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25 luglio 2017

In Italia le fonti fossili bevono 160 milioni di metri cubi di acqua l’anno

Tratto da Greenreport

Manca l’acqua? In Italia le fonti fossili ne bevono 160 milioni di metri cubi l’anno

Passare a un approvvigionamento energetico basato sulle fonti rinnovabili permette di combattere i cambiamenti climatici e risparmiare il nostro oro blu
[24 luglio 2017]
In Italia dove (fortunatamente) non ci sono centrali nucleari – di gran lunga risulta le più assetate per la produzione di energia –, ci pensano quelle alimentate da fonti fossili a consumare ingenti quantità d’acqua per poter funzionare: ogni anno ne bevono 160 milioni di metri cubi di acqua, ovvero (considerando in media un consumo procapite di circa 200 litri al giorno per persona) il fabbisogno annuale d’acqua di circa 2,2 milioni di persone.
D’altronde, però, l’energia è fondamentale al funzionamento della nostra società. Come rimediare? Passando alle fonti rinnovabili: «L’emergenza acqua che sta colpendo molte Regioni italiane – spiegano oggi dall’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento – è dovuta in primis ai mutamenti climatici che sostengono una tra le più severe siccità mai registrate, ma anche alla scarsa attenzione verso un’oculata gestione delle risorse ambientali e delle materie prime. Questi fattori messi insieme stanno portando ad una vera è propria crisi ecologica e al rischio di calamità naturale. Oltre agli adeguamenti strutturali e ad una gestione più razionale, è necessario avviare una pianificazione organica di lungo termine anche nel campo dell’approvvigionamento energetico. Uno studio dell’Eea, Agenzia europea dell’ambiente, ha infatti quantificato in circa il 44% dell’acqua usata direttamente ed indirettamente in Europa la quota utilizzata negli impianti termici e nucleari, più di quanto consumato dalla somma del settore industriale e agricolo; quota equivalente al consumo annuale di circa 80 milioni di persone».
Il contesto italiano – come si evince dai dati Istat sul consumo di acqua – è diverso, con l’agricoltura che spicca come il settore in assoluto più assetato: «I prelievi di acqua effettuati nel 2012 (dove ad oggi si fermano i dati Istat, ndr) sono stati destinati per il 46,8% all’irrigazione delle coltivazioni, per il 27,8% a usi civili, per il 17,8% a usi industriali, per il 4,7% alla produzione di energia termoelettrica e per il restante 2,9% alla zootecnia».
Ciò non toglie che una maggiore diffusione delle fonti di energia rinnovabili permetterebbe da una parte di combattere efficacemente i cambiamenti climatici, dall’altra di ridurre il comunque abbondante consumo d’acqua imputabile alle fonti fossili: «Negli ultimi dieci anni, grazie all’apporto della fonte eolica nella produzione di energia elettrica nel nostro Paese – aggiungono infatti dall’Anev – si sono risparmiati circa 110 milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti al consumo annuale di circa 1,5 milioni di persone».

14 settembre 2016

ANEV :“Cara RAI, le rinnovabili non sono una fiction”

Tratto da Qualenergia
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La scelta dei vertici RAI di chiudere programmi di informazione scientifica e divulgativa sull’ambiente e sull’energia, come Ambiente Italia e Scala Mercalli, "è in linea con la continua e costante 'comunicazione fossile' del Governo Renzi", denuncia ANEV.
"Temi importanti come quelli dell’ambiente, dell’energia rinnovabile e dei cambiamenti climatici vengono completamente bypassati dal servizio pubblico televisivo, che ha taciuto l’importanza delle fonti di energia pulita, anche in occasione del Referendum sulle Trivelle."
Lo ricorda indignata, in una nota stampa, l'Associazione Nazionale Energia dal Vento.
"Il servizio pubblico televisivo - argomenta l'associazione - dovrebbe occuparsi di ambiente e di energia in quanto temi importanti e fondamentali per la loro valenza etica, per l’importanza in termini economici, di sviluppo e di occupazione e perché di interesse per il pubblico".
"La lotta ai cambiamenti climatici e la riduzione della CO2 - prosegue l'ANEV - sono al centro del dibattito internazionale e rappresentano oggi questioni da risolvere con la massima urgenza, poiché incidono direttamente sulla salute delle persone e sull’ambiente. Oltre a questo, le fonti energetiche rinnovabili contribuiscono alla crescita del Paese, creando benefici economici, sviluppo industriale, innovazione e posti di lavoro".
Per questo stupisce che la scelta dei vertici RAI sia stata quella di chiudere programmi di informazione scientifica e divulgativa sull’ambiente e sull’energia, come Ambiente Italia e Scala Mercalli (per cui è partita una petizione su Change.org e una raccolta firme di GreenItalia), e che si cerchi invece spesso di denigrare il settore, mettendo in luce solo aspetti negativi.
"Carenze come queste sono sintomatiche di una continua e costante opera di comunicazione filo fonti fossili del Governo Renzi - commenta l'ANEV - che esprime la sua vicinanza solo a parole, in occasione della COP21, alle FER e alla green econonomy, ma che spinge poi sulle trivelle".