti, nonostante l’utilizzo di tecnologie adeguate, sono comunque presenti inquinanti di ogni specie (dal particolato, ai metalli pesanti, alle diossine): i veleni rimangono tali anche alzando i camini o aumentando la velocità di espulsione dei fumi.

E di veleni ne abbiamo già troppi!

“Tuttavia – ricorda l'oncologa romagnola - ancor più interessante dello studio stesso, è l’editoriale che compare nella rivista in cui questo è stato pubblicato ed in cui
il Prof David Kriebel dell’Università del Massachuset afferma ciò che ormai da anni in tanti andiamo dicendo e cioè che questi impianti, oltre che immettere fumi in atmosfera, producono ceneri tossiche che da qualche parte vanno collocate, contribuiscono al riscaldamento globale e, soprattutto, ostacolano il diffondersi di pratiche molto più virtuose quali la riduzione, il recupero/riciclo perché “una volta che questi impianti costosissimi sono stati costruiti , i gestori vogliono avere garantita una sorgente continua di rifiuti per alimentarli”.