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26 luglio 2013

Maria Rita d' Orsogna:Energia solo da fonti rinnovabili, che fa l’Italia mentre il mondo si sfida?

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Energia solo da fonti rinnovabili, che fa l’Italia mentre il mondo si sfida?

“The technology is in place; anyone who tells you we can’t bring about a system
based on 100% renewable energy sources right now
 probably acts out of vested personal interest.”
La tecnologia esiste.
Chiunque vi dice che non si puo’ creare
un sistema basato al 100% sulle energie rinnovabili probabilmente agisce sulla base di interessi personali. 
Timon Meyer, Senior Advisor, Clean Tech Business Park, Berlin

Abbiamo investito in modo dissennato nelle energie rinnovabili, eravamo ubriachi?  
Paolo Scaroni, Amministratore Delegato,  Ente Nazionale Idrocarburi

It always seems impossible until it’s done
Nelson Mandela

In Italia la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata del 24.5% nell’anno 2011, un buon risultato se si pensa che in Germania invece la quota di energia elettrica da rinnovabili nell’anno 2012 è stata del 23%.  Ci sono altre realtà in cui è stato fatto anche di meglio: in Spagna al 2009 erano arrivati al 35%, in Svezia al 2012 la quota prodotta e’ stata del 48%, in Portogallo nel 2010 invece si era al 50%.  In Norvegia – la patria del petrolio – la produzione di elettricità da rinnovabili è al 99%, grazie all’energia idroelettrica e così pure in Islanda dove siamo invece al 100% grazie ad un mix fra geotermico ed idroelettrico.
E la tendenza a produrre energia in modo sostenibile non riguarda solo i paesi occidentali: in Perù lo sviluppo di energia rinnovabile è stato dichiarato priorità nazionale, in India lo stato del Gujarat sta seguendo un programma aggressivo di solarizzazione,  e così pure in Marocco e finanche in Arabia Saudita.
Ma non è tanto lo status quo quello che è veramente importante quanto l’idea che il futuro non è più carbone, petrolio, fracking e buchi-buchi-buchi. Questa era l’energia del 20esimo secolo, quando non sapevamo fare di meglio che massacrare madre natura.
Sono passati cento anni, il petrolio ha segnato per molti versi anche in positivo un’era – quella dell’automobile, del volo aereo, del benessere diffuso – ma ha portato con sé, è innegabile, tanti problemi. Inquinamento, giochi politici, speculazioni finanziarie e non da ultimo i cambiamenti climatici.
Il futuro è allora rendersi conto che non dobbiamo per forza continuare su questa strada. Che le alternative ci sono, e che se le cerchiamo e le vogliamo, si può transizionare dalla melma petrolifera al sole, al vento e all’acqua, e che questo non vuol dire tornare alle caverne.
 Ci vuole solo il coraggio, e la voglia di andare incontro al 21esimo secolo invece che restare aggrappati a modelli vecchi e superati.
Non è un caso che in tutto il mondo inizia a germogliare l’idea del 100% da rinnovabili.
La Svezia l’ha già annunciato: essere la prima economia mondiale oil-free nel 2020. Si, oil free, programmano di sostituire anche la benzina con carburante da fonti rinnovabili. Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. 
 Intanto si sono posti questo obiettivo, ambizioso e di ispirazione per tutti. Anche la Scozia ha annunciato di voler generare il 100% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2025, mentre la Danimarca ha in programma di dire adios a tutte le fonti di energia fossile nel 2050. Last but not least, le Filippine che il giorno 8 Luglio 2013 hanno annunciato di volere arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili nei prossimi 10 anni.
Il campo delle rinnovabili è in piena espasione, i costi diminuiscono, le tecnologie migliorano. 
Dal canto suo, International Energy Agency afferma che entro il 2016 l’energia rinnovabile supererà quella prodotta dal gas e sarà il doppio di quella prodotta dal nucleare, diventando la seconda fonte elettrica dopo il carbone.  Fra quattro anni, non fra quaranta!
L’impeto verso le fonti di energia rinnovabili portano con sé anche mille altre opportunità imprenditoriali, e di ricchezza diffusa: ad esempio a Berlino nel 2015 nascerà il CleanTech Business Park, 90 ettari per ricerca e sviluppo di progetti di energia verde: conservazione e stoccaggio, design e produzione. Sarà il più’ grande complesso industriale di Berlino.
Se avessimo un po’ di coraggio e di lungimiranza in Italia, smantelleremmo l’Ilva di Taranto, faremmo bonifica e pulizia, riqualificheremmo tutti gli operai, inviteremmo le migliori menti del mondo e lo faremmo qui il Clean Tech Italia.

ILVA di Taranto: i Riva tornano in libertà per decorrenza dei termini

Tratto da  Ecoblog

ILVA: i Riva tornano in libertà per decorrenza dei termini

  Scritto da: -

Gli indagati per disastro ambientale nell'inchiesta sull'ILVA di Taranto sono tornati in libertà oggi per decorrenza dei termini di custodia.

Esattamente un anno fa, il 26 luglio, l’ILVA di Taranto venne posta sotto sequestro per disastro ambientale dal gip di Taranto Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta denominata Ambiente Svenduto, con tutte le proteste che ne seguirono e di cui vi abbiamo dato conto in più occasioni.
In quell’occasione finirono agli arresti domiciliari otto persone, tra le quali l’ex patron dell’ILVA Emilio Riva, suo figlio Nicola, ex vice presidente del cda, e Lugi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento. Oggi, 12 mesi dopo, i due Riva sono tornati liberi per scadenza dei termini di custodia, mentre Capogrosso li seguirà tra pochi giorni.
Ai tre, indagati per associazione a delinquere finalizzato al disastro ambientale, la Polizia penitenziaria ha già notificato la revoca della misura cautelare emessa dallo stesso gip Todisco.
Non si esclude, però, che il gip possa optare quanto prima per misure come l’obbligo di dimora per i tre indagati.
 Intanto la chiusura dell’inchiesta relativa ai danni dell’inquinamento dell’Ilva di Taranto e alle responsabilità degli indagati slitta a dopo l’estate.

NUBI NERE SUL TESTO APPROVATO ALLA CAMERA E IN DISCUSSIONE AL SENATO del Decreto 61/2013

Decreto 61/2013 su “nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute
 e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale”(A.S. 941 approvato dalla Camera dei
 Deputati)
NUBI NERE SUL TESTO 
APPROVATO ALLA CAMERA E IN DISCUSSIONE AL SENATO
In primo luogo ISDE è preoccupata perché viene avanti una legislazione straordinaria che rischia di modificare le basi dell’attuale normativa ambientale o di influenzare negativamente molte altre situazioni che hanno caratteristiche diverse dal caso ILVA; inoltre ISDE deve sottolineare numerosi elementi critici che occorre riequilibrare:

- sono previste prescrizioni per l’AIA basate solo sui tempi di attuazione e non anche su criteri di rispetto di adeguamento tecnologico e di azioni di risanamento che quando non rispettati dovrebbero permettere la riapertura della stessa AIA;
- permane un quadro confuso a seguito della deroga prevista per l’AIA, in quanto non viene chiarito cosa accade quando le prescrizioni dell’AIA non son o rispettate dai commissari, specie avendo cancellato la figura del Garante;
- a fronte dei tempi scaduti da oltre 6 mesi per l’attivazione dei provvedimenti autorizzativi per le discariche, la gestione dei rifiuti e delle acque, non è fatto riferimento a tempi e modalità per la
messa a norma;
- vengono allungati di un anno i tempi di risanamento degli impianti ai fini della tutela di ambiente e salute;
- vengono concessi ben 150 giorni per l’adozione del piano delle misure redatto dai tre esperti;
- viene fatto riferimento a disponibilità residue per fare fronte alle bonifiche, anziché destinare allo scopo le risorse e i beni sequestrati ed i proventi dell’attività dell’impresa in accordo al principio“chi inquina paga”;
- non viene precisato il criterio di scelta del Commissario governativo, che deve garantire completa imparzialità e capacità di interpretare correttamente il ruolo di commissario di una società privata nominato dal pubblico, per evitare scivoloni come quelli recenti del Commissario Bondi sul ruolo del fumo di tabacco;
- è depotenziata la Valutazione del Danno Sanitario (VDS), in quanto si prevede che i rapporti di valutazione del danno sanitario debbano essere conformi ai criteri metodologici stabiliti da un decreto interministeriale già previsto dalla legge salva-Ilva n. 231/2012 (attualmente all’attenzione della Corte dei Conti), che è meno protettivo per la salute dei cittadini rispetto alla normativa pugliese;

- non viene previsto il riesame dell’AIA neppure a fronte di dati epidemiologici e sanitari che risultassero allarmanti, per cui se anche la regione competente chiedesse il riesame dell’ AIA, in
linea con quanto permesso dal Decreto 61 (art. 1, comma 7), il Governo potrebbe opporsi.
In particolare, in relazione agli ultimi due aspetti, molto rilevanti per la tutela della salute, è necessario sottolineare un approccio non precauzionale del decreto interministeriale in corso di approvazione, in cui le valutazioni epidemiologiche sono subordinate al risk assessment e al superamento delle soglie previste dalla legge vigente per gli inquinanti normati, in palese contrasto con: 

a) letteratura scientifica e raccomandazioni OMS che, anche di recente per il particolato aereo, ha suggerito come i valori soglia di legge non siano sufficienti a tutelare la salute,
b) conoscenze avanzate su valutazione di impatto ambientale sulla salute, avendo optato per un uso meccanicistico della procedura di risk assessment,
c) necessaria attenzione alla valutazione cumulativa del rischio anziché alla singola sostanza,
d) palese disattenzione alla prevenzione primaria da applicare quando le conoscenze sono sufficienti, com'è il caso di Taranto,
e) non rispetto del principio di precauzione.
In considerazione di quanto esposto, ISDE auspica che la proposta di legge 
attualmente all'esame del Senato possa 
 essere efficacemente modificata al fine di consentire una adeguata tutela ambientale e sanitaria e il pieno rispetto dei diritti Costituzionali dei cittadini, che deve valere a
Taranto e in tutti gli altri siti inquinati.
 
Arezzo, 25 Luglio 2013
Roberto Romizi, Presidente ISDE Italia
Agostino Di Ciaula,Referente ISDE Puglia

Parlamentari 5 Stelle: “ Enel Chiarisca sulle manifestazioni contro Greenpeace”

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Enel, parlamentari 5 Stelle: “Chiarisca sulle manifestazioni contro Greenpeace”

Enel, parlamentari 5 Stelle: “Chiarisca sulle manifestazioni contro Greenpeace”
Un quadro “grottesco e disarmante”. Dopo l’articolo di Andrea Tundo su ilfattoquotidiano.it che denuncia le manifestazioni contro Greenpeace organizzate da Enel, i capigruppo del Movimento 5 Stelle Nicola Morra e Riccardo Nuti scrivono una lettera aperta per chiedere spiegazioni.
“La notizia”, scrivono, “ha dell’incredibile. Le carte di un processo in corso a Brindisi contro alcuni dirigenti Enel, per i danni ambientali causati dalla centrale a carbone di Cerano, fanno emergere un quadro che sarebbe grottesco: quello di una grande multinazionale, controllata dallo Stato, che per ribattere le critiche di un’associazione ambientalista organizza finte manifestazione, utilizzando i suoi lavoratori come comparse, strumentalizzandone il ruolo e piegandone dignità e autonomia ai suoi scopi. Scopi che, al momento, paiono ben poco meritori”. 
Fatti che i parlamentari dicono di voler denunciare e soprattutto chiarire. La lettera è indirizzata ad alcuni dei responsabili della situazione. “Chiediamo”, continuano Morra e Nuti, “a Fulvio Conti, un manager nominato e confermato dal ministero del Tesoro nei governi Berlusconi, un signore che guadagna 4,5 milioni di euro l’anno, di dare spiegazioni. Non può trincerarsi nel silenzio. Enel deve spiegare se quello che emerge dalle carte di Brindisi è vero come purtroppo appare. E chiarire le responsabilità dietro questa squallida vicenda, prendendo un impegno a non ripetere mai più manovre tanto basse. Non possiamo esimerci però dal porre pubblicamente altre domande”. Ma non solo la multinazionale, chi secondo i 5 Stelle deve dare risposte sono anche le istituzioni: “Scriviamo al ministero del Tesoro, che è responsabile della quota che lo Stato ha in Enel: era al corrente? Ha qualcosa da dire? E ai sindacati: nulla da eccepire sui modi con cui Enel strumentalizza i lavoratori che dovreste rappresentare e tutelare? Enel, per il 31%, è del Governo. Ovvero è degli italiani. Può permettersi di prendere in giro l’informazione e l’opinione pubblica, inscenando false proteste contro chi la contesta?”.
Riccardo Nuti e Nicola Morra, a nome del gruppo in Parlamento, prendono una posizione pubblica in difesa dell’associazione ambientalista. “Greenpeace, l’associazione contro cui Enel avrebbe inscenato le finte proteste, è impegnata da tempo in una campagna contro l’uso che la multinazionale italiana fa del carbone, la fonte energetica più sporca e dannosa per il clima. Dalla combustione del carbone, a livello globale, si sprigiona oltre il 40% delle emissioni di anidride carbonica, il gas maggiormente responsabile delle alterazioni del clima. Da molti anni Enel risulta essere l’azienda che più di ogni altra, in Italia, emette CO2: 38 milioni di tonnellate nel solo 2012, oltre una tonnellata al secondo, in gran parte emessi proprio dalle ciminiere delle sue centrali a carbone”.
E chiudono puntando il dito contro l’impatto che la multinazionale avrebbe sull’ambiente. “Vale la pena ricordare”, concludono, “come i cambiamenti climatici non siano un problema distante e remoto. Uno studio indipendente commissionato da Greenpeace a un istituto di ricerca olandese, applicando una metodologia dell’Unione Europea a dati forniti da Enel stessa, stima che le emissioni delle centrali a carbone dell’azienda siano causa, in Italia, di una morte prematura al giorno; e di danni per 1,8 miliardi di euro l’anno. In relazione a queste accuse non è ancora giunta, da Enel, alcuna parola chiara di smentita. Questo ci preoccupa”.

“Inquinamento ambientale ed effetti sull’incidenza dei tumori"

 Tratto da Caserta news

Approvata relazione su “Inquinamento ambientale ed effetti sull’incidenza dei tumori"

- È stato approvata all'unanimità dalla Commissione Permanente – Igiene e Sanità, in Senato e alla presenza del sottosegretario Paolo Fadda, la relazione su "Inquinamento ambientale ed effetti sull'incidenza dei tumori, delle malformazioni feto-neonatali ed epigenetica", presentata dal Senatore Lucio Romano, Vicepresidente Scelta Civica al Senato. È il primo atto dell'Indagine conoscitiva approvata dalla Commissione per documentare la correlazione tra inquinamento ambientale e incidenza di tumori, malformazioni fetoneonatali ed epigenetica.
"La Commissione nel realizzare questa indagine mira a tutelare il diritto alla salute - disciplinato dall'art. 32 Costituzione", spiega il Senatore Lucio Romano, "il diritto alla salute è riconducibile alla categoria dei diritti inviolabili: costituisce un diritto fondamentale dell'individuo e tutela un interesse collettivo della società a non subire conseguenze negative da situazioni igienico-sanitarie non controllate che potrebbero essere causa e diffusione di malattie". "Al diritto alla salute", continua Romano, "si collega l'obbligatorietà e vincolatività degli interventi volti alla tutela dell'ambiente, difendendolo dalle varie forme d'inquinamento e di degrado, tra i quali gli illeciti ambientali, in particolare ad esempio con lo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi". "In ragione della molteplicità dei territori interessati all'indagine conoscitiva e delle relative specificità, si ritiene opportuno procedere per ambiti territoriali specifici - a partire dalla Campania", conclude Romano, "secondo sequenze e gradualità stabilite dalla 12° Commissione Permanente del Senato. Nella Relazione c'è un elenco preliminare di soggetti da audire". La Regione Campania, infatti, "è teatro di conflittuali e drammatiche controversie nel campo dello smaltimento e trattamento dei rifiuti, con vari siti di abbandono incontrollato anche di quelli industriali".

25 luglio 2013

Il carbone “prosciuga” la Cina: "la corsa dell’economia cinese, sta iniziando a scontrarsi con il problema della carenza di risorse idriche"...

 UN' ALTRA FACCIA DELLA DEVASTAZIONE DEL CARBONE:
IL PROSCIUGAMENTO DELLE RISORSE IDRICHE........
Tratto da Valori.it

Il carbone “prosciuga” la Cina

La corsa dell’economia cinese, che in buona parte si basa sull’approvvigionamento di energia da una fonte fossile come il carbone, sta iniziando a scontrarsi con il problema della carenza di risorse idriche...
La corsa dell’economia cinese, che in buona parte si basa sull’approvvigionamento di energia da una fonte fossile come il carbone, sta iniziando a scontrarsi con il problema della carenza di risorse idriche.
Lo spiega l’agenzia Bloomberg, citando l’esempio della miniera di Daliuta, nella provincia dello Shaanxi. Si tratta della miniera di carbone sotterranea più grande al mondo, che per l’estrazione richiede quotidianamente milioni di litri d’acqua. E in cui i corsi d’acqua sono ormai vuoti. Le centrali a carbone consumano all’incirca il 17% delle risorse idriche cinesi. Quasi tutte le miniere, per giunta, sono situate nel nord del Paese, vale a dire nella regione più secca. 
A partire dal 1990 – continua l’agenzia di stampa americana – circa la metà dei corsi d’acqua del gigante asiatico si sono prosciugati e il 75% dei pochi rimasti risulta contaminato. Il 28% dei corsi d’acqua cinesi, per questo motivo, non è adatto per l’agricoltura. E in alcune città, come Guangzhou, il prezzo dell’acqua lo scorso anno è aumentato del 50% per i residenti e dell’89% per le imprese. Greenpeace lancia l’allarme: il piano del governo di costruire altre centrali a carbone vicino alle miniere entro il 2015 farà crescere del 141% rispetto al 2010 la domanda di acqua nella Mongolia Interna
Le risorse idriche verranno sottratte all’agricoltura e la conseguenza sarà un’avanzata delle zone desertiche. 

"Stop" all'uso dei marchi Enel per la campagna Greenpeace"Andrea Boraschi : "Complimenti a Enel per la bella vittoria di Pirro.

Tratto da Il Cambiamento

Carbone: "Stop" all'uso dei marchi Enel per la campagna Greenpeace"

di Greenpeace - 24 Luglio 2013

 

Ieri è stata recapitata a Greenpeace l’ordinanza con cui la Sezione Specializzata in Materia d’Impresa del Tribunale di Milano censura l’uso dei marchi di Enel nello svolgimento delle sue campagne contro il carbone. Il Tribunale di Milano ha ritenuto di dover tutelare il valore economico del logo della multinazionale elettrica dagli usi parodistici che ne ha fatto Greenpeace. 
Tuttavia, anche nel giorno in cui sembra incassare la sua prima vittoria in aula, Enel deve fare i conti con una nuova sostanziale sconfitta.
Nell’ordinanza si legge infatti che “Il Collegio condivide pienamente le valutazioni espresse dal primo giudice e dal Tribunale di Roma quanto alla legittimità dei toni generali della campagna varata da Greenpeace, condividendosi il giudizio secondo cui la durezza delle espressioni impiegate da Greenpeace può dirsi giustificata dalla gravità della tematica affrontata, dal suo rilevante interesse per l’opinione pubblica, dalla funzione di denuncia dell’associazione”.
E, ancora: “La legittimità del diritto di critica nei confronti di Enel è già stata ritenuta dal Tribunale di Roma (…) e dal I Giudice in una parte della motivazione dell'ordinanza che il Collegio ritiene di dover pienamente condividere.” Il Collegio dei giudici richiama le prime due sentenze (una del Tribunale di Roma del luglio 2012, una relativa al primo grado di questo procedimento) favorevoli a Greenpeace. 
In quelle sentenze i dati scientifici diffusi dall’associazione ambientalista sugli impatti sanitari della produzione elettrica col carbone di Enel (una morte prematura al giorno in Italia) venivano valutati solidi e veridici; e si riconosceva il valore delle attività di denuncia di Greenpeace, a tutela di interessi collettivi di “rango costituzionale”.

“Complimenti a Enel per la bella vittoria di Pirro - ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - Persino nel momento in cui un tribunale decide di tutelare il suo marchio, viene ribadito che la nostra campagna è meritoria e legittima. Se sono dei giudici, per la terza volta, a scriverlo in un’ordinanza, ebbene vorrà dire che la nostra protesta merita proprio di essere proseguita. E così sarà. Enel si prepari a nuove offensive: pacifiche, non violente e ancor più efficaci” ha proseguito Boraschi.....

Leggi l'articolo integrale
Tratto da Borsa Italiana


Notizie Radiocor - Finanza
Notizie Radiocor

Usa: Louisiana denuncia colossi energia per danni ambientali

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - New York, 24 lug - Le autorita' dello stato della Louisiana hanno deciso di presentare denuncia oggi contro decine di societa' del settore dell'energia, da Exxon Mobil a BP, per gravi danni ambientali. 
 L'accusa e' che la crisi delle fragili aree paludose costiere, le quali formavano una barriera protettiva della terraferma, ha reso lo stato molto piu' vulnerabile alla furia degli uragani. 
Il ricorso verra' presentato presso un tribunale di New Orleans e chiede che le aziende siano ritenute responsabili dei costi associati con la creazione di enormi reti di oleodotti lungo il litorale. 
Queste reti vengono definite come un vero e proprio "sistema di distruzione ecologica" che nell'arco di decenni ha portato sull'orlo della sparizione una barriera naturale creata nel corso di seimila anni.

24 luglio 2013

BANCA MONDIALE E BANCA EUROPEA CONTRO LE CENTRALI A CARBONE

 Tratto da Rinews.it

BANCA MONDIALE E BANCA EUROPEA CONTRO LE CENTRALI A CARBONE.

24 luglio 2013 –
centrale-a-carbone 
Dopo la Banca Mondiale anche la BEI ha deciso di eliminare i finanziamenti destinati alla costruzione di centrali elettriche a carbone, a meno di rare circostanze ed eccezioni che devono, però, essere ancora definite. “Si tratta di una misura forte che almeno nella sua enunciazione, esprime una presa di posizione schierandosi a favore della green economy”.....

L’Adnkronos, che oggi commenta la notizia anche sui suoi organi di informazione on line, riporta la dichiarazione di Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia: “per avere una seria possibilità di rimanere entro il limite dei 2°C di riscaldamento globale, la BEI dovrebbe rafforzare i suoi standard ed eliminare gradualmente il supporto per tutte le centrali alimentate con i combustibili fossili. 
E’ giunto il momento per tutte le istituzioni finanziarie internazionali, e in particolare la Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), di seguire l’esempio della BEI”.
Leggi anche su
Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile

Tempi duri per le centrali a carbone. Non le vuole più finanziare ...


1)ENEL, L'ENERGIA SORDA CHE SA USARE I TROMBONI 2)ENEL SOTTO PROCESSO IN CALABRIA

 Tratto da Noalcarbone Brindisi

ENEL, L'ENERGIA SORDA CHE SA USARE I TROMBONI

Apprendiamo dalla testata on-line de “il Fatto quotidiano” alcune informazioni presenti nell'articolo di Andrea Tundo dal titolo -Enel, l'azienda organizzava manifestazioni "spontanee" contro Greenpeace- , apparso nei giorni scorsi sul sito.

Non ci sorprende. Non scopriamo nulla di inatteso quando leggiamo quel che girava sui pc dei dirigenti della Federico II e negli ambienti vicini alla dirigenza, la vicenda Ilva docet.
Oggi però, sia la conferma dell'esistenza di quei documenti tra le carte del processo ai dirigenti Enel che l'uscita dei contenuti che evidenziano le loro banali quanto meschine strategie utilizzate per screditare gli avversari ambientalisti, ci consentono di togliere qualche sassolino dalle nostre scarpe.
In una e-mail inoltrata ai responsabili delle centrali dall’ing. Sanfilippo, uno dei dirigenti imputati nel processo, si legge:
“È di fondamentale importanza individuare cinque fidatissimi lavoratori per unità a carbone. Eleggere uno o due portavoce. Il personale dovrà essere formato e preparato all’azione. È importante gestire le relazioni sindacali, durante e dopo la protesta in quanto si tratta sempre di AZIONI SPONTANEE dei lavoratori, MAI ORGANIZZATE dall’azienda”.
 
E’ stato più che naturale, prendendo atto di cosa si nasconda dietro certe pagliacciate “spontanee”, che ci tornassero alla memoria alcuni interventi pubblici infamanti rivolti agli “pseudo ambientalisti” sempre dallo stesso soggetto, il classico trombone sindacalista-dipendente dell’azienda. Talvolta a titolo personale ma spesso anche a nome di un sedicente “Comitato Energia, Ambiente e Territorio” di cui si fa portavoce ed è presidente.
Ci siamo ricordati, ad esempio, di quando descriveva gli attivisti di No al Carbone come persone che "con la violenza deturpano cartelli stradali e violano le norme del funzionamento del Consiglio comunale" e che proprio per questo il Comitato da lui presieduto faceva appello "per l’ultima volta agli enti responsabili e alle forze dell’ordine per far rispettare la legalità a 360 gradi".  Diversamente si sarebbero visti “costretti a difendersi da soli contro le modalità dittatoriali di questi piccoli gruppi”.
Ci siamo ricordati anche di quando, pochi mesi fa, in occasione del -Negroamaro Wine Festival-, si fece portavoce dello stesso comitato di dipendenti-Enel assumendosi l’onere di fare dichiarazioni del tipo:
“il solo marchio che sta devastando l’immagine del territorio brindisino è proprio quello dei -No al Carbone- […] questi signori che inseguono voti e donazioni, danneggiano, a proprio vantaggio, l’immagine di una città che invece ha bisogno di essere rilanciata. Certamente non con le loro campagne che fomentano alla paura e all'abbandono delle eccellenze della nostra terra.”

Mettendoci una mano sulla coscienza, per pura sensibilità umana e con la consapevolezza di avere a che fare con un “povero cristo” usato dall’azienda per la quale lavora, decidemmo di soprassedere ed evitammo di ricorrere alle vie legali pur essendocene i presupposti.
Noi sotto processo, del resto, non vogliamo portare gli operai o i dirigenti, capri espiatori di un “insudiciamento” e di uno “sversamento pericoloso di cose” che era noto e programmato dall’azienda. NO! Noi sotto processo, per reati ben più gravi che riguardano la vita umana, speriamo di portarci presto i vertici, la proprietà di quell' azienda alla quale il nostro trombone ha già venduto l’anima e non solo.
 
Leggi su  Siamo tutti parte offesa

domenica 21 luglio 2013

ENEL SOTTO PROCESSO IN CALABRIA

Mentre a Brindisi l'udienza del processo Enel del 15 luglio è saltata per lo sciopero degli avvocati, e rinviata al 25 settembre,  in Calabria si aprono due processi che vedono coinvolti funzionari dell'Enel.

“Tranquilla” e avvelenata: i rifiuti dell'Enel di Brindisi interrati a San Calogero

L'IMBROGLIO
Il nodo della questione – l'imbroglio, secondo gli inquirenti – starebbe tutto nella certificazione del materiale mandato a San Calogero.
Il fatto che quei rifiuti fossero invece pericolosi emerge – inconfutabilmente, secondo la Procura – dalla consulenza effettuata dall'Arpacal di Cosenza. Nel sito sarebbero stati stoccati metalli pesanti, solfuri, cloruri, fluoruri, nichel, selenio, stagno e vanadio. Si tratta di elementi che in determinate combinazioni possono generare composti altamente tossici e cancerogeni, e il consulente tecnico dell'accusa non esclude «la concreta e reale possibilità che i componenti pericolosi presenti in abbondanza nel sito potessero essere diffusi nell'ambiente circostante». In seguito all'operazione, infatti, il prefetto di Vibo ha disposto la distruzione di tutti i prodotti agricoli coltivati nell'area interessata. Dalle indagini è emerso inoltre che la quasi totalità  dei rifiuti (il 93% circa) fosse riconducibile all'impianto Enel di Brindisi, dove il materiale, secondo gli inquirenti, veniva «falsamente certificato» come non pericoloso.Vai all'articolo integrale

23 luglio 2013

1)Ilva: Taranto, ambientalisti consegnano sacchetto 'polvere mortale' a senatori 2) lva, la grande ciminiera spara chili di mercurio

Tratto da Adnkronos

Ilva: Taranto, ambientalisti consegnano sacchetto 'polvere mortale' a senatori

(Adnkronos) - "Lo studio epidemiologico 'Sentieri' evidenzia pertanto come le polveri sottili di Taranto sono piu' pericolose che in altre citta' dell'Italia in quanto hanno una tossicita' 2,2 volte superiore (in altre citta' italiane l'aumento del rischio di mortalita' delle polveri sottili e' infatti di 0,33% per ogni incremento di 10 microgrammi contro lo 0,69% di Taranto. A Taranto - conclude Marescotti - e' stato riscontrato piombo nel sangue nei bambini''. Nella conferenza stampa delle associazioni verra' spiegato perche' ''la Commissione Europea ha avviato una procedura di investigazione sull'Ilva di Taranto. 
Sara' illustrato ai giornalisti un dossier contenente le segnalazioni fatte alla Commissione Europea e verra' spiegato come il decreto 61 in discussione al Senato puo' ulteriormente peggiorare la situazione dell'inquinamento introducendo sistemi di deroghe e proroghe nelle prescrizioni dell'Aia che potrebbero portare persino ad eliminare dalle prescrizioni la stessa copertura dei parchi minerali da cui provengono molte polveri che inquinano Taranto e vengono inalate e anche ingerite dai bambini''.
(23 luglio 2013 ore 12.02)

Tratto da Quotidiano di Puglia

 Ilva, la grande ciminiera
spara chili di mercurio









di Mario DILIBERTO



TARANTO - C’è una grossa ciminiera che spara nell’ambiente una media di 123 chili di mercurio all’anno, il metallo messo al bando, persino con i vecchi termometri, perché è catalogato come pericoloso neurottosico.

Quella ciminiera è il camino E312, l’inquietante bocca da fuoco che campeggia nel cuore dell’Ilva di Taranto. Uno dei simboli della grande fabbrica finita sotto inchiesta per disastro ambientale. I numeri sulle emissioni di mercurio dalla ciminiera più alta d’Europa tanto per cambiare non tornano.


Ma il caso del mercurio è diverso. Perché sulle emissioni di altre sostanze nocive dallo stabilimento, le abissali discrasie riguardavano le misurazioni effettuate dai tecnici di Arpa e quelle autocertificate da Ilva e recepite nel registro europeo E-PRTR

Sul mercurio, invece, i dati forniti da Ilva non concordano con altri, forniti sempre dalla stessa Ilva. Una sorta di autocontraddizione che sembra emergere chiaramente scorrendo le prove campione effettuate dal laboratorio Ilva nel 2012 nell’ambito delle prescrizioni previste dalla autorizzazione integrata ambientale nuova di zecca, con la quale, lo scorso anno, si è rimpiazzata la licenza rilasciata il 4 agosto del 2011 dall’allora ministro Stefania Prestigiacono. Sono otto i test eseguiti da Ilva sulle emissioni di mercurio dal camino E312. Gli esiti delle verifiche sono stati inseriti nel fascicolo dell’Aia nell’ambito del cosiddetto piano di monitoraggio e controllo.




I risultati prodotti come emissioni in

 microgrammi per ora consentono una 

proiezione sulle emissioni della ciminiera

 in un anno.  

Da questa proiezione il dato varia

 sensibilmente dai 26 chili di mercurio

 in un anno sino alla sconcertante soglia

 di 740 chili.  

Leggi l'articolo integrale su il

Quotidiano di Puglia



22 luglio 2013

1)Greenpeace: “Cosa hanno da dire i sindacati? Sono disposti a discutere?” 2)Enel, l’azienda organizzava contro-manifestazioni “spontanee” in risposta a Greenpeace

Leggi su Il fatto Quotidiano

Greenpeace: “Cosa hanno da dire i sindacati? Sono disposti a discutere?”

Da Greenpeace riceviamo e pubblichiamo:
Oggi la notizia di apertura della versione online del Fatto Quotidiano documenta con evidenze processuali una verità di cui, in realtà, sapevamo da tempo: che le ‘contro-manifestazioni’ dei ‘comitati dei lavoratori’ Enel, in risposta alle nostre proteste pacifiche e non violente, erano solo una montatura, una gazzarra orchestrata dai piani alti dell’azienda.  

Di tutto questo, noi di Greenpeace, pur senza quelle prove che adesso saltano fuori, siamo sempre stati certi. Le notizie che si apprendono oggi possono persino far sorridere, tanto gli sforzi dell’Enel appaiono grotteschi. Ma le questioni che sollevano sono molto meno banali di quanto potrebbero apparire.

Da anni, in Italia, si riproduce un conflitto falso e sterile tra occupazione e ambientalismo, tra ragioni del lavoro e salute. E’ un conflitto che ha già fatto morti, creato miseria, degrado, malattia. E sempre si è risolto con la perdita di posti di lavoro, con arretramenti produttivi, industriali, tecnologici.
 La vicenda dell’Ilva ci ha insegnato qualcosa?



Greenpeace accusa Enel di questioni assai gravi: con la sua produzione elettrica a carbone contribuisce pesantemente – più di chiunque altro nel nostro Paese – alla distruzione del clima; e i fumi delle sue centrali a carbone sono stimati essere causa di una morte prematura al giorno e di danni per 1,8 miliardi di euro l’anno. 

 E’ possibile discutere di queste cose con il mondo del lavoro, seriamente, prima di arrivare a conflitti insanabili, prima di dover decidere tra l’aria che respiriamo, che respirano i nostri figli, e lo stipendio di chi quei bambini deve pur crescerli?....

Greenpeace: “Cosa hanno da dire i sindacati? Sono disposti a discutere?”

Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti hanno qualcosa da dire su questa vicenda? Ritengono legittimo che, pur di non rispondere alle accuse di Greenpeace, l’Enel strumentalizzi in maniera tanto bassa i suoi lavoratori?......
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Andrea BoraschiResponsabile campagna Energia e Clima – Greenpeace.

 Sotto una foto scattata ad Adria alla Manifestazione Nazionale 
Anti -Carbone in Veneto del 2011  ,per scongiurare  la conversione a carbone della centrale  di Porto Tolle nel delta del Po.
Ecco chi vi era dietro di noi nel corteo.......
 Sicuramente le posizioni della Fiom -Cgil  non sono   le stesse  in Liguria.......
Immagine scattata ad Adria nella manifestazione anticarbone del 29 ottobre 2011. Qui il video integrale

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Tratto da Il Fatto Quotidiano

Enel, l’azienda organizzava manifestazioni “spontanee” contro Greenpeace

"Striscioni: numero 8, lunghezza 8/10 metri – altezza almeno 1,5 metri, formato orizzontale e verticale, font: scritti con pennello. No spray. Colore: preferibilmente blu scuro/verde scuro su fondo bianco. Scritte: ANDATE A LAVORARE, BASTA ECOBALLE, SIAMO VERDI DI RABBIA, uno o due a piacere in". Questo il contenuto delle email con cui i vertici dell'azienda organizzavano le contro-manifestazioni in risposta alle proteste ambientaliste spacciandole per 'azioni spontanee'

Enel, l’azienda organizzava manifestazioni “spontanee” contro Greenpeace
Per il buon esito di una manifestazione ci vogliono anche due megafoni, dieci fischietti da arbitro e dieci trombe nautiche a bomboletta. A stendere la “lista della spesa” non è il capo-ultras di una curva, ma un uomo dell’ufficio stampa di Enel.  
E i campi da gioco sono le centrali a carbone prese di mira da Greenpeace, più volte citata in giudizio dal colosso dell’energia per le sue azioni dimostrative.
È l’ottobre del 2008. Manca poco più di un mese all’inizio della Conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dall’Onu a Poznań, in Polonia. Greenpeace entra in azione a Genova il 26. Lo schema è collaudato. All’alba gli attivisti attaccano la Lanterna, simbolo della città, una nave carboniera e l’impianto termoelettrico dell’Enel. Sulla facciata della centrale, sotto il simbolo della società, scrivono “clima killer”
Poche ore dopo la scritta viene oscurata da tre striscioni colorati: Andate a lavorareBasta ecoballe e Quit Greenpeace. A srotolarli sono gli operai dell’Enel che manifestano contro l’azione degli attivisti verdi. Una contro-protesta spontanea, così la definiscono i dipendenti e la descrivono i giornali. Ma i fatti non sono andati proprio in questo modo. A testimoniarlo sono le mail che i dirigenti dell’Enel si scambiano febbrilmente nelle ore e nei giorni successivi, temendo nuovi attacchi negli altri impianti a carbone.
La verità emerge dalle carte del processo che vede imputati a Brindisi dodici dirigenti Enel con l’accusa d’aver imbrattato di carbone campi e abitazioni vicini alla centrale “Federico II”.Continua sull'articolo integrale

21 luglio 2013

ANCHE OGGI E DOMANI GIORNATE DI FUOCO PER GLI ALTI LIVELLI DI OZONO.............

  I Testi e le  immagini sono tratte da facebook del Dottor Giovanni Ghirga Medico Isde dell' Alto Lazio che cogliamo l'occasione per ringraziare .
 Erano previsti per il  20 luglio alti livelli di ozono ... il silenzio di media e istituzioni.

 
Non esiste una soglia di OZONO non tossica per l’uomo. Pur rimanendo nei limiti di 80 parti per milione di ozono durante un periodo di 8 ore, da numerosi anni è stato dimostrato che permane ancora un aumento del rischio di mortalità causata da questo inquinante.  
 


La relazione del 2012 dell'AEA sulla "Qualità dell'aria in Europa"prende in esame l'esposizione dei cittadini alle sostanze inquinanti e offre un'istantanea della situazione in Europa. La relazione intende promuovere lo sviluppo di politiche anti inquinamento più efficienti.

•  L'Ozono (O3) può provocare problemi all'apparato respiratorio e condurre a morte prematura. L'esposizione nei centri urbani è molto elevata: il 97% degli abitanti delle città dell'UE nel 2010 era esposto a concentrazioni di O3 superiori al livello di riferimento dell'OMS. il 17% era esposto a concentrazioni superiori al valore obiettivo fissato dall'UE per l'O3...... 
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Ed ora guardiamo i valori dell' ozono sul nostro territorio su Ambiente in Liguria

Ecco la schermata degli ultimi valori presenti della stazione di Quiliano .
Le misurazioni  terminano  alla mezzanotte del  18 luglio.....

Visto che oggi ne abbiamo 21   riteniamo che i cittadini  non siano   adeguatamente ,ed in tempo reale , informati.....
Rimaniamo in attesa di leggere i  valori dell' ozono......  relativi ai  giorni 19- 20 e 21 luglio

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