COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

29 novembre 2020

Savona, Tirreno Power punta ancora sul gas . Altolà dei comitati : “Rischio raddoppio fumi tossici”

 Tratto da Il Fatto Quotidiano

Savona, Tirreno Power punta ancora sul gas (nonostante il processo in corso). Altolà dei comitati: “Rischio raddoppio fumi tossici”

La società a processo per disastro ambientale ha depositato al Mise il progetto di ampliamento dell'impianto a ridosso dell'abitato. Sarà alimentato a metano anziché a carbone, ma secondo gli ambientalisti e la Lista Sansa il nuovo impianto rischia di raddoppia anche i fumi tossici a ridosso delle case

Dal sequestro degli impianti a carbone sono passati sei anni, dalla chiusura quattro. Eppure, da qualche settimana, a Savona si è tornati a parlare di Tirreno Power. Lo scorso 11 novembre il colosso dell’energia, diviso al 50% tra Engie e Sorgenia, ha fatto sapere di aver presentato “le istanze per l’avvio dell’iter dei progetti di realizzazione di due nuovi impianti presso i siti di Civitavecchia e Vado Ligure”, quest’ultimo alle porte della città. E ciò nonostante il processo in corso proprio sulla centrale di Vado, in cui sono imputati – per disastro ambientale e sanitario colposo – 26 dirigenti e amministratori della stessa Tirreno Power. Le emissioni dell’impianto sono ritenute dai periti della procura savonese responsabili di centinaia di morti e migliaia di ricoveri nel periodo di attività dei gruppi VL3 e VL4, alimentati a carbone fino al 2014 e smantellati nel 2016. E ora l’azienda vuol raddoppiare il gruppo VL5 a gas naturale, l’unico rimasto in funzione, realizzando una nuova unità a ciclo combinato (metano + vapore) che porti la capacità produttiva del sito da 800 a 1600 megawatt. Un investimento da 300 milioni di euro che rischia di raddoppiare anche i fumi tossici a ridosso delle case, in un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute pubblica e qualità dell’aria. Un annuncio sufficiente a far salire sulle barricate le associazioni che negli scorsi anni si erano battute contro la centrale a carbone.

È proprio a seguito degli esposti dei cittadini, infatti, che nel 2011 i pm di Savona aprono un fascicolo sull’impianto. Dai 10 iniziali, gli indagati per disastro ambientale, omicidio colposo plurimo e abuso d’ufficio diventeranno 86, tra cui tutta la giunta regionale della Liguria. I magistrati affidano a due medici – lo pneumologo Paolo Franceschi e l’epidemiologo Paolo Crosignani – uno studio sugli effetti delle emissioni a Vado Ligure e in altri 22 Comuni della zona. La ricerca, condotta su 150mila persone, stimava fino a 335 i morti per malattie cardiache e fino a 103 quelli per malattie respiratorie nel periodo 2000-2007 , senza contare le migliaia di ricoveri. Mentre una parallela perizia ambientale evidenziava “seri fenomeni di contaminazione a carico di diversi elementi, quali soprattutto arsenico, antimonio e rame, oltre a cromo, cadmio, piombo, nichel e vanadio”. Nel marzo 2014 il gip dispone il sequestro delle aree a carbone per violazione dell’Autorizzazione integrata ambientale : 300mila metri quadri che l’azienda dismetterà due anni dopo, per poi cederli in parte all’Università di Genova. Le posizioni dei politici vengono archiviate nel 2017, l’anno successivo il gup rinvia a giudizio 26 dirigenti di Tirreno Power per disastro ambientale. Nel processo sono costituite parti civili Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana, oltre al Ministero dell’Ambiente. 

A ferite ancora fresche, quindi, il piano di espansione mette in allarme gli ambientalisti savonesi. Se è vero che il metano non è impattante quanto il carbone, l’idea che Tirreno Power possa investire in un nuove ciminiere a combustibili fossili non va giù a nessuno. “I nuovi impianti rappresentano la soluzione più virtuosa per efficienza e basse emissioni a supporto della transizione energetica che porterà a un’alta prevalenza di fonti rinnovabili”, rassicura l’ufficio stampa dell’azienda. La pensa al contrario Legambiente: “Non esiste nessuna ragione tecnica, ambientale, di sicurezza, climatica, economica, di transizione che giustifichi in Italia la realizzazione di nuove centrali a gas, che ricordiamo essere una fonte fossile, quindi anch’essa responsabile dell’emissione di gas climalteranti”, scrive l’associazione in un comunicato. “L’obiettivo è quello delle emissioni zero nette al 2040 e ogni nuova centrale non farà altro che allontanare questo Paese e i territori dal traguardo”. “È insensato – attacca il presidente nazionale Stefano Ciafani – investire in una centrale a gas in una delle province liguri più avanti in tema di eolico, con quasi 41 megawatt realizzati e 19 parchi eolici. Inoltre, per aumentare la produttività delle centrali a gas esistenti, basterebbe aumentare le ore medie annue di esercizio a 4.000 da 3.261 attuali, senza costruirne di nuove”.

Anche M5S e sinistra ligure si scagliano contro il nuovo impianto. “È giusto trattare con questa società? È giusto darle fiducia e promuovere un progetto che agevoli la sua attività proprio nel luogo dove una centrale gestita da Tirreno Power è accusata di aver provocato una simile devastazione?”, si chiede il consigliere regionale Ferruccio Sansa, già candidato governatore per la coalizione giallorosa. Che fa notare come il raddoppio della centrale consentirebbe al colosso energetico di usufruire di incentivi milionari: “Il progetto fa spesso riferimento al ricorso al capacity market, cioè agli incentivi europei per chi produce energia elettrica a minore impatto ambientale, in vista del passaggio alle rinnovabili. Nei cittadini è sorto così il dubbio che sia proprio questo il fulcro della questione. Da alcune prime informazioni sembra che i contributi ammontino a 75mila euro l’anno per megawatt, il che vorrebbe dire 60 milioni l’anno per almeno 10 anni”, scrive Sansa. “Per noi questa proposta è irricevibile. Il gas fossile non sarà il futuro, e dobbiamo investire immediatamente sul perfezionamento di nuove tecnologie, sulla ricerca e la realizzazione di fonti energetiche alternative”, fa sapere Gianni Pastorino della lista progressista Linea Condivisa. “Non lo consentiremo, fermeremo questo ennesimo scempio nell’area di Vado Ligure, che ha già pagato uno scotto troppo alto per pensare di continuare in questa anacronistica direzione”, promette il senatore pentastellato Matteo Mantero.


27 novembre 2020

La lista Sansa sul progetto Tirreno Power.

 Tratto da Uomini Liberi

La Lista Sansa sul progetto Tirreno Power: “manifestiamo contrarietà di fronte a un progetto pieno di incognite”

Nelle scorse settimane la società Tirreno Power ha annunciato il progetto di raddoppio della centrale turbogas di Vado Ligure. Dagli attuali 800 megawatt l’intenzione è di costruire un secondo impianto per produrne altri 800.

Parliamo della centrale per decenni alimentata a carbone. Un impianto che, secondo la Procura, avrebbe provocato gravi danni ambientali e alla salute.

E’ in corso un processo per disastro ambientale e sanitario colposo. Secondo una relazione del Cnr si sarebbero registrati “eccessi di mortalità per entrambi i sessi tra il 30 e il 60% sono emersi per tutte le cause e tutti i tumori” nelle zone esposte agli inquinanti. Le morti in eccesso, stimava il Cnr, si calcolerebbero in 4mila persone.

La parte a carbone della centrale è stata posta sotto sequestro dal Giudice per le Indagini Preliminari di Savona nel marzo 2014 e non è attiva da anni. Ma adesso ecco arrivare la nuova proposta che allarma gli abitanti della provincia di Savona.

Seguiamo la vicenda da oltre un decennio e come Lista Sansa siamo contrari e preoccupati per il nuovo progetto. Ma soprattutto vorremmo porre alcuni interrogativi a tutti i liguri, anche quelli che non abitano vicino alla centrale.

E’ necessario affrontare la questione guardando al solo interesse della gente di Vado e Savona, senza condizionamenti legati al passato. Ma pensando a un futuro finalmente diverso.

– La popolazione di Vado e della provincia di Savona ha già pagato un terribile tributo alle industrie inquinanti – non solo la centrale elettrica – che purtroppo produrrà effetti per molti anni, forse decenni. Non è giusto costruire sempre nello stesso sito un nuovo impianto di grande potenza che, pur meno inquinante del carbone, produce tuttavia emissioni dannose provocate dalla combustione di fossile.

– La società che si propone di realizzare l’impianto è la stessa Tirreno Power che ha gestito l’impianto a carbone di Vado accusato di aver tanto pesantemente danneggiato ambiente e salute. Oltre venti tra dirigenti e amministratori della società sono oggi imputati nel processo. E’ giusto, chiediamo, trattare con questa società? E’ giusto darle fiducia e promuovere un progetto che agevoli la sua attività, tra l’altro proprio nel luogo dove una centrale gestita da Tirreno Power è accusata di aver provocato una simile devastazione? Continua qui 

L’Italia tra i peggiori d’Europa per inquinamento, con oltre 50mila decessi in 1 anno

Tratto da Greenme 

Morire per respirare. L’Italia tra i peggiori d’Europa per inquinamento, con oltre 50mila decessi in 1 anno
Il nuovo rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente in Europa (Eea), che ha analizzato i dati dell’inquinamento atmosferico nel 2018 in tutto il continente, fotografa una situazione ancora molto preoccupante. Sono state oltre 400mila le morti premature e l’Italia si conferma essere uno dei paesi dove il problema è maggiore.

Nonostante vi siano stati alcuni miglioramenti nella qualità dell’aria negli ultimi 10 anni, l’inquinamento atmosferico resta una delle maggiori cause di morte prematura in Europa.

Il rapporto 2020 dell’EEA, relativo alla qualità dell’aria in Europa, parla chiaro: nel 2018, a causa dell’esposizione al particolato fine (PM 2.5), nel nostro continente sono morte 417mila persone e, nella sola Italia, i decessi prematuri sono stati 52.300.

Il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) hanno causato rispettivamente 54mila e 19mila morti premature (nella sola in Italia si parla di 10.400 e 3mila morti).

Comunque, nonostante questi dati siano da brividi, in realtà vi è stato un miglioramento rispetto all’ultimo decennio...


I n sostanza, il rapporto conferma che la maggior parte dei cittadini europei sono esposti a livelli di inquinamento davvero troppo alti con conseguenze dannose per la salute. Non solo un aumento di malattie cardiovascolari e respiratore, ma anche un maggior rischio di contrarre in maniera pesante il coronavirus.

Una parte del report è stata dedicata proprio al rapporto tra inquinamento e pandemia da Covid-19, un argomento attualissimo su cui scienziati di tutto il mondo si stanno interrogando e, già da mesi, sono arrivati sempre alla stessa conclusione: vi è uno stretto rapporto tra smog e maggiore virulenza (e mortalità) del Covid-19.

Nell’analisi Eea si legge che:

“l’inquinamento atmosferico dovrebbe essere considerato un co-fattore dell’alto livello di mortalità nel nord Italia; e che l’esposizione cronica fornisce un contesto favorevole per la diffusione del virus”.

E inoltre aggiunge che:

“associazioni tra NO2, PM2.5 e/o concentrazioni di ozono nell’aria ambiente e aumenti del numero di casi di Covid-19, il numero di infezioni gravi da Covid-19 e il rischio di morte da Covid-19, sono stati riscontrati anche in Cina, Stati Uniti ed Europa. Sebbene le distribuzioni spaziali delle concentrazioni di PM, O3 e NO2 differiscano ampiamente, non si può escludere la possibilità di un accumulo di rischi derivanti da elevate esposizioni a tutti e tre gli inquinanti”....








 


25 novembre 2020

Inquinamento e Covid, l'ultimo studio dell ‘ Universita’ di Ginevra

 Tratto da Adnkronos

Inquinamento e Covid, l'ultimo studio



La qualità dell'aria influenza la pandemia di Covid-19. E' quanto emerge da un recentissimo studio elvetico, che torna ad accendere i riflettori sulla correlazione tra l'alta concentrazione di polveri sottili, l'inquinamento e le ondate di Covid-19. Un team interdisciplinare dell'Università di Ginevra (Unige) e dello spin-off dell'Eth di Zurigo Meteodat ha studiato le possibili interazioni tra i picchi di particolato fine e la virulenza della malattia da coronavirus. I loro risultati, pubblicati su 'Earth Systems and Environment', suggeriscono che alte concentrazioni di particelle di dimensioni inferiori a 2,5 micrometri possono modulare, o addirittura amplificare, le ondate di Sars-CoV-2 e spiegare in parte il particolare profilo della pandemia.

L'aumento delle polveri sottili è generalmente favorito da inversioni di temperatura dell'aria, caratterizzate da situazioni di nebbia, o dall'arrivo di polveri sahariane. Lo studio suggerisce dunque l'adozione di misure preventive legate al controllo dell'inquinamento atmosferico per limitare futuri focolai di morbilità e mortalità dovuti a Covid-19. Gli epidemiologi concordano ampiamente sul fatto che esiste una correlazione tra concentrazioni acute e localmente elevate di particolato fine e gravità delle ondate influenzali. "Abbiamo cercato di capire se esistesse un legame di questo tipo anche con la virulenza di Covid-19", afferma Mario Rohrer, ricercatore presso l'Istituto di scienze ambientali della Facoltà di scienze dell'Unige e direttore di Meteodat.

Studi condotti in Italia e Francia suggeriscono che Sars-CoV-2 fosse già presente in Europa alla fine del 2019, mentre il forte aumento di morbilità e mortalità è stato registrato solo nella primavera del 2020 a Parigi e Londra. "Questo intervallo di tempo è sorprendente, ma suggerisce anche che qualcos'altro, oltre alla semplice interazione fra persone, può promuovere la trasmissione del virus, e in particolare la gravità dell'infezione", afferma Mario Rohrer. Il suo gruppo di ricerca è stato in grado di dimostrare che gli aumenti nei casi positivi seguivano fasi in cui i livelli di particelle fini nell'aria erano più alti.

Il team ha effettuato osservazioni nel canton Ticino, dove l'inquinamento è aumentato bruscamente alla fine di febbraio 2020. "Poco dopo, in Ticino è stato registrato un aumento esplosivo dei ricoveri ospedalieri per Covid-19. Il fatto che un grande evento di carnevale con circa 150.000 visitatori si sia svolto contemporaneamente ha probabilmente avuto un impatto aggiuntivo sulla diffusione del virus", afferma Rohrer.

Il team di ricerca svizzero ha mostrato che le concentrazioni di particolato inferiore a 2,5 micrometri provocano infiammazioni delle vie respiratorie, polmonari e cardiovascolari. "In combinazione con un'infezione virale, questi fattori infiammatori possono portare a una grave progressione della malattia". Inoltre il coronavirus può anche essere trasportato dalle particelle inquinanti. "Questo è già stato dimostrato per l'influenza e uno studio italiano ha rilevato l'Rna del coronavirus sul particolato. Tutto questo resta da dimostrare, ovviamente, ma è una possibilità probabile", conclude Rohrer.

22 novembre 2020

UNITI PER LA SALUTE ODV : LA SALUTE DEI CITTADINI E' LA NOSTRA PRIORITA'


                        LEGAMBIENTE
PER AFFRONTARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA NEL NOSTRO PAESE NON SERVE ANCORA POTENZA A GAS 

                MEDICO ISDE GIOVANNI GHIRGA 
“IL GAS? EMETTE PARTICELLE ULTRAFINI, TREMENDO. IL GAS ERA L‘ALTERNATIVA 30 ANNI FA, NON OGGI .”

                         "LINEA CONDIVISA"



"Non possiamo permetterci una ulteriore servitù territoriale, che lascerà pesantissimi danni ambientali, economici e sociali."


                 UNITI PER LA SALUTE ODV

A proposito di centrali a turbogas, emissioni  e polveri:Una grande centrale da 800MW non è certo una cucina economica

........Si era ben consapevoli dei problemi legati alla presenza  tra le nostre case  di un impianto di combustione alimentato dal fossile  di così grande potenza. Per questo la decisione dell'azienda Tirreno Power di presentare una richiesta di raddoppio della potenza con un altro grande gruppo (così si apprende dai media) ci ha lasciato letteralmente stupefatti  come abbiamo ribadito nel nostro recente comunicato: “Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas  di particolato primario e soprattutto secondario  peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po ...” e che  il progetto a nostro avviso non tiene in alcun conto la situazione del territorio che, secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal CNR, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.

Crediamo pertanto che il processo di riutilizzo delle aree di Vado Ligure debba procedere verso il futuro e non seguire percorsi ormai obsoleti che prevedono un’ulteriore e superata combustione di fossili, bensì orientarsi su strategie più moderne e portatrici anche di maggiore occupazione.

Chiediamo quindi a Comuni, Provincia e Regione di portare la discussione nelle rispettive aule consiliari.

346 MILA MORTI in UNIONE EUROPEA a causa dell'INQUINAMENTO, l'ALLARME lanciato dall'OCSE

Tratto da Il Meteo

346 MILA MORTI in UNIONE EUROPEA a causa dell'INQUINAMENTO, l'ALLARME lanciato dall'OCSE

"Nel 2020 gran parte dell'attenzione è stata consacrata al Covid-19 ma è importante non ignorare altri fattori di rischio importanti per la salute, incluso i fattori ambientali, come l'inquinamento atmosferico" afferma l’Ocse.                

L’INQUINAMENTO atmosferico sta minacciando, sempre più, il nostro Pianeta. Negli ultimi anni si sono raggiunti picchi davvero elevati che hanno visto come fonti principali le industrie, l’agricoltura e il traffico, poiché, durante il processo di combustione, emettono sostanze inquinanti nell’atmosfera, dannose per la nostra salute. Per questo è stato lanciato un'ALLARME dall’OCSE che precisa che la mortalità, soprattutto nei Paesi dell’Unione europea, sta aumentando anno dopo anno e bisogna, in qualche modo, combatterlo.

E’ importante che si affrontino gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute e il benessere. Secondo quanto si legge dal rapporto “Health at ag Glance 2020” presentato qualche giorno fa a Parigi "tra le 168mila e le 346mila morti premature nei Paesi dell'Unione europea possono essere attribuite all'inquinamento atmosferico dovuto unicamente alle polveri sottili (PM2,5)".

In Europa, l'impatto sulla salute della popolazione derivante dall'esposizione agli inquinanti atmosferici esterni è decisamente maggiore rispetto a quello degli inquinanti atmosferici interni. I problemi che si riscontrano sulla salute sono molteplici, in modo particolare il rischio di malattie cardiache come ictus e cancro ai polmoni e anche molte malattie respiratorie tra cui asma bronchite.

"Nel 2020 gran parte dell'attenzione è stata consacrata al Covid-19 ma è importante non ignorare altri fattori di rischio importanti per la salute, incluso i fattori ambientali, come l'inquinamento atmosferico" afferma l’Ocse. E conclude "particolarmente elevato in Europa centrale e dell'est a causa dell'accresciuto utilizzo di combustibili fossili".

Gli esperti inoltre consigliano che per migliorare la salute e la qualità dell’ambiente, nella grandi città d’Europa, sarebbe necessario trascorrere più tempo negli spazi verdi, sia per svolgere attività fisica ma anche per la semplice integrazione sociale.

21 novembre 2020

VALENTINA BENNATI : Non di solo Covid si muore, i fattori di rischio su cui puoi agire

 Tratto da ComeDonChisciotte

Non di solo Covid si muore, i fattori di rischio su cui puoi agire 

CDC SALUTE è una rubrica di informazioni, notizie e suggerimenti per accrescere consapevolezza e prendersi cura della propria salute da protagonisti....

Il DNA è un alfabeto specifico per ogni individuo, ma le parole con cui ognuno scrive il libro della propria vita vengono scritte man mano che si interagisce con l’ambiente. Da questo punto di vista, dunque, tutto è importante: cosa mangiamo (ma anche come, quanto e quando), cosa beviamo, l’aria che respiriamo, se facciamo attività fisica o meno, ma anche i pensieri, le emozioni, le relazioni interpersonali e il rapporto con la natura e gli altri esseri viventi.

I nostri comportamenti e le nostre scelte sono quindi in grado di favorire la salute o, al contrario, l’insorgenza o il peggioramento della malattia. Non esiste il caso, esiste la causa. Esserne consapevoli significa cambiare totalmente prospettiva e poter avere un ruolo determinante nella costruzione del nostro benessere, ma anche di quello dei nostri figli e nipoti.

E questo pone il tema della responsabilità che abbiamo verso la nostra stirpe, quella umana. Il nostro stile di vita, infatti, determina anche la salute a lungo termine delle generazioni future.

************************

di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

Anche se la maggior parte dell’attenzione si sta focalizzando sul COVID-19 è importante non trascurare altri fattori di rischio per la salute.

Il FUMO, ad esempio, è la causa principale di mortalità prematura nei Paesi dell’Unione Europea con circa 700.000 decessi all’anno. A sancirlo è l’Ocse nel suo ultimo rapporto sullo stato della salute e della sanità con la nuova edizione appena pubblicata di Health at a Glance che ogni anno raccoglie statistiche economiche e medico sanitarie dei paesi aderenti.

Oltre al fumo, altri importanti fattori di rischio modificabili che hanno un impatto decisivo per la salute sono il consumo di ALCOL, la CATTIVA ALIMENTAZIONE, la MANCANZA DI ATTIVITÀ FISICA e l’OBESITÀ.

Nonostante le politiche di controllo di consumo dell’ALCOL ne abbiano ridotto l’utilizzo complessivo in molti Paesi nell’ultimo decennio, il problema permane ed è responsabile di 255 000-290 000 decessi all’anno nei Paesi dell’UE. Mentre continuano ad aumentare i tassi di SOVRAPPESO E OBESITÀ, spesso a partire dalla giovane età (nella maggior parte dei paese dell’UE più di un adulto su sei è obeso).

Ricordo che obesità e fumo sono anche fattori di rischio riconosciuto per le complicazioni da COVID-19. Eppure i tabaccai sono rimasti sempre aperti, anche durante il il lockdown generale di tutto il Paese, e nessuna indicazione in merito ad uno stile di vita che possa contribuire al raggiungimento del peso ideale è stata data, né se ne sente parlare tuttora.

Tantomeno sono stati proposti dai più seguiti media nazionali approfondimenti sui nutrienti giusti per supportare una buona salute. Ci sono infatti innumerevoli sostanze utili a modulare e migliorare la risposta immunitaria: vitamine (in primis C e D), esperidina, quercitina, curcumina, resveratrolo, n-acetilcisteina, lattoferrina, liquirizia, sambuco, probiotici, funghi medicinali, oligoelementi …solo per fare alcuni esempi e senza entrare nello specifico.
Come esistono alcuni protocolli di medicina integrata per la profilassi e la cura del Covid-19 ma, anche su questo, grande silenzio da parte della stampa mainstream.

Speriamo che lo shock sanitario causato da questo nuovo coronavirus e l’impatto sconcertante che ha avuto e sta avendo sulla nostra società e sull’economia riportino il tema della prevenzione attraverso stili di vita salubri al centro dell’agenda politica, ma più che altro – ed è questo ciò che conta e può fare la differenza – al centro dell’agenda personale di ognuno di noi.

Perché non è un vaccino, per ogni possibile malattia, che può sempre salvarci, ma un modo di vivere più sano per il quale ogni giorno dobbiamo impegnarci.

C’è poi la questione ambientale: anche l’inquinamento atmosferico ha un impatto devastante sulla salute e sul benessere. Sempre secondo il Rapporto Ocse tra 168 000 e 346 000 morti premature nei Paesi dell’UE possono essere attribuite ogni anno all’inquinamento dell’aria causato da polveri sottili i cui livelli restano al di sopra delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella maggior parte dei Paesi, in particolare nelle grandi città. Questo comporta gravi conseguenze per la salute e la mortalità delle persone, ma anche le perdite economiche sono notevoli. Si parla di 600 miliardi di euro di perdite in termini economici e di benessere nei Paesi dell’UE, pari al 4,9 % del PIL totale nel 2017 (ciò è dovuto principalmente all’impatto che gli inquinanti atmosferici – in particolare PM2.5 e dell’ozono – hanno sulla mortalità, ma anche alla minore qualità della vita e produttività del lavoro delle persone che vivono con malattie correlate, oltre che all’aumento della spesa sanitaria).

E qui, oltre che dall’impegno personale di ognuno di noi, molto dipende dalle scelte politiche dei singoli Stati che dovrebbero SEMPRE integrare considerazioni ambientali nei processi decisionali...........

FONTE: https://valentinabennati.it/non-di-solo-covid-si-muore-i-fattori-di-rischio-su-cui-puoi-agire/

20 novembre 2020

Legambiente: STOP ALLE FONTI FOSSILI

Tratto da Legambiente 
    FERMIAMO LA CORSA AL GAS

  •             
  • Il netto NO di Legambiente alle due nuove centrali a gas previste a Vado Ligure e Civitavecchia. Per affrontare la transizione energetica nel nostro Paese non serve nuova potenza a gas.

    È notizia di pochi giorni fa, quella che Tirreno Power ha presentato due istanze per l’avvio degli autorizzativi per la valutazione dei progetti di realizzazione di due nuovi impianti a gas fossile nei siti di Civitavecchia e Vado Ligure.

    È bene ribadirlo, per Legambiente, non esiste nessuna ragione tecnica, ambientale, di sicurezza, climatica, economica, di transizione che giustifichi in Italia la realizzazione di nuove centrali a gas, che ricordiamo essere una fonte fossile quindi anch’essa responsabile dell’emissione di gas climalteranti.

    Per affrontare la transizione energetica, infatti, nel nostro Paese non serve nuova potenza a gas, le centrali già presenti lavorano per un numero di ore l’anno totalmente inefficiente, circa 3.200 ore anno. Un numero che basterebbe portare a 4.000 per sopperire alla chiusura delle centrali a carbone e rispondere a tutte le esigenze di sicurezza e flessibilità della rete.

    Inaccettabile quindi la scusa che tutte queste nuove centrali – ricordiamo le 4 previste nei luoghi della transizione, più quella di Presenzano in Campania da parte di Edison – servano per affrontare la transizione. Impianti che non trovano ragioni tecniche e ambientali, ma neanche economiche visto che terranno in piedi solo grazie al nuovo sussidio del Capacity Market. Risorse che andrebbero investite in questi territori adottando soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo che in altre parti del mondo sono la soluzione per rispondere a tutte le necessità di produzione e sicurezza della rete.

    È questo il messaggio che Legambiente ribadisce oggi al Governo, ma anche alle Regioni e ai Comuni che dovranno farsi carico di portare in questi territori soluzioni innovative e in grado di guardare al futuro, portando qualità e posti di lavoro. Un messaggio che l’associazione ambientalista ha lanciato oggi con un flash mob simbolico appendendo lo striscione “Stop alle fonti fossili” sulla rete situata in prossimità della centrale di

    “È insensato – spiega Stefano Ciafani, presidente di Legambiente investire in una centrale a gas in una delle province ligure più avanti in tema di eolico, con quasi 41 MW realizzati e 19 parchi eolici e l’avvio di un nuovo progetto in località Rocche Bianche a Quiliano. Un percorso da valorizzare e replicare anche a Civitavecchia, dove come più volte ribadito, è necessario investire su eolico, fotovoltaico e accumulo invece che sulla riconversione a gas, e dove nuove centrali a fonti fossili appaiono quanto mai la peggiore delle risposte. Bisogna guardare al territorio pensando al futuro e stimolando le aziende ad investire in questi territori, come nel caso della Tuscania e il nuovo progetto eolico da 90 MW. Il nostro Paese ha tutto l’interesse ad evitare questa inutile e insensata corsa al gas, dal 2003 ad oggi, grazie al decreto sblocca centrali dell’allora governo Berlusconi, è stata realizzata una sovrabbondanza di centrali, 115 GW di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete (58.219 MW nel luglio 2019, fonte Terna)”.

    Per questo Legambiente oggi torna nuovamente a ribadire che più che nuovi impianti, basterebbe aumentare le ore medie annue di esercizio delle centrali a gas esistenti passando da 3.261 a 4.000 ore medie annue. Uno scenario, comunque poco auspicabile, ma che dimostra l’inutilità di nuove centrali, e che andrebbe sostituito con forti e coraggiose politiche di diffusione delle fonti rinnovabili, su grande e piccola scala, con sistemi di accumuli in gradi di rispondere alle esigenze di flessibilità e sicurezza, di efficienza energetica per ridurre i fabbisogni e aiutare concretamente i cittadini a risparmiare in bolletta e di elettrificazione dei consumi termici, in modo da ridurre sempre di più i fabbisogni di gas. L’obiettivo è quello delle emissioni zero nette al 2040. E ogni nuova centrale non farà altro che allontanare questo Paese e i territori quanto obiettivo.


    19 novembre 2020

    Medico Isde Giovanni Ghirga CIVITAVECCHIA A TUTTO GAS

     Tratto da Facebook del  Medico Isde Giovanni Ghirga 

    CIVITAVECCHIA A TUTTO GAS

                         Il Manifesto, 19 novembre 2020.

     UN PO’ TROPPO PER LA POPOLAZIONE, da troppo tempo incerta per la salute e l’ambiente. Giovanni Ghirga, pediatra, dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde), mostra i dati sulla mortalità per cause naturali e per tumori che a Civitavecchia sono del 10% in eccesso rispetto alla popolazione laziale nel periodo 2006-2010 (dati Regione Lazio). In un’audizione al Senato, Ghirga ha presentato dati di varie ricerche condotte in vari luoghi nel mondo sui disturbi del neurosviluppo dei bambini geneticamente predisposti: l’incidenza è direttamente proporzionale alla vicinanza alle fonti di emissione di metalli tossici, mercurio, cromo, piombo, gli inquinanti che si generano dalla combustione fossile.

    «A CIVITAVECCHIA, PUR NON ESSENDOCI ancora dati specifici, come invece sono stati rilevati a Taranto – denuncia Ghirga – noi pediatri lo vediamo quotidianamente: troppi bambini non rispettano le tappe del linguaggio del normale neurosviluppo. 

    Il gas? Emette particelle ultrafini, tremendo». Non sorprende che Civitavecchia voglia prendere al volo il treno dell’idrogeno verde, come è stato proposto nel corso di incontri che si sono tenuti negli ultimi mesi anche con Mario Agostinelli, presidente dell’Associazione Laudato si’. Con un adeguato parco di pannelli solari si potrebbe produrre energia pulita per far funzionare un generatore di idrogeno da utilizzare per generare a sua volta energia o, come riserva di energia, per i più svariati usi.

    «IN GERMANIA E IN FRANCIA STANNO investendo sull’idrogeno verde, l’Enel annuncia di volerlo fare all’estero, mentre qui a Civitavecchia ci precludono la possibilità di accelerare verso la decarbonizzazione», denunciano gli attivisti di Città Futura. «Il problema è politico, non tecnologico: è stata scelta la strada del gas, sono stati fatti investimenti enormi, e ora non ce ne possiamo liberare. Il meccanismo del Capacity Market introdotto l’anno scorso darà incentivi per 10 anni agli impianti a gas perché tengano in equilibrio la rete elettrica. Il gas era l’alternativa 30 anni fa, non oggi».

    Oggi Processo Tirreno Power, i testimoni delle parti civili: “Polveri, inquinamento e rischi per la nostra salute”

    Tratto da  IVG

    Processo Tirreno Power, i testimoni delle parti civili: “Polveri, inquinamento e rischi per la nostra salute”
    Nuova udienza nel procedimento per disastro ambientale e sanitario colposo


    Vado Ligure. Nuova “tappa” nel processo a carico di Tirreno Power, per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

    Questa mattina, a porte chiuse, si è svolta un’altra udienza nell’ambito del procedimento penale in corso.

    Dopo le ultime due udienze di settembre e ottobre, nelle quali altri cittadini hanno esposto le conseguenze delle emissioni di carbone nei pressi della centrale anche durante il periodo di gestione di Enel, anche oggi in aula sono stati ascoltati altri test delle parti civili coinvolte nel processo.

    Numerose le persone ascoltate e portate in aula dalle parti civili, tutte residenti nei pressi dell’ex centrale a carbone: al vaglio la loro situazione fisica e psicologica negli anni del funzionamento dell’impianto. Sono 48 persone che si sono costituite come parte civile con Medicina Democratica nel procedimento in corso: chiedono un risarcimento del danno morale per la paura di poter contrarre delle patologie a causa dell’ esposizione alle emissioni della centrale termoelettrica, una specie di “class action” per i danni collaterali.

    I testimoni, tramite le domande dell’avvocato di Medicina Democratica Rita Lasagna (che assiste le parti civili assieme all’avvocato Laura Mara), hanno ancora una volta raccontato la difficile situazione ambientale vissuta nel contesto urbano vicino alla centrale vadese, con riferimento alle polveri presenti nei giardini, nei terrazzi, sulle auto e anche sui vestiti stesi, con continui rischi e paure per la propria salute.

    “I test hanno evidenziato i gravi fenomeni di inquinamento, con l’impossibilità di mangiare frutta e verdura del proprio orto, ad esempio, oltre a raccontare le malattie all’apparato respiratorio e cardiocircolatorio che hanno colpito i loro familiari” affermano i legali.

    Per la prossima settimana, il 26 novembre, è già stata fissata dal giudice Francesco Giannone una nuova udienza, nella quale proseguiranno le testimonianze delle parti civili: in aula saranno sentiti il referente savonese di Medicina Democratica Maurizio Loschi e il presidente nazionale Marco Caldiroli.

    Il processo proseguirà con i test delle associazioni ambientaliste e del Ministero dell’Ambiente, anche loro parti civili nel procedimento penale, successivamente saranno ascoltati in aula i consulenti tecnici.

    IL GAS FOSSILE NON SARA’ IL FUTURO

     Riceviamo e pubblichiamo  con l’ invito a passare parola e di aiutarci   a diffonderlo .

    Grazie dal Consiglio direttivo di 

    Uniti per la Salute ODV 

    LA SALUTE E LA SOSTENIBILITÀ  SUL NOSTRO TERRITORIO E’  MOLTO IMPORTANTE PER NOI ED ORMAI DA OLTRE DIECI ANNI  È UNO DEGLI OBBIETTIVI PRIMARI DI UNITI PER LA SALUTE .


    🟢 É il momento di un rilancio sostenibile

    In questi giorni si è appreso che la Tirreno Power di Vado ha chiesto di ampliare la propria capacità produttiva di gas fossile, con un nuovo gruppo a metano da 800 MW.

    Per noi questa proposta è irricevibile.

    Il gas fossile non sarà il futuro, e dobbiamo investire immediatamente sul perfezionamento di nuove tecnologie, sulla ricerca e la realizzazione di fonti energetiche alternative.

    Il territorio della Val Bormida è oggi un cimitero di fabbriche, che hanno lasciato un pesante tributo in termini di inquinamento, degrado ambientale e salute.

    Non possiamo permetterci una ulteriore servitù territoriale, che lascerà pesantissimi danni ambientali, economici e sociali.

    Questo territorio è già stato fortemente lacerato, e ricordiamo che è tutt’ora in corso il procedimento per disastro ambientale e sanitario presso il Tribunale di Savona.

    18 novembre 2020

    “Le emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti turbogas a cicli combinati sono tutt’altro che trascurabili”.

    Stralcio da Savona News 

    Vado, a tutto gas? I cittadini vadesi hanno già pagato un prezzo troppo alto, in termini di salute, per sopportare altro inquinamento”....

    Un’altra battaglia ambientale o un’altra occasione di sviluppo. Dipende dai punti di vista. Certo è che Vado, entro il 2021, ancora una volta si troverà a scegliere tra occupazione e difesa della salute e del territorio. Scelsero la seconda strada i magistrati, imponendo la chiusura della centrale a carbone; scelse la prima, la politica, aprendo le porte alle gru cinesi della mega piattaforma portuale. 

    Ora il futuro appare già ipotecato: Tirreno Power vorrebbe realizzare a Vado una centrale a turbogas di potenza doppia rispetto all’attuale impianto. Una richiesta di autorizzazione in tal senso è già stata inoltrata ai ministeri competenti. E Tirreno Power, a giorni, presenterà la proposta a Provincia, Comuni di Vado e Quiliano, Unione Industriali. 

    Nel frattempo il sindaco Monica Giuliano fa sapere che “non dirò mai un no a priori” a un’opportunità di sviluppo per il territorio, ma “il mio sì potrà arrivare solo dopo un’attenta analisi delle carte e verificate le massime garanzie di tutela dell’ambiente”.......

    Lo stesso Pd savonese, pur con tutte le cautele del caso, appare interessato al progetto di Tirreno Power. Insomma, il gas sembra correre veloce. Eppure ci sono alcuni “ma”. 

    D’accordo, il gas non ha l’impatto inquinante del carbone, ma come faranno ad esempio i Cinquestelle, protagonisti di una furiosa battaglia contro il fossile a Vado, ad autorizzare a livello governativo una centrale a gas da 800MW in pieno centro abitato? La posizione dei tre parlamentari savonesi è ben sintetizzata dal portavoce del movimento, Eric Festa: “E’ assolutamente anacronistico e fuori dal tempo il progetto di Tirreno Power. Qui non si tratta di discutere se sono troppi o pochi gli 800MW previsti, ma semmai quando verrà smantellato l’impianto esistente. I cittadini vadesi hanno già pagato un prezzo troppo alto, in termini di salute, per sopportare altro inquinamento”.

    Poi ci sono le serie e documentate critiche di Uniti per la salute, associazione ambientalista secondo la quale “le emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti turbogas a cicli combinati sono tutt’altro che trascurabili”. Tanto più in un territorio già “malato” come attestano “le perizie disposte dalla Procura e l’indagine epidemiologica condotta dal CNR”.

    Un altro “ma”: cosa dirà la Ue che stabilisce parametri di emissioni molto rigidi per inserire le centrali a gas tra gli investimenti sostenibili? Se la bozza di un documento che circola a Bruxelles in questo giorni, diventerà testo definitivo, le centrali a gas non dovranno produrre più di 100 grammi di CO2 equivalente per kWh. Curioso notare che nessuno degli impianti in funzione oggi rientri in tali parametri....

    Leggi anche Su Uomini Liberi 

    Raddoppio dell’impianto Tirreno Power, il parere del PCI

    E’ di qualche giorno fa la notizia della volontà dell’azienda Tirreno Power di presentare una richiesta di raddoppio della potenza prevista nella prossima realizzazione di un nuovo impianto per la produzione di energia elettrica presso il sito dell’ex centrale termoelettrica di Vado Ligure che diventerebbe, in un’area urbana, una delle centrali più grandi d’Europa.
    Una decisione inaccettabile che peggiorerebbe una situazione esistente già critica per qualità dell’aria.
    Una centrale a metano, infatti, a parità di potenza, è certamente meno inquinante ed impattante rispetto ad una a carbone ma, solo per alcuni elementi inquinanti, non per altri come il particolato e la CO2. Figurarsi poi se si prospetta un gruppo di maggior potenza in cui il risultato inquinante della combustione sarebbe ben più alto.
    Un rischio che non possiamo permetterci anche a fronte di un numero di nuove assunzioni di gran lunga inferiore rispetto a quello su cui si potrebbe contare in merito ad una possibile rivalutazione dell’area.
    Una rivalutazione di compatibilità ambientale è assolutamente necessaria in un area già colpita pesantemente da inquinamento e per cui chiediamo il massimo interessamento di Amministrazione comunale, enti interessati e parti sociali.
    L’occupazione ed il diritto alla salute devono andare di pari passo e rimanere priorità per i cittadini vadesi.
    PARTITO COMUNISTA ITALIANO

    Federazione di Savona


    17 novembre 2020

    Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure - Documentazione

                                                  Leggi su Minambiente 

    Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure - Documentazione - Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali - VAS - VIA - AIA


    Sul link sotto potete leggere la documentazione 

    https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/7636/11067

                                             Pubblichiamo l’ Ubicazione 





    15 novembre 2020

    Interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market

     Tratto da Bignotizie.it

    Un’interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market


    “Il Comitato S.O.L.E. riafferma la propria contrarietà alla costruzione di nuove centrali a gas in tutta Italia e nel territorio. Ritiene che tali impianti, finanziati da Capacity Market, vadano in rotta di collisione con gli obiettivi di riduzione delle emissioni radicalmente proposti dalla Commissione Europea. Questo a maggior ragione a Civitavecchia, città soffocata da 70 anni di servitù industriali e dove non passa giorno che una qualche impresa voglia disporre una nuova attività nociva (a cui per inciso il Comitato si opporrà con tutte le sue forze). Il Capacity Market è un meccanismo che prevede remunerazione per gli impianti impegnati a garantire una determinata capacità di produzione, in relazione a picchi di domanda, che di fatto premia le grandi centrali termoelettriche (nella prima asta infatti, dei 41 GW assegnati solo 1 GW è andato alle rinnovabili)”. 

    “Per questo motivo il Comitato ha chiesto la collaborazione di un gruppo di parlamentari, che speriamo sempre più numeroso, e li ha invitati a presentare una interrogazione scritta con l’obiettivo di sospendere le aste del Capacity Market in attesa della doverosa revisione del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) per allinearlo ai nuovi ed ambiziosi obiettivi europei.
    Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato in questa azione, in particolare gli onorevoli Stefano Fassina, Lorenzo Fioramonti e Rossella Muroni, primi firmatari dell’interrogazione depositata il 13 novembre alla Camera e tutti i parlamentari che presenteranno la stessa in Senato a cominciare da Maurizio Buccarella, Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes.
    Il Comitato S.O.L.E., insieme a tutti i cittadini di buon senso chiede ai ministri competenti, in primis al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, tanto quanto segue come da interrogazione:
    “se intende il governo adeguare in tempi brevi il PNIEC alle nuove necessità richieste dai rinnovati obiettivi europei in tema di emissioni climalteranti, alzando in maniera coerente con l’UE gli obiettivi di abbattimento previsti per l’Italia, portandoli dall’attuale 38% ad almeno il 55% deliberato dalla Commissione. In tal senso si chiede se intende il governo diminuire il ruolo del gas nella produzione di energia, aumentando al contempo la capacità degli accumuli e favorendo la penetrazione massiccia delle fonti rinnovabili, anche attraverso l’autoproduzione e le
    comunità energetiche. Conseguentemente a quanto richiesto al punto precedente si chiede anche che venga effettuata una moratoria sulle aste dell’attuale Capacity Market in attesa della necessaria revisione del PNIEC da allineare ai nuovi obiettivi. E ancora se il governo sta effettuando una valutazione prospettica, non limitata alla mera fase contingente, della quantità e della qualità del lavoro connesso alla transizione energetica, in raffronto con il permanere delle fonti fossili previsto dal PNIEC 2019.” La sospensione delle aste almeno fino a revisione del PNIEC bloccherà la possibilità di progettare nuove centrali a metano in tutta Italia. E questo risultato è fondamentale per una nuova era “green”.
    COMITATO S.O.L.E.