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16 maggio 2009

2009/05/16 "Pd e Cgil uniti contro il carbone a TorreValdaligasud "

Tratto da Civionline .it

Pd e Cgil uniti contro il carbone a TorreValdaligasud

15/05/2009 20:24


Intervento del segretario del partito Clemente Longarini per dire no all’ipotesi di trasformazione del quarto gruppo
«Un progetto da respingere poiché causerebbe gravi patologie senza risolvere il problema occupazionale»
Incisivo Sandro De Paolis: «Tirreno Power farebbe meglio a parlare di quanto deve a Civitavecchia»


CIVITAVECCHIA - Non si placano le polemiche sull’ipotesi di riconversione del quarto gruppo di Tvs. Ad intervenire sul tema il coordinatore del Pd Clemente Longarini. «È intollerabile e insopportabile, - si legge in una nota - diciamo pure, una vera provocazione, che dopo aver imposto l’uso del carbone per l’intero ciclo produttivo di Tvn, adesso si pretenda di completare il massacro della salute e dell’ambiente imponendo il carbone anche per il IV gruppo di Tvs». Per il Pd il progetto è da respingere perchè oltre a produrre inquinamento e causare gravi patologie ai civitavecchiesi, non riuscirebbe a risolvere i problemi occupazionali.

«Anche a seguito del disarmo del cantiere Enel - scrive Longarini - negli ultimi tempi i problemi occupazionali hanno subito una drammatica accelerazione. Tali problemi non possono essere risolti ricattando i cittadini e facendogli ingoiare altro carbone. Di questo passo si sta facendo di Civitavecchia e del suo territorio “l’immondezzaio“ di Roma e del Lazio». Tirando le somme Longarini s’associa a quanto detto da Marco Piendibene nell’intervento alla conferenza programmatica sullo sviluppo. «Dal 1949 la città è succube di uno schema che prevede ad ogni crisi occupazionale la realizzazione di un nuovo impianto di produzione elettrica - concludono dal Pd - questa strategia non ci ha portato da nessuna parte».
Sulla stessa linea d’onda anche l’intervento della Direzione della Cgil di Civitavecchia: «Il nostro territorio - sottolineano dal sindacato - deve opporsi a tali progetti, che celano dietro temporanee soluzioni occupazionali, ulteriori e pesanti ipoteche sia su altri modelli di sviluppo possibili sia sulla salute dei cittadini». Per la Cgil, la crisi occupazionale generata dalla chiusura di quello che fu il ‘‘cantiere più grande d’Europa’’ era prevedibile: politici ed imprenditori debbono abbandonare sogni e ambizioni di vocazioni industriali per dare spazio all’economia della responsabilità e ad uno sviluppo sostenibile.
Dalla maggioranza Sandro De Paolis propone invece di accettare il dialogo con Tvs a patto che la società ripari prima i danni provocati alla città a seguito dei numerosi anni di servitù energetica. «Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire – sostiene De Paolis – il punto in questione sulla vicenda riguardante Tvs non è la riconversione del quarto gruppo. Il problema riguarda la sua dismissione che a distanza di anni non è ancora stata fatta. Anche perché - continua De Paolis - Tirreno Power a differenza dell’Enel, non ha stipulato ancora nessun accordo convenzionale con questo comune. Per quantificare il dovuto, che Tirreno Power dovrebbe corrispondere a questa città, bisognerebbe semplicemente sommare gli introiti che essa ha ottenuto negli anni, anche per mezzo del quarto gruppo che doveva essere già dismesso».

Mat. Mar.

15 maggio 2009

2007/05/14 "Diossina killer a taranto.DEDICATO AL MINISTRO PRESTIGIACOMO"






Tratto dal Blog del "Comitato per Taranto"

Solo le Pecore ?

DEDICATO AL MINISTRO PRESTIGIACOMO

Il servizio del tg norba è un esempio lampante della reale situazione dell'inquinamento da diossina che circonda il territorio dell'ilva di taranto. sarebbe opportuno che il ministro dell'ambiente ...

Guarda il video Diossina killer a taranto

14 maggio 2009

2009/05/10 Saluti da "Tirreno Power “UN PAESE NEL VERDE A DUE PASSI DAL MARE...".


"QUILIANO UN PAESE NEL VERDE.....
A DUE PASSI DAL MARE
"
come recita il cartello pubblicitario


OPPURE


"Tirreno Power..... UN PAESE NEL VERDE
A DUE PASSI DAL MARE
"
come lascia intendere il "totem" che dà il benvenuto in questo paese?

Ecco il biglietto da visita, l'enorme pubblicità che segna l'ingresso nel Comune di Quiliano per chi proviene da Vado Ligure. Il "totem" ci ricorderà ogni giorno, caso mai qualcuno riuscisse a dimenticarlo, l'esistenza di questo colosso energetico, che manifesta in modo "trionfalistico" la sua presenza sul nostro territorio.
Crediamo inoltre che lo slogan "crescere insieme" non dovrebbe significare farci subire le loro scelte, ma contemperare almeno il legittimo desiderio che la nostra comunità territoriale non sia identificata con "la centrale a carbone" attiva sul nostro territorio (con le inconfutabili ripercussioni sul nostro ambiente).
L'auspicio è che questo nostro sincero turbamento sia percepito soprattutto da coloro che hanno "autorizzato" tale mega pubblicità sul suolo comunale.

2009/05/14 "Ultima iniziativa di DONNE ILLUMINATE"

Tratto da "Uomini Liberi"
Ultima iniziativa di DONNE ILLUMINATE: apparso uno striscione in via Nizza
all'altezza del Camping Charlie.

2009/05/14 "Buone in pratica! La relazione di Patrizia Gentilini alla Conferenza ISDE"

Tratto da Blogolandia
Relazione tenuta alla Conferenza Programmatica ISDE Italia
3/5 aprile Salsomaggiore (Pr)

Patrizia Gentilini

“Parlare di “Buone Pratiche” mi riporta immediatamente alla mente i tempi dei “fioretti”, ovvero di quelle buone intenzioni che, in una infanzia ormai lontana, costellavano alcuni periodi specifici dell’anno: la Quaresima, l’attesa del Natale, l’avvicinarsi di qualche ricorrenza…. momenti in cui era raccomandabile e presumibilmente vantaggioso essere- o quanto meno apparire- più buoni e virtuosi.

Così ,parlare di “Buone Pratiche”, se da un lato ha il buon sapore delle cose antiche, dall’altro mi è sempre apparso qualcosa di posticcio, fatto tanto per fare, uno dei tanti fiori all’ occhiello che ogni tanto fa comodo indossare.

Questa sensazione è, a mio avviso, ancor più vera, se riferito alle Pubbliche Amministrazioni che, specie in periodo pre-elettorale, si fregiano di praticare comportamenti virtuosi per promuovere la propria immagine e guadagnarsi magari qualche merito.

Tanto per rimanere nel paragone floreale le Buone Pratiche, in questo caso, appaiono come discrete gardenie all’occhiello, ma, ancor più spesso, somigliano a ghirlande di vistosi girasoli… quasi a nascondere le toppe del vestito per fare dimenticare agli sventurati cittadini le troppe marachelle combinate. Fortunatamente però non sempre le cose stanno in questo modo e le Buone Pratiche possono anche essere non estemporanei abbellimenti di un vestito ormai irrimediabilmente fuori moda, ma i piccoli frutti di una pianta dimenticata ma che lentamente sta radicandosi.

Questa pianta che sta sempre più fortunatamente “infestando ” il nostro tempo trova le proprie radici in una visione del mondo che è antitetica a quella che fino ad ora è andata per la maggiore, ovvero la filosofia della crescita senza limiti e di un PIL senza confini.

Questa innovativa filosofia della decrescita e del BIL ( Benessere Interno Lordo), al posto del PIL (Prodotto Interno Lordo) si trova, a mio avviso, magistralmente espressa nel bellissimo discorso di Robert Kennedy del 18 marzo 1968 che di seguito riporto:

Leggi tutto l'articolo

11 maggio 2009

2009/05/11 "GIUSTIZIA.dopo le parole di denuncia dell'On.Tidei sull'incredibili vicende di Civitavecchia, intervento dei medici"



Tratto da Unonotizie
Il Coordinamento dei Medici invia una lettera aperta all'Onorevole Pietro Tidei come commento a quella da lui recentemente inviata all'Amministratore Delegato Enel

Onorevole Pietro Tidei,

la lettera che Lei ha inviato all’Amministratore Delegato dell’Enel contiene gravi denunce di interesse pubblico.

Esse provocano in noi osservazioni critiche che intendiamo far conoscere a Lei, alla cittadinanza e alle Istituzioni di garanzia e di controllo democratico.

Noi del Coordinamento Medici-Farmacisti e Biologi conosciamo vita (nel 1949 nasceva la prima centrale a carbone a Fiumaretta), morte (“violenta” per Fiumaretta, che esplose, ma “eutanasica” per TVN ad olio combustibile, dismessa perché troppo inquinante e costosa) e miracoli (quello del carbone “pulito” di TVN e dei suoi filtri a manica efficienti al 99%!).

Siamo felici che adesso Lei – seppure con qualche annetto di ritardo – dimostri di conoscere le drammatiche realtà sanitarie e ambientali, tanto da asserire categoricamente:l’Enel da sessant’anni opera qui… danneggiando irreparabilmente l’ambiente, causando il diffondersi di malattie dell’apparato respiratorio e di allergie i cui livelli di espansione sono registrati con preoccupazione dalla Regione Lazio”.

Poi, forse temendo di essere stato poco esplicito, Lei ricorda all’a.d. dell’Enel che “la città ha pagato e sta pagando per le conseguenze insalubri e malsane che ne ha subito”. Lei non si sarà limitato ad informare il Ministro Scaiola e il Governatore Marrazzo, ma avrà certamente inviato contestuale denuncia al Procuratore della Repubblica dr. Amendola, ravvisandosi nei fatti da Lei esposti elementi penalmente rilevanti… Fatti che vanno sì posti in capo all’Enel, ma coinvolgono TUTTE le Istituzioni deputate alla tutela della salute e dell’ambiente.

Se quanto da Lei asserito (tardivamente) è così eclatante e dimostrato, TUTTI i Sindaci del Comprensorio, i Commissari prefettizi, i Responsabili dei servizi di controllo ambientale delle ASL e della Regione, gli Organi di polizia giudiziaria etc. sarebbero responsabili di miopia, disattenzione e imprevidenza.

Non bastarono e non bastano, a quanto pare, le note di allarme sanitario che professionisti della salute quali noi siamo, inutilmente da tempo levarono e levano riguardo al vulnus inferto all’art. 32 della Costituzione Italiana.

Oltretutto, non godendo dell’immunità parlamentare né disponendo di sovvenzioni statali, fummo e siamo esposti a ritorsioni economiche da parte dei protagonisti dell’impatto ambientale esasperato e patogenetico.

Confidiamo che adesso Lei – principale garante politico del nostro territorio e fruitore dell’immunità parlamentare – trovi il coraggio civico di denunciare le malversazioni subite da queste Sue e nostre popolazioni, facendo anche, perché no?, ammenda, per la Sua parte autodenunciandosi, in quanto più volte Sindaco di Civitavecchia e di Santa Marinella e per anni membro dell’ufficio legale dell’Enel.

Da parte nostra, tenuti al rispetto dell’art. 5 del nostro Codice deontologico, non desisteremo dalla lotta per la difesa della salute e degli equilibri ambientali del nostro comprensorio, consapevoli dell’alta funzione civica del nostro movimento apolitico e apartitico.

Il Coordinamento dei Medici – Farmacisti - Biologi per la difesa di salute e ambiente

2009/05/12 Taranto, una città violentata, un giornalista vero.

Taranto, una città violentata, un giornalista vero.

Tratto dal Blog del Comitato per Taranto

«Un giorno, però, qualcuno ha cominciato a guardare il cielo con una maggiore curiosità, poi con un più forte sospetto, infine con rabbia. Le nuvole non erano mai state tutte uguali come sembravano adesso, ecco qual era la novità sotto il sole di Taranto. Perché dentro quelle nuvole di cui nessuno si era mai accorto, o che nessuno aveva mai voluto vedere, si annidava un nemico che fa paura solo a nominarlo.» (Da Carlo Vulpio, La città delle nuvole. Viaggio nel territorio più inquinato d'Europa, Edizioni Ambiente, 2009 - pagine: 160 - euro 14,00 - ISBN 978-88-96238-06-6)

Un mostro ecologico tiene sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro una città intera. È enorme, potente e pericoloso per la salute di chi vi abita intorno. È il centro siderurgico che si innalza alle porte di Taranto, ma sarebbe meglio dire che “occupa” la città, un’anomalia tutta italiana.
Un viaggio nel territorio più inquinato d’Europa, attraverso la voce dei suoi protagonisti: inserti di una vita vissuta pericolosamente, in un clima segnato da omertà politica, rapporti occultati, vessazioni e omesse denunce. Rilevazioni contraffatte e rivelazioni scomode. E poi morti, tanti, quanti non ci si aspetterebbe, evaporati nel silenzio della città delle nuvole.
“C’è un diritto nella nostra Costituzione, che è assoluto e non accetta contemperamenti e limitazioni, ed è il diritto alla salute”. Ma Taranto non può fare a meno dell’industria, perché l’industria crea lavoro. Anche quando le sue emissioni inquinano oltre ogni misura, inondando la città con un fatale miscuglio di veleni: policlorobifenili, benzoapirene, emissioni radioattive, mercurio e, naturalmente, diossina, così tanta da far impallidire il caso Seveso. Un disastro ambientale con conseguenze dirette sulla salute di persone e animali.
Tra politici assenti quando non troppo presenti –, sospetti e scandali annunciati, l’inchiesta di Carlo Vulpio persegue la “scellerata” ricerca della verità, supportato solo dalle attività di una società civile sempre più consapevole, nel (quasi) silenzio dei mezzi di informazione.
Perché, almeno fino a oggi, protocolli e atti d’intesa non sono serviti a chi l’acciaieria – e gli altri stabilimenti del polo industriale – la respira quotidianamente.

Nonostante testimonianze, interrogazioni parlamentari, processi e condanne, il campionario delle vittime non accenna a diminuire: i malati di leucemia del quartiere Tamburi; fumatori incalliti di undici anni; donne e uomini sopraffatti dalla diossina; masserie svuotate; interi allevamenti di bestiame sterminati. Tutto questo, e altro ancora, senza troppi allarmismi.

09 maggio 2009

2009/05/09 "L’acqua di Napoli vietata ai militari USA. E ai napoletani?

Tratto da Terranauta
Di Marco Cedolin
Resi noti i risultati di uno studio sanitario commissionato dalla Marina statunitense di Napoli sullo stato di avvelenamento del suolo e dell’acqua in Campania. Ancora una volta le indagini vengono avviate da soggetti esteri mentre le autorità sanitarie italiane continuano a tacere.

Stanno facendo discutere i risultati, resi noti una settimana fa, di uno studio sanitario commissionato dalla Marina statunitense di Napoli e realizzato nello corso del 2008. Le analisi messe in atto in 130 abitazioni, sparse su un’area di 395 miglia quadrate nelle province di Napoli e Caserta, hanno rilevato in 40 di esse un rischio definito “inaccettabile” a causa dell’elevata concentrazione (notevolmente superiore ai limiti consentiti) di “componenti organiche volatili”. Tali sostanze chimiche che evaporano a temperatura ambiente, sembrano essere penetrate all’interno delle abitazioni attraverso l’acqua (dei pozzi e degli acquedotti) e possono venire assorbite dall’uomo non solamente ingerendo l’acqua contaminata, ma anche per inalazione e per via cutanea.

Oltre alle componenti organiche volatili individuate in quantità preoccupanti, principale delle quali il tetracloroetene generalmente utilizzato nella produzione di solventi, le analisi hanno evidenziato anche la presenza generalizzata di arsenico che in alcuni casi nell’acqua ha superato di 180 volte i livelli limite. I pericoli per la salute umana, determinati dalla concentrazione dei composti chimici, sono potenzialmente molto elevati e vanno da un banale giramento di testa al danneggiamento dei tessuti epatici, renali e del sistema nervoso centrale, alla compromissione del sistema immunitario, alle malformazioni fetali, al rischio di patologie tumorali.

Le amministrazioni locali e le autorità sanitarie italiane, peraltro mai informate ufficialmente della cosa, non sembrano avere preso molto sul serio la questione e non hanno finora richiesto copia dei dati dell’indagine. Ben più seriamente al contrario sembra avere interpretato i risultati la Marina statunitense, che ha deciso l’avvio di una seconda analisi che terminerà a fine 2009 e andrà ad interessare altre 210 abitazioni occupate da personale statunitense in una vasta area che comprenderà sempre le province di Napoli e Caserta.

Curiosamente la maggior parte delle inchieste concernenti lo stato di avvelenamento del suolo e dell’acqua in Campania continuano ad arrivare dall’estero. Già nel 2004 fu l’autorevole rivista The Lancet Oncology a definire “triangolo della morte” la zona compresa fra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, nell’ambito di un’inchiesta concernente l’altissima incidenza di patologie tumorali presente nel territorio, dopo due inchieste condotte dalla rivista Newsweek che avevano portato alla luce i devastanti effetti delle innumerevoli discariche illegali di rifiuti tossici presenti in loco.

Adesso è la volta della Marina statunitense, mentre le autorità sanitarie italiane continuano a tacere.

Tratto da "LA nuova ecologia.it"
«In Campania falde inquinate»
La Marina Usa sposta 17 famiglie

Un dossier del centro di Salute Us Navy, della Marina Usa, ha confermato l'inquinamento delle falde acquifere di una ampia parte di territorio campano, compresa fra Castel Volturno, Caserta e Napoli. L’allarme era scattato lo scorso autunno, arriva adesso la conferma dalle analisi scientifiche elaborate dai tecnici fatti arrivare appositamente da Oltreoceano. I dati sono però contestati dalla Asl e dalla Agenzia regionale dell'ambiente, l'Arpac. Secondo le analisi effettuate dalla Us Navy, l'acqua contiene quantità di tetracloroetilene, coliformi totali (inclusi coliformi fecali ed escherichia coli) e nitrati di molto superiori alla norma....
"Da parte loro c'è un allarmismo ingiustificato - replica il direttore dell'Arpac Luciano Capobianco - l'acqua è assolutamente sicura. Diverso invece è il caso di quelle abitazioni allacciate non all'acquedotto, ma ai pozzi". Secondo Capobianco, gli americani usano parametri diversi da quelli previsti in Europa nelle valutazioni: "Dalle nostre analisi l'acqua è sicura, e non presenta assolutamente problemi. Io ad esempio bevo quella del rubinetto". Lo studio Usa sarà pubblicato nei prossimi giorni e inviato alla Protezione civile e agli assessorati all'Ambiente e alla Salute.Leggi tutto l'articolo

CONSIDERAZIONE Di" Uniti Per la Salute": COME AL SOLITO IN ITALIA E' TUTTA UN'ALTRA MUSICA...........CON PARAMETRI ASSOLUTAMENTE DIVERSI ..............e guarda caso sempre meno restrittivi.
CI SONO SEMPRE I SOLITI ALLARMISMI INGIUSTIFICATI...............
Quando mai cresceremo .E apriremo gli Occhi.

2009705/09 2Partono i lavori per l’inceneritore del Gerbido.Torino,"

Tratto da Terranauta
Partono i lavori per l’inceneritore del Gerbido
A Torino, qualche settimana fa, l’impresa incaricata della costruzione del megainceneritore del Gerbido ha provveduto a cintare con paletti e nastro l’area che sarà oggetto del cantiere, nonché a “bonificarla”, semplicemente dando alle fiamme l’ingente quantità di rifiuti che erano stati scaricati abusivamente nel corso degli anni, fornendo in questo modo agli abitanti della zona un piccolo anticipo di quanto accadrà quando l’impianto entrerà in funzione.

Il nuovo megainceneritore del Gerbido (Torino) sorgerà al confine del territorio comunale di Grugliasco, a meno di 2 km dall’Ospedale San Luigi di Orbassano, specializzato in pneumologia, in una zona già oggi pesantemente inquinata a causa del traffico e degli insediamenti industriali.


L’impianto sarà in grado d’incenerire 421.000 tonnellate di rifiuti/anno ma la capacità massima arriverà a 579.000 tonnellate/anno.

Nelle intenzioni dei progettisti il nuovo megainceneritore del Gerbido dovrà essere il precursore di una nuova filosofia in grado di reinterpretare il ruolo delle strutture deputate all’incenerimento in chiave di attrazione turistica.

Nell’intento di perseguire la sua vocazione “turistica” l’inceneritore, il cui costo previsto è di 311 milioni di euro, avrà peculiarità architettoniche fuori dall’ordinario, nonché la “firma” dei disegnatori del centro Stile Bertone. Il visitatore si muoverà fra ampie vetrate, pareti dalle linee verticali, colori chiari alternati con l’arancione ed il giallo che compongono il logo della TRM, la società pubblica che gestirà l’impianto.

Il camino di emissione sarà alto 120 metri e sulla sua sommità sarà collocata una torre di osservazione dalla quale, oltre la cortina fumogena, i turisti saliti fino lì attraverso un ascensore panoramico trasparente potranno ammirare la città ed il panorama circostante. Per rendere maggiormente fascinosa l’ambientazione, il camino sarà inoltre avvolto in una superficie di vetro sulla quale scorrerà un velo d’acqua suddiviso in due rami che scenderanno a cascata fino ad un laghetto squadrato realizzato ai piedi dell’edificio. A suggellare lo spirito della struttura collocato a metà fra tecnologia e parco dei divertimenti ci sarà anche un “giardino d’inverno” situato nella palazzina degli uffici e visibile dall’esterno attraverso l’ampia vetrata.

In realtà, il megainceneritore del Gerbido - svestiti i panni d’improbabile attrazione turistica - non sarà in grado d’interpretare nulla e si limiterà ad emettere fumi velenosi come fanno da tempo tutti gli altri impianti d’incenerimento dei rifiuti.

Dissiperà oltre un milione di metri cubi d’acqua l’anno destinati al suo sistema di raffreddamento, praticherà l’eutanasia del sistema di raccolta differenziata in città - necessitando di un’enorme quantità di rifiuti dall’alto potere calorifero che ne garantiscano il funzionamento – e produrrà energia elettrica emettendo nell’atmosfera quantitativi di CO2 doppi rispetto ad una centrale a gas naturale di eguale potenza.

Le reali conseguenze dell’impianto sull’ambiente e sulla salute degli abitanti che vivono nell’area soggetta alle emissioni saranno di notevole entità, come ampiamente dimostrato dagli studi aventi per oggetto impianti assimilabili e dal fatto che TRM abbia già stanziato ben 30 milioni di euro per interventi di “compensazione ambientale” da mettere in atto nei comuni interessati dalla ricaduta dei fumi dell’inceneritore. Occorre tenere conto che, oltre all’Ospedale San Luigi, nelle immediate vicinanze dell’impianto operano alcune aziende alimentari (Abit, Centro Agro Alimentare) meccaniche e chimiche e che, ad una distanza di 1,2 km dal forno inceneritore, dovrebbe sorgere una struttura clinica di 162.000 metri quadrati, facente parte del progetto regionale di Città della Salute che sarà costruita sul terreno di una discarica per rifiuti tossico – nocivi recentemente bonificata, ma ancora priva della certificazione di bonifica.

Tali conseguenze sulla salute umana probabilmente non verranno però mai rese note e neppure misurate, dal momento che le autorità si sono già premurate affinché nulla possa turbare il futuro del megainceneritore, facendo si, come spesso avviene in Italia, che controllato e controllore convivano in realtà all’interno di un unico soggetto.
La Trattamento Rifiuti Metropolitani (TRM) è infatti una società pubblica di proprietà dei comuni ed i soggetti che hanno definito la necessità di costruire l’impianto e lo hanno affidato a TRM sono gli stessi che conducono la procedura di compatibilità ambientale e che successivamente avranno specifici compiti di controllo e intervento sull’impianto stesso nel caso di malfunzionamenti o problemi.

2009/0%/09 "Etta Ragusa, una di noi!COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO PER TARANTO


Tratto dal Blog del Comitato per Taranto
Etta Ragusa, una di noi!

COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO PER TARANTO

Il fatto:
Etta Ragusa, ambientalista, ha consegnato alla Procura della Repubblica di Taranto atti e documenti relativi a probabili reati. Su tali reati indagava altro Procuratore. L’autore dei probabili misfatti si è querelato (come ha saputo della consegna dei documenti?). Etta Ragusa è stata incriminata per aver pubblicato (consegnare a un Pubblico Ministero è pubblicare?) atti e documenti di un procedimento penale di cui era vietata la pubblicazione (come fa un cittadino a sapere se esiste già procedimento in corso? La morale potrebbe essere: lasciate perdere).

Abbiamo bisogno di pensare che il rinvio a giudizio di Etta Ragusa rappresenta la volontà di un giudice illuminato di non mettere a tacere nella ovattata realtà di un’udienza preliminare, un avvenimento che deve diventare invece caso esemplare di civico comportamento.
Anche un procuratore che avesse chiuso la vicenda con un frettoloso proscioglimento avrebbe fatto torto a Etta Ragusa e alla causa per cui si batte da decenni.
Questo avvenimento non può e non deve essere ammantato di silenzio.
Rinviare a giudizio una cittadina che informa scrupolosamente la Procura della Repubblica di reati contro la salute pubblica è evento che deve essere gridato al Paese intero. L’Italia deve sapere che fornire atti e documenti relativi ad un reato è comportamento encomiabile e che non si corre alcun rischio di essere perseguiti.
A nessun cittadino deve esser chiesto: ma è certo che intanto non ci sia già un procedimento penale? Con quali strumenti un cittadino deve verificare se tale reato è già oggetto di attenzione della Magistratura? Un cittadino non è un investigatore. Avuta notizia del possibile reato deve informare, senza esitazioni, chi è invece deputato a verificarne la fondatezza.
Siamo certi che con il rinvio a giudizio di Etta Ragusa si vuole invece additare all’opinione pubblica i soliti furbetti delle ecomafie, i dispensatori di bustarelle, i responsabili di malattie e di morte.
La dignità di un dibattimento giudiziario restituirà senso e valore nuovi a questi avvenimenti.
Etta Ragusa è per noi magistrale esempio di impegno, di onestà e di dedizione ad una causa. Vorremmo che le giovani generazioni adottassero i suoi modelli di comportamento senza il timore di poter incappare nei rigori della legge.
Questo chiediamo ai giudici; indicare ai giovani un esempio e additare all’opinione pubblica chi vergognosamente chiede alla giustizia di ammantare di silenzio le proprie malefatte.
La portata della partita in gioco è enorme. Chi riveste il ruolo di informatore della pubblica opinione colga l’occasione per un chiaro monito che travalichi la nostra circoscritta realtà territoriale

Per approfondire:
.WWW:vigiliamoperladicarica

08 maggio 2009

2009/0%/08 "Italiani preoccupati per ambiente, rifiuti ed effetto serra.


Tratto da Adnkronos
E' quanto emerge dal rapporto dell'Eurispes presentato ieri

Italiani preoccupati per ambiente, rifiuti ed effetto serra. E la differenziata è sempre più un'abitudine

A seguire l'inquinamento atmosferico e la questione energetica, mentre il dissesto idrogeologico viene considerato una problematica del tutto marginale. Per far fronte alle emergenze la larga parte dei cittadini si è detta disposta ad adottare maggiori accortezze e modificare le proprie abitudini

Roma, 7 mag. (Adnkronos/Ign) - La gestione dei rifiuti rappresenta attualmente l'emergenza ambientale sulla quale occorre maggiormente intervenire. Ad esserne convinto è il 30,8% degli italiani. Ma anche l'effetto serra e il riscaldamento del pianeta sembrano preoccupare molto i cittadini (24,8%), insieme all'inquinamento atmosferico (19,9%) e alla questione energetica (16,4%) mentre il dissesto idrogeologico viene invece considerato una problematica del tutto marginale (5,3%). Irrisoria, infine, la percentuale di quanti ritengono che non sussistano problemi ambientali gravi (0,9%). E' quanto emerge dal rapporto dell'Eurispes presentato al convegno sul tema 'Il nucleare in Italia tra referendum e nuove proposte', promosso dalle facoltà di Scienze della Comunicazione e di Sociologia.

Se il riscaldamento del pianeta e le problematiche ad esso connesse sono avvertite in egual misura nelle differenti aree geografiche come un pericolo, l'emergenza rifiuti sembra invece preoccupare soprattutto chi abita nelle regioni del Sud (44,7%) e in quelle dell'Italia centrale (32,7%). Di contro, si sentono più sensibili rispetto al problema energetico gli intervistati residenti nel Nord-Ovest (21,7%) e nel Nord-Est (19,3%).

Tra i più giovani il riscaldamento del pianeta viene indicato in misura maggiore rispetto alle altre classi d'età come tematica urgente. Il 30,8% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni di età, infatti, indica questo fenomeno come principale allarme ambientale, a fronte del 24,6% degli appartenenti alla fascia d'età compresa tra i 25 e i 34 anni e del 24,2% dei 35-44enni. Gli over 65 mostrano invece minore preoccupazione (20,6%); questi ultimi piuttosto considerano particolarmente rilevante la questione dei rifiuti (35,6%). Far fronte tempestivamente all'inquinamento dell'aria rappresenta una priorità soprattutto per i 45-64enni (21,6%) e per gli over 65 (26,7%). Porre rimedio alla questione energetica vede interessati più di tutti i giovani dai 25 ai 34 anni (22,4%), mentre questa tematica fa registrare un sostanziale disinteresse degli ultrasessantacinquennni (7,8%).

La larga parte dei cittadini, ben l'80,4%, ha affermato di essere abbastanza (47,1%) e molto (33,3%) disposto ad adottare maggiori accortezze e modificare le proprie abitudini. Nelle isole si registra la più alta percentuale di coloro che si dichiarano molto favorevoli a fare sacrifici per migliorare la qualità dell'ambiente (33,3%), anche se, accorpando le risposte positive (molto-abbastanza), risulta essere il Nord-Est, con l'83%, l'area geografica nella quale i cittadini dimostrano una maggiore disponibilità. Molto orientati a un cambiamento delle proprie abitudini risultano inoltre essere i 35-44enni (37,2%) insieme ai 45-65enni (37%); lo sono abbastanza soprattutto i giovanissimi dai 18 ai 24 anni (48,6%). Questa stessa fascia d'età, d'altronde, è quella che più di tutte si dichiara per nulla disposta a fare sacrifici (4,1%).

La diffusione e il ricorso alla raccolta differenziata dei rifiuti presso le famiglie italiane fanno registrare dati confortanti. Infatti, nonostante permanga un numero abbastanza consistente di quanti non hanno ancora questa abitudine (19,9%), il 78,3% dei cittadini provvede quotidianamente e con diligenza a dividere per tipologia i rifiuti prodotti all'interno delle mura domestiche.

Occorre comunque sottolineare il fatto che le modalità di raccolta differenziata variano nelle diverse aree del nostro Paese e che, comunque, alcune zone risultano essere più problematiche o carenti dal punto di vista del numero dei contenitori, oppure semplicemente sprovviste di un sistema di raccolta innovativo e più facilmente fruibile. Ne è evidenza il fatto che siano proprio le regioni nelle quali i metodi di raccolta risultano maggiormente avanzati e diffusi quelle in cui si annovera una larga percentuale di utenti che adottano questa pratica: l'88,2% al Nord-Est e l'84,3 al Nord-Ovest, contro il 76,7% del Sud, il 76,6% del Centro e il 58,4% delle Isole.

07 maggio 2009

2009/05/07 "Cerano, carbone e territorio:Suoli agricoli intorno a Cerano, la Regione sollecita il Ministero dell'Ambiente


Cerano, carbone e territorio
(Vicino a Brindisi sorge la centrale a carbone dell'Enel di Cerano: la centrale "Federico II".)
Suoli agricoli intorno a Cerano, la Regione sollecita il Ministero dell'Ambiente

La Regione e gli Uffici del Commissario all’emergenza ambientale hanno presentato al Ministero dell’Ambiente un report, il terzo, di analisi di rischio dei suoli di Cerano oggetto dell’ordinanza sindacale che proibisce la coltivazione e la commercializzazione dei prodotti.
Questo documento è accompagnato dalla richiesta urgente di una Conferenza dei servizi ministeriale finalizzata allo sblocco della situazione.
Infatti l’analisi dei rischi compiuta dal Commissario attraverso le competenze di ARPA e dell’Università di Lecce attesta la possibilità di coltivazione nell’area di colture no-food, cioè coltivazioni energetiche e piantumazione di alberi (ad esempio eucalipti) che in parte possono essere venduti come piante ornamentali.
La Conferenza dei Servizi sbloccherà la situazione e consentirà all’Amministrazione Comunale di ritirare la propria ordinanza.
Spetta quindi al Ministero dell’Ambiente rispondere tempestivamente alla sollecitazione della Regione e consentire così la ripresa dell’attività economica e la realizzazione dell’accordo che l’Assessorato alle Risorse Agricole ha avviato anche con ENEL per fornire ristoro agli agricoltori.
L’Assessore all’Ecologia Losappio rivolge perciò “una sollecitazione al Ministero affinché non si disperda nel tempo la sollecitudine con cui la Regione ha affrontato l’emergenza del settore agricolo”. (pressregione)

06 maggio 2009

2009/05/06 "La Corte Ue: se richiesto c´è l´obbligo di comunicare le ragioni che hanno spinto all´esclusione della Via"

di Eleonora Santucci
Tratto da Greenreport

LIVORNO. Quando uno Stato comunitario stabilisce di non sottoporre a valutazione d’impatto ambientale (Via) un determinato progetto non deve necessariamente esprimere le ragioni per cui la Via è stata esclusa. Certo, deve motivare la sua scelta nel senso che la decisione deve contenere o ricomprendere tutti gli elementi necessari per poter controllare che essa si fondi su una verifica adeguata e conforme ai requisiti posti dalla disciplina comunitaria (direttiva 85/337).

Però, se una singola persona lo richiede l’autorità competente ha l’obbligo di comunicare le ragioni per le quali la decisione è stata assunta. Ossia deve comunicare le informazioni e i documenti pertinenti in risposta alla richiesta formulata, tali “da consentire al cittadino di valutare l’opportunità di presentare un ricorso avverso tale decisione”.

Lo sostiene la Corte di Giustizia europea chiamata in causa dalla Court of Appeal del Regno Unito sul progetto per la costruzione di un’unità ospedaliera su un terreno sito in ambiente rurale nell’area di particolare bellezza naturale di Nidderdale, terreno su cui sorgeva una ex base navale. Il Governo britannico ha adottato infatti una decisione in base alla quale si riteneva superflua una valutazione dell’impatto ambientale: sostenne che dal progetto, data la sua natura, la sua entità e ubicazione, non sarebbero derivate conseguenze significative per l’ambiente. Ma non addusse motivazioni più specifiche.

La normativa comunitaria introduce i principi generali di Via per progetti pubblici e privati che possono avere un impatto rilevante sull’ambiente, allo scopo di completare e coordinare le procedure di autorizzazione dei progetti stessi. Ed è la stessa normativa comunitaria che prevede quando i progetti (elencati nell’allegato I della direttiva 85/337) sono obbligatoriamente sottoposti a una tale valutazione e quando non lo sono (elencati nell’allegato II). In quest’ultimo caso i progetti devono essere assoggettati alla valutazione solo quando possono avere un impatto ambientale importante. Per questo gli Stati membri hanno un margine discrezionale (anche se tale margine discrezionale trova il proprio limite nell’obbligo degli Stati di sottoporre ad una simile valutazione i progetti idonei ad avere un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione). Le autorità nazionali competenti, dunque, devono svolgere un esame specifico al fine di stabilire se si debba procedere ad una Via.

A tale proposito la Corte di giustizia europea si è già pronunciata e proprio contro l’Italia (sentenza del 10 giugno 2004). In tale occasione specificò che una decisione con la quale l’autorità nazionale competente consideri che le caratteristiche di un progetto non richiedano che esso sia sottoposto a una valutazione dell’impatto ambientale deve contenere o essere accompagnata da tutti gli elementi che consentano di controllare che essa è fondata su una previa verifica adeguata, effettuata secondo i requisiti posti dalla direttiva Via. La decisione, dunque, deve contenere o essere accompagnata da tutti gli elementi che consentano il controllo.

In detta sentenza però si trattava dell’obbligo di accertarsi che un progetto non necessiti di valutazione prima di assumere la decisione di esentarlo dalla stessa e non della questione sollevata dalla Court of Appeal. Ossia del fatto che la decisione di non sottoporre un progetto ad una Via debba contenere essa stessa le ragioni per le quali l’autorità competente ha deciso di non farla.
Però i singoli interessati, come del resto le altre autorità nazionali coinvolte, devono poter far garantire l’osservanza di tale obbligo eventualmente in sede giurisdizionale.

E tale esigenza – secondo la Corte - può tradursi nella possibilità di presentare un ricorso direttamente contro la decisione di non effettuare una Via. Perché si tratta di assicurare la tutela effettiva di un diritto fondamentale. E dunque bisogna anche che le persone interessate possano difendere tale diritto nelle migliori condizioni possibili e che a esse sia riconosciuta la facoltà di decidere, con piena cognizione di causa, se sia utile adire il giudice. E’ per questo che l’autorità nazionale competente ha l’obbligo di fare loro conoscere i motivi sui quali è basato il suo rifiuto.

2009/05/06 Per lo Stato gli inceneritori sono innocui


Tratto da La Voce dell'emergenza


Nessun pericolo viene dagli inceneritori. Questo dice lo Stato. Il 21 maggio 2008 è stato approvato il “Piano di intervento operativo sulla salute per l’emergenza rifiuti in Campania”, presentato dal Ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e dal Sottosegretario con delega alla salute, Ferruccio Fazio. Dal Piano si legge che
“La presenza di cumuli di rifiuti arreca grave disagio alla popolazione, ma non rappresenta una fonte di immediato rischio infettivo”,
poi si legge che
“È vero anche che l’abbandono incontrollato di rifiuti in discariche abusive può causare la contaminazione del suolo e delle falde idriche superficiali”,
ed infine si legge che
“Gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti” .Non solo ma si sostiene che “Per quanto riguarda l’intossicazione da diossine, il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano““.
Questa affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine. Dai documenti ufficiali Europei ( dati dell’ inventario della Commissione Europea, rapporto finale del 31.12.2000, 3° volume, pag 69 http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf ) risultano i seguenti dati per l’Italia: Leggi tutto

05 maggio 2009

2009/05/05 " Centrali termoelettriche e nanopatologie"


martedì 5 maggio

Centrali termoelettriche e nanopatologie

AUTORE DEL L'ARTICOLO

Aldo Ficara
Laureato in ingegneria elettrotecnica presso l’università di Pisa.

Ultimamente, dopo l’accordo Berlusconi-Sarkozy, si è parlato spesso di centrali termonucleari, non focalizzando sufficientemente, a livello di pianificazione energetica, i problemi ambientali delle già progettate centrali termoelettriche a gas naturale, tecnicamente denominate Ngcc (Natural Gas Combined Cycle).

Con il meccanismo attivato in Italia della liberalizzazione del mercato dell’energia, si è assistito negli ultimi anni alla presentazione di numerose proposte di impianti termoelettrici a gas metano, caratterizzati da cicli combinati e cogenerativi, che si aggiungeranno agli esistenti impianti funzionanti con altri combustibili. In generale, le centrali termoelettriche sono caratterizzate da una caldaia, alimentata automaticamente dal deposito che contiene il combustibile e attraversata da una serpentina nella quale circola l’acqua.

L’acqua, grazie alla combustione e all’energia termica conseguentemente creata, è riscaldata fino a circa 300°C trasformandosi in vapore; in seguito il vapore è ulteriormente riscaldato fino oltre i 450°C, acquisendo una notevole pressione. Il vapore, con queste caratteristiche di temperatura e pressione, è convogliato sulla turbina, dove cede la sua energia cinetica facendo ruotare la stessa. La turbina a sua volta, collegata all’asse dell’alternatore lo trascina in rotazione.

Nell’alternatore, in base al fenomeno dell’induzione elettromagnetica, l’energia meccanica trasmessa dalla turbina, è trasformata in energia elettrica. L’energia elettrica prodotta dall’alternatore è trasmessa al trasformatore che ne innalza la tensione, per evitare perdite, prima di immetterla nella rete di distribuzione. Il vapore che esce dalla turbina, escluse le centrali turbogas a ciclo aperto, è riportato allo stato liquido nel condensatore e ripompato nella caldaia. Il camino della centrale termoelettrica, infine, espelle nell’atmosfera i fumi della combustione.

I produttori di energia termoelettrica dicono, riferendosi ai fumi della combustione, che è un processo molto importante, infatti, i fumi prima di essere rilasciati in atmosfera, devono essere opportunamente filtrati, per ridurre le emissioni inquinanti. Affermano, inoltre, che dalle centrali termoelettriche i fumi escono dopo aver subito un minuzioso processo di depurazione per garantire che l’inquinamento dell’aria sia veramente ridotto a valori inferiori ai limiti di legge. Questi limiti di legge sono dettati dai decreti sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) scaricabili dal sito del Ministero dell’Ambiente, pertanto nei progetti per le nuove centrali Ngcc si dovrebbero menzionare oltre le polveri PM10 anche le PM2,5, ma soprattutto le PM0,1 come inquinanti di rilievo.


Diversi articoli di settore testimoniano che per le centrali italiane, ai fini della valutazione dell’inquinamento atmosferico, è richiesto unicamente di misurare il Pst (Particolato Sospeso Totale) primario filtrabile, che peraltro ha scarsa rilevanza sanitaria. Questo approccio si rivela quindi totalmente inutile per valutare l’inquinamento da polveri di centrali a gas che producono PM10, PM2,5 e PM0,1, principalmente di natura secondaria.

La definizione corrente di particolato contempla quattro categorie, a seconda dell’intervallo di dimensioni del diametro aerodinamico della particella, che indicato con (da) si denomina: ultrafine per da≤0,1 μm; fine per 0,1 μm≤da≤2,5 μm; grossolano per 2,5 μm≤da≤10 μm; ultragrossolano per da>10 μm. Questa articolata classificazione è semplificata nella prassi comune ove si utilizzano i termini PM10, PM2,5 e PM0,1 per indicare tutto il particolato con diametro minore od uguale rispettivamente a 10, 2,5 e 0,1 micron (μm).

Il particolato atmosferico, quindi, è costituito da particelle inorganiche talmente piccole da poter essere inalate e, attraverso gli alveoli polmonari, assorbite dal sangue che può portarle verso ogni organo o tessuto del corpo umano dove, accumulandosi, possono dar luogo a processi degenerativi meglio noti con il nome di nanopatologie.

Le nanopatologie, pur coinvolgendo diversi campi della medicina, sono tematiche nuove al di fuori di ambiti scientifici molto particolari e ancora riservate agli addetti ai lavori. Volendo offrire una loro definizione possiamo affermare che le nanopatologie sono le malattie provocate da microparticelle e, soprattutto, nanoparticelle inorganiche che riescono a penetrare nell’organismo, sia umano che animale, provocando effetti i cui meccanismi sono ancora in gran parte da indagare e approfondire.

In ambito medico, si comincia a prendere atto che l’incremento vertiginoso della concentrazione in atmosfera delle nanopolveri va di pari passo con l’incremento di affezioni, per esempio, di natura cardiovascolare, ed inoltre cominciano ad essere molto sospette malattie tumorali, malattie neurologiche, malattie della sfera sessuale e malformazioni fetali.

Per queste indagini ci si avvale principalmente degli ESEM (Environmental Scanning Electron Microscope), in altre parole microscopi elettronici a scansione ambientale, opportunamente modificati. Questi strumenti nanoscopici offrono la possibilità di osservare campioni biologici in "wet mode", vale a dire in condizioni di normale idratazione, a pressione atmosferica, senza la necessità di renderli elettroconduttivi tramite ricoperture di carbone o di metalli quali l’oro e il palladio.
Quindi, il principale obiettivo dell’analisi è l’individuazione di micro/nano-particolato inorganico eventualmente contenuto nell’esemplare in studio, che è raggiunto senza alcun processamento del campione.

Da monitorare, infine, anche il grande aumento delle patologie allergiche, specie a livello pediatrico, che potrebbe essere correlato a fenomeni d’inquinamento ambientale o a prodotti d’uso comune quale, ad esempio, il cemento cui vengono sempre più spesso addizionate le ceneri che residuano da processi di combustione fossile delle centrali termoelettriche, ma questa è un’altra storia.

2009/05/05 "AMBIENTE: SALUTE BAMBINI PIU' ESPOSTA A RISCHIO"


Tratto da Ansa.itAMBIENTE: SALUTE BAMBINI PIU' ESPOSTA A RISCHIO

(ANSA) - ROMA, 4 MAG - I bambini a causa delle loro caratteristiche biologiche e comportamentali sono piu' suscettibili e piu' esposti a una varieta' di agenti ambientali presenti nell'aria outdoor e indoor (abitazioni e scuole), nell'acqua e nel cibo.
Questo il giudizio contenuto nell'annuario dei dati ambientali 2008 dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale) a proposito di 'Tematiche in primo piano' presentato in occasione del G8 Ambiente di Siracusa. Secondo il rapporto aumenta, nel contesto scientifico e istituzionale, l'attenzione verso gli effetti sulla salute dei bambini attribuibili a fattori ambientali (allergie, malattie respiratorie, tumori infantili, alterazioni dello sviluppo neurologico, inattivita' fisica e obesita'). Nel 2004, si legge nel documento, con uno studio dell'Oms condotto in Europa, e' stato stimato il carico di malattia nei bambini correlato a 5 fattori di rischio ambientale: inquinamento atmosferico outdoor e indoor, qualita' dell'acqua, sistemi di trattamento, esposizione a concentrazioni di piombo, incidenti. Nel complesso, 1/3 del carico globale di malattia nei bambini di eta' compresa tra 0 e 19 anni e' attribuibile a questi fattori, con differenze per sottogruppi di eta' e per fattore di rischio. La strategia Ue Ambiente e Salute pone la salute ambientale dei bambini come una priorita' sulla base di alcune fondamentali evidenze scientifiche: ''Negli ultimi decenni in tutta Europa sono aumentati i casi di asma e allergie, mediamente il 10% dei bambini presenta sintomi asmatici. Nell'Europa occidentale la percentuale e' fino a dieci volte superiore a quella dei paesi dell'Europa orientale, per cui si puo' pensare che vi sia un nesso tra lo stile di vita occidentale e l'insorgenza di patologie allergiche nei bambini. Nei primi anni di vita il sistema nervoso in fase di sviluppo e' particolarmente vulnerabile agli effetti dannosi dell'esposizione a contaminanti specifici come il piombo, il metilmercurio e i bifenili policlorurati (Pcb): un bambino, infatti, puo' assorbire fino al 50% del piombo contenuto nei cibi, contro il 10% di un adulto''. (ANSA).

04 maggio 2009

2009/04/04 "Negazionisti che sapevano di mentire"


Articolo tratto da "Qual'energia "
Negazionisti che sapevano di mentire

Emissioni di CO2 La Global Climate Coalition, finanziata dai grandi delle fonti fossili, durante gli anni '90 ha strenuamente negato l'urgenza di agire contro il global warming. Ma agiva in malafede, come rivela un documento pubblicato dal New York Times. Ora è sciolta, ma ha comunque raggiunto il suo scopo. Mentre il negazionismo continua.
Per più di un decennio ha agito al soldo dell’energia sporca per seminare dubbi sul riscaldamento globale e negare che fosse urgente ridurre le emissioni. Ora c’è una nuova prova che la Global Climate Coalition (GCC), l’organizzazione negazionista più attiva negli anni novanta, agiva anche in malafede. A rivelarlo un documento interno emerso in un processo e reso pubblico dal New York Times: gli stessi scienziati che lavoravano per la GCC, in un memo riservato del gennaio '96, avvertivano infatti i dirigenti che certe evidenze che il global warming fosse dovuto a cause antropogeniche erano difficilmente contestabili.
“Le basi scientifiche dell’effetto serra e il potenziale impatto delle emissioni umane di gas serra come la CO2 sono ben documentate e non possono essere negate” - scrivevano gli esperti nel documento (acquisito nella disputa legale in corso sulle emissioni auto tra l’associazione dei produttori , ex-membro GCC, e lo Stato della California) e aggiungevano che le teorie contrarie “non offrono argomenti convincenti contro il modello convenzionale di effetto serra indotto dalle emissioni”.

La Global Climate Coalition avrebbe dunque ignorato coscientemente l’opinione dei suoi stessi esperti continuando a sostenere la sua posizione ufficiale degli anni ‘90 secondo la quale “il ruolo dei gas serra nei cambiamenti climatici non è ben compreso”, e ammettendo pubblicamente solo nel ’98 quello che i suoi climatologi avevano sottolineato nel documento di 3 anni prima. Senza peraltro accennare all’infondatezza delle teorie contrarie alla natura antropogenica del global warming e parlando dell’aumento delle emissioni come una minaccia solamente “potenziale”.

Una notizia, quella della malafede della Global Climate Coalition, che potremmo definire una "non notizia", ma solo l’ennesima conferma di come il dibattito pubblico sull’effetto serra sia stato coscientemente e costantamente "disturbato" dai poteri economici. A finanziare la GCC nel corso della sua attività almeno 75 grandi industrie legate in qualche modo ai combustibili fossili, tra cui: Exxon Mobil, Shell, BP, Dupont, Chrysler, Chevron, General Motors e Good Year. Solo per la campagna (dis)informativa coincidente con la negoziazione del protocollo di Kyoto, la Coalition (secondo il Los Angeles Times) avrebbe speso oltre 13 milioni di dollari.

Con il passare del tempo e l’evidenza sempre maggiore dell’insostenibilità delle posizioni scientifiche sostenute, la GCC si è fatta più cauta ammettendo che il riscaldamento globale antropogenico esisteva, ma continuando a contestarne l’entità e a mettere in dubbio le misure da prendere per fermarlo. Nel frattempo però il problema era diventato sempre più sentito dall’opinione pubblica e molte industrie aderenti alla GCC, anche per una questione d’immagine, hanno preferito abbandonare l’associazione: tra le prime a farlo BP e Shell. Nel 2000 GCC cambiava politica consentendo l’adesione non più a singole aziende ma solo ad associazioni di categoria, nel 2002 infine la GCC si è sciolta annunciando di “aver adempito al suo ruolo contribuendo ad un nuovo approccio nazionale al global warming (cioè la legge sulla limitazione volontaria delle emissioni di cui si parlava con Bush jr, ndr)”.

La GCC è stata l’associazione di lobbying negazionista per antonomasia e quello che è emerso dalle carte portate alla luce dal New York Times, cioè che fosse conscia di sostenere posizioni scientificamente non giustificabili, era qualcosa che molti denunciavano da tempo. Ora ciò è ufficiale, come è ormai chiaro che non esiste una base scientifica per negare l’urgenza di ridurre le emissioni. Tuttavia quando la GCC, ormai sbugiardata pubblicamente, ammette di aver adempito al suo scopo, ha ragione. La strategia infatti non era tanto quella, irrealistica, di voler confutare le evidenze scientifiche sul global warming, quanto quella di seminare il dubbio nel dibattito pubblico facendo apparire controversa una questione che non lo era. Lo scopo che la Coalition si era probabilmente proposta e che ha ottenuto è quello di ritardare il più possibile misure di riduzione delle emissioni che potessero danneggiare i suoi sostenitori.

Ora quasi tutti gli ex-membri della GCC ammettono pubblicamente la necessità di agire in fretta contro il riscaldamento globale, ma questo – come ci ricordano purtroppo anche le posizioni del nostro Governo – non significa che il negazionismo sia morto, né che le attività di lobbying in questo senso siano cessate. William O'Keefe, l’ex presidente della GCC, e dirigente dell’American Petroleum Insitute ora dirige un altro “organismo scientifico” per aiutare i politici a scegliere sulle questioni legate al cambiamento climatico, il Marshall Institute, finanziato tra gli altri da Exxon. In quanto alla nuova legge sulle emissioni in arrivo negli States, riporta Usa Today, utility e industrie legate all’energia avrebbero già aumentato del 30% la spesa in lobbying. Rassegnate al fatto che la legge si farà devono fare pressione affinché sia scritta in modo da recare loro il minor danno possibile.


Giulio Meneghello

02 maggio 2009

2009/05/03 "Brindisi come Civitavecchia .E Vado Ligure?"


Poniamo alla vostra attenzione un video tratto da "Unonotizie " che deve aiutare noi cittadini a riflettere e che soprattutto deve far riflettere i nostri amministratori presenti e futuri.

Finiamo con le parole del video del "Presidente della Provincia di Brindisi"che dice : Bisogna creare nella Società Civile un grande movimento di opinione che non è un movimento di nicchia degli ambientalisti,neppure il movimento di nicchia di qualche forza radicale,
ma il movimento di un'intera società che si ribella a queste situazioni e chiede di determinare da se il proprio futuro.......

Guarda il video Brindisi come Civitavecchia

Guarda il Video :Brindisi , Centrale termoelettrica a Carbone di Cerano


“Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare”
Albert Einstein

2009/05/03 "INDUSTRIE SAVONESI E CENTRALI. VECCHI E NUOVI RICATTI OCCUPAZIONALI E MONETIZZAZIONE DEL RISCHIO"


Tratto da Truccioli Savonesi
di Antonia Briuglia
Da Cengio a Vado.

La sera del 30 aprile, in Villa Groppallo a Vado Ligure, ho avuto la fortuna di assistere a un lavoro teatrale di un intelligente e impegnato attore Andrea Pedricca.

Tratto dal libro di Hellmann < Cent’anni di veleno>, narrava in modo appassionato e puntuale, tutta la tragica vicenda ACNA: la fabbrica della morte.

Una storia che, come lo stesso Pedricca sostiene, ”lascia l’amaro in bocca, ma il cuore pulito”, per come una battaglia sia stata condotta e vinta da povera gente.

Lascia l’amaro in bocca è vero, ma non solo per la triste storia di morti e di terre e acque irrimediabilmente inquinate, ma per una vicenda, dove la lotta politica e sindacale si è spesso confusa con la difesa dei più grandi interessi, quella di potenti realtà imprenditoriali, ipocritamente occultata e mascherata con la difesa di un posto di lavoro.

Un posto di lavoro che ha voluto dire: cancro per gli operai e non solo, morte di un fiume e di un territorio che era il sostentamento di famiglie liguri e soprattutto di quelle delle valli piemontesi.

Operai contro contadini, liguri contro piemontesi, Cengio contro Cortemilia, Saliceto, Monesiglio e tanti altri.

La storia dell’ACNA durata cento anni, ora sembra essersi avviata alla conclusione definitiva, ma le riflessioni da fare sono ancora tante.

Quanti bocconi amari dovremo mandare ancora giù e quante guerre come quella dovranno essere ancora combattute nella nostra Provincia?

L’esito della lotta finale dell’ACNA deve servirci da incoraggiamento, perchè non dimentichiamo che proprio a Vado la storia sembra ripetersi!

"Leggi l'articolo integrale "

2009/05/03 "La centrale a carbone di Kingston , Tennessee, ha provocato un disastro ambientale "


Tratto da "BLOGOSFERE"
La centrale a carbone di Kingston , Tennessee, ha provocato un disastro ambientale poco prima di Natale.

Riferisce il New York Times che a causa delle forti piogge, una diga di contenimento ha ceduto e oltre 4 millioni di m³ di fanghi tossici (è un misto di cenere e acqua che in inglese è detto sludge o slurry) sono fuoriusciti contaminando oltre 120 ettari di terreno e provocando danni più o meno rilevanti ad una quarantina di abitazioni.

4 milioni di m³ equivalgono al contenuto di 2000 piscine olimpioniche (50x25x1,6) e sono 100 volte la perdita di greggio della Exxon Valdez; si tratta di un volume superiore alle macerie di Ground Zero.

La Tennesse Valley Authority, da cui dipende la centrale, hanno sostenuto per alcuni giorni che questi fanghi non erano tossici; il New York Times ha però voluto vederci più chiaro, scoprendo che i by products generati ogni anno dalla centrale contengono:


*20 t di arsenico,
* 22 t di piombo,
* 41 t di cromo,
* 64 t di manganese,
* e ben 635 t di bario,


metalli che possono causare cancro, danni al fegato, complicazioni neurologiche e diverse altre malattie.

La notizia risale al 22 dicembre; ne avevate forse sentito parlare? In Italia sembra sia un fatto sparito nel nulla, perchè, a parte le lodevoli eccezioni de Il Manifesto (edizione del 27/12/08 al momento non disponibile on line) e di FuturoXtutti, nessuno ha dato la notizia.

Forse spiace parlare di questi incidenti, quando in tanti premono per il "carbone pulito"...

Carbone pulito, ovvero CO2 sotto il tappeto.

2009/05/01"UNA SCOMODA VERITA' DI PATRIZIA GENTILINI "

Incenerire è un pò morire

Riceviamo da Patrizia Gentilini e sempre nell'ottica di una corretta informazione doverosamente pubblichiamo.

Una scomoda verità, a cura di PATRIZIA GENTILINI, oncoematologa Associazione Medici per l' Ambiente ISDE ITALIA


Il problema dei rischi legati all’incenerimento dei rifiuti è di cruciale attualità: tale pratica sta infatti dilagando nel nostro paese grazie ad improprie incentivazioni economiche, anche di recente riconfermate ed elargite solo nel nostro paese (CIP6, certificati verdi) - che distorcono gravemente l’adozione di corrette politiche di smaltimento dei rifiuti, a cominciare dalla loro riduzione, riuso, riciclo. ecc. L’incenerimento dei rifiuti riduce solo il volume dei rifiuti in entrata e trasforma anche materiali relativamente inerti in ingresso in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volatili, ceneri pesanti, che a loro volta richiedono costosi sistemi di inertizzazione e di stoccaggio. Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non. Fra questi ultimi si annoverano: incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro. Segnalati aumenti di cancro a: fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’associazione per: cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia ormai considerata “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. Si sottolinea che anche con i “nuovi” impianti nessuna valida garanzia di innocuità può essere fornita perché, trattandosi di impianti di taglia enormemente maggiore rispetto al passato, la quantità complessiva di inquinanti immessi globalmente nell’ ambiente non è affatto trascurabile ed inoltre, avvenendo la combustione a temperature più elevate, si ha la formazione di ingenti quantità di particolato ultrafine, che ha dimostrato di avere effetti gravissimi sulla salute umana e di possedere anche azione genotossica. Questi rischi sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative alla combustione, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi.
Proseguire sulla strada dell’incenerimento non può che essere definita, come già affermò Lorenzo Tomatis, “ una follia” e tutto ciò rende conto della resistenza che tale prassi incontra nelle popolazioni, nella comunità scientifica e soprattutto nei medici che, con assoluta fermezza e non solo in Italia, hanno preso posizione condannando senza appello l’incenerimento. I medici sono ben consci che quando la scienza si è messa al servizio dei poteri forti ne sono derivati guai per tutti: la lista delle “lezioni apprese in ritardo da pericoli conosciuti in anticipo” è già troppo lunga: non è proprio il caso di aggiungervi anche i guai che deriveranno dall’incenerimento dei rifiuti.Leggi tutto l'articolo per avere una CORRETTA E PUNTUALE INFORMAZIONE

01 maggio 2009

2009/05/01 "Carbone a Porto Tolle. L’intervento Golinelli: ''Decreto incentivi è incostituzionale''



Tratto da "ESTENSE.COM"
Carbone a Porto Tolle. L’intervento
Golinelli: ''Decreto incentivi è incostituzionale''


Il governo Berlusconi ha autorizzato la riconversione a carbone della centrale elettrica di Porto Tolle. Lo ha fatto nonostante il giudizio negativo di ben due diverse perizie acquisite dalla procura di Rovigo, prima tentando di scavalcare la Commissione nazionale di Valutazione Impatto Ambientale, poi introducendo nel Decreto Incentivi una norma che consente di procedere “in deroga alle vigenti disposizioni di legge nazionali e regionali che prevedono limiti di localizzazione territoriali” (...) "per la riconversione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati ad olio combustibile in esercizio alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, al fine di consentirne l’alimentazione a carbone o altro combustibile solido”

Un provvedimento ad hoc, inserito in un testo nato con finalità totalmente diverse, che ha l’unico scopo di superare la Legge regionale del Veneto, che, per ovvi motivi, vieta l’uso di combustibili più inquinanti del gas naturale negli impianti termoelettrici collocati nei comuni compresi nel Parco Regionale del Delta del Po.

La scelta del carbone a Porto Tolle è in netta contraddizione infatti sia con la necessità di ridurre le emissioni di CO2, sia con l’impegno a rientrare nei limiti di qualità dell’aria, ampiamente e continuamente superati nella pianura padana, sia con la scelta di difendere e valorizzare, attraverso l’istituzione dei Parchi, le risorse ambientali del territorio.

Ci stiamo battendo da anni, insieme alle popolazioni del Delta, contro un progetto insensato che vanificherebbe in un colpo solo gran parte degli sforzi che le nostre comunità stanno compiendo sui fronti cruciali della lotta ai cambiamenti climatici, della riduzione dell’inquinamento atmosferico, della difesa della biodiversità, della promozione economica del territorio attraverso lo sviluppo del turismo, della pesca e dell’agricoltura di qualità.

Ora occorre da parte degli enti locali, della Regione Emilia Romagna e degli Enti Parco, che in questi anni hanno coerentemente contrastato questo progetto, una azione incisiva per impugnare il Decreto del Governo e gli atti ad esso connessi. In particolare la Regione Emilia Romagna, che ne ha la facoltà, dovrebbe ricorrere alla Corte Costituzionale, per impugnare una norma chiaramente lesiva delle prerogative che la Costituzione assegna alle Regioni nel campo della pianificazione territoriale.

Sergio Golinelli, assessore all'Ambiente e Agenda 21 della Provincia di Ferrara


Tratto da Carta.org Porto Tolle. Rischio di emergenza ambientale
Francesco Casoni
[30 Aprile 2009]


La centrale Enel di Porto Tolle [Rovigo] andrà a carbone, nel bel mezzo del Parco naturale del Delta del Po, tutelato dall’Unesco.
Quella della centrale sembra una strada tutta in ascesa però non priva di ostacoli come l'inchiesta aperta dalla Procura di Rovigo contro ignoti, in cui si contesta al progetto di sottostimare l’impatto delle emissioni in un’area già al limite della tollerabilità.
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