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25 marzo 2021

Carbon Tracker: con le centrali a gas le bollette aumenterebbero.

Tratto da La Repubblica 

Carbon Tracker, con le centrali a gas le bollette aumenterebbero.


I piani di costruzione di nuove centrali a gas in Italia, per una capacità complessiva di 14 gigawatt, potrebbero non solo mettere a rischio gli obiettivi climatici del paese, ma anche far aumentare le bollette degli utenti. Già oggi le fonti rinnovabili producono elettricità allo stesso costo di quelle fossili: nel 2030, si prevede che il costo di produzione delle fossili sarà del 60% superiore. Queste le conclusioni di un nuovo studio pubblicato oggi da Carbon Tracker Initiative, un think tank finanziario indipendente.

L'economia del settore elettrico, secondo la ricerca, ha raggiunto un punto di svolta nel 2019, quando il costo delle tecnologie a zero emissioni è calato sino al punto in cui un portafoglio di rinnovabili in Italia potrebbe produrre energia elettrica allo stesso costo di un nuovo ciclo combinato a gas (CCGT), 67 euro al megawattora.

Tuttavia, si prevede che i costi delle tecnologie a zero emissioni - particolarmente batterie per l'accumulo di elettricità - continueranno a diminuire, mentre le centrali a gas sono esposte alla volatilità dei prezzi del gas e all'aumento del prezzo del carbonio. Entro il 2030, produrre elettricità col gas sarà del 60% più costoso rispetto a un portafoglio di rinnovabili: 75 euro per Megawattora contro 47 euro.

L'Italia si è impegnata a chiudere le ultime centrali a carbone, per una capacità complessiva di 8 gigawatt, entro il 2025. Nel frattempo, le utility prevedono di costruire, nel prossimo decennio, nuove centrali a gas per una capacità complessiva di 14 GW. Ma secondo Carbon Tracker, così facendo i consumatori vedrebbero un aumento in bolletta.


10 agosto 2014

BYE-BYE CARBONE :Addio al carbone: il Sulcis sperimenta l'energia pulita.


Tratto da Il Sole 24 ore

Addio al carbone: il Sulcis sperimenta l'energia pulita


Le miniere in perdita chiuse entro il 2018. Al loro posto centro di ricerca d'eccellenza.
Jacopo Giliberto 

Il Sulcis cambia. Addio al carbone....Quando negli anni 30 i mercati erano protezionistici e l'Italia era assediata dalle sanzioni internazionali per l'occupazione dell'Etiopia, quel carbone era una risorsa preziosa. 
Dopo 80 anni, oggi ogni tonnellata di carbone vale sui mercati internazionali meno di 70 dollari, una cinquantina di euro.
Mentre invece estrarre dal sottosuolo della Sardegna il carbonaccio solforoso del Sulcis costa quattro volte tanto, circa 200 euro la tonnellata.
...... da 60 anni quella miniera estrae più passività che carbone. Una miniera di debiti. Una produzione di sussidi
Per mantenere lo stipendio  dei minatori nel bacino elettorale e carbonifero del Sulcis bisogna prelevare i soldi dalle tasche di tutti gli italiani attraverso le bollette elettriche, le più salate d'Europa. 
Addio al carbone. La miniera della Carbosulcis, 100% della Regione, chiuderà in via definitiva nel 2018.
Lo impone l'Europa. Lo impone soprattutto il mercato. 
 Che fare poi? Il sindaco di Carbonia,  Giuseppe Casti, ha in mente l'ennesimo progetto di turismo culturale. «Lo scalo di Portoscuso e la sua area industriale sono in crisi, basta pensare all'Alcoa. Questo territorio è vocato per il turismo culturale. Pensi che il museo delle miniere stacca 20mila biglietti l'anno».....
 Continua a eggere  l'articolo integrale qui 

29 dicembre 2013

La lobby del carbone. Lo Stato come un gambero finanzia l’inquinamento

Tratto da Articolo tre

Lobby del carbone. Lo Stato  come un gambero finanzia l’inquinamento


Ormai è assodato: il carbone è la causa delle maggiori emissioni di anidride carbonica, ad alto tasso d’inquinamento. Mentre l’Europa si muove verso fonti rinnovabili, l’Italia come un gambero ancora finanzia le fonti fossili e lo fa attraverso i rincari sulle bollette delle famiglie italiane. 

Intanto, dopo decenni passati a monitorare il triangolo  .....‘La Spezia-Genova-Savona’, si evince che le mortalità e i casi di tumore al polmone sono in netta crescita rispetto alla media nazionale. 
Così storie come quella di Ilaria Mastrorosa di soli 27 anni, sono all’ordine del giorno, nell’indifferenza ..........

Leggetevi  l' interessante articolo di Maria Cristina Giovannitti

QUANTO PAGHIAMO PER INQUINARE? 
Il grande bluff all’italiana è che, nonostante le fonti fossili siano obsolete, il Governo italiano continua a finanziarle con soldi pubblici: solo nel 2013 sono stati spesi 12,1 miliardo di euro tra petrolio e carbone, serviti per pagare le trivellazioni, l’autotrasporto e le centrali fossili.

Vediamo nel dettaglio come l’Italia utilizza denaro pubblico per le centrali a carbone:
  • Il Governo finanzia l’autotrasporto tanto che tra il 2000 e il 2013 questo settore ha ricevuto a pioggia 5,3 miliardi di euro. Solo nel 2013 si sono avuti 400 milioni di euro, a cui s’aggiungono 330 per il 2014. Un’Italia che evidentemente rema contro la green economy e ancora basa tutto il trasporto su gomma – 90% – altamente tossico e non incentiva quello per nave o treni.
  • Le famiglie italiane, attraverso i rincari sulle bollette, finanziano queste centrali elettriche regalando alle fonti fossili, tra il 2001 e il 2012, 40.149 milioni di euro...... Queste centrali italiane, che usano diesel o olio combustibile, vengono finanziate nelle nostre bollette alla voce “UC4”, introdotta nel 2004 e serve a fornire sussidio diretto alle centrali dalle famiglie italiane. Nel 2013 i cittadini hanno dato a queste centrali 62 milioni di euro.......
CARBONE, PRODUTTORE DI MORTI E MALATI – 

Gli inquinanti prodotti da una centrale elettrica a carbone sono altamente tossici. Questo è quanto riconosciuto anche dall’ISDE Italia – International Society of Doctors for Environmentche evidenzia una chiara connessione tra inquinamento da carbone e escalation di tumori e morti.

Secondo gli studi condotti negli abitanti che vivono in zone a rischio – a 48 km dalle centrali, ovvero a 30 miglia – c’è una maggiore incidenza di tumori ai polmoni a causa dell’alta concentrazione di metalli pesanti.......Leggetevi  l' interessante articolo integrale  di  Maria Cristina Giovannitti

17 settembre 2013

1) Carbone nel Sulcis: il "Dl Fare 2" incentiverà nuova centrale 2)Energie rinnovabili, chi l’ha detto che fanno crescere il costo delle bollette?

Tratto da Zeroemission

Carbone nel Sulcis: il "Dl Fare2" incentiverà nuova centrale

In Italia, mentre diverse centrali a carbone saranno costrette a chiudere per eccesso di produzione elettrica, il Governo, nel nuovo Decreto del Fare intende incentivarne una nuova. Realacci: "Sembra di stare su Scherzi a parte"

Mentre la produzione di energia da fonte termoelettrica risulta sempre meno richiesta (dati Terna) e le rinnovabili producono sempre più energia per soddisfare il fabbisogno elettrico nazionale, il Governo italiano decide di mettere ancora mano al sistema degli incentivi alle fonti pulite, scegliendo di incentivare quelle fossili e inquinanti. 
All'interno del cosiddetto "Decreto del Fare 2" è stata presentata infatti una gara per la realizzazione di una centrale a carbone nel Sulcis in Sardegna, con stoccaggio di CO2, al vincitore della quale sarà concesso un incentivo per 20 anni pari a 30 euro a MWh con gli oneri a carico del sistema elettrico tramite prelievo in tariffa.
“E’ da 'Scherzi a parte', come sembra voler fare il governo nel Decreto del Fare 2, incentivare nel 2013 una nuova centrale a carbone quando tante dovranno essere chiuse per eccesso di produzione termoelettrica tradizionale”, ha commentato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

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Tratto da Il Fatto Quotidiano

Energie rinnovabili, chi l’ha detto che fanno crescere il costo delle bollette?

 ........chi l’ha detto che il sostegno alle rinnovabili debba essere pagato dagli utenti e non piuttosto da chi inquina e ha finora scaricato sulla società tutte le esternalità che non hanno mai pagato?

Dall’inizio del 2013 è stato sferrato un attacco pesantissimo alle rinnovabili da parte delle più grandi testate giornalistiche nazionali, ispirate ai comunicati delle lobby energetiche. Queste continuano a guardare di traverso e con insofferenza all’influenza ormai rilevantissima del solare, dell’eolico e del mini-idroelettrico, sulla struttura di produzione e di distribuzione elettrica nazionale. Evidentemente Enel, Eni e Assoelettrica hanno fatto male i loro conti quando hanno investito sull’esclusiva predominanza dei fossili. I loro manager poi, così abituati ad avere ai loro piedi l’establishment politico che li designa,  hanno chiesto ai politici e ai media di coprire loro le spalle influenzando l’opinione pubblica........

Forte di questa campagna mediatica, il ministro Zanonato, dopo un colossale infortunio sulla necessità di tornare al nucleare, si è gettato a testa bassa contro il caro bollette. Cosa ragionevole, se si ragionasse a 360 gradi, non imputando alle rinnovabili tutte le colpe dell’incremento dei prezzi dell’energia in Italia. L’obiettivo del ministro, a quanto emerso dalle sue dichiarazioni, è di tagliare di 3 miliardi il costo delle bollette spalmando su più anni i pagamenti in favore di chi ha diritto agli incentivi, o facendo pagare  gli oneri di sistema per ridurre il peso della componente A3 in bolletta.

Il prof. Ragazzi e l’onere della prova: chi l’ha detto che le rinnovabili fanno crescere il costo delle bollette?
È vero che il costo elettrico cresce ”perché abbiamo molti incentivi sulle rinnovabili”? Certamente c’è un effetto, ma ci sono molti vantaggi.  Ad esempio, lo studio di Althesys stima un “peak shaving” netto di 838 milioni di euro, grazie al fatto che con l’avvento delle rinnovabili il picco di prezzo non coincide più con la massima domanda di energia elettrica
Soprattutto, Ragazzi mette nell’oblio il problema della dipendenza del nostro paese dalle fonti fossili e la crescita continua dei loro prezzi. Negli ultimi dieci anni la bolletta media degli italiani è cresciuta nella voce “energia e approvvigionamento”, passando da 106 a 293 euro (+177% per famiglia)
Per non parlare poi dei sussidi alle fonti fossili, gli oneri impropri, gli sconti ai grandi consumatori di energia elettrica, che ammontano a circa 6 milardi di euro (che il nostro mette in un unico mucchio con gli incentivi per Pv).

Il decreto Fare2: difendere la proprietà, incentivare il carbone e destrutturare il sistema delle rinnovabili
Che dire allora degli incentivi per il “carbone pulito”, dell’idea di caricare sugli autoproduttori i costi per aggiornare la rete, proprio mentre le “larghe intese” patteggiano il taglio dell’Imu? Non si può sorvolare sul fatto che, proprio per finanziare la cancellazione dell’Imu, è stato deciso un prelievo (300 milioni di euro) dai fondi destinati a efficienza e rinnovabili.
È come se questi 300 milioni fossero presi dagli oneri di sistema che tutti paghiamo nelle bollette e, quindi, come se fossimo costretti ad aumentare il peso del prelievo con la voce A3. Ma non basta. 
Nel decreto del Fare2 (articolo 3) si prevedono finanziamenti fino a 63 milioni di euro l’anno per venti anni per realizzare una centrale elettrica a carbone con cattura di CO2 nell’area del Sulcis, con un incentivo ventennale di 30 euro a megawattora prodotto (più degli scandalosi 28 euro/MWh per il biogas!)
E chi pagherà? Il sistema elettrico nazionale, ancora con un prelievo in tariffa. Ovvero altri soldi a carico delle famiglie .

Se questa è la logica adottata, chi l’ha detto che il sostegno alle rinnovabili debba essere pagato dagli utenti e non piuttosto da chi inquina e ha finora scaricato sulla società tutte le esternalità che non hanno mai pagato?
(ha collaborato Giovanni Carrosio)

16 settembre 2013

LEGAMBIENTE :STOP AL CARBONE,IL FUTURO E' RINNOVABILE.

Tratto da Legambiente

STOP AL CARBONE, la fonte fossile più inquinante e meno efficiente. 

Basta sprecare tempo e denaro, chiediamo una moratoria sulla costruzione di nuove centrali e l'introduzione di una carbon tax sulle emissioni di CO2.
LORO INQUINANO     CO2
                             METALLI PESANTI
                             POLVERI SOTTILI
NOI PAGHIAMO        BOLLETTE 
                                  SUSSIDI
                                  SALUTE

IL FUTURO ENERGETICO E' RINNOVABILE.


08 gennaio 2013

Solo per Enel il 'regalo' alle centrali a olio combustibile

Tutto per Enel il 'regalo' alle centrali a olio combustibile

Circa 250 milioni di euro dalle bollette degli italiani per rendere solo disponibili dal 1° gennaio al 31 marzo 2013, e con un preavviso di 48 ore, la produzione di vecchie e inquinanti centrali a olio combustibile. Obiettivo è fronteggiare un'eventuale emergenza gas. Dall'elenco dell'Autorità risulta che il 'monopolista' di questi impianti è Enel.




Il 'regalo' alle centrali a olio combustibile, denaro spalmato sulle nostre bollette, sarà incassato interamente da Enel, che in pratica a oggi detiene il monopolio di queste centrali obsolete e inquinanti. Un'evoluzione ampiamente prevedibile, ma solo in questi giorni è arrivata la conferma, con  una delibera in cui l'Autorità per l'Energia dà parere positivo, pur con qualche osservazione, alla lista delle centrali a olio combustibile che saranno remunerate per la disponibilità a entrare in funzione contro possibili nuove emergenze gas (vedi allegato, pdf).
Stiamo parlando del provvedimento introdotto lo scorso luglio alla Camera, nel convertire in legge il decreto sviluppo, con un emendamento firmato dall‘ex sottosegretario Pdl Stefano Saglia e dal collega di partito Maurizio Bernardo (Qualenergia.it, Il Decreto Sviluppo e quegli incentivi alle centrali a olio). Una misura nata per prevenire eventuali emergenze gas come quella verificatasi nell'inverno 2011, evento eccezionale e circoscritto, che va però a inquadrarsi in un contesto in cui i consumi di gas, causa crisi, diminuiscono e la disponibilità cresce. Alla fine il provvedimento si traduce in un grande favore a chi possiede queste centrali a olio combustibile.

Per prevenire le "situazioni di emergenza gas",  infatti, si prevedono incentivi per le centrali a olio combustibile (cioè a petrolio) e per rimettere in funzione questi impianti vecchi, inquinanti e spesso posizionati in zone ad alto densità abitativa, sono previste "deroghe alla normativa sulle emissioni in atmosfera o alla qualità dei combustibili" e le centrali "sono esentate dall'attuazione degli autocontrolli previsti nei piani di monitoraggio, con deroga alle prescrizioni nelle autorizzazioni integrate ambientali", addirittura superando "gli obblighi relativi alla presentazione di piani di dismissione”.

“Un vero e proprio regalo alle lobby del petrolio con i soldi dei cittadini”, secondo Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente. Tanto più grave perché questi soldi, presi dalle bollette dei consumatori, Enel li otterrà sia che le centrali a petrolio debbano essere messe in funzione per diminuire i consumi di gas, sia nel caso in cui restino spente allorché non si verificasse alcuna emergenza gas.
A fine novembre un decreto del ministero dello Sviluppo Economico aveva stabilito i dettagli: le centrali “alimentate a combustibili diversi dal gas naturale” devono garantire 4.470 MW, una potenza “necessaria a ottenere un'equivalente riduzione dei consumi di gas nella generazione elettrica pari ad almeno 18 milioni di metri cubi/giorno”. I proprietari delle centrali a olio combustibile si devono limitare a fornire con un “impegno non rinunciabile”, dal 1° gennaio al 31 marzo 2013, la produzione con un preavviso di 48 ore. La remunerazione per questa concessione sarà attorno ai 250 milioni di euro.
Lo scorso 17 dicembre Terna ha trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico e all'Autorità la lista delle centrali a olio combustibile ammissibili al regime speciale, ora rimodulata dalla delibera AEEG. Come evidenziato dalla delibera dell'Autorità, tutti gli impianti interessati sono riconducibili all'Enel, che quindi risulta "monopolista del servizio di contenimento dei consumi gas nel settore termoelettrico", dice il documento. L'azienda, controllata dal Ministero dell'Economia per il 31,2%, trarrà sicuramente giovamento da questi milioni corrisposti 'solo' per la disponibilità a tenere in funzione centrali altrimenti inutilizzate.
08 gennaio 2013

28 maggio 2012

Caro-energia? Colpa delle fossili, non delle rinnovabili

 Tratto da Qualenergia

Caro-energia? Colpa delle fossili, non delle rinnovabili

In 10 anni la spesa delle famiglie per l’elettricità è cresciuta del 52,5%. Ma ad aumentare di più in bolletta è stata la componente energia, legata all'andamento del prezzo del petrolio. Fa spendere in media 187,36 euro in più a famiglia rispetto al 2002. Un mini dossier di Legambiente. Ma non era tutta colpa dello sviluppo delle rinnovabili?

Telegiornali e quotidiani lo hanno raccontato con grande enfasi negli ultimi due mesi: “Ancora aumenti nelle bollette elettriche a causa delle rinnovabili!” e per chiarire le responsabilità: “Il fotovoltaico e le altre tecnologie pulite pesano troppo nella spesa delle famiglie”. Infine la soluzione proposta dal Ministro Passera: “Intervenire sugli incentivi perché costano troppo” e da qui la proposta dei nuovi Decreti che potrebbero stroncare la crescita delle energie pulite.
Ma è davvero così? Veramente si devono fermare le rinnovabili per salvaguardare le famiglie e le aziende dagli aumenti in bolletta? E in questi anni gli aumenti dipendono dalle energie pulite? Sono le domande cui Legambiente cerca di rispondere nel suo ultimo mini-dossier sulle bollette (vedi allegato, pdf). Arrivando a una conclusione ben diversa da quanto abbiamo letto troppo spesso sulla stampa generalista: la responsabilità principale del caro-energia che abbiamo vissuto in questi ultimi anni non è delle energie pulite ma, al contrario, della dipendenza da fonti fossili che importiamo dall’estero.
Secondo i dati dell’Autorità per l’energia, la spesa annua della famiglia tipo per l’elettricità è passata da 338,43 euro nel 2002 a 515,31 Euro nel 2012. Ossia 176,88 Euro in più a famiglia e un aumento del 52,5%. Questo aumento impressionante ha una spiegazione che conosciamo da tempo – si legge nel documento - "la dipendenza nella produzione di energia da fonti fossili che importiamo dall’estero, che ci fa essere un Paese in balia degli eventi che accadono intorno al prezzo del greggio tra conflitti, speculazioni, interessi delle imprese".
Nelle bollette delle famiglie la troviamo alla voce “energia e approvvigionamento”, ossia i servizi di vendita che comprendono l’importazione di fonti fossili e la produzione in centrali termoelettriche. Bene, nelle bollette questa voce legata all’andamento del prezzo del petrolio negli ultimi 10 anni è semplicemente decollata, passando da 106,06 euro a 293,96. Esattamente 187,36 Euro in più a famiglia con un aumento del 177,2%.
I motivi? È vero - come potrebbe osservare qualcuno - che su quella voce pesano anche gli oneri d'acquisto di permessi a emettere e certificati verdi sostenuti dai produttori di energia convenzionale, ma il loro peso è veramente minimo ed è chiaro che il grosso è dovuto all'andamento del prezzo dei combustibili fossili, e soprattutto del gas nel nostro Paese. Del resto, fa notare il documento, siamo un Paese che importa il 97% del petrolio, gas e carbone e che non dispone di signifi­cativi giacimenti. Come mostrano bene i grafici elaborati dall’associazione ambientalista, infatti, l’aumento delle bollette delle famiglie segue esattamente l’andamento della voce “energia e approvvigionamento”, che a sua volta segue il prezzo del petrolio (cui è agganciato il prezzo del gas).
Ovviamente è cresciuto anche il costo delle fonti pulite. Secondo i dati aggiornati dell’Autorità per l’energia, in questo mese di maggio si può stimare una spesa annua in bolletta legata alle fonti rinnovabili di 67 euro, pari al 13,1% dei complessivi 515 euro che mediamente paga una famiglia italiana.
“Va tenuto d’occhio anche questo aumento – commenta Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente – ma è uno strabismo e una chiara ipocrisia lanciare allarmi sulle rinnovabili ignorando l’87% della bolletta e le ragioni degli aumenti di questi anni. Se si vuole veramente aiutare le famiglie e le imprese, occorre ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e dall’estero e premiare, invece, gli investimenti in efficienza energetica e sviluppo delle rinnovabili. Oltre a fare in modo che il mercato dell’elettricità funzioni veramente, verificando che la concorrenza nell’offerta ci sia veramente e premiando le tecnologie più efficienti”.
Legambiente chiede alle Regioni – che mercoledì saranno riunite in conferenza proprio per discutere dei Decreti del Governo - di battersi per evitare che si fermi lo sviluppo del solare, dell’eolico e delle altre rinnovabili. Infatti, per ridurre le bollette elettriche, secondo l’associazione ambientalista, la prima cosa da fare è proprio continuare nello sviluppo delle rinnovabili. Perché produrre energia rinnovabile da sole, vento, biomasse, acqua, geotermia permette di sostituire importazioni e produzione da fonti fossili.
Il secondo passo - raccomanda Legambiente - è fare pulizia tra le voci che concorrono a formare il costo in bolletta. Un esempio sono i diversi oneri che si sommano nella voce “oneri generali di sistema” per la messa in sicurezza dei siti nucleari, per i regimi tariffari speciali alle Ferrovie, ma anche tutti i sussidi legati alle fonti “assimiliate” e quindi inceneritori e raffinerie. Il terzo intervento necessario riguarda la garanzia di una vera concorrenza nel mercato elettrico, in modo da controllare ed evitare cartelli sui prezzi. Infine, occorre premiare i risparmi realizzati da aziende e famiglie.
Il dossier di Legambiente (pdf)
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Tratto da Zeroemission

Clini: "60 mila posti di lavoro nel settore ambientale"
Lunedì, 28 Maggio 2012
Il Ministro dell'Ambiente :"Stiamo lavorando ad un programma straordinario per l'occupazione giovanile nei settori delle tecnologie sostenibili"
"Il nostro obiettivo è quello di avere dal 2013 sessantamila nuovi occupati tra i giovani laureati sotto i 30 anni che possano portare un contributo attivo allo sviluppo di settori di punta presenti nel nostro sistema industriale e anche generare valore aggiunto per competere nell'economia globale". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini nel corso dell'Intervista a Maria Latella su Sky. ...... "Negli ultimi due anni - ha poi detto il Ministro circa l'impiego delle risorse - i nuovi occupati, soltanto nel settore delle fonti rinnovabili e sono prevalentemente giovani, sono 120 mila. Questo è un settore che è ancora in grado di assorbire nuova occupazione soprattutto nella produzione e nello sviluppo di nuove tecnologie avanzate. Abbiamo delle eccellenze nel nostro Paese che ci sono invidiate a livello internazionale, in particolare, nelle tecnologie del solare e del geotermico e giá questi due settori potrebbero assorbire una parte importante.
Leggi l'articolo integrale

27 maggio 2012

C’è posta per te.Greenpeace spedisce centomila bollette sporche di carbone

Tratto da Italia notizie

C’è posta per te: Greenpeace spedisce centomila bollette sporche di carbone

sabato, maggio 26, 2012
Bari, 26.05.12 – Centomila “bollette sporche”, sporche di carbone, la fonte più dannosa per il clima e la salute dell’uomo, stanno arrivando nelle case degli italiani. A riceverle saranno anche i cittadini Baresi grazie all’attività dei volontari del Gruppo Locale di Greenpeace Bari. Sono le “vere” bollette Enel realizzate dall’associazione ambientalista, che mostrano ai cittadini quanto realmente costa la produzione elettrica a carbone del principale gruppo energetico italiano. 
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«Una morte prematura al giorno e circa un miliardo e ottocento milioni di euro di danni l’anno. È questo il costo reale della produzione elettrica da carbone di Enel – ricorda Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – La tanto reclamizzata ‘Energia che ti ascolta’, oltre a essere sorda alle contestazioni che in molti le muovono, è anche bugiarda. Nelle bollette nessuno leggerà mai i veri costi che quest’azienda infligge alla salute, all’ambiente e all’economia dell’Italia». 
I dati pubblicati da Greenpeace sulle centomila “bollette sporche” sono estratti da uno studio commissionato dall’associazione all’istituto di ricerca indipendente SOMO. I dati principali – tutti espressi in riferimento alle emissioni del 2009 – stimano i costi indiretti della produzione termoelettrica a carbone di Enel in Italia, valutati in quasi 1,8 miliardi di euro (circa 2,1 miliardi con la centrale di Civitavecchia a pieno regime); e misurano gli impatti sanitari, espressi in termini di mortalità prematura, stimati in 366 casi di morte attesi nel 2009. Con la centrale di Civitavecchia a pieno regime e a parità di produzione negli altri impianti, queste stime supererebbero i 400 casi. 
Secondo lo studio di Greenpeace, inoltre, la realizzazione degli impianti a carbone Enel di Porto Tolle e Rossano Calabro – progetti che l’azienda porta avanti da anni – costerebbe fino a 95 ulteriori casi di morti premature l’anno, e danni stimabili in ulteriori 700 milioni di euro l’anno. 
«Enel non è solo una bolletta che arriva nelle case di molti di noi ogni due mesi. È una vera e propria tassa. Se dividiamo i danni economici causati dalla produzione a carbone di Enel per il numero delle famiglie italiane, scopriamo che la scelta sciagurata di quella fonte energetica costa circa 75 euro l’anno a nucleo familiare. Molto più di quanto costino gli incentivi alle rinnovabili, che non uccidono il clima, non fanno ammalare le persone e soprattutto sostengono occupazione, crescita e ambiente» – conclude Boraschi.
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 Greenpeace chiede a Enel di dimezzare la produzione elettrica da carbone da qui al 2020 e di portarla a zero al 2030, investendo contemporaneamente in fonti rinnovabili per compensare la perdita di produzione. 
L’operazione “bollette sporche” è parte di un’investigazione a trecentosessanta gradi che Greenpeace sta svolgendo su Enel, l’azienda numero uno in Italia per emissioni di CO2, una minaccia letale per il clima. Tutti possono partecipare all’indagine andando sul sito www.FacciamoLucesuEnel.org

19 aprile 2012

Bollette, quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili...a danno di tutti..

Tratto da QualEnergia

Bollette, quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili

Milioni di euro al giorno dagli oneri di dispacciamento in bolletta sprecati a vantaggio dei produttori tradizionali e a danno di tutti. .....

Milioni di euro al giorno presi direttamente dalle bollette degli italiani e regalati ai produttori da fonti convenzionali. In queste settimane in cui le rinnovabili sono sul banco degli imputati, accusate di essere il responsabile principale dei rincari in bolletta, vogliamo raccontarvi la storia di come, in certe giornate, oltre 2,4 milioni di euro, che vanno a pesare sulla voce oneri di dispacciamento delle nostre bollette, vengano bruciati in un'inefficienza del sistema che dà non pochi vantaggi ai grandi dell'energia tradizionale e danneggia tutti gli altri.
Un fenomeno che rende più cara l'elettricità non solo per questo gruzzolo che dalla voce oneri di dispacciamento va a finire diretto nelle tasche dei produttori di elettricità da fonti convenzionali, facendogli pure risparmiare combustibile, ma anche perchè azzoppa l'effetto "taglia-bolletta" delle fonti pulite, fotovoltaico in testa.
Il meccanismo dello spreco è questo: la previsione della produzione da rinnovabili non programmabili, soprattutto quella sul FV, comunicata al mercato del giorno prima (MGP) e al mercato infragiornaliero (MI) della Borsa elettrica, viene sistematicamente sottostimata di percentuali notevoli: spesso del 30-40%. Capita così che il giorno successivo, sul mercato per il servizio di dispacciamento (MSD), ci si trova con troppa elettricità rispetto a quella prevista e acquistata da Terna; il gestore di rete, visto che le rinnovabili hanno priorità di dispacciamento, deve così chiedere agli impianti termoelettrici, dai quali ha già acquistato l'elettricità sul mercato del giorno prima, di produrre meno. 
Questi non restituiscono per intero la somma ricevuta sul mercato del giorno prima, bensì incassano la differenza tra il prezzo sul MGP (più caro) e quella sul MSD: una cifra che solitamente si aggira sui 100 euro a MWh.
Ed ecco da dove vengono i circa 2,4 milioni di euro al giorno di cui parlavano: è l'ammontare che in una giornata di media produzione da fotovoltaico (60mila MWh), in cui questa sia stata sovrastimata del 40%, finisce nelle tasche di quei produttori da fossili chiamati a diminuire la produzione il giorno stesso. Produttori che così per di più nemmeno devono spendere in combustibile.
La stima di quanto possa costarci questo fenomeno in un anno non è facile..... Tuttavia, utilizzando con un approcio conservativo i dati che ci hanno fornito nostre fonti molto ben addentro alla questione (che non possiamo citare per il ruolo istituzionale che ricoprono) possiamo ipotizzare uno spreco dai 300 ai 600 milioni di euro l'anno. Per fare un confronto esemplificativo, è circa la stessa cifra che il nuovo quinto conto energia destinerebbe alle risorse aggiuntive per incentivare il fotovoltaico in 5 semestri: 500 milioni.
Un fenomeno che, come anticipavamo, non ha solamente l'effetto di appesantire la componente oneri di dispacciamento della bolletta, sulla quale pesa la differenza intascata dai produttori fossili spiegata sopra, ma anche quello di mantenere il prezzo dell'energia più alto di quello che potrebbe essere se concorrenza e apporto di elettricità a costo marginale zero da rinnovabili potessero dispiegare a pieno il proprio potenziale (l'ormai famoso effetto peak shaving grazie al quale il solo fotovoltaico nel 2011 ha tagliato di 400 milioni di euro la bolletta, vedi Qualenergia.it).........

Restano da capire le ragioni di questo errore di previsione, che smorza l'effetto di riduzione della bolletta che le rinnovabili già hanno, ci fa importare più energia e si riflette in un aumento degli oneri di dispacciamento in bolletta che finisce nelle casse di chi ha gli impianti termoelettrici chiamati a produrre meno.

Attendendo che il GSE, responsabile di queste previsioni, già interpellato, ci risponda........
In un modo o nell'altro, l'importante è che questo fenomeno, finora confinato nei discorsi di pochi addetti ai lavori e in documenti tecnici dell'Aeeg, venga eliminato al più presto. 
 Diversamente sarebbe imbarazzante per la stessa Autorità, per Confindustria e per una parte del Governo continuare a sollevare la questione del peso in bolletta delle rinnovabili, che per quanto relativamente costosi alcuni benefici li danno, mentre si tace su questo spreco di denaro che di vantaggi ne porta solo a pochi produttori da fonte fossile.

01 aprile 2012

Parola del Ministro Clini: «L'energia pulita va rilanciata e potenziata»


Riportiamo un interessante articolo del Ministro Clini relativo all'Energia,sperando vivamente che" Realmente  Il Governo decida di rilanciare e potenziare l' energia pulita e l' efficienza energetica" ,che non dia .....  sussidi al carbone e al petrolio, 
e sperando che  i buoni propositi ...... si concretizzino  già  da domani  .

Tratto da Lettera 43

Clini: «L'energia pulita va rilanciata e potenziata»

Plaude Legambiente: «Basta bugie sui costi delle rinnovabili».

Fermando lo sviluppo della produzione di energia pulita si rischia «l'autogol. E non tagliamo i prezzi». Lo ha affermato in una intervista il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, sottolineando che per abbassare le tariffe «innanzitutto bisogna pulire le bollette eliminando gli oneri impropri» a partire da quanto paghiamo «per il Cip 6, per il nucleare, per gli sconti concessi alle grandi industrie energivore come le acciaierie».
 
Per Clini, «mettere in contrapposizione la riduzione della bolletta energetica e il sostegno alle fonti rinnovabili è un errore strategico» perché «rischieremmo di uscire dal settore delle rinnovabili mortificando la capacità innovativa del Paese, penalizzando l'industria nazionale, aumentando la disoccupazione: sarebbe come abbandonare la telefonia negli anni Ottanta, prima del boom».
 
«LA SOSTENIBILITÀ AVVANTAGGIA IL PAESE». 
 Per «alleggerire il costo delle bollette», ha aggiunto il ministro Clini, «è importante non sbagliare l'intervento inseguendo falsi bersagli» perché non bisogna dimenticare che ci sono anche «benefici che arrivano alle casse pubbliche proprio dallo sviluppo dell'energia pulita».
Non si possono, insomma, «sottolineare i costi» e «ignorare i vantaggi in termini di incremento del prodotto lordo, aumento del gettito fiscale, diminuzione del picco diurno della domanda, maggiore occupazione, miglioramento della bilancia commerciale».

Legambiente: «Il vero scandalo è la dipendenza dai combustibili fossili»

«Bravo Clini, e basta bugie sui costi delle rinnovabili in bolletta. Gli italiani pagano soprattutto la dipendenza dai combustibili fossili e le troppe centrali termoelettriche a mezzo servizio».
Lo ha affermato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, secondo il quale «è in corso una campagna mediatica che punta a fermare le energie pulite, mettendo in luce solo l'impatto in bolletta di questa crescita e non gli enormi vantaggi per il Paese».
«Stupefacente è che», ha continuato Zanchini, «l'attenzione si concentri su quel 10% della bolletta elettrica legato agli incentivi alle rinnovabili, mentre nulla si dice sul restante 90% che riguarda il costo dell'acquisto di petrolio e carbone, i miliardari guadagni delle imprese, i sussidi al nucleare e ad altre voci assurde, oltre alle tasse. Evidente la regia di questa operazione da parte di chi ha interesse a difendere la produzione termoelettrica convenzionale e a fermare il nuovo che avanza».
 
Il Pd: «Così si sgombra il campo dalle forzature»

«Bene l'intervento del ministro Clini sul tema delle rinnovabili: ne ha sottolineato la strategicità per il sistema Paese e il ruolo fondamentale per arrivare ad un sistema elettrico meno rigido e più articolato che consenta di allentare la dipendenza dell'Italia dalle fonti fossili».
Così il senatore Roberto Della Seta, il senatore Francesco Ferrante,  e Ermete Realacci,  hanno commentato l'intervista rilasciata dal Ministro dell'Ambiente Clini a La Repubblica.
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