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16 novembre 2008

2008/11/13 "Comunicato Stampa"di UNITI PER LA SALUTE


UNITI PER LA SALUTE
Associazione di Volontariato
Comunicato stampa


Desideriamo fare una breve annotazione in seguito alle recenti dichiarazione del Presidente dell’Unione Industriali di Savona di cui riportiamo un breve stralcio “La più importante è la proposta di Tirreno Power per il potenziamento della Centrale termoelettrica di Vado Ligure. Le dimensioni dell’investimento (oltre 800 milioni di Euro), le caratteristiche innovative della proposta, i contenuti tecnologici e l’attenzione posta alle problematiche ambientali e di risparmio energetico conferiscono a questo progetto rilevanza strategica per l’area savonese e per il Piano Energetico Nazionale.
La produzione di energia a costi contenuti nel rispetto dell’ambiente e degli obiettivi posti dal protocollo di Kyoto è una priorità per l’industria italiana e lo è a maggior ragione per il nostro territorio.”


La nostra associazione non si oppone alla modernità anzi è favorevole alle nuove tecnologie: è legittimo ed opportuno che una società moderna miri allo sviluppo e quindi a creare fonti di energia e ricchezza; ma noi, da cittadini responsabili, desideriamo che i processi di sviluppo si svolgano in modo serio, mai superficiale o poco approfondito, cercando il bene di tutti i cittadini, specialmente quando sono toccati temi che riguardano la nostra salute affinché tutti siamo consapevoli dei costi e dei benefici delle varie scelte. Noi non commentiamo le affermazioni del Signor Macciò circa il potenziamento della centrale termoelettrica, ci piacerebbe però che i cittadini fossero correttamente informati su cosa pensano del problema alcune Amministrazioni Comunali e la Regione Liguria.
Ci limitiamo quindi a riportare testualmente solo alcuni stralci tratti da verbali dei Comuni di Savona e Quiliano, che hanno manifestato parere negativo alla proposta di potenziamento per il Territorio e dal “Parere” del Comitato Tecnico Regionale per il Territorio: trattandosi di documenti ufficiali evidentemente le valutazioni in esse contenute riteniamo, a buon diritto, che siano frutto di attento studio e ponderate considerazioni:

1) "la convenienza economica del carbone rispetto agli altri combustibili è in realtà un minor costo per l’azienda che ne usufruisce, ma comporta elevati costi sociali, economici e sanitari per la comunità"

2) "non è perseguibile la sostenibilità dello sviluppo energetico proponendo, ancora una volta, un progetto di ampliamento della centrale che abbia come componente fondamentale l’utilizzo del carbone, relegando la produzione di energia da fonti rinnovabili a “marginale ed aggiuntiva”

3) "quanto proposto non si concilia con l’obiettivo della drastica riduzione delle emissioni di CO2 …..L’ampliamento comporta un aumento netto delle emissioni di CO2 punta su una estensione della combustione a carbone non prevista dalle politiche di indirizzo della Comunità Europea…."

4) "non è prevista nell’analisi progettuale la problematica dell’aumento del tasso di radioattività per la quale deve essere realizzata una campagna di analisi della situazione esistente"

5) "le proposte sono completamente carenti di una analisi dei danni economici che ricadrebbero sia sul settore agricolo, proteso verso produzioni di nicchia e di qualità dell’agro alimentare, sia sul settore turistico-ricettivo"

6)"La situazione ambientale attuale nella sottozona 2b (Savona -Vado Ligure - Quiliano), si trova già a livelli di guardia senza considerare l’avvio dei gruppi a metano"

7) "il voto unanime espresso per due volte dal Consiglio Provinciale di Savona (15/11/95 e 20/03/98) deliberò per la completa metanizzazione e per il depotenziamento della centrale termoelettrica di Vado L.-Quiliano"

8) " La combustione nell’industria dell’energia e quindi essenzialmente la centrale termoelettrica, è la rioritaria responsabile delle emissioni di ossidi di azoto (68,3%) PM 10 (34,9%) SOx (89,7%) e di COV (37,9%)"

9) "si rileva la mancanza nel bilancio del CO. Nulla è inoltre specificamente detto sulle PM10. sia in termini di efficacia dei sistemi di abbattimento previsti (filtri elettrostatici o filtri a maniche, di cui non è indicata la scelta), sia soprattutto in relazione alla loro formazione secondaria"

10) "assenza di elementi di fattività per i proposti interventi di compensazione tramite realizzazione di impianti e attività per lo sfruttamento delle risorse rinnovabili, che pertanto non possono essere conteggiati come tali nel bilancio ambientale complessivo"


Invitiamo i cittadini a valutare con attenzione le suesposte considerazioni e a leggere nella loro completezza i documenti ufficiali da cui abbiamo tratto solo alcuni stralci per rendersi compiutamente conto della situazione del nostro territorio in relazione alla presenza della centrale termoelettrica e al suo ipotizzato potenziamento.

Documenti da cui sono stati tratti i passi citati:
a) Deliberazione Consiglio Comunale di Quiliano n 18 del 9 maggio 2007 .Ordine del giorno – progetto relativo alla costruzione ed esercizio di una nuova unità a carbone da 460 MW nella centrale termoelettrica di Vado L.-Quiliano.
b) Verbale della seduta n 18 del 31 luglio 2007 Consiglio Comunale di Savona
c) Regione Liguria Parere 134/214 Comitato Tecnico Regionale per il Territorio- Sezione per la valutazione di impatto ambientale.- Seduta del 5 giugno 2007.
Quiliano 12 ottobre 2008 UNITI PER LA SALUTE

Chi fosse interessato ai sopracitati documenti ce li può richiedere alla nostra email unitiperlasalute@libero.it sarà nostra premura inviarveli.

2008/11/16 "No all'ampliamento di vado da greenpeace, italia nostra, legambiente "








Comunicato stampa: no all'ampliamento di vado da greenpeace, italia nostra, legambiente

COMUNICATO STAMPA

NO all'ampliamento di Vado Ligure da Greenpeace, Italia nostra, Legambiente e Wwf
La decisione della Commissione Nazionale per la Valutazione di Impatto Ambientale che, a larga maggioranza, ha approvato l'ampliamento a carbone della centrale termoelettrico della Tirreno Power a Vado Ligure è un atto gravissimo che non tiene conto del grave impatto sanitario ed ambientale che tale decisione contribuirà ad accentuare rispetto alla condizione attuale, che aumenta in maniera significativa le emissioni climalternati, in barba sia al protocollo di Kyoto che al piano europeo di riduzione delle emissioni, e che calpesta la volontà delle popolazioni e delle amministrazioni locali e umilia la stessa Regione Liguria.


Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente e WWf si sono da sempre dichiarate contrarie all'aumento della produzione energetica con combustibili fossili, non solo per le ragioni sopra ricordate, ma anche e soprattutto perché viviamo in una regione dove esistono tre grandi impianti energetici che da soli producono una quantità di energia superiore di ben 3 volte le necessità della Liguria.

Allo stesso tempo lo sviluppo delle energie rinnovabili e della politiche di efficienza e risparmio energetico, pur avendo fatto passi avanti in questi anni, sono ben al di sotto della soglia del 20% sul totale di produzione energetica che l'unione europea indica come obbiettivo da raggiungere entro il 2020, questo sia a livello nazionale che come Regione Liguria.

Bisogna quindi contrastare decisioni come questa, che vanno nel segno opposto, così come occorre contrastare il centralismo strisciante che sottendente alla decisione per la centrale di Vado Ligure (la prima di una serie simile e che non fa ben sperare per altri progetti che giacciono in commissione Via nazionale).

Per questo abbiamo apprezzato le parole del Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando che hanno messo in luce come il parere e la volontà della Regione ( che si era espressa contro la realizzazione del terzo gruppo a carbone) siano stati non solo non considerati, ma umiliati anche nel metodo con cui sono state prese le decisioni.

Per questo lo invitiamo ad essere conseguente con queste dichiarazioni e chiediamo alla Regione di opporsi con forza alla decisione presa in sede di Via nazionale e di impugnare l'atto nelle sedi politiche, nazionali ed europee, ma soprattutto in quelle giudiziarie ed amministrative.

Giuseppe Onufrio direttore delle campagne di Greenpeace Italia

Giovanni Gabriele, presidente regionale Italia Nostra

Stefano Sarti, presidente regionale Legambiente

Marco Piombo, presidente regionale Wwf

2008/11/16 "DURE REAZIONI PER IL NUOVO GRUPPO A CARBONE "

Tratto da "LA STAMPA
Centrale ,rivolta contro il nuovo gruppo a carbone
Dure reazioni per l'insediamento da 460 megawatt

da IL "SECOL XIX "
Centrale di Vado
"Nuovo gruppo a carbone?Faremo ricorso alla Ue"








15 novembre 2008

2008/11/12"Il carbone fa male ai bambini"




TRATTO DA BLOGSFERE.IT

Il carbone fa male ai bambini

Pubblicato da Marco Pagani


Un tempo Babbo Natale portava carbone ai "bambini cattivi".

Lo sviluppo industriale ha fatto un passo avanti, poichè non guarda in faccia nessuno e consegna i prodotti di combustione del carbone (tra cui nanoparticelle e PAH, idrocarburi policiclici aromatici) a tutti i bambini, buoni o cattivi che siano.

Da parte loro i bambini farebbero volentieri a meno di questi regali, dal momento che rubano il loro bene più prezioso: la salute.

Un gruppo di ricercatori di università cinesi e americane ha studiato l'effetto della presenza di una centrale a carbone sullo sviluppo di 217 neonati, le cui madri (non fumatrici) vivono a meno di 2 km dall'impianto. 110 di questi bambini sono nati nel 2002, prima della chiusura della vecchia centrale, mentre altri 107 sono nati nel 2005, dopo la sua chiusura. Tutti sono stati sottoposti al test di Gesell per la valutazione dei ritardi nello sviluppo.


I risultati (grafico qui sopra) sono piuttosto impressionanti. I bambini sottoposti all'inquinamento della centrale hanno il triplo di probabilità di presentare ritardi nello sviluppo generale e nelle abilità motorie e sociali. Presentavano inoltre peso, altezza e circonferenza craniale significativamente minori della media . Durante il periodo di funzionamento della centrale, la concentrazione di PAH era 3,5 volte superiore.

Questo è il lato oscuro e avvelenato della crescita economica.

I cantori dello sviluppo obietteranno che la centrale di Tongliang era vecchia e fumosa, mentre le nostre centrali sono naturalmente "pulite". A quando allora uno studio epidemiologico simile per i neonati nei presso delle centrali italiane? (inceneritori compresi, naturalmente).

14 novembre 2008

2008/11/15 "Usa. Stop al carbone dall'EPA"


Tratto da greenpeace
Usa. Stop al carbone dall'EPA
14 Novembre 2008

Roma, Italia — Buone notizie dagli Stati Uniti! L'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (EPA) ha deciso che anche la CO2 prodotta dalle centrali a carbone dovrà essere regolamentata. La dichiarazione arriva in seguito all'adozione del "Clear Air Act" del maggio 2007 che considera la CO2 un inquinante a tutti gli effetti e blocca, di fatto, il processo autorizzativo per i progetti di nuove centrali a carbone nel Paese. Negli Usa il combustibile fossile è responsabile di circa il 30% delle emissioni totali di gas serra.

L'EPA avrà ora il compito di imporre nuove norme per la realizzazione delle centrali, attraverso l'imposizione delle migliori tecnologie a disposizione (Best Available Control Technology) per limitare le emissioni di CO2. Tutte le centrali a carbone in fase di autorizzazione – un centinaio circa – dovranno attendere le nuove disposizioni che arriveranno in un tempo compreso tra sei mesi e un anno. Per ora nessun nuovo impianto può entrare in funzione.

La decisione rappresenta, di fatto, una moratoria temporanea sulle nuove centrali a carbone. Greenpeace plaude l'iniziativa e crede che la decisione dia l'opportunità alla nuova amministrazione Obama di imporre stringenti standard per le emissioni di CO2 nella produzione di energia elettrica.

È ancora presto per dire quali tecnologie verranno prese in considerazione dall'EPA. Tra queste vi è la possibilità di introdurre standard di efficienza, obbligo di co-generazione per la produzione di elettricità e calore, o anche co-combustione di biomasse. Sembra improbabile che verrà introdotto l'obbligo di dotare gli impianti con tecniche di "cattura e stoccaggio della CO2" (CCS), visto che la tecnologia per impianti industriali non sarà disponibile almeno per i prossimi 15 anni.

La decisione ha congelato l'industria del carbone americana, almeno nel breve termine. Un rimedio efficace per la "febbre" del Pianeta!

2008/11/12 " REPLICA DEL MODA AL PRESIDENTE dell' UNIONE INDUSTRIALI di SAVONA"

Tratto da "La Stampa "del 12/11/2008
Replica del Moda alla dichiarazione del Presidente dell'Unione Industriali di Savona Macciò

2008/11/14 "Lettera all'On.Stefania Prestigiacomo Ministro dell'Ambiente"

In data 23 luglio 2008 abbiamo spedito tramite email la seguente lettera all' Onorevole Prestigiacomo e alla sua segreteria per informarla ,in qualità di cittadini, della situazione ambientale del nostro territorio.
Visualizza lettera

A tuttoggi non abbiamo ancora avuto alcuna risposta.....
Peraltro abbiamo ricevuto un'email da un nostro associato ,che ci ha invitato a visionare il blog del comitato per Taranto all'indirizzo http://comitatopertaranto.blogspot.com/2008/11/ma-che-stefania-
prestigiacomo.html
Cosa che per una propria informazione personale ognuno può fare.

2008/11/14 "Stiamo imparando sulla nostra pelle che l’organismo che distrugge il suo ambiente distrugge sé stesso







Dal " blog del comitato per Taranto"
"Stiamo imparando sulla nostra pelle che l’organismo che distrugge il suo ambiente distrugge sé stesso" (Bateson Gregory, Verso un'ecologia della mente, Adelphi, 1976)

Taranto è città fragile: Taranto è città ad alto rischio ambientale. Intendiamo per questa ragione impegnarci, con forza, tenacia, e determinazione per tutelare Taranto e il territorio jonico. Siamo fortemente decisi a “prenderci cura” della nostra città che è destinata a morire se lasciata nelle mani dell’indifferenza e della negligenza.

Due grandi novità nel chiacchiericcio seguito al DDL Vendola spiccano sulle pagine della stampa "ambientale":
- Parte finalmente la campagna di prevenzione dei tumori a Taranto tramite uno screening condotto dall'ASL più volte annunciato ma mai partito... Speriamo sia la volta buona!
- La Regione Puglia diventa "giovane" e più comunicativa entrando nei canali You Tube e Facebook, un'occasione in più per tutti per segnalare, chiedere, comunicare con le istitizioni locali. Bisogna farlo ogni volta che vogliamo farci sentire, è un nostro diritto e gli amministratori hanno il dovere di darci ascolto! Non perdiamoli di vista!

13 novembre 2008

2008/11/10 RITORNIAMO A PARLARE DI OZONO

Ritornando al nostro articolo del 28/10/2008 "A proposito di OZONO a QUILIANO" (di cui riportiamo la parte iniziale ma è comunque sempre consultabile integralmente nella data del 28 OTTOBRE nell'archivio del nostro blog) abbiamo un' integrazione .









A proposito di "OZONO a QUILIANO"


Nella prima immagine sono riportati i valori dell'ozono a Quiliano tratti dal sito della regione Liguria :"AMBIENTE IN LIGURIA" relativi alle ore 14 e 15 del 21 ottobre che risultano ampiamente al disopra sia della soglia di informazione che della soglia di allarme: 353.87 e 418,83
Valori che ci inducono a riflettere anche perchè non siamo a luglio e non sono dovuti certo al solo irradiamento solare .

Nella seconda immagine vi è l'allegato II(previsto dall'articolo 5,comma1)che detta le soglie di informazione e di allarme per l'ozono e le informazioni da fornire al pubblico
Nella III° immagine allegato III (previsto dall'articolo 9 )inerente le informazioni da trasmettere al Ministero dell'ambiente e alla Commissione europea

MA .....................guardiamo ora la seguente immagine tratta sempre dal sito di AMBIENTE IN LIGURIA ( consultato in data 5 novembre )inerente sempre allo stesso periodo della prima immagine presa in considerazione ........


In data 21/10/2008 alle ore 14,00
alle ore 15,00
alle ore 16,00
non vi è più alcun valore , le rilevazioni orarie oltre la norma nella Validazione sono state annullate .Non esistono più :vi è rimasto solo un buco nero di tre ore.
Sicuramente qualcuno dirà che erano valori oltre la norma ,da non prendere in considerazione e che magari la validazione permette di cancellare i dati anomali !
Ma se quando i valori sforano vengono levati,annullati come può il cittadino comune pensare di poter essere tranquillo e ritenere che la sua aria e quella che respirano i suoi figli è efficacemente monitorata?

CONSIDERAZIONI DI UNITI PER LA SALUTE .CI SEMBRA INDISPENSABILE CHE LA POPOLAZIONE SIA CORRETTAMENTE INFORMATA,L'ARIA SCRUPOLOSAMENTE MONITORATA SECONDO LE NORME DI LEGGE IN VIGORE E CHE SIANO PRESI TUTTI GLI OPPORTUNI PROVVEDIMENTI PER TUTELARE LA NOSTRA SALUTE.

Ci viene inoltre un piccolo dubbio i dati non più visibili saranno stati mandati ,come previsto dall'articolo 9, al Ministero dell' Ambiente e alla Commissione Europea? ( Nella III° immagine allegato III ,previsto dall'articolo 9 ,inerente le informazioni da trasmettere al Ministero dell'ambiente e alla Commissione europea )

2008/11/13 "CARBONE, IL SILENZIO COLPEVOLE DEI SINDACI"


Riceviamo da NoCokeTarquinia
13/11/2008
Oggetto: CARBONE, IL SILENZIO COLPEVOLE DEI SINDACI
con cortesia di pubblicazione
E SOLLECITAMENTE PUBBLICHIAMO

TVN, ENEL CONFERMA L'UTILIZZO DEL CARBONE SPORCO E CANCELLA L'IMPEGNO DI RIDURRE DEL 30% LE EMISSIONI: IL SILENZIO COLPEVOLE DEI SINDACI DI CIVITAVECCHIA, TARQUINIA, ALLUMIERE, TOLFA E SANTA MARINELLA

Dal giorno in cui i sindaci del comprensorio interessato alla riconversione a carbone di Civitavecchia hanno preso parte al tavolo di trattativa organizzato dalla Regione Lazio sul tema delle compensazioni in denaro da parte di Enel S.P.A., hanno smesso di preoccuparsi dei problemi che riguardano lo stato sanitario e ambientale della propria terra. Ci chiediamo dove siano finiti i sindaci che hanno firmato l’accordo presso la Regione Lazio: dietro tante parole vuote, come “monitoraggio” e “tutela”, hanno abbandonato ogni forma di contrasto all’inquinamento attuale e futuro del territorio, mentre in Europa e nel mondo si afferma sempre di più la coscienza ambientale e la ricerca responsabile di strumenti per ridurre l’uso dei combustibili fossili come il carbone sporco. E che dire poi degli ultimi fatti gravi che sono emersi, come quello del “Piano di risanamento dell’aria della Regione Lazio” e del mancato rispetto della legge sull’A.I.A.? Il 14 Agosto 2008 la Regione Lazio ha pubblicato “il Piano Regionale di risanamento della Qualità dell’aria”, uno strumento utile ad analizzare e risolvere i problemi legati all’inquinamento dell’aria nei luoghi dove ci sono fonti inquinanti pericolose per la salute e l’ambiente. Il fatto incredibile, ma vero, è che in questo piano la Regione Lazio non tiene in considerazione la grave situazione atmosferica e sanitaria di Civitavecchia. Incredibile, ma vero, è che nessun sindaco del comprensorio inquinato presenta le dovute osservazioni sul mancato controllo e monitoraggio. Le uniche osservazioni pervenute alla Regione Lazio le hanno inviate i cittadini. Inoltre Enel S.P.A. consegna la documentazione per la procedura A.I.A (visibile sul sito www.minambiente.it ) e invece di portare le integrazioni dovute per legge e per la tutela del territorio, smarca le sue responsabilità circa la scelta del carbone sporco e cancella del tutto l’impegno sulla riduzione del 30% dell’abbattimento delle emissioni.
Incredibile, ma vero: i sindaci non presentano nessuna osservazione, né chiedono il rispetto del contratto stipulato con Enel, dove l’impegno di riduzione del 30% è stato sottoscritto proprio come fosse una forma di tutela.

Intanto arriva la prima nave carboniera, scarica il carbone sporco a cielo aperto e nessun sindaco chiede il rispetto della legge. I primi cittadini di Civitavecchia, Tarquinia, Allumiere, Tolfa e Santa Marinella per quale motivo non tutelano la salute del proprio territorio ? Non crediamo che non abbiano letto e che non conoscano la gravità di quanto sta accadendo. E’ incredibile la colpevole omertà dei loro silenzi o hanno le mani troppo appiccicate al contratto con Enel S.P.A.? Il silenzio è d’oro. Eppure questi sindaci ce li ricordiamo tutti in piazza con le bandiere del no al carbone. Poi, quando l’odore dei soldi si è fatto sentire l’unico linguaggio comune è stato quello più conveniente verso l’azienda elettrica: hanno spiegato che non si può fermare la centrale ma che si deve controllare che tutte le fasi siano effettuate nella massima legalità ed il rispetto della salute dei cittadini. Ricordiamo ai sindaci che tutelare questo territorio significa anche controllare che le società elettriche siano rispettose della legge, come tutti dobbiamo esserlo!
Cari sindaci, come dice un vecchio proverbio “il buon giorno si vede dal mattino” : noi vediamo che la promessa delle compensazioni sta già producendo vuoti di memoria e una certa connivenza con l'elargitore dei denari e dei danni.

Movimento no coke Alto Lazio
www.nocoketarquinia.splinder.com
nocoketarquinia@yahoo.it

2008/11/13 "Energia nella morsa di crisi, costi e clima"Consumi insostenibili, serve una rivoluzione"


Tratto da La Repubblica.it ambiente
L'allarme contenuto nell'Outlook 2008 dell'Agenzia internazionale presentato a Londra
"La domanda cresce malgrado la recessione, servono investimenti o sarà caos ambientale"
Energia nella morsa di crisi, costi e clima
"Consumi insostenibili, serve una rivoluzione"

Il rapporto prevede prezzi del petrolio ancora volatili, ma destinati a impennarsi sul lungo termine

ROMA - Gli attuali andamenti negli approvigionamenti e nei consumi energetici "sono chiaramente insostenibili, sia da un punto di vista economico, che sociale, che ambientale: devono e possono essere cambiati. Dobbiamo avviare una rivoluzione globale dell'energia migliorando l'efficienza energetica e incrementando l'utilizzo di fonti a basse emissioni". L'avvertimento non arriva da un guru verde o da qualche teorico della decrescita economica, ma da Nobuo Tanaka, il direttore della super istituzionale Agenzia internazionale dell'energia. Un messaggio lanciato in occasione della presentazione a Londra del World Energy Outlook per il 2008, un rapporto dai contenuti tanto chiari quanto allarmanti.

Il mondo si deve mobilitare per avviare le politiche necessarie ad affrontare quella che si annuncia come la "tempesta perfetta" del settore energetico: domanda in crescita malgrado la crisi economica, disponibilità di risorse (soprattutto petrolifere) in calo, consumi che accelerano pericolosamente il riscaldamento globale e i suoi gravissimi effetti, investimenti nella ricerca frenati dalla recessione.

"L'aumento delle importazioni di gas e petrolio da parte delle nazioni Ocse e delle regioni asiatiche in via di sviluppo - ha spiegato Tanaka - combinato con la concentrazione della produzione in un piccolo numero di paesi, accrescerà la possibilità di sconvolgimenti negli approvigionamenti e brusche impennate nei prezzi. Allo stesso tempo le emissioni di gas serra aumenteranno inesorabilmente, mettendo il mondo in direzione di un incremento delle temperature globali fino a 6 gradi", ovvero il limite massimo della forbice prevista dalle conclusioni dell'Ipcc, la commissione di climatologi dell'Onu, con conseguenze devastanti per il Pianeta.

Per questo, quasi a rispondere indirettamente anche all'ostruzionismo di governo italiano e Confindustria, la Iea avverte che "non possiamo consentire che la crisi finanziaria provochi rinvii delle iniziative politiche che sono urgentemente necessarie per smorzare la crescita delle emissioni di gas serra".

L'invito dell'Agenzia è anzi quello a mettere in campo decisioni ancora più coraggiose. Anche tenendo conto di nuovi interventi politici per il contenimento della domanda, il rapporto prevede che sulla media del 2006-2030 il fabbisogno globale di energia cresca dell'1,6 per cento ogni anno, facendo salire la domanda globale di petrolio, dagli odierni 85 milioni di barili al giorno a 106 milioni di barile nel 2030. Una previsione rivista comunque al ribasso di 10 milioni di barili rispetto a quanto previsto nell'edizione dello scorso anno.

Secondo le previsioni della Iea, sempre più importante sarà il peso dei nuovi giganti dell'economia: da sole, Cina e India contribuiranno a più della metà della crescita della domanda globale di energia. Forti aumenti sono previsti inoltre per il consumo di carbone e per l'utilizzo di fonti energetiche già esistenti in alternativa ai combustibili fossili.(omissis)
Sul fronte ambientale la Iea traccia anche un possibile percorso da seguire per mantenere l'aumento della temperatura entro i due gradi, così come si propone di fare l'Unione Europea con la direttiva 20-20-20. Obiettivo che l'agenzia ritiene auspicabile, ma estremamente difficile da centrare, sottolineando che su scala mondiale occorrerebbe portare al 36% la quantità di energia primaria a basse emissioni, traguardo raggiungibile attraverso investimenti per 9,3 triliardi (mille miliardi di miliardi) pari allo 0,6% del Pil mondiale.

"E' evidente - ha concluso Tanaka - che il settore energetico deve svolgere un ruolo centrale nella lotta ai cambiamenti climatici e le analisi contenute in questo Outlook forniranno basi solide a tutti i paesi che al vertice di Copenhagen (previsto per dicembre 2009, ndr) cercheranno di negoziare un nuovo accordo sul clima". (v. g.)

12 novembre 2008

2008/11/18 "Nube marrone: dall'Himalaya minaccia il clima mondiale"


tratto da Montagna tv
Nube marrone: dall'Himalaya minaccia il clima mondiale

PECHINO, Cina -- Ritiro ghiacciai, inquinamento atmosferico e popolazioni a rischio. Occhi puntati, in questi giorni, sull'inquietante fenomeno delle nubi marroni che sta mettendo in pericolo il clima, la sicurezza idrica e alimentare di tutto il pianeta. L'allarme arriva da Pechino, dove qualche giorno fa è stato presentato un nuovo report dell'Unep che effetti e nuovi dati sulle nubi marroni, di recente studiate più da vicino grazie ai dati delle stazioni di monitoraggio in alta quota installate e gestite da un'organizzazione italiana, il Comitato EvK2Cnr.
leggi

2008/11/13 "Nasce il “Tavolo istituzionale per le politiche ambientali e territoriali”"


Tratto da Melitoonline.it
Nasce il “Tavolo istituzionale per le politiche ambientali e territoriali”

Novembre 13, 2008

La tutela dell’ambiente e lo sviluppo ecosostenibile sono divenute le priorità per l’Europa e per gli Stati Uniti, ma in Italia occorre partire dal basso per riuscire ad iscrivere il settore ai primi punti dell’agenda politica. È per questo che in Italia nascerà il “Tavolo istituzionale per le politiche ambientali e territoriali”, come hanno oggi convenuto i rappresentanti delle confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil con il coordinatore della Commissione ambiente e protezione civile delle Regioni, l’assessore calabrese Silvio Greco.
Alla riunione, che si è svolta nella sede della Delegazione di Roma della Regione Calabria, hanno preso parte le delegazioni dei confederali guidate da Paola Agnello Modica (Cgil), Giuseppe D’Ercole (Cisl) e Andrea Costi (Uil). Le scelte a sostegno dell’ambiente, della ricerca scientifica nel settore, delle imprese innovative sono un fattore essenziale per creare nuovi posti di lavoro e per la crescita di buona occupazione. Servono importanti investimenti pubblici e privati ed una cornice di regole moderne e chiare di tutela e sviluppo.
“I rappresentanti sindacali sono sulla stessa lunghezza d’onda delle Regioni - ha dichiarato Silvio Greco - e si sono espressi a favore della costituzione di un Tavolo aperto alle Associazioni imprenditoriali e del volontariato ambientalista, per dare maggiore incisività all’azione di programmazione territoriale”.
Quattro gli ambiti di concertazione a cui si dedicherà l’attività del Tavolo: sicurezza dei cittadini e prevenzione dei rischi ambientali (industria, trasformazione, dismissione amianto, incendi ecc…); attuazione del protocollo di Kyoto per le energie rinnovabili e la diminuzione dell’inquinamento atmosferico; corretto smaltimento dei rifiuti urbani ed industriali con la crescita della raccolta differenziata e la realizzazione delle bonifiche dei siti produttivi inquinati; gestione idrica per migliorare il sistema degli acquedotti e rendere più efficiente quello dei depuratori assicurando un corretto ciclo integrato delle acque.
“Entro metà dicembre la proposta del Tavolo istituzionale sarà formalizzata a tutti i soggetti in modo da renderlo funzionante a partire dal prossimo gennaio. Certamente – ha detto l’assessore all’ambiente della Regione Calabria – occorre fare squadra per affrontare prioritariamente la questione della sicurezza ambientale, in quanto essa coinvolge sia la salute dei cittadini, sia la responsabilità per il danno che il necessario costo per disinquinare o ripristinare in sicurezza. Servono regole e controlli che evitino le tragedie ambientali di questi ultimi decenni. Non possiamo perdere quest’occasione e restare dietro agli altri paesi europei. Rinunceremmo ad avere le loro stesse opportunità per un nuovo sviluppo che in Italia è certamente possibile in tanti settori che vanno dal turismo al risparmio energetico, dalla ricerca scientifica e tecnologica all’agricoltura, da un sistema moderno di trasporto alla riconversione dell’edilizia e dei tempi delle città”.

2008/11/12SEQUESTRATO INCENERITORE DISCARICA DI MALAGROTTA A ROMA



Tratto da Ansa.it
» 2008-11-11
SEQUESTRATO INCENERITORE DISCARICA di MALAGROTTA ,a ROMA
ROMA - E' bufera sulla discarica di Malagrotta, a Roma, dove i carabinieri del Noe hanno messo i sigilli al nuovo gassificatore che tra due giorni doveva essere inaugurato. L'impianto era privo della certificazione di prevenzione incendi, sottolineano i carabinieri del Noe al termine del sopralluogo.

A disporre il sequestro è stato il Gip di Roma Marina Finiti, e a condurre gli accertamenti il procuratore aggiunto Achille Toro e il Pm Simona Maisto. Due le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta: sono il presidente del Consorzio laziale rifiuti che gestisce Malagrotta, Manlio Cerroni e il suo vice, responsabile dell'impianto Francesco Rando. Sotto accusa è l'iter per l'autorizzazione dell'impianto: i carabinieri del Noe hanno acquisito alla Regione Lazio tutta la documentazione relativa all'opera.

Dure le accuse del Gip per il quale, secondo quanto scritto nel dispositivo di sequestro, "sussiste un fondato pericolo che la prosecuzione dell'attuale esercizio dell'impianto e la libera disponibilità di cose pertinenti al reato possa agevolare o protrarre le conseguenze del reato" essendo "l'impianto in totale carenza dei requisiti di legge". Secondo il Gip inoltre vi sono anche pericoli in quanto il gassificatore è "nelle immediate vicinanze dei siti pericolosi e in particolare di una raffineria e di un deposito di Gpl". I sigilli al gassificatore, primo di una linea che secondo il piano rifiuti della regione prevede tre impianti, riaccende la polemica politica su un'opera contestata da comitati di cittadini, la destra e anche Rifondazione e Verdi.

A difendere l'operato della Regione Lazio è stato fra i primi l'assessore regionale con delega ai rifiuti, Mario De Carlo secondo cui il gassificatore sequestrato "é in esercizio provvisorio ed è in funzione da agosto e lo sarà fino a febbraio, un lasso di tempo che doveva servire anche per la messa a norma di tutte le procedure". Ma per il sindaco Alemanno, ancora in Polonia per il viaggio della Memoria con gli studenti delle scuole romane, "bisogna uscire dalla logica dei monopoli privati" e soprattutto "vigilare perché si faccia chiarezza". Anche lo stesso presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, già commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, chiosa: "Ora c'é una sola cosa da fare, mettersi in regola".

I sigilli del gassificatore però, stando alle rassicurazione del sindaco e del presidente della Regione, non creeranno un'emergenza Campania: la discarica non è sequestrata, anzi i magistrati hanno concesso che i lavori per la messa in sicurezza proseguano e il cantiere rimarrà comunque aperto.

Si difende invece l'indagato eccellente, Manlio Cerroni, presidente del Co.la.ri (Consorzio rifiuti Lazio) che gestisce la discarica: "il provvedimento di sequestro è frutto di una non corretta interpretazione della normativa di riferimento da parte dell'autorità giudiziaria, l'impianto era in pre esercizio e il previo conseguimento del Certificato prevenzione incendi sono necessari soltanto per l' esercizio dell'attività previsto dal 1 gennaio 2009".

Ma proprio per al carenza delle norme antiincendio, per l'accusa, l'opera non sarebbe potuta andare in pre esercizio. Per questo i due indagati sono accusatio di violazione delle norme del decreto legislativo in materia di tutela e della sicurezza nei luoghi di lavoro

11 novembre 2008

2008/11/11 "I CONSULENTI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA STRONCANO IL PROGETTO DI RICONVERSIONE A CARBONE DELLA CENTRALE DI PORTO TOLLE."


Tratto da IL PANE E LE ROSE
Porto Tolle: Carbone poco pulito
(11 novembre 2008)
Antefatto:

Verso la fine di ottobre la Commissione regionale veneta per la VIA viene chiamata a pronunciarsi sull'integrazione al progetto per la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle (RO).
Dovrebbe trattarsi di una formalità, visto che la stessa commissione ha già due volte, in passato, dato parere favorevole ai progetti di riconversione di ENEL ed invece questa volta, stranamente, la commissione prende tempo per effettuare non meglio specificati "approfondimenti".
La cosa insospettisce noi contrari al carbone anche per il fatto che, in quanto presentatori di osservazioni sul progetto presso la Commissione VIA nazionale, avevamo già richiesto l'intera documentazione in visione e questa non ci era stata fornita.
Chiediamo dunque nuovamente la documentazione in sede regionale e questa ci viene negata in quanto "secretata", ma riusciamo stavolta ad ottenerla, con parecchia fatica, rivolgendoci al Ministero per l'Ambiente.
Veniamo così a scoprire che la Procura della Repubblica di Rovigo ha presentato un'informativa alla Commissione VIA regionale, basata sull'indagine commissionata a tre esperti che hanno preso in esame il progetto e sono arrivati a conclusioni molto poco rassicuranti, ponendo 23 quesiti che vanno dalla valutazione del rispetto della legge istitutiva del Parco all'effettivo impatto ambientale della riconversione a carbone su ambiente e salute.

Forti della documentazione, lo scorso 7 novembre 2008 alle 17.00, indiciamo una conferenza stampa convocando i quattro quoridiani locali, Il Gazzettino, Il Resto del Carlino, La Voce di Rovigo e il Corriere del Veneto (inserto del Corsera) consegnando loro un comunicato stampa e copia dell'indagine della Procura.

Dopo il vivo entusiasmo iniziale e l'assicurazione che alla notizia verrà dato fortissimo risalto tanto da occupare le prime pagine, alle 19.30, in contemporanea, veniamo a conoscenza che il Gazzettino, su preciso ordine del direttore, abbiamo le prove, cancellerà la notizia, il Resto del Carlino e la Voce di Rovigo, sempre su disposizione dei direttori, la daranno, ma col minimo risalto e addirittura minimizzando la portata della cosa.

Solo il Corriere del Veneto riporterà la cosa con un certo peso, ma tale testata non ha sede in loco e non è particolarmente diffusa nella provincia.

Si deduce immediatamente che c'è stata una forte pressione, immaginiamo da parte di chi, sulle redazioni tanto da far desistere chi "tiene famiglia".

Spiegata la cosa vengo a chiedervi, in nome della libertà e della serietà d'informazione , di divulgare questa vicenda in quanto è di interesse non soltanto locale per l'argomento che tocca.

Saremo in grado di fornirvi qualsiasi documento vorrete richiederci in merito.
Grazie per qualsiasi cosa deciderete di fare.

Vanni Destro



Tratto da unonotizie
PORTO TOLLE (ROVIGO) / 10-11-2008

"I CONSULENTI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA STRONCANO IL PROGETTO DI RICONVERSIONE A CARBONE DELLA CENTRALE DI PORTO TOLLE."

Tutte le perplessità da noi evidenziate nelle osservazioni, trasmesse nel gennaio scorso alla Commissione VIA nazionale sul progetto di trasformazione a carbone della centrale termoelettrica di Polesine Camerini in merito all’insufficienza dei sistemi di controllo e di monitoraggio degli inquinanti emessi in atmosfera, all’inadeguatezza delle diverse soluzioni ipotizzate per il transito di bettoline nelle lagune del Delta, e in generale ai rilevanti impatti ambientali e sanitari dell’intervento, trovano ora conferma in un documento autorevole e al di sopra di ogni sospetto.
Si tratta di uno studio dettagliato sul progetto Enel, attualmente in discussione presso il servizio VIA della Regione Veneto, redatto da 3 esperti altamente qualificati nominati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rovigo.
Di questo documento si è entrati in possesso nei giorni scorsi, grazie ad un “blitz” che ci ha costretto a
recarci presso il Ministero dell’Ambiente, dopo oltre 2 mesi dalla prima richiesta di accesso agli atti e non poche difficoltà e traversie per ottenerne il rilascio di copia.
E’ così che si è potuto apprendere dell’azione promossa dalla Procura di Rovigo che già dal giugno di quest’anno ha affidato l’incarico di esaminare il progetto di riconversione a carbone della centrale ai consulenti Ing. Alfredo Pini, all’Ing. Paolo Rabitti e al Dott. Stefano Scarselli, ossia agli stessi esperti che nel marzo 2006 avevano accertato le responsabilità degli amministratori delegati di Enel e dei direttori della centrale per il funzionamento pregresso dell’impianto di Porto Tolle nel processo svoltosi ad Adria, terminato con la nota condanna del Tribunale per molestie alle persone residenti in prossimità del sito, danni alle proprietà pubbliche e private, peggioramento dell’inquinamento atmosferico, con la liquidazione di un risarcimento di quasi 3 milioni di euro complessivi a titolo provvisionale.
Per la stesura della relazione citata, consistente in un fascicolo di 80 pagine dattiloscritte, i consulenti hanno analizzato approfonditamente tutto il progetto, verificato la veridicità delle affermazioni riportate, il
regolare adempimento al quadro normativo di riferimento e, infine, la convenienza dell’effettiva realizzazione dello stesso, proprio in un contesto così delicato e precario com’è appunto il Delta del Po.
Le conclusioni formulate dai 3 esperti mettono in luce tutte le gravi carenze del progetto Enel e fanno emergere rilevanti aspetti di criticità che fino ad ora non erano stati opportunamente considerati
.
Informiamo che, poiché non ci risulta che le amministrazioni comunali interessate (e comunque non quelle da noi consultate) siano state informate dell’esistenza di questo importante documento che pur risulta agli atti della procedura di V.I.A., ci faremo carico di consegnare tempestivamente lo stesso a tutti i soggetti pubblici e privati che manifestano interesse, compreso sicuramente i sindaci di Rosolina, Loreo e Taglio di Po, i quali hanno sino ad oggi manifestato un serio coinvolgimento e la decisa presa di posizione nel voler essere parte attiva nel procedimento di valutazione del progetto, al fine di garantire in primis la salute pubblica dei loro concittadini e un futuro coerente con le caratteristiche del nostro territorio.

Giorgio Crepaldi (Presidente Comitato “Cittadini Liberi – P.Tolle”)

Renzo Ghezzo (Operatori Turistici di Rosolina Mare e Albarella)

Donata Fischetti (Presidente Italia Nostra sez. Rovigo)

Eddi Boschetti (Presidente WWF sez. Rovigo)

Luigi Flamini (Coordinamento dei Comitati della Provincia di Rovigo, di Cavarzere e Cona)

10 novembre 2008

2008/11/11Berlusconi ha scelto un nuovo alleato: la CO2 contro l'Europa e la salute del pianeta

Tratto da Pontediferro.org Voci dal quartiere Marconi di Roma
Berlusconi ha scelto un nuovo alleato: la CO2 contro l'Europa e la salute del pianeta
di
Andrea Lijoi

10-11-2008

Al Circo Massimo, tra le bandiere e gli slogan della grande manifestazione del 25 ottobre, non si è notata la presenza degli ecologisti per gridare alta la protesta sull'ennesimo scippo di questo governo al futuro e alla salute degli italiani con il clamoroso passo indietro nell'impegno assunto in sede UE sull'attuazione del protocollo di Kyoto.
Una presenza mancata, che invece poteva rappresentare l'occasione di un rinnovato spazio "verde", necessario fra le diverse anime del centrosinistra, dove essere in grado di superare l'asfittica politica dei no generalizzati ed accogliere adeguatamente la voce dei sacrosanti no all'aumento dei gas serra i cui effetti negativi sono vissuti da tutti in prima persona e contro la cui riduzione ora si è posta l'azione del governo.
Un niet governativo inatteso in Europa e che, oltre forse a voler essere un ultimo regalo all'amico Bush che ha sempre detto no a Kyoto, oggettivamente risponde solo alle esigenze di quella parte del sistema produttivo italiano a cui conviene continuare ad inquinare e non invece reinvestire gli immensi utili in ricerca e sviluppo tecnologico per raggiungere quella sostenibilità ambientale che oggi è richiesta sugli stessi prodotti da una domanda sempre più consapevole ed esigente.
Un impegno, quello di abbattere le emissioni di CO2 e percorrere la strada dello sviluppo sostenibile, che invece l'Italia ha sempre assunto in prima fila nei summit internazionali sul tema, da quello di Stoccolma del lontano 1972 a Rio de Janeiro, a Johannesburg nel 2002, come a Milano nel 2003 nell'ambito della IX Conferenza delle Parti sul clima-COP9.
Dopo il vertice di Johannesburg, in particolare, in cui si era profuso l'impegno del governo Berlusconi II che aveva elaborato in sede di Conferenza Stato-Regioni un atto di indirizzo sulla sostenibilità da applicare in tutti i campi, l'Europa si è data congiuntamente un cronoprogramma da rispettare per la graduale eliminazione dei gas serra e dei fattori inquinanti.
Oggi l'Italia rinnega i propri impegni sottoscritti e minaccia il veto sull'attuazione del programma europeo in materia ambientale, capeggiando un cartello del no a Kyoto con i nuovi Paesi membri dell'est che hanno problematiche di sviluppo diverse da quelle delle realtà più avanzate fra cui si pensava di enumerare anche la nostra.
L'emergenza clima non è una questione di addetti ai lavori ma coinvolge tutti ed è familiare ad ognuno l'impatto quotidiano con l'inquinamento crescente, e i danni per la salute che ne derivano, e soprattutto dipende dall'emissione in atmosfera di anidride carbonica di cui si stima un incremento del 130% entro il 2050 rispetto ai livelli rilevati nel 2005 (attualmente un italiano ne produce in media 21 chili al giorno).
La preoccupazione cresce se si guarda alle modificazioni climatiche e alle conseguenze già in atto: dalle estati torride al moltiplicarsi delle "calamità", dallo scioglimento dei ghiacci (nelle Alpi scesi di tre metri, secondo rilevazione 2003) alla crescente desertificazione (oltre un ¼ delle terre emerse è soggetto al fenomeno), dalla deforestazione (distrutti ogni anno 140.000 km2 di foreste;stima 2003) alla carenza di acqua potabile (la FAO stima che 1 miliardo e 300 milioni di persone sono prive di riserve per il fabbisogno e al 2050 la disponibilità pro capite in tutto il mondo subirà una riduzione del 73%)
Non è catastrofismo parlare di preoccupazione se si pensa che la popolazione del pianeta ha superato la soglia di 6 miliardi e secondo l'ONU crescerà a 8,9 miliardi nel 2050 stante una situazione di difficoltà ad avviare politiche di eliminazione delle fonti inquinanti.
L'Europa si è data la priorità di pervenire all'"impatto zero" nell'economia e i Paesi più avanzati sono avanti nella sfida a trasformare le politiche di sostenibilità ambientale in nuovi fattori di sviluppo produttivo e occupazionale, dalle fonti energetiche rinnovabili alla "bioedilizia", dal biologico alimentare all'utilizzo di innovazione ecologica nei trasporti, etc..
Solo Berlusconi vuole isolare l'Italia da questo virtuoso cammino per la ristrutturazione di un mondo migliore in cui vivere, promuovendo gli interventi di chi non si fa scrupoli di avvelenare l'aria che respiriamo per il proprio profitto....

2008/11/11 "RISCALDAMENTO GLOBALE E CO2 L’AUDACIA DELLA SPERANZA"


Tratto da TRUCIOLI SAVONESI

RISCALDAMENTO GLOBALE E CO2 L’AUDACIA DELLA SPERANZA
di Antonia Briuglia

Tutti i Paesi e non l’Italia.


L’ambiente sarà inevitabilmente all’ordine del giorno ed è più che una speranza poiché ci resta un periodo, a dire dei climatologi, di solo novantasette mesi per salvare il pianeta.
Non sono affermazioni di fanatici ambientalisti, ma di scienziati a livello mondiale che stimano in novantasette mesi il punto di non ritorno, entro il quale si può lavorare per distruggere o per salvare il pianeta dal riscaldamento globale.
L’ambiente dovrà essere e sarà all’ordine del giorno per quasi tutti i Paesi del mondo.
Non sto parlando certo dell’Italia, tutta intenta a pretendere dall’Europa, deroghe agli impegni presi, in linea col Protocollo di Kyoto, in tema di abbattimento di CO2.
Non sto parlando di un’Italia impegnata a pretendere tavoli per ricalcolare ”costi” da sostenere ingiustamente alti per l’industria del nostro paese, come se i costi pagati dal pianeta e dai suoi abitanti non fossero già straordinariamente alti in termini di salute e di catastrofi ambientali.
Non sto parlando di un’Italia il cui Governo, con il Presidente del Consiglio in testa, riesce a scontrarsi con gli altri Paesi della Comunità Europea che addebitano i maggiori costi, proprio alla politica scellerata dell’Italia fatta di ritardi accumulati nel tempo.(omissis)


Il pacchetto che non piace a Berlusconi.

Il pacchetto- clima tanto osteggiato dai Ministri del nuovo governo italiano, con la Prestigiacomo in testa sembra non piacere a Berlusconi non solo perché i costi ricadrebbero, a suo dire, sui già tanto bistrattati industriali italiani, ma perché l’avrebbe firmato Prodi.

L’ha dichiarato al vertice dei capi di governo a Bruxelles, contraddicendo consolidate regole che l’Unione Europea rispetta da tempo, provocando le ire dei suoi interlocutori e rigettando l’Italia in una situazione di pericoloso e controproducente isolamento.
Il nostro Presidente del Consiglio vuole ignorare, a tutti i costi, che nell’U.E., come in tutte le buone democrazie, ci si fa carico delle decisioni prese dai Governi precedenti; vuole ignorare che proprio Prodi ottenne già condizioni di favore che urtarono altri Paesi Europei; ignora infine le ripetute riunioni dove i suoi stessi Ministri già da gennaio potevano sollevare obiezioni e non lo hanno fatto.

Un po’ di conti


L’Unione Europea decide nel 2007 che si debbano tagliare le emissioni di gas a effetto serra del 20% entro il 2020 con variazioni da paese a Paese in linea con il PIL.
Il Protocollo di Kyoto impegnava a ridurre le emissioni entro il 2010 rispetto al 1990 e l’Italia in conformità a quest’ultimo avrebbe dovuto ridurre del 6,5%, ma mentre Gran Bretagna, Francia e Germania si attivavano per prendere le misure necessarie, l’Italia berlusconista le aumentava del 7%.
Entro il 2010, per rispettare Kyoto, dovremmo abbattere del 13%, mentre il pacchetto Europa ci chiede di abbattere i nostri gas del 13% entro il 2020. Condizione che ci vede già particolarmente favoriti, poiché siamo tra i pochi Paesi ad aver aumentato le loro emissioni, infischiandosene di Kyoto.(omissis)

La rivoluzione è cominciata.

Intanto in un’altra parte del mondo una rivoluzione è veramente cominciata, quella di Barack Obama alla Casa Bianca.
Un Presidente fiero di essere nero, di appena 47 anni ma di statura politica già altissima.Egli ha un programma energetico e ambientale innovativo e multilaterale che farà del “business Verde” un elemento di rinascita americana.
Le tre sfide per Obama sono proprio: le due guerre, la crisi finanziaria e il pianeta in pericolo.
Per Obama gli USA devono rientrare nelle negoziazioni internazionali sul clima, indifferentemente dalle decisioni di Cina e India, evitando una pericolosa paralisi.
Egli propone un programma simile a quello europeo, dove il pagamento delle quote ricadrebbe sulle industrie e andrebbe a finanziare lo sviluppo di fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.( 15 miliardi di dollari l’anno).

QUESTO MECCANISMO PENALIZZERA’ LA PRODUZIONE ENERGETICA DA CARBONE!!!!

Obama ricalcando il pacchetto europeo lo rafforzerà e lo sosterrà nel suo cammino, rendendo, di fatto, molto debole la posizione dell’Italia protesa a bloccare tutto, rigettando al mittente le dichiarazioni poste, come alibi, sul non allineamento USA.
Obama e gli USA vogliono addirittura superare l’Europa, conquistando la leadership tecnologica ambientale : la rivoluzione verde.
Cinque milioni di posti di lavoro in cinque anni, nel settore dell’energia pulita e un taglio di emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050, stravolgeranno le politiche fallimentari degli ultimi otto anni.

Centrale a carbone: la speranza si riaccende.

Da questa situazione esce sconfitto chi sostiene che, per il clima, non si debba fare nulla e chi come il Governo Berlusconi definisce folle la politica europea.
Saranno rafforzate le posizioni di chi chiede la riduzione concreta di CO2 e quindi il depotenziamento delle centrali a carbone.
Buone speranze per chi chiede, a Vado, la riduzione delle emissioni nocive della Centrale Tirreno Power, fuori da ogni protocollo e dannosa per la popolazione dell’intera provincia, come più volte hanno dichiarato e dimostrato medici e studiosi.
Forse si può cominciare a credere che sia finito il tempo delle piccole idee di provincia, dei piccoli uomini di partito e dei loro limiti, delle sceneggiate elettoralistiche di corto respiro.
Per chi crede che la battaglia per la difesa dell’ambiente sia imprescindibile, forse comincia una nuova era.
I grandi uomini esistono e saranno loro a cambiare le sorti del mondo.
L’Europa se vuole, ne uscirà rafforzata e l’Italia isolata come merita per le posizioni di un Governo involuto e impegnato solo sulla difesa degli interessi di chi ha pensato solo a gestire il suo profitto, mentre poteva e non ha voluto essere protagonista d’innovazione e progettualità industriale come un Paese civile e moderno si sarebbe meritato.

ANTONIA BRIUGLIA

2008/11/11 "In arrivo tempi bui per petrolieri e carbonai "



Tratto da greenreport
06/11/2008 Energia


In arrivo tempi bui per petrolieri e carbonai
(non solo negli Usa)
di Umberto Mazzantini

LIVORNO. Qualcuno è rimasto sorpreso dalla depressione che ha colpito le borse mentre l´America e il mondo esultano per la vittoria di Obama e la fine del "capitalismo compassionevole" di Bush che si è rivelato una vera e propria macelleria sociale. Forse farebbero bene a leggere quanto scrive il giornale economico "Down Jones": «Sotto il presidente eletto senatore Barack Obama, l´industria dei combustibili fossili può trovarsi di fronte a "dark days ahead" (traducibile con tempi bui o giorni bui a venire), mentre i settori delle energie alternative potrebbero prosperare. Anche se ci vorranno anni per progettarla ed implementarla, l´amministrazione della politica energetica ed ambientale di Obama può rappresentare uno sconvolgimento tettonico per la nazione. Egli vorrebbe spostare gli Usa dal petrolio come fonte di energia primaria verso le energie rinnovabili, i biocarburanti avanzati, l´efficienza e le tecnologie a basse emissioni di gas serra».

Per la stampa Usa l´asse portante della politica ambientale di Obama sarebbe un disegno di legge sul climate change che metterà un limite alle emissioni di gas serra e favorirà, con incentivi e tassazioni, la transizione delle industrie americane verso low-carbon alternatives. E Obama ha detto in campagna elettorale che la sua politica in materia sarà molto più aggressiva di ogni "cap-and-trade system" fino ad ora proposto. Il nuovo presidente afro-americano, se manterrà le promesse, punterà decisamente alle energie rinnovabili ed al gas naturale, alle auto ibride e all´efficienza ed al risparmio di elettricità. Per questo prevede di spendere 150 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.

Una cura da cavallo che terrorizza i petrolieri amici e colleghi di Bush. Multinazionali come ExxonMobil, ConocoPhillips e Chevron accusano Obama di voler tornare alle politiche della crisi petrolifera degli anni ´70 e temono come la peste che Obama tassi i loro profitti e metta le mani sulla Strategic petroleum reserve.

Il presidente dell´American petroleum institute, Red Cavaney dice preoccupato: «E´ piuttosto chiaro che si ripeteranno ancora una volta quegli errori, in futuro dovremo assistere a giorni bui. Il piano di Obama impone un imposta-mannaia sui profitti delle compagnie petrolifere,che sono tra le poche industrie fiorenti. Speriamo che i funzionari pubblici non gli diano retta. Certo, vediamo quanto danno possa si possa fare con uno spot abbagliante».

La paura non è calata nemmeno quando Obama ha cambiato la sua posizione negativa sulle trivellazioni per gas e petrolio offshore sulla piattaforma continentale, quando il petrolio raggiunse i 145 dollari al barile e la benzina i 4 dollari al gallone. Il timore (per i petrolieri) e la speranza (per tutti gli altri) è che passata l´emergenza riveda quell´impegno, visto che la moratoria scaduta a settembre era ben vista da gran parte dei parlamentari democratici e che il calo del prezzo del petrolio non rende così urgenti nuove trivellazioni in aree spesso molto delicate dal punto di vista ambientale.

Ma l´industria petrolifera dice che ormai il picco della produzione interna è stato raggiunto e bisogna esplorare altri giacimenti in mare e sfruttare quelli inaccessibili a causa di vincoli ambientali.

Le multinazionali del petrolio sanno che sarà dura: Obama è convinto delle cause antropiche del cambiamento climatico e vuole ridurre entro il 2025 del 25% le emissioni Usa di gas serra, con il 10% da raggingere entro i primi mesi del 2010. Una tabella di marcia simile a quella approvata (anche se più restrittiva) dal Senato Usa.

Esulta la lobby delle rinnovabili che ora ha nelle maggioranze schiaccianti dei democratici alla Camera ed al Senato interlocutori più attenti, a cominciare dal capo dei senatori democratici Harry Reid e dalla portavoce della Camera Nancy Pelosi che sono fermamente convinti che puntare sulle rinnovabili aiuterà il Paese a risollevarsi dall´attuale crisi economica.

A fare le spese della nuova green policy saranno probabilmente anche le inquinanti centrali a carbone alle quali si applicheranno norme ambientali più severe, nonostante Obama punti molto sul finanziamento della carbon capture and sequestration (Ccs) che in realtà non piace affatto a Greenpeace e ad altre associazioni ambientaliste. L´industria del carbone è preoccupata perché se Obama approvasse davvero leggi vincolanti sule emissioni di gas serra «potrebbe strangolare l´industria». A far paura sono i costi delle tecnologie Ccs, senza le quali Obama non sembra intenzionato a dare il via a nuove centrali elettriche a carbone. Tra i preoccupati non poteva mancare la National mining association che comprende giganti minerari come Peabody Energy e Consol Energy Energia che hanno detto che «La temuta politica sul climate change di Obama potrebbe distruggere l´industria del carbone, spezzando la spina dorsale energetica dell´America». Obama ribatte che la transizione dal carbone e dal petrolio verso la lower carbon economy può creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro.

Gli industriali americani utilizzano contro Obama gli stessi argomenti che il ministro dell´ambiente Stefania Presigiacomo e la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia usano contro l´Unione europea e il suo pacchetto clima-energia. Scrive Dow Jones: «Aumenteranno anche i costi di manifattura, trasporto e dei materiali a causa dell´aumento dei costi dell´energia e gli Usa avranno uno svantaggio competitivo rispetto ad economie prive di norme sulle emissioni similari, come ad esempio Cina Cina, India, Russia o i Paesi del Sudamerica e del Medio Oriente. E´ anche lecito chiedersi se il presidente eletto debba concentrare la sua politica sul cambiamento climatico nei primi mesi del suo incarico invece di concentrarsi sul salvataggio dell´economia Usa da una profonda recessione».

I Democratici ribattono che gli Usa hanno hanno enormi riserve energetiche interne che non richiedono un cambiamento importante nel settore delle infrastrutture di trasporto, ad iniziare dal poco sfruttato gas naturale.

L´ultima spina, e forse la più venefica, sono le scorie nucleari. Anche per queste Obama ha annunciato che cambierà l´attuale politica di stoccaggio dei rifiuti a lungo (o meglio eterno, visto che le radiazioni permangono per alcune centinaia di migliaia di anni) termine, anche se non intende rinunciare del tutto al nucleare, o almeno alle centrali esistenti.

09 novembre 2008

2008/11/08 "Sospeso il tecnico che seguiva l’Ilva nella commissione IPPC “


TRatto da ilpaesenuovo.it
Sospeso il tecnico che seguiva l’Ilva nella commissione IPPC

Legambiente: “Al Ministro chiediamo la nomina di un esperto di fama internazionale”.

L’ingegner Bonaventura Lamacchia, condannato per gravi reati (falso, ricettazione, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tentata estorsione e turbativa d´asta) secondo quanto riportato oggi da Repubblica in un articolo a firma di Giuliano Foschini ed Emanuele Lauria, è stato sospeso dal suo incarico dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che lo aveva nominato solo due mesi fa.

L’ingegner Lamacchia stava seguendo l’istruttoria per la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) all’ILVA, la pratica in cui, sostanzialmente, si gioca il futuro ambientale di Taranto.

“La procedura per la concessione dell’AIA per lo stabilimento Ilva di Taranto e l’Accordo di Programma dell’ 11 aprile scorso” scrivono in una nota congiunta Stefano Ciafani della Segreteria nazionale di Legambiente, Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente del Circolo di Taranto di Legambiente, “rappresentano la concreta possibilità di una svolta storica per il futuro di Taranto, se segneranno una effettiva discontinuità rispetto a una storia, quella dell’inquinamento ambientale di origine industriale, finora caratterizzata solo da ritardi e omissioni".

Le norme sull’AIA consentono infatti di poter intervenire sui sistemi produttivi condizionandone l’esercizio all’adozione delle migliori tecnologie disponibili, all’impatto ambientale prodotto e ad un puntuale sistema di monitoraggio delle loro emissioni”.

Da questa brutta vicenda, che segue la “decapitazione” della precedente Commissione e la sostituzione dei suoi componenti con uomini di sicura “fiducia” del ministro, ci sembra che il ministro stesso dovrebbe trarre chiare indicazioni per una decisa inversione di rotta.

“Per seguire la complessa pratica dell’ILVA -concludono Ciafani, Tarantini e Franco- chiediamo che sia nominato un tecnico di fama internazionale, paragonabile per competenza, esperienza e moralità al prof. Veronesi nel settore della ricerca e della cura del cancro. Il futuro di Taranto e del suo più importante impianto industriale non può essere affidato ad un tecnico con guai giudiziari, ma merita che le più alte professionalità in ambito internazionale se ne occupino”.
Tratto da:www.articolo21 info

Commissione IPPC, avviata procedura di sospensione per Lamacchia
di Redazione
Il Ministero dell’Ambiente ha avviato la procedura di sospensione dalla Commissione IPPC dell’ing. Bonaventura Lamacchia, già componente della Commissione Via-Vas dall’ottobre 2007 al giugno 2008.
La procedura di sospensione è stata avviata nelle more della definizione di accertamenti amministrativi sulla posizione dell’ing. Lamacchia in relazione al suo ruolo di componente della Commissione.

La Carovana al Ministro: quali criteri per le nomine IPPC?
stralcio dall'articolo di Giuseppe Giulietti
Da mesi sottolineiamo come la questione delle morti bianche e della centralità della sicurezza sul lavoro, nonché l’attenzione sul pericolo di emissioni pericolose e l’insorgenza di maggiori malattie professionali sia una vera e propria emergenza nazionale.Con l’ex ministro Cesare Damiano, insieme a tante associazioni e alle organizzazioni sindacali, abbiamo per questo dato vita alla “Carovana per un lavoro sicuro”.
Una delle prime tappe è stata Taranto per le note vicende che riguardano la sicurezza all’Ilva, la fabbrica siderurgica più grande d’Europa e con il più alto tasso di inquinamento da diossina dovuto alle emissioni della stessa azienda. Da tempo è aperto in Città e nella Regione un confronto ed una discussione su come arginare i fenomeni di insicurezza, con particolare attenzione per i pesanti risvolti che ha sulla popolazione il forte inquinamento e il moltiplicarsi dell’insorgenza di casi di malattie gravissime; per questo il precedente Governo aveva posto all’attenzione tramite esperti e personalità la situazione di Taranto.
Il Governatore della Puglia Nicki Vendola, proprio qualche giorno fa, riprendendo le denunce dei cittadini, supportate dall’Arpa regionale e da altri Enti preposti al controllo delle emissioni, si era dichiarato pronto a chiedere la chiusura dell’Ilva in assenza dell’AIA (Autorizzazione integrata ambientale).
Contemporaneamente,la ministra Stefania Prestigiacomo, come si apprende da un articolo sull’Espresso oggi in edicola a firma di Sandra Amurri, e dal sito di Articolo21, ha azzerato la vecchia commissione IPPC, composta da autorevoli scienziati ed esperti del settore, sostituendoli con altri membri. La commissione come è noto decide attraverso la concessione Aia, il destino delle 200 più grandi aziende italiane e, inoltre, si occupa dei limiti delle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio del pacchetto “clima-energia” del Consiglio d’Europa.
Leggendo la lista di nuovi “esperti” nominati dalla Prestigiacomo si scopre che il nuovo presidente dell’IPPC è Dario Ticali. Laureato in ingegneria e ricercatore all’università privata Kore di Enna, vanta pubblicazioni riguardanti il comportamento delle “pavimentazioni stradali.”
Ma ancora più grave e incomprensibile è la nomina dell’ing. Bonaventura Lamacchia quale referente per la questione della concessione dell’Aia all’Ilva di Taranto, come denunciato da Sandra Amurri, nel pezzo sull’Espresso. Lamacchia vanta un buon curriculum giudiziario, quindi sicuramente affidabile ed esperto.(Tra le varie condanne false fatturazioni, ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale .........omissis)
Ci piacerebbe conoscere quali siano i criteri per i quali sono stati rimossi i precedenti membri della IPPC, con quali criteri siano stati scelti i nuovi,quali titoli abbiano, a partire dal Presidente, per rivestire questo fondamentale ruolo, come sia stato scelto il Sign. Lamacchia e chi lo abbia nominato a responsabile delle istruttorie per la concessione delle autorizzazioni AIA........

Considerazioni di Uniti per la salute .


Ognuno tragga le conclusioni che ritiene più opportune ma anche noi , dal nostro punto di vista di semplici cittadini, riteniamo che sia indispensabile che nei posti cardine per la tutela della nostra salute e del nostro ambiente siano posti tecnici di provata competenza, esperienza e moralità .
Il futuro di Taranto ,come anche il nostro che conviviamo da decenni con una centrale termoelettrica a carbone, necessita della massima tutela da parte di chi è preposto ed ha la responsabilità della salvaguardia del benessere pubblico. Le norme sull’AIA consentono infatti di poter intervenire sui sistemi produttivi condizionandone l’esercizio all’adozione delle migliori tecnologie disponibili, all’impatto ambientale prodotto e ad un puntuale sistema di monitoraggio delle loro emissioni.

2008/11/08 "CLIMA: AL VIA A PECHINO FORUM INTERNAZIONALE SU CAMBIAMENTI"



CLIMA: AL VIA A PECHINO FORUM INTERNAZIONALE SU CAMBIAMENTI
Organizzato da governo cinese e Nazioni Unite

Emergenza-clima, al via a Pechino forum internazionale

Riuniti ministri ed esperti di 70 paesi: l’obiettivo è studiare le soluzioni per il cambiamento climatico globale. Presentati anche i risultati della cooperazione Cina-Italia per la gestione delle emergenze ambientali

(ASCA) - Roma, 7 nov - Aperta oggi a Pechino dal Premier cinese Wen Jabao presso la Sala del Congresso Nazionale Cinese la Conferenza internazionale organizzata dal Governo Cinese e dalle Nazioni Unite per esaminare le prospettive di sviluppo e diffusione delle tecnologie pulite per combattere i cambiamenti climatici.

In apertura della Conferenza e' intervenuto il direttore generale del Ministero dell'Ambiente italiano, Corrado Clini.

Di fronte ad una platea di Ministri ed esperti internazionali in rappresentanza di 70 paesi e di diverse organizzazioni internazionali, Corrado Clini ha ricordato la cooperazione ambientale dell'Italia con la Cina, che in meno di dieci anni ha realizzato oltre 80 progetti per la promozione e la diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'edilizia, dell'agricoltura, della gestione delle acque.

Clini ha ringraziato a nome del Governo Italiano la Cina e le Nazioni Unite, sottolineando l'importanza di questa conferenza come segnale positivo per tutto il mondo: ''Questo evento e' molto appropriato in un momento come questo, in cui la comunita' internazionale deve trovare una via comune per affrontare complesse sfide mondiali quali la crisi finanziaria ed economica globale, l'aumento dei consumi di energia e delle relative emissioni a livello mondiale, il cambiamento climatico globale''.

08 novembre 2008

2008/11/08 "Infarti e ictus da polveri sottili "


Tratto da Eurosalus
Infarti e ictus da polveri sottili
di Attilio Speciani

Pessimo inizio scientifico del mese di febbraio: il New England Journal of Medicine ha pubblicato sul numero del 1° di febbraio i dati scientifici relativi agli effetti dell'inquinamento ultrasottile (Miller KA et al, N Engl J Med 2007 Feb 1;356(5):447-58).

Da anni siamo tutti abituati a confrontarci con i valori di pm10, ma già da qualche anno invece sono arrivati i sospetti legati alla presenza di particolati ancora più sottili e purtroppo ancora più dannosi. Si tratta delle polveri inferiori ai 10 micron di dimensione; mentre infatti il pm10 si riferisce a polveri che si fermano in genere a livello della trachea e del naso, le polveri finissime pm2,5 e pm1 (rispettivamente inferiori alla dimensione di 2,5 micron e di 1 micron) arrivano direttamente agli alveoli polmonari e possono entrare direttamente nel circolo sanguigno, come se inalando l'aria inquinata ci facessimo un aerosol di un qualsiasi farmaco. I fumi di sigaretta hanno purtroppo questo tipo di dimensione, indipendentemente dal fatto che vengano inalati da chi fuma o da chi gli sta intorno, e l'effetto non è propriamente terapeutico.

Già da qualche anno il sospetto di una azione fortemente negativa sul sistema circolatorio aveva toccato i ricercatori che si occupano della qualità dell'aria e dei suoi effetti sull'organismo. E i limiti per queste particelle sono fino ad ora solo proposti e non ancora definiti in modo obbligatorio. Fortunatamente la attuale proposta europea è congrua con la reale difesa della salute. Attualmente possiamo confrontare la raccolta di dati che viene fatta a Milano, dove vengono monitorati i livelli di pm2,5 con esiti purtroppo drammatici. Chiunque li può seguire giornalmente sul sito di Chiamamilano per rendersi conto di persona di quale sia la realtà dell'inquinamento nelle nostre città.

Il lavoro del New England ha studiato gli effetti di una esposizione prolungata (4 anni) alle polveri sottili pm2,5 su un gruppo di oltre 65.000 donne in età postmenopausale. Per questo il lavoro fa riferimento alla popolazione femminile, ma si ritiene che la medesima condizione sia applicabile anche agli uomini con le stesse percentuali.

I valori di esposizione sono stati per altro abbastanza bassi. La media della concentrazione variava da 3,4 a 28,3 mcg per metro cubo, ben al di sotto ad esempio dei valori rilevabili a Milano, dove il limite fiduciario di 35 mcg per metro cubo è stato più volte ampiamente superato negli ultimi mesi.

L'impressionante statistica vede, ogni 10 mcg di crescita dei valori di pm2,5, un aumento del 24% della possibilità di avere una qualche malattia acuta vascolare (ictus, infarto, malattia coronarica o cerebrovascolare) e un drammatico aumento del 76% del rischio di morte cardiovascolare: come dire che l'inquinamento da polvere sottile orienta gli organismi a morire di quello piuttosto che di sana vecchiaia in qualche altro luogo meno inquinato.

Diventa fondamentale mantenere ai massimi livelli di controllo il proprio sistema immunitario. Chi attraverso una scorretta alimentazione aumenta le condizioni di rischio commette una vera imprudenza. E il fatto di avere a disposizione potenti fornti di antiossidanti diventa oggi una necessità. Non è più vero che i bisogni di antiossidanti vadano configurati sulla normale fisiologia. L'inquinamento crea nuovi scenari, e ogni individuo ha il diritto di potersi salvaguardare anche attraverso l'impiego delle fonti di vitamine e minerali che meglio agiscono in tal senso. Zinco, Rame, Manganese, Selenio, Vitamina C, Coenzima Q10, Glutatione, Picnogenolo, Vitamina E sono tra le sostanze più diffuse ed attive in questa direzione, e il diritto di usarle rimane fondamentale.

Ma l'arma più potente diventa quella della consapevolezza, e del controllo sui politici. Poca importanza avrà il voto a chi farà pagare più o meno tasse se in un modo o nell'altro non potessimo arrivare vivi a godere o patire di una o dell'altra situazione. La scelta politica orientata alla salvaguardia dell'ambiente non è più una cosa opzionale. Diventa strumento di sopravvivenza.