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21 novembre 2019

Comunicato: Invertire la rotta e uscire dal capitalismo fossile!

Tratto da globalproject.info

Invertire la rotta e uscire dal capitalismo fossile!

Comunicato dell’assemblea nazionale della campagna "Fuori dal Fossile" (Pescara 17 novembre 2019)

La campagna fuori dai combustibili fossili va avanti in tutta Italia e continua a mettere in rete decine di territori mobilitati contro le grandi lobby del carbone, del petrolio e del gas. 
Durante i lavori dell'assemblea nazionale svoltasi a Pescara il 17 novembre è emersa tra le altre cose l'esigenza di rispondere collettivamente ad un disegno nazionale che sta spacciando la transizione dal carbone al gas come una svolta "green" da legittimare, autorizzare e finanziare con incentivi e fondi pubblici. 
I comitati intervenuti a Pescara ritengono invece che investire nel gas, in ogni sua declinazione, dall'estrazione al trasporto, dallo stoccaggio alla combustione, rappresentanti oggi un passo indietro rispetto alla fondamentale lotta contro i cambiamenti climatici e per il diritto alla salute, alla tutela ambientale e alla buona occupazione di cui i territori inquinati italiani hanno assoluto bisogno. Da questo punto di vista l'assemblea, dopo aver raccolto la testimonianza di diverse realtà, ha manifestato l'esigenza di analizzare le varie situazioni all'interno di un unico e preoccupante contesto. 
La dismissione delle centrali a carbone italiane, prevista entro la fine del 2025, rischia infatti di inaugurare nottetempo la nuova era del gas attraverso la realizzazione di gasdotti, hub del combustibile e nuovi impianti termoelettrici meno costosi per le imprese energetiche, ma comunque inquinanti e climalteranti. Si ritiene inoltre inaccettabile continuare ad investire sui combustibili fossili rinviando ancora una volta quel piano di investimenti pubblici che servirebbe finalmente a sviluppare una strategia energetica nazionale basata esclusivamente sulle fonti rinnovabili, sull'ammodernamento della rete e sulle tecnologie di accumulo di ultima generazione. 
L'assemblea ha dunque espresso e ribadito la propria contrarietà ai progetti di Snam, Enel, Eni e A2A ed in particolare a quelli relativi alla realizzazione di gasdotti, rigassificatori, hub del gas e nuove centrali; denuncia altresì che in Italia non è in corso nessuna transizione ecologica e che l'utilizzo del gas ha come unico obiettivo quello di aumentare i profitti delle multinazionali dell'energia così come dimostrano le aste del capacity market; afferma la necessità urgente di attivarsi affinché il Ministero dell'Ambiente respinga subito e senza esitazione l'autorizzazione ai progetti di realizzazione di nuovi impianti a gas per Civitavecchia, Brindisi, La Spezia e Fusina; ribadisce infine che, da questo momento, la lotta di ogni singolo territorio sarà la lotta di tutti i territori in movimento. 
Contro le finte riconversioni ecologiche, per la giustizia climatica e sociale, per un mondo che inverta la rotta e che metta finalmente al bando i combustibili fossili.
Campagna Nazionale Fuori dal Fossile
Pescara, 17 novembre 2019

20 giugno 2019

Anna Pigot :È IL CAPITALISMO CHE STA UCCIDENDO LA NATURA, NON L’UMANITÀ


Interessante articolo tratto da The Vision 

È IL CAPITALISMO CHE STA UCCIDENDO LA NATURA, NON L’UMANITÀ

L’ultimo rapporto Living planet del WWF è una lettura piuttosto dura: la fauna selvatica è diminuita del 60% dal 1970, alcuni ecosistemi stanno collassando e c’è una buona possibilità che la specie umana non abbia vita lunga. La relazione sottolinea continuamente come la colpa di questa estinzione di massa sia da attribuire all’uomo e a ciò che consuma, e i giornalisti si sono precipitati a diffondere questo messaggio. Il Guardian ha titolato: “L’umanità ha distrutto il 60% delle specie animali”, mentre la Bbc ha scelto: “Il consumismo ha causato una grossa perdita di fauna selvatica”. Non c’è di che stupirsi: nelle 148 pagine del rapporto la parola “umanità” appare 14 volte, e “consumismo” 54 volte.


C’è un termine, però, che non compare nemmeno una volta: capitalismo. Si potrebbe dire che, ora che l’83% degli ecosistemi di acqua dolce stanno collassando (un’altra delle statistiche inquietanti del rapporto), non abbiamo tempo di disquisire di semantica. Eppure, come ha scritto l’ecologista Robin Wall Kimmerer, “trovare le parole giuste è il primo passo per iniziare a capire.”

Nonostante il rapporto del WWF si avvicini al concetto, parlando del problema come di una questione culturale, economica e di modello produttivo insostenibile, non riesce a identificare il capitalismo come ciò che lega in maniera cruciale (e a volte casuale) tutte queste cose. In questo modo ci impedisce di vedere la reale natura del problema e, se non lo nominiamo, non possiamo affrontarlo perché è come puntare verso un obiettivo invisibile.

Il rapporto del WWF fa bene a evidenziare “il crescente consumo da parte dell’uomo”, e non la crescita della popolazione, come la causa primaria dell’estinzione di massa, e si sforza in maniera particolare di illustrare il legame tra la perdita di biodiversità e il consumismo. Però si ferma lì, non dice che è il capitalismo a imporre questo modello sconsiderato di consumo. Questo –  in particolar modo nella sua forma neoliberista – è un’ideologia fondata sull’idea di una costante e perenne crescita economica, spinta proprio dai consumi: un assunto semplicemente fallace......
Il Guardian, per esempio, riporta che “la popolazione globale sta distruggendo la rete della vita.” Questa frase è totalmente fuorviante: il rapporto del WWF riporta effettivamente che non è tutta l’umanità ad essere consumista, ma non sottolinea abbastanza che è solo una piccola minoranza della popolazione mondiale a causare la maggior parte dei danni.


Dalle emissioni di anidride carbonica all’impronta ambientale, è il 10% più ricco della popolazione ad avere l’impatto maggiore. Inoltre, non si dice che gli effetti del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità abbiano maggiore impatto sulle persone più povere – le persone che contribuiscono al problema in maniera minore. Sottolineare queste differenze è importante perché sono queste il problema, e non l’umanità per sé, e perché le disuguaglianze sono endemiche nei sistemi capitalisti, specialmente per via della sua eredità razzista e colonialista.




“Umanità” è una parola ombrello che tende a coprire tutte queste crepe, impedendoci di vedere la situazione per come è. .....
Ma cosa succederebbe se questa sorta di auto-critica la rigirassimo verso il capitalismo? Non solo sarebbe un target più corretto, ma potrebbe anche darci la forza di vedere l’umanità come una forza benevola.......
Parlare del capitalismo come di una causa fondamentale del cambiamento climatico, al contrario, ci aiuta a identificare tutta una serie di idee e abitudini che non sono né permanenti né fanno parte del nostro essere umani. Così facendo possiamo imparare che le cose non devono andare necessariamente così. Abbiamo il potere di indicare un colpevole ed esporlo.......
Il rapporto del WWF lancia un appello a trovare una “voce collettiva, cruciale se vogliamo invertire il trend della perdita di biodiversità”. Ma una voce collettiva è inutile se non usa le parole giuste. Fin quando noi, e organizzazioni come il WWF, non riusciremo a nominare il capitalismo come la causa principale dell’estinzione di massa, saremo incapaci di contrastare questa tragedia.                             Leggi l'articolo integrale su The Vision 
Questo articolo è stato tradotto da The Conversation.

14 ottobre 2015

Naomi Klein: Quando il capitalismo distrugge l'ambiente

Tratto da Espresso.Repubblica 

Naomi Klein dal libro al documentario choc Quando il capitalismo distrugge l'ambiente

Il problema è di natura etica: questi signori vengono qui, si prendono tutto ciò che possono senza curarsi delle conseguenze e si lasciano alle spalle il deserto. Qui si può capire tutta la dimensione del problema ambientale. Guardando come la natura viene trattata insieme alla città e ai suoi abitanti, si arriva al cuore del problema: il capitalismo". 
Così un'abitante di Halkidiki, nella Grecia settentrionale, parla del progetto della canadese Eldorado di sfruttare il sottosuolo per estrarre l'oro, con un piano da 1 miliardo di euro, nello scioccante documentario This Changes Everything, tratto dall'omonimo best seller di Naomi Klein (uscito in Italia col titolo Una rivoluzione ci salverà), e appena presentato in anteprima mondiale al festival di Toronto.....

Ciò che si può notare è che la classe politica ovunque sembra ancorata a vecchi modelli, come quello dei combustibili fossili, forse perché come avviene in America è finanziata dalle società che li producono o perché non riesce a immaginare una soluzione che superi una visione della politica come l'arte di ciò che è possibile. Nel frattempo la gente comune scende in piazza per chiedere un cambiamento di paradigma, come dimostra la nascita di movimenti quali Occupy, Syriza, Podemos o il Movimento 5 Stelle in Europa, che magari hanno vedute non sempre coincidenti, ma hanno in comune la voglia di mettere alle strette il sistema politico, di costringerlo ad agire.
In questo senso per me e Naomi era molto importante mostrare l'esempio della Germania (che ormai produce circa il 30 per cento del proprio fabbisogno energetico con energie rinnovabili, ndr.) perché i risultati di oggi vengono dalle lotte del passato dei movimenti di attivisti contro il programma nucleare  prima e poi contro il carbone, e in favore dell'energia pulita. Che ha portato anche moltissimi posti di lavoro".

Il documentario attraversa varie zone della Terra in cui la sete di denaro ha finito per prosciugare le risorse naturali e le vite delle persone stabilite in quelle aree: dalle foreste dell'Alberta letteralmente stuprate per ricavare petrolio dalle sabbie bituminose alla Grecia in cui gli investimenti per estrarre l'oro vanno a braccetto con il bisogno della gente di uscire dalla crisi economica, dallo sfruttamento del carbone che rischia di distruggere le comunità di pescatori Indiani, alla Cina in cui l'inquinamento atmosferico è talmente asfissiante da avere sollevato proteste molto violente in tutte le grandi metropoli.

"Questo film è nato insieme al libro cinque anni fa", spiega il regista "ed è un progetto che trasuda tutta la passione che Naomi ed io abbiamo per il tema dell'ambientalismo. Per noi era importante mostrare la lotta delle persone e l'impegno che ciascuno di loro mette nel combattere le multinazionali estrattive, soprattutto per cercare di dare una risposta a tutti quelli che si chiedono: io cosa posso fare per cambiare le cose? La grande sfida è stata quella di coniugare una lucida analisi dei fatti con gli elementi della storia basata sui personaggi, su chi lotta tutti i giorni per un mondo migliore".
Naomi Klein dal libro al documentario choc Quando il capitalismo distrugge l'ambiente
Nonostante abbiano da poco finito il film Naomi Klein e il marito non hanno certo intenzione di concedere pause al proprio attivismo: "Oggi lanceremo in Canada un manifesto politico chiamato Leap, che vuol dire balzo e include le proposte da abbracciare sia in materia ambientale che economica per costruire un futuro che non sia più basato sui combustibili fossili. 
Naturalmente riguarda il nostro Paese ma è facilmente applicabile anche agli altri. La speranza è che ciò avvenga al più presto".