COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Ezio Bonanni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ezio Bonanni. Mostra tutti i post

22 giugno 2021

Sentenza storica, Solvay dovrà risarcire la famiglia di un operaio morto per l’amianto

 Tratto da Greenme

Sentenza storica, Solvay dovrà risarcire la famiglia di un operaio di Rosignano, morto per l’amianto



Nessuno restituirà Romano Posarelli alla sua famiglia, ma giustizia è fatta. Il Tribunale di Livorno ha condannato la Solvay al risarcimento danni nei confronti dell’uomo, vittima dell’amianto. Una sentenza storica secondo l’Osservatorio nazionale amianto che potrebbe aprire la strada ad altri provvedimenti simili.

L’operaio della Solvay, secondo quanto stabilito dal giudice del lavoro del Tribunale Sara Maffei, è morto per un cancro provocato

dall’esposizione professionale ad amianto nello stabilimento di Rosignano” di cui era stato dipendente dal 1974 al 1993.

Di conseguenza, la Solvay è stata condannata a pagare alla famiglia un risarcimentoaccogliendo le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e dell’Avv. Ezio Bonanni. L’umo è morto il 18 novembre 2010, ucciso da un cancro polmonare causato dall’amianto. La morte dell’operaio giunse dopo un’agonia di 122 giorni, in presenza della moglie, Maria Luisa Filippi, e del figlio Massimiliano, già all’epoca coordinatore della sede ONA di Rosignano Solvay e impegnato nella ricerca delle prove sull’uso dell’amianto in Solvay. (LEggi anche: Spiagge bianche: le spiagge caraibiche create da Solvay)

Il processo partì dopo un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Livorno che ottenne il rinvio a giudizio dell’Ing. De Gaudenzi, direttore Solvay, per il reato di omicidio colposo. Poi, nel 2015 iniziò anche il procedimento civile davanti al Tribunale di Livorno contro cui si oppose la Solvay. Prima di morire, posarelli esortò il figlio Massimiliano nell’impegno per la tutela della salute e della vita umana, rispetto al rischio amianto e a quelo degli altri cancerogeni.

Dopo oltre 10 anni, la famiglia ha ottenuto giustizia visto che il Tribunale ha dato ragione alla vittima 

con una storica sentenza che contiene l’accoglimento delle domande risarcitorie, sia della vittima per la sua agonia (88mila euro con gli interessi dalla data della morte), che per gli stretti congiunti per la perdita parentale, che tiene conto della relativa giovane età della vittima (70 anni), e, con riferimento alla vedova, anche della durata del matrimonio (40 anni) con quantificazione del danno in 270mila euro e, per il figlio, in 200mila euro, spiega Ona.

Per Ezio Bonanni, Presidente ONA e difensore della vittima e della sua famiglia, si tratta di una sentenza storica che afferma il principio dell’integrale risarcimento dei familiari:


La magistratura del Lavoro del Tribunale di Livorno ha affermato l’importante principio della tutela risarcitoria sia per la vittima primaria, che per i suoi familiari, con piena applicabilità delle tabelle del Tribunale di Milano e ha così smentito le tesi dell’Avv. Giulio Ponzanelli che, assumendo l’assenza di deduzione e prova del danno, oltre che della lesività dell’ambiente di lavoro, contestava il diritto delle vittime ad ottenere il risarcimento. Finalmente giustizia per i familiari di Romano Posarelli con l’amarezza che, ad assistere alla lettura della sentenza, c’era solo il figlio Massimiliano perché la mamma è stata stroncata da un cancro, conclude.

 Fonti di riferimento: CgilToscana

Su Solvay leggi anche:

16 dicembre 2015

Da Il fatto Quotidiano:Amianto, seimila morti ogni anno per le patologie asbesto correlate

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Amianto, seimila morti ogni anno per le patologie asbesto correlate

Seimila persone ogni anno perdono la vita per l’insorgenza di patologie asbesto correlate (mesoteliomi, tumori polmonari, delle vie aeree, gastrointestinali e alle ovaie, asbestosi, placche pleuriche). Oltre 4500 mesoteliomi registrati dal gennaio 2009 al dicembre 2011. Nel 90% dei casi per gli uomini e nel 50% per le donne la patologia è di origine professionale. Seicentoventi casi, per esposizione professionali, registrati nel comparto Difesa (il 4,1% del totale); 63 nel settore della scuola.
Sono le cifre contenute nel primo rapporto sui mesoteliomi redatto dall’Ona, l’Osservatorio Nazionale Amianto. “Un costo umano inaccettabile per la sacralità della vita”, afferma il presidente Ezio Bonanni. Ripercussioni non solo sociali: il tutto provoca un costo altissimo in termini di spesa sanitaria e per prestazioni assistenziali e previdenziali.
Il mesotelioma è conseguenza, salvo rari casi, dell’esposizione all’amianto e in Italia, a vent’anni dalla legge che imponeva la bonifica dall’Eternit (257/1992), ci sono ancora più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto (di cui 34 di matrice compatta), distribuiti in più di 40mila siti e in oltre 1 milioni di micrositi che disperdono polveri e fibre. La frazione bonificata, in questa mare magnum di amianto, è pari solo a 500milatonnellate.
“In Italia – denuncia l’Ona – tutte le politiche governative approcciano il problema amianto solo sotto il profilo indennitario, intervenendo quando la patologia è conclamata e costringendo le vittime ad una lunga trafila, talmente lunga che spesso il decesso precede il riconoscimento del diritto alla prestazione”.
Altro tema delicato: la latenza delle patologie asbesto correlate. La manifestazione può avvenire anche a 40-50 anni dalla prima esposizione, ed essendo l’amianto utilizzato tra gli anni Sessanta e Ottanta, il picco delle malattie è previsto a partire dal 2020, con andamento costante fino al 2030. L’Osservatorio ha censito tra il 1993 e il 2011 quasi 21mila casi. Colpa anche delle importazioni di amianto grezzo che sono proseguite dopo il 1992, anno della messa al bando del materiale, e fino ai tempi recenti. “Mancano poi – dice ancora Bonanni – strumenti di prevenzione primaria e sorveglianza sanitaria nei luoghi a rischio, che permetterebbero, probabilmente, di evitare il macabro conteggio delle vittime”.
Quanto ai 6000 decessi l’anno: 1500 i mesoteliomi, 3000 i casi di tumore polmonare, il resto patologie tumorali varie. ...Continua a leggere qui