COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta industria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta industria. Mostra tutti i post

26 maggio 2018

Europa :diminuiscono le pressioni ambientali da inquinamento da metalli pesanti dell’industria

Tratto da Greenreport

In Europa diminuiscono le pressioni ambientali da inquinamento da metalli pesanti dell’industria

Calano le emissioni di arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nichel e zinco; oltre la metà viene solo da 18 impianti
[25 maggio 2018]
Secondo il nuovo briefing “Environmental pressures of heavy metal releases from Europe’s industry” pubblicato dall’European enevironmental agency (Eea) tra il 2010 e il 2016 le pressioni ambientali causate dalle emissioni di metalli pesanti dai grandi impianti industriali europei sono diminuite- I dati sono quelli del  Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (European pollutant release and transfer register E-Prtr) e del modello UEStox , che è un metodo consolidato per stimare l’eco-tossicità delle emissioni di inquinanti. La combinazione dei dati sulle quantità di emissione con le informazioni sulla tossicità della sostanza presa in esame fornisce un’indicazione del danno ambientale relativo causato dai rilasci di queste sostanze da ciascuna struttura.
L’E-Prtr fornisce informazioni pubbliche sulle emissioni di inquinanti provenienti da grandi impianti industriali e riguardano 65 diverse tipologie di attività economiche e circa 33.000 impianti in Europa. Quindi, i piccoli  impianti e le fonti di inquinamento diffuse, compresi i trasporti, non fanno parte dell’analisi pubblicata dall’Eea e dalla quale emerge che «Nel 2016, una piccola parte degli impianti è stata responsabile di oltre la metà delle pressioni ambientali legate all’inquinamento da metalli pesanti».
L’Eea ha preso in considerazione gli 8 principali metalli pesanti –  arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nichel e zinco – emessi in Europa da grandi impianti industriali e che mostrano «un rapido declino delle pressioni ambientali loro associate. Dal 2010 al 2016, le pressioni ambientali causate dalle emissioni industriali nell’aria sono diminuite del 39% mentre le pressioni causate dalle emissioni nell’acqua sono diminuite del 34%».
Il briefing Eea sottolinea che «La riduzione delle concentrazioni di metalli pesanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo è importante dato il potenziale danno di queste sostanze per le persone e gli ecosistemi. Gli effetti nocivi dei metalli pesanti includono, ad esempio, l’interruzione dei cicli di nutrienti nelle piante e la causa di disturbi dello sviluppo e della riproduzione negli animali e nell’uomo».
Il dato clamoroso è che, per quanto riguarda le emissioni atmosferiche, da soli, 18 dei  978 impianti industriali sono responsabili di oltre la metà delle pressioni ambientali legate all’inquinamento da metalli pesanti causato dalla grande industria in Europa nel 2016. Secondo i dati, «La produzione e la lavorazione dei metalli sono responsabili di circa il 58% di queste pressioni, spesso originate dai gas di combustione rilasciati nell’aria durante il riscaldamento o la fusione del metallo. Le centrali elettriche termiche hanno rappresentato un altro 23% delle pressioni».
Le attività minerarie rappresentano il 19% delle pressioni esercitate dai metalli pesanti nell’acqua, seguitedall’acquacoltura intensiva con il 14%. L’Eea spiega che «Nell’acquacoltura intensiva, il rame e lo zinco finiscono in mare dalle gabbie per i pesci dove i metalli vengono utilizzati per proteggerle dalla corrosione e dalla crescita degli organismi marini».

15 maggio 2017

L’Italia deve adottare misure contro l’emissione di polveri sottili a tutela della salute pubblica.

Tratto da quotidiano legale

L’Italia deve adottare misure contro l’emissione di polveri sottili (PM10) a tutela della salute pubblica.

L’Italia deve adottare misure contro l’emissione di polveri sottili (PM10) a tutela della salute pubblica.

Qualità dell’aria: la Commissione esorta l’Italia ad adottare misure contro l’emissione di polveri sottili (PM10) a tutela della salute pubblica

La Commissione europea esorta l’Italia ad adottare azioni appropriate contro l’emissione di PM10 al fine di garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica, dal momento che tale paese non è ancora riuscito a risolvere il problema dei livelli persistentemente elevati di polveri sottili (PM10), che rappresentano un grave rischio per la salute pubblica.
In Italia l’inquinamento da PM10 è causato principalmente da emissioni connesse al consumo di energia elettrica e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura.
Ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca nel paese più di 66 000 morti premature, rendendo l’Italia lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato, secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).
Si tratta di un ultimo avvertimento riguardante 30 zone di qualità dell’aria in tutto il territorio italiano in cui dal 1° gennaio 2005, data dell’entrata in vigore dei valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (PM10), si sono registrati dei superamenti. Una precedente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (cfr. sentenza della Corte di giustizia del 19 dicembre 2012, C-68/11) aveva già ritenuto l’Italia responsabile della violazione della legislazione UE pertinente per gli anni 2006 e 2007.
Per quanto riguarda il valore limite giornaliero, le 30 zone interessate sono situate nelle seguenti regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. L’avvertimento si riferisce inoltre ai superamenti del valore limite annuale in 9 zone: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, due zone della Pianura padana lombarda, Torino e Valle del Sacco (Lazio).
In caso di superamento dei valori limite, gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell’aria che stabiliscano misure atte a porvi rimedio nel più breve tempo possibile. Le misure legislative e amministrative finora adottate dall’Italia non sono bastate a risolvere il problema.
La decisione odierna fa seguito a un’ulteriore lettera di costituzione in mora inviata all’Italia nel giugno 2016. Se l’Italia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.
Contesto
Le polveri sottili, note anche come “PM10”, sono presenti nelle emissioni connesse al consumo di energia e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. Il PM10 può provocare asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni, causando un numero di morti premature superiore al numero annuale di decessi per incidenti stradali.
La normativa UE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa (direttiva 2008/50/CE) impone agli Stati membri di limitare l’esposizione dei cittadini a questo tipo di particolato e stabilisce valori limite per l’esposizione riguardanti sia la concentrazione annua (40 μg/m3), che quella giornaliera (50 μg/m3), da non superare più di 35 volte per anno civile.
Nonostante l’obbligo per gli Stati membri di garantire una qualità dell’aria soddisfacente per i loro cittadini, sono ancora molte le zone in cui le concentrazioni di PM10 continuano a rappresentare un problema.
La Commissione ha ora avviato procedure di infrazione per livelli eccessivi di particolato PM10 nei confronti di 16 Stati membri (Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) e in due di questi casi (Bulgaria e Polonia) è stata adita la Corte di giustizia dell’Unione europea.
La Commissione ha inoltre intrapreso un’azione legale riguardante l’NO2 nei confronti di 12 Stati membri, attualmente oggetto di procedure d’infrazione, segnatamente l’Austria, il Belgio, la Danimarca, la Francia, la Germania, l’Italia, la Polonia, il Portogallo, il Regno Unito, la Repubblica ceca, la Spagna e l’Ungheria.
Per ulteriori informazioni
– quadro generale dell’attuazione delle politiche e della legislazione ambientale dell’UE negli Stati membri: cfr. Environmental Implementation Review (Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali);
– informazioni generali sulle procedure di infrazione in materia di ambiente;
– principali decisioni elencate nel pacchetto infrazioni del novembre 2017: cfr. testo integrale MEMO/17/1045;
– procedura generale di infrazione: cfr. MEMO/12/12 (infografica);
– informazioni sulla procedura di infrazione dell’UE.

15 luglio 2016

INCENERITORI:Il vescovo di Acerra: «Studio Cnr su inceneritori di parte, chi lo finanzia?»

Il vescovo di Acerra: «Studio Cnr su inceneritori di parte, chi lo finanzia?»

Tratto da Il Corriere del MezzogiornoVerdure a ridosso dell’inceneritore di Acerra

Secondo la ricerca che affronta per la prima volta la questione ambientale nel territorio di Acerra, connotato dalla più alta concentrazione in Campania di ex attività e industrie ad alto impatto inquinante a prescindere dall’inceneritore A2A qui sarebbero il traffico automobilistico e il “riscaldamento” le cause di maggiore inquinamento dell'aria, con “trascurabile” contributo del termovalorizzatore dalle emissioni “ampiamente al di sotto dei limiti di legge”. Le cause del “riscaldamento” inquinante si indicano nel Porto di Napoli ed, infatti, in alcune industrie.

Lettera a Galletti
Con una lettera inviata al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, alla società che gestisce l’impianto, la A2A, alla Regione Campania ed al sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, il presule contesta il metodo adottato per la presentazione dello studio stesso. «Dispiace dirlo - ha scritto Di Donna nella lettera pubblicata sul sito della Diocesi - ma lo studio del Cnr, rimane ancora uno studio “di parte”: da chi è stato finanziato? Con quale partecipazione di esperti provenienti dalla cittadinanza di Acerra? Ancora una volta il modo di affrontare il problema non convince». «Qui non si tratta di opposizione pregiudiziale e ideologica - ha proseguito - ma del bisogno di fare chiarezza con quella operazione-verità necessaria a recuperare fiducia. La gente muore e non sa perché e continua a non essere partecipe». Di Donna, da anni in prima linea su Terra dei Fuochi (ogni anno celebra una messa nominando, uno per uno, i morti deceduti per tumore o leucemie) infine rinnova la propria disponibilità e quella «della Chiesa di Acerra ad offrire sostegno a quelle azioni che mirano a promuovere quella partecipazione di tutti, cittadini, Istituzioni, e imprese, di cui parla anche il Papa nell’Enciclica “Laudato sì”».

Il sindaco: «Impegni disattesi»

Anche il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, che invece è a Roma, protesta: «Le istituzioni hanno disatteso gli impegni assunti con la popolazione per bilanciare il livello di inquinamento del territorio. Per Acerra occorre ancora oggi fare un bilancio ambientale, ricordo quando qualche Presidente della Regione diceva che con il termovalorizzatore sul territorio il livello di inquinamento sarebbe diminuito. Come è stato disatteso l’Accordo di programma del 2009, firmato da Ministero e Regione, che prevedeva bonifiche, rimozione di rifiuti, fornitura a prezzi economici dell’energia elettrica. Anzi oggi, con le continue autorizzazioni alle industrie sul territorio, è stato aggiunto altro carico ambientale. Allora a chi parla di “sindrome di Ninby della popolazione (non nel mio giardino) rispondo che forse la popolazione e le comunità si rivoltano perché le istituzioni disattendono gli impegni, come avvenuto per Acerra».

Marfella (Isde): «Studio non rilevante»

E l’oncologo Marfella, membro dell’Isde-Medici per l’Ambiente, infine commenta: «Lo studio privato commissionato dalla A2A, gestore dell’inceneritore di Acerra, sull’impatto ambientale dell’impianto classificato per natura “insalubre di classe I”, cioè col massimo impatto inquinante, non ha preso in nessuna considerazione ne’ ha presentato alcun dato validato sul particolato che la comunità scientifica internazionale e lo Iarc di Lione hanno declarato cancerogeno nel 2013, cioè le polveri sottili pm 2.5 e quelle ultrasottili definite nano particelle. Da tempo il Progetto internazionale VIIAS (Valutazione Integrata Impatto Ambientale e Sanitario) ha fornito una stima del numero di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico in Italia e, per il Pm2,5, ha quantificato i mesi di vita persi all’anno. Gli inquinanti oggetto di studio - il particolato atmosferico, soprattutto la sua frazione fine, il PM2.5, il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) - sono associati a effetti quali l’aumento di sintomi respiratori, l’aggravamento di patologie croniche cardiorespiratorie, il tumore polmonare, l’aumento della mortalità e la riduzione della speranza di vita. Napoli con la cosiddetta “Terra dei Fuochi” risulta essere la seconda provincia di Italia a maggiore concentrazione di morti evitabili per mancato controllo dell’inquinamento dell’aria, seconda solo a Milano. Ma questi dati, nello studio privato della A2A sono attribuiti a generica “mondezza” o alla combustione di legna e riscaldamenti. Da anni l’Isde ha dimostrato, sulla base dei dati Arpac, che il picco delle polveri sottili si registra nel mese di agosto quando traffico veicolare urbano e riscaldamenti non hanno alcuna rilevanza. Pertanto possiamo concludere che lo studio presentato dalla A2A purtroppo non puo’ essere considerato scientificamente rilevante per la valutazione corretta dell’impatto di tale maxi impianto, dal momento che non ha minimamente considerato i parametri oggi riconosciuti scientificamente rilevanti».Continua a leggere su Il Corriere del Mezzogiorno

03 ottobre 2015

Maurizio Patriciello .Terra dei fuochi: manca il pugno fermo contro gli avvelenatori

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Terra dei fuochi: manca il pugno fermo contro gli avvelenatori

di  | 3 ottobre 2015
rifiuti 675
Liquami ospedalieri sversati direttamente nelle fogne, scarti sanitari solidi mischiati alle immondizie urbane sono stati rinvenuti  nei giorni scorsi ad Aversa e a Marcianise, nel casertano.  Non è tutto. Solo poche ore e arrivano le ultime  –  per adesso – brutte notizie: sempre a Marcianise, i carabinieri sequestrano  22 pozzi nei terreni vicini allo stabilimento “ Nokia Solution and Network spa”.
Secondo l’Agenzia regionale  per la protezione ambientale, tra l’ altro, “ è stata rinvenuta un’alta concentrazione, oltre i limiti di legge, di tetracloroetilene, sostanza cangerogena per l’ uomo. Causa di tumori al fegato, all’ utero, alla pelle”. Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere, “ l’ attività dello stabilimento è almeno una delle fonti di tale contaminazione”. Lo stiamo dicendo da anni: nella “ Terra dei fuochi” occorre  allargare lo sguardo a 360 gradi se davvero si vuole arrivare a una qualche soluzione del dramma che inquina l’ambiente e rovina  la salute.
Emerge con sempre più chiarezza che non è affatto  l’inciviltà dei cittadini all’origine di questa tragedia. E – permettetemi – non è nemmeno la sola camorra.  È l’ industria disonesta sempre più avida di potere e di denaro.  Lo abbiamo visto pochi giorni fa. Chi se lo sarebbe aspettato che la Volkswagen sarebbe stata capace di ingannare e inquinare tanta gente e tanti paesi? È stato penosissimo assistere alla confessione del responsabile quando  ha affermato: “Siamo stati disonesti”. Così. Con la stessa faccia tosta del bambino trovato con le dita nella marmellata.
Intanto  la Regione ha finito i fondi per le struttute sanitarie private. E negli ospedali pubblici le liste di attesa per un esame sono lunghissime.  Ci si ammala di più nelle nostre zone? Lo credo bene. Sarebbe  impensabile  il contrario. Pozzi avvelenati. Roghi velenosi che continuano a bruciare  indisturbati. Al ministro Beatrice Lorenzin, che l’anno scorso ebbe a dire che l’aumento di patologie tumorali nella mia terra è dovuta agli “stili di vita personali” rivolgiamo l’ invito, oggi, a rivedere  le sue posizioni e – perché no? – chiedere scusa ai nostri ammalati e ai parenti di coloro che hanno smesso di vivere.
Sabato scorso il governatore della Campania, De Luca ad  Acerra disse che riguardo alle bonifiche siamo all’anno zero. Mentre il procuratore di Nola, ritornava a gettare la croce sulle spalle della povera gente:  “Vedo con i miei occhi automobilisti lanciare dai finestrini sacchetti di spazzatura”.  Siamo rimasti addolorati. Increduli. Basiti. Ancora? Non dico che non è vero. Dico solo che  quella notizia deve essere completata con queste altre ben più pericolose. Perché  dietro quei “ sacchetti gettati dai finestrini” si nascondono ben bene un sacco di imbroglioni senza scrupoli e senza cuore. Chi è che ha avvelenato questi  pozzi?  Forse i contadini? Le casalinghe? No, sono i giganti dell’industria che già guadagnano somme stratosferiche.
Papa Francesco nella “Laudato Si”  ci  ha avvertiti. La Casa comune necessita dell’attenzione  di tutti. A me pare che i cittadini ci siano. Si sono fatti sentinelle attente delle loro terre. Spendono tempo, competenze, denaro per richiamare l’attenzione di chi ha la responsabilità della cosa pubblica. Sovente rischiano la vita. La Chiesa campana si sta impegnando  in un discorso serio, continuo  e coscienzioso. Si è fatta accanto alla sua gente. Ne condivide i lamenti. Ne asciuga le lacrime. 
Purtroppo il più delle volte manca proprio  la volontà politica. Mancano i controlli. Manca il pugno fermo contro gli avvelenatori. ......

06 maggio 2015

Air Pollution:l'inquinamento dell'aria dai piu' grandi impianti industriali..........

Tratto da La Repubblica

Così l'Ue dà via libera a chi avvelena i cittadini


Le ciminiere sputano fumi nocivi, con danni miliardari alla salute. Col benestare dell'Ue. Il caso delle acciaierie mostra come l’industria detta l’eco-politica di Bruxelles.

Solo nel 2012 ha fatto fino a 160 miliardi di euro di danni, causando emergenze sanitarie e morti in tutta Europa. E pare non volersi fermare.
Stavolta la minaccia non è il terrorismo o la mafia. Bensì un killer invisibile: l’aria infestata dalle fabbriche. A cominciare dalle acciaierie.
Comparto industriale tra i più inquinanti, quello siderurgico, è deciso a farci pagare con la salute il metallo che finisce nei nostri elettrodomestici, automobili, palazzi, ponti, treni, navi. Oltre che negli armamenti.
I cittadini europei rischiano di accollarsi altre centinaia di milioni di euro in costi sanitari a causa delle manovre effettuate dietro le quinte dalle acciaierie per ammorbidire i vincoli anti-inquinamento imposti loro dall'Ue, in vigore dal 2016.
Finora sono gli italiani a pagare il conto più salato, insieme a inglesi, francesi, tedeschi e polacchi, a causa della contaminazione atmosferica dell’industria (siderurgica e non solo). Dal 2008 al 2012, i contribuenti della penisola hanno perso almeno 23 milioni di euro in cure, giorni di malattia e tagli di reddito derivante dal decesso di famigliari lavorativamente attivi. L’importo comprende sia le spese a carico sia i rimborsi delle casse previdenziali foraggiate col prelievo fiscale. Lo dicono i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente.
L’Ue ha tentato di rimediare con la Direttiva sulle emissioni industriali che prevede nuovi vincoli per i grandi inquinatori. La normativa è stata approvata nel 2010 dall’Europarlamento, l’istituzione europea che dovrebbe esercitare il controllo democratico sulle decisioni e rappresentare gli interessi dei cittadini. E una vita salutare è sicuramente il primo interesse di chiunque.
Il testo di legge assomiglia però a un assegno in bianco. Gli euro-deputati hanno votato solo il generale obbligo a inquinare meno. Ma è poi l’industria che, di fatto, decide in che misura rispettarlo. È come dire: non passare col rosso, però puoi spegnere il semaforo.
Anziché blindare nella stessa Direttiva le soglie d’inquinamento, i legislatori europei hanno delegato il compito a una serie di comitati tecnici. Spetta a loro prescrivere le più avanzate tecnologie disponibili sul mercato per migliorare la qualità dell’aria, indicando per ciascuna il livello di emissioni da rispettare.
È stato istituito un comitato per ogni comparto industriale: Uno appunto per l’acciaio e altrettanti per la chimica, l’alimentare, l’energia termo-elettrica, ecc. E’ poi la Commissione europea a rendere vincolanti le loro prescrizioni, attraverso una decisione ufficiale.
Il sistema mira a consentire un agile adeguamento normativo al passo col progresso tecnologico, evitando di passare ogni volta per le lungaggini dell’iter parlamentare.
Un metodo ottimo in teoria. Ma tradito nella pratica.Il paradosso, infatti, è che i comitati tecnici sono composti quasi esclusivamente dalle stesse aziende campionesse di inquinamento e dai governi che le spalleggiano per difendere l’economia nazionale.
In particolare, nessun consulente indipendente e pochi rappresentanti della società civile siedono nel comitato addetto alla siderurgia per far da contrappeso agli industriali. Questi si sono così ritrovati col coltello dalla parte del manico e ne hanno approfittato per boicottare le tecnologie più sostenibili, che sono anche le più costose.
L’idea di investire una quota cospicua dei loro profitti per inquinare meno è specialmente sgradita alle acciaierie europee, indebolite dalla crisi, dalle salate bollette energetiche e da concorrenti extra-europei (soprattutto cinesi) non soggetti ai medesimi oneri ecologici.
Nel 2012 il comitato per la siderurgia ha quindi deliberato che gli impianti esistenti possano derogare all’obbligo di introdurre una delle ultimissime tecnologie di punta disponibili sul mercato: Il cosiddetto meccanismo dei “filtri a sacco”. Si tratta di un innovativo procedimento che permette di minimizzare gli scarichi in atmosfera durante la preparazione del materiale ferroso da cui viene estratto l’acciaio negli altiforni. Da quest’operazione proviene oltre il 50% delle emissioni di un impianto siderurgico tradizionale.
I filtri a sacco sono più efficaci degli strumenti adottati finora, ormai obsoleti. Ma delle 30 acciaierie sparse in Europa solo una decina, tutte in Germana, li hanno installati. Grazie ai filtri a sacco è possibile ridurre del 60% gli inquinanti più pericolosi, ossia le polveri sottili, anche dette particolato (PM).
Le polveri sono microscopiche gocce di composti chimici che, se inalate, inducono malattie respiratorie, cardiovascolari, cancerogene e di altro tipo, spesso letali. Solo nel 2011 hanno provocato 430.000 decessi precoci nell’Ue, di cui quasi 65.000 in Italia.
Stando alle stime degli addetti ai lavori, se le restanti acciaierie non si decideranno a sostituire con tecnologia più pulita le loro anticaglie, almeno 3.800 tonnellate di polveri in eccesso continueranno a riempirci i polmoni...
Seppur irrisoria, l’eccedenza di polveri rilasciate dalle acciaierie contribuisce comunque a mantenere elevato il livello di concentrazione di particolato negli agglomerati urbani europei, dove spesso viene superata la soglia di guardia prevista dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per ogni tonnellata aggiuntiva di particolato, l’insieme gli euro-cittadini pagano ogni anno una “fattura medica” che ammonta ad almeno 23mila euro.
Il surplus di polveri accumulate dalla siderurgia europea nell’arco di soli 6 anni avrebbe quindi un costo potenziale per la collettività di circa 524 milioni di euro. Un importo superiore agli appena 460 milioni che le acciaierie non ancora conformi dovrebbero sborsare per passare al meccanismo dei filtri a sacco. Gli esperti calcolano infatti un investimento medio di 23 milioni per impianto.
A conti fatti, milioni di risparmi e fondi pubblici andrebbero persi per salvaguardare gli interessi economici di pochi. Ciò nonostante, la Commissione europea ha avallato il diktat delle lobby della siderurgia, decidendo vagamente che l’utilizzo dei filtri a sacco non è obbligatorio se ritenuto “non applicabile” in una data acciaieria.
Secondo la federazione europea delle acciaierie (Eurofer), basata a Bruxelles,  la decisione è in linea con la Direttiva che ammette deroghe quando sia dimostrabile una maggiorazione sproporzionata dei costi rispetto ai benefici ambientali.
La valutazione sulla proporzionalità e l’applicabilità della nuova tecnologia viene lasciata, caso per caso, alle autoritȧ di controllo nazionali che dall’anno prossimo dovranno rinnovare i permessi di esercizio alle acciaierie in base alle nuove regole.
Interpellato sulla questione, l’esecutivo Ue ha affermato di essersi attenuto alla procedura prevista dalla Direttiva. Bruxelles chiude gli occhi, salvo poi lanciare procedure d’infrazione contro i governi a disastro ormai compiuto. Come è successo nel 2013 con l’Ilva di Taranto.
Possiamo solo ipotizzare che segrete macchinazioni, come quelle orchestrate dall’industria siderurgica, abbiano avuto luogo anche all’interno dei comitati tecnici competenti per gli altri comparti industriali. Provate a immaginare quanto veleno rimarrà mescolato nell’aria che respiriamo e quanto dovremo ancora pagare sulla nostra pelle e col nostro portafoglio se tale ipotesi fosse realtà? Materia per nuove inchieste.
Questa storia è il risultato di un’esclusiva inchiesta, condotta da un team internazionale di giornalisti (Stefano Valentino, Dino Trescher e Luuk Sengers) e arricchita dai contributi di diversi utenti, raccolti attraverso la piattaforma di giornalismo collaborativo MobileReporter.
L'inchiesta è stata resa possibile grazie al sostegno del JournalismFund.eu 

07 marzo 2013

Valutazioni di Impatto Ambientale....? VIA libera all'egualitarismo dei veleni

inquinamentoTratto da Il Cambiamento

Valutazioni di Impatto Ambientale? VIA libera all'egualitarismo dei veleni

di Andrea Marciani - 7 Marzo 2013


La scienza ambientale ha fatto grandi progressi ed il suo studio appassiona un numero sempre crescente di studenti. A questo incremento di capacità ed interesse non corrisponde però un effettivo miglioramento delle condizioni ambientali del pianeta.

Al contrario stiamo assistendo a devastazioni che solo pochi anni fa sarebbero state impensabili: basti per tutte l'esempio dell'estrazione delle sabbie bituminose in Alberta , nel civilissimo Canada, dove un tratto di foresta primaria grande quanto il Belgio è stato raschiato via dai bulldozer e l'intero sistema fluviale del Canada sud-occidentale inquinato dagli idrocarburi liberati nell'estrazione.
Perché l'affinamento delle tecniche di indagine e monitoraggio sulla salute degli ecosistemi ed il vasto esercito di laureati consacrati a questi studi, non producono un'effettiva protezione degli ecosistemi?
 La risposta è evidente: il potere del profitto.

In un mondo in cui il sistema finanziario sta smantellando gli Stati nazionali e le democrazie parlamentari, il denaro esercita un potere incontrastabile, non ci sono comunità locali in grado di resistere a lungo, né studi scientifici abbastanza ponderosi da sconfiggere, con il semplice buon senso, la bulimia distruttiva del neo capitalismo.
Ma allora tutti questi laureati che fine fanno, in quali settori esercitano la loro professione quelli che non riescono a trovare posto nei dottorati di ricerca o nell'insegnamento ?
Semplice, finiscono a lavorare per il 'nemico'. 
Già, perché questa diffusa sensibilità ambientale una traccia l'ha lasciata nelle normative nazionali, ed in Italia come in Europa si è concretizzata nelle Procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che ormai ogni progetto di grande rilevanza deve affrontare per ottenere le autorizzazioni amministrative.

"Si realizza una sorta di 'egualitarismo' del degrado, una distribuzione 'democratica' dei veleni su tutto il territorio nazionale"
Purtroppo, come recita l'adagio, "fatta la legge, trovato l'inganno" e, vista la complessità della materia, gli speculatori del saccheggio delle risorse naturali, hanno avuto bisogno di arruolare laureati proprio in quel settore nato per proteggere l'ambiente naturale.
Nasce così una nuova disciplina ambientale che ha, come scopo principale, di stabilire quanto, dell'ambiente naturale, si può sacrificare alle attività industriali. Una sorta di disciplina scientifica 'inversa', dedita cioè al raggiungimento di finalità opposte a quelle per la quale era stata ideata.

Principali esponenti di questa nuova disciplina sono gli odierni ministri ed assessori dell'Ambiente, che, in ogni grado delle istituzioni, svolgono un ruolo opposto a quello che, nell'immaginario collettivo, la qualifica attribuisce loro: di difensori, cioè, dell'ambiente naturale.
Se analoga inversione fosse applicata agli altri assessorati, potremmo avere un assessore all'Industria che si occupa di demolire capannoni industriali in attività, per sostituirli con parchi pubblici ed uno alla Sanità che sancisce quanti cittadini possono essere deliberatamente infettati col virus dell'Aids senza nuocere troppo alla salute pubblica......

Si realizza così, infatti, una sorta di "egualitarismo" del degrado, una distribuzione "democratica" dei veleni su tutto il territorio nazionale, che avrà come principale conseguenza l'impossibilità di realizzare studi clinici comparativi tra campioni diversi di popolazione, per stabilire la diversa incidenza tumorale. 
E dato che il ricorso a test comparativi rappresenta l'unica possibilità che la scienza medica ha, oggigiorno, per dimostrare la correlazione tra un certo inquinante ed una certa patologia degenerativa, gli industriali ed una certa classe politica a questi asservita, avrebbero così conseguito una sostanziale licenza di uccidere.

A noi cittadini comuni ......pare non resti altro da fare che condividere la sorte dei nostri fratelli di Taranto, di Bagnoli o di porto Marghera, in un cupo egualitarismo che attribuisce a tutti eguale diritto a partorire figli deformi od a morire ancora giovani di leucemia.
A meno naturalmente di un improvviso ed inderogabile risveglio collettivo.

24 febbraio 2013

1)“Bormida” La vera storia della lotta contro l’Acna 2)In Cina, il Governo ammette l'esistenza dei "villaggi del cancro"

Tratto da Savona News

“Bormida” La vera storia della lotta contro l’Acna





 C’era una volta l’acqua del fiume Bormida, nera, coperta di schiuma. C’era il popolo di una vallata da 117 anni in lotta per il diritto alla salute e ad un lavoro sostenibile. E poi c’è stato un piccolo grande quindicinale, Valle Bormida Pulita, diretto dall’ex giornalista dell’Unità Renzo Fontana e scritto da volontari, diventato il portavoce di un movimento.

Oggi che l’Acna è chiusa, la storia è ricostruita nel romanzo “Bormida” della scrittrice francese Patricia Dao...


Il libro ripercorre gli anni della battaglia ambientalista, e affronta con lucidità e forza la tragedia dell’inquinamento, il diritto alla salute e il diritto al lavoro che sono al centro di vive polemiche sia nel Mondo che in Italia (vedi la lotta dei savonesi contro la centrale a carbone), con da un lato le popolazioni vittime di gravi problemi di salute in un ambiente degradato che non lascia speranze a nessun altro tipo di sviluppo economico, e dall’altro lato le “lobbies” industriali, politiche e sindacali unite nella difesa di interessi spesso privati che utilizzano lo scudo della difesa dei posti di lavoro.


Il libro, pubblicato in italiano e in francese dalla casa editrice francese “Oxybia Editions”, è stato selezionato dal Comune di Parigi per il premio “Città di Parigi”.

Leggi l'articolo integrale su  Savona News

 __________________

Tratto da International business times

Cina, il Governo ammette l'esistenza dei "villaggi del cancro"

Di Giovanni Tortoriello | 23.02.2013 17:54
Dopo anni di censura, il governo cinese ha finalmente ammesso l'esistenza dei famigerati "villaggi del cancro". In un documento redatto dal ministro della Protezione Ambientale di Pechino e allegato al nuovo piano quinquennale di lotta all'inquinamento si legge: "Negli ultimi anni il rilascio di sostanze chimiche, tossiche e pericolose ha causato parecchi disastri ambientali e l'interruzione delle forniture di acqua potabile, potando a gravi danni alla salute e problemi sociali come i villaggi del cancro".

Secondo Wang Canfa, avvocato specializzato in tematiche ambientali che dirige a Pechino un centro per le vittime dell'inquinamento (Enviromental and Natural Resources Law Research Institute della China University of Political Science and Law), questa è la prima volta che in documento ufficiale viene utilizzato il termine "villaggi del cancro". 
L'espressione è nata in Cina a seguito dell'inchiesta del giornalista Deng Fei che nel 2009, utilizzando Google Maps, ha tracciato una prima mappa delle zone del paese con il maggior tasso di malattie tumorali.
Negli ultimi decenni l'industrializzazione ha causato in Cina un aumento vertiginoso dell'inquinamento di acqua, aria e suolo. Molte fabbriche sono state costruite nei pressi dei fiumi e, secondo il sito TheLeafNation, oltre metà delle falde acquifere è compromessa. Il Governo di Pechino, inoltre, è stato costretto ad ammettere che in Cina vengono utilizzate sostanze chimiche velenose vietate nei Paesi occidentali. Come ricorda la ricercatrice Shelley Yang, negli ultimi trent'anni la mortalità da cancro è cresciuta dell'80% e oggi è la prima causa di morte del Paese
Mentre l'attivista cinese Ma Jung ha parlato di uno "sviluppo positivo" perchè "il riconoscimento dell'esistenza dei problemi è il primo passo e il presupposto per iniziare davvero a risolverli", Wang Canfa ha ricordato come il principale problema da affrontare sia l'inadeguatezza delle misure legislative attualmente vigenti nel Paese.
"Per esempio- ha dichiarato Canfa- accade che le persone giudicate responsabili dell'inquinamento delle falde acquifere con rifiuti tossici ricevono solo una multa, ma non affrontano cause penali, in quanto non abbiamo le leggi in materia. 
 Quindi lo scarico illecito è più economico per le aziende, rispetto al costoso trattamento chimico dei rifiuti".
[Via: Agi]

15 novembre 2012

........INIZIA IL VERO SCONTRO TRA INDUSTRIA E FINANZA

 Tratto da Come Don Chisciotte


........INIZIA IL VERO SCONTRO TRA INDUSTRIA E FINANZA

Tutti i colossi finanziari internazionali, con in testa Black Rock, solida roccia nera alla quale si sono aggrappate MPS, Intesa San Paolo, lo Ior e Unicredit, perde un secco 2 miliardi di euro e Goldman Sachs e J. P. Morgan vedono sfumare decine di miliardi in poche ore perché alla Casa Bianca la prima riunione tra Obama e i quattordici presidenti delle società che producono la vecchia energia (petrolio, carbone, elettricità da derivati fossili, ecc.) con la General Electric in testa (la n.1 al mondo) si è conclusa con una porta chiusa in faccia per i possessori del cartello dell’energia. 

Ma in borsa a Wall street, in  netta controtendenza, volano in alto i produttori di alta tecnologia, di energia rinnovabile, tutto il settore della green economy, tutto il settore tessile attivo nella zona della California, le prime 100 aziende quotate nella Silicon Valley, facebook, le aziende agricole a chilometro zero nell’Arkansas, nelle piane dell’Ohio, nel Washington state.

E’ il mercato –quello vero- che risponde con cifre vere, lavoro vero, davanti alla nuova realtà.......


Leggi l'articolo integrale
___________________________

Leggi su  GREENREPORT

Elezioni Usa: come Sierra Club ha fatto vincere i New Clean Energy Champions (e Obama) e battuto le Big Oil

[ 14 novembre 2012 ]
I volontari dei Sierra Club's Victory Corps stanno facendo i conti delle elezioni statunitensi e per la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa il bilancio sembra quello di uno schiacciante successo. Le elezioni più costose della storia hanno visto scendere in campo contro Barack Obama le Big Oil ed i King  Carbon con centinaia di milioni di dollari per sconfiggere qualsiasi candidato democratico che appoggiasse le energie rinnovabili ed intralciasse la loro spericolata politica energetica. Ma Sierra Club ora può dire: «In tutto il Paese, elezione dopo elezione, hanno fallito».
 
Il Davide ambientalista ha sconfitto il Golia delle multinazionali dei combustibili fossili anche se gli incentivi fiscali che entrano nelle casse di ogni azienda petrolifera statunitense sono immensamente di più del budget di Sierra Club ed anche se le casse dei candidati ecoscettici repubblicani sono state inondate dai petrodollari. «Ma noi abbiamo una cosa che non avranno mai: il nostro popolo - spiega la vicesegretaria di Sierra Club Trey Pollard -  Il programma Sierra Club's Victory Corps ha schierato  63 dei nostri staff in più di 53 elezioni federali in tutto il Paese,  migliaia di nostri membri reclutati per il volontariato hanno bussato a  decine di migliaia di porte e fatto decine di migliaia di telefonate a nome dei candidati per l'energia pulita e contro i grandi inquinatori. Ed ha funzionatoCampagna dopo campagna, i candidati che hanno parlato di un futuro ad energia pulita e di soluzioni per la nostra crisi climatica hanno respinto gli attacchi di chi aveva intascato i fondi dei grandi inquinatori. 
Non solo abbiamo aiutato il ri-eletto presidente Obama a continuare il suo lavoro per  la costruzione di un futuro ad energia pulita, ma abbiamo anche mandato decine di decine di nuovi campioni ambientali ad unirsi a rafforzare il Congresso»
LEGGI L'ARTICOLO INTEGRALE


12 settembre 2012

L' UOMO AL CENTRO :L’industria in guerra con i cittadini

L’industria in guerra con i cittadini

Sorridenti come Monna Lisa ci spiegano che uno sviluppo equilibrato (non dicono “sano”) esige “l’uomo al centro”. E questa faccenda dell’uomo al centro ricorre di continuo. Però i governi, giù giù, sino a quelli locali, dimostrano che in pochi stanno al “centro”.  

Gli altri sono cacciati “dal centro”.
Se davvero l’uomo fosse “al centro” avremmo pensato ai malati e senza lavoro di Portovesme, Portotorres, Taranto e capito che quando il suo ambiente soffre anche l’uomo soffre e diventa povero e malato. 
Ora non c’è proprio nulla da mediare. La mediazione tra cose non mediabili non è mediazione. E’ una costrizione, una violenza, un’ingiustizia. E anche confondere i bersagli è iniquo.  
E’ una balla che il lavoro sia in competizione con l’ambiente e la salute.E’ l’industria in guerra con i cittadini.


In Sardegna da mezzo secolo, da quando il carbone sardo divenne troppo costoso, nessuno – salvo l’Ocse nel ’59 – ha proposto una crescita fisiologica, ma solo false economie di cartapesta destinate, tutti lo sapevano, al fallimento. Non esiste un ambientalismo antindustriale. Esistono industrie che avvelenano e altre che rispettano le regole. Il nemico è l’industrialismo degenerato, tossico e corruttore. 

Invece il Presidente pugliese predica per l’Ilva che “anche la vita operaia è un eco-sistema da proteggere”.
Perché, dunque, mentre “l’ecosistema operaio” si ammalava e moriva, non ha chiesto ai magistrati di applicare la legge? Dice che serve una mediazione storica e lui le mediazioni, se non sono storiche, neppure le guarda. Ma la mediazione in sé non è un bene. Dipende, è ovvio, da cosa e come si media. Ci sono mediazioni condotte da mezzani e, più rare, mediazioni buone.  

Nel frattempo avverranno, senza mediazione, le morti che covano nelle incubatrici di Taranto, della Sardegna e dell’Italia intera.


L’angoscia degli operai del Sulcis è aggravata da un filone di senatori, deputati e sindaci che scendono un’oretta in miniera e poi vengono estratti al posto del carbone. Due veri economisti, Pigliaru e Lanza, ci ricordano che i sussidi dello Stato nel decennio ‘85-‘95 superarono i 900 miliardi di lire. Più 250 miliardi dell’Eni nel 1985. Più i contributi della Regione e dell’Enel che acquistava l’energia generata dal carbone del Sulcis a un costo del 100% superiore a quello di produzione. Insomma, si arricchivano le imprese impipandosi dei lavoratori. E nessuno sosteneva il loro reddito e li accompagnava verso una nuova occupazione. Se i soldi spesi per il carbone del Sulcis fossero stati attribuiti non all’impresa ma ai lavoratori, ogni operaio avrebbe avuto a disposizione una dote di un miliardo di lire e una rendita mensile di circa 1400 euro. E a fine periodo il capitale iniziale sarebbe rimasto intatto.

Il caso Alcoa. La Sardegna importa bauxite, avvelena il territorio e esporta alluminio. Insostenibili i costi per la salute e per l’economia. Intanto Alcoa, in Russia e in Arabia Saudita, realizza a prezzi bassi impianti grandi cinque volte Portovesme. Alcoa non esiste più in Sardegna.
Ma né sindacati, né istituzioni, orientano chi deve affrontare dolorose trasformazioni, nessuno accompagna questo percorso necessario
Chi garantisce un reddito nel periodo di orientamento e formazione? Chi farà le bonifiche dei veleni? Nessuna risposta.