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14 luglio 2015

Clima-leaks: così i grandi delle lobby fossili hanno manipolato politici e opinione pubblica.

Tratto da Qualenergia

Clima-leaks: così i grandi delle fossili hanno manipolato politici e opinione pubblica

Scienziati pagati per dire che il global warming dipende dal sole, lettere al Congresso statunitense falsificate, finte associazioni della società civile: un dossier su documenti riservati di 30 anni mostra come l'industria fossile abbia agito in malafede per disinformare l'opinione pubblica e rallentare le politiche per la decarbonizzazione dell'economia.
Da quasi 30 anni le più grandi compagnie delle fossili sono a conoscenza del fatto che le loro attività causano il cambiamento climatico e per tutto questo periodo hanno tentato deliberatamente di manipolare l'opinione pubblica, minimizzando i rischi del global warming e mettendo in dubbio la relazione tra clima ed emissioni di CO2 da combustione di carbone, petrolio e gas. 
Questa per molti non è una novità, ma ora l'Ong statunitense Union of Concerned Scientists (UCS) ha raccolto in un dossier(allegato in basso) una serie di importanti documenti che provano come i grandi del petrolio e del carbone abbiano agito in malafede.
Si tratta di memo interni, comunicazioni ai membri de Congresso e altri documenti ottenuti tramite il Freedom of Information Act  e che vengono da aziende come ExxonMobil, Chevron, ConocoPhillips, BP, Shell, Peabody Energy e altre. Quel che emerge è che le compagnie erano da decenni consapevoli della dannosità dei proprio prodotti per il clima, hanno pianificato campagne di comunicazione per negare l'evidenza, pagando scienziati e facendo lobbying sulla politica per evitare leggi per loro punitive.
Già nel lontano 1977, mostrano i documenti, i rappresentanti delle principali compagnie delle fossili avevano assistito a dozzine di udienze al Congresso Usa nelle quali si discuteva dell'effetto delle emissioni di CO2 sull'effetto serraNel 1988 il climatologo della NASA James Hansen portò davanti all'assemblea statunitense prove scientifiche che confermavano come il cambiamento climatico fosse causato dalle attività dell'uomo. Nello stesso anno nasceva l'IPCC e il Congresso Usa adottava il National Energy Policy Act, per affrontare il problema clima riducendo le emissioni. “È difficile pensare che a quella data i dirigenti, i lobbisti e gli scienziati delle principali aziende delle fossili non fossero a conoscenza del problema”, osservano gli autori del dossier UCS.
Infatti, in un documento interno datato 1995, redatto da uno scienziato di Mobil e distribuito anche ad altri grandi esperti del petrolio si avverte chiaramente che l'uso dei combustibili fossili sta causando il cambiamento climatico e che la letteratura scientifica in merito “è solida e non può essere smentita”.
A questo avvertimento petrolieri e carbonai hanno risposto nel modo peggiore possibile: organizzando campagne per seminare dubbi sulla relazione tra clima ed emissioni antropogeniche e facendo lobbying, anche con pratiche illegali, perbloccare le politiche di decarbonizzazione. Si legge ad esempio in un memo interno dell'American Petroleum Institute che “la vittoria sarà ottenuta quando i cittadini medi riconosceranno le incertezze della scienza del clima”.
I metodi usati sono testimoniati dai documenti raccolti nel dossier UCS. Ad esempio c'è il contratto con cui l'utility Southern Company finanzia gli studi dell'Harvard-Smithsonian Astrophysics Center, sulle variazioni del ciclo solare come causa dei cambiamenti climatici. Tra le condizioni che la utility pone per stanziare i fondi, quella di rimanere in incognito quale sponsor e di esaminare le conclusioni prima della pubblicazione.
Altre carte pubblicate mostrano come molte associazioni “di base” che si sono battute e si battono contro le politiche per ridurre le emissioni siano in realtà emanazione diretta dell'industria delle fossili.......
Una strategia, quella di lobbying e disinformazione, che sembra aver funzionato, commentano dall'UCS, dato che metà di tutte le emissioni dall'inizio della rivoluzione industriale sono state rilasciate in atmosfera dal 1988 in avanti e che ad oggi gli Stati Uniti non hanno ancora una politica federale organica per affrontare il problema.
Leggi anche su Agi 

Clima: Guardian, Exxon sapeva da 1981 cause riscaldamento globale

21 settembre 2014

People’s Climate March: la più grande marcia per il clima- Obiettivo: fare pressione sul summit ONU d’emergenza sul cambiamento climatico

Tratto da La Stampa

People’s Climate March: la più 
grande marcia per il clima

150 eventi in italia, a Roma attese 
migliaia di persone alle 15 al Colosseo


Segnatevi questo nome “People’s Climate March”: sarà la più grande mobilitazione globale per il clima della storia. In vista del Climate Summit, l’incontro d’emergenza ONU voluto da Ban Ki-Moon per discutere 
del problema del cambiamento climatico società civile, ambientalisti, movimenti e semplici cittadini hanno deciso di mobilitarsi 
domenica 21 settembre. Il messaggio è chiaro: le Nazioni 
devono agire subito per affrontare il cambiamento del clima. 
Prima che sia troppo tardi. 

La mobilitazione è senza precedenti. Si terranno manifestazioni in 
tutte le città del mondo per mandare un chiaro messaggio ai governanti che martedì si riuniranno a New York per il 
vertice d’emergenza Onu sui cambiamenti climatici .
Nella Grande Mela è tutto pronto. Gli organizzatori, guidati dal
 movimento globale 350.org, nato dalla mente di Bill McKibben, prevedono 
oltre un milione di persone. Secondo McKibben il climate change «è il problema globale che definisce una generazione.
 Non possiamo ignorarlo». 

New York sarà quindi un momento storico, nel vero senso della
parola e non tanto come proclama mediatico. .... Oltre 2 milioni di
 persone hanno firmato la petizione internazionale lanciata 
dalla rete di mobilitazione globale Avaaz. 

«Due milioni di firmatati sono un chiaro segnale per il mondo 
politico: i cittadini del mondo sono coscienti della sfida per 
salvare il clima e sono pronti a chiedere un cambiamento: è 
necessaria un’immediata rivoluzione energetica verso le energie rinnovabili. La presa di coscienza è il primo passo per innescare 
questa rivoluzione, poi però serve anche altro.....

In Italia sono previsti almeno 150 eventi, praticamente in ogni città della
 penisola. 
«Sono 3 le richieste che portiamo al governo italiano, che sarà presente il 23 settembre al summit di New York, con Matteo Renzi», spiega ancora Caciagli, 
una delle ideatrici dell’evento. «Che il tema del cambiamenti climatici diventi un punto prioritario nell’agenda di Governo, impegnandosi verso obiettivi ambiziosi di taglio delle emissioni di CO2 e degli 
altri gas serra. Occorre un’accelerazione della trasformazione 
del sistema di produzione di energia che permetta l’uscita dai combustibili  fossili e ponga fine ai sussidi alle fonti fossili, a
 favore di una generazione energetica distribuita, democratica
 e pulita.
 Una trasformazione capace di creare anche nuovi posti di lavoro e occasioni di sviluppo, frenata solo dalle lobby del fossile».