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10 dicembre 2018

WWF Italia-Clima: stress test per la Ue sui sussidi alle centrali a carbone

Tratto da La Stampa 

Clima: stress test per la Ue sui sussidi alle centrali a carbone

Maria Grazia Midulla responsabile Clima ed Energia del WWF Italia
L’Europa deve riuscire a scrollarsi di dosso almeno il peggior combustibile fossile su piazza, vero killer per clima e salute, il carbone. Sarà un vero e proprio “stress test”, nei fatti, l’esito dei negoziati che si terranno domani tra Consiglio europeo, Parlamento e Commissione
Mentre a Katowice la COP24 cerca di dare risposte alle crescenti preoccupazioni della popolazione mondiale per le conseguenze del cambiamento climatico, l’Europa deve riuscire a scrollarsi di dosso almeno il peggior combustibile fossile su piazza, vero killer per clima e salute, il carbone. Sarà un vero e proprio “stress test”, nei fatti, l’esito dei negoziati che si terranno domani tra Consiglio europeo, Parlamento e Commissione (il cosiddetto trilogo) per finalizzare la legislazione sul mercato dell’elettricità nella UE per il prossimo decennio. Alcuni governi, infatti, vorrebbero poter sussidiare le centrali a carbone attraverso i cosiddetti meccanismi di capacità, vale a dire la remunerazione delle centrali per garantirne la disponibilità a produrre energia elettrica.  
Tra i governi fortemente coinvolti, c’è quello polacco, con 9,6 GW di nuove centrali a carbone pianificate o in costruzione: avete capito bene, è lo stesso governo che in questo momento ha la Presidenza, vale a dire la responsabilità, della COP24. Tra i Governi che dovrebbero far sentire la propria contrarietà, invece, c’è quello italiano, che però ci dicono attualmente sia silenzioso. WWF, Greenpeace e Legambiente si sono rivolti al Sottosegretario allo Sviluppo Economico, con delega all’Energia, Davide Crippa, per chiedere di prendere una posizione chiara e netta. “Consentire ai meccanismi di capacità di continuare a sovvenzionare le centrali a carbone sarebbe una chiara contraddizione degli impegni internazionali sul clima assunti dall’UE e comprometterebbe gravemente la posizione dell'UE alla COP24”, dicono le tre associazioni. E sarebbe in contraddizione anche con l’appartenenza dell’Italia all’Alleanza dei Paesi che vogliono archiviare il carbone, nonché con l’obiettivo dichiarato di chiudere con il carbone in Italia almeno entro il 2025, se non prima. 
C’è da dire che, in Europa, i nuovi ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico su molte questioni riguardanti il clima si sono alleati con i Paesi avanzati che vogliono accelerare l’azione climatica, e questo lo abbiamo apprezzato: a maggior ragione, quindi, occorre coerenza domani, quando si parlerà di carbone. Il senso dell’Emission Perfomance Standard, infatti, è quello di dettare un limite alle emissioni di CO2 delle centrali (550g per chilowattora) prevedendo criteri ambientali nella scelta delle centrali da remunerare/sussidiare. Il WWF, nelle proposte per il Piano Energia Clima, ha chiesto che lo stesso limite venga usato per mettere fuori produzione, alias far chiudere, le centrali inquinanti. Che addirittura tali centrali, inefficienti e nocive, vengano invece incluse nei meccanismi di capacità sarebbe davvero troppo, un insulto alla battaglia per il clima.  
Tanto più che il senso della direttiva che rivede i meccanismi del mercato elettrico è quella di facilitare l'integrazione di quote sempre più elevate di energia rinnovabile e favorire la decarbonizzazione: e non c’è fonte fossile che emetta più carbonio del carbone. In Polonia, una delle scritte che campeggiano nelle sale dove si ritrovano i negoziatori ricorda l’esigenza di una “Transizione Giusta”. Ma transizione giusta non vuol dire affatto continuare a sovvenzionare i combustibili fossili, anzi il peggiore dei combustibili fossili; i soldi dei consumatori, invece, dovrebbero servire ad attenuare l’impatto sociale della decarbonizzazione, in altre parole a trovare un diverso impiego per chi lavora nei settori obsoleti, per riqualificarlo, per gli ammortizzatori sociali. Sicuramente usare le tariffe per finanziare i combustibili fossili, e addirittura anche il carbone, non è quello che i consumatori vogliono e si aspettano: e contare sul fatto che non lo sappiano non credo sarà una strada molto promettente per i Governi europei che invece dovrebbero puntare a recuperare credibilità e leadership. 

09 dicembre 2018

Antonio Tricarico:I collaboratori del carbone che uccidono il clima

Tratto da Valori.it

I collaboratori del carbone che uccidono il clima

Urgewald/Banktrack: in tre anni le banche hanno investito quasi mezzo trilione di dollari nel carbone. Un assist mortifero al cambiamento climatico
Di Antonio Tricarico*

Foto: Eickhoff Maschinenfabrik und Eisengießerei, Bochum Wikimedia Commons
Che il carbone sia il principale killer del clima del Pianeta ed avveleni la vita delle comunità che vivono vicino a centrali elettriche e miniere è risaputo e conclamato.
 E non è una novità che la resistenza a chiudere gli impianti
inquinanti e ad abbandonare i piani futuri per la stessa risorsa
venga da quelle società – come il gigante tedesco RWE – e
quei governi – Polonia, Turchia e Indonesia, ad esempio –
 che costruiscono la loro identità e i loro affari sulla polvere nera killer. Ma che il settore finanziario – nonostante la retorica assordante
 per agire urgentemente contro i cambiamenti climatici e per
 la sostenibilità – abbia investito ben 478 miliardi di dollari (quasi
un terzo del Pil dell’Italia!) per finanziare nuovi impianti a carbone nel mondo negli ultimi tre anni è sconvolgente e ipocrita.

Un fiume di denaro

La comunità scientifica internazionale ha recentemente ammesso
 che per arrestare il riscaldamento del Pianeta entro 1,5 gradi centigradi bisogna farla finita con il carbone entro il 2030 e solo
 poche eccezioni possono essere tollerate in seguito. Ma il fiume
di denaro investito in nuovi impianti a carbone di fatto getta
 le basi per aumentare e non diminuire l’uso del carbone a
 livello globale: 92.000 MW di nuova potenza installata nei soli
ultimi tre anni, pari a quasi la potenza di generazione elettrica
 installata in tutta l’Italia.
Campagna “Fossil-Bank”
La presentazione della ricerca è stata anche l’occasione per presentare la campagna https://www.fossilbanks.org/ sul sito 
oltre a firmare la petizione per chiedere di interrompere i finanziamenti ai fossili è possibili avere dati aggiornati sui
 principali attori del mondo della finanza e del credito impegnati
 a sostenere investimenti “tossici”.
 Antonio Tricarico Responsabile del programma 
Finanza pubblica di Re:Common                       
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Position Paper per la conferenza Mondiale sul Clima :ISDE Italia presenta una pubblicazione su Cambiamenti climatici e salute

Tratto da Isde 

ISDE Italia presenta una pubblicazione su Cambiamenti climatici e salute

foto-generale1Dai Medici per l’Ambiente un appello ai leader riuniti in Polonia per la Conferenza mondiale sul clima

Si è tenuta questa mattina presso la sede del Parlamento Europeo a Roma la conferenza stampa di presentazione del position paper di ISDE Italia ( Associazione Italiana Medici per l’Ambiente) su “Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione”, nel quale vengono discusse le conoscenze attuali sui cambiamenti climatici, le conseguenze socio-economiche, ambientali e sanitarie che le variazioni in corso comportano e come le attività umane possano influire, positivamente o negativamente, sugli scenari attesi.
Alla conferenza stampa hanno partecipato il presidente nazionale di ISDE, Roberto Romizi, il presidente eletto di ISDE International, Ferdinando Laghi, le componenti della giunta nazionale dell’associazione, Patrizia GentiliniMaria Grazia Petronioe il responsabile per l’Italia centrale dell’associazione, Ugo Corrieri.
Non stiamo lottando abbastanza per fermare i cambiamenti climatici- hanno dichiarato gli esponenti di ISDE e questo è emerso anche nei primi giorni di lavoro della COP 24 di Katowicedove i grandi del mondo ancora una volta si sono riuniti per discutere della strategia per salvare il Pianeta.  Se i governi non prendono immediatamente iniziative drastiche e radicali, la distruzione del nostro Pianeta è inevitabile”.
L’ultimo report dell’Intergovernative Panel of Climate Change- ONU (Ottobre 2018) ha ribadito, infatti, la necessità di contenere il riscaldamento globale entro 1.5°C rispetto ai valori pre-industriali e che restano solo pochi decenni per raggiungere questo obiettivo, chiedendo l’applicazione di misure rapide, inedite e di ampia portata.
Gli effetti dei cambiamenti climatici colpiscono soprattutto i territori e le popolazioni più povere del mondo, generano le migrazioni, ma sono ormai evidenti in tutto il mondo e sono davanti ai nostri occhi. Allagamenti, frane, siccità, alluvioni: gli eventi estremi sono all’ordine del giorno in tutto il mondo. Il 2018 sarà con tutta probabilità il quarto anno più caldo di sempre e negli ultimi ventidue anni si rintracciano ben 20 degli anni più torridi mai esistiti. Di questo passo tra il 2030 e il 2052 l’aumento delle temperature sforerà il limite di 1,5°C, intanto le emissioni di CO2 nel 2017 hanno raggiunto un valore mai registrato negli ultimi 3 milioni di anni. Dobbiamo tagliare le emissioni di 5 volte in più rispetto ai tagli attuali o arriveremo presto a quella soglia di +1,5°C.
fotopositionpaperÈ, inoltre, ormai ampiamente noto alla comunità scientifica internazionale che i cambiamenti climatici hanno numerose e ampie conseguenze sulla salute umana e che stiamo registrando un incremento continuo dei rischi e dei danni sanitari.
Tutto questo si continua ad ignorare, alimentando disuguaglianze e iniquità con decisioni che procedono in direzione contraria agli impegni internazionali ed al nostro stesso diritto di sopravvivenza, nonostante misure alternative possano comportare sviluppo sostenibile ed un ampio contenimento dei costi diretti e indiretti generati dalle modificazioni climatiche e dell’inquinamento ad esse associato.
Dovremmo tutti iniziare a guardare la realtà attraverso gli occhiali dei cambiamenti climatici, ponendo questo tema in cima alla lista di priorità delle nostre agende, in qualunque settore operiamo.
QUA puoi scaricare il position paper completo
QUA puoi scaricare il comunicato Stampa completo
Roma, 7 Dicembre 2018

08 dicembre 2018

La Raffineria di Milazzo nel mirino del Ministro dell’Ambiente: inviata diffida

Tratto da OggiMilazzo

La Raffineria di Milazzo nel mirino del Ministro dell’Ambiente: inviata diffida e azzerata commissione Aia

Il ministro Costa diffida la Raffineria di Milazzo

GUARDA IL VIDEO. Alla Raffineria di Milazzo “è stata trasmessa una diffida contenente molteplici e puntuali prescrizioni da eseguire con celerità, allo scopo di limitare le conseguenze ambientali e prevenire eventuali incidenti o imprevisti”. Lo ha reso noto oggi al question time al Senato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa,che ha risposto ad una interrogazione della senatrice Barbara Floridia (M5S).
«Sapete cosa è “la via delle parrucche” o “quartiere delle signore con le parrucche”? Parliamo di una zona, quella della Valle del Mela, ad alto rischio ambientale, una zona che negli anni ha dato tanto e dove già qualche mese fa abbiamo bloccato un termovalorizzatore che sarebbe andato a gravare ancor di più sul territorio, a discapito dell’ambiente e della salute dei suoi cittadini. Oggi rispondendo al question time della senatrice Barbara Floridia, ho annunciato che abbiamo inviato una diffida alla Raffineria di Milazzo: l’azienda deve eseguire velocemente una serie di numerose e puntuali prescrizioni ambientali».
Costa ha anche azzerato la Commissione Via Vas e revocato anche la Commissione Aia:«La ricostruiremo inserendo dentro anche esperti sanitari.  Non dovrà più esserci, in nessuna parte d’Italia, una “via delle parrucche».

07 dicembre 2018

WWF:La COP24 mette alla prova la coerenza dei governi europei sul carbone


“L’elefante nella cristalleria dei negoziati sul clima è, purtroppo, ancora il carbone. Negli USA, l’effetto Trump è stato quello di accelerare, nonostante le intenzioni, la chiusura delle centrali a carbone - nel 2018 se ne chiuderanno per 14.3 GW, il doppio dei 7 GW del 2017 - a dimostrazione che è una tendenza ormai inarrestabile. In Europa il carbone è in declino, ma è proprio la Polonia, che ha la presidenza della COP, che cerca di convincere la Unione Europea a ‘sussidiare’ il combustibile più nocivo per il clima, la salute e l’ambiente. Domani il trilogo UE deciderà se assegnare persino alle centrali più inquinanti, quelle a carbone, i meccanismi di capacità, vale a dire una remunerazione dovuta al solo fatto di poter produrre energia, come chiede la Polonia. Ci auguriamo che l’Italia faccia sentire la propria voce e blocchi tale sussidio sporchissimo, questo sì degno di una mobilitazione contraria dei consumatori”, dichiara la responsabile Clima Energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla.

Al presidente polacco Andrzej Duda che nel corso di una conferenza stampa presso la COP, aveva affermato che la Polonia non può rinunciare al carbone risponde Marta Anczewska, responsabile delle politiche climatiche ed energetiche del WWF-Polonia: “La scienza ci dice che dobbiamo raggiungere zero emissioni nette prima del 2050 se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Parigi ed evitare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico. La posizione del presidente Duda è in netto contrasto con l'ambizione richiesta in questo round di negoziati sul clima. Il carbone non ha posto nei futuri sistemi energetici per limitare il riscaldamento a 1,5° C. La Polonia può e deve invece accelerare una transizione giusta verso un'economia a zero emissioni”.

05 dicembre 2018

INQUINAMENTO AMBIENTALE: ‘LA PESTE DI OGGI ‘. Convegno avvenuto il 29/11 a Trento

Tratto da Agenzia giornalistica opinione

ASSOCIAZIONE ITALIANA MEDICINA AMBIENTE SALUTE – UIL PENSIONATI * INQUINAMENTO AMBIENTALE: ‘LA PESTE DI OGGI ‘, CONVEGNO IL 29/11 IN SALA ROSA IN REGIONE A TRENTO “

Dal dopoguerra in poi, per merito soprattutto degli antibiotici, si è assistito alla progressiva diminuzione, fino  quasi alla scomparsa, delle malattie infettive più tipiche e pericolose.
Nello stesso periodo c’è stato un progressivo aumento di malattie croniche, le quali hanno la caratteristica di non essere provocate da una sola causa ma di avere una origine “multifattoriale” e di essere difficilmente “guaribili” , mentre possono essere tenute spesso sotto controllo.
Come i batteri e i virus, i “fattori” che causano queste patologie si trovano al di fuori dell’organismo,  sparsi nell’ambiente:  sono gli inquinanti ormai ubiquitari che tutti conosciamo (diossine, polveri ultrafini, Pfoas, policlorobifenili, solventi organici, pesticidi, ftalati etc).
Essi, a differenza dei patogeni, non agiscono quasi mai da soli, inoltre necessitano di un certo tempo per provocare degli effetti evidenti perciò  la loro importanza viene di fatto sottovalutata (anche se le statistiche parlano di centinaia di migliaia di morti da inquinamento).
L’insieme delle patologie non curabili ma gestibili che impegnano il Sistema Sanitario Nazionale  costituisce un insieme composito.
Al primo posto si collocano le patologie   che classicamente vengono attribuite all’avanzare dell’età e a stili di vita sbagliati (problemi cardiaci, vascolari, respiratori, articolari, tumori..).
Sono diagnosticate più precocemente rispetto a un tempo e i nuovi farmaci ne consentono un controllo prolungato. Sono oggetto di molta attenzione sia sul piano diagnostico che terapeutico ed anche educativo perché si ritiene, a ragione, che la componente individuale abbia importanza nella loro insorgenza.
Ad esse si affiancano una serie di patologie che erano presenti anche in passato  che oggi sono diventate frequenti:  malattie neurodegenerative quali  il  morbo di Alzheimer, la  sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), morbo di Parkinson; patologie neuro psichiatriche quali la schizofrenia la depressione major; malattie del metabolismo: obesità diabete di tipo II e I;  tumori, in particolare quelli del sistema ematopoietico, soprattutto nei giovani e nei bambini; patologie del neurosviluppo: autismo, disordine da deficit di attenzione e di apprendimento (Adhd); patologie  autoimmuni : morbo di Crohn, colite ulcerosa, celiachia.
Inoltre le allergie e le intolleranze sono talmente frequenti da costituire quasi la normalità (le diete speciali nelle scuole sono all’ordine del giorno).  Il carico sociale di tutte queste patologie è enorme e quello economico è tale da costituire la fetta principale del bilancio del Ssn. La ricerca per trovare farmaci utili a curarle è molto vivace e sostenuta finanziariamente.
La componente ambientale (epigenetica) nella genesi di tutte queste patologie  non è più oggetto di discussione. La scienza, anche se non nega l’aspetto “predisposizione”,   sottolinea l’importanza della tempistica della esposizione  agli agenti inquinanti come causa di queste forme morbose: quanto più è precoce tanto più pesante è l’effetto.
Esistono poi le cosiddette “malattie emergenti” :  Sensibilità Chimica  Multipla (Mcs), Fibromialgia o Encefalite Fibromialgica Fm/Em, Sindrome da Fatica Cronica (Cfs), Sindrome da edificio malato e ultimamente  Sindrome da aereo malato.  Sono patologie che la medicina ufficiale, soprattutto in Italia, ancora tende a liquidare come “disordini psicologici” anche se ormai  numerosi e importanti studi, non contraddetti, provano che  in questi casi l’inquinamento ambientale nelle sue varie forme è l’agente patogeno principale.  Si tratta di patologie che colpiscono soprattutto le donne e che si manifestano dopo infezioni, traumi  e/o esposizioni più o meno prolungate ad agenti chimici.
Si tratta di sindromi neuro-immuno-tossiche, ovvero di patologie in cui l’organismo è intossicato e in cui sono tipicamente danneggiati il sistema immunitario e il sistema nervoso, ma spesso sono interessanti anche altri organi o sistemi.....Continua 

04 dicembre 2018

Cambiamento climatico e inquinamento atmosferico: a rischio “la qualità della nostra vita..... la nostra salute

Tratto da Meteoweb

Cambiamento climatico e inquinamento atmosferico: a rischio “la qualità della nostra vita, la nostra salute e la stessa nostra sopravvivenza”


"I cambiamenti climatici sono la vera minaccia globale di questo secolo e attraversano tutta la condizione umana e ambientale"

Sono 7 i milioni di persone che ogni anno, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, moriranno, nei prossimi 20 anni per conseguenza del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico. Di queste morti, 250 mila saranno direttamente legate al clima. E soltanto nel nostro Paese, già oggi il 12% dei bambini ospedalizzati vengono ricoverati proprio per problemi respiratori legati all’inquinamento. E abbiamo la certezza che tutto questo, senza interventi decisi, peggiorerà“: lo ha dichiarato Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità, presentando alla stampa il primo Simposio internazionale Health and Climate Change che si apre oggi e continuerà fino al 5 dicembre. Riuniti oltre 500 ricercatori provenienti da più di 30 Paesi, con l’obiettivo di mettere a punto e firmare una Carta internazionale sottoscritta dai più importanti esperti su salute e clima: il documento, basato su evidenze scientifiche, conterrà le raccomandazioni e le azioni necessarie per contrastare e limitare i rischi sulla salute prodotti dai cambiamenti climatici.
“Per la prima volta la comunità scientifica, che ormai da tempo concorda nel ritenere tra i problemi
sanitari più rilevanti gli effetti del clima sulla salute, si riunisce per indicare le azioni prioritarie che devono essere messe in atto sulla base delle evidenze scientifiche,” spiega Ricciardi. “I cambiamenti climatici sono la vera minaccia globale di questo secolo e attraversano tutta la condizione umana e ambientale. Dalle ondate di calore all’approvvigionamento idrico fino, a quello alimentare e allo smaltimento dei rifiuti. La qualità della nostra vita, la nostra salute e la stessa nostra sopravvivenza sono quindi messe a serio rischio dai cambiamenti climatici prodotti soprattutto dall’inquinamento. Gestire queste trasformazioni, cambiare rotta è diventata la vera emergenza e la vera sfida. La comunità scientifica oggi ha fatto un primo passo per condividere questa consapevolezza e farla diventare una responsabilità e un impegno comune“. “Questa sfida si vince con la collaborazione di tutti. Dai decisori politici al mondo industriale, a quello dell’educazione e attraverso i nostri atti quotidiani. C’è bisogno di tutti“.

Per approfondire Tratto da Ansa

L'inquinamento causa 9 milioni di morti l'anno nel mondo

Raddoppieranno nel 2050, colpiti anche molti bambini

ROMA - Sono già 9 milioni l'anno nel mondo i morti causati dall'inquinamento, e potrebbero raddoppiare entro il 2050. 
Lo ha affermato durante una sessione del simposio su 'Cambiamenti climatici e salute' Philip Landrigan, esperto del Boston College, che ha sottolineato come il 92% di questi sia nei paesi più poveri e che molti siano bambini.

"In reatà la stima è per difetto - ha spiegato l'esperto, che fa parte della commissione sulla salute globale della rivista Lancet - perchè 9 milioni sono i morti dovuti a cause di cui è ben noto il legame con l'inquinamento. C'è però un'area non ancora studiata adeguatamente, per cui il conto potrebbe aumentare. Ad esempio sono oltre 89mila le sostanze chimiche a cui siamo esposti, e solo per la metà ci sono analisi della tossicità per la salute. Inquinamento e cambiamenti climatici inoltre sono strettamente connessi, se si riesce a limitare il primo diminuiscono anche i secondi".

I vari tipi di inquinamento, ha spiegato Landrigan, costano il 2% del Pil nei paesi a basso reddito, dove assorbono anche il 7% della spesa sanitaria. Dove invece si è riusciti a combatterlo si sono avuti ottimi risultati. Negli Usa ad esempio ogni dollaro investito a questo scopo ne ha fruttati 30. I mezzi ci sono per combattere questa piaga, è il momento di usarli in tutto il mondo".

03 dicembre 2018

A PROPOSITO DI CENTRALE A CARBONE :La Presentazione del Dott. FABRIZIO MINICHILLI a ISES- ISEE 2018 JOINT ANNUAL MEETING

Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone: uno studio di coorte residenziale nell'Italia nord-occidentale

Ricordiamo a tutti  che recentemente lo studio retrospettivo di coorte residenziale del CNR di Pisa   è stato vagliato dalla comunità scientifica internazionale che lo ha quindi accettato affinché ne sia presentato un estratto al congresso di livello mondiale di epidemiologia ambientale di Ottawa in Canada 
             ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting.



 Pubblichiamo   pag 454  dell' ABSTRACT BOOK
 DEL CONGRESSO MONDIALE DI EPIDEMIOLOGIA 
 ISES- ISEE 2018   JOINT ANNUAL MEETING 


002.03.50  Health Risk of Living near a Coal Electric Power Plant : A Residential  Cohort Study in North- Western Italy 

002.03.50. Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone: uno studio di coorte residenziale nell'Italia nord-occidentale

 Presentazione del Dott. FABRIZIO MINICHILLI 
Dottor Fabrizio Minichilli, Unità di Epidemiologia Ambientale, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Italia

Riteniamo debba essere sottolineata la valenza della valutazione scientifica di un tale livello internazionale che ci pare difficilmente contestabile.

Ecco la traduzione simultanea dell' intervento  :

Fabrizio Minichilli,Michele Santoro,Elisa Bustaffa,Alessio Coi,Caterina Minniti ,Maria Cristina Imiotti,Lilliana Cori,Fabrizio Bianchi.

Abstract: Nell'Italia nord-occidentale, una centrale termoelettrica (EPP)è attiva fin dai primi  anni '70.


Nel 2014, due sezioni di produzione alimentate a carbone sono state sequestrate dalla Procura, mentre una sezione alimentata a gas naturale è ancora funzionante. Per valutare l'associazione tra le  esposizioni dei residenti, in un'area colpita dalle emissioni della  centrale elettrica, e  il rischio di ospedalizzazione e mortalità è stato condotto uno studio di coorte basato sulla popolazione (follow-up 2001-2013, 1.418.000 anni-persona).
Sono stati analizzati tumori linfo-ematopoietici e polmonari,del sistema nervoso, malattie cardiovascolari e respiratorie.
La diffusione di SO2 e NOx è stata stimata per le principali fonti di inquinamento ( EPP,altre industrie, strade, aree portuali e riscaldamento urbano) utilizzando il modello MOLOCH-ABLE-ADMS.
Le concentrazioni modellate di SO2 sono state utilizzate come proxi di esposizione residenziale all'inquinamento atmosferico della centrale  (SO2-EPP); NOx è stato utilizzato come proxi del modello multi-sorgente, incluse tutte le fonti di inquinamento (NOx-MSM).
Per i maschi (M) e le femmine (F) Rapporti di rischio (HRR) aggiustati per età,  privazione socio-economica e NOx-MSM sono stati calcolati in base ai quartili delle concentrazioni di SO2-EPP.  
Un lineare andamento dell' HRR è stato eseguito (THRR). 
L'analisi della mortalità ha mostrato un aumento del rischio per tutti i tumori [THRR-M 1.15 95%CI (1.11-1.19); THRR-F 1.10 95%CI (1.11-1.19)], tumori linfo-ematopoietici [M 1.30 (1.14-1.48); F 1.17 (1.01-1.35)], sistema nervoso [M 1.10 (1.00-1.22); F 1.12 (1.02-1.22)], cardiovasculare[M 1.11 (1.07-1.16); F 1.16 (1.12-1.20)], malattie respiratorie[M 1.23 (1.13-1.33); F 1.17 (1.07-1.27)].
I risultati dell'analisi di ospedalizzazione erano in larga misura coerenti con quelli dell' analisi della mortalità. Gli eccessi di rischio associati alle esposizioni attribuite alla centrale a carbone sono stati ottenuti per cause di mortalità o di ospedalizzazione per le quali la prova di associazione con le emissioni in atmosfera  sono persuasive. 
I risultati rafforzano le conoscenze sui pericoli dell'uso del carbone per la produzione di energia e la conseguente indicazione alla decarbonizzazione per proteggere la salute.


Ripubblichiamo il link  alla  relazione scientifica conclusiva, relativa allo studio epidemiologico di coorte residenziale su mortalita' e ricoveri ospedalieri per valutare gli effetti sulla salute dell' inquinamento da centrale a carbone  nei comuni di Savona , Vado Ligure , Quiliano e aree limitrofe e ricostruzione del quadro epidemiologico in relazione  all' impatto di emissioni puntiformi e diffuse in atmosfera (link )



30 novembre 2018

Ginevra:L’ultimo allarme del WMO: rischio di più 3-5°C nelle temperature globali

Tratto da rinnovabili.it          Ginevra, 30 novembre 2018
  • L’ultimo allarme del WMO: rischio di più 3-5°C        nelle temperature globali

    • Elena Wanaenkova “Questi sono più che semplici numeri: ogni  frazione di grado di riscaldamento fa la differenza”
    temperature globali


    L’ultimo allarme ONU sulle temperature globali prima della COP 24 in Polonia




  • (Rinnovabili.it) – La crescita delle temperature globali terrestri non mostra segni di rallentamento: di questo passo, per la fine del secolo, il termometro mondiale segnerà dai 3° ai 5° C di aumento. Vale a dire ben oltre la soglia di più 1,5° C consigliata dal mondo scientifico. A solo un giorno dall’inizio della COP 24 sui cambiamenti climatici di Katowice, l’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite, la World Meteorological Organization (WMO) rinnova le preoccupazioni verso la diffusa inazione.
    Dall’intesa climatica raggiunta nel 2015 durante la COP21 (e messa nera su bianco nell’Accordo di Parigi) a oggi, si contano più passi indietro che avanti: i primi impegni nazionali presentati per ridurre la CO2 sono ben lontani dall’obiettivo; gli USA vogliono ritirarsi fuori dall’accordo e il Brasile potrebbe chiedere altrettanto; dopo alcuni anni di calo, le emissioni di gas serra sono tornate a crescere toccando un livello record e i sussidi ai combustibili fossili godono di ottima salute.

    “Non siamo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi climatici e frenare gli aumenti di temperatura”, ha dichiarato il segretario generale del WMO, Petteri Taalas. “Le concentrazioni di gas serra sono ancora una volta ai livelli record e se la tendenza attuale dovesse continuare, potremmo assistere a un aumento della temperatura di 3-5° C entro la fine del secolo. E se dovessimo sfruttare tutte le risorse conosciute di combustibili fossili, l’aumento della temperatura sarà considerevolmente più alto”.

    L’organizzazione ha pubblicato ieri la “Dichiarazione provvisoria sullo Stato del Clima nel 2018”, una relazione che include tutti i dettagli degli impatti climatici sulla base dei contributi dei partner ONU.

    Il documento mostra che le temperature globali medie per i primi dieci mesi dell’anno sono state di circa 1° C sopra la linea di base preindustriale (1850-1900). Dati che confermano, se ce ne fosse bisogno, quanto già riportato dal report IPCC. “Questi sono più che semplici numeri”, ha spiegato il Segretario generale Elena Wanaenkova. “Ogni frazione di grado di riscaldamento fa la differenza per la salute umana e l’accesso al cibo e all’acqua dolce, per evitare l’estinzione di animali e piante, per la sopravvivenza delle barriere coralline e della vita marina. Fa la differenza per la produttività economica, la sicurezza alimentare e la resilienza delle nostre infrastrutture e città. Fa la differenza per la velocità della fusione del ghiacciaio e delle risorse idriche e per il futuro delle isole basse e delle comunità costiere. Ogni elemento in più conta”.

    Continua qui



29 novembre 2018

Nell' Oregon: Ventuno cittadini fanno causa a Trump per il clima

Tratto da Il Cambiamento

Ventuno cittadini fanno causa a Trump per il clima

Non è la prima volta che succede. Ma va comunque seguita con attenzione la causa civile che si apre presso una corte federale a Eugene, nell’Oregon, Stati Uniti, intentata da 21 cittadini americani contro l’Amministrazione di Washington colpevole di compromettere il futuro di vecchie e nuove generazioni con la sua politica del clima.


Donald Trump e l’ambiente, diffondere idee insane è facile. Rimediare no
Questa causa va seguita attentamente per doversi motivi.
Il primo è che quei 21 cittadini che hanno portato alla sbarra l’Amministrazione sono giovani, che pongono il problema del patto intergenerazionale: noi abbiamo il dovere di restituire ai nostri figli e nipoti il pianeta così come lo abbiamo ricevuto dai nostri padri e nonni. Per quanto possibile. Questo è un cardine del diritto ecologico sancito in diverse assise delle Nazioni Unite, a partire dalla Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo (UNCED) tenuta a Rio de Janeiro nel 1992. Ma che qualcuno chiami un tribunale (civile) a decidere se un governo ha una precisa responsabilità a rispettare questo diritto, beh questo non è usuale.
Il secondo motivo è che i 21 giovani non chiedono che il tribunale sentenzi un risarcimento preventivo in denaro, ma una precisa politica ecologica. Insomma, chiedono che i giudici ordinino una precisa politica sui cambiamenti climatici, tesa ad abbattere le emissioni di gas serra degli Stati Uniti. La domanda è: può un giudice decidere la politica ecologica di un governo? Vale più il diritto delle future generazione a vivere in un pianeta con un clima desiderabile o il diritto di un governo eletto democraticamente a decidere la politica che ritiene più opportuna? Il quesito è decisamente inedito e la risposta non è affatto scontata. Farà scuola.
Ma, forse, la maggiore novità di questa causa che sta per iniziare – a meno di interventi della Corte Suprema – sta nella difesa. L’avvocatura che deve, per l’appunto, difendere la posizione dell’Amministrazione sta adottando una strategia che non riflette esattamente la proposta politica di chi il governo federale lo dirige, Donald Trump.
Richiamiamo alla memoria qual è la posizione del presidente degli Stati Uniti. Ha vinto le elezioni, Donald Trump, sostenendo che i cambiamenti del clima sono un’invenzione della Cina per attaccare l’economia e il benessere degli americani. E, in coerenza con questa posizione, ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi che hanno deciso una prima e incompleta politica di prevenzione del climate change.
Si tratta, come sappiamo, di una posizione che non riconosce la validità degli studi scientifici – compresi quelli poderosi e rigorosi degli scienziati americani – che invece affermano che i cambiamenti climatici siano in atto e causati dalle attività umane.
Ed è qui che la novità diventa apparente. Gli avvocati che si presenteranno presso la corte federale a Eugene, nell’Oregon, non contestano l’esistenza dei cambiamenti climatici. La danno, nei margini dell’incertezza che attiene a ogni proposizione scientifica (in questo caso davvero minima), per acclarata. Quello che contestano è la ineluttabilità degli scenari più catastrofici. E, soprattutto, la possibilità deterministica di associare ogni singolo evento meteorologico – un uragano, un’alluvione, un’onda di calore – ai cambiamenti climatici. Possibilità negata da ogni serio scienziato del clima.
I climatologi sostengono che certi fenomeni meteorologici diventano più probabili – talvolta molto più probabili – a causa dei cambiamenti climatici. Ma nessuno sostiene che un singolo evento sia determinato dal climate change.
Ora, noi non sappiamo cosa decideranno i giudici federali dell’Oregon, ma il riconoscimento da parte dell’avvocatura che difende la posizione di Trump che il cambiamento climatico non è un’invenzione – tantomeno un’invenzione della Cina – ma una realtà costituisce una novità importante.
Da questo momento l’Amministrazione di Washington avrà molta difficoltà a sostenere quanto Donald Trump ha proclamato in campagna elettorale e nei primi anni della sua presidenza. D’ora in poi potrebbe essere più difficile per il presidente USA giustificare l’uscita dagli accordi di Parigi.
Il tribunale dell’Oregon potrebbe non avere il diritto e il potere giuridico per imporre la politica ecologica di Donald Trump. 
Ma il presidente dovrà spiegare agli americani e al mondo perché, se crede ormai che i cambiamenti climatici sono una realtà, non intende fare nulla per prevenirli e/o minimizzarne gli effetti. 

28 novembre 2018

Sicilia: Relazione tra inquinamento e malattie, quel rapporto commissionato ma mai esaminato

Tratto da La Sicilia.it

Relazione tra inquinamento e malattie, quel rapporto commissionato ma mai esaminato

La Procura incaricò il prof. Bianchi del Cnr di Pisa: «La relazione è pronta 

da un anno»

Relazione tra inquinamento e malattie, quel rapporto commissionato ma mai esaminato«Se mi vogliono, i miei numeri di telefono
 li hanno. La relazione è pronta, non l’ho depositata perché nessuno me l’ha più chiesta». 
C’è una storia curiosa sul rapporto malattie/inquinamento industriale nella nostra 
provincia,sotto l’aspetto giudiziario. Una perizia su questo tipo di incidenza, i cui autori
 ritengono molto vicina a individuare profili di responsabilità, che non è mai stata consegnata.
 Un’indagine, insomma, partita dalla Procura siracusana nel 2016, che forse a causa 
delle recenti vicissitudini, sarebbe ferma.

A parlare, infatti, è il professor Fabrizio Bianchi, responsabile dell’unità di Epidemiologia
 ambientale del Cnr di Pisa. Ai primi del 2016 l’ex procuratore capo Francesco Paolo Giordano
 lo volle nel collegio dei tre consulenti che si sarebbe dovuto occupare del rapporto malattie/inquinamento attorno al Petrolchimico. Una collaborazione, su base medico-scientifica, 
per arrivare a sbrogliare quella matassa del rapporto causa/effetto, fino a individuare responsabilità. Una indagine ambiziosa partita assieme a quella che, nel luglio del 2017, aveva portato al sequestro degli impianti Isab e Esso e all’accusa per 8 dirigenti dei due colossi di inquinamento ambientale colposo. Questa sull’inquinamento dell’aria, che ritiene di aver individuato “fonti certe”, è ancora in corso. Dell’altra il maggiore dei tre esperti arruolati dalla Procura dice di non aver avuto più notizie: «Non sono stato più avvicinato da nessuno – dice -, silenzio assoluto».


Nel frattempo sia l’ex procuratore capo Giordano, sia la sostituta che seguiva l’indagine, Margherita Brianese, sono stati trasferiti. Ognuno dei tre consulenti aveva una relazione su cui lavorare. Quella del professor Bianchi era la più complessa: il rapporto tra fonti di emissione e popolazione residente. Pronta, dopo il lavoro di un anno, per ora è rimasta nel suo cassetto. Un’altra perizia, invece, il cui autore ha fatto in tempo a consegnarla, è quella sugli effetti dell’inquinamento sui lavoratori. L’ha stilata e consegnata nell’estate 2017 il dottor Paolo Crosignani. Anch’egli individuato dalla Procura come componente del collegio di periti (il terzo è il ricercatore esperto in malattie genetiche, Sebastiano Bianca) è l’ex direttore di Epidemiologia ambientale all’Istituto dei Tumori di Milano, già perito di parte nel processo che a Porto Marghera portò alla condanna di cinque dirigenti Montedison.

A fine estate 2017, dopo il deposito della sua relazione a Siracusa, diceva: «A Porto Marghera si arrivò alla condanna degli imputati su una base tutto sommato minima, casi attribuibili a esposizioni lavorative. Qui c’è maggiore possibilità di arrivare a profili di responsabilità, l’indagine è molto più larga». Un’indagine di questo tipo e di questa complessità non è mai stata portata avanti nel territorio, per cui le parole del prof. Crosignani furono deflagranti. «Ancora due mesi – disse a nome del collegio - e il lavoro sarà completato». E prometteva dati e deduzioni tali da segnare un’altra pagina epocale nel rapporto tra magistratura inquirente, in questa area geografica, e un settantennale modello di sviluppo con trenta chilometri di impianti chimici, petrolchimici, raffinerie, aree portuali, amianto, discariche.

Non bastava, infatti, lo storico provvedimento con cui il 21 luglio 2017 il gip di Siracusa, su richiesta della Procura, metteva sotto sequestro tre stabilimenti di Esso e Isab, imponeva prescrizioni e indagava otto dirigenti con l’accusa, tra le altre, di inquinamento ambientale. Tre esperti si stavano occupando di un altro filone di indagine che riguardava, appunto, l’incidenza tra quell’inquinamento e le malattie nell’area. E, com’è ovvio, l’intento di una Procura non è puramente statistico. Bensì di arrivare a quelli che tecnicamente si chiamano “profili di responsabilità”, ossia accertare il nesso di causalità tra le malattie e l’inquinamento, prima, e tra malattie inquinatori poi. In questo delicato passaggio, a tre quarti di lavoro finito, nelle parole di uno dei componenti di quel collegio c’erano indicazioni importanti: «È un lavoro lungo ma potrebbe portare a esitare anche una serie di accuse», diceva Crosignani.

Il procedimento su cui si è basato lo studio che ha portato alle relazioni è abbastanza complesso. «Si tratta – per come spiegano gli esperti - di descrivere in termini di danno l’incrocio di alcune variabili». Raccolti dunque i dati sanitari, ossia le schede di dimissione ospedaliera di tutti i residenti (anche quelli ricoverati al Nord) e quelle delle mortalità, incrociarli con una cosiddetta “mappa di ricaduta”, una sorta di schedatura delle emissioni inquinanti già redatta dall’Istituto superiore di sanità. «Tra stime effettuate sulla base di modelli matematici che comprendono le emissioni, la meteorologia e l’ubicazione degli impianti – spiegano gli esperti - e la suddivisione della popolazione indagata secondo la diversa esposizione alle emissioni, si arriva a un criterio che permette risultati ritenuti dall’Istituto superiore di Sanità molto affidabili». Una parte del lavoro, come detto, è già stata completata e consegnata ai magistrati: riguarda i profili professionali, ossia le malattie che hanno colpito i lavoratori del petrolchimico. «Abbiamo trovato una serie di tumori d’amianto”, disse l’ex direttore di Epidemiologia ambientale all’Istituto dei Tumori di Milano. Che aggiunse: “La Procura ha già avviato un percorso verso l’individuazione di profili di responsabilità: ossia chi imputare».

E questa sarebbe solo una parte di tutta la vicenda. Quella più eclatante sarebbe dovuta arrivare poco più avanti. Ma, una volta finito – come detto -, lo studio non è stato richiesto e perciò non consegnato. Sarebbe eclatante perché, secondo gli esperti, molto più chiaro. Mentre, infatti, per quel tipo di malattie professionali (come anche per i tumori al polmone) risalire alle responsabilità è più complicato perché sono frutto di esposizioni lontane nel tempo, per altre patologie, conseguenza di esposizioni recenti, le responsabilità sarebbero – secondo i consulenti della Procura - a portata di mano. Due malattie su tutte, secondo i periti, porterebbero in sé le carte d’identità dei responsabili: le leucemie e le malformazioni congenite.

Anche per lo studio effettuato dal professor Bianchi, che riguarda tutti i residenti, il metodo è stato l’incrocio di una mappa di ricaduta con i dati delle schede di dimissioni ospedaliera degli ultimi 18 anni (dal 2000 a oggi). L’obiettivo, tentare di quantificare il danno derivante complessivamente dalle emissioni. Un quadro di quanto le emissioni abbiano portato dei rischi per la salute dei residenti. Da un archivio di tutte le persone residenti che si sono ammalate è stato sviluppato un discernimento tra quelle che abitano più vicine agli impianti e quelle che abitano più distanti. Poi il confronto con la mappa di ricaduta. «Più di un anno di lavoro – conclude Bianchi, curatore anche del rapporto Sentieri sulle malformazioni – è pronto: se qualcuno me lo chiede, lo consegno»