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21 settembre 2016

La Corte Penale Internazionale (ICC) perseguirà anche i crimini ambientali.

Tratto da Rinnovabili.it

La decisione della Corte Penale Internazionale

I crimini ambientali saranno puniti come il genocidio e i crimini di guerra

  • La Corte Penale Internazionale dell’Aia perseguirà da oggi anche quei crimini legati al land grabbing, alla deforestazione selvaggia e allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali
I crimini ambientali saranno puniti come il genocidio e i crimini di guerra

(Rinnovabili.it) – La Corte Penale Internazionale (ICC) da oggi perseguirà anche i crimini ambientali. È una svolta storica per la massima autorità giudiziaria sovranazionale, che dalla sua costituzione nel 2002 aveva concentrato gli sforzi nel perseguire i crimini contro l’umanità, le accuse di genocidio e in generale i crimini commessi in tempo di guerra, in accordo con lo Statuto di Roma. Al contrario, da oggi i procuratori dell’Aia potranno indagare su singoli individui o su Stati per delitti perpetrati in tempo di pace.
Il passo in avanti è arrivato grazie al procuratore dell’ICC Fatou Bensouda, che ha tra le mani le carte di un importante caso di land grabbing in Cambogia dove sono implicati sia uomini d’affari sia esponenti del governo. Ed è proprio l’accaparramento delle terre – fenomeno sempre più diffuso soprattutto in Asia e Africa – la fattispecie di reato che potrebbe finire sotto la lente.

I crimini ambientali saranno puniti come il genocidio e i crimini di guerraL’ICC non sta allargando la sua giurisdizione in modo formale: in un comunicato spiega che darà un’interpretazione “allargata” di crimine contro l’umanità. Perciò non è il land grabbing di per sé che diventa un crimine, bensì le deportazioni forzate di massa che sono l’effetto dell’accaparramento delle terre. Eventi che spesso si verificano fuori da una cornice di guerra e per questo passano più facilmente sotto silenzio e vengono agilmente insabbiati dai tribunali nazionali.
Insieme al land grabbing – nella forma di contratti illegali dove un governo cede vaste porzioni di terra ad aziende private, a discapito delle popolazioni locali – potrebbero presto approdare alla Corte Penale Internazionale anche casi di sfruttamento illegale e sconsiderato delle risorse naturali, coinvolgendo ad esempio il settore dell’estrazione mineraria, fenomeni come la deforestazione selvaggia o la costruzione di mega dighe
Si apre quindi uno spiraglio per aprire fascicoli per reati legati ai cambiamenti climatici, dal momento che le emissioni di CO2 sono legate anche al disboscamento irresponsabile che, spesso, è una delle conseguenze più evidenti del land grabbing. E, forse, questo è il primo passo verso il riconoscimento ufficiale dei rifugiati climatici.
L’ICC potrà comunque perseguire soltanto i presunti responsabili di crimini ambientali che provengono da uno dei 139 Paesi che hanno firmato lo Statuto di Roma, e solo quelli avvenuti dopo la sua entrata in vigore, nel luglio del 2002. Tra gli assenti Cina, India, Indonesia, Etiopia.

07 aprile 2016

Proteste anti carbone in Bangladesh, 4 omicidi :migliaia di persone si oppongono a due mega centrali a carbone.

Tratto da Rinnovabili.it

Proseguono le manifestazioni nel Sud Est Asiatico

Proteste anti carbone in Bangladesh, 4 omicidi

  • Migliaia di persone si oppongono a due mega centrali a carbone che implicano sfratti e deforestazione. La polizia spara sui manifestanti
Si oppongono al carbone la polizia li ammazza 3

(Rinnovabili.it) – Una tra le panzane più colossali che vi racconteranno i difensori del carbone è questa: le comunità più povere e marginali del mondo hanno bisogno di questa fonte energetica capace di allacciare alla rete quelle aree rurali che oggi vivono in gravi condizioni igienico-sanitarie.
Questa retorica del buon samaritano, tuttavia, crolla miseramente dinanzi alle proteste contro gli impianti che in questi giorni scuotono uno degli Stati più derelitti del pianeta. In Bangladesh migliaia di persone sono scese in piazza anche ieri, violando il divieto di manifestare imposto dal governo.
 Sono uomini e donne pieni di rabbia ed orrore dopo che la polizia ha ucciso a colpi di arma da fuoco almeno 4 persone lunedì scorso, durante le proteste. I cittadini nella provincia di Bankshali, dove vivono 320 mila persone, si oppongono alla costruzione di due centrali a carbone cinesi. In migliaia si sono radunati nella città costiera di Gandamara per esprimere il dissenso verso questi grandi progetti, per fare spazio ai quali si prevede un aumento della deforestazione, la distruzione di templi e scuole e lo sfratto di molte migliaia di famiglie dalle zone agricole costiere.

Si oppongono al carbone la polizia li ammazzaCirca 100 persone, tra cui 11 poliziotti, si ritiene siano rimaste ferite durante i violenti scontri di questi giorni.
Il governo non ha prestato attenzione alle proteste degli abitanti del villaggio e l’amministrazione del distretto di Chittagong, che contiene la provincia di Bankshali, è rimasta in silenzio per mesi. Così i cittadini hanno deciso per la protesta di massa, che ha portato alla tragedia più grave nella storia degli omicidi legati al carbone.