
Tratto da Sibari.itCONSIGLIO REGIONALE E' CONTRARIO ALLA RICONVERSIONE A CARBONE
APPROVATA UNA MOZIONE: VIVA SODDISFAZIONE DEL SINDACO FILARETO E DEL PARLAMENTARE DIMA
Rossano - "La mozione contro le riconversioni a carbone delle centrali di Rossano e di Saline Joniche, approvate ieri, all’unanimità, dal Consiglio Regionale, rappresenta il raggiungimento di un ottimo risultato per la salvaguardia dell’ambiente e per il futuro della nostra terra e una bella pagina della storia istituzionale e democratica della nostra regione.
I Consiglieri regionali – ha sostenuto Filareto- hanno raccolto le istanze del territorio che ha detto “no” sin dal principio a forme di sviluppo neocolonialiste che non tenessero conto della compatibilità con il territorio che ha altre vocazioni. ....Leggi
Il Sindaco di Rossano Franco Filareto
107 persone decedute per tumore, molte altre ammalate, un territorio devastato ed inquinato, questo quanto lasciato a Praia a Mare ed alla sua popolazione dalla Marlane Marzotto di Valdagno (Vi) chiusa nel 2004.Ci sono voluti oltre 10 anni di lotte dei lavoratori e del sindacato Slai-cobas, unico sindacato che li difende e che si è anche costituito parte civile, per arrivare, dopo 4 mesi e 6 udienze preliminari, al rinvio a giudizio per omicidio plurimo per inosservanza delle regole antinfortunistiche e disastro esterno (ambientale) ed interno per la mancata tutela dei lavoratori.
L’azienda fu fondata negli anni ’50 dal conte Rivetti e produceva tessuti, per lo più divise militari. I reparti erano divisi tra loro da mura.
Poi nel 1969 passò nelle mani dell’ Eni – Lanerossi e, successivamente, nel 1987, al gruppo Marzotto per 173 miliardi di lire. Per i 200 lavoratori espulsi, la finanziaria dell’Eni mise a disposizione, per ognuno di loro, 44 milioni per una riallocazione occupazionale mai avvenuta.
Non c’erano aspiratori funzionanti e gli operai gettavano i coloranti in vasche aperte senza alcuna protezione. Nella fabbrica c’era anche l’amianto presente nelle pastiglie dei freni dei telai, che, consumandosi, emettevano polveri respirate da tutti.
A fine giornata veniva “donata” una busta di latte ad ogni lavoratore, unico rimedio ai veleni respirati durante tutto il turno di lavoro. Nel 1996 la tintoria veniva chiusa.
I danni sembrano anche estesi all’ambiente circostante. Dietro la Marlane Marzotto ci sono scavi in cui sono stati rinvenuti rifiuti tossici.
Le parole di Mara Malavenda, dirigente nazionale dello Slai-cobas che, insieme allo studio dell’avvocato Senatore di Napoli e all’avv. Natalia Branda di Diamante, hanno lottato insieme ai lavoratori, sono la sintesi migliore di quanto sia stato difficile ottenere questo primo risultato:
“Nel trentennale silenzio, ancora incombente, delle istituzioni preposte al controllo della salute in fabbrica e del territorio, (sindacati confederali e partiti di centrodestra, centrosinistra, e media collegati), oggi la Marlane Marzotto è sotto processo… le gravi colpe aziendali e le inquietanti relazioni di complicità di chi, preposto alla tutela dei lavoratori, ha invece ‘tutelato’ l’illecito comportamento aziendale e consentito la strage e l'irreparabile disastro ambientale, mentre è ancora in atto lo stillicidio dei morti e dei malati di cancro ad anni dalla chiusura degli impianti.
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