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06 agosto 2015

I civitavecchiesi lo sperano, i grandi del mondo lo scrivono :Dal Papa a Obama la forza per dire addio al carbone

Tratto da Ideanews24
Dal Papa a Obama la forza per dire addio al carbone 
I civitavecchiesi lo sperano, i grandi del mondo lo scrivono e lo annunciano con prese di posizione che fanno tremare anche le lobby più potenti. Sì, perché ora in prima fila contro l’utilizzo dei combustibili fossili, carbone in primis, ci sono nientedimeno che Papa Francesco, con la sua rivoluzionaria enciclica verde “Laudato si”, e Barak Obama, primo presidente nero d’America, che ha lanciato il suo monito per un pianeta più a misura d’uomo, dando anche un obiettivo concreto: «Ridurre del 32% entro il 2030 le emissioni di diossido di carbonio rispetto a dieci anni fa».

Due testamenti etico-politici, quelli di Papa Francesco e Barak Obama, fondamentali soprattutto per lo spessore dei personaggi. È proprio il caso di dire, almeno per quanto riguarda il Pontefice, che stavolta la predica viene da un pulpito attendibile e coerente. Bergoglio e Obama probabilmente non sanno che a Civitavecchia è in esercizio da ormai 6/7 anni una centrale a “carbone pulito”, ossimoro brillantemente coniato dall’Enel per rendere più digeribile, ai tempi, il suo progetto. E il Papa e il presidente Usa non sanno neppure che, in base all’ultima Aia (Autorizzazione integrata ambientale), quest’impianto dovrà restare in funzione fino al 2034, quattro anni oltre la data indicata da Obama per abbattere le emissioni inquinanti derivanti dai combustibili fossili. Non è certo chiudendo Torre Nord che si salverà l’ambiente mondiale, ma di sicuro è “anche” chiudendo centrali come quella di Torre Nord che si contribuirà a raggiungere l’ambizioso traguardo, peraltro non fallibile se si vuole dare ossigeno alla Terra e a chi la abita. Ed è in questo senso che gli appelli di Bergoglio e Obama vanno raccolti a Civitavecchia. Subito. ......
La battaglia è epocale, ma mai come ora merita di essere combattuta. E stavolta c’è anche la speranza di vincerla.
Plinio il Vecchio
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Leggi anche su  intelligonews
Obama a tutto ‘green’ sul clima, ma non è Francesco
06 agosto 2015, 
Obama a tutto ‘green’ sul clima, ma non è Francesco
di Alessandro Corneli 

Ridotto alla sua dimensioni filosofica, il piano di Barack Obama per ridurre l’innalzamento della temperatura dell’atmosfera è un atto di fede nella razionalità del capitalismo che si manifesta nella sua capacità di correggersi in base a un calcolo utilitaristico: “Se non interveniamo adesso – dice in sostanza il presidente americano – dalla prossima generazione saranno guai seri per tutti”. 

Si tratta di una doppia sfida. Anzitutto all’establishment economico-industriale, cioè alle imprese che fondano la loro forza sul carbone e sull’energia di origine fossile (petrolio e gas naturale); e poi alla democrazia dal basso, quella dei minatori e degli occupati nelle industrie energetiche tradizionali, che già si sono mobilitati, ai quali il Presidente contrappone la logica della scienza (e futuri vantaggi). 

Invece c’è un’apertura alla finanza: per i possessori di capitali, investire in un settore anziché in un altro dipende solo dal profitto che si attendono. Certo, le pale eoliche non valgono le centrali a carbone ma, se tutta l’economia si converte al “verde”, gli affari si moltiplicheranno, in America e altrove.....

Comune a Obama e Francesco è il rispetto per la ricerca scientifica; l’uno e l’altro sono partiti da una ricognizione dei fatti nella convinzione che la scienza può e deve essere alleata dell’essere umano, non una forza che sfugge dalle sue mani.

Soprattutto è diversa l’impostazione filosofica: per Papa Francesco, che ne ha parlato subito dopo l’elezione, Dio è il creatore dell’universo e l’uomo è il “custode” della Terra, non il padrone. E se il custode non deve essere meno razionale del capitalista, non deve farlo per uno scopo utilitaristico, bensì per un atto di gratitudine da cui scaturisce un dovere morale che è di tutti verso tutti e travalica le generazioni.....

05 agosto 2015

Michael Bloomberg : Obama non ha ucciso il carbone; lo ha fatto il mercato.





Tratto da Bloomberg in traduzione simultanea

Obama non ha ucciso il carbone;  lo ha fatto il mercato.
 Michael Bloomberg.

I critici del nuovo  Clean Power Plan  della Environmental Protection Agency lo  descrivono in termini apocalittici. 
Ma molto di quello che dicono  circa il piano - che  distruggerà l'industria del carbone, ed uccidera' i  posti di lavoro e aumenterà  i costi per i consumatori - è sbagliato. Ed è importante capire perché.

La  politica 
retorica esagerata in merito al piano tende a oscurare la realtà del mercato che l'industria del carbone è in declino costante da un decennio, in parte a causa del boom del gas naturale, ma soprattutto perché i consumatori richiedono un'aria più pulita ed azione per combattere il cambiamento climatico.  Le Comunità e le associazioni negli Stati Uniti hanno aperto la strada a convincere  dell' opportunita' di chiudere i vecchi impianti a carbone sporco ed affrontare   la transizione verso forme più pulite di energia.  La campagna contro il carbone del Sierra Club  Beyond  Coal  ha contribuito a chiudere o eliminare gradualmente le più di 200 centrali a carbone negli ultimi cinque anni.
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La ragione principale  della rivolta pubblica contro il carbone è semplice: provoca  morte,  malattia e problemi respiratori debilitanti. Un decennio fa, l'inquinamento del carbone uccideva 13.000 persone l'anno. Oggi, il numero è sceso a 7.500, il che significa che più di 5.000 americani vivono più a lungo, hanno una vita più sana  grazie all' aria più pulita.
Allo stesso tempo,i  posti di lavoro nel settore energetico si sono moltiplicati, grazie all' occupazione nel   gas naturale e  nelle fonti rinnovabili quali  l'energia solare ed eolica. Oggi, ci sono quasi due persone che lavorano nel settore solare per ogni persona impiegata dall'industria del carbone.

Che cosa ha significato per le tasche dei consumatori? Molto poco. Il passaggio da carbone è stato quasi impercettibile in bolletta:  le tariffe residenziali sono rimaste sostanzialmente piatte  dal 2006.

In breve, la riduzione del consumo di carbone della nostra nazione ha significato un paese più sano con più posti di lavoro - senza alcun costo aggiuntivo per i consumatori. C'è qualcuno che pensa che sia un cattivo affare?

 Il Clean Power Plan dell'EPA semplicemente continua questa tendenza. Considerate questo: più del  50 per cento di energia elettrica degli Stati Uniti è venuta dal carbone nel 2005. Oggi, è al di sotto del 40 per cento. Le  nuove regole del EPA prospettano un calo al 27 per cento entro il 2030.

 In altre parole, siamo già a metà strada verso l'obiettivo dell'EPA ......E se l'ultima fase della campagna di Sierra Club riesce,  l' energia  prodotta da centrali a carbone scenderà molto al di sotto del 27 per cento ben prima del 2030 - anche se le regole di EPA venissero annullate dal prossimo presidente o colpite dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Questo non significa che le nuove regole non siano  importanti. Esse lo  sono, ed è per questo che  Bloomberg Philanthropies sta investendo $ 24 milioni per  aiutare  a far in modo che  siano rispettate.

Le norme prevedono per la  
prima volta i limiti  sulle emissioni di carbonio, ed  invieranno  un chiaro segnale al mercato che l'industria del carbone, non tornerà. Forniscono incentivi per gli Stati e per  le utility  per accelerare i loro investimenti in fonti rinnovabili........ E incoraggiano gli Stati ad adottare misure di efficienza energetica, che farà risparmiare i consumatori e le imprese nel lungo periodo.

Ma resta il fatto che il re del carbone sta morendo per cause naturali: Le forze di mercato, i progressi tecnologici e le richieste del pubblico di un'aria pulita  e in favore del clima    si sono combinati per rendere le fonti alternative di energia più attraenti finanziariamente. Il prezzo della nuova energia  eolica, ad esempio, è inferiore a quello del carbone nella maggior parte del paese.

I critici continuano a sostenere che non dobbiamo ridurre il nostro consumo di carbone fino a  che la Cina e altri paesi lo faranno.Ma è come dire, "Non smettere di uccidere la nostra gente fino a quando si smette di uccidere la tua." Non solo sarebbe assurdo, sarebbe anche economicamente insensato.

Le città che si adoperano per ridurre le loro emissioni e pulire la loro aria traggono  significativi vantaggi economici. 

Pechino ha recentemente annunciato che stava chiudendo le sue quattro centrali a carbone -  non per altruismo, ma perché i suoi leader riconoscono che l'aria sporca è nociva per l'ambiente degli affari della città e per la salute pubblica.

Molte città negli Stati Uniti hanno dimostrato come la riduzione delle emissioni di carbonio e l'espansione della crescita economica vanno di pari passo.....

Nei prossimi mesi, i leader mondiali dovranno  negoziare un accordo globale sui cambiamenti climatici.  Le nuove regole dell' EPA permettono agli Stati Uniti di mostrare che stiamo facendo da apripista , mettendo più pressione sugli  altri paesi di  agire.

Anche quegli americani che sono scettici sul cambiamento climatico dovrebbero  supportare il nuovo piano dell' EPA.
 Ciò consentirà di risparmiare vite umane e creare posti di lavoro.... 
E contribuirà a garantire che nella cosiddetta guerra al carbone - che è davvero una battaglia per proteggere le comunità dagli effetti nocivi del carbone - il popolo americano esca  vittorioso.
                                  

_ Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, è il fondatore e CEO di Bloomberg LP.

Per saperne  visitare il sito http://www.bloomberg.com/view



04 agosto 2015

1)Obama: un segnale forte per la politica climatica internazionale. 2)Obama in guerra contro il carbone, in Italia sussidi per 4,02 miliardi di dollari l'anno.

Tratto da Swissinfo.ch

Obama: un segnale forte per la politica climatica internazionale.obama epa coal

Con il Clean Power Plan, il piano per le energie pulite annunciato lunedì da Barack Obama, gli Stati uniti potrebbero riprendere la leadership mondiale nel campo della protezione del clima, ritengono molti commentatori della stampa svizzera. La svolta energetica annunciata dal presidente americano, che sarà combattuta dai repubblicani, apre nuove prospettive per il Vertice sul clima di Parigi. 

„Il progetto di Obama è esemplare“, sostengono il Tages-Anzeiger e il Bund nel loro commento comune, per i quali, con il Clean Power Plan, il governo americano comincia seriamente a trasformare il suo approvvigionamento energetico e a compiere “un passo avanti credibile verso la protezione del clima”. 
“La sostituzione delle centrali a carbone con forme energetiche più pulite è la strada che gli scienziati invitano a imboccare già da molto tempo. La combustione del carbone produce infatti le più grandi emissioni di CO2. Rispetto al progetto di legge, la versione finale va ancora più lontano: le nuove norme dovrebbero spingere i produttori di energia ad investire maggiormente nel solare e nell’eolico, piuttosto che nelle centrali a gas, le quali non avranno più alcun futuro in una società post-fossile”, aggiungono i due giornali. 
Con questo piano, “Obama invia un segnale forte anche a livello di politica climatica internazionale. Ora aumentano le chance di convincere, oltre all’UE e alla Cina, anche altri paesi emergenti, come il Brasile e l’India, ad accettare un accordo sul clima efficace”, prevedono il Tages-Anzeiger e il Bund, rilevando come l’obbiettivo di ridurre di un 2% annuo le emissioni di CO2 fino al 2025, stabilito ora dagli Stati uniti, vada perfino oltre quanto fissato dalla Svizzera. 

Guerra contro il carbone 

“Coloro che criticano le nuove direttive per la protezione del clima parlano, non completamente a torto, di una guerra contro il carbone”, scrive la Südostschweiz. “Obama non deve prendere queste critiche come una protesta giustificata, ma piuttosto come un riconoscimento. Il coro di reazioni dei contrari alla protezione del clima mostra che le nuove regolamentazioni potrebbero essere effettivamente efficaci. 
Anche per il quotidiano della Svizzera sud-orientale, questa iniziativa costituisce “il più vasto tentativo lanciato finora da Obama per riportare gli Stati uniti all’avanguardia internazionale nella protezione del clima. Ciò che lascia ben sperare per il Vertice di Parigi sul clima, in programma in dicembre. Dopo che anche i cinesi hanno promesso di fare di più, le prospettive per un accordo su nuovi obbiettivi climatici a partire dal 2020, dopo la scadenza del Protocollo di Kyoto, non sono mai state così buone”. 
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Tratto da Greenreport
Negli Usa la seconda industria carbonifera del
 Paese ha dichiarato bancarotta

Energia pulita: Obama contro il

 carbone, in Italia sussidi per 


4,02  miliardi di dollari l’anno

Secondo il Fondo monetario nel Belpaese versati circa 60 euro procapite, una stima prudente
                      di  Luca Aterini

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Il Piano per l’energia pulita a marchio Obama è stato appena pubblicato dall’Epa, l’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti; l’annuncio del Clean power plan, poche ore prima, è stato preceduto da quello dell’Alpha Natural Resources. Ieri mattina il secondo più grande produttore statunitense di carbone ha dichiarato bancarotta, schiacciato da un debito di 3,3 miliardi di dollari.
Può essere un caso, ma è certo che nei prossimi mesi e anni arriveranno altre notizie di questo tenore. Il Clean power plan, un documento di portata storica per una realtà come quella statunitense, prevede una riduzione dei gas serra emessi dalle centrali per la produzione di energia elettrica del 30% entra il 2030, rispetto ai livelli del 2005. Questo l’obiettivo federale, declinato per ogni stato a stelle e strisce; ognuno di loro potrà decidere come raggiungere il target, ma il Piano spinge l’acceleratore sulla chiusura delle centrali a carbone (il combustibile fossile in assoluto più impattante) e la produzione di nuova energia da fonti rinnovabili.

Secondo Gina McCarthy, il direttore dell’Agenzia per la protezione ambientale Usa, applicare il piano comporterà in totale investimenti per 8,4 miliardi di dollari, ma con un ritorno fino a sei volte più ampio: in totale i benefici attesi oscillano dai 34 ai 54 miliardi di dollari. Evidenti anche i guadagni in termini di salute:  McCarthy stima che il Clean power plan possa evitare fino a 3.600 morti premature (il 90% in meno di quelle dovute alle emissioni), 90 mila attacchi d’asma nei bambini, 1.700 ricoveri ospedalieri in meno e 300mila giorni d’assenza da scuola e lavoro per malattia.

Non sarà un percorso facile da percorrere, ma il Piano appena varato rappresenta una delle più decisive eredità politiche del presidente Obama, che è riuscito a far valere la sua leadership in un Paese dove gli scettici del cambiamento climatico sono una parte rilevante dell’opinione pubblica e della classe politica. Allo stesso tempo, il Piano è riuscito a cogliere la domanda di cambiamento che arriva da un’altrettanto vasta fetta di cittadini e imprese. Non a caso, per un’azienda che chiude – l’Alpha Natural Resources –, altre 365 (colossi come Adidas, Ceres, eBay, Unilever, L’Oreal) hanno scritto una lettera ai governatori degli Stati federati, appoggiando il Piano del presidente Obama. L’onda del cambiamento verso un’economia a più basso tenore di carbonio sta già montando, e cavalcarla significa riuscire a coglierne anche i più importanti ritorni economici.

La posta in gioco è talmente alta che a essere penalizzata è addirittura, come sottolineato dal Financial Times, l’industria dello shale gas, protagonista dell’economia americana negli ultimi anni. Rispetto alle prime bozze del Clean power plan, Obama ha ridotto il ruolo del gas come fonte energetica di transizione, in favore di una maggiore spinta all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili: rispetto al 2008, tra 15 anni la potenza eolica installata negli Usa sarà cresciuta del 300%, quella fotovoltaica del 2000%.
Si tratta non solo di obiettivi numerici, ma di una visione politica per contrastare i cambiamenti climatici e creare nuove opportunità economiche. Visione un tempo protagonista in Europa, che adesso si è messa a coda, nonostante rappresenti ancora oggi la fetta di economia più pulita tra i giganti del mondo, Usa e Cina compresi.

Il caso italiano è emblematico di questa frenata: le energie rinnovabili rappresentano ormai il 43,3% (circa 56,8 TWh) della produzione di energia elettrica nazionale e il 37,1% dei consumi elettrici, ma il governo Renzi ha iniziato a remare al contrario e dare nuovo sfogo alle trivellazioni petrolifere. Il famoso Green act, annunciato ormai sette mesi fa, se esiste è ancora ben chiuso all’interno di qualche cassetto. La bozza di decreto per gli incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche privilegia zuccherifici e inceneritori, mentre il Collegato ambientale (alla legge di Stabilità 2013…) muffisce ancora nelle aule parlamentari, con il suo – pur modesto – carico innovativo per quanto riguarda la promozione delle materie prime seconde, tema tradizionalmente e incomprensibilmente ignorato in ambito politico.

Anche per quanto riguarda il carbone (sono ancora molte le centrali sul territorio) l’Italia non brilla. Glissando sul feeling col petrolio, il premier Renzi ha dichiarato che «oggi il nostro nemico è il carbone». 
Ma secondo i dati recentemente diffusi dal Fondo monetario (in allegato), l’Italia sussidia ancora il carbone con 4,02 miliardi di dollari l’anno, lo 0,19% del Pil: come se ogni italiano versasse di tasca sua 66,68 dollari (circa 60 euro). Considerando le altre fonti fossili, tali sussidi salgono a 220,32 dollari procapite, 13,27 miliardi (lo 0,62% del Pil). Secondo Legambiente i sussidi, tra diretti e indiretti, sono ancora di più e ammontano a 17,5 miliardi di euro nella sola Italia. Nel mondo toccano i 5,3 trilioni di dollari, il 6,5% del Pil globale e l’1,1% del Pil statunitense: Obama ha iniziato la sua crociata, ma il Paese finanzia ancora l’industria carbonifera con 633,08 miliardi di dollari l’anno. Se ancora ci fossero dubbi sul dove trovare le risorse per promuovere la riconversione ecologica dell’economia, negli Usa e altrove, i numeri parlano chiaro.

Allegati

03 agosto 2015

Ferruccio Sansa:I soliti noti preparano un altro disastro

Tratto da Uomini Liberi
I soliti noti preparano un altro disastro

Scritto da Ferruccio Sansa su  Il Fatto Quotidiano   
VADO E SAVONA
Ora i soliti noti preparano un altro  disastro
Dopo lo scandalo della centrale a carbone, ora nel centro storico – accanto alla fortezza cinquecentesca del Priamar  
- si vuole realizzare uno dei più grandi depositi di bitume...
CONTINUA A LEGGERE QUI.

Clima, Obama accelera sui tagli alle emissioni di gas serra. Nel mirino le centrali a carbone.

Leggi su Il Corriere della Sera

Obama rilancia la sfida sul clima. Nel mirino le centrali a carbone.

Emissions
NEW YORK - «Non possiamo consegnare ai nostri figli un pianeta divenuto ormai incurabile: il momento di agire sul clima è questo». Il messaggio agli americani sulla lotta all’inquinamento e all’«effetto serra» Barack Obama l’ha messo su Facebook alla mezzanotte di ieri: un video di tre minuti zeppo di dati allarmanti e immagini della nostra Terra ferita. 
Con la voce profonda del leader che promette di correre ai ripari. Oggi il presidente Usa lancerà il suo nuovo piano per la riduzione delle emissioni delle centrali elettriche, più severo di quello proposto un anno fa dall’Epa, l’Agenzia federale per l’ambiente, che aveva provocato una sollevazione dei conservatori, degli Stati carboniferi Usa e delle aziende che consumano molta energia.
Il nuovo piano non è concettualmente molto diverso, ma politicamente è molto più importante perché non solo spinge a chiudere molte centrali a carbone, ma sposta l’asticella della transizione verso fonti più pulite, dal gas metano (poco inquinante e oggi abbondante negli Usa, ma pur sempre un combustibile fossile) alle rinnovabili: sole e vento. 
Su Il Corriere della Sera l'articolo integrale
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Tratto da La Repubblica 
Clima, Obama accelera sui tagli alle emissioni di gas serra


02 agosto 2015

Intercettazioni sull'inchiesta della centrale a carbone di Vado Ligure: Mozione alla camera del M5S del 30 luglio 2015 .


XVII LEGISLATURA
Allegato B

Seduta di Giovedì 30 luglio 2015

ATTI DI INDIRIZZO
Mozioni:
  

 La Camera, 
   premesso che:
da notizie di stampa si apprende che dalle intercettazioni sull'inchiesta della centrale a carbone di Vado ligure viene citato nella carte dei Noe dei carabinieri numerose volte il nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti;
    riguardo a De Vincenti – non indagato – gli investigatori dicono: «Le registrazioni dimostrano come la pubblica amministrazione con particolare riferimento all'allora viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti, si adoperi per suggerire la strada a Tirreno Power per aggirare la prescrizione che impone la copertura del carbone»; 
    De Vincenti, secondo gli investigatori, avrebbe ipotizzato di chiedere al Csm un'azione disciplinare contro il pm Francantonio Granero. Un lavoro corposissimo quello della procura di Savona e dei Noe: 800 mila pagine. Le frasi dei dirigenti dei ministeri sono rivelatrici: «Se si volesse fare una cosa pulita», «Questa pulita non potrà mai essere, meno sporca...»;
    ancora: «Abbiamo una porcata da fare in trenta minuti, scritta da loro, dallo sviluppo economico «Mi sputerei in faccia da solo». Fino a un riferimento forse all'Ilva: «Stiamo scrivendo un'altra norma porcata... c'ho un conato». Dal rapporto del Noe emergerebbero gli appoggi della società Tirreno Power; fino a pochi anni fa controllata da Sorgenia, che faceva capo al gruppo De Benedetti, ora è detenuta con quote paritetiche con la società ENGIE (ex Gdf Suez);
   sempre in un'altra conversazione tra Massimiliano Salvi (direttore di Tirreno Power) e due dirigenti del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare risulta: «La Severino (Paola, ex Ministro della giustizia, oggi avvocato di Tirreno Power, ndr) mi dice... in questo Paese i governatori possono fare quello che vogliono... pure De Vincenti ieri mi dice... ma non si può fare un esposto al Csm ? Non si può fare aprire un'indagine al ministero della giustizia...», dice Salvi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Renzi, che si occupava di una centrale responsabile – per i pm – della morte di centinaia di persone, di fatto ipotizza con i dirigenti di perseguire i magistrati;
    risulta anche una riunione organizzata dal viceministro Claudio De Vincenti per mostrare uno studio dell'Istituto superiore della sanità che «invalida» la perizia dei pm. Quella che parla di 440 morti per la centrale di Vado. Governatori, sindaci, sindacati, perfino vescovi. I manager Sorgenia e Tirreno Power le provano tutte. Ma il loro «asso nella manica», secondo i pubblici ministeri, è De Vincenti;
    i magistrati savonesi avevano chiesto di registrare i suoi colloqui: «In un ristorante di Roma verrà organizzato un incontro tra i vertici Cir-Sorgenia Andrea Mangoni, Francesco Claudio Dini e De Vincenti...» si richiede la registrazione del «colloquio che lascia ben presupporre l'organizzazione di attività corruttiva». Ma il Gip boccia la richiesta. ...
    il passaggio più scomodo è: «Claudio De Vincenti ha fissato una riunione con il ministero della salute e quello dell'ambiente... per fare in modo, insomma, il ministero della salute dica che c’è questo studio dell'Istituto Superiore della Sanità che... diciamo così... fortemente critico verso le perizie e le invalida... e che a quel punto auspicabilmente il ministero dell'ambiente ne tenga conto»;.....
    
  dai fatti su descritti si evince chiaramente, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, un coinvolgimento e una responsabilità seppur non sia indagato, da parte del sottosegretario De Vincenti nell'inchiesta della centrale a carbone di Vado ligure prima di assumere le funzioni, i Sottosegretari di Stato prestano giuramento nelle mani del Presidente del Consiglio dei ministri con la seguente formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione»; 
    il rapporto fiduciario tra Camere e Governo non può non riflettersi anche sul rapporto con i Sottosegretari di Stato, in considerazione del loro ruolo di indirizzo, di supporto e di supplenza dell'attività di Governo nelle sedi parlamentari,
impegna il Governo

ad avviare immediatamente le procedure di revoca – su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri – della nomina a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri di Claudio De Vincenti.
(1-00964) «Businarolo, Da Villa, Battelli, Crippa, Simone Valente, Mantero, Vallascas, Fantinati, Della Valle».

Su Camera.it la mozione integrale

01 agosto 2015

TARANTO-ILVA :Nessuno dimentica, nessuno dorme.

Tratto da Articolo 21

Taranto-Ilva: nessun dorma!

ilva taranto
Per ora, solo per ora, è archiviato il processo “Ambiente Svenduto” , per il disastro ambientale causato da ’Ilva,  del quale  la prima udienza è stata fissata per  il 20 ottobre in Corte d’Assise. I rinvii a giudizio sono stati  44…ma nessuno dorme….
La Procura di Taranto procede nel suo stare attenta al siderurgico. Pare ci sia  un’inchiesta altra, una sorta di inchiesta-bis, che muove i passi , sempre nella direzione della ricerca affannosa e mai semplice di verità e giustizia. Ci sono esposti,  immagini, video, denunce e segnalazioni, mesi di lavoro che attendono riscontri  dall’ autorità giudiziaria. Sotto oggetto di attenzione   le gestioni commissariali a partire dal 2013. Sarebbe un nuovo filone quello di cui si sente parlare dopo  i giorni appena trascorsi , quando  sembrava chiusa per pausa estiva la questione Ilva, Altoforno 2 si, Altoforno 2 no.
11749598_10205200040976767_1961129686_nNessuno dimentica Patrizia Todisco, il gip simbolo della lotta contro l’inquinamento a cui le mamme di Taranto chiedevano di non spegnere i fari sull’Ilva ed i suoi fumi, la stessa donna   che così scriveva nell’ordinanza di sequestro preventivo degli impianti dell’area a caldo nel luglio 2013:
 “Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’ILVA, abbia ancora ad ammalarsi o a morire…”
“La grave ed attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria, imputabile alle emissioni inquinanti, convogliate, diffuse e fuggitive dell’Ilva, impone l’immediata adozione – a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana – del sequestro preventivo dei predetti impianti funzionale alla interruzione delle attività inquinanti. Ciò, affinché – considerate le inequivocabili e cogenti indicazioni affidate alla valutazione dell’Autorità Giudiziaria dalle perizie espletate e dagli ulteriori accertamenti svolti nel corso delle indagini – non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’ILVA, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o ad essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”
Nessuno dimentica, nessuno dorme.
Ci sarebbero, dunque,  segnalazioni e  denunce, che la  Magistratura accerterà con i suoi doverosi approfondimenti, in riferimento a slopping continui,  dispersione di amianto. Le associazioni ambientaliste non si fermano e continuano il duro lavoro del fotografare, filmare, anche sotto i 40 gradi, e molto di più, che attanagliano la città in una bolla di calore, esasperando chi non respira qui in città, per raccontare che Ilva continua ad inquinare attraverso denunce ed esposti ad Arpa Puglia, Asl, Custodi giudiziari Ilva, anche se  legge salva-ilva del  marzo 2015, però,  prevede per i commissari straordinari una sorta di scudo giudiziario, dunque si salverebbero da responsabilità eventuali nella fase di attuazione dell’AIA.
Nessun dormiva … nessun dorme adesso…e nessun dorma mai…
E la nostra città non dormirà mai in un letto di rovine, di degrado, non lo permetteranno le voci di chi protesta ancora e sempre, nonostante il sale gettato sulle ferite.