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16 febbraio 2013

Eco-messaggio alla politica: “Dite qualcosa di ambientalista”


Tratto da Il Fatto Quotidiano

Eco-telegramma alla politica: “Dite qualcosa di ambientalista”


Roberto Burdese   Presidente Slow Food Italia
Eravamo stati facili profeti nel prevedere che questa brutta campagna elettorale avrebbe quasi del tutto dimenticato ambiente, agricoltura, alimentazione e dintorni.  
Certo, tutti i programmi fanno riferimento a questi temi, ma quasi mai i leader nazionali (mai i candidati a guidare il futuro Governo) sono entrati nel merito e hanno dato risposte esaustive. 
Eppure le organizzazioni della società civile, con uno sforzo senza precedenti, hanno prodotto moltissimi documenti ricchi e articolati, segno della loro maturità e competenza (e segno anche della gravità della situazione).
Per non lasciare nulla di intentato e cercare almeno un segnale soddisfacente prima della chiusura della campagna elettorale, un cartello di associazioni assieme ad alcuni imprenditori legati all’idea di innovazione verde, hanno firmato un  ECO-telegramma in 7 punti alla politica.


Con Last Minute Market, l’associazione contro lo spreco che ha promosso l’ECO-telegramma, ci sono le associazioni ambientaliste che hanno elaborato nelle scorse settimane l’Agenda ambientalista per la Ri/Conversione ecologica del Belpaese (Club Alpino Italiano, Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, Greenpeace, Legambiente, Touring Club e Wwf); Slow Food che ha lanciato gli Appunti per le politiche alimentari; Libera e Gruppo Abele di Don Ciotti che hanno raccolto 120 mila firme di cittadini per la petizione contro la corruzione Riparte il futuro; associazioni e imprenditori impegnati nel campo dell’economia sostenibile come APER (che raccoglie centinaia di aziende e ha elaborato un documento con 26 Azioni per lo sviluppo delle rinnovabili)Alce Nero (la cooperativa di agricoltori e apicoltori che rappresenta uno dei più affermati marchi del biologico italiano) e Eataly.
Ecco il testo del messaggio:


“Ai candidati premier, ai leader di partito: crisi ambientale si aggrava assieme a quella economica stop  Politica si occupa solo di alleanze stop Prossima settimana di campagna elettorale è ultima occasione per dire quello che farete per ambiente e green economy stop Ed ecco su quali priorità  stop.



Il prossimo Parlamento e il prossimo Governo si troveranno a gestire una serie di emergenze economiche, sociali e ambientali come mai è capitato dal dopoguerra a oggi. Le varie crisi sono intrecciate e stanno diventando un groviglio inestricabile. 
 Per trovare il bandolo della matassa ci vuole il coraggio di scelte epocali, che qualcuno chiama radicali ma che sarebbe giusto considerare semplicemente lungimiranti. Sono scelte che prima o poi saremo costretti a prendere, che già abbiamo rinviato da troppo tempo. Sono anche scelte che, una volta prese, potranno dare vita a un nuovo rinascimento italiano, creando nuove e straordinarie opportunità di lavoro e di un nuovo e diffuso benessere per il nostro Paese.  
Le proposte dell’ECO-telegramma sono il primo passo di questo cambio di rotta: non sono derogabili e i candidati a sedere in Parlamento e a guidare il prossimo governo devono chiaramente dire agli elettori che cosa intendono fare rispetto ai temi su cui li sollecitiamo.
Tutto questo in attesa (e nella mai sopita speranza) di vivere finalmente un giorno in un Paese normale, dove c’è un progetto di futuro che guarda a 20 o 30 anni, che ci aiuta a prendere le scelte giuste anche per i problemi più immediati e urgenti.

25 gennaio 2013

ELEZIONI 2013 Greenpeace attacca: “Campagna elettorale senza ambiente, Paese senza futuro”

Tratto da International Business Times

Greenpeace attacca: “Campagna elettorale senza ambiente, Paese senza futuro”

Nel dibattito politico si esclude l'ambiente.
 Duro j'accuse di Greenpeace che punta il dito contro la classe dirigente nostrana, 'colpevole' di escludere la politica ambientalistica dalla campagna elettorale.  Secondo l'associazione "Bersani, Monti e  e Berlusconi  rimangono in silenzio cancellando di fatto l'ambiente dai loro programmi elettorali
Non rispondono ai circa 45 mila cittadini che attraverso una petizione on line di Greenpeace (www.iononvivoto.org), hanno detto che non daranno il voto a chi non si impegna a contrastare l'uso delle fonti fossili (carbone e petrolio) nella produzione di energia. Non voteranno chi non sostiene la crescita delle fonti rinnovabili".

Le questioni energetiche sono vitali e strategiche per ogni nazione e il clima è la principale emergenza planetaria. Oltre alle 45 mila email, tutti i candidati hanno ricevuto anche un questionario di Greenpeace sul futuro energetico del Paese. Alcuni e di diverso orientamento politico hanno risposto ma per Greenpeace "non i candidati principali: Bersani, Monti e Berlusconi . Un silenzio che ci fa capire che per loro parole quali lavoro, salute pubblica, sviluppo, strategie europee sono solo fumo negli occhi degli elettori".
 "La distanza dei partiti e dei loro leader dai cittadini si misura anche da atteggiamenti come questo" - commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. "I candidati non rispondono a noi come alle migliaia di cittadini che li interpellano. Eppure si tratta di domande su argomenti importanti:vogliono  eliminare progressivamente l'utilizzo del carbone, fermare l'estrazione petrolifera a mare, promuovere seriamente le fonti rinnovabili, o no?".
Per Greenpeace e i circa 45 mila cittadini che finora hanno firmato la petizione, ci sono almeno tre emergenze su cui i partiti e i loro leader devono esprimersi e dichiarare da che parte stanno:
 "Il Mediterraneo svenduto alle compagnie petrolifere per sfruttare giacimenti miseri, fare regalie fiscali a quelle stesse compagnie - prosegue l'associazione - , rischiare disastri che, sarebbero la fine, oltre che per preziosi ecosistemi, anche per turismo, pesca sostenibile e comunità costiere. 
Le emissioni delle centrali a carbone operanti in Italia, che causano  570 morti premature l'anno e danni sanitari, economici e ambientali per oltre 2,6 miliardi di euro. Enel, che è controllata direttamente dal governo, rappresenta tre quarti del problema".
 E dulcis in fundo le fonti rinnovabili, "l'unico settore che ha resistito alla crisi continuando a generare ricchezza e occupazione, è sempre più frenato da burocrazia e incertezza normativa. Solo nel 2010 - senza contare gettito fiscale, benefici ambientali, contributo al PIL - le rinnovabili hanno fatto risparmiare al Paese 8-10 miliardi in mancate importazioni di fonti fossili".
Il governo Monti ha definito recentemente una Strategia Energetica Nazionale fondata su un ulteriore ricorso alle fonti fossili, con un piano di trivellazioni offhore nei nostri mari. "Questa strategia è condivisa apertamente da Bersani, mentre Berlusconi rimane l'uomo del nucleare e colui che ha insediato l'attuale management Enel, che propugna un futuro energetico fatto di carbone. 
 Siamo in un momento in cui sono necessarie scelte coraggiose e innovative: questi politici che non si degnano nemmeno di rispondere ai cittadini sono invece vecchi - chiosa Boraschi - , 'fossili' come le fonti energetiche che difendono e promuovono".