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20 maggio 2019

20 Maggio:È iniziata l’audizione dei testimoni dell’accusa al processo Tirreno Power

Stralcio. Da IVG 
È iniziata l’audizione dei testimoni dell’accusa al processo Tirreno Power



In aula è stato sentito il commissario di polizia Monica Bellini che aveva indagato sulla centrale vadese sotto il coordinamento del Procuratore Granero

Savona. Nuova udienza questa mattina nell’aula magna del tribunale di Savona per il processo per disastro ambientale e sanitario colposo nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power. Dopo che nella precedente udienza il giudice Francesco Giannone aveva ammesso tutte le parti civili che avevano formalizzato la richiesta (compresi i circa cinquanta cittadini riuniti in una sorta di “class action”), oggi il dibattimento è stato ufficialmente aperto.

Prima è stato conferito l’incarico al perito Alberto Tarricone che si occuperà della trascrizione delle intercettazioni ambientali e telefoniche fatte dagli inquirenti in sede di indagine (tranne quelle relative ad un consulente tecnico di Tirreno Power che sono state escluse in accoglimento di un’eccezione avanzata dai legali della difesa), poi è stato ascoltato il primo testimone dell’accusa (da oggi rappresentata non più dal sostituto procuratore Daniela Pischetola, ma dalle colleghe Elisa Milocco e Chiara Venturi), ovvero il commissario di polizia Monica Bellini, che all’epoca dell’indagine sulla centrale era in forza alla Procura, ed ha affiancato nell’attività investigativa il Procuratore Francantonio Granero e il pm Maria Chiara Paolucci.

L’ex componente della pg savonese ha ricordato come è stata avviata l’indagine su Tirreno Power (ovvero dopo lo studio epidemiologico del dottor Paolo Franceschi e gli esposti di alcuni comitati di cittadini e di associazioni ambientaliste) ripercorrendo poi tutte le tappe che hanno portato gli inquirenti ad iscrivere i primi nomi sul registro degli indagati. Il commissario Bellini ha ricordato che, inizialmente, in Procura era stata vagliata tutti la documentazione relativa alle prescrizioni ed ai permessi rilasciati dal Ministero e dagli altri organi preposti per indicare al gestore della centrale i parametri entro i quali doveva operare.

Proprio dagli accertamenti sui documenti, secondo la Procura, erano emerse delle irregolarità che avevano convinto gli inquirenti a proseguire nell’indagine che poi ha portato al rinvio a giudizio di 26 persone.....Continua qui

19 maggio 2019

Domani 20 maggio nuova udienza del processo Tirreno Power

Domani 20  maggio  in Procura a Savona nuova udienza del processo Tirreno  Power
Riportiamo  l’ intervista del Avvocato Matteo Ceruti in occasione della scorsa udienza del 19 marzo 2019 



               Tratto da Re:Common
Processo Vado Ligure : Intervista all’ Avvocato Matteo Ceruti di Uniti per la Salute 



ISDE:L'AMBIENTE E' LA PRIORITA' PER IL PRESENTE E PER IL FUTURO


Tratto da Isde 


Importante affermazione tratta dal sito ISDE Italia

L'AMBIENTE E' LA PRIORITA' PER IL PRESENTE E PER IL FUTURO

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16 maggio 2019

Uniti per la Salute : Concretizzare le parole in atti ufficiali

Concretizzare le parole in atti ufficiali




In riferimento ad alcuni commenti e considerazioni a margine del nostro comunicato sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica sulla previsione di un biodigestore, riteniamo doveroso precisare innanzitutto che, come noto, Uniti per la Salute è una associazione apartitica formata da cittadini con l’unico scopo della tutela della salute e del territorio, rifuggendo da sempre da ogni aspetto dell’agone partitico.
Abbiamo letto di “discorsi definitivamente chiusi” , dichiarazioni di privati e rassicurazioni varie che scongiurerebbero la possibilità di un biodigestore tra Vado e Quiliano, ma le parole sono parole anche se animate dalle migliori intenzioni, viceversa i provvedimenti amministrativi firmati e sottoscritti dalle più alte autorità provinciali e regionali, sono atti ufficiali.

Quando poi si tratta, come nel caso in esame, di strumenti generali di pianificazione, si è in presenza di atti ufficiali destinati a regolamentare il territorio per anni, e quindi ben oltre le contingenti rassicurazioni e valutazioni degli attuali amministratori pubblici o dei soggetti privatic he ad oggi hanno la disponibilità delle aree.

Quindi, forti degli atti ufficiali di pianificazione in essere e nonostante dichiarazioni verbali di alcuni che tendono a minimizzare la possibilità di questo insediamento, ribadiamo quanto è perfettamente noto a tutti gli amministratori locali e regionali, oltre che a Tirreno Power,ossia che RISULTANO PERFETTAMENTE VIGENTI ED EFFICACI UN "PIANO D'AREA OMOGENEA PER LA GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI URBANI" DELLA PROVINCIA DI SAVONA ED UN "PIANO D'AMBITO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI DELLA LIGURIA", CHE PREVEDONO LA REALIZZAZIONE DI UN BIODIGESTORE NELL'AREA DELLA CENTRALE TIRRENO POWER.


Questi piani sono stati approvati lo scorso anno dal Consiglio provinciale di Savona e dal competente Comitato d'ambito per il ciclo dei rifiuti e, come tali, sono validi ed operativi, cosicché ESISTE LA POSSIBILITÀ CONCRETA ED EFFETTIVA CHE NEI PROSSIMI GIORNI, MESI OD ANNI VENGA APPROVATO IL PROGETTO DI COSTRUZIONE DEL BIODIGESTORE IN QUEST'AREA.
Tutto ciò fino a che questi piani non vengano modificati o annullati.
Per questo motivo abbiamo presentato il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Se qualche autorità locale volesse veramente scongiurare quella che noi riteniamo una spada di Damocle sul nostro territorio, può sempre attivarsi con atti concreti per modificare od annullare il piani già approvati e noi ne saremmo ben lieti.
Ma fino ad allora potremo dire, senza alcun timore di essere seriamente smentiti, “verba volant, scripta manent”.


15 maggio 2019

Biodigestore :Non bastano le parole, il problema è serio ed occorrono azioni ed atti concreti.

     Comunicato di Uniti per la Salute .

BIODIGESTORE: Non bastano le parole, il problema è serio ed occorrono azioni ed atti concreti.



Poiché ci siamo resi conto che la popolazione dell’immediato ponente di Savona specialmente dei comuni di Vado e Quiliano non risulta essere compiutamente informata sugli sviluppi della vicenda “biodigestore” abbiamo deciso di evidenziarne alcuni aspetti.
Con delibera del Consiglio della Provincia di Savona n 43 del 2 agosto 2018 veniva approvato il “Piano d’area omogenea per la gestione integrata dei rifiuti” con la previsione del sito delle aree ex centrale per un nuovo biodigestore. Con delibera 8 del 6 agosto 2018 è stato approvato il “piano regionale di gestione dei rifiuti della Liguria” comprensivo della previsione del biodigestore nelle aree ex centrale.
La scelta di “piazzare” un impianto di questa imponenza proprio in mezzo a due centri densamente abitati anziché in una zona più isolata, ci appare assai infelice, poiche’ i biodigestori  secondo numerosi studi, evidenziano diversi aspetti ambientali potenzialmente problematici: odori ed emissioni inquinanti aeriformi varie, rischi di inquinamento batterico, rumori, ed inoltre il probabile, se non certo, deprezzamento del valore dei moltissimi immobili dell’area .
E’ da considerare inoltre il notevole traffico di autocarri che verrebbe ad aggiungersi a quello che si prevede gia’ molto intenso dovuto alla piattaforma in un contesto che vede anche la presenza di diverse industrie classificate a “Rischio incidente rilevante” secondo la normativa “Seveso”.
Anche sul piano dell’occupazione questa scelta ci pare inoltre inopportuna e illogica poiché destinerebbe ad un utilizzo di trattamento di rifiuti , aree retro portuali di grande pregio e foriere di insediamenti con notevoli possibilità di sviluppo e di lavoro.
Quindi su questo lembo di “fortunato” territorio e su queste stesse aree,  dopo anni di presenza di un grande impianto a carbone, (in riferimento al quale è in corso attualmente un processo per disastro ambientale e sanitario), risulta essere stata approvata la previsione di un imponente biodigestore per trattare decine di migliaia di tonnellate di rifiuti -provenienti anche da altre provincie .
Nonostante certe imbarazzate dichiarazioni di alcuni politici tendenti a minimizzare la possibilità di questo insediamento, i nostri legali ci hanno ribadito che (purtroppo) questo piano è stato approvato e tale rimarrà, con la possibilità effettiva di approvare il progetto in quest’area e quindi di costruire il biodigestore.  Tutto ciò fino a che il piano non verrà modificato o annullato.

Studiando questi provvedimenti regionali e provinciali, i legali ci hanno evidenziato così numerosi profili di illegittimità e carenze istruttorie talmente rilevanti, anche e soprattutto  sotto il profilo della necessaria considerazione della salubrità ambientale,  che la nostra associazione, insieme con WWF nazionale ha deciso di  presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Questa decisione ci ha comportato un notevole impegno anche economico,  ma l’abbiamo ritenuta doverosa per il futuro di questo territorio che amiamo ed in cui  crediamo.


(.........Il 25 settembre, con la delibera 46, visto che non erano pervenute richieste di modifica, integrazione o rettifica, il verbale del 2 agosto veniva approvato)



Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica dell' Avvocato Matteo Ceruti per WWF Italia e Uniti per la Salute .

A proposito del  Biodigestore  sull' area di crisi complessa 
Tirreno Power per  chiarezza pubblichiamo integralmente 
Il Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica 
firmato dall' Avvocato Matteo Ceruti 
per WWF Italia e Uniti per la Salute onlus 
































13 maggio 2019

Matilde Lombardi:Diritti umani e ambiente: cosa prevede il diritto internazionale

Riportiamo integralmente questo interessante post  del 24 marzo 2018 tratto da Osservatorio diritti
diritti umani

Diritti umani e ambiente: cosa prevede il diritto internazionale

Il diritto dell'uomo all'ambiente esiste? Chi può farlo funzionare? E quando la tutela dell'ambiente è collegata ai diritti umani? Cosa dicono Onu, Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Corte interamericana e Commissione Africana? Ecco la risposta del Master in Diritti umani della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

di Matilde Lombardi
Mentre è in corso la terza edizione del Festival dei diritti umani di Milano dedicata all’ambiente, è fondamentale chiedersi se un diritto dell’uomo all’ambiente esista e in quali forme. Negli ultimi anni l’attenzione pubblica si è concentrata sul problema della tutela dell’ambiente, soprattutto alla luce delle evidenti catastrofi ecologiche causate dall’uomo. I pericoli sono numerosi e l’umanità ha iniziato a intravedere i possibili effetti della continuata mancanza di rispetto e di attenzione nei confronti del pianeta in cui viviamo. Le conseguenze di inquinamento, cambiamenti climatici e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali sono terribilmente visibili. Un’opera di cooperazione e coordinazione delle azioni a livello nazionale, regionale ed internazionale può arginarne gli effetti.

Ambiente e diritti umani: pochi gli strumenti giuridici

Uno degli ambiti in cui si inserisce con maggior forza il dibattito sulle tematiche ambientali è quello dei diritti umani. La mancata tutela dell’ambiente influisce infatti sulla possibilità di garantire un adeguato rispetto e godimento di tali diritti.
Il tema dell’ambiente, tuttavia, è entrato nel dibattito internazionale solo in tempi relativamente recenti, motivo per cui nella maggior parte degli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani continua a mancare un riferimento diretto ed esplicito all’ambiente e, di fatto, non si può ancora dire che esista un diritto all’ambiente autonomamente azionabile.

La definizione Onu sull’ambiente umano

Il primo riconoscimento del legame tra l’ambiente ed i diritti umani si è avuto nel 1972, quando nell’ambito della Conferenza di Stoccolma è stata adottata la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’ambiente umano. L’articolo 1 della Dichiarazione dice:

«L’uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere. Egli ha il dovere solenne di proteggere e migliorare l’ambiente a favore delle generazioni presenti e future».

L’importanza di tale riconoscimento risiede nella possibilità di individuare una componente ambientale nella protezione dei diritti umani, che dunque entra a far parte degli obblighi esistenti in capo agli Stati di rispettare, proteggere e realizzare ciascun diritto.

La Convenzione sui Diritti dell’infanzia e l’ambiente

Oltre a tali riconoscimenti di carattere generale, alcuni trattati adottati dopo il 1972 contengono, invece, un esplicito riferimento all’ambiente. L’articolo 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia (1989) garantisce il diritto alla salute, prendendo in considerazione i rischi dovuti all’inquinamento.

Diritti umani e diritto internazionale per i popoli indigeni

L’articolo 29 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, invece, attribuisce inequivocabilmente il diritto alla conservazione e protezione dell’ambiente e della capacità produttiva delle loro terre o territori e risorse,.....

Quali sono i diritti umani legati alla tutela dell’ambiente

La tutela dell’ambiente viene collegata a numerosi diritti umani, tra cui il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’acqua, il diritto al cibo, il diritto alla vita familiare, il diritto all’informazione, il diritto all’abitazione, il diritto a un adeguato standard di vita, nonché ai diritti cosiddetti culturali relativamente ai popoli indigeni.

Diritto a un ambiente salubre e all’acqua

Il collegamento è stato operato attraverso l’interpretazione delle organizzazioni internazionali, delle organizzazioni non governative e delle corti internazionali. Potendo menzionare soltanto gli interventi più significativi, occorre ricordare il Commento Generale n. 14 del Comitato internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che, nell’interpretare il contenuto del diritto al miglior standard di salute garantito dall’articolo 12 dell’omonimo Patto, ha specificato che esso include il diritto a un ambiente salubre.
A questo ha fatto seguito il Commento Generale n. 15 che, nel riconoscere l’esistenza di un autonomo diritto all’acqua, come parte integrante del diritto ad un adeguato standard di vita, ha posto l’esigenza di proteggere i corsi d’acqua ed i bacini idrici dall’inquinamento e dallo sfruttamento incontrollato al fine di assicurare l’accesso all’acqua anche alle future generazioni.

Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Corte interamericana e Commissione Africana: i contributi alla definizione di diritti umani e ambiente

Ruolo importante è stato svolto dai sistemi regionali di tutela dei diritti umani e, in particolare, dalle corti che, attraverso la loro opera interpretativa, hanno precisato e ampliato il contenuto degli obblighi relativi alla protezione dell’ambiente. Il sistema europeo, basato sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ha contribuito poco allo sviluppo della tutela dell’ambiente essendo ammessi ricorsi solo da parte delle vittime della violazione di un diritto. Il collegamento tra ambiente e diritti umani è stato, in ogni caso, riconosciuto solo in presenza di un chiaro nesso causale in relazione al diritto alla vita e all’integrità personale, alla famiglia ed all’abitazione.
La Corte Interamericana dei diritti dell’uomo ha avuto invece un approccio più ampiograzie alla possibilità di fare riferimento al diritto dei popoli indigeni all’integrità della propria terra ancestrale. Attraverso un’interpretazione innovativa ed estensiva del diritto di proprietà, essa ha riconosciuto la tutela dell’ambiente come bene autonomo, strettamente legato alla cultura, alla vita spirituale, nonché all’economia ed alla sussistenza dei popoli indigeni.
La Commissione Africana, infine, rappresenta un’eccezione, poiché la Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli comprende anche una serie di diritti della collettività. La Corte Africana ha, dunque, potuto riconoscere la tutela dell’ambiente in relazione, non solo al diritto alla salute, ma anche ai diritti culturali e sociali dei popoli.

Diritto all’ambiente: possibili solo azioni individuali

Oltre alla tutela indiretta dell’ambiente tramite il ricorso a diritti generali dell’uomo, si possono individuare una serie di diritti di natura procedurale specificamente collegati all’ambiente. Tali diritti sono stati per la prima volta delineati nella Dichiarazione di Rio del 1992 e comprendono il diritto all’informazione e il diritto alla partecipazione al processo decisionale, in riferimento a questioni ambientali, e il diritto all’accesso alla giustizia in collegamento al rispetto dei primi due.
Occorre a questo punto precisare che incorporare il diritto all’ambiente nel sistema di tutela dei diritti umani rappresenta un risultato importante, ma inevitabilmente limitato. La protezione dei diritti umani è per definizione incentrata sugli individui, a parte rari casi in cui comprende determinati gruppi di persone, come i popoli indigeni. In altri termini, la possibilità di azionare la tutela del diritto all’ambiente rimarrebbe in ogni caso limitata alle iniziative dei singoli per pretendere il rispetto da parte dei propri Stati degli obblighi internazionali e, in ogni caso, sarebbe ammissibile solo ove sia possibile provare il nesso di causalità tra l’azione o l’omissione dello Stato e la lesione subita dall’individuo. Ciò è particolarmente complesso, per non dire impossibile allo stato attuale, per quanto riguarda i danni causati dai cambiamenti climatici. Per essi la scienza ha ricostruito un collegamento con l’azione dell’uomo che non è sufficiente per determinare il sorgere della responsabilità statale per violazione dei diritti dell’uomo.

Corte interamericana: la responsabilità extraterritoriale

Un’altra questione particolarmente controversa riguarda l’ipotesi della responsabilità extraterritoriale degli Stati, cioè la possibilità che la responsabilità di uno Stato sorga anche per violazioni dei diritti umani provocate dallo stesso al fuori del proprio territorio. Di recente la Colombia si è rivolta alla Corte Interamericana dei diritti dell’uomo con una serie di quesiti riguardanti l’interpretazione e l’ampiezza della tutela predisposta dalla Convenzione Interamericana dei diritti dell’uomo relativamente agli obblighi di tutela ambientale. Nel suo parere consultivo pronunciato il 15 novembre 2017, la Corte ha chiarito che gli Stati hanno l’obbligo di rispettare le norme internazionali in materia ambientale e che la responsabilità di ciascuno Stato sorge anche qualora il mancato rispetto di tali norme provochi conseguenze al di fuori del proprio territorio. Un individuo che veda danneggiato il proprio diritto alla salute o alla vita da un’azione od omissione di uno Stato diverso dal proprio può invocare la responsabilità di detto Stato.
Ciò è reso possibile dall’interpretazione del concetto di giurisdizione degli Stati, che la Corte amplia fino a includere azioni od omissioni su cui lo Stato ha l’effettivo controllo. Pertanto, almeno nel sistema interamericano di tutela dei diritti umani, viene riconosciuta la responsabilità per danni transfrontalieri, nel caso in cui lo Stato sapeva o avrebbe dovuto sapere delle conseguenze dannose di una propria azione od omissione su individui residenti in altri Stati.

Diritto dell’uomo a un ambiente salubre

Rimangono, comunque, molti vuoti di tutela, che potrebbero almeno parzialmente essere colmati dando all’ambiente un riconoscimento autonomo nel sistema dei diritti umani.
Solo pochi giorni fa, il 5 marzo, il relatore speciale delle Nazioni Unite sui Diritti umani e l’Ambiente, John H. Knox, in un discorso davanti alla Commissione dei Diritti Umani, ha riflettuto sul fatto che sia ormai giunto il momento per il riconoscimento di un autonomo diritto dell’uomo a un ambiente salubre. Nonostante i molti passi in avanti fatti negli ultimi anni e la crescente attenzione verso la protezione dell’ambiente, ciò non è più sufficiente.
Sebbene la creazione di un tale diritto non sia cosa semplice, Knox ritiene che i tempi siano maturi quantomeno per una risoluzione delle Nazioni Unite che, pur non essendo giuridicamente vincolante, costituirebbe una forte pressione politica per gli Stati a muoversi nella direzione giusta. Egli specifica che, in realtà, non si tratterebbe di imporre nuovi obblighi in capo agli Stati, ma soltanto di chiarire quanto è stato già affermato in relazione agli altri diritti umani e che ormai è evidente: la protezione dell’ambiente è fondamentale per assicurare il pieno godimento dei diritti dell’uomo. Citando Victor Hugo, Knox ribadisce:« È impossibile resistere ad un’idea il cui momento è ormai giunto».

Palma Campana, Inquinamento ambientale e diritti dell’uomo.

Tratto da http://www.sciscianonotizie.it

Palma Campana, Inquinamento ambientale e diritti dell’uomo.


Palma Campania, 5 Maggio – L’associazione Arci Pama Campania ha organizzato un interessante incontro culturale tenutosi il 30 aprile scorso presso la sala teatrale comunale e dedicato al tema dell’inquinamento ambientale. Relatrice della serata è stata Marzia Caccioppoli dell’associazione Noi genitori di tutti onlus, la quale ha parlato della sua terribile esperienza di madre che ha visto morire il suo bambino, Antonio, vittima di una forma tumorale rarissima sui giovanissimi e ascrivibile a quelle causate dall’inquinamento ambientale.

La storia di Antonio è simile a quella di altri bambini che si sono ammalati per colpa dell’inquinamento ambientale nelle Terre dei Fuochi (terre al plurale, assimilando le città del Nord e del Sud Italia, accomunate dal dramma dello scempio ecologico e dei suoi danni). Marzia, madre giovane e determinata, nel 2013, subito dopo la perdita del figlio, ha scelto di partecipare al movimento di don Maurizio Patriciello e di aiutare chi affrontava il suo stesso dolore. Pochi mesi dopo è stata cofondatrice dell’associazione, Noi genitori di tutti onlus, con la quale tuttora cerca di dare conforto a chi vive in famiglia il dramma del cancro, ma anche di informare in maniera incisiva sulla pericolosità dell’inquinamento ambientale.
Sulla stessa linea di denuncia e di richiamo al senso di responsabilità e alla coscienza civica, Massimo Ferraro, avvocato palmese, ha spiegato come, dopo un lungo lavoro di raccolta di dati effettuata in collaborazione con validi colleghi, sia riuscito a presentare un ricorso collettivo alla Corte europea dei diritti dell’uomo, affinché sia riconosciuto il nesso causa-effetto tra l’inquinamento ambientale e le sue conseguenze sulla salute pubblica.....
Noi genitori di tutti non opera soltanto a favore di chi vive il difficile e drammatico problema della malattia, sostenendo, tra l’altro, le spese dell’acquisto dei farmaci e offrendo supporto psicologico, ma agisce sul territorio, cercando di sensibilizzare la popolazione sulla tematica dell’inquinamento ambientale, nell’intento di tenere sempre alta l’attenzione sulla salubrità dell’aria, dell’acqua e delle campagne, per prevenire grazie all’impegno civico ulteriori reati, nella convinzione che le scuole siano i vivai dei futuri cittadini e amministratori delle comunità locali.
Chiaro ed esplicativo anche l’intervento tecnico di Massimo Ferraro, il quale ha illustrato l’iter che lo ha portato a presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha sede a Strasburgo. Il lavoro di preparazione del ricorso è iniziato nel 2013 e costituisce un’iniziativa di speranza, una battaglia legale a favore di coloro che, a causa di un’esposizione prolungata territori della Campania, Terra dei Fuochi, ritengono di aver riportato un danno, talvolta tanto grave da coincidere con l’evento morte di un congiunto.
Dal punto di vista giuridico è arduo dimostrare l’esistenza di un’eziologia, di un nesso di causalità tra l’effetto e un comportamento che può essere omissivo o commissivo; è quindi difficile ottenere un risarcimento per il danno patrimoniale, biologico, o morale. Con il ricorso presentato si sta appunto provando a giungere a questo risultato. Continua qui

12 maggio 2019

Che cosa respirano nel quadrilatero industriale di Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa?

Tratto da verdi.it

Che cosa respiriamo nel quadrilatero industriale

 di Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa?


FERMIAMO L’INQUINAMENTO A SIRACUSA. 

IL MINISTRO RISPONDE ALLA PETIZIONE

Nel 2017, a seguito di diversi esposti, la Procura della Repubblica di Siracusa ha posto sotto sequestro, per la prima volta, due impianti di raffinazione   perché ha accertato che le immissioni in atmosfera degli impianti erano fuori legge. Ha, così, imposto una serie di prescrizioni per tutelare l’ambiente e di conseguenza la salute dei cittadini.
In risposta a tali prescrizioni la Exxon ha venduto i propri impianti e la Lukoil ha accettato di rispettarle.

Il monitoraggio della qualità dell’aria è affidato a tre centraline dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale e a otto centraline della ex Provincia Regionale, purtroppo spesso spente o mal funzionanti. Queste centraline, inoltre, sono in grado di registrare solo alcuni inquinanti, ma non tutti, a causa del mancato aggiornamento del Catasto Nazionale degli Inquinanti da parte del Governo Nazionale.
Che correlazione c’è tra l’inquinamento industriale e i tantissimi casi di morte per tumore che si registrano tra la popolazione di questa zona di Sicilia?

Nel 2001 grazie all’inchiesta della Procura di Siracusa denominata “Mare Rosso” del 2001 e grazie al lavoro che ha svolto il dottor Giacinto Franco, primario di pediatria dell’ospedale di Augusta, si è accertato che le malformazioni di alcuni bambini erano causate dagli sversamenti di mercurio nella rada del porto di Augusta......

Non è invece possibile conoscere come mai in queste zone ci sono tutti questi casi di tumore: è impossibile ricevere informazioni su quanti cittadini usufruisco del codice di esenzione 048 per patologie tumorali, l’Azienda Sanitaria Provinciale non è infatti in grado di fornirle. Grazie però al registro che tiene don Palmiro Prisutto, parroco della Chiesa Madre di Augusta, sappiamo che quasi in ogni famiglia c’è un familiare morto per patologia tumorale.

Giuseppe Patti ha, dunque, lanciato una petizione su change.org che ha recentemente ottenuto risposta da parte del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

10 maggio 2019

Note di Marco Grondacci:Gli strumenti legali dei cittadini su Informazione, Partecipazione, Accesso alla Giustizia

Tratto da Note di  Marco Grondacci 

giovedì 9 maggio 2019


Gli strumenti legali dei cittadini su Informazione, Partecipazione, Accesso alla Giustizia


Pubblico di seguito la relazione che ho tenuto al Convegno di Pietrasanta dello scorso 4 maggio, organizzato dalla Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia ....

Insomma per una corretta politica ambientale è fondamentale il connubio tra una pubblica amministrazione competente, trasparente e che non si nasconda dietro la burocrazia e i limiti della legge, ed una cittadinanza attiva, informata.


GLI STRUMENTI DI DIFESA PER IL CITTADINO DOPO IL FALLIMENTO/RIMOZIONE DELLA PARTECIPAZIONE

Come presentare una denuncia alla Commissione europea
Occorre utilizzare il modulo di denuncia standard, che ci aiuterà a capire meglio il tuo problema.
Occorre descrivere esattamente in che modo ritieni che le autorità nazionali abbiano violato il diritto dell'UE e specifica la norma in questione. Inoltre devono essere descritte le eventuali misure già intraprese per ottenere giustizia.......

USA: negli ultimi 2 anni chiuse 50 centrali a carbone

Tratto da rinnovabili.it

USA: negli ultimi 2 anni chiuse 50 centrali alimentate a carbone

  • Secondo l’associazione ambientalista Sierra Club, negli USA aumenta il numero di impianti a combustione fossile che chiudono i battenti a dispetto del sostegno al settore spesso proclamato da Donald Trump

centrale carbone usaDal 2010, sono 289 le centrali a carbone che hanno fermato le attività; 241 quelle rimaste in funzione


(Rinnovabili.it) – Negl’ultimi due anni sono state chiuse 50 centrali energetiche alimentate a carbone negli Stati Uniti: il dato è stato diffuso ieri dall’associazione ambientalista Sierra Club.
Dall’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli States, 50 centrali hanno terminato le operazioni, mentre per altri 51 impianti alimentati ad energia fossile è prevista la chiusura nei prossimi anni: numeri in controtendenza con le dichiarazioni a sostegno dell’industria carbonifera effettuate a più riprese dal tycoon.

Solo in questa settimana hanno annunciato la prossima chiusura due stabilimenti energetici alimentati a carbone, uno in Florida e un altro nello Utah: in complesso, dal 2010, sono 289 le centrali alimentate dalla combustione del carbone che hanno terminato le attività negli Stati Uniti, con un calo di capacità del settore pari al 40%.

Ad oggi, le centrali alimentate da carburanti fossili ancora attive su suolo statunitense sono ancora 241, tuttavia, rispetto al 2008, quando toccò il suo apice storico, la produzione di carbone a stelle e strisce risulta diminuita di 1/3. Da quando Trump guida gli USA, ha avviato l’attività solo una centrale energetica alimentata a carbone, alcune settimane fa, in Alaska.Continua qui

09 maggio 2019

Rifiuti, Corte Ue boccia il decreto attuativo del governo Renzi sugli inceneritori

Tratto da Italia Ambiente

Rifiuti, Corte Ue boccia il decreto del governo Renzi sugli inceneritori

La Corte di Giustizia europea condanna in modo definitivo il Governo Italiano sugli inceneritori, bocciando il Decreto attuativo dell’Articolo 35 dello Sblocca Italia del Governo Renzi per mancanza di Valutazione Ambientale Strategica. L’ art. 35 del decreto “Sbloccaitalia” (ora L. 164/2014) spianava la strada a nuovi impianti di incenerimento nelle zone “carenti” (centro e sud) e alla “libera” circolazione dei rifiuti urbani e assimilati nelle zone con sovracapacità impiantistica (parte del Nord), il tutto precisato e dettagliato nel successivo DPCM 10.08.2016.
“Ora acceleriamo il recepimento delle direttive europee verso una vera economia circolare”, commenta l’on. Salvatore Micillo, sottosegretario di Stato all’ambiente. “Accolgo con soddisfazione la sentenza della Corte di Giustizia Europea che boccia il decreto attuativo dello Sblocca Italia per mancanza di VAS. È un esito che dà ragione a quanto diciamo da anni, arginando il pericolo di nuovi inceneritori sul territorio nazionale. Gli inceneritori – continua Micillo – sono una tecnologia obsoleta e nociva, che appartiene al passato e a quel sistema di economia lineare che noi stiamo abbandonando, in virtù di una circolarità delle risorse, basata sul riuso-riciclo-recupero di materia. Ora acceleriamo il recepimento delle direttive europee verso una vera economia circolare”.

Biodigestore, "Insieme per voltare pagina" al sindaco : "Servono atti amministrativi concreti"

Tratto da  gazzettadellaspezia

Biodigestore, "Insieme per voltare pagina" al sindaco Sisti: "Servono atti amministrativi concreti"


Ribadito il NO, ma secondo il gruppo bisogna agire subito e nelle sedi opportune.
Accogliamo l’appello lanciato dal Sindaco, in Assemblea, alla collaborazione politica trasversale per contrastare la realizzazione del biodigestore a Saliceti ma le ricordiamo che la nostra contrarietà è stata espressa già un anno fa quando come gruppo di minoranza abbiamo proposto un ordine del giorno approvato all’unanimità che ha impegnato il Sindaco e la Giunta ad adottare tutte le azioni utili a contrastarne la realizzazione.
Dopo un anno, all’assemblea pubblica, il Sindaco ha riferito che c’è poco tempo, che è in ritardo e che ora c’è fretta. Ma allora viene da chiedersi come mai non ha impugnato il Piano provinciale dei Rifiuti approvato il 6 agosto, vista la contraddizione implicita del medesimo laddove prevede il conferimento di 60.000 tonnellate nel sito di Boscalino, che tutti sappiamo essere inadeguato a tali portate. Hanno capito tutti che il sito che sarebbe stato individuato dal privato in funzione del Piano era ‘Saliceti”! Il Piano non è stato impugnato, forse perché è stato elaborato dal centrosinistra tanto è vero che è stato approvato grazie all’assenza ingiustificata dei consiglieri PD all’assise provinciale del 6 agosto! E come mai il Sindaco non ha ancora impugnato la delibera di giunta regionale del 18.04.2019 con cui è stata avviata l’inchiesta pubblica sul progetto presentato da Recos spa, visto l’espressa contrarietà a detta procedura!? Allo stesso modo è incomprensibile il conferimento di un incarico al legale del Comune di Santo Stefano finalizzato a seguire la procedura ed a prendere contatti con gli enti interessati .. gli incarichi si conferiscono per fare ricorsi!
Non bastano le promesse, il problema è serio ed occorrono azioni ed atti amministrativi concreti; il Sindaco non può e non deve astenersi dal partecipare all’assemblea di Acam prevista per il 15 maggio perché è nelle sedi opportune e con gli atti amministrativi che, in rappresentanza del territorio, deve esprimere la contrarietà all’impianto. Non importa se sarà l’unico cittadino in quell’assise.. le è stato conferito un mandato dai cittadini e deve porre in essere tutte le azioni utili ad adempierlo! Continua su gazzettadellaspezia