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29 novembre 2019

IVG: Processo Tirreno Power, riflettori puntati sui valori “autocertificati” per il rilascio dell’Aia .

Tratto da Ivg 

Processo Tirreno Power, riflettori puntati sui valori “autocertificati” per il rilascio dell’Aia 

L'accusa punta il dito contro alcuni comportamenti ritenuti "contraddittori", come la modifica di quei valori più volte in pochi anni

Savona. E’ proseguito ieri, con la deposizione di Marco Mazzoni, coordinatore del gruppo istruttore che ha rilasciato l’Aia alla centrale di Vado Ligure, il processo per disastro ambientale e sanitario colposo a carico di Tirreno Power.

Nel corso dell’ultima udienza la Procura ha cercato, con Mazzoni, di ripercorrere parte dell’iter che ha portato al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per sottolineare quelle che vengono ritenute dall’accusa “contraddizioni” nel comportamento dell’azienda.

Al centro della testimonianza sono finiti i parametri necessari proprio al rilascio dell’Aia. Secondo quanto accertato, i valori delle emissioni realizzate dalla centrale vadese non rispettavano (soprattutto nel pcaso della SO2) i limiti massimi dati dal ricorso alle “Best Available Techniques”, cioè le migliori tecnologie disponibili sul mercato. Detto in altri termini, i gruppi di Tirreno Power, piuttosto datati, avevano emissioni ben superiori a quanto possibile con impianti più recenti e all’avanguardia (già nel 2012 il ricorso alle “migliori pratiche”, sebbene non ancora obbligatorio per la legge italiana, era un preciso obiettivo individuato dall’Unione Europea).


Per eliminare questa difformità, il gruppo istruttore incaricato del rilascio dell’Aia propose a Tirreno Power una riduzione delle ore di lavoro, in modo da diminuire la quantità totale di emissioni nel tempo e non superare il limite semestrale di tonnellate di sostanze rilasciate.

Mazzoni, in udienza, ha confermato che per individuare quel valore limite ci si erap basati su un dato “autodichiarato” da Tirreno Power, che in quella fase non poteva essere verificato con precisione: l’unico modo era mediante un misuratore a camino. Misuratore che venne installato in seguito con parecchio ritardo e in un punto diverso (sui condotti orizzontali). Per questo motivo, la commissione non ha avuto possibilità di verificare con certezza il dato.


La Procura ha sottolineato una notevole fluttuazione del parametro “autodichiarato” dall’azienda in diversi periodi: nel 2007, al momento della richiesta dell’Aia, era più basso di quello proposto nel 2012 (anno della concessione dell’autorizzazione). E lo stesso valore era tornato ad abbassarsi, due anni dopo, al momento del rinnovo.

Sempre in sede di rinnovo dell’Aia, nel 2014 Tirreno Power si era impegnata a rispettare valori emissivi molto migliori a quelli del 2012; eppure, ha sottolineato l’accusa, in quello stesso anno l’azienda aveva affermato di non poter migliorare ulteriormente quel dato (i gruppi a carbone erano troppo vecchi). Insomma, nel 2014 Tirreno Power prometteva uno “sforzo” sui vecchi gruppi giudicato non fattibile (perchè antieconomico) solo due anni prima.

Nella sua deposizione Mazzoni ha confermato di aver chiesto conto di questa discrasia all’azienda, definendosi “seccato”: l’unica spiegazione fornita, ha detto in aula, è stata quella relativa ad un “cambio di dirigenza”, con l’arrivo di vertici che, rispetto ai precedenti (che consideravano l’intervento troppo costoso e preferivano investire nella creazione del nuovo gruppo Vl6), ora valutavano in maniera più positiva un adeguamento degli impianti.

La prossima udienza è in programma il 17 dicembre e vedrà la deposizione di un consulente.

28 novembre 2019

Nota Stampa : Udienza odierna processo Tirreno Power.

Comunicato di Uniti per la Salute


In merito alla udienza odierna nel  processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power si ritiene doveroso precisare quanto riteniamo sostanziale e punto centrale. Dopo una complessa prolusione di un legale della difesa, alla sua precisa domanda riassuntiva se il teste Mazzoni potesse dichiarare che la soluzione dello SME a camino (prescrizione dell' AIA 2012 n.d.r.) non fosse tecnicamente corretta, il teste Mazzoni ha dato come risposta un no secco e categorico.
Ad ulteriore domanda sulla non rappresentatività della misurazione a camino, il teste ha nuovamente risposto con un no deciso.
Si ricorda che la prescrizione aia 2012 prevedeva che SME a camino non andasse a sostituire le apparecchiature sul condotto orizzontale, ma ad aggiungersi ad esse ,evidentemente come ulteriore garanzia.
Si ricorda altresì che il teste , a domande sulla questione lichenica, ha ribadito di non essere un biologo.

Per quanto riguarda la precedente testimonianza della dott. Minervini ( già dirigente del settore ambiente della Regione Liguria) si ribadisce che la stessa ha confermato che nel maggio 2014, successivamente al sequestro dei gruppi a carbone, si è sentita letteralmente "presa per i fondelli" dall'azienda che, improvvisamente e contrariamente a quanto sostenuto in precedenza, presentava un piano che, fin da subito e con semplici interventi di manutenzione, prevedeva di contenere le emissioni di SO2 di quasi la metà rispetto a quanto autorizzato in sede di AIA del 2012 e di ridurre significativamente anche le emissioni di NOx e CO. Ha ribadito inoltre che riteneva inattendibili i sistemi di monitoraggio delle emissioni - SME - adottati dall'azienda (non a camino) e non veritieri i dati sulle emissioni di polveri.

BLOCK FRIDAY :4°sciopero mondiale per il clima domani a Savona

Riceviamo e pubblichiamo 

4°sciopero mondiale per il clima domani a Savona

Ecco il programma definitivo della giornata di domani, che prevede corteo e interventi al mattino e attività di pulizia e proiezione presso il Nuovofilmstudio del docu-film Antropocene* al pomeriggio!
Speriamo sarete con noi e ci aiuterete a divulgare l’evento!
Siamo costantemente in allerta, terrorizzati che qualche nuova disgrazia possa capitare. BASTA!
La natura ce lo sta sbattendo in faccia sempre più spesso, gli scienziati lo urlano sempre più frequentemente: È TEMPO DI CAMBIARE!
È TEMPO DI AGIRE o SARÀ TROPPO TARDI!

Che altro deve succedere perché ci rendiamo conto della gravità della situazione in cui ci troviamo?!?
Il nostro stile di vita, (l’economia, il consumismo, l’incuria) sta avendo un impatto senza precedenti sull’ambiente e sui cambiamenti climatici!!
VENERDÌ 29 NOVEMBRE ci sarà il BLOCK FRIDAY, per dire no al consumismo sfrenato, che ha un costo ambientale immenso, e di cui il Black Friday è la peggiore delle celebrazioni!
Che tu sia bambino, adolescente, adulto, anziano: QUESTA CRISI TI RIGUARDA!
Scendi in piazza con noi!
I referenti locali del movimento Fridays for future Savona.








* “Antropocene” è il completamento, dopo “Manufactured Landscapes” e “Watermark”, di una trilogia di documentari sull’impatto degli esseri umani sul pianeta Terra. Un viaggio in sei continenti, narrato dalla voce di Alba Rohrwacher, per accostare i diversi modi nei quali l’uomo sta utilizzando le risorse terrestri e modificando la Terra come mai prima, più di quanto facciano i fenomeni naturali. La tesi dell’Anthropocene Working Group, un ensemble multidisciplinare e transnazionale di scienziati che ha avviato i suoi studi nel 2009, è che gli ultimi 10.000 anni costituiscano un’era geologica vera e propria. Ma siamo veramente entrati in una nuova era geologica? Il film di uno dei più acclamati landscape photographer, Edward Burtynsky, con i pluripremiati Jennifer Baichwall e Nicholas de Pencier, sintetizza la ricerca dell’Anthropocene Working Group sui segni inconfutabili di come dall’Olocene il nostro pianeta stia entrando nell’epoca dell’Antropocene. Un viaggio attraverso tutto il mondo realizzato con tecniche fotografiche avanguardistiche per prendere coscienza della responsabilità della specie umana nel plasmare il destino del proprio habitat. Riconoscere i segnali di questo impatto è il primo passo verso il cambiamento, per raggiungere metodi di sussistenza che diano sicurezza agli ecosistemi terrestri.  

27 novembre 2019

È ora di ascoltare la scienza contro l’inquinamento

Tratto da Culturaidentita’

È ora di ascoltare la scienza contro l’inquinamento


Si stima che ogni anno nel mondo siano circa 13 milioni i decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,5 milioni a inquinamento, inteso come l’insieme delle alterazioni provocate dall’immissione in atmosfera, acqua e suolo di sostanze contaminanti nocive di per sé o perché in quantità tale da rendere impossibile l’auto-depurazione da parte dell’ecosistema. Sono inquinanti i residui e i sottoprodotti delle attività industriali e agricole, ma anche i rifiuti biologici che produciamo e che interferiscono con le catene alimentari: il complesso di queste sostanze incide sull’ambiente, ma provoca anche alterazioni e mutazioni dei geni fino all’eventuale sviluppo di un tumore. Il cancro infatti è una malattia ambientale su base genetica. All’origine delle neoplasie troviamo mutazioni genetiche, e queste sono spesso la conseguenza degli effetti di ciò che abbiamo intorno, che mangiamo o respiriamo. In alcune zone d’Italia l’emergenza è palpabile: il nuovo rapporto Sentieri (informazioni raccolte fra il 2006 e il 2013 in 28 dei 45 siti di interesse nazionale monitorati dal progetto di sorveglianza epidemiologica, ovvero aree dove gli inquinanti sono abbondantemente in eccesso, da Porto Marghera, a Venezia, all’area industriale di Taranto) dell’Istituto Superiore di Sanità indica un eccesso di tumori maligni del 9% nella fascia d’età fra 0 e 24 anni, con picchi di incremento del 66% per le leucemie mieloidi acute o del 62% per i sarcomi molli. Non è un caso che si parli di giovani e giovanissimi: bambini e ragazzi sono più vulnerabili di fronte agli inquinanti ambientali. Troppo spesso si pensa al cancro come una malattia della terza età sottovalutando che l’aumento dell’incidenza dei tumori riguarda tutte le età e soprattutto l’infanzia, specialmente negli ultimi anni. L’incremento dei casi nel nostro Paese desta preoccupazione: si ammala di cancro un bimbo ogni 5-600 (ogni anno in Italia si registrano circa 1500 nuovi casi negli under 14, ndr) e nonostante i miglioramenti della medicina il tumore è tuttora la prima causa di morte per malattia in età pediatrica. I meccanismi principali che potrebbero essere implicati in questo aumento derivano proprio dall’interazione con un ambiente “malsano” che sui bambini è particolarmente dannoso: i lattanti, per esempio, in proporzione respirano volumi d’aria doppi e bevono sette volte di più rispetto all’adulto, in più nei bimbi l’eliminazione delle sostanze tossiche è fisiologicamente meno efficiente e i danni sono maggiori, trattandosi di un organismo in via di sviluppo. I guai peraltro iniziano già con l’esposizione dell’embrione o del feto (diretta o attraverso la placenta) ad agenti fisici, biologici o chimici in grado di danneggiare il DNA o di indurre alterazioni epigenetiche nei tessuti, ovvero apporre “bandierine” sul genoma che non lo modificano ma portano poi a un’espressione differente del DNA, “programmandolo” quindi in senso negativo. Questi segnali epigenetici si trasmettono dai genitori ai figli, per cui anche un’alterazione provocata dall’esposizione di mamma e papà all’inquinamento ambientale può avere ripercussioni a lungo termine sulla prole, a prescindere dalla presenza di alterazioni genetiche vere e proprie. L’ereditarietà delle modifiche epigenetiche indotte dall’ambiente può perciò comportare un effetto a cascata che in futuro potrebbe far ulteriormente “esplodere” i casi di tumore. Va detto però che a fronte dell’incremento costante dell’incidenza dei tumori si registra una diminuzione della mortalità, che oggi si aggira intorno al 65% e che potrebbe diminuire ancora, proprio se intervenissimo per migliorare l’ambiente che ci circonda. Viviamo immersi in un ambiente che non è l’ideale, poco ma sicuro. Però è sbagliato pensare che non possiamo fare nulla per proteggerci, o anche per migliorare la situazione a tutto vantaggio delle generazioni future. Anzi, quasi sempre una scelta di salute personale si trasforma in un atto positivo per l’ecosistema generale. Uno stile di vita sano resta il pilastro principale per proteggersi dalle malattie e la dieta mediterranea, che si distingue per un ampio consumo di frutta, verdura e carboidrati, è la scelta giusta per la prevenzione dei tumori ma anche per proteggere l’ambiente: in una nazione come la nostra il 30 per cento dell’impronta ecologica, quindi del consumo di territorio e risorse, è connesso proprio a produzione e consumo di cibo e l’alimentazione mediterranea oltre a costare di meno rispetto a una in “stile statunitense” (è stato stimato che un menu all’occidentale costi circa 6 euro al giorno, una giornata di dieta mediterranea 4 euro, ndr), ha infatti un minor impatto ambientale. La prevenzione poi passa anche da un adeguato esercizio fisico, che può scongiurare il 70% di patologie come infarti, ictus, diabete e riduce anche il rischio di tumori nell’adulto.

26 novembre 2019

“ Questo convegno non e’ cio’ di cui Vado Ligure ha bisogno......


Articolo tratto da pag 11 de Il Fatto Quotidiano oggi in edicola 

Processo : sono 26  tra manager, amministratori e dirigenti  ,della Tirreno Power a giudizio  a Savona  per il disastro ambientale attorno alla centrale  ,prima a carbone , di Vado Ligure....

Tratto da Uomini Liberi

Tirreno Power
Da clienti sotto accusa a impresa modello
L’avvocato Severino li porta alla Luiss
Chi si sfila, chi prende le distanze. E chi si arrabbia perché questo convegno non è ciò di cui Vado Ligure ha bisogno. Oggi alla Business School dell’università Luiss di Roma è previsto: “Teaching case Tirreno Power, dalla crisi a modello di sviluppo condiviso”. Partecipano il renziano ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova, il segretario Uiltec Paolo Pirani, il sindaco di Vado Ligure (Savona) Monica Giuliano, il professore di Economia aziendale Enrico Laghi e Fabrizio Allegra, direttore generale della Tirreno Power. Insomma, tutti entusiasti per la ex centrale a carbone, oggi convertita a metano, al centro di un processo per disastro ambientale e sanitario colposo che coinvolge ex manager e dirigenti.
Ciliegina sulla torta, una schiera ospitata e promossa dalla vicepresidente della Luiss, l’ex ministro Paola Severino, che è anche l’avvocato dell’azienda nella causa in cui è citata come responsabile civile.

IL CONVEGNO tratterà della “recente, positiva” ristrutturazione dopo la “forte crisi” del settore termoelettrico” , con una analisi delle difficoltà a cui “la Tirreno Power ha reagito con tempestività e determinazione”. Le polemiche sono state immediate: in una delle prime versioni del programma era prevista anche la partecipazione del pentastellato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mario Turco, il cui nome è poi scomparso. Si sono smarcati anche alcuni sindacati invitati, come la  Filctem-Cgil. “Siamo consapevoli della responsabilità che ci siamo presi per evitare che 200 lavoratori finissero in mezzo ad una strada come  era nelle intenzioni della società – spiegano in una nota, riferendosi alla crisi-.Ma fare di questo un esempio per la gestione della crisi industriale’, francamente, ci sembra poco rispettoso per chi da questa crisi ne è uscito con le ossa rotte. Basti pensare a 400 lavoratori in- diretti”.
Peraltro è in corso il processo a 26 tra manager, amministratori e dirigenti di Tirreno Power perl e accuse di disastro ambientale e sanitario colposo relative al pe- riodo 2003- 2014. Sono parte civile molte associazioni ma anche i ministeri dell’Ambiente e della Salute. Nelle scorse settimane, il Cnr aveva parlato di un aumento del 49% della mortalità nella zona in 12 anni,datic he Tirreno Power rigetta come “vecchi e già confutati”. “Negli anni l’azienda ha dimostrato di poter sopravvivere adeguandosi alla riduzione delle emissioni e alla chiusura dei gruppi a carbone. – dicono oggi i comitati -. E se l’avesse dimostrato anche prima del sequestro?
Cosa si vuole sostenere in questo illustre convegno, con magari un occhio al processo?”
INTANTO il sindaco di Quiliano (Savona), che ospita  parte dell’impianto, attende ancora di conoscere le dinamiche della reindustrializzazione iniziata a fine 2018:  “Fin qui solo informazioni vaghe”, osserva Nicola Isetta. Magari oggi ne saprà di più

VIRGINIA DELLA SALA E FERRUCCIO SANSA da Il Fatto Quotidiano

24 novembre 2019

Alle Iene:Ilva di Taranto: i bambini malati di cancro per l'inquinamento

Tratto da  Iene.mediaset

Ilva di Taranto: i bambini malati di cancro per l'inquinamento | VIDEO

Affrontare il dramma Ilva di Taranto non vuol dire discutere solo di inquinamento ambientale e trattative milionarie per salvarla. Vuol dire purtroppo parlare anche di cancro dei bambini. Gaetano Pecoraro è andato a conoscere i piccoli malati di tumore, nel servizio di stasera a Le Iene, dalle 21.15 su Italia1

A Taranto accanto alle trattative milionarie e all’inquinamento ambientale, ci sono anche i bambini che stanno combattendo un male terribile: il cancro. Una malattia che a molti di loro è venuta proprio a causa della più grande acciaieria d’Europa.
“Qui c’è un aumento del 54% dei tumori infantili a causa dell’inquinamento ambientale”, dice Valerio Cecinati, primario del reparto di Oncologia pediatrica dell’ospedale di Taranto. Della possibile chiusura di quest’industria ne abbiamo sentito parlare a lungo con le trattative tra governo e ArcelorMittal per trovare una soluzione. Mentre gli occhi di tutti sono puntati su queste trattative che muovono milioni di euro, i danni tragici dell’inquinamento dell’Ilva non possono però passare in secondo piano.
Abbiamo iniziato a parlare della vicenda Ilva nel 2013 con la nostra Nadia Toffa (clicca qui per il suo servizio). Avevamo documentato le nubi tossiche che si alzavano dall’azienda e le malattie che hanno causato a chi lavora e abita lì attorno. Sei anni dopo siamo tornati a cercare i nostri amici di Taranto (qui il servizio di Gaetano Pecoraro della scorsa settimana). E oggi vi parliamo del dramma dei più piccoli.

23 novembre 2019

IVG :Convegno di Tirreno Power, i sindacati: “Non ci andremo, iniziativa autocelebrativa”

Stralcio da IVG

Convegno di Tirreno Power, i sindacati: “Non ci andremo, iniziativa autocelebrativa”


Provincia. Nei giorni scorsi la segreteria della Filctem nazionale ha ricevuto un invito per un convegno organizzato da Tirreno Power dal titolo “Tirreno Power dalla crisi a modello di sviluppo condiviso”, sottotitolo “un esempio per la gestione delle crisi industriali”. La Filctem-Cgil – fa sapere – non parteciperà a questa iniziativa. 
Spiegano i sindacati: “Siamo consapevoli del ruolo che abbiamo svolto durante quella difficilissima trattativa e della responsabilità che ci siamo presi per evitare che 200 lavoratori finissero, in mezzo ad una strada come era nelle intenzioni della Società anzi, ne siamo orgogliosi. Con un impegno senza precedenti, che ha coinvolto le istituzioni a tutti i livelli, la politica e tutte le aziende del settore siamo riusciti ad attenuare il più possibile un impatto che altrimenti sarebbe stato devastante”......
Continuano i sindacati: “Come potremo dimenticare la vertenza più drammatica che ha colpito un settore che fino ad allora era riuscito, seppur con molte difficoltà, ad autosostenersi. Ma fare di questo: ’un esempio per la gestione della crisi industriale’, francamente, ci sembra poco rispettoso per chi da questa crisi ne è uscito con le ossa rotte (basti pensare ai 400 lavoratori indiretti). Le cause della crisi di Tirreno Power non sono semplicemente attribuibili alla crisi generale che ha colpito le aziende del nostro paese. Nasce e si perpetua molto prima con una gestione poco attenta delle risorse anche negli anni d’oro. .....
“Il 26 novembre, pertanto, non parteciperemo a quell’iniziativa che, a nostro avviso, ha troppo l’aria di un’autocelebrazionePreferiamo continuare a vigilare sull’andamento della società anche perché sarebbe imbarazzante, dopo aver brindato, assistere da qui a poco alla riproposizione di un altro dramma. ..... 
Leggi su  IVG l'articolo integrale

21 novembre 2019

Isde -Triste primato: l'Italia è al primo posto per morti premature da esposizione a polveri sottili.

Tratto da Isde
Triste primato: l'Italia è al primo posto per morti premature da esposizione a polveri sottili.

Guarda l'intervento del Presidente del comitato scientifico di ISDE, Agostino Di Ciaula, a Le Iene 

Triste primato: il nostro paese è al primo posto per morti premature da esposizione a polveri sottili. Lo sostiene uno studio condotto della University college di Londra......

L’Italia, purtroppo, è la prima in Europa per morti premature da esposizione alle polveri sottili pm10. E a essere in pericolo è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati con un impatto a lungo termine. Sono più esposti perché hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppato.
I dati, raccolti in uno studio condotto da Marina Romanello della University college di Londra, registrano in Italia 45.600 morti premature in un anno per polveri sottili (i dati presi in esame sono del 2016). Romanello è tra gli autori del report "The Lancet, Countdown on Health and Climate Change", che ha coinvolto almeno 35 enti tra università e istituzioni come l'Oms e 120 ricercatori in tutto il mondo per una ricerca sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. Gli esperti hanno stimato per l'Europa 281mila morti premature per esposizione a pm10. Si tratta di particelle talmente piccole che riescono a penetrare fin negli alveoli polmonari e passare poi nel sangue.
Con Giulio Golia nel servizio che trovate qui sopra abbiamo incontrato un esperto di rapporti tra ambiente e salute Agostino Di Ciaula per farci spiegare i rischi e i pericoli provocati dall'inquinamento prodotto dai fumi che respiriamo. Parliamo sempre delle particelle solide inquinanti, meglio conosciute come pm10, che possono provocare danni leggeri, come irritazione degli occhi e della gola, ma che possono provocare anche problemi più gravi: “Sono sostanze che sicuramente possono provocare il cancro”.

Entrando più nello specifico Di Ciaula spiega che “le particelle più grandi si fermano nei polmoni e possono provocare crisi d’asma e respiratorie, mentre quelle più piccole entrano nel sangue e in tutti gli organi provocando aritmie, infarti, ictus e altri problemi cardiovascolari”. Qui il video

IENE.MEDIASET.IT
Triste primato: il nostro paese è al primo posto per morti premature da esposizione a polveri sottili. Lo sostiene uno studio condotto della University college di Londra. Noi de Le Iene con Giulio Golia vi abbiamo raccontato danni e pericoli provocati da queste particelle inquinanti che si trovano ...

Cambiamenti climatici..... “Danni alla salute anche in Italia”

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Cambiamenti climatici, il report che racconta gli effetti: raccolti più scarsi e lavoratori meno produttivi. “Danni alla salute anche in Italia”

“The Lancet Countdown 2019: Tracking Progress on Health and Climate Change”, pubblicato sull’omonima rivista di scienze mediche e redatto da 120 esperti di 35 istituzioni accademiche internazionali, traccia la direzione globale delle conseguenze del riscaldamento globale sull'ambiente (incendi, ondate di calore) e soprattutto sulle attività e il benessere psicofisico dell'uomo. Si può rimediare? "Le tendenze positive non mancano"


Il cambiamento climatico fa danni alla salute. E lo fa anche in modo inaspettato, ad esempio provocando un aumento delle malattie infettive, come il vibrio (colera) o la febbre Dengue. Questo non solo nei paesi non occidentali, ma anche in Italia, dove la capacità delle zanzare di farsi vettori di questo virus è raddoppiata rispetto al 1980. È uno dei dati contenuti nel rapporto “The Lancet Countdown 2019: Tracking Progress on Health and Climate Change”, pubblicato sull’omonima, autorevole, rivista di scienze mediche e redatto da 120 esperti – climatologici, matematici, ingegneri, esperti di cibo, energia e trasporti, medici – di 35 istituzioni accademiche internazionali e agenzie delle Nazioni Unite di tutti i continenti. Il rapporto, che utilizza 41 indicatori, è finalizzato a fornire strumenti a legislatori e decisori politici, perché agiscano nel modo più appropriato. “Un bambino nato oggi vivrà in un mondo di quattro gradi più caldo rispetto all’epoca preindustriale”, si legge nelle pagine iniziali, “e il cambiamento climatico avrà conseguenze in tutte le fasi della sua vita, infanzia, adolescenza, età adulta e anziana”.

Gli impatti fisici e psichici degli eventi estremi
Gli eventi estremi – ondate di calore, siccità prolungata, inondazioni – mettono a rischio diretto le fasce di popolazioni più deboli, come gli anziani che vivono in aree urbane, vulnerabili a ictus e problemi renali, perché più affetti da malattie croniche. ........

Non poteva mancare infine nel rapporto il tema della qualità dell’aria e dei decessi legati alle polveri sottili. “Utilizzare le fonti fossili per la produzione di energia significa non solo aggravare il problema del riscaldamento globale, ma anche peggiorare la qualità dell’aria e su questo l’Italia detiene un triste primato, con 45.600 decessi prematuri a seguito dell’esposizione a PM2.5 solo nel 2016”, ha affermato Romanello. Si tratta del valore più alto in Europa e dell’undicesimo più alto nel mondo, che si traduce in una perdita economica di 20,2 miliardi di euro.
La salute al centro della transizione
Gli esperti del rapporto sono concordi: le tendenze positive non mancano, come la riduzione di investimenti nel carbone, l’impennata delle energie rinnovabili, la riduzione dell’inquinamento dell’aria in Europa. Inoltre, il 50% dei paesi e il 69% delle città ha un piano di adattamento ai cambiamenti climatici, mentre aumentano gli investimenti per adattare i sistemi sanitari, migliorare i trasporti. E cresce anche il coinvolgimento dell’opinione pubblica. Tuttavia le emissioni continuano ad aumentare e dunque il mix energetico dovrà cambiare drasticamente a livello globale, mentre saranno sempre più necessari interventi di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare dei sistemi sanitari. Più in particolare, il rapporto indica la necessità che l’Europa arrivi ad una qualità dell’aria in linea con quanto previsto dalla World Health Organization, che si raggiunga nel 2030 il target del 32% di energie rinnovabili, eliminando gradualmente quelle fossili, che si promuova una mobilità accessibile per tutti, che aumentino gli investimenti sul controllo dei vettori di malattie infettive. “Mettere la salute al centro di questa transizione produrrà enormi dividendi per il settore pubblico e per l’economia, offrendo allo stesso tempo aria più pulita, città più sicure e diete più sane. I vantaggi economici legati ai benefici per la salute derivanti dall’applicazione dell’Accordo di Parigi superano i costi di qualsiasi intervento, con un risparmio di migliaia di miliardi di dollari nel mondo”, sottolinea Romanello. Secondo Stefano Campostrini, Professore di statistica sociale per le politiche sociali e sanitarie all’Università Ca’ Foscari Venezia e Direttore del Governance & Social Innovation Center, “il paese Italia, se per molti versi ha un sistema sanitario resiliente, non è ancora del tutto pronto agli impatti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sulla salute della popolazione. Inquinamento dell’aria, migrazioni, sostenibilità del sistema sanitario sono solo alcuni dei grandi ambiti nei quali le sfide sono più pressanti”.

Ricerca e salute: l'opaca trasparenza dei nuovi criteri proposti dall'Epa

Tratto da Il Bolive

Ricerca e salute: l'opaca trasparenza dei nuovi criteri proposti dall'Epa

Il titolo, “Strengthening transparency in regulatory science”, potrebbe lasciar pensare a qualcosa di positivo ma la bozza della proposta con cui l’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente del governo federale americano, ha annunciato di voler limitare le ricerche scientifiche che verranno utilizzate quando occorre stabilire norme legate alla salute pubblica, ha suscitato sconcerto e apprensione tra molti scienziati.
Il documento, a cui in questi giorni ha avuto accesso il New york times, integra una precedente proposta sulla trasparenza dei dati utilizzati nelle ricerche, proposta che era stata avanzata nel 2018 e che già allora era stata duramente criticata da gruppi scientifici, ambientali e di pazienti.
Il nodo chiave intorno al quale ruota la proposta dell'Epa riguarda il concetto di accessibilità dei dati raccolti durante le ricerche. Dalla bozza emerge che gli scienziati, per essere certi che l'agenzia decida di valutare le conclusioni di un loro studio, si troverebbero nella condizione di dover divulgare tutti i "raw data" - cioè i dati grezzi, non elaborati - di cui, ad esempio, fanno parte anche informazioni mediche raccolte con accordi di riservatezza. Secondo i vertici dell'Epa questo cambiamento di paradigma consentirebbe una maggiore trasparenza e permetterebbe di validare in modo indipendente i risultati di uno studio. Il tutto, si legge in un tweet dell'agenzia, "mantenendo la protezione delle informazioni personali riservate proprio come fanno regolarmente le altre agenzie sanitarie federali". .....
Sono in molti però a temere che la misura potrebbe rendere molto più difficile il contrasto all'inquinamento dell'aria e dell'acqua e, più in generale, le azioni a tutela della salute umana: in passato sono state proprio le informazioni sanitarie riservate, che di solito non sono rese pubbliche, ad avere svolto un ruolo importante nel far definire all'Epa limiti più rigorosi per gli inquinanti atmosferici. Un esempio emblematico è lo studio realizzato nel 1993 dalla Harvard University che ha permesso di collegare in modo definitivo l'aria inquinata alle morti premature. Durante la raccolta di dati per la loro ricerca, nota come Six cities study, gli scienziati hanno firmato accordi di riservatezza per tracciare le storie mediche e occupazionali private di oltre 22.000 persone in sei città e, collegando questi dati con quelli relativi alla qualità dell'aria, hanno studiato il legame tra l'esposizione cronica all'inquinamento atmosferico e la mortalità. Un'analisi che aveva stimolato l'Epa a introdurre nuovi controlli sul particolato carbonioso, ma che era stata criticata dalle industrie dei combustibili fossili e da alcuni politici repubblicani secondo i quali l'Epa stava facendo uso di una "scienza segreta". .....
Un ulteriore elemento di preoccupazione deriva dal fatto che nella nuova bozza della proposta dell'Epa, a differenza di quella avanzata nel 2018, si prevede la possibilità che la regola della trasparenza venga applicata retroattivamente agli studi che in passato sono stati utilizzati per sostenere le regolamentazioni attuate.
Pareri negativi sui cambiamenti ipotizzati dall'agenzia americana per la protezione dell’ambiente sono arrivati anche dalla National association of pediatric nurse practitioners che, riporta sempre il New york times, ha espresso il timore che la norma "alla fine si tradurrà in una protezione ambientale e sanitaria più debole e maggiori rischi per la salute dei bambini".
Di certo è difficile non intravedere come il cambiamento proposto dall'Epa faccia parte di un disegno più ampio portato avanti dall'amministrazione Trump per indebolire le azioni a contrasto dell'inquinamento e del cambiamento climatico. Una linea che è stata confermata anche dal recente avvio della procedura di ritiro formale degli Stati uniti dagli accordi di Parigi sul clima, ma che tenta anche di estendere la sua influenza sul mondo della ricerca. E non sono mancati casi di scienziati governativi puniti per aver espresso posizioni in contrasto con quelle del presidente Trump o ricercatori ai quali è stato impedito di recarsi alle conferenze per presentare il loro lavoro.

Comunicato: Invertire la rotta e uscire dal capitalismo fossile!

Tratto da globalproject.info

Invertire la rotta e uscire dal capitalismo fossile!

Comunicato dell’assemblea nazionale della campagna "Fuori dal Fossile" (Pescara 17 novembre 2019)

La campagna fuori dai combustibili fossili va avanti in tutta Italia e continua a mettere in rete decine di territori mobilitati contro le grandi lobby del carbone, del petrolio e del gas. 
Durante i lavori dell'assemblea nazionale svoltasi a Pescara il 17 novembre è emersa tra le altre cose l'esigenza di rispondere collettivamente ad un disegno nazionale che sta spacciando la transizione dal carbone al gas come una svolta "green" da legittimare, autorizzare e finanziare con incentivi e fondi pubblici. 
I comitati intervenuti a Pescara ritengono invece che investire nel gas, in ogni sua declinazione, dall'estrazione al trasporto, dallo stoccaggio alla combustione, rappresentanti oggi un passo indietro rispetto alla fondamentale lotta contro i cambiamenti climatici e per il diritto alla salute, alla tutela ambientale e alla buona occupazione di cui i territori inquinati italiani hanno assoluto bisogno. Da questo punto di vista l'assemblea, dopo aver raccolto la testimonianza di diverse realtà, ha manifestato l'esigenza di analizzare le varie situazioni all'interno di un unico e preoccupante contesto. 
La dismissione delle centrali a carbone italiane, prevista entro la fine del 2025, rischia infatti di inaugurare nottetempo la nuova era del gas attraverso la realizzazione di gasdotti, hub del combustibile e nuovi impianti termoelettrici meno costosi per le imprese energetiche, ma comunque inquinanti e climalteranti. Si ritiene inoltre inaccettabile continuare ad investire sui combustibili fossili rinviando ancora una volta quel piano di investimenti pubblici che servirebbe finalmente a sviluppare una strategia energetica nazionale basata esclusivamente sulle fonti rinnovabili, sull'ammodernamento della rete e sulle tecnologie di accumulo di ultima generazione. 
L'assemblea ha dunque espresso e ribadito la propria contrarietà ai progetti di Snam, Enel, Eni e A2A ed in particolare a quelli relativi alla realizzazione di gasdotti, rigassificatori, hub del gas e nuove centrali; denuncia altresì che in Italia non è in corso nessuna transizione ecologica e che l'utilizzo del gas ha come unico obiettivo quello di aumentare i profitti delle multinazionali dell'energia così come dimostrano le aste del capacity market; afferma la necessità urgente di attivarsi affinché il Ministero dell'Ambiente respinga subito e senza esitazione l'autorizzazione ai progetti di realizzazione di nuovi impianti a gas per Civitavecchia, Brindisi, La Spezia e Fusina; ribadisce infine che, da questo momento, la lotta di ogni singolo territorio sarà la lotta di tutti i territori in movimento. 
Contro le finte riconversioni ecologiche, per la giustizia climatica e sociale, per un mondo che inverta la rotta e che metta finalmente al bando i combustibili fossili.
Campagna Nazionale Fuori dal Fossile
Pescara, 17 novembre 2019

20 novembre 2019

STRALCI DELLA SENTENZA della Corte dei diritti dell'Uomo per L' ILVA di Taranto

Tratto da Peacelink
La sentenza tradotta in italiano

Le polveri dell'ILVA soffocano anche la Corte dei diritti dell'Uomo

La condanna della CEDU dice verità forti sui danni sofferti dalla popolazione nell'indifferenza dello Stato, mentre il dibattito sul futuro dell'Ilva continua a fingere che non sia successo nulla
19 novembre 2019

UNA LUNGA STORIA DI INDIFFERENZA E

DI ERRORI

Un'udienza della European Court of Human Rights con sede a Strasburgo (foto da Linkiesta)








Dopo i fatti esposti da 128 cittadini di Taranto, i Giudici della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo hanno esaminato documenti e studi ufficiali sugli effetti dell'inquinamento dell'acciaieria sulla popolazione, e per la prima volta hanno valutato la situazione di Taranto per giudicare se lo Stato Italiano abbia violato i diritti fondamentali delle persone. La sentenza del 24 gennaio 2019 (che ha deciso il Ricorso n. 54414/13 e altri - Causa Cordella contro Italia) ha così accertato che sono stati violati due articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: l'art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l'art. 13 (diritto a un ricorso effettivo).
Esistevano effetti e dati allarmanti da decenni e nessuno è intervenuto. Non almeno a difendere la popolazione.
Il dibattito di questi giorni non può oscurare ancora una volta questa importante sentenza che condanna lo Stato Italiano. Una sentenza che apre una breccia in una terribile e lunga storia di indifferenza, ..... Ogni decisione da prendere, mentre la multinazionale ArcelorMittal si scioglie dagli impegni assunti come affittuaria dell'acciaieria, non può più ignorare chi vive e chi lavora in questa città, la comunità di Taranto e i suoi diritti.

STRALCI DELLA SENTENZA

I danni alla popolazione provati da studi scientifici.

La Corte constata che "fin dagli anni 1970, vari studi scientifici denunciano gli effetti inquinanti delle emissioni degli stabilimenti Ilva di Taranto sull’ambiente e sulla salute delle personeI risultati di tali rapporti, che provengono in gran parte da organismi statali e regionali, non sono peraltro oggetto di contestazione tra le parti".
Gli studi citati dalla sentenza sono: 1) il rapporto SENTIERI del 2012 (dell'Istituto Superiore della Sanità), che collega all'Ilva l’insorgenza nella popolazione residente di tumori dei polmoni e della pleura e di patologie del sistema cardiocircolatorio; 2) uno studio effettuato nel 2016 che collega all’esposizione ai PM10 (polveri sottili di 10 millesimi di millimetro) e al SO2 (anidride solforosa) di origine Ilva l’aumento della mortalità per cause naturali, tumori, malattie renali e cardiovascolari; 3) un rapporto dell’ARPA (Agenzia regionale per l'Ambiente) del 2017 da cui risulta che permane una situazione di criticità sanitaria, con morti e ricoveri superiori alla media regionale.

Lo Stato Italiano non ha difeso i cittadini.

La Corte continua il suo esame.
"167. Si deve osservare che, nonostante i tentativi delle autorità nazionali di giungere al disinquinamento della zona interessata, i progetti finora messi a punto non hanno prodotto gli effetti auspicati.
168. Le misure raccomandate a partire dal 2012 nell’ambito dell’AIA allo scopo di migliorare l’impatto ambientale dello stabilimento non sono state alla fine realizzate; tale lacuna, del resto, è stata all’origine di una procedura di infrazione dinanzi ai giudici dell’Unione europea. Peraltro, la realizzazione del piano ambientale approvato nel 2014 è stata prorogata al mese di agosto 2023. La procedura che permette di raggiungere gli obiettivi di risanamento perseguiti si rivela dunque di un’estrema lentezza.
169. Nel frattempo, il governo è intervenuto più volte con misure urgenti (i decreti legge «salva-Ilva» ...) allo scopo di garantire la continuazione dell’attività di produzione dell’acciaieria, e questo nonostante la constatazione da parte delle autorità giudiziarie competenti, fondata su perizie chimiche ed epidemiologiche, dell’esistenza di gravi rischi per la salute e per l’ambiente (paragrafo 76 supra, e, per quanto riguarda il rigetto della questione di costituzionalità, paragrafo 51 supra). Per di più, è stata riconosciuta l’immunità amministrativa e penale alle persone incaricate di garantire il rispetto delle prescrizioni in materia ambientale, ossia l’amministratore straordinario e il futuro acquirente della società ".
(...) 172. La Corte non può che prendere atto del protrarsi di una situazione di inquinamento ambientale che mette in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella di tutta la popolazione residente nelle zone a rischio, la quale rimane, allo stato attuale, priva di informazioni sull’attuazione del risanamento del territorio interessato, in particolare per quanto riguarda i ritardi nell’esecuzione dei relativi lavori.
173. Considerato quanto sopra esposto, la Corte constata che le autorità nazionali hanno omesso di adottare tutte le misure necessarie per assicurare la protezione effettiva del diritto degli interessati al rispetto della loro vita privata.
Note: C'è un nuovo ricorso di cittadini di Taranto all'esame della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, che ha sede a Strasburgo. Diversa è la procedura d'infrazione davanti a un'altro Giudice (Corte di Giustizia Europea) per accertare violazioni dei Trattati dell'Unione Europea, anch'essa aperta nei confronti dell'Italia per le scelte sull'ILVA.
http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/11/12/ilva-di-taranto-ed-emissioni-nocive-comunicati-altri-ricorsi-alla-corte-europea-dei-diritti-delluomo/