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12 settembre 2008

2008/09/12 Quanto costa all´Italia sottovalutare la questione energetica e climatica


TRATTO DA GREENREPORT.IT
11/09/2008 Energia


Quanto costa all´Italia sottovalutare la questione energetica e climatica
font-weight: di Lucia Venturi

LIVORNO. Onorare gli impegni assunti dal vertice dei capi e di governo dell’Unione europea a 25, nel marzo 2007, ovvero ridurre entro il 2020 il 20% dei consumi elettrici, aumentare del 20% l’efficienza energetica e il ricorso alle energie rinnovabili, costerebbe al nostro paese 23 miliardi di euro l’anno tra il 2013 e il 2020. Un totale di 161 miliardi.

I conti li ha fatti il centro studi dell’energia di Bologna, il Rie e sembrano in linea con quelli fatti dal ministero dello Sviluppo. Queste cifre saranno alla base della posizione italiana al Consiglio europeo dei ministri programmato a metà ottobre, per decidere come portare avanti la direttiva.

L’applicazione dello schema 20-20-20, porterebbe secondo le stime dell’Ue ad incidere per lo 0,6% del pil europeo e ad un contributo all’abbassamento delle emissioni globali di anidride carbonica dello 0,3 %, ma permetterebbe all’Europa di avere un ruolo più inciso nella trattativa delle misure previste per gli accordi di Kyoto 2012 che si apriranno a Copenaghen nel dicembre 2009.
Cifre che hanno fatto assumere un atteggiamento cautelativo all’attuale governo che prima di aderire in maniera incondizionata agli impegni vuole verificare quanto costerebbe al nostro paese.

Le valutazioni aggiornate fatte dal ministero dell’Ambiente e riportate oggi da un articolo sul Sole 24 ore, stimano un costo complessivo «di 50 miliardi di euro per lo sviluppo delle risorse rinnovabili e per la riduzione dell’intensità energetica non inferiore a 120 miliardi di euro. Ovvero un costo annuale non inferiore a 15 miliardi di euro l’anno di oneri addizionali per l’Italia nel periodo 2013-2020». Somme cui vanno aggiunti i costi necessari per l’acquisto dei crediti e dei permessi di emissione per rispettare gli obiettivi di riduzione di Co2.

Vale la pena ricordare che l´Italia si è impegnata, nell’aderire al protocollo di Kyoto, per una riduzione delle emissioni di Co2 (tra il 2008 e il 2012) del 6,5% e che, rispetto ai calcoli più recenti, riferiti al marzo 2006, registra emissioni del 9,9% superiori al 1990, ovvero anziché ridurre le proprie emissioni le ha aumentate.
E vale anche la pena sottolineare che il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto costa ogni giorno al nostro paese, dal 1° gennaio 2008, 4.111.000 € (47,6 € al secondo).

Uno sguardo al contatore che gira nel sito internet del Kyoto Club e che visualizza in tempo reale la crescita di questo debito, porta oggi la cifra a oltre 1 miliardo e 46 milioni, che diventeranno 1,5 miliardi alla fine dell’anno.
Costi che andranno aggiunti anche questi, agli oneri da sostenere per mantenere gli impegni futuri.

Un’emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità.
Paghiamo dieci anni di sottovalutazione del problema climatico e di una notevole superficialità rispetto all´entrata in vigore degli accordi previsti con il protocollo di Kyoto.
Ma quanto avrebbe giovato al nostro paese in termini economici ed occupazionali avere avviato invece politiche tese all’efficienza e al risparmio energetico e allo sviluppo di fonti rinnovabili, non solo come produzione energetica ma come avvio di una filiera tecnologico- industriale innovativa? Difficile dirlo in maniera complessiva, ma già il fatto che una azienda come la Stmicroelettronic abbia ridotto a parità di produzione del 5% annuo i consumi energetici in un decennio (1994-2006), risparmiando per questo una cifra pari a 200 milioni di dollari, come ricorda l’ex manager della St Pasquale Pistorio, la dice lunga su quale sia la strada più conveniente.

Certo è che a parte alcuni casi virtuosi, il nostro paese ha avuto una bassa crescita dell’efficienza energetica nell’ultimo decennio, a fronte invece di un costante miglioramento su scala europea, come si evidenzia nel rapporto Ambiente Italia 2008. Mentre è cresciuto di oltre il 15% il consumo interno lordo di energia con una quota di utilizzo dei combustibili fossili ferma attorno al 93-95% . Con il dato della crescita delle fonti rinnovabili, che seppur positivo, rimane ancora marginale.

Settori dove quindi esistono ampi margini di miglioramento e che potrebbero aiutare anche a far uscire il nostro paese dalla crisi economica

11 settembre 2008

2008/09/09Qualità aria, lecito adire Magistratura contro Stato inadempiente



Tratto da reteambiente normativa /news/aria
Milano, 08 settembre 2008
Qualità aria, lecito adire Magistratura contro Stato inadempiente

In caso di rischio di superamento dei valori limite o di allarme della qualità dell'aria, è lecito agire in giudizio per chiedere l'adozione da parte della PA dei necessari provvedimenti antinquinamento.

Per la Corte europea di Giustizia l'obbligo sancito dall'articolo 7, punto 3, della direttiva 96/62/Ce (sulla qualità dell'aria) a carico degli Stati membri di predisporre piani d'azione che indichino le misure da adottare a breve termine nel caso si prospetti il rischio citato comporta uno speculare ed immediato diritto in capo a soggetti che vedono minacciata la loro salute di chiedere ai Giudici nazionali provvedimenti di coercizione in caso di inerzia delle Autorità competenti.

Il Giudice comunitario ha sottolineato, con sentenza 25 luglio 2008 C-237/07, come tale diritto sussista anche quando i medesimi soggetti minacciati dispongano, in forza dell'ordinamento nazionale, di altre procedure per ottenere dalle medesime autorità che esse adottino misure di lotta contro l'inquinamento atmosferico.(Vincenzo Dragani)


documenti di riferimento

area normativa>Aria>Documentazione Complementare>
Sentenza Corte di Giustizia Ue 25 luglio 2008, causa C-237/07
Direttiva 96/62/Ce - Valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente - Fissazione dei valori limite - Diritto di un terzo vittima di danni alla salute alla predisposizione di un piano d'azione

area normativa>Aria>Normativa Vigente>
Direttiva Consiglio Ue 96/62/Ce
Qualità dell'aria - Testo consolidato

09 settembre 2008

2008-09-09Assurdi incentivi al carbone del Sulcis


TRATTO DA QUALE ENRGIA.IT


Assurdi incentivi al carbone del Sulcis

La Commissione europea ferma il progetto della nuova centrale a carbone del Sulcis. Occorre indagare sugli incentivi previsti che sarebbero lesivi della concorrenza. Il carbone non è la fonte energetica per lo sviluppo della Sardegna.
Frena ancora il progetto di una centrale elettrica a carbone vicino alle miniere del Sulcis. Le ditte che dovrebbero partecipare alla gara per la costruzione e la gestione, senza la garanzia di incentivi statali non si fanno avanti e proprio sugli incentivi che lo Stato dovrebbe stanziare la Commissione europea ieri ha bacchettato l’Italia. Tali aiuti potrebbero essere lesivi della concorrenza, sostiene la Commissione, che ha avviato in proposito un’indagine formale e invitato l’Italia a “sospendere immediatamente qualsiasi azione che conduca all’ulteriore avanzamento del progetto come previsto fino a d oggi”.

Il progetto della centrale prevede un ciclo integrato tra l’estrazione del carbone e l’impianto per produrre energia alimentato dal combustibile fossile, un modo per valorizzare la miniera, dato che il recupero economico dei costi si avrebbe soprattutto con la produzione di energia elettrica. L’energia verrebbe poi venduta sul mercato a prezzi maggiorati (grazie agli incentivi statali), mentre le imprese sarde potrebbero ottenere sconti sulle tariffe. La Commissione, appunto, teme che questo accordo possa “dare un vantaggio competitivo non dovuto al nuovo impianto, che riceverebbe un aiuto operativo, e anche ai consumatori finali, che avrebbero la possibilità di comprare elettricità a prezzi artificialmente bassi”.

Già nella primavera del 2006 la Commissione aveva bocciato senza mezzi termini il sistema di incentivi in base al quale la società vincitrice della gara avrebbe potuto vendere al GSE l’elettricità prodotta con la stessa formula di prezzo del Cip 6/92, ottenendo in questo modo, secondo Bruxelles, un indebito aiuto di Stato.
Ora però gli incentivi sono tornati nel progetto, che senza aiuti statali sarebbe poco conveniente, per giunta abbinati a sconti verso i grossi consumatori di energia. Un sussidio dunque ad una fonte niente affatto rinnovabile. Aiuti che secondo l’Ue potrebbero “penalizzare gli attuali fornitori di energia elettrica, che perderebbero i loro maggiori clienti a causa della nuova centrale sovvenzionata e sarebbero costretti a ridurre la produzione per mancanza di altri sbocchi”. Inoltre, in assenza di una clientela consistente, specifica la nota della Commissione, “sarà difficile che nuovi fornitori di energia entrino sul mercato”.

Gli incentivi al carbone, d’altra parte, prima che dall'Europa erano già stati “bocciati” fin dall’inizio dagli ambientalisti: “Carbone, sulcis e Cip6 è il peggiore tris con cui giocare la difficile partita del caro energia e dei cambiamenti climatici - commenta Matteo Leonardi responsabile energia e clima del WWF Italia - la fonte maggiormente responsabile dei cambiamenti climatici, la miniera più inquinante ed antieconomica d’Europa, il sistema d’incentivazione meno trasparente che si possa immaginare. E’ un esempio lampante di pessima politica energetica, antieconomica e irresponsabile nella lotta ai cambiamenti climatici.
Il tutto - rincara Leonardi - con il pretesto di difendere l’occupazione e sviluppare le risorse nazionali, ma è evidente la volontà di drenare risorse ai consumatori per favorire le solite imprese elettriche e i soliti grandi consumatori. Meno male interviene la Commissione europea. Perseverare nel passato significa soffocare il rinnovamento non solo dei sistemi energetici, ma anche di quelli industriali. Quando si introduce un incentivo improprio qualcuno ne beneficia e gli altri pagano sempre di più.” E conclude: “l’occupazione si promuove con le nuove tecnologie per l’efficienza e il risparmio energetico, la Germania installa 1000 MW di solare fotovoltaico all’anno, in Sardegna forse è nuvoloso? Pare di sì".

Dello stesso parere anche Francesco Tedesco, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia: “E' scandaloso che in Sardegna si pensasse di assegnare al carbone sporco del Sulcis incentivi che dovrebbero andare invece alle fonti rinnovabili, così come è scandaloso che Soru continui a bloccare lo sviluppo nell'Isola di una fonte pulita come l'eolico - commenta a Qualenergia.it - perseguire questa oscena politica pro-carbone in Sardegna va contro gli impegni italiani per Kyoto, contro le politiche dell'Unione europea, e contro lo stesso interesse dei sardi in quanto l'eolico permetterebbe di creare molti più posti di lavoro. Si tratterebbe di un'occupazione pulita che renderebbe inutile riaprire miniere chiuse da oltre 40 anni. Puntando sull'eolico, la Sardegna avrebbe la possibilià di soddisfare la metà della propria domanda interna di energia, per sempre. Questa è la vera innovazione".

GM

17 luglio 2008

07 settembre 2008

2008-09-05"A PROPOSITO DI OZONO"


Tratto da www.arpa.veneto.it/
aria/ozono.

A proposito di Ozono...

In prossimità dell'estate si torna a parlare di "allarme ozono" e della necessità di cautelarsi dallo "smog estivo".
Ma cos'è l'ozono, di cui leggiamo tanto
frequentemente sui quotidiani e che sentiamo citare spesso durante i telegiornali?

Perché viene messo in relazione al "solleone" o all'inquinamento dei nostri centri urbani?Per evitare di fare confusione intorno a questi temi e favorire l'adozione di comportamenti effettivamente utili per la tutela della propria salute e dell'ambiente in cui viviamo, cerchiamo di rispondere alle principali domande.

Cosa succede nell'atmosfera?

Una precisazione fondamentale da ricordare è che l'inquinamento "da ozono", più comunemente detto smog estivo, non va confuso con il problema del buco dell'ozono.

L'ozono è un gas formato da tre atomi di ossigeno (O3). In natura si trova in concentrazioni rilevanti negli strati alti dell'atmosfera terrestre (da 15 a 60 Km di altezza), dove costituisce una fascia protettiva nei confronti della radiazione ultravioletta del sole.

In questa zona dell'atmosfera, detta "stratosfera", l'ozono è dunque indispensabile alla vita sulla terra perché impedisce di far passare i raggi pericolosi per la nostra salute.

Negli strati bassi dell'atmosfera invece, la cosiddetta "troposfera", esso è presente in basse concentrazioni, tranne nelle aree in cui la presenza di alcuni inquinanti chimici, in concomitanza di fattori meteoclimatici favorevoli, può indurne la formazione con conseguente aumento della concentrazione.

Se dunque il buco dell'ozono si riferisce all'assottigliamento dello strato di ozono ci cui abbiamo bisogno per proteggerci dalle radiazioni ultraviolette, l'inquinamento da ozono si riferisce all'aumento della sua presenza nell'aria che respiriamo soprattutto nei periodi estivi e che può avere effetti dannosi sulla salute dell'uomo e sull'ambiente.


Come si forma l'ozono nell'aria che respiriamo?


Al livello del suolo la molecola di ozono si forma quando altri inquinanti, principalmente ossidi di azoto e composti organici volatili, reagiscono a causa della presenza della luce del sole.

Le sorgenti di questi inquinanti "precursori" dell'ozono sono di tipo antropico (i veicoli a motore, le centrali termoelettriche, le industrie, i solventi chimici, i processi di combustione etc. ),
e di tipo naturale, quali i boschi e le foreste, che emettono sostanza organiche volatili molto reattive chiamate "terpeni".

Il fatto più importante da sottolineare è che nella bassa atmosfera l'ozono è un agente inquinante che non è prodotto direttamente dall'attività dell'uomo, ma è originato dalle reazioni fotochimiche di inquinanti primari. Per tale motivo, l’ozono è definito un inquinante secondario.

Le concentrazioni di ozono sono influenzate da diverse variabili meteorologiche come l'intensità della radiazione solare, la temperatura, la direzione e la velocità del vento: ecco perché si osservano delle sistematiche variazioni stagionali nei valori di ozono.

Nei periodi tardo-primaverili ed estivi, le particolari condizioni di alta pressione, elevate temperature e scarsa ventilazione favoriscono il ristagno e l'accumulo degli inquinanti e il forte irraggiamento solare innesca una serie di reazioni fotochimiche che determinano concentrazioni di ozono più elevate rispetto al livello naturale
che è compreso tra i 20 e gli 80 microgrammi per metro cubo di aria. Al contrario in inverno si registrano le concentrazioni più basse.

I valori massimi sono raggiunti nelle ore più calde della giornata, dalle 12 alle 18 per poi scendere durante le ore notturne.


L'ozono è un fenomeno che si presenta solo su scala locale?


L'analisi dell'inquinamento atmosferico consiste nell'interazione fra tre componenti di base: emissioni, atmosfera e recettori.
La genesi dell'inquinamento è da ricercare nella sorgente di emissione, gli esiti sono la concentrazione di determinate sostanze nell'aria. L'emissione è rappresentata dalla massa inquinante rilasciata in aria, mentre la concentrazione è rappresentata dalla massa inquinante presente in un certo volume d'aria.

Quali sono le cause che portano alla sua formazione?
Una volta immessi in atmosfera gli inquinanti vengono trasportati, dispersi e trasformati chimicamente.

La dinamica di formazione dell'ozono e degli altri inquinanti fotochimici è tale per cui grandi bolle d'aria possono spostarsi anche a svariati (decine/centinaia) chilometri di distanza dalle fonti emettitrici degli inquinanti precursori.

Considerando inoltre che in prossimità di fonti produttrici di NO (monossido di azoto, emesso dai veicoli a motore e dai grandi impianti di combustione), l'ozono viene significativamente consumato dalla reazione

NO + O3 NO2 + O2,

si capisce come i valori più elevati di questo inquinante si raggiungono in quelle zone meno interessate dalle attività umane (contrariamente a quanto si è portati a credere secondo il senso comune).

Diversi gruppi di studio a livello mondiale sono da molti anni impegnati nello studio di questo complesso fenomeno, al fine di comprenderne i meccanismi e di trovare le soluzioni.
Una volta immessi in atmosfera gli inquinanti vengono trasportati, dispersi e trasformati chimicamente.

Gli effetti dello smog fotochimico


I motivi che rendono necessario il monitoraggio dell'ozono e la riduzione delle sue concentrazioni in atmosfera sono numerosi.

La presenza di elevati livelli di ozono danneggia la salute umana, quella degli animali e delle piante (ne influenza la fotosintesi e la crescita), e produce il deterioramento dei materiali; riduce inoltre la visibilità.

Mentre al momento non sono ancora ben note le conseguenze "croniche",
derivanti cioè da una lunga esposizione a basse concentrazioni di ozono, tra gli effetti "acuti" si devono ricordare le irritazioni agli occhi, al naso, alla gola e all'apparato respiratorio, un senso di pressione sul torace e la tosse (forte azione irritante nei confronti delle mucose).

In ogni caso i rischi dipendono dalla concentrazione di ozono presente e dalla durata dell'esposizione.
In caso di sforzi fisici l'azione irritante risulta più intensa e le prestazioni fisiche possono diminuire.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la funzione respiratoria diminuisce in media del 10% nelle persone sensibili che praticano un'attività fisica all'aperto se la concentrazione dell'ozono nell'aria raggiunge 200 µg/m³.

Vari studi hanno evidenziato inoltre una maggiore frequenza di crisi asmatiche e, in concomitanza con altri inquinanti atmosferici, l'insorgere di malattie dell'apparato respiratorio.

Le più recenti indagini mostrano inoltre che lo smog estivo ed il forte inquinamento atmosferico possono portare ad una maggiore predisposizione ad allergie delle vie respiratorie.


In ogni caso occorre ricordare che gli effetti dell'ozono sono contraddistinti da grandi differenze individuali e gli eventuali disturbi sanitari non hanno carattere cumulabile, ma tendono a cessare con l'esaurirsi del fenomeno di concentrazione acuta di ozono.
Chi deve cautelarsi dal "rischio ozono"?

Le categorie di popolazione particolarmente suscettibili ai rischi di esposizione ad ozono sono:

i bambini
le donne in gravidanza
gli anziani
chi svolge attività lavorativa e fisica all'aperto e in particolare:
i soggetti asmatici
i soggetti con patologie polmonari e cardiologiche

E' bene che queste persone evitino prolungate esposizioni all'aperto nelle ore più calde della giornata e riducano al minimo, sempre durante le stesse ore, lo svolgimento di attività fisiche affaticanti (passeggiate in bicicletta, gare, attività sportive in genere) che comporterebbero un aumento dell'impegno respiratorio.

E' opportuno svolgere tali attività nelle prime ore della giornata (non oltre le ore 10 del mattino) oppure nel tardo pomeriggio o alla sera (dopo le 18).

Quando preoccuparsi per l'ozono?

A causa degli effetti dell'ozono sull'uomo e sulla vegetazione confermati da numerosi studi epidemiologici la normativa europea e a cascata quella italiana hanno regolamentato la valutazione delle concentrazioni di tale inquinante. Il Decreto Legislativo 183/04 che recepisce la Direttiva 2002/3/CE introduce le definizioni di:

1.soglia di informazione: livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione;
2. soglia di allarme: livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata e raggiunto il quale devono essere adottate le misure previste dall’articolo 5;
3.obiettivo a lungo termine: concentrazione di ozono nell’aria al di sotto della quale si ritengono improbabili, in base alle conoscenze scientifiche attuali, effetti nocivi diretti sulla salute umana e sull’ambiente nel suo complesso. Tale obiettivo è conseguito nel lungo periodo, purché sia realizzabile mediante misure proporzionate, al fine di fornire un’efficace protezione della salute umana e dell’ambiente;
4.valore bersaglio: livello fissato al fine di evitare a lungo termine effetti nocivi sulla salute umana e sull’ambiente nel suo complesso, da conseguirsi per quanto possibile entro un dato periodo di tempo.
Nella Tabella di seguito riportata sono indicate le soglie e gli obiettivi a lungo termine introdotti dal D.Lgs. 183/04 e già in vigore. I valori bersaglio per la protezione della popolazione e della vegetazione entreranno in vigore dal 1° gennaio 2010.

Protezione salute umana

Obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana
Media su 8 ore massima giornaliera nell’arco di un anno civile:120 µg/m³

Soglia di informazione
Media di 1 ora:180 µg/m³

Soglia di allarme
Media di 1 ora:240 µg/m³

2008-09-08 "A QUILIANO nel 2006 ......... 61 superi del VALORE BERSAGLIO PROTEZIONE PER LA SALUTE " per l'OZONO


TRATTO DAL SITO DELLA REGIONE LIGURIA
VALUTAZIONE ANNUALE DELLA QUALITÀ DELL’ARIA
- ANNO 2006 -
REVISIONE ZONIZZAZIONE

1.2.2 OZON0
Anche con riferimento alla normativa riguardante l’Ozono è utile richiamare alcune“definizioni” del Legge 183/04:
• valori bersaglio per la protezione della salute umana e per la protezione della vegetazione: livello fissato al fine di evitare a lungo termine effetti nocivi sulla salute umana e sull’ambiente nel suo complesso, da conseguirsi per quanto possibile entro un dato periodo di tempo;
• obiettivi a lungo termine per la protezione della salute umana e per la protezione della vegetazione: concentrazione di ozono nell'aria al di sotto della quale si ritengono improbabili, in base alle conoscenze scientifiche attuali, effetti nocivi diretti sulla salute umana e sull'ambiente nel suo complesso. Tale obiettivo è conseguito nel lungo periodo, sempre che sia realizzabile mediante misure proporzionate, al fine di fornire un'efficace protezione della salute umana e dell'ambiente”;
• soglia di allarme: livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana di esposizione di breve durata della popolazione in generale, e raggiunto il quale è necessario un intervento immediato;
• soglia di informazione: livello oltre il quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione e raggiunto il quale è necessario fornire al pubblico adeguate informazioni in ordine ai livelli di concentrazione ed ai comportamenti da tenere;
Per la valutazione preliminare dei livelli di ozono, in base alla quale procedere alla zonizzazione del territorio, il d.Lgs 183/04 prevede che qualora non si disponga di misure rappresentative dei livelli di ozono per tutte le zone e agglomerati, sia possibile affiancare ai risultati del rilevamento altri metodi di valutazione obiettiva o di stima.
Successivamente alla valutazione preliminare, le valutazioni devono essere effettuate annualmente, secondo i criteri stabiliti all’art. 6 del d. Lgs 183/04.
Tale articolo prevede in particolare che la misurazione in continuo in siti fissi sia obbligatoria in tutte le zone o agglomerati in cui, durante uno qualsiasi degli ultimi cinque anni di rilevamento, le concentrazioni di ozono hanno superato gli obiettivi a lungo termine.
Anche per le zone in cui si registrano o si stimano livelli di ozono inferiori agli obiettivi a lungo termine è necessario mantenere il monitoraggio, integrato con altri metodi di valutazione, quali le tecniche di modellizzazione della qualità dell’aria e la misura contestuale del biossido di azoto.
La norma relativa all’ozono prevede inoltre la misurazione nelle aree urbane e suburbane dei precursori dell'ozono, ai fini dell'analisi delle tendenze.
La misurazione dei precursori dell'ozono deve comprendere almeno gli ossidi di azoto, ed i compostivorganici volatili (COV) del caso.

3.4 Indicatori statistici e trend - Ozono


3.4.1 Protezione della salute
Il superamento del valore stabilito per la soglia di allarme, pari a 240 μg/m3 come media oraria, non si registra, a partire dal 2001, in nessuna stazione di rilevamento regionale.
Si registrano ancora superamenti della soglia di informazione, pari a 180 μg/m3 come media oraria, in entrambe le zone della zonizzazione. I superamenti avvengono nel periodo compreso tra Aprile e Settembre ed il loro numero è strettamente correlato con la situazione climatica del periodo.
Per il 2006 si registra il superamento del valore bersaglio per la protezione della salute, (120g/m3, come media massima giornaliera di 8 ore, da non superare per più di 25 giorni per anno civile,come media su 3 anni) in almeno una postazione in entrambe le zone della zonizzazione Ozono.Nelle postazioni che non superano il valore bersaglio risulta superato l’obiettivo a lungo termine (120g/m3, come media massima giornaliera di 8 ore nell’arco di un anno civile).

Numero superi per anno. al valore bersaglio per la salute


Quarto (Urbana) ANNO 2002 - 32 ANNO 2003 - 54 ANNO 2004 - 7 ANNO 2005- 0 ANNO 2006 - 37
Aquasola (Urbana) ANNO 2002 - 18 ANNO 2003 - 62 ANNO 2004 - 20 ANNO 2005 - 0 ANNO 2006 - 25
Firenze di Genova(Urb residen)ANNO 2002 - 19 ANNO 2003 - 13 ANNO 2004 - 4 ANNO 2005 - 3 ANNO 2006 - 24
Quiliano (suburb)ANNO 2002 - 6 ANNO 2003 - 79 ANNO 2004 - 38 ANNO 2005 - - ANNO 2006 - 61
Giovi (suburba) ANNO 2004 - 5 ANNO 2005 - 0 ANNO 2006 - 5
Cengio (Rurale) ANNO 2002 - 13 ANNO 2003 - 44 ANNO 2004 - 0 ANNO 2005 - 30 ANNO 2006 - 52
Chiappa (suburbana) Zona B ANNO 2005 - 96 ANNO 2006 - 91

CONSIDERAZIONI DI UNITI PER LA SALUTE

A Quiliano come si può notare dai dati sopracitati nel 2003 vi sono stati 79 superi al valore bersaglio per la salute,nel 2004 38;nel 2005 dato non disponibile , nel 2006 61 superi.
NELL'attività svolta nel 2008 (un monitoraggio sperimentale effettuato con campionatori ad alto volume dall'Arpal a Capo Vado e Savona e presentato in Provincia a Savona a luglio) nelle conclusioni troviamo: "PER L'OZONO RISULTANO SUPERATI I VALORI BERSAGLIO PER LA PROTEZIONE DELLA SALUTE DELLA VEGETAZONE NELL'INTERO TERRITORIO REGIONALE.Inoltre nel 2006 si è registrato un aumento,rispetto al 2005,del numero di giorni di superamento della soglia di informazione."
VISTO CHE:
La Zona 2 – Savonese - comprende i Comuni di Savona Vado e Quiliano
ed è identificabile con la sottozona 2b di cui al paragrafo 5.2 del Piano di risanamento della qualità dell’aria;
Restiamo in attesa di avere puntuali informazioni sulla qualità dell'aria e soprattutto di opportuni provvedimenti a tutela della nostra salute e del nostro ambiente .
.
CI SEMBRA INDISPENSABILE CHE LA POPOLAZIONE SIA CORRETTAMENTE INFORMATA SECONDO LE NORME DI LEGGE IN VIGORE

04 settembre 2008

2008-09-04 "LA CLASSIFICA DEGLI IMPIANTI PIÙ INQUINANTI IN ITALIA"




Greenpeace presenta la classifica 2007 delle emissioni di anidride carbonica (CO2)IMPIANTI PIÙ INQUINANTI IN ITALIA 2007
- dati in tonnellate di CO2 -

Proprietà Emissioni verificate Quote assegnate Differenza


1) CENTRALE TERMOELETTRICA DI BRINDISI SUD Enel
14.198.000 13.417.000 + 781.000
2) STABILIMENTO ILVA DI TARANTO Ilva
10.620.000 8.990.000 + 1.630.000
3) CENTRALE TERMOELETTRICA DI TARANTO Edison
9.502.000 8.507.000 + 995.000
4) RAFFINERIE SARAS DI SARROCH Saras
6.259.000 6.160.000 + 99.000
5) CENTRALE TERMOELETTRICA DI MONTALTO DI CASTRO Enel
4.582.000 729.000 + 3.853.000
6) CENTRALE TERMOELETTRICA DI FIUMESANTO Endesa Italia
4.314.000 3.615.000 + 699.000
7) CENTRALE TERMOELETTRICA DI FUSINA Enel
4.246.000 4.750.000 - 504.000
8) RAFFINERIA DI GELA Eni
3.875.000 3.652.000 + 223.000
9) CENTRALE TERMOELETTRICA DI VADO LIGURE Tirreno Power
3.824.000 3.289.000 + 535.000
10) CENTRALE TERMOELETTRICA DI LA SPEZIA Enel
3.665.000 3.407.000 +25800

Fonte: Elaborazione Greenpeace su dati Registro europeo CITL e Registro italiano GRETA, aggiornati al 07/07/2008


DA QUALE ENERGIA .IT
La classifica degli emettitori
Emissioni di CO2 Calano leggermente le emissioni, ma aumenta il disavanzo rispetto alle quote assegnate. Maglia nera ad Enel. I numeri delle emissioni di CO2 in Italia nel 2007 presentati da Greenpeace.
Calano le emissioni, ma non quanto basta per non sforare sulle quote assegnate nell’ambito dell’emissioni trading scheme europeo (ETS), anzi il disavanzo rispetto alle quantità permesse cresce. La “maglia nera" come già negli anni scorsi - va all’Enel, l’impianto più inquinante una centrale a carbone. È quanto emerge dalla classifica delle emissioni di CO2 - presentata da Greenpeace Italia - per i settori regolamentati dall’Ets nel 2007 in Italia.

Il totale della CO2 emessa è passato dai 227,1 milioni di tonnellate del 2006 a 226,4, un calo insufficiente rispetto alle quote assegnate, passate da 204,3 del 2006 a 201,0 nel 2007. Quindi in totale nel paese si sono emesse 25,4 milioni di tonnellate in più rispetto ai permessi assegnati, nel 2006 si era sforato di “sole” 22,8 milioni di tonnellate. Un disavanzo, quello del 2007, che ha pesato relativamente poco solo per i prezzi bassi della CO2 avuti durante l’anno (dovuti alla sovrallocazione avvenuta sul mercato europeo per la fase 'zero' del sistema Ets, ossia dal 2005 al 2007), ma che al costo attuale (27-28 euro a tonnellata) si tradurrebbe in circa 700 milioni di euro.

Il settore termoelettrico, dice la classifica, si conferma quello con le maggiori emissioni (146,6 milioni di tonnnellate), seguono staccati di molto la produzione del cemento (31,4) e la raffinazione (26). Le grandi compagnie elettriche sono dunque le aziende che rilasciano più emissioni. In testa Enel che, pur avendo ridotto rispetto al 2006 sia emissioni (di circa 5 milioni di tonnellate) che disavanzo sulle quote assegnate (di quasi 4 milioni ton), resta l’operatore che emette di più in Italia (con 46,7 milioni di tonnellate) e che più deve ricorrere al mercato per acquistare le quote in eccesso (6,8 milioni di tonnnellate). Seconda in classifica Edison, che emette 24,2 milioni di tonnellate di CO2, ma che ha un disavanzo di ben 6,1 rispetto alle quote assegnate.

Commentando la “maglia nera” di Enel, Greenpeace denuncia la politica dell’azienda, orientata al carbone, il combustibile peggiore in quanto a emissioni. Una scelta che - secondo l’associazione ambientalista - “metterà in ginocchio l’intero Paese per quanto riguarda gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.” Nel lungo periodo il piano industriale di Enel, spiega Greenpeace, prevede di arrivare al 50% della propria produzione elettrica da carbone. Nel 2009 dovrebbe essere inaugurata la centrale a carbone di Civitavecchia, e il Gruppo intende continuare a convertire a carbone le centrale di Porto Tolle (Rovigo), Piombino, Rossano Calabro più ampliamenti di potenza a carbone nel Sulcis e a Fiumesanto, in Sardegna. “Le sole emissioni di CO2 di una centrale come Civitavecchia - sottolinea Greenpeace - superano le 10 milioni di tonnellate all’anno.”

Tra gli impianti che intanto sono già in funzione, si legge nella tabella allegata alla classifica, nel 2007 è stata una centrale a carbone Enel ad emettere più anidride carbonica, quella di Brindisi Sud con 14,2 milioni di tonnellate. Secondo in classifica lo stabilimento dell’acciaieria Ilva di Taranto (10,6), mentre al terzo posto c’è un altro impianto della stessa città: l’inceneritore-centrale termoelettrica, di proprietà Edison, che funziona a fonti assimilate, coperte da contributo Cip 6, e che emette circa 6,2 milioni di tonnellate di CO2.

GM

25 agosto 2008 *

CI PERMETTIAMO UNA SOLA CONSIDERAZIONE COME "UNITI PER LA SALUTE":
PROBABILMENTE IL PROPOSTO POTENZIAMENTO A CARBONE DELLA CENTRALE TIRRENO POWER
CI PERMETTERA' DI SALIRE ALCUNE POSIZIONI IN GRADUATORIA NELLA CLASSIFICA DEGLI IMPIANTI PIU'INQUINANTI D'ITALIA E DI PERDERNE ALTRE SICURAMENTE PER LA QUALITA' DEL NOSTRO AMBIENTE E DELLA NOSTRA SALUTE .
DALLA SOPRACITATA CLASSIFICA SIAMO GIA' L'IMPIANTO PIU' INQUINANTE DEL SETTENTRIONE E NON ABBIAMO L'AMBIZIONE DI VOLER RAGGIUNGERE LA MAGLIA NERA SOPRATTUTTO PER LA NOSTRA SALUTE .

02 settembre 2008

2008-09-02 "MAGISTRATURA ULTIMA SPERANZA"



Dal Sito NOCOKE.ORG Di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia
venerdì 29 agosto 2008
"Magistratura: ultima speranza"

Molti italiani pensano che la Magistratura occupi spazi e si arroghi prerogative non proprie. In realtà l’Autorità giudiziaria cerca affannosamente di porre rimedio alla ignavia e alla colpevole inerzia di altri Organi dello Stato.
Da molto tempo denunciamo la presenza nel nostro territorio di gravi ed incontrollate fonti di inquinamento (centrali termoelettriche, porto, depositi di idrocarburi, discariche tossiche, cementificio ecc.). Le nostre segnalazioni sono state “seppellite” nell’indifferenza delle Autorità preposte (Comune, Autorità portuale, ARPA, Azienda USL ecc.).
Ora, con grande sollievo, apprendiamo dagli organi di stampa che

il Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Pantaleo Polifemo, motu proprio, ha disposto dei controlli che hanno portato a pesanti sanzioni pecuniarie per molti inquinatori.
E’ possibile che il Dott. Polifemo sia la sola Autorità sensibile al problema?
Se la Procura della Repubblica ha rilevato gravi irregolarità nelle emissioni delle navi ormeggiate, perché le Autorità istituzionalmente preposte ai controlli non si sono mai accorte di nulla? Ed inoltre, quale organismo di controllo si è mai preso la briga di accertare l’entità delle emissioni provenienti dalle ciminiere delle centrali termoelettriche e le esalazioni degli idrocarburi stoccati nei depositi costieri?
Possiamo legittimamente nutrire la speranza di non morire di inquinamento grazie alla attuazione dei controlli voluti dalla legge o la dobbiamo riporre unicamente nella meritoria attività del Dr. Polifemo?
Restiamo in attesa che analoghe iniziative vengano intraprese dalle Istituzioni di vigilanza, quelle stesse che fino ad ora hanno vissuto nei limbo dello accidioso mènage burocratico deresponsabilizzante e autoreferenziale.

Civitavecchia, 26 agosto 2008.

Coordinamento dei medici e dei farmacisti.

27 agosto 2008

2008-08-27 "INQUINAMENTO;CHE COSA E' E QUALI SONO GLI EFFETTI SULLA NOSTRA SALUTE"



DAL SITO UFFICIALE DELL'AZIENDA OSPEDALIERA SALVINI
TESTO ALTERNATIVO INQUINAMENTO AMBIENTALE
DIPARTIMENTO DI MEDICINA GENERALE E SPECIALISTICA
UNITÀ OPERATIVA DI PNEUMOLOGIA


Inquinamento, che cosa è e quali sono gli effetti sulla nostra
salute.
A cura di Adriano Vaghi
Che cos’è l’inquinamento

L’inquinamento atmosferico può essere definito come la contaminazione dell’aria causata dall’immissione di sostanze gassose, liquide o solide che ne alterano la naturale composizione e che possono avere effetti nocivi per la salute.
Gli effetti negativi dell’inquinamento non si limitano all’uomo ma coinvolgono tutti gli esseri viventi, basti pensare alle piogge acide che provocano gravi danni ai boschi, alle acque, ed ai monumenti.
Ogni anno nei paesi industrializzati sono prodotti e rilasciati nell’atmosfera miliardi di tonnellate di sostanze inquinanti, ne sono state individuate più di 3.000, le più importanti sono: gli ossidi di zolfo (SO2), il biossido di Azoto (NO2), l’ozono (O3),l’ossido di carbonio (CO) ed il microparticolato (PM10).
Provengono in gran parte da diversi processi di combustione; gli ossidi di zolfo dalla combustione del carbone, il biossido d’azoto e l’ozono e l’ossido di carbonio dagli autoveicoli, dai processi di combustione industriali e dal riscaldamento abitativo.
Ovviamente l’impatto sull’ambiente è direttamente proporzionale alle concentrazioni nell’aria che vengono attualmente misurate in diverso modo.
La concentrazione dei composti gassosi come l’ozono e l’ossido di carbonio vengono misurati come parti per milione di molecole di aria (ppm) mentre le sostanze liquide o solide come il microparticolato, di cui sentiamo spesso parlare come causa di blocco del traffico automobilistico, sono misurate in microgrammi (mcg) per metro cubo.
Per il microparticolato il limite soglia di concentrazione media annuale consentito è stato stabilito in 40 mcg per metro cubo di aria e nel 2010 è prevista una diminuzione a 20 mcg per metro cubo, mentre il valore soglia che non dovrebbe essere superato giornalmente è di 50 mcg per metro cubo.

Ovviamente non esiste una quota di microparticolato che non fa male
ed il superamento della soglia giornaliera ha un significato esclusivamente statistico, infatti per le norme europee sono consentiti fino a 35 superamenti per anno.(Omissis)
Per PM10 si intende l’insieme delle particellesospese nell’aria (una sorta di aerosol) con un diametro aerodinamico inferiore a 10 micron, circa quelle di una cellula mentre il diametro di un capello è di circa 60 micron.
La quota più pericolosa, perché una volta inalata può raggiungere il polmone profondo, è il PM 2.5, cioè le particelle con un diametro inferiore a 2.5 micron.

Infatti solo le particelle più piccole, quelle con diametro inferiore a 5 micron, raggiungono le vie aeree mentre quelle di maggior dimensione si fermano per impatto nelle prime vie aeree (naso).


Dato che ogni giorno respiriamo circa 15 metri cubi di aria, il polmone, che ha una superficie di scambio con l’ambiente di circa 70 metri quadri può raccogliere, con le attuali concentrazione di PM10 nell’aria, circa 2 mg di polveri il giorno.

Clima e inquinamento

Gli inquinanti una volta prodotti si "diluiscono" nell’atmosfera, quindi i fattori meteorologici giocano un ruolo importante nel condizionare il livello della loro concentrazione ambientale, ovviamente la pioggia determina la precipitazione del microparticolato, il vento può provocarne la dispersione, al contrario la cosiddetta
"inversione termica",fenomeno caratterizzato dal ristagno di aria fredda vicino al suolo che non può risalire negli strati più alti perché è più pesante di quella calda che la sovrasta, consente un progressivo accumulo atmosferico di inquinanti fino a raggiungere picchi pericolosissimi per la salute.
Solitamente si distingue un cosiddetto inquinamento ossidante provocato dagli ossidi di zolfo (SO2) ed uno riducente provocato dall’ossido di azoto.

Gli ossidi di zolfo (inquinanti primari) sono prodotti in gran parte dalla combustione del carbone che contiene zolfo e nell’atmosfera possono essere trasformati in anidride solforosa e acido solforico (inquinanti secondari).

Le particelle di carbone presenti nell’aria dopo la combustione (fuliggine), gli ossidi di zolfo ed il vapore acqueo costituivano i principali componenti del cosiddetto ‘’smog ‘’o "fumo di Londra", quando l’utilizzo del carbone era ancora assai diffuso, e sono stati i responsabili dei picchi di inquinamento che si sono verificati negli anni 50 e 60. Questi fumi, contenenti acidi solforici rilasciati a circa 50-100 metri dal suolo dalle ciminiere potevano essere trasportati dal vento anche a centinaia o migliaia di chilometri dall’Inghilterra e dare origine alle cosiddette piogge acide (acide perché contengono acidi solforici) in Svezia o Norvegia, determinando la distruzione di intere foreste e della vita animale nei laghicausata dall’abbassamento del PH.

L’inquinamento ossidante costituisce ancora in Cina e nei paesi dell’Est , che utilizzano il carbon fossile per produrre energia elettrica e per il riscaldamento, il tipo di inquinamento più comune, al contrario, a Londra lo smog è diventato un fenomeno molto meno diffuso grazie alle nuove norme anti inquinamento.

Il cosiddetto inquinamento "riducente" è invece tipico dei climi caldi-temperati ed è prodotto dal traffico, picchi di inquinamento si possono quindi verificare anche nei mesi estivi in presenza di alta pressione e assenza di vento.
La combustione dei motori libera nell’aria NO2(biossido d’azoto), oltre a CO (ossido di carbonio,in particolare nei motori a benzina), idrocarburi e microparticolato (in particolare i motori a diesel).(Omissis)

Da ultimo sottolineiamo una particolare fonte inquinante che è provocata dal massiccio impiego di combustibili fossili e che di per sé non è immediatamente nociva per la salute ma che ha un notevole impatto ambientale ‘’l’anidride carbonica’’. L’anidride carbonica presente nell’atmosfera lascia passare i raggi del sole ma impedisce che le radiazioni infrarosse (quelle associate al calore) riflesse possano lasciare l’atmosfera, si comporta quindi come il vetro di una serra determinando un progressivo riscaldamento dell’atmosfera terrestre.

Visti i pericoli connessi all’inquinamento diversi Governi hanno recentemente intrapreso dei programmi comuni finalizzati a contenerne l’impatto le cui norme sono state siglate negli accordidi Montreal, per ridurre l’emissione dei CFC,e di Kyoto, per ridurre l’emissione dell’anidride carbonica.

EFFETTI SULLA SALUTE

I "picchi di inquinamento" (inquinamento acuto) che si verificano in occasione dei fenomeni di prolungata "inversione termica" provocano effetti purtroppo drammatici che hanno una notevole risonanza sulla stampa e tra il pubblico, mentre gli effetti dell’esposizione prolungata a basse concentrazioni di inquinanti, che rappresenta l’evenienza più comune ed il destino di tutti quelli che abitano in città, rappresenta un fenomeno meno eclatante ma non meno pericoloso per la salute.


Le persone più colpite sono solitamente i bambini, gli anziani ed i soggetti affetti da malattie polmonari croniche, asma e BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva sinonimo del complesso bronchite cronica-enfisema) e dai cardiopatici.

Per quanto riguarda l’esposizione ‘’cronica’’ ma prolungata nel tempo agli inquinanti recenti studi effettuati in Italia(Viegi 2000) hanno messo in evidenza come gli abitanti delle città inquinate hanno una maggior frequenza di sintomi respiratori (tosse, difficoltà respiratoria) rispetto a quelli che vivono in campagna, inoltre il declino della funzione respiratoria (perdita di capacità polmonare annua valutata in millilitri) è decisamente superiore nei soggetti che abitano in città inquinate rispetto a chi abita in luoghi non inquinati.

I dati epidemiologici che correlano inquinamento e malattie respiratorie sono ormai numerosissimi ed assolutamente incontestabili.
L’inquinamento è direttamente responsabile o corresponsabile di tutte le più importanti patologie dell’apparato respiratorio, dalla tosse alle infezioni polmonari (bronchiti, polmoniti), alle patologie broncoostruttive (asma e BPCO) ai tumori polmonari ed inoltre causa un significativo aumento di mortalità per tali patologie.

L’inverno si sa è associato ad un netto aumento delle infezioni polmonari, virali e batteriche, ebbene una delle cause di questo fenomeno è anche l’inquinamento che riduce le difese delle vie aeree (omissis)

Ma la principale causa dell’attuale allarme inquinamento è rappresentata dall’aumento della mortalità osservata in chi soffre di malattie respiratorie e cardiache croniche.
Infatti per un aumento di 10 microgrammi metro cubo di PM10 oltre il valore soglia è stato dimostrato che si verifica un aumento di circa il 4% delle morti per malattie respiratorie del 1.5% per malattie cardiache e del 2% dei ricoveri per bronchite cronica (BPCO) e asma.

In uno studio condotto dall’ANPA (Agenzia Nazionale Protezione Ambiente) nel 1998 in 8 città italiane, per un totale di 8 milioni di abitanti, è stato dimostrato che circa il 4.7% delle morti verificatesi in quell’anno (3.500 soggetti) furono dovute all’inquinamento, cioè all’aumento di 30 microgrammi di PM10 oltre al valore soglia.

La domanda a cui dobbiamo rispondere adesso è qual è il meccanismo attraverso cui le diverse fonti di inquinamento provocano un danno alla salute.
Alcuni inquinanti hanno prevalentemente un effetto irritativo sull’apparato respiratorio come l’ozono o gli ossidi dello zolfo.
A livello delle vie aeree ci sono dei cosiddetti recettori della tosse che hanno la funzione di scatenare un accesso tussigeno quando sono stimolati ad esempio dalla inalazione di un corpo estraneo per espellerlo, le particelle inquinanti possono stimolarli e provocano quindi tosse; ma il meccanismo più importante è rappresentato dall’ infiammazione.
Il micropaticolato quando raggiunge il polmone innesca un processo infiammatorio ed è l’infiammazione che a sua volta aggrava la bronchite cronica o l’asma fino a determinarne un peggioramento tale da mettere a rischio la vita del paziente.(omissis)

Come possiamo difenderci?

Ovviamente riducendo le fonti di inquinamento, mettendo a punto nuove tecniche per produrre energia con un minimo impatto ambientale,producendo automobili con sistemi che possano abbattere il microparticolato.
Secondo lo studio dell’ANPA basterebbe una riduzione di 30 microgrammi di PM10 per metro cubo di aria per evitare 3.500 morti per anno nelle 8 città Italiane del campione.
Dato che gran parte del danno mediato dagli inquinanti è dovuto all’aumento dello stress ossidativo potrebbe essere utile migliorare le nostre difese antiossidanti consumando più frutta e verdura fresca, ma non ci sono studi, se non su modelli cellulari, sulla possibilità di usare le vitamine antiossidanti presenti in questi cibi freschi ( Vit A, E e C) così come altre sostanze antiossidanti (tipo N-acetilcisteina) per difenderci dall’inquinamento; con l’avvertenza che l’assunzione di vitamine liposolubili che si possono accumulare nell’organismo, come quella A ed E, deve avvenire con il controllo medico.

" nessuno ha mai commesso un errore più grande
di colui che non ha fatto nulla
solo perché poteva fare troppo poco "

EDMUND BURKE

26 agosto 2008

2008-08-28UE: "Diritto all'aria pulita" esigibile per via giudiziaria



31/07/2008

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito un "diritto all'aria pulita" esigibile per via giudiziaria
. Sin d'ora, i cittadini di tutta l'Unione Europea colpiti dall'inquinamento generato dalle polveri sottili possono esigere per via giudiziaria l'adozione di misure efficaci di miglioramento della qualità dell'aria e le amministrazioni competenti dovranno predisporre un piano d'azione con interventi immediati, atti in prima battuta a ridurre al minimo il rischio di superamento dei valori e in prospettiva a provvedere al duraturo rispetto dei limiti.
Benché dal 2005 una norma europea preveda che il limite stabilito per le emissioni di polveri sottili si possa superare per un massimo di 35 giorni all'anno, negli ultimi anni in varie zone di Monaco ciò è avvenuto molto più frequentemente.

Alla sentenza della Corte di Giustizia Europea si è giunti poiché un cittadino tedesco ha citato in giudizio la città di Monaco, chiedendo misure efficaci di rispetto della qualità dell'aria. Mentre in Germania la sua richiesta non è stata accolta, nel Lussemburgo ha avuto invece successo. La Corte di Giustizia Europea ha infatti citato la Direttiva UE, la quale prevede che il complesso problema delle polveri sottili si affronti con piani d'azione completi.
Gli agglomerati urbani presenti nelle Alpi e le valli con molto traffico subiscono tutto l'anno un forte inquinamento da polveri sottili - anche qui in futuro le autorità non potranno più sottrarsi tanto facilmente alle loro responsabilità.

INQUINAMENTO
SMOG: PM10; CORTE UE, PIANO AZIONE CON SUPERAMENTO LIMITI


(ANSA) - BRUXELLES, 25 LUG - In caso di superamento dei valori massimi di particelle fini, causa dello smog, gli abitanti della zona interessata possono ottenere dalle autorita' competenti la predisposizione di un piano d'azione. E' quanto sottolinea la Corte di giustizia europea del Lussemburgo in una sentenza relativa al caso sollevato da un cittadino tedesco che risiede sulla circonvallazione interna di Monaco di Baviera. Gli Stati membri - rileva la Corte - hanno come unico obbligo di adottare a breve termine nel contesto di un piano d'azione ''le misure idonee a ridurre al minimo il rischio di superamento dei valori e a ritornare gradualmente ad un livello inferiore''. Alla Corte europea si era rivolto il tribunale nazionale per sapere se in virtu' del diritto europeo un cittadino possa pretendere dalle autorita' del suo Paese la predisposizione di un piano d'azione cosi' come previsto dalla direttiva Ue sulla qualita' dell'aria. (ANSA). PUC

22 agosto 2008

2008-08-22 "ORA CI PENSA IL SATELLITE A MONITORARE LE POLVERI SOTTILI"


Si tratta di PM mapper, un software in grado di mappare la dispersione atmosferica delle polveri, in particolare di quelle più piccole e pericolose, le pm2.5 (2,5 millesimi di millimetro) e delle famigerate pm10 contenute nei gas di scarico delle macchine e dell’industria.

PM mapper è stato perfezionato e portato in Italia da tre giovani fisici di Ferrara, uno dei quali aveva partecipato all’elaborazione del sistema satellitare alla base del progetto. Il sistema, ideato dalla Nasa e testato dall’Università dell’Alabama, aveva dimostrato la sua validità già nel 2003: uno studio su Geophysical research letters aveva infatti concluso che i dati relativi alla presenza di micropolveri nell’aria provenienti dai satelliti coincidevano con quelli misurati a terra. PM mapper raccoglie i dati provenienti da Acqua e Terra, due satelliti statunitensi, ed è in grado di monitorare un’area geografica ben più ampia di quella coperta dalle centraline di rilevazione terrestre.

Marco Folegani, uno dei tre fisici di Ferrara, sostiene che il sistema satellitare potrebbe essere un’ integrazione ideale del monitoraggio terrestre: il primo può fornire un dato medio e geograficamente esteso, in grado di coprire anche il territorio nazionale; il secondo può rilevare le polveri presenti in aree circoscritte, come strade e piazze.
PM MAPPER®

PM MAPPER® è un prodotto che consente di monitorare lo spessore ottico dell’aerosol ed estrarre le concentrazioni al suolo di PM2.5 utilizzando dati satellitari. Grazie all’uso di sensori dedicati, le mappe di concentrazione di particolato possono essere rilasciate con cadenza giornaliera e con risoluzione al suolo di 10km x 10km.

La generazione di mappe di Qualità dell'Aria con il software PM MAPPER® si articola in tre fasi principali:

* import del dato multispettrale e pre-elaborazione; in questa fase è possibile visualizzare mappe RGB, verificare la copertura nuvolosa, ecc.
* generazione della mappa di concentrazione; in questa fase è possibile visualizzare la mappa di concentrazione di PM2.5;
* classificazione della mappa di concentrazione in classi di pericolosità
; in questa fase è possibile effettuare una rappresentazione per identificare in modo semplice ed immediato le aree a rischio. Se utilizzato congiuntamente alle classificazioni di pericolosità delle Agenzie di Protezione Ambientale, PM MAPPER diventa uno strumento semplice ed efficace per la generazione di Mappe di Qualità dell'Aria, che consentono di identificare attraverso i diversi livelli cromatici le categorie di pericolosità per la salute umana.

16 agosto 2008

2008-08-18 "SALUTE AMBIENTALE"









Salute ambientale

Alcuni fattori ambientali, quali l’esposizione alle sostanze inquinanti attraverso l’acqua, il cibo o l’aria, sono importanti determinanti della salute
. È stato, ad esempio, stimato che fino ad un sesto degli incidenti fatali o delle malattie che riguardano i bambini possono essere ricondotti a fattori ambientali. Gli individui possono fare scelte che si ripercuotono sul loro stile di vita e sulla loro salute, ma confidano anche nelle autorità pubbliche per essere tutelati dalle minacce per la salute.

Per far fronte a questa sfida, l’Unione europea ha recentemente istituito il piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute relativo al periodo 2004-2010. L’obiettivo perseguito è di fornire ai governi nazionali le informazioni scientificamente attendibili necessarie per ridurre l’impatto negativo sulla salute di determinati fattori ambientali. L’obiettivo finale dell’UE consiste nel colmare le lacune cognitive attraverso il potenziamento della ricerca e affrontando le questioni emergenti relative all’ambiente e alla salute, nonché nel rendere disponibili al pubblico le informazioni pertinenti.

2008-08-18"L'EFFICIENZA ENERGETICA NELLE CITTA'"


Un progetto Enea-Regione Umbria per l’efficienza energetica nelle città

La sfida dell’energia passa per le Regioni e le comunità locali. Occorre migliorare il presente partendo da un nuovo concetto di “efficienza energetica
” basata sull’utilizzo delle “fonti rinnovabili”. Cambiare mentalità insomma

“Educarsi al futuro”, e al tempo stesso migliorare il presente con interventi mirati non più e non tanto al risparmio energetico, quanto ad un nuovo concetto di “efficienza energetica”,
basata sull’utilizzo delle “fonti rinnovabili”: se sul tema dell’energia si gioca una partita planetaria, la sfida, per il Sistema-Italia, passa anche e soprattutto per le Regioni e le comunità locali, che su tali questioni sono chiamate ad un impegno di grande rilevanza.
Lo ha detto il direttore del Dipartimento Tecnologie per l’energia, fonti rinnovabili e risparmio energetico dell’Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, Energia e Ambiente) Giorgio Palazzi, introducendo stamani a Perugia, presso la sede della Presidenza della Giunta regionale dell’Umbria a Palazzo Donini, i lavori di un “workshop” dedicato ai problemi della “politica energetica nelle città”. Dal seminario (organizzato insieme alla Regione Umbria e inserito all’interno di un’agenda di analoghi incontri, che l’Enea sta compiendo con le Regioni su tutto il territorio nazionale) è emersa la proposta di un progetto comune Enea-Regione Umbria per l’efficienza energetica nelle città umbre, basato sul coinvolgimento delle istituzioni e del mondo imprenditoriale locale, e sul supporto tecnico-scientifico dell’Enea. (omissis)

Rosilio Pallottelli, responsabile del Centro di Consulenza per l’Energia e l’Innovazione dell’Enea di Perugia, ha sottolineato l’esigenza, sentita dall’Enea, di “diffondere nelle scuole nuovi saperi relativi allo sviluppo sostenibile”, un pezzo “importante” di quel cambio di mentalità, o di “paradigma”, che era stato evocato dall’ing. Palazzi come necessario allo sviluppo delle nuove politiche dell’energia (dal cittadino consumatore al cittadino produttore di energia, dal singolo edificio al “distretto energetico”, dalla progettazione ottimale degli “ecobuildings” ai “power parks”, dalla “certificazione energetica” degli edifici alla capacità di governare sistemi complessi). È un cambio di mentalità – ha detto Pallottelli – che deve cominciare dalla scuola, e per questo l’Enea ha messo a punto il progetto “Educarsi al futuro”, che coinvolge il mondo della scuola, anche con progetti di cooperazione con istituti scolastici del Sud del pianeta.

2008-08-17 BAMBINI: IL CARBONE PULITO SPORCA IL CERVELLO


Accorato appello dei Medici per l’Ambiente

BAMBINI: IL CARBONE PULITO SPORCA IL CERVELLO


Allarme nel Mar Tirreno, soprattutto in Toscana e nel Lazio dov’è in corso la riconversione a carbone di Torre Valdaliga Nord, ma anche nelle altre regioni italiane che ospitano centrali a carbone, a seguito dello studio presentato al Congresso Annuale dell’American Public Health Association, svoltosi a Washington D.C.

I preoccupanti risultati degli scienziati mettono in guardia contro il consumo di pesce proveniente da acque vicine a centrali a carbone. Oltre alle possibili ed enormi perdite economiche per l’Industria Ittica Italiana il carbone causa gravi danni alla risorsa più preziosa: IL CERVELLO dei BAMBINI

Lo studio è stato effettuato a Pittsburgh, Pennsylvania, USA, in un’area situata lungo la direzione dei venti prevalenti rispetto ad una centrale a carbone. Gli studiosi hanno trovato nel tessuto dei pesci di questa zona un alto contenuto di mercurio e selenio, due ben noti inquinanti emessi dalla combustione del carbone. Di particolare interesse è il fatto che, nel caso di emissioni importanti, l’inquinamento interessava anche aree verso le quali non spiravano i venti prevalenti. I ricercatori hanno messo in evidenza come l’ingestione di pesce contaminato da mercurio avrebbe aumentato di molto il rischio di danni neurologici nei bambini quali ritardo mentale, difficoltà di apprendimento, ritardo dello sviluppo neurologico, deficit del linguaggio, della funzione motoria, dell’attenzione e della memoria. L’ingestione di pesce “al mercurio” può causare oltre a danni neurologici, malattie cardiocircolatorie e malformazioni congenite. Non è possibile valutare la quantità di mercurio che, in seguito alla combustione del carbone, una delle fonti più importanti di inquinamento da mercurio, verrà immessa nell’aria in forma ossidata ed in forma elementare. La prima porrà un rischio di inquinamento da mercurio per le popolazioni che risiedono in un raggio di centinaia di km dalla centrale a carbone; le emissioni di mercurio in forma elementare causeranno invece un danno su scala mondiale (U.S. Department of Energy National Energy Technology Laboratory – Five Year Research Plan on Fine Particulate Matter in the Atmosphere. FY2001-FY2005). Nel decreto di Valutazione di Impatto Ambientale che ha autorizzato la conversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia si afferma: “Con la centrale a carbone ci sarà un aumento del 50 % delle emissioni di mercurio”…e… “Si esprime perplessità riguardo al fatto che le emissioni di mercurio possano essere effettivamente contenute nel valore dichiarato di 0.8 microgr/Nm3”. Nonostante le tecnologie applicate, infatti, il carbone può contenere fino a 150 volte la quantità di mercurio presente nell’olio combustibile (European Commission – Ambient Air Pollutio By Mercury Position Paper).


Medici per l’Ambiente dell’Alto Lazio

13 agosto 2008

2008-08-13 "CENTRALI MOSTRO E ARIA APERTA SCONSIGLIATA AI BAMBINI"

ARTICOLO DEL DOTTOR PAOLO FRANCESCHI TRATTO DA "IL PONENTE" LA VOCE DI SAVONA E PROVINCIA
N°4 del 06 settembre 2008

12 agosto 2008

2008-08-12 GLI INQUINANTI EMESSI DALLA COMBUSTIONE DEL CARBONE,DELL'OLIO E DEI RIFIUTI PROVOCANO ALL' UMANITA' DANNI INESTIMABILI

RICEVIAMO DAL DOTTOR GIOVANNI GHIRGA E PUBBLICHIAMO

Attraverso la riduzione dell’esposizione prenatale a inquinanti emessi dalla combustione del carbone si ottiene un beneficio nello sviluppo del sistema nervoso

Uno studio, in corso di pubblicazione sulla nota rivista internazionale Environmental Health Perspective*, effettuato da ricercatori della Columbia University (New York, USA) in collaborazione con le Università di Shanghai e Chongqing (Cina), ha cercato di valutare gli effetti positivi sul sistema nervoso in via di sviluppo conseguenti la riduzione dell’esposizione materna, durante la gravidanza, agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) emessi dalla combustione del carbone. Quest’ultima emette nell’ambiente un numero molto elevato anche di altri inquinanti estremamente tossici.

Gli autori hanno scelto l’area di Tangliang, Chongiqing (Cina) dove una centrale a carbone che aveva operato in modo discontinuo venne definitamente chiusa nel 2004. Questa centrale aveva rappresentato per quella zona la fonte di emissione più importante di IPA.

Gli IPA interferiscono negativamente nella riproduzione e nello sviluppo, sono mutageni e carcinogeni.

I ricercatori hanno preso in considerazione due gruppi di donne ed i loro neonati, simili per fattori di rischio per danno neurologico neonatale quali l’esposizione al fumo di sigaretta, l’esposizione al piombo ed al mercurio. Un gruppo è stato esaminato nel 2002, quando la centrale era ancora in funzione, mentre l’altro nel 2005, l’anno seguente la sua chiusura.

L’esposizione prenatale agli IPA è stata accertata nel sangue ombelicale e lo sviluppo neuro-comportamentale dei bambini è stato esaminato all’età di 2 anni con il test di Gesell.

I risultati hanno messo in evidenza che l’esposizione prenatale agli IPA emessi dalla combustione del carbone è significativamente associata a turbe neuro-comportamentali.

Gli autori dello studio concludono che, al fine di garantire la salute ambientale dei bambini, questi risultati devono essere presi in considerazione non solo in Cina ma anche nelle altre nazioni.

Le scelte energetiche non possono ignorare ciò che l’evidenza scientifica continuamente ci pone davanti agli occhi:

“Gli inquinanti emessi dalla combustione del carbone, dell’olio, dei rifiuti e da altre fonti, provocano all’umanità danni inestimabili perché minano un normale sviluppo neurologico delle generazioni future”.

*Benefits of Reducing Prenatal Exposure to Coal Burning Pollutants to Children’s Neurodevelopment in China. F. P., T.L., Z. Z., T.Y., Y.C., L.Q., V.R., Y.Z., and D.T. Doi:10.1289/Environmental Health perspective,11480; public. online 14 July 2008.



Coordinamento Nazionale dei Medici per l’Ambiente e la Salute (Lazio)




Il Portavoce Dr. Giovanni Ghirga

11 agosto 2008

2008-08-11 "ARRIVA GOOGLE E DICHIARA GUERRA AL CARBONE"

TRATTO DA "la Repubblica . it"
*


Il più grande motore di ricerca debutta nel panorama dell'energia rinnovabile
"Interessati a sviluppare nuove tecnologie a costi competitivi e rispettose dell'ambiente"
Ecobusiness, arriva Google e dichiara la guerra al carbone
Inizialmente si focalizzerà su termo-solare, eolico, sistemi geotermici e altri metodi alternativi


ROMA - Google delle meraviglie. Dopo aver rivoluzionato il web, e mentre cerca di dare l'assalto alla telefonia facendo tremare i giganti del settore, il numero uno dei motori di ricerca, ha annunciato una nuova iniziativa strategica che potrebbe lasciare un segno profondo anche nel mondo delle energie rinnovabili: è il progetto RE-C, una iniziativa volta a creare elettricità da fonti energetiche rinnovabili, ad un costo inferiore rispetto all'elettricità prodotta dal carbone.
Il progetto RE-C. Con un annuncio che forse non sorpreso poi molto i più attenti, oggi Google ha annunciato il suo debutto nel panorama delle fonti energetiche rinnovabili con il progetto RE-C (renewable energy cheaper than coal), a pochi mesi dal lancio del concorso per l'auto pulita. Inizialmente il progetto RE-C si focalizzerà sullo sviluppo di tecnologie per la produzione e l'utilizzo di energia termo-solare, eolica e per la realizzazione di sistemi geotermici ed altre tecnologie competitive. In programma l'assunzione di ingegneri ed esperti in campo energetico per guidare il gruppo di ricerca e sviluppo e lavorare, tra i diversi progetti, alla realizzazione di sistemi geotermici avanzati.

Investimenti.
Nel 2008 Google prevede di investire parecchi milioni di dollari in ricerca e sviluppo e in progetti connessi all'utilizzo di energia rinnovabile. In quanto parte del processo di pianificazione in atto, la società sta anticipando inoltre l'investimento di centinaia di milioni di dollari in progetti innovativi per lo sviluppo di energia rinnovabile che portino ad un ritorno positivo per la stessa. "Nel tempo, grazie alla costruzione di data center efficienti, abbiamo acquisito conoscenze, esperienza e comprensione profonda delle strutture ad uso intensivo di energia su vasta scala", ha detto Larry Page, uno dei due fondatori di Google. "Vogliamo applicare la stessa creatività ed innovazione alla sfida per la produzione di elettricità rinnovabile a livello globale e a costi inferiori rispetto a quella generata dal carbone".

Effetto serra.
Il carbone è la fonte primaria di energia per molti e fornisce il 40% di elettricità del mondo. L'effetto serra causato dalle sue emissioni nell'atmosfera rappresenta una delle più grandi sfide per il nostro ambiente. Creare elettricità da fonti rinnovabili, più economica di quella realizzata dall'impiego del carbone costituirebbe una componente essenziale per la riduzione di emissioni di gas che alimentano l'effetto serra nel mondo.

Nuove tecnologie competitive
. "Le tecnologie sono state sviluppate in modo da evolversi in attività in grado di fornire elettricità più economica di quella prodotta dal carbone - ha spiegato Page -. Siamo interessati a sviluppare nuove tecnologie competitive a livello di costi e rispettose dell'ambiente. Pur essendo consapevoli dell'esistenza di alcune tecnologie molto promettenti, crediamo che ce ne siano molte altre da scoprire e realizzare".

L'obiettivo.
Page ha confermato che "l'obiettivo è realizzare 1 gigawatt di capacità di energia rinnovabile più economica del carbone e siamo ottimisti sul fatto che ciò possa avvenire nel giro di pochi anni e non decenni", ha detto. A questo proposito Wikipedia ci spiega che una centrale da 1 gigawatt può fornire energia per circa 350.000 utenze domestiche nel momento di massimo utilizzo.

Ecologia e business.
"Se saremo in grado di raggiungere questo obiettivo - ha concluso Page - e le tecnologie per la produzione di energia rinnovabile su larga scala risulteranno più economiche di quelle adottate per la produzione di energia dal carbone, il mondo avrà la possibilità di coprire una porzione significativa di bisogno di elettricità attraverso fonti rinnovabili, riducendo in modo significativo le emissioni di carbonio". Ma l'ecologia non esclude il guadagno. "Ovviamente ci aspettiamo anche che questo progetto porti a buone possibilità di business per noi", ha ammesso.

Mountain View a energia solare.
Lo scorso anno aveva fatto scalpore l'annuncio della società, che un maxi impianto solare fotovoltaico sarebbe stato installato sull'edificio di Mountain View in California: circa 300 mq per una potenza di 1,6 MW sufficiente per soddisfare un terzo del fabbisogno di energia dei dipendenti e ammortizzare le spese energetiche.

09 agosto 2008

2008-08-10 COMUNICATO STAMPA del Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute

Riceviamo dalla Dott. Patrizia Gentilini e dal Dott.Paolo Franceschi e Pubblichiamo

AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE

Come medici, che hanno ben presente ciò che recita la legge istitutiva del SSN
(art. 2, il SSN ha tra gli obiettivi ..." la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; ... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro") nonchè ciò che anche il nostro Codice Deontologico ci prescrive- ovvero di promuovere la salute individuale e collettiva - non possiamo che rimanere sconcertati dalla lettura di alcuni documenti ufficiali pubblicati sul sito istituzionale (http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rifiuti_piano_salute/index.html) del Governo italiano dove è possibile accedere ad un Piano di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania redatto, nel maggio 2008, dal Ministero del Welfare ed alla cui redazione hanno dato la loro collaborazione l’Istituto Superiore di Sanità, la Regione Campania e l’Ordine dei Medici di Napoli.
, Il piano prevede, tra l’altro, “la corretta informazione al pubblico su eventuali rischi per la salute derivanti dall’accumulo dei rifiuti e del loro smaltimento” e, riferendosi agli impianti di incenerimentofornisce questo messaggio: “Gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione (quale quello che entrerà in funzione ad Acerra) sono costruiti secondo le moderne tecnologie e non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti. Il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano”. Questa affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine. Dai documenti ufficiali Europei ( dati dell’ inventario della Commissione Europea, rapporto finale del 31.12.2000, 3° volume, pag 69 http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf ) risultano i seguenti dati per l’Italia: 295,5 gr/anno di diossine in tossicità equivalente (TE) prodotte dagli impianti di incenerimento (pari al 64% del totale), e di questi 170,6 gr/anno (pari al 37% del totale) prodotti dai soli impianti di incenerimento per rifiuti urbani presenti in Italia ( circa 50 ), a fronte di 5,1 gr/anno ( pari all’ 1,1%) prodotti dai trasporti stradali (oltre 30 milioni di autovetture, senza tener conto degli altri autoveicoli): ogni commento appare superfluo.
Ci chiediamo, a tale proposito, chi ha fornito i dati che supportano il messaggio che l'impatto di un impianto di incenerimento, o di termovalorizzazione che dir si voglia, "è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico". Il dato delle diossine, in tossicità equivalente, prodotte annualmente dagli impianti di incenerimento è particolarmente impressionante, dal punto di vista sanitario, in quanto 295,5 grammi di diossine in TE equivalgono a quasi 3 miliardi di dosi massime tollerabili annue per adulti ed ad oltre 11 miliardi di dosi massime tollerabili annue per bambini, tenendo conto delle soglie fissate dall'OMS nel 1998 (il dato è, con buona probabilità sottostimato, in quanto il calcolo della tossicità equivalente dell'OMS è più cautelativo rispetto a quello previsto per le emissioni dalla vigente normativa comunitaria). Abbiamo osservato che tra i redattori del documento citato è presente anche l'Istituto Superiore di Sanità, che è il "principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale" (http://www.iss.it), ci chiediamo se questa affermazione rappresenta l'opinione di questo autorevole Istituto. Non vorremmo infatti che incorresse, anche in questo caso, in gravi "infortuni" come nel caso del CVM.
In questo caso vogliamo ricordare infatti come in un rapporto dell' Istituto Superiore di Sanità nel 1991, a proposito del Petrolchimico di Porto Marghera si ritrovavano queste affermazioni, riferite agli esposti al Cloruro di vinile monomero (CVM): "la mortalità per tutte le cause risulta significativamente inferiore a quella attesa in base ai dati nazionali che regionali .....La mortalità per tutti i tumori è inferiore alle attese...". E' stato per merito di Gabriele Bortolozzo, operaio del Petrolchimico, che non si rassegna e scrive su Medicina Democratica: "i dati forniti dagli Enti Pubblici e dalla aziende non sono credibili...ciò avviene per mancanza di una legge specifica e l' occultamento e la falsità dei dati biostatistici concernenti gli addetti esposti al tossico", che si è potuto arrivare ad una corretta lettura dei dati tecnici ed anche fare giustizia, seppure con notevole ritardo. (Marco Mamone Capria "Scienza, Potere e Democrazia" ottobre 2006 pag 196-97)
L'autorevolezza delle Istituzioni, del nostro Servizio Sanitario Nazionale ed in primis l'Istituto Superiore di Sanità, richiede che le affermazioni siano sempre basate su dati credibili e verificabili e non siano di volta in volta piegate alle "pressioni" dei decisori; auspichiamo che, così facendo, si eviti il rischio di incorrere in altre gravi sottovalutazioni di problemi di salute pubblica.
Ci preme infine sottolineare come le tematiche sanitarie correlate all’ incenerimento dei rifiuti siano fonte di gravi preoccupazioni per il corpo medico anche in altri paesi europei, in particolare in Francia, ove è stata avanzata richiesta di moratoria da parte del Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici ed al sito http://www.artac.info/static/telechargement/RapportIncineration.pdf è disponibile un dettagliato rapporto, ed in Inghilterra, ove, nel giugno 2008, è stato presentato un aggiornamento http://www.ecomed.org.uk/content/IncineratorReport_v2.pdf con un IV Rapporto sugli effetti dell’incenerimento di rifiuti sulla salute da parte della Società Britannica di Medicina Ecologica (BSEM): si tratta di un lavoro molto dettagliato e circostanziato con ben 329 voci bibliografiche. I nostri colleghi inglesi hanno anche spiegato come si riesce per far sembrare innocui gli impianti: un esempio per tutti riguarda la diossina, che non viene monitorata adeguatamente e soprattutto non nelle fasi di maggior criticità (come accensione, spegnimento). In Italia, che segue la normativa europea, per gli impianti di incenerimento di rifiuti è previsto il monitoraggio per le diossine da un minimo di 6 ore ad un massimo di 8 per 3 volte all’ anno.

Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute:
Giovanni Ghirga Medico Pediatra, Lazio
Patrizia Gentilini Medico Oncologo ed Ematologo, Emilia Romagna
Gianluca Garetti Medico di Medicina Generale, Toscana
Paolo Franceschi Medico Pneumologo, Liguria
Felicetta Parisi, Medico Pediatra, Campania
Ferdinando Laghi Medico Ematologo ed Internista, Calabria
ed anche:
Giuseppe Comella Medico Oncologo, Napoli
Antonio Marfella Medico Oncologo, Napoli
Ferdinando Borroni Medico di Medicina Generale
Bruno Tonelli Medico di Medicina Generale Forlì
Andrea Galassi Medico di Medicina Generale, Forlì
Ruggero Ridolfi Medico Oncologo ed Endocrinologo, Forlì
Luigi Gasparini Medico del Lavoro, Ferrara
Michelangiolo Bolognini Medico Igenista, Pistoia
Celestino Panizza Medico del Lavoro, Brescia
Vincenzo Migaleddu Medico Radiologo, Sassari
Manrico Guerra Medico di Medicina Generale, Parma
Roberto Topino Medico del Lavoro, Torino
Giuseppe Miserotti Medico di Medicina Generale, Piacenza
Valerio Gennaro Medico Medico Epidemiologo, Genova
Maria Concetta Di Giacomo Medico di Medicina Generale, Padova
Giovanni Vantaggi Medico di Medicina Generale, Gubbio
Mauro Mocci, Medico di Medicina Generale, Civitavecchia
Paolo Ghirga Medico Dermatologo, Civitavecchia


Alleghiamo inoltre lettera di presentazione del Dottor Paolo Franceschi

Vi sarei grato se vorrete pubblicare il comunicato stampa del Coordinamento dei Comitati per l' Ambiente e la Salute che allego.
Come al solito il potere vuole ammantare le sue scelte in campo energetico e di trattamento dei rifiuti di un’ aura di rassicurante credibilità scientifica, inserendo nei decreti comunicati delle Istituzioni sanitarie pubbliche, che parlano in termini apodittici e pertanto antiscientifici, non curandosi della letteratutra scientifica, perchè credono di poter parlare ex cathedra. Questo è un esempio di protervia e prepotenza che penso non abbia eguale in altri paesi avanzati.
Purtroppo fanno breccia nelle coscienze dei “benpensanti”, i quali si bevono letteralmente tutto ciò che gli vieni propinato dalle fonti di informazione ufficiali (giornali, telegiornali, TV).
La maggior parte dei giornalisti sono anche loro a libro paga, ma molti sembrano credere veramente a queste affermazioni, (carbone pulito, termovalorizatori, nucleare sicuro) parlandone senza l' ombra di un accenno critico.
Noi come al solito vogliamo fare chiarezza e riportare dati scientifici pubblicati e accreditati, al fine di porre un' argine a questa valanga di disinformazione.
Le nostre affermazioni sono tutte documentate e documentabili, e si basano sull' evidenza scientifica.
grazie per l' attenzione, Paolo franceschi.

05 agosto 2008

2008-08-07 I CIP 6


Prodi ultimo atto I CIP 6
di Patrizia Gentilini - 14/02/2008

Se il governo Berlusconi ci aveva regalato come suo ultimo atto una pessima legge delega in tema ambientale, anche l'ultimo atto del dimissionario governo Prodi, non è stato da meno.

L’ordinanza con la quale ha concesso i CIP6 agli inceneritori campani sarà infatti ricordata come una pessima marcia funebre che ha avuto l’unico -si fa per dire- merito di aprire gli occhi anche ai più sprovveduti circa il business correlato all’incenerimento dei rifiuti, sempre che ancora qualcuno nutrisse dubbi al riguardo. Infatti, dopo che la gara per gli inceneritori in Campania era andata deserta proprio perchè i ben noti incentivi (CIP6, denaro preso dalla bolletta della luce di tutti gli italiani…) parevano in forse, la firma dell’ordinanza che ha riconosciuto tali agevolazioni ai tre inceneritori, ha riaperto la corsa, dimostrando che, solo grazie a questi anomali incentivi l’incenerimento è un buon affare per il gestore. Grazie a questi assurdi benefici infatti si garantisce ai gestori di questi impianti per i decenni a venire, fino a 50 euro per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti. Chi avrà interesse a ridurre i rifiuti, a fare sul serio la raccolta differenziata, a promuovere il “porta a porta” se quanto più si brucia tanto più si guadagna? Ecco forse perché...
tanti ostacoli ad allargare l’illuminante esperienza di Forlimpopoli e di tanti altri comuni in Italia!

Cosa ci resterebbe da bruciare se anche il 20% di residuo non riciclabile può essere trattato non in impianti insalubri quali gli inceneritori, ma in impianti di trattamento meccanico-biologico o addirittura diventare utile sabbia sintetica attraverso processi di estrusione?

Anche se è rimasta la notizia più censurata dai media, ormai buona parte dei cittadini italiani sa che solo il nostro Paese sovvenziona con denaro pubblico la "termovalorizzazione" dei rifiuti, diventati per legge fonte energetica rinnovabile. Gran parte dei paesi europei (Belgio, Danimarca, Austria, Svezia) tassano, anche pesantemente, la "termovalorizzazione" con l'esplicita motivazione di incentivare il riciclo e la riduzione alla fonte. Negli Stati Uniti queste sovvenzioni sono state abolite a partire dagli anni Novanta e da quella data la costruzione di inceneritori in USA si è bloccata.
Con la recessione e l’impoverimento dilagante anche nel nostro paese solo dei folli possono pensare di continuare a bruciare risorse quali sono i nostri rifiuti che altro non sono che plastiche, carta, legno, metalli…. se li bruciamo ci rimangono cenere, veleni e malattie: ne vale la pena? “Il riciclaggio di materiali raccolti alla fonte con buona differenziazione provoca minor impatto ambientale rispetto alla termovalorizzazione”: non lo hanno detto ambientalisti dell’ultima ora ma la “Confederation of European Waste-to–Energy Plant”, ovvero gli stessi gestori di impianti di incenerimento in uno studio commissionato nel 2004 e consultabile su www.cewep.com!

Con la raccolta porta a porta, il riciclo, il riuso quindi risparmio di risorse, posti di lavoro stabili, salute…. scusate, ma cosa aspettiamo ancora? A Novara, dove la raccolta porta a porta funziona da anni, le aziende agricole che ricevono i residui organici hanno visto aumentare fino al 25% le loro produzioni ed hanno di pari passo ridotto l’uso di fertilizzanti chimici.

Possibile che ci voglia tanto a capirlo, specie da noi, nella pianura padana, dove la desertificazione è ormai purtroppo qualcosa di più di un rischio incombente?

La campagna elettorale è partita alla grande, ma al di là delle chiacchiere i cittadini chiedono fatti e sul problema dei rifiuti hanno le idee molto chiare, la “cura” è: raccolta domiciliare porta a porta con tariffa puntuale (chi si comporta in modo più virtuoso deve essere premiato!) e trattamenti a basso impatto ambientale per la quota residua. Quando si chiariranno le idee anche politici ed amministratori? Siamo stanchi di aspettare: quando ai problemi ci sono soluzioni semplici e consolidate la pazienza è sempre troppa: cosa direste al medico che vi nega l’antibiotico se avete una broncopolmonite? Ormai non c’è più nulla da sperimentare e come con gli antibiotici la “cura” dei rifiuti va fatta a “dose piena” e non pressappoco, quindi “porta a porta” subito e per tutti!

Da anni e anni questo è quello che andiamo dicendo, a quest’ora tutta Forlì poteva avere raggiunto i traguardi di raccolta differenziata di Forlimpopoli, dimostrando la totale inutilità della triplicazione dell’inceneritore di HERA.

E sia chiaro per tutti: non ne possiamo più di vivere in un ambiente sempre più avvelenato e soprattutto di finanziare di tasca nostra chi l’avvelena!