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06 ottobre 2015

Puglia .Centrali a carbone: partire dal danno sanitario....




Il Forum Ambiente Salute e Sviluppo di Brindisi ha colto l’occasione del riesame dell’AIA per presentare al Governo, alla Regione e al Sindaco di Brindisi, in una lettera aperta che di seguito si riporta intergralmente, la necessità di cambiare paradigma proprio alla luce delle recenti evidenze scientifiche, stabilendo, cioè, le prescrizioni di emissione a partire dall’impatto sanitario stimato, cioè dai decessi attribuibili, quindi dalla loro riduzione, per risalire ai limiti di attività da includere consequentemente nell’AIA.

LETTERA APERTA
“Apprendiamo dalla stampa dell’interesse dell’Amministrazione Comunale di Brindisi a svolgere un ruolo attivo nel procedimento di riesame dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per la Centrale Enel di Cerano. Negli ultimi mesi, la Centrale è stata oggetto dell’attenzione di istituzioni di controllo e di ricerca regionali e nazionali. Infatti, diverse istituzioni hanno pubblicato rapporti scientifici sull’impatto e sul danno causato dalla Centrale e presentato le stesse anche a Brindisi in occasione di un Convegno promosso da Asl ed Arpa il 14 settembre scorso. In questo documento, passiamo brevemente in rassegna le conclusioni che se ne possono trarre e formuliamo alcune proposte operative.
La Valutazione del Danno Sanitario di ARPA, ASL e ARES
Nella VDS gli autori svolgono quello che in gergo è definito un risk assessment (RA, valutazione del rischio). Con questa valutazione gli autori stimano, infatti, il rischio di sviluppare il cancro per via inalatoria; e un indice di rischio per malattie respiratorie. La VDS ha stimato, dunque, i danni delle sostanze cancerogene contenute nel cosiddetto particolato primario. Gli autori hanno stimato per la stessa tipologia di emissione anche il rischio non-cancerogeno. Con riferimento al solo rischio cancerogeno e valutando solo il particolato primario e le emissioni prodotte dall’erosione eolica del parco carbonile, dalla movimentazione, dal traffico e dalle attività portuali, ARPA, ASL e ARES rilevano un rischio cancerogeno di 0,3/10000 esposti e un rischio non-cancerogeno che riporta l’esistenza di un pericolo in quanto i dati sanitari risultano in eccesso rispetto al riferimento assunto.

 L’articolo di Mangia e altri del Cnr
Gli autori hanno seguito un approccio differente, la valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (VIIAS); hanno utilizzato coefficienti di rischio che pervengono non da studi su animali ma da studi su persone e, nel caso specifico, da studi epidemiologici svolti sulle popolazioni esposte a concentrazioni di particolato (PM2.5). Nell’articolo hanno stimato l’impatto sia del particolato primario emesso dal camino della Centrale sia del particolato secondario che si forma anche a diverse decine di chilometri dal camino (elemento non presente nella VDS). Infine, gli autori hanno calcolato i morti, per qualsiasi causa e dunque non solo per cancro, attribuibili a questo inquinamento (particolato primario + particolato secondario) sulla base delle morti che realmente si sono verificate nell’area in studio, comprendente 120 comuni delle province di Brindisi Lecce e Taranto, nell’anno di studio (2006)......
Per concludere, si vuole sottolineare che le istruttorie AIA ci paiono la sede più opportuna per ragionare sul peso ambientale e sanitario delle attività produttive. La produzione di elettricità dal carbone rimane classificata fra le più impattanti. Oggi abbiamo il modo di ragionare su malattie e decessi: è necessario dunque promuovere modalità di produzione di energia meno nocive e alternative con un programma di medio lungo periodo come è avvenuto in altre parti del mondo come per esempio in North Carolina (USA) (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25046689).

Giovanni CAPUTO. Michele DI SCHIENA, Doretto MARINAZZO, Maurizio PORTALURI
per il FORUM AMBIENTE SALUTE E SVILUPPO”
Qui l'articolo integrale

30 agosto 2015

PUGLIA, INQUINAMENTO E TUMORI: LA TRISTE STORIA.

Tratto  da nel mese .it

PUGLIA, INQUINAMENTO E TUMORI: LA TRISTE  STORIA INFINITA

Circa 300 bambini delle scuole primarie del Salento saranno sottoposti a test per verificare la presenza nel sangue e nelle urine di metalli dalle proprietà neurotossiche e di inquinanti organici. Si chiama progetto Jonico-salentino, ed è  l’iniziativa della Regione Puglia che ha assegnato 350mila euro alla provincia di Lecce per monitorare l’esposizione agli agenti inquinanti dei bambini in ambiente scolastico. Questa iniziativa serve anche a monitorare la zona salentina colpita dal così detto “paradosso di Lecce”, ossia un’ elevata mortalità a causa di tumori provocati dall’inquinamento, nonostante la zona non sia tra le province più “calde” della nostra regione, da sempre al centro di numerosi scandali che connettono una disastrosa gestione dell’ambiente con un altro disastroso livello di incidenza di tumori.
Se si analizza il Registro Tumori Puglia, la raccolta dati sullo sviluppo di tutti i tipi di cancro utilizzato anche dalle ASL, si può notare come vi sia una stretta correlazione tra l’inquinamento industriale e l’aumento di tumori in particolari aree della regione Puglia, la quale risulta essere una delle regioni con il più alto tasso di inquinamento dell’aria, nonostante le norme sulle emissioni siamo più stringenti rispetto al resto del paese.
TARANTO- Al primo posto, senza troppo stupore, c’è la provincia di Taranto, con ben il 54% della popolazione tra gli zero e i 14 anni che sviluppa in particolar modo tumori al polmone, alla pleura, malattie respiratorie acute e croniche, mentre negli adulti si registra una particolare incidenza di tumori allo stomaco, al fegato, alla mammella. Sono aumentati del 100% i casi mesotelioma e tumore al rene, del 50% i tumori al polmone, del 40% il tumori al fegato.
I casi di persone che contraggono il cancro sono raddoppiati nell’arco di 10 anni e particolarmente circoscritti a determinate zone della città, come il noto quartiere Tamburi.
Non si hanno dubbi nel connettere questo disastroso quadro sanitario all’inquinamento industriale della zona, in particolar modo a quello prodotto dall’ Ilva. Le polveri inquinanti si raccolgono con la calamita, e non si stupisce che i tarantini costretti a mangiare pane e polvere si ammalino con questa frequenza di tumore.
BRINDISI- A Brindisi ci sono troppi tumori, e a confermarlo è il Cnr, il quale riporta un eccesso di casi di cancro alla pleura, alla laringe, al polmone e evidenzia la presenza di malattie croniche di tipo respiratorio. L’incidenza per linfoma di Hodgkin in provincia di Brindisi supera  la media nazionale e vi è un aumento di incidenza per leucemia mieloide nelle donne del 75% rispetto al resto d’Italia. Una delle principali cause è la presenza di biossido di zolfo nell’aria proveniente dalla inquinatissima zona industriale e dal porto. Il gruppo No carbone, attivo nella città, si scaglia principalmente contro la centrale a carbone di Cerano presente sul territorio brindisino che ha portato un’impennata di casi di tumore ai polmoni sopratutto nei bambini, rovinando la qualità dell’aria e compromettendo anche l’agricoltura delle zone circostanti alla centrale.
La centrale di Cerano è al diciottesimo posto in Europa nella classifica delle industrie pesanti per livello di emissioni inquinanti prodotte, 34 posizioni prima dell’ Ilva.  Confrontando i livelli di emissioni di biossido di zolfo e anidride carbonica tra le due centrali sembra che la centrale brindisina produca una quantità di inquinanti dell’aria molto maggiore rispetto all’acciaieria di Taranto, che invece supera Cerano per livelli di particolato ( le poveri sottili).
Leggi l'articolo integrale su NEL MESE .IT

26 settembre 2014

NOALCARBONE BRINDISI:NIENTE FILTRI AI CAMINI DI TORCHIAROLO, ACCOLTO IL RICORSO DAL COSIGLIO DI STATO.

Tratto da No Al Carbone Brindisi

NIENTE FILTRI AI CAMINI DI TORCHIAROLO, ACCOLTO IL RICORSO.

Pubblichiamo una nota del prof. Franco Magno su quanto avvenuto in settimana, con particolare riferimento al Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di Torchiarolo. Si vedrà se sono "i caminetti" a creare l'inquinamento acuto da PM10.!!!!!!!

SULL’ AMBIENTE E SULLA SALUTE SI EVITINO PROCLAMI E FUGHE IN AVANTI. 


Quella appena trascorsa è stata una settimana intensa di impegni che hanno visto la situazione ambientale di Brindisi alla ribalta, sia nelle aule di Tribunale che, in convegni .......al centro di questa settimana è stata la centrale elettrica di Enel-Cerano ed in suo impatto sull’ambiente e sulla salute dei Cittadini ed il Comune di Torchiarolo per la presunta contaminazione del PM10 dai caminetti domestici. 

In particolare per Torchiarolo, nella giornata di ieri il Consiglio di Stato ha accolto, in favore del Comune di Torchiarolo, il ricorso in appello cautelare presentato dall’Avv. Dario Lolli, con la consulenza tecnica dello scrivente e con il quale si chiedeva la riforma della Ordinanza n. 242/2014 emessa dal TAR Puglia, sede di Lecce, che aveva rigettato la richiesta cautelare di sospensione della delibera G.R. Puglia n. 2349 del 04/12/2013 concernente l'approvazione del “Piano relativo alle misure di intervento per il risanamento della qualità dell'aria nel Comune di Torchiarolo per l'inquinamento da PM 10”.
Il Consiglio di Stato, nell’accoglie i motivi del ricorso, evidentemente ha riscontrato elementi tali da supportare le tesi di adeguamento e completamento tecnico necessarie allo stato di “contaminazione acuta” registrata dalla centralina di Via Don Minzoni a causa del superamento del limiti di concentrazione del PM10, oltre i 35 giorni/anno previsti dalla norma.
E’ un primo passo importante che interrompe la procedura del “Piano”, riduce l’arroganza di chi ha affermato che i camini sono causa di ben il 92 % della produzione di PM10 e fornisce speranza e dignità ai Cittadini di Torchiarolo che da decenni subiscono la presenza delle ricadute degli inquinanti di Cerano e dell’intero comparto industriale; è un primo passo ma è essenziale perché si completino gli studi e si definisca la verità scientifica che non può essere, anche questa, sempre a favore di ENEL. 

Come tecnico ambientale mi sforzo sempre di essere il più oggettivo possibile, senza farmi trascinare dal patos emozionale ma, francamente, è uno sforzo notevole anche se necessario ed anche se il condizionamento dei “Media” è sempre notevole, con a volte elementi fuorvianti, semplicistici e disconnessi dalla oggettività scientifica; appare opportuno evidenziare, con l’ottimismo che mi caratterizza, che si stanno facendo notevoli passi in avanti nella definizione della reale “impronta ecologica e sanitaria” che induce la centrale di Cerano in particolare ma, più in generale, tutto il comparto industriale emissivo. 
Lo studio presentato da ARPA ha il pregio di aver applicato un’innovativa tecnica di modellazione matematica finalizzata alla distribuzione delle emissioni delle centrali alimentate a carbone ma, ha anche il limite di essere solo un “modello matematico” che è funzione delle informazioni che si forniscono;
nel caso di Cerano, il limite sta nella necessità di avere dati in continuo a “bocca di camino”, analisi composizionali del carbone portato in combustione, analisi di raffronto fra la composizione del carbone e quella registrata dalle centraline, analisi dei dati rivenienti da “deposimetri” (per le particelle sottili) pubblici da porre nell’intorno vasto (di chilometri) della centrale e del nastro trasportatore del carbone, ecc.
Fa specie, però, la fretta di ARPA con la quale intende presentare la bozza della “Valutazione del Danno Sanitario” nel momento in cui le “informazioni” da fornire al modello matematico sono incomplete e necessitano di ulteriori dati scientifici. 
Se l’espressione “L’Arpa assolve l’Enel”, riportata da Quotidiano, può essere fatta ad arte per focalizzare l’attenzione e la vendita del giornale, la presentazione di una modellazione della distribuzione degli inquinanti incompleta, ha la medesima valenza. 
Di certo vi è che il Decreto AIA n. 253 del 08/06/2012, con il quale il Ministero dell’Ambiente autorizza l’esercizio della centrale Enel di Cerano, nel “Piano di Monitoraggio e Controllo” allegato e prodotto da ISPRA (30 maggio 2011), 
impone ad Enel l’istallazione, a bocca di camino, di campionatori in continuo dei microinquinanti immessi in atmosfera; ove fossero stati allocati tali campionatori in continuo ARPA avrebbe avuto ulteriori e più probanti elementi di valutazione oggettiva da inserire nel “modello matematico”.
Ove ARPA avesse avuto, per quanto imposto dal richiamato “Piano di Monitoraggio e Controllo” (cap. 2.5), la possibilità di avere i dati rivenienti dalle caratteristiche composizionali dei carboni utilizzati nella centrale, per ogni nave che scarica carbone, avrebbe avuto, così come riportato nel fax simile della scheda allegata, la possibilità di conoscere le concentrazioni degli analiti “più significativi” del carbone, quali: zolfo, cloro, fluoro, berillio, piombo, nichel, manganese, vanadio, cromo, zinco, arsenico, antimonio, selenio, cadmio e mercurio. 
ARPA avrebbe avuto la possibilità di confrontare questi analiti con quelli registrati a “bocca di camino” e quelli registrati nelle centraline di monitoraggio, definendo, più razionalmente e concretamente, gli imput del modello matematico di valutazione. 
I richiamati analiti del carbone sono, guarda caso, quasi tutti quelli che concorrono alla definizione di “contaminazione diffusa” (come definita dalla stessa ARPA) delle matrici ambientali (suolo, sottosuolo e falda freatica) che sono state caratterizzate chimicamente nell’area posta nell’intorno del nastro trasportatore e del parco carbone; quelle aree sono “contaminate” dalla perdita di “polverino di carbone” e, per definizione normativa (art. 300, comma 2 lettera d, del D.Lgs 152/2006) hanno subito un “danno ambientale” e come tali vanno bonificate.
La certezza della “contaminazione” delle matrici ambientali è fornita dalla stessa ARPA e dall’Università del Salento che, sugli analiti che hanno superato le “Concentrazioni Soglia di Contaminazione” (CSC) hanno effettuato le “Analisi di Rischio” (pagate dal Commissario Delegato per 500.000 € all’Università e 120.000 € ad ARPA – Decreto C.D 138/2008) evidenziando, fra l’altro: che l’arsenico è quello a “maggiore rischio potenziale” e, in parte è un “biodisponibile” e quindi rientra nella catena alimentare umana, che alcune colture orticole sono fortemente bioattrattive, ecc.
Le “Analisi di Rischio” hanno interessato anche il “Rischio Sanitario” individuando, fra l’altro che: vi è un rischio acuto per gli operatori all’esposizione ai suoli contaminati che impone una riduzione del lavoro a 120 g/a, vi è la necessità di effettuare adeguate prevenzioni e protezioni per chi opera sui terreni contaminati, ecc. 
Ma se vi è un rischio acuto per i lavoratori ed i produttori agricoli che limita il lavoro a 120 giorni l’anno, quale rischio hanno i residenti posti attorno al nastro ed al carbonile?
Queste “Analisi di Rischio” fatte da ARPA sono state considerate nel modello matematico predittivo? 
Infine, un ultimo elemento è necessario riportare in merito al “Particolato Sottile”che è connesso direttamente al carbone in virtù della “finezza” granulometrica che presenta e che a volte supera il 60% in peso della componente inferiore a 0,5 mm. (500 micron); dimensione alla quale molta bibliografia fa partire il così detto “Particolato”, quel materiale che può essere disperso in atmosfera (in funzione delle condizioni meteo climatiche) e che, con dimensioni anche nanometriche, può essere diffuso a decine di chilometri. 
Ebbene ENEL dichiara, nel Decreto autorizzativo AIA (cap. 4.5.2) che le “emissioni non convogliate” originano dallo scarico del carbone (Costa Morena) “un’emissione diffusa” di 29 μg/mc/giorno e dallo “stoccaggio si origina un’emissione diffusa di 145 μg/mc/g”) per un totale di 174 μg/mc/g. 
E’ una dichiarazione del Produttore e quindi è di parte e, se pur considerata valida, basta moltiplicare per 17-18 anni di funzionamento della centrale per verificare quanto “particolato sottile” è stato immesso in atmosfera ed è ricaduto sui campi e sulle abitazioni.
Questo dato è stato considerato nello studio modellistico dell’ARPA? 
In definitiva stanno sempre più migliorando gli aspetti di conoscenza delle “impronte” che l’apparato industriale di Brindisi induce sul territorio e sulle popolazioni, per cui sarebbe bene che si evitassero fughe in avanti che non producono altro che ulteriori danni e che la politica, quella seria ed a servizio della comunità, faccia sentire la sua voce ed imponga percorsi di produttività compatibili con ambiente e salute
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Brindisi 27/09/2014 prof. Francesco Magno





19 novembre 2013

Rifiuti tossici, allarme dei pediatri, lettera al governo: “Rischio cancro inaccettabile. Incidenza alta”

Tratto da Il fatto Quotidiano

Rifiuti tossici, allarme pediatri: “Rischio cancro inaccettabile. Incidenza alta”

Lettera al governo e al Garante per i diritti dell'infanzia per chiedere la bonifica immediata dei siti inquinati e il controllo delle fonti di inquinamento. In Puglia sono 12mila i bimbi che rischiano di sviluppare una malattia e in Campania non esiste un registro dei tumori per studiare il rapporto di causa-effetto

Ilva
Dopo tante parole e impegni, la realtà non sembra essere cambiata per chi vive nella cosiddetta ‘Terra dei fuochi‘ tra Napoli e Caserta o a Taranto: il rischio di ammalarsi di cancro per queste persone, tra cui tanti bambini, è sempre molto alto. Solo nella cittadina pugliese, secondo i dati dell’Arpa Puglia, sono ben dodicimila coloro che rischiano di sviluppare un tumore a causa delle emissioni nocive dell’Ilva, anche dopo gli interventi previsti dal Governo sugli impianti dell’acciaieria e che saranno completati, salvo ritardi, nel 2016. E si tratta di un dato sottostimato. Numeri che meritano un intervento tempestivo, senza dover aspettare i risultati di studi che confermino quello che già si sa ora, e cioè che queste sostanze fanno male. A denunciarlo sono i pediatri italiani, che hanno scritto una lettera al governo e al Garante per i diritti dell’infanzia per chiedere la bonifica immediata dei siti inquinati e il controllo delle fonti di inquinamento.
“Nonostante quanto sia stato detto alla popolazione – spiega al fattoquotidiano.it Annamaria Moschetti, referente Ambiente e salute dell’Associazione culturale pediatri (Acp) per Puglia e Basilicata – e gli interventi previsti nell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), nel 2016 continuerà ad esserci un rischio cancerogeno inaccettabile a causa delle emissioni”. .... Ci è stato assicurato l’impegno a garantire salute e produzione, ma di fatto si accetta di mettere in pericolo la vita di tutte queste persone, che principalmente vivono a ridosso degli impianti e con un livello socio-economico più basso. Non sono importanti queste persone per il nostro governo? Nessuno può essere esposto al rischio di perdere la propria vita per la produzione dell’acciaio. E’ una scelta eticamente inaccettabile”.....
 Dello stesso parere anche Paolo Siani, presidente dell’Acp, che punta l’attenzione sulla Terra dei fuochi. “Se ci sono dei veleni nel terreno – ragiona – allora va bonificato subito. .... ”I bambini non devono essere considerati l’indicatore del danno alla salute. Si proceda immediatamente alla bonifica dei siti inquinati e al controllo delle fonti d’inquinamento. L’esposizione a sostanze tossiche – hanno scritto al governo – è contro il diritto alla salute e all’uguaglianza, sanciti dalla Costituzione.
I bambini dei territori contaminati hanno diritto al futuro. E’ necessario adottare il principio di precauzione. La comunità scientifica internazionale ha individuato da molti anni le sostanze certamente dannose per la salute. Pertanto, non vi è alcun bisogno di ulteriormente dimostrare, con onere della prova a carico delle vittime, il danno alla salute determinato dall’esposizione a queste sostanze”.
 .....il territorio va ripulito. 
Non farlo è colpevole”.

16 maggio 2013

Legambiente Puglia, reati ambientali minaccia seria per cittadini

Tratto da Libero Quotidiano.it

Ilva: Legambiente Puglia, reati ambientali minaccia seria per cittadini

 Taranto, 15 mag. (Adnkronos) - "L'evoluzione dell'inchiesta 'Ambiente svenduto' conferma che i reati di corruzione e concussione se perpetrati in campo ambientale rappresentano indirettamente una seria minaccia per la salute dei cittadini". Lo afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, a proposito dei nuovi arresti, tra i quali quello del presidente della Provincia di Taranto, nell'ennesimo capitolo delle indagini della procura jonica sull'Ilva.


"Per combattere e vincere questo cancro invasivo bisogna partire dai numeri che sono drammatici", aggiunge. Dal dossier 'Corruzione' (edizione 2012) di Legambiente, Libera e Avviso Pubblico, emerge che, a livello nazionale dal gennaio 2010 al 30 settembre 2012, sono 1.109 le persone arrestate in Italia nelle 78 inchieste relative ad episodi di corruzione, connessi ad attivita' dal forte impatto ambientale. Le inchieste analizzate hanno riguardato, tra le altre, proprio le emergenze ambientali. 
 "La corruzione 'ambientale', nel senso del suo impatto sul patrimonio naturale, sul territorio e sul paesaggio - continua Tarantini - e' un veleno che attraversa il Paese".  Sono 15 le regioni coinvolte nelle inchieste, con 34 procure impegnate, omogeneamente distribuite tra Nord (13), Centro (11) e Sud Italia (10).....


"Purtroppo assistiamo sempre piu' spesso - continua Tarantini - ad attivita' illecite accompagnate da un sistematico ricorso alla corruzione di amministratori pubblici e rappresentanti politici, funzionari incaricati di rilasciare autorizzazioni o di effettuare controlli.  
Non dimentichiamoci che tra le molte vittime della corruzione vi sono quanti pagano con la vita o con la salute l'arricchirsi di funzionari pubblici a libro paga dei corruttori.  
Lodevole il lavoro della magistratura tarantina che cosi' facendo contribuisce, insieme ad altre Procure, a diminuire il tasso di depenalizzazione dei reati di corruzione. 


Nel nostro Paese, infatti, la corruzione - sottolinea il presidente di Legambiente - rischia di trasformarsi in un crimine senza pena.  
Se si ipotizza che i protagonisti ne ponderino razionalmente costi e benefici attesi, le occasioni favorevoli e l'inefficacia dei controlli segnalano che smistando tangenti si puo' guadagnare molto rischiando poco o nulla. La credenza che la corruzione sia prassi corrente e che l'onesta' non paghi finisce per tradursi da sola in realta'.

Se invece si diffonde la convinzione che la legge della tangente non sia senza scampo si puo' cominciare a intraprendere un cammino che sia davvero diverso e che avvii al cambiamento".
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Leggi anche su Cosmopolitamedia

Tutti sapevamo e abbiamo taciuto

Nella vicenda tarantina esiste un'eccezionalità. La corruzione che l'attraversa è diversa dalle altre. Ha sembianze mostruose: sottrae denaro in cambio di morte
 Verità giudiziaria e ricostruzione storica, nella tangentopoli tarantina, rappresentano le due facce di una stessa medaglia. Sia l'una che l'altra tratteggiano il totale - e penoso
- asservimento delle istituzioni cittadine verso spregiudicate lobby economiche. 
 Arrivano al pettine nodi troppo a lungo irrisolti.
 
Leggi l'articolo integrale di Vincenzo Carriero

18 marzo 2013

In Norvegia uno studio su Taranto: ‘Disastro strisciante per decenni '

Dalla Norvegia uno studio su Taranto: "Disastro strisciante per decenni"

Lo stabilimento Ilva in attività
DOSSIER. Bergen. La scienziata italiana Bruna De Marchi pubblica uno studio che analizza l'inquinamento a Taranto: 
"Un disastro strisciante per decenni"
di Gabriele Caforio


Ad ottobre e dicembre scorso, il Ministero della Salute prima e l'Arpa Puglia poi, hanno reso noto quello che accade negli ultimi anni alla salute dei cittadini tarantini e pugliesi. Infatti, sono stati pubblicati i dati che mostrano il grave aumento delle incidenze, alcune delle quali ricollegabili direttamente all'inquinamento industriale, e delle morti per neoplasie di vario tipo tra gli abitanti delle province di Taranto, Brindisi e Lecce. (Una scheda che fotografa questa triste realtà si può leggere qui).

Bruna De Marchi, del Centro delle scienze e discipline umanistiche dell'Università di Bergen (in Norvegia), ha recentemente pubblicato sulla rivista "Epidemiologia & Prevenzione" uno studio che si interroga criticamente sulle necessità di ricerca e prevenzione epidemiologica che dovrebbero partire da subito a Taranto ......
Se il termine più appropriato per definire le vicende dell'Ilva è la parola "disastro", allora secondo la De Marchi i danni che oggi si vedono non sono il vero disastro ma "la manifestazione conclamata che un disastro strisciante si è perpetuato (e perpetrato) per decenni". 


 Si tratta di danni che non risultano da un evento o da una causa singola, bensì dalla concreta "conseguenza di una mancata volontà di affrontare le questioni della produzione e del lavoro nel loro contesto e con una visione temporale di lungo periodo".
Proprio a proposito della visione e del contesto, lo studio sottolinea che la particolare "vulnerabilità sociale" di un determinato territorio condiziona la risposta che quel territorio fornirà alle minacce ed agli eventi esterni. Che cos'è questa vulnerabilità? 

Un esempio: così come un edificio risponde ad un terremoto non solo in base all'intensità della scossa ma anche in base alle caratteristiche della sua struttura, così un "sistema umano" risponde agli eventi a seconda delle sue dotazioni iniziali sia materiali che immateriali. Tra quelle immateriali ci sono: 

1) la conoscenza delle fonti di pericolo, 2) la fiducia su chi è istituzionalmente preposto ad occuparsi dell'emergenza, 3) la coesione interna della comunità e la sua capacità di attrarre attenzione e risorse esterne.

....La sfida di Taranto, ora, è proprio quella di non cadere in queste risposte preconfezionate nel cercare una soluzione alla crisi ambientale che sta attraversando.
Alle indagini fatte finora, quindi, ne vanno aggiunte di nuove che puntino a difendere ambiente e persone esposte......Non solo conoscenze scientifiche quindi, ma anche un sano coinvolgimento della comunità locale in un "processo di ricerca e prevenzione integrato", civico, non "prefabbricato", una risorsa comune che porti le popolazioni locali nei processi decisionali.
Taranto non è un caso isolato né in Italia né tanto meno in Puglia; a Cerano (Br), infatti, c'è un'altra bomba ad orologeria.
Ci sono i danni su persone e territorio causati dall'inquinamento prodotto dalla centrale elettrica a carbone Federico II, per la quale il processo si è aperto lo scorso 7 gennaio.

L'altra bomba già innescata è nel leccese. Il Rapporto del Registro Tumori 2012 ha evidenziato infatti dei dati ancora più preoccupanti. Questa terra, oltre all'inquinamento che produce in loco sconta pure il suo essere "sole, mare e vento". Nel vento infatti si nascondono tanti inquinanti che arrivano sia dal polo industriale di Taranto, che da quello di Brindisi. E i dati degli eccessi tumorali per la provincia di Lecce parlano chiaro, dicono che si muore di più.

Evidenze scientifiche come quelle dello studio "Sentieri" e del Registro Tumori dovrebbero far entrare a pieno titolo l'epidemiologia e la ricerca all'interno dei processi decisionali. La Puglia, invece, da questo punto di vista sconta ancora tanti ritardi. Gli studi e le mappature, infatti, stanno solo confermando, senza prevenire, una realtà che i cittadini ormai da anni toccano con mano, nelle proprie case e nei propri affetti. 

È per questo che una qualunque garanzia di futuro e di sviluppo non può che passare per un investimento ed una nuova programmazione in materia di ricerca e prevenzione sanitaria e ambientale. 

Leggi anche sul blog del Comitato per Taranto

COMUNICATO: Arpa Puglia comunica alla Procura inadempienze dell'Ilva e il potere politico si preoccupa

24 gennaio 2013

1)Emissioni CO2 in Italia +2% nel 2010, male Sardegna Puglia (....e Liguria) 2)ARIA DA MORIRE! ITALIA: OGNI ANNO 12 MILA MORTI PER L'INQUINAMENTO.

Tratto da Ecologiae

Emissioni CO2 in Italia +2% nel 2010, male Sardegna  Puglia (....e Liguria)

L’Istat diffonde i dati sulle emissioni di CO2 in Italia nel 2010, e non sono buoni: +2%, con Sardegna e Puglia che registrano le più alte emissioni pro capite. L’istituto statistico propone inoltre delle interessanti comparazioni con gli altri stati europei.

Nel 2010 le emissioni di CO2 in Italia sono cresciute del 2% rispetto al 2009, rileva l’Istat nel suo nuovo rapporto “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”.  
Un dato nettamente negativo che, come si legge nel rapporto, allontana il nostro paese “dall’obiettivo di massima emissione fissato dal protocollo di Kyoto”
 Nel 2010 particolarmente negative sono state le emissioni pro capite di gas legati all’effetto serra in Sardegna, Puglia e Liguria, rispettivamente 16 tonnellate, 15,3 tonnellate e 14 tonnellate di CO2 per singolo abitante.....
Leggi l'articolo integrale

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Tratto da  Zeroemission
Italia: ogni anno 12 mila morti per l'inquinamento

Una strage silenziosa che in tutto il mondo fa registrare oltre 1,3 milioni di vittime, tanti quanti i morti per Aids


Sono seimila le persone che ogni anno muoiono per lo smog, mentre altri seimila soccombono al radon, il killer dei veleni dentro casa e altrettanti per le malattie da amianto che ancora sono presenti in migliaia di edifici. Questo il bollettino dei caduti sotto i colpi dell'inquinamento che conta circa 12 mila decessi all'anno. Una strage silenziosa che in tutto il mondo fa registrare oltre 1,3 milioni di vittime, tanti quanti i morti per Aids. A fare luce sul problema sul problema è il libro "Aria da morire", firmato dalla giornalista Margherita Fronte e dall'ematologo Pier Mannuccio Mannucci, tra i piú noti medici internisti italiani, direttore scientifico dell'Irccs Policlinico di Milano e fondatore di Gruppo 2003, movimento di scienziati per la rinascita della ricerca in Italia, che proprio in questi giorni ha lanciato un appello, e 10 domande, ai candidati premier in lizza alle prossime elezioni politiche. "...
 L'Oms indica che basta una variazione minima, pari a 10 microgrammi/metro cubo, dei livelli di PM2,5 nell'aria per aumentare il rischio di mortalitá generale del 6% e dell'8% il pericolo di tumore al polmone. 
"Contrariamente a quanto si crede - puntualizza Mannucci - sono le malattie cardiovascolari, e non quelle respiratorie, la prima causa di morte da inquinamento".
 Infatti "le frazioni di polveri piú sottili, il cosiddetto black carbon, non arriva solo nei polmoni ma entra anche nel sangue, dove veicola tutti i veleni (metalli pesanti e materiali organici vari) che ha assorbito come fosse una spugna, e aumenta il rischio che si formino trombi". 
Di smog, quindi, si muore soprattutto per infarto (+18% per ogni aumento di PM2,5 pari a 10 microgrammi/metro cubo d'aria), ma anche di "aritmie, a causa di alterazioni al sistema simpatico che possono portare a morte improvvisa; di scompenso, di ictus, di malattie da trombosi venosa.
 In due terzi dei casi - calcola dunque il medico - i decessi da smog sono cardiovascolari e riguardano gli anziani. 
 Mentre le malattie respiratorie, asma in particolare, colpiscono soprattutto i bambini". 
In particolare, "tra i veleni dell'aria piú deleteri per la salute del respiro c'è l'ozono, il principale inquinante estivo responsabile di asma, bronchiti e polmoniti". 

12 febbraio 2012

Pugia Ilva: Zazzera, su Piano Emergenza legalità sospesa a Taranto


Tratto da  Il giornale di Puglia

Ilva: Zazzera, su Piano Emergenza legalità sospesa a Taranto


BARI. "Il governo conferma che la città di Taranto ad oggi non e' ancora dotata di un Piano di Emergenza Esterno definitivo per incidenti rilevanti, perché mancano i Rapporti di Sicurezza di ILVA ed ENI.
La sicurezza dei cittadini pertanto è provvisoria come il Piano di Emergenza Esterno. Ma a Taranto adessere provvisoria e' la legalità considerato che la legge 334/99 parla molto chiaro e impone obblighi a gestori come ENI e ILVA, che non ottemperano. In gioco e' la sicurezza dei cittadini.
 E’ quanto dichiara l'On. Pierfelice Zazzera dell'IDV, il quale si e' dichiarato insoddisfatto della risposta del governo all'interrogazione n. 5-05436 sul rispetto delle misure di sicurezza da parte dell'ENI di Taranto.

"Il governo non può derogare sulla legalità utilizzando la provvisorietà. Perché' o l'ENI rispetta la legge 334/99 oppure no, tertium non datur. La città di Taranto - prosegue Zazzera - e' seduta su di una polveriera e il governo nonostante questo ha concesso all'ENI la Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto Tempa Rossa che prevede un potenziamento della raffineria e un traffico di petroliere nel golfo tarantino triplicato. A Taranto sempre e' previsto un rigassificatore. E tutto senza che ad oggi vi sia ancora il rispetto pieno della legalità' con un Piano di Emergenza Esterno definitivo."

"L'ENI e l'ILVA devono sapere che non può' esserci nessuna zona franca di legalità'. Queste aziende hanno l'obbligo di rispettare la legge e soprattutto di rispettare Taranto e i tarantini. La sicurezza dei cittadini e la loro salute non può essere sottomessa a interessi economici e commerciali. Continuerò ad esercitare la mia azione di controllo insieme al mondo dell'associazionismo e alla società' civile, perché - conclude il dipietrista - a Taranto si possa applicare a pieno la legalità, senza deroghe ne' provvisorietà". 

13 settembre 2010

1)...A proposito del potenziamento a carbone della centrale Tirreno Power 2)Inchiesta sui veleni!

Vi proponiamo due video tratti da You Tube.



GUARDA IL VIDEO direttamente su Youtube (inserito da Savonameetup)

E ora le testimonianze di cittadini che vivono vicino a centrali a carbone in altre regioni in questo secondo video.
Un filmato girato dai cittadini a Brindisi, dove è stata realizzata una centrale a carbone (simile a quella in costruzione a Torre Valdaliga, nei pressi di Civitavecchia).
Sono stati intervistati cittadini, commercianti, medici, agricoltori ed amministratori che vivono ogni giorno l'esperienza di una grande centrale a carbone in esercizio.




GUARDA IL VIDEO:Anche qui è possibile visionarlo direttamente su Youtube.

Forse sarebbe meglio che li guardassero più volte e valutassero molto attentamente anche quei sindacalisti che promuovono l'ampliamento a carbone della centrale...

31 gennaio 2010

2010/01/31 Inquinamento in Puglia, Cerano, Ilva,e discariche sui pozzi ..../CENTRALI A CARBONE, ARIA PULITA, VAPORE ACQUEO E RAPPORTI POCO PULITI.

Tratto da Sdime.com

Inquinamento in Puglia, Cerano, Ilva,e discariche sui pozzi dell'acquedotto.

Video ben realizzato, che documenta l’impressionante quantità di inquinanti presenti in Puglia, dovuti alla centrale termoelettrica di Cerano (Brindisi), all’ILVA di Taranto, alla Copersalento a Maglie, e infine l’inquinamento che avremo in futuro, con una discarica che sorgerà PROPRIO SUI POZZI DA CUI L’ACQUEDOTTO SALENTINO PRELEVA L’80% DELL’ACQUA POTABILE. Tutto ciò è incredibile. Ed è il frutto di errori, e di stupidità da parte di chi amministra il territorio. Siamo in mano a degli incoscienti........ Tutto ciò era prevedibile.Se l’energia venisse prodotta con fonti rinnovabili, come eolico e solare, e se i rifiuti fossero differenziati, e non si pretendesse la differenziazione dai cittadini, che non potrà mai arrivare al 100%, ma si creasse una società che analizza i rifiuti e li seleziona e differenzia, si potrebbe davvero arrivare a percentuali di differenziata altissime, e risolvere il problema dei rifiuti, che di questo passo ci sommergeranno. E come ragazzo di 20 anni, mi chiedo, come abbiano potuto le vecchie generazioni, non capire delle cose cosi elementari. Video realizzato da Current Piattaforma S ky Canale 1 3 0, ed è andato in onda in eurovisione. Per fortuna finalmente le tv, iniziano a parlare di questo problema…dopo anni di silenzio. Il programma che ha trasmesso tutto è Van guard, che ringraziamo….


Guarda il video suddiviso in tre parti
Prima parte http://www.youtube.com/watc...
Seconda parte http://www.youtube.com/watc...
Terza parte
http://www.youtube.com/watc...

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Tratto da Trucioli Savonesi
di Antonia Briuglia

CENTRALI A CARBONE, ARIA PULITA, VAPORE ACQUEO E RAPPORTI POCO PULITI

.....Sulla stampa del 28 gennaio scorso compare nuovamente un’altra classifica che torna premiare Savona, questa volta proprio per l’aria che qui si respira eufemisticamente” a pieni polmoni”, corredata da dati che ne dovrebbero attestare la veridicità.

Ci piacerebbe pensarlo, ma come i medici del Moda e il Dott. Franceschi, responsabile dei medici per l’ambiente e l’Ordine dei medici di Savona affermano da tempo, i dati non sono proprio quelli.

Il superamento delle polveri sottili PM10 è ormai accertato anche perché i quattro analizzatori automatici, collocati dall’ARPAL sul territorio, sono dichiaratamente non a norma e quindi non attendibili.

Quelle sottili, strettamente legate alla combustione delle centrali a carbone, PM2,5 a Savona non si sono mai misurate, nonostante sia obbligatorio dal 2002 e raccomandato dall’organizzazione Mondiale della Sanità e nonostante ne sia provata la pericolosità per la salute degli abitanti.

Tutte le Autorità e tutte le Amministrazioni sono a conoscenza, a diversi livelli, di tutto questo ma nulla è ancora cambiato neanche in questi ultimi anni, densi di battaglie e di conflitti sull’aberrante richiesta di potenziamento della centrale a carbone da parte di Tirreno Power e, da più parti, fortemente osteggiata.

Anche le Autorità degli Enti locali che si sono dichiarati contrari promuovendo ricorsi al TAR, non hanno denunciato apertamente questa imbarazzante situazione, non hanno respinto quest’ultima attestazione di Legambiente, forse pensando che in periodi preelettorali possa fare sempre comodo.

Così Legambiente torna, provvidenzialmente, a premiare, ignorando ciò che già il Piano Regionale dell’aria affermava e cioè che nella zona 2 (Savona, Vado e Quiliano) la centrale termoelettrica è la prioritaria responsabile d’inquinamento da NOX(68,3), SOX(89,7),PM10(34,9),COV(37,9).

Meglio tranquillizzare la popolazione, invece che stigmatizzare comportamenti irresponsabili di chi inquina e di chi non esige, concretamente e urgentemente, corretti controlli, soprattutto se si è azionisti di Sorgenia insieme a De Benedetti, proprietario proprio di Tirreno Power.

La stessa Tirreno Power che risponde sulla Stampa al dott. Franceschi che le più consistenti emissioni dai camini della centrale di questi giorni, altro non sono che vapore acqueo, dovuto alla rigida temperatura esterna.

La stessa risposta mi fu data, in un’altra regione, sulla richiesta di chiarimenti circa i fumi di un inceneritore: vapore acqueo!

Se così è, nulla in contrario, quindi, se sia un Ente esterno e qualificato a verificare i controlli sulle emissioni, a richiedere centraline di monitoraggio più efficienti e attendibili, a esigere finalmente controlli sulle PM2,5?

Savona non può aspettare ancora e ha il diritto e il dovere di non rinunciare a combattere la sua battaglia per la salute.

Savona: “futuro centro dell’energia del nord” (!!??), non potrà ridursi a barattare la salute dei cittadini per qualche cattedra di docenza nella sua Università, non dovrà perpetrare un atteggiamento compromissorio tenendo il piede in più scarpe, quella delle energie rinnovabili di facciata e quella più concreta ma, da più parti, ampiamente superata del carbone: dovrà fare scelte coraggiose e realmente innovative che dovranno necessariamente passare dalla bocciatura dell’ampliamento della centrale e dal depotenziamento dei due gruppi esistenti, ormai fuori legge, senza falsità, senza calcoli preelettorali e ipocrisie, senza ignoranza.

Solo così potrà ritirare meritatamente il suo premio.

Leggi l'Articolo integrale di su Trucioli Savonesi di ANTONIA BRIUGLIA
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Tratto da UNONOTIZIE


PARMA / 30-01-2010

PARMA, SCANDALO NELLE SCUOLE / Enia Spa presentata a Parma come insegnante in temi ambientali nella scuola

Emilia Romagna, ultime notizie Parma - Sempre più insegnanti e genitori ci segnalano preoccupati e contrariati per la la presenza invadente nelle scuole di Parma di una azienda privata come Enia, che si è assunta, non è dato sapere a che titolo, il ruolo di educatore su temi ambientali come il trattamento dei rifiuti.
La facoltà che viene data a questa azienda di comunicare il proprio punto di vista sulla miglior gestione dei rifiuti, durante le ore scolastiche obbligatorie, genera negli allievi l’impressione di essere di fronte, non ad opinioni particolari, ma a dati certi provenienti dall’istituzione scolastica stessa.

E ovviamente non esiste contraddittorio, che spiegherebbe invece loro che le pratiche di trattamento dei rifiuti sono varie e molto diversificate fra loro.

L’opuscolo che viene distribuito ad ogni studente, che in realtà è materiale pubblicitario ed autoreferenziale, suggerisce che l’incenerimento (rinominato termo-valorizzazione) sia l’esito naturale della raccolta differenziata, fornendo in tal modo una informazione falsa, parziale e fuorviante.

L'incenerimento sembra essere l'unico metodo per trattare l'indifferenziato residuo, mentre invece altre tecniche innovative stanno prendendo piede in Italia, tecniche che mettono da parte una volta per sempre gli inceneritori.

Qui invece si tenta maldestramente di far passare l'idea dell'innocuità dell'incenerimento, quando invece sappiamo bene i gravi danni all'ambiente che produce, come ad esempio succede a Pistoia dove il latte materno è risultato essere inquinato da diossina prodotta da un inceneritore.
Riteniamo gravissimo che le Istituzioni Provinciali, Comunali e Scolastiche abdichino al loro diritto-dovere di educare con completezza e imparzialità i bambini e i ragazzi, a favore di un portatore di pesanti interessi privati.
E' un po' come se vedessimo nelle nostre scuole una proposta di educazione alimentare affidata senza controllo a Mc Donald's o a Coca Cola.

Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Parma & Provincia
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