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23 febbraio 2024

Comunicato : Importanti motivazioni ci hanno indotti all’ impugnazione davanti alla Corte d’appello di Genova.

 COMUNICATO UNITI PER LA SALUTE ODV


A seguito della lettura delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Savona che il 3 ottobre scorso ha deciso il primo grado del processo nei confronti dei vertici della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, e dopo aver sentito il parere del nostro legale e dei nostri consulenti tecnici, abbiamo ritenuto di presentare impugnazione davanti alla Corte d’appello di Genova.

Tra i diversi aspetti che hanno motivato la nostra convinzione di dover appellare la sentenza di primo grado, gli esiti di tre indagini ambientali sulle esposizioni ad inquinanti che, seppur condotte con diversi modelli di dispersione e diversi traccianti, sono tra loro coerenti nel senso dell’individuazione delle aree di maggiore ricaduta degli inquinanti della centrale.

Un ulteriore motivo fondamentale, anzi centrale, è costituito inoltre dagli esiti eclatanti in termini di eccessi di mortalità e di malattie delle due indagini epidemiologiche condotte sul campo con differenti metodologie: lo studio caso-controllo dei CTP della Procura e lo studio di coorte condotto dal massimo ente di ricerca pubblico del Paese, il CNR, le cui conclusioni hanno dato un esito sanitario addirittura di maggiore gravità di quello dei consulenti della Procura di Savona.

Tutte queste indagini secondo il nostro consulente prof. Gianicolo stabiliscono una “forte evidenza di danno alla salute delle popolazioni più esposte, tanto in termini di ricoveri quanto in termini di decessi per patologie correlate”, senza che la sostanza di questo danno sanitario riteniamo possa essere scalfita dai rilievi delle difese degli imputati.

Queste e diverse altre importanti motivazioni ci hanno indotti quindi alla decisione dell’appello perché crediamo sia un atto dovuto nei confronti di una popolazione che ha convissuto per decenni con una grande centrale a carbone e con le sue emissioni inquinanti.

                            UNITI PER LA SALUTE

15 febbraio 2024

Vado Ligure. Tirreno Power. La Procura ha presentato appello per i 26 imputati

 Tratto da Trucioli.it

Vado Ligure. Tirreno Power. La Procura ha presentato appello per i 26 imputati assolti con formula dubitativa ‘perché il fatto non sussite’ e accusati di disastro ambientale e sanitario 




I motivi di appello per un giudizio di secondo grado sono contenuti in 67 pagine. La richiesta del Pubblico ministero, dopo l’assoluzione dei 26 imputati in Tribunale a Savona, così conclude: rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale e in sub ordine venga disposta una perizia “in relazione alle questioni trattate dai consulenti che saranno ritenute meritevoli di chiarimenti”. 

Il pubblico ministero d’udienza, Elisa Milocco, aveva chiesto una pena di tre anni e mezzo per tutti gli imputati ad eccezione di due (di cui uno nel frattempo deceduto). 13 erano le Parti civili tra cui il ministero della Salute e quello dell’Ambiente.

NELLE CONCLUSIONI DEL PM SI LEGGE INOLTRE:….”Il Tribunale di Savona, pur pronunciando sentenza di assoluzione con formula dubitativa e pur palesando una serie di dubbi, perplessità e incertezze, non ha ritenuto di conferire incarico ad un perito per chiarire tali aspetti e appurare la fondatezza degli esiti delle CT del PM ovvero dei rilievi difensivi.
Come si è visto, numerosi sono infatti gli errori interpretativi in cui è incorso il Giudice che ben possono spiegarsi alla luce dell’estremo tecnicismo che caratterizza le materie coinvolte nel processo» ‘
Proprio per tali ragioni non è dato comprendere il motivo per cui il Tribunale non si sia affidato ad un esperto, quanto meno per effettuare una valutazione (anche parziale) del contenuto delle relazioni tecniche depositate dalle parti.
D’altra parte, nella sentenza impugnata non vi è alcun riferimento ai motivi per cui il Tribunale ha, implicitamente, effettuato questa scelta.


La estrema gravità dei fatti contestati, le ripercussioni che la vicenda ha avuto a livello mediatico e sociale e, infine, l’elevato tecnicismo dell’istruttoria dibattimentale imponevano (e impongono tutt’ora) un più stringente vaglio tecnico.
Pertanto, qualora Codesta Corte di Appello non riconosca la erroneità delle argomentazioni del Giudice di primo grado alla luce delle osservazioni illustrate nel presente atto di appello e pervenga quindi ad una sentenza di condanna e qualora non accolga la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria ex art. 603 c.P.P. formulata in relazione ai precedenti motivi, si chiede che venga disposta una perizia in relazione alle questioni trattate dai consulenti che saranno ritenute meritevoli di chiarimento.
Alla luce dei sopraesposti motivi, previa rinnovazione dell’Istruttoria dibattimentale nei termini indicati (ovvero, in subordine, previo espletamento di perizia) si impone pertanto la riforma della sentenza impugnata c per l’effetto l’accoglimento delle richieste già formulate da questo P.M. al Tribunale di Savona.
Con osservanza. Savona, 2 febbraio 2024. V. IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA (Ubaldo Pelosi) e il sostituto Elisa Milocco.

VEDI LE 67 PAGINE DEI MOTIVI DI APPELLO…..

06 ottobre 2023

SAVONA: LA PROCURA SU TIRRENO POWER “ RESTA IL RAGIONEVOLE DUBBIO”.

Tratto da IL SECOLO XIX di Giovedì 5 Ottobre.
 
Articolo estremamente significativo di cui consigliamo un’ attenta lettura.

13 maggio 2023

Il processo per disastro ambientale e sanitario colposo in cui siamo parte civile è arrivato alle fasi finali

Cari amici

Vi comunichiamo che il processo per disastro ambientale e sanitario colposo  in cui siamo parte civile è arrivato alle fasi finali, Dopo anni di udienze  (purtroppo rallentate dalla pandemia) che abbiamo seguito con molta attenzione, il 5 giugno ci sarà la requisitoria del Pubblico Ministero e il giorno successivo sarà la volta del nostro legale avvocato Ceruti.  
Si può prevedere la sentenza per l'autunno.
Come sapete abbiamo in corso diverse altre importanti attività oltre al processo e nel ringraziarvi per la vicinanza ci permettiamo di ricordare la grande importanza che ha per la nostra associazione il 5xmille con il codice 9208422009



05 maggio 2023

Incendio nelle ex aree della centrale di Quiliano -Vado Ligure

5 MAGGIO ore 9 circa .Momenti di paura  .
Questo è possibile vedere adesso dalle nostre case .




              Siamo in attesa di notizie  sull’evoluzione   della problematica .

22 agosto 2021

Riesame dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata per l'esercizio della centrale termoelettrica della Tirreno Power di Civitavecchia

 Tratto da  Gazzetta Ufficiale

MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA


COMUNICATO 

Riesame dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata per l'esercizio della centrale termoelettrica della Tirreno Power S.p.a., in Civitavecchia. (21A05019) (GU Serie Generale n.199 del 20-08-2021)

Si rende noto che con decreto del Ministro della transizione ecologica n. DEC-MIN-0000329 del 6 agosto 2021, si e' provveduto all'aggiornamento dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata con provvedimento n. DVA-DEC-2011-140 del 5 aprile 2011, alla societa' Tirreno Power S.p.a., identificata dal codice fiscale 07242841000, con sede legale in via Barberini, 47 - 00187 Roma, per l'esercizio della centrale termoelettrica situata nel Comune di Civitavecchia (RM) - ID 91/10172, ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni ed integrazioni. Copia del provvedimento e' messa a disposizione del pubblico per la consultazione presso la Direzione generale per la crescita sostenibile e la qualita' dello sviluppo del Ministero della transizione ecologica, via C. Colombo 44, Roma, e attraverso il sito web del Ministero, agli indirizzi www.mite.gov.it e https://va.minambiente.it/it-IT

14 luglio 2021

TG3 Liguria del 13 luglio 2021 INQUINAMENTO TIRRENO POWER , LE ANALISI DELLA PROCURA .

Inoltriamo  il link all’ articolo su TG 3 di ieri 13 luglio ore 19,30 

: la problematica Tirreno Power inizia del minuto 6




Riportiamo il testo integrale del servizio del tg3 

NETTA RIDUZIONE DEGLI INQUINANTI, 
MACROSCOPICO AUMENTO DELLE BIODIVERSITA’ 
,INATTENDIBILITA’ DELLO STUDIO ARPAL DEL 2018 
é quanto evidenziato dalla  Consulenza tecnica della  Procura di Savona durante l’udienza nel Processo Tirreno Power.

La Perizia si basa sulle  INDAGINI EFFETTUATE 
SULL’AREA  PRIMA E DOPO LA CHIUSURA DEI GRUPPI A CARBONE.
INDAGINI CHE METTEREBBERO IN LUCE COME 
GLI INQUINANTI COLLEGATI ALLA CENTRALE SIANO DIMINUITI DEL 70%.

VERREBBE COSÌ SCONFESSATO IL DOCUMENTO ARPAL DI  TRE ANNI FA IN CUI INVECE NON SI EVIDENZIAVA UNA DIMINUZIONE SIGNIFICATIVA DEI PARAMETRI DOPO LO STOP DEI GRUPPI A CARBONE.

IL SECOLO XIX : Savona, la perizia: “Inquinamento crollato dopo la chiusura

Tratto da IL SECOLO XIX on line

Savona, la perizia: “Inquinamento crollato dopo la chiusura. I licheni rivelarono i danni di Tirreno Power”

Il consulente della procura, Stefano Scarselli, ha snocciolato ieri i particolari dell’accusa: isolati gli inquinanti legati alla centrale

Savona – «L’accurata analisi dei dati, forniti dalle centraline posizionate a Vado, sulla via Aurelia, e a Savona, dal centro Varaldo, evidenzia una decrescita significativa di alcuni inquinanti, direttamente influenzati dalle emissioni di Tirreno Power, successivamente alla chiusura della Centrale a carbone.

 Nelle zone di massima ricaduta, con la chiusura della Centrale è stato registrato anche un significativo incremento della biodiversità lichenica».

È il fulcro della deposizione di Stefano Scarselli, consulente tecnico della Procura, che ieri, per quasi cinque ore di udienza, davanti al giudice Francesco Giannone e al pm Elisa Milocco, nel Tribunale di Savona, ha confutato il documento Arpal del 2018, in cui si sosteneva, invece, che non ci fosse stata una significativa diminuzione degli inquinanti dopo lo stop dei gruppi a carbone.

È stata una giornata di svolta, quella di ieri, nell’ambito del processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo a Tirreno Power, nel quale sono a giudizio 26 persone tra manager ed ex manager della Centrale di Vado. Il lungo e articolato intervento del consulente della Procura (quella di ieri era la sua terza udienza) non è stato quasi mai interrotto: sono stati richiesti solo dieci minuti d’intervallo, giusto il tempo per un caffè, mentre il pm Milocco ha richiesto alcune precisazioni rispetto alle pagine in cui ritrovare i grafici illustrati. Nessuna domanda è stata avanzata nemmeno dalla pletora degli avvocati, in aula, a rappresentare gli imputati: anche perché il consulente della Procura, biologo e specialista in biomonitoraggio, ha dettagliato e sviscerato nei minimi dettagli ogni passaggio della relazione, anticipando, di fatto, le possibili osservazioni.

«Mi è stato anche chiesto – ha detto Scarselli- di verificare l’attendibilità dei rapporti tecnici di Arpal del 2016 e del 2018 non attenendomi esclusivamente all’esame dell’aggregato mensile, fornito dall’Agenzia, bensì con il dato giornaliero intervenendo con un pre-trattamento statistico, che ha permesso di epurare i dati da elementi distorsivi, che avrebbero potuto determinare interferenze».

Due le centraline che hanno rilevato i dati più significativi rispetto alla diminuzione degli agenti inquinanti post chiusura: quella al centro Varaldo di Savona (in Valloria) e quella di Vado, sull’Aurelia. 

Dal 2011 al 2018 il biossido di zolfo è diminuito del 45,26 per cento a Savona e del 69,42 a Vado. Il particolato atmosferico Pm 2,5 è calato del 24, 18 per cento a Savona e del 26,52 a Vado. Il biossido di azoto ha fatto registrare un meno 39 per cento al Varaldo e un meno 24,96 nella centralina dell’Aurelia, a Vado. Non sono emerse, invece, variazioni rispetto alle centraline non esposte in modo diretto alle emissioni. Per quanto riguarda il secondo quesito posto a Scarselli dalla Procura, ossia la produzione di mappe per l’indagine sanitaria, il consulente ha evidenziato i risultati relativi alla biodiversità dei licheni.

«Gli studi di Arpal – ha detto- hanno utilizzato licheni nativi che, però, non erano sufficientemente estesi sul territorio per garantire un monitoraggio completo. Noi abbiamo utilizzato un altro sistema: abbiamo posizionato licheni nelle zone interessate, collocando gli stessi, su rametti, a tre metri di altezza, distanza di sicurezza, a riparo da possibili contaminazioni. Abbiamo effettuato due campagne di indagini: autunnale (dal 16 settembre al 4 gennaio) e primaverile, (10 aprile- primo agosto)». I benefici più consistenti, a seguito della chiusura dei gruppi a carbone, sono stati registrati nelle zone di massima ricaduta e cioè nelle stazioni del Promontorio di Bergeggi e di Valle di Vado. A Bergeggi l’indice di incremento della biodiversitò lichenica ha superato il 90 per cento.

              Immagini tratte da Il Secolo XIX  in edicola oggi 



Sotto l’ immagine tratta da “La Stampa “oggi in edicola 

13 luglio 2021

NETTISSIMA RIDUZIONE DEGLI INQUINANTI, "MACROSCOPICO E INCONTROVERTIBILE" AUMENTO DELLA BIODIVERSITA' LICHENICA TOTALE ED ASSOLUTA INATTENDIBILITA’' DELLO STUDIO ARPAL 2018

  

                         COMUNICATO STAMPA

ALL'UDIENZA DEL PROCESSO TIRRENO POWER IL CONSULENTE DELLA PROCURA CONFRONTA LA SITUAZIONE DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO ANTE E POST CHIUSURA DEI GRUPPI A CARBONE DELLA CENTRALE: 

NETTISSIMA RIDUZIONE DEGLI INQUINANTI

"MACROSCOPICO E INCONTROVERTIBILE" AUMENTO DELLA BIODIVERSITA' LICHENICA

TOTALE ED ASSOLUTA INATTENDIBILITA’' DELLO STUDIO ARPAL 2018

 

La consulenza tecnica presentata quest'oggi evidenzia i notevoli effetti e i benefici sulla qualità dell'aria prodotti dalla chiusura dei gruppi VL3 e VL4 della centrale, avvenuta (non per volontà dell'azienda, ma per ordine del giudice) nel marzo 2014, partendo da due diverse indagini relative allo stato ante e post chiusura gruppi a carbone:

a) studio scientificamente approfondito sui dati degli inquinanti rilevati dalle centraline ARPAL che evidenziano sostanziose riduzioni di diversi inquinanti;

b) ripetizione delle indagini sulla biodiversità lichenica che restituiscono un quadro di notevole miglioramento dei parametri di biodiversità anche con salti di ben due classi.

 

risultati delle centraline ARPAL, correttamente analizzati, forniscono un esito "sensibilmente differente e sostanzialmente divergente" rispetto a quanto evidenziato nel documento ARPAL di Genova del 2018, allegato al verbale dell’Osservatorio regionale.

 

Infatti i dati raccolti dimostrano la sostanziale riduzione delle concentrazioni dei macroinquinanti maggiormente associati alla combustione di carbone, e cioè SO2 e PM2,5 nelle postazioni di misura collocate sottovento alla CTE (Vado L. via Aurelia e Quiliano mercato generale), ma non in quelle esterne all’area di ricaduta e/o interessate da sorgenti tipiche dell’ambiente urbano.  

 

Le concentrazioni atmosferiche di anidride solforosa (SO2) si sono ridotte in modo eclatantesoprattutto a Vado L. (-69,42 %), ma anche presso SV Varaldo (-45,24 %).

La consulenza tecnica della Procura, utilizzando gli stessi dati delle centraline ARPAL, sconfessa dunque clamorosamente il documento ARPAL 2018 recante non si osserva una diminuzione di entità significativa dopo lo stop  dei gruppi a carbone della CTE”, documento peraltro sbandierato dalle difese degli imputati quasi ad ogni udienza di questo processo.

 

Un tale esito, al di là della sua rilevanza processuale, che verrà evidentemente valutata dal Giudice, solleva pesanti interrogativi su quest'ultimo studio ARPAL, su cui gli amministratori e i politici locali e regionali non possono evitare di confrontarsi.

 

All'udienza odierna dinanzi al Tribunale di Savona (Giudice Giannone; PM Milocco) il consulente tecnico della Procura dott. Stefano Scarselli ha illustrato gli esiti di una consulenza conferitagli nel 2019, producendo una relazione contenente la valutazione degli effetti dovuti alla chiusura dei gruppi a carbone sulla qualità dell'aria e sulla flora sensibile nel territorio circostante. 

In particolare, da un lato, il consulente ha esaminato i dati registrati nelle rete di monitoraggio provinciale della qualità dell'aria ARPAL e, dall'altro, ha esposto gli esiti delle nuove misure di biodiversità lichenica (2019) effettuate in un congruo numero di stazioni già campionate nel 2012  per conto della Procura per realizzare un confronto scientifico ante e post chiusura dei gruppi a carbone avvenuta nel 2014.  

 

Il CT  della Procura ha innanzitutto riferito dell'esame del documento ARPAL del 2018 allegato al

verbale della riunione dell’Osservatorio Regionale salute-ambiente del 9 luglio 2018, documento che è stato reiteratamente citato dalle difese degli imputati  nell'intento  di dimostrare come  non vi fossero state riduzioni significative degli inquinanti con la chiusura dei gruppi a carbone.

 

L'esame del documento ARPAL da parte del dott. Scarselli e delle specialiste Prof.sse Laura Tositti ed Erika Brattich  dell'Università di Bologna  (ausiliarie del dott. Scarselli) ha evidenziato innanzitutto i gravi limiti delle centraline utilizzate da ARPAL (anche in ragione della loro collocazione), oltreché l'inadeguatezza delle modalità con cui sono stati trattati i dati (aggregati mensili e non anche come giornalieri), senza considerare inoltre l' influenza dalla meteorologia. 

 

Il dott. Scarselli ha confrontato i dati emersi dai rilevamenti dell'indagine del 2019 sulla Biodiversità lichenica con i dati dei rilevamenti effettuati prima della chiusura dei gruppi a carbone e gli esiti delle misure, ripetute nelle medesime stazioni a distanza di sette anni e a cinque anni dalla chiusura dei gruppi a carbone della CTE TP, hanno restituito un quadro totalmente mutatoevidenziando un sensibile miglioramento della situazione di biodiversità lichenica.

Questo notevole miglioramento avvenuto dopo la chiusura dei gruppi a carbone  è stato particolarmente evidente nelle zone esposte  alle ricadute degli inquinanti della centrale (con salti in positivo anche di due classi) mentre non si sono registrati miglioramenti nelle zone non esposte.

 

Il venir meno dell’effetto della maggiore sorgente di inquinamento della zona si è riflettuto in una significativa e misurabile riduzione del danno alla flora lichenica.

In una situazione di sostanziale invarianza dell’impatto dovuto agli altri fattori di pressione antropica ancora attivi nell’area, tale riduzione del danno si è espressa in misura rilevante solamente nelle zone di ricaduta delle emissioni della centrale; mentre, al contrario, nelle stazioni esenti dall’effetto delle emissioni della CTE (sopravento ai camini), non si è registrata alcuna variazione significativa della Biodiversità Lichenica.


I benefici più consistenti e apprezzabili a seguito della chiusura dei gruppi a carbone sono stati registrati nelle zone di massima ricaduta e cioè nelle stazioni del Promontorio di Bergeggi e di Valle di Vado. Particolarmente degno di nota, sia per consistenza e sia per il peculiare significato ambientale ed ecologico che riveste è il miglioramento riscontrato sul Promontorio di Bergeggi (area protetta e di pregio naturalistico ricadente nella omonima Riserva Naturale Regionale, nonché Sito di Interesse Comunitario) che ha registrato un incremento dell'indice di biodiversità lichenica di circa il 96%!

Il consulente precisa che la risposta positiva della flora lichenica registrata in questo sito, identificato da tutti i modelli previsionali applicati alle emissioni della CTE quale zona di massima ricaduta in termini assoluti, è dunque "macroscopica e incontrovertibile".





Tirreno Power, il biologo Dott. Scarselli : “Dopo la chiusura della centrale è diminuito il livello di alcuni inquinanti”

 Tratto da IVG

Tirreno Power, il biologo: “Dopo la chiusura della centrale è diminuito il livello di alcuni inquinanti”


Continua la presentazione in aula da parte del consulente della Procura

Savona. “Nelle stazioni situate nel territorio limitrofo alla centrale termoelettrica di Vado Ligure sono stati rilevate differenze percentuali di alcuni inquinanti tra il 2011 e il 2018, quando l’impianto non era più in attività: anidride solforosa (SO2), PM 2,5 e biossido di azoto (NO2). Le due postazioni che sono state prese in considerazione sono Savona Varaldo e Vado via Aurelia. Rispettivamente i valori trovati sono: rispettivamente -45,24% e -69,42% per l’anidride solforosa. Per il PM 2,5, invece, -24,18% e -26,52%. E -39% e -24,96% per il biossido di azoto”

A dirlo questa mattina in aula è stato il dottor Stefano Scarselli, biologo specialista in biomonitoraggio, nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

“La decrescita di alcuni inquinanti si registra nelle stazioni influenzate dalle ricadute della centrale – spiega Scarselli -, non si può dire altrettanto per le altre postazioni. Il segnale legato alla chiusura della centrale sulla base di questi dati si vede ed è forte ma per essere confermato richiederebbe un approfondimento”.

I valori dei livelli di alcuni metalli – aggiunge -, con la sola eccezione di alluminio e cadmio, sono risultati sempre abbondantemente superiori a quelli rilevati nell’area industriale di Modena“. Il biologo ha sottolineato che le due situazioni dal punto di vista geografico non possono essere comparabili ma le rilevazioni sono state compiute nello stesso periodo dell’anno e con la stessa tipologia di licheni.

“Questi organismi, infatti, sono stati usati sia come bioindicatori che, come nel caso di questa analisi, come bioaccomulatori – aveva spiegato Scarselli durante la precedente udienza -. Non hanno uno strato protettivo e sono quindi liberamente esposti all’atmosfera e dipendono da questa per il proprio metabolismo traendo le sostanze da essa. In questo modo “raccolgono” le sostanze che si trovano nell’aria: micropolveri e metalli pesanti tossici o cancerogeni per l’uomo ma non per i licheni”.

Continua su IVG 

08 giugno 2021

Tirreno Power, il biologo Scarselli : “Licheni scomparsi, peggio che nelle grandi città della Pianura Padana”

 Tratto da IVG

Tirreno Power, il biologo: “Licheni scomparsi, peggio che nelle grandi città della Pianura Padana”

Presentata in aula la maxiconsulenza tecnica della Procura che rileverebbe il danno ambientale e sanitario legato alla centrale.

Savona. L’assenza di lichene sugli alberi ci ha messo davanti a un quadro decisamente preoccupante: una situazione difficilmente riscontrabile anche nelle grandi città della Pianura Padana”. A dirlo questa mattina in aula è stato il dottor Stefano Scarselli, biologo specialista in biomonitoraggio, nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

Questa mattina in Tribunale si è svolta infatti la prima udienza dedicata ai periti estensori della maxiconsulenza tecnica della Procura che rileverebbe il danno ambientale e sanitario legato alla centrale. Scarselli, consulente di diverse Procure, ha portato in aula i dati sulle emissioni rilevati nei diversi studi condotti dai periti.

“Non ci siamo serviti di una nostra rete di monitoraggio, ma abbiamo utilizzato quella realizzata dal gestore – ha spiegato – Era approvata da Arpal e rispondeva ai criteri scientifici imposti all’epoca da Ispra, con una quantità e diffusione dei punti di rilevazione più che adeguata. Abbiamo però integrato con altre stazioni sulla costa, che non risultava coperta da quella rete, in modo da infittirla e descrivere nel modo più accurato la situazione. Alla mappa di quelle rilevazioni abbiamo poi sovrapposto quelle delle biodiversità per avere un quadro del grado di alterazione ambientale”.

La perizia aveva utilizzato i licheni come bioindicatori e come bioaccumulatori. Dato che, come già identificato da precedenti indagini, la biodiversità della flora lichenica nella zona è andata diminuendo negli ultimi 20 anni (fino al raro fenomeno del ‘deserto lichenico’, evento peraltro rilevato soltanto in aree ad altissimo tasso di inquinamento), negli anni oggetto di rilevazione si è dovuto trapiantare artificialmente nella zona tali bioindicatori lichenici per poi analizzare quali contaminanti venivano assorbiti e in quale quantità. Queste analisi, nell’ordinanza del Gip, “hanno evidenziato seri fenomeni di contaminazione a carico di diversi elementi di rilevanza ambientale e sanitaria, quali soprattutto arsenico, antimonio e rame, oltre a cromo, cadmio, piombo, nichel e vanadio“.

La consulenza ambientale era stata poi utilizzata per individuare le aree esposte e non esposte, e da tale suddivisione, attraverso la consulenza del dottor Paolo Crosignani (già direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e del dottor Paolo Franceschi (pneumologo), sono stati analizzati e confrontati i dati sanitari di mortalità e di ricoveri.

La consulenza, secondo i magistrati, aveva quindi evidenziato il disastro ambientale, dato che tra il 2000 e il 2007 l’inquinamento della centrale a carbone avrebbe provocato circa 440 decessi e 1.700 ricoveri (escludendo le forme tumorali) per un costo sociale per lo Stato che oscillerebbe tra i 770 e gli 860 milioni.Continua su IVG


07 giugno 2021

Processo Tirreno Power, inizia la deposizione dei consulenti tecnici che hanno certificato il disastro ambientale

 Tratto da Ivg

IN AULA

Processo Tirreno Power, attesa la deposizione dei consulenti tecnici che hanno certificato il disastro ambientale

Savona.Nuova tappa in Tribunale a Savona nel processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.


Domani sarà il giorno della deposizione dei consulenti tecnici che hanno certificato la grave situazione ambientale del territorio savonese imputabile alla combustione dei gruppi a carbone.

Nel corso dell’udienza verranno mostrati e descritti gli studi condotti dai periti estensori della maxiconsulenza tecnica della Procura, consulenza che ha rilevato il danno ambientale e sanitario provocato dalla centrale, dati che nel 2014 hanno indodotto il Giudice Gip Fiorenza Giorgi al sequestro giudiziario degli impianti a carbone.


Domani verrà quindi ascoltato il dottor Stefano Scarselli, biologo specialista in biomonitoraggio, consulente di diverse Procure.)

La perizia aveva utilizzato i licheni come bioindicatori e come bioaccumulatori. Dato che, come già identificato da precedenti indagini, la biodiversità della flora lichenica nella zona è andata diminuendo negli ultimi 20 anni (fino al raro fenomeno del ‘deserto lichenico’, evento peraltro rilevato soltanto in aree ad altissimo tasso di inquinamento), negli anni oggetto di rilevazione si è dovuto trapiantare artificialmente nella zona tali bionidicatori lichenici per poi analizzare quali contaminanti venivano assorbiti e in quale quantità. Queste analisi, nell’ordinanza del Gip, “hanno evidenziato seri fenomeni di contaminazione a carico di diversi elementi di rilevanza ambientale e sanitaria, quali soprattutto arsenico, antimonio e rame, oltre a cromo, cadmio, piombo, nichel e vanadio”.

La consulenza ambientale era stata poi utilizzata per individuare le aree esposte e non esposte, e da tale suddivisione, attraverso la consulenza del dottor Paolo Crosignani (già direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e del dottor Paolo Franceschi (pneumologo), sono stati analizzati e confrontati i dati sanitari di mortalità e di ricoveri.

La consulenza, secondo i magistrati, aveva quindi evidenziato il disastro ambientale, dato che tra il 2000 e il 2007 l’inquinamento della centrale a carbone avrebbe provocato circa 440 decessi e 1.700 ricoveri (escludendo le forme tumorali) per un costo sociale per lo Stato che oscillerebbe tra i 770 e gli 860 milioni.   

17 maggio 2021

A Vado LIgure e a Civitavecchia i nuovi gruppi alimentati a gas non verrano costruiti . “Non sussistono le condizioni”


Tratto da Savona News

Vado, il nuovo gruppo alimentato a gas non verrà costruito. Tirreno Power: "Non sussistono le condizioni" 


La decisione è stata presa a seguito di un attento esame di tutti gli aspetti collegati con l’avanzamento delle autorizzazioni e con il contesto regolatorio

Il consiglio di Amministrazione di Tirreno Power ha valutato che non sussistono le condizioni per proseguire lo sviluppo dei progetti che prevedevano la costruzione di nuovi gruppi alimentati a gas a Vado Ligure e Civitavecchia. 

La decisione è stata presa a seguito di un attento esame di tutti gli aspetti collegati con l’avanzamento delle autorizzazioni e con il contesto regolatorio e, in particolare, in considerazione della perdurante indeterminatezza delle tempistiche per la conclusione degli iter autorizzativi, che non risulta compatibile con gli impegni che la Società dovrebbe assumere per la consegna dei nuovi impianti a ciclo combinato.


Tratto da IVG 

Tirreno Power: Cda dice “stop” al progetto della nuova centrale a turbogas 

Vado Ligure. Dopo mesi di querelle che avevano nuovamente riguardato la centrale di Vado Ligure, oggi l’annuncio ufficiale da parte di Tirreno Power: il Cda ha valutato che non sussistono le condizioni per proseguire lo sviluppo dei progetti che prevedevano la costruzione di nuovi gruppi alimentati a gas, sia nel territorio vadese quanto a Civitavecchia.

Si stoppa, quindi, il dibattito iniziato sul progetto del nuovo impianto, che aveva, appunto, scatenato reazioni contrastanti sul fronte politico e istituzionale, trovando nuove barricate da parte dei gruppi ambientalisti che negli anni si sono battuti con forza contro la centrale termoelettrica.

La decisione è stata presa a seguito di un attento esame di tutti gli aspetti collegati con l’avanzamento delle autorizzazioni e con le condizioni regolatorie e, in particolare, in considerazione della perdurante indeterminatezza delle tempistiche per la conclusione degli iter amministrativi previsti, che non risulta compatibile con gli impegni che la società dovrebbe assumere per la consegna dei nuovi impianti a ciclo combinato......

Per Tirreno Power la realizzazione di impianti a gas a ciclo combinato rimane un punto essenziale per la transizione energetica, ma il Cda ha scelto di non procedere ulteriormente con il nuovo progetto industriale, partito senz’altro in salita e che avrebbe dovuto affrontare procedure e iter lunghi e costosi.

Continua su IVG