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18 febbraio 2009

2009/02/18 "La crisi fa scendere le emissioni Ma l'Italia è ancora indietro"

Tratto da "La Repubblica.it"Ambiente


ANNIVERSARIO KYOTO

La crisi fa scendere le emissioni
Ma l'Italia è ancora indietro

I dati confermano che il nostro paese è fermo rispetto a Francia, Gran Bretagna e Germania. La ricetta di Legambiente di ANTONIO CIANCIULLO

IL prezzo del petrolio nel periodo 2007 - prima metà del 2008 e poi la crisi hanno fatto più delle politiche energetiche italiane: secondo il dossier Kyoto elaborato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, le emissioni serra in Italia stanno scendendo e ci si potrebbe avvicinare all'obiettivo (meno 6,5 per cento al 2012 rispetto ai livelli del 1990).

Resta il fatto che nel 2006 (ultimo anno con i dati completi disponibili) eravamo ancora a più 9,9 per cento rispetto al 1990, mentre Gran Bretagna, Francia e Germania avevano già raccolto i frutti di strategie di riduzione dei gas a effetto serra avviate già da tempo.
LA TABELLA

Si può fare qualcosa di più? Nel quarto anniversario della ratifica del protocollo di Kyoto una ricerca preparata da Legambiente mostra gli obiettivi possibili per evitare una sanzione che nel 2008 ha già superato un miliardo e mezzo di euro (in assenza di miglioramenti bisognerà pagarla nel 2012 assieme a quelle degli anni successivi). Eccoli una sintesi dello studio.

Trasporti. Per il 2008 dovremo spendere 721 milioni di euro per pagare il costo di Kyoto causato da un sistema dei trasporti ancorato al dominio dell'auto e dei combustibili fossili. Con gli stessi soldi di sarebbero potuti acquistare almeno 120 treni pendolari o realizzare 15 chilometri di linee metropolitane, o ancora creare in 8 grandi città italiane un sistema di bike sharing come quello di Parigi, dotato di 20 mila biciclette e 1400 stazioni.Dal 1990 le emissioni del settore sono aumentate di oltre il 28 per cento. La maggiore responsabilità della crescita galoppante delle emissioni va al trasporto su gomma: il traffico di automobili, motocicli e veicoli pesanti ha causato nel 2006 oltre il 90 per cento dei gas serra del settore.

Centrali termoelettriche. 572 milioni di euro sarebbero stati sufficienti per installare un impianto fotovoltaico ad uso familiare su oltre 31 mila tetti. In alternativa si sarebbe potuto incentivare l'acquisto di frigoriferi efficiente di classe A+ per quasi 3 milioni di famiglie, con la completa copertura degli extra costi rispetto all'acquisto di un frigorifero tradizionale. In entrambi i casi la riduzione di emissioni dannose per il clima sarebbe stata significativa e in entrambi i casi l'investimento avrebbe generato un guadagno economico positivo. Grazie alla riduzione delle bollette, l'investimento iniziale viene completamente ripagato nell'arco di 15, nel caso del fotovoltaico, e in 4 anni, nel caso dei frigoriferi, permettendo oltretutto di rilanciare le imprese del settore.
Oltre il 78 per cento dell'elettricità prodotta nel nostro paese viene fornita da impianti che bruciano gas, carbone e petrolio, con sistemi molto spesso scarsamente efficienti, in quanto disperdono in calore buona parte dell'energia generata. E oggi la situazione rischia di essere ulteriormente aggravata dalla politica di rilancio del carbone. Nel 2008 sono stati ultimati i lavori di riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia. Nel momento in cui entrerà in funzione questo unico impianto riverserà in atmosfera 10,3 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, una quantità superiore alla CO2 emessa da un paese come la Lettonia.
.leggi tutto

17 febbraio 2009

2009/02/17"Respirare aria inquinata in gravidanza è molto nocivo per la salute della mamma e del nascituro.."

Tratto da Italiasalute.it

Respirare aria inquinata in gravidanza è molto nocivo per la salute della mamma e del nascituro.
Le sostanze inquinanti presenti nell'atmosfera possono, una volta entrate nell'organismo della gestante, provocare dei cambiamenti nei geni dell'utero materno che predispongono il nascituro ad ammalarsi di asma nei primi anni della sua vita.
Questo è quanto afferma uno studio scientifico condotto dalla dott.ssa Shuk-mei Ho dell'Università di Cincinnati (USA) e pubblicato sulla rivista “Plos One”.
La ricerca ha prelevato campioni di sangue dal cordone ombelicale di 56 bambini e, analizzandoli, ha scoperto che l'espressione di un gene, collegato all'esposizione a sostanze atmosferiche inquinanti, era stata modificata e riprogrammata.
Lo stesso gene è presente nei bambini che contraggono l'asma, i cui sintomi si manifestano all'età di cinque anni.
I ricercatori sottolineano come per la prima volta si sia riusciti a provare che l'inquinamento ha effetti negativi anche sui geni.
La ricerca americana, in particolare, ha studiato il gene Acsl3, presente nei polmoni, e ha messo in relazione la sua espressione con l'esposizione delle donne incinte agli idrocarburi policiclici aromatici (ipa), come il benzene ad esempio.
Gli ipa sono composti volatili tossici presenti in alte concentrazioni nelle zone a traffico intenso.
Le analisi effettuate dagli studiosi hanno messo in evidenza il nesso tra un'alterazione nei meccanismi di controllo e attivazione di questo gene e l'esposizione delle future mamme agli idrocarburi policiclici aromatici.
Il fenomeno osservato è un cambio epigenetico, che si verifica quando i fattori ambientali influenzano l'attività di alcuni geni, senza però provocare cambiamenti strutturali o mutazioni genetiche.
Shuk-mei Ho, che ha guidato lo studio, conferma che l'esposizione ambientale può interagire con i geni in gravidanza, un periodo chiave per lo sviluppo del feto, e causare una sorta di “riprogrammazione” nei tessuti, la quale può a sua volta indurre a sviluppare certe malattie in un successivo momento della vita.
Riuscire a individuare per tempo i primi segni d'asma può aiutare a prevenire la malattia, che colpisce il 25% dei bambini residenti in aree a traffico intenso.

15 febbraio 2009

"A proposito della centrale a carbone di Vado:."Atteggiamento della giunta regionale"


Tratto da Ivg:
del Dottor Paolo Franceschi
Non mi sembra che fino ad oggi il Consigliere Regionale Vasconi o l’ Assessore Regionale all’ Ambiente Zunino si siano dichiarati per il depotenziamento della centrale di Vado Ligure, il che significa che non lottano in maniera molto decisa contro il carbone. Ne consegue che così facendo non hanno alcuna possibilità di toglierci dalla situazione gravissima in cui ci troviamo. Infatti chiedere di non ampliare la centrale, senza dichiarare l’ esigenza di eliminare i gruppi a carbone, corrisponde esattamente a mantenerci a valori di inquinamento da PM, in particolare per quanto riguarda il numero annuo di superi giornalieri, di molto superiori rispetto a quelli ritenuti sicuri per la salvaguardia della salute dalla OMS nel 2006, e ribadito con forza dalla società pneumologica europea, secondo cui quello di “respirare aria pulita è un diritto fondamentale dei cittadini europei, e la comunità europea, i governi nazionali e gli enti locali devono fare in modo che i limiti per la qualità dell’ aria prescritti dall’ OMS siano rispettati”.

In definitiva dire che si è contrari all’ ampliamento della centrale a carbone è, purtroppo, qualcosa che non ha niente a che fare con il rispetto dell’ ambiente e la tutela della salute dei cittadini. Affermare che la situazione ambientale e sanitaria della Provincia di Savona sia confortante e che questo si possa dedurre dagli studi di IST e ARPAL è un’ altra grossolana inesattezza, tanto più grave in quanto viene ripetuta dopo che l’ argomento è già stato affrontato più volte, con la dimostrazione che i lavori, di per se belli ed ineccepibili, sono stati stravolti ed utilizzati in maniera impropria proprio dalla giunta regionale. Che una centrale a carbone con emissioni pari a quella attualmente attiva a Vado Ligure, in base alle emissioni dichiarate nel 2006 dalla stessa proprietà, determini danni in termini di mortalità e malattie quantificabili in circa 23 milioni di euro all’ anno lo certifica la stessa Comunità Europea, ed è grottesco che questi straordinari rappresentanti dell’ ambientalismo nostrano non se ne siano mai accorti. Verrà presto il giorno in cui la combustione del carbone in grandi centrali elettriche sarà vietata, come già da tempo è vietato l’ uso del carbone per il riscaldamento domestico: succederà un po’ come è successo in passato per l’ amianto: con molto ritardo e con molte morti e malati alle spalle.

Da decenni si conoscono i gravissimi danni della combustione del carbone sulla salute umana, ma i nostri amministratori sono per la conservazione dello status quo. Quando finalmente una legge recepirà quello che il mondo scientifico va dicendo da anni, con molto ritardo,e molte vittime innocenti, forse anche loro capiranno che non era proprio il caso di difendere qualcosa di indifendibile. Invece di guardare a quello che fanno gli altri (governo), gli amministratori regionali si debbono chiedere se hanno fatto e stanno facendo tutto quello che è giusto e necessario per tutelare la salute dei cittadini.

E’ evidente, in definitiva, che non si tratta affatto di parteggiare per una parte politica piuttosto che per un altra, almeno dal punto di vista del medico per l’ Ambiente e la Salute, ma di far si che finalmente si recepiscano alcuni concetti di tutela dell’ ambiente a della salute che debbono diventare patrimonio comune, acquisito non soltanto a livello di comunità scientifica internazionale , ma anche dagli amministratori ai quali affidiamo la tutela della salute nostra e delle generazioni future. Questa è la nostra missione, che svolgiamo a volte anche con rudezza, senza preoccuparci di salvaguardare equilibri politici o scadenze elettorali, senza cedimenti o strizzatine d’ occhio, fedeli solo al nostro codice deontologico.

Dottor Paolo Franceschi,
Portavoce dell’Ordine dei Medici di Savona per l’Ambiente
e del Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici
per l’Ambiente e la Salute (CNCMAS Liguria)

2009/02/16 Brindisi: "IL MISTERO DELLE POLVERI SOTTILI."


DaTarquinia: il blog di emanuela fanelli

TORCHIAROLO: vecchietti e contadini inquinatori

Luca, nel corso del recente Consiglio Comunale sulla centrale a carbone, aveva fatto riferimento ad un articolo apparso sul numero di febbraio del National Geographic, edizione, italiana, dal titolo

IL MISTERO DELLE POLVERI SOTTILI.

Il giallo si svolge a Torchiarolo, un paesino di cinquemila abitanti, in provincia di Brindisi.

A nove chilometri dal paese sorge la centrale a carbone dell'Enel di Cerano: la centrale "Federico II".

Le rilevazioni atmosferiche hanno evidenziato una presenza record di polveri sottili, non come Milano, ma superiore a Belluno. I superamenti dei limiti sarebbero numerosissimi, dal 2005 ad oggi, soprattutto in inverno. Forse è per questo che l'Arpa, l'agenzia regionale pugliese per l'ambiente ha ipotizzato che non la vicina centrale a carbone, bensì i caminetti accesi e la combustione della potatura degli olivi siano i possibili responsabili di questo subdolo inquinamento.

E così a Torchiarolo si ritrovano l'Enel ambientalista e gli anziani e i coltivatori inquinatori. Così va il mondo.

Anche nel nostro territorio dovremo cambiare prospettiva.Grideremo

"Viva l'Enel" "Abbasso l'Agricoltura".

E dire che pensavamo che le centrali inquinano e che i coltivatori fanno bene a battersi, insieme al movimento, contro la riconversione a carbone della Centrale.

Quanto sono forti i veri poteri forti?

Certo questo non ci fa stare tranquilli sul campo dell'obiettività delle rilevazioni sull'inquinamento atmosferico:

i nostri amministratori, invece, sono tranquilli!?

2009/02/14"Continua l’offensiva della censura contro i medici ambientalisti"





Vietato al medico parlare di ambiente a scuola.




Tratto dal blog di "Marco Preve"
14 Febbraio, 2009

“Burocrazia creativa” o “balle spaziali”? Succede che una scuola di Savona, l’istituto Tecnico Commerciale Boselli decide di invitare un medico per un incontro con gli studenti sulla situazione ambientale locale. La scelta cade su Paolo Franceschi, referente savonese dell’Ordine dei medici per le questioni di ambiente. Franceschi, che è uno pneumologo, da anni combatte una dura battaglia scientifica contro le emissioni della centrale di Vado Ligure della Tirreno Power e sui dati ufficiali che la riguardano circa incidenza dell’inquinamento su malattie e mortalità. Evidentemente la sua è un’opinione di parte,ma ha i titoli per sostenerla e soprattutto non ha nessun interesse personale se non quello della salute pubblica.

Il preside del Boselli scrive correttamente all’Asl 2 per ottenere l’autorizzazione e la direzione risponde che Franceschi non è autorizzato perché di Ambiente si occupa l’Arpal. Sconfortante. E fermiamoci qui. Di seguito invece le lettere del dottor Franceschi e di una indignata prof del Boselli. Naturalmente tra i mille difensori della democrazia e della libertà di parola che popolano i partiti della Liguria non si è alzata una voce, neppure un sussurro. Qui le lettere.

Tratto da "Il Ponente"

Continua l’offensiva della censura contro i medici ambientalisti

Lettera firmataNOTA DELLA REDAZIONE: avevamo messo online da soli 5 minuti l’articolo sulla violazione del codice deontologico, quando abbiamo ricevuto questa lettera che ribadisce, in parte, gli stessi punti, ma che approfondisce ulteriormente il discorso e che quindi pubblichiamo per fornire un’informazione ancora più completa su quelli che dovrebbero essere i diritti e i doveri dei medici.
A un elenco già lungo di prevaricazioni va aggiunta l’ ultima provocazione che riguarda la mancata autorizzazione al dottor Paolo Franceschi, Referente dell’ Ordine dei Medici di Savona per l’ Ambiente, a partecipare ad una lezione sui temi dell’ ambiente e la salute, richiesta con lettera formale dal Preside dell’ Istituto Tecnico Commerciale P. Boselli, nell’ ambito di un programma formativo organico che aveva previsto anche una visita guidata alla centrale elettrica Tirreno Power.leggi tutto

14 febbraio 2009

2009/02/13 "Fatti non foste per viver come bruti,ma per.............

Tratto da "La Repubblica.it" di Valerio Gualerzi

Fatti non foste…

Mitigazione e adattamento. Sono queste la parole chiave nella lotta al riscaldamento globale. La prima per limitare la “quantità” di cambiamento climatico che ci attende. La seconda per essere in grado di ridurre i danni dei cambiamenti che verranno. In realtà c’è una terza parola (anzi altre due) che non viene quasi mai pronunciata, ma che ha un ruolo altrettanto cruciale: ricerca scientifica. Ovvero la capacità di conoscere, comprendere e se possibile evitare o anticipare il clima che ci aspetta.

In Italia, dove governo e Confindustria hanno combattuto la battaglia di retroguardia contro il pacchetto 20-20-20 e le emissioni di gas serra sono fuori controllo, di mitigazione come è noto se ne fa ben poca. Di adattamento, come dimostra l’insoluto problema del dissesto idrogeologico tornato alla ribalta in questi giorni di piogge torrenziali, forse anche meno. Ma di aumentare i fondi della ricerca non se ne parla neppure. La scienza continua a essere vista come un optional e le sue risorse come una riserva di caccia da saccheggiare a ogni finanziaria per soddisfare gli appetiti della lobby di turno. Anche in questo il paragone con gli sforzi degli altri paesi è insomma impietoso.

Ma finalmente su questo versante c’è un piccolo spiraglio di luce anche in Italia. Nei giorni scorsi al Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici di Lecce è stato inaugurato infatti il nuovo Centro di supercalcolo. Si tratta di un “cervellone” che, come sottolinea la nota di presentazione, ha “una capacità di calcolo pari a cira 30 mila miliardi di operazioni al secondo” e ”servirà a produrre modelli per simulare le condizioni climatiche del futuro e valutarne gli impatti possibili sull’economia, sui mari e le coste, sull’agricoltura, sugli ecosistemi”. “Sarà - ricorda ancora il comunicato - il cuore di una rete interdisciplinare che unisce istituti di ricerca italiani per studi e obiettivi di rilevanza internazionale con lo scopo di dare voce e nuove opportunità alla scienza del clima”.

Proprio quest’ultimo è il grande elemento di novità e speranza legato alla partenza della nuova struttura, ma anche il suo possibile tallone d’Achille, come altre esperienze del passato purtroppo ci insegnano. La scommessa è questa: a Lecce confluiranno gli sforzi e i saperi di una ventina di centri di ricerca, dalle università all’Enea, dal Cnr all’Istituo superiore di sanità, dall’Oms all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, oppure confluiranno le loro vecchie diffidenze e gelosie?

13 febbraio 2009

2009/02/13"PUGLIA, BRINDISI: I MALI DEL CARBONE ANCHE PER L'ECONOMIA


Tratto da Unonotizie

BRINDISI / 12-02-2009

PUGLIA, BRINDISI: I MALI DEL CARBONE ANCHE PER L'ECONOMIA. AGRICOLTURA NO FOOD, CIOE' NON ALIMENTARE

BRINDISI (UnoNotizie.it) - Si è tenuta stamani, presso il Ministero dell’Ambiente, la conferenza dei servizi relativa alla vicenda relativa all’ordinanza sindacale con cui si vieta la coltivazione ed il raccolto nei terreni vicini al nastro trasportatore della centrale Enel di Cerano.

Nel corso di tale conferenza, alla quale – per il Comune di Brindisi – erano presenti il sindaco Domenico Mennitti ed il dirigente dell’Assessorato all’Ecologia Francesco Di Leverano, è stato approvato il documento redatto dall’Arpa Puglia e dall’Università di Lecce che dà efficacia al protocollo in base al quale gli agricoltori danneggiati in questi anni dal blocco dell’attività stabilito dall’ordinanza del Sindaco potranno mettere a dimora solo coltivazioni no food (alberi ad alto fusto n.d.r.) su un’estensione di diverse centinaia di ettari, individuati lungo il nastro trasportatore e la cintura della centrale.

Agli agricoltori, dunque, è ancora vietato coltivare prodotti destinati al consumo alimentare.

Quello approvato in data odierna è uno stralcio di un’analisi di rischio più generale che l’Arpa e l’Università di Lecce consegneranno tra una quindicina di giorni. Va da sé che l’ordinanza sindacale del luglio 2007 non perde efficacia, poichè nonostante gli interessi in gioco, si autorizza solo la coltivazione di prodotti no food e cioè non destinati al consumo alimentare, visto il gravissimo inquinamento del carbone che oltre a causare serissimi danni all'economia agricola ne causa ben più gravi alla salute.

E qualche politicante ancora parla di carbone pulito.

2009/02/13 "Quanto costa un inceneritore? "

Quanto costa un inceneritore?
Tratto da "Criticamente per un'informazione consapevole"
Quello di Torino, ad esempio, costerà alla collettività sabauda oltre 500 milioni di euro, quanto il costo di ben 3 ospedali! In pochi poi sanno che la Provincia, di questi impianti, ne sta per costruire ben due (quello già citato e quello di Settimo Torinese) ma che, secondo uno studio del Politecnico di Torino, saranno sovradimensionati. E ancor meno persone sono a conoscenza che i terreni agricoli circostanti questi due inceneritori verranno contaminati da diossine, polveri sottili, metalli pesati per decine di chilometri, così come attestano fior di studi medici e così come è successo per quello di Brescia ma sempre però sottaciuto (Davide Pelanda)leggi tutto l'articolo

12 febbraio 2009

2009/02/12"Bonifiche: chi inquina (o chi non ha evitato che si inquinasse) paga"

Tratto da greenreport
Bonifiche: chi inquina (o chi non ha evitato che si inquinasse) paga

LIVORNO. In caso di bonifica e in virtù del principio “chi inquina paga” di una ex discarica chi risponde dei costi? Il primo proprietario da solo o in solido con colui che è stato gestore solo per un periodo di tempo?
Secondo il Tribunale amministrativo della Campania (Tar) solo il primo gestore perché aveva la possibilità di evitare l’inquinamento attraverso “cost-benefit analysis”.

Il Tar ribadisce quanto anticipato in fase cautelare ovvero che “i fatti inducono ad individuare nella Resit la sola proprietaria della discarica – situata nel comune di Giugliano (Na) - che come tale può essere obbligata a predisporre un piano di bonifica ambientale, a nulla rilevando che il Consorzio per un breve periodo di tempo abbia accettato la gestione della discarica senza conoscere le condizioni in cui versava tale sito».

Quindi soltanto alla Resit possono imputarsi attività quali la mancanza di teli impermeabili e di teli di raccolta del percolato, l’interramento dei rifiuti tossici, l’alterazione della documentazione attestante il rispetto della normativa.
Ogni fenomeno di inquinamento produce un deterioramento dell’ambiente provocato dall’attività produttiva volontaria o involontaria dell’uomo. Si tratta di un danno valutabile in termini economici: il valore del danno provocato è pari alla spesa necessaria per ricondurre l’ambiente deteriorato alla sua situazione di partenza oppure al deprezzamento del bene ambiente a seguito dell’inquinamento.

Evitare l’inquinamento comporta un costo, ma se l’autore dell’inquinamento non sopporta i costi necessari per evitare il danno l’ambiente viene deteriorato. E in questo caso i costi vengono esternalizzati cioè vengo addossati a terzi o alla collettività o all’amministrazione pubblica che deve provvedere.
Il principio “chi inquina paga” si propone di internalizzare i costi per far si che le spese necessarie per evitare l’inquinamento o per rimediare all’inquinamento una volta che esso sia stato provocato, siano a carico dell’autore.

Il principio “chi inquina paga” è insieme al principio di precauzione, prevenzione e dello sviluppo sostenibile, uno dei principi propri del diritto ambientale. E’ un principio di derivazione internazionale e comunitario tradotto nel nostro ordinamento nella parte prima del Codice ambientale (sottoposto a revisione, una revisione che prevede anche la possibile cancellazione dei principi codificati).

Comunque il principio in questione imputa “il danno a chi si trovi nelle condizioni di controllare i rischi, cioè imputa il costo del danno al soggetto che ha la possibilità della verifica, nella situazione più adeguata per evitarlo in modo più conveniente”.
Il principio dunque svolgerebbe un importante ruolo sia di tutela dell’ambiente sia di tutela della concorrenza e delle corrette procedure di mercato nell’ambito di un mercato comune. (es)

10 febbraio 2009

2009/02/11"Diffida del Comitato dei cittadini liberi"



Leggi per la città di Tarquinia i manifesti con la diffida agli amministratori, firmatari degli accordi economici con ENEL. il testo recita: VISTO CHE– in data 4-7-08 è stato redatto tra la Regione Lazio, le Province di Roma e Viterbo, i Comuni di Civitavecchia,Allumiere,Santa Marinella, Tarquinia e Tolfa da una parte, ed ENEL S.p.A. dall’altra, un Accordo-Quadro relativo alle iniziative per la tutela della salute, dell’ambiente e lo sviluppo del territorio interessato dalla riconversione a carbone della Centrale Torrevaldaliga Nord; nell’accordo gli Enti ed in particolare i Sindaci del comprensorio hanno assunto l’onere di tutelare la salute e l’ambiente, mentre l’Enel S.p.A. si è impegnata a ridurre di circa un terzo le emissioni massiche totali annue in atmosfera per polveri e SO2 rispetto a quanto già autorizzato con il decreto n. 55 del 24-12-03 del Ministero dello Sviluppo Economico;– detto Accordo-Quadro è stato approvato dalla Giunta Comunale di Tarquinia con deliberazione n. 263 del 22-7-08 e sottoscritto dal Sindaco del Comune di Tarquinia in data 23-7-08, approvato definitivamente dal Consiglio Comunale di Tarquinia del 13-8-08, nonostante l’opposizione del Comitato dei Cittadini Liberi e di altri numerosi cittadini.

RITENUTO CHEil Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, sottoscrivendo l’Accordo Quadro del 4-7-08,il Sindaco di Tarquinia, Mauro Mazzola, e gli assessori sigg. Giovanni Olivo Serafini, Roberto Rosati, Enrico Leoni, Angelo Centini, Sandro Celli, Anselmo Ranucci, Giancarlo Capitani, approvando la delibera n. 263 del 22-7-2008, i consiglieri Alessandro Dinelli, Alberto Blasi, Daniele Scalet, Santino Pelucco, Cesare Gentili, Cesare Selvaggini, Giuseppe Rabuffi, Enrico Claudio Centini, Sabina Angelucci, Pietro Serafini e Andrea Brunori, approvando la delibera n. 59 del 13-8-08, si sono assunti la responsabilità di tutelare la salute pubblica e l’ambiente rispetto agli eventuali danni provocati dalla Centrale Torrevaldaliga Nord di Enel S.p.A. riconvertita a carbone, INVIA LA PRESENTE DIFFIDA con la quale i sopra nominati debbono ritenersi responsabili, sia penalmente che civilmente, in qualità di pubblici amministratori e personalmente in proprio, di tutti gli eventuali danni alla salute pubblica, all’ambiente, all’agricoltura e alla imprenditoria in genere, che potranno derivare dall’esercizio della Centrale Torrevaldaliga Nord di Enel S.p.A.,con obbligo di risarcire tutti i danni diretti e indiretti a tutti gli aventi diritto.

Per ulteriori informazioni: www.cittadiniliberi.blogspot.com -

2009/02/11"Bambini, salute, ambiente: il ruolo dei pediatri"

Tratto da greenreport


FIRENZE. Il bambino, l’ambiente in cui vive, la sua salute, il rapporto con le strutture sanitarie e scolastiche al centro di un progetto presentato dalla sezione fiorentina dell’Isde (Associazione medici per l’ambiente) insieme con la sezione fiorentina della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), in partnership con la Commissione ambiente del Quartiere 4. Ruolo specifico nel progetto è attribuito alla figura del pediatra di famiglia che deve attivarsi anche come “educatore ambientale” ai fini di migliorare gli stili di vita del bambino e delle famiglie cercando di riorientare e modificare i comportamenti tesi a migliorare le condizioni ambientali.

Il progetto “Bambini, Ambiente e Salute” (cofinanziato dalla Regione) è stato realizzato partendo dalla consapevolezza che le modifiche dei comportamenti possano essere più facili da concretizzare quando si viene a conoscenza di determinati temi nei primi anni di vita, periodo in cui di riflesso, anche i genitori sono disposti a modifiche di comportamenti instaurati da tempo. Gli autori del progetto Massimo Generoso, Monica Pierattelli (medici pediatri) e Roberto Vassanelli (architetto), hanno utilizzato semplici schede informative, con messaggi indirizzati in particolare agli adulti ma “tradotti” attraverso disegni e immagini anche per i bambini. Gli argomenti trattati nelle schede riguardano: l’inquinamento atmosferico; l’inquinamento indoor; il rumore; l’energia elettrica; l’acqua. Le schede per ora sono state distribuite ai Pediatri di famiglia dell’intera Area Fiorentina ma gli autori auspicano un’ulteriore diffusione delle schede in particolare nelle scuole.

2009/02/09"OZONO SENZA CONTROLLI A CIVITAVECCHIA. I MEDICI DENUNCIANO TUTTO IN PROCURA "


Riceviamo dal Dottor Ghirga del Coordinamento Nazionale dei Comitati dei medici per l' Ambiente e la Salute(Lazio) e dal sito Unonotizie e pubblichiamo .

OZONO SENZA CONTROLLI A CIVITAVECCHIA. I MEDICI DENUNCIANO TUTTO IN PROCURA

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI CIVITAVECCHIA


ESPOSTO - DENUNCIA

Il Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute (CNCMAS – sez. Lazio) L’Associazione Italiana dei Medici per L'ambiente (ISDE )

ESPONGONO quanto segue:

- il Comune di Civitavecchia, con delibera della Giunta Regionale del Lazio n. 521 del 14/02/1995, risulta inserito tra le aree a rischio di inquinamento per la presenza di tre centrali elettriche situate complessivamente entro un raggio di circa 15 km dalla città, un porto sede di intenso traffico navale ed il traffico stradale;

- nell’ottobre 2003 la Commissione Europea, in riferimento al reclamo presentato da comitati di cittadini, ha aperto una procedura di infrazione (2003/4497) nei confronti dell’Italia per cattiva applicazione delle direttive 96/62/CE e 92/72/CEE in relazione all’inquinamento dell’aria nella città di Civitavecchia. In particolare era stato contestato all’Italia di non misurare le concentrazioni di particelle PM10 nella zona di Civitavecchia e, conseguentemente, di non rendere disponibili al pubblico le informazioni relative alle concentrazioni di particelle PM10 nella stessa zona ;

- a distanza di circa 6 anni dobbiamo denunciare la stessa situazione per l’ozono;

- a seguito della nostra richiesta all’ARPA LAZIO di conoscere i livelli di ozono nel comprensorio di Civitavecchia, ci è stato comunicato: “Con riferimento alla lettera del 20.01.2009 del Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute (Sezione Lazio), si rende noto che presso il comune di Civitavecchia è ubicata una centralina per il rilevamento della qualità dell’aria, non dotata però dell’analizzatore per la determinazione dell’Ozono

CONSIDERATO

- che nel rispetto del Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 183, attuazione della direttiva 2002/3/CE relativa all'ozono nell'aria, Gazzetta Ufficiale n. 171 del 23 luglio 2004 - Supplemento Ordinario n. 127, nel comprensorio di Civitavecchia l’ozono avrebbe dovuto e dovrebbe essere monitorizzato. I dati ottenuti sulle sue concentrazioni avrebbero dovuto e dovrebbero essere messi regolarmente a disposizione del pubblico.

CONSIDERATO INOLTRE

- che l’esposizione all’ozono, un inquinante secondario, provoca: respiro rapido e superficiale, irritazione delle vie respiratorie, tosse, spasmo bronchiale, riduzione della funzionalità polmonare, riacutizzazione dell’asma, riduzione della capacità del sistema immunitario nel combattere le infezioni batteriche, riduzione della performance atletica, congiuntivite, nascite premature, neonati di basso peso, possibile morte improvvisa del lattante, malformazioni congenite, riduzione dello sviluppo polmonare, possibili “modificazioni” a livello del sistema nervoso centrale che renderebbero in qualche modo più sensibile l’organismo all’azione degli inquinanti L’ozono sembra essere la chiave dell’aumento delle morti per cause cardiovascolari durante le ondate di calore

- che in Europa ogni anno l’ozono causa 21.000 decessi, circa un numero simile di ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e un numero molto elevato di altri disturbi che non richiedono il ricovero in ospedale Livelli molto bassi di ozono sembrano avere lo stesso un impatto negativo sulla salute

- che il progetto CAFE della Commissione Europea ha previsto in Italia circa 4.000 morti premature nel 2.010 e 3.500 nel 2.020, qualora non si prendessero misure adeguate di controllo delle emissioni degli inquinanti precursori dell’ozono,

- che uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo in evidenza che, a concentrazioni di ozono superiori ai 70 microgr/m3 - media massima giornaliera di 8 ore, corrisponde un aumento della mortalità per tutte le cause dello 0.6 % ed un aumento della morbilità molto più grande

VOLGONO ISTANZA

al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia di verificare se nei fatti esposti ricorrano ipotesi di reato ed in particolare se si sarebbero potute prevenire malattie o morti premature, soprattutto nelle persone più a rischio come bambini, donne in stato di gravidanza ed anziani, qualora nel comprensorio di Civitavecchia l’ozono fosse stato rilevato e la popolazione fosse stata informata. In caso affermativo, di procedere nei confronti dei responsabili anche con provvedimenti di natura cautelare a tutela della salute della popolazione e dell’ambiente e per ripristinare la legalità eventualmente violata.

Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute (CNCMAS – sez. Lazio)

Associazione Italiana dei Medici per L'ambiente (ISDE - International Society of Doctors for the Environment - sez. Alto Lazio)

leggi l'articolo integrale

09 febbraio 2009

"009/02/09"Termovalorizzatori: l’unico filtro che funziona è quello dell’informazione"

Tratto da Agora magazine
lunedì 9 febbraio 2009

Perplessità sui termovalorizzatori: ci sono rischi per la salute e non eliminano le discariche»

Alcuni fatti di cronaca hanno richiamato l’attenzione sui termovalorizzatori, che alcuni amministratori vogliono realizzare al Gerbido e a Settimo Torinese.

Studi medici internazionali hanno ormai ben documentato, oltre ogni ragionevole dubbio, la pericolosità di questi impianti, che si traduce in un aumento di tumori, di infarti e di malformazioni fetali.

L’attenzione degli studiosi si è concentrata sulle diossine, sulle nanopolveri e sui metalli pesanti, che vengo emessi nell’aria e nell’ambiente.

Senza dimenticare che un impianto delle dimensioni di quelli che si vogliono realizzare, costa come un ospedale (ma non cura le malattie) e distrugge risorse, che si potrebbero riutilizzare, risultando quindi assolutamente antieconomico.

Vorremmo sottolineare che esistono alternative ecocompatibili, in primo luogo la raccolta differenziata, e che è falsa l’affermazione che l’inceneritore elimina le discariche, infatti anche gli impianti più moderni richiedono una discarica di servizio della dimensione di circa il 30% dei rifiuti trattati.

Studi medici internazionali hanno ormai ben documentato, oltre ogni ragionevole dubbio, la pericolosità di questi impianti, che si traduce in un aumento di tumori, di infarti e di malformazioni fetali.

ROBERTO TOPINO E ROSANNA NOVARA

Sempre nell'ordine di una corretta informazione è sempre utile sapere

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08 febbraio 2009

2009/02/08 "Inceneritori, polveri sottili e nano-particelle"



Tratto da www.sporchi da morire.com
Inceneritori, polveri sottili e nano-particelle


Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate.

Proprio per quest'ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).

In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall'erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l'impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori.

Quindi l'attività di un inceneritore produce delle sostanze - polveri sottili e nano-particelle - di microscopiche dimensioni che s'insinuano nell'organismo umano attraverso l'apparato respiratorio ed anche attraverso l'apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.

Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato; più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte; più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti; ed inoltre non esistono meccanismi biologici o artificiali capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato importato da un organo o da un tessuto: insomma le particelle durano per sempre.

Il corpo, non riconoscendo le nano-particelle, le isola come corpi estranei e questo, nel corso del tempo, può generare un gravissimo processo infiammatorio. In questi casi si parla di nano-patologie.

Purtroppo le particelle di dimensioni ancora più ridotte possono penetrare fino all'interno delle cellule, fino addirittura a ledere la struttura del DNA, con gravissime conseguenze come dimostrato dai numerosi casi di feti malformati. Una correlazione drammatica è quella con i soldati venuti a contatto con le nano-particelle prodotte dall'esplosione di armi costruite con materiale altamente tossico.

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06 febbraio 2009

2009/02/07 2TVN: LA CENTRALE ENEL DI CIVITAVECCHIA CON L’AIA SCADUTA DOVE OLTRE AL CARBONE VOGLIONO BRUCIARE I RIFIUTI


Tratto da unonotizie
CIVITAVECCHIA / 06-02-2009

L'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) prevista dal D. L.vo 59/05 si basa sul principio del miglioramento periodico degli impianti per ridurre l'inquinamento delle centrali termoelettriche. La norma prevede il rinnovo dell'AIA ogni 5 anni. Se la centrale è registrata EMAS ((Environmental Management and Audit Scheme, procedura di controllo ambientale che coinvolge molto le popolazioni locali!)) il rinnovo avviene ogni 7 anni. La centrale di TVN non ha una registrazione EMAS specifica come centrale a carbone e la sua AIA è scaduta il 24 dicembre scorso. Ma l' Enel è l' Enel e, complici il Governo, i Sindaci, la Regione Lazio e la Provincia di Roma, tenta di far passare come registrazione Emas del nuovo impianto quella rinnovata nel 2006 per la centrale ad olio pesante dismessa. Dal 24 dicembre scorso la centrale di TVN non può bruciare più niente. Ancora una volta i sindaci e i consiglieri comunali tacciono, resi silenti dalle compensazioni, dagli ordini di partito e da una certa mancanza di coraggio. Non disdegnano però di prendere provvedimenti pro-Enel e contrari a chi ad Enel si oppone. Sindaci e consiglieri sono muti anche a proposito di osservazioni al riesame dell'AIA. L'ente elettrico chiede un limite di 100 mg/Nm3 per l'acido cloridrico (HCl) ma il limite fissato dal competente organismo europeo è 5. Se verrà autorizzato il limite 100 Enel potrà riversare oltre 6 quintali di pericoloso acido cloridrico, ogni ora per 6500 ore all'anno su Civitavecchia, Tarquinia, Allumiere, Tolfa e Santa Marinella (totale 39.000 quintali all'anno), se il limite sarà 5 la quantità si ridurrà a 30 kg ogni ora (1.950 quintali all'anno). Leggete ora la motivazione dichiarata “…. valori limite più bassi di quelli indicati comporterebbero onerose limitazioni di approvvigionamento del combustibile, che implicherebbero l’impossibilità di accesso ad importanti aree di fornitura del mercato”, che in altre parole significa “ chiudete un occhio!, lasciateci usare valori di comodo, inquinare di meno ci costerebbe troppo!”. È chiaro che per i cittadini non è una questione di limiti, l'autorizzazione non trasforma i veleni in sostanze benefiche. Invece va compreso a fondo quel valore “100”, raffrontandolo con la quantità attesa massima che è “25”. Perchè tutto questo margine? La risposta va cercata non nel carbone ma nei rifiuti, che bruciando producono un'enorme quantità di acido cloridrico (Hcl). Stanno preparando le carte per bruciare i rifiuti nella centrale a carbone di Civitavecchia TVN (Torre Valdaliga Nord), nel silenzio di tutti. I cittadini liberi continuano a lottare per fermare la centrale.

05 febbraio 2009

2009/02/05"Per fortuna siamo in Europa e l'Autorizzazione Integrata Ambientale ci fa sentire europei! "

Tratto dal "blog del comitato per Taranto"
AIA Ilva: la Commissione Europea ha aperto da nove mesi la procedura d'infrazione per l'Italia!

In un comunicato stampa l'Ilva parla di "presunta procedura di infrazione" aperta dalla Commissione Europea.
Con il presente intendiamo dare evidenza invece della effettiva apertura di una infrazione a danno dell'Italia per le mancanze in tema di Autorizzazione Integrata Ambientale.
La Commissione Europea ha risposto, riservando "massima attenzione", ad una mail inviata in data 4 Novembre 2008 da Lea Cifarelli, cittadina e membro del Comitato per Taranto.
Ricordando che lo stabilimento Ilva di Taranto rientra in tutte le attività industriali disciplinate dalla direttiva IPPC e che "dalle ultime informazioni ricevute, l'ILVA non ha ancora ricevuto alcuna autorizzazione ad essa conforme entro il termine stabilito del 30 ottobre 2007", informa di aver ufficialmente avviato già dall'8 Maggio 2008 procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
La Direttiva IPPC, ricordiamolo, riguarda la prevenzione e il controllo integrato dell'inquinamento e prevede, per le aziende rientranti sotto la propria disciplina, l'obbligo di produrre secondo limiti basati sull'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili (BAT). Tutti i Paesi membri sono stati chiamati al suo rispetto già dal 1996, con termine ultimo previsto per il 30 ottobre 2007. Undici anni di tempo in cui l'Italia non è riuscita a mettersi al passo, chiedendo una proroga al 31 marzo prossimo.
L'Unione Europea, quindi, avvia procedura d'infrazione per il nostro Paese relativamente all'impianto siderurgico Ilva di Taranto per "la mancanza di sviluppi nel rilascio di detta autorizzazione".
Alla nota ufficiale della CE l'Italia -si apprende- risponde con una lettera attualmente al vaglio della stessa commissione.
Dall'Unione Europea non si nasconde la preoccupazione per una situazione che “laddove necessario, porterà all'adozione di tutte le misure necessarie ad assicurare il pieno rispetto della direttiva IPPC."
Val la pena di ricordare che l'Autorizzazione Integrata Ambientale al vaglio del Ministero dell'Ambiente e prevista dalla direttiva IPPC, è una procedura aperta alle osservazioni del pubblico interessato, in ottemperanza alla convenzione di Aarhus riguardante ogni materia di pubblico e rilevante interesse.
Mentre nel nostro Paese si stenta a perseguire il bene pubblico e a coinvolgere ed agevolare la partecipazione dei cittadini, ci conforta l'attenzione della Comunità Europea ad un problema di elevatissima incidenza come quello ambientale della nostra città. Questa risposta, a firma del Capo Unità, Marianne Wenning, è altresì la dimostrazione di come i cittadini possano e debbano partecipare alla costruzione del proprio destino, pretendendo la vivibilità e la sostenibilità del proprio territorio, senza deroga alcuna, specie difronte a diritti quali quello alla salute ed alla vita.
Difficile non confrontare, al contrario, l'atteggiamento di chiusura e di contrapposizione ideologica che sta caratterizzando il Governo Italiano nell'intera vicenda di autorizzazione integrata ambientale.
Per fortuna siamo in Europa e l'Autorizzazione Integrata Ambientale ci fa sentire europei!

2009/02/05 "La salute dei cittadini vale più di qualsiasi centrale "



Tratto da "Unonotizie"
LECCE: LA SALUTE DEI CITTADINI VALE PIU’ DI QUALSIASI CENTRALE
LECCE Le centrali per la produzione di energia elettrica (alcune più di altre) sono di per sé impianti che costituiscono una alterazione dell’equilibrio del territorio e sono potenziali fonti di inquinamento e di danno ambientale. Qualsiasi centrale, anche la più “sicura”, che bruci un combustibile, ha insito il rischio che attraverso questo processo possa introdurre nell’aria elementi di inquinamento, come pure è concreto il pericolo che un guasto o un cattivo funzionamento della centrale o di un suo componente possa provocare un disastro ambientale.
Questi rischi devono essere attentamente valutati con la massima serenità dagli enti territorialmente preposti a tutelare il bene primario della salute dei cittadini e l’ambiente, senza forzature politiche e senza spade di Damocle di diffide. Se vi sono i presupposti perché venga intimata una diffida, chi a tali presupposti ha dato luogo deve assumersene le relative responsabilità:leggi tutto

2009/02/05 "Ilva di Taranto: inquinamento, diossina e ministro dell'Ambiente"


Tratto da Rinnovabili.it
Taranto, 3 febbraio 09

Ci sarà una verifica, da parte del ministro dell’Ambiente, della drammatica situazione dell’inquinamento e dei suoi effetti letali, con convocazione delle parti sociali
La situazione è davvero tragica. Come siamo stati più volte costretti a riportare, la vicenda di Taranto è ormai divenuta più che drammatica. Sono stati infatti rilevati livelli d’inquinamento da diossina talmente alti da non avere predenti in nessun’altra nazione europea. Altrettanto preoccupante risulta la situazione sanitaria, aggravata anche dalla presenza di una forte concentrazione di CO2 nell’atmosfera. Le stesse istituzioni sanitarie hanno lanciato un allarme per l’alto tasso di mortalità presente sul territorio.
In questo allarmante contesto, dopo mesi di battibecchi con il presidente della Regione Puglia, Vendola, il ministro dell’ambiente ha deciso di convocare una riunione a Taranto a cui sono stati invitati i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti. Tutto ciò per far sì che il confronto con i sindacati sull’Ilva sia di portata nazionale ed ai massimi livelli. L’obiettivo è uno solo: verificare gli interventi dell’azienda siderurgica sul tema dell’impatto ambientale relativamente a tutti i cicli produttivi.

03 febbraio 2009

2009/02/03 "Il sindaco Isetta: “Fronte comune contro ampliamento centrale”


Tratto da IVG


Quiliano. “Continueremo la battaglia contro il progetto di ampliamento della centrale a carbone. In questi dieci anni di amministrazione è stato importante vedere la trasformazione a metano di due gruppi a carbone, che andavano ad olio combustibile, con un significativo beneficio sul piano ambientale”. Così il sindaco di Quiliano Nicola Isetta a margine dell’intervista rilasciata alla WebTv di IVG.it.
“Crediamo che non sia perseguibile un ampliamento a carbone, e ritengo negativo come il governo centrale non voglia ascoltare la voce dei Comuni e del territorio prosegue -. E’ una politica miope di un governo incapace di sviluppare un vero piano energetico nazionale. Non si possono fare interventi a pioggia senza una programmazione generale, e anche per questo ci opporremo con forza a qualsiasi tentativo di ’scavalcare’ le istituzioni locali”.
“Inoltre abbiamo chiesto di rispettare le prescrizioni che erano state pattuite con Tirreno Power, ad esempio i camini della centrale andavano abattuti, e poi siamo in attesa di conoscere dai Ministeri competenti le loro decisioni sulla base delle indicazioni fornite dai Comuni di Quiliano e Vado Ligure, oltre che naturalmente dalla Regione. Se la decisione della VIA nazionale verrà sottoscritta anche dal Ministro siamo pronti ad iniziative forti. D’altronde - conclude Isetta - non ci stiamo inventando nulla, la nostra politica di questi anni è stata sempre rivolta a migliorare l’impatto ambientale che la centrale ha sul comprensorio circostante. Questo verrà fatto ancora assieme a tutte le istituzioni, ma anche coinvolgendo le associazioni del territorio. Un fronte comune per dire no all’ampliamento e sì al rispetto delle prescrizioni già indicate…”.

02 febbraio 2009

2009/02/01 "La Ue apre la procedura d'infrazione. «Subito piani per abbassare i veleni». C'è il rischio di sanzioni milionarie"


Tratto dal "Corriere della sera.it
Pm10 fuorilegge 24 volte dall'inizio dell'anno
Allarme smog, l'Europa «multa» Milano

MILANO - La votazione è in programma per oggi. Il documento è al punto «A» dell'ordine del giorno nella riunione del Collegio dei commissari. Poi partirà la lettera: l'Europa apre una nuova procedura di infrazione (quella definitiva) contro l'Italia, e quindi contro la Lombardia e Milano, per i livelli di smog troppo alti. Il messaggio della Commissione, in sintesi, sarà questo: «Avete due mesi di tempo per comunicarci i vostri piani per riportare l'inquinamento sotto i limiti». A Bruxelles esamineranno i dossier, che dovranno comprendere i provvedimenti, le valutazioni scientifiche, le coperture finanziarie.

È una sorta di ultimo appello: «Se sarete in grado di dare una svolta e agire da subito in maniera davvero efficace, avrete tempo fino al 2011 per rientrare sotto le soglie». Altrimenti ci sarà il deferimento alla Corte di giustizia, che potrebbe finire con milioni di euro di multe. Le parole di Bruxelles sono chiare: dovete agire, fare di più e dovete farlo subito. La lettera partita lo scorso 8 luglio chiedeva testuale: «Quali azioni intendete prendere per adeguare alla direttiva sulla qualità dell'aria i livelli di Pm10, un inquinante che può causare cancro, tumori polmonari e morti premature?». La procedura che dovrebbe essere aperta oggi (salvo cambi dell'ultimo momento nel calendario istituzionale dei commissari) riguarda la mancanza di quei piani che avrebbero dovuto essere trasmessi dal governo italiano entro il 31 ottobre 2008. Il referente della Commissione è sempre Roma, ma in questi casi il governo è un intermediario: i piani devono essere messi a punto dalle Regioni e dagli enti locali. leggi tutto
Per ulteriori chiarimenti sulle procedure di infrazione
Inquinamento atmosferico da particelle sottili: la Commissione procede nei confronti di 10 Stati membri leggi

01 febbraio 2009

2009/02/01"La Crisi Perfetta" di Federico Valerio




Ambiente
La Crisi Perfetta
domenica 1 febbraio 2009 di Federico Valerio

Insieme a tutte le generazioni che stanno popolando il Pianeta, stiamo vivendo un momento unico nella lunga storia dell’umanità, quella degli anni della CRISI GLOBALE PERFETTA.

Proprio i nostri anni sono quelli in cui convergono insieme e contemporaneamente su tutto il Globo, una rapida crisi climatica, una crisi energetica, una crisi delle materie prime non rinnovabili, una crisi economica mai vista ed, infine, una crisi sanitaria di dimensioni planetarie.

Ovviamente non è un caso: tutte queste crisi sono i frutti velenosi del modello di sviluppo capitalistico, quello della crescita continua del PIL ( Prodotto Interno Lordo).

E la crisi più pericolosa è quella sanitaria, quella che, dalla Scuola di Medicina di Harvard è stata definita la PANDEMIA SILENZIOSA.Questa pandemia, che non risparmia nessuno, è silenziosa perchè i sintomi non sono eclatanti, ma è molto pericolosa perchè mina alla base una delle principali risorse della nostra specie: l’intelligenza e con essa l’immaginazione, l’unica possibilità che abbiamo per uscire, il più possibile indenni, dalla CRISI GLOBALE PERFETTA.

"leggi LA PANDEMIA SILENZIOSA"
La Pandemia Silenziosa è prodotta dalla esposizione, sin dalla vita intrauterina, ad alcune centinaia di composti e metalli neurotossici, a loro volta, effetti collaterali del progresso.


L’effetto più pericoloso, a seguito dell’esposizone pre-natale a metalli come il piombo, è un significativo abbassamento del quoziente intellettivo (QI) medio della popolazione.

Questo significa che le generazioni del boom automobilistico di questo paese ( e del crescente consumo di benzina addittivata con piombo), quelle nate a partire dai primi anni ’60, insomma, l’attuale classe dirigente rampante, a causa dell’esposizione a piombo nella loro fase di sviluppo, sono mediamente più stupide delle generazioni nate prima, quelle che si muovevano in treno, in bicicletta e a piedi.

Vuoi vedere che, a salvare il mondo, saranno i "pensionati" , quelli che, da piccoli, hanno scampato l’esposizione al piombo tetraetile ( l’additivo antidetonante delle benzine super) e che hanno conosciuto e praticato, virtù oggi rare, ma fondamentali per la sopravvivenza della specie: sobrietà e solidarietà?