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01 settembre 2012

1)Inceneritore di Parma, la Procura chiede il sequestro. Indagine per abuso d’ufficio 2) INCENTIVI DAL GOVERNO per combustibili solidi secondari bruciati in centrali a carbone,cementifici o termovalorizzatori.

Tratto da Il fatto Quotidiano

Inceneritore di Parma, la Procura chiede il sequestro. Indagine per abuso d’ufficio

La parola spetta ora al gip che dovrà decidere se accogliere la richiesta o meno. Il procuratore Laguardia ha mantenuto il massimo riserbo sui nomi degli indagati, ma nel mirino ci sono i vertici di Iren, Comune di Parma e Provincia, che hanno partecipato alla realizzazione e all’approvazione del progetto

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Nel percorso verso l’accensione dell’inceneritore di Parma arriva un nuovo ostacolo. Il procuratore capo Gerardo Laguardia ha chiesto il sequestro preventivo del cantiere di Ugozzolo, dove l’impianto di Iren dovrebbe essere completato e attivato entro dicembre 2012. La notizia, diffusa dal Tg3 regionale, è un colpo di scena nell’intricata vicenda che vede contrapposto il sindaco Federico Pizzarotti e il Movimento 5 stelle, che hanno puntato la campagna elettorale anche sullo stop al forno, alla multiutility Iren, decisa a completare il progetto entro la fine dell’anno. 
Era stato lo stesso assessore all’Ambiente Gabriele Folli, dopo aver ingaggiato come consulente esterno l’ingegnere Paolo Rabitti, esperto in materia che avrebbe dovuto trovare falle nei documenti riguardanti la realizzazione del termovalorizzatore, ad auspicare che i numerosi esposti presentati in Procura portassero a qualche risultato dopo l’estate. Ed ecco, puntuale, l’indagine che vede coinvolte una decina di persone per il reato di abuso di ufficio e abuso edilizio.
Sulla richiesta della Procura della Repubblica, inoltrata il 30 luglio al pm Roberta Licci, l’ultima parola l’avrà il giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli, che dovrà decidere se accoglierla o meno. Per ora il procuratore ha mantenuto il massimo riserbo sui nomi degli indagati, ma nel mirino ci sono i vertici di Iren, Comune di Parma e Provincia, che hanno partecipato alla realizzazione e all’approvazione del progetto. L’ipotesi di abuso d’ufficio sarebbe data dal fatto che l’appalto per la costruzione dell’inceneritore è stato affidato a Iren senza procedura di gara pubblica, come evidenziato anche negli oltre dieci esposti presentati in Procura in questi anni......

Quello che è certo però è che con la richiesta di sequestro preventivo da parte della Procura, si rafforzano le speranze per il Movimento 5 stelle di fermare l’inceneritore, cavallo di battaglia della campagna elettorale di Pizzarotti che aveva avuto, proprio in virtù di questo punto del programma, l’appoggio dell’associazione Gestione corretta rifiuti e di molti cittadini. 

                                                
Tratto da Facebook del Dottor Ghirga Medico ISDE 

 
 INCENTIVI DAL GOVERNO  per combustibili solidi secondari bruciati in centrali a carbone,cementifici  o termovalorizzatori.

La vicenda del DM 6 luglio 2012 e dei suoi incentivi all'incenerimento dei rifiuti pare essersi avviata pubblicamente il 12 aprile 2012 con un intervento del ministro dell'ambiente Clini al convegno organizzato dall'associazione dei cementifici Aitec e dalla società Nomisma allo scopo di presentare lo studio Nomisma Energia sui combustibili solidi secondari (Css), ricavati dai rifiuti.
L'intervento lo si poteva trovare citato ampiamente in un comunicato-stampa ufficiale emesso quel giorno stesso dal ministero dell'Ambiente e intitolato "Entro fine mese il decreto per la trasformazione dei rifiuti in combustibile".

In particolare, Clini osservava che «l'uso come combustibile in centrali, cementifici o anche termovalorizzatori può essere una strada da seguire per risolvere il problema dei rifiuti» e aggiungeva che «il nostro obiettivo è quello di far uscire i rifiuti dal ciclo ordinario per portarli in un ciclo industriale, qualunque sia: raccolta differenziata, recupero di energia o recupero di materiali». Il ministro concludeva che «questa prospettiva [...] è quella delle direttive europee e delle leggi nazionali», indifferente al fatto che invece tanto le direttive europee quanto le leggi nazionali che le hanno recepite dicono inequivocabilmente tutt'altro, e cioè che esiste una rigorosa priorità tra i possibili modi di trattare i rifiuti: prima vengono la raccolta differenziata e il recupero dei materiali, mentre il recupero di energia (che è ciò che si ottiene con l'incenerimento) appare accettabile solo qualora non esistano quelle altre possibilità.

Se si considera che i più tipici componenti dei Css sono i pneumatici usati, le plastiche, gli scarti di gomma, i materiali tessili e calzaturieri e le frazioni secche dei rifiuti solidi urbani (Rsu), alla luce delle tecnologie attuali appare evidente che molti di questi componenti sarebbero riciclabili o per lo meno consentirebbero il recupero dei loro materiali costitutivi. In altri termini, gli intenti del ministro Clini erano palesemente in conflitto con le direttive dell'UE e con le parallele leggi italiane....


Nonostante le forti contestazioni di associazioni e comitati ambientalisti, si è poi arrivati - non in aprile, ma tre mesi dopo - al decreto ministeriale del
6 luglio 2012 sull'incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, emesso dal ministro dello Sviluppo Economico di concerto col ministro dell'Ambiente (rispettivamente, Passera e Clini). 
In questo decreto, che prevede costi pubblici di diversi miliardi di euro all'anno per una ventina d'anni, la contrapposizione tra le decisioni del governo Monti e la legislazione europea si è fatta ancor più palese e radicale, dal momento che si è inserito l'incenerimento di rifiuti tra le fonti rinnovabili e che tra i materiali considerati adatti all'incenerimento e alla sua incentivazione ve ne sono molti che potrebbero sicuramente dare luogo a riciclo o al recupero di materiali: ad esempio, gli scarti animali e vegetali (inclusi legno, segatura, paglia, farine animali, scarti di cucina, ecc.), le deiezioni animali, il letame, la carta e il cartone, le plastiche, i pneumatici.... 
Ovviamente, come spiegava Clini in aprile, gli stabilimenti in cui si prevedono tale incenerimento e la sua incentivazione con denaro pubblico possono essere di varia tipologia, per facilitare ancor di più la cosa.

Si tratta dunque di un decreto ministeriale che, per lo meno per quanto riguarda la questione dell'incenerimento, è in insanabile contrasto con fonti legislative di maggiore peso, significato e portata.  

La faccenda riguarda evidentemente anche le istituzioni europee, che per l'ennesima volta vedono prese in giro le loro direttive sui rifiuti dai governi italiani. In breve, anche col governo Monti si sta perpetuando il rapporto ferreo - e antieuropeo - che da decenni persiste ormai tra la politica italiana e i favori all'incenerimento dei rifiuti, a dispetto delle vere fonti rinnovabili, del riciclo effettivo, dei bilanci pubblici, della legalità, della tutela ambientale e della salute degli italiani.

Ci sarà qualche associazione o coordinamento ambientalista nazionale oppure qualche movimento politico nazionale che solleverà pubblicamente, a livello politico-culturale e giuridico-istituzionale, questa faccenda di grande significato appunto per la nostra salute, per l'ambiente dell'area mediterranea, per la lotta agli sprechi pubblici e per il ripristino di un'economia sana ed efficiente nel nostro paese?


Luca Benedini

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