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13 novembre 2008

2008/11/13 "Energia nella morsa di crisi, costi e clima"Consumi insostenibili, serve una rivoluzione"


Tratto da La Repubblica.it ambiente
L'allarme contenuto nell'Outlook 2008 dell'Agenzia internazionale presentato a Londra
"La domanda cresce malgrado la recessione, servono investimenti o sarà caos ambientale"
Energia nella morsa di crisi, costi e clima
"Consumi insostenibili, serve una rivoluzione"

Il rapporto prevede prezzi del petrolio ancora volatili, ma destinati a impennarsi sul lungo termine

ROMA - Gli attuali andamenti negli approvigionamenti e nei consumi energetici "sono chiaramente insostenibili, sia da un punto di vista economico, che sociale, che ambientale: devono e possono essere cambiati. Dobbiamo avviare una rivoluzione globale dell'energia migliorando l'efficienza energetica e incrementando l'utilizzo di fonti a basse emissioni". L'avvertimento non arriva da un guru verde o da qualche teorico della decrescita economica, ma da Nobuo Tanaka, il direttore della super istituzionale Agenzia internazionale dell'energia. Un messaggio lanciato in occasione della presentazione a Londra del World Energy Outlook per il 2008, un rapporto dai contenuti tanto chiari quanto allarmanti.

Il mondo si deve mobilitare per avviare le politiche necessarie ad affrontare quella che si annuncia come la "tempesta perfetta" del settore energetico: domanda in crescita malgrado la crisi economica, disponibilità di risorse (soprattutto petrolifere) in calo, consumi che accelerano pericolosamente il riscaldamento globale e i suoi gravissimi effetti, investimenti nella ricerca frenati dalla recessione.

"L'aumento delle importazioni di gas e petrolio da parte delle nazioni Ocse e delle regioni asiatiche in via di sviluppo - ha spiegato Tanaka - combinato con la concentrazione della produzione in un piccolo numero di paesi, accrescerà la possibilità di sconvolgimenti negli approvigionamenti e brusche impennate nei prezzi. Allo stesso tempo le emissioni di gas serra aumenteranno inesorabilmente, mettendo il mondo in direzione di un incremento delle temperature globali fino a 6 gradi", ovvero il limite massimo della forbice prevista dalle conclusioni dell'Ipcc, la commissione di climatologi dell'Onu, con conseguenze devastanti per il Pianeta.

Per questo, quasi a rispondere indirettamente anche all'ostruzionismo di governo italiano e Confindustria, la Iea avverte che "non possiamo consentire che la crisi finanziaria provochi rinvii delle iniziative politiche che sono urgentemente necessarie per smorzare la crescita delle emissioni di gas serra".

L'invito dell'Agenzia è anzi quello a mettere in campo decisioni ancora più coraggiose. Anche tenendo conto di nuovi interventi politici per il contenimento della domanda, il rapporto prevede che sulla media del 2006-2030 il fabbisogno globale di energia cresca dell'1,6 per cento ogni anno, facendo salire la domanda globale di petrolio, dagli odierni 85 milioni di barili al giorno a 106 milioni di barile nel 2030. Una previsione rivista comunque al ribasso di 10 milioni di barili rispetto a quanto previsto nell'edizione dello scorso anno.

Secondo le previsioni della Iea, sempre più importante sarà il peso dei nuovi giganti dell'economia: da sole, Cina e India contribuiranno a più della metà della crescita della domanda globale di energia. Forti aumenti sono previsti inoltre per il consumo di carbone e per l'utilizzo di fonti energetiche già esistenti in alternativa ai combustibili fossili.(omissis)
Sul fronte ambientale la Iea traccia anche un possibile percorso da seguire per mantenere l'aumento della temperatura entro i due gradi, così come si propone di fare l'Unione Europea con la direttiva 20-20-20. Obiettivo che l'agenzia ritiene auspicabile, ma estremamente difficile da centrare, sottolineando che su scala mondiale occorrerebbe portare al 36% la quantità di energia primaria a basse emissioni, traguardo raggiungibile attraverso investimenti per 9,3 triliardi (mille miliardi di miliardi) pari allo 0,6% del Pil mondiale.

"E' evidente - ha concluso Tanaka - che il settore energetico deve svolgere un ruolo centrale nella lotta ai cambiamenti climatici e le analisi contenute in questo Outlook forniranno basi solide a tutti i paesi che al vertice di Copenhagen (previsto per dicembre 2009, ndr) cercheranno di negoziare un nuovo accordo sul clima". (v. g.)

12 novembre 2008

2008/11/18 "Nube marrone: dall'Himalaya minaccia il clima mondiale"


tratto da Montagna tv
Nube marrone: dall'Himalaya minaccia il clima mondiale

PECHINO, Cina -- Ritiro ghiacciai, inquinamento atmosferico e popolazioni a rischio. Occhi puntati, in questi giorni, sull'inquietante fenomeno delle nubi marroni che sta mettendo in pericolo il clima, la sicurezza idrica e alimentare di tutto il pianeta. L'allarme arriva da Pechino, dove qualche giorno fa è stato presentato un nuovo report dell'Unep che effetti e nuovi dati sulle nubi marroni, di recente studiate più da vicino grazie ai dati delle stazioni di monitoraggio in alta quota installate e gestite da un'organizzazione italiana, il Comitato EvK2Cnr.
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2008/11/13 "Nasce il “Tavolo istituzionale per le politiche ambientali e territoriali”"


Tratto da Melitoonline.it
Nasce il “Tavolo istituzionale per le politiche ambientali e territoriali”

Novembre 13, 2008

La tutela dell’ambiente e lo sviluppo ecosostenibile sono divenute le priorità per l’Europa e per gli Stati Uniti, ma in Italia occorre partire dal basso per riuscire ad iscrivere il settore ai primi punti dell’agenda politica. È per questo che in Italia nascerà il “Tavolo istituzionale per le politiche ambientali e territoriali”, come hanno oggi convenuto i rappresentanti delle confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil con il coordinatore della Commissione ambiente e protezione civile delle Regioni, l’assessore calabrese Silvio Greco.
Alla riunione, che si è svolta nella sede della Delegazione di Roma della Regione Calabria, hanno preso parte le delegazioni dei confederali guidate da Paola Agnello Modica (Cgil), Giuseppe D’Ercole (Cisl) e Andrea Costi (Uil). Le scelte a sostegno dell’ambiente, della ricerca scientifica nel settore, delle imprese innovative sono un fattore essenziale per creare nuovi posti di lavoro e per la crescita di buona occupazione. Servono importanti investimenti pubblici e privati ed una cornice di regole moderne e chiare di tutela e sviluppo.
“I rappresentanti sindacali sono sulla stessa lunghezza d’onda delle Regioni - ha dichiarato Silvio Greco - e si sono espressi a favore della costituzione di un Tavolo aperto alle Associazioni imprenditoriali e del volontariato ambientalista, per dare maggiore incisività all’azione di programmazione territoriale”.
Quattro gli ambiti di concertazione a cui si dedicherà l’attività del Tavolo: sicurezza dei cittadini e prevenzione dei rischi ambientali (industria, trasformazione, dismissione amianto, incendi ecc…); attuazione del protocollo di Kyoto per le energie rinnovabili e la diminuzione dell’inquinamento atmosferico; corretto smaltimento dei rifiuti urbani ed industriali con la crescita della raccolta differenziata e la realizzazione delle bonifiche dei siti produttivi inquinati; gestione idrica per migliorare il sistema degli acquedotti e rendere più efficiente quello dei depuratori assicurando un corretto ciclo integrato delle acque.
“Entro metà dicembre la proposta del Tavolo istituzionale sarà formalizzata a tutti i soggetti in modo da renderlo funzionante a partire dal prossimo gennaio. Certamente – ha detto l’assessore all’ambiente della Regione Calabria – occorre fare squadra per affrontare prioritariamente la questione della sicurezza ambientale, in quanto essa coinvolge sia la salute dei cittadini, sia la responsabilità per il danno che il necessario costo per disinquinare o ripristinare in sicurezza. Servono regole e controlli che evitino le tragedie ambientali di questi ultimi decenni. Non possiamo perdere quest’occasione e restare dietro agli altri paesi europei. Rinunceremmo ad avere le loro stesse opportunità per un nuovo sviluppo che in Italia è certamente possibile in tanti settori che vanno dal turismo al risparmio energetico, dalla ricerca scientifica e tecnologica all’agricoltura, da un sistema moderno di trasporto alla riconversione dell’edilizia e dei tempi delle città”.

2008/11/12SEQUESTRATO INCENERITORE DISCARICA DI MALAGROTTA A ROMA



Tratto da Ansa.it
» 2008-11-11
SEQUESTRATO INCENERITORE DISCARICA di MALAGROTTA ,a ROMA
ROMA - E' bufera sulla discarica di Malagrotta, a Roma, dove i carabinieri del Noe hanno messo i sigilli al nuovo gassificatore che tra due giorni doveva essere inaugurato. L'impianto era privo della certificazione di prevenzione incendi, sottolineano i carabinieri del Noe al termine del sopralluogo.

A disporre il sequestro è stato il Gip di Roma Marina Finiti, e a condurre gli accertamenti il procuratore aggiunto Achille Toro e il Pm Simona Maisto. Due le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta: sono il presidente del Consorzio laziale rifiuti che gestisce Malagrotta, Manlio Cerroni e il suo vice, responsabile dell'impianto Francesco Rando. Sotto accusa è l'iter per l'autorizzazione dell'impianto: i carabinieri del Noe hanno acquisito alla Regione Lazio tutta la documentazione relativa all'opera.

Dure le accuse del Gip per il quale, secondo quanto scritto nel dispositivo di sequestro, "sussiste un fondato pericolo che la prosecuzione dell'attuale esercizio dell'impianto e la libera disponibilità di cose pertinenti al reato possa agevolare o protrarre le conseguenze del reato" essendo "l'impianto in totale carenza dei requisiti di legge". Secondo il Gip inoltre vi sono anche pericoli in quanto il gassificatore è "nelle immediate vicinanze dei siti pericolosi e in particolare di una raffineria e di un deposito di Gpl". I sigilli al gassificatore, primo di una linea che secondo il piano rifiuti della regione prevede tre impianti, riaccende la polemica politica su un'opera contestata da comitati di cittadini, la destra e anche Rifondazione e Verdi.

A difendere l'operato della Regione Lazio è stato fra i primi l'assessore regionale con delega ai rifiuti, Mario De Carlo secondo cui il gassificatore sequestrato "é in esercizio provvisorio ed è in funzione da agosto e lo sarà fino a febbraio, un lasso di tempo che doveva servire anche per la messa a norma di tutte le procedure". Ma per il sindaco Alemanno, ancora in Polonia per il viaggio della Memoria con gli studenti delle scuole romane, "bisogna uscire dalla logica dei monopoli privati" e soprattutto "vigilare perché si faccia chiarezza". Anche lo stesso presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, già commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, chiosa: "Ora c'é una sola cosa da fare, mettersi in regola".

I sigilli del gassificatore però, stando alle rassicurazione del sindaco e del presidente della Regione, non creeranno un'emergenza Campania: la discarica non è sequestrata, anzi i magistrati hanno concesso che i lavori per la messa in sicurezza proseguano e il cantiere rimarrà comunque aperto.

Si difende invece l'indagato eccellente, Manlio Cerroni, presidente del Co.la.ri (Consorzio rifiuti Lazio) che gestisce la discarica: "il provvedimento di sequestro è frutto di una non corretta interpretazione della normativa di riferimento da parte dell'autorità giudiziaria, l'impianto era in pre esercizio e il previo conseguimento del Certificato prevenzione incendi sono necessari soltanto per l' esercizio dell'attività previsto dal 1 gennaio 2009".

Ma proprio per al carenza delle norme antiincendio, per l'accusa, l'opera non sarebbe potuta andare in pre esercizio. Per questo i due indagati sono accusatio di violazione delle norme del decreto legislativo in materia di tutela e della sicurezza nei luoghi di lavoro

11 novembre 2008

2008/11/11 "I CONSULENTI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA STRONCANO IL PROGETTO DI RICONVERSIONE A CARBONE DELLA CENTRALE DI PORTO TOLLE."


Tratto da IL PANE E LE ROSE
Porto Tolle: Carbone poco pulito
(11 novembre 2008)
Antefatto:

Verso la fine di ottobre la Commissione regionale veneta per la VIA viene chiamata a pronunciarsi sull'integrazione al progetto per la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle (RO).
Dovrebbe trattarsi di una formalità, visto che la stessa commissione ha già due volte, in passato, dato parere favorevole ai progetti di riconversione di ENEL ed invece questa volta, stranamente, la commissione prende tempo per effettuare non meglio specificati "approfondimenti".
La cosa insospettisce noi contrari al carbone anche per il fatto che, in quanto presentatori di osservazioni sul progetto presso la Commissione VIA nazionale, avevamo già richiesto l'intera documentazione in visione e questa non ci era stata fornita.
Chiediamo dunque nuovamente la documentazione in sede regionale e questa ci viene negata in quanto "secretata", ma riusciamo stavolta ad ottenerla, con parecchia fatica, rivolgendoci al Ministero per l'Ambiente.
Veniamo così a scoprire che la Procura della Repubblica di Rovigo ha presentato un'informativa alla Commissione VIA regionale, basata sull'indagine commissionata a tre esperti che hanno preso in esame il progetto e sono arrivati a conclusioni molto poco rassicuranti, ponendo 23 quesiti che vanno dalla valutazione del rispetto della legge istitutiva del Parco all'effettivo impatto ambientale della riconversione a carbone su ambiente e salute.

Forti della documentazione, lo scorso 7 novembre 2008 alle 17.00, indiciamo una conferenza stampa convocando i quattro quoridiani locali, Il Gazzettino, Il Resto del Carlino, La Voce di Rovigo e il Corriere del Veneto (inserto del Corsera) consegnando loro un comunicato stampa e copia dell'indagine della Procura.

Dopo il vivo entusiasmo iniziale e l'assicurazione che alla notizia verrà dato fortissimo risalto tanto da occupare le prime pagine, alle 19.30, in contemporanea, veniamo a conoscenza che il Gazzettino, su preciso ordine del direttore, abbiamo le prove, cancellerà la notizia, il Resto del Carlino e la Voce di Rovigo, sempre su disposizione dei direttori, la daranno, ma col minimo risalto e addirittura minimizzando la portata della cosa.

Solo il Corriere del Veneto riporterà la cosa con un certo peso, ma tale testata non ha sede in loco e non è particolarmente diffusa nella provincia.

Si deduce immediatamente che c'è stata una forte pressione, immaginiamo da parte di chi, sulle redazioni tanto da far desistere chi "tiene famiglia".

Spiegata la cosa vengo a chiedervi, in nome della libertà e della serietà d'informazione , di divulgare questa vicenda in quanto è di interesse non soltanto locale per l'argomento che tocca.

Saremo in grado di fornirvi qualsiasi documento vorrete richiederci in merito.
Grazie per qualsiasi cosa deciderete di fare.

Vanni Destro



Tratto da unonotizie
PORTO TOLLE (ROVIGO) / 10-11-2008

"I CONSULENTI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA STRONCANO IL PROGETTO DI RICONVERSIONE A CARBONE DELLA CENTRALE DI PORTO TOLLE."

Tutte le perplessità da noi evidenziate nelle osservazioni, trasmesse nel gennaio scorso alla Commissione VIA nazionale sul progetto di trasformazione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini in merito all’insufficienza dei sistemi di controllo e di monitoraggio degli inquinanti emessi in atmosfera, all’inadeguatezza delle diverse soluzioni ipotizzate per il transito di bettoline nelle lagune del Delta, e in generale ai rilevanti impatti ambientali e sanitari dell’intervento, trovano ora conferma in un documento autorevole e al di sopra di ogni sospetto.
Si tratta di uno studio dettagliato sul progetto Enel, attualmente in discussione presso il servizio VIA della Regione Veneto, redatto da 3 esperti altamente qualificati nominati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rovigo.
Di questo documento si è entrati in possesso nei giorni scorsi, grazie ad un “blitz” che ci ha costretto a
recarci presso il Ministero dell’Ambiente, dopo oltre 2 mesi dalla prima richiesta di accesso agli atti e non poche difficoltà e traversie per ottenerne il rilascio di copia.
E’ così che si è potuto apprendere dell’azione promossa dalla Procura di Rovigo che già dal giugno di quest’anno ha affidato l’incarico di esaminare il progetto di riconversione a carbone della centrale ai consulenti Ing. Alfredo Pini, all’Ing. Paolo Rabitti e al Dott. Stefano Scarselli, ossia agli stessi esperti che nel marzo 2006 avevano accertato le responsabilità degli amministratori delegati di Enel e dei direttori della centrale per il funzionamento pregresso dell’impianto di Porto Tolle nel processo svoltosi ad Adria, terminato con la nota condanna del Tribunale per molestie alle persone residenti in prossimità del sito, danni alle proprietà pubbliche e private, peggioramento dell’inquinamento atmosferico, con la liquidazione di un risarcimento di quasi 3 milioni di euro complessivi a titolo provvisionale.
Per la stesura della relazione citata, consistente in un fascicolo di 80 pagine dattiloscritte, i consulenti hanno analizzato approfonditamente tutto il progetto, verificato la veridicità delle affermazioni riportate, il
regolare adempimento al quadro normativo di riferimento e, infine, la convenienza dell’effettiva realizzazione dello stesso, proprio in un contesto così delicato e precario com’è appunto il Delta del Po.
Le conclusioni formulate dai 3 esperti mettono in luce tutte le gravi carenze del progetto Enel e fanno emergere rilevanti aspetti di criticità che fino ad ora non erano stati opportunamente considerati
.
Informiamo che, poiché non ci risulta che le amministrazioni comunali interessate (e comunque non quelle da noi consultate) siano state informate dell’esistenza di questo importante documento che pur risulta agli atti della procedura di V.I.A., ci faremo carico di consegnare tempestivamente lo stesso a tutti i soggetti pubblici e privati che manifestano interesse, compreso sicuramente i sindaci di Rosolina, Loreo e Taglio di Po, i quali hanno sino ad oggi manifestato un serio coinvolgimento e la decisa presa di posizione nel voler essere parte attiva nel procedimento di valutazione del progetto, al fine di garantire in primis la salute pubblica dei loro concittadini e un futuro coerente con le caratteristiche del nostro territorio.

Giorgio Crepaldi (Presidente Comitato “Cittadini Liberi – P.Tolle”)

Renzo Ghezzo (Operatori Turistici di Rosolina Mare e Albarella)

Donata Fischetti (Presidente Italia Nostra sez. Rovigo)

Eddi Boschetti (Presidente WWF sez. Rovigo)

Luigi Flamini (Coordinamento dei Comitati della Provincia di Rovigo, di Cavarzere e Cona)

10 novembre 2008

2008/11/11Berlusconi ha scelto un nuovo alleato: la CO2 contro l'Europa e la salute del pianeta

Tratto da Pontediferro.org Voci dal quartiere Marconi di Roma
Berlusconi ha scelto un nuovo alleato: la CO2 contro l'Europa e la salute del pianeta
di
Andrea Lijoi

10-11-2008

Al Circo Massimo, tra le bandiere e gli slogan della grande manifestazione del 25 ottobre, non si è notata la presenza degli ecologisti per gridare alta la protesta sull'ennesimo scippo di questo governo al futuro e alla salute degli italiani con il clamoroso passo indietro nell'impegno assunto in sede UE sull'attuazione del protocollo di Kyoto.
Una presenza mancata, che invece poteva rappresentare l'occasione di un rinnovato spazio "verde", necessario fra le diverse anime del centrosinistra, dove essere in grado di superare l'asfittica politica dei no generalizzati ed accogliere adeguatamente la voce dei sacrosanti no all'aumento dei gas serra i cui effetti negativi sono vissuti da tutti in prima persona e contro la cui riduzione ora si è posta l'azione del governo.
Un niet governativo inatteso in Europa e che, oltre forse a voler essere un ultimo regalo all'amico Bush che ha sempre detto no a Kyoto, oggettivamente risponde solo alle esigenze di quella parte del sistema produttivo italiano a cui conviene continuare ad inquinare e non invece reinvestire gli immensi utili in ricerca e sviluppo tecnologico per raggiungere quella sostenibilità ambientale che oggi è richiesta sugli stessi prodotti da una domanda sempre più consapevole ed esigente.
Un impegno, quello di abbattere le emissioni di CO2 e percorrere la strada dello sviluppo sostenibile, che invece l'Italia ha sempre assunto in prima fila nei summit internazionali sul tema, da quello di Stoccolma del lontano 1972 a Rio de Janeiro, a Johannesburg nel 2002, come a Milano nel 2003 nell'ambito della IX Conferenza delle Parti sul clima-COP9.
Dopo il vertice di Johannesburg, in particolare, in cui si era profuso l'impegno del governo Berlusconi II che aveva elaborato in sede di Conferenza Stato-Regioni un atto di indirizzo sulla sostenibilità da applicare in tutti i campi, l'Europa si è data congiuntamente un cronoprogramma da rispettare per la graduale eliminazione dei gas serra e dei fattori inquinanti.
Oggi l'Italia rinnega i propri impegni sottoscritti e minaccia il veto sull'attuazione del programma europeo in materia ambientale, capeggiando un cartello del no a Kyoto con i nuovi Paesi membri dell'est che hanno problematiche di sviluppo diverse da quelle delle realtà più avanzate fra cui si pensava di enumerare anche la nostra.
L'emergenza clima non è una questione di addetti ai lavori ma coinvolge tutti ed è familiare ad ognuno l'impatto quotidiano con l'inquinamento crescente, e i danni per la salute che ne derivano, e soprattutto dipende dall'emissione in atmosfera di anidride carbonica di cui si stima un incremento del 130% entro il 2050 rispetto ai livelli rilevati nel 2005 (attualmente un italiano ne produce in media 21 chili al giorno).
La preoccupazione cresce se si guarda alle modificazioni climatiche e alle conseguenze già in atto: dalle estati torride al moltiplicarsi delle "calamità", dallo scioglimento dei ghiacci (nelle Alpi scesi di tre metri, secondo rilevazione 2003) alla crescente desertificazione (oltre un ¼ delle terre emerse è soggetto al fenomeno), dalla deforestazione (distrutti ogni anno 140.000 km2 di foreste;stima 2003) alla carenza di acqua potabile (la FAO stima che 1 miliardo e 300 milioni di persone sono prive di riserve per il fabbisogno e al 2050 la disponibilità pro capite in tutto il mondo subirà una riduzione del 73%)
Non è catastrofismo parlare di preoccupazione se si pensa che la popolazione del pianeta ha superato la soglia di 6 miliardi e secondo l'ONU crescerà a 8,9 miliardi nel 2050 stante una situazione di difficoltà ad avviare politiche di eliminazione delle fonti inquinanti.
L'Europa si è data la priorità di pervenire all'"impatto zero" nell'economia e i Paesi più avanzati sono avanti nella sfida a trasformare le politiche di sostenibilità ambientale in nuovi fattori di sviluppo produttivo e occupazionale, dalle fonti energetiche rinnovabili alla "bioedilizia", dal biologico alimentare all'utilizzo di innovazione ecologica nei trasporti, etc..
Solo Berlusconi vuole isolare l'Italia da questo virtuoso cammino per la ristrutturazione di un mondo migliore in cui vivere, promuovendo gli interventi di chi non si fa scrupoli di avvelenare l'aria che respiriamo per il proprio profitto....

2008/11/11 "RISCALDAMENTO GLOBALE E CO2 L’AUDACIA DELLA SPERANZA"


Tratto da TRUCIOLI SAVONESI

RISCALDAMENTO GLOBALE E CO2 L’AUDACIA DELLA SPERANZA
di Antonia Briuglia

Tutti i Paesi e non l’Italia.


L’ambiente sarà inevitabilmente all’ordine del giorno ed è più che una speranza poiché ci resta un periodo, a dire dei climatologi, di solo novantasette mesi per salvare il pianeta.
Non sono affermazioni di fanatici ambientalisti, ma di scienziati a livello mondiale che stimano in novantasette mesi il punto di non ritorno, entro il quale si può lavorare per distruggere o per salvare il pianeta dal riscaldamento globale.
L’ambiente dovrà essere e sarà all’ordine del giorno per quasi tutti i Paesi del mondo.
Non sto parlando certo dell’Italia, tutta intenta a pretendere dall’Europa, deroghe agli impegni presi, in linea col Protocollo di Kyoto, in tema di abbattimento di CO2.
Non sto parlando di un’Italia impegnata a pretendere tavoli per ricalcolare ”costi” da sostenere ingiustamente alti per l’industria del nostro paese, come se i costi pagati dal pianeta e dai suoi abitanti non fossero già straordinariamente alti in termini di salute e di catastrofi ambientali.
Non sto parlando di un’Italia il cui Governo, con il Presidente del Consiglio in testa, riesce a scontrarsi con gli altri Paesi della Comunità Europea che addebitano i maggiori costi, proprio alla politica scellerata dell’Italia fatta di ritardi accumulati nel tempo.(omissis)


Il pacchetto che non piace a Berlusconi.

Il pacchetto- clima tanto osteggiato dai Ministri del nuovo governo italiano, con la Prestigiacomo in testa sembra non piacere a Berlusconi non solo perché i costi ricadrebbero, a suo dire, sui già tanto bistrattati industriali italiani, ma perché l’avrebbe firmato Prodi.

L’ha dichiarato al vertice dei capi di governo a Bruxelles, contraddicendo consolidate regole che l’Unione Europea rispetta da tempo, provocando le ire dei suoi interlocutori e rigettando l’Italia in una situazione di pericoloso e controproducente isolamento.
Il nostro Presidente del Consiglio vuole ignorare, a tutti i costi, che nell’U.E., come in tutte le buone democrazie, ci si fa carico delle decisioni prese dai Governi precedenti; vuole ignorare che proprio Prodi ottenne già condizioni di favore che urtarono altri Paesi Europei; ignora infine le ripetute riunioni dove i suoi stessi Ministri già da gennaio potevano sollevare obiezioni e non lo hanno fatto.

Un po’ di conti


L’Unione Europea decide nel 2007 che si debbano tagliare le emissioni di gas a effetto serra del 20% entro il 2020 con variazioni da paese a Paese in linea con il PIL.
Il Protocollo di Kyoto impegnava a ridurre le emissioni entro il 2010 rispetto al 1990 e l’Italia in conformità a quest’ultimo avrebbe dovuto ridurre del 6,5%, ma mentre Gran Bretagna, Francia e Germania si attivavano per prendere le misure necessarie, l’Italia berlusconista le aumentava del 7%.
Entro il 2010, per rispettare Kyoto, dovremmo abbattere del 13%, mentre il pacchetto Europa ci chiede di abbattere i nostri gas del 13% entro il 2020. Condizione che ci vede già particolarmente favoriti, poiché siamo tra i pochi Paesi ad aver aumentato le loro emissioni, infischiandosene di Kyoto.(omissis)

La rivoluzione è cominciata.

Intanto in un’altra parte del mondo una rivoluzione è veramente cominciata, quella di Barack Obama alla Casa Bianca.
Un Presidente fiero di essere nero, di appena 47 anni ma di statura politica già altissima.Egli ha un programma energetico e ambientale innovativo e multilaterale che farà del “business Verde” un elemento di rinascita americana.
Le tre sfide per Obama sono proprio: le due guerre, la crisi finanziaria e il pianeta in pericolo.
Per Obama gli USA devono rientrare nelle negoziazioni internazionali sul clima, indifferentemente dalle decisioni di Cina e India, evitando una pericolosa paralisi.
Egli propone un programma simile a quello europeo, dove il pagamento delle quote ricadrebbe sulle industrie e andrebbe a finanziare lo sviluppo di fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.( 15 miliardi di dollari l’anno).

QUESTO MECCANISMO PENALIZZERA’ LA PRODUZIONE ENERGETICA DA CARBONE!!!!

Obama ricalcando il pacchetto europeo lo rafforzerà e lo sosterrà nel suo cammino, rendendo, di fatto, molto debole la posizione dell’Italia protesa a bloccare tutto, rigettando al mittente le dichiarazioni poste, come alibi, sul non allineamento USA.
Obama e gli USA vogliono addirittura superare l’Europa, conquistando la leadership tecnologica ambientale : la rivoluzione verde.
Cinque milioni di posti di lavoro in cinque anni, nel settore dell’energia pulita e un taglio di emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050, stravolgeranno le politiche fallimentari degli ultimi otto anni.

Centrale a carbone: la speranza si riaccende.

Da questa situazione esce sconfitto chi sostiene che, per il clima, non si debba fare nulla e chi come il Governo Berlusconi definisce folle la politica europea.
Saranno rafforzate le posizioni di chi chiede la riduzione concreta di CO2 e quindi il depotenziamento delle centrali a carbone.
Buone speranze per chi chiede, a Vado, la riduzione delle emissioni nocive della Centrale Tirreno Power, fuori da ogni protocollo e dannosa per la popolazione dell’intera provincia, come più volte hanno dichiarato e dimostrato medici e studiosi.
Forse si può cominciare a credere che sia finito il tempo delle piccole idee di provincia, dei piccoli uomini di partito e dei loro limiti, delle sceneggiate elettoralistiche di corto respiro.
Per chi crede che la battaglia per la difesa dell’ambiente sia imprescindibile, forse comincia una nuova era.
I grandi uomini esistono e saranno loro a cambiare le sorti del mondo.
L’Europa se vuole, ne uscirà rafforzata e l’Italia isolata come merita per le posizioni di un Governo involuto e impegnato solo sulla difesa degli interessi di chi ha pensato solo a gestire il suo profitto, mentre poteva e non ha voluto essere protagonista d’innovazione e progettualità industriale come un Paese civile e moderno si sarebbe meritato.

ANTONIA BRIUGLIA

2008/11/11 "In arrivo tempi bui per petrolieri e carbonai "



Tratto da greenreport
06/11/2008 Energia


In arrivo tempi bui per petrolieri e carbonai
(non solo negli Usa)
di Umberto Mazzantini

LIVORNO. Qualcuno è rimasto sorpreso dalla depressione che ha colpito le borse mentre l´America e il mondo esultano per la vittoria di Obama e la fine del "capitalismo compassionevole" di Bush che si è rivelato una vera e propria macelleria sociale. Forse farebbero bene a leggere quanto scrive il giornale economico "Down Jones": «Sotto il presidente eletto senatore Barack Obama, l´industria dei combustibili fossili può trovarsi di fronte a "dark days ahead" (traducibile con tempi bui o giorni bui a venire), mentre i settori delle energie alternative potrebbero prosperare. Anche se ci vorranno anni per progettarla ed implementarla, l´amministrazione della politica energetica ed ambientale di Obama può rappresentare uno sconvolgimento tettonico per la nazione. Egli vorrebbe spostare gli Usa dal petrolio come fonte di energia primaria verso le energie rinnovabili, i biocarburanti avanzati, l´efficienza e le tecnologie a basse emissioni di gas serra».

Per la stampa Usa l´asse portante della politica ambientale di Obama sarebbe un disegno di legge sul climate change che metterà un limite alle emissioni di gas serra e favorirà, con incentivi e tassazioni, la transizione delle industrie americane verso low-carbon alternatives. E Obama ha detto in campagna elettorale che la sua politica in materia sarà molto più aggressiva di ogni "cap-and-trade system" fino ad ora proposto. Il nuovo presidente afro-americano, se manterrà le promesse, punterà decisamente alle energie rinnovabili ed al gas naturale, alle auto ibride e all´efficienza ed al risparmio di elettricità. Per questo prevede di spendere 150 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.

Una cura da cavallo che terrorizza i petrolieri amici e colleghi di Bush. Multinazionali come ExxonMobil, ConocoPhillips e Chevron accusano Obama di voler tornare alle politiche della crisi petrolifera degli anni ´70 e temono come la peste che Obama tassi i loro profitti e metta le mani sulla Strategic petroleum reserve.

Il presidente dell´American petroleum institute, Red Cavaney dice preoccupato: «E´ piuttosto chiaro che si ripeteranno ancora una volta quegli errori, in futuro dovremo assistere a giorni bui. Il piano di Obama impone un imposta-mannaia sui profitti delle compagnie petrolifere,che sono tra le poche industrie fiorenti. Speriamo che i funzionari pubblici non gli diano retta. Certo, vediamo quanto danno possa si possa fare con uno spot abbagliante».

La paura non è calata nemmeno quando Obama ha cambiato la sua posizione negativa sulle trivellazioni per gas e petrolio offshore sulla piattaforma continentale, quando il petrolio raggiunse i 145 dollari al barile e la benzina i 4 dollari al gallone. Il timore (per i petrolieri) e la speranza (per tutti gli altri) è che passata l´emergenza riveda quell´impegno, visto che la moratoria scaduta a settembre era ben vista da gran parte dei parlamentari democratici e che il calo del prezzo del petrolio non rende così urgenti nuove trivellazioni in aree spesso molto delicate dal punto di vista ambientale.

Ma l´industria petrolifera dice che ormai il picco della produzione interna è stato raggiunto e bisogna esplorare altri giacimenti in mare e sfruttare quelli inaccessibili a causa di vincoli ambientali.

Le multinazionali del petrolio sanno che sarà dura: Obama è convinto delle cause antropiche del cambiamento climatico e vuole ridurre entro il 2025 del 25% le emissioni Usa di gas serra, con il 10% da raggingere entro i primi mesi del 2010. Una tabella di marcia simile a quella approvata (anche se più restrittiva) dal Senato Usa.

Esulta la lobby delle rinnovabili che ora ha nelle maggioranze schiaccianti dei democratici alla Camera ed al Senato interlocutori più attenti, a cominciare dal capo dei senatori democratici Harry Reid e dalla portavoce della Camera Nancy Pelosi che sono fermamente convinti che puntare sulle rinnovabili aiuterà il Paese a risollevarsi dall´attuale crisi economica.

A fare le spese della nuova green policy saranno probabilmente anche le inquinanti centrali a carbone alle quali si applicheranno norme ambientali più severe, nonostante Obama punti molto sul finanziamento della carbon capture and sequestration (Ccs) che in realtà non piace affatto a Greenpeace e ad altre associazioni ambientaliste. L´industria del carbone è preoccupata perché se Obama approvasse davvero leggi vincolanti sule emissioni di gas serra «potrebbe strangolare l´industria». A far paura sono i costi delle tecnologie Ccs, senza le quali Obama non sembra intenzionato a dare il via a nuove centrali elettriche a carbone. Tra i preoccupati non poteva mancare la National mining association che comprende giganti minerari come Peabody Energy e Consol Energy Energia che hanno detto che «La temuta politica sul climate change di Obama potrebbe distruggere l´industria del carbone, spezzando la spina dorsale energetica dell´America». Obama ribatte che la transizione dal carbone e dal petrolio verso la lower carbon economy può creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro.

Gli industriali americani utilizzano contro Obama gli stessi argomenti che il ministro dell´ambiente Stefania Presigiacomo e la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia usano contro l´Unione europea e il suo pacchetto clima-energia. Scrive Dow Jones: «Aumenteranno anche i costi di manifattura, trasporto e dei materiali a causa dell´aumento dei costi dell´energia e gli Usa avranno uno svantaggio competitivo rispetto ad economie prive di norme sulle emissioni similari, come ad esempio Cina Cina, India, Russia o i Paesi del Sudamerica e del Medio Oriente. E´ anche lecito chiedersi se il presidente eletto debba concentrare la sua politica sul cambiamento climatico nei primi mesi del suo incarico invece di concentrarsi sul salvataggio dell´economia Usa da una profonda recessione».

I Democratici ribattono che gli Usa hanno hanno enormi riserve energetiche interne che non richiedono un cambiamento importante nel settore delle infrastrutture di trasporto, ad iniziare dal poco sfruttato gas naturale.

L´ultima spina, e forse la più venefica, sono le scorie nucleari. Anche per queste Obama ha annunciato che cambierà l´attuale politica di stoccaggio dei rifiuti a lungo (o meglio eterno, visto che le radiazioni permangono per alcune centinaia di migliaia di anni) termine, anche se non intende rinunciare del tutto al nucleare, o almeno alle centrali esistenti.

09 novembre 2008

2008/11/08 "Sospeso il tecnico che seguiva l’Ilva nella commissione IPPC “


TRatto da ilpaesenuovo.it
Sospeso il tecnico che seguiva l’Ilva nella commissione IPPC

Legambiente: “Al Ministro chiediamo la nomina di un esperto di fama internazionale”.

L’ingegner Bonaventura Lamacchia, condannato per gravi reati (falso, ricettazione, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tentata estorsione e turbativa d´asta) secondo quanto riportato oggi da Repubblica in un articolo a firma di Giuliano Foschini ed Emanuele Lauria, è stato sospeso dal suo incarico dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che lo aveva nominato solo due mesi fa.

L’ingegner Lamacchia stava seguendo l’istruttoria per la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) all’ILVA, la pratica in cui, sostanzialmente, si gioca il futuro ambientale di Taranto.

“La procedura per la concessione dell’AIA per lo stabilimento Ilva di Taranto e l’Accordo di Programma dell’ 11 aprile scorso” scrivono in una nota congiunta Stefano Ciafani della Segreteria nazionale di Legambiente, Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente del Circolo di Taranto di Legambiente, “rappresentano la concreta possibilità di una svolta storica per il futuro di Taranto, se segneranno una effettiva discontinuità rispetto a una storia, quella dell’inquinamento ambientale di origine industriale, finora caratterizzata solo da ritardi e omissioni".

Le norme sull’AIA consentono infatti di poter intervenire sui sistemi produttivi condizionandone l’esercizio all’adozione delle migliori tecnologie disponibili, all’impatto ambientale prodotto e ad un puntuale sistema di monitoraggio delle loro emissioni”.

Da questa brutta vicenda, che segue la “decapitazione” della precedente Commissione e la sostituzione dei suoi componenti con uomini di sicura “fiducia” del ministro, ci sembra che il ministro stesso dovrebbe trarre chiare indicazioni per una decisa inversione di rotta.

“Per seguire la complessa pratica dell’ILVA -concludono Ciafani, Tarantini e Franco- chiediamo che sia nominato un tecnico di fama internazionale, paragonabile per competenza, esperienza e moralità al prof. Veronesi nel settore della ricerca e della cura del cancro. Il futuro di Taranto e del suo più importante impianto industriale non può essere affidato ad un tecnico con guai giudiziari, ma merita che le più alte professionalità in ambito internazionale se ne occupino”.
Tratto da:www.articolo21 info

Commissione IPPC, avviata procedura di sospensione per Lamacchia
di Redazione
Il Ministero dell’Ambiente ha avviato la procedura di sospensione dalla Commissione IPPC dell’ing. Bonaventura Lamacchia, già componente della Commissione Via-Vas dall’ottobre 2007 al giugno 2008.
La procedura di sospensione è stata avviata nelle more della definizione di accertamenti amministrativi sulla posizione dell’ing. Lamacchia in relazione al suo ruolo di componente della Commissione.

La Carovana al Ministro: quali criteri per le nomine IPPC?
stralcio dall'articolo di Giuseppe Giulietti
Da mesi sottolineiamo come la questione delle morti bianche e della centralità della sicurezza sul lavoro, nonché l’attenzione sul pericolo di emissioni pericolose e l’insorgenza di maggiori malattie professionali sia una vera e propria emergenza nazionale.Con l’ex ministro Cesare Damiano, insieme a tante associazioni e alle organizzazioni sindacali, abbiamo per questo dato vita alla “Carovana per un lavoro sicuro”.
Una delle prime tappe è stata Taranto per le note vicende che riguardano la sicurezza all’Ilva, la fabbrica siderurgica più grande d’Europa e con il più alto tasso di inquinamento da diossina dovuto alle emissioni della stessa azienda. Da tempo è aperto in Città e nella Regione un confronto ed una discussione su come arginare i fenomeni di insicurezza, con particolare attenzione per i pesanti risvolti che ha sulla popolazione il forte inquinamento e il moltiplicarsi dell’insorgenza di casi di malattie gravissime; per questo il precedente Governo aveva posto all’attenzione tramite esperti e personalità la situazione di Taranto.
Il Governatore della Puglia Nicki Vendola, proprio qualche giorno fa, riprendendo le denunce dei cittadini, supportate dall’Arpa regionale e da altri Enti preposti al controllo delle emissioni, si era dichiarato pronto a chiedere la chiusura dell’Ilva in assenza dell’AIA (Autorizzazione integrata ambientale).
Contemporaneamente,la ministra Stefania Prestigiacomo, come si apprende da un articolo sull’Espresso oggi in edicola a firma di Sandra Amurri, e dal sito di Articolo21, ha azzerato la vecchia commissione IPPC, composta da autorevoli scienziati ed esperti del settore, sostituendoli con altri membri. La commissione come è noto decide attraverso la concessione Aia, il destino delle 200 più grandi aziende italiane e, inoltre, si occupa dei limiti delle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio del pacchetto “clima-energia” del Consiglio d’Europa.
Leggendo la lista di nuovi “esperti” nominati dalla Prestigiacomo si scopre che il nuovo presidente dell’IPPC è Dario Ticali. Laureato in ingegneria e ricercatore all’università privata Kore di Enna, vanta pubblicazioni riguardanti il comportamento delle “pavimentazioni stradali.”
Ma ancora più grave e incomprensibile è la nomina dell’ing. Bonaventura Lamacchia quale referente per la questione della concessione dell’Aia all’Ilva di Taranto, come denunciato da Sandra Amurri, nel pezzo sull’Espresso. Lamacchia vanta un buon curriculum giudiziario, quindi sicuramente affidabile ed esperto.(Tra le varie condanne false fatturazioni, ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale .........omissis)
Ci piacerebbe conoscere quali siano i criteri per i quali sono stati rimossi i precedenti membri della IPPC, con quali criteri siano stati scelti i nuovi,quali titoli abbiano, a partire dal Presidente, per rivestire questo fondamentale ruolo, come sia stato scelto il Sign. Lamacchia e chi lo abbia nominato a responsabile delle istruttorie per la concessione delle autorizzazioni AIA........

Considerazioni di Uniti per la salute .


Ognuno tragga le conclusioni che ritiene più opportune ma anche noi , dal nostro punto di vista di semplici cittadini, riteniamo che sia indispensabile che nei posti cardine per la tutela della nostra salute e del nostro ambiente siano posti tecnici di provata competenza, esperienza e moralità .
Il futuro di Taranto ,come anche il nostro che conviviamo da decenni con una centrale termoelettrica a carbone, necessita della massima tutela da parte di chi è preposto ed ha la responsabilità della salvaguardia del benessere pubblico. Le norme sull’AIA consentono infatti di poter intervenire sui sistemi produttivi condizionandone l’esercizio all’adozione delle migliori tecnologie disponibili, all’impatto ambientale prodotto e ad un puntuale sistema di monitoraggio delle loro emissioni.

2008/11/08 "CLIMA: AL VIA A PECHINO FORUM INTERNAZIONALE SU CAMBIAMENTI"



CLIMA: AL VIA A PECHINO FORUM INTERNAZIONALE SU CAMBIAMENTI
Organizzato da governo cinese e Nazioni Unite

Emergenza-clima, al via a Pechino forum internazionale

Riuniti ministri ed esperti di 70 paesi: l’obiettivo è studiare le soluzioni per il cambiamento climatico globale. Presentati anche i risultati della cooperazione Cina-Italia per la gestione delle emergenze ambientali

(ASCA) - Roma, 7 nov - Aperta oggi a Pechino dal Premier cinese Wen Jabao presso la Sala del Congresso Nazionale Cinese la Conferenza internazionale organizzata dal Governo Cinese e dalle Nazioni Unite per esaminare le prospettive di sviluppo e diffusione delle tecnologie pulite per combattere i cambiamenti climatici.

In apertura della Conferenza e' intervenuto il direttore generale del Ministero dell'Ambiente italiano, Corrado Clini.

Di fronte ad una platea di Ministri ed esperti internazionali in rappresentanza di 70 paesi e di diverse organizzazioni internazionali, Corrado Clini ha ricordato la cooperazione ambientale dell'Italia con la Cina, che in meno di dieci anni ha realizzato oltre 80 progetti per la promozione e la diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'edilizia, dell'agricoltura, della gestione delle acque.

Clini ha ringraziato a nome del Governo Italiano la Cina e le Nazioni Unite, sottolineando l'importanza di questa conferenza come segnale positivo per tutto il mondo: ''Questo evento e' molto appropriato in un momento come questo, in cui la comunita' internazionale deve trovare una via comune per affrontare complesse sfide mondiali quali la crisi finanziaria ed economica globale, l'aumento dei consumi di energia e delle relative emissioni a livello mondiale, il cambiamento climatico globale''.

08 novembre 2008

2008/11/08 "Infarti e ictus da polveri sottili "


Tratto da Eurosalus
Infarti e ictus da polveri sottili
di Attilio Speciani

Pessimo inizio scientifico del mese di febbraio: il New England Journal of Medicine ha pubblicato sul numero del 1° di febbraio i dati scientifici relativi agli effetti dell'inquinamento ultrasottile (Miller KA et al, N Engl J Med 2007 Feb 1;356(5):447-58).

Da anni siamo tutti abituati a confrontarci con i valori di pm10, ma già da qualche anno invece sono arrivati i sospetti legati alla presenza di particolati ancora più sottili e purtroppo ancora più dannosi. Si tratta delle polveri inferiori ai 10 micron di dimensione; mentre infatti il pm10 si riferisce a polveri che si fermano in genere a livello della trachea e del naso, le polveri finissime pm2,5 e pm1 (rispettivamente inferiori alla dimensione di 2,5 micron e di 1 micron) arrivano direttamente agli alveoli polmonari e possono entrare direttamente nel circolo sanguigno, come se inalando l'aria inquinata ci facessimo un aerosol di un qualsiasi farmaco. I fumi di sigaretta hanno purtroppo questo tipo di dimensione, indipendentemente dal fatto che vengano inalati da chi fuma o da chi gli sta intorno, e l'effetto non è propriamente terapeutico.

Già da qualche anno il sospetto di una azione fortemente negativa sul sistema circolatorio aveva toccato i ricercatori che si occupano della qualità dell'aria e dei suoi effetti sull'organismo. E i limiti per queste particelle sono fino ad ora solo proposti e non ancora definiti in modo obbligatorio. Fortunatamente la attuale proposta europea è congrua con la reale difesa della salute. Attualmente possiamo confrontare la raccolta di dati che viene fatta a Milano, dove vengono monitorati i livelli di pm2,5 con esiti purtroppo drammatici. Chiunque li può seguire giornalmente sul sito di Chiamamilano per rendersi conto di persona di quale sia la realtà dell'inquinamento nelle nostre città.

Il lavoro del New England ha studiato gli effetti di una esposizione prolungata (4 anni) alle polveri sottili pm2,5 su un gruppo di oltre 65.000 donne in età postmenopausale. Per questo il lavoro fa riferimento alla popolazione femminile, ma si ritiene che la medesima condizione sia applicabile anche agli uomini con le stesse percentuali.

I valori di esposizione sono stati per altro abbastanza bassi. La media della concentrazione variava da 3,4 a 28,3 mcg per metro cubo, ben al di sotto ad esempio dei valori rilevabili a Milano, dove il limite fiduciario di 35 mcg per metro cubo è stato più volte ampiamente superato negli ultimi mesi.

L'impressionante statistica vede, ogni 10 mcg di crescita dei valori di pm2,5, un aumento del 24% della possibilità di avere una qualche malattia acuta vascolare (ictus, infarto, malattia coronarica o cerebrovascolare) e un drammatico aumento del 76% del rischio di morte cardiovascolare: come dire che l'inquinamento da polvere sottile orienta gli organismi a morire di quello piuttosto che di sana vecchiaia in qualche altro luogo meno inquinato.

Diventa fondamentale mantenere ai massimi livelli di controllo il proprio sistema immunitario. Chi attraverso una scorretta alimentazione aumenta le condizioni di rischio commette una vera imprudenza. E il fatto di avere a disposizione potenti fornti di antiossidanti diventa oggi una necessità. Non è più vero che i bisogni di antiossidanti vadano configurati sulla normale fisiologia. L'inquinamento crea nuovi scenari, e ogni individuo ha il diritto di potersi salvaguardare anche attraverso l'impiego delle fonti di vitamine e minerali che meglio agiscono in tal senso. Zinco, Rame, Manganese, Selenio, Vitamina C, Coenzima Q10, Glutatione, Picnogenolo, Vitamina E sono tra le sostanze più diffuse ed attive in questa direzione, e il diritto di usarle rimane fondamentale.

Ma l'arma più potente diventa quella della consapevolezza, e del controllo sui politici. Poca importanza avrà il voto a chi farà pagare più o meno tasse se in un modo o nell'altro non potessimo arrivare vivi a godere o patire di una o dell'altra situazione. La scelta politica orientata alla salvaguardia dell'ambiente non è più una cosa opzionale. Diventa strumento di sopravvivenza.

06 novembre 2008

2008/11/06 "IL RISCHIO TUMORE AL CERVELLO E' ALTO PER CHI FA MOLTO USO DEL CELLULARE."


Tratto da /www.paginemediche.it
LIONE (FRANCIA) / 06-11-2008
IL RISCHIO TUMORE AL CERVELLO E' ALTO PER CHI FA MOLTO USO DEL CELLULARE. QUESTO E' CIO' CHE EMERGE DALLO STUDIO DELL'AGENZIA INTERNAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO

I rischi-salute connessi all’uso del cellulare: una ricerca dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, già nei dati preliminari desta preoccupazioni ...
Fonte: http://www.paginemediche.it
Alto è il rischio-tumore al cervello per un intenso uso del cellulare: è quanto rivelato dai preoccupanti dati preliminari raccolti dallo studio intitolato Interphone dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, struttura legata all’OMS con sede a Lione, in Francia.
La ricerca ha preso in esame numerose e differenti forme di tumore - 2.600 casi di glioma, 2.300 di meningioma, 1.100 casi di neurinoma acustico e 400 tumori della ghiandola parotide - trasformandosi nel più ampio studio epidemiologico di queste forme tumorali della contemporaneità. Germania, Italia, Canada, Danimarca, Svezia, Australia, Nuova Zelanda, Finlandia, Francia, Israele, Giappone, Norvegia e Gran Bretagna sono i tredici Paesi coinvolti nello studio della IARC (www.iarc.fr).
Lo studio renderà disponibili i suoi dati completi solo nel 2009, ma i dati preliminari già fanno discutere. “Il rischio più preoccupante appare quello relativo alla più grave forma di cancro da noi studiato, il glioma - hanno spiegato i ricercatori dell’IARC - e i dati provenienti da Paesi scandinavi e da parte del Regno Unito hanno permesso di individuare un rischio-glioma particolarmente accresciuto in riferimento all’uso di telefoni mobili per un periodo di dieci anni o oltre dal lato della testa in cui si è sviluppato il tumore”.

2008/11/06 "Emissioni inquinanti nell'atmosfera"


Tratto da Il Resto Del Carlino
AMBIENTE
"Emissioni inquinanti nell'atmosfera"


Il gip ha disposto il sequestro preventivo dello stabilimento in seguito a diversi accertamenti ed ispezioni eseguite dalle guardie forestali e dall'Arpam. Responsabili denunciati per violazione delle norme in materia ambientale

Stabilimento sequestrato dalla forestale (Foto omaggio) Pesaro, 6 novembre 2008 - "Mancato rispetto delle prescrizioni per limitare l’inquinamento atmosferico". E' questa la motivazione che ha spinto il corpo forestale dello Stato a sequestrare uno stabilimento aziendale per la lavorazione di conglomerati bituminosi in località Selva Grossa, nel Pesarese.

Il gip di Pesaro, anche allo scopo di evitare danni alla salute delle persone, ha disposto il sequestro preventivo dello stabile. Diversi erano stati gli accertamenti e le ispezioni, eseguite dalle guardie forestali e dall’Arpam, durante i quali è stato constatato il mancato rispetto delle prescrizioni e il perdurare delle emissioni di polveri inquinanti.

L'azienda era stata autorizzata per le emissioni in atmosfera dalla Provincia di Pesaro e Urbino, con l’obbligo però di adottare le misure necessarie per la riduzione delle emissioni medesime. Misure che evidentemente non sono state rispettate. I responsabili sono stati denunciati per violazione delle norme in materia ambientale.

Le indagini, coordinate dal pm Stefano Celli, sono state condotte dalla sezione di pg del corpo forestale dello Stato unitamente al Nipaf (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) del comando provinciale Cfs di Pesaro, alla polizia municipale e all’Arpam.
Integrazione tratta da Fanoinforma.it

In occasione di diversi accertamenti e ispezioni eseguite dal Corpo Forestale dello Stato anche unitamente all’ARPAM è stato verificato invece il perdurare delle emissioni di polveri inquinanti ed il mancato rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorizzazione citata per limitare l’inquinamento atmosferico e i conseguenti disagi alla popolazione.

Per tali ragioni il G.I.P. (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Pesaro, ritenendo violato il D.L.vo 152/06 e configuarndosi il reato di cui all’art. 674 del Codice Penale ha disposto il sequestro preventivo dello stabilimento allo scopo, fra l’altro, di evitare l’emissione delle polveri e il conseguente pregiudizio per la salute delle persone.

I responsabili sono stati deferiti alla Autorità Giudiziaria per la violazione agli art.279, 256 del D.L.vo n. 152/06 “Norme in materia ambientale”.

04 novembre 2008

2008/11/04 "Inquinamento e cuore.L'esposizione prolungata all'inquinamento può accelerare l'insorgere dell'arteriosclerosi e dell'infarto."


Tratto da Hypertension.it

Notizie del luglio 2007

Inquinamento e cuore:
convegno ad Urbino

L'esposizione prolungata all'inquinamento può accelerare l'insorgere dell'arteriosclerosi e dell'infarto.
Questo è uno dei risultati che saranno esposti al secondo simposio internazionale Accent "I cambiamenti climatici e la variazione della composizione dell'atmosfera", organizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche e dal Network Europeo Accent (Atmospheric composition change: the european network of excellence), in collaborazione con l'Università degli Studi di Urbino, che si terrà dal 23 al 27 luglio a Urbino presso il Palazzo Battiferri.
(n.b si è già svolto lo scorso luglio.)
"Ogni aumento di 10 µg/m3 di PM 2.5 (polveri di diametro inferiore a 2.5 micron) comporta un incremento del 24% di incidenza di eventi cardiovascolari collegati all'arteriosclerosi e un incremento del 76% di morte per patologie cardiovascolari", spiega Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia dell'Azienda sanitaria locale di Roma e presidente del Comitato Ambiente e salute della European Respiratory Society,, che illustrerà tali risultati nell'ambito del convegno.

"Questo studio condotto negli Usa e pubblicato sul New England Journal of Medicine è confermato da un esperimento che mostra come ratti esposti all'aria di New York sviluppino arteriosclerosi molto più velocemente, e da altri studi epidemiologici condotti in varie parti del mondo. L'American Cancer Society ha analizzato un campione di circa 500.000 adulti dal 1982 al 1998: ogni aumento di 10 µg/m3 di PM 2.5 è associato ad una maggiore mortalità per tumori del polmone (+6%), malattie cardiovascolari (+9%) e respiratorie (+14%). Uno studio effettuato a Los Angeles riporta un aumento del 17% della mortalità per ogni incremento di 10 µg/m3 di PM 2.5. Studi europei confermano questi dati".

"Il secondo simposio internazionale Accent, che ospita i massimi esperti mondiali in materia, è proprio dedicato alle cause dei mutamenti nella composizione dell'atmosfera e alla comprensione del loro impatto su clima, qualità dell'aria, ecosistemi e salute umana, al fine di promuovere una comune strategia europea", spiega Sandro Fuzzi dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac-Cnr) di Bologna, e coordinatore del network Accent, istituito dalla Commissione Europea allo scopo di rafforzare l'eccellenza della ricerca nel settore ambientale e ridurre la frammentazione tra i progetti nazionali.(omissis)

Ma cosa prevedono le norme sull'inquinamento? "Per PM 2.5 e PM 10 è stata indicata dall'Organizzazione mondiale della sanità un valore guida rispettivamente di 10 e 20 µg/m3. Per dare un'idea, le grandi città italiane hanno valori intorno ai 40-45 µg/m3 per il PM 2.5 e 225-230 per il PM 10", conclude Forastiere. "Il paradosso è che a fronte delle raccomandazioni dell'Oms verrà votata a breve dal Parlamento europeo la proposta di una nuova legislazione volta a portare il limite per PM 2.5 a una concentrazione di 25 µg/m3 e per PM 10 a 40 µg/m3. Valori decisamente troppo elevati: secondo la European Respiratory Society, l'approvazione di questa nuova direttiva europea costituisce un grave passo indietro nella politica ambientale della Ue".



Fonte

Salute Europa News.

03 novembre 2008



Tratto da QUALENERGIA.it

Alla festa italiana della cattura della CO2


L’ingiustificato entusiasmo sui progetti di cattura e sequestro della CO2 in una recente conferenza stampa alla presenza del Ministro Prestigiacomo e degli amministratori delegati di Enel ed Eni. Molti invece gli interrogativi e la incertezze sui tempi di questa tecnologia.


Pomeriggio da grandi occasioni, quello del 21 ottobre, al Ministero dell’Ambiente. Nel corso di una conferenza stampa (ne ha reso conto, con dovizia di particolari e imponente apparato iconografico, Alessandra Arachi sul Corriere della Sera del 22 ottobre), alla presenza del Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, gli amministratori delegati di ENI, Paolo Scaroni, ed ENEL, Fulvio Conti, hanno presentato un progetto per la “cattura” della CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche italiane. Un progetto capace, secondo la cronaca, di: …abbattere il 100% delle emissioni di anidride carbonica. Una specie di sogno ambientale, insomma. Quel sogno che ieri pomeriggio si leggeva con chiarezza negli occhi di Stefania Prestigiacomo lì, in quella conferenza stampa nel suo ministero dell’Ambiente affollata come una prima della Scala. Sorride, il ministro: «Questo è il nostro ambientalismo. L’ambientalismo del fare e non quello dei veti che ora ci troviamo in eredità dal precedente governo… ».

Di fronte ad una così ispirata prosa si ha un qualche timore nell’entrare, come si dice, “nel merito” della questione alla quale l’autorevole quotidiano nazionale ha dedicato un’intera pagina. Tanta infatti è l’aura di letizia e spensieratezza che traspare dall’articolo, che viene quasi naturalmente fatto di astenersi da qualsiasi commento o, peggio, ragionamento, che non sia di plauso e di entusiasmo.
Eppure, con buona pace dell’entusiasta giornalista del Corriere, qualche interrogativo sull’oggetto di tanta spensierata felicità è doveroso, oltre che opportuno, porselo.

Della cattura della CO2 quale opzione per la riduzione dell’effetto serra si parla da tempo, e la stessa Commissione Europea, nella propria Comunicazione “Produzione sostenibile di energia elettrica da combustibili fossili: obiettivo emissioni da carbone prossime allo zero dopo il 2020”, indica come opportuna la predisposizione di tutti i nuovi impianti a carbone all’adozione di questa opzione tecnologica (CCS, Carbon Capture and Storage); nondimeno, ad oggi sono ancora numerose le questioni di ordine tecnico, economico e ambientale alle quali trovare adeguata soluzione prima che tale tecnologia possa effettivamente essere implementata nella progettazione e nella costruzione di impianti termoelettrici. Non si tratta cioè di “ambientalismo dei veti”, quanto piuttosto di “ambientalismo del sale in zucca”, e cioè di quella elementare norma di comportamento in virtù della quale una qualsiasi opzione tecnologica, prima di essere promessa urbi et orbi (in un festoso clima “da prima della Scala”), dovrebbe risultare fattibile a fronte di una seria analisi economica, tecnica, ambientale.

Ed è noto che la cattura e stoccaggio della CO2, pur costituendo un orizzonte tecnologico sicuramente promettente, è tuttora lontana dal poter garantire l’eliminazione del 100% (o comunque di percentuali più che dimostrative) della CO2 emessa da impianti industriali. I problemi sono diversi, e di non poco conto; si pensi solamente alle consistenti riduzioni di efficienza nella produzione di energia elettrica vendibile (almeno il 20%) che l’attivazione del processo comporta, o alla difficoltà di trovare giacimenti e tecniche di confinamento che offrano adeguate garanzie di efficacia al processo, a distanze dagli impianti di produzione e in posizioni tecnicamente ed economicamente accessibili. Si tratta di una tecnologia promettente, insomma, ma ancora in fase di sviluppo. Tanto è vero che la stessa ENEL, nel proprio rapporto ambientale 2007, indica come obiettivo da raggiungere entro il 2012 la realizzazione (a Brindisi) di un impianto dimostrativo completo di stoccaggio geologico dell’anidride carbonica catturata in post combustione. Impianto dimostrativo, dunque. E da realizzare entro il 2012.

Ma prudenze e dubbi, in occasione della matinée del 21 ottobre presso il Ministero dell’Ambiente, sono evidentemente rimasti fuori dalla porta, neutralizzati dall’ottimismo che i due (quasi) monopolisti del settore energetico italiano (ENEL ed ENI) diffondevano a piene mani: «Non c’è nessun altro paese al mondo che è riuscito a fare un accordo di progetto così, mettendo assieme due aziende come noi». E in che cosa consiste questo progetto unico al mondo? Come riferisce il Corriere, consiste nel sequestrare la CO2 prodotta nelle centrali ENEL e nello stoccarla nei pozzi esauriti di Cortemaggiore (provincia di Piacenza) messi a disposizione da ENI. Si comincia, dunque, dalla centrale ENEL a carbone di Brindisi. «Il primo sequestro ci sarà nell’autunno del 2009, garantiscono tutti: ministero, Enel, Eni. La CO2 verrà trasportata (ormai liquida) dentro i camion da Brindisi a Cortemaggiore e sarà molto meno rischioso di un trasporto di benzina: anche questa è una garanzia corale ». (E su questo non ci si può che unire al coro: il trasporto della CO2 è effettivamente assai meno pericoloso di quello della benzina, tant’è vero che negli estintori antincendio ci si mette la CO2, e non la benzina).

Il problema, però, è un altro. Si tratta cioè di valutare se, e in quali condizioni, l’idea sbandierata durante la festosa cerimonia al Ministero dell’Ambiente sia, oltre che effettivamente concretizzabile entro l’autunno 2009, anche sostenibile sotto il profilo economico e ambientale.
Facciamo due conti. La centrale ENEL di Brindisi emette circa 14 milioni di tonnellate di CO2/anno (circa 39 mila tonnellate/giorno); considerando una densità della CO2 liquida di 1.032 kg/m3 e una capacità delle autocisterne di 25 m3, il quantitativo giornaliero da trasportare verso Cortemaggiore richiederebbe circa 1.500 viaggi / giorno. Tra Brindisi e Cortemaggiore ci sono circa 900 km, fra andata e ritorno ne fanno 1.800. In totale, sono circa 2,7 milioni di veicoli_km/giorno, tutti i 365 giorni dell’anno.

Si tratta, per inciso, di un traffico aggiuntivo che – quanto meno in determinati periodi dell’anno e lungo alcune tratte della dorsale adriatica – potrebbe configurare un contributo non irrilevante ai periodici e ripetuti fenomeni di congestione. Ma limitiamo questa sommaria analisi al tema energetico-ambientale. Considerando un fattore di consumo unitario di 700 g/veic_km, il “costo” in termini di emissioni di CO2 di questo progetto “unico al mondo” sarebbe stimabile, sempre in prima approssimazione, in circa 2.000 tonnellate/giorno, che rappresentano, grosso modo, il 5% delle tonnellate prodotte dalla centrale di Brindisi.

Poco? Forse. Ma si tratta comunque di una quantità consistente, alla quale si aggiungeranno tutti gli altri costi esterni generati dal traffico stradale. Inoltre, a fronte di un consumo medio dei mezzi da trasporto impegnati stimabile in 220 grammi di carburante/km percorso, il costo energetico del solo trasporto della CO2 da Brindisi a Cortemaggiore è stimabile, sempre su base annua, in circa 220 mila tonnellate di gasolio, che considerando il potere calorifico inferiore del carburante equivalgono a 2,6 miliardi di kWh (2.625 GWh/anno). E la centrale di termoelettrica di Brindisi, sulla base di parametri di funzionamento standard, ha una producibilità stimabile in circa 17.000 GWh elettrici (nel 2004 si è registrata una produzione netta di 16.700 GWh). Come a dire che il solo trasporto della CO2 potrebbe costare, in termini energetici, più del 15% dell’energia prodotta dalla centrale* (e questo senza contare le ulteriori perdite di efficienza necessarie alla cattura della CO2 in post combustione).

Insomma, qualcuno si è preoccupato di stimare, quanto meno a livello preliminare, i costi e i benefici del progetto
prima di “andare in scena” alla “prima” del Ministero dell’Ambiente? Si è ragionato sul bilancio energetico dell’operazione? E in base a quali analisi e valutazioni si è stabilita l’adeguatezza dei pozzi esauriti di Cortemaggiore? E, ancora, quale è la capacità di stoccaggio di quei pozzi, e degli altri giacimenti che si intendono riempire (sempre che siano in grado di trattenere sine die la CO2 immessa)?

E’ bene ripeterlo: non si tratta di “ambientalismo del no” o di un inutile disfattismo (a questo ci pensa già l’Amministratore Delegato di ENI, che, in un suo personale outing al Corriere, dichiara di aver: «… sempre pensato che il protocollo di Kyoto sia come vuotare il mare con un secchiello»). Si tratta, più semplicemente, di affrontare problemi assai rilevanti e importanti per il futuro di questo paese (e non solo di questo paese) evitando di fare a gara a chi la spara più grossa. E, da questo punto di vista, si ha netta le sensazione che quella dello scorso 21 ottobre al Ministero sia stata un’occasione sprecata.
Non occorre essere esperti nelle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 per sbilanciarsi in una facile previsione: nell’autunno del 2009 nessuno (nemmeno la “coppia più bella del mondo”) riuscirà a catturare e stoccare tutta la CO2 emessa dalla centrale di Brindisi. Forse (forse!) se ne estrarrà una piccola (molto piccola) quota. E forse (forse!) se ne ridurrà una altrettanto (o ancora più) piccola percentuale alla fase liquida. E forse (forse!) quella piccola quantità di CO2 verrà trasportata, per 900 km, fino a Cortemaggiore.
O forse non se ne farà nulla. In attesa della prossima “prima”. Prima della Scala, si intende.
“Crepuscolo degli dei”? “Forza del destino”? O “Pagliacci”?

Mario Zambrini (Ambiente Italia)

3 novembre 2008

02 novembre 2008

2008/11/02 "IL REGISTRO INES e le emissioni della Centrale termoelettrica Tirreno Power"

TRATTO DA http://www.eper.sinanet.apat.it/site/it-IT/


Il Registro INES

Il Registro INES contiene informazioni su emissioni in aria ed acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio nazionale.

Le informazioni vengono raccolte annualmente con la Dichiarazione INES sulla base dei criteri stabiliti dal D.M. 23.11.2001. In sintesi tali criteri, che comprendono una lista di inquinanti con un valore soglia di emissione, stabiliscono che un complesso IPPC dichiara l’emissione di un inquinante solo se superiore al corrispondente valore soglia.

Il Registro INES è aggiornato annualmente e sono disponibili le informazioni relative agli anni 2002, 2003, 2004 e 2005. Per la consultazione del Registro INES accedere a "Registro INES".
I dati relativi all'anno 2006 sono disponibili in forma di foglio di calcolo:2006.xls


CONSIDERAZIONI DI UNITI PER LA SALUTE


Per una miglior conoscenza delle emissioni del maggior emettitore presente sul nostro territorio ci siamo documentati e vi riportiamo le emissioni relative all'anno 2005 e 2006 della centrale termoelettrica Tirreno Power scaricate dal registro INES
Emissioni relative all'anno 2005



DA NOTARE :TUTTI I VALORI SONO MOLTO OLTRE LA SOGLIA . I PIU' SIGNIFICATIVI SONO MISURATI IN MEGAGRAMMI ANZICHE' IN KILOGRAMMI PER ANNO (1MEGAGRAMMO=1000KG)

I dati relativi all'anno 2006 sono disponibili in forma di foglio di calcolo:
dati_Registro_INES_2006.xls




ANCHE IN QUESTO CASO ALCUNI INQUINANTI SONO RIPORTATI IN MEGAGRAMMI CIOE' TONNELLATE QUINDI FACENDO LA DOVUTA CONVERSIONE
ANIDRIDE CARBONICA KG/ANNO 3913612000
OSSIDI DI AZOTO KG/ANNO 3153300
OSSIDI DI ZOLFO KG/ANNO 5810700
OSSIDO DI CARBONIO KG/ANNO 159300
PM KG/ANNO 157500


Come si può notare i valori sono estremamente notevoli , ma sono una fotografia comunque che rappresenta il 2006 e non il presente quando in centrale erano in funzione solo i due gruppi a carbone di 660 MW oggetto di adeguamento ambientale a fine anni novanta (quindi quasi 10 anni fa).
Inoltre nel 2007 è partito un nuovo gruppo da 760 Mw a ciclo combinato, alimentato a gas naturale le cui emissioni ,non ancora quantificate sul registro Ines ,noi riteniamo,si aggiungano , alle precedenti .Sicuramente nei due anni trascorsi gli impianti a carbone avranno inevitabilmente avuto performans diverse dovute all'usura degli impianti stessi.In una siffatta situazione di emissioni è stato richiesto un' ulteriore potenziamento a carbone con un gruppo a carbone di 460MW Nel progetto di ampliamento è citato "L’obiettivo del progetto è la riduzione dell’impatto ambientale complessivo, con importanti investimenti volti al miglioramento del rendimento e degli impianti di abbattimento delle unità esistenti, che a loro volta porteranno a una riduzione delle emissioni.
Noi riteniamo che a tutela della salute dei cittadini, chi per legge ne aveva e ne ha la competenza , avrebbe dovuto e deve comunque ricercare e sicuramente far addottare le migliori tecnologie disponibili in ambito industriale per ridurre il livello degli inquinanti .(Bat- Best Available Technology, ovvero le migliori tecnologie disponibili- per il trattamento delle emissioni )e per salvaguardare adeguatamente la salute pubblica .
Visto che da oltre 30 anni conviviamo con le ingenti emissioni di una centrale a carbone posizionata in città.

01 novembre 2008

2008/11/01 "GIU' LE MANI DAI BAMBINI"Campagna nazionale per la difesa dei diritti alla salute dei bambini

Riceviamo dal Dottor Paolo Franceschi e pubblichiamo. Importante conferenza sulla salute del bambino a Savona

2008/10/29 "Nucleare, la corsa contro il tempo e contro la logica del ministro (dell´ambiente!) Prestigiacomo"


28/10/2008 Energia
tratto da greenreport

Nucleare, la corsa contro il tempo e contro la logica del ministro (dell´ambiente!) Prestigiacomo

LIVORNO. Un corsa contro il tempo, quella al ritorno nucleare. Così l’ha definita stamani il ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo alla trasmissione ´Mattino Cinque’, annunciando un lavoro in piena sintonia con il collega Scajola, con cui ha fatto pace dopo la querelle sulle competenze in merito all’agenzia sul nucleare, risolta con l’affidamento del suo controllo alla presidenza del consiglio.

«Il nucleare è l´energia più pulita per l´ambiente» avrebbe detto il ministro secondo quanto riportato dalle agenzie e avrebbe poi espresso il desiderio, condiviso con il ministro Scajola «di vedere il primo impianto realizzato nei prossimi cinque anni» ribadendo per chi ancora non ci credesse che «il nucleare è un´energia pulitissima, prodotta nelle nuove centrali in maniera sicura».

Pulito e sicuro, quindi. Non fosse per il piccolo problema delle scorie che produce, ha dimenticato di aggiungere il ministro Prestigiacomo. Eppure è di ieri la notizia che l’ipotesi di individuare un sito unico nazionale per lo stoccaggio delle scorie radioattive sembra praticamente tramontata.
Secondo Massimo Scudieri, che fa parte del gruppo di lavoro ministeriale che deve individuare procedure e metodi per scegliere il sito unico nazionale, ad oggi nessuno degli otto siti italiani gestiti dalla Sogin è adatto ad ospitare il sito unico.

Quindi l’alternativa è quella di affidarsi ad autocandidature, proposte direttamente dai territori. E dato che questa è un’ ipotesi che si potrebbe collocare nel genere della letteratura fantastica, l’alternativa rimasta è quindi l’imposizione dall’alto, con l’uso della forza se necessario; questa potrebbe essere a questo punto la soluzione cui ricorreranno nella loro sfida contro il tempo i due ministri, grazie anche a un emendamento al Ddl sullo sviluppo, approvato in commissione Attività produttive della Camera, che prevede la militarizzazione delle aree destinate ad ospitare le centrali nucleari, e che facilmente potrà essere esteso ai siti di stoccaggio delle scorie.
Il problema delle scorie cui non si è ancora riusciti a dare una risposta, è del resto ormai riconosciuto come una criticità del ritorno all’energia nucleare, anche da parte di chi ne è assolutamente interessato.

Proprio pochi giorni fa, l’ amministratore delegato di Ansaldo Energia (che controlla Ansaldo Nucleare), Giuseppe Zampini ricordava che «Le scorie sono “il“ problema, uno dei punti su cui siamo caduti: sappiamo gestire le centrali, ma in Italia non sappiamo dove mettere le scorie» e sarebbe da aggiungere che non lo sanno nemmeno altrove dove mettere e come trattare quelle scorie.
C’è poi un´altra cosa che ammette Zampini e riguarda i costi. «Se si mettono in fila tutti gli elementi- dice l’amministratore di Ansaldo - il prezzo di un Kwh nucleare costerà come quello prodotto col gas», cui vanno aggiunti appunto quelli del problema non risolto delle scorie.
Certo se poi si sostiene, come Zampini fa che il nucleare debba essere considerato come un energia alternativa e come tale incentivato dallo Stato, ecco che si risolve il problema dei costi ed ecco che si svela l’arcano di come si dovrebbe finanziare l’energia nucleare.

Del resto l’ipotesi adombrata da Zampini, non si discosta molto dalle volontà della maggioranza che ha fatto inserire sempre nel decreto sviluppo un altro emendamento, in cui si va ad equiparare l’energia nucleare con le rinnovabili ai fini della precedenza nel dispacciamento, da parte dell’autorità per l’energia.
Intanto questa corsa contro il tempo ha già previsto di cancellare la ricerca sulle energie alternative, sopprimendo (grazie ad un altro emendamento inserito nel solito decreto sviluppo) l’Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente) e sostituendolo con l’Enes (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Un nuovo organismo che si vuole finalizzare quasi esclusivamente allo sviluppo del nucleare. E che ieri ha firmato a Parigi un’alleanza per la ricerca sull’energia, per utilizzare i finanziamenti provenienti da programmi europei di ricerca, che è stata sottoscritta dai dieci principali istituti europei di ricerca (European energy research alliance – Eera). L’alleanza si pone l’obiettivo di creare iniziative di ricerca congiunte con cui, mediante la condivisione di competenze, risorse umane e strumentali, venga favorita l’accelerazione tecnologica, intanto sul carbone zero emission e del solare a concentrazione, cui seguiranno a partire dal 2009 le altre tematiche, dal nucleare all’eolico ai biocarburanti.