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15 maggio 2021

Grondacci: Ma allora la centrale a carbone si può chiudere senza il ricatto della centrale a gas…

Tratto da Note di  Marco Grondacci

Ma allora la centrale a carbone si può chiudere senza il ricatto della centrale a gas…

La sottosegretaria al Ministero della Transizione Ecologica dichiara rispondendo ad una interrogazione dell'ON. Gagliardi: "Ci aspettiamo a breve autorizzazioni per nuovi impianti al Nord, stop a carbone ligure forse entro l'anno” (QUI). 

Questo potrebbe permettere di chiudere la centrale a carbone entro il 2021 a Spezia. 


In realtà i MW per superare il famoso deficit di 500 MWe nel zona nord della rete italiana (dati Terna) hanno già superato da tempo la VIA ordinaria. Ecco tre esempi:

1. Centrale termoelettrica di Tavazzano Montanaso (LO) - Realizzazione di un nuovo ciclo combinato in sostituzione della sezione 8  la sostituzione del gruppo 8, a ciclo convenzionale, della potenza di 320 MWe con un ciclo combinato di ultima generazione di potenza pari a 850 MWe . Ha ottenuto la VIA positiva con   Decreto Ministero Transizione Ecologica del 16 aprile 2021

2. Upgrade delle turbine a gas della centrale termoelettrica di Piacenza A2A gencogas S.p.A :  + 160 MWe  Ha concluso la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA senza andare a VIA ordinaria conDecreto Ministero Transizione Ecologica del 4 marzo 2021

3. Progetto di rifacimento di due unità di produzione esistenti nella centrale termoelettrica Larino (CB) ENEL Produzione S.p.A  800 MWe  Ha concluso la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA senza andare a VIA ordinaria  con Decreto Ministero Ambiente del 19 FEBBRAIO 2021.

 

Quindi anche considerando solo questi tre impianti abbiamo circa 1800 MWe di potenza installata che possono coprire il c.d. buco di 500 MWe

Si conferma quanto sostengo da tempo (QUI e QUI): la tenuta in funzione della centrale a carbone spezzina è conseguenza solo dei ritardi nella approvazione di centrali a gas esistenti da rinnovare. Quindi sarebbe stato sufficiente autorizzati il potenziamento di questi impianti esistenti per chiudere la centrale a carbone almeno entro dicembre 2021 come previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale del dicembre 2019.

Non solo ma i Decreti di VIA sopra citati sono stati emanati ormai già dal marzo scorso quindi l’autorizzazione finale ormai dovrebbe essere una proforma. Il comunicato del Ministero riportato all’inizio parla di future autorizzazioni, bene si diano una mossa visto che i tre decreti sopra riportati sono di febbraio, marzo ed aprile, quindi sono passati già da 1 a 3 mesi.  

Quindi si stanno delineando le condizioni per chiudere la centrale a carbone entro il 2021 garantendo la stabilità del sistema elettrico e senza dover sottostare al ricatto della nuova centrale a gas spezzina!

12 maggio 2021

Centrali di Spezia e Vado Ligure, l’aiutino di Stato per la corsa al gas che fa a pugni con la transizione ecologica.






 

MORTALITÀ DA PARTICOLATO E PRESENZA COVID-19 IN ARIA INDOOR

Tratto da Note di Grondacci del 22 marzo 2021

STUDI PUBBLICATI A FEBBRAIO SU MORTALITÀ DA PARTICOLATO E PRESENZA COVID-19 IN ARIA INDOOR 

Resi pubblici a Febbraio due studi sul rapporto tra qualità dell'aria che respiriamo e salute pubblica.

IL PRIMOriguarda il rapporto, a livello mondiale, tra le emissioni di particolato fine (PM 2,5: dove 1 micron (μ) corrisponde ad un millesimo di millimetro) e impatto sulla salute pubblica. Dallo studio emerge che oltre 10milioni di morti premature all'anno sono prodotte dall'inquinamento del particolato da fonti fossili.

IL SECONDO analizza la presenza del COVID-19 nell'aria rilevando una significativa presenza negli ambienti domestici. 
 

MORTALITÀ GLOBALE PER INQUINAMENTO DA PARTICELLE FINI ALL'APERTO GENERATO DALLA COMBUSTIONE DI COMBUSTIBILI FOSSILI (DOCUMENTAZIONE INTERNAZIONALE) 

Studio pubblicato su Science Direct (ScienceDirect.com | Science, health and medical journals, full text articles and books.)  

Secondo lo studio (per il testo vedi QUI)  la combustione di combustibili fossili – in particolare carbone, benzina e gasolio – è una delle principali fonti di particolato fine aereo (PM2,5) e un fattore chiave per l’impatto globale della mortalità e delle malattie. Precedenti valutazioni dei rischi hanno esaminato la risposta sanitaria al PM2,5 totale, non solo al PM2,5 dalla combustione di combustibili fossili, e hanno utilizzato una funzione di risposta alla concentrazione con un supporto limitato dalla letteratura e dati a concentrazioni sia elevate che basse. Questa valutazione esamina la mortalità associata al PM2,5 solo a causa della combustione di combustibili fossili, facendo uso di una recente meta-analisi di studi più recenti con una gamma più ampia di esposizione. 

Lo studio ha inoltre stimato la mortalità dovuta a minori infezioni respiratorie (LRI) tra i bambini di età inferiore ai cinque anni nelle Americhe e in Europa, regioni per le quali abbiamo dati affidabili sul rischio relativo di questo risultato per la salute derivanti dall'esposizione al PM2,5. Lo studio ha  utilizzato il modello di trasporto chimico GEOS-Chem per stimare i livelli di esposizione globale al PM2,5 legato ai combustibili fossili nel 2012. I rischi relativi di mortalità sono stati modellati utilizzando funzioni che collegano l'esposizione a lungo termine al PM2,5 e alla mortalità. Lo studio è arrivato a stimare un totale globale di 10,2 (CI 95%: da -47,1 a 17,0) milioni di morti premature all'anno attribuibili alla componente fossile del PM2,5. L'impatto maggiore sulla mortalità è stimato nelle regioni con pm2,5 sostanziali correlati ai combustibili fossili, in particolare Cina (3,9 milioni), India (2,5 milioni) e parti degli Stati Uniti orientali, dell'Europa e del sud-est asiatico. La stima per la Cina precede un sostanziale calo delle emissioni di combustibili fossili e scende a 2,4 milioni di morti premature a causa della riduzione del 43,7% del PM2,5 dei combustibili fossili dal 2012 al 2018 portando il totale globale a 8,7 (95% CI: da -1,8 a 14,0) milioni di morti premature. Abbiamo anche stimato decessi annuali in eccesso dovuti all'LRI nei bambini (0-4 anni) di 876 in Nord America, 747 in Sud America e 605 in Europa. 

Questo studio dimostra che la componente di combustibile fossile di PM2,5 contribuisce a un grande carico di mortalità. La pendenza più ripida della funzione concentrazione-risposta a concentrazioni più basse porta a stime più grandi di quelle precedentemente riscontrate in Europa e Nord America, e il calo più lento della pendenza a concentrazioni più elevate si traduce in stime più grandi in Asia. 

La combustione di combustibili fossili può essere controllata più facilmente rispetto ad altre fonti e precursori del PM2,5 come polvere o fumo di fuoco, quindi questo è un chiaro messaggio ai responsabili politici e alle parti interessate per incentivare ulteriormente il passaggio a fonti di energia pulite.

 

PRESENZA COVID-19 NELL’ARIA INDOOR E OUTDOOR (DOCUMENTAZIONE NAZIONALE)

Studio Arpa Piemonte (QUI), in collaborazione con il Laboratorio di Virologia Molecolare e Ricerca Antivirale del Polo Universitario San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO), che individuato un metodo riproducibile e validabile per determinare la presenza del virus in aria, sia essa indoor che outdoor.

I risultati ottenuti con un grado di certezza quantificabile supportano le seguenti considerazioni:

- in ambiente esterno, il virus non è finora risultato rilevabile nell’aria;

- negli ambiti ospedalieri, ed in particolare all’interno dei reparti con presenza di malati anche caratterizzati da elevati carichi virali, le concentrazioni rilevabili del SARS-CoV-2 sono risultate generalmente molto contenute, anche in virtù dell’elevato tasso di ricambio dell’aria realizzato in tali aree (6-8 ricambi d’aria ogni ora);

- in ambito domestico, al contrario, le concentrazioni di virus si sono rilevate più consistenti, fino a 40÷50 copie genomiche del virus al metro cubo di aria. Tali valori risultano fortemente influenzabili dalle frequenze di ricambio d’aria e dal numero di soggetti positivi presenti nelle abitazioni, oltreché dallo sviluppo dei sintomi più comuni della malattia (tosse secca).


10 maggio 2021

STUDIO SHOCK: Le mascherine usa e getta rilasciano nanoplastiche e metalli pesanti pericolosi,

 Tratto da Greenme

Le mascherine usa e getta rilasciano nanoplastiche e metalli pesanti pericolosi, lo studio shock

Gli scienziati della Swansea University hanno scoperto inquinanti chimici potenzialmente pericolosi che vengono rilasciati dalle mascherine chirurgiche usa e getta quando vengono immerse in acqua. Con danni incalcolabili per l’ambiente, ma potenzialmente anche per la salute 

Che le mascherine usa e getta fossero un grosso problema per il Pianeta lo sapevamo già, ma il loro impatto potrebbe essere più devastante del previsto, e non solo per l’ambiente ma anche sulla salute umana. Un nuovo studio, infatti, ha rivelato la presenza di alti livelli di inquinanti, tra cui piombo, rame e antimonio, nelle fibre a base di silicio e di plastica di questi dispositivi di protezione individuale che indossiamo quotidianamente da oltre un anno. In base a quanto scoperto dagli scienziati, il pericolo di questi inquinanti chimici aumenta quando le mascherine vengono immerse in acqua. 

La ricerca scientifica, condotta da un team di ricercatori del College of Engineering della Swansea University, è stata pubblicata sul portale Science Direct.

“Tutti noi dobbiamo continuare ad usare le mascherine perché sono essenziali per porre fine alla pandemia. Ma abbiamo anche urgente bisogno di più ricerca e regolamentazione sulla produzione di mascherine, in modo da ridurre i rischi per l’ambiente e la salute umana” sottolinea il dottor Sarper Sarp, principale autore dello studio.

I potenziali rischi per la salute umana 

I test effettuati dagli scienziati del Regno Unito si sono focalizzati su vari tipi di mascherine monouso, sia su quelle standard che su quelle colorate usate dai bambini, molto diffuse nel Regno Unito. Gli stessi esperti sono rimasti sorpresi dal tasso di sostanze inquinanti presenti nelle  mascherine. 

“I risultati rivelano livelli significativi di inquinanti in tutte le mascherine testate, con micro/nano particelle e metalli pesanti rilasciati nell’acqua durante tutti i test”– spiega il team di ricerca – “Questo avrà un impatto ambientale sostanziale e, inoltre, solleverà la questione del potenziale danno alla salute pubblica”.

I ricercatori hanno trovato anche tracce di metalli pesanti pericolosi come il piombo (fino a 6,79 µg/L), il cadmio (fino a 1,92 µg / L), l’antimonio (fino a 393 µg/L) e il rame (fino a 4,17 µg/L).

E i danni per la salute umana, oltre che per l’ambiente, potrebbero essere ben più gravi di quanto immaginato. 

“L’esposizione ripetuta potrebbe essere pericolosa poiché le sostanze sono associate alla morte cellulare, alla genotossicità e l’insorgenza del cancro” aggiungono gli esperti, che consigliano di avviare ulteriori ricerche per approfondire la questione. È necessaria un’indagine completa per determinare le quantità e gli impatti potenziali di queste particelle che penetrano nell’ambiente e vengono inalate dalle persone respirando. Questa è una grande preoccupazione, soprattutto per gli operatori sanitari, i bambini e per tutti i soggetti ai quali è richiesto di indossare le mascherine per diverse ore a lavoro o a scuola”.

 nanoplastiche mascherine

@Swansea University

L’impatto delle mascherine usa e getta sull’ambiente

I ricercatori della Swansea University non si sono limitati soltanto ai rischi provocati dalle mascherine usa e getta sulla salute umana, ma hanno evidenziato anche l’impatto devastante sugli ecosistemi connesso allo smaltimento inadeguato di questi dispostivi di protezione individuale. 

“Per contrastare la diffusione del SARS-CoV-2, soltanto in Cina la produzione di mascherine facciali usa e getta in plastica (DPF) ha raggiunto circa i 200 milioni di pezzi al giorno” – commenta il dottor Sarp. – Tuttavia, lo smaltimento scorretto e non regolamentato di questi dispositivi di protezione individuale rappresenta un problema di inquinamento da plastica che stiamo già affrontando e che continuerà ad intensificarsi. Esiste una quantità preoccupante di prove che suggeriscono che tali rifiuti possono rilasciare sostanze inquinanti semplicemente entrando a contatto con l’acqua. Molti degli inquinanti tossici trovati nella nostra ricerca hanno proprietà bioaccumulative quando vengono rilasciati nell’ambiente e i nostri risultati dimostrano che le mascherine usa e getta potrebbero essere una delle principali fonti di questi contaminanti ambientali durante e dopo la pandemia di Covid-19.”..........continua qui

Fonte: Science Direct/Swansea University

09 maggio 2021

Ecodidattica :"Educhiamo al futuro"

Tratto  da Peacelink

Il video spot di Ecodidattica

"Educhiamo al futuro"

Una narrazione per immagini di 120 secondi realizzata da Leonardo Dalessandri, filmmaker visionario di fama internazionale. Con una sequenza emozionale di immagini viene raccontata una possibile ecoriconversione verso un futuro sostenibile
6 maggio 2021
Rete Ecodidattica

Una sequenza di immagini senza testo, ma capaci di veicolare un messaggio universale, per un Pianeta da tutelare, in cui ci sia posto per tutti gli esseri viventi. Un video capace di trasmettere emozioni e soprattutto speranza e impegno. Questo è il video che Ecodidattica utilizzerà per presentare la propria mission a tutte le scuole italiane che vogliano far parte della rete (1). 

Si ringrazia Leonardo Dalessandri per le immagini messe a disposizione.Ecodidattica

Dalessandri è un filmmaker visionario di fama internazionale (2) capace di raccontare con la forza delle immagini storie coinvolgenti e piene di fascino.

Un ringraziamento infine al prof. Rocco Martella per il montaggio finale del video. 

Note: (1) Per richiedere l'adesione alla rete occorre inviare un messaggio SMS o Telegram o WhatsApp al 3471463719. 
(2) Leonardo Dalessandri è noto per aver diretto un famoso spot per la Apple https://vimeo.com/220426762 

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute

 Tratto da Isde

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute. Dei bambini e delle bambine prima di tutto.


Isde Italia si associa e sostiene fermamente la delegazione di Isde Taranto che sarà presente in piazza Montecitorio, a Roma, il prossimo 13 maggio per riaffermare il diritto di vivere in un ambiente salubre unitamente al Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto, all’associazione Genitori Tarantini ETS, a Peacelink, a Comitato Quartiere Tamburi, a Donne Futuro per Taranto libera, a Liberiamo Taranto, a Lovely taranto, a Giustizia per Taranto, a Associazioni Miticoltori, a liberi cittadini.

Il 13 maggio è la data in cui è atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato da Arcelor Mittal contro la sentenza del 13 febbraio 2021 del TAR di Lecce che imponeva,  entro 60 giorni dalla pubblicazione,  lo spegnimento degli impianti siderurgici in quanto altamente inquinanti e fonte di grave pericolo per la salute dei cittadini.

Ormai numerosissimi sono gli studi scientifici che, dal 1998 a oggi, attestano che nella città di Taranto la salute dei cittadini è messa a serio rischio dall’inquinamento prodotto dalla più grande acciaieria d’ Europa.

Nello specifico, per la prima volta, la Magistratura ha riconosciuto un ruolo causale degli inquinanti emessi dall’impianto nell’insorgenza di un tumore cerebrale, a soli 3 mesi dalla nascita, in Lorenzo Zaratta, un bambino in seguito deceduto per tale patologia a 5 anni. Al concepimento la madre di Lorenzo lavorava nel quartiere Tamburi, area ambientale maggiormente esposta all’inquinamento ed è ormai ampiamente noto che gli agenti cancerogeni passano dalla madre al feto già durante la vita intrauterina, compreso i metalli pesanti riscontrati nei tessuti bioptici post-mortem del piccolo Lorenzo.

Ad oggi sono stati emessi ben 12 decreti “Salva-ILVA” per salvaguardare la produzione dell’acciaio mentre nulla è stato fatto per proteggere la salute della popolazione ed in particolare dei bambini: anzi! Lo Stato ha deciso di diventare “socio” di Arcerol Mittal con lo scopo di perpetuare la vita di una fabbrica ormai obsoleta, grande più della città e responsabile di gravissimi danni per la popolazione tarantina.

Esprimiamo gratitudine alla Magistratura che in più di una occasione ha dimostrato di tutelare il valore supremo della salute ed auspichiamo che il Consiglio di Stato tenga in massima considerazione non solo l’urgenza di tutelare la salute dei tarantini, a cominciare dai bambini, ma anche  la formula dell’ Emergenza Climatica E = R x U non rispettata da questa industria a ciclo integrale.

Non possiamo rassegnarci che ancora una volta si anteponga la prosecuzione di una attività altamente inquinante e che nulla venga fatto a tutela  della salute.

 La città di Taranto è, di fatto, diventata ormai l’emblema  delle tante, troppe battaglie, in atto nel paese in difesa della salute e dell’ambiente  e ai medici ISDE  presenti a Roma il 13 si uniscono idealmente  tutti i colleghi ISDE d’ Italia.

Non è più tollerabile che i cittadini e soprattutto i bambini di Taranto-continuino ad essere i “Grandi Assenti” nell’agenda di chi ci governa.

 

PER INFORMAZIONI SULLA MOBILITAZIONE NAZIONALE, CLICCA QUA

05 maggio 2021

Impatto dei combustibili fossili sulla salute

 Tratto da Wonderwhy

L’impatto dei combustibili fossili sulla salute


L’analisi degli ultimi dati raccolti sull’inquinamento atmosferico da combustibili fossili dipinge uno scenario critico, in particolare per gli Stati Uniti orientali, l’Europa e il Sudest Asiatico, ma in miglioramento rispetto al passato.

Che l’inquinamento atmosferico sia una delle maggiori fonti di preoccupazione per la nostra salute è un fatto assodato. Ma qual è l’impatto sulla salute dell’inquinamento causato dai combustibili fossili a livello globale? A far luce sulla questione arriva uno studio i cui risultati sono stati appena pubblicati sulla rivista Environmental Research. Lo studio è stato condotto dall’Università di Harvard, in collaborazione con l’Università di Birmingham, l’Università di Leicester e lo University College di Londra. Secondo i ricercatori sarebbero più di 8 milioni le persone decedute prematuramente nel 2018 a causa dell’inquinamento da combustibili fossili, tra cui rientrano carbone, benzina e diesel. Cina, India e parti del Nord America orientale, dell’Europa e del Sudest asiatico sono tra le aree più colpite e con i più alti tassi di mortalità.

Il numero di morti è ridotto di circa due milioni di unità rispetto a studi precedenti, che riguardavano l’anno 2012, indicando un miglioramento della qualità dell’aria dovuta a limiti legali più severi. D’altro canto i numeri dei morti restano importanti, dato che sono l’equivalente della popolazione di grandi città come Londra o New York. Tuttavia gli stessi ricercatori ammettono limitazioni nelle stime dello studio, anche dovuto a numerosi fattori confondenti, per cui l’intervallo di confidenza è molto ampio.

Il grande imputato, il Pm2,5
I combustibili fossili alimentano le centrali energetiche, i trasporti e gran parte dei servizi di cui usufruiamo (per esempio il riscaldamento). Con la loro combustione si immettono nell’atmosfera non solo i gas serra, maggiori responsabili dei cambiamenti climatici in atto, ma anche altre sostanze chimiche che possono causare gravi patologie.

Spesso si parla di questi composti non in modo individuale ma per categorie che comprendono sostanze diverse, accomunate dalle dimensioni. Il particolato fine, quello di dimensioni inferiori a 2,5 micron (millesimi di millimetro), sembra essere il più problematico per la salute. Si tratta di particelle così piccole che, una volta inalate, riescono a superare alcune barriere fisiche del nostro corpo, raggiungendo e penetrando in profondità nei polmoni, fino a entrare nel flusso sanguigno e causare danni a più organi (oltre a compromettere la stessa funzione polmonare).

Gli effetti sulla salute del particolato fine per esposizione sia a breve sia a lungo termine sono ben documentati e sappiamo che possono includere disturbi a carico del sistema respiratorio e cardiovascolare come asma grave, infezioni respiratorie, malattie cardiache, ictus, cancro ai polmoni, deficit cognitivi, tali da comportare morte prematura (fonte Organizzazione mondiale della salute).

Come si è arrivati a questi risultati
Se le ricerche precedenti erano molto incentrate su osservazioni satellitari, che non consentivano di distinguere le varie fonti che producevano particolato, con questo studio, che ha preso in considerazione i dati di meta-analisi recenti e con una gamma molto ampia di esposizione, si è cercato di utilizzare un nuovo modello globale 3D della chimica atmosferica, in grado di meglio orientare l’interpretazione dei dati raccolti e il loro confronto con le osservazioni di superficie, aeronautiche e satellitari in tutto il mondo.

GEOS-Chem, questo il nome del modello, grazie all’elevata risoluzione – la risoluzione spaziale era fino a 50 km x 60 km – ha permesso di osservare i livelli di inquinamento in ogni “riquadro”. In questo modo è stato possibile risalire in modo più preciso alle fonti di inquinamento, valutare la composizione dell’aria respirata dalle persone nelle varie regioni e comprendere meglio come la composizione e i livelli di particolato abbiano potuto influire sulla loro salute.

Le stime precedenti

In una ricerca precedente, completata nel 2015 dai ricercatori che hanno contribuito al progetto “Global Burden of Disease”, era stato stimato in 4,2 milioni il numero delle vittime di Pm 2.5, circa la metà, quindi, rispetto alla stima dei ricercatori di Harvard. Tuttavia questa ricerca, consistita in uno studio epidemiologico osservazionale molto ampio, aveva tenuto in considerazione l’inquinamento da particolato fine proveniente da tutte le fonti possibili, mentre i dati appena riportati su Environmental Research riguardano esclusivamente il particolato immesso in atmosfera dalla combustione di combustibili fossili. Anche per questa ragione, i due studi non sono completamente paragonabili.


Rudi Bressa Giornalista ambientale e scientifico, collabora con varie testate nazionali e internazionali occupandosi di cambiamenti climatici, transizione energetica, economia circolare e conservazione della natura. È membro di Swim (Science writers in Italy) e fa parte del board del Clew Journalism Network. I suoi lavori sono stati supportati dal Journalism Fund e dalI’IJ4EU (Investigative Journalism for Europe).

ILVA, procedura di infrazione per mancato rispetto della direttiva europea 75

Tratto da Peacelink


Lettera di PeaceLink alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea

ILVA, procedura di infrazione per mancato rispetto della direttiva europea 75/2010/UE

Riteniamo che sull’ILVA, nonostante il parere motivato della Commissione Europea, i governi italiani abbiano agito in contrasto con le norme europee. Oggi non è l’ILVA che si uniforma all’Autorizzazione Integrata Ambientale ma è l’Autorizzazione Integrata Ambientale che si conforma sull’ILVA.
2 maggio 2021
Alessandro Marescotti (Presidente di PeaceLink)

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Lettera alla Direzione Generale della Commissione Europea

Oggetto: procedura di infrazione INFR(2013)2177 sull’ILVA di Taranto

Scriviamo questa lettera per chiedere informazioni sulla procedura di infrazione per lo stabilimento ILVA di Taranto. Tale stabilimento è attualmente di proprietà di ILVA in a.s. ed è stato gestito dal 2018 da ArcelorMittal Italia. Recentemente è stata costituita Acciaierie d’Italia, un società nata dall'accordo fra Invitalia e ArcelorMittal Italia. 

PeaceLink negli scorsi anni ha fornito molto materiale sulle criticità dell'ILVA di Taranto. 

Grazie alle ripetute sollecitazioni di PeaceLink e agli incontri che abbiamo avuto a Bruxelles con la Commissione Europea, nel 2013 è stata avviata la procedura di infrazione europea INFR(2013)2177alla direttiva 75/2010, procedura che ci risulta sia ancora aperta. 

Il 16/10/2014 la Commissione Europea ha inviato all’Italia il parere motivato (art. 258 del TFUE). A tale parere la Commissione Europea giunge quando un paese della UE è venuto meno ai propri obblighi di fronte al diritto europeo. Il parere motivato è una richiesta formale di conformarsi al diritto dell'Unione in cui è spiegato perché si ritiene che il paese violi il diritto dell'UE. 

La Commissione Europea, con tale atto del 16/10/2014, ha quindi richiamato l’Italia al rispetto della direttiva sull’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ma, per tutta risposta, l’Italia ha fatto l’esatto contrario, interpretando quell’AIA come un elastico da allungare sempre di più, approvando di proroghe pretestuose e inaccettabili delle scadenze delle prescrizioni, attraverso leggi salva-ILVA e vari provvedimenti in deroga all’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Tali proroghe hanno avuto come effetto quello di spostare il termine dell’attuazione delle prescrizioni dal 2015 al 2017 e infine al 2023. E oggi si apprestano a prorogare oltre il 2023 in virtù delle clausole contenute nell’accordo fra INVITALIA e ArcelorMittal Italia. L’Italia ha così ignorato gli adempimenti richiesti dalla Commissione Europea. E si prepara a fare ancor peggio con la nuova società Acciaierie d’Italia proseguendo nella strada senza fine delle proroghe, venendo meno a ogni certezza delle scadenze prefissate e togliendo ogni credibilità all’Autorizzazione Integrata Ambientale

Oggi non è l’ILVA che si uniforma all’Autorizzazione Integrata Ambientale ma è l’Autorizzazione Integrata Ambientale che si conforma sull’ILVA. 

Il parere motivato della Commissione Europea è diventato ininfluente agli occhi dei governi italiani in assenza del passaggio successivo: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. 

I governi italiani, invece di mostrare celerità nel mettere a norma gli impianti e di mostrarsi diligenti, hanno esercitato l’ars retorica pur di prendere tempo e di posticipare in continuazione l’adozione delle migliori tecnologie, come nel caso dei filtri a manica Meros dell’impianto di sinterizzazione. 

Il disconoscimento dei diritti fondamentali dei cittadini sanciti dalla Carta di Nizza ha comportato il 24 gennaio 2019 una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU). E per tutta risposta le scelte che si profilano sono - come si è detto - quelle di allungare ulteriormente i tempi del cronoprogramma ambientale, oltre il 2023.  

Il 13 febbraio 2021 il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Lecce ha disposto il fermo degli impianti dell’area a caldo per la loro pericolosità. Tali impianti erano stati posti sotto sequestro senza facoltà d’uso dalla magistratura nel 2012. Hanno potuto funzionare solo con deroghe concesse dai provvedimenti salva-ILVA, varati con la promessa che gli impianti sarebbero stati messi a norma. Ma, a distanza di nove anni, la sentenza della CEDU e quella del TAR mostrano che la popolazione è stata ed è esposta a un rischio sanitario inaccettabile, come attestato anche dalla VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario). 

A completare questo quadro vi sono i dati dell’Istituto Superiore della Sanità che mostrano un eccesso di leucemie infantili e una perdita del quoziente di intelligenza nei bambini che vivono accanto alla fabbrica e che, nei giorni di vento, non possono aprire le finestre. La copertura dei parchi minerali ha contenuto le polveri pesanti ma non ha fermato le polveri sottili(ossia il PM10 e il PM2,5). Queste polveri sottili, molto più nocive delle polveri pesanti, sono originate infatti dai processi di combustione basati sul carbone e, purtroppo, non si è registrata alcuna loro diminuzione nel 2020 dopo il completamento della copertura dei parchi minerali. Prova ne è il fatto che la sentenza del TAR è giunta dopo la copertura dei parchi minerali. Tale sentenza si concentra in particolare sulle emissioni anomale dell’area caldo e dell’impianto di sinterizzazione in particolare.     

Al fine di meglio documentare quanto sopra citato, si allega una relazione aggiornata sulle criticità dell’ILVA e sulla situazione sanitaria.

Ci rivolgiamo alla Commissione Europea perché riteniamo che sull’ILVA, dopo il parere motivato della Commissione Europea, i governi italiani abbiano pervicacemente agito nel totale disconoscimento di quanto richiesto dalla Commissione Europea

Il Ministero dell’Ambiente, ora Ministero della Transizione Ecologica, si troverà adesso di fronte alla difficile scelta di concedere quelle “modifiche del piano ambientale dell'azienda” che sono clausole sospensive al perfezionamento della nuova società Acciaierie d’Italia. Quelle modifiche, come già detto, contemplano un’ulteriore proroga delle prescrizioni ambientali dell’AIA, oltre il 2023. 

Riteniamo che - di fronte a questo evidente atteggiamento dilatorio - sia necessario avviare la procedura di deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per la violazione della Direttiva 75/2010/EU.

L’articolo 8 di tale direttiva europea prevede che “laddove la violazione delle condizioni di autorizzazione presenti un pericolo immediato per la salute umana o minacci di provocare ripercussioni serie ed immediate sull’ambiente e sino a che la conformità non venga ripristinata” venga “sospeso l’esercizio dell’installazione (...) o della relativa parte interessata”. 

Il merito al “pericolo immediato per la salute umana” il TAR di Lecce è stato chiaro nella sua sentenza a dichiarare “la piena sussistenza, nella fattispecie in esame del presupposto grave pericolo per la salute e per la vita dei cittadini, che – nel caso della città di Taranto deve ritenersi immanente e permanente”. Il fatto che tale “pericolo immediato” si protragga da decenni non significa che la popolazione di Taranto ne abbia fatto l’abitudine e si sia rassegnata a morire: tale pericolo “immediato” è purtroppo diventato - come scrive il TAR - “permanente”. E ciò accresce le responsabilità di tutti coloro i quali ancora adottano un atteggiamento di attesa e di colpevole inerzia.

A ciò si aggiunga che - per ciò che riguarda gli aspetti ambientali relativi alle emissioni climalteranti - lo stabilimento ILVA, unitamente alle centrali termoelettriche CET2 e CET 3 alimentate dai gas di altoforno e di cokeria, è la principale fonte di CO2 in Italia. Se si vogliono contrastare i cambiamenti climatici in Italia occorre pertanto cominciare dall’ILVA, non a caso definita un “climate monster”. 

Occorre sottolineare che non esiste alcun cronoprogramma per la decarbonizzazione dell’ILVA e che i tempi stimati per tale processo sembrano ancora più lunghi di quelli della messa a norma degli impianti a carbone, tanto più che non sono state scelte neppure le tecnologie per attuale tale transizione per Taranto.

Alla popolazione di Taranto, ormai allo stremo, non si può più chiedere di attendere ancora. La popolazione da anni resiste all’assedio dell’inquinamento ed è bersaglio di malattie terribili, con crescenti perdite e centinaia di morti connessi alle emissioni siderurgiche, come acclarato dalle perizie della magistratura. Tale assedio va interrotto per ragioni umanitarie, oltre che sanitarie.

Chiediamo di essere ascoltati come in passato e riponiamo nella Commissione Europea la fiducia che agisca nei tempi più rapidi, anche alla luce delle evidenze scientifiche e giuridiche che intendiamo documentare nelle pagine a seguire

In attesa di un riscontro, restiamo a disposizione e inviamo cordiali saluti.

Per l’Associazione PeaceLink

Alessandro Marescotti

01 maggio 2021

UNITI PER LA SALUTE AUGURA BUON PRIMO MAGGIO 2021



BUON PRIMO MAGGIO
2021


Art. 32 della Costituzione Italiana
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.....

Art. 35 della Costituzione Italiana

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.



BUON PRIMO MAGGIO DA

UNITI PER LA SALUTE