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18 ottobre 2018

ISDE: “A Medicina non si insegna la correlazione tra ambiente e salute .Convegno a Roma

Tratto da greennews

ISDE: “A Medicina non si insegna la correlazione ambiente-salute”. Un convegno a Roma

Si terrà a Roma, il 19 e il 20 ottobre prossimi, un convegno organizzato dall’Ordine dei Medici di Roma e da ISDE, l’Associazione Medici per l’Ambiente, sul delicato tema ambiente e salute.
I “determinanti di salute” e, in particolare, il binomio ambiente-salute sono, infatti, secondo ISDE, scarsamente considerati nei programmi di studio delle facoltà universitarie di Medicina. “I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta – si legge nel comunicato di presentazione del convegno – non vengono dotati, nonostante le ormai evidenti correlazioni tra alcuni stati patologici e la contaminazione ambientale, di conoscenze, competenze e abilità, che consentano l’ individuazione clinica precoce e la prevenzione delle patologie collegate all’ambiente insalubre e agli altri determinanti di salute correlati all’ambiente”.
Pochi medici, in sostanza, indagano sulla salubrità dell’ambiente domestico, dei locali scolastici, dei luoghi di lavoro e di quelli in cui si trascorre il tempo libero, per completare un’esauriente anamnesi.
“In una larga parte della classe medica – prosegue la nota di ISDE – non c’è ancora la consapevolezza dell’influenza negativa che la contaminazione ambientale può avere sulla salute umana, a partire dal periodo del pre-concepimento e lungo tutta l’età dello sviluppo e nell’età adulta”.
Il medico del territorio, in realtà, dovrebbe avere ha un doppio ruolo di tipo scientifico-clinico e di advocacy che sono strettamente legati l’uno all’altro. “Nel suo ruolo clinico-scientifico – precisa ISDE – il medico deve sospettare, riconoscere e individuare precocemente manifestazioni cliniche correlate all’ambiente insalubre e formarsi continuamente per mantenere elevato il suo livello professionale; dall’altro lato deve informare, educare pazienti e famiglie, essere un esempio di comportamento, ricercare, raccogliere dati e segnalare eventi critici, deve essere protagonista e promotore di iniziative di informazione/formazione per la popolazione (incontri, pubblicazioni, interventi sui media), mantenendo un rapporto costante con le istituzioni e con le associazioni del territorio a difesa dell’ambiente”.
Il convegno romano sarà quindi l’occasione per fare il punto su tutto ciò che riguarda le correlazioni tra ambiente e salute umana, per contribuire alla costituzione di una “Rete di Medici Sentinella per l’Ambiente” che, dopo aver acquisito alcuni fondamenti teorici e alcuni strumenti pratici, si occupino di mediare i conflitti ambiente-salute correlati divenendo il punto di raccordo tra la popolazione e le istituzioni e di identificare e segnalare alle autorità locali eventuali criticità ambientali che possano rappresentare un rischio per la salute dei cittadini.

17 ottobre 2018

Decreto Genova, fanghi con idrocarburi in agricoltura. ......

Decreto Genova, fanghi con idrocarburi in agricoltura. ......
Decreto Genova, fanghi con idrocarburi in agricoltura. Un esperimento chimico sui cittadini
Il Governo ha inserito nel decreto Genova un articolo che nulla ha a che fare con Genova. È l’articolo 41 del dl 28 settembre 2018 n. 109. Tale articolo autorizza a spandere fanghi con idrocarburi nei campi, suscitando le reazioni di chi teme che questa norma possa costituire un pericolo per la salute, essendo alcuni idrocarburi cancerogeni.
........... La regola aurea dovrebbe essere che in caso di incertezza una cosa non va fatta: è il Principio di precauzione. Quello varato nel lontano 1992 a Rio de Janeironella Conferenza sull’ambiente dell’Onu. Principio poi recepito nella legislazione europea e nazionale.
L’incertezza scientifica che negli idrocarburi presenti nei fanghi ci siano o no quantità di cancerogeni capaci di danneggiare la salute dovrebbe essere una incertezza sufficiente a far scattare il Principio di precauzione. “Vorrei conoscere le basi scientifiche che permettano con assoluta tranquillità di affermare che non vi sono impatti sulla salute”, ha scritto Patrizia Gentilini, medico per l’ambiente.Continua qui

14 ottobre 2018

Marco Grondacci :Sul futuro dell’area a Enel a Spezia finiamola con il politichese e coinvolgiamo la città!

Tratto da note di  Grondacci

Sul futuro dell’area a Enel a Spezia finiamola con il politichese e coinvolgiamo la città!


Continuo a leggere sui mass media spezzini dichiarazioni fantasiose per giustificare la scelta  contenuta nell’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale sul futuro dell’area attualmente occupata dalla centrale Enel. Come è noto uno dei punti principali di quell’ordine del giorno è quello di impegnare la Giunta Comunale e il Sindaco nella richiesta all’Enel di restare nell’area con investimenti in particolari diretti a realizzare una nuova centrale a gas.
Provo a chiarire la questione andando per voci come se fosse un dizionario sull futuro di quest’area così rilevante per la città.
.....
  SALUTE 
Si dice che con la fine del carbone si tutela la salute. Su questo siamo tutti d’accordo ma la salute si tutela anche attrezzandosi per le scelte future che sarebbero sicuramente più lungimiranti soprattutto in termini di prevenzione sanitaria se si avviasse da subito uno studio di danno sanitario prodotto dalla centrale in città in tutti questi decenni, facendolo seguire da una valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario sugli scenari futuri dell’area compreso quello della ipotizzata centrale a gas....

DESTINAZIONE INDUSTRIALE DELL’ARE ENEL
Per evitare che l’eventuale mantenimento della destinazione industriale dell’area diventi il volano per realizzare nuove attività inquinanti (non solo quindi la centrale a gas per capirci) esiste lo strumento di regolamentazione della presenza delle industrie insalubri che rientra pienamente nei poteri comunali. Non si tratta di prendere tutto l’elenco di tali tipologie di industrie ma di escludere quelle più pericolose (impianti di rifiuti, centrali termoelettriche convenzionali, impianti chimici per es.).....

POTERI DEL SINDACO 
Qualcuno della maggioranza che ha votato l’odg del Consiglio Comunale a favore della centrale a gas ha dichiarato che il Sindaco sul futuro dell’area Enel non ha poteri. Non è così infatti:
1. il Sindaco come massima autorità sanitaria può esercitare i suoi poteri in materia di regolamentazione delle industrie insalubri da collocare nell’area
2. il Sindaco come capo politico della Amministrazione Comunale può decidere il destino urbanistico dell’area anche attraverso la procedura di valutazione ambientale strategica o del nuovo PUC o di una variante apposita per l’area
3. nell’immediato il Sindaco può evitare, se dovesse porsi realmente, il rischio che la centrale duri sino al 2021 od oltre alle non adeguate condizioni ambientali attuali (frutto anche di un AIA non all’altezza dei rischi sanitari prodotti dall’impianto), avviando una analisi dei dati sanitari nell’area interessata dalla ricaduta dei fumi elaborando le motivazioni per chiedere la revisione dell’AIA con nuove prescrizioni in questa fase di transizione verso la chiusura o addirittura la sospensione della attività della centrale. Lo prevede il testo unico ambientale questa funzione del Sindaco che può essere esercitata anche dopo il rilascio dell’AIA quindi da subito!
4. non solo ma il Sindaco potrebbe immediatamente avviare una istruttoria per colmare una lacuna della procedura dell’AIA rilasciata nel 2013. All’epoca il Sindaco in carica non rilasciò il Parere Sanitario (atto obbligatorio per legge) previsto all’interno dell’AIA.
5. chiedere chiarimenti sulla documentazione fino ad ora prodotta da Enel sullo stato di inquinamento dei terreni interessati dalla centrale (la c.d. Relazione di Riferimento) e quanto questa documentazione sia adeguata alla nuova normativa sulla garanzie dì fideiussorie intervenuta dopo che Enel ha depositato detta Relazione.

Insomma di “cosine” ne potrebbe fare il sig. Sindaco che dite?

11 ottobre 2018

Il Cambiamento : Ercolini e i suoi... dieci passi per vivere a "rifiuti zero"

Tratto da Il Cambiamento

Ercolini e i suoi... dieci passi per vivere a "rifiuti zero"

In Italia i rifiuti non sono solo i cassonetti bruciati, le montagne di pattume abbandonate abusivamente, il mercato così lucrativo per gli inceneritori. C'è anche una realtà virtuosa, "dal basso", fatta di persone che si sono messe in rete e stanno facendo grandi cose. E c'è chi cerca di non farcele conoscere.


Invece noi vogliamo che siano conosciute e condivise. Pèrchè nel nostro paese, ormai, l'unica idea che abbiamo dei rifiuti in Italia è quella dei cassonetti incendiati, degli scioperi dei netturbini che lasciano le strade sommerse di sacchi, della tragedia della Terra dei fuochi e delle discariche fuori legge sparse in tutto il Paese; allora dovremmo disperarci. E lo facciamo. Sì, è giusto non abbassare la guardia e trovare la motivazione per contrastare queste derive e queste speculazioni.
Ma ci sono anche italiani migliori di quello che crediamo. E lo possiamo anche leggere nel nuovo libro di Rossano Ercolini, "Rifiuti zero. I dieci passi per la rivoluzione ecologica dal premio Nobel per l'ambiente".
È la realtà di cui è stato uni fondatori e promotori, è la rete Rifiuti Zero, movimento civico e filosofia di vita che nasce da una realtà internazionale ma di cui Rossano Ercolini è il principale artefice in Italia. E nel libro ci sono esperienze, suggerimenti, concretezza; si getta un ponte per traghettare al più presto questo paese verso un nuovo paradigma. Che naturalmente non a tutti piace perché non a tutti porta vantaggi economici.
«Grazie a uno sforzo «dal basso» di molte associazioni, il nostro Paese ha raggiunto un livello di raccolta differenziata superiore a quella di Inghilterra, Francia, e persino Danimarca e Olanda - spiega l'autore - Quindi si può vivere senza mandare tonnellate di rifiuti in inceneritori o in discarica, azzerando l’inquinamento che da essi deriva e non immettendo microplastiche nei mari? La risposta è sì, e questo libro indica un modello in dieci passi: dalla corretta raccolta differenziata porta a porta, al compostaggio che trasforma in fertilizzante il nostro umido, dal riciclo dei materiali al dare una seconda vita a molti nostri oggetti ed elettrodomestici, da una bolletta che premi con incentivi i cittadini virtuosi a una accorta politica degli imballaggi che li riduca all’origine o li renda compostabili».
«Questa rivoluzione silenziosa è già in atto. Va verso un nuovo mondo pulito, e dipende da una nuova collaborazione responsabile e lungimirante fra cittadini, istituzioni e produttori. Perché mai come nel caso dei rifiuti, si può dire che il futuro del mondo è nelle nostre mani». 
Chi è Rossano Ercolini
Toscano, maestro elementare, è ideatore e responsabile del progetto «Passi concreti verso Rifiuti Zero». Si occupa attivamente di gestione dei rifiuti da 34 anni, in particolare il suo impegno è andato alla divulgazione dei rischi ambientali derivanti dagli inceneritori e a promuovere lo stile di vita a spreco zero. Per queste sue battaglie ha ricevuto nel 2013 il prestigioso Goldman Environmental Prize, il Nobel alternativo per l’ambiente.....
Continua su Il Cambiamento

10 ottobre 2018

Sostenibilità Ambientale e Salute:convegno a Roma 19 e il 20 Ottobre

Tratto da ISDE

Sostenibilità Ambientale e Salute. Ordine dei Medici di Roma e ISDE organizzano una due giorni a Roma su ambiente e salute


Si terrà a Roma, il 19 e il 20 Ottobre pv, un convegno organizzato dall’ Ordine dei Medici di Roma e dall’ Associazione Medici per l’Ambiente su Ambiente e Salute.
I determinanti di salute e segnatamente il binomio ambiente-salute sono, infatti, scarsamente considerati nei programmi di studio delle facoltà universitarie di Medicina; i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta non vengono dotati, nonostante le ormai evidenti correlazioni tra alcuni stati patologici e la contaminazione ambientale, di conoscenze, competenze e abilità, atte all’ individuazione clinica precoce e alla prevenzione delle patologie collegate all’ambiente insalubre e agli altri determinanti di salute correlati all’ambiente.
Pochi medici indagano sulla salubrità dell’ambiente domestico, dei locali scolastici, dei luoghi di lavoro e di quelli in cui si trascorre il tempo libero, per completare un’esauriente anamnesi.
Non c’è ancora la consapevolezza, in una larga parte della classe medica, dell’influenza negativa che la contaminazione ambientale può avere sulla salute umana a partire dal periodo del pre-concepimento e lungo tutta l’età dello sviluppo e nell’età adulta.

Il medico del territorio ha un doppio ruolo di tipo scientifico-clinico e di advocacy che sono strettamente legati l’uno all’altro. Nel suo ruolo clinico scientifico deve sospettare, riconoscere e individuare precocemente manifestazioni cliniche correlate all’ambiente insalubre e formarsi continuamente per mantenere elevato il suo livello professionale; dall’altro lato deve informare, educare pazienti e famiglie, essere un esempio di comportamento, ricercare, raccogliere dati e segnalare eventi critici, deve essere protagonista e promotore di iniziative di informazione/formazione per la popolazione (incontri, pubblicazioni, interventi sui media), mantenendo un rapporto costante con le Istituzioni e con le associazioni del territorio a difesa dell’ambiente.


Il convegno, quindi, sarà l’occasione per focalizzarsi su tutto ciò che riguarda le correlazioni tra ambiente e salute umana nell’ottica di contribuire alla costituzione di una Rete di Medici Sentinella per l’ Ambiente che, dopo aver acquisito alcuni fondamenti teorici e alcuni strumenti pratici, si occupino di mediare i conflitti ambiente-salute correlati divenendo il punto di raccordo tra la popolazione e le Istituzioni e di identificare e segnalare alle Autorità Locali eventuali criticità ambientali che possano rappresentare un rischio per la salute dei cittadini.
Di seguito il programma del Convegno:

Ansa: L'inquinamento è collegato al rischio di cancro alla bocca

Tratto da Ansa

L'inquinamento è collegato al rischio di cancro alla bocca

Polveri sottili le presunte colpevoli, studio su popolazione

 © ANSA
(ANSA) - ROMA, 10 OTT - Alti livelli di inquinanti atmosferici, in particolare le polveri sottili, possono essere collegati ad un aumentato rischio di sviluppare il cancro alla bocca. Lo suggerisce il primo studio nel suo genere, pubblicato online sul Journal of Investigative Medicine, che si aggiunge alle crescenti evidenze sui danni causati dal PM 2,5 alla salute umana.
    Il numero di nuovi casi di cancro alla bocca sta aumentando in molte parti del mondo. I fattori di rischio noti comprendono il fumo, il bere e il papilloma virus umano (HPV). Per scoprire se lo smog possa avere un ruolo, i ricercatori dell'Asia University a Taichung City, Taiwan, hanno esaminato i livelli di inquinanti atmosferici (monossido di carbonio, ozono, monossido e biossido di azoto, polveri sottili) durante il 2009 in 66 stazioni di monitoraggio della qualità dell'aria di Taiwan. Nel 2012-13, hanno controllato le cartelle cliniche di 482.659 uomini di età pari o superiore a 40 anni, tra i quali hanno diagnosticato 1617 casi di cancro alla bocca. Le diagnosi sono state quindi collegate ai livelli locali di inquinanti atmosferici del 2009. Si è visto così un'associazione con livelli crescenti di PM 2,5, noti per essere dannosi per la salute respiratoria e cardiovascolare: i livelli superiori a 40,37 μg/m3 se confrontati con livelli inferiori a 26,74 μg/m3, erano associati a un rischio aumentato del 43% di diagnosi di cancro alla bocca. Alcuni dei componenti di PM 2,5, ricordano i ricercatori, includono metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici, noti agenti cancerogeni.(ANSA).

   

09 ottobre 2018

Gli effetti dell’inquinamento dell’aria sul tuo cervello e sui tuoi polmoni

Gli effetti dell’inquinamento dell’aria sul tuo cervello e i tuoi polmoni

Non abbiamo altra scelta che respirare l’aria che ci circonda.
Ma le macchine che utilizziamo e le politiche che ci governano trasformano quell’aria. Le auto saturano l’aria con lo smog, le fabbriche e le centrali energetiche rilasciano ogni sorta di residuo nell’atmosfera mentre i sistemi di riscaldamento dei complessi di appartamenti la intasano con sostanze chimiche di ogni genere. In molti luoghi gli alberi, che contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria, sono scomparsi.
Tutto questo provoca conseguenze per la salute, alcune più gravi di altre.
L’inquinamento non rende l’aria solo più difficile da respirare. Può cambiare lo sviluppo del cervello nei bambini e rende gli adulti più vulnerabili a danni cognitivi.
Questo è un problema urgente e di portata globale: il 98% delle città con più di 100.000 abitanti in zone a medio e basso reddito non raggiunge gli standard qualitativi per l’aria imposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Anche negli Stati Uniti, dove la qualità dell’aria è abbastanza elevata, ci sono prove che l’aria respirata dalla popolazione abbia effetti negativi sul loro fisico e sul loro cervello.
Ecco gli effetti che l’inquinamento ha sulla tua salute e perché dovreste fare attenzione alla qualità dell’aria.

I bambini esposti ad aria inquinata in giovane età è più probabile che soffrano di asma e abbiano difficoltà a scuola e ci sono anche segnali che possa causare danni all’apprendimento cognitivo

Studi condotti in Cina e Canada hanno dimostrato come bambini esposti ad un’aria molto inquinata abbiano più probabilità di soffrire d’asma e complicazioni respiratorie. Una ricerca condotta sugli studenti delle scuole elementari di New York ha mostrato come i bambini che respirano aria inquinata abbiano bisogno di sostegno accademico più frequentemente.

Ci sono indizi che l’inquinamento influenzi negativamente anche bambini non ancora nati se le loro madri respirano aria malsana

Le percentuali di nascite premature e mortalità infantile sono più alte nei luoghi in cui la qualità dell’aria è pessima. Una ricerca pubblicata in settembre mostra che quando le donne che respirano aria inquinata, le particelle inquinate raggiungono la placenta e potrebbero colpire il bambino.

I bambini esposti all’inquinamento dell’aria ottengono risultati accademici peggiori

Uno studio condotto in California ha mostrato che riducendo il livello di inquinamento nelle zone in cui si trovavano scuole per le famiglie a basso reddito, i punteggi accademici si alzavano. Anche la qualità dell’aria all’interno degli edifici provoca conseguenze: una ricerca ha scoperto che migliorando la qualità dell’aria all’interno delle scuole, i risultati ottenuti nei test miglioravano.

Questi effetti sul cervello proseguono nel corso della vita causando negli anziani demenza senile e Alzheimer

Ricerche condotte negli Stati Uniti hanno mostrato come i tassi di demenza senile e perdite di lucidità fossero più alti nei luoghi in cui l’aria è più inquinata; mentre calano in quelle località dove sono attivi i regolamenti EPA. Una ricerca dalla Cina mostra che i problemi cognitivi legati all’inquinamento dell’aria si intensificano più l’età delle persone è alta, con effetti significativi sulle capacità verbali delle persone meno educate.

Molti dati mostrano che una peggiore qualità dell’aria fa aumentare i tassi di asma e malattie polmonari

Le persone più anziane è più probabile finiscano in pronto soccorso in giorni in cui i livelli di inquinamento sono più alti. I bambini invece è più probabile debbano essere trattati per i sintomi dell’asma.

Ci sono anche indizi che indicano come le persone esposte a livelli di inquinamento più elevati è più probabile sviluppino allergie

Questo è il caso di luoghi con alto tasso di inquinamento da parte dello smog

L’inquinamento dell’aria causato dagli incendi uccide circa 15.000 persone all’anno negli Stati Uniti tramite malattie cardiache, polmonari, asma e altri problemi respiratori

Con l’aumento degli incendi, il numero di vittime potrebbe presto raggiungere le 40.000 unità entro la fine del secolo, secondo un recente studio

L’esposizione all’inquinamento da ozono aumenta i rischi di malattie cardiovascolari e di attacchi di cuore

Anche una breve esposizione ad alti livelli di ozono, che avviene quando il sole scalda le particelle presenti nell’aria inquinata, aumentano i rischi di aritmia cardiaca. Aumenta anche il tasso di attacchi di cuore in soggetti non a rischio.

L’inquinamento dell’aria peggiora gli effetti sulla salute delle ondate di calore

Il sole estivo trasforma le particelle come quelle dello smog in ozono. L‘inquinamento dell’aria aggrava gli effetti delle ondate di calore, già più letali di terremoti e uragani.
Uno studio pubblicato nel 2008 mostrava come per ogni grado Celsius di temperatura in più, l’inquinamento da ozono poteva uccidere più di 22.000 persone a causa di malattie respiratorie, asma ed enfisemi.

L’inquinamento aumenta il tasso di cancro ai polmoni

Circa il 5% delle morti causate da tumore ai polmoni e alla gola è attribuibile all’inquinamento.

La qualità dell’aria influisce sull’aspettativa di vita, soprattutto nei paesi in via di sviluppo

In media, le persone perdono in media un anno di vita a causa dell’inquinamento dell’aria, ma questo effetto è ben più marcato in alcune zone. In Cina l’inquinamento causa la perdita di tre anni di vita. In India, nella quale si trovano 14 delle più inquinate città del mondo, si perdono in media quattro anni.

L’inquinamento ambientale fattore scatenante di autoimmunità endocrina:

Tratto da Meteoweb

L’inquinamento ambientale fattore scatenante di autoimmunità endocrina: dal diabete mellito di tipo 1 alle patologie malassorbitive                                     

Un medico milazzese, la dott.ssa Rosaria Maddalena Ruggeri, invited speaker al Simposio su Sostenibilità Ambientale e Nutrizione, nel  corso dell’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, tenutosi a Roma il 20 e 21 Settembre.
La relazione della Dr.ssa Ruggeri, dal titolo “Inquinamento ambientale come trigger di autoimmunità endocrina: dal diabete mellito di tipo 1 alle patologie malassorbitive”  si è focalizzata sul ruolo degli inquinanti ambientali quali fattori scatenanti di malattie autoimmuni endocrine e non solo: dalla tiroidite di Hashimoto alla celiachia, passando per le malattie infiammatorie intestinali, senza trascurare il ruolo dell’autoimmunità nello sviluppo del cancro.
Le Malattie Autoimmuni, caratterizzate da una alterata risposta del sistema immunitario che si attiva contro costituenti normali dell’organismo, stanno diventando sempre più comuni in paesi industrializzati. La dott.ssa Ruggeri, nel suo intervento, ha evidenziato come questo rapido incremento sia connesso non tanto a fattori di predisposizione genetica quanto a fattori ambientali, inclusi la dieta e l’esposizione agli irritanti chimici ed ambientali. Questi ultimi aspetti aprono, nuove prospettive terapeutiche così come possibili interventi di prevenzione.
Il medico milazzese opera presso l’Unità Operativa Complessa di Endocrinologia del Policlinico Universitario di Messina diretta dal Prof. Salvatore Cannavò, dove si occupa soprattutto della diagnostica e terapia delle malattie della tiroide  e di autoimmunità endocrina.

08 ottobre 2018

Tratto da valori.it

La febbre del pianeta? Già troppo alta. Ecco il rapporto IPCC

Pubblicato il rapporto speciale degli scienziati sul clima: temperatura terrestre già cresciuta di un grado. I mari destinati a salire di un metro
Di Andrea Di Stefano


Siamo già vicinissimi a un grado centigrado netto di incremento della temperatura del Pianeta. E anche con interventi radicali si arriverà con alta probabilità a +1,5° tra il 2030 e il 2052. Il rapporto speciale dell’IPCC, commissionato nell’aprile del 2016 dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc), traccia un quadro estremamente allarmante, come già anticipato nei giorni scorsi da Valori.
L’obiettivo era quello di aggiornare l’analisi scientifica relativa all’impatto di un incremento della temperatura di 1,5° rispetto al livello precedente allo sviluppo industriale (1850-1900).

Le analisi degli esperti

I nodi del rapporto

Alla Conferenza di Parigi del 2015, la comunità internazionale chiese all’IPPC, Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2007un’analisi sulle reali possibilità di contenere l’innalzamento della temperatura globale entro 1.5 gradi centigradi.
Le soluzioni possibili, i benefici potenziali per società, economie ed ambiente, le misure necessarie per ridurre e cambiare i consumi di energia, le risorse economiche, le prospettive per lo sviluppo sostenibile e i rischi che si nascondono dietro alcune scelte. Questi i nodi centrali del rapporto, sintetizzato nel Summary for Policymakers.

Le conclusioni del rapporto IPCC

Gli scienziati dell’IPCC sono giunti alla conclusione che:

  • la temperatura media del decennio 2006-2015 è cresciuta di 0,87° (con un intervallo tra 0,77 e 0,97) rispetto al decennio pre-industriale (1850-1900).
  • le emissioni antropogeniche (gas ad effetto serra, aerosol e annessi) hanno un incidenza pari a +0,2° per ogni decade
  • l’incremento di 1,5° della temperatura terrestre dovrebbe manifestarsi a partire dal 2030
  • l’evoluzione dei cambiamenti climatici non è ovviamente uniforme e quindi l’incremento medio di 1,5° determinerà effetti molto più consistenti ai poli terrestri per effetto dello scioglimento dei ghiacci perenni e l’innalzamento del livello del mare. La previsione è sostanzialmente doppia ai poli: +3° di aumento se l’incremento medio sulla terra si fermerà ad un +1,5. E +4° se si dovesse raggiungere un +2° globale.
  • altri fenomeni altamente o mediamente prevedibili sono piogge alternate a siccità molto violente
  • il livello dei mari è destinato a crescere tra 20 e 77 cm entro il 2100 se la crescita delle temperature si fermerà a 1,5° Altrimenti potrebbe raggiungere il metro colpendo altre 10 milioni di persone che abitano nelle isole minori
  • l’impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità è destinato a colpire il 6% degli insetti, l’8% delle piante e il 4% degli invertebrati (106mila specie esaminate).

    Gli interventi: decarbonizzazione o morte

    Se si vuole effettivamente limitare la crescita ad un 1,5° (scenario inevitabile secondo gli scienziati) è comunque necessario prevedere, soprattutto nel campo della produzione di energia, che tra il 70 e l’80% del fabbisogno del pianeta venga assicurato dalle rinnovabili, il carbone (e la lignite) scendano verso lo 0 e cresca l’impiego di sistemi di cattura e stoccaggio della Co2 nella restante parte di produzione di energia da gas e nucleare.Leggi tutto qui

07 ottobre 2018

Patrizia Gentilini Medico Isde - SVEGLIA RAGAZZI NON FATEVI INCANTARE: dobbiamo fare il COMPOSTAGGIO e NON la DIGESTIONE ANAEROBICA

Tratto dalla pagina Facebook di Patrizia Gentilini  Medico Isde.
Ieri a Parma,  nella bellissima iniziativa  contro Sblocca Italia,  oltre a rivedere  tanti  amici da tutta Italia,   ho finalmente conosciuto di persona il Dott. Fabio Musmeci ,dell'ENEA e Presidente della Associazione Italiana Compostaggio, Associazione cui mi sono immediatamente iscritta! 
La relazione di Fabio Musmeci ha confermato tutto quanto già come ISDE avevamo scritto 4 anni fa nel nostro position Paper sul trattamento della Frazione Organica Rifiuti Urbani (FORSU). 
Se vogliamo recuperare materia (pratica da privilegiare rispetto al recupero di energia come dice la stessa UE) dobbiamo fare  il  COMPOSTAGGIO e NON la DIGESTIONE ANAEROBICA che produce  biogas!
 Basta con questo proliferare in tutto il paese di digestori in cui finisce di tutto e poi,come digestato, arriva nei campi, contaminandoli ulteriormente.  Il compostaggio NON gode degli incentivi di cui gode la digestione  anaerobica,ed è quindi la cenerentola quando si parla di trattamento dell'organico,   ma può essere fatto su piccola scala e  fornire un compost di qualità che ridà fertilità ai nostri suoli, sempre più carenti di materia organica. 
Aumentare la materia organica nel suolo sequestra CO2 e contribuisce in modo determinante a contrastare il riscaldamento globale. Basta con la favola che biogas, biometano, biomasse sono forme di energia rinnovabile e chi l'afferma - e purtroppo ci sono anche associazioni ambientaliste - non ve la racconta giusta e quindi...SVEGLIA RAGAZZI, non fatevi incantare! 




06 ottobre 2018

Ceneri di centrali a carbone interrate, manager Enel indagati in Umbria

Tratto da Citta' della Spezia

Ceneri interrate, manager Enel indagati in Umbria

In Valnestore una maxi discarica con oltre 200mila tonnellate di ceneri prodotte anche dalla centrale termoelettrica spezzina. La Procura di Perugia ha consegnato gli avvisi di garanzia, ipotesi di reato: inquinamento ambientale e omessa bonfica.

La Spezia - Si scava da due anni in Valnestore per capire la portata degli sversamenti. Per adesso si sarebbe arrivati ad una profondità di circa sei metri, tutte di ceneri prodotte da tre centrali Enel nel corso degli scorsi: quella della vicina Pietrafitta, quella di Vado Ligure e quella della Spezia. E' da questa indagine portata avanti da carabinieri che ha spinto la Procura della Repubblica di Perugia a iscrivere nel registro degli indagati nove persone tra cui imprenditori e manager come Giuseppe Molina, ad di Enel, e Luca Camillocci Solfaroli, ad di Enel Distribuzione. 
Le ipotesi di reato sono inquinamento ambientale e omessa bonifica in terreni che sono risultati di proprietà della Valnestore Sviluppo. I giudici parlano nell'ordinanza dello "sversamento di un ingentissimo quantitativo di rifiuti consistenti in ceneri prodotte dal funzionamento della centrale termoelettrica Enel a combustione di lignite e carbone di Pietrafitta e anche delle centrali di la Spezia e Vado Ligure". I carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, avrebbero individuato un'area di 350mila metri quadrati non bonificata in cui sarebbero state conferite, si stima, circa 216mila tonnellate di ceneri. Si ipotizza che in quel sito siano arrivate anche ceneri prodotte alla Spezia a partire dalla metà degli anni Ottanta. Gli indagati hanno venti giorni per presentare le proprie memorie difensive, poi si passerà agli eventuali rinvii a giudizio. 

Il Ministro Costa in Irpinia: no al biodigestore.

Tratto da Canale58

''Mai più terre dei fuochi'', Costa in Irpinia: no al biodigestore.


Mai più terre dei fuochi, mai più veleni. E' questa la linea del ministro dell'ambiente Sergio Costa, che già da Generale dei Carabinieri si era impegnato nella lotta all'inquinamento. Costa ha fatto tappa a Santa Lucia di Serino per i 40 anni della locale associazione intitolata al medico santo  Giuseppe Moscati. Il ministro annuncia che la legge per la prevenzione e le bonifiche è quasi pronta. Nelle sue mani il dossier sulla Valle del Sabato, redatto dai medici per l'ambiente, presenti con il portavoce Franco Mazza.
Altro tema all'ordine del giorno l'inquinamento di fiumi e torrenti, particolarmente diffuso nel solofrano e montorese, spesso causato da scarichi industriali illeciti o malfunzionamento dei depuratori. Su questo fronte le competenze sono della Regione, ma il ministero è pronto a fare la sua parte con l'istituzione di una cabina di regia.....
Infine il biodigestore di Chianche, contestato da sindaci, attivisti e produttori vitivinicoli. Anche qui, la competenza è della Regione, ma l'opinione del ministro è che sarebbe un errore realizzare un impianto di questo tipo nelle terre del Greco di Tufo.

Il Capogruppo di Vivere Vado dice no al biodigestore nelle aree ex Tirreno o al Boscaccio di Vado

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Tratto da rsvn.it

Vivere Vado dice no al biodigestore nelle aree ex Tirreno o al Boscaccio di Vado

Il capogruppo Roberto Cuneo: "Vado ha già dato abbondantemente e nelle aree di Tirreno non vediamo un impianto del genere"

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Vado Ligure. Non piace proprio alla lista di opposizione “Vivere Vado” la prospettiva di un biodigestore collocato nelle aree della Tirreno Power o in altri siti, come ad esempio quelli di Ecosavona nel Vadese. A esprimere tutto il disappunto della lista il capogruppo in consiglio comunale Roberto Cuneo. “Il biodiegstore – ha ricordato Cuneo – è stato approvato nell’ambito del piano d’area omogenea per la gestione dei rifiuti. Vista l’approvazione della Vas,valutazione ambientale strategica ormai il piano è esecutivo. Il biodigestore collocato o al Boscaccio o nelle aree ex Tirreno andrebbe a produrre compost destinato ad altre regioni”.
Prosegue Cuneo: ” Emergono con evidenza diversi aspetti negativi: Le aree ex-Tirreno Power sono industrialmente molto pregiate per l’industria metalmeccanica ad alto valore aggiunto (dispongono di: Impianto trattamento acque, Produzione acqua demineralizzata, Circuito acqua mare di raffreddamento, Rete vapore ausiliario, Rete antincendio, Rete aria compressa); l’insediamento di un bio-digestore valorizzerebbe in misura limitata tali servizi con una occupazione di poche unità e comprometterebbe l’attrattività del sito per altri investitori in aree adiacenti; questo impianto vanificherebbe lo sforzo fatto con l’attivazione dell’Area di Crisi; le aree ex Tirreno Power sono vicine al centro urbano e l’impianto, anche se anaerobico, avrebbe conseguenze negative sulla qualità urbana per gran parte del territorio cittadino; anche la collocazione presso la discarica del Boscaccio deve essere esclusa: sia per la difficoltà di realizzarvi un impianto (ragioni di costi e di sicurezza), sia perché esso rappresenterebbe un importante generatore di traffico pesante in entrata e in uscita, in attraversamento della città; traffico che si aggiungerebbe a quello della piattaforma, già di per sé insostenibile: 3.000 camion al giorno che si sommeranno agli 800 attuali.
La Regione ha scritto: Per ottimizzare l’impianto e ridurre i costi di investimento, sarebbe opportuna la realizzazione di un impianto che tratti almeno 50.000 t/anno di frazione umida. Pertanto, oltre alla produzione della provincia di Savona, l’impianto potrebbe servire anche da appoggio per altre Provincie nell’ottica di una pianificazione regionale a largo respiro. Ciò significa che a Vado verrebbero conferiti rifiuti dalle altre provincie liguri e ciò è contrario a quanto dichiarato nelle premesse del Piano, e cioè che ogni provincia deve gestire i propri rifiuti.  Vado ha già dato. Considerato che sopporta il peso di due discariche e di un impianto di trattamento rifiuti, che il prodotto (compost e CSS) sarebbe destinato ad altre regioni, che l’impianto deve essere collocato lontano da centri abitati, non è accettabile la costruzione del nuovo bio-digestore a Vado: né al Boscaccio né presso le aree ex Tirreno Power”.